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    Faccio anche io una capatina qui per dire la mia modestissima opinione. Non intendendomi di monete nostrane strictu sensu, faccio un paio di considerazioni generali per poi cercare di scendere nel particolare. Sono un "novizio" della numismatica, ma è ormai un po' di anni che ho a che fare (da studente prima, dottorando poi, lavoro oggi) con l'economia. Senza dilungarmi, la scienza economica è basata sull'idea di mercato fondato sullo scambio. Da questo punto di vista e da quello che leggo da voi, il mercato numismatico sembra seguire in maniera abbastanza approssimativa la solita dinamica di domanda e offerta. Questo è stato già detto, ma vorrei aggiungere il concetto di elasticità della domanda ed elasticità dell'offerta. Queste due si possono esprimere in relazione rispetto a diverse grandezza, ad esempio il prezzo. Facendola breve, con l'elasticità della domanda rispetto al prezzo si indica la variazione (spesso espressa in percentuale) della domanda di un bene rispetto alla variazione di prezzo. Se il prezzo delle patate si alza dell'1%, in che percentuale diminuisce (o aumenta) la domanda di patate? L'offerta presenta dinamiche simili. Ora, nella numismatica, eccezion fatta per alcuni settori (monete euro), l'offerta è detta inelastica. Ovverosia? Il bene commerciato (antiche? Non solo, gli histamena si producono più? e i tornesi?) non si produce più dunque alle variazioni di prezzo, la quantità offerta rimarrà la medesima (per definizione). La dinamica del prezzo, dunque, si concentra tutta (o quasi) sulla domanda. E la domanda come si forma? Preferenze, d'accordo, ma soprattutto reddito. Ed è quindi all'elasticità della domanda rispetto al reddito che dobbiamo guardare. Traduciamo: in che percentuale varia la domanda del bene "monete" rispetto ad un incremento (o decremento) percentuale del reddito? La risposta ce l'abbiamo già: le monete sono un bene di lusso e i beni di lusso hanno una domanda estremamente elastica rispetto al reddito. Cosa significa? Che se il reddito aumenta (diminuisce) dell' 1%, la domanda di quel bene aumenta (diminuisce) in maniera più che proporzionale (maggiore dell'1%). Il collezionismo numismatico in Italia, dunque, è a rischio estinzione? No, dubito che la numismatica finisca come, ad esempio, la filatelia perché, rispetto a quest'ultima, chi vi partecipa è, in media, spinto da motivazioni (passione, investimento) più alte e "resistenti" agli shocks. La filatelia, difatti, era estremamente popolare, ma spesso racchiusa in una dimensione "domestica". E' la numismatica nostrana in crisi? Probabile, il portafogli si restringe e la domanda, in media, diminuisce in maniera più che proporzionale. E in Italia stanno scomparendo intere categorie professionali, figuriamoci di collezionisti. Poi le conservazioni hanno certamente elasticità diverse, ma per il semplice motivo che chi vi accede ha portafogli diversi. Il piccolo-medio collezionista, che si è sempre magari rivolto al BB, qSPL, avrà una sua domanda rispetto al reddito per il bene "monete" più elastico di quello dell'1% più benestante della popolazione. E questo gli addetti lo sanno. Ed ecco che si stucca, ritocca, ripatina il bel sesterzio. Piccola parentesi: Poi perché tanto accanimento sulle romane ce lo può spiegare @Piakos, ma essendo beni internazionali vi può essere anche un involgarimento dei gusti collezionistici (sempre in media) di mezzo, anche se inizia a circolare una domanda che chiede "untouched" o quasi. Rimane poi l'appetibilità delle monete (le classiche si vendono ovunque, verissimo, ma l'offerta è più che abbondante) nei diversi periodi e l'attenzione di diverse figure presenti in questo strano mondo numismatico (trafficanti, traffichini, trafficoni...). Su questo e altri argomenti, però, io ho solo da imparare e voi tutti tanto da insegnarmi. Vi leggo e perdonate il tedio della lunga esposizione.
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    Vero quanto dice l'amico Renzo, @Piakos, la numismatica di medio o basso livello, quella dello spl e del bb o meno, vive da alcuni anni un periodo nero, con prezzi evidentemente ridimensionati che ora sono allineati a quelli di 20 anni fa. questo è dovuto, a mio avviso, principalmente a 2 fattori: 1- la crisi economica, che di fatto ha spazzato via i collezionisti con un portafogli meno capiente, i quali oggi hanno come pensiero fisso il cercare di arrivare a fine mese e non certo le monete 2- il cambiamento di rotta del mercato, orientato sempre più verso le alte conservazioni. I collezionisti di oggi puntano ad avere in collezione pochi pezzi, per giunta per tipologia, ma di altissima conservazione, mentre un tempo le collezioni erano più vaste e si ricercavano anche i millesimi. Credo che la zecca di Genova possa essere un esempio valido.... siamo nella civiltà dell'immagine, amava dire mio padre, dove conta più l'apparire dell'essere, dove ha più importanza la forma, del contenuto. La numismatica sembra si sia adeguata a questi nuovi standard dove è "in" il fdc, l'eccezionale, dove ci si strappa i capelli e si sborsano fior di soldoni per un ms65 al doppio di un ms62 (tradotto, fdc vs q.fdc) studiosi ? Certo, se prendiamo il panorama odierno e lo raffrontiamo con quello della fine '800 o prima metà del '900 il risultato appare deludente; la quasi totalità dei collezionisti (ma anche molti commercianti) dell'epoca erano anche studiosi di rilievo (Promis, Vitalini, Gnecchi, Cagiati ecc) mentre oggi solo una minoranza dei collezionisti (e dei commercianti) approfondisce la materia. Però nuovi libri ed articoli vedono ancora la luce, nonostante vi sia sempre meno di nuovo da dire. Le normative....tasto dolens.... Le leggi italiane, o meglio la loro nefasta interpretazione ed applicazione, hanno di fatto decimato il numero di collezionisti del settore (parlo di greche e romane) Risultato ? Le monete provenienti da scavi illeciti continuano a prendere la via dell'esterro, come è sempre stato. un panorama non certo esaltante, concordo, ma da qui ad intonare il requiem direi che - fortunatamente - ne passa. un saluto alberto
