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  1. 4 points
    Quintus

    R.N. Espero

    Oggi 2 gennaio 2019 è l’anniversario della morte di mio padre. Ci ha la lasciato nel lontano 1984 all’età di 50 anni, dopo diversi anni di sofferenza, prima a causa di un tumore a milza e ghiandole linfatiche e poi per una paresi che lo ha tormentato per gli ultimi 3 anni di vita (se così la vogliamo chiamare). Come forse saprete, mio padre, era appassionato di modellismo e costruiva bellissimi modelli sia di navi che aerei (e anche altro a dire il vero, ha fatto anche un modello del L.E.M.), modelli sia statici che radiocomandati e tutti fatti “da zero”, senza comodi kit, ma basandosi solo sui progetti originali e producendo tutti i pezzi in legno, metallo e alla fine, per le “grandi serie”, anche la vetroresina. Ma tornando a noi… verso la fine degli anni ’70, in onore del sacrificio degli uomini della R.N. Espero decise di costruire il suddetto modello. Modello… facile a dirsi, ma se il modello è in una scala di 1:20 e l’originale misura quasi 100 metri… il risultato finale è un “modellino” di quasi 5 metri, costruito in una cantina di 5,30 metri di lunghezza! La costruzione è durata quasi 1 anno ma, alla fine, l’oggetto era stupendo. Realizzato per poter essere radiocomandato. Era dotato di 2 motori elettrici, le torrette principali potevano essere ruotate a destra e sinistra e variare l'alzo dei cannoni mentre i fumaioli potevano emettere fumo grazie al liquido che veniva utilizzato per il fumo in discoteca. Alla fine il “modellone” fu venduto al figlio di un ammiraglio che lo tenne esposto per anni (insieme ad altre decine di modelli fatti da mio padre) presso il Museo Navale a La Spezia. Ad oggi non ho idea di che fine abbiano fatto tutte le sue produzioni. Quella che segue è la breve storia della fine della R.N. Espero, cacciatorpediniere della Regia Marina Italiana. Varato nel 1927 presso i cantieri Ansaldo di Sestri Ponente. Faceva parte della Classe Turbine insieme ad altre 7 unità. Il motto dell'Espero era: "Venti impetu delendo ruo" (mi lancio all'attacco con l'impeto del vento). Allo scoppio della seconda guerra mondiale era caposquadriglia della II Squadriglia Cacciatorpediniere che comprendeva i gemelli Borea, Ostro e Zeffiro. La base era Taranto ed il comandante dell’unità era il Capitano di vascello Enrico Baroni. Quello che segue è il racconto, tratto dalle pagine di wikipedia del sacrificio dei nostri marinai per permettere ai compagni di salvarsi. Il 27 giugno 1940, di sera, l’Espero salpò da Taranto per la sua prima missione di guerra: trasportare a Tobruk, insieme all’Ostro ed allo Zeffiro, due batterie contraeree (od anticarro) della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale per un totale di 10 bocche da fuoco, 120 tonnellate di munizioni ed i relativi serventi, 162 camicie nere. Nel pomeriggio del giorno seguente le tre unità della II Squadriglia furono avvistate ed attaccate, un centinaio di miglia a nord di Tobruk, dal 7° Cruiser Squadron della Royal Navy: lo componevano gli incrociatori leggeri Sydney (australiano), Orion, Liverpool, Neptune e Gloucester (britannici), che iniziarono il tiro alle ore 18, da una distanza compresa tra i 16.000 ed i 18.000 metri. La teorica velocità superiore che i tre cacciatorpediniere italiani avrebbero dovuto avere era vanificata dall'appesantimento rappresentato dal carico imbarcato. Il comandante Baroni prese dunque la decisione di sacrificare la propria nave nel tentativo di trattenere gli incrociatori inglesi, ordinando al contempo ad Ostro e Zeffiro di dirigere per Bengasi alla massima velocità (entrambi i cacciatorpediniere scamparono così alla distruzione e giunsero in porto indenni). L’Espero aprì il fuoco alle 18.10 ed andò incontro agli incrociatori inglesi, manovrando ad elevata velocità per evitare le bordate, stendendo cortine fumogene per coprire la ritirata delle unità gemelle, sparando – inutilmente – con i cannoni e lanciando siluri per costringere le unità britanniche a tenersi a distanza: infatti occorsero due ore di combattimento e ben 5000 proiettili (tra cui 1600 del calibro principale, 152 mm), perché la nave venisse colpita. A colpire il cacciatorpediniere fu principalmente il Sydney. I primi proiettili caduti a bordo del cacciatorpediniere provocarono numerose vittime tra le camicie nere, sistemate in coperta, poi fu colpita una caldaia ed in breve l’Espero venne immobilizzato; mentre tre degli incrociatori si avvicinavano sino a 5.000 metri per ultimarne la distruzione, lanciò altri due siluri. Furono messe a mare alcune imbarcazioni, mentre alcuni dei pezzi continuarono a sparare sino all'affondamento; furono allagati i depositi munizioni e l’Espero dapprima sbandò sulla sinistra, poi si raddrizzò, quindi, colpito ancora ed in fiamme, sbandò sulla dritta e s'inabissò alle 20.15 nel punto 35°18' N e 20°12' E, portando con sé gran parte dell'equipaggio. Il comandante Baroni, ferito, affondò volontariamente con la sua nave: alla sua memoria fu conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Però non dimentichiamo anche gli altri componenti dell’equipaggio che sacrificarono la lori vita da eroi. Il Sydney, portatosi nei pressi del luogo dell'affondamento, recuperò uno zatterino con 37 (o 41) superstiti, mentre le altre imbarcazioni, parte non viste, parte allontanatesi per evitare la prigionia, rimasero alla deriva per diversi giorni. Solo una, con a bordo 36 uomini (tra cui il comandante in seconda), fu infine soccorsa. Prima però rimase alla deriva per 13 giorni: entro tre giorni fame, sete e follia (alcuni uomini, impazziti per la fame ed il sole, si gettarono in acqua, tra questi il comandante in seconda) avevano ridotto il numero degli occupanti a 14, divenuti poi 7 quando, quattro giorni dopo l'affondamento, fu trovata una scialuppa abbandonata con a bordo quattro barilotti d'acqua, che consentì la sopravvivenza degli uomini rimasti, tranne uno. Il decimo e l'undicesimo giorno furono avvistati aerei, ma solo tredici giorni dopo l'affondamento i 6 superstiti, stremati, furono tratti in salvo dal sommergibile Topazio. L'Espero fu la prima unità perduta nella sanguinosa guerra dei convogli per la Libia. Questa è solo una delle tante eroiche gesta dei militari italiani, spesso scherniti e derisi, messi in secondo piano perché "italiani". Ma nulla abbiamo da invidiare alle altre nazioni in quanto orgoglio, dedizione, coraggio e generosità. Ave! Quintus
  2. 4 points
    Lugiannoni

