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    Nella sezione: Monete e Medaglie delle Monarchie Medievali Europee ho preso in esame insieme a colleghi del forum l’argomento riguardante “Alcuni esempi di imitazioni di monete”. Abbiamo trattato solo pochi casi, poi la ricerca si è arenata perché (forse) interessati ad altri argomenti. Tuttavia, ve ne è uno che a mio avviso potrebbe essere una imitazione del denaro di Lucca ad opera di Volterra, che merita di essere sottoposto ad un più attento esame alla luce di un recente ritrovamento. Avevo avuto tempo fa qualche chiarimento sull’argomento da una ricercatrice di un altro forum e ho saputo che una grande esperta delle volterrane è la dott. Cristina Cicali. Pochi esemplari sono stati ritrovati ed io finora non ne ho visto nessuno che sia con certezza di Volterra. Non ho avuto modo di entrare in contatto con questa esperta e quindi neppure di avere con lei uno scambio di punti di vista, per cui la ricerca sull’imitazione volterrana è rimasta nel cassetto. …….. A questo proposito desidero proporre qui alcune considerazioni della dott. Cristina Cicali tratte da: MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI BOLLETTINO DI NUMISMATICA 44-45 ANNO 2005 GENNAIO - DICEMBRE SERIE I Campiglia Marittima (Livorno) Museo del Parco Archeominerario di Rocca S. Silvestro Cristina Cicali: LE MONETE DEL CASTELLO MINERARIO DI ROCCA S. SILVESTRO “All’epoca del rinvenimento Matzke propose di identificare questi tipi monetali con i denari Volterrani più volte citati dalle fonti e mai ritrovati, avvalendosi soprattutto del fatto che Rocca S. Silvestro, molto vicino a Volterra, rappresentasse l’unico rinvenimento in situ. In realtà, allo stato attuale delle ricerche, tipi identici sono stati ritrovati anche a Poggibonsi (SI), ma non in insediamenti come Montemassi, Campiglia Marittima, Donoratico, molto vicini geograficamente a Rocca S. Silvestro;40) inoltre, se fossero davvero i denari volterrani, ne rimarrebbe comunque ancora sconosciuto il tipo più antico, le fonti infatti parlano già dal 1194 di denariorum Vulterre,41) quindi senza dubbio, la moneta Volterrana doveva essere stata coniata già prima di questa data.” “L’identificazione del denaro volterrano rimane comunque un problema irrisolto: è vero, come dice il Winseman-Falghera, che forse i denari volterrani vanno ricercati tra quelli lucchesi e pisani, visto che le fonti più volte denunciano chiare imitazioni delle due principali monetazioni del XII e del XIII secolo da parte della zecca di Volterra,43) ma è altrettanto vero che i documenti riportano il chiaro appellativo di ‘denari volterrani’ per cui in qualche modo dovevano distinguersi. Probabilmente mantenendo invariati il monogramma e le iscrizioni, gli incisori cambiavano il nome della città LVCA o PISA in VVLT,44) rendendo così difficilmente riconoscibili le varie emissioni, di per sé con le stesse dimensioni e con lo stesso valore. Matzke propone di leggere “VVLT(?)” negli esemplari rinvenuti a S. Silvestro,45) il che è a nostro avviso da escludere, visto che in quasi tutti gli esemplari sono chiaramente visibili le lettere LVCA in croce, e ciò che dovrebbe essere una T è palesemente una semplice mezza-luna. Una simile lettura è invece possibile su due monete provenienti da collezione privata46) e su alcuni esemplari rinvenuti durante l’ultima campagna di scavo nel castello di Montemassi.47) Si tratta di denari lucchesi che per il loro stile richiamano le emissioni del XII sec., poiché mostrano il tondello abbastanza circolare e le lettere ben eseguite. Ciò che colpisce in maniera particolare la nostra attenzione è, però, un piccolo tratto orizzontale, posizionato perpendicolarmente alla C del nome della città, come a voler realizzare appunto una T e trasformare la scritta LVCA in VVLT. Questa piccola linea, che può sembrare quasi insignificante, era probabilmente sufficiente per chi in quel periodo doveva distinguere, per motivi di peso e bontà, due monete esteriormente così simili, ma diverse nell’intrinseco. Le molte differenze grafiche fra i due esemplari esaminati provenienti da collezione e i successivi e numerosi rinvenimenti nel castello di Montemassi, fanno pensare che siano il prodotto di emissioni diverse, allontanando così l’eventuale dubbio che possa trattarsi di un errore o di una aggiunta arbitraria dell’incisore. Difficilmente infatti troviamo la stessa inesattezza su conî diversi. Potrebbero essere questi i denari volterrani più volte citati dalle fonti e fino ad oggi mai trovati?” Nel settembre 2015 l'italiano “miranda93” ha messo in vendita su eBay questo esemplare, il quale potrebbe rispettare i tipi di Volterra e che secondo la descrizione fatta dalla dott. Cicali possono essere rappresentati con questo schizzo: La moneta è questa Ed è evidente nel segno C al suo centro un piccolo tratto perpendicolare. Questa lettera non pare essere una T, non ostante, la parte orizzontale sia di una fattezza molto vicina ad una C? ...... Come già detto, oggi ho un nuovo elemento di analisi, il quale seppure non avalla l’ipotesi della contraffazione volterrana, per lo meno permette di avere una conferma circa l’autenticità del primo esemplare. Possiamo ora passare ad un esame del secondo esemplare, che proviene da una vendita fatta in Francia (anche questo esemplare!) da Mr Claude Bernard Fudes 07140 Les Assions France, il quale non ha pochi elementi in comune con il primo. Per riallacciare il discorso con quello dell’ottobre 2014, ripeterò le immagini di allora. E queste sono le immagini del nuovo esemplare, il quale a prima vista non pare affatto simile e meno ancora uguale al primo: Come dicevo, ad un esame meno attento non pare vi siano evidenti elementi di somiglianza tra le due monete, ma non è così. Ho fatto un confronto tra le immagini ed ecco che cosa si vede: questo al diritto La lettera H o doppia T è evidente sulle due facce ed è inserita in un cerchio . Nel nuovo esemplare si leggono chiaramente le lettere maiuscole N, A, T, O, un’altra N o la M. Il vecchio esemplare nella stessa posizione fa leggere solo A, T, O. Lettere che sono in parte nella legenda IMPERATOR. Non ci sono i segni caratteristici dell’espansione del tondello con martello. E questo al rovescio: Qui le legende CHVINRADVS ed EHRICVS non si vedono, ma neppure altre, mentre si distingue lo stesso modo di rappresentare la parte centrale del campo che dovrebbe corrispondere alla legenda LVCA dei denari lucchesi. Il primo esemplare esaminato tempo fa lascia vedere nel basso dell’immagine una N, una C, il globetto, una V ed una S coricata. L’altro esemplare solo il globetto, la lettera V e dopo di questa si potrebbe leggere la S coricata, mentre prima del globetto quello che il tondello lascia intuire potrebbero essere i resti della N e della C. Da notare come siano stati posizionati i due triangoli soprastanti il grosso globetto che sta in basso a sinistra ma non sono la doppia V di VVLT. La mezza luna contiene chiaramente una barretta verticale al suo interno, cosa che è intuibile con una certa facilità anche nel secondo esemplare in esame. E’ questo VVLT così diverso da LVCA? Non ci sono i segni caratteristici dell’espansione del tondello con martello. Per poter fare un esame più approfondito delle diverse coniazioni aggiungo qui di seguito tre esempi di come sono distribuiti gli spazi occupati dalla legenda LVCA. Si vede abbastanza bene come la lettera C non permette l’inserimento al suo interno di una barra verticale, in quanto, lo spazio disponibile è poco. In qualche altro caso lo spazio interno alla lunetta è maggiore, ma non si nota la presenza di una barra verticale. I due esemplari sotto esame invece hanno una lettera C con una curva al suo interno molto larga, proprio laddove dovrebbe essere stata inserita la barretta perpendicolarmente alla lettera stessa. Due imitazioni le quali hanno il pregio, per così dire, di essere somiglianti ai denari di Lucca. La cosa è ancora più evidente nell’esemplare di “miranda93”, sebbene sia di un conio differente. Qui non è il caso di prendere in esame quale sia stato il corso delle emissioni lucchesi, lo hanno già fatto altri molto bene. Desideravo, invece, sottoporre al vostro esame le analogie riscontrate tra i due tondelli, le quali mi hanno fatto pensare che derivino dalla stessa emissione, se non addirittura dagli stessi conii. Una emissione non ancora legale, ma che doveva essere “smerciata” per tale all’epoca. Riporto di seguito una ricerca fatta da un giovane studioso: Magdi Nassar pubblicata qui http://numismatica italiana.lamoneta.it/docs/crapetti/Pubblicazioni_Forum/Magdi_Nassar_Volterra_patinata.pdf dove l’autore aggiunge delle sue considerazioni sulla monetazione di Volterra. “La storia della moneta volterrana affonda le sue radici burocratiche nel diploma Enrico VI del 18 Agosto 1189, nominato per la prima volta dallo studioso Ungarelli ben più di un secolo e mezzo fa, il diploma in questione (…) autorizzerebbe il vescovo Ildebrando Pannocchieschi e i suoi successori all’installazione di una o più zecche all’interno dei territori gestiti dal vescovo,…” “secondo una tesi che persiste da quasi 150 anni e che ha trovato molti consensi ultimamente, il vescovo di Volterra avrebbe, in realtà iniziato a batter moneta ben prima della sottoscrizione del predetto documento il quale sarebbe solamente una “conferma” (così è definito da Riccobaldi) volta a regolarizzare quelle emissioni che già esistevano obbligando di conseguenza il vescovo al pagamento di una tassa (…)” “in altre e più concise parole, la città aveva l’obbligo di fornire annualmente, in occasione della ricorrenza di S. Martino, la somma di 6 marche d’Argento di Colonia se voleva tenere aperta la zecca, la discussione ebbe principio con Riccobaldi del Bava agli inizi dell’ ‘800 e non ha trovato conclusione, molti studiosi, come il noto U. Rossi, pluricitato nell’opera di Lisini del 1909, insisté nell’affermare che si trattasse di moneta di conto, questa tesi è assolutamente insensata e priva di fondamento, visto che nei documenti dell’epoca la moneta è citata solo per precisare la forma di pagamento e non da valori numerici. A Volterra si è effettivamente battuta una moneta intorno all’anno 1000, il problema è capire di che moneta si tratti, ad oggi, si tende ad attribuire il titolo di “denaro volterrano vecchio” ad alcune copie dei noti denari lucchesi che sarebbero state prodotte nell’officina di Montieri, personalmente credo che non si debba pensare ad una semplice falsificazione di monete già esistenti, ma ad una personalizzazione della moneta, Falghera dichiara addirittura di averne trovato uno riportante le lettere “VVLT” chiara ed inequivocabile abbreviazione di “VVLTERRA” , purtroppo solo un ritrovamento potrebbe togliere il dubbio; come scrisse Rossi “non si può che lasciare la questione sub judice aspettando che il tempo dia ragione ad uno”. “Per gli anni successivi non ci giungono monete rapportabili a quell’epoca, abbiamo modo di credere, tuttavia, che nel periodo “vuoto” che va dalla fine del 1100 al primo anno del trecento, ci sia stata attività nel territorio volterrano, come attestato dalle numerose fonti scritte d’epoca, prima tra tutte quella del 24 Dicembre 1165 che attesta il pagamento di £ 3 in buoni Volterrani e pisani, seguito da molte altre. Le monete prodotte al tempo, non ci sono arrivate per un semplice motivo che poi è il solito per il quale, la stragrande maggioranza delle conosciute è di elevata rarità: come noto, le monete del primo periodo, quelle che non hanno conosciuto la grande inflazione della prima metà del XIV secolo, sono coniate in argento pressoché puro, le potenze confinanti con Volterra, ma in generale tutte le piccole e grandi potenze toscane, producevano monete ai vescovi le monete fuori corso con l’ obiettivo di rifonderle con materiali più vili traendone guadagno; il patrimonio numismatico del tempo, quindi, è andato fuso per la quasi totalità”. …….. Ecco, dunque, una rapida rappresentazione della storia di possibili imitazioni ad opera di Volterra ante 1189. Sarebbe utile poter osservare le immagini di qualche esemplare di quel periodo e attribuito con certezza a questa città, che potrebbero gettare una luce nuova e chiarificatrice sull’argomento.
