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  1. 8 points
    DeAritio

    La disfatta in Africa

    La disfatta in Africa Nella Seconda Guerra Mondiale uno dei teatri di guerra più importanti fu l'Africa. In questo continente, infatti, i fatti di guerra ci parlano di imprese eroiche o di disfatte clamorose, di Battaglie passate alla storia e di Generali “immortali”. L'Italia il 10 giugno dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna. La strategia Italiana era quella di unire le colonie, dalla Libia al Corno d'Africa , meglio conosciuto come Africa Orientale Italiana (A.O.I) , conquistando le colonie Inglesi dell'Egitto , Sudan e Kenia. In questa breve cronologia, vengono riportati le fasi salienti fino alla perdita delle colonie. 1940 9 dicembre: lancio dell'operazione Compass; le forze meccanizzate britanniche della Western Desert Force, al comando del generale O'Connor travolgono lo schieramento italiano 12 dicembre: caduta di Sidi el Barrani con 38.000 prigionieri italiani; le colonne corazzate britanniche continuano l'avanzata verso il confine libico 1941 5 gennaio: Bardia viene occupata dalla Western Desert Force inglese; catturati 45.000 prigionieri italiani 22 gennaio: anche Tobruch viene occupata dalle forze inglesi; altri 27.000 soldati italiani cadono prigionieri 25 gennaio: dopo un duro scontro tra carri armati britannici e italiani a El Mechili, le forze meccanizzate del generale O'Connor avanzano verso il golfo della Sirte per tagliare la ritirata alle truppe italiane in Cirenaica Nel gennaio 1941 le forze italiane erano ancora in superiorità numerica (nonostante l'AOI fosse isolata dalla madrepatria), anzi erano cresciute numericamente a ben 340.000 uomini grazie al reclutamento di cittadini italiani ed etiopici a seguito dello scoppio della guerra; le forze britanniche invece potevano contare su oltre 250.000 uomini, senza contare le forze della guerriglia etiopica 7 febbraio: Battaglia di Beda Fomm: vittoria finale britannica e disfatta delle residue forze italiane in ritirata. 9 febbraio: I britannici arrivano fino ad El Agheila, conquistando il grosso della Cirenaica; catturati dal 9 dicembre 1940 oltre 130.000 soldati italiani 20 febbraio 1941 il generale De Simone ordinò la ritirata generale che si trasformò rapidamente in rotta; le perdite ammontarono a 30.000 soldati tra morti, dispersi e prigionieri 24 marzo: Primo intervento del'Afrikakorps; i britannici vengono sconfitti a El Agheila, inizio della riconquista della Cirenaica da parte delle forze italo-tedesche del generale Erwin Rommel 22 aprile ,dopo che un gruppo di arbegnuoc etiopici del famoso capo Abebe Aregai si era unito ad una Brigata Sudafricana, presero d'assalto le postazioni italiane . I sudafricani ebbero 9 morti e 30 feriti e fecero 8.000 prigionieri. 15 giugno: i Britannici lanciano l'Operazione Battleaxe 18 novembre: il comandante inglese Auchinleck lancia l'Operazione Crusader 27 novembre si scatena la battaglia di Gondar e poco poterono i soldati italiani contro i carri armati britannici: le forze di Nasi, dopo essersi comportate egregiamente, si arresero e pagarono con 4.000 morti (3.700 ascari e 300 italiani) e 8.400 feriti. Fu la sconfitta finale in Africa Orientale 1942 4 febbraio: la linea del fronte ripassa il confine egiziano e si stabilizza tra al Gazala e Bir Hakeim 26 maggio: le forze italo-tedesche sfondano la linea presso al Gazala (Battaglia di Gazala) 11 giugno: grande battaglia di carri nel deserto. Le divisioni corazzate tedesche sconfiggono i reparti britannici 30 giugno: le truppe italo-tedesche raggiungono El Alamein (prima battaglia di El Alamein) 4 novembre: le forze Alleate rompono la linea dell'Asse ad El Alamein (seconda battaglia di El Alamein) 8 novembre: lancio dell'Operazione Torch, gli alleati sbarcano in Algeria ed in Marocco 25 novembre: le forze anglo-americane sbarcate nel Nord Africa francese iniziano l'offensiva in Tunisia 5 dicembre: vittoria tedesca nella battaglia di Tebourba; le forze alleate sono bloccate sul fronte tunisino 24 dicembre: le truppe alleate interrompono la loro offensiva in Tunisia 1943 19 febbraio: Battaglia del Passo di Kasserine: nuova vittoria delle forze dell'Asse 21 marzo: Operazione Pugilist lanciata da Montgomery sul fronte del Mareth 7 maggio: gli inglesi entrano a Tunisi, gli americani a Biserta 13 maggio: il Gruppo d'armate Afrika si arrende in tutta la Tunisia Campi per prigionieri di guerra Italiani Prima dell’8 settembre 1943 le sconfitte militari italiane in Africa, in Unione Sovietica e in Sicilia avevano prodotto un elevato numero di prigionieri. Secondo Rochat i soldati catturati dagli Inglesi in Africa settentrionale e in Etiopia furono circa 400.000, quelli presi dagli Americani in Tunisia e in Sicilia 125.000. Infine, vi furono gli oltre 40.000 militari lasciati ai francesi in Tunisia. Centinaia i campi, che spaziarono dall’Inghilterra al Medio Oriente, dal Sudafrica all’India. L’interesse degli Alleati per i prigionieri fu dovuta, innanzitutto, al loro utilizzo di manodopera a basso costo. Tant’è vero che, anche dopo l’armistizio, gli italiani, salvo alcuni gruppi di ufficiali, non vennero affatto liberati. L’unica conseguenza fu la richiesta rivolta loro di firmare una generica adesione alla guerra contro il nazi-fascismo e a diventare “cooperatori”, cioè leali collaboratori nel lavoro prestato. In genere le condizioni di vita nei campi furono piuttosto accettabili, ad eccezione di quelli francesi in Tunisia dove gli Italiani soffrirono la fame e vennero sottoposti al lavoro forzato e a vessazioni di ogni genere. Alla fine si contarono ben 3.000 decessi. Un grosso contingente di militari italiani fu imprigionato in Kenya, dove gli Inglesi provvidero a trasferire la maggior parte delle truppe sconfitte dell’Africa Orientale Italiana (AOI), insieme al viceré Amedeo di Savoia, poi morto in prigionia, e al generale Guglielmo Nasi. Altri prigionieri vennero inviati nei campi del Sudan. Secondo i dati forniti da quest’ultimo risultavano prigionieri, nell’estate del 1942, circa 70.000 italiani, fra cui 5.000 ufficiali e qualche migliaia di civili classificati come reclusi politici. Ad eccezione di Amedeo di Savoia, Nasi e pochi altri ufficiali, cui fu destinata una villa a Donyo Sabouk, gli ufficiali vennero divisi fra i campi di Eldoret e di Londiani, mentre soldati e sottufficiali vennero ripartiti nei campi di Nairobi, Burguret, Gil Gil, Naivasha, Ndarugu, Nakuru, Naniuki, Ginja, Mitubiri, con i loro distaccamenti di Kisumu, Kitale, Kajado, Longido. La particolarità di questi campi fu che, almeno nella prima fase, le convinzioni fasciste perdurarono. Tanto che venivano addirittura organizzate squadre di punizione per i dissidenti. Dopo l’8 settembre nei campi del Kenya nacquero nuovi contrasti tra i prigionieri, cioè tra chi divenne “badogliano” e chi preferì restare “fascista”. Di qui scontri e tumulti interni. Un altro campo importante era quello di Zonderwater, ubicato in Sud Africa, dove erano rinchiusi più di 70.000 militari italiani catturati dagli inglesi durante le prime campagne africane. Considerata una vera e propria “Città del prigioniero”, aveva al suo interno i più temibili tra i nostalgici fascisti. Gli italiani detenuti nei campi inglesi, pur vivendo situazioni migliori di quelli internati in Germania, erano considerati solo come manodopera a basso costo. Denominati con l’appellativo dispregiativo di “Wops”, derivante dall’anagramma di “Pows” (“prigionieri di guerra”) e dalla trasposizione inglese del termine “guappo”, anche dopo l’8 settembre non migliorarono molto la propria condizione. Le autorità britanniche, infatti, si guardarono bene dal reclutare militari italiani per inviarli a combattere i nazifascisti, continuando a trattenerli per sfruttarli soprattutto nei lavori agricoli, dove erano considerati molto più affidabili degli altri prigionieri. I militari italiani, inoltre, erano considerati con disprezzo e diffidenza dalla popolazione civile specialmente a causa delle relazioni che essi intrattenevano con le donne inglesi e sulle quali il governo di Sua Maestà fu tutt’altro che accondiscendente. Gli Inglesi inoltre si avvalsero della colonia India per “ospitare” i militari Italiani. Le condizioni di vita su questi campi era veramente infernale, tanto che il numero dei decessi fu altissimo. Uno dei peggiori campi si dice sia stato quello di Clement Town , che per ironia della sorte, sorse su un villaggio costruito da un missionario Italiano , Padre Clemente . Tristemente noti furono anche i campi di Bangalore, Bhopal, Ramgarh e Dehra Dun. Sui prigionieri internati negli Stati Uniti, invece, vi è da precisare che molti di essi vennero ceduti agli americani dagli inglesi e francesi, in violazione della Convenzione di Ginevra che vietava il passaggio di prigionieri da una nazione alleata all’altra. Le condizioni di questi militari italiani furono naturalmente molto diverse da quelli detenuti negli altri campi, tant’è che molti di loro conservarono un buon ricordo di quella esperienza. La prima fondamentale differenza fu sicuramente l’abbondanza di cibo. Addirittura non mancarono casi in cui, invece di aspettare pacchi da casa, erano i prigionieri stessi a mandare aiuti ai propri cari in Italia. In alcuni campi, come quello di Hereford, le condizioni di detenzione furono durissime per i “non cooperatori”. Fascisti e oppositori vennero trattati malissimo. Non mancarono episodi di affamamento e di violenza, come quello verificatosi a Fort Lawton dove un militare italiano venne linciato dai soldati neri della base che ritenevano il proprio trattamento peggiore di quello riservato agli Italiani. Le autorità statunitensi, inoltre, applicarono le normative internazionali a proprio uso e consumo. Tant’è che quando dopo l’armistizio il nostro Paese assunse la qualifica di “cobelligerante”, gli Italiani, invece di essere rimandati in patria, continuarono a lavorare per gli Americani come manodopera a basso costo. "DICHIARO CHE LE BANCONOTE/BUONI PRESENTATI SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO"
