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  1. 2 points
    immagini da asta Pandolfini del 28 novembre 2017
  2. 2 points
    Non mi inoltro nella discussione filosofica sul senso e l'essenza della numismatica, mentre apprezzo l'immagine di Giovacchino Murat, così come l'ai vivacemente tratteggiata. Dissento invece fortemente sul fatto che la moneta da 1 franco potrebbe interessare solo l'area tra Follonica e Bolgheri (dove peraltro il Principato non arrivava) ma potrebbe interessare opulenti collezionisti lucchesi o appassionati napoleonici aretini. Sta di fatto che proviene dalla Collezione di Murray Heiserman, di Baltimora e non di Lamporecchio.
  3. 2 points
    @Piakos Siamo a Pisa, agli inizi del 1200 e l'immagine sacra è quella della <Madonna di sotto gli organi> del pittore Berlinghieri, immagine cui i pisani erano particolarmente devoti. Dopo pochissimi anni la Zecca si ispira a quella immagine per battere un grosso da 12 denari, che, nella semplicità del segno riprende la dolcezza dell'abbraccio materno. In questo caso, ma non è il solo, la moneta esprime, se si vuole, con ingenua sinteticità e sinteticità la fede della città per quella icona, ma con eleganza compositiva, grazie anche, come dice giustamente Renzo, a una buona centratura e alla calligrafica legenda, senza contare l'elegante semplicità della F (Federico imperatore). L'anonimo incisore non è certo Kimon o Evainetos (ma non lo sono nemmeno la maggior parte degli incisori ellenistici, specie nei rovesci delle monete) ma credo ottenga lo scopo prefisso con un buon risultato estetico.
  4. 2 points
    Orticaria a parte , il periodo storico è ricco e vario di metodi di pagamento sotto forma di buoni rimborsabili. Questo postato è una ricevuta legata ad buono di prelevamento. Ovviamente non potremo mai sapere se la "cessione del bene" sia stata volontaria o forzata , stà di fatto che con il buono si poteva esigere il pagamento del bene medesimo. Nel nostro caso è un qualcosa di poca entità , mentre si conoscono ricevute/buoni di prelevamento per automezzi, mucche, vestiti ecc.ecc.
  5. 2 points
    Home Curiosità Seconda Guerra Mondiale Tra le sabbie del Sahara Tra le sabbie del Sahara Un hangar nell'oceano di sabbia. Sorprenderebbe chiunque ritrovare, imbalsamato nella sabbia del deserto del Sahara, un aereo da combattimento, conservato perfettamente (un'impresa considerando il tempo storico di esposizione), 70 anni dopo lo schianto. L'aereo in esame è un Kittyhawk P-40 della RAF, precipitato nelle mani del sergente di volo inglese Dennis Copping, che fece parte di unità combattente con base in Egitto durante la campagna del Nord Africa. Il tragico atterraggio risale al giugno del 1942 ed è precedente alle battaglie di El Alamein. Al ritrovamento ha contribuito l'isolamento di uno degli scenari più caratteristici e affascinanti della seconda guerra mondiale come l'infinita distesa del Sahara. Ambiente che ha ospitato uno scontro a dir poco provante per la resistenza umana alle condizioni climatiche particolari e uniche del bioma locale. La campagna ha segnato le sorti per il predominio dell'area del Nord Africa, concludendosi nel maggio del "43 con la resa degli eserciti dell'Asse in Tunisia e la perdita di tutte le aree di pertinenza tedesca e italiana. A scatenare una delle più ricordate offensive nel deserto, combattuta anche ad alta quota, saranno, di lì a poco, proprio le linee britanniche. Secondo la ricostruzione relativa al rinvenimento dell'apparecchio monoposto, uscito per cause ignote dalla rotta, il pilota sarebbe sopravvissuto all'incidente, trovando poi rifugio in un riparo di "fortuna". Riparo solo momentaneo, vista la lontananza dalla città più vicina (200 miglia), in un territorio morfologicamente senza risorse e molto distante dalla civiltà per poter sopravvivere a lungo. La morte sarebbe sopraggiunta, molto probabilmente, dopo un'attesa vana dei soccorsi. La scoperta, del tutto fortuita, è stata fatta da un operatore petrolifero in esplorazione in una regione remota del deserto occidentale. Dott. Riccardo Ravizza - All Rights Reserved Ruolo periti ed esperti n. VA - 748 - p.iva 03509240127
  6. 2 points
    ti ringrazio per i complimenti , per il 5 centesimi di Murat posso dire di aver visto qualche altro altro esemplare , per me la rarità R4 ci sta , i centesimi 3 /5 /10 ( serie decimale) di Murat vennero coniati con decreto del 3 giugno 1813 n. 1791 riusando nominali borbonici in rame di Ferdinando IV ( 6 e 3 tornesi , 9 cavalli ) , queste monete vennero ritirate perchè non bene accette dalla popolazione ( i napoletani erano avezzi a fare i conti in ducati e grana ) , con altro decreto del 14 agosto 1814 Murat reintrodusse il vecchio sistema duodecimale basato sul carlino
  7. 2 points
    Buongiorno a tutti, ho appena pubblicato sul mio profilo di academia.edu un articolo che presenta una ricostruzione cronologica delle Tribuniciae Potestates assunte da Marco Aurelio. In particolare viene affrontata la problematica relativa all'allineamento del giorno di rinnovo della carica tra Marco Aurelio ed Antonino Pio, alla luce di varie evidenze numismatiche. Il tutto è preceduto da una breve introduzione sulle origini e sulla natura della Tribunicia Potestas in età imperiale. Ho infine aggiunto una tabella con l'elenco delle varie cariche ricoperte dagli imperatori Antonino Pio, Marco Aurelio e Lucio Vero. L'indicazione di ciascuna di queste cariche è corredata da una nota esplicativa. Il titolo dell'articolo è: "Marco Aurelio e il mistero della Tribunicia Potestas V - Una revisione delle datazioni delle Tribuniciae Potestates di Antonino Pio e di Marco Aurelio" Avevo già affrontato questo argomento in un'appendice del libro sulla monetazione di Faustina II dove, tuttavia, era presentato in modo quasi esclusivamente intutivo. In questo articolo ho voluto argomentare in dettaglio la questione così da chiarire il mio pensiero in tema. https://independent.academia.edu/ABusseni Resto quindi in attesa dei vostri graditissimi commenti ed opinoni. Grazie a tutti Alessio
  8. 2 points
    A bere qualcosa? Ho visto cose che voi numismatici non potete nemmeno immaginare : ettolitri di rosso rubino scorrere lungo le teche dove, inorridite, riposavano monete e medaglie; bande di giovani (e meno giovani) scorrazzare per cantine e osterie spendendo migliaia di euro fior di conio; collezioni intere di sesterzi taroccati disperse in un batter di ciglia per acquistare un bicchiere di Sassicaia......