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    La disfatta in Africa Nella Seconda Guerra Mondiale uno dei teatri di guerra più importanti fu l'Africa. In questo continente, infatti, i fatti di guerra ci parlano di imprese eroiche o di disfatte clamorose, di Battaglie passate alla storia e di Generali “immortali”. L'Italia il 10 giugno dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna. La strategia Italiana era quella di unire le colonie, dalla Libia al Corno d'Africa , meglio conosciuto come Africa Orientale Italiana (A.O.I) , conquistando le colonie Inglesi dell'Egitto , Sudan e Kenia. In questa breve cronologia, vengono riportati le fasi salienti fino alla perdita delle colonie. 1940 9 dicembre: lancio dell'operazione Compass; le forze meccanizzate britanniche della Western Desert Force, al comando del generale O'Connor travolgono lo schieramento italiano 12 dicembre: caduta di Sidi el Barrani con 38.000 prigionieri italiani; le colonne corazzate britanniche continuano l'avanzata verso il confine libico 1941 5 gennaio: Bardia viene occupata dalla Western Desert Force inglese; catturati 45.000 prigionieri italiani 22 gennaio: anche Tobruch viene occupata dalle forze inglesi; altri 27.000 soldati italiani cadono prigionieri 25 gennaio: dopo un duro scontro tra carri armati britannici e italiani a El Mechili, le forze meccanizzate del generale O'Connor avanzano verso il golfo della Sirte per tagliare la ritirata alle truppe italiane in Cirenaica Nel gennaio 1941 le forze italiane erano ancora in superiorità numerica (nonostante l'AOI fosse isolata dalla madrepatria), anzi erano cresciute numericamente a ben 340.000 uomini grazie al reclutamento di cittadini italiani ed etiopici a seguito dello scoppio della guerra; le forze britanniche invece potevano contare su oltre 250.000 uomini, senza contare le forze della guerriglia etiopica 7 febbraio: Battaglia di Beda Fomm: vittoria finale britannica e disfatta delle residue forze italiane in ritirata. 9 febbraio: I britannici arrivano fino ad El Agheila, conquistando il grosso della Cirenaica; catturati dal 9 dicembre 1940 oltre 130.000 soldati italiani 20 febbraio 1941 il generale De Simone ordinò la ritirata generale che si trasformò rapidamente in rotta; le perdite ammontarono a 30.000 soldati tra morti, dispersi e prigionieri 24 marzo: Primo intervento del'Afrikakorps; i britannici vengono sconfitti a El Agheila, inizio della riconquista della Cirenaica da parte delle forze italo-tedesche del generale Erwin Rommel 22 aprile ,dopo che un gruppo di arbegnuoc etiopici del famoso capo Abebe Aregai si era unito ad una Brigata Sudafricana, presero d'assalto le postazioni italiane . I sudafricani ebbero 9 morti e 30 feriti e fecero 8.000 prigionieri. 15 giugno: i Britannici lanciano l'Operazione Battleaxe 18 novembre: il comandante inglese Auchinleck lancia l'Operazione Crusader 27 novembre si scatena la battaglia di Gondar e poco poterono i soldati italiani contro i carri armati britannici: le forze di Nasi, dopo essersi comportate egregiamente, si arresero e pagarono con 4.000 morti (3.700 ascari e 300 italiani) e 8.400 feriti. Fu la sconfitta finale in Africa Orientale 1942 4 febbraio: la linea del fronte ripassa il confine egiziano e si stabilizza tra al Gazala e Bir Hakeim 26 maggio: le forze italo-tedesche sfondano la linea presso al Gazala (Battaglia di Gazala) 11 giugno: grande battaglia di carri nel deserto. Le divisioni corazzate tedesche sconfiggono i reparti britannici 30 giugno: le truppe italo-tedesche raggiungono El Alamein (prima battaglia di El Alamein) 4 novembre: le forze Alleate rompono la linea dell'Asse ad El Alamein (seconda battaglia di El Alamein) 8 novembre: lancio dell'Operazione Torch, gli alleati sbarcano in Algeria ed in Marocco 25 novembre: le forze anglo-americane sbarcate nel Nord Africa francese iniziano l'offensiva in Tunisia 5 dicembre: vittoria tedesca nella battaglia di Tebourba; le forze alleate sono bloccate sul fronte tunisino 24 dicembre: le truppe alleate interrompono la loro offensiva in Tunisia 1943 19 febbraio: Battaglia del Passo di Kasserine: nuova vittoria delle forze dell'Asse 21 marzo: Operazione Pugilist lanciata da Montgomery sul fronte del Mareth 7 maggio: gli inglesi entrano a Tunisi, gli americani a Biserta 13 maggio: il Gruppo d'armate Afrika si arrende in tutta la Tunisia Campi per prigionieri di guerra Italiani Prima dell’8 settembre 1943 le sconfitte militari italiane in Africa, in Unione Sovietica e in Sicilia avevano prodotto un elevato numero di prigionieri. Secondo Rochat i soldati catturati dagli Inglesi in Africa settentrionale e in Etiopia furono circa 400.000, quelli presi dagli Americani in Tunisia e in Sicilia 125.000. Infine, vi furono gli oltre 40.000 militari lasciati ai francesi in Tunisia. Centinaia i campi, che spaziarono dall’Inghilterra al Medio Oriente, dal Sudafrica all’India. L’interesse degli Alleati per i prigionieri fu dovuta, innanzitutto, al loro utilizzo di manodopera a basso costo. Tant’è vero che, anche dopo l’armistizio, gli italiani, salvo alcuni gruppi di ufficiali, non vennero affatto liberati. L’unica conseguenza fu la richiesta rivolta loro di firmare una generica adesione alla guerra contro il nazi-fascismo e a diventare “cooperatori”, cioè leali collaboratori nel lavoro prestato. In genere le condizioni di vita nei campi furono piuttosto accettabili, ad eccezione di quelli francesi in Tunisia dove gli Italiani soffrirono la fame e vennero sottoposti al lavoro forzato e a vessazioni di ogni genere. Alla fine si contarono ben 3.000 decessi. Un grosso contingente di militari italiani fu imprigionato in Kenya, dove gli Inglesi provvidero a trasferire la maggior parte delle truppe sconfitte dell’Africa Orientale Italiana (AOI), insieme al viceré Amedeo di Savoia, poi morto in prigionia, e al generale Guglielmo Nasi. Altri prigionieri vennero inviati nei campi del Sudan. Secondo i dati forniti da quest’ultimo risultavano prigionieri, nell’estate del 1942, circa 70.000 italiani, fra cui 5.000 ufficiali e qualche migliaia di civili classificati come reclusi politici. Ad eccezione di Amedeo di Savoia, Nasi e pochi altri ufficiali, cui fu destinata una villa a Donyo Sabouk, gli ufficiali vennero divisi fra i campi di Eldoret e di Londiani, mentre soldati e sottufficiali vennero ripartiti nei campi di Nairobi, Burguret, Gil Gil, Naivasha, Ndarugu, Nakuru, Naniuki, Ginja, Mitubiri, con i loro distaccamenti di Kisumu, Kitale, Kajado, Longido. La particolarità di questi campi fu che, almeno nella prima fase, le convinzioni fasciste perdurarono. Tanto che venivano addirittura organizzate squadre di punizione per i dissidenti. Dopo l’8 settembre nei campi del Kenya nacquero nuovi contrasti tra i prigionieri, cioè tra chi divenne “badogliano” e chi preferì restare “fascista”. Di qui scontri e tumulti interni. Un altro campo importante era quello di Zonderwater, ubicato in Sud Africa, dove erano rinchiusi più di 70.000 militari italiani catturati dagli inglesi durante le prime campagne africane. Considerata una vera e propria “Città del prigioniero”, aveva al suo interno i più temibili tra i nostalgici fascisti. Gli italiani detenuti nei campi inglesi, pur vivendo situazioni migliori di quelli internati in Germania, erano considerati solo come manodopera a basso costo. Denominati con l’appellativo dispregiativo di “Wops”, derivante dall’anagramma di “Pows” (“prigionieri di guerra”) e dalla trasposizione inglese del termine “guappo”, anche dopo l’8 settembre non migliorarono molto la propria condizione. Le autorità britanniche, infatti, si guardarono bene dal reclutare militari italiani per inviarli a combattere i nazifascisti, continuando a trattenerli per sfruttarli soprattutto nei lavori agricoli, dove erano considerati molto più affidabili degli altri prigionieri. I militari italiani, inoltre, erano considerati con disprezzo e diffidenza dalla popolazione civile specialmente a causa delle relazioni che essi intrattenevano con le donne inglesi e sulle quali il governo di Sua Maestà fu tutt’altro che accondiscendente. Gli Inglesi inoltre si avvalsero della colonia India per “ospitare” i militari Italiani. Le condizioni di vita su questi campi era veramente infernale, tanto che il numero dei decessi fu altissimo. Uno dei peggiori campi si dice sia stato quello di Clement Town , che per ironia della sorte, sorse su un villaggio costruito da un missionario Italiano , Padre Clemente . Tristemente noti furono anche i campi di Bangalore, Bhopal, Ramgarh e Dehra Dun. Sui prigionieri internati negli Stati Uniti, invece, vi è da precisare che molti di essi vennero ceduti agli americani dagli inglesi e francesi, in violazione della Convenzione di Ginevra che vietava il passaggio di prigionieri da una nazione alleata all’altra. Le condizioni di questi militari italiani furono naturalmente molto diverse da quelli detenuti negli altri campi, tant’è che molti di loro conservarono un buon ricordo di quella esperienza. La prima fondamentale differenza fu sicuramente l’abbondanza di cibo. Addirittura non mancarono casi in cui, invece di aspettare pacchi da casa, erano i prigionieri stessi a mandare aiuti ai propri cari in Italia. In alcuni campi, come quello di Hereford, le condizioni di detenzione furono durissime per i “non cooperatori”. Fascisti e oppositori vennero trattati malissimo. Non mancarono episodi di affamamento e di violenza, come quello verificatosi a Fort Lawton dove un militare italiano venne linciato dai soldati neri della base che ritenevano il proprio trattamento peggiore di quello riservato agli Italiani. Le autorità statunitensi, inoltre, applicarono le normative internazionali a proprio uso e consumo. Tant’è che quando dopo l’armistizio il nostro Paese assunse la qualifica di “cobelligerante”, gli Italiani, invece di essere rimandati in patria, continuarono a lavorare per gli Americani come manodopera a basso costo. "DICHIARO CHE LE BANCONOTE/BUONI PRESENTATI SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO"
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    "DICHIARO CHE LE MONETE/MEDAGLIE PRESENTATE SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO"
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    Vedo, nella sua essenziale semplicità, una bellezza straordinaria in questo topic. Una passione senza condivisione è vuoto pneumatico. La condivisione della conoscenza diventa Cultura e patrimonio per tutti. Il mio augurio alla nostra Amica per l'esito dei Suoi studi e la mia sincera ammirazione per Cliff. Chiedo scusa ad entrambi per l'improvvida intrusione.