  2. 8 points
    "DICHIARO CHE LE MONETE/MEDAGLIE PRESENTATE SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO"
  3. 8 points
    Sono riuscito a fare delle foto veloci di alcune modalità di disposizione: Oro: Argento: Monete di altri metalli in alta conservazione (racchiuse nelle bustine in acetato): Perizie (poche): Altre monete in collezione di "poco" pregio: Medaglie, banconote e altro materiale materiale cartaceo in altra sede...
  4. 8 points
    Ecco un'altra bella moneta con la raffigurazione del Golfo di Napoli e del Sebeto con la pala che rappresentea il fiume oggi scomparso e che divideva anticamente Partenope e Neapolis...tra la collina di Pizzofalcone (ex probabile fondazione rodia) e la pianeggiante città fondata successivamente sotto il sito alto di Partenope dai Cumani (appunto Nea polis = città nuova)...mentre Partenope diventava Pale apolis (la città vecchia). Ecco un'altra bella moneta. (nota 1) Nei post precedenti abbiamo voluto evidenziare che già nei tempi antecedenti alla prima olimpiade 776 a.C. i mari dell'occidente mediterraneo, lungo le coste italiche, erano frequentate - nel periodo da aprile a ottobre - da navi fenicie, rodio-micenee e - successivamente dagli inizi dell'VIII sec. a.C. - Rodio- doriche. In questo lungo e succedaneo contesto è assodato che la marineria rodia nei secoli prima e dopo il mille avanti Cristo fu tra le più attive, insieme a quella fenicia, nel solcare il Mediterraneo sia per la ricerca di metalli ed altre preziose mercanzie, che per esportare i prodotti del loro ricco artigianato. Peraltro il ritrovamento di numerosi frammenti di vasi di fabbricazione rodia nella stazione ‘appenninica’ dello Scoglio del Tonno, ascrivibili a tutte le tre fasi della ceramica rodio-micenea, sembra provare relazioni durate ininterrottamente per 3 secoli (14°-12° sec. a.C.), durante i quali i Rodii furono probabilmente i principali intermediari di scambi tra l'egeo e l’Italia attraverso lo scalo di Taranto. Della antica presenza rodia in Campania è anche prova il valore ponderale della prima monetazione napoletana (Neapolis) che ci riporta all’ambiente egeo-anatolico. Non dovettero comunque i Rodii fondare, nel golfo di Napoli, una città nel senso stretto della parola, ma realizzarono semplicemente un emporion di appoggio per le loro, lunghe imprese marinare e commerciali, che dall'isolotto di Megaride "dialogava" con insediamenti portati sino alla sommità di Pizzofalcone (cioè l'erta collina che trovasi di fronte all'isolotto). Ove questo emporion fenicio e poi Rodio, fosse stato fondato già prima del 1000 a.C. le origini di Partenope (e quindi di Napoli) sarebbero in assoluto tra le più antiche dell'occidente mediterraneo insieme a quella di Cadice. (nota 1) Piastra 120 grana. La ricca “scenografia” presente sul dritto aveva per il sovrano borbonico un significato di rilievo per giustificare un blasone territoriale che affondava nella notte dei tempi, per l'antica origine della città partenopea: il fiume Sebeto da secoli simbolo di Napoli (oggi interratosi), viene personificato come un uomo barbuto (antico e sapiente) poggiato con il braccio destro su un'anfora dalla quale fuoriesce l’acqua (del fiume), mentre con il braccio sinistro regge una pala, quest’ultima simbolo dell'attività stessa del fiume che da sempre scava il proprio letto con la forza della sua corrente. (Attività simboleggiata dalla pala). Per chi vuole approfondire questo tema: http://www.tuttonumismatica.com/topic/1184-la-misteriosa-pala-del-sebeto-nelle-monete-e-nella-storia-di-napoli/ Peraltro da millenni il fiume sebeto lottava (con la pala della sua corrente) per farsi largo tra le colate laviche di Vesevo (Il Vesuvio). Alle spalle del Sebeto troviamo un pino mediterraneo, albero molto diffuso nel regno (tra l’altro, presente anche su alcune note stampe d’epoca e cartoline postali raffiguranti il panorama della città partenopea) e sullo sfondo il golfo di Napoli con il Vesuvio fumante, in alto il rassicurante motto in latino “DE SOCIO PRINCEPS” (da alleato a sovrano), stante a significare che il regno di Napoli non era più una provincia soggetta ad altri regni ma uno stato libero e indipendente. (Continua...) Post che dedico ancora agli amici numismatici di Napoli: @@Neapolis @@francesco77 @@Layer @@patango @@Sannio @@Kaitanu @@Oplontis76 e a tutti i nuovi amici che stanno intervenendo in quella Sezione.
  5. 7 points
    Tetradrammi di Rodi: dal 404 al 370 a.C. SINTESI E CONCLUSIONI SPECIFICHE SULLA FONDAZIONE DI PARTENOPE. E' molto più probabile (se non certo...) che Partenope sia stata una fondazione greco Rodia piuttosto che greco Calidese, per i seguenti validi motivi: - in primis nell'isolotto di Megaride (Castel dell' Ovo) si stanziò un emporion già nel IX secolo (quindi un secolo prima circa, rispetto all'emporion calcidese sull'isola d'Ischia). Il primo stanziamento dovette essere ad etnìa mista con una importante componente fenicia come comprovato dall'etnico Macharis. I Rodii ed i i fenici si seguivano vicendevolmente nei commerci mediterranei...lungo le autostrade del mare che per primi segnarono (insieme alla prima marineria Euboica cfr. Lefkandi). Al riguardo Strabone ci dice che Parthenope fu fondata dai Rodii; in un altro frammento Strabone fa risalire l'attività della marineria Rodia avanti alla prima olimpiade e quindi al primo quarto dell'VIII secolo: 776 a.C. Stefano Bizantino è conforme. - le predette tetimonianze storiche debbono essere tenute in conto: quindi se la fondazione di Partenope se è antecedente al primo quarto del VIII sec. a.C. è pressochè certo che risalga almeno alla fine del IX secolo. - Ed, infatti, i ritrovamenti archeologici provenienti dagli scavi per la metro di Napoli comprovano che l'area di Partenope era urbanizzata/abitata sicuramente dall'VIII secolo...e questo è un dato di scavo inconfutabile che si associa a quanto Strabone ci ha tramandato. - Ma la storia e le fonti ci hanno parlto sino a ieri di Partenope come di un insediamento risalente alla fine dell' VIII secolo...poi assorbito dalla nuova città di Neapolis...ed allora è spontanea ed obbligata la domanda: chi c'era a Partenope dalla fine del IX alla fine dell' VIII secolo a.C.? Semplice tuttavia la risposta: il fatto che il sito di Partenope era già frequentato/controllato da stirpi lavantine e rodie, almeno dalla fine del IX secolo, spiega perchè i Calcidesi scelsero di stanziarsi alla periferia del golfo di Napoli (Ischia) per il loro emporion...e, addirittura, fuori dal golfo per il loro sito coloniale di Cuma. E cioè semplicemente perchè il sito di Partenope era, appunto, già occupato dai Rodii. Quello di Partenope e del prospiciente isolotto di Megaride era un Sito favorevolissimo, adiacente al fiume Sebeto e dominante il golfo di Napoli e la rotta per le isole. Solo dei ciechi non avrebbero sfruttato questa posizione. I Calcidesi, per la verità, non erano affatto ciechi ma dovettero navigare oltre...passando davanti a Partenope per evitare, nel corso dell'VIII secolo, frizioni e guerre locali con altra forte stirpe greca, che non convenivano a nessuno in quanto, comunque, destabilizzanti in un secolo di fondazione ancora precaria. Rammentiamo infine che: - il mare del golfo di Napoli, da Capri a Punta Campanella è il mare delle sirene da sempre...e le sirene appartengono ad un mito mediato dalla marineria rodia. Mentre il mare calcidese che prende la parte nord occidentale del golfo...intorno ad Ischia, era il mare di Apollo, dio egemone del pantheon calcidese; - Il mito della sirena Parthenope fu unilateralmente abolito dai Cumani poco dopo la fondazione di Neapolis, sorta a rimpiazzare ed assorbire Parthenope quasi adiacente...sita sulla collina di Pizzofalcone e sapete perchè? Perché i Cumani dovettero sentire il bisogno di sostituire Perthenope con una nuova città...piuttosto che ingrandire e abbellire ulteriormente la Parthenope già esistente, infatti gli oligarchi Cumani non potevano fidarsi di un insediamento dove ancora un'etnia concomitante e concorrente come quella rodia era troppo influente. Ergo le fondarono a valle e dirimpetto una nuova città ed abolirono la venerazione della ninfa Parthenope per cercare di cancellare ogni significativa traccia culturale dell'insediamento precedente. Ma la cosa non riuscì...quella tradizione era troppo forte ormai e il popolo minuto si ribellò, così che il mito della sirena - arrivata tre secoli prima nel golfo con le navi rodie - fu riammesso ma profondamente modificato...la sirena fu trasformata in una fanciulla arrivata con un ecista calcidese. -Infine rammentiamo che il peso ponderale della monetazione di Nepolis è anatolico...e non si spiega in altro modo tale caratteristiche se non con lo stesso metro rodio. Per tutte queste motivazioni la storia della fondazione di Napoli dovrebbe essere assolutamente rivisitata e datata ad epoche piuttosto alte che, come già detto, ne farebbero uno degli insediamenti urbani più antichi ed attrezzati dell'occidente...subito dopo quello FENICIO di Cadiz (Cadice) in Andalusia. Statere di Neapolis: intorno al 420 /390 a.C. Anche per queste ultime note vorrei richiamare l'attenzione di @@Neapolis , @@francesco77 , @@Layer, @@Sannio, @@Kaitanu , @@Jacopo e tutti i formidabili studiosi della monetazione e della storia di Napoli.
