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  1. 2 points
    La definizione di numismatica romana "monarchica" inclusa nel titolo di questa sezione può far insorgere qualche perplessità. Tutte le diverse teorie, sia la tradizionale sia la ribassista di Mattingly sia l'intermedia di Crawford (oltre a tutte le loro varianti sviluppatesi nel corso degli anni), pur con notevoli differenze cronologiche, pongono le prime emissioni monetali romane (serie fuse e/o didramma 13/1) in piena età repubblicana e, in ogni caso, sempre a partire al più presto dalla seconda metà del IV secolo a.C. L'età regia si concluse invece nel 509 a.C. Quindi cosa c'entra il periodo monarchico con la monetazione romana? C'entra nel contesto delle manifestazioni premonetali che con ogni probabilità la contraddistinsero e, soprattutto, in relazione ad un passo di Plinio nel famoso e controverso excursus sulla monetazione romana. Riporto il passo di Plinio che individua il periodo di Servio Tullio per la comparsa di un primo "signum" sul bronzo: "Servius rex primus signavit aes. Antea rudi usos Romae Timaeus tradit". "Il re Servio (Tullio) fu il primo ad imporre un marchio sul bronzo. Timeo riporta che in precedenza a Roma si era fatto uso del bronzo grezzo". Nella seconda frase Plinio ci informa che prima di Servio Tullio, il cui regno durò secondo la tradizione dal 578 al 535 a.C., a Roma era utilizzato negli scambi solo del rame informe (il cosiddetto "aes rude") mentre durante il suo governo si cominciò ad imprimere un qualche simbolo (il cosiddetto "aes signatum"). Come viene interpretato questo passo alla luce dei ritrovamenti archeologici? L’elemento fisico che viene collegato al passo di Plinio è il cosiddetto “Ramo secco”, ovvero un quadrilatero di rame, di dimensioni diverse, che presenta una protuberanza continua longitudinale con delle derivazioni laterali. Approfondirò un poco quanto appena esposto in un prossimo post così da non creare confusione o dare adito a fraintendimenti. Di seguito viene mostrato un ramo secco di 1865g con dimensioni148 x 74 x 30mm battuto per la modica cifra di 14000 sterline da Romanumismatics (Auction 11, lotto 533, 7/4/2016). Ciao Alessio
  2. 2 points
    Perché il ramo secco viene collegato a quanto scritto da Plinio? Il ramo secco non è una creazione romana. L sua presenza è attestata in diverse aree italiche: i ritrovamenti sono localizzati prevalentemente in Emilia anche se ce ne sono anche in altre regioni. Il rinvenimento più importante dal punto di vista numismatico avvenne negli anni 60 presso il santuario di Demetra a Bitalemi in Sicilia dove venne scoperto un deposito votivo con vari frammenti di bronzo informe (aes rude) insieme ad un ramo secco. L'esame dei frammenti ceramici dello strato contenete il tesoretto ha permesso di stabilire un termine ante quem fissato al 540 a.C., perfettamente compatibile con il periodo di regno di Servio Tullio stabilito dalla tradizione. Secondo questo assunto e dando valore alla frase di Plinio si può ipotizzare che l'area originaria di produzione del ramo secco fosse l'Emilia e che questo poi si diffuse in varie zone d'Italia, tra cui Roma, grazie agli scambi. Il bronzo non venne "segnato" a Roma per una decisione di Servio Tullio ma semplicemente i Romani ne vennero a contatto e a conoscenza in quel periodo. È superfluo aggiungere che si tratta esclusivamente di ipotesi e congetture non supportate da alcuna prova.
  3. 2 points
    Un po' mi hanno aiutato ma giuro che lo sapevo pure io! Stai parlando di El-Gabal, Dio Sole della città di Emesa. Dio di cui Elagabalo (o Eliogabalo) era grande sacerdote e che, una volta divenuto Imperatore di Roma, cercò prima di includerlo nel pantheon romano chiamandolo "Deo Sol Invictus" e associandolo a Giove e rendendolo così una delle principali divinità per poi far confluire in El-Agabal o Deo Sol Invictus tutte le divinità rendendo di fatto la religione romana una religione monoteistica. Originariamente El-Gabal era adorato nel tempio di Emesa, dove era conservato un betilo (una pietra sacra) nero e di forma conica che con tutta probabilità era un meteorite. Uno storico siriano del III secolo, Erodiano, racconta "questa pietra è adorata come se fosse stata inviata dal cielo, su di essa si trovano piccole protuberanze e segni che alla gente piace considerare come un grezzo ritratto del sole, perché è così che li vedono". El-Gabal, il meteorite nero conico che rappresentava il dio solare di Emesa fu fatto giungere a Roma e posto in un sontuoso tempio detto Elagabalium che venne costruito sul pendio orientale del colle Palatino. Fatto ciò, le più sacre reliquie della Religione romana furono trasferite dai loro templi nell'Elagabalium, tra queste la Magna Mater, il fuoco di Vesta, gli Ancilia dei Salii e il Palladio, tutto questo per far si che nessun altro dio, all'infuori di El-Gabal, venisse adorato. Con la morte di Eliogabalo nel 222, il betilo di El-Gabal venne reso alla città di Emesa. Ci sono anche monete (dell'usurpatore Uranius Antoninus che ha regnato nel 253-254) che mostrano le fattezze del meteorite. Non sono riuscito a trovarne in migliore conservazione ma un'idea la possiamo comunque avere. Emesa, Uranius Antoninus. 253-254 AD. Æ 32mm (21.42 gm). Struck in year 565 of the Seleukid era or 253/254 AD. D/AVTOK COVLP ANTWNINOC CE, laureate, draped and cuirassed bust right; viewed from behind R/EMICWN KOLWN, hexastyle temple containing the conical stone of Elagabal (ornamented with a facing eagle), shaded by two umbrellas; pediment ornamented with crescent; date EXF in the exergue.
  4. 2 points
    Ciao @Quintus Sarò essere estremamente sintetico: Cibele era una divinità il cui culto era originario della Frigia ed era conosciuta come la grande madre oppure madre degli dei (ad esempio sui rovesci di alcune monete delle due Faustine troviamo la legenda MATRI MAGNAE mentre su alcune di Giulia Domna Mater Deum). Cibele era associata ad una pietra nera adorata nel tempio di Pessinunte: tale pietra venne trasportata a Roma durante la Seconda Guerra Punica per adempiere ad una profezia contenuta nei libri sibillini. ( @Quintus non ti ricorda qualcosa avvenuto più di 4 secoli dopo?). Il culto di Cibele era strettamente legato a quello del figlio e marito Attis di cui ci sono varie versioni. Gli attributi di Cibele sono i due leoni (su alcune monete di Giulia Domna diventano addirittura quattro a trainare di un carro mentre in altre, come in quella oggetto della discussione, ne compare uno soltanto), un piccolo tamburo e l'immancabile polos (una sorta di corona turrita). Il fascino di questa dea risiede proprio nel suo carattere orientale, misterioso ed esoterico, caratterizzato da riti a dir poco assurdi. Per ulteriori approfondimenti sul web si trova un po' di tutto ma non amo i copia-incolla. Parliamo invece di numismatica: Cibele fu largamente rappresentata sulle monete con una concentrazione spiccata nel periodo repubblicano e nel periodo degli Antonini e dei Severi. La prima moneta a nome di Cibele è di dubbia attribuzione, dato che risale ad un periodo precedente al trasporto della pietra nera a Roma (204). Si tratta della semuncia semilibrale RRC 39/5 che Crawford data al 217-215. Da molti il busto con corona turrita (molto simile a quello di emissioni repubblicane successive) è identificato con Cibele ma la collocazione cronologica non dà certezze. NUMISMATICA ARS CLASSICA NAC AG, SPRING SALE 2020, LOT 340 (25/5/2020). RRC 39/5 - Semuncia semilibrale (217-215 a.C.). 19mm / 6,58g Diritto: busto femminile (di Cibele?) drappeggiato con corona turrita rivolto a sinistra Rovescio: Cavaliere galoppa verso destra mentre tiene le redini con la mano sinistra ed impugna una frusta con la destra. Aggiungo che una straordinaria rappresentazione di Cibele è presente al Museo archeologico di Milano: la Patera di Parabiago. Sono andato ad ammirarla più o meno una decina di volte e ne rimango sempre ammaliato.