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    @Alberto Varesi e altri... Sui tulipani avevo letto e salvato un articolo (non ricordo dove pubblicato) che si riferiva alla ben nota vicenda di una banca ( la B minuscola è voluta). Ve lo passo quì : Le speculazioni finanziarie sui derivati non sono affatto una invenzione tecnologica, ingegnosamente scoperta dagli analisti finanziari americani, bensì sono un’idea finanziaria del Monte dei Paschi di Siena, che si è espressa 375 anni fa e che allora portò l’Europa alla catastrofe, seminando miseria, povertà e fame. Nei primi decenni del ‘600, grazie all’eccitazione mercantile dovuta alla scoperta dell’America e all’introduzione sui mercati europei di ingenti quantitativi di oro, argento e derrate alimentari, provenienti dal nuovo continente in via di spoliazione, gli europei creano “la borsa valori delle merci e dei preziosi” di cui Amsterdam diventa il centro propulsore. Il Monte dei Paschi di Siena, la più solida e antica banca europea (fondata nel 1472) diventa il più forte istituto di credito finanziario dell’epoca, luogo di incontro della finanza vaticana e delle rendite finanziarie delle oligarchie aristocratiche europee che lì si incontrano per scambiarsi i loro titoli e creare le grandi rendite patrimoniali europee. Nel 1593, il Monte dei Paschi di Siena finanzia Johannes Van Bommel, un grande mercante dell’epoca, il quale importa dalla Turchia i bulbi di tulipano, investendo nella loro coltivazione. Qualcosa di inspiegabile però accade. Anche se da allora sono trascorsi 400 anni, seguita a rimanere un mistero della mente umana. I tulipani diventano ben presto una specie di feticcio della neo-nata classe borghese mercantile, dando vita a una gigantesca febbre collettiva che invade tutta l’Europa. Gli storici e gli antropologi inglesi hanno addirittura coniato il termine “tulipomania” parola che, da qualche anno, indica una specie di malattia dello spirito che porta gli individui a speculare in borsa su “qualcosa di evanescente che non esiste”. Poco a poco, in tutto il continente si diffonde la mania dei tulipani che diventano ben presto un vero e proprio social status. Dovunque, da Lisbona fino a Roma, da Glasgow fino alla lontana Varsavia, gli europei si gettano nell’investimento di azioni dei bulbi di tulipano e in tutto il continente si aprono agenzie di cambio locale, gestite in appalto dal Monte dei Paschi di Siena. Al mattino si apre la contrattazione ad Amsterdam e alle 15 partono a cavallo i corrieri con i risultati del giorno, attraversando tutta l’Europa per andare a negoziare i titoli nelle diverse capitali. Ben presto, l’Europa comincia a diventare piccola e le capitali entrano in veloce contatto tra di loro, dando vita alle prime società di trasporto continentali. Nel 1605 la domanda di bulbo di tulipano raggiunge livelli vertiginosi. Vengono attribuiti nomi curiosi e strani ai bulbi e le famiglie di possidenti investono ingenti quantità di denaro su questo fiore. Nel 1623, un certo bulbo di tulipano, di un colore magari raro, arriva a costare il corrispondente di oggi di circa 50/70 mila euro. Il record viene toccato dal “semper Augustus” che viene scambiato nel 1630 per la cifra vertiginosa di 100.000 fiorini, pari a 250.000 euro odierni. In quell’anno, un certo Messer Cucinotti, ragioniere plenipotenziario di Monte dei Paschi di Siena nella sede di Amsterdam ha un’idea che seduce l’intera Europa: “la speculazione sui derivati finanziari” che lui inventa e codifica, in uno splendido testo di follia delirante finanziaria (si trovano i testi dell’epoca nella “Biblioteca pelagia di parte guelfa” a Firenze) con il termine “commercio del vento” o altrimenti detto “commercio finanziario delle nuvole”. Il Monte dei Paschi di Siena stampa dei contratti di assicurazione sul titolo dei bulbi e poi li assicura presso una loro filiale a Londra, la quale ne rivende –a prezzo maggiorato- il potenziale profitto di lì a sei mesi. Chi acquista quel titolo, lo rivende a un altro prezzo maggiorato e così via dicendo, per cui uno stesso titolo di possesso di un bulbo tocca il record nel 1632 di 186 proprietari della stessa azione a prezzi completamente diversi: la stessa azione vale 1 oppure 8 oppure 75 a seconda di quando è stata acquistata e da chi. La banca senese dà prestiti per acquistare bulbi di tulipano e raccoglie in garanzia proprietà immobiliari e terre coltivate, creando una massa finanziaria speculativa che nel dicembre del 1635 raggiunge una cifra pari a 15 volte l’intera ricchezza reale europea. Finchè alla fine del 1636 alcuni aristocratici, bisognosi di danaro in contanti per finanziare spedizioni navali o costruirsi un castello cominciano a vendere e si arriva al 9 febbraio del 1637 quando l’ondata di vendite si abbatte sul mercato provocando la più gigantesca catastrofe finanziaria che sia mai stata registrata nella storia. Il tutto avviene a una velocità inusitata per quei tempi, in pochissime settimane. E il mercato dei tulipani crolla. Migliaia e migliaia di famiglie si trovano sul lastrico perché il Monte dei Paschi di Siena attraverso le guardie reali olandesi requisisce le loro proprietà immobiliari date in garanzia per titoli di bulbi di tulipano che sulla carta valgono milioni ma che in realtà sono carta straccia. Nel solo mese di giugno del 1637, nella città di Amsterdam 15.000 persone sono travolte dal dissesto. La città di Arnheim diventa un enorme cimitero e così la città di Hannover, di Besancon, la lontanissima L’vov al confine tra la Polonia e l’Ucraina. L’Europa è travolta dal crollo della finanza sui derivati. Le famiglie rovinate abbandonano le loro terre che rimangono incolte provocando penuria e carestia nella popolazione. Nasce così la immensa ricchezza patrimoniale del Monte dei Paschi di Siena, che riesce a non fallire grazie all’intervento del Vaticano che accordandosi con il re d’Inghilterra dichiara “diabolici” i contratti stipulati dagli aristocratici di mezza Europa. Confisca i beni dati in garanzia, identificati come “oggetti del diavolo”, di cui diventa legittima proprietaria.
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    Chiamato in causa da Renzo, mi limito a qualche osservazione perché molte sono state già fatte, più o meno opportunamente. 1) Concordo con @Alberto Varesi sul fatto che il commerciante fornisca quanto il mercato richiede: e siccome le monete antiche non si producono ex novo, così si coniano falsi, si aggiustano i pezzi danneggiati e si sopravvalutano le conservazioni. 2) Vi sono troppe aste, tanto più per il numero esiguo di collezionisti (e con poco ricambio generazionale): è perciò evidente perché il materiale meno appetibile (in termini di rarità conservazione e prezzo) rimanga invenduto. 3) L'Italia è indubbiamente la terra delle "Belle arti" e molti collezionisti anche stranieri (se non pure oriundi espatriati) guardano con interesse alle monete nostrane (o almeno a quelle di alcuni periodi, regimi o Stati che qui sussistevano): purtroppo quando una moneta schizza verso l'alto perché trainata da una chiamata telefonica o dall'intervento di un intermediatore, si può stare (quasi) certi che stia prendendo il volo per altri lidi (in particolare USA, Cina, Russia, Germania) 4) La legislazione sui Beni Culturali è poi il cappio al collo della Numismatica; inutile rimestare il dito nella piaga: leggi populiste e deleterie mal interpretate ...