    Antonino Pio per Marco Aurelio - Sesterzio

    Evidentemente i collezionisti dei sesterzi imperiali somigliano molto a quanto diceva Cesare parlando di Bruto (<Non sa cosa vuole, ma lo vuole fortemente>). Vi presentano un senterzio stupendo, come uscito dalla Zecca ed ecco che andate a cercare il pelo nell'uovo: <i piani sono sbassati... i capelli ritoccati (ma chi di noi non va mai dal barbitonsore?)...la patina è artificiale..> ecc. ecc. Poi arriva un sesterzio che, poveretto, risente di tutti gli acciacchi tipici di una lunga età (l'anca, le cateratte, il soffietto al cuore...) ed eccoli lì, tutti a inveire contro contro chi si presenta onestamente senza trucchi e parrucchi! Collezionare dei bei denarini noo?
  3. 3 points
    Giuseppe Gugliandolo

    CNG - TRITON XXII (8-9 Gennaio)

    Non solo non risenti dei diritti d'asta ma ti prendi anche gli altri
  4. 2 points
    Lugiannoni

    AUGURI

    Augurissimi a tutti, siano belli o siano brutti. Augurissimi ai mercanti: che accontentin tutti quanti; Tanti auguri a quelli persi nel cercar veri sesterzi. Un sincero e schietto augurio Ai cultori del denario Mentre a quelli del fiorino Il saluto è più vicino.
  5. 2 points
    Giuseppe Gugliandolo

    Convegno di Palermo - 15 Dicembre 2018

    Affluenza abbastanza interessante, sono arrivato prestissimo quindi ho visto via via la sala riempirsi A livello economico penso sia stato meno interessante di quello di Messina dello scorso Ottobre ma qui c'era, a mio avviso, tutt'altro livello culturale: molti nomi più importanti per le monetazioni sicule. C'era una maggior presenza di nomi molto preparati a livello scientifico sulla materia e alcuni dei quali ho avuto modo di conoscerli e scambiarci con piacere qualche parola o idea. Ho acquistato una cartolina per un regalo, un libro ed un 3 tarì di Carlo Successivamente vedrò di postarli
  6. 2 points
    Ras al ghul

    asta NAC 112 - zecche italiane

    Si tratta di monete che caratterizzano una collezione. Se si vuole fare Napoli in maniera seria bisogna mettere mano al portafogli,bisogna fare sacrifici :se si vuole una moneta non basta avere i soldi,ci vuole anche il coraggio di comprare.I forum abbondano di semplici collezionisti che ,pur potendo,non concepiscono come si possa spendere 100 euro per una moneta"vecchia",ciononostante comprano monete antiche spendendo 10/20 euro pensando che se si spende di più si è fessi,non si rendono conto che quelle monete ,che hanno pagato così poco,avrebbero dovute pagarle molto di più :così non si va da nessuna parte,bisogna dare dignità ,rispetto e valore alle monete che si vuol collezionare. Con un migliaio di euro si può tirar su una bella collezione ,anche di monete napoletane(non ad alti livelli)ma bisogna studiare. I forum possono essere considerati degli strumenti di aggregazione,per fare amicizie virtuali che,poi,si possono concretizzare in amicizie vere,concrete,fatte di frequentazioni e scambi culturali e,per chi si limita a ciò,va bene,ma se si vuole intraprendere collezioni serie,bisogna spendere soldi:molti quando giungono a dover acquistare le rarità si spaventano e smettono di collezionare perché tali monete non costano più 10/20 euro,ma molto di più. Ci vuole passione che si alimenta con la lettura,con lo studio.
  7. 2 points
    Ras al ghul