  6. 6 points
    In un'altra discussione ho accennato agli elementi che compongono la valutazione economica di una moneta e alla difficoltà di padroneggiarli. @@Piakos mi ha chiesto di approfondire l'argomento e così provo a svilupparlo, tenendo sempre presente che questi pensieri derivano dalla mia esperienza e niente più. Altri magari hanno sviluppato altre esperienze... La prima cosa da valutare in una moneta è lo stato di conservazione e l'autenticità. Attenzione che, mentre per le monete battute a macchina la cosa potrebbe essere semplice, per quelle battute a martello diventa più complicato e di conseguenza più soggettivo. Questa soggettività è una delle variabili importanti per il prezzo. Bisogna valutare l'usura, la centratura, i rilievi, il metallo (poroso vale meno), la conservazione media delle moneta valutata. La seconda cosa da valutare è lo stile. Questo è fondamentale nella monetazione greca, ma è importante anche in quella romana e rinascimentale. Man mano che ci avviciniamo ai giorni nostri lo stile si uniforma e la distinzione perde di importanza. La terza cosa da valutare è l'importanza della moneta. Qui parliamo di rarità, ma anche di ''popolarità''. Ci sono monete che tutti vorrebbero e quindi anche se comuni queste raggiungono prezzi notevoli. Un sesterzio di Nerone è più ambito di quello di Antonino Pio... La rarità poi certe volte fa far follie ai collezionisti... La quarta cosa è da valutare è l'origine. Quindi che la moneta sia di provenienza lecita e non provenga nè da scavo nè da furto. L'origine è legata al venditore. Pur essendo possibile comprare da privati, chi compra in un negozio o in asta ha sicuramente una tutela maggiore. Qui bisogna anche accennare al fatto che anche il blasone del venditore ha la sua influenza sul prezzo. Sentirete spesso frasi del tipo: ''Sa, questo esemplare proviene dall'asta X ed era nella collezione di Y...'' E questo fatto impreziosisce la moneta. Il quinto e ultimo elemento da valutare è il livello di desiderio che ha il collezionista di avere una certa moneta. Questo è l'elemento che scatena vere e proprie guerre nelle aste. Quando una moneta raggiunge prezzi folli vuol dire che qualcuno ha deciso di possederla ad ogni costo. In questo caso beato il vecchio proprietario.... Tutto quello che ho scritto ha bisogno di tempo, in alcuni casi di molto tempo, per essere gestito con padronanza. Ma spero che questi miei pensieri possano essere utili per i Vostri acquisti. Arka
  7. 6 points
    la solita carne trita, titolo ad effetto, un paio di "personalità" intervistate e via.... Come al solito vengono riportate mezze verità. Quante delle migliaia di monete sequestrate sono state rese ? E quante delle centinaia di persone messe sotto accusa da gente come Ferri sono state condannate ? Che costi ha avuto per la società questa caccia alle streghe e quali vantaggi concreti ne abbiamo tratto ? Queste domande nessuno le fa, agli intervistati....non fa comodo, a nessuno. E nessuno dice anche che i veri predatori di oggetti archeologici, in meridione, non girano con i metal detector, che normalmente garantiscono una capacità di penetrazione del sottosuolo di poche decine di cm, ma con sistemi ben più sofisticati, se già non sanno dove scavare . Con un panorama del genere è ovvio che il mercato, quello ufficiale, fatto di regolari operatori e di collezionisti "puliti", ne abbia risentito pesantemente, tant'è che buona parte degli acquirenti di monete antiche, alle aste italiane, sono stranieri. E qui un COMPLIMENTI ai personaggi che ne hanno causato il declino ci sta. Però lo zoccolo duro ancora esiste, non siamo spacciati. È cambiata, fortunatamente, la mentalità dei collezionisti, sempre più attenti alla provenienza del bene. I falsi ? Ovviamente ci sono e, negli ultimi anni, sono cresciuti come numero e come qualità. Seguono la famosa legge che regola il,mercato, quella della domanda e della offerta, come ha già detto Lugiannoni. Ma questo vale per qualsiasi settore del collezionismo: dove girano soldi nascono i falsi ! Li hanno fatti persino per le schede telefoniche, figuriamoci se non si ingegnano a realizzare monete antiche. Ma anche qui il giornalista ha fatto solo del terrorismo: i falsi ci sono ma costituiscono ancora una piccola parte del "circolante" e, in buona parte dei casi, si tratta di falsi non troppo sofisticati, "sgamabili" in maniera autonoma o, a volte, anche solo postandone la foto sui forum.
  8. 6 points
    Nella tua segnalazione non hai menzionato al tipo di rivestimento che darai al legno: è fondamentale se vuoi che la moneta via ben esposta e valorizzata dal tuo lavoro. Cerco di esprimere un concetto del tutto personale. In una collezione numismatica si deve tener conto di 3 fattori: - preservazione della conservazione dell'esemplare - catalogazione dell'esemplare - armonizzazione della collezione e il piacere stesso alla vista La preservazione della conservazione dell'esemplare consiste nella ricerca della miglior modalità di conservazione e riposo della moneta. Partendo dal presupposto che generalmente cerco di raccogliere monete in alto stato di conservazione (dove è possibile e comunque cercando il giusto rapporto tra qualità, prezzo, futuribilità). La prima importante distinzione da fare è quella per il metallo. Le monete di argento cerco sempre di lasciarle in riposo direttamente poggiate sul velluto (velluto, non altri materiali), ricordando di girarla ogni 4-6 mesi in modo da consentire l'avvio del processo di patinatura in modo omogeneo (per una bella patina ci vogliono anni e anni, quindi non aver fretta). Le monete di rame (possibilmente con "rosso" uniformemente preservato), in nichel e altre leghe non nobili le ripongo entro le bustine in acetato ben chiuse impedendo all'aria di entrare. Le monete d'oro, meno accortezze sul controllo del processo di ossidazione, ma occorre lasciarla nelle taschine in pvc per evitare contatti. Monete periziate: nota dolente. Sinceramente al 99% le apro tutte. La perizia la tengo solo se ho fatto un'affare (del tipo ho pagato 10 una moneta che vale 200), quindi con la possibilità quasi certa di rivenderla per puro guadagno. In ogni modo, le monete alle quali rimuovo la perizia cerco sempre di fotografarle o effettuarne la scansione prima di rimuovere i sigilli. La catalogazione. Ogni moneta che si rispetti ha bisogno di un cartellino che ne raccolga le informazioni tecniche e bibliografiche, e anche le informazioni di acquisto ed eventuali altri pedigree (ex passaggi d'aste o ex collezioni eccellenti). Quindi ogni moneta deve essere accompagnata dal proprio cartellino preparato ad arte o al computer o a mano. Non lesinare con la qualità della carta e del pergamino: carta spessa da 200/250grammi, possibilmente color avorio, ruvida o antichizzata (con 10 fogli ci fai 140 cartellini). Valuta la stampa (o la scritta) su 2 facce per aumentare il numero di informazioni stampate. Le monete d'argento le ripongo nei monetieri con vassoi in velluto. Cartellino a sx e moneta a dx. Le monete in rame e altri metalli (quindi anche oro), il cartellino segue nell'altra tasca della bustina. Oltre al cartellino, a mio avviso, è importantissimo avere una traccia virtuale della collezione (basta un foglio excel - anche se avevo sviluppato un software avanzato e completo per la catalogazione). A tal scopo ogni moneta dovrebbe essere numerata con ordine progressivo in modo da catalogarla al meglio. Armonizzazione della collezione Personalmente, io metto nei monetieri solo le monete d'argento direttamente poggiate sul velluto e accanto il suo cartellino. Le monete in oro le tengo nelle bustine e il cartellino nell'altra tasca, come detto, ma le tengo in una techetta un po' più riservata. Altri metalli, tenuti come le monete d'oro ma in un vassoietto meno pregiato, oppure nei raccoglitori generici. L'importante, a mio avviso, è non fare un malloppo di tutte le monete. E' importante mantenere un'ordine logico delle monete in collezione. Ad esempio le mie del Regno d'Italia, seguono un andamento per modulo, mentre per l'impero austriaco segue la successione degli imperatori. Ultimamente mi sto concentrando sulla preparazione di un catalogo cartaceo quindi sto preparando per ogni esemplare delle fotografie (fronte e retro ovviamente) e armonizzare il tutto su un documento. Detto la parola "fotografia", anche qui si apre un modo che analizzerò in altro post se vuoi. Non so quanti anni hai ma l'importante è non fare le cose di fretta: prova e riprova 100-1000 volte e una volta che hai trovato qualcosa che ti piace rifai da capo. Ma l'importante è non aver fretta di finire.
  9. 5 points
    simoneo80