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    Era un po' che non passavo di qui e trovo questa bella discussione nella quale ho piacere a lasciare un contributo aggiuntivo. Conoscevo la moneta (ex CNG se non sbaglio, forse Triton per di più) e anche il proprietario, un collezionista appassionato del Nord Italia, che in poco tempo era arrivato a mettere insieme una bella collezione di bronzi romani acquisendoli quasi tutti in aste internazionali con predilezione per l'americana CNG. Era anche un grande appassionato di patine e metallurgia e aveva creato un bellissimo sito web che trattava di questi argomenti in italiano. Ora ha dismesso la sua collezione ma piu' per necessità economiche improvvise (mi dicono) che per disinnamoramento per le monete romane. Questa Agrippina fu per lui però un brutto colpo. Non si era accorto delle attenzioni che la moneta aveva subito sebbene già dalla foto CNG si vedeva che qualcosa non andava. Sicuramente c'era stato del retoning, questo era evidente e credo anche lui lo sospettasse, spero. Anche la sommità della testa lasciava intravvedere che sulla crocchia dei capelli questi erano stati lavorati, ci si sarebbe dovuto aspettare quindi che non fosse affatto una moneta "vergine", dato che sotto una ripatinatura si puo' celare qualsiasi cosa con un po' di perizia. C'è da dire che pero' l'immagine del catalogo era stata fatta con degli accorgimenti specifici (e non molto corretti, almeno secondo me) in modo da lasciare la moneta in parte in controluce in modo che se ne potessero apprezzare i rilievi ma non le superfici. Il collezionista che la comprò non rimase molto contento della moneta in mano, anzi per niente, sentendosi preso in giro dalla bella foto pubblicata sul catalogo patinato. In un momento di rabbia decise quindi di gettare la moneta in acetone, svelandone cosi' tutte le alterazioni, o per lo meno quelle cromatiche e superficiali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Purtroppo con l'acetone usato in questo modo credo che abbia anche rovinato un po' la moneta corrodendone un po' la superficie o per lo meno alterandone ulteriormente l'aspetto. So anche che poi è comunque riuscito a restituire la moneta a CNG, dopo non poche email e telefonate infuriate, e a farsi rimborsare i soldi pagati. Era stato fino a quel momento comunque un ottimo cliente per loro, altrimenti le cose non sarebbero state cosi' facili credo per il rimborso avendo lui alterato la moneta in maniera notevole. Quindi le foto sopra sono in ordine temporale opposto: la prima è la moneta come era stata posta in vendita, la seconda è la stessa moneta dopo il bagno in acetone. Detto questo il restauratore aveva secondo me comunque fatto un lavoro non terribile in questo caso, con un retoning discreto e senza andarsi a impelagare in patine piu' invasive, dopo aver stuccato qualche zona non a livello e in cui forse c'erano delle corrosioni obliteranti. Avrebbero dovuto segnalarlo? Sicuramente sarebbe stato piu' corretto e forse doveroso, ma anche il collezionista che la comprò sarebbe dovuto essere piu' cosciente di cosa acquistava. E' questa una tipologia di sesterzio da sempre molto restaurata e particolarmente difficile da trovare in buone condizioni e senza troppi aiutini, io non ci sono ancora riuscito. Non mi arrendo però, anche perchè questo di Agrippina è forse il ritratto femminile romano più elegante esistente su moneta. ps. A me risulta che nei sesterzi di Agrippina sia la versione con SC che quella con il Carpentum siano per Agrippina Maggiore, madre di Caligola, mentre quello di Agrippina Minore è sempre con il Carpentum ma con rovescio anepigrafico e diverse legende al dritto. Almeno io la sapevo così.
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    Ciao a tutti, di questa, https://www.sixbid.com/browse.html?auction=3411&category=71423&lot=2829110, cosa dite? Un Coronato dell'incoronazione di Ferdinando d'Aragona senza sigle.
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    @elio2elio Questa l'avevo persa! Ci provo. Ducato di Atene, Zecca di Tebe, Mistura, diam. mm 17-20 ca., g 0,6-1.00; moneta comune Dr. [+] GVI : DV[X] [rosetta o altro] ATENES; al centro: croce patente entro circolo dentellato Rov. : ThEBANI CIVIS; al centro: castello stilizzato Al dritto le lettere GVI DUX rendono ambigua l'attribuzione poichè tale combinazione si ritrova tanto nella monetazione di Guigliemo I de La Roche che del figlio successore, Guido II de La Roche, al pari della combinazione di lettere G DUX. Pertanto l'emessione si considera ad oggi, ed a mia conoscenza, probabile per entrambi e nel periodo che va dal 1280, data convenzionalmente fissata con la presa del titolo di Duca di Atene, fino al 1308, un anno prima della morte di Guido II de La Roche, ultimo Duca de La Roche. Sulle date di attribuzione dell'inizio della coniazione dei tornesi a Tebe, vi è incertezza. Sappiamo che Guglielmo I fu il primo a coniarli, sappiamo che riportano il titolo di Duca e, quindi, non possono essere anteriori il 1280, ma lo studio di alcuni ripostigli hanno ritardato l'inizio delle coniazioni al seconda meta degli anni 80 del XIII secolo [cfr. J. Baker and P. Calabria, “Filignano (IS): le monete tardo-medioevali”, RIN, 105 (2004), pp. 266-300] Se interessa approfondire l'argomento, sul web si possono ricercare e ottenere liberamente -e gratuitamente - oltre al titolo di approfondimento cui sopra, anche tre opere utilissime: 1) Schlumberger G. Leon, Numismatique de l'Orient latin, opera fondamentale del 1878 e ancora valida ; 2) Cecchinato. R., Il denaro Tornese della Grecia Franca - aggiornata, godibile, ricca, con molti riferimenti bibliografici. A mio gusto un gran bel "pezzo" di numismatica; 3) Fabrizi D., Il denaro tornese nell'Italia Meridionale, per passare proficuamente da una sponda all'altra dell'Adiatico. Sempre utile il classico del Malloy, Coins of the Cusader Sates, Questo da acquistarsi rilegato. Buon materiale è disponibile - è un po' che non lo frequento - al sito del forum degli Amici portoghesi di Numismatas.com nella sezione e-book, ma, onestamente, non avendo familiarità con la lingua, ignoro la legittima fruibilità dei materiali in pdf ivi disponibili. @lorenzo per migliori e piu' competenti ragguagli
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    Salve, segnalo per gli appassionati e studiosi della zecca di Sulmona che su Panorama Numismatico di luglio-agosto è presente un mio breve articolo sul tornese di Alfonso V D'Aragona coniato a Sulmona nel 1439-1442, manca nei principali testi numismatici