    asta NAC 112 - zecche italiane

    Ho seguito ieri l'asta on line ,la monetazione di Napoli era la parte più consistente per numero ,era la parte più importante per le rarità poste in asta,era la parte più strabiliante per la bellezza delle monete .Per quanto riguarda le monete napoletane ,per alcune,mi aspettavo realizzi un po'più alti.
  8. 2 points
    realino santone

    pubblica 1622

    D/ PHILIPPUS ° IIII ° D ° G ° 1622 ; busto del re a destra, dietro sigle MC = Michele Cavo, (su alcuni esemplari anche MC /P , rarissimi ); R/ PUBLI / CA /./COMMO/DITAS ; ghirlanda ; rame, noti esemplari fusi nell'arsenale, questa moneta aveva il valore di 2 grana, ma con la riforma del marzo 1626 fu portata a 3 tornesi, le "pubbliche " indicheranno sempre il valore di tre tornesi, la legenda del rovescio significa : per la comodità pubblica , quindi monete per il popolo da usare nel quotidiano
  9. 1 point
    Riccardo Paolucci

    APPUNTI DI NUMISMATICA FRIULANA

    E' in stampa "APPUNTI DI NUMISMATICA FRIULANA". Non appena l'Editore mi consegnerà le bozze sarò esauriente sul numero di pagine e costo. Per ora posso solo dire che il libro è in Brossura e si aggira attorno alle 56 pagine. Grazie per l'attenzione
  10. 1 point
    Menelao

    SPLENDIDO TETRADRAMMA DI CATANE

    Avete notato questo "pezzettino" passato in asta lo scorso 6 dicembre? Avete notizie del prezzo di aggiudicazione?? Hess-Divo AG > Auction 335 Auction date: 6 December 2018 Lot number: 9 Price realized: 50,000 CHF (Approx. 50,418 USD / 44,288 EUR) Note: Prices do not include buyer's fees. Lot description: GREEK COINS FROM THE ABOU TAAM FAMILY COLLECTION. SICILIA. CATANE. Tetradrachm, about 464-450 BC. AR 16.86 g. Bearded, man-headed bull standing r., crowned by Nike flying r. ; in exergue, K(retrograd) Rev. KAT-ANAION Nike, wearing long chiton, wings open, standing l., holding taenia in her extended r. hand; in front, crane standing l. Very rare. Nice tone. Light traces of overstriking. Extremely fine Provenance: Comery collection. Auction Roma Numismatics Ltd., London 6 (2013),394. Estimate: 50000 CHF
  11. 1 point
    Lugiannoni

    SPLENDIDO TETRADRAMMA DI CATANE

    Non vorrei prendere un abbaglio, ma il prezzo di aggiudicazione è: Price realized: 50,000 CHF (Approx. 50,418 USD / 44,288 EUR) Note: Prices do not include buyer's fees. Peraltro una moneta assai intrigante: la figura della Nike è di una notevole eleganza nella sua stilizzazione quasi moderna!
  12. 1 point
    carledo49

    Pensate sia originale o falsa?

    Ahahahah Luciano, non sia mai! Il primo imputato eventualmente sarei io. Le monete erano abbinate a dei prodotti dolciari della Mister Day, poi acquistata da Parmalat. Prodotti sul tipo merendine in buste credo da 6/8 pezzi. Mi avevano molto incuriosito e ne comprai diverse confezioni. Le pseudo monete sono in effetti piuttosto bruttine e fatte in maniera molto approssimativa. Rimangono comunque un caro ricordo che ho conservato.
  13. 1 point
    Quintus