  5. 2 points
    Nerva Marco Cocceio Nerva Cesare Augusto (in latino Marcus Cocceius Nerva Caesar Augustus, nelle epigrafi IMP•NERVA•CAES•AVG•PONT•MAX•TR•POT, nato a Narni l'8 novembre 30 a.D. e morto a Roma il 27 gennaio 98 a.D.), meglio conosciuto semplicemente come Nerva è stato un imperatore romano, primo degli imperatori adottivi, regnante dal 18 settembre 96 a.D. fino alla sua morte avvenuta nel 98 a.D. Nerva nacque presso l'antica colonia romana di Narnia (l'odierna Narni, in provincia di Terni), figlio di Cocceio Nerva, famoso giureconsulto, e di Sergia Plautilla, figlia a sua volta del console Popilio Lena. Aveva un fratello, Gaio Cocceio Nerva. Molto amico di Vespasiano, ne fu nominato generale e governatore della provincia Mauretania. Fu l'ultimo imperatore italico sia di nascita che di famiglia. Nerva non aveva seguito l'usuale carriera amministrativa (il cursus honorum), anche se era stato console durante l'impero di Vespasiano nel 71 a.D. e con Domiziano nel 90 a.D. Quando fu organizzata la congiura contro Domiziano, Nerva acconsentì a divenirne il successore. Egli era molto stimato come anziano senatore ed era noto come persona mite e accorta. Alla morte di Domiziano, Nerva fu acclamato imperatore in Senato da tutte le classi, concordi sul suo nome. Durante il suo regno, breve ma significativo, apportò un grande cambiamento: il "principato adottivo". Questa riforma prevedeva che l'imperatore in carica dovesse decidere, prima della sua morte, il suo successore all'interno del Senato; questo faceva sì che i senatori venissero responsabilizzati. Inoltre, dall'anno dei quattro imperatori il Senato aveva subito un cambiamento epocale: i senatori cominciavano a provenire anche dalle province, rinnovando così l'antico e oligarchico senato romano. Nerva e Traiano inoltre furono abili nei confronti delle altre classi, annunciando che il successore poteva essere scelto anche tra la plebe. Le loro speranze non andarono deluse: Nerva, infatti, secondo Tacito, nel suo breve regno fuse le idee di impero, libertà e pace, dando inizio a un secolo poi considerato d'oro. Appena eletto, fece cessare le persecuzioni contro i cristiani, consentì agli esiliati di rientrare a Roma, abolì i processi di lesa maestà, reintegrò il Senato nelle sue prerogative, prodigò le sue terre e i denari per soccorrere i poveri; inoltre abolì il fiscus iudaicus (che gravava sugli ebrei dell'Impero) e la vicesima hereditatum. Nonostante ciò, fu molto duro contro i suoi delatori. Fu addirittura giudicato troppo mite dal Senato e subì una congiura che venne sventata esiliando a Taranto colui che ne era a capo, il senatore Calpurnio Crasso. Nel 97 a.D. fu nominato console per la terza volta e gli fu collega Lucio Verginio Rufo. In campo economico, Nerva attuò una politica di sgravi fiscali e di incentivi che doveva favorire le comunità italiche. Gli Ebrei furono esentati dal tributo che era stato loro imposto sotto i Flavi. Una legge agraria assegnò appezzamenti di terreno a cittadini nullatenenti. Le spese che le città dovevano sostenere per il mantenimento del cursus publicus, cioè del servizio postale, furono addossate alle casse imperiali. A Roma fu riorganizzato il sistema dell'approvvigionamento idrico; ci resta di quegli anni l'opera fondamentale scritta dal curatore delle acque, Sesto Giulio Frontino, sulla progettazione e la manutenzione degli acquedotti. Un altro grande provvedimento fu la "Politica degli alimenta", che consisteva nell'erogare prestiti a tasso agevolato, sussidi alle famiglie povere e l'istruzione gratuita per gli orfani. Poiché Nerva sapeva che il suo incarico non sarebbe durato a lungo, ormai vecchio e malato decise di adottare un figlio. In omaggio all'interesse dello Stato non scelse il successore nella propria famiglia, ma adottò Marco Ulpio Traiano, generale delle legioni a difesa del confine renano, a discapito del governatore della Siria, Marco Cornelio Nigrino Curiazio Materno. L'adozione coincise con un'importante vittoria militare in Pannonia, che diede all'adottato Traiano l'appellativo di Cesare Germanico. Traiano venne nominato proconsole e gli fu conferita la tribunicia potestas. Nerva fu nuovamente nominato console, con Traiano, nel 98 a.D., ma morì dopo tre mesi di carica. Il suo successore volle un funerale di grande solennità. Le sue ceneri furono poste nel mausoleo di Augusto. Nonostante abbia governato per meno di due anni, egli è ricordato come uno dei migliori imperatori di Roma. Valore nominale: Sesterzio Diametro: 33 mm circa Peso: 23,92 gr Dritto: IMP NERVA CAES AVG P M TR P COS III P P, busto laureato a destra Rovescio: LIBERTAS PVBLICA, ALibertas con pileo e scettro, S - C in campo Zecca: Roma Anno di coniazione: 97 a.D. Riferimento: RIC 86, Cohen 114, BMCRE 112, CBN 101 Rarità: n.d. Note: Spatinato in tempi non recenti. Meglio "in mano". Non perfetto ma ancora godibile. Ave! Quintus
  6. 2 points
    Marco Ulpio Nerva Traiano Marco Ulpio Nerva Traiano, o più semplicemente Traiano (in latino: Marcus Ulpius Nerva Traianus; nelle epigrafi: IMPERATOR • CAESAR • DIVI • NERVAE • FILIVS • MARCVS • VLPIVS • NERVA • TRAIANVS • OPTIMVS • AVGVSTVS • FORTISSIMVS • PRINCEPS • GERMANICVS • DACICVS • PARTHICVS; nato ad Italica il 18 settembre 53 e morto a Selinunte in Cilicia l'8 agosto 117) è stato un imperatore romano, regnante dal 98 al 117. Traiano nacque in provincia, provenendo da una colonia di Italici denominata Italica nella Hispania Bætica (attuale Andalusia, Spagna) dove la Gens Ulpia di cui faceva parte si era trasferita dall'Umbria, in particolare da Todi. Valente militare e popolare comandante, venne adottato da Nerva nel 96, succedendogli due anni dopo. Egli era divenuto un importante generale durante il regno dell'imperatore Domiziano, i cui ultimi anni furono segnati da continue persecuzioni ed esecuzioni di senatori romani. Nel settembre del 96, dopo l'assassinio di Domiziano, un vecchio senatore senza figli, Nerva, salì al trono, ma si dimostrò subito impopolare con l'esercito. Dopo un anno breve e tumultuoso al potere, l'opposizione della guardia pretoriana ne aveva ormai indebolito il potere, tanto da costringerlo a difendere il suo ruolo di princeps adottando il più popolare tra i generali del momento, Traiano, e nominandolo suo erede e successore. Nerva morì poco dopo, alla fine di gennaio del 98, lasciando a Traiano l'impero, senza tumulti e opposizioni. Valore nominale: Sesterzio Diametro: 33,0 mm Peso: 26,60 gr Dritto: IMP CAES NERVAE TRAIANO AVG GER DAC P M TR P COS V P P, busto laureato e drappeggiato a sinistra Rovescio: SPQR OPTIMO PRINCIPI, l'Arabia paludata, stante di fronte, testa a sinistra, sorregge con la mano destra un ramo sopra un cammello a sinistra ai suoi piedi di lato seminascosto e con il braccio sinistro un fascio di canne, S - C in campo, ARAB ADQ[VIS] in esergo Zecca: Roma Anno di coniazione: 113 d.C. Riferimento: RIC 610, Cohen 32 Rarità: NC Note: La provincia d'Arabia fu incorporata nell'Impero dopo la conquista del regno nabateo da parte di Cornelius Palma, governatore della Siria nel 106 a.D.. Il possesso di questa provincia era fondamentale per il sistema difensivo romano. La nuova provincia proteggeva la Siria e forniva l'accesso al Negev, a Petra e alle carovane in Arabia o in Oriente. È anche un posto di osservazione mentre Traiano si prepara a invadere l'Impero dei Parti dal 113 a.D.. Commenti? Ave! Quintus
  7. 2 points
    Credo si debba distinguere tra le situazioni "di fatto" e quelle "strutturali". Cesare aveva i poteri che appartenevano ad un dictator dotato di imperium, poteri che erano limitati nel tempo ed attribuiti in casi di estremo pericolo per Roma. Ovviamente Cesare estese questi poteri in un tempo illimitato ma tutto nel rispetto, non solo formale, dell'organizzazione statuale repubblicana, giustificandoli "giuridicamente" sulla situazione politica fortemente critica di Roma. Del resto poco prima di lui Silla aveva avuto gli stessi poteri di Cesare, oltretutto gestiti in maniera dispotica e violenta, basti pensare alle liste di proscrizione sillane. Silla in età avanzata si ritirò, ritenendo di aver sconfitto la parte "democratica": per quanto riguarda Cesare non possiamo dire se avrebbe o non avrebbe fatto altrettanto visto che fu ucciso. Indubbiamente l'ampliarsi delle conquiste di Roma aumentava esponenzialmente le difficoltà a gestire problemi sempre più complessi con crescita di tensioni sociali nei confronti delle quali il sistema repubblicano stava da tempo mostrandosi incapace; basti ricordare le vicende dei fratelli Gracchi e la lotta tra Mario e Silla. In sintesi: ci troviamo di fronte ad una fase di lenta trasformazione dal governo di una oligarchia aristocratica ad un imperium giustificato da quello che Marx avrebbe definito "lo stato delle cose presenti" pur conservando la struttura repubblicana e poi ad una seconda fase nella quale si rafforza e si consolida il potere personale diminuendo il potere del Senato (Ottaviano) per arrivare a Tiberio che struttura organicamente la fase imperiale. In conclusione possiamo, credo, sostenere che Cesare dirigeva la res publica - pur forzandole al limite - utilizzando le strutture di comando previste ed esistenti da sempre mentre la vera torsione autoritaria inizia con Ottaviano.