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    Torniamo al collezionismo. E' ormai noto a tutti che : Il prezzo di beni, servizi e tassi di interesse, in condizioni normali, si forma a seconda delle convenienze del sistema finanziario/industriale/politico dominante. Ove ciò non sia fisicamente possibile il prezzo si forma attraverso l’incontro fra domanda ed offerta. Poichè il sistema finanziario/industriale/politico dominante (forse) non ha ancora rivolto le sue sporche attenzioni al commercio numismatico, oggi è ancora in essere la seconda parte della suddetta citazione è cioè il prezzo si forma attraverso l’incontro fra domanda ed offerta. E' indubbio, e lo dico da anni, che per il regno e in particolare per VE III e ancor piùin particolare per gli ORI del suddetto ci sia più offerta che domanda. Ci sono aste che ne rigurgitano. Una a Torino di B....fi di "cioccolatini" ne aveva, se ben ricordo, addirittura 110, tutti venduti ma se ho visto bene a commercianti che, mi dicono, hanno interesse a sostenere i prezzi. ( e qui mi devo ricredere perchè in questi frangenti il sistema finanziario-commerciale interviene eccome se interviene...Ovvio. Se ci sono più monete che collezionisti i prezzi non possono salire,ma che almeno non scendano eccheccavolo....). Se il COLLEZZZZIONISTA (maiuscolo e in grassetto e pure con 4 zeta) persegue il suo scopo che è quello di collezzzzionare e studiare non si preoccupa se la monetina che ha pagato 100 se vuol venderla recupera 20. Ma perchè venderla......la vendano gli eredi ( e quello che fanno e se recuperano 20 chissenef. tanto mica l'hanno accattata loro, ed è comunque tutto denaro recuperato tanto alla "buonanima" non importa più niente). Così succede che a collezionare monete che collezionano altri tre in tutto il mondo e quindi non c'è quasi concorrenza si comprano inediti o minimonete (obboli,mezzobboli e quaqquaraqquà, scusate intendevo scrivere tetartemorion mi è scappato il dito..) per 35 euro ( extremely rare) e per poco di più degli inediti o dei " sesta conosciuta di questa città", due sono nei musei e tu ha comprato la quarta in mano a collezionisti. Manca un pezzo di metallo su un lato, è indubbiamente passata di mano un milione di volte e si vede, ma cosa pretendi per 60 eurozzi. Non so quale futuro ci sarà per la numismatica in Italia ma sicuramente lo vedo meno brillante di quello di altri paesi. Cordiali saluti e buone monete a tutti
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    purtroppo certi atteggiamenti seguono il mercato: vuoi la moneta fdc ? Bene, io ti dichiaro che la mia lo è (a prescindere) vuoi la moneta senza colpi, fori, graffi ecc ? Li tolgo e....voilà, la moneta torna appetibile. una volta queste cose erano meno frequenti, vuoi perchè la differenza tra moneta con colpo e quella senza non era così elevata, vuoi perchè la moneta con il colpo si vendeva. quanto alla tua domanda, sì, per diversi settori e tipologie il prezzo del bb è calato. Un esempio, il 20 lire "cappellone o elmetto", che qualche anno fa costava dai 150 ai 200 euro per un buon bb ed ora se ne spuntano meno di 100
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    Grazie,... è un piacere stare con voi. Sì, è davvero impressionante quanto questo mito tramite l'influenza greca si sia diffuso praticamente in quasi tutti i popoli e le culture dei paesi del bacino del Mar Mediterraneo;il nostro bel paese ne è un esempio...aggiungo una foto fatta nel museo Faina di Orvieto, è una terracotta dipinta che ornava il tempio di Belvedere
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    @D.B.G Liberamente traibile dal web. Un articolo di L. Esposito apparso su PN 01/13. E' un punto di partenza. LE-RARITA-DI-RE-GIOACCHINO.pdf
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    Questa entra di diritto negli aforismi migliori di sempre...
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    E' ora di tentare una sintesi. Grazie alle numerose risposte e alla partecipazione a questa discussione emergerebbe che: - almeno in Italia la nota crisi ha picchiato duro sul collezionismo numismatico medio...e forse anche su quello di fascia medio-alta atteso che, a livello meramente economico, ci sono ben altre preoccupazioni e priorità rispetto all'acquisizione di nuove monete da mettere in collezione...cosa questa ben evidenziata dall'amico Alberto @Alberto Varesi . Sempre Alberto ci evidenzia, altresì, che i prezzi stanno tornando (o sono tornati ) al livello di 20 anni fa'; - ne è conseguito che le tipologie in conservazione media o medio bassa non vadano più di moda (per usare una sorta di eufemismo) con conseguente riduzione dell'interesse e, quindi, dei prezzi e con maggiore incidenza dell'invenduto nelle aste. Tale situazione spesso ha portato ad una remissione, anche significativa, per coloro che hanno disperso/disperdono il materiale numismatico acquisito negli ultimi 20 anni (almeno); - le pastoie burocratiche del c.d. "codice urbani", che regolamenta anche la numismatica, oltre alla maggiore attenzione del Ministero verso le monete antiche, hanno avuto la conseguenza di spaventare non pochi appassionati con un conseguente abbandono del collezionismo. Altri ancora hanno venduto o stanno vendendo in quanto sconfortati...proprio in considerazione del calo costante dell'interesse per le monete, specificamente negli ultimi 5 anni; - altra ovvia conseguenza è l'esiguo numero degli interessati rispetto alla mole di materiale numismatico immesso nel mercato nelle molteplici aste, come ci riferisce esplictamente l'amico Giovanni @Giov60 ; - mancherebbe anche un adeguato ricambio di appassionati nel Collezionismo numismatico che sempre di più sembra ritirarsi sui gruppi Facebook (Fessbuc come li chiama con qualche ironia l'amico Roberto @bubbolo) ; tale dinamica in effetti non sembra dare adeguata garanzia per un rafforzamento del mercato. Trattasi in realtà di flussi dove in molti si limitano a "trafficare" piuttosto che a fare vera numismatica sia da studio che da collezione; al riguardo ne ha parlato anche @Layer ; - per difendere i prezzi rispetto ad una diga che appare franare può capitare che gli operatori siano portati a difendere i prezzi...anche comprandosi reciprocamente - a qualche asta - le monete messe all'incanto; cosa per la verità legittima anche se discutibile sia nell'efficacia che per deontologia; - per converso e per cercare di fare business viene sopravalutato il materiale in condizione ottimale...diciamo dal q. fdc in su, in quanto già lo spl. per alcune tipologie non desta più adeguato interesse. - infine l'amico Franco @f.dc ci ha ricordato, tra l'altro, che le monete veramente belle e/o interessanti, purtroppo quasi sempre poche , presenti in una collezione, possono costituire una sorta di polizza assicurativa...in quanto potrebbero essere le uniche ad avere una significativa rivalutazione e, sopra tutto, ad attirare l'interesse degli appassionati in caso di vendita di una collezione; Ovvia deduzione per tutto quanto sopra sintetizzato è una indubbia carenza d'attenzione/interesse verso la numismatica italiana (salvo per le monete classiche e , in parte, rinascimentali) da parte del mercato internazionale, altrimenti tal mercato compenserebbe lo scarso interesse sopra evidenziato. In massima parte tale debacle non colpisce le monete eccezionali o di indubbia ottima conservazione o fascino, sempre presente però il rischio di una speculazione e/o relativa sopra valutazione...con delle iperboli di prezzo che potrebbero non trovare ripetizione nel tempo breve o medio in caso di cessione. Quindi anche questa dinamica potrebbe rilevarsi un ulteriore punto debole del mercato. Se si dirada il collezionismo nella persone dei collezionisti...chi è che un domani pagherà da 10.000 a 30.000 euro per delle monete anche superbe? Chissà che può dirci Albero @Alberto Varesi...al riguardo? Ad esempio una quadrupla veramente bella interesserà sempre a qualcuno...ma un 100 lire aquila sabauda anche FdC o un 8 lire della Repubblica Ligure favoloso? Non so cosa ne pensate...ma: 1) sembrerebbe di vedere una numismatica (solamente italiana?) fortemente riflessiva se non in crisi; 2) trattasi di una crisi fisiologica e periodica che preparerà un nuovo inizio...come altre volte è accaduto, o le monete - in qualche modo - seguiranno la crisi del libro? (sempre e solo per fare un altro esempio...un po' forzato ma per rendere anche l'idea della crisi culturale e della memoria storica.) Ecco due quesiti, anche per divertirci a esercitarci nelle previsioni...ove possibili.