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    Gli amici del Forum che hanno partecipato - intervenendo o seguendo - alle due recenti discussioni avranno osservato che dal piano strettamente archeologico e numismatico siamo passati a valutazioni di tipo estetico che purtroppo non hanno quella "oggettività" del dato scientifico che io, lo dico con tutta franchezza, prediligo, pur rendendomi conto della loro legittimità e, vorrei dire, della loro necessità. E' proprio seguendo il filo di questo ragionamento che mi è tornato alla memoria un piccolo volumetto del 1956 scritto da Ranuccio Bianchi Bandinelli dal titolo piuttosto esplicito <Organicità e astrazione> e relativo al confronto tra la monetazione greca e quella dei Celti. Da questo, è seguito un altro passaggio mentale e mi sono ricordato che nella recente ristrutturazione del Forum alla responsabilità scientifica (parola alquanto impegnativa) mi erano state aggiunte le monetazioni preromane, un po' come quando dal macellaio, cercando dell'ottima trippa, chiedi il lampredotto ed il centopelli e quello, giustamente dal suo punto di vista, ti aggiunge anche parti meno pregiate come la spugna o panno. Quindi, alla fine di questa digressione estetico-culinaria, mi sono deciso a compiere il mio "dovere", aprendo una discussione - che spero interessi - sulla monetazione celta intesa, mi sia consentito, in senso geografico lato poichè tali popolazioni presentavano una sostanziale identità culturale che resta difficile ingabbiare,almeno in questa fase iniziale, entro confini nazionali. Propongo intanto alcuni esempi dai quali credo risulti chiaro come i modelli cui si ispirano sono essenzialmente modelli greci; le prime due sono dei conterranei di Asterix, la terza è di una popolazione, i Trinovantes, stanziata in Britannia. Di seguito due monete macedoni (Filippo e Alessandro II) che chiaramente sono state la fonte di ispirazione delle prime due ed in parte della terza. Organicità o astrazione? Manzoni a questo punto avrebbe detto <Ai posteri l'ardua sentenza> ma io spero che se ne possa parlare da subito......
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    In questa breve discussione c'e' l'essenza della peculiare bellezza della nostra passione. Non è questione di mettere insieme "pezzi", ma capirne ragioni, contesto, simboli, senso "grafico" (iconografia, epigrafia, paleografia) e artistico. E, sopra tutto, la modestia del collezionista ( o studioso) che, nell'approccio al materiale, e' consapevole dei propri limiti, che esistono sempre e per tutti, nessuno escluso, e accetta di superare le proprie ipotesi quando un'alternativa piu' plausibile - o semplicemente vera - emerge, rendendosi ricchezza per tutti. La mia ammirazione piu' profonda a @dearitio , l'uomo prima del collezionista, che sa offrire simili insegnamenti senza che, mai, si avverta la cattedra. Spero che sia esempio e spunto di riflessione per molti, tanti, parrucconi e "calvi", a favore di uno studio laico nei principi ed ecumenico nel metodo.
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    La rivoluzione francese, a differenza delle numerose sommosse contadine che per secoli erano scoppiate in Europa, partendo da Parigi infiamma tutto il territorio nazionale; la borghesia riesce a sconfiggere il regime feudale. Dopo una prima fase di regime costituzionale, nella quale Luigi XVI non è più <Re di Francia> ma <Re dei Francesi>, il fallito tentativo di fuga del re fa precipitare la situazione che culminerà con la sua decapitazione e la proclamazione della repubblica. La presa della Bastiglia Luigi XVI Re dei Francesi - Moneta da 15 soldi - 1791 L'esecuzione di Luigi XVI REPUBBLICA FRANCESE - 6 lire - 1793 L'Europa viene percorsa da un vento di rivoluzione. In particolare nell'Italia divisa tra decine di stati e staterelli, si costituiscono le così dette Repubbliche giacobine... a Milano... ...a Genova... ...a Torino... ...a Bologna... ...a Roma... ..e a Napoli SEGUE
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    Ehi, non facciamo scherzi! Me ne ero accorto subito che si trattava di una ribattuta su un grano del 1719! Ho già preparato l'articolo da inviare a Panorama Numismatico e la segnalazione per l'aggiornamento del Gigante! Ho il copyright!!! ;-) A parte la RO e gli stemmi ovali ghermiti dall'aquila, si leggono chiaramente le ultime tre lettere [...]719 a ore 13. Non avevo aperto la discussione per non suscitare ulteriori appetiti che, come prevedevo si sono puntualmente accesi. Parigi val bene una messa! Ebbene sì, caro @@margheludo e caro @@Neapolis, solo chi aveva già la collezione completa non poteva lasciarsi scappare questa variante! ;-) Pensate: oltre ai due grani della collezione reale e del museo di Napoli e quello passato in asta Nomisma invenduto a 30.000 euro, questo sarebbe il 4° grano conosciuto, e l'unico 4 quattrini 1782 ribattuto su tale moneta!
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    Salve, segnalo : http://www.ilgiornaledellanumismatica.it/?p=13133 auguri di buona pasqua a tutti
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    Di fregature ne ho prese molte nei primi anni di collezionismo, credo sia quasi inevitabile. Ancora sorrido se ripenso alle descrizioni entusiastiche di certi commercianti che mi "bevevo" credulone e ingenuo i primi tempi che frequentavo certi ambienti numismatici. Ricordo ancora una fregatura colossale che presi una volta per un acquisto da remoto. Anno 2005 o 2006, asta di media rilevanza nazionale, zona Romagna ma non S.Marino (chi vuol capire capisca, comunque al momento non fanno piu' aste numismatiche mi pare ma solo filateliche). Adocchio sul catalogo cartaceo un bel sesterzio di Adriano con la nave al rovescio, conservazione BB+ per non dire qSPL, bella patina verde esaltata anche nel catalogo che citava "splendida patina verde originale". Base d'asta stranamente bassa per tipologia e conservazione, mi pare 700 Euro Batto la moneta al telefono e me l'aggiudico intorno ai 1000 euro, che con i diritti fanno 1200. Sono molto soddisfatto. Arriva la moneta e in mano è una delusione pazzesca, la patina è impalpabile, artificiosa, chimica. Chiedo un parere a un guru dei bronzi e delle patine (il famoso N...mo per gli addetti ai lavori), che però in questo caso tende ad ammorbidire la problematica e la questione, dicendomi che la moneta era "toned" all'americana, che era una "non" patina, che quindi era un intervento accettabile e non truffaldino perchè difatto colorava solo la superfice ossidandola sul verde senza però coprire completamente il metallo, e che la moneta non era comunque malaccio. Io rimango comunque non convinto della situazione e della moneta in mano, che per me restava davvero artificiosa e puzzava anche di chimico. Mi stupisce anche un po' questa difesa da parte del guru, solitamente molto critico verso tutto quello che è artefatto e venduto per quello che non è, per cui mi viene anche il dubbio che il lavoro di ripatinatura potesse addirittura averlo fatto lui. Soprattutto però non mi va giù quella frase scritta a catalogo "Splendida patina verde originale". Chiamo la casa d'aste e mi lamento del fatto che la patina era tutt'altro che originale. Questi mi dicono che secondo loro era originale e che comunque le descrizioni sullo stato della moneta non sono vincolanti ma sono solo il parere dell'estensore del catalogo senza alcun valore legale, come peraltro espresso nelle condizioni di vendita dell'asta. La moneta era comunque autentica e tanto mi doveva bastare, loro rispondevano dell'autenticità ma non delle condizioni o eventuali difetti occulti che potevano essere a loro sfuggiti in completa buona fede e per i quali era imprescindibile che un eventuale compratore valutasse lui stesso la moneta dal vivo. Risposi che io avevo offerto sulla base di un catalogo cartaceo e non avevo avuto la possibilità di osservare la moneta dal vivo ma mi rispondono che nel momento stesso in cui avevo deciso di offrire sulla moneta avevo accettato anche tutte le condizione di vendita dell'asta tra cui questo trafiletto sulle condizioni/restauri e possibili difetti occulti dei lotti. L'alternativa a quel punto era di farsi fare un expertise sulla moneta da qualche perito in cui si evidenziasse l'artificiosità della patina (cosa peraltro non scontata da ottenere e comunque a pagamente, diciamo minimo un 100 euro di costo) piu' eventuale battaglia legale se continuava l'ostruzionismo da parte della casa d'aste (con neanche la sicurezza di spuntarla dato il trafiletto sui difetti occulti presente nelle condizioni di vendita, ma forse si poteva ottenere qualcosa puntanto sul diritto al recesso di un acquisto effettuato a distanza e senza previa visione del lotto). Cosa ho preferito fare io a quel punto? Alla prima occasione ho rimesso in vendita la moneta in altra asta numismatica, dove è stata venduta senza frasi di apprezzamento sulla incantevole patina ed ha realizzato mi pare 800 euro, tolti i diritti per me una perdita di più di 500 euro.... Amen, qualcuno lo chiama il prezzo dell'esperienza. Per rispondere ad Admin dico che dalla mia esperienza in situazioni di lana caprina come queste non è tanto facile uscirne senza perdite economiche almeno parziali per il collezionista comune, e serve a monte selezionare bene da chi si compra e verificare tutte le condizioni di vendita nei minimi dettagli. @Piakos mi sembra più ottimista nella possibilità di riuscire a "restituire" una moneta per questioni di restauro non dichiarato ma di solito non è cosi' semplice anche in aste ufficiali di una certa importanza (eccetto alcune aste top dove di solito non fanno problemi anche in questi casi per mantenere il loro prestigio). Probabilmente lui è stato piu' fortunato o convincente anche perchè lavorando nell'ambito legale credo che le sue rimostranze abbiano un peso diverso sui proprietari di case d'aste rispetto al peso che potrebbero avere le lamentele di un semplice privato collezionista (per la serie un conto è se ti chiama il Signor Rossi per dirti che la moneta non l'ha soddisfatto, un conto se ti chiama lo Studio Legale PincoPallo&Pescecani per dirti che secondo loro hai venduto in maniera truffaldina... ).