  9. 2 points
    Concordo con il grande Carlo...fonte di saggio monitoraggio storico ed attuale. L'oro quando scende è da comprare. Per te Dani...screma la tua collezione anche se qualche pezzetto di cuore lo lasci per strada...lo abbiamo fatto tutti noi "anziani"...e ci siamo salvati, almeno in parte: rimetteremo di meno. Con calma...si può provare a vendere, da soli o con l'aiuto di un amico traffico commerciante...o in aste giuste. Dallo SPL abbondante in su...puoi tenere, eppoi lo sai...ce lo hai confermato sopra. Ad majora ragazzi,
  10. 2 points
    Le oselle. Mah, io non riesco a comprarle, anche se i clienti ci sarebbero... L'offerta è scarsa e i prezzi sono alti. Se sono in crisi, qui nel Veneto non ce ne siamo accorti. Altro discorso per le zecche minori. Anche qui con distinguo. Padova ad esempio va alla grande nelle rarità. L'anno scorso un denarino di mistura da pochi grammi ha realizzato 8500 (ottomilacinquecento) euro più diritti, con un prezzo di stima di 100 (cento) euro. L'ho scritto anche in cifre perchè qualcuno magari poteva pensare ad un errore. Aquileia e le altre zecche del Friuli soffrono un po'. Ma se c'è il prezzo si vendono anche loro. I giovani. Altro discorso da ragionarci un po' sopra. Chi sono i giovani in numismatica? Sono i quarantenni che dopo i bagordi giovanili vogliono finalmente dedicarsi a qualcosa di più serio. E comunque è sempre stato così. Quando io ho cominciato a collezionare, ormai troppi anni fa, avevo vent'anni. Ebbene in tutto il Veneto eravamo in 5 o 6 al massimo. Infatti anche all'epoca tutti si lamentavano che mancavano i giovani, che erano distratti dagli spritz, dai giochi elettronici e, perchè no, dalle ragazze. Arka Diligite iustitiam
  11. 2 points
    Ciao @@Quintus E' stata una bella soddisfazione! Grazie!
  12. 2 points
    Il convegno sta crescendo. Sicuramente le conferenze hanno atratto più persone e, da quello che mi hanno riferito (io ero incatenato al banco), sono state tutte apprezzate. Credo quindi che la strada intrappresa sia quella giusta. Ribadisco che, comunque, tutto è nelle mani dei collezionisti. Se partecipano numerosi, la cosa riesce, altrimenti si chiude. Arka Diligite iustitiam
  13. 2 points
    Questa medaglia commemorativa ce l'ho da qualche annetto. E ogni tanto la tiro fuori per cercare informazioni in merito al monumento raffigurato Agosto 1902: costruzione del monumento ai caduti nel Sachsenklemme (Tirolo) durante le lotte per la libertà sotto Andreas Hofer per commemorare le battaglie dei tirolesi contro le truppe franco-sassone nel 1809 in Eisacktal ("Sachsenklemme", Valle Isarco, Sudtirol - Altoadige) Non è distante da casa mia, ma in internet non trovo nessuna indicazione riguardo all'esistenza attuale di questo monumento. Bronzo argentato; 20 grammi; 39 mm; SPL
  14. 1 point
    Su alcune monete greche sono raffigurate immagini realizzate allo scopo preciso di mandare in confusione il normale procedimento percettivo dell’osservatore a cui vengono inviati segnali contraddittori che ingenerano un vero e proprio corto circuito nell’assegnazione di bordi definitivi alle forme esaminate. Una veloce disamina di alcune di queste immagini che costituiscono dei veri e propri paradossi visivi. https://www.academia.edu/40940601/F._De_Luca_Paradossi_visivi_su_monete_greche_Comunicazione_Bollettino_della_Società_Numismatica_Italiana_n.74_Autunno_2019_pagg.5-10?fbclid=IwAR0TGLhJBJuKQWsUCfNiC7zVqoBT6WNMMTkLeBB6Y6AuUU1f2lns-1eKlOc
  15. 1 point
    La banconota o la moneta è un mezzo di scambio grazie al quale possiamo acquistare beni o servizi. Il valore può essere classificato in due modi: a) valore nominale: ovvero il valore impresso sulla moneta o banconota; b) valore reale: ovvero il potere di acquisto (cioè la quantità di beni e servizi che in un dato momento può essere acquistata con l'impiego della moneta o banconota). Tra le due definizioni c'è una differenza fondamentale: spesso infatti valore reale e valore nominale non coincidono, poiché il valore nominale non è altro che un numero mentre il valore reale è l'effettivo quantitativo di ricchezza della quale disponiamo. Il fenomeno che influisce su questa diversità è l'inflazione, cioè un continuo aumento dei prezzi che provoca un deprezzamento della moneta: il valore nominale della moneta rimane uguale mentre il valore reale diminuisce. Di conseguenza se si dispone di una banconota di € 100 (valore nominale) apparentemente si ha un potere di acquisto costante (dato che il valore nominale non cambia), ma questo valore non è il valore effettivo del bene e cambia nel tempo perché l'inflazione fa si che il valore reale non coincida più con quello nominale: con la banconota si potranno acquistare beni che costano € 100 ma il loro prezzo prima che il tasso di inflazione aumentasse era minore, quindi a parità di banconota possiamo comprare una quantità di beni che ha un valore effettivo minore. All'aumentare dei prezzi, il potere di acquisto della moneta diminuisce quindi per ricavare il valore monetario reale bisogna ricorrere agli strumenti per misurare il tasso di inflazione poiché in questo modo si può sapere a quanto ammonta l'aumento dei prezzi e il deprezzamento della moneta. L'entità dell'inflazione si misura attraverso: 1) l'indice dei prezzi all'ingrosso: transazioni commerciali tra imprese, rapporti tra produttore - grossista e grossista - dettagliante (è utile per stabilire la posizione dell'Italia verso l'estero); 2) l'indice dei prezzi al consumo: transazioni commerciali tra dettaglianti - consumatori cioè tra imprese e famiglie (è l'indice più usato); 3) l'indice del costo della vita: transazioni tra dettaglianti - consumatori (è molto simile al precedente ma se ne differenzia per la diversa ponderazione: entrambi gli indici devono essere diversamente ponderati quando la composizione del paniere dei beni subisce una variazione).
