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Showing content with the highest reputation since 08/06/2018 in all areas

  1. 6 points
    Riccardo Paolucci

    ULTIMO ARRIVO (Strepitoso)

    ACQUISTATO IERI C. Cassius e Lentulus Spint. (43-42 a.C.) AR Denario 3.90 gr., zecca itinerante con Bruto e Cassio D/ C · CASSI - IMP Treppiede con cortina, decorato con due rami di alloro e filetti. R/ Jug e lituus; sotto, LENTVLVS / SPINT. Crawford 500/1 - BMC 80 - Babelon Cassia 14 e Cornelia 76 - Cohen 7. FDC Gli strumenti religiosi sono raffigurati su monete romane come simboli di uffici religiosi. La brocca e il lituo sono le immagini di funzioni collegate a due principali collegi di uffici religiosi, i Pontifizi e gli Auguri. Insieme queste funzioni hanno garantito la legittimità di tutte le azioni politiche e la sicurezza dello stato romano. Questi emblemi hanno riferimenti all'interno della cultura romana per augurio e sacrificio. Agli Auguri che presero gli auspici, che determinarono il favore divino e da soli portarono il lituo; a Pontefice Massimo che esercitava un controllo primario sui sacrifici pubblici, preparando il vino sacro alle libagioni, partecipando ai voti pubblici e ai sacrifici per assicurarsi che fossero eseguiti secondo il tradizionale mos maiorum. Collegano il potere politico con i rituali tradizionali richiesti alla magistratura repubblicana. Cesare ha tenuto molti dei più importanti e influenti uffici sacerdotali (Flamen Dialis nell'87 o nell'86 aC, Pontifex nel 73 aC, Pontifex Maximus nel 63 aC e un Augur nel 47 aC). Ha coniato monete raffiguranti immagini religiose e l'accumulazione di strumenti religiosi ha creato un nuovo tipo di moneta che si concentrava unicamente sulla definizione di strumenti di questi uffici senza altre immagini che li avrebbero tradizionalmente accompagnati. Questa nuova iconografia era intesa a significare la suprema autorità di Cesare. La funzione dell'iconografia è quella di rappresentare il potere e dopo la morte di Cesare molti comandanti militari continuarono a usare il tipo di moneta di strumenti religiosi di Cesare per significare anche la loro legittima autorità di rivendicare rapporti con lui. Anche M. Brutus e Lentulus Spinther hanno approfittato di questo nuovo tipo di moneta per rappresentare la loro autorità quando erano coinvolti nella guerra civile. Hanno coniato congiuntamente questo tipo che sul dritto ha la leggenda BRVTVS e ascia, culullus e coltello, e sul retro LENTVLVS SPINT e una brocca e lituus. L'inverso omaggio a Bruto mostra elementi legati all'ufficio che tradizionalmente rivendica la legittimità politica e il diritto di un comandante di comandare il suo esercito. Cassius Longinus e Brutus erano pretarici nel 44 aC, Bruto fu assegnato da Cesare a Macedonia e Cassio in Siria (App., BCiv, 4.57) e dopo l'omicidio di Cesare e la reazione popolare ostile le province furono riassegnate ad Antonio e Dolabella, mentre Senatus inviò Bruto a Creta e Cassio a Cirene (Plut., Brut., 19.3; App., BCiv., III, 78,12). Entrambi gli uomini, tuttavia, presero il potere nelle province loro assegnate originariamente, si incontrarono a Smirne nel 43 aC per decidere la migliore politica di opposizione perché mancavano di autorità (Plut., Brut., 28,6-7; Cass.Dio, 47.21.1 ). Il Senato confermò la loro autorità e riconobbe loro il possesso di Macedonia e Siria, quindi i simboli su questo tema tentano di rivendicare Bruto e Cassio come comandanti repubblicani tradizionali.
  2. 5 points
    Spesso e volentieri nei forum ci sono diverse anime e correnti di pensiero totalmente differenti che si confrontano anche duramente e qualche volta vanno anche oltre i limiti della decenza, del rispetto e dell'educazione. Questo però mi sembra un motivo un po' debole perchè non dia il suo contributo nel momento in cui lo ritiene opportuno, magari su un argomento di suo interesse. Non assistiamo quotidianamente a risse da soloon, gli scontri, quando si verificano, sono ben rari e controllati. Su questo concordiamo perfettamente, anzi, esprimo un giudizio ben più severo del suo in quanto certe diatribe personali da scolaretti potrebbero essere evitate o quantomeno risolte in altri ambiti o attraverso messaggistica personale. Su questo, mi dispiace, siamo su posizioni differenti. Non mi pare opportuno fornire molte spiegazioni, ma ci tengo far sapere, viste le accuse che muove, che spesso non si interviene per dare modo agli interlocutori di chiarirsi ed esprimere più compiutamente il proprio pensiero non applicando tout court la censura. Qui nessuno è posto di sentinella per agire repentinamente, certamente ci si attiva il prima possibile anche a livello di consultazioni interne, compatibilmente con la vita quotidiana e gli impegni famigliari di ciascuno di noi. Su come muoversi si spera sempre nella ragionevolezza di chi scrive, anche se, quanto successo anche in altre circostanze analoghe, mi fa seriamente dubitare esista. Carlo
  3. 5 points
    realino santone

    PETIZIONE PER IL COLLEZIONISMO

    Salve, segnalo : https://www.change.org/p/senato-della-repubblica-salviamo-il-collezionismo
  4. 5 points
    https://www.academia.edu/38342474/F._De_Luca_Lo_statere_della_rifondazione_in_Il_Gazzettino_di_Quelli_del_Cordusio_Gennaio_2019_pagg.47-54 Un breve excursus nell’incredibile storia della città di Sibari, fondata tra il 720 e il 708 a.C. da coloni Greci in una zona fra due fiumi affacciata sul golfo di Taranto. La città prosperò subito e divenne presto una grande metropoli alla guida di un vero e proprio impero molto ricco e potente. Ma con la ricchezza arrivarono i problemi e i conflitti e la città venne distrutta dai nemici e caparbiamente ricostruita per ben tre volte. L'articolo analizza una moneta emessa dalla città ricostruita per la seconda volta, mettendo in evidenza la delicatezza e la maestria con cui le raffigurazioni riportate su di essa richiamano le tre diverse componenti che ricostruirono Sibari (coloni provenienti da tre distinte località). Questa moneta, quindi, era innanzitutto un omaggio a coloro che avevano collaborato concretamente a riedificare la città ma, al tempo stesso, anche una sorta di talismano contro la malasorte, un augurio di pace per la martoriata città. Insomma, questo “statere della rifondazione” costituisce un’ulteriore conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, dell’alto valore simbolico e comunicativo dello strumento Moneta.
  5. 5 points
    Qualche settimana fa ho pubblicato su CRONACA NUMISMATICA on line una cosa sulle monete delle quali si parla nei Vangeli, associando ai vari episodi, oltre alle monete, quadri emblematici che tali episodi illustrano. A chi interessa consiglio di andare direttamente sul sito di CRONACA NUMISMATICA dove lo potete trovare con un'ottima impaginazione. Comunque allego anche un pdf dell'articolo. Le monete dei Vangeli.pdf.
  6. 4 points
    Riccardo Paolucci

    RARE BOOKS & FINE ARTS LTD

    Salve carissimi, il 30 Giugno con l'Asta 56 si conclude il mio rapporto con ANTIQVA in Slovenia ed il giorno dopo inizierò a dirigere la RARE BOOKS & FINE ARTS LTD a Londra. Rimarrò in Antiqva come consulente Numismatico esterno ma tutti i miei Clienti li trasferisco a Londra. Già in Settembre organizziamo la 1a Asta elettronica. Non appena sarà on line sarete avvisati. Nel frattempo se qualcuno avesse mareriale da proporre (Libri di Numismatica e Monete Classiche con qualche puntata sulle zecche italiane) sono a disposizione di tutti.
  7. 4 points
    Sapendo di suscitare l'invidia di molti, anzi, di tutti, vi presento il mio ultimissimo acquisto!!! @Piakos, voglio vedere se trovi tracce di bulino anche qui! Dimenticavo io prezzo, circa 50.000 euro, un vero affare! SETTIMIO SEVERO, 193-211 d.C. MEDAGLIONE Metallo: AE Peso: gr. 59,69 Diam.: mm. 40,73 Rarità: RRR Conservazione: qFDC Patina verde/marrone Note: really untouched Zecca di Roma, Emissione: 195 d.C. D/ L SEPTIMIVS SEVERVS PERTINAX AVG IMP IIII, busto laureato con paludamento e corazza a destra R/ P M TR P III COS II P P FIDEI MILIT, l'imperatore stante a sinistra su di un palco in atto di salutare i soldati. Dietro di lui Caracalla e Geta. Dinanzi a lui i soldati con gli stendardi Rif. bibl. Gnecchi, 16; Banti, 51; Cohen, 152 SETTIMIO SEVERO - MEDAGLIONE UNTOUCHED.JPG Ovviamente me lo tengo così per non perdere la totale originalità del pezzo. Ave! Quintus
  8. 4 points
    Andrea1982

    Mi presento a tutti. Buonasera.