    Persia antica

    "DICHIARO CHE LE MONETE/MEDAGLIE PRESENTATE SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO" PERSIA Il nome Persia (in persiano antico Pārsa) è stato a lungo usato per riferirsi alla nazione dell'attuale Iran, al suo popolo, o ai suoi antichi imperi. Tale nome deriva dall'antico nome greco dell'Iran, Persis, che a sua volta deriva dal nome del clan principale di Ciro il Grande, Pars o Parsa, che ha dato il suo nome anche a una provincia dell'Iran meridionale, Fārs (in lingua persiana moderna). Quella che segue è una lista delle principali dinastie della Persia, che include tutti i regni e gli Imperi che hanno governato sul territorio geografico dell'attuale Iran e i loro sovrani, da Ciro il Grande a Mohamma Rez Pahlavi. Sono omesse le dinastie che hanno esercitato solo un dominio parziale sul territorio persiano. Impero Achemenide 550 - 330 a.C. La dinastia achemenide è stata una casa reale di origine persiana, dominante nell'area iranica e in seguito creatrice di un vasto impero multietnico estendentesi su territori di Asia, Europa e Africa, dalla metà del VI secolo a.C. all'invasione macedone di Alessandro Magno nel 331 a.C., con l'assassinio di Dario III nel 330 a.C. - Siglos - Xerxes I / Darius II - 486-405 BC THE ROYAL COINAGE - 3rd type B - early (SNG Cop# 1030, BMC Greek# 15, BMC Greek# 69, SNG Cop# 281) - Siglos - Darius III - 336-330 a.C. 4th type C (SNG Cop# 1031, BMC Greek# 176) Dario III Codomano (380 a.C. – Battriana, 330 a.C.) fu l'ultimo esponente degli Achemenidi sul trono di Persia, testimone delle strepitose conquiste di Alessandro Magno, il quale in pochi anni conquistò il più grande impero che il mondo avesse fino a quel momento conosciuto. Impero Partico 247 a.C. - 224 d.C. L'Impero partico era una delle maggiori potenze politiche e culturali iraniche nell'antica Persia. Era retto dalla dinastia arsacide, fondata dal primo re dei Parti, Arsace I, il quale, alla testa della tribù nomade scitico-iranica dei Parni, fondò l'Impero a metà del III secolo a.C. grazie alla conquista della regione della Partia nel nordest dell'Iran, all'epoca una satrapia in rivolta contro l'Impero seleucide. - Drachm - Vardanes I - 40-47 d.C. Sellwood Type 64.31 - Ecbatana mint (GCV# 5788var) Vardane I è stato un sovrano dei Parti che regnò a partire dal 40 al 47. Succedette al padre Artabano II, dovette continuamente combattere contro il suo rivale Gotarze II. Riportò Seleucia sul Tigri sotto il dominio partico dopo una ribellione di sette anni. Ctesifonte, la residenza dei sovrani partici sulla sponda opposta del Tigri rispetto a Seleucia beneficiò di questa guerra, e per questo motivo Ammiano Marcellino chiama Vardane "fondatore di Ctesifonte". Condusse una campagna vittoriosa contro l'esercito di Dahae al servizio di Gotarze, fino al fiume Sindes (il Tejen). Nel 47 circa fu assassinato durante la caccia; Gotarze gli succedette al trono. - Drachm - Phraates - 100-150 d.C. - Kingdom of Elymais (Vassal of Parthia) Fra il 147 a.C. ed il 224 d.C. in quello che era stato il territorio dell'Elam, fiorì il regno di Elimaide, non più di lingua elamitica, che rimase quasi sempre vassallo dell'Impero partico. Re Fraate era figlio di Urdu Malka (Orode), che regnò intorno metà del secondo secolo dC. Impero Sasanide 224 - 651 d.C. L'Impero Sasanide ( Ērān Shahr in Persiano Medio "Impero Ariano") fu l'ultimo impero persiano preislamico, governato dalla dinastia sassanide dal 224 al 651. L'Impero sassanide, che era succeduto a quello dei Parti, è stato riconosciuto come una delle potenze maggiori in Asia Occidentale, Meridionale e Centrale, insieme all'Impero romano/bizantino, nella Tarda Antichità. - Drachm - Yazdgard I - 399-420 AD type I/1 - Ram-Ohrmazd mint (with loop - type I/1) - Degree of rarity: Non Common Yazdgard era il figlio di Sapore III, e succedette a Bahram IV. Saggio, benevolente e astuto, si dimostrò tollerante in questioni religiose, sebbene rimanesse devoto allo Zoroastrismo. Ma quando il vescovo cristiano, Abdaas, cercò di bruciare il tempio del Grande Fuoco della capitale sasanide, Yazdgard cambiò allora politica verso i cristiani, ordinando che venissero espulsi dal regno e che tutte le chiese fossero distrutte. Nel 419 Yazdgard si ammalò gravemente. Alla morte di Yazdgard, Barham salì al trono, con nome di Bahram V. - Drachm - Peroz I - 459-484 AD type III/3 - winged crown - Goyman / Gorgan mint (Göbl# III/3) Alla morte di suo padre (Yazdgard II) era Governatore della distante Sistan. In sua assenza, salì al trono il fratello minore Hormizd e Peroz fu costretto a cercare protezione presso gli Eftaliti. Il re eftalita Khush-Nevaz era contento di accoglierlo e di aiutarlo nella guerra contro suo fratello. Con l'aiuto degli Eftaliti, Peroz condusse un esercito contro Hormizd, sconfiggendolo e tenendolo in cattività. Le fonti sono discordi sul destino di Hormizd dopo la sua cattura. Secondo alcune, fu condannato a morte. Tuttavia secondo lo storico persiano Mirkhond, Peroz lo perdonò e gli risparmiò la vita. Scoppiò una guerra con gli eftaliti (gli unni bianchi). Insultato dal re eftalita Khush-Newaz, Peroz invase il paese degli Eftaliti costringendoli alla ritirata. Ma subì poi una cocente sconfitta e fu costretto ad arrendersi e a pagare loro dei tributi. Verso la fine del suo regno, Peroz aveva formato un esercito di 50.000-100.000 uomini e invase il regno degli Eftaliti in modo da vendicarsi dalla sconfitta nella prima campagna. Tuttavia gli Eftaliti tesero un'imboscata all'esercito di Peroz. Il piano ebbe successo e i Persiani vennero sconfitti perdendo molti uomini, tra cui lo stesso imperatore. Khush-Newaz, tuttavia, trattò il cadavere del suo ex amico con rispetto e lo rimandò in Persia dove venne sepolto con grandi onori. - Drachm - Hormazd IV - 579-590 d.C. type I/1 - Abarshahr / Abarsahr mint (Semnan / Khorasan) (Göbl# I/1) Ormisda IV, figlio di Cosroe I, fu il 21° Re di Persia, regnante dal 579 al 590 d.C. Sembra essere stato imperioso e violento, ma non senza cuore; protesse la gente comune e introdusse una severa disciplina nel suo esercito e nella sua corte. Quando i sacerdoti chiedevano la persecuzione dei Cristiani, egli rifiutava di farlo in quanto era convinto che il trono e il governo sarebbero stati più stabili se ci fosse stata tolleranza religiosa. Di conseguenza Ormisda IV si fece molti nemici nelle classi dominanti, il che portò a molte esecuzioni e confische. Ormisda non resse il trono per molto. I magnati deposero e accecarono Ormisda IV e proclamarono suo figlio Cosroe II re. Le fonti sono discordi sul modo in cui venne ucciso Ormisda: Teofilatto sostiene che Cosroe lo uccise alcuni giorni dopo l'accecamento; lo storico e vescovo armeno Sebeos sostiene invece che furono i cortigiani di Ormisda a ucciderlo. - Drachm - Khusru II - 590-628 d.C. 595-596 - Eran-khvarrah-Shapur Khuzistan mint - type II/2 (Göbl# II/2) 622-623 - Jayy mint - type II/3 (Göbl# IIb/3) Cosroe II di Persia (Ctesifonte, 570 circa – Ctesifonte, 28 febbraio 628) nipote di Cosroe I, venne soprannominato Parwiz (il vittorioso), per le numerose campagne militari guidate brillantemente; regnò dal 590 al 628. Il 23 febbraio 628 Cosroe II, perso tutto il suo prestigio e il sostegno dell'aristocrazia, venne rovesciato e rinchiuso in un sotterraneo per ordine del figlio Siroe (che salì al trono con il nome di Kavadh II) e, dopo cinque giorni di torture, spirò. La leggenda vuole che all'apice del suo regno si fece costruire un trono sfarzoso tripartito: i tre scranni stavano ad indicare che egli era (o meglio, sarebbe dovuto diventare) imperatore romano d'Oriente, del Vicino Oriente e dell'Asia fino all'India. Conquista islamica della Persia La conquista islamica della Persia segnò una svolta decisiva nella storia di questo Paese. Nel volgere di alcuni secoli la maggioranza dei Persiani abbandonò lo Zoroastrismo e divenne musulmana, mentre le caratteristiche della civiltà persiana venivano assorbite dalla nuova classe dirigente islamica. La caduta rapida dell'Impero sassanide fu completata nel giro di cinque anni, e la maggior parte del suo territorio fu annessa al califfato islamico; tuttavia, diverse città persiane continuarono a resistere rivoltandosi all'autorità islamica. La popolazione locale, non costretta per forza a convertirsi all'Islam, divenne suddita del Califfato islamico, e, in quanto dhimmi (cioè non ancora convertiti all'Islam), furono costretti a pagare una Jizya ( la Jizya sostituì le tasse imposte dai Sasanidi) fin quando non si fossero convertiti all'Islam. - ½ Drachm - 'Umar b. al-'Ala - 771-782 AD (Abbasid Governors of Tabaristan) "DICHIARO CHE LE MONETE/MEDAGLIE PRESENTATE SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO"
  10. 5 points
    DeAritio

    Fac simile di banconota

    Anche senza fare tanti sondaggi di mercato o ricerche specialistiche, cosa attira la nostra attenzione e ci fà fare acrobazie anche se siamo pieni di dolori ?Lo dico io, la vista di qualcosa che luccica o che assomoglia ad una banconota.L'uso di un fac simile di banconota per pubblicità è storia vecchia, e, famosa per questo è la ditta Banfi con il suo 10 Lire,ma, qui voglio circoscrivere l' uso al solo periodo bellico più o meno recente.Eccoci con un pezzo interessante e particolare, si tratta di una falsa banconota americana da 1 Dollaro utilizzata come propaganda anti-americana dai fedeli al regime e dai tedeschi in Italia. Tutti i dollari stampati, portano impresso lo stesso numero di serie D85826026A. Sul retro la scritta propagandistica: " Le promesse americane sono sempre state vane, sono balle belle e buone, sono bolle di sapone (come questa banconota)". Gli americani le chiamarono "Bubble Soap Dollars". Per la cronaca, vi sono altre forme di pensiero che indicano non solo i tedeschi , ma i vespri di combattimento siciliani nell' immediato dell'Operazione Husky, come i fautori dell'iniziativa, mentre altri le attribuiscono al primo dopoguerra come propaganda dell' allora DC. Personalmente , propendo per un ' azione pubblicitaria anti-americana su vasta scala studiata dopo l'8 settembre, infatti la Sicilia è caduta in poco più di un mese , e , men che meno che la DC prendesse le distanze dagli americani.
  11. 5 points
    Salve a tutti! Come primo post volevo mostrarvi l'ultima arrivata: 8 Grana del 1689. La moneta è la stessa che è riprodotta in foto sul MIR Napoli, me lo ho confermato lo stesso autore del libro, Davide Fabrizi, che ringrazio, aggiungendo che la stessa moneta è presente anche sul "Civitas Neapolis", la famosa asta Varesi 42. Volevo conoscere un vostro parere, anche magari da chi l'ha posseduta in passato. Grazie
  12. 5 points
    andreakeber

    Medaglia Napoleone

    http://www.astanumismatica.it/it/asta_numismatica_ranieri_n_2/medaglie_napoleoniche_101/medaglia_1805_opus_manfredini__846_.aspx
  13. 5 points
    Lugiannoni