  16. 1 point
    Renzo, stai diventando un cinico cantore del FDC? Non solo si tratta di una delle uniche due esistenti ma è un pezzo di storia italiana e napoleonica nonchè di storia numismatica di tutto rispetto. Altro che quei patacconi in oricalco coniati in un milione di esemplari, ampiamente manipolati e taroccati che sono appetibili solo dagli ammerecani!
  17. 1 point
    Distratto dall'interesse per le idee di Spoudaios...mi ero dimenticato di lasciare i like sacrosanti. Ho provveduto anche se in ritardo.
  18. 1 point
    Concordo in pieno, solo che gli ultimi messaggi sembrano quasi un dire "ho ragione io", "no, ho ragione io" quando invece presentando delle monete, corredate da descrizioni storiche e da analisi delle stesse. Sarebbe stato molto più intrigante
  19. 1 point
    Le greche hanno un coefficiente di aleatorietà sempre troppo alto...spesso o frequentemente e resta sempre il dubbio che possa esserci qualche problema. Vedo la linea di circolo intorno alle figure del diritto e del rovescio evane o che scompare...una scivolatura senza adiacenze e corrispondenze nel resto delle raffigurazioni...un po' di cacchetta spacciata per paleosuolo o patina o che...imperfezioni varie: una importante mancanza di metallo sul bordo non spiegabile se non per forte percussione a tondello solo scaldato...una nike che cammina sulla testa dei cavalli come un salame con le ali...il delfino ad ore 17 del diritto che entra nel collo di Arethusa con un muso troppo lungo... màh...la moneta sarà sicuramente buona come si dice, ma io anche dovessi avere quella fora e quel capitale...passerei la mano: perchè la moneta è brutta. La moneta in questione è classificata con Tudeer (Die Tetradrachmenprägung von Syrakus, Berlino 1913), che, pur vecchiotto e con una ristampa anastatica di Forni nel 1983, resta ancora il riferimento per la serie dei tetradrammi di Siracusa ad opera dei “Maestri firmanti”, nel tardo V secolo a.C. Più esattamente è il Tudeer n. 79 (formato dalla combinazione dei conii D/28 e R/54), la seconda della breve serie con la testa frontale di Siracusa (Tudeer 78-81) Posto di seguito l'esemplare del monetiere di Siracusa...non a fuoco perchè il flash non è ammesso e c'è il cristallo della bacheca di mezzo.. è ovviamente un altro conio...non ho tempo adesso di andare a studiare il tutto... ma la differenza si vede: Stacchi della figura perfetti nessuna incoerenza morbida perlinato perfetto un po' decentrata... ma canta come Nilla Pizzi a Sanremo nel 1952... ...tutta un'altra camminata...avrebbe detto Mario Brega. Saranno autentiche entrambe ma la seconda è bella...equilibrata e coerente come l'antica Grecia pretende Posto esemplari museali dei quali il Berlino è sicuramente autentico...e si vede già rispetto agli altri...fino al genevenis una differenza...i capelli ad esempio negli altri esemplari sono scarmigliati...Genevensis...non si possono guardare..sembra andare in moto.. Berlino 18205390 (ex 1906 Loebbeparticolare della Nike nell'esemplare Genevensiscke) g. 17,24 particolare della Nike nell'esemplare Genevensis Berlin, 18205398 (ex 1873-175) g. 17,26 Paris, Luynes 1227 g. 17,05 Genevensis Un altro dettaglio è la presenza di una doppia legenda APEΘOΣA, oltre il bordo lineare del diritto, alle ore 12: questo particolare non mi sembra approfondito da nessuna parte e ho trovato un solo altro esemplare che ne riporta, quello di Parigi (i due esemplari di Berlino hanno tondelli leggermente più stretti e mancherebbe lo spazio): In ogni caso mi sembra curioso come i due esemplari, Genevensis e Parigi, mostrino una simile doppia ribattitura. Le mia perplessità sull’esemplare Genevensis (ex NAC) : anche se il diritto appare ribattuto. Forse il conio era ancora più stanco e i riccioli dei capelli sono diventati come scarmigliati e strane le palpebre….. Poi le ali della Nike al rovescio….? particolare della Nike Parigi Che dire...
  20. 1 point
    Sperando di far cosa gradita... IL TESORO DEI CAVALIERI TEMPLARI Negli ultimi tempi se n'è molto parlato grazie ai vari libri pubblicati sull'argomento ed I successivi adattamenti cinematografici, primo tra tutti "Il Codice Da Vinci". L'ordine dei cavalieri Templari venne fondato nel 1114 d.D. e la leggenda dice che nel corso degli anni, fino alla loro scomparsa nel XIV secolo, abbiano accumulato delle enormi ricchezze mai state ritrovate. Tra le molte leggende che ruotano attorno a questo misterioso ordine ed i loro tesori la più famosa è quella del Santo Graal o Sangraal. Si crede infatti che fossero riusciti ad entrare in possesso della coppa, con la quale Gesù celebrò l'Ultima Cena e nella quale Giuseppe d'Arimatea raccolse il sangue di Cristo dopo la sua crocifissione, e che lo avessero (il Graal) portato in Scozia durante la soppressione dell'ordine nel 1304 a.D. La leggenda narra che sia ancora sepolto in Scozia nella Cappella di Rosslyn,,nota anche col nome di cappella di San Matteo, situata a Roslin, nel Midlothian in Scozia. Ave! Quintus
  21. 1 point
    Il diamante fiorentino Il grande diamante giallo di proprietà della famiglia Medici si diceva fosse grande qualcosa come 138 carati. Il taglio fu effettuato nelle botteghe granducali da un esperto veneziano, Pompeo Studentoli, e poi montato a pendente con una cornice serpentinata d'oro tempestata di piccoli diamanti. Alla fine del XVII secolo, quando morì l'ultimo dei Medici, il diamante fiorentino passò alla famiglia imperiale d'Austria (il Fiorentino compare nei ritratti di Maria Maddalena d'Austria che amava sfoggiarlo nelle grandi occasioni inserito in diademi di perle e pietre preziose). Dopo la caduta dell'impero austriaco, durante la prima guerra mondiale, la famiglia lo portò con sé in esilio in Svizzera. La sua ubicazione dopo il soggiorno elvetico è sconosciuta. Alcuni pensano che sia stato rubato da qualcuno vicino alla famiglia, mentre altri teorizzano che il diamante sia stato scomposto in pietre più piccole e poi venduto.