  8. 2 points
    Nel ricordare e celebrare gli ottocento anni dalla morte dio Dante, viene spontaneo chiedersi, da appassionati di numismatica, se il Poeta abbia mai parlato, nella sua opera maggiore - la Commedia - in maniera precisa delle monete del suo tempo ma la risposta è sostanzialmente negativa. Malgrado che nel suo peregrinare fosse venuto a contatto diretto con la monetazione di quasi tutta l'Italia del centro-nord e con quella francese e, forse venasina, oltre un accenno fatto nel Convivio alle "santalene" - probabilmente monete bizantine utilizzate come medaglie devozionali, vista la frequentissima presenza del Cristo Pantocrator - l'unica citazione puntuale di una moneta del suo tempo e della sua Firenze viene fatta da Dante nel canto XXX dell'Inferno quando incontra Mastro Adamo, un falsario messo al rogo a Firenze nel 1281 per aver stampato fiorini a soli 21 carati invece dei 24. E' peraltro interessante osservare che il "povero" falsario fu l'unico a rimetterci la vita, visto che i suoi mandanti, i Conti Guidi, erano troppo potenti e importanti per essere toccati dalle leggi (come sempre). Così recita Dante: vv. 46-90 Ivi è Romena, là dov’io falsai / la lega suggellata dal Batista / per ch’io il corpo su arso lasciai. ......................... io son per lor tra sì fatta famiglia / e' m'indussero a batter li fiorini / ch'avevan tre carati di mondiglia. Sotto un fiorino falso che però in questo caso è di danno maggiore, avendo l'anima di rame coperta da una sottilissima sfoglia d'oro!
  9. 2 points
    Il sesterzio di consacrazione di Antonino Pio con la pira è una moneta abbastanza comune, tuttavia questo rovescio risulta sempre piuttosto attraente. Il sesterzio postato, pur con un certo grado di usura, risulta ancora gradevole e con una patina genuina (@Quintus sempre complimenti!) Antonino Pio fu il primo imperatore per il quale venne rappresentata la pira sulle monete. Si ha solo un precedente: quello della moglie Faustina II morta nel 140, ben 21 anni prima del marito. Da questo momento in poi la pira sulle monete di divinizzazione divenne un cliché imprescindibile. Per la descrizione della pira e della relativa celebrazione funebre riporto il passo esaustivo di Erodiano (riferito a Settimo Severo) ho già citato nel mio libro su Faustina II. Erodiano, Storia dell’impero dopo Marco Aurelio 4, 2. “E’ infatti costume dei Romani celebrare l’avvento tra gli dei di quegli imperatori che muoiono lasciando i propri figli sul trono; questo rito si chiama Apoteosi e nel corso di esso può notarsi in tutta la città un miscuglio di lutto e di cerimonie festive. Infatti si seppelliscono con un solenne funerale i resti del defunto seguendo il rito usato per gli uomini comuni; inoltre si prepara una figura di cera identica al personaggio onorato e la si espone elevata in alto sopra un grandissimo letto di avorio nel vestibolo del palazzo imperiale, avvolgendola in abiti trapunti d’oro. La figura ha un colorito pallido e sta distesa come quella di un malato; intorno al letto siedono per gran parte del giorno, a sinistra tutti i senatori avvolti in veste nere, a destra tutte le donne cui le magistrature del marito o del padre conferiscono particolare prestigio. Nessuna si adorna d’oro o porta collane, indossano invece semplici vesti bianche e stanno in atteggiamento di cordoglio. Questa parte del rito dura sette giorni, nel frattempo i medici avvicinandosi frequentemente al letto esaminano il malato e annunciano ogni volta che le condizioni sono peggiori. Quando si ritiene che sia giunto il momento della morte, i più nobili dell’ordine equestre e alcuni giovani scelti tra i Senatori, sollevano il letto sulle spalle e lo portano lungo la Via Sacra fino al Foro Antico che è il luogo dove i magistrati romani depongono la carica. Il letto viene quindi collocato fra le due tribune a forma di gradinate. Sopra una di queste prende posto un coro di fanciulli scelti fra le più nobili famiglie senatorie; sull’altra un coro di donne anch’esse nobili; ambedue i cori intonano in onore del defunto inni e peani, composti secondo un ritmo solenne e triste. Quindi il letto viene di nuovo sollevato e portato fuori dalla città fino al così detto Campo Marzio. Ivi nel punto in cui più larga si estende la pianura , sorge una costruzione a base quadrata, in forma di tenda militare, fatta soltanto di grandi travi lignee, a esclusione di qualsiasi altro materiale. Questa è riempita internamente di legna da ardere e all’esterno è adorna di drappi intessuti a fili d’oro, sculture in avorio, quadri variamente colorati. Su questo edificio ne sorge un altro, simile nella forma e negli ornamenti, ma più piccolo, con varie aperture a guisa di porta; quindi un terzo e un quarto, ciascuno più piccolo del precedente, fino all’ultimo che è piccolissimo. La forma di tutto l’edificio potrebbe paragonarsi a quelle torri che sorgono presso i porti e di notte, mediante un fuoco acceso, indicano alle navi la rotta più sicura; generalmente sono chiamate fari. Il letto viene posto nel secondo ripiano insieme con tutti gli aromi e gli incensi che produce la Terra, inoltre vi si aggiunge ogni sorta di altre sostanze profumate: frutti, erbe, succhi, tutto gettato alla rinfusa. Non vi è infatti né provincia, né città, né alto magistrato che non faccia a gara nel mandare queste funebri offerte per onorare l’ imperatore. Quando si è raccolto un ingente cumulo di aromi e tutto l’edificio ne è pieno si svolge intorno a esso un corteo a cavallo e tutto l’ordine equestre sfila in giro secondo una norma prestabilita cavalcando al ritmo di una marcia guerriera. Sfilano poi sempre attenendosi ad un ordine determinato, dei cocchi su cui stanno cittadini in toga pretesta, con maschere che rappresentano le fattezze dei più gloriosi generali e imperatori romani. Compiuta questa cerimonia il successore al trono prende una fiaccola e l’accosta all’edificio; quindi anche gli altri presenti, da ogni parte avvicinano le fiaccole e tutta la costruzione con grande facilità si infiamma per la moltitudine di sostanze aromatiche e la legna che contiene. Dalla più alta e più piccola sezione che fa da culmine all’ edificio, viene lasciata libera un’aquila che sale nell’etere insieme con le fiamme; i Romani credono che essa porti dalla Terra al cielo l’ anima dell’ imperatore, il quale da quel giorno in poi riceve culto come gli altri dei”.