    LE MONETE NEI VANGELI

    PREMESSA Nell'approssimarsi della Pasqua credo possa interessare una discussione che cerchi di individuare - con la massima precisione consentita - le monete di cui si parla in alcuni episodi dei Vangeli. A questo proposito va ricordata l'ottima mostra, con relativo catalogo, realizzata a Torino nel 1998 e intitolata <Le monete del tempo di Gesù>. Come ben sa chi ha avuto modo di dare una lettura ai testi dei quattro evangelisti - specie se appassionato di numismatica - quando vi si parla di denaro, inteso come oggetto fisico, la terminologia è sempre generica, probabilmente quella che veniva utilizzata dal popolo ma che pur aveva, per chi ne parlava, dei riferimenti precisi; troviamo quindi spesso il termine <moneta> o <denaro> o <monetina>. Intanto ritengo utile fare una precisazione cronologica relativa agli anni della vita di Gesù; noi siamo abituati a collocare la sua vita tra l'anno 0 della nascita e l'anno 33 corrispondente alla morte. In realtà oggi sappiamo che quando il monaco Dionigi il Piccolo nel VI secolo fece il calcolo per individuare l'anno del Natale, commise un errore. Attualmente, attraverso l'incrocio dei dati con il calcolo ab urbe condita e con gli anni di governo degli imperatori, sappiamo che Erode muore attorno al 4/5 a.C. e che vi fu un primo censimento indetto da Augusto nell'8 a.C. (anche se riservato probabilmente ai soli Romani cives) ed un secondo per le Province, presumibilmente nel 6 a.C.. Tutto questo porta a retrodatare la nascita di Cristo di almeno 5/6 anni (ho usato spesso il condizionale perchè è ovvio che tali calcoli non possono avere la precisione di un orologio svizzero). Per la descrizione dei vari episodi nei quali si fa cenno alle "monete" mi avvarrò del testo evangelico e dell'iconografia figurativa tratta dalle opere dei grandi artisti che questi episodi hanno illustrato, oltre, ovviamente alla documentazione numismatica. (continua) Dimenticavo: naturalmente il tutto è aperto al contributo di tutti!
  14. 5 points
    Biblionummofilo

    Vetrina bibliografica

    Vorrei usare questo post come vetrina bibliografica in cui inserire e descrivere sinteticamente alcune delle opere più interessanti inerenti alla monetazione magnogreca, ciascuno degli amici del forum può aggiungere le opere in suo possesso o che ritiene importanti da possedere e studiare e farne una breve descrizione corredata con foto. Comincio proponendovi uno di quei libri che è bello possedere materialmente: Greek Coins / Colin M. Kraay; Max Hirmer. - Londra: Thames and Hudson, 1966 Si tratta innanzitutto di un libro delizioso da vedere, con ben 20 tavole a colori e 1329 fotografie in bianco e nero che illustrano nei minimi dettagli alcune delle monete più belle che la civiltà greca abbia prodotto, una gioia per gli occhi corredata comunque anche da un ottimo testo redatto dal rinomato studioso Colin Kraay, alla breve introduzione sulla monetazione greca segue, dopo le tavole e le illustrazioni, una panoramica descrittiva e sintetica di tutte le città e regni del mondo greco che hanno coniato moneta con i riferimenti alle illustrazioni e bibliografia annessa per ogni voce. L'edizione in mio possesso è quella inglese che è anche la più difficile e costosa a reperirsi, esistono altre due edizioni, in tedesco e francese, che hanno lo stesso apparato illustrativo ma testo diverso redatto da Peter Franke, queste edizioni sono relativamente più semplici da trovare e meno costose.
  15. 5 points
    tipologia con pietra focaia, data che ancora non sono riuscito a definire tipologia con ara, 1617, niente sotto l'altare ara, 1619, O (non recensito) sotto l'altare ara 1620, FF
  16. 5 points
    Lugiannoni

    LE MONETE NEI VANGELI

    1. CAFARNAO, IL TRIBUTO PER IL TEMPIO <…quelli che riscuotevano la tassa per il Tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro Maestro non paga la tassa? » Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare Simone, i re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi, dai propri figli o dagli estranei?», rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te.»> (Matteo 17,24-27) Sappiamo che il tributo dovuto al tempio corrispondeva a mezzo shekel (o siclo = gr 7.10), moneta equivalente alla dracma greca; poichè la moneta "pescata" da Pietro nella bocca del pesce serve a pagare la tassa di entrambi, non può che trattarsi di uno shekel di Tiro, moneta ampiamente diffusa in Palestina, dove non esisteva moneta propria in argento. E' curioso osservare che secondo i precetti della religione ebraica sulle monete non doveva apparire alcuna figura o tantomeno divinità, tuttavia nel tesoro del tempio l'offerta prevalente era in sicli, monete che riportavano al dritto l'immagine di Ercole Melquart. L'episodio è splendidamente narrato da Masaccio. In una raffigurazione che unisce le tre fasi della narrazione in un' unica scena, vediamo al centro Gesù e Pietro che parlano con i sacerdoti di Cafarnao, alla sinistra Pietro che pesca e a destra il pagamento del tributo. Da notare che le linee prospettiche della rappresentazione convergono nel volto del Cristo, vero centro fisico e ideale dell'affresco.
  17. 5 points
    La ricerca della perfezione, dell'esemplare dai rilievi intatti dalla circolazione e dal contesto di giacitura, con fondi lisci e privi della minima corrosione, pur senza disporre di disponibilità finanziarie adeguate, ha comportato quanto riscontriamo quotidianamente. Per i collezionisti di questi anni la moneta è meritevole di collezione solo in condizioni di perfezione: "se compri BB non sei nessuno!", pensano molti, anche normali stipendiati da 1.500 euro mensili. Se questa perfezione sia reale o presunta è un dettaglio per molti trascurabile (troppo spesso consapevolmente). Il discorso di tatto o intatto è certamente fondamentale per un collezionismo consapevole, purché non si perdano di vista le condizioni ordinarie in cui le monete antiche ci sono pervenute, generalmente afflitte da usura e corrosioni nei rilievi e nei fondi, senza che alcuna operazione di pulizia possa ripristinarne lo status originale. Due sesterzi di esempio: un Antonino Pio con la Salvezza e un Traiano con la Fortuna: - il primo è stato verosimilmente sottoposto ad una "rivisitazione" integrale dei rilievi, dei fondi e della patina - il secondo mostra una patina minerale spessa e fragile, già scrostata lungo il bordo. Il dritto è molto gradevole con interventi principalmente volti a liberarne le superfici dalle concrezioni e a integrarne alcune mancanze; a scredito del nume di cui è vettore il rovescio è stato poco fortunato, e la pulizia ne è stata resa difficoltosa fin dalle condizioni di partenza. In mancanza delle disponibilità finanziarie necessarie non si può acquistare un sesterzio bello e impeccabile; restano tre alternative: - comprare un pezzo completamente "rivisitato", - comprare un esemplare gradevole ma con dei difetti e/o con un rovescio poco bello, - smettere di collezionare e limitarsi allo studio bibliografico e/o dei reperti delle raccolte pubbliche.
  18. 5 points
    carledo49