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    BOZZA 1.2 (revi 26.6.16) - prove tecniche di pubblicazione LA MONETAZIONE PER I REALI PRESIDI DI TOSCANA Il trattato di Firenze del 1557 e la successiva pace di Cateau-Cambrésis del 1559, che ponevano termine alla lunga guerra fra gli Asburgo e i Valois, videro, nella stesura dei nuovi confini degli Stati, la costituzione, su ex possedimenti della Repubblica di Siena, dello Stato dei Presìdi, una piccola entità territoriale comprendente Orbetello, Porto Ercole, Porto S. Stefano, Talamone e, dal 1603, Porto Longone (l’odierno Porto Azzurro dell’Isola d’Elba), che il re Filippo II di Spagna volle riservarsi per il controllo navale della costa tirrenica e per garantire approdi sicuri alle sue navi. Dominio diretto della corona spagnola, il piccolo Stato fu affidato per l’amministrazione al viceré di Napoli. Al periodo della dominazione spagnola si deve un forte sviluppo delle strutture e delle fortificazioni militari nel territorio sopravvissute fino ai nostri giorni. La dominazione spagnola fu interrotta nel trentennio 1707-1737, anni delle guerre di successione austriaca e polacca, che videro la momentanea sovranità austriaca. Quando Carlo di Borbone si impadronì del Regno di Napoli, anche i Presìdi passarono sotto la corona borbonica, seguendone le sorti fino al 1801, anno dell’invasione napoleonica dell’Etruria. Il trattato di Versailles del 1815 sancì l’annessione dell’ex Stato dei Presìdi al Granducato di Toscana dei Lorena. Sotto Ferdinando IV di Borbone fu battuta l’unica monetazione destinata al piccolo dominio toscano. Essendo un territorio di limitate dimensioni, crocevia di commerci e di genti, al confine fra il Granducato e lo Stato Pontificio, vi circolavano monete di varie zecche e di diverse unità di misura, creando gran confusione e difficoltà nei ragguagli. Le monete napoletana e romana la facevano da padrone, la prima per ragioni politiche e finanziarie, in quanto moneta “ufficiale”, la seconda per gli scambi e i rapporti commerciali con gli abitanti delle viciniori province laziali di Roma e di Viterbo. La documentata circolazione di valuta genovese, spagnola, napoletana, toscana, pontificia è indice di un’intensa attività commerciale e produttiva in Orbetello e dintorni. Ma se il ducato romano e napoletano costituivano le monete di riferimento per il commercio all’ingrosso e gli affari finanziari, tra il popolino si faceva di conto con la lira toscana e i suoi derivati. I pezzi più piccoli (aliquote di soldi e denari) erano molto usati nella vendita al minuto di merci dell’uso quotidiano. Se ne deduce che questo settore fosse predominio dei mercanti toscani, con un fitto interscambio con i Presìdi fatto di esportazione di prodotti agricoli, legna, carbone, pesce fresco e salato. Per questi motivi a Napoli si ritenne opportuno battere i pezzi in rame per i Reali Presìdi secondo il sistema monetario toscano e non quello napoletano. Ferdinando IV di Borbone, in tre diverse emissioni (1782, 1791 e 1798) fece coniare questo quattrino del medesimo valore dell’ordinario in corso nel Regno, pari alla 400esima parte di un ducato. Nei tagli di quattro, due e un quattrino, i pesi erano dunque rispettivamente identici alle monete da un grano, da un tornese e da tre cavalli circolanti nel Regno di Napoli. La serie dei quattrini coniata per i Reali Presidi vede come costante al diritto dei tre nominali il profilo di Ferdinando IV di Borbone volto a destra, lungo il bordo l’iscrizione Ferdinando IV per grazia di Dio Re delle Due Sicilie e in basso la sigla P (1 e 2 quattrini) o B P (4 quattrini) quale firma dell’incisore Bernardo Perger per la serie del 1782, mentre la P o D P delle emissioni del 1791 e 1798 sono riferite ovviamente al figlio Domenico, essendo Bernardo morto nel 1786. Il rovescio presenta in alto la corona reale sovrastante la scritta REALI PRESIDII, il nominale QVATTRINI, il valore espresso in numeri romani inserito tra le cifre arabe dell’anno di emissione. Solo nei pezzi da 4 quattrini le iscrizioni del rovescio sono circondate da due rami di lauro legati in basso da un fiocco. Ai lati della corona compaiono le iniziali dei direttori della zecca: C. C. per il Cesare Coppola (emissioni del 1782) in carica fino al 1790; A. P. sono le iniziali di Antonio Planelli (emissioni del 1791) mentre la sigla R. C., impressa sui nominali del 1798, designa la Regia Corte, ovvero la monetazione battuta a benefizio della Corte ed in particolare della regina Maria Carolina. Particolari rarità di questa monetazione sono due esemplari di 4 quattrini 1782, l’uno ribattuto su una prova in rame del 6 ducati di Carlo III, attestato dal CNI, e l’altro ribattuto su un grano del 1719 di Carlo VI d’Asburgo, inedito (collezione dell'autore - foto 2) e, infine, un esemplare di 4 quattrini 1798 ribattuto su un grano da 12 cavalli di Ferdinando IV, citato dai cataloghi.
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    Figurati! Scrivimi pure un messaggio in MP se hai altri dubbi su qualche testo.
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    Accetto la <chiamata in causa> ma solo per dire che c'è poco da dire. La moneta è stata venduta a 18.500 euri, con un incremento del 462,5% rispetto alla stima Bazzoni; sarebbe superfluo e banale affermare, ad esempio, il mio stipendio degli anni '90 avesse avuto oggi una tale rivalutazione, oggi, invece di avere il piacere di questa conversazione, sarei un "triste" pensionato su una spiaggia di Bora Bora, bevendo un Cuba Libre circondato da splendide isolane, in attesa che le canne da surfcasting fremano, preannunciando una gustosa cena a base di pesce. Poichè invece sono qui, posso solo constatare, come ormai vi siano due "mondi numismatici" diversi e tra loro impermeabili. In uno sta la gran massa dei collezionisti medio-bassi, ai quali sono ormai riservate monete non particolarmente rare ed in condizioni passabili, nell'altro una ristretta élite che combatte all'ultimo rilancio senza limiti per assicurarsi l'eccellenza. Se si accetta tutto questo - e non vedo come potremmo fare diversamente - ci restano solo due alternative, ammesso di non far parte del secondo mondo: o abbandonare il collezionismo (ipotesi peggiore che scarterei) o adattarsi all'idea che certe monete si possono apprezzare anche guardandole in foto (soluzione del tipo "La volpe e l'uva") così come apprezziamo un Raffaello o un Botticelli che non possederemo mai.
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    Salve a tutti... vedo solo adesso la discussione (purtroppo...) ... adesso è tardi, vedrò di intervenire meglio nei prossimi giorni... ad ogni modo, riguardo all'attribuzione di questi denari a Volterra, posso dire che l'area geografica dei ritrovamenti documentati è assolutamente circoscritta... per quanto riguarda poi i denari e le loro diversità, sono riuscito nel tempo a reperirne diversi... a sufficienza per riuscire a comporre, a parere mio, dei gruppi ordinabili crono-tipologicamente... spero di riuscire a pubblicare tra questo ed il prossimo anno un piccolo articolo in proposito, tramite il materiale che sono riuscito a mettere insieme...
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    8 Settembre 1943 / 8 Settembre 2016 Con questa banconota da 100 dracme delle Isole Ionie con fori di annullamento,( che ricordano tanto quelli delle pallottole... ) vorrei ricordare TUTTI i nostri Caduti.
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    Infine nell'ultima mi sembra di vederci Afrodite in conchiglia, con la variatio costituita da un serpente marino che la trasporta.
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    Credo che più che un San Giorgio sia un Bellerofonte che uccide la chimera a cavallo di Pegaso.
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    Il tuo percorso è ottimo...abbiamo fatto come te in tanti. Io per primo, con passione e sacrificio: per curare il mio iter numismatico, ad esempio, mi sono tenuto un'automobile circa 17 anni. Compravo qualche moneta...non ho cambiato l'automobile. Era una bella macchina al momento dell'acquisto, allora anche tecnologica e con un po' di optional...un marca giapponese all'epoca anche blasonata che vinse in collaborazione con la MC Laren sette campionati del mondo. Fatto è che me la sono tenuta a lungo...proprio perchè andava bene ed ero preso da altre cose. Poi...il tempo passa e, teoricamente si dovrebbe evolvere su più piani sino a poter anche cambiare l'auto. . Con il tempo che passa le esperienze sedimentano e arricchiscono, le occasioni aumentano, le conoscenze anche...come si fa' ad andare a parlare con i pasticceri e i metallurghi? Semplice! Nel viatico c'è un percorso che porta a .., incontrare/conoscerne qualcuno. Piano piano si cresce. Ovviamente occorre anche un minimo di predisposizione, di occhio, di prontezza...senza dimenticare la cultura che è la madre della conoscenza!!! Con un po' di soldi da investire...alla fine si va pure in giro, anche perchè le monete in asta vanno visionate personalmente se costano più di 150 euro. Perdonatemi se posso sembrare impegnativo...oi antipatico, non me la tiro...ma senza un viatico compiuto non si cresce minga. Non solo nella numismatica. Se poi si ha a disposizione un forum come questo, meno frequentato di altri...ma sereno e in odore di verità (gran cosa la verità) senza giochini e manovramenti o marketing in action, tutto sarà più semplice...di gran lunga. Ma anche un forum come questo non sarà alla fine sufficiente per destreggiarsi con disinvoltura e competenza fina sul campo. Ma qualche anno di cammino lo si risparmierà lungo la strada.