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    Questa moneta fa parte dei falsi "ben fatti" che possono ingannare l'occhio e il tatto di chi acquista.... per fortuna c'è la documentazione preventiva all'acquisto Se volete un mio piccolo consiglio....prima di acquistare una moneta, chiedete sul forum....chiedete e condividete informazioni, per non avere rimpianti successivi...
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    Da: http://ernelle.villecloye.com/tresor.aspx Benvenuto nel sito dell’associazione " Gli amici di santa Ernelle" a Villécloye LA SCOPERTA DI UN TESORO E’ stato in occasione della sorveglianza dei lavori di risanamento della cappella il ritrovamento di un deposito di 3198 pezzi di monete d’argento di un peso di kg 3,338, sepolto in una ceramica, scoperto nel settembre 1993. L'insieme del deposito è stato affidato al Gabinetto delle medaglie della Biblioteca Nazionale di Parigi, per effettuarne la pulizia e la catalogazione. Si compone principalmente di denari e di oboli in argento, solo monete in vigore all’epoca carolingia appunto nel 1266. Come nella maggior parte dei tesori di questo periodo, gli oboli, che valgono la metà del denaro, sono meno presenti. Se ne contano infatti 141 contro 3047 denari. Le monete più correnti sono certamente quelle prodotte localmente e che sono attribuite alla contea di Bar. Si trovano anche alcuni oboli di Amiens e di Corbie. Le altre zecche rappresentate sono generalmente soltanto con uno o due esemplari (Champagne, Meaux, Reims, Vermandois). È interessante notare la presenza di cinque denari falsi che imitano le monete della contea di Bar. La data del sotterramento di questo insieme può essere situata nella seconda metà del XII secolo. Questa datazione si basa sulla presenza nel tesoro di un denaro di Samson di Mauvoisin, arcivescovo di Reims (1140-1162), che appare consumato. Sarà probabilmente difficile proporre una data del sotterramento più precisa a causa della scarsa diversità dei tipi e della loro anzianità rispetto a questa moneta di Reims. Inventario sommario delle specie monetarie trovate: Amiens (contea d') 69 oboli al tipo PAX (fine del XII secolo) Bar (contea di) 3047 denari che imitano il denaro di Henri I l'Oiseleur prodotti a Verdun 8 oboli che imitano il denaro di Henri I l'Oiseleur prodotti a Verdun Champagne (contea di) 1 denaro di Troyes in nome di Thibault I (1048 - 1089) Corbie (abbazia di) 61 oboli al nome dell’abbate Evrard (1095-1096) Meaux (Evéché di) 2 denari di Gauthier II (1045-1082) Reims (di) 1 denaro di Samsom de Mauvoisin (1140 - 1162) Vermandois (contea di) 2 denari anonimi al martire Louis VI (re della Francia) 1 denaro (1108 - 1137) Consumati 3 oboli probabilmente di Amiens o di Corbie Monete false 5 denari di rame o d'ottone argentati, che imitano il denaro attribuito alla contea di Bar. La presenza di monete straniere nella regione della Lorena attuale, si può spiegare con il passaggio di vie romane ancora utilizzate nel medioevo Due grandi vie che attraversano la Lorena: • Il grande meridiano che collega Lione a Trêves dalla parte di Metz e Toul • Quella che collega la Champagne al Reno (Reims-Metz dalla parte di Verdun) Due vie più piccole: •vanno a Reims-Magonza dalla parte di Trêves e a Reims-Toul dalla parte di Bar-le-Duc Villécloye è toccata da tre di queste vie. Più del diverticolo che va da Senon a Marville ed a Géramont, passava a circa 300 metri da qui (verso il Nord). E’ la presenza di queste vie che favoriscono gli scambi commerciali. Più di Marville (ad alcuni chilometri da qui), situata al centro di diverse vie romane secondarie, faceva parte della contea di Bar. Le ragioni del sotterramento di questo " Tesoro " a Cloye resta inesplicabile ad oggi; anche se si può pensare che in quei periodi di disordini, seppellire i propri beni era una garanzia contro il furto
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    ciao @f.dc , ad oggi (a me) risultano noti solo questi 2 esemplari, 1 nel museo di Firenze che ho pubblicato su P.N. , e l'altro ex asta Bertolami , fortunatamente tornato in Abruzzo ....
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    Complimenti per la trasmissione...si diceva a tempo debito in TV. Complimenti per la discussione ribadisco a tutti voi... La numismatica è una terribile Dea...per certi versi assimilabile a Circe: maga terribile dal crespo crine e dal dolce canto. Oppure si potrebbe dire a chi ricerca le tracce dei cavalieri templari - dopo il rogo voluto da Filippo il Bello (un bel figlio di ballerina...) - che alcuni Cavalieri diventarono numismatici, tanto è esoterica la relativa disciplina e scienza...e che la numismatica è fatta di vari livelli: sino alla corte dei miracoli, che accorse in massa ad ammirare e/o ad irridere i templari sul rogo. Con rispetto ed amicizia stimo Franco @f.dc e Roberto @bubbolo come due Cavalieri della numismatica...titoli guadagnati sul campo, due tra i maggiori numismatici italiani in assoluto, cosa che è sotto gli occhi e nella conoscenza di molti. La cosa più singolare? Quanto precede non è una "sonata di violino". Personalmente e sommessamente...ho sempre immaginato un passaggio per Torino o per Ancona e dintorni, un'occasione per incontrarli e ascoltarli anche per qualche oretta...bontà loro. Poi nell'occasione sarei andato anche ad ascoltare altri...tento per vivere un girone numismatico celeste...chessò: Vittorio Kuckievicz a Fermo o Eupremio ancora a Torino. Può capitare ai cavalieri che si incontrino o si sfiorino per caso in un qualunque luogo...che possano esserci delle scintille, per caso o per errore o per incomprensione. E' un tema letterario antico che affonda le radici nella realtà delle cose umane. Ergo...immutata stima e non è successo nulla. Infatti posso sommessamente dire, senza prender parte, che l'intervento di Franco (f.dc) al post n. 41 è semplicemente magistrale alla pari di alcuni illuminanti assist espressi da Roberto (bubbolo) nel corso della discussione. Sinceramente nutro stima ed affetto per entrambi. Ragazzi...non facciamo scherzi e siate indulgenti se in questo intervento può apparire che la tiro troppo a lungo.