    La patina su un 5 lire 1914

    La patina sulla moneta in questione NON mi piace assolutamente. Per una altissima percentuale è fasulla (addirittura da volgarissima candeggina). La mia paura, quando sono le monete importanti ad avere queste "croste" è che si nasconda di proposito una qualche magagna. La casa d'aste la potrà anche definire iridescente......ma personalmente in queste condizioni, anche a prezzi estremamente ragionevoli, me ne terrei alla larga. La patina iridescente a bolle è tutta un'altra minestra! E anche qui bisogna stare attenti perché le sofisticazioni con il fegato di zolfo abbondano. Carlo
  19. 5 points
    La moneta è la stessa e ho la netta impressione che proprio il mio articolo abbia suscitato l'attenzione delle autorità. Quando la moneta apparve nell'asta Artemide, che pure citava il mio articolo, in un primo momento era passata inosservata. Ma dal momento che conteneva anche informazioni sulla sua provenienza fu attenzionata e evidentemente oggetto di indagini se era di recente ritrovamento. Può sembrare assurdo, ma a suo tempo, pochi mesi prima della pubblicazione dell'articolo (verso la fine del 2007), avevo avuto dall'estero e in forma anonima le foto (di qualità non eccezionale e in B/N) assieme alle informazioni poi riportate nell'articolo: mancavano ovviamente solo le esatte coordinate cronologiche del ritrovamento, salvo una generica affermazione che era stata trovata "some years ago".... Ero stato interpellato probabilmente in quanto autore del Corpus sui denari della Guerra Sociale pubblicato nel 1987. Intuendo l'importanza dell'informazione, mi sono affrettato a renderla pubblica. Potete immaginare quanto sono rimasto trasecolato quando, tre anni dopo la pubblicazione, comparve la moneta a San Marino e in migliori immagini a colori…. Sembrava che fosse venduta e anche oltre la ragguardevole stima di ben 20.000 euro. Invece, a quanto pare, la moneta non era stata venduta ma restituita al proprietario, che evidentemente mirava a costruirsi una sorta di "pedigree" e in attesa che si calmassero le acque e per una nuova e più prestigiosa vendita... Io credevo che fosse, al solito, finita all'estero e passata inosservata… Invece deve essere stata da quel momento attenzionata e attentamente monitorata in attesa di essere ricollocata sul mercato, apparentemente sempre a San Marino. Mi colpisce molto la coincidenza tra la ripubblicazione di quell'articolo, in lingua inglese e con alcune aggiunte (come la possibilità di utilizzare le migliori immagini a colori provenineti dall'asta Artemide), nel recentissimo numero di OMNI e la notizia del sequestro della moneta. Avevo deciso di ripubblicare quell'articolo ritenendo che la vecchia versione non avesse avuto la giusta risonanza presso la comunità scientifica internazionale (ecco perché avevo curato la traduzione in inglese). Evidentemente nel frattempo sono state condotte discrete indagini a cura degli investigatori italiani e acquisite maggiori informazioni sulle più esatte circostanze del ritrovamento, che non poteva risalire a prima del 1909 (quando ancora le monete trovate in Italia potevano circolare liberamente sul mercato all'estero). Almeno credo di avere in qualche modo contribuito ad assicurare una moneta veramente rara, un unicum, alla collezione pubblica e spero solo che possa trovare una adeguata sistemazione e magari con ulteriori informazioni sulla reale provenienza. Tuttavia questo episodio mi ha indotto ad alcune riflessioni. Credo che con l'attuale normativa italiana, molto protettiva, anzi restrittiva (e per certi versi con ragione) verso i beni numismatici di sicura provenienza dal suolo italiano, sarà sempre più difficile poter avere occasioni di acquisire informazioni su nuove monete inedite di sicura circolazione limitata all'Italia senza che venga attivata l'attenzione delle autorità italiane. Si arriva quindi al paradosso che sarà sempre più difficile per gli studiosi italiani (anche accademici !) poter acquisire tali informazioni, a tutto vantaggio, al limite, solo di studiosi stranieri e su monete ormai definitivamente esportate fuori dai confini italiani….
  20. 4 points
    Biblionummofilo