  10. 2 points
    Costantinopoli, Impero Bizantino, 13 febbraio 1332 Muore Andronico II Paleologo (nato a Nicea il 25 marzo 1259 e morto a Costantinopoli il 13 febbraio 1332) è stato un imperatore bizantino. Fu basileus dei romei dal 1282 fino al 1328. Gli ultimi anni dell'imperatore furono amarissimi e segnati dai contrasti personali con la seconda moglie e con il nipote Andronico III, figlio primogenito del co-imperatore Michele IX: in particolare, i rapporti con il nipote, anch'egli investito della co-reggenza, dapprima ottimi, si guastarono a causa dei rimproveri per la vita frivola di quest'ultimo. Il conflitto latente scoppiò quando il giovane nipote, geloso di un'amante, ordinò ai suoi uomini di tendere un agguato al rivale ma costoro assassinarono, per un tragico equivoco, il fratello del loro padrone, Manuele. Poco dopo aver ricevuto la notizia, Michele IX morì di emorragia cerebrale ed Andronico II, furioso per la perdita di un nipote e del figlio, decise di diseredare Andronico III. Dopo un periodo di tregua, il 2 febbraio 1325, Andronico ottenne il titolo di co-imperatore da parte del nonno ma questo non bastò per rasserenare gli animi e riunificare l'impero: il nipote, infatti, non aveva ottenuto la riammissione nella linea di successione mentre nelle province, prive di un governo unificato e coeso, scoppiarono tumulti separatisti, particolarmente evidenti a Tessalonica. L'anno seguente, quando la notizia dell'assedio di Brussa da parte degli ottomani giunse nella Capitale, scoppiò un ennesimo scontro tra nonno e nipote: il secondo desiderava inviare rinforzi ma l'imperatore, consapevole della pericolosità della spedizione rifiutò; l'anno seguente scoppiò nuovamente il conflitto. Dalla parte di Andronico II si trovava il re serbo Stefan Decanski e dall'altra l'imperatore bulgaro Michele Sisman; il Basileus tentò un'offensiva in Tracia ma fu immediatamente respinto, mentre il nipote, dopo aver ottenuto il sostegno della Macedonia e di Tessalonica, vi si recò, nel gennaio 1328, per farsi ufficialmente incoronare come Andronico III. A questo punto, Michele Sisman cambiò fronte e inviò un piccolo distaccamento in aiuto di Andronico II ma questa iniziativa servì solo a indurre Andronico III a contattare i propri seguaci nella capitale affinché aprissero le porte al suo esercito. Nel maggio 1328, Andronico III entrò in città ma consentì al nonno di restare a palazzo; due anni più tardi, però, il vecchio imperatore si ritirò in un monastero dove morì il 13 febbraio 1332. Andronico II (1282-1328) Iperpero - La Vergine orante di fronte entro le mura - R/ I due imperatori stanti di fronte incoronati da Cristo - Sear 2396 AU (g 4,18)
  11. 1 point
    Ecco l'ultimo arrivato:
  12. 1 point
    Forse una delle più belle monete da 500 lire commemorative, in confezione, destinate soprattutto ai collezionisti, di stile raffinato e pregevole fattura. Non a caso eletta "Moneta dell'anno" tra le monete del 1991, dai lettori del World News degli USA. Commemora i 2100 anni dall'edificazione del Ponte Milvio a Roma. Argento 835/1000 diametro 32mm peso 15g contorno in rilievo zecca di Roma emessa in 58.000 esemplari FDC e 13.500 in Fondo Specchio Al Dritto: allegoria dell'Italia col viso rivolto a destra e testa coronata dal Ponte Milvio. Le chiome terminano formando le acque del Tevere e tra esse il gonfalone della città di Roma. Intorno la scritta Repubblica Italiana. In basso troviamo la firma dell'autore: Eugenio Driutti. Al Rovescio: Raffigurazione del Ponte Milvio , la sua scritta e la data MMC di commemorazione. Data di emissione della moneta. In basso l'indicazione del valore ed il segno di zecca.
  13. 1 point
    Buona sera!Ho trovato questa moneta in mio paese,Romania,in una regione vicino a Sarmisegetusa Ulpia Traiana.Volevo sappere se e autentica?
  14. 1 point
    Ciao a tutti, come è ben noto, la monetazione dell'Impero Romano non fu soltanto quella "imperiale" da noi tanto amata ma anche quella delle numerose zecche provinciali. Tra queste spicca quella di Alessandria d'Egitto che batté la cosiddetta "moneta alessandrine" a partire dal Principato di Augusto fino al 296 d.C quando la riforma di Diocleziano mise fine alle coniazioni provinciali. La zecca di Alessandria venne quindi trasformata in uno dei vari siti produttivi che da quel momento in poi coniarono numerario imperiale. Di seguito elenco alcuni dei motivi che rendono la zecca di Alessandria così interessante: Un periodo di coniazione che si estese per tre secoli con solo pochi momenti di interruzione. Il sistema chiuso a cui era stato destinato l'Egitto. In questa provincia non poteva infatti circolare il numerario imperiale. Questo portò allo sviluppo di un sistema monetario complesso e completo e non a una mera integrazione locale della monetazione realizzata a Roma. Un sistema monetario completo voleva dire più nominali a seconda dei differenti utilizzi: una moneta in mistura (tetradrammmo) e varie frazioni in rame. Le monete sono datate secondo l'anno alessandrino e risulta quindi immediata la loro collocazione cronologica precisa. I personaggi raffigurati, in alcuni assenti nella monetazione imperiale, Lo stile molto peculiare dei ritratti Le immagini ai rovesci che spesso risultano molto suggestivi Tutti questi aspetti (ed altri che certamente ho scordato) rendono le monete coniate ad Alessandria degli straordinari oggetti di studio che non temono complessi d'inferiorità rispetto al numerario imperiale. Come ho scritto in un'altra discussione ho appena terminato di redigere un articolo sui ritratti di Faustina II sulle monete di Alessandria e, di conseguenza, la monetazione romano-egizia è un tema che mi sta particolarmente a cuore. Chiedo quindi la vostra partecipazione e il vostro aiuto per approfondire le tematiche sopra menzionate ed, eventualmente, per aggiungerne di nuove. Procediamo pure in modo disordinato, l'importante è suggerire spunti di discussione e conoscenza.
  15. 1 point
    Salve, Parma Ottavio Farnese 1547 -1586 scudo 1553 Au 3,23 gr. MIR 924/1 Rara immagini da asta RANIERI 13
  16. 1 point
    Dovrebbe essere un simbolo di zecchiere
  17. 1 point
    Il tetradrammo con Aureliano e Vaballato è sempre d'impatto anche se si tratta di una moneta piuttosto comune. Ricordoche il Regno di Palmira, di cui Vaballato era il sovrano fantoccio posto sul trono da colei che deteneva realmente il potere (la regina Zenobia), comprendeva anche l'Egitto. Le coniazioni di Alessandria di quegli anni ricadevano quindi sotto il controllo del Regno di Palmira e ne esprimevano la volantà rappresentativa e, in alcuni casi, propagandistica. La presenza di Aureliano voleva raffigurare, nell'ottica della dinastia di Zenobia, una sorta di riconoscimento formale accordato da parte del potere di Roma alla legittimità di Vaballato. Da notare come siano riportati gli anni di regno sia per Aureliano (ΛA = 1)sia per Vaballato (ΛΔ=4) e come entrambi siano rappresentati laureati a voler indicare una condizione di parità. Sulla base di queste considerazioni, si tratta di una moneta dinastica, appartenente alla categoria "altri membri della famiglia imperiale" anche se Aureliano e Vaballato non erano imparentati.