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    Il collezionismo numismatico in Italia è destinato ad un ridimensionamento? IMHO Si e ciclico. Un spostamento di interessi dalla contemporaneità agli evi moderno e medio, che porteranno risultati evidenti in tempi non brevi, per la natura stessa degli scibili emergenti, cui aggiungerei, una sostanziale impreparazione di molti operatori a far fronte a così mutande condizioni. L'abbandono piu' significativo mi pare si concentri sul periodo post-unitario. Il collezionismo numismatico in Italia sta vivendo un cambiamento sostanziale? IMHO Si! Gli effetti della crisi economica e soprattutto finanziaria si è fatta sentire sui collezionismo italiano? IMHO Si e non solo Italiano! Il collezionismo "di lusso" ha conosciuto e conosce battute di arresto?? IMHO Si ....e per ciascuna battuta di arresto è sempre seguita, specie negli ultimi venti anni, una ripartenza ancora piu' sostanziosa, e parossistica, su altri temi. N.B. il "collezionismo di lusso" - qualità, modulo, rarità, conservazione, prezzo, - non è invenzione degli ultimi anni. Il collezionismo di lusso di "materiale" italiano è in crisi? IMHO Ni. Conosco qualcuno cui, posta questa domanda, si sbellicherebbe dalle risate - come di fatto si sbellica - Ni perche il "collezionista di lusso" coglie l'opportunità. Il "raccoglione di lusso" (grazie @lugianonni che suggeri il gustoso neoogismo) probabilmente si lecca/si sta leccando le ferite. Come qualsiasi altro raccoglione di qualsiasi altro calibro. Sempre IMHO, delle categorie del "lusso" dovremmo fregarcene allegramente, salvo che, la nostra collezione pura, bella, informata o meglio studiata, e santa, non contenga quei quattro o cinque pezzi di "lusso", organici al tema, che permetteranno di recuperare con probabilità maggiore i denari i denari spesi. Perche è sacrosantemente vero che "i posteri si arrangino", ma, ahimè, talvolta puo' occorrere di liquidare le raccolte per contingenze impreviste, e allora, cum granu salis,aver inserito una "polizza assicurativa" sui nostri temi collezionistici, puo' rivelarsi mossa saggia. Di fatto, inconsapevolmente, tale condotta è posta in atto da molti. (Cagiati dixit).
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    Senza entrare in particolari peraltro quasi invisibili...e forse inesistenti, la moneta appare messa meglio di altre simili. Il colore brown dice tutto o non dice niente...è un tono senza vera patina. In assenza di patina vera e integra...tutto può essere stato e nulla può essere stato. Occorrerebbe una visione ictu oculi. Quindi..in dubiis o in sacramentum...abstine.
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    @Alberto Varesi ha fatto un quadro realistico e, per certi aspetti, disarmante dell'attuale situazione; tanto più veritiero provenendo da una persona che nel mondo della numismatica lavora da anni con serietà. Nelle cose dette da Varesi vedo anche una conferma di alcune mie riflessioni e lo stimolo a continuare a raccogliere e studiare le monete che mi interessano, sperando (egoisticamente, lo confesso) che il buon vecchio BB continui ad essere disprezzato dai fanatici (e facoltosi) amanti del FDC e continui ad essere acquistabile, magari con ulteriori ribassi!
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    Quando si parla di Gorgone ( o Metus in etrusco) non posso non intervenire, dal momento che la più diffusa serie populoniese è proprio quella con il volto della Gorgone. Rispetto a quella acquistata da @roby14 (a proposito, benvenuto!) la prima è più o meno contemporanea delle emissioni siciliane, mentre l'altra è di circa un secolo più recente, ma tutte conservano il fascino ambiguo di una creatura mostruosa che viene usata come scudo contro gli spiriti avversi ma che comunque incute inquietudine.
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    Nel topic sopra citato riportai il Decalogo Numismatico del Cagiati del 1926. L'utile scritto del Numismatico napoletano era una riduzione, un riassunto, secondo il proprio sentire, di un piu articolato schema apparso alla fine del XIX sec. su "un giornaletto settimanale eclettico milanese -Il Bene - ", a conclusione di una serie di interventi sulla numismatica, un vademecum ad uso di chi intendesse avvicinarsi al collezionismo numismatico. Autore un anonimo che si firmava "Pertinax" Parve così ben fatto che nel 1892 lo ritroviamo citato sulla RIN, tra le "Notizie varie" Allego l'estratto; si trova, a seguire, nel paragrafo "Aforismi Numismatici" Venticinque punti che toccano molti degli aspetti su cui oggi ci interroghiamo a testimonianza, se servisse, che sempre è esistita e percepita una visione articolata dell'universo collezionistico specifico. Ricorrono temi e termini straordinariamente attuali. Le monete di lusso, la straordinaria conservazione, i falsi in collezione, lo scambismo, falsi e falsari, il rapporto col mercato, etc. Una lettura che consiglio a chi non la conoscesse e che facilita, nella schematizzazione, la riflessione eventuale - sia autonoma che condivisa - sui temi. Estratto RIN 1892.pdf
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    Per gli storici è utile mettere delle linee di demarcazione tra un periodo ed un altro, tra uno stile ed un altro ma naturalmente le cose sono più articolate e complesse. Ad esempio ancora nella prima metà del XV secolo, in pieno Rinascimento, molti artisti proseguivano l'esperienza del Gotico, non disdegnando al contempo i nuovi dettami del Rinascimento. Dove abito ne abbiamo un esempio paradigmatico. Nella chiesa concattedrale abbiamo, opera dello stesso artista nel 1470, Andrea Guardi, un fonte battesimale in prezioso stile tardo Gotico e un chiostro in perfetto stile rinascimentale. Ritornando,dopo questa piccola digressione, alla splendida moneta del Leoni, al di là del confine posto tra Rinascimento e Manierismo, non si può non vedere nel volto di Papa Paolo III un chiaro richiamo ai volti michelangioleschi che il Leoni aveva sicuramente avuto modo di vedere e studiare. Si tratta tuttavia, a mio avviso, non di un richiamo "di maniera" - operazione che diverrà il segno dominante dell'arte italiana successiva ai tre grandi (Michelangelo, Raffaello e Leonardo) - ma piuttosto di un'opera che nasce e si sviluppa all'interno dell'arte rinascimentale più matura. Insomma, Leoni non "imita" Michelangelo ma opera avendone colto il senso della drammaticità plastica; il volto del Papa, con la sua barba tormentata dal bulino (del Leoni, non di un moderno pasticcere!) vive di vita propria, è lo splendido epilogo dell'arte rinascimentale, non certo un sua fredda e sterile continuazione imitativa.
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    Il tuo percorso è ottimo...abbiamo fatto come te in tanti. Io per primo, con passione e sacrificio: per curare il mio iter numismatico, ad esempio, mi sono tenuto un'automobile circa 17 anni. Compravo qualche moneta...non ho cambiato l'automobile. Era una bella macchina al momento dell'acquisto, allora anche tecnologica e con un po' di optional...un marca giapponese all'epoca anche blasonata che vinse in collaborazione con la MC Laren sette campionati del mondo. Fatto è che me la sono tenuta a lungo...proprio perchè andava bene ed ero preso da altre cose. Poi...il tempo passa e, teoricamente si dovrebbe evolvere su più piani sino a poter anche cambiare l'auto. . Con il tempo che passa le esperienze sedimentano e arricchiscono, le occasioni aumentano, le conoscenze anche...come si fa' ad andare a parlare con i pasticceri e i metallurghi? Semplice! Nel viatico c'è un percorso che porta a .., incontrare/conoscerne qualcuno. Piano piano si cresce. Ovviamente occorre anche un minimo di predisposizione, di occhio, di prontezza...senza dimenticare la cultura che è la madre della conoscenza!!! Con un po' di soldi da investire...alla fine si va pure in giro, anche perchè le monete in asta vanno visionate personalmente se costano più di 150 euro. Perdonatemi se posso sembrare impegnativo...oi antipatico, non me la tiro...ma senza un viatico compiuto non si cresce minga. Non solo nella numismatica. Se poi si ha a disposizione un forum come questo, meno frequentato di altri...ma sereno e in odore di verità (gran cosa la verità) senza giochini e manovramenti o marketing in action, tutto sarà più semplice...di gran lunga. Ma anche un forum come questo non sarà alla fine sufficiente per destreggiarsi con disinvoltura e competenza fina sul campo. Ma qualche anno di cammino lo si risparmierà lungo la strada.