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    Faccio una timida capata in questo straordinario topic per dire la mia opinione da principiante (nel senso letterale del termine, come colui che principia, si approccia) della numismatica. Ciò che dice Luciano è vero, il modello di @Piakos è difficile replicabile. Ci vogliono soldi, d'accordo, ma anche tempo. In genere, in un mondo di risorse scarse, questi due ingredienti non fanno eccezione. Per carità, il percorso delineato da @Piakos rappresenta l'idealtipo del collezionista (weberianamente parlando, ciò a cui tutti dovremmo tendere), ma ci vogliono risorse non comuni. E allora, il piccolo collezionista, con potenza di fuoco limitata e tempo scarso che cosa può fare? Insomma, il giovane medio di oggi che si volesse avvicinare alla materia con i tempi che corrono come può orientarsi? Personalmente, ho fatto scelte precise: punto a conservazioni basse o medie, mi oriento sul basso impero (per interesse storico) generalmente un po' meno gettonato sui bronzi, cerco qualche rarità anche a scapito dell'estetica. All'asta compro poco, sulla baia niente, ma osservo moltissimo. Ho anche iniziato a ridurre il volume di monete per i libri. Studio e mi applico. Poi, quando riesco ed ho tempo, parlo con collezionisti. Non è facile, ho preso un paio di cantonate, ma sono sempre curioso di apprendere. È faticoso, a volte estenuante? Sì. Si può fare con discreta soddisfazioni? Anche. Ma o è così o cerco altri hobbies.
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    Buonasera amici del forum, vi ringrazio, cari @Piakos e @SaIvatore per i complimenti, fra l'altro immeritati. @SaIvatore , sono molto felice che il ritrovamento della moneta di tuo nonno abbia acceso in te la miccia della Numismatica. Dalla mia (poca) esperienza, posso dirti che è un bellissimo viaggio nei secoli che spazia dalla Storia, all'arte, alla letteratura (numismatica e non), ai simboli, alla metallurgia. Vi sono due parole che mi sento di suggerire, due ingredienti da tenere sempre a mente: Curiosità e Cautela. La prima deve rappresentare la tua bussola e, qualsiasi orientamento tu decida di prendere (monetazione antica, medievale, moderna), sarà soggettiva e quindi intrinsecamente adatta a te. La seconda è necessaria per imparare e non incorrere in eccessivi "abbagli" del mercato. Per il resto, scrivi, chiedi, leggi, informati e gira. Qui nel Forum puoi curiosare su tutto ciò che c'è nel e attorno al mondo Numismatico. Puoi trovare esperti di grande spessore (@Piakos ad esempio), da cui imparare tanto, aspiranti "allievi" ( o quelli che semplicemente ci provano come me), curiosi ed appassionati. Lanciati senza timore. Benvenuto a bordo! P.S. Appena ho un attimo, approfondiamo sulla moneta, ma rimango dell'idea che sia Alessandro Severo, il nostro.
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    Tanto per stringere...il mantra è il solito: la numismatica è difficile e il relativo ambiente altrettanto. Potrebbe essere divertente un sondaggio su quale sia più difficile tra la scienza e la massa dei frequentatori/operatori...ma sarebbe discussione oziosa. In realtà se sommiamo i due fattori: quello oggettivo e quello ambientale ne viene fuori qualcosa di difficilissimo. Prendiamo ad esempio la moneta su postata, è buona è falsa? In realtà è comunque un rudere da comprare a 25 per rivenderlo a 50 (si spera...) , a 40 nel peggiore dei casi. Cioè siamo di fronte ad un oggetto che - oggi in particolare con la moda del bello - non è commerciabile nella numismatica che conta qualcosa, se non a livello di curiosità...per cui, falso o buono che sia...è quasi la stessa cosa...e conviene di più prenderne a peso tra gli scarti degli autentici...che farne un forgery. Ma qualcuno che non conosce la numismatica e nemmeno l'ambiente può cascarci...e spender 90/120 euro...se poi all'oggetto ci si mettono dietro in due o tre...figurarsi che può accadere. Ecco esattamente cos'è la numismatica commerciale: competizione tra collezionisti/appassionati... per oggetti che potrebbero essere anche falsi o, peggio (in quanto deludenti) , privi comunque di effettivo valore anche se autentici. Cosa si può fare? In primis non comprare sulla spiaggia...cioè sulle baie. Punto. Poi ci sono le solite 2 possibilità: 1- affidarsi a persone serie in quanto effettivamente competenti; 2- mettersi in apprendistato...ma non nei cortili di casa delle nostre città, occorre girare: aste, convegni, commercianti in altre piazze oltre la nostra. Fino a Zurigo ci si può arrivare. Scambio di idee e info con collezionisti, da conoscere e frequentare andando alle aste e ai convegni...cioè in trincea. Anche i Fora sono sicuramente utili...segnatamente il nostro TN , credo che le qualità siano sotto gli occhi dei frequentatori. Ma non basta. Occorre prendere l'automobile, il treno, l'aereo e andare in giro a rompere le palle tanto che...per toglierci di torno qualcosa ci debbono dire ed insegnare. Parla con quello e con quell'altro...con stile e discrezione senza gossip...compricchiando qualcosa qui e là...anche qualcosina di importante. Anche saper comprare è un'arte non da poco. Se poi sommiamo 1 e 2 con un salto nelle botteghe dei pasticceri e dei metallurghi per affinare l'occhio...alla fine esce fuori qualcosa: un compendio di acquisti che potrebbe dare delle soddisfazioni, restringendo le fregature ad un "fisiologico" del 10% che potrebbe essere non difficoltoso restituire o scremare...cioè ridurre a zero. I banditi (da macchia o da alto bordo) non riprenderanno mai indietro nessuna moneta...salvo sporadiche e fortunate eccezioni. Quindi occrre evitarli! Certo che: - se si compra sulla spiaggia perchè abbiamo il braccino corto; - si va dai pasticceri e dai metallurghi pensando di fare affari; - ci si affida ai trafficanti; - si battono le aste di second'ordine perchè stimano basso il materiale... non c'è salvezza alcuna e si precipiterà negli inferi..o meglio, come si dice a Roma: si faranno gli affari di "maria cazzetta" che, per sparammiare/sparagnare, prendeva fregature. Uno dice: ma così come dici tu...ci vogliono i soldi. Anche per andare in giro: aste, convegni, commercianti di altre piazze, collezionisti di altre città...poi devi spendere per gli alberghi, le frecce rosse e argento, le autostrade, i carburanti, i ristoranti e le trattorie e quant'altro. E allora...occorre trovare qualcosa di diverso su cui appassionarci, o trasformarci in trafficanti...o, essere disposti a paagare il biglietto quando ci accorgeremo che i due terzi delle monete comprate nel tempo ( a voler essere ottimisti) ... valgono meno, molto...rispetto a quanto pagate. P.S. Naturalmente la numismatica da studio e/o scientifica è un'ulteriore nicchia che può essere coltivata a prescindere.
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    Una "perla di numismatica vissuta", ....per dirla alla Piakos Diversi spunti interessanti, e quindi utili e formativi, su cui riflettere. Grazie @Cliff
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    Alla fine è stata venduta per ben 1750 Euro... Non male! Credo che in realtà possa essere stata un altro esemplare della stessa tipologia di questa Lipanoff pubblicata sul forgerynetwork: http://forgerynetwork.com/asset.aspx?id=E5k6TVAgzn4 In questo caso sarebbe quindi un falso bulgaro, ma sul quale hanno poi applicato una patina "spagnola". Le due grandi "scuole" di falsari attualmente attive e sempre in miglioramento sono la scuola bulgara e quella spagnola. Quella bulgara è stata la capostipite, attiva già negli anni '70 e '80, con la produzione di conii e di stampi per le fusioni. Ci sono stati (ed ancora qualcuno è attivo) falsari bulgari molto dotati: questi hanno creato conii molto realistici che hanno prodotto falsi insidiosi fintanto che poi i conii non sono stati riconosciuti e bollati dal mercato. Ultimamente è forse però piu' attiva la scuola spagnola, diciamo dagli anni 2000 in avanti. Non è da escludere anzi è molto probabile che ci sia stato un travaso di conoscenze e di maestranze con la scuola bulgara (ossia falsari bulgari trasferitisi in Spagna e lì tornati attivi, con a quel punto apprendisti spagnoli). Spesso infatti la scuola spagnola lavora su conii bulgari. Esistono anche molti atelier che creano riproduzioni dichiarate come tali (si veda www.remoneda.com ad esempio) ma poi spesso in questi casi il limite non è ben definito, con produzioni "custom" commercializzate sottobanco in canali non ufficiali o ulteriormente modificate in seconda battuta (spesso da rivenditori senza scupoli) per cercare a quel punto di piazzarle come monete autentiche. La specialità della scuola Spagnola sono ovviamente le patine "spagnole" o "deserto" ricreate con maestria, con spesso molti sedimenti e argilla applicati sulla moneta falsa in modo da dare l'impressione di freschezza e parziale pulitura ,e allo stesso tempo mascherare e rendere meno leggibile il manufatto e soprattutto i punti deboli della riproduzione. Le altre "scuole" di falsari attive e conosciute sono quella siciliana (per i bronzi e gli argenti magno greci) e quella romana (o meglio parrebbe localizzata tra Ostia e Fiumicino, attiva per i bronzi romani soprattutto).
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    @Lugiannoni Nello stile leggero di questa discussione, propongo un'analogia, impropria sicuramente, ma, spero, utile. Un martello in mano ad un carpentiere servirà a inchiodare delle assi; in mano ad uno scalpellino rifinirà un architrave; impugnato da uno sprovveduto ne ferirà le dita per maldestrezza; uno squilibrato ne farà strumento di terrore, magari di morte; un Maestro del Rinascimento lo userà per sbozzare dal marmo una Pietà, un Mosè; un moderno creativo, lo priverà magari del manico per farne un fermacarte. E' sensato chiamarlo solo e comunque martello? Ognuno dei soggetti sopradescritti, riferendosi ad altri della sua stessa cerchia, non avrà dubbi sullo specifico potenziale d'uso del martello ogni volta che lo nominerà, e non vi saranno ambiguità. Fuori dalla cerchia ...saranno solo ambiguità, incomprensione, magari equivoco. Credo che accada esattamente lo stesso con la Numismatica. La chiamiamo tutti allo stesso modo, ma ognuno riempie la parola con contenuti e sfumature diversi e capisco che, talvolta, sia difficile convenire serenamente su qualcuno di questi. In fondo la multifunzionalità è, dovrebbe essere, un tratto distintivo della contemporaneità, .....ed un obolo va versato.