  22. 1 point
    Organizziamo una colletta Asta particolare però "il sito serve solo a raccogliere le offerte e non viene mostrata l'offerta vincente"
  23. 1 point
    @carledo49 @Arka Le monete hanno un fascino e un'impronta estetica...legata alla fattura e al tempo. Pensiamo alla patina nell'argento e anche nell'oro...oltre che nel bronzo. Una moneta che non ha patina è stata pulita ..lavata..restaurata..ripassata. Oggi le vogliono proof. FdC o quasi... Quindi si lava e si pulisce tutto...anche dopo duemila ...anni con l'argento e l'oro. L'oro anche può avere...anzi dovrebbe avere la propria patinetta. Io ho un cento lire aratrice con la sua patina..e solo per quella mi dicevano gli amatori del Regno: ti pagherei la moneta un venti per cento in più...Uno dice: perchè non gliela hai data?...perchè sono uno sciocco amatore del bello e delle monete integre. Ecco perchè... Il valore aggiunto della reale beltà delle monete integre...in patina..o in tono..si è già perso. Non lo capiscono...non piace. Già è finito un mondo...e non ne sorge un altro. Solo scarsa sensibilità...profonda ignoranza...appiattimento del gusto. Certamente ci saranno delle eccezioni che auspichiamo numerosa...ma io non le vedo, non le conosco. L'amico @Lugiannoni legge in queste mie riflessioni un'amarezza...invece l'amarezza è accessoria, il mio fine è conoscere e far conoscere, c'è poco da mareggiarsi...occorre piuttosto organizzarsi. Ha ragione l'amico Montenegro, colto ed intelligente Numismatico oltre che abile mercante, quando sostiene che il collezionismo italiano...sorto dagli anni 1960, dopo quello dei notabili e dei nobili che datava dai secoli precedenti, già si è estinto...se non in pochi "dinosauri" non per anagrafe ma per cultura. Il collezionismo italiano dagli anni 1960 era quello degli appassionati...impiegati...funzionari, dirigenti, qualche imprenditore anche piccolo, sopratutto professionisti, magistrati, notai, qualche politico...qualcuno veniva dal mondo dello spettacolo: ad esempio Guidone ex clan Celentano(Crapanzano) Francesco Nuti (quanti soldi ebbero a levargli...poverino)...uomini della macchina burocratica..insomma il famoso ceto medio...agiato o benestante..con dei piccolo borghesi comunque appassionati, che facevano anche sacrifici per comprare monete. Infatti...mi dicono (io ero ragazzo e ancora non raccoglievo monete) che all'improvviso..dalla metà degli anni 1970 le monete salirono di prezzo...raddoppiarono e oltre...non solo le monete rare e importanti per Re, Conti e ricconi. La domanda di monete anche in BB...portò ad un paradosso: pochissimi volevano spendere somme importanti per le monete in grande conservazione , per cui un buon BB (che si avvicinava ad un Spl) poteva costare la metà di una moneta eccezionale...laddove l'eccezionale oggi costa dieci o venti se non trenta volte tanto. Dicevano: ma perchè devo spendere il doppio o più...se questa moneta in BB+ mi costa la metà...? Sono monete hanno circolato un po'...peraltro se sono (quasi) intonse non hanno storia...sapore. E' cambiato tutto. Per la conservazione ci può anche stare...capisco chi ama le cose belle ragazzi...è inutile girarci introno a questo concetto...se poi sono anche rare oltre che belle comprendo la libidine. Trovo sciocco opporsi al riconoscimento estetico...piacerebbe a (quasi) tutti avere pezzi favolosi. Ma che...non si capisca il fascino intrinseco di una moneta...la sua incisione...la sua patina...la sua storia e si considerino le monete delle belle figurine lucide ed intonse...lucenti...come uscite dalla coniazione...mi sa di una Halloween della numismatica. Ecco perchè qualche ottimo collezionista italiano si è turato il naso e ha venduto...tutto o molto; perchè non vede il futuro prossimo per le monete. E forse ha fatto anche bene. P.S. Ragazzi...mi rendo conto che questi discorsi possano non entusiasmare...sopratutto chi le monete le deve vendere per dovere del proprio ufficio professionale...ma la Numismatica è fatta anche del proprio ambiente e delle proprie leggi d'attualità...che vanno comunque studiate e diffuse. Siamo in un Forum..con qualche ambizione scientifica. Il mercato e la sua preponderanza...la lasciamo ad altri Fora...ad altri lidi.
  24. 1 point
  25. 1 point
    Sarebbe un'asta? Pensavo una specie di catalogo...di una collezioncina comprat abene e che si cerca di piazzare con giusto guadagno. Ammesso ve ne sia qualcuna, quando ho letto diritti d'asta al 28%...ho smesso di guardare le monete. Proprio un bel giochino.
  26. 1 point
    Per quanto mi risulta, ma credo sia cosa nota, la rarità di questa moneta e dei 10 centesimi, malgrado la tiratura importante, è dovuta al fatto che furono ritirati presto dalla circolazione e rifusi. Per quanto riguarda la conservazione non mi pronuncio, essendo convinto che sulla valutazione del grading vi sono molti parametri - alcuni dei quali assai poco numismatici - che vi influiscono. Detto questo, per il tipo, una bella moneta ed un interessante pezzo di storia.
  27. 1 point
    Sfogliando il catalogo so già che entrerò nella mia personale biblioteca numismatica. Vi rimando al catalogo online. https://www.hdrauch.com/site/de/coins.php?akcija=showCats&what=goStart&a_sn=c109&a_gid=0
  28. 1 point
    Sempre nell'ultima nomisma è stato battuto un pezzo eccezionale: un 10 Grani del 1814 (un pelino più raretto del 1815) in conservazione favolosa per la tipologia che presenta sempre difetti. Anche questa ha i suoi: una mancanza di metallo sul busto, qualche graffietto, ma la conservazione e la qualità della coniazione sono eccezionali. Ma al punto da giustificare i 6400 euro + diritti dell'aggiudicazione? Il mercato non doveva essere calante per le siciliane? I moduli importanti destano sempre interesse a prescindere dal metallo? O semplicemente del mercato non si capisce mai nulla? La moneta poi è estremamente interessante per l'iconografia e la corona radiata che non appariva da un pezzo nella monetazione sicula...