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    mi sono dimenticato di aggiornare la discussione, ecco la moneta appartenente alla tipologia PUBLICE
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    Intanto ricambio gli auguri con la speranza che lo spirito della Pasqua disperda le minacciose nubi (e non mi riferisco al meteo). Per quanto riguarda le tue domande, vado per ordine. 1) Non sono un appassionato di VE III e delle sue monete quindi la mia conoscenza diretta è limitata; tuttavia ero in amicizia con un anziano collezionista piombinese che non solo aveva una collezione quasi completa del regno (mancavano solo un paio di pezzi) ma aveva la "mania" (così almeno la consideravo) del FdC e nella sua raccolta accettava al massimo un q.FdC. Ho avuto cosi occasione di vedere stupendi esemplari (dal punto di vista della conservazione). La stessa "mania" lo aveva portato ad avere le monete di Lucca e Piombino in assoluto FdC e in seguito, su mia "istigazione", si era allargato alle napoleoniche (in tal modo vivevo di luce riflessa, gustandomi le sue napoleoniche, acquistate su mio consiglio). Poi le sue due collezioni sono andate disperse in due aste importanti alcuni anni fa, ma ricordo che le valutazioni sullo stato di conservazione avevano confermato in buona sostanza l'altissima qualità delle monete. 2) Qui rispondo al secondo punto. Non si tratta, a mio avviso, di correre il rischio della bolla poichè in realtà l'impoverimento è stato selettivo, aumentando la forbice tra i pochi molto (troppo?) ricchi e i tantissimi sempre più in difficoltà. Probabilmente il mio amico amante del FdC oggi avrebbe potuto avere qualche difficoltà in più ad acquistare alcune monete, ma di certo le enormi ricchezze accumulate da pochi in questi anni indicono molti di costoro ad inserire le monete di alto pregio nel loro portafoglio diversificazioni e non escluderei nemmeno la eventualità che su certe monete si appunti l'attenzione di chi ha bisogno di "lavare" denaro non esattamente pulito. Direi, insomma che si può essere ridotto forse il numero degli interessati ma è sicuramente aumentata la massa finanziaria disponibile. 3-4) Se davvero l'interesse dei mega-investitori, italiani e stranieri, si dovesse spostare da VE III (et similia), come in parte già accade, su Grecia e Roma - con grande dolore per i collezionisti italiani di queste monetazioni - il mercato italiano potrebbe trarne una buona boccata di ossigeno, avendo, come accade sempre di fronte ad una deflazione, un raffreddamento dei prezzi cui corrisponderebbe però una crescita del numero degli acquirenti potenziali, attratti di nuovo dalla maggiore appetitibilità dell'offerta. Insomma, prendendo a prestito l'esempio dalla Natura, se in un'area vengono meno i grandi predatori (orsi, lupi, aquile) se ne avvantaggiano i piccoli predatori (volpi, faine, falchi, ecc.) le cui popolazioni tenderanno a crescere. 5) Prendendo ancora spunto dall'esempio etologico precedente, un ridotto numero di grandi predatori non incide sulla crescita dei piccoli carnivori, anzi ne stimola la competitività.
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    @Piakos Il balletto come sempre finisce quando conferente o casa d'aste si stancano di ballare, oppure quando la moneta in essere viene infine proposta a un prezzo abbastanza allettante da attirare un'offerta di qualche acquirente. In Belgio non hanno uno spirito commerciale molto spiccato, e non si affannano facilmente, sono anzi molto compassati. E' quindi normale ed accettabile prassi tutto questo andirivieni per vendere una moneta, anche non importante. Non che la cosa da Nomisma o in altri lidi sia poi molto differente comunque.
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    Riprendo da altra discussione in questa stessa sezione...ove Roberto, in arte @bubbolo evidenziava la mancata vendita di libri di numismatica in un'asta... Caro Roberto...non si vendono più le monete, almeno certe monete di cui abbiamo parlato sopra...figurarsi i libri che ne parlano (di monete...). Sinceramente ho una brutta impressione di ordine generale...cioè la quantità dei collezionisti veri che ancora operano in italia, al netto degli operatori, dei commercianti, dei trafficanti, di quelli chi iniziano a comprare q.cosa e poi smettono subito o quasi subito in quanto pentiti, (qualcuno anche disilluso...) ecc. Direi che potremmo discuterne sulla scorta delle reciproche esperienze...anche e perchè, sinceramente, non si è mai capito bene quanto sia il numero degli appassionati che cerca di assemblare e coltivare una raccolta numismatica in Italia... Sicuramente, per la mia pur non eccezionale esperienza, la sensazione che mi ha accompagnato negli anni è stato di lenta ma costante riduzione di un numero mai eccessivo, anche considerando la numismatica solamente una nicchia dell'antiquariato storico e d'arte. Ovviamente non si pretende di individuare delle quantità esatte: nessuno può dire se i collezionisti ( cioè coloro che tendono ad assemblare una raccolta che abbia un significato) siano 284 o 3.721. La mia impressione, tanto per andarci giù con chiarezza , è che - più o meno - intorno a questi numeri ce la giochiamo: intesi come un possibile minimo e un probabile massimo. Al riguardo chiamo a testimonianza in questo topic anche l'amico Franco, qui in arte @f.dc ...per iniziare al meglio l'analisi di un dato ambientale fondamentale....oltre all'esperienza che potrebbe comunicare un tecnico assoluto come @Alberto Varesi .
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    Ciao.Ho già avuto modo di apprezzare questo articolo e spero, quanto prima, di leggere la conclusione del tuo studio.. Personalmente ritengo questo periodo molto interessante, in particolare tutto quello che "gira intorno" alle monete in rame di "grande e medio" modulo, ovvero; 10, 8 , 6 e 5 tornesi,nonché publiche e grani.
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    Nessun cambiamento alla moneta anche secondo me è solo una differenza di resa fotografica. Alla Elsen propongono di default ai conferenti degli invenduti di ripresentare le monete nell'asta seguente o in quella immediatamente successiva, di solito a prezzo leggermente rivisto verso il basso. L'ultima parola sta come sempre al conferente, che puo' rifiutare riprendendosi la moneta, accettare o mediare chiedendo di mantenere lo stesso prezzo o aspettare qualche asta per riproporla.
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    @D.B.G Il bollettino in questione... https://www.google.it/url?sa=t&source=web&rct=j&url=http://www.socnumit.org/doc/BCNN/BCNN1973.pdf&ved=0ahUKEwjY0rTP0P7TAhXEnRoKHXyFC3gQFggeMAE&usg=AFQjCNFzbPEnm-88ZdMJaBRcFkG0mMIv2g
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    Ciao, purtroppo non ho un "approccio scientifico" e non ricordo con precisione ma, dovrebbe esserci qualcosa in merito nel " Bollettino del circolo Numismatico Napoletano" del 73, in particolare un articolo del Bovi sul " Rame di Ferdinando iv" dove si parlava anche dei 5, 8 e 10 tornesi...