  18. 1 point
    direi che per gli animali reali l'aquila ,piuttosto ricorrente nei tetradrammi, potrebbe andar bene posto quindi di seguito un tetradramma di gallieno con aquila in vendita su moruzzi e in buone condizioni GALLIENO, 253-268 d.C., TETRADRAMMA, Emissione: 266-267 d.C., Zecca di Alessandria, Rif. bibl. Datt., 5283; Metallo: MI, gr. 10,82, (MR105589), Diam.: mm. 23,07
  19. 1 point
    complimenti questa non la sapevo , molto interessante DiviAugusti
  20. 1 point
    Carissimi amici numismatici, buonasera! stasera desidero mostrarvi un bronzo provinciale piuttosto raro coniato presso la zecca di Tabala. Innanzitutto amo questa moneta perché sul diritto è effigiata la mia adorata Faustina, mentre al rovescio è presente Cibele, la divinità che mi intriga maggiormente grazie alle sue origini esotiche ed alla particolare vicenda che portò l'introduzione del suo culto a Roma. Tuttavia la caratteristica che la rende così "peculiare" è lo stile così anomalo, quasi "primitivo", che spesso si riscontra sulle monete coniate presso questa zecca. Di seguito trovate le fotografie: perdonate la conservazione tutt'altro che eccezionale ma si tratta di una moneta assai difficilmente reperibile anche in condizioni di elevata consunzione. Ogni commento è il benvenuto. AE 24mm / 7,61g RPC IV.2, 1528 (temporary) https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coins/4/1528 Diritto: ··ΦΑΥCΤΕΙΝΑ·CΕ· Busto drappeggiato di Faustina rivolto a destra Rovescio: ΤΑΒΑΛƐΩΝ Cibele seduta in trono verso sinistra, con un polos sulla testa, regge una patera con la mano destra e appoggia il braccio sinistro su un tamburo. Sotto la patera si nota il leone, un tipico attributo della dea. Per questa moneta sono presenti due varianti: con e senza leone.
  21. 1 point
    Eccomi in convalescenza ma in rapido recupero di forze e voglia di tornare alla normalità!!! Per questo, do seguito alla storia dedicata al mio mito: Matthew Boulton con una seconda ma non finale, parte. Boulton infatti divenne un produttore globale coniando monete e medaglie per un grandissimo numero di nazioni ed addirittura riuscendo ad esportare i macchinari e gli impianti necessari all’istallazione di zecche all’estero. Tutto questo sembra ancora più grandioso se si pensa alle difficoltà di comunicazione e di trasporto che potevano esistere nell’ultimo decennio del XVIII secolo. Un altro aspetto da non sottovalutare fu la sua grande capacità di creare relazioni personali basate sulla stima e sulla fiducia sul suo nome. Tali relazioni si dimostrarono determinanti allorché la sua zecca, per ben due volte, venne incaricata dal governo inglese di coniare moneta al posto della Zecca di Stato in quanto in grado di produrre il materiale richiesto prima e molto meglio. La sua fama internazionale, gli permise anche di contravvenire alla legge che impediva a soggetti diversi dal re, di realizzare riconoscimenti e onorificenze destinati a ricompensare gli autori di importanti azioni di valore. La medaglia che celebra la battaglia di Trafalgar, da lui ideata e prodotta per essere donata a tutti coloro che avevano preso parte alla sconfitta della flotta francese quel fatidico 21 ottobre 1805, ne è l’esempio più eclatante. La straordinarietà della sua impresa, si manifesta ancora più chiaramente se si pensa al fatto che quando Boulton avviò la zecca di Soho, aveva quasi 60 anni. Pur trattandosi di un progetto di enorme complessità, l’età ormai avanzata, specialmente per quell’epoca, non lo spaventò affatto. Anzi, la mente e lo spirito erano “costretti” in un fisico che cominciava a dare segni di cedimento. Boulton infatti fu spesso malato, anche per gli eccessivi strapazzi e viaggi che compiva per far decollare il suo progetto. Ciononostante, riuscì a mantenere legami e rapporti con mezzo mondo producendo, nei venti anni fra l’apertura della zecca e la sua morte, nel 1809, oltre seicento milioni fra monete, gettoni e medaglie. La sua prima grande impresa fu costituita dalla produzione di milioni di token. La sfida era duplice: da una parte riuscire a produrre un numero ingente di pezzi tale da soddisfare la richiesta di monete di piccolo taglio sempre più necessarie all’emergente economia inurbata delle città industriali inglesi, dall’altra scoraggiare l’opera dei falsari con la creazione di monete di difficile contraffazione. Parzialmente assimilabile a quello che successe nell'Italia degli anni Settanta del secolo scorso quando esplose il fenomeno dei miniassegni come moneta sostitutiva dei agli cartacei minori, così nell'Inghilterra della seconda metà del XVIII secolo, risultava estremamente difficile trovare moneta per remunerare giornalmente o settimanalmente gli operai delle tante piccole e grandi aziende proliferate rapidamente nelle città. Il problema aveva una molteplicità di cause non affrontabili in questo lavoro, basti però ricordare che la zecca reale aveva coniato monete in rame per l'ultima volta nel lontano 1775 e quindi nell'ultimo decennio del secolo, quando l'inurbanizzazione delle masse provenienti dalle campagne raggiunse il suo apice, divenne dirompente la carenza di monete di piccolo taglio, indispensabili per il pagamento dei salari. Boulton che, come già detto, da molti anni portava avanti le sue produzioni industriali prima ancora di avviare la sua zecca (sorta ufficialmente solo nel 1788), dovette più volte trovarsi di fronte a questo dilemma tanto più preoccupante per un imprenditore come lui comunque interessato a garantire delle buone condizioni di vita al suo personale . La carenza di moneta spicciola era così preoccupante che gli imprenditori si dovettero spesso inventare metodi di pagamento a dir poco originali quali l’uso di remunerare gli operai a gruppi con monete d'argento di taglio maggiore costringendo i riceventi a dividerne il valore in monete di taglio inferiore reperibili solo dai cambiavalute e con aggi molto alti. La situazione veniva aggravata dal mancato ricambio con nuove emissioni del numerario legale con la conseguenza che le monete in circolazione erano spesso consunte e scarsamente intellegibili permettendo anche a falsari poco abili, di immettere sul mercato grandi quantità di monete false . Una soluzione ingegnosa, adottata da molti imprenditori fu quindi quella di far coniare degli appositi gettoni (chiamati normalmente token) che riportando ufficialmente il marchio ed il nome dell'azienda emittente, potessero essere distribuiti ai propri operai per essere da loro impiegati per i piccoli acquisti quotidiani effettuati presso esercizi commerciali locali. A loro volta, i negozianti avrebbero potuto riportare i token presso le aziende che li avevano emessi per ottenere in cambio il controvalore in moneta di metallo pregiato. Nel giro di pochi anni, furono coniati milioni di questi gettoni da un grande numero di officine più o meno grandi in grado di realizzare prodotti di vario valore artistico. Del resto il token svolgeva una funzione in un qualche modo anche pubblicitaria passando in migliaia di mani di potenziali clienti dell'azienda emittente. Ovviamente il mercato dei gettoni era totalmente illegale e non aveva una copertura depositata. Ciononostante il governo non poteva che avallare l'unico stratagemma in grado di tenere in piedi l'intero sistema economico. Problematico era però il fatto che non vi fosse il benché minimo controllo sulle effettive tirature e sulla capacità concreta delle aziende di rimborsare i portatori, pericolo aggravato dall'altissimo tasso di contraffazione a cui anche i token erano soggetti. Matthew Boulton comprese subito quanto i potenti motori a vapore sviluppati insieme a James Watt avrebbero potuto essere utili alla causa, permettendogli di realizzare dei mezzi di pagamento sostitutivi difficilmente falsificabili da essere apprezzati anche presso la corte di re Giorgio III. Non ultimo, questa missione rispondeva appieno al suo desiderio di offrire interventi utili al bene pubblico . Era infatti convinto che la contraffazione delle monete e dei token di rame, avrebbe permesso, alla lunga, di fornire ai falsari gli strumenti e le esperienze necessarie per poi così passare alla falsificazione delle monete in metallo pregiato (mettendo a serio rischio la credibilità ed efficienza dell'intera economia inglese) così come che le difficoltà che quotidianamente stavano riscontrando gli operai nell'incassare i loro salari, avrebbero comportato delle forti tensioni nelle aziende. Il timore di Boulton era infatti che l’armonia all’interno delle fabbriche venisse minata da queste difficoltà spingendo gli operai a richiedere l’aumento del loro salario. La prassi della contraffazione era talmente consueta e condotta alla luce del sole che le aziende metalmeccaniche, come poteva essere lo stabilimento industriale di Soho, in grado potenzialmente di realizzare dei falsi, ricevevano degli ordinativi in tal senso. La stessa zecca di Boulton ricevette richieste per produrre monete portoghesi false e di gettoni non autorizzati, da utilizzare nell'area di Anglesey. Ovviamente Boulton si rifiutò di utilizzare i propri macchinari per questo tipo di lavoro. fine seconda parte.