    Le origini del Natale

    Tratto dal sito romanoimpero.com un interessate articolo che ci spiega quali sono le origini pagane del Natale Cristiano. ORIGINI DEL NATALE - DIES NATALIS Sol Invictus, cioè Sole invitto era il nome religioso usato per diverse divinità nel tardo Impero romano: El-Gabal, Mitra e Sol. Ma già il sole era stato adorato a Roma come Apollo e come Elios. SOLSTIZIO D'INVERNO Il solstizio d'inverno nel vecchio calendario Giuliano cadeva il 25 dicembre e celebrava le nozze della notte più lunga con il giorno più corto. La rinascita del mondo. Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente “sole fermo”, perché nell’emisfero nord della terra, nei giorni dal 22 al 24 dicembre, il sole sembra fermarsi in cielo, fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore. In quel periodo il sole raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale, la notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, col giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più flebile di luce e calore, per tornare vitale e “invincibile” sulle stesse tenebre. Insomma il 25 dicembre il sole rinasce, ha il nuovo “Natale” dell'anno. Il solstizio d’inverno iniziò ad essere celebrato già dai nostri antenati, ad esempio presso Stonehenge in Gran Bretagna, e in Irlanda, in Francia, in Iran, e nella Val Camonica, in Italia, già in epoca preistorica e protostorica. Ma il 25 dicembre è associato al giorno di nascita o di festa di parecchie divinità antecedenti al Cristo che hanno ispirato in diversi lati la nuova religione. I mosaici e gli affreschi raffiguranti immagini di Iside seduta che tiene in braccio Horus con la corona solare sul capo, sembra abbiano ispirato molte immagini della Madonna col Bambino con la stessa caratteristica. Così il culto di Mitra fu il culto più concorrenziale al cristianesimo e col quale il cristianesimo si fuse un poco, anche perché pure Mitra in alcuni miti era stato partorito da una vergine, aveva dodici discepoli e veniva soprannominato “il Salvatore”. Così a Babilonia, nel 3000 a.c. circa, veniva festeggiato il dio Sole babilonese Shamash, e successivamente la Dea Ishtar con suo figlio Tammuz, considerato l’incarnazione del Sole. Anche Ishtar veniva rappresentata con un'aureola di 12 stelle sul capo, come la Madonna, e col bambino tra le braccia, bambino che poi cresceva e moriva per risorgere dopo tre giorni. Nei giorni del solstizio d’inverno, si svolgeva in onore di Dioniso una festa rituale chiamata Lenaea, “la festa delle donne selvagge”, dove veniva celebrato il Dio che “rinasceva” bambino dopo essere stato fatto a pezzi. Ma era anche il giorno natale sia di Ercole che di Adone. Il Dio Mitra, identificato come Sol Invictus dai militari romani tra cui si diffuse molto, si incarnò nascendo da una donna vergine nel solstizio d’inverno, fu adorato dai pastori, ebbe dodici discepoli, fu ucciso da una lancia che trapassò il suo costato, e risorse dopo tre giorni. Oggi il Natale e il Capodanno rappresentano due differenti ricorrenze di cui la prima viene festeggiata il 25 Dicembre, l’altra il 1° Gennaio. Per i Romani le due date coincidevano, perché il Natale era il “NATALIS SOLIS INVICTI” che segnava il ciclo dell'anno nuovo. SOLIS NATALIS INVICTUS Il culto del Sole Invitto, cioè non vinto, si diffuse a Roma per la prima volta con l'imperatore Eliogabalo (sebbene vi siano emissioni monetali antecedenti del Sole, almeno dell'epoca di Caracalla), che tentò prematuramente di imporre il culto di Elagabalus Sol Invictus, il Dio-Bolide solare della sua città in Siria. Eliogabalo fece costruire un tempio dedicato alla nuova divinità sul Palatino. Con la morte violenta dell'imperatore nel 222 questo culto cessò di essere coltivato a Roma, anche se molti imperatori continuarono ad essere ritratti sulle monete con l'iconografia della corona radiata solare per quasi un secolo. Il Sol Invictus, inoltre, compare come divinità subordinata associata al culto di Mitra, e a volte è confuso col culto di Elios o di Apollo. Il termine Invictus compare anche riferito a Mitra stesso e al Dio Marte nelle iscrizioni private dei dedicanti e dei devoti. Nel 272 Aureliano sconfisse la principale nemica dell'impero, la Regina Zenobia del Regno di Palmira, grazie all'aiuto provvidenziale della città stato di Emesa, arrivato giusto quando le milizie romane stavano sbandando. L'imperatore raccontò di aver avuto la visione del dio Sole di Emesa, che interveniva per rincuorare le truppe in difficoltà nel corso della battaglia. D'altronde a Costantino apparve la croce in cielo che lo spronava a combattere e prometteva la vittoria. Si pensa che Aureliano fece in fondo un'abile mossa politica, perché tanto il culto del Sole era presente in tutte le regioni dell'impero. Ognuno può scegliersi la fede che vuole, oppure pensare che la propaganda all'epoca si facesse così. Comunque nel 274 Aureliano trasferì a Roma i sacerdoti del dio Sol Invictus e statalizzò il culto solare di Emesa, indossando egli stesso nelle cerimonie una corona a raggi, ed edificando un tempio sulle pendici del Quirinale con un nuovo corpo di sacerdoti: i Pontifices Solis Invicti. A Roma esisteva la religione di stato, ma in modo molto particolare. Infatti i culti ufficializzati erano pagati dallo stato, ma le altre religioni erano ugualmente rispettate e potevano convivere ufficialmente con queste. La religione cristiana non fu perseguitata come religione, ma perché i suoi seguaci volevano abolire le religioni di stato romane. Volevano insomma abbattere qualsiasi altra religione, in modo davvero poco democratico. La festa del Sole diventò il culto più importante in Roma verso la fine del III sec. per l'influenza