    Vetrina bibliografica

    @@Piakos condivido con te la passione per la monetazione greca antica, non solo per la bellezza sublime di alcuni esemplari ma soprattutto per l'enorme ricchezza di contenuti storici e simbolici che questa veicola...studiare le monete greche significa necessariamente entrare in contatto profondo con una delle civiltà madri dell'uomo, la goduria intellettuale e spirituale che ne deriva è impagabile. Anni fa qualche monetina greca della mia Neapolis l'ho acquistata, nulla di eclatante, ma il piacere di sentire le mie radici in quelle piccole e misteriose monetine di bronzo mi inebria sempre, negli ultimi anni però mi godo le monete greche soprattutto attraverso i bei libri, e anche questo è un piacere raffinato e soddisfacente che unisce ottimamente le mie due passioni, e l'inglese a questo proposito è indispensabile, la maggior parte dei libri di qualità sulla numismatica greca non è in lingua italiana e bisognerebbe almeno leggere l'inglese e il francese, anche il tedesco sarebbe importante, ci sono libri in questa lingua di grande rilevanza ed è una lacuna che mi pesa, ma quando avrò più tempo e serenità a disposizione magari cercherò di acquisirne un minimo di competenza per leggerlo. Comunque anche in lingua italiana fortunatamente esistono ottimi e bei libri sulle nostre amate monete greche, colgo l'occasione per presentarvi uno dei miei acquisti più recenti e fortunati: Le antiche monete di Neapolis / Giancarlo Alteri. - Napoli: Banco di Napoli, 2000 E' un bellissimo volume di ampio formato rilegato in tela corredato di cofanetto, tratta della monetazione di Neapolis in particolare ma con dei capitoli dedicati alla colonizzazione e alla monetazione magnogreca in generale e alla Campania antica, l'apparato fotografico è a dir poco spettacolare, con ingrandimenti a piena e doppia pagina da lussuria nummofila
  21. 4 points
    Infatti .... mi trovo a leggere questo topic, e bisogna, come al solito, distinguere da chi lo fa per passione/studio da chi compra monete per investimento...tutto qui sta il discorso. Lo studioso cerca monete oggetto di studio, approfondendo la storia di quel pezzo, del perchè è al di fuori della norma, del perchè è diverso dagli altri conii ecc.ecc. non si sogna minimamente se il prezzo pagato sia quello giusto e/o se la moneta potrebbe svalutarsi e/o valutarsi; egli, fateci caso perchè è sempre così poi, non fa altro che rendere nota la o le monete che ha collezionato....e sarà poi in seguito il mercato (se decide di venderle) a decretare il suo valore finale....crisi o non crisi. Per l'investitore e per l'amante della bella moneta, il discorso cambia...lui è sempre alla ricerca dell'affare, cercando di unire il prezzo alla qualità perchè subito dopo deve, e spesso al più presto, trarne del profitto, per poi ricominciare con un altro pezzo, magari ancora più bello....in questo caso lo studio non c'entra proprio nulla, ma a volte capita che rimane a bocca asciutta (e qui la crisi c'entra eccome). Detta tra di noi...sono due persone distinte, ognuna con interessi diversi.....e purtroppo le monete, come qualsiasi altro bene, sono anche questo, e bisogna accettare chi la numismatica la vive in questo senso. Pietro Magliocca.
  22. 4 points
    Nella discussione generale di oggi, ho apprezzato l'intervento della prof.ssa Caccamo Caltabiano che, rispondendo ad un intervento del pubblico non ha potuto fare a meno di notare l'assenza di politici. Un evento del genere avrebbe meritato la presenza continua e costante non dico del Ministro, ma quantomeno di un Sottosegretario e di una nutrita pattuglia di dirigenticheguadagnanocosipoco. La crisi identitaria della nostra Nazione passa per la crisi culturale (nel senso umanistico e nel senso scientifico del termine). La numismatica e l'angolino nel quale risulta a forza relegata è la cartina al tornasole di questa crisi. A fronte di uomini di buona volontà, nell'ambito accademico, dell'insegnamento in generale, dello studio, del collezionismo e del mercato (mi riferisco ai numismatici professionisti) si rileva un'apatia culturale dei nostri amministratori locali (la Sicilia è regione a statuto speciale in subiecta materia) e nazionali e l'applicazione delle leggi, riflette, pur con le migliori intenzioni, questo stato confusionale. Alla fine si penalizza il commerciante, il collezionista e quindi la cultura numismatica in senso ampio. Non un concorso per numismatici, tuonava oggi la prof.ssa Caccamo Caltabiano! Aggiungo, non solo in ambito accademico, ma anche per tutte le Soprintendenze. Con i consequenziali danni che tutti sappiamo. Come sarebbe bello un mondo accademico aperto al collezionista privato ed un mondo amministrativo che collabori ugualmente per lo sviluppo della cultura. Oggi invece le Soprintendenze NON hanno esperti numismatici, tantomeno di mentalità aperta... Tempoi fa sono stato a Vienna, Parigi e Londra. Ho preso appuntamento coi responsabili (addirittura a Parigi personalmente col direttore del Cabinet ) e mi hanno fatto vedere tutto; ho potuto interloquire ed ho mostrato la mia collezione (in foto). ne sono uscito arricchito e mi hanno ringraziato; a Parigi - su richiesta - ho inviato i file. Qui da noi...si assiste solo al depredamento dei siti ed alla persecuzione non dei ricettatori, ma dei collezionisti...
  23. 4 points
    Ciao ragazzi allora sono tornato dal convegno di Napoli...e vi volevo rendere partecipi della mia esperienza. Il convegno come tutti sapete, si svolgeva presso l'hotel Terminus di Napoli, nei pressi della stazione centrale. La posizione mi è stata estremamente comoda perché la stazione dei bus e dei treni era praticamente a due passi. Arrivo puntuale alle 10.20 e mi dirigo all'Hotel Salgo al settimo piano e finalmente faccio la prima conoscenza quella di @@Neapolis, una persona splendida e simpaticissima che mi fa da guida per il convegno. Ragazzi se pensate che Pietro sia un asso sul forum, lo dovreste vedere all'opera in concreto. E' un mostro di conoscenza della numismatica napoletana, al convegno non si muoveva una compravendita senza il parere di Pietro ;D. Successivamente ho conosciuto il mitico @@Piakos che mi ha presentato a mezzo convegno ;D. Ed infine ho conosciuto anche @@francesco77 Francesco Di Rauso con cui abbiamo avuto modo di scambiare qualche impressione sullo stato di salute dello studio scientifico della monetazione del sud. Partiamo con la visita guidata. All'uscita dall'ascensore si trovava: - a sinistra l'ingresso per la prima sala espositori. Qui ho avuto modo di vedere alcune monete romane (anche aurei) , ovvero la monetazione che più mi interessava. Tuttavia come molti di voi sapranno questa monetazione sta sempre di più scomparendo all'interno delle fiere e convegni. E' un