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    Qualcuno ha scritto in precedenza che parlare di prezzo delle monete è come parlare di sesso degli angeli. Sono del medesimo avviso. Sono del parere che la cifra richiesta per la moneta in oggetto, pur nella formidabile conservazione, sia iperbolica in assoluto, Non credo neppure nella rarità di base del nominale data qui per R2. Toglierei una R. Per la straordinaria conservazione, per il pezzo esitato, ne aggiungerei tre. Totalizzo, nel personalissimo computo della rarità, un R4. Dall'ottimo catalogo di Numismatica Italiana allego un link di alcune aggiudicazioni degli ultimi anni: https://numismatica-italiana.lamoneta.it/passaggi/W-RL98/5-2 Invito a riflettere non sulle aggiudicazioni del fior di conio, ma su quelle dello splendido. A distanza di cinque mesi, un lotto a San Marino fatturò 805 euri; cinque mesi dopo, per medesima conservazione dichiarata, in esclusiva sede svizzera il fatturato fu piu' che decuplicato. Dove avrà acquistato il collezionista e dove l'appassionato di cose belle, il raccoglitore di bellezze, non necessariamente competente, ma certamente ben munito? La convivenza di mondi diversi e non comunicanti è oggi sempre piu' frequente. Lo straordinario arricchimento di una fascia esigua di persone a fronte di un generale possente impoverimento della gran massa delle genti nel c.d. occidente industrializzato comporta questa divaricazione in molteplici settori, non solamente voluttuari. Il canale fa la differenza. Riporto il decalogo del collezionismo che Memmo Cagiati propose nel 1926: I piaceri umani sono tutti più o meno presto esauribili, quello del raccoglitore fa una splendida eccezione a questa regola generale. I piaceri sono più intensi quanto più costa fatica a raggiungerli e quanto più lunga è la strada che ad essi conduce. I desideri devono essere proporzionati alla forza di ciascuno. Chi troppo desidera non gode neppure il poco che gli è dato raggiungere. La pazienza deve essere una delle doti indispensabili del raccoglitore. Chi non è paziente rinunci alle collezioni. Tra le varie collezioni, quella delle monete è la più solida, quella che meno deperisce, quella che maggiormente acquista pregio col tempo. Se si può fare a meno dall'acquistare una moneta di lusso è indispensabile provvedersi di tutti i libri che trattano od illustrano le monete che si vogliono raccogliere. Non si deve calcolare che i figli abbiano a continuare la propria collezione. E' troppo difficile che il figlio abbia le inclinazioni del padre. Non avviene un caso su cento di un poeta figlio di poeta, di un raccoglitore figlio di raccoglitore. Le collezioni private sono irrevocabilmente destinate ad essere disperse, e le monete, dopo aver errato per secoli in questa od in quella collezione, non trovano posa se non nelle pubbliche. Non vi ha al mondo collezione completa, né tra le private né tra le pubbliche, e non vi ha piccola collezione che non contenga qualche pezzo desiderato dalle più insigni. Non essendovi al mondo collezione completa, qualche lacuna da riempire vi rimarrà sempre e questo è appunto ciò che forma la durata e la continuità del piacere per il raccogliere. Lo credo valido, validissimo, ancora oggi, ma, per l'utilità di questa bella discussione, vorrei che si concentrasse l'attenzione al punto n.9 - Vi è presagio del destino della maggior parte delle collezioni che popolano i monetieri degli amatori; ma va declinato funzionalmente ai tempi! Traduco: "Vi è in qualsiasi collezione qualche pezzo che presenta caratteri di desiderabilità particolare; siano la rarità, la straordinarietà della conservazione, la finezza di stile, la felice unione di tutti i suddetti. Questi tondelli saranno potenziali oggetti di contesa; il resto va all'ammasso. Servirà a pagare le bollette a qualcuno, e nulla più. E la Cultura, il senso compiuto dato dal collezionista preparato all'universalità dei compendio, la ricerca, lo studio, la passione formata nei decenni?? Suvvia Signori, questa è cosa per pochi, pochissimi. E il destino, benevomente, ha voluto che Qui siano ben rappresentati. P.S. Una riflessione profonda, intensa e partecipata sul decalogo proposto potrebbe essere un passo determinante per la promozione di un "manifesto del collezionismo numismatico del XXI sec.". E' fondamentale, a mio avviso, riconoscere la differenza tra la Numismatica qualitativa e la numismatica di lusso; separare l'oggetto, la cosa, dal potere della Storia. Non sono due squadre che competono nello stesso campionato, ma, semplicemente, due sport diversi che condividono lo stesso campo di gioco. Mi sovviene l'allegoria di uno stadio con la pista d'atletica intorno; qualcuno giocherà a calcio, altri correranno il mezzofondo.
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    Purtroppo sta accadendo qualcosa di terribile: - il primo mondo non trova più le coordinate per cedere il materiale acquisito negli ultimi anni a prezzi maggiori...di quanto oggi non riesca più a vendere. Un esempio? Due esempi: - i sesterzi bb o q.spl. che fino a sei anni fa' si compravano sino a 1.500/2.000 euro...non si vendono se non a 500/800...forse. Nel senso che il mercato non li assorbe se non a prezzo fortemente cedente. - le piastre papali e le mezze...che una volta se ne vedeva una decente ogni tanto a 3.000 euro...e non sempre le stesse; adesso le trovi decenti in tutte le aste alla metà e, alcune, nemmeno si vendono. Quindi il collezionista medio non traina più la numismatica italiana. Come fa' questa a sopravvivere? Bòh!? Un altro mistero. Immagino che gli operatori ormai comprino solo a prezzi cedenti...molto cedenti. Se hai comprato tu a 1.500 sei anni fa'... ti offrono 300 per cercare di vendere a 900 o anche a meno. In alcune aste italiane "alcuni" si comprano le monete tra di loro...per fare movimento e far credere che la numismatica italiana è ancora viva. Ma non tutti sono d'accordo su questa linea...provate a vedere le stime di Varesi nella prossima asta: per alcune...un'ecatombe. In sintesi: l'apocalisse sta per punire i collezionisti italiani...i più scaltri hanno già venduto in questi ultimissimi anni. Il materiale veramente bello o eccezionale...per ora...sembra in controtendenza. Se dura...avrà ragione chi lo paga molto. Altrimenti..sarà un'altra ecatombe. Poi...può darsi che inizierà lentamente un nuovo ciclo...ma occorrerà attendere, nessuno può sapere quando tornerà "il tempo delle more"...anche per il materiale di media qualità. Chi ha coraggio e vuole crederci...può iniziare a comprare.
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    A voler essere equilibrati...Kandinski Shagall Munch Picasso anche lui a volre non scherza...un salto nel buio a tornare indietro. Allora preferisco il nero Newyorkese Basquiat. Il paradosso consiste nel considerare futuro o modernità...la disperazione e il buio. Caravaggio!! Lui si che era moderno e anarco-rivoluzionario.
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    Mi sono espresso male... Non era un invito a modificare il tuo modo di scrivere e ne una richiesta di maggior chiarezza, oltretutto, leggo volentieri anche per questo motivo, ma per mettere in risalto la considerazione di @Piakos in merito alle " difficoltà " di intervento da parte della maggioranza degli utenti, su tematiche complesse ed articolate come quelle proposte in questo post ( e non solo ). Da parte mia voleva essere piuttosto un "invito a proseguire su questi livelli", in quanto,considerata la decadenza degli ultimi anni, abbassare ulteriomente l'asticellla, potrebbe procurare più danni che benefici...Ovviamente, per i motivi sopra esposti, la partecipazione difficilmente potra essere di massa,ma di sicuro sarà interessante e stimolante anche la "sola lettura".. Grazie..
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    @zeccadibronzo ho apprezzato il tuo intervento e lo prendo volentieri come un invito positivo ad essere più chiaro e lineare nell'esprimere certi concetti; purtroppo chi, come me, ha lavorato per decenni in un particolare settore - quello dei beni culturali - è portato, talvolta sbagliando, ad esprimersi con un eccesso di linguaggio per addetti ai lavori. Ma siccome è sempre, o quasi, possibile dire cose complesse con parole più semplici, ti invito, e con te invito tutti i lettori di questi post, a richiamarmi all'ordine con un semplice <Parla come mangi!> . Essendo una buona forchetta farò di tutto per essere chiaro!
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    Da qui anche l'importanza di una buona foto. La foto del diritto è piu' piccola del rovescio (non a caso, sicuramente..). Con una foto del diritto con un livello del dettaglio e definizione come quella del rovescio molte cose sarebbero state molto piu' evidenti e lampanti. Per monete di questo livello di importanza e rarità diventa fondamentale una visione dal vivo, non mi stancherò mai di ripeterlo. Attenzione anche quando in fase di vendita una faccia della moneta è fotografata peggio o con minor definizione dell'altra: solitamente la cosa non è casuale, anzi è proprio voluta.
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    Come primo post vi propongo questa affascinante monetazione,rappresentata su questo forum in maniera eccellente in altri post e in particolare, per chi volesse approfondire; La moneta in mio possesso, per ora unica rappresentante dei Reali Presidii , si presenta con le solite corrosioni, ma ancora molto gradevole come aspetto generale. Peso 2.65 gr. Diam 20.75 mm. Grazie a chi avrà la voglia e il tempo di leggere e commentare..
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    In effetti è come dici tu, ma ti ripeto c'erano e poi sono spariti. Ora li vedo di nuovo e per dirla tutta le cose stanno come ho detto, ma non facciamone un caso che inoltre non c'è. Sono solo i piccoli misteri della tecnologia moderna. I miei interessi principali sono altri, ma un piace può fare sempre piacere e approfitto dell'occasione per ringraziare tutti colori ai quali piacciono i miei scritti. Volevo capire solo come certi meccanismi funzionano.