  22. 1 point
    Complimenti a Ross....onore e plauso. Bel post.
  23. 1 point
    Moneta interessante e di gran gusto, peccato per i difettucci.
  24. 1 point
    Una serie monetale alessandrina di rilevanza assolutamente eccezionale è quella di zodiacale a nome di Antonino Pio. Queste monete sono datate all'anno 8 di Antonino Pio (144-145) e se ne parla in un articolo da poco pubblicato su cronaca numismatica visibile al seguente link https://www.cronacanumismatica.com/le-monete-zodiacali-di-alessandria-una-serie-unica-e-speciale/
  25. 1 point
    A parte due graffi in corrispondenza della bocca di Faustina non mi pare messa male , tutt'altro! Bella moneta, bella patina..
  26. 1 point
    Circa 1 mm di spessore, i tondelli sono sottilissimi se pensiamo che hanno oltre 600 anni
  27. 1 point
    https://www.cronacanumismatica.com/le-tante-monete-per-l-esilio-di-dante/
  28. 1 point
    Moneta spatinata ma non bulinata ed un ritratto di Nerva in bello stile: ogni volta che vedo il suo profilo non riesco a non sorridere pensando al Giulio Cesare di Asterix, molto più simile al successore di Domiziano che non al reale dittatore perpetuo. La consunzione è coerente e concentrata nei punti maggiormente esposti. E' presente qualche concrezione verdognola nei punti più protetti. Si tratta di una moneta invidiabile di cui bisogna essere orgogliosi. La Libertas con pileo celebrata al rovescio ricorda il brusco passaggio dal governo autocratico di Domiziano ad un nuovo corso caratterizzato da un maggiore riconoscimento tributato al potere del Senato e, conseguentemente, alla libertà degli ottimati. Datazione: il 97 viene individuato con certezza grazie al numero di consolato (III) rivestito proprio quell'anno mentre l'anno successivo avrebbe assunto il IV. La ricostruzione delle Tribuniciae Potestates di Nerva è invece controversa. Alcuni gli assegnano una TR P III (non attestata sulle monete) che altri negano. Un ricostruzione sensata mi pare quella di Giuseppe Camodeca nel suo lavoro scaricabile al link: https://www.academia.edu/2520240/Sul_dies_imperii_e_sul_giorno_della_tribunicia_potestas_di_Nerva_un_riesame Di seguito riporto lo schema delle sue conclusioni: dies imperii 19 sett. 96 (investitura da parte del Senato) trib. pot. I, cos. II 19 (?) sett. 96 - 31 dic. 96 trib. pot. I, cos. III 1° gen. 97 - 18 sett. 97 trib. pot. II, cos. III 19 sett. 97 - 31 dic. 97 trib. pot. II, cos. IIII 1° gen. 98 - 27(/28) gen. 98
  29. 1 point
    Aggiungo che, oltre al ritratto gradevole di Traiano, la legenda al diritto è perfettamente leggibile, ed è una cosa che apprezzo tantissimo nelle monete..
  30. 1 point
    Marco Aurelio Marco Aurelio Antonino Augusto (in latino Marcus Aurelius Antoninus Augustus; nato a Roma il 26 aprile 121 a.D. e morto a Sirmio il 17 marzo 180 a.D., meglio conosciuto semplicemente come Marco Aurelio, è stato un imperatore, filosofo e scrittore romano. Su indicazione dell'imperatore Adriano, fu adottato nel 138 a.D. dal futuro suocero e zio acquisito Antonino Pio che lo nominò erede al trono imperiale. Nato come Marco Annio Catilio Severo (in latino Marcus Annius Catilius Severus), divenne Marco Annio Vero (in latino Marcus Annius Verus), che era il nome di suo padre, al momento del matrimonio con sua cugina Faustina, figlia di Antonino, e assunse quindi il nome di Marco Aurelio Cesare, figlio dell'Augusto (in latino Marcus Aurelius Caesar Augusti filius) durante l'impero di Antonino stesso. Marco Aurelio fu imperatore dal 161 a.D. sino alla morte, avvenuta per malattia nel 180 a.D. a Sirmio secondo il contemporaneo Tertulliano o presso Vindobona. Fino al 169 a.D. mantenne la co-reggenza dell'impero assieme a Lucio Vero, suo fratello adottivo nonché suo genero, anch'egli adottato da Antonino Pio. Dal 177 a.D., morto Lucio Vero, associò al trono suo figlio Commodo. È considerato dalla storiografia tradizionale come un sovrano illuminato, il quinto dei cosiddetti "buoni imperatori" menzionati da Edward Gibbon. Il suo regno fu tuttavia funestato da conflitti bellici (guerre partiche e marcomanniche), da carestie e pestilenze. Marco Aurelio è ricordato anche come un importante filosofo stoico, autore dei Colloqui con sé stesso (Τὰ εἰς ἑαυτόν nell'originale in greco). Alcuni imperatori successivi utilizzarono il nome "Marco Aurelio" per accreditare un inesistente legame familiare con lui. Marco Aurelio, coniata sotto Commodo Valore nominale: Sesterzio Diametro: 32,85 mm Peso: 23,03 gr Dritto: DIVVS M ANTONINVS PIVS, busto nudo a destra di Marco Aurelio Rovescio: CONSECRATIO, S-C in campo, Marco Aurelio tcon scettro viene trasportato in cielo da un aquila Zecca: Roma Anno di coniazione: 180 a.D. Riferimento: RIC 659, Cohen 93 BMC 394 Rarità: n.d. Note: Commenti? Qualcuno mi sa dire (l'inutile) l'indice di rarità? Perché in giro non ne ho trovati molti. Grazie a tutti. Ave! Quintus
  31. 1 point
  32. 1 point
  33. 1 point
    bel messaggio un pò l'essenza di quello che noi numismatici siamo , bell' acquisto per 80 euro
  34. 1 point
    Bello e raro! I sesterzi di consacrazione possiedono un forza seduttiva notevole. L'immagine al rovescio dell'imperatore che ascende al cielo venne utilizzata anche per le auguste, dove l'uccello è però un pavone (si vedano le due Faustine). La simbologia è ovvia: l'aquila per Giove e il pavone per Giunone a significare che l'imperatore o l'imperatrice divinizzati trovano posto a fianco del loro corrispettivo celeste. @Quintusil RIC la classifica R. Senza il fulmine tra le zampe (diventerebbe RIC 660) è rara. Da una ricerca sul sito del British pare che ci siano due RIC 660 ma nessun RIC 659. E se non c'è nel database del British vuol dire che è rara. Anche su acsearch se ne trovano pochine Sempre più complimenti!
  35. 1 point
    Mi ricollego all'excursus sulla celebrazione del secondo decennale di Antonino Pio per pubblicare il mio denario inerente all'evento. A mio parere, il ritratto al diritto appare particolarmente bello. È invece un peccato che la moneta sia pulita ed appaia piuttosto lucida. 18mm / 3,51g Diritto: ANTONINVS AVG PIVS PP TRP XXII, testa laureata a destra Rovescio: VOTA SVSCEPTA DEC III/ COS IIII, l'imperatore velato stante verso sinistra in atto di sacrificare sopra un tripode con una fiamma sulla sommità. RIC 294b (a) Ex Tom Vossen, ex Rauch 29 (21/2/2019) Lotto 126. Riprendendo il discorso del mio post precedente, la Tribunicia Potestas al diritto è sempre la XXII. Ogni commento sulla moneta è il benvenuto. Ciao Alessio .