vero peccato. Comunque andando avanti a farla da padrone sono le monetazioni del Regno e quella del Sud Italia, in quest'ultimo caso ho notato un forte incremento della medaglistica del Sud. Un interessante fenomeno perché fino a pochi anni fa la medaglistica non era considerata degna di far parte della numismatica e di conseguenza erano veramente pochi i collezionisti e quindi gli acquirenti. Oggi il mercato sta diventando fiorente in questo settore. In questa sala ho avuto modo di conoscere @@fiorenzo catalli, grandissimo numismatico con cui abbiamo parlato delle sue nuove pubblicazioni e dei suoi nuovi progetti numismatici. Una delle poche persone a cui sta veramente a cuore diffondere la VERA numismatica. Ho portato i saluti dell'amico @@Lugiannoni. Terminata la visita alla prima sala sulla destra dell'ascensore si trova: -il banchetto del Circolo Numismatico Partenopeo, dove ho potuto far iscrivere il forum come socio e ricevere i Bollettini 1 e 2 nonché il numero di Panorama Numismatico (Se qualcuno volesse avere info su queste pubblicazioni mi dica pure). Qui ho conosciuto @@Layer e @@Kaitanu , ragazzi in gamba Proseguendo oltre il banchetto si accedeva alla seconda sala: Qui a farla da padrone è la monetazione e la medaglistica napoletana di alta conservazione. Ho avuto modo di apprezzare molti ori per prezzi che superavano anche i 10.000 euro. In questa sala ho conosciuto di persona @@Alberto Varesi, persona estremamente seria ed in grado di leggere in anticipo il mercato numismatico, In questa sala ho conosciuto anche Patrizia meglio nota come Giovanna di lamoneta.it persona davvero piacevole, simpatica e molto cordiale. Non ho avuto modo di vedere approfonditamente la seconda sala perché era già ora di pranzo e dovevo scendere giù con @@Neapolis e @@Piakos per pranzare. Siamo andati a pranzo in un ristorantino vicino all'hotel. Io e Pietro abbiamo preso pesce e paccheri ai frutti di mare, tutto in un unico piatto, molto buono, mentre Renzo ha preso un piatto tipicamente napoletano , la puttanesca . Per secondo abbiamo preso un unico grande piatto di frutti di mare con un sugo molto buono. E poi il dolce; io ho preso finalmente lu babbà e Renzo un altro dolce tipicamente napoletano: il tiramisù ??? .Infine il caffè. Tutto questo offerto da Renzo. Belli sazi torniamo al convegno, io mi soffermo al primo piano per ascoltare il convegno scientifico in programma per il pomeriggio. Molto interessante con relatori molto preparati. Ho avuto modo di apprendere il funzionamento e l'organizzazione della zecca di Bologna. Un piccolo inconveniente tecnico ha impedito la proiezione delle immagini, spero che il materiale delle relazioni venga posto a disposizione degli interessati. Terminato il convegno scientifico torno al settimo piano. Mi soffermo sulla veranda dove ho avuto modo di conoscere @@goganga Roberto Ganganelli, Numismatica Picena, @@Francesco Cavaliere, tutti grandi esperti numismatici, che spero avranno un po di tempo per scrivere sul forum. Dopo qualche chiacchierata era già arrivato il momento di tornare. Una bella giornata all'insegna della Numismatica ma soprattutto dell'amicizia, perché ho incontrato e passato alcune ore con gli amici del forum. Un plauso a tutto lo staff del Circolo Numismatico Partenopeo per l'organizzazioni profusa per questo evento. Alla prossima. Claudio
  24. 4 points
    Ci rendiamo ben conto della necessità pedagogiche e di coinvolgimento dell'utenza. Tuttavia, poichè questo è un sito che vuole proporsi anche con basi scientifiche occorre sempre andare alla radice delle problematiche, degli argomenti e delle discussioni. La base o la chiave di volta della numismatica è piuttosto semplice: la Numismatica non è esattamente un hobby, o meglio, non può essere gestito e/o condotto in quanto tale, pena il rischio di incorrere in forti delusioni e/o in qualche problemuccio o in remissioni di danaro anche di qualche significato. La normativa, in questo Sito più volte sfiorata o snocciolata, è severa: tutte le monete antiche con più di 50 anni sarebbero dello stato salva la prova contraria che deve essere in grado di esibire il possessore o il collezionista. In pratica la presunzione dello stato italiano è che la grande maggioranza delle monete antiche in circolazione commerciale o nelle collezioni, provenga da scavo clandestino o da ritrovamenti che dovevano essere denunciati agli uffici pubblici. Altrimenti il possessore deve essere in grado di esibire una varia e nutrita documentazione a riprova della buona fede e del legittimo possesso (fatture, foto, certificati autenticità, proveniinza, cataloghi d'asta, fatture. ricevute ecc.). La traccia dell' acquisizione su e-bay...non è sufficiente, anzi...A meno non si compri da un commerciante professionista e di buone referenze, che invia la moneta con tanto di corposa documentazione. Se poi le monete sono anche sporche di terra...si finisce direttamente davanti al Pubblico Ministero. Questo è. Che poi vengano acquisiste sul web, cioè sulla famosa baia, o nelle ciotole dei mercatini o si dica che vengono dall'est...non è cosa sufficiente a mettere al riparo da indagini. Poi vagli a spiegare...con un buon avvocato al seguito. CONCLUSIONE. Ognuno impiega il proprio tempo e le proprie risorse come meglio crede e si mette in gioco come meglio ritiene. La vita può essere "friccicosa"/frizzante anche per questo. Ma la Numismatica non può essere improvvisata...è una specialità troppo difficile e complicata. Non a caso in passato i migliori e più capaci collezionisti erano: nobili che contavano... nobili con conto... grandi industriali... grandi professionisti... possidenti... dirigenti... e in parte minore è ancora così. Costoro avevano la possibilità e la potenza di muoversi con i giusti maestri e consulenti che giudicavano per loro il metallo, l'integrità e le coperture legali delle monete che interessavano. Questi paludati collezionisti avevano anche la potenza per andare a restituire al mittente tutte le fregature che immancabilmente tutti, più o meno, possono prendere comprando monete. Uno dice... ma allora la numismatica non è per tutti...anzi è per pochi. No! Oggi c'è la rete...e ci siamo noi. Se volete siamo a Vostra disposizione per le dovute consulenze, nei limiti della nostra (non piccola ) esperienza. E perdonateci qualche presunzione.
  25. 4 points
    rick2

    Grano Filippo IV 1647

    per piacere ! non parliamo di conservazione per le monete pre 1800 e sopratutto per il rame del regno di napoli !!! se no mi arrabbio.......... lasciamo questi temi alla gente che colleziona il regno , la repubblica e l euro mi son stufato di leggere 80 discussioni che disquisiscono se un 20cent impero e` un qFDC o un SPL++
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