delle tradizioni orientali. DIES NATALIS Aureliano consacrò il tempio del Sol Invictus il 25 dicembre 274, in una festa chiamata Dies Natalis Solis Invicti, "Giorno di nascita del Sole Invitto", facendo del dio-sole la principale divinità del suo impero ed indossando egli stesso una corona a raggi. La festa del Dies Natalis Solis Invicti divenne via via sempre più importante in quanto si innestava, concludendola, sulla festa romana più antica, i Saturnali. Il Dies Natalis Solis Invicti veniva incluso nelle festività dei Saturnalia che si prolungavano dal 17 al 25 Dicembre e finivano con le Larentalia o festa dei Lari, le divinità tutelari incaricate di proteggere raccolti, strade, città e famiglia. I Saturnalia, una celebrazione religiosa dedicata al dio Saturno, dapprima divinità agraria latina, protettrice della semina e delle sementi, e poi assimilato al dio greco Cronos, sposo di Rhéa, la “Terra”. Anche l'imperatore Costantino era un seguace del Dio Sole, in qualità di Pontifex Maximus dei romani. Egli, infatti, raffigurò il Sol Invictus sulla sua monetazione ufficiale, con l'iscrizione SOLI INVICTO COMITI, "Al compagno Sole Invitto", definendo quindi il Dio come un compagno dell'imperatore. Con un decreto del 7 marzo 321 Costantino stabilì che il primo giorno della settimana (il giorno del Sole, Dies Solis) doveva essere dedicato al riposo: « Nel venerabile giorno del Sole, si riposino i magistrati e gli abitanti delle città, e si lascino chiusi tutti i negozi. Nelle campagne, però, la gente sia libera legalmente di continuare il proprio lavoro, perché continuare il proprio lavoro, perché spesso capita che non si possa rimandare la mietitura del grano o la semina delle vigne; sia così, per timore che negando il momento giusto per tali lavori, vada perduto il momento opportuno, stabilito dal cielo. » La celebrazione del Sole Invitto proprio il 25 dicembre è testimoniata nel Cronografo del 354 insieme alla testimonianza del Natale cristiano. La prima testimonianza della celebrazione del Natale cristiano successiva al Cronografo del 354 risale al 380 grazie ai sermoni di san Gregorio di Nissa. La festa del Natale di Cristo, infatti, non è riportato nei più antichi calendari delle festività cristiane e anche in seguito veniva celebrato in date estremamente differenti tra loro. Durante il regno di Licinio la celebrazione si svolse il 19 dicembre, data forse più prossima al solstizio astronomico nel calendario allora in vigore. Nel 330 Costantino, sebbene, contrariamente a ciò che si racconta, mai convertito al cristianesimo, ufficializzò per la prima volta la festa della natività di Gesù, che con un decreto fu fatta coincidere con la festa pagana della nascita di Sol Invictus. Il "Natale Invitto" divenne così il "Natale" Cristiano. Nel 337 papa Giulio I ufficializzò la data del Natale per conto della Chiesa cattolica, come riferito da Giovanni Crisostomo nel 390: « In questo giorno, 25 dicembre, anche la natività di Cristo fu definitivamente fissata in Roma. » SOLE - MITRA A Roma Mitra fu soprattutto il Dio dei soldati, seppure abbracciata da imperatori, agricoltori, burocrati, mercanti e schiavi, con regole di comportamento molto precise, che richiedevano la temperanza, l'autocontrollo e la compassione anche nella vittoria. Tanto che Tertulliano rimprovera ai suoi fratelli cristiani il loro comportamento inadeguato dicendo: "Se non vi vergognate da voi, miei commilitoni di Cristo, non sarà Cristo a condannarvi, ma i soldati di Mitra" Il Mitraismo, come il Cristianesimo, offriva la salvezza ai suoi seguaci, perché Mitra era nato nel mondo per salvare l'umanità dal male. Aureliano, originario della Dacia Ripensis e figlio di una sacerdotessa del Sole, fece del Dies Natalis Solis Invictus il centro della liturgia imperiale, complice il diffondersi negli ambienti militari del mithraismo, dove Mithra era considerato il Figlio del dio supremo Sol: Figlio del Sole e Sole lui stesso, nato da una roccia presso un albero sacro e con la torcia in mano, simbolo della Luce e del Fuoco che spandeva sul cosmo. Il mito narra che alcuni pastori presenti all'evento soprannaturale gli avevano offerto primizie dei greggi e dei raccolti. Non poche le analogie con la nascita del Cristo in una "grotta" illuminata da una stella mentre i pastori lo adoravano.Mitra è nato da una vergine in una grotta il 25 dicembre, è adorato la Domenica, il giorno del sole. Era un dio-salvatore, come Gesù morto e risorto per diventare un Dio messaggero, intermediario tra l'uomo e il Dio della luce, il leader della giustizia contro le forze oscure del male. SOLE - ELIOS "Prima di cominciare l'anno" scriveva l'Imperatore Giuliano nel discorso su Elio Re "noi diamo in onore di Elio giochi magnifici, solennità consacrate a Elio Invincibile. ..Ah! si degnino gli dei sovrani di permettermi di celebrare sovente questi misteri, e che il sovrano stesso dell'universo, Elio il primo, mi accordi questo favore! Sorto da tutta l'eternità intorno all'essenza feconda del Bene, mediatore fra gli dei intelligenti, essi stessi mediatori, Egli ne assicura pienamente la continuità, la bellezza senza limiti, l'inesauribile fecondità, l'intelligenza perfetta, e li dota abbondantemente di tutti i beni atemporali". IL SOLE INVITTO E IL CRISTIANESIMO A Roma esistevano diversi natali a cominciare dal Natale di Roma, una solennità pubblica che coincideva con l'antica festa dei Parilia e a proseguire col natale degli imperatori e pure quello di alcune divinità, come il Natalis Minervae. Il natale più famoso era però quello del Sole Invitto, il Dies Natalis Solis Invicti, introdotto da Eliogabalo. Sembra evidente che i cristiani abbiano "ribattezzato" la festa pagana