  36. 1 point
    Antonino Pio Cesare Tito Elio Adriano Antonino Augusto Pio, nato come Tito Aurelio Fulvo Boionio Arrio Antonino (in latino: Titus Aurelius Fulvus Boionius Arrius Antoninus Pius, nato a Lanuvio il 19 settembre 86 a.D. e morto a Lorium il 7 marzo 161 a.D.) comunemente noto come Antonino Pio. E' stato un imperatore romano dal 138 a.D. al 161 a.D.. Imperatore saggio, l'epiteto "pius" gli venne attribuito per il sentimento di amore filiale che manifestò nei confronti del padre adottivo che fece divinizzare. Il suo regno fu caratterizzato da un'epoca di pace interna e di floridità economica. L'unico fronte in movimento fu quello in Britannia, dove Antonino avanzò oltre il Vallo di Adriano, facendo erigere un altro vallo più a nord, che però fu abbandonato dopo solo venti anni dalla costruzione. Antonino mantenne sempre un atteggiamento deferente verso il senato, amministrò saggiamente l'impero evitando sperperi e non avviò nuove costruzioni importanti o riforme urbanistiche. Fu attento alle tradizioni religiose senza però perseguitare i culti non ufficiali. In questo periodo l'impero ottenne il pieno consenso delle "elite cittadine" e delle province, che beneficiavano ampiamente della Pax Romana. Valore nominale: Sesterzio Diametro: 33,4 mm circa Peso: 21,70 gr Dritto: ANTONINVS AVG PIVS P P TR P XXII , busto laureato a destra Rovescio: VOTA SVSCEPTA DEC III, COS IIII in esergo, S-C in campo, Antonino togato in piedi a sinistra offre sacrifici da una patera sopra un altare a tre gambe Coniato sotto: Antonino Pio Zecca: Roma Anno di coniazione: 158-159 d.C. Riferimento: RIC1010, BMC.2069 Rarità: ? Note: Erroneamente venduto come VOTA SOL DEC II Credo e spero di averlo catalogato correttamente. Pur non essendo bellissimo. Con lo stesso tipo di iconografia ho trovato solamente monete di Marco Aurelio e Commodo. Credo trattasi di un sesterzio abbastanza difficile da reperire in quanto ne ho trovati solamente 4 o 5 in giro. Visto i DEC III (e la data di coniazione 158-159 d.C.) immagino sia stata coniata per i voti del 3° decennio di regno. Avete altre informazioni da aggiungere? Ve ne sarei grato. La moneta, per quanto molto vissuta e non particolarmente ben conservata mi piace comunque molto! Ave! Quintus
  37. 1 point
    Christine Lagarde è presidente della BCE dal 1° novembre 2019 e quindi la sua firma inizierà ad essere stampata sulle banconote euro. La sua firma comparirà sulle sei banconote della seconda serie; ricordiamo che il biglietto da 500 euro non viene più emesso. Sulle banconote non comparirà la data 2019, ma continuerà ad esservi stampato l’anno della loro prima emissione. Un esempio lo potete vedere nelle immagini sotto riportate. Partiamo con la firma Lagarde dal 2013 per finire al 2019. La Lagarde è la quarta persona a ricoprire il ruolo di governatore della BCE, dopo Duisenberg, Trichet e Draghi.
  38. 1 point
    Ciao @Quintus sarò ripetitivo nelle mie espressioni ma ti porgo i miei complimenti anche per questo sesterzio. Come hai detto tu è vissuto ma appare genuino, ben leggibile e godibile. Le monete dei VOTA del secondo secolo hanno sempre esercitato su di me una certa attrattiva... Per questo specifico evento del Principato di Antonino Pio ricordo che ci sono monete sia pervota soluta decennalis II sia per i vota suscepta decennalis III. Il giorno dell'inizio del III decennale (vota suscepta) o equivalentemente della conclusione del secondo (vota soluta) cadeva il 10 Luglio del 158. Tale data era compresa all'interno della Tribunicia Potestas XXI (10/12/157 - 09/12/158). Tuttavia la Tribunicia Potestas menzionata al diritto di questo sesterzio è la XXII, così come su tutte le altre monete riguardanti l'evento. Il RIC parla dell'aureo RIC III 283 recante la TR POT XXI e con il rovescio dei Vota ma non riesco a trovarne un reale riscontro nei vari database. C'è poi il sesterzio RIC 985 sempre con la TR POT XXI con al rovescio l'immagine di Antonino sacrificante sull'altare ma i vota non sono citati in modo esplicito e quindi non è scontato che si riferisca effettivamente a loro. Questo quadro potrebbe indicare che le celebrazioni di questi vota vennero ritardate di alcuni mesi per qualche ragione che non conosco. Al contrario, tornando indietro di 10 anni al primo decennale del 10 Luglio 148, varie monete riportano la Tribunicia Potestas "corretta", ovvero la XI (10/12/147 - 09/12/148), anche se ne vennero coniate altre con la XII. .
  39. 1 point
    Forse ho capito, guardando meglio la I credo sia, in realtà una gamma! Se così faosse possiamo anche azzardare che sia sormontanto da un CRESCENT (che mi pare di intuire) ed allora... http://numismatics.org/ocre/id/ric.6.anch.62a La classificazione è servita! Ave! Quintus
  40. 1 point
    Per il primo, ammesso e non concesso che in esergo NON CI SIA NULLA. Dovrebbe essere questo... http://numismatics.org/ocre/id/ric.6.cyz.15a L'officina è... l'officina. All'interno di ogni zecca c'erano diversi "dipartimenti" detti officine ed ognuno aveva un proprio simbolo sulla moneta. In questo caso nella zecca di Cizico erano attive 5 officine a battere questa moneta ed erano marchiate con le lettere: MintMark: KA//- OfficinaMark: A OfficinaMark: B OfficinaMark: Γ OfficinaMark: ∈ OfficinaMark: ς Quindi puoi trovare, come simbolo K e A o B o gamma... Dovrebbe essere questo... https://www.acsearch.info/search.html?id=2248056 Ma in realtà ho trovato pure questo... https://www.acsearch.info/search.html?id=7591434 Che però temo abbiano sbagliato la classificazione! Dell'altro devo guardare meglio... non riesco a trovare un concordia con ANT e sopra I. Ave! Quintus
  41. 1 point
    Antonino Pio Cesare Tito Elio Adriano Antonino Augusto Pio, nato come Tito Aurelio Fulvo Boionio Arrio Antonino (in latino: Titus Aurelius Fulvus Boionius Arrius Antoninus Pius, nato a Lanuvio il 19 settembre 86 a.D. e morto a Lorium il 7 marzo 161 a.D.) comunemente noto come Antonino Pio. E' stato un imperatore romano dal 138 a.D. al 161 a.D.. Imperatore saggio, l'epiteto "pius" gli venne attribuito per il sentimento di amore filiale che manifestò nei confronti del padre adottivo che fece divinizzare. Il suo regno fu caratterizzato da un'epoca di pace interna e di floridità economica. L'unico fronte in movimento fu quello in Britannia, dove Antonino avanzò oltre il Vallo di Adriano, facendo erigere un altro vallo più a nord, che però fu abbandonato dopo solo venti anni dalla costruzione. Antonino mantenne sempre un atteggiamento deferente verso il senato, amministrò saggiamente l'impero evitando sperperi e non avviò nuove costruzioni importanti o riforme urbanistiche. Fu attento alle tradizioni religiose senza però perseguitare i culti non ufficiali. In questo periodo l'impero ottenne il pieno consenso delle "elite cittadine" e delle province, che beneficiavano ampiamente della Pax Romana. Valore nominale: Sesterzio Diametro: 34 mm Peso: 20,60 gr Dritto: DIVVS ANTONINVS; busto nudo a destra Rovescio: CONSECRATIO, S C (esergo); una pira funebre sormontata da una quadriga Coniato sotto: Marco Aurelio Zecca: Roma Anno di coniazione: 161 d.C. Riferimento: RIC 1266, COHEN 165, BMC/RE.879 (Marcus Aurelius) Rarità: R1 Note: Ogni commento è il benvenuto! Ave! Quintus
  42. 1 point
    Benvenuta @Alexandra14 , aldilà della tua domanda/curiosità sul 2€ , vorrei soffermarmi sulla tua nota. Usa il tuo spirito e la tua voglia di sapere, per "crescere". Ad maiora
  43. 1 point
    Si tratta di un bellissimo e raro sesterzio per il quale ti porgo i miei complimenti. Tra l'altro il rovescio è suggestivo ed inquadrato nel contesto storico: il legame tra la rappresentazione di Apollo Salutari e la peste che stava imperversando risulta evidente. Ricordo che Esculapio, dio della medicina e delle guarigioni, era figlio di Apollo.