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    Con f.dc si fa sempre Numismaitca...e la N (maiuscola) non è messa a caso. Io temo che, come spesso accade, la verità (appartenente alle cose della vita) sia quasi dietro un angolo...più o meno illuminato, nel senso che la passione ottunde tutti e anche se la luce risplende...si vede sempre appannato. Potranno dirci che la bella donna, non consorte conclamata, che ci accompagna a Capri o a Positano (per chi ha un po' di gusto classico) ...o dove volete (anche a Gardaland...) è una corsara in prestito anche se conosce i modi e sa mettere un po' di parole in fila. Magari al suo paese era una Prof. di letteratura del mondo slavo a livello universitario...per cui, avendo buona padronanza della lingua che la ospita...sarebbe anche capace di affabularci, oltre le tornite gambe accavallate. Sempre "corsara" resterebbe...ma noi ce ne fregheremo altamente. Sarà uno sfizio...una passione di qualche mese...una goliardata...un frammento piacevole di vita che quasi sicuramente in molti invidieranno in cuor loro. Questo a patto di conoscere le regole del gioco e di rimanere lucidi, per comandarlo... senza finire rovinati o buttati fuori di casa...infine alla stazione dentro i cartoni Purtroppo, o per fortuna, la numismatica, anche con la N non è gran che diversa...è anch'essa una passione che ci espone. Poi in un buon ristorante ci sarà chi parlerà di monete...chi di appetibili corsare...chi di entrambe. Conosco anche questi ultimi...e sono quelli che ci sanno fare. Alla fine dei giochi...qualcuno avrà, comunque, speso/ rimesso un po' di soldi. Se si è sportivi e possiamo permettercelo...andrà bene così, in fondo - a dirla tutta - è un bel gioco...sono dei bei giochi. Se però devo (anche) pagare intorno al 25% a qualcuno che mi presenta la "corsara"...il gioco non mi piace più. Mi sento gonzo oltre il gioco stesso. In pratica un pollastro da spillucchio. Lo so che spesso il mio argomentare può sembrare eccentrico...provocatorio, ma a me piace fare ricerca umanistica e adoro le verità (cose che non ama quasi nessuno) ...con il pregio di non farmene spaventare. Non sono nemmeno presuntuoso...sono solamente un tale che si può mettere in gioco anche navigando a vista e, con un po' di fortuna, esperienza e di intuito, si cerca di non andare in naufragio. Questo andare - vi confesso - mi ha salvato da una vita ordinaria. La Numismatica è una Signora terribile, dove salvarsi è quasi impossibile se non muovendosi con tale fine preciso...ma sarebbe comunque un limite e ci si divertirebbe poco. Se poi si deve pagare anche il doppio biglietto...meglio non giocare. Per concludere.... io, malgrado le passioni...il 25% non ho intenzione di pagarlo a meno non si tratti di oggetti egregi ed ambiti, che restano a prezzo "umano". E sarebbe un'eccezione.
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    -La Numismatica e "l'osso del collo", ovvero: la sopravvivenza a lungo temine tra attriti e sfridi - Nessun aneddoto stavolta, ma raccolgo la "chiamata" di @Piakos in merito all'impennata dei costi di transazione nella compravendita numismatica nelle aste pubbliche. E' evidente come in pochi anni le commissioni siano lievitate sino a raggiungere e\o superare il 25%. In verità, mi pare corretto dirlo, il mondo numismatico si è adeguato al livello commissionale imperante negli altri settori dell'antiquariato e del modernariato; lo ha fatto con ritardo ma diligentemente. Alcuni sono stati piu' solleciti, altri piu' "pigri", ma tutti hanno mosso l'asticella al rialzo. Per il collezionista questo puo' solo essere un dato di fatto, un dato di contesto. All'atto pratico, sappiamo che, specie conferendo alla licitazione, il livello commissionale puo' avere una certa elasticità al ribasso in funzione diretta della qualita' del materiale conferito. Piu' rigidità si incontra all'acquisto, ove una riduzione è spesso ottenibile solo per la digressività commissionale in funzione degli zeri in fattura, prima della virgola ovviamente. Le felici eccezioni, purtroppo, non fanno letteratura. Non penso che da questa china ci sia possibilità di risalita. Il canale del commerciante numismatico è ormai quasi completamente inaridito, escluse alcune lodevoli eccezioni che, ad oggi, si possono contare sulle dita di poco piu' di una mano, e cui accedono pochi fortunati. Non è passato molto tempo, si fa per dire, venti, venticinque anni, ad un tavolo di un delizioso ristorante sedevano un (molto) anziano Collezionista, un noto Commerciante ed il sottoscritto (maiuscole e minuscole non sono casuali). Il tempo scorreva veloce tra aneddoti, ricordi, storie di monete rincorse, talvolta per decenni, di corti serrate a tondelli che i proprietari non erano disposti a cedere, di "successi" ottenuti per sfinimento della controparte con trattative infinite e sfiancanti. Alla fine del pasto, fuori dal ristorante, una chiosa del Collezionista. "Chi ha passione vera colleziona argenti, belli e rari; chi ha soldi da spendere compra ori, belli, rari e di modulo importante; chi ha cultura e conoscenza vera compra bronzi, belli, possibilmente di modulo ampio e.... talvolta la rarità e il solo a conoscerla. - Ma una cosa accomuna tutti: i pezzi che "fanno" la collezione saranno sempre figli di una trattativa privata" e occorre far di tutto per non prenderli mai da soli, ma sempre in un nucleo, un gruzzolo che li "contenga". Il gentiluomo colleziono' per oltre sessant'anni, e la sua passione erano i secoli dal xvii al xix, ed aveva una visione ampia e variegata del collezionismo numismatico. L'argento la sua passione, la sua ragione di "vita numismatica". Ho riscontrato negli anni molta ragione nelle sue ragioni. Ma ho faticato molto, a causa dei miei molti limiti, a trovarla. Possiamo ragionarci...
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    Durante l'appassionata discussione sulla moneta con polpo e anfora, si è sfiorato il tema dell'<estetica> etrusca Presento quindi agli amici che seguono questa parte del forum, alcuni elementi di confronto, sperando di stimolare, oltre che una discussione, un'approfondimento su di un tema che ha riflessi importanti sulla monetazione. Inizio con tre monete simili; le prime due opera rispettivamente di Evainetos e Kimon, due dei più importanti incisori siracusani del V sec.a.C. mentre la terza è populoniese di III sec. Seguono due Apollo; il primo è il famoso Apollo di Piombino (e scusate se è poco!), rinvenuto nel mare di Populonia ma di fattura greca, mentre l'altro è il celebre Apollo di Veio L'ultimo raffronto è pittorico, si tratta di due affreschi in ambito tombale. Il primo viene da Pestum, il secondo da Tarquinia. Lascio a chi avrà voglia di vedere questo post la formulazione di pareri e giudizi; mi limito soltanto a suggerire di non valutare le differenze tra l'arte greca e quella etrusca in termini di "migliore" o "peggiore" ma, semmai, di vedere l'una (quella etrusca) come "altra" rispetto ai canoni del classicismo cui siamo culturalmente indotti.
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    Un caro saluto a tutti gli amici del Forum. Non è pubblicità questo topic...ma solamente un invito a fare Numismatica. E' cosa palese che non sono pochi gli utenti che, in orari diversi, in pochi o in maggior compagnia visitano il nostro Forum, come evidenzia la barra delle presenze che tutti vedono in fondo al sito. Le interazioni sono però inferiori alle visite. Ragazzi questo è un forum sereno ed amicale, ma - nel contempo - potente e disponibile ad affrontare le discussioni e le curiosità più variegate, anche senza contenuti complicato o per esperti. La Numismatica, più di altri argomenti e discipline, è una continua crescita e conoscenza. Qualunque domanda è lecita e qualunque argomento sulla numismatica serve per fare ricerca e cultura . Siamo sicuri che ognuno di noi ha qualcosa da chiedere o da approfondire: l'ambiente della Numismatica, la storia, le monete,le curiosità, le valutazioni, le fregature, le gioie, gli aneddoti. Scrivere pure qui quello che volete approfondire o conoscere...metteteci alla prova se volete, saremo lieti di interagire con voi e di avere nuovi amici e conferme da chi è già del Sito. Vale per tutti...in primis per noi dello staff.
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    @Piakos In grandissima parte è vero quanto dici, ma con alcune precisazioni. E' probabile che non abbiano avuto una letteratura paragonabile a quella greca, visto che la loro visione del mondo parrebbe concentrarsi principalmente sulla religione associata, parrebbe, ad una forte dose di pragmatismo nell'agire quotidiano. Non dimentichiamo però che da un lato avevano la pessima usanza di scrivere su materiali estremamente deperibili (ad es. tela) e dall'altro la loro lingua, ostica, complessa e difficilmente comprensibile agli altri popoli era indubbiamente un ostacolo ad essere tradotta e/o tramandata. L'imperatore Claudio, appassionato di lingua etrusca e sposato in prime nozze ad un etrusca, Plauzia Urgulanilla, scrisse ben venti volumi sugli etruschi e la loro cultura, volumi che però sono andati dispersi e che forse avrebbero potuto illuminare molti aspetti di questa civiltà. Non userei quindi il termine "imitare" - e non è questa una mia mera pignoleria lessicale - ma piuttosto "rielaborare", termine che implica una forte cultura autoctona su cui volta volta si innestano gli influssi culturali esterni. Un dettaglio che illustra bene il dualismo religione-pragmatismo. Gli etruschi avevano un culto estremo dei morti e dell'aldilà, non a caso le tombe erano in pietra, quindi fatte per durare, mentre la case erano in legno. Tuttavia quando cresce fortemente la domanda di ferro l'area delle tombe, a ridosso della spiaggia e dei punti di lavorazione, diventa la discarica di centinaia di tonnellate di scorie, ché sarebbe stato faticoso ed oneroso trasportare più lontano!
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    Buon giorno a tutti. Segnalo che a pagina 275 del “Bollettino di Numismatica n. 44-45” del Ministero per i beni e le attività culturali c’è un interessante articolo riguardante la “CONSERVAZIONE E RESTAURO DEI BENI NUMISMATICI”. Tratta ampiamente l’argomento della pulitura di monete antiche e come curare alcuni attacchi chimici alle stesse, compreso l’uso del benzotriazolo per il cancro del bronzo. Il bollettino è qui: http://www.numismaticadellostato.it/pns-pdf/BdN/pdf/BOLLNUM44-45.pdf
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    Bellissima discussione di approccio...Luciano. Complimenti. Per inciso preciso che continuerà l'appassionato dibattito nell'altro topic...chiedo tempo in quanto occorre, dopo i tuoi ultimi post, riorganizzare le fila. Per questo nuovo topic la prima cosa che viene sulle labbra...di getto senza starci troppo a pensare: si nota una maggiora eleganza nelle linee dell'arte greca c.s. postata, senza nulla togliere all'espressività ben resa nelle raffigurazioni etrusche. Ergo non è questione di più o meno bello...anzi, le serie etrusche potrebbero apparire più facili ed accattivanti...quanto di diverso stile. In soldoni: le immagini greche mostrano capacità d'astrazione e tensione ideale...quelle etrusche sono immerse nella quotidianità. Una diversa sensibilità. P.S. Infatti ecco...che la tridracma con anfora e polipo spiazza, comunque, a parte il tempo della produzione.