del Sole Invitto come "Festa della nascita di Cristo", spostandone la data dal 21 al 25 dicembre, per soppiantare l'altra, sempre molto diffusa tra la popolazione. Ma all'epoca, sia la nascita da una madre vergine con procreazione miracolosa, sia la resurrezione il terzo giorno successivo alla morte erano i segni distintivi della divinità. Nelle civiltà del Mediterraneo orientale del I sec. d.c. questi prodigi appartenevano numi pagani agrari e solari. Il mito di base è dramma del giovane dio che muore nel pieno della sua vita per rigenerare la natura con il suo sangue, ma rinasce con il grano nuovo della primavera per trasformarsi nel "Signore dei vivi e dei morti" e nel "Salvatore dell'Umanità". In Egitto questo dio è Osiride, in Persia è Mitra, in Asia Minore è Attis, in Grecia è Dioniso. Ma all'origine è il figlio-vegetazione della Grande Madre Natura che muore al solstizio d'inverno, per resuscitare all'equinozio di primavera, quando i campi reinverdiscono. Successivamente il Dio muore e rinasce ogni anno al solstizio d'inverno. Nel 376 venne soppresso il culto di Mitra a Roma per ordine del prefetto. Con l’editto dell’imperatore Teodosio del 392, che diede inizio alle persecuzioni contro i riti pagani, si conclusero in tutto l’Impero le ultime celebrazioni in onore della dea Iside madre di Horus; e con i decreti dell’Imperatore Giustiniano del 536 fu chiuso l’ultimo tempio in onore di Iside in Egitto, dando via libera al Natale cristiano in tutto l’Impero Romano. Prima di tale canonizzazione, durante il cristianesimo delle origini, la nascita di Cristo aveva date diverse: per S. Cipriano cadeva il 28 marzo, per S. Ippolito il 23 aprile, secondo Clemente Alessandrino il 20 maggio, o il 10 gennaio, o il 6 gennaio; quest’ultima data successivamente si affermò in Oriente, e da lì venne utilizzata a Roma fino al cambiamento deciso da Costantino e poi confermato da Papa Giulio I. Altre Chiese cristiane, come quella ortodossa, copta, armena, continuano invece a celebrarlo il 6 gennaio, dove l’Epifania rappresenta l’Annunciazione della nascita di Cristo. La religione del Sol Invictus restò in auge fino al celebre editto di Tessalonica di Teodosio I del 27 febbraio 380, in cui l'imperatore stabiliva che l'unica religione di stato era il Cristianesimo di Nicea, bandendo di fatto ogni altro culto. Il 3 novembre 383 il Dies Solis, che era chiamato anche Dies Dominicus, giorno del Signore, in accordo con l'uso cristiano attestato da quasi tre secoli (cfr. Apocalisse 1, 16), fu dichiarato giorno di riposo obbligatorio per i tribunali, per gli affari e la riscossione dei debiti, comandando che fosse considerato sacrilego chi non ottemperava all'editto del Codice Teodosiano: « ad Principium praefectum praetorio. Solis die, quem dominicum rite dixere maiores, omnium omnino litium et negotiorum quiescat intentio; debitum publicum privatumque nullus efflagitet; ne aput ipsos quidem arbitros vel e iudiciis flagitatos vel sponte delectos ulla sit agnitio iurgiorum. Et non modo notabilis, verum etiam sacrilegus iudicetur, qui a sanctae religionis instinctu rituve deflexerit. Proposita III non. nov. Aquileiae Honorio n. p. et Evodio conss. » L'ultima iscrizione riferita al Sol Invictus risale al 387 d.c. e ci sono ancora tanti devoti nel V sec. d.c. che Agostino ritenne necessario predicare alacremente contro di loro. L'apologeta cristiano Epifanio di Salamina narra che in alcune città d'Arabia e d'Egitto i pagani celebravano una festa dedicata al trionfo della luce sulle tenebre, cioè la nascita del dio Aîon, generato dalla vergine Kore, La testimonianza di Epifanio è confermata anche da Cosma di Gerusalemme, che ancora nel sec. VIII d.c. cita la medesima celebrazione nella notte tra il 24 e il 25 dicembre. La confusione fra i culti pagani e quello cristiano durò diversi secoli, anche perché l'editto di Teodosio, che proibiva i culti diversi dal cristianesimo, pena l'alienazione dei beni e pure la morte, non determinò la conversione dei pagani. Ancora ottanta anni dopo, nel 460, il papa Leone I sconsolato scriveva: « È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei. » (Papa Leone I, 7° sermone tenuto nel Natale del 460 - XXVII-4) Nuova Enciclopedia Cattolica: “Alla nascita di Cristo fu assegnata la data del solstizio invernale perché in quel giorno, in cui il sole inizia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il dies natalis Solis Invicti”. Enciclopedia Americana, edizione 1944: “Il Natale … secondo molte fonti autorevoli, non veniva celebrato nei primi secoli della Chiesa cristiana, in quanto l’usanza cristiana in generale era quella di celebrare la morte delle persone più importanti, non il giorno della loro nascita… Una festa fu stabilita in memoria di questo evento [la nascita di Cristo] nel quarto secolo …Poiché il giorno esatto della nascita di Cristo non era noto, la Chiesa occidentale nel quinto secolo ordinò che la festa venisse celebrata per sempre nello stesso giorno dell’antica festa romana in onore della nascita del dio Sole”. New Schaff-Herzog Enciclopedia of Religious Knowledge: “Le feste pagane dei saturnalie della brumalia erano troppo radicate nel costume popolare per essere abolite dall’influenza del Cristianesimo … La festa pagana, con le sue baldorie e gozzoviglie, era talmente popolare che i Cristiani furono ben contenti di avere trovato una scusa per perpetuarne la celebrazione con pochi cambiamenti, sia nello spirito che nelle usanze … i Cristiani della Mesopotamia accusarono i loro fratelli occidentali d’idolatria, e di adorare il Sole, per avere adottata questa festa pagana”. Sperando sia di vostro interesse. Ave! Quintus
  14. 1 point
    Giuseppe Gugliandolo