  29. 1 point
    Credo di essermi espresso male: intendo dire pezzi mancanti di difetti deturpanti [perché la stessa assenza di metallo sul campo anziché sul volto trovo abbia un peso differente] Poi se vogliamo cercare il top del top, tempo fa Cavaliere ne aveva in vendita una veramente eccellente che non mi pare avesse difetti di questo genere. Sul pagina facebook del negozio dovrebbero esserci ancora le foto
  30. 1 point
    Francesco Stefano di Lorena (Nancy, 8 dicembre 1708 - Innsbruck, 18 agosto 1765) fu imperatore del Sacro Romano Impero (col nome di Francesco I) e granduca di Toscana col nome di Francesco Stefano o Francesco II (dopo Francesco I de' Medici). Era conosciuto in precedenza come Francesco Stefano III, duca di Lorena ed era figlio e successore di Leopoldo di Lorena (1679 - 1729) e di Elisabetta Carlotta di Borbone-Orléans (1676 - 1744). Sposò Maria Teresa , figlia dell'imperatore Carlo VI , il 12 febbraio 1736 ed a seguito della Guerra di successione polacca dove dovette cedere l'avito titolo ducale e ricevette il titolo granducale di Toscana. Per garantire l'indipendenza alla Toscana e non renderla una regione dello stato asburgico si stabilì di tenere separate le due corone, mantenendo per il primogenito della casata degli Asburgo - Lorena il titolo imperiale, mentre per il secondogenito quello granducale. Francesco Stefano arrivò così a Firenze il 20 gennaio 1739[1]ma, avendo accettato contro voglia l'incarico, non risiedette mai in città, preferendo la corte viennese e lasciando un consiglio a gestire la Toscana. Nel 1740 ricevette dalla sposa, che ormai era diventata sovrana dei territori asburgici, il titolo di co-reggente e partecipò alla guerra di successione Austriaca in qualità di Feldmaresciallo, ma non ebbe molta fortuna. Alla morte di Carlo Alberto di Baviera (1745) divenne Imperatore grazie al fatto che era il marito dell'erede del trono degli Asburgo (la moglie in quanto donna non avrebbe mai potuto ottenere direttamente il titolo di Imperatrice del Sacro Romano Impero, ma solo l'ereditarietà dei territori grazie all'abolizione della Legge Salica stabilita dal padre nel 1713 e accettata dagli altri stati con la Pace di Aquisgrana del 1748), cioè del più potente dei grandi elettori dell'Imperatore del Sacro Romano Impero. Gli scarsi oneri che comportava la corona imperiale, ormai svuotata di reali poteri, e quella granducale, lasciarono a Francesco Stefano molto tempo libero, che lui impegnò riuscendo a gettare le basi per il patrimonio della famiglia imperiale, separato da quello statale e sottoposto a obbligo fiscale, che durò fino alla requisizione dopo la prima Guerra Mondiale, da parte della neonata repubblica austriaca. Morì improvvisamente nel 1765 a Innsbruck, dove si doveva celebrare il matrimonio tra Maria Ludovica di Borbone e suo figlio Leopoldo, e gli successe al titolo imperiale e alla nomina di co-reggente dei domini asburgici il figlio Giuseppe II. Insieme alla moglie fu il fondatore della dinastia degli Asburgo-Lorena, che resse le redini dell'Austria e degli stati ereditari asburgici sino alla Prima guerra mondiale.
  31. 1 point
    La prima delle 2 monete postate era presente nell'ultima Nomisma 60. Non sono riuscito a seguire le aggiudicazioni per questa moneta... è stata venduta? Se si a quanto? Ex NAC 57, 4.800 + diritti se non ricordo male, proposta qua con base 12.000
  32. 1 point
    La moneta di Adriano è una gran moneta...sostanzialmente appare intonsa..data per necessaria la pulizia light. Moneta per collezionista colto e dotato di ottimo gusto. Se ne trovano poche per questo target. Adriano ha inoltre i suoi seguaci essendo non raro ma importante come imp. Quindi la cosa ci sta anche se io...con quel buchino sulla guancia e qualche bitorzoletto che ha...non l'avrei pagata quelle somme. Ma è un dato personale: valla a trovare uguale e senza il buchino...direbbe chi l'ha comprata! Per il resto aggiunto alla moneta in topic...potrebbe avviarsi a conclusione il ciclo dei ribassi del bel bronzo...anche se oggetto di pulizia, purchè suffcientemente accorta e intelligente. I cicli sono a tempo e, mi dicono, sempre più appassionati stanno valutando che le monete nazionali e regionali moderne...dal 1600 in poi, segnatamente dal 1700, non destano lo stesso interesse e sono soggette a forte speculazione e pilotaggi, con forte aleatorietà del prezzo. La compri e t levano 25.000 la rivendi anche dopo qualche anno e non si vende (con la riserva) o non ci si rifanno gli stessi soldi. Le uniche monete che sembrano reggere il mercato sono le classiche di sicura autenticità e/o di ottimo ed antico pedigree. In Italia mancano i soldi ormai e la serenità burocratica...all'estero le comprano e anche il bronzo molto bello o anche solo bello (se non andato evidentemente dal carrozziere)...potrebbe dare soddisfazione. Anzi...sembra inizi a darla. Quindi: meglio qualche bella moneta greca meglio se raretta e qualche seterzio splendido non carrozzato (meglio se con patina coerente) ...che le decimali o gli antichi stati italiani: questo vedo. Cioè il contrario di quello che sembrava qualche anno fa'...quando in molti cambiarono tipologia. Il mercato è micidiale e anticipa sempre le tendenze.