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    Intanto un punto - importante - in comune con @Piakos : l'ammirazione per il compianto Federico Zeri, grandissimo critico d'arte. Passiamo ora a tentare di dare delle risposte alle domande che Renzo pone, rimandando, per avere dati più precisi e dettagliati, al sempre valido volume di F. CATALLI , Monete etrusche, IPZS, 1990. Premetto, ma la cosa era già stata posta, che purtroppo per quello che riguarda le datazioni certe della monetazione etrusca abbiamo un solo punto fermo ed è la didracma con Gorgone (peso medio gr. 7,68, segno di valore X) ritrovata in strato a Prestino, presso Como, durante gli scavi di un villaggio protostorico e databile al terzo quarto del V secolo a.C. La serie con Gorgone e valore XX è decisamente successiva, sia in base a considerazioni stilistiche sia in base alla collocazione del "ripostiglio di Populonia" che ne conteneva oltre 600. Questo infatti fu rinvenuto nel così detto "quartiere industriale" su uno strato di terreno argilloso e alla base di un potente strato di scorie ferrose che, verso la fine del III secolo furono riversate sia sopra l'area industriale sia sopra le necropoli più antiche. Ovviamente non è una datazione certa come quella di Prestino ma indica sicuramente un termine di riferimento ante quem. Tra l'altro possiamo aggiungere che questa enorme produzione di scorie, e quindi di ferro, è molto verosimilmente legata alla richiesta pressante di ferro per la flotta e l'esercito di Roma in preparazione della seconda guerra punica. Non vi sono altri riferimenti temporali. E allora come possiamo collocare la nostra moneta, dando per scontato - ma questa è una opinione che può essere contestata, ma per ora rimandiamo l'approfondimento - che sia di zecca populoniese? Lo possiamo fare, credo, mettendo insieme alcuni indizi. Il primo, e qui la mente va a Zeri, è quello di carattere stilistico-estetico. Abbiamo visto la qualità notevolmente "primitiva" della prima monetazione populoniese (le Gorgoni del ripostiglio di Volterra) antecedenti alla Gorgone X di Prestino, di qualità estetica notevolmente superiore,fino alla Gorgone XX. tipo tesoretto Volterra tipo Prestino tipo ripostiglio Populonia Non credo sia molto difficile pensare a quale delle tre tipologie "estetiche" potrebbe appartenere la nostra Anfora-Polpo. Secondo indizio, la metrologia. Il peso medio della moneta potrebbe certo essere sul piede anatolico, ma questo ci riporterebbe al "tipo Volterra" ed a relazioni tutte da dimostrare, mentre il piede semilibrale è certamente legato anche al bronzo (e Populonia poco dopo inizia a coniare in bronzo) ed è coerente con le strette relazioni economiche tra Populonia e Roma tra la fine del III ed il II sec.a.C. Non sono i tre canonici indizi che fanno una prova, secondo l'opinione indiscutibile di Sherlock Holmes, ma direi che ci siamo vicini!
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    Posto per competenza, in questa sezione, delle riflessioni prodotte in altra discussione. Udite, udite... i migliori operatori tecnici numismatici, ottimi conoscitori del metallo monetato antico, in Italia, sono in ordine sparso: - un ex idraulico impiantista con cognizioni nell'elettrico (e tanto di cappello a chi conosce bene queste arti); - un ex negoziante, che si dilettava di bric a brac e di tornitura di base, mentre attendeva al commercio; - ex contadini esperti in tecnica varia per la cura delle campagne, profondi conoscitori dell'agricoltura e delle piantagioni di arance, del verde rame e altre reazioni chimiche; - un ex falegname ottimo artigiano..grande maestro e conoscitore nel farlocco; - un Numismatico con cognizioni basilari di oreficeria e di sbalzo/ribattitura, nonchè di pulizia delle patine antiche originali...sicuramente il personaggio più colto e sensibile del gruppo. - Qualche tempo fa' c'era anche qualche odontotecnico...ma non aveva la "classe" tecnica dei suddetti. - Tra i non operatori specifici del settore, ma semplice appassionato, c'è un altro competente ottimo che è specialista nell'intrapresa tecnica di famiglia, anch'esso conoscitore nell'arte industriale dei metalli. Persona che stimo e che ha rivestito incarichi di staff in altro sito web. Questo per dire che le monete sono in primis delle produzioni artigianali di metallo e, pertanto, tecnici/artigiani occorre essere o diventare per capire a fondo la numismatica metallara o metallurgica...ma, occorre nel contempo evidenziare che: senza la conoscenza colta dell'arte figurativa coeva c'è sempre un tallone d'achille scoperto...nell'individuazione della sensibilità e dello stile nelle grafiche monetate. Anche se, in un mondo sempre meno colto, questi punti deboli sono E DIVENTERANNO sempre più "invisibili". Ahimè...
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    Quella che hai acquistato,@elio2elio fà parte in generale della monetazione d'emergnza e nello specifico è un biglietto fiduciario. Il periodo storico và dal 1868 al 1893 , ma la maggioranza di tali biglietti è concentrata nel decennio 1870-1880. Perchè si parla di biglietti fiduciari? Per Fiduciario si intende quel biglietto la cui circolazione è basata tra la fiducia di chi lo emette e il portatore. Non esiste infatti nessuna garanzia, nè di deposito metallico (copertura economica) nè riconoscimento legale (può anche non essere accettato).
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    Dopo i moti di Vienna del marzo '48 e in concomitanza con quelli di Milano , anche Venezia insorse e riuscì a cacciare gli austriaci i quali assediarno la città. Il Governo Provvisorio, dopo aver bandito dalle pubbliche casse i banco-zettel di Vienna deliberò l'emissione di una carta moneta definita "moneta patriottica" garatita dai prestiti raccolti tra i cittadini ( prima volontari e poi forzosi ). La prima emissione fu composta da banconote dai tagli da 1-2-3-e 5 Lire (19 settembre) mentre la seconda, del 16 novembre, ha i valori da 50 e 100 Lire. In quest' ultime, inoltre hanno come particolarità un timbro a secco con la scritta "Banca Nazionale di Venezia". Tutte le emissioni sono unifaccia e su alcune c'è la firma sul retro Barzilai, che ne aumenta , anche se di poco il valore La banconota postata è un 5 Lire, misura mm 114x79 , senza filigrana e un grado di rarità Comune. E' sicuramente collezionabile e di grande interesse storico.
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    La serie di Katane con Toro androprosopo / Ninfa andante è di grande fascino ed è formata da diversi conii, per cui sarebbe molto bello riuscire a ricostruire l'intera serie. Con Sileno sopra il dorso del toro esistono più conii, apparentemente con incroci. Bisognerà attendere che esca il tanto sospirato Corpus sulle monete di Katana ad opera del prof. Boehringer (che ci sta lavorando da almeno 30 anni...). Non pochi esemplari erano presenti nella cosiddetta "collection Comery", dispersa in più riprese in aste di Roma Numismatics, alcuni di grande conservazione (e non mancano esemplari inediti) e questo potrebbe avere ingenerato un minore interesse verso questo pezzo ex coll. Moretti, nonostante il suo prestigioso pedigree. Questa fantomatica collezione Comery era in realtà un ripostiglio, rinvenuto alcuni anni fa in Sicilia e di composizione molto simile al famoso Randazzo Hoard. Solo che gli esemplari sono stati pesantemente ripuliti e alcuni danno, specie in fotografia, una impressione piuttosto sgradevole, ma sembra, almeno per la maggior parte, essere autentici (almeno a prere di chi ha potuto esaminarli dal vivo a Londra).
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    Oddio, scusate, ma non può essere semplicemente una R con una debolezza di conio sul gambo? Purtroppo la foto fa pietà e zommando è ancora peggio: ma a me sembra anche di intravedere il profilo ondulato del gambo mancante.
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    L'altra scena mi ricorda vagamente alcune stele funerarie di cacciatori in compagnia del loro cane... senza elementi specifici ritenere che si tratti di Odisseo e Argo è un po' una forzatura...
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    Questa è una copia romana di una scultura ellenistica raffigurante una ninfa su roccia.
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    Il penultimo a destra è un Apollo Citaredo (ha anche la faretra). Le navi sono immagini generiche, il tridente è di Posidone (ma non vedo perchè dovrebbe necessariamente avere a che fare con Odisseo), il personaggio (credo femminile) pensoso su roccia anch'esso troppo generico...
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    @Reale Presidio Bravissimo Riccardo....mi compiaccio per questo "antipasto" ..... senti, ho dato una letta veloce, mi riservo per altri dettagli a lavoro ultimato, ma dovresti modificare le schede sul lato sx alle monete dove compaiono le sigle RC ed integrare con Regia Corte. Per il resto come bozza mi sembra ok......bravo, anche se inserirei qualche notizia storica, in premessa, più accurata e dettagliata....e del motivo e delle vicende di come si arrivò alla coniazione di queste monete; nel BCNN del 1972 (sai già dove pescarlo), nei documenti che trovi in allegato, potresti, se vuoi completare alla perfezione la tua collezione, inserendo qualche notizia in merito....sarebbe opportuno. Ciao
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    Padova Treviso Nel 1049 l'imperatore Enrico III concesse al vescovo di Padova Bernardo il diritto di battere moneta, nella fattispecie denari di peso analogo a quelli di Verona. Solo verso il 1270, durante il periodo comunale, iniziarono le attività della zecca, con un corollario di leggi speciali che regolavano il corso della moneta in città ; l'anno successivo furono coniate le prime monete. Un obiettivo prioritario della legislazione del 1270 era la repressione della moneta falsa: era sancita la condanna al rogo per chi fabbricava o spendeva monete false in città ; tutti i tesorieri, gli esattori dei dazi comunali, gli orefici e i mercanti dovevano fare giuramento di tagliare a metà le monete false che fossero giunte nelle loro mani; la tosatura delle monete era punita con multe e incarcerazione. La zecca cittadina aveva sede al Canton del Gallo, fu poi successivamente trasferita prima in via Zabarella, poi in via San Lorenzo, ed infine ebbe sede definitiva in via San Canziano. Nel 1318 divenne Capitano del popolo Jacopo da Carrara, che avvocò a sè tutti i poteri trasformando il Comune in Signoria. Nel 1384 fu imposta la circolazione forzosa delle monete padovane, tentando quindi di eliminare dalla circolazione le monete concorrenti delle città vicine (principalmente veneziane, veronesi e milanesi). I Carraresi dominarono Padova sino alla sua conquista da parte di Venezia nel 1405, il cui governo chiuse la zecca, come quelle di tutte le altre città di terraferma conquistate.
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