    Le origini del Natale

    Eppure vedi, per come la penso io non conta se la data è errata ma conta come viene vissuto: dovrebbe essere momento di raccolta spirituale e di gioia ma spesso si pensa che per quest'ultima ci sia necessità di qualcosa di materiale. Per il resto è facilmente intuibile come le alte cariche cristiane sopratutto nei primi secoli abbiano spinto la religione verso un'assimilazione degli altri culti per cercare, con le varie somiglianze, di integrare quanti più fedeli possibile. Tante chiese sorgono in posti che già precedentemente erano luoghi di culto, quasi a volersi sovrapporre alle religioni precedenti. Mi chiedo come fosse realmente il cristianesimo delle origini, non "inquinato" da questi fattori. @ilnumismatico detto ciò sono rimasto felicemente colpito dalla tua conoscenza dei Testi Sacri.
  15. 1 point
    Quintus

    Le origini del Natale

    Ciao @ilnumismatico! Io credo in Dio, e che con Dio ci siano tutte le cose che consideriamo positive... così come credo che le religioni, tutte, siano fatte dall'uomo per l'uomo. Non escludo che tra i preti e corrispondenti non vi possano essere anime illuminate, ma non credo che tutti i "rappresentanti" di Dio, in quanto uomini, possano farne le veci. Per onorare Dio non c'è bisogno del natale come di nessun'altra "festa". Basta essere giusti, rispettosi, onesti, buoni... ed in quel momento Dio sarà onorato e rispettato. Ave! Quintus
  16. 1 point
    DeAritio

    La disfatta in Africa

    Storie di chi non è mai arrivato al campo. Il 12 Febbraio 1944, la nave piroscafo Oria, con a bordo più di 4.000 prigionieri di guerra italiani catturati dai tedeschi, subì uno dei naufragi più disastrosi della storia, nei pressi dell’isola di Patroklos, a sud di Atene. La nave di oltre 2000 tonnellate si scontrò, a causa di una brusca manovra dovuta a una violenta tempesta, con le rocce dei fondali bassi. I soccorsi del Pireo, per via delle condizioni meteorologiche, arrivarono soltanto il giorno seguente, lasciando a un rimorchiatore italiano di Atene il compito di intervenire per primo, quando ormai era troppo tardi per salvare i marinai, ormai annegati all’interno dello scafo. Il piroscafo Oria fu inaugurato originariamente presso un cantiere di Oslo nel 1920 col nome di “Norda 4”. In seguito all’occupazione tedesca della Norvegia, la nave passò in mano alla Germania, che dopo essere stata requisita dalle autorità francesi di Vichy, se ne riappropriò nel 1942, nel bel mezzo della Seconda Guerra mondiale. Quando le truppe tedesche, con a capo il generale Wegener, si stabilirono nell’arcipelago del Dodecaneso, in Grecia, riferirono al Reich la loro preoccupazione per il sovrannumero dei prigionieri italiani, (catturati in seguito al loro rifiuto di unirsi al partito nazista tedesco, dopo l’armistizio del 1943) che avrebbero potuto ribellarsi e indebolirle. Iniziò così il trasporto dei prigionieri dalle isole greche a campi di prigionia in Germania, grazie alle navi mercantili italiane requisite dai nazisti. Una tra queste fu proprio la Oria, che finì per essere uno dei peggiori disastri navali della storia e il peggiore in assoluto nel Mediterraneo. A bordo vi erano anche l’originario equipaggio norvegese, numerosi soldati sorveglianti tedeschi, e un carico di olii minerali e materiale per le motociclette dell’esercito tedesco. I prigionieri, insieme ai materiali, vennero rinchiusi nelle stive del piroscafo, in condizioni disumane e coi portelli chiusi dall’esterno, in modo che non potessero uscire sul ponte e tuffarsi in mare. I superstiti, che si trovavano tutti nella porzione di nave rimasta a galla, furono 37 italiani, 6 tedeschi e 5 membri dell’equipaggio norvegesi, inclusi il primo ufficiale di macchine e il comandante Rasmussen. Nel 1955 alcuni palombari greci smembrarono il relitto per recuperarne il ferro, e traslarono le salme di 250 naufraghi ancora intrappolate nelle stive, verso la costa, dove furono sepolte in fosse comuni, per poi essere traslati in piccoli cimiteri sulle coste pugliesi. A lungo dimenticato, il relitto della Oria venne poi ritrovato da un appassionato di storia e subacqueo greco di nome Aristotelis Zervoudis. Nel 1999, informato da alcuni pescatori del luogo che avevano recuperato qualche strano utensile, l’uomo si immerse a est di Patroklos, rinvenendo alcuni manufatti con iscrizioni in italiano.
  17. 1 point
    Spoudaios