  33. 1 point
    La classe media è un concetto da prima repubblica. Non vedo più classi. Vedo appassionati di monete indipendentemente dalla classe (vecchia) di appartenenza. I nuovi collezionisti non comprano più il regno, questo è vero, perlomeno qui da noi. E tra l'altro non iniziano più con il regno e questa è la grande differenza con qualche decennio fa. Dagli euro, l'attuale collezione iniziale, si passa direttamente a qualcosa di più interessante. E il regno, ma anche la repubblica in lire, ne è la vittima. Arka Diligite iustitiam
  34. 1 point
    Romana imperiale , bronzo dell ' imperatore Nerva 96-98 D.C. , per identificarla meglio serve il peso e la foto del rovescio
  35. 1 point
    Enemy Aliens, quando nei campi ci finivamo noi Pescatori, operai, muratori e falegnami: bastava essere italiano per finire in prigione 24/05/2017 8:00 AM Vincenzo Imperitura Temp Lettura articolo 4 min 0 comments Condividi l'articolo Internazionale «Sei sulla lista»: nelle settimane che precedettero l’ingresso della madre patria nella seconda guerra mondiale, gli italiani d’Australia se lo ripetevano continuamente tra di loro, quasi a sdrammatizzare i continui controlli subiti dalla polizia militare. E d’altronde era facile finire in quella «lista», bastava essere italiano, non importa se ancora solo temporaneamente residente o già naturalizzato britannico. Fascisti, antifascisti, indifferenti al regime, persino iscritti al partito comunista: in quei giorni in cui il duce preparava la rovinosa dichiarazione di guerra alla Francia e all’impero britannico, dall’altra parte del mondo, migliaia di persone che si erano ormai lasciate alle spalle la loro vecchia vita nel bel paese, diventavano d’un tratto enemy aliens, nemici stranieri. Un destino comune alle folte comunità italiane sparse per il mondo, ma che in Australia assunse caratteri impressionanti per il numero delle persone coinvolte. Se infatti negli Stati Uniti la percentuale di italo americani rinchiusi nei campi d’internamento durante la guerra si era attestata attorno al 2% dell’intera popolazione immigrata, nel quinto continente le cose erano andate in modo diverso e a finire nelle baracche costruite negli angoli più sperduti d’Australia, era stato quasi il 20% dell’intera comunità immigrata. Quasi 5 mila gli italo australiani che furono internati all’alba dell’entrata in guerra dell’Italia e fino alla fine del conflitto, in una pagina di storia quasi sconosciuta che ha lasciato profonde ferite all’interno di una comunità, quella fatta di migranti arrivati da Calabria, Sicilia, Veneto e Piemonte, che era diventata negli anni ’30 del secolo scorso l’etnia non anglosassone più numerosa del continente. Isolati nel Bush Hay, Loveday, Orange: hanno nomi innocui le località dove il ministero della guerra britannico (l’Australia era a tutti gli effetti ancora sotto il completo dominio di Londra) aveva allestito le baracche per ospitare gli enemy aliens italiani. E visto che gli “ospiti” dei campi erano ritenuti dalle autorità militari come potenziali minacce al paese (anche se tra gli internati pochissimi tra loro erano stati iscritti al partito fascista), le baracche erano state allestite il più lontano possibile dalle posizioni considerate strategiche. E così migliaia di persone (quasi tutti uomini, tra loro anche diversi anziani) furono sbattuti ai quattro angoli del continente: alcuni nelle praterie desolate del New South Wales orientale, altri nelle aree pluviali del Queensland, altri ancora, i più sfortunati, nei deserti di sabbia e roccia nel centro geografico del continente. Per finire dentro bastava pochissimo: avere fatto il militare, avere un parente fascista, anche la semplice delazione dei vicini di casa. D’altronde l’Italia era ufficialmente un paese belligerante e quelli che per gli australiani un tempo erano i propri vicini di casa, erano diventati, di colpo, potenziali agenti nemici. La categoria lavorativa più colpita fu quella dei pescatori (le autorità militari temevano l’invasione dal mare e i pescherecci d’altura con equipaggi italiani erano considerati potenziali “cavalli di troia” per introdurre nel paese armi e spie) ma nei campi finirono moltissimi operai, muratori e falegnami: a molti di loro, soprattutto dopo l’armistizio, fu chiesto in cambio della liberazione dai campi, di diventare forza lavoro in quei settori considerati strategici per il tempo di guerra. E se i campi destinati ad accogliere i prigionieri di guerra (in Australia finirono molti soldati italiani fatti prigionieri dagli inglesi durante la campagna d’Africa) erano gestiti con il rigore che ci si aspetta, le condizioni nelle baracche degli enemy aliens, erano in alcuni casi anche più pesanti. Circondati da muri e filo spinato, e sorvegliati dalla polizia militare, i nemici stranieri rimasero isolati dal resto del mondo fino alla fine della guerra, anche se con la firma dell’armistizio nel settembre del ’43, le maglie delle autorità militari britanniche si fecero un pò più larghe e a molti fu consentito di lasciare i campi. Il ritorno a casa Quando, nella primavere del 1945, l’esercito statunitense aveva ormai ricacciato indietro l’impero nipponico, il pericolo d’invasione del continente da parte dei giapponesi era diventato un lontano ricordo, e i campi destinati agli enemy aliens vennero via via smantellati dalle autorità militari. Gli internati fecero ritorno alle loro vecchie vite (molti di loro, dopo il durissimo periodo nei campi, decisero di tornare in Italia) e negli anni immediatamente successivi al conflitto, il ricordo dei muri e del filo spinato che tenne migliaia di italo australiani lontani dai propri affetti per tutta la durata della seconda guerra mondiale, si affievolì quasi del tutto. Il tempo (e un particolare senso di vergogna da parte delle autorità australiane, che pochissimo hanno fatto per mantenerne la memoria) ha ormai cancellato quasi ogni riferimento a quei campi di prigionia, dove per cinque anni, a migliaia di lavoratori italiani senza colpe particolari, vennero sospesi diritti civili e di cittadinanza, sacrificati sull’altare di una guerra straziante che aveva trasformato normali pescatori, muratori, ciabattini e agricoltori, in pericolosi enemy aliens. @vimp1
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    Ed hai perfettamente ragione!!! Si è divagato troppo sui voli pindarici del collezionismo, direi di chiudere qui l'intermezzo. Le sottili disquisizioni del mercato le alloggiamo giustamente altrove. Tornando alle cose concrete...la tua moneta è piuttosto bella, molto leggibile, in buona conservazione, priva di ossidazioni e degnissima di stare in una collezione di un certo livello. Sicuramente al momento dell'acquisto avrai ponderato il problema costo/qualità. Carlo
  37. 1 point
    Questo è vero. Me ne accorgo io nel mio piccolo. Quando ho bisogno di far cassa per qualche nuova acquisizione. Questo però mi lascia un po' di amaro in bocca quando penso che un domani che non vorrò più tenere le mie collezioncine come notgeld o i piccoli kreuzer austriaci, mi toccherà svenderle...