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    Ho estrapolato l'unica immagine da cui si può tentare di capire qualcosa... Questa sembra piuttosto una "treccia" , come il 6 tornesi di Ferdinando IV ... Se non erro,alcune monete da 3 grana furono "ribattute o coniate" proprio su tondelli di Ferdinando
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    Non incensatemi troppo. Cerco di coltivare la mia quasi cinquantennale passione e cerco di trasmetterla per quanto possibile. Sono stato a parlare di monete alla 5a elementare di mio nipote ( mi ha detto che si è annoiato perchè erano tutte cose che già sapeva....) Ho trovato interesse e attenzione. Ho parlato dell'invenzione della moneta, di quel che era in uso prima (il baratto) . Avevo caricato su una chiavina le foto di alcune monete storiche(antiche + fiorino e ducato d'oro) e ne ho anche portate perchè potessero vederle "in mano". Hanno fatto domante e commenti. Sarebbe utile che chi ha bambini alle elementari tenesse qualche lezione di numismatica.
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    @vespa " Salve sono entrato in possesso di queste monete che sono in oro però non coincidono con il peso 3,54 dichiarato da wikipedia, le monete pesano 2,65 circa però quello che mi viene da pensare e che possano aver perso qualcosa negli anni, secondo voi sono vere? 1) Fiorino di Lubecca : Autentico , pesa circa 3,50 come tutti i fiorini di Lubecca e di altri luoghi. dalle tue foto si capisce quasi nulla. Ho provato a migliorarle ma è come cercare di migliorare la "Première Dame" per farla sembrare sua nipote. negli anni non possono perdere un quarto del peso, al massimo 0,05 Ergo : imitazioni (e pure mal fatte). Ciao
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    La monetazione siracusana - ed in generale quella siciliana - sia che si tratti delle coniazioni in argento che in bronzo, ha una produzione che da un punto di vista qualitativo non ha eguali. Penso, limitandomi ad alcuni nomi, a Selinunte, Naxos, Catania, alla stessa Palermo che , pur essendo cartaginese, partecipa con pieno titolo a questa bellissima e irripetibile stagione della numismatica antica.
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    Di nulla... Di sicuro la "tonalità" del rame sarà più calda. Mi trovi pienamente daccordo... Hai fatto benissimo a prenderla, a mio avviso è più rara di quanto si pensi.
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    Buongiorno, complimenti gran bella moneta, al momento sono a lavoro, oggi pomeriggio proviamo di fare una ricerca.
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    Molto interessante la storia della bolla speculativa dei tulipani, non la conoscevo, grazie @Lugiannoni la differenza tra le monete e, ad esempio, i brillanti, i metalli preziosi o....i tulipani di cui sopra, è la reperibilità bel bene oggetto di speculazione. quando il bene è reperibile con una certa facilità, o quando i prezzi di mercato sono gonfiati artificiosamente, la bolla speculativa è destinata a sgonfiarsi. Lo hanno imparato, a loro spese, gli olandesi di cui sopra come i fratelli Hunt negli anni '80 con la speculazione sull'argento
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    Sicuramente tutti conoscerete la "bolla dei tulipani" scoppiata nel XVII secolo in Olanda. Per i pochi che non la conoscessero dico solo che si creò una frenesia speculativa centrata sull'acquisto dei bulbi, che giunse addirittura all'acquisto di futures. Il bulbo di un tulipano particolarmente bello e ricercato, il Semper Augustus - ripeto, un solo bulbo! - arrivò ad essere acquistato per 6.000 fiorini oro! tulipano Semper Augustus Inutile e superfluo dire che quando la bolla scoppiò - e tutti sappiamo che le bolle prima o poi scoppiano - vi furono centinaia di olandesi benestanti e/o ricchi che avevano venduto palazzi e proprietà e che si trovarono in rovina. Non voglio con questo preconizzare future sciagure del mercato numismatico, ma mi rifiuto di credere, come ha detto qualcuno, <che la Storia insegna che nessuno impara dalla Storia>. Un modo, azzardo, potrebbe essere quello di "sganciare" le quotazioni delle FDC/SPL dalle conservazioni minori. Mi pare di aver notato, specie nei prezzari, che all'aumento di valore delle conservazioni massime, corrisponde un rialzo spalmato un po' su tutte le altre, a cascata. Posso sbagliarmi, ma se così fosse confermato, rivedendo questo meccanismo il mercato delle monete "cenerentole" potrebbe forse riavere una boccata di ossigeno, rivitalizzandosi.
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    Discussione difficile, sfuggevole, viscida e perfida. Ha ragione @Piakos. Ha ragione @Lugiannoni. Ha ragione @dearitio. Ha ragione @Admin. Come non convenire con l'esperienza di @Alberto Varesi? Avrà ragione chiunque vorrà intervenire. Lo sostengo con decisione granitica fin da ora. Ma tutti insieme, temo, non sfioreremo una frazione di "verità" poichè ognuno, paradossalmente e fortunatamente, ha una propria idea del "fenomeno in indagine", piu' o meno vasta, piu' o meno stereoscopica, ma difficilmente commensurabile con quella degli altri. Anche solo parzialmente. Tempo fa si scrisse dello "stile" del collezionista. L'approccio al sistema mercato-studio-moneta che caratterizza ogni soggetto in campo. Sotto questo profilo, ahimè, ogni singolo soggetto nell'agone è unico, vista la scarsità numerica della base. Continuo a seguire appassionatamente.......
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    @dearitio @Piakos @Admin Credo ci sia poco da aggiungere se non che un collezionista "razional-metodico", uno cioè che acquista le monete non in base al loro possibile valore futuro ma in base alla logica interna alla propria raccolta, alla lunga, oltre ad avere una bella collezione, si ritroverà alcune monete che hanno incrementato il loro valore economico, altre che sono calate, ma nel complesso difficilmente avrà rimesso perchè, come si dice in Maremma <Poggi e bu'e fanno pari!>. Più facile trovarsi a guai se si seguono le mode e si rincorre affannosamente i miti del FdC o dello SPL. E' in questi ambiti che si annida la bolla.
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    Mi riferisco all'uso improprio dei conii, infatti questa tipologia di falsi è coniata e non fusa, in più presenta difetti che si riscontrano sugli esemplari originali, ribattitura, fratture,rigatura sui contorni eccetera. Ovviamente sono realizzati in rame, bronzo o ottone e poi ricoperti d'argento.
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    Come semplice " curiosità " posso aggiungere che nel 1782 vennero coniate,presso la Zecca di Napoli, solo le tre monete per i Reali Presidii... @D.B.G, @Piakos
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    Ciao Piakos,parliamo di falsi coevi,più avanti posterò un falso moderno per frodare i collezionisti,più precisamente parlo dei 120 grana di Ferdinando II ,in più ci sono anche i riconii ma questo è un'altro discorso. Non sono a conoscenza di falsi moderni di monetazione in rame.
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