    Antonino Pio per Marco Aurelio - Sesterzio

    Verissimo Luciano. Ma a me piacciono con tutti gli acciacchi. Solo, sono sempre incuriosito dalle diagnosi degli amici.
  18. 1 point
    carledo49

    Antonino Pio per Marco Aurelio - Sesterzio

    Luciano, sei il più saggio Carlo
  19. 1 point
    Ras al ghul

    ASTA ANTIQVA 51

    https://www.deamoneta.com/auctions/search/607
  20. 1 point
    Riccardo Paolucci

    ASTA ANTIQVA 51

    ANTIQVA LTD Asta Elettronica 51 Chiusura domenica 17 FEBBRAIO 2019 dalle ore 17:00 LETTERATURA NUMISMATICA CLASSICA LETTERATURA NUMISMATICA MEDIOEVALE E MODERNA MEDAGLIE E PLACCHETTE CATALOGHI D'ASTA E LISTINI DI VENDITA LOTTI Tel. +39 346 5379883 e-mail: antiqvaltd@yahoo.co.uk
  21. 1 point
    Quintus

    Le mie banconote - Regno d'Italia

    Ciao a tutti! Con questa mia vi comunico l'inizio di una nuova collezione (ebbene si, @DeAritiomi ha contagiato). Inizialmente pensavo di collezionare solo le banconote della Luogotenenza di Umberto II ma poi, guardando bene le banconote del Regno d'Italia, non ho saputo resistere e... eccomi qui! Seguendo i consigli del mio illustre Maestro cerco di collezionare solo conservazioni SUP o FDS, probabilmente abbasserò le mie pretese al momento di mettere in collezione qualche rarità. Questa è la prima delle banconote del Regno che vi voglio far conoscere... Regno di Vittorio Emanuele III - 1939 Stampata presso: Officine dell'Istituto Poligrafico dello Stato di Roma Dimensioni: 80 x 51 mm Decreto del: 14/11/1939 Firme: Grassi, Porena, Cossu Tiratura migliaia: 500.000 (provvisorio) Num. serie: da 1 - 000.001 a 500 - 1.000.000 Rarità: C2 Fronte: a sinistra fascio littorio tra rami di quercia, a destra il numero 2 con una spiga dietro. Rovescio: al centro statua romana. Qualcuno sa chi rappresenta la statua? (Giulio Cesare, così a sentimento) e dove si possano reperire ulteriori informazioni riguardo questa banconota? Ave! Quints
  22. 1 point
    Quintus

    Le mie banconote - Regno d'Italia

    C3 = comunissimo C2 = molto comune C = comune NC = non comune R = raro R2 = moto raro, non sempre reperibile R3 = rarissimo, non facilmente reperibile R4 = estremamente raro, difficilmente reperibile R5 = della massima rarità, introvabile U = unico, un solo esemplare conosciuto NR = non riscontrato, solo notizie bibliografiche Grazie... purtroppo andando su con al rarità la conservazione peggiorerà certamente! Ave! Quintus
  23. 1 point
    Cliff

    CNG - TRITON XXII (8-9 Gennaio)

    Mike Gasvoda è il nuovo proprietario di CNG, non è un caso quindi che ora CNG vendendo le monete della collezione Gasvoda vi applichi basi abbastanza "sostenutelle"... In effetti non avevo pensato alla possibilità e ai possibili vantaggi di comprarsi prima una casa d'aste nell'ottica di dover vendere la propria collezione...
  24. 1 point
    Quintus

    Panorama Numismatico dicembre 2018

    Ma avete visto che errore? Carusio... tutti sanno che era un usurpatenore! Bah! Ave! Q.
  25. 1 point
    carledo49

    20 lire Littore 1927 Vittorio Emanuele III

    Giudicare una moneta, che sia la sua originalità od il suo stato di conservazione, da una semplice foto per di più non perfetta è materia assai ardua. Spesso si prendono cantonate in tutti i sensi, e spesso si innescano discussioni spiacevoli su chi, da grande saputello, non è per nulla d'accordo. Tanti periti ci son cascati! Reputo oltremodo difficile giudicare anche con il tondello in mano, figuriamoci in queste condizioni. Comunque, da quanto vedo, la moneta "sembrerebbe" in ottime condizioni, sia per assenza di colpi e graffi importanti e sia per il suo grado di usura piuttosto minimo. Essere estremamente precisi (ma quale sarà la precisione?) è piuttosto difficile, comunque è senza dubbio una moneta in alta/altissima conservazione. Forse foto migliore renderebbe il giudizio più accurato, ma un margine di errore, a chi giudica da foto, deve essere concesso. Carlo
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