  38. 1 point
    E' quanto sto vedendo! Il bello ci salverà! Ma sarà solo per chi si è adeguato per tempo. o per chi lo farà in futuro. Carlo
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    Che sviolinata... fregatura in arrivo! Eccolalà... la tramagliata! Premesso che le ultime 2 monete sono state acquistare anni or sono quando badavo certamente meno alla conservazione rispetto ad ora, probabilmente se avessi trovato una moneta di miglior conservazione a 160€ probabilmente avrei preso quella. Comunque sia, l'ho detto e ripetuto più volte, acquisto monete perché le trovo affascinanti... tutte... sia quelle rare che quelle comuni, sia le altissime conservazioni che quelle di bassa qualità. Le monete on sono per me un investimento economico ma un investimento storico e culturale. Quando le acquisto tendo ad utilizzare il cuore e non la testa. Mi piace pensare non di possedere delle monete ma di averle "adottate" e salvate magari dallo scempio di qualche bulinatore mascherato che per "aumentarne il valore" (di vendita, ovviamente) le rovinerà per sempre. Capisco e rispetto il tuo punto di vista, ma non è il mio. Dal mio personalissimo punto di vista sono meglio 2 monete che mi interessano da 100 che 1 sola da 200! Ma se ne trovo 1 da 200 che mi interessa cerco comunque di prendere quella e non una più economica. Poi, per finire il discorso, io non ho mai ricevuto denari ne dai genitori (anzi, da li sono arrivati solo debiti) e neppure da vincite di nessun tipo e ancor meno da regali o furti! I soldi che "investo" (o sperpero, secondo i punti di vista) sono tutti frutto del mio lavoro e son ben felice di farlo anche se mi sono costati fatica, sudore e sangue (ovviamente il mio). Non mi tedi, però siamo su due visioni diverse della numismatica. E la mia è fortemente radicata quanto la tua, credo. Quindi è uno scontro tra muri di scudi! Speriamo che non sia una cosa alla "highlander"! Naaaaaaaaaah! Forza e onore! Al mio segnale scatenate l'inferno! Ave! Quintus
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    Allora...Ave! Poichè sei simpatico, sensibile ed anche un collega di staff io non posso esimermi dal darti modestissimi suggerimenti. Per come sta andando il mercato che...non può mai essere sottovalutato anche nella componente collezionistica..perchè il danaro costa lavoro e sacrifici e fosse anche stato accumulato da genitori o terze persone...non va mai trascurato il tempo e il lavoro che può esserci stato dietro. Quindi quando si comprano oggetti con valori aleatori e per di più li si paga male...c'è sempre una remissione. Ognuno è libero insindacabilmente di fare cosa vuole...l'importante però è sapere cosa si sta facendo. In numismatica è facile che la passione obliteri o appanni tale conoscenza. In più...gli oggetti belli hanno comnunque una valenza maggiore anche sotto l'aspetto psicologico, donano soddisfazionbe maggiore. In conclusione.,..Quintus! Sarebbe stato corretto spendere 160 oltre le commissioni, anzichè 110...o quello che è stato speso. Credimi! Anche a costo di comprare una sola moneta anzichè due...perchè ci sono 50 euro euro di maggiore differenza. Se vuoi in MP posso essere ancora più esplicito e tecnico. Ti prometto tuttavia che questa è l'ultima volta che ti assisto con consigli del genere...in futuro non ti tedierò più. Ave!! I barbari sono alle porte! Preparate le baliste..
  41. 1 point
    Un ottimo consiglio, specie per quei pochi che ancora si cimentano in questo campo o che hanno in animo di farlo. La vera passione mitiga le fregature, le monete che rimarranno sul groppone quando la collezione un domani verrà esitata, o il senso di colpa quando si scoprirà di aver strapagato un tondello. Se non c'è la passione è meglio non iniziare neppure a collezionare. Ma se uno vuole solo speculare...beh, allora si faccia avanti nelle grosse aste blasonate, i pezzi stupendi su cui investire non mancano certamente. Quanto da me osservato diciamo che è applicabile agli ultimi sovrani sabaudi, quelli, giusto per capirci, da Carlo Felice in poi. Gli altri non seguono alla lettera quanto da me esposto. I prezzi tengono ancora abbastanza bene e non è raro osservare un discreto incremento su alcune tipologie neppure in conservazioni eccelse. Ma qui c'è il rovescio della medaglia, sul mercato non c'è la pletora di monete dei sovrani successivi e quindi la domanda va un po' di pari passo alla richiesta. Sulle papali e siciliane, come scrissi, il discorso è diverso, ma anche qui ci sono delle eccezioni a seconda dei sovrani, delle rarità e del grado di conservazione che meriterebbero una disquisizione lunga e particolare. Il mercato non è crollato come per il Regno d'Italia anche se qualche buon affare si può ancora fare. Carlo
  42. 1 point
    Le papali e Napoli non fanno parte del mio campo, ma Venezia sì. Non riesco più a trovare ducati e zecchini a prezzi normali. E comunque si vendono bene. Dopo la grande asta NAC 108 l'offerta di Veneziane si è rarefatta. Le monete offerte sono sempre le solite, mancano le rarità. La qualità paga anche qui. Ma non solo. E non disprezzerei le piccole veneziane, sono ricercate pure loro. Per il discorso giovani continuo a ripetere che il ''giovane numismatico'' ha 40-50 anni. I più giovani sono pochissimi e lo sono sempre stati. Infine il discorso della passione. Senza passione non comprate monete, è un consiglio. Arka Diligite iustitiam
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    Stima a € 80, realizzata a € 160. Esemplare carino...
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    Marco Aurelio Marco Aurelio Antonino Augusto (in latino Marcus Aurelius Antoninus Augustus; nato a Roma il 26 aprile 121 a.D. e morto a Sirmio il 17 marzo 180 a.D., meglio conosciuto semplicemente come Marco Aurelio, è stato un imperatore, filosofo e scrittore romano. Su indicazione dell'imperatore Adriano, fu adottato nel 138 a.D. dal futuro suocero e zio acquisito Antonino Pio che lo nominò erede al trono imperiale. Nato come Marco Annio Catilio Severo (in latino Marcus Annius Catilius Severus), divenne Marco Annio Vero (in latino Marcus Annius Verus), che era il nome di suo padre, al momento del matrimonio con sua cugina Faustina, figlia di Antonino, e assunse quindi il nome di Marco Aurelio Cesare, figlio dell'Augusto (in latino Marcus Aurelius Caesar Augusti filius) durante l'impero di Antonino stesso. Marco Aurelio fu imperatore dal 161 a.D. sino alla morte, avvenuta per malattia nel 180 a.D. a Sirmio secondo il contemporaneo Tertulliano o presso Vindobona. Fino al 169 a.D. mantenne la co-reggenza dell'impero assieme a Lucio Vero, suo fratello adottivo nonché suo genero, anch'egli adottato da Antonino Pio. Dal 177 a.D., morto Lucio Vero, associò al trono suo figlio Commodo. È considerato dalla storiografia tradizionale come un sovrano illuminato, il quinto dei cosiddetti "buoni imperatori" menzionati da Edward Gibbon. Il suo regno fu tuttavia funestato da conflitti bellici (guerre partiche e marcomanniche), da carestie e pestilenze. Marco Aurelio è ricordato anche come un importante filosofo stoico, autore dei Colloqui con sé stesso (Τὰ εἰς ἑαυτόν nell'originale in greco). Alcuni imperatori successivi utilizzarono il nome "Marco Aurelio" per accreditare un inesistente legame familiare con lui. Valore nominale: Sesterzio Diametro: 30,5 mm Peso: 25,71 gr Dritto: M ANTONINVS AVG - TR P XXVIII , busto laureato drappeggiato e corazzato a destra Rovescio: IMP VI - COS III, Iuppiter seduto a sinistra, tiene una vittoria nella mano destra ed un lungo scettro nella sinistra, S - C in campo Zecca: Roma Anno di coniazione: 174 a.D. Riferimento: RIC.1098, Cohen 252, BMC/RE.1470, SIR.109 Rarità: R1 Commenti? Grazie a tutti. Ave! Q.