    Buonasera a tutti. Mi chiamo Andrea Moro Zuccolo. Ho 37 anni..portati discretamente..anche se per molti risulto "antico"...o come mi definisco spesso un'anima Antica. Sono nato il 02/03/82 A Monselice (Padova)..un paesino sperduto nel Parco Regionale dei Colli Euganei. A poche centinaia di metri dalla residenza del sommo Petrarca. Ora per motivi lavorativi abito in provincia di Treviso.. Ho sempre avuto il piacere di studiare con impegno la storia, sopratutto quella "Veneziana"..avendo anche lavorato a Venezia..studiato a scuola..e poi da adulto frequentando le biblioteche della mia zona. Ho scoperto le monete veneziane leggendo un libro..mi sono spesso immedesimato in questi libri. Venezia e' storia..ogni pietra racconta e trasuda vicessitudini di mercanti..di navi..di commercio..ricchi Patrizzi che speculavano sulle merci, di sete preziose, per adornare donne pompose di alto rango sociale..nelle loro feste. I ghetti..con gli emarginati sociali..che con espedienti raccimolavano pochi spicci per soddisfare i loro bisogni primari...le rivolte degli operai alla fonda dell'arsenale...le continue epidemie di peste...volevo "toccare" con mano tutto questo. Spesso quando tengo in mano una moneta, mi chiedo la sua storia "personale" fatta di mani e sudore..di sogni e necessita'..di patimenti o di non necessario..Questo e' il vero motivo sul perche' raccolgo e catalogo queste monete. Le mie non saranno rare o fior di conio..ma raccontano una storia..fatta di uomini, di estrema ricchezza o di grande poverta'..Grazie a tutti..Questo sono io..o almeno la mia parte migliore...
  9. 4 points
    Lugiannoni