  44. 1 point
    Salve, Napoli Filippo IV 1621 - 1665 cavallo, questa è l'ultima moneta da un cavallo coniata dalla zecca partenopea, AE 0,88 gr. PR 132a RRR immagini da asta ARTEMIDE 46e
  45. 1 point
    Bellissima moneta! Io ne ho una zecca di Milano, pagata 70 euro spedita, credo che sia un bb. @Giuseppe Gugliandolo, @carledo49 la dirfferenza di prezzo si vede e si sente.. e come...
  46. 1 point
    Anomalie nelle coniazioni delle monete da 1 Lira del Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele II Argento 900/1000 Diametro 23 mm peso 5 g contorno con incusi alternati FERT nodi e rosette Le monete da 1 Lira in argento, coniate dal 1850 al 1860 consecutivamente, e per alcuni millesimi in diverse zecche, ammontano complessivamente a 900.116 unità, esclusi i pezzi datati 1850 per Genova e 1859 per Milano (moneta in foto) di cui non si conoscono i quantitativi. Il Carboneri, in riferimento alla produzione di queste monete effettuate nel 1859, così dettaglia il quantitativo complessivo di 17.047: di queste 11897 nella zecca di Genova, 5.150 in quella di Torino, segnalando che nella zecca di Milano vi furono coniati solo dei campioni (?). Nonostante queste premesse non si capisce come mai quelle dalla zecca di Milano siano solo R, mentre quelle di Genova siano R3 e quelle di Torino R4 come riportato in tutti i cataloghi. A questo aggiungiamo, sempre secondo il Carboneri, che per le monete coniate negli anni 1851, 1852, 1853, 1854 e 1858 , nonostante la relativa elevata tiratura, si suppone la loro rarità per battitura con data diversa. La moneta postata proviene da collezione privata.
  47. 1 point
    La Firenze del XIV secolo è già uno dei più importanti centri economici dell'Italia, malgrado le intrinseche debolezze del sistema bancario-finanziario basato in gran parte sui prestiti e finanziamenti ai vari sovrani, principi e condottieri; ovviamente le fortune o sfortune in guerra di costoro determinavano la loro capacità o incapacità di restituzione dei prestiti, con conseguente successo o fallimento dei Banchi prestatori. I prestiti e pagamenti di grosse somme venivano effettuati con monete d'oro e tra queste il fiorentino "fiorino" a 24 carati era un elemento di garanzia; garanzia che era però minacciata non solo dai falsari - per i quali era previsto il rogo - ma anche dall'uso prolungato e dai molti che limavano o ritagliavano i bordi delle monete, diminuendone il peso e quindi il valore. Per evitare questioni e contestazioni da parte di chi riceveva il pagamento in oro, il Governo della città fiorentina istituì l'ufficio del Maestro del Saggio; a questi, quando necessario, venivano portate le monete d'oro che si voleva utilizzare per il pagamento quindi, una volta verificatone l'autenticità, il buon stato di conservazione e, fondamentale, il giusto peso, le monete - di regola 100 - venivano chiuse in un sacchetto in pelle sigillato dal Maestro. In tal modo era la stessa Repubblica di Firenze che si faceva garante, tramite il timbro del Maestro del sigillo, dell'autenticità e del peso delle cento monete. Questo sistema perdurò fino alla fine del XV secolo, quando venne via via sostituito dalle note di credito, certamente più agevoli, specie per la soluzione di grosse somme e meno soggette a rischio di furto o perdita. Veniamo ora a Scarlino, piccolo centro della Maremma tra Piombino e Grosseto e che allora era il luogo più a sud della Signoria piombinese. Nel 1982, durante la campagna di scavi nell'area della Rocca - scavi effettuati sotto la direzione di Riccardo Francovich, un amico tragicamente e prematuramente scomparso - fu rinvenuta, in una nicchia muraria della chiesa della Rocca stessa, una brocca con all'interno 100 monete d'oro (24 sanesi, 29 fiorini, 3 fiorini d'Ungheria, 1 ducato di papa Martino V, zecca di Bologna, 3 ducati di Genova, 4 di Milano, 21 veneziani e 15 della zecca di Roma). Tutte le monete non vanno oltre la prima metà del '400. Questo peraltro spiega verosimilmente la mancanza di monete del regno di Napoli, che proprio in quel periodo tentava, inutilmente, di assediare e conquistare Piombino. Il numero, l'ottima conservazione ed il peso assai vicino a quello standard fanno ragionevolmente pensare che si fosse trattato del contenuto di un vero e proprio "fiorino di sigillo" il cui contenuto, una volta ricevuto il pagamento, era stato nascosto in una brocca. Vuoi la presenza delle truppe napoletane nella zona (1448) vuoi per la peste che si scatenò poco dopo, lo sfortunato proprietario non tornò mai e recuperarlo. Unisco le immagini delle monete, tratte da un opuscolo redatto a cura del Comune nel 1991 in occasione dell'esposizione permanente del tesoro nel piccolo ma interessante centro di documentazione. D/ R/
  48. 1 point
    Ancora nessuna novità? Sarebbe bello leggerne un bollettino numismatico...
  49. 0 points
    Le mille lire di Giuseppe Verdi Naturalmente, nel collezionare banconote rare, antiche e di valore è fondamentale stabilire che non si tratti di un falso, ma che siano autentiche Uno dei pezzi da collezione più ambiti nel nostro Paese è la cosiddetta banconota da mille lire di Giuseppe Verdi. La serie introdotta dalla Banca d’Italia nel 1962 e terminata con la messa in soffitta dall’Euro, nel 2001, ha dedicato decennio dopo decennio, una facciata della banconota ad un personaggio rilevante della storia del nostro Paese. La banconota di Verdi è proprio uno di quei pezzi e potreste benissimo averne una in casa. Se ne avete una in ottimo stato di conservazione, con la giusta data di emissione, potreste anche ricevere una valutazione fino a 1.000 euro. Chiaramente, ci sono altre banconote dello stesso tipo che sono state vendute ad importi più bassi, come 700-800 euro, o anche meno perché, magari, in cattivo stato di conservazione. Cosa aspettate? Frugate nei vostri cassetti e guardate se ne avete conservata una per sbaglio! Questo è un articolo che gira nel web. Ho omesso volontariamente nome e cognome del giornalista perchè è come sparare sulla croce rossa.... Quindi: 1) Naturalmente, nel collezionare banconote rare, antiche e di valore è fondamentale stabilire che non si tratti di un falso, ma che siano autentiche. Qui siamo a livelli di premio Pulitzer 2) Uno dei pezzi da collezione più ambiti nel nostro Paese è la cosiddetta banconota da mille lire di Giuseppe Verdi. Certo, la tiratura del Verdi, varia da 40 milioni a 300 milioni di pezzi, direi che è ambitissima 3)La serie introdotta dalla Banca d’Italia nel 1962 e terminata con la messa in soffitta dall’Euro, nel 2001 Veramente, l'ultima serie del Verdi è del 30 /05 / 1981, e dopo da 1000 lire sono stati emessi il Marco Polo e la Montessori. Solo in un piccolo periodo hanno continuato a essere spendibili con il Marco Polo, già nel 1985 non li voleva più nessuno. 4)Se ne avete una in ottimo stato di conservazione, con la giusta data di emissione, potreste anche ricevere una valutazione fino a 1.000 euro. E allora dillo che è il decreto 04/01/1968, serie sostitutiva X14, emesso in 480.000 pezzi, ma 1000 euro te li sogni... 5)Chiaramente, ci sono altre banconote dello stesso tipo che sono state vendute ad importi più bassi, come 700-800 euro, o anche meno perché, magari, in cattivo stato di conservazione. Ovviamente... 6)Cosa aspettate? Frugate nei vostri cassetti e guardate se ne avete conservata una per sbaglio! Ultima raccomandazione, controllate anche i cassetti della biancheria, magari tra un paio di calzini o di mutande vi ritrovate un Verdi! (per sbaglio) Ah, dimenticavo.... le famose mille lire Verdi di cui si parla sono una serie speciale sostitutiva, ma NON sono quelle della foto. Ma come si fà a illudere le persone senza nemmeno sapere di cosa si parla
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    scusatemi ma sono stato 10 giorni in quarantena per la positività di mia figlia ed ora che lei è negativa, sono diventato positivo io e mia moglie per cui ho altri 10 giorni di clausura. L'umore non è di quelli migliori purtroppo. Abbiate pazienza.... grazie mille
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