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    @Ross14, allora, com'è andata? Hai qualcosa da raccontarci o, meglio, farci vedere, io sono curiosissimo! @Arka, tu c'eri come commerciane? Tue impressioni? Ave! Quintus
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    Ciao Alessio! Tanti, tanti auguri anche da parte mia! Ave! Quintus
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    @Ross14 tanti auguri anche da parte mia!
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    LA CAMERA AFFONDA LA ' LIRA PESANTE' ROMA - Colpo di scena: la lira pesante va in soffitta. Si allontana, almeno per ora, la possibilità di eliminare tre zeri dalla moneta italiana. Dopo un lungo "sonno" in Parlamento, il progetto ha ricevuto ieri la bocciatura, unanime e inattesa, dei deputati della commissione Finanze. Dicono che è una misura inutile, costosa e perfino fuori moda, ora che arriva l' Europa unita. Ma non formalizzano il "no". Il verdetto perciò non è definitivo. La parola ripassa al governo, che peraltro da anni, da decenni caldeggia questo progetto: nella prossima seduta interverrà il sottosegretario al Tesoro, Maurizio Sacconi. Lira pesante. O "lira nuova", come si dovrebbe chiamare. Quasi un richiamo irresistibile per numerosi governi. Ma, in un certo senso, anche l' ultima tappa di un lungo cammino iniziato nell' immediato dopoguerra da Luigi Einaudi, ripreso dopo anni dai ministri Gaetano Stammati e Filippo Maria Pandolfi, caldeggiato nell' 85 dall' allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, fiducioso di poterlo realizzare in tempi rapidissimi. Invece, niente da fare. Arriva lo scioglimento delle Camere, che blocca tutto. E la lira resta ancora quella "vecchia" di sempre. Non sul piano tecnico, dove tutto è ormai pronto per la grande (e graduale) riforma: logo, disegni, grafica. Effetti cromatici, elementi decorativi. E il look dei sottomultipli delle monete, inevitabili col drastico taglio dei tre zeri. A quel tempo la Banca d' Italia decise perfino di consultare una task force di psicologi, incaricati di prevedere le reazioni della gente comune alla novità. Forse per evitare un replay di quel che successe in Francia, quando nel ' 59 De Gaulle introdusse il franco pesante e una coppia di pensionati si tolse la vita, convinta che il valore della moneta si fosse ridotto di 100 volte. Lira nuova: il tempo scorre e la riforma continua a intopparsi. Sostenitori e oppositori a scontrarsi tra loro, su mai sopite questioni: la moneta del futuro semplifica davvero i conteggi? E non eserciterà un impatto negativo sull' inflazione? E sul piano tecnico-pratico, che ne sarà dei registratori di cassa o delle varie macchine mangiasoldi in circolazione, a cominciare dai self service di benzina? Finché Giovanni Goria non decide di rilanciare il sasso nello stagno. Seguito da Giuliano Amato, che è poi il firmatario, insieme all' allora ministro del Bilancio Emilio Colombo, del provvedimento ripescato dal Parlamento e adesso bocciato. E' il 1988. Nella relazione che accompagna il provvedimento si legge che la lira può perdere i suoi tre zeri perché la situazione economica del paese è stabile, la fase di "accentuata recessione è passata", l' inflazione "mostra segni di rallentamento". Insomma, è il momento buono, "non solo opportuno ma necessario" per "restituire all' unità monetaria un valore concreto ai fini degli scambi". Ma adesso è diverso, almeno secondo i deputati della commissione Finanze, che silurano, inaspettatamente, il provvedimento. "Ora l' inflazione è in ripresa ed è in atto una recessione della nostra economia", spiega il capogruppo dc in commissione, Mario Usellini. Secondo cui il taglio degli zeri potrebbe essere dannoso per il livello già alto dei prezzi "a causa degli arrotondamenti che inevitabilmente ci sarebbero". Oltre che costoso per la disastrata finanza pubblica italiana: un salasso "oscillante tra i 5 e i 10 mila miliardi". E inutile, "visto che si sta andando verso una moneta unica europea in cui la lira perderà gradualmente di significato". Usellini racconta il colpo di scena così: "Non abbiamo trovato un solo elemento a favore di questa misura". L' esperienza dirà chi ha ragione. Nell' attesa, vale forse la pena di ricordare quel che disse un giorno Guido Carli, allora governatore della Banca d' Italia, citando Luigi Einaudi, il primo sostenitore della riforma: "L' esigenza necessaria di una moneta non è di essere grossa o piccola, è di essere stabile e cioè di essere quella con la quale da un anno all' altro chi la possiede può acquistare una quantità costante di roba". di ELENA POLIDORI 10 ottobre 1991
  49. 1 point
    I gioielli della corona d'Inghilterra Già nell'anno 1216, il Re Giovanni d'Inghilterra era così disprezzato da essere conosciuto come Re Giovanni Il Cattivo (dopo essere stato chiamato Il Senzaterra per essere rimasto, ultimo dei fratelli, senza appannaggi). Dopo aver firmato la disastrosa Magna Carta, decise di fuggire dai nemici portando con sé alcuni dei Gioielli della Corona d'Inghilterra. Ma durante il tragitto qualcosa andò storto e si persero la traccia del bagaglio contenente tutti i preziosi. Sono affondati nelle acque fangose del fiume Wash al confine tra Norfolk e Lincolnshire o i gioielli sono sempre rimasti a Palazzo?
  50. 1 point
    I conii erano di regola realizzati in ferro dolce o in lega di rame e successivamente incisi a bulino per ricavare l'immagine voluta. E' evidente che i conii, specie quelli di martello che subivano direttamente il colpo di mazza, avevano una durata relativa, mediamente dopo circa 2-3.000 monete erano sottoposti a rottura (prendi questo numero come assolutamente ipotetico e indicativo perchè soggetti a molteplici variabili ) . Quindi nessuna cera persa o altra modalità di fusione. Non a caso nel Medioevo e nel Rinascimento (la tecnica era praticamente la stessa dell'età greco-romana) per preparare i conii venivano chiamati orefici ed incisori spesso celeberrimi come Benvenuto Cellini, Gaspare Mola o gli Hamerani. Sotto l'immagine di due conii antichi; uno è della famosa tetradracma di Atene e l'altro di una moneta celtica. Come vedi dalla foto, il conio ateniese sembrerebbe in ferro dolce inserito un supporto troncopiramidale. Spero di esserti stato utile.
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