    CONVEGNO SULLA MONETAZIONE ETRUSCA

    E' appena uscito il volume con gli atti del convegno di Populonia sulla monetazione etrusca. Chi fosse interessato può richiederlo all'editore <TAGET Edizioni> mtagete@email.it. Intanto, come promesso, allego il mio intervento sui conii populoniesi. RdA 26 Giannoni HD_compressed (2).pdf
  10. 4 points
    238 d.C. L'anno dei Sei Imperatori "Dopo che Massimino ebbe ridotto la maggior parte delle famiglie più facoltose alla povertà, egli cominciò a ritenere che ciò fosse insignificante o poco importante, e non sufficiente a soddisfare i suoi desideri. Così si rivolse al tesoro pubblico e cominciò ad espropriare denaro cittadino, che era stato raccolto per essere distribuito al popolo romano attraverso i congiaria (distribuzioni alimentari e in denaro), oltre a fondi messi da parte per rappresentazioni teatrali e spettacoli." - (Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 3.5.) I costi crescenti delle guerre, condotte prima lungo il limes renano e poi danubiano, costrinsero Massimino a confiscare nuovi beni anche ai provinciali. Le offerte nei templi, le statue degli dei, gli ornamenti in pubblici edifici e a fonderli in nuove monete al fine di “mantenere la fedeltà” dei suoi soldati con stipendia e donativa. Ciò portò ad un'aperta rivolta anche da parte di provinciali e della stessa plebe locale, i cittadini arrivarono a farsi uccidere piuttosto che permettere che i propri templi venissero profanati. Gli stessi soldati di Massimino iniziarono a mostrare dissenso poiché sapevano che, i loro familiari, rischiavano di essere uccisi dai loro stessi commilitoni in caso di opposizione al nuovo regime imperiale. Nessuno ebbe, però, il coraggio di ribellarsi apertamente fino alla fine del suo terzo anno di regno, era il marzo del 238 d.C.. Frattanto, lungo il fronte orientale, negli anni 237-238 d.C. le città della provincia romana di Mesopotamia, Nisibi e Carrhae, furono assediate e occupate dai sasanidi. Non a caso anche Erodiano suggerisce che i sasanidi rimasero tranquilli per tre o quattro anni dopo le campagne di Alessandro Severo del 232 d.C., il cui esito finale fu assai incerto per le due parti. All'inizio del 238 d.C. (all’incirca a marzo), nella provincia d'Africa, l’estorsione di un funzionario del fisco (il Procurator Augusti del distretto di Cartagine) che per mostrarsi zelante a Massimino, attraverso una sentenza, comprata in una corte corrotta, contro proprietari terrieri locali, accese una rivolta generale nell'intera provincia. I proprietari terrieri armarono i loro "clienti" e contadini, oltre ad alcuni militari e, prima uccisero il funzionario corrotto e poi presero Tisdrus (l'odierna El Djem) e proclamarono imperatore il governatore della provincia africana, Gordiano I (all'epoca ottantenne). Quest'ultimo, anche se inizialmente non voleva indossare la porpora imperiale, tanto da essere stato minacciato con le armi nel caso non avesse accettato, in seguito accettò il titolo di Augusto insieme al figlio, Gordiano II, nella città di Tisdrus. Poi decise di inviare alcuni ambasciatori a Roma per trovare consensi (tra cui il futuro imperatore Valeriano), e dispose di occupare la stessa Cartagine. Poco dopo il prefetto del pretorio di Massimino, Vitaliano, veniva ucciso a Roma da alcuni sicari li inviati da Gordiano; molti amici di Massimino furono messi a morte (tra procuratori e magistrati), compresi molti innocenti, come pure il Praefectus Urbi Sabino, ucciso dalla folla in una sommossa. Il Senato di Roma riconobbe, quindi, i due nuovi imperatori come Augusti (promettendo, addirittura, al nipote tredicenne Gordiano, pretura, consolato e titolo di Cesare), dichiarando Massimino hostis (nemico dello stato) e chiedendo, infine, l'aiuto di tutte le province affinché combattessero per la comune salvezza e libertà, ricevendo la quasi totale adesione, con la messa a morte di numerosi funzionari, amici, generali e militari fedeli a Massimino. Le onorificenze militari di quest'ultimo vennero, inoltre, revocate, il suo nome e quello di suo figlio furono cancellati dalle iscrizioni e dai papiri, le sue statue abbattute e i dipinti celebranti le sue vittorie sui germani, che adornavano la Curia, furono staccati e bruciati. Massimino, venuto a sapere di questi eventi, preferì riflettere per un paio di giorni con i suoi consiglieri, piuttosto che reagire in modo irrazionale. Poi decise di marciare verso l'Italia con l'intero suo esercito e alcuni contingenti di mauri, galli e alleati germani appena sottomessi, dopo aver fatto alle truppe un nuovo donativum. E prima di partire pronunciò questo discorso alle truppe schierate: "Sono sicuro che ciò che vi sto dicendo sarà per Voi [soldati] incredibile e inaspettato. Secondo me ha dell'incredibile, come pure appare ridicolo. Qualcuno sta levando le armi proprio contro di Voi e il vostro coraggio. Ma non i germani, che avete sconfitto in molte occasioni, neppure i sarmati, che regolarmente hanno chiesto la pace. I persiani dopo la loro recente invasione della Mesopotamia, sono ora calmi e contenti dei loro possedimenti. Il fatto che stiano in queste condizioni, è dovuto alla vostra reputazione per il coraggio con cui combattete, oltre all'esperienza del mio comando, quando fui comandante delle legioni che si trovano lungo il fiume [Eufrate]. Non sono quindi loro, ma i Cartaginesi che sono impazziti. Essi hanno persuaso o forzato un uomo debole e vecchio, che è uscito di senno per la vecchiaia, a diventare imperatore, quasi fosse un gioco in una processione. Ma che sorta di armata hanno messo insieme, quando i littori sono sufficienti a mala pena a servire il loro governatore? Quale sorta di armi utilizzano, non avendo nulla o forse solo le lance utilizzate negli scontri tra gladiatori e bestie? La loro sola esperienza di combattimento è nei cori o nelle battute spiritose o nelle danze. [...] Queste sono le persone contro cui noi dobbiamo combattere una guerra, se "guerra" è la parola corretta per definire ciò. Sono convinto che dovremo marciare verso l'Italia, fino a quando ciascuno di loro non si presenti a noi con un ramo d'ulivo e ci porti i propri figli, chiedendo il perdono e inginocchiandosi ai nostri piedi. Gli altri invece scapperanno, perché sono dei poveri codardi. Io allora distribuirò a tutti Voi le loro proprietà, e voi potrete prenderle e rallegrarvi senza alcuna riserva." - (Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 8.4-8.) Dopo questo discorso alle truppe, Massimino si mise in marcia per l'Italia, portando con se' anche numerose macchine d'assedio, che però rallentarono non poco la marcia. Ciò lo convinse ad inviare, come avanguardia, le legioni pannoniche, affinché cominciassero ad occupare le prime postazioni in Italia, mentre la grande armata stava sopraggiungendo. Le unità pannoniche, non solo negli anni si erano dimostrate a lui estremamente fedeli, ma per prime si erano dichiarate favorevoli alla sua elezione ad Imperatore. Frattanto a Roma il Senato si esprimeva in questi termini, secondo la Historia Augusta: "Il Senato ed il Popolo romano, grazie ai principi Gordiani, avendo deciso di liberarsi da quella belva ferocissima [di Massimino], augurano ai proconsoli, governatori, legati, generali tribuni, magistrati, singole città, municipi, fortezze, villaggi, castelli quella prosperità che ora stanno cominciando a godere. Grazie al favore degli dei, abbiamo avuto quale imperatore il proconsolare Gordiano, uomo integerrimo e senatore di grandi principi morali, a cui abbiamo conferito il titolo di Augusto, non solo a lui ma anche al figlio, nobile e giovane Gordiano, a ulteriore protezione della Repubblica. Ora a voi sta dare il vostro assenso alla lotta per la salvezza della Repubblica, per impedire ogni scelleratezza e difenderla da quella belva e dai suoi amici, ovunque essi siano. Noi abbiamo dichiarato Massimino e suo figlio nemici pubblici (hostis)." - (Historia Augusta - I due Massimini, 15.6-9.) La rivolta in Africa fu il risultato di un episodio non programmato. Il comandante di una parte della Mauretania, chiamata Numidia, il senatore Capelliano, fedele a Massimino, sbaragliò prima le milizie di Gordiano II che morì nel corso della battaglia di Cartagine, poi indusse il padre, Gordiano I, a togliersi la vita impiccandosi, ponendo così fine alla loro rivolta. Allora Capelliano, risultato vincitore in nome di Massimino, mise a morte tutti coloro che avevano appoggiato Gordiano in Africa, distrusse città, saccheggiò templi, distribuì ai suoi soldati i dona votiva, fece quindi strage tra la plebe cittadina e la nobilitas delle città. Si preparava, infine, ad assumere il potere imperiale, nel caso in cui Massimino fosse morto. Intanto Massimino, preso da una terribile collera contro il suo stesso figlio, il quale, a suo tempo, si era rifiutato di recarsi a Roma, lasciando così ai senatori mano libera nella capitale, decise di marciare con le sue legioni pannoniche sulla "città eterna", dopo aver distribuito un nuovo e ricco donativum ai suoi soldati. Temendo ora la naturale reazione di Massimino, che si stava preparando per una marcia contro Roma, ora che i due Gordiani erano morti, i senatori decisero di continuare la resistenza eleggendo co-imperatori ed Augusti due di loro, Pupieno (che era stato praefectus Urbi) e Balbino (tardo aprile, inizi di maggio 238). Tuttavia una fazione a Roma preferì il nipote di Gordiano I, Gordiano III, tanto che ci furono duri combattimenti nelle strade di Roma: Balbino e Pupieno accettarono, allora, di proclamare il giovane Gordiano Cesare. I tre avversari di Massimino potevano contare su milizie formate da coscritti e da gruppi di giovani, mentre l'imperatore aveva a propria disposizione un grande esercito che veniva da anni di guerre. Massimino, avendo ormai capito, che l'odio che il Senato di Roma aveva nei suoi confronti "non avrebbe avuto più fine”, decise di marciare rapidamente su Roma per spazzare via i suoi oppositori. Giunto in prossimità di Emona, pensava di trovarvi un esercito pronto a combatterlo, e invece, scoprì che tutti gli abitanti della regione si erano ritirati in città, portando via tutto ciò che poteva fornire vettovagliamento per il nemico. Ciò generò i primi malcontenti tra i suoi soldati, inizialmente contenuti in silenzio, poi sfociati in contestazioni verso il loro comandante. Molti affermano che Massimino trovò invece Emona, vuota e priva di ogni genere alimentare, poichè ogni cosa era stata distrutta preventivamente dagli abitanti, che poi avevano abbandonato la città. Massimino se ne rallegrò, credendo che l'intera popolazione fosse fuggita al suo arrivo. Dopo aver soggiornato una notte, si rimise in marcia e passò le Alpi, senza incontrare alcuna opposizione. Quando l'esercito di Massimino giunse in vista di Aquileia, posta all'incrocio di importanti vie di comunicazione e deposito dei viveri e dell'equipaggiamento necessari ai soldati, la città chiuse le porte all'imperatore, guidata da due senatori incaricati dal Senato, Rutilio Pudente Crispino e Tullio Menofilo, i quali disposero molti uomini armati lungo l'intero percorso delle mura, che nel frattempo erano state rinforzate. Massimino prese allora la decisione a lui fatale: invece di scendere rapidamente sulla capitale con un contingente, mise personalmente sotto assedio la città di Aquileia, permettendo ai suoi avversari di organizzarsi: Pupieno, a cui era stata affidata la conduzione della guerra raggiunse Ravenna, da cui diresse la difesa della città assediata. Balbino era preposto alla difesa di Roma, dove fronteggiò una rivolta cittadina. Sebbene il rapporto di forze fosse ancora a vantaggio di Massimino, il difficile e prolungato assedio che si protraeva senza risultato, malgrado ci fosse stato un segnale di cedimento, poi rientrato, da parte della popolazione della città ad arrendersi, la penuria di viveri e la rigida disciplina imposta dall'imperatore (portando anche all'assassinio di alcuni generali delle legioni pannoniche), causarono l'ostilità delle truppe verso l'imperatore. Si aggiunga il fatto che il Senato di Roma aveva inviato, ex-pretori ed ex-questori, in tutte le città dell'area intorno ad Aquileia, per predisporre ovunque misure di sicurezza atte a difendere ogni cosa da possibili attacchi di Massimino, tanto che quest'ultimo si trovò nella posizione critica di essere egli stesso assediato, con l'intero mondo romano ostile. I soldati della Legio II Parthica (solitamente di stanza nei castra Albana), presi dal timore, verso mezzogiorno, durante un momento di pausa del combattimento, strapparono le sue immagini dalle insegne militari, per segnalarne la deposizione, poi lo assassinarono nel suo accampamento, assieme al figlio Massimo, mentre i due erano coricati sotto la tenda (10 maggio 238). Poi infilate le loro teste in cima a delle picche, ne fecero mostra agli Aquileiensi. "[...] lo stesso Massimino, quando si trovò abbandonato e vide il figlio ucciso sotto i suoi occhi, si diede la morte con la propria mano, affinchè non gli toccasse in sorte una morte indegna di un uomo." - (Historia Augusta - I due Massimini, 32.5.) Secondo, invece la versione Zosimo, una volta che Massimino si accorse di essere in grave pericolo per la sua vita: "[...] Massimino, condusse il proprio figlio come supplice, davanti ai soldati, pensando che la sua giovane età sarebbe stata sufficiente a cambiare il loro odio in compassione. Ma i soldati assassinarono con grande ferocia sia il ragazzo, sia subito dopo Massimino. Uno di loro si fece avanti e gli staccò la testa [di Massimino] e la portò a Roma, come evidente segno di vittoria." - (Zosimo, Storia nuova, I, 15.1-2.) A Roma allora vennero subito abbattute le sue statue ed i suoi busti, mentre il suo prefetto del pretorio fu assassinato assieme ad altri suoi amici. Poi le teste dei due ex-sovrani, padre e figlio, furono inviate nell'Urbe, mentre i loro corpi furono mutilati e dati in pasto ai cani. Il Senato elesse imperatore il tredicenne Gordiano III e ordinò la damnatio memoriae per Massimino. "Questa fu la fine dei Massimini, degna della crudeltà del padre, ma ingiusta nei confronti della bontà del figlio. La loro morte suscitò grande gioia tra i provinciali, e profondo dolore tra i barbari." - (Historia Augusta - I due Massimini, 24.1.) Quindi, ricapitolando… Ritratto Nome Regno Morte Note Inizio Fine Massimino il Trace Gaio Giulio Vero Massimino 20 marzo 235 10 maggio 238 assassinato Gaio Giulio Vero Massimino, meglio noto come Massimino il Trace (latino: Gaius Iulius Verus Maximinus; Tracia, 173 circa – Aquileia romana, 10 maggio 238), fu imperatore romano dal 235 alla sua morte. Fu il primo barbaro a raggiungere la porpora imperiale, grazie al solo consenso delle legioni, essendo nato senza la cittadinanza romana, e senza essere neppure senatore. Gordiano I Marco Antonio Gordiano Semproniano Romano Africano 22 marzo 238 fine aprile 238 suicida Marco Antonio Gordiano Semproniano Romano Africano, meglio noto come Gordiano I (latino: Marcus Antonius Gordianus Sempronianus Romanus Africanus; 159 circa – 238), fu imperatore romano per poche settimane nel marzo/aprile del 238, assieme al figlio Gordiano II. Gordiano II Marco Antonio Gordiano Semproniano Romano Africano 22 marzo 238 12 aprile 238 caduto in battaglia Marco Antonio Gordiano Semproniano Romano Africano, meglio noto come Gordiano II (latino: Marcus Antonius Gordianus Sempronianus Romanus Africanus; 192 circa – Cartagine, 12 aprile 238), fu imperatore romano per poche settimane nel 238, assieme al padre Gordiano I. Pupieno Marco Clodio Pupieno Massimo 1º febbraio 238 11 maggio 238 assassinato dai pretoriani Marco Clodio Pupieno Massimo (latino: Marcus Clodius Pupienus Maximus; 165 circa – Roma, 11 maggio 238) fu eletto imperatore romano assieme al collega Decimo Celio Calvino Balbino dal Senato il 1º febbraio 238 dopo la caduta di Gordiano I e Gordiano II mentre combattevano contro l'imperatore Massimino Trace. Balbino Decimo Celio Calvino Balbino 1º febbraio 238 11 maggio 238 assassinato dai pretoriani Decimo Celio Calvino Balbino (latino: Decimus Caelius Calvinus Balbinus; 178 – Roma, 11 maggio 238) è stato un imperatore romano, in carica da febbraio a maggio del 238, assieme al collega Pupieno. Gordiano III Marco Antonio Gordiano Pio 29 luglio 238 11 febbraio 244 caduto in battaglia oppure assassinato dal prefetto del pretorio Filippo Marco Antonio Gordiano Pio, meglio noto come Gordiano III (latino: Marcus Antonius Gordianus Pius; Roma, 20 gennaio 225 – Circesium, 11 febbraio 244, figlio di Antonia Gordiana, figlia di Gordiano I), fu imperatore romano dal 238 alla sua morte, avvenuta durante una campagna militare in Oriente contro i Sasanidi. A causa della sua giovane età (salì al trono a tredici anni e regnò fino a diciannove), il governo dell'impero fu nelle mani di reggenti appartenenti all'aristocrazia senatoriale, che si dimostrarono capaci; Gordiano funse da simbolo dell'unità dell'impero, riscuotendo il sostegno del popolo. Ave! Quintus
  11. 4 points
    Egregio amico, premetto che la dialettica (almeno un po') colta e serena è il sale della vita e della conoscenza. Peraltro il buon Socrate la praticava affermando di non sapere nulla (pover'uomo..) In tale ambito mi sembra di rammentare con qualche certezza andando semplicemente a braccio nel mare magno delle mie modestissime competenze che: 1) studi sulla Sindone attinenti le tecniche di fisica nucleare hanno affermato, con buona probabilità, che la sindone non è opera pittorica ma bensì immagine formatasi per irradiazione: https://www.sindone.org/santa_sindone/la_sindone/00024094_teoria_dell_energia_radiante.html Peraltro tali studi sono stati recentemente ripetuti e confermati con una certa convinzione. L'immagine dell'uomo della Sindone a far data (almeno) dall'VIII secolo d.C è stata riprodotta su monete di Bisanzio con una notevole misura di particolari L'immagine dell'uomo della Sindone è stata riproposta già dal V - VI secolo d.C. nell'icona del Monastero di Santa Caterina nel Sinai, anche in questo caso il numero dei particolari che coincidono con l'immagine sindonica è tale da escludere coincidenze... http://www.montegrisa.org/la-sindone-e-liconografia-del-volto-di-cristo Poi ci sono i pollini e la polvere sicuramente della Palestina rinvenute nell'esame del tessuto sindonico...esattamente compatibili con i tempi del Cristo. e poi...tante altre cose. Affermare oggi che la Santa Sindone possa essere esattamente il tessuto che ha avvolto Cristo, può essere ancora un atto di fede...perchè non c'è prova oggi possibile al riguardo...allo stesso modo affermare che la Santa Sindone sia una pittura medievale...è cosa fuori dalla storia, dalla scienza, dall'evidenza, dalla logica storica...oltre che un pochino banale o, se vogliamo, trattasi dia affermazione non particolarmente colta. I documenti da Ella portati sono da inquadrare in tale ottica e nello scetticismo dei tempi medievali quando "la chiesa e il castello, eretti sopra il paesello," non permettevano e non amavano che si uscisse da canoni liturgici imposti dal potere allora consolidato...tanto più per causa di uno straccio di lino allora non comprensibile e quindi...tutto quello che l'uomo non comprende...vine da questi irriso. Purtroppo, a prescindere dalla Sindone, non è che oggi le cose siano cambiate...anzi, più o meno, si sta tornando in quegli ambienti storici e culturali, opportunamente rivisitati per favorire le dinamiche dell'attuale società liquida opportunamante imposta per una tecnica afinalizzata e per i consumi. Il pensiero non serve..anzi, rompe un po' le scatole.
  12. 4 points
    Il mio Sabato è cominciato con una lunga mattinata a lavoro. Piccolo briefing e poi via, corro al convegno, non mangio neanche. Faccio la conoscenza di persone nuove, ma non vedo il volto che cercavo. A Palermo ho conosciuto un gentilissimo studioso di monete siciliane con diversi articoli e scoperte sulle spalle. Non vedevo l'ora di avere quel po' di cultura, di imparare quel qualcosa in più, anche in quest'occasione. Mi aspettavo avesse un banco, invece stavolta no: mi ha spiegato che essendo da solo se avesse avuto un banco non avrebbe potuto "andare a caccia". Non ha utilizzato questo termine che ho romanzato io, però credo sia quello che fanno i veri esperti. Era impegnato in degli acquisti e dopo aver salutato tutti sono corso a mangiare: non ero sicuro se avevo semplicemente fame o fame di monete. E siccome la seconda alle volte è pericolosa, mi sono allontanato per pranzare che a pancia piena si ragiona meglio. Una volta tornato ho avuto parlato con lo studioso ed amico su citato: abbiamo approfondito alcune questioni e conto in questi giorni di parlargli di una teoria che mi è balenata in mente riguardo alcune monete. Lo scambio culturale è stato profiquo e mi ha regalato un libro: Le monete "locali" di Messina. Devo dire che si prospetta particolarmente interessante: l'autore, dopo 50 anni di studi, è riuscito a trovare la soluzione ad un quesito che aveva chiesto, tramite uno scambio epistolare avvenuto nel 1964, a Rodolfo Spahr. Credo sia un testo interessante non solo per il contenuto ma proprio perchè, indirettamente, insegna un metodo di studio scientifico approcciato alla numismatica. Torniamo al convegno: oltre al libro non sono tornato a mani vuote, ho preso una monetuzza tanto carina e non semplicissima da trovare. L'affulenza è stata molto maggiore rispetto al precedente evento e l'organizzazione è piaciuta a tutti, unica pecca a detta di alcuni l'illuminazione che in alcune zone era carente, ma si migliora pian piano e per un evento in crescita c'è sempre l'opportunità di fare di meglio. Mi è giunta voce che nomi dal nord Italia abbiano chiamato l'organizzatore per comunicargli che avrebbero voluto sapere con più anticipo dell'evento in questione in modo da partecipare anch'essi. Sperando di vederli nel prossimo evento in territorio peloritano, ammetto che mi ha dato gioia sapere ciò. La Messina numismatica si muove. Anche stavolta, però, non sono contento della parte culturale: più presente della precedente ma vedo i nomi più interessati agli scambi, agli acquisti, e poco alla parte culturale. Se tutto va bene alla prossima edizione proporrò qualcosa... se va male, in quella successiva Unica pecca: arrivato quasi alle 14 non ho avuto modo di salutare qualche amico Calabro o del sud Sicilia che già si era defilato
  13. 4 points
    Ragazzi, importanti novità: l'organizzazione ha dovuto chiudere le prenotazioni di tavoli in anticipo perché è finito lo spazio a disposizione nonostante stavolta la sala sia di dimensioni doppie rispetto al convegno di Ottobre! Questo è un traguardo importantissimo per la numismatica nella mia città, si è partiti da neanche un convegno ad iniziare ad attirare gente da Sicilia, Calabria e Campania, forse anche da altre regioni. Spero che la mia città possa divenire fulcro importante per la numismatica a livello nazionale, adesso andiamo a questo convegno e... Vediamo che si riesce ad organizzare per il prossimo! Dell'ultimo lamentavo la mancanza della parte scientifica del convegno e la semplice presenza per lo più commerciale, stavolta ci sono nomi interessanti per ambo le fazioni
  14. 4 points
    Quintus

    R.N. Espero

    Oggi 2 gennaio 2019 è l’anniversario della morte di mio padre. Ci ha la lasciato nel lontano 1984 all’età di 50 anni, dopo diversi anni di sofferenza, prima a causa di un tumore a milza e ghiandole linfatiche e poi per una paresi che lo ha tormentato per gli ultimi 3 anni di vita (se così la vogliamo chiamare). Come forse saprete, mio padre, era appassionato di modellismo e costruiva bellissimi modelli sia di navi che aerei (e anche altro a dire il vero, ha fatto anche un modello del L.E.M.), modelli sia statici che radiocomandati e tutti fatti “da zero”, senza comodi kit, ma basandosi solo sui progetti originali e producendo tutti i pezzi in legno, metallo e alla fine, per le “grandi serie”, anche la vetroresina. Ma tornando a noi… verso la fine degli anni ’70, in onore del sacrificio degli uomini della R.N. Espero decise di costruire il suddetto modello. Modello… facile a dirsi, ma se il modello è in una scala di 1:20 e l’originale misura quasi 100 metri… il risultato finale è un “modellino” di quasi 5 metri, costruito in una cantina di 5,30 metri di lunghezza! La costruzione è durata quasi 1 anno ma, alla fine, l’oggetto era stupendo. Realizzato per poter essere radiocomandato. Era dotato di 2 motori elettrici, le torrette principali potevano essere ruotate a destra e sinistra e variare l'alzo dei cannoni mentre i fumaioli potevano emettere fumo grazie al liquido che veniva utilizzato per il fumo in discoteca. Alla fine il “modellone” fu venduto al figlio di un ammiraglio che lo tenne esposto per anni (insieme ad altre decine di modelli fatti da mio padre) presso il Museo Navale a La Spezia. Ad oggi non ho idea di che fine abbiano fatto tutte le sue produzioni. Quella che segue è la breve storia della fine della R.N. Espero, cacciatorpediniere della Regia Marina Italiana. Varato nel 1927 presso i cantieri Ansaldo di Sestri Ponente. Faceva parte della Classe Turbine insieme ad altre 7 unità. Il motto dell'Espero era: "Venti impetu delendo ruo" (mi lancio all'attacco con l'impeto del vento). Allo scoppio della seconda guerra mondiale era caposquadriglia della II Squadriglia Cacciatorpediniere che comprendeva i gemelli Borea, Ostro e Zeffiro. La base era Taranto ed il comandante dell’unità era il Capitano di vascello Enrico Baroni. Quello che segue è il racconto, tratto dalle pagine di wikipedia del sacrificio dei nostri marinai per permettere ai compagni di salvarsi. Il 27 giugno 1940, di sera, l’Espero salpò da Taranto per la sua prima missione di guerra: trasportare a Tobruk, insieme all’Ostro ed allo Zeffiro, due batterie contraeree (od anticarro) della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale per un totale di 10 bocche da fuoco, 120 tonnellate di munizioni ed i relativi serventi, 162 camicie nere. Nel pomeriggio del giorno seguente le tre unità della II Squadriglia furono avvistate ed attaccate, un centinaio di miglia a nord di Tobruk, dal 7° Cruiser Squadron della Royal Navy: lo componevano gli incrociatori leggeri Sydney (australiano), Orion, Liverpool, Neptune e Gloucester (britannici), che iniziarono il tiro alle ore 18, da una distanza compresa tra i 16.000 ed i 18.000 metri. La teorica velocità superiore che i tre cacciatorpediniere italiani avrebbero dovuto avere era vanificata dall'appesantimento rappresentato dal carico imbarcato. Il comandante Baroni prese dunque la decisione di sacrificare la propria nave nel tentativo di trattenere gli incrociatori inglesi, ordinando al contempo ad Ostro e Zeffiro di dirigere per Bengasi alla massima velocità (entrambi i cacciatorpediniere scamparono così alla distruzione e giunsero in porto indenni). L’Espero aprì il fuoco alle 18.10 ed andò incontro agli incrociatori inglesi, manovrando ad elevata velocità per evitare le bordate, stendendo cortine fumogene per coprire la ritirata delle unità gemelle, sparando – inutilmente – con i cannoni e lanciando siluri per costringere le unità britanniche a tenersi a distanza: infatti occorsero due ore di combattimento e ben 5000 proiettili (tra cui 1600 del calibro principale, 152 mm), perché la nave venisse colpita. A colpire il cacciatorpediniere fu principalmente il Sydney. I primi proiettili caduti a bordo del cacciatorpediniere provocarono numerose vittime tra le camicie nere, sistemate in coperta, poi fu colpita una caldaia ed in breve l’Espero venne immobilizzato; mentre tre degli incrociatori si avvicinavano sino a 5.000 metri per ultimarne la distruzione, lanciò altri due siluri. Furono messe a mare alcune imbarcazioni, mentre alcuni dei pezzi continuarono a sparare sino all'affondamento; furono allagati i depositi munizioni e l’Espero dapprima sbandò sulla sinistra, poi si raddrizzò, quindi, colpito ancora ed in fiamme, sbandò sulla dritta e s'inabissò alle 20.15 nel punto 35°18' N e 20°12' E, portando con sé gran parte dell'equipaggio. Il comandante Baroni, ferito, affondò volontariamente con la sua nave: alla sua memoria fu conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Però non dimentichiamo anche gli altri componenti dell’equipaggio che sacrificarono la lori vita da eroi. Il Sydney, portatosi nei pressi del luogo dell'affondamento, recuperò uno zatterino con 37 (o 41) superstiti, mentre le altre imbarcazioni, parte non viste, parte allontanatesi per evitare la prigionia, rimasero alla deriva per diversi giorni. Solo una, con a bordo 36 uomini (tra cui il comandante in seconda), fu infine soccorsa. Prima però rimase alla deriva per 13 giorni: entro tre giorni fame, sete e follia (alcuni uomini, impazziti per la fame ed il sole, si gettarono in acqua, tra questi il comandante in seconda) avevano ridotto il numero degli occupanti a 14, divenuti poi 7 quando, quattro giorni dopo l'affondamento, fu trovata una scialuppa abbandonata con a bordo quattro barilotti d'acqua, che consentì la sopravvivenza degli uomini rimasti, tranne uno. Il decimo e l'undicesimo giorno furono avvistati aerei, ma solo tredici giorni dopo l'affondamento i 6 superstiti, stremati, furono tratti in salvo dal sommergibile Topazio. L'Espero fu la prima unità perduta nella sanguinosa guerra dei convogli per la Libia. Questa è solo una delle tante eroiche gesta dei militari italiani, spesso scherniti e derisi, messi in secondo piano perché "italiani". Ma nulla abbiamo da invidiare alle altre nazioni in quanto orgoglio, dedizione, coraggio e generosità. Ave! Quintus
  15. 4 points
    Evidentemente i collezionisti dei sesterzi imperiali somigliano molto a quanto diceva Cesare parlando di Bruto (<Non sa cosa vuole, ma lo vuole fortemente>). Vi presentano un senterzio stupendo, come uscito dalla Zecca ed ecco che andate a cercare il pelo nell'uovo: <i piani sono sbassati... i capelli ritoccati (ma chi di noi non va mai dal barbitonsore?)...la patina è artificiale..> ecc. ecc. Poi arriva un sesterzio che, poveretto, risente di tutti gli acciacchi tipici di una lunga età (l'anca, le cateratte, il soffietto al cuore...) ed eccoli lì, tutti a inveire contro contro chi si presenta onestamente senza trucchi e parrucchi! Collezionare dei bei denarini noo?
  16. 4 points
    Quintus

    TALLERO MARIA TERESA IN ORO ??

    Caro @Antoniosss o qualunque sia il tuo nome, se ti sei iscritto al forum per pigliare per il sedere i presenti ti sei proprio sbagliato. Invece di fare il furbo e sostituire le immagini di quel catorcio che avevi mostrato con un'altra moneta faresti meglio a crescere e diventare un adulto. La discussione è chiusa qui. A mai più risentirti. Quintus
  17. 4 points
    carledo49

    TALLERO MARIA TERESA IN ORO ??

    Mi domando se sia il caso di porsi in questa maniera. Hai posto una domanda e ti è stata data una risposta, che piaccia o meno. Mi spiace non sia soddisfatto, ma simili considerazioni sono fuori luogo e poco tollerate. Se vuoi continuare la discussione con serenità, costrutto e soprattutto con civiltà ben venga, diversamente puoi porre i tuoi quesiti altrove. Carlo
  18. 4 points
    Quintus

    POSTVMVS, sesterzio LAETITIA AVG

    @Piakos La numismatica è lo studio scientifico della moneta e della sua storia, in tutte le sue varie forme, dal punto di vista storico-geografico, artistico ed economico. La numismatica può essere una passione, un lavoro e, per i più fortunati, entrambe le cose. Sono anche profondamente convinto che per "fare numismatica" non si debba essere necessariamente ricchi... anche una moneta poco leggibile è carica di storia e interesse, forse non sarà "bella da vedere" come una fdc ma ha comunque interesse e dignità. Tutto il resto (chiacchiere, boria, invidia, lucro, cattiveria, nessun rispetto, doppiezza, mania d'onnipotenza e presunzione) fanno parte di quella quasi totale schifezza che è l'uomo. Poi, fortunatamente, ogni tanto si trovano anche persone che amano la numismatica per quello che è e la mettono d'avanti a tutto quello che ho detto prima. Qualcuno mi/ci giudica quattro gatti sfigati? Fosse il pensiero di un uomo che stimo mi preoccuperei... ma da certe persone lo considero un complimento. Ave! Quintus
  19. 4 points
    Non ho modificato i tuoi post negli ultimi due giorni...in precedenza è stata solo una cortesia per evitarti probabili e/o possibili problemi sia di natura giudiziale e quant'altro: se fossi più perspicace me ne saresti grato e ti rammenteresti quando ti salvai le terga dalle ire di un grande Numismatico con sede commerciale in Svizzera, sono passati degli anni...ma non moltissimi. Da allora non hai perso il vizio...un po ' di pelo si. Ma sono problemi tuoi alla fine... Tu sei un classico figlio...dei nostri ultimi tempi, anche se un po' attempato come bebè. Tutta tecnica...solo tecnica..che peraltro, come ti hanno già detto anche qui..a volertela rigirare un po ' come ti pare, si rischia la "supercazzola". Questo cerchi di potertelo permettere perchè tecnicamente ritieni che nessuno ( o quasi...) può essere paritariamente in linea con te...ed allora anche un tecnico come te diventa retorico e può ricorrere a sofismi: "supercazzola" con "scappellamento" a destra...per oggi, domani forse a sinistra. La realtà è un'altra...se speri, anche buttandola in caciara, che ti si dica cosa ha di tecnicamente errato ed evidentemente sbagliato la produzione dell'oggetto in topic...aspetterai a lungo, perchè come - sai molto bene - certi argomenti ormai non vengono più esplicitati per evitare di servire su un piatto d'argento al forgitore o metallurgo elementi per perfezionare la propria tecnica. Quindi "se la vanno in tasca"...i metallari, che certe cose non gliele dice più nessuno. L'importante è che siano note le varie generazioni produttive più recenti a chi vuole impegnarci tempo per conoscerle e per intuirle e capirle. Intanto i segni e gli errori sono nei campi e si vedono per chi sa guardare...e li vedi anche tu, infatti non ti arrischi a dimostrare la specchiata virtù. Poi occorre rimarcare la tua profonda non conoscenza dell'arte commisurata e rapportata ai vari periodi storici, strumento questo a te non dato, che permette però di cogliere quasi subito le problematiche riproduttive e : per quanto si ricorra alla pressa, al doctored, alla pressofusione, alla ribatittura di monete antiche riscaldate o al parmacotto e al san Daniele...non c'è verso bello mio, la sensibilità dell'antico incisore è irriproducibile e, per molti aspetti, nemmeno copiabile. Certo la si deve aver fatta propria quell' antica sensibilità...e allora sono piselli senza zucchero per chi tenta di riprodurla. Siccome è molto probabile che non hai fatto certi studi, e si vede anche da tante altre cose...e nemmeno hai avuto le basi e una sensibilità per gli studi umanistici e classici che ti potesse consentire di girare per musei, pinacoteche e medaglieri con un occhio colto e raffinato per farti le ossa, o nemmeno hai la possibilità di accumulare un vasto archivio di immagini sapendo discernere tra le stesse con cultura e sensibilita per l'arte...cerchi di cavartela dicendo che codeste sono tutte amenità e voli pindarici. Anche se sai che non è vero. Nessuno può vietarti di continuare a difenderti così...anche se ciò che così dici è essa stessa la madre di tutte le non verità...noi invece che conosciamo i doni infiniti che reca lo studio e la visione diretta rapportati ad una adeguata preparazione... ce ne sbattiamo allegramente di ciò che puoi pensare e possiamo però avere occhio : background e know how per valutare gli oggetti anche in prima battuta, salvo poi analisi che quasi sempre confermano l'intuizione. L'analisi stilistica ve la possiamo anche esplicitare: tanto non ci capiscono una passera e non riescono a sintonizzarcisi per correggere. L'analisi tecnica ce la teniamo in serbo...così per correggere gli errori ci metteranno tempo...ammesso che li trovino. Hai capì Alessà! E nulla di personale...solo Numismatica è! Ma ogni tanto con te bisogna andarci chiari e trasparenti...come facevano i banditi della macchia maremmana, con lo schioppo a trombone caricato a mitraglia... Amici comunque sempre...se vuoi.
  20. 4 points
    Sono pezzi particolari, quasi unici, per cui non c'è l'abitudine dell'occhio a un conio conosciuto che puo' esserci per un sesterzio. Bisogna andarsi a guardare lo Gnecchi e fare dei confronti. Oppure andare sul tecnico basandoci solamente su quello che vediamo qui e facendo un confrondo con lo stile canonico dell'arte romana applicata a medaglioni, monete e bassorilievi. Iniziamo dalla patina e dalle superfici: quella non è una patina tevere originale, intesa come quella patina "non patina" generata da una giacitura acquifera naturale, non ne ha le caratteristiche distintive e peculiari (se vuoi in privato possiamo parlare di queste caratteristiche. Inizio a pensare che determinati dettagli tecnici è meglio non divulgarli troppo urbi et orbi. Veniamo difatti letti un po' da tutti e mi accorgo che con il tempo determinati difetti vengono corretti...). Non è neanche una moneta banalmente spatinata. Le superfici sono state probabilmente trattate con degli acidi e poi ossidate. Prima e durante possono esserci stati altri passaggi. Per sapere il motivo di questi trattamenti manca un'informazione fondamentale che è come si presentava inizialmente questo esemplare. La cosa che però possiamo dedurre è che non è una moneta intonsa e che è stata sicuramente oggetto di un trattamento estensivo che ne ha perlomeno trattato la maggioranza delle superfici. Stile e modellato: In attesa di un'immagine di confronto dallo Gnecchi possiamo fare un confronto con gli stili canonici del tempo. Ho anche posseduto per un buon periodo un medaglione di periodo coevo con un ritratto ancora abbastanza integro quindi qualche considerazione mi sento di farla. Le zone che "quadrano" meno sono sicuramente al dritto l'occhio, la guancia e la corona di alloro nella zona sommitale, i campi a sinistra, le decorazioni del mantello trionfale sulla spalla in basso. Sul retro le zone che guarderei con attenzione sono la figura in piedi centrale di Commodo e il soldato che lo precede in corteo, la legenda in esergo. Tutto considerato mi sembra molto probabile secondo la mia opinione personale che questo esemplare abbia subito un restauro articolato (forse anche estensivo) che ce lo presenta oggi in una forma anche esteticamente appetibile e plausibile a prima vista, ma che è comunque lontana da quello che la definizione Fior di Conio a catalogo lascerebbe pensare a chi si volesse fermare a una sola occhiata veloce.
  21. 4 points
    carledo49

    staff 2019

    Un sincero e doveroso ringraziamento a Claudio è il minimo che possa fare in una circostanza del genere. Fin dai primi giorni del mio coinvolgimento nel Forum, ha sempre avuto stima e fiducia nei miei confronti, nel prosieguo una grande pazienza e comprensione per i miei momenti "delicati" dovuti alle gravi problematiche familiari che mi hanno del tutto coinvolto e reso successivamente quasi totalmente latitante per alcuni anni, dimostrandomi un grande sostegno, sensibilità e tolleranza per la mia perdita di interesse nella numismatica soprattutto nel momento in cui i presupposti del precedente incarico conseguentemente venivano meno. Ma si sa, il tempo è galantuomo ed a volte le cose volgono anche al meglio. Mi piace pensare che questa sia una nuova tappa nell'avventura numismatica, accanto ai vecchi amici che mi hanno stimolato ed incoraggiato ed ai nuovi che imparerò a conoscere ed apprezzare. Senza retorica per me il Forum rimarrà sempre un luogo importante dove passare serenamente il tempo, coltivando una sana passione, una grande distrazione insomma dalla quotidianità della vita ed un angolo tranquillo per poter continuare ad apprendere, sviluppare nuovi argomenti numismatici ed a socializzare con tanti appassionati. Ragazzi, un caro saluto a tutti! Carlo
  22. 4 points
    Come mio consueto impegno, in occasione della mostra sociale del circolo numismatico filatelico di Rovereto, ho predisposto una raccolta di ricerche sul tema in oggetto. In allegato l'articolo Qui, notizie sulla mostra (5-7 ottobre 2018) http://www.ccnfr.it/xxiv-mostra-di-filatelia-numismatica-e-cartofilia/ Qui, l'intero volumetto con gli altri articoli e la presentazione della mostra (interessante l'articolo sulla filatelia egregiamente proposto da mons Luigi Bressan, arcivescovo emerito di Trento) http://www.ccnfr.it/wordpress/wp-content/uploads/Mostra-2018.pdf Della maggior parte degli argomenti proposti, la raccolta di nozioni e articoli in rete è stato fondamentale. Un grazie anche a @DeAritio che mi ha supportato nella predisposizione dell'esposizione. Caos_Valutario_al_termine_della_Grande_Guerra.pdf
  23. 4 points
    Riccardo Paolucci

    Ciao

    Grazie Claudio, posso anche immaginarmi chi sia. Che devo dire? RIMANGO
  24. 4 points
    Quintus

    CORPUS NUMMORUM FORUM JULII

    Ragazzi, per favore, questa discussione sta prendendo una brutta piega. Direi di chiuderla così e di tornare a discutere di numismatica e di pubblicazioni ad essa inerenti. Se avete cose da chiarire vi prego di farlo privatamente. Grazie! Q.
  25. 4 points
    Admin

    staff 2019

    E' ufficiale, diamo il benvenuto a due nuovi membri staff: @Quintus per la seziona romana - imperiale (moderatore di sezione); @Giuseppe Gugliandolo per la sezione monetazione Sud Italia (moderatore di sezione) che coadiuverà il Responsabile di sezione @realino santone. Nuovi ingressi, nuova linfa e tanta voglia di fare Facciamo crescere questo splendido forum, c'è tanto da fare anche se tanto stiamo facendo. Ora che lo staff sta crescendo il forum crescerà su gambe solide e forti. Forza Tuttonumismatica.
  26. 4 points
    Riccardo Paolucci

    CORPUS NUMMORUM FORUM JULII

    Ragazzi è un successo!!! Il primo giorno che è in vendita e sono state vendute 55 copie!!! Non credevo
  27. 3 points
    Non sono d'accordo @Piakos. L'utilizzo costante e profondo del pensiero è ben codificato eccome. Vorremmo forse qui ignorare la fenice rappresentata sugli aurei adrianei? E l'introduzione, nei suoi denarii, della Providentia Deorum? Oppure dovremmo forse riferirci al misterioso Toro della Secvritas di Giuliano Imperatore? O la Vittoria Alata che continua a rimanere impressa sui solidi teodosiani, testimonianza di una cristianizzazione che è opera di sincretismo complesso fra due culture. E la misteriosa "Costantiniana Dafne", distribuita dalla neonata zecca di Costantinopoli agli operai della Seconda Roma? No, non è banale cristalizzazione e lo sappiamo bene. Queste monete parlano delle nostre radici profonde, del pensiero greco-romano che permea la cultura clericale prima e neoclassica poi per i secoli a venire e plasma la civiltà occidentale. Cultura neoclassica e illuminista che darà avvio alla Rivoluzione Francese e a tutti i moti a seguire. Rimaniamo sull'opera di verità di cui sopra: le monete moderne o pre-moderne son più facili. Non devi conservare tonnellate di documentazione (o meglio, dovresti, ma l'obbligo diventa "meno stringente" de facto); la probabilità di pasticci diminuisce sensibilmente; i falsi ci sono, ma possono essere più sgamabili (anche se, ripeto, ho visto monete del Regno che dubbie sono e dubbie rimangono a seconda dell'esperto che senti). Ho sentito di moltissimi collezionisti che "collezionavano Romane", ma per tutti o parte dei motivi di cui sopra, si son fatti piacere qualche altra monetazione. Non sono i primi, non saranno gli ultimi.
  28. 3 points
    Quintus

    Finalmente le prime del 2019

    Dici? Io non ne sono così certo. Comunque sabato parto per il Kenia e me ne procuro un po''! Ne vuoi qualcuna? D'altra parte, dopo il Piakosterrorismo fatto in altra sede, mollo la collezione di romane ed inizio quella delle banconote del Kenia, queste chi vuoi che me le falsifichi!?!? Ave o meglio Jambo! Quintus l'Africano
  29. 3 points
    Interessante Renzo. Cosa ci spinge a collezionare monete? Io colleziono monete che testimonino un periodo storico vissuto da una civiltà in contesti ben specifici. Mi piace studiarle, capire cosa c'è dietro una determinata coniazione e quali fossero le circostanze in cui furono coniate. Pur non sottovalutando l'importanza della storia della Chiesa dalla Controriforma in poi, non è un periodo che attira il mio interesse. Non lo attirano le monete del XIX secolo, né quelle del XX secolo, come neanche le monete della Repubblica Italiana. E se dovessi decidere di collezionar monete poco insidiose, andrei sugli euro. Ancora devo trovarlo un euro appiccagnolato. Vogliamo mettere? Questo mi condanna ad orientarmi su monetazioni rischiose? Possibile. Ci si prova, con cautela, sinché c'è il gusto di farlo. Ciò detto, grazie, come sempre, della concreta panoramica. Ad maiora.
  30. 3 points
    Ragazzi... questo è un salotto buono al quale partecipiamo in pochi...quindi si possono anche dire delle verità...che come sappiamo non sono mai molto gradite da ogni ambiente. il concetto base resta uno: se non mi diverto non gioco...e se inizio a ripensarci la notte...scappo. Più che ipocondria...vedo più rispondente l'esempio sulle passioni sentimentali: una persona normale con una vita normale con buoni fondamentali ed anche psicologicamente equilibrata...e magari con qualche euro in più da poter spendere tranquillamente...può essere sentimentalmente coinvolto da una bella signora anche intelligente e di buon eloquio (uno potrebbe dire: e dove le trovi? ah ah ah!). Può capitare...anzi capita che la signora sia però un po' furba e dopo qualche tempo (non molto) punti a sistemarsi a scapito dello status quo del coinvolto. Allora i casi diventano tre: il coinvolto si sveglia e anche a malincuore...si smarca, sfidando le ire dell'incantatrice. (probabilità che si svegli? Poche!) Ah ah ah! il coinvolto da passione è sotto botta e la se la piglia in tasca...quando si sveglierà sarà probabilmente tardi...(probabilità? Tante!) Ih ih ih! il coinvolto inizia a mangiare la foglia ma ormai non vuole rinunciare alle belle e rare emozioni e pensa di poter giocare ad armi pari...alla fine si fa male comunque, (probabilità? abbastanza!) uuuhhh uh uh! Ecco...diciamo che il collezionismo numismatico è molto simile (se non uguale) per complicanze e difficoltà ambientali alla casistica di cui sopra. E diciamo che io mi sono svegliato! Se sia troppo tardi non lo so...lo dirà il mercato se e quando. Aaahhh! Uh uh uh...ahiai! Ma...nelle more...io prima di comprare...ci penso molte volte...e cerco di evitarlo. Mi godo quello che ho e non sono tante...per quante avrebbero potuto essere. Resto tuttavia sempre convinto che la numismatica sia in assoluto una bella signora di raro fascino che mi guarda e mi invita a farle la corte...e che non vi siano molte valide alternative collezionistiche di pari spessore e interesse che possano reggere il confronto, Diciamo che non voglio farmi più coinvolgere e faccio il distratto. E allora? E allora...chi di meglio non ha...con la moglie si addorme, che per solito... è una persona per bene. Se poi si è sbagliato anche con la moglie...non c'è speranza. @carledo49 o Carlo? Carino il post però...non trovi?
  31. 3 points
    In epoca antica (ma anche fino a tutto il '900) non esistevano microchip contenenti notizie o messaggi ultra riservati da inserire sotto la pelle e quindi ogni sistema poteva essere buono per trasmettere in maniera segreta. Mi pare piuttosto intrigante che la definizione inglese <mirror> si traduca in latino con <speculum>, parola da cui deriva <speculatores> che era il nome dei reparti addetti al servizio di spionaggio-controspionaggio.
  32. 3 points
    danieles1981

    Palancone 10 centesimi 1893 BI

    Ogni tanto qualche italiana di qualità Regno d`Italia Umberto I di Savoia (1878-1900) 10 centesimi 1893 Birmingham (BI) Rame 950; 10gr; 30mm Gig.48; Comune FDC con tracce di "rosso" residue
  33. 3 points
    realino santone

    mostra tesoretto di Racalmuto

    Salve, segnalo : https://www.malgradotuttoweb.it/il-tesoretto-aureo-di-racalmuto/
  34. 3 points
    Non solo non risenti dei diritti d'asta ma ti prendi anche gli altri
  35. 3 points
    Riccardo Paolucci

    COLLABORAZIONE

    Con il prossimo mese di Gennaio 2019 iniziamo una collaborazione con questa prestigiosissima Casa d'Aste
  36. 3 points
    Riprendo questa vecchia discussione interessante sulle patine iniziata da @Piakos sempre attuale. Ho notato che in effetti, analizzando le patine di svariate monete mai ripulite, a seconda del materiale su cui riposano i tondelli, si crea una moltitudine di colori differenti ma caratteristici del materiale. Ho tolto dalla carta che le avvolgevano queste due monete che per tanti anni hanno riposato adagiate sempre sullo stesso lato. E' interessante rimarcare il colore rossastro sul lato basale e quello più delicato su quello opposto rivolto in alto. Eppure sono d'argento! Carlo
  37. 3 points
    Finalmente in ufficio, dove ho i giusti strumenti per poter fare qualche raffronto e qualche considerazione in più, cosa che andrebbe fatta sempre prima di bocciare una moneta, ho scartabellato i testi sui medaglioni romani ed ho reperito il pezzo sullo Gnecchi. E' emersa una cosa particolare, che subito salterà all'occhio di tutti voi: il medaglione in questione ha la lancia (che termina esattamente sotto la T, come nell'esemplare in questione) e, per quanto la fotografia sia pessima, credo sia evidente la notevole somiglianza stilistica tra i pezzi Gnecchi/Bertolami. Questo particolare dritto, seppur con un conio differente, è stato utilizzato anche per altri medaglioni (vedasi foto del Froehner e del libro sui medaglioni del Museo Nazionale di Firenze curato da Tinia) ed ha sempre la lancia mentre non esistono, almeno sulla bibliografia da me consultata, esemplari con quel busto privi di lancia (che avrebbe anche poco senso) A questo punto ci sarebbe sì da domandarsi alcune cose: perchè il pezzo Yale non abbia più la lancia ed a cosa siano dovute certe caratteristiche sul collo, se dovute realmente ad una asportazione di metallo causa cancro o ad un calco non perfettamente riuscito.
  38. 3 points
    Sarà la cervicale...o la tiroide...
  39. 3 points
    per esperienza so che giudicare da una foto è sempre difficile, molto difficile, ed a volte lo è anche col pezzo in mano (alzi la mano chi non si è sentito "bocciare" da terzi un proprio acquisto) C'è chi arriva a giudicare persino sulla base del colore della moneta, senza sapere se quello della fotografia sia almeno simile a quello originale. E le luci, che a volte sembrano persino "spostare" i profili degli oggetti a seconda della loro incidenza...ne vogliamo parlare ? Invidio tanta sicurezza e tanta esperienza. A me, mancando tanto la prima quanto la seconda, non va di tranciare giudizi certi, assolutistici, quindi preferisco avere una posizione più possibilista e questo, credimi Renzo, non è diplomazia ma certezza dei propri limiti.
  40. 3 points
    Per il Bulletin of counterfeits credo che il problema principale sia stato l'avvento di internet e il fatto che chi lo produceva erano vecchi numismatici della precedente generazione che non si è voluta adattare alle nuove tecnologie e all'avvento del web. Inoltre un altro problema era l'impostazione carbonaia e quasi elusiva della cosa, figlia di una concezione della numismatica per le elite e gli addetti ai lavori, con l'esclusione di collezionisti ed appassionati che non andavano fatti entrare nel cerchio ed era meglio che ignorassero i problemi. Il Bulletin era di fatto qualcosa di quasi segreto, destinato solo ai commercianti numismatici associati alla IAPN e la sua distribuzione era strettamente controllata (con tanto di esclusione dalla IAPN per il socio che veniva pescato a diffonderlo esternamente). Era vietato farne fotocopie e pubblicarne foto online o scansioni. Il tutto ha retto fin che ha retto e finchè non è diventato quasi impossibile controllarne la diffusione in maniera ferrea. Quando hanno iniziato a circolare delle versioni in fotocopia fatte per qualche collezionista da qualche commerciante IAPN compiacente e poi finite in vendita in aste numismatiche probabilmente la fronda dei carbonai della IAPN ha deciso di chiudere il bulletin e donare le scansioni di tutti i vecchi numeri al ForgeryNetwork. Uno dei più intransigenti in queste posizioni era Van Der Schuren, commerciante di Bruxelles fiammingo di rara spocchiosità ed antipatia, nonchè segretario della IAPN e fautore della politica carbonaia per il bulletin. Ricordo ancora quando più giovincello mi recai da lui nel suo studio in centro a Bruxelles chiedendogli di poter visionare qualche numero del Bulletin, anche solo lì da lui in negozio. Si arrabbiò moltissimo a quella richiesta precisando con voce alterata che erano documenti riservati ai professionisti numismatici e quasi cacciandomi fuori in strada in malo modo....La proverbiale simpatia fiamminga insomma.
  41. 3 points
    Il Gigante...scrive solo taglio in rilievo....con il motto, quindi rimane vago; il Montenegro scrive: "su fondo rigato" .... molti non si curano dei tagli..... io ho avuto cura di farlo. Grazie @carledo49, comunque sono intervenuto per fare un pò di chiarezza su questo punto. In Numismatica...i confronti, sono sempre "salutari".
  42. 3 points
    Quintus

    Monete mostruose

    Tipo questa? Ottimo lavoro! Ave! Q.
  43. 3 points
    carledo49

    Il nuovo Reale di Carlo Emanuele 3°

    Durante il regno di Carlo Emanuele 3°, nel 1768, con la nuova ed imponente riforma monetaria, vengono ritirate tutte le vecchie monete, battute nell'isola prima dell'avvento dei Savoia, durante la dominazione spagnola, tra le quali figuravano persino pezzi d'argento di Carlo V ed il Reale di Ferdinando V che circolava da ben 250 anni. Con la riforma fortemente voluta dal Sovrano vengono coniate nuove monete: 3 in oro (Carlino, mezzo Carlino, Doppietta) 3 in argento (Scudo, mezzo Scudo, quarto di Scudo) 3 in mistura (Reale, mezzo Reale, Soldo) 3 in rame (3 Cagliaresi, 1 Cagliarese, 1/2 Cagliarese) Il valore delle nuove monete, espresse in Reali ed in Lire, era: Carlino=100 Reali o L. 50 mezzo Carlino=50 Reali o L. 25 Doppietta=20 Reali o L. 10 Scudo=10 Reali o L.4,80 mezzo Scudo=5 Reali o L.2,40 1/4 di Scudo=2,5 Reali o L.1,20 Reale=L. 0,48 1/2 Reale=L. 0,24 Soldo=L. 0,10 3 Cagliaresi=L. 0,05 1 Cagliarese=L. 0,01 mezzo Cagliarese=L. 0,005 Tranne lo Scudo sardo, il Carlino ed il mezzo Carlino, le altre monete d'argento ed in mistura hanno le medesime date di emissione. Dalla comparazione delle nuove monete si evince che l'elemento più importante era il Reale, sia come valore intrinseco perchè praticamente alla portata di tutti, in quanto le pezzature superiori ben poco venivano utilizzate dal popolo se non per importanti transazioni, poi perchè coniato in un numero di esemplari nettamente superiore alle altre monete. Per i cinque anni di emissione uscirono dalla zecca di Torino esattamente 1.710.056 unità. Reale nuovo (2° tipo) al D testa del sovrano con lunga capigliatura (più sobria rispetto al vecchio Reale) rivolto a destra ed intorno CAR. EM. D. G. REX. SAR. CYP. ET. IER in esergo millesimo di coniazione (1768,69,70,71,72) al R scudo sardo accartocciato con testine dei quattro mori e sormontato da corona, intorno DUX. SAB. ET. MONISF. PRINC. PED. & materiale: mistura (argento 500/1000) peso: 3,80-2,28g diametro: 22mm contorno: cordonato in rilievo. assi alla francese zecca: Torino Incisore: Lorenzo Lavy
  44. 3 points
    Con gli acquisti passati, facendo riferimento al periodo attuale e andando a fare una stima precisa col bilancino del farmacista, bene o male tutti, dismettendo ora la collezione, ci rimetteremo. Senza arrivare a conservazioni eccelse che sicuramente hanno tenuto il loro valore, se non pure aumentato, la media, anche quella piuttosto alta come conservazione è letteralmente crollata. Le medie e mediobasse si fa fatica quasi quasi pure a regalarle. Molti hanno collezionato senza pensare al domani, altri, forse più furbi (o lungimiranti) hanno fatto investimenti a lunga scadenza. Ma allora a che serve collezionare? Qual'è il suo spirito? E' pur vero che nel corso di una vita numismatica già si mutano atteggiamenti, si preferisce la chicca alla ruzzica e si raddrizza il tiro negli acquisti. Ma allora dov'è la passione, la distrazione, il piacevole e tranquillo passatempo? Se per acquisire monete devo assoldare procacciatori d'affari e consulenti fiscali....buonanotte. Già devo stare attento al cetriolo del possibile farlocco, se poi debbo vivere con un perenne stato d'angoscia....
  45. 3 points
    Riccardo Paolucci

    Com'è nato tutto

    La mia numero UNO delle Romane
  46. 3 points
    TALLERO D'ITALIA Chiamato Italicum per distinguerlo da quello Maria Teresa (o di convenzione), era una bella moneta in argento 835/1000 di 40 mm di diametro e 28,07 g di peso, fatta coniare con Regio Decreto 856 del 21/5/1918 per la colonia d'Eritrea dalla zecca di Roma. La moneta fu coniata su richiesta privata e la somiglianza con quella "Maria Teresa" non era casuale. Lo scopo infatti era quello di far accettare alla popolazione indigena una nuova moneta italiana. Circolò abbastanza a lungo ma la sua coniazione fu sospesa rapidamente dopo sole circa 500 mila unità, in quanto le popolazioni locali continuavano imperterrite ad utilizzare il vecchio Tallero Maria Teresa, preferendolo a quello Italico, secondo il Lanfranco, per una sorta di punto di riferimento del consumo dell'argento della moneta medesima (il valore della moneta era proporzionato al peso di metallo nobile). Il riferimento era il bottone della spilla, in leggero rilievo, che fermava il vestito della Sovrana ed al tatto si poteva percepire lo stato di usura della moneta e di conseguenza il suo peso calante. Il nostro tallero non avendo un simile riferimento, sempre secondo il Lanfranco, venne scartato e scarsamente impiegato. Accennai prima al fatto che la nostra moneta, se la si osserva attentamente, era piuttosto somigliante a quella che avrebbe dovuto sostituire; anche qui, volendo, punti di riferimento indicatori di usura del tondello c'erano, basti guardare la spilla in rilievo nei capelli della figura muliebre o l'altezza della corona nella parte superiore della moneta. Se vogliamo raccontarcela tutta, al di là di ogni congettura filosofica o meramente pratica, gli indigeni dovevano avere un pollice con un senso del tatto veramente straordinario, oserei dire da scrittura Braille per riuscire a percepire la sporgenza del bottone. Ho provato con una moneta in FDC a toccare questa presunta sporgenza, ma francamente, non avendo neppure callosità nelle mani da carpentiere, non sono riuscito a percepire nulla. Senza sminuire il lavoro del Lanfranco, credo che alla base dell'insuccesso del nostro sfortunato Tallero ci siano altre ragioni di origine politica o non volutamente rese pubbliche. Comunque, visto il fallimento della nostra moneta, nel 1935 si volle riconiare la vecchia moneta "Maria Teresa" grazie ad un accordo stipulato con l'Austria. Il numero dei pezzi coniati fu enorme, ufficialmente oltre i 19 milioni, ma si continuò fino al 1950 probabilmente anche per ragioni nostalgiche. Durante la seconda guerra mondiale, secondo Domenico Luppino nel suo "Stato e collezionismo, indagine sulla numismatica" il Tallero di convenzione fu ulteriormente coniato in un numero imprecisato di pezzi e a più riprese, sino a tutto il '41, per favorire il reclutamento di truppe coloniali. Venne coniato anche da altre nazioni, tra cui l'Inghilterra per aizzare le popolazioni locali contro le nostre truppe. Anche di queste coniazioni non se ne conoscono i quantitativi.
  47. 3 points
    DeAritio

    Montenegro

    La prima cosa che risalta subito agli occhi è la strana nitidezza dei 2 timbri. La seconda è che sono perfettamente diritti ( qui qualcuno ha preso le misure ) La terza e la più importante , anche se è molto simile all'originale, non si notano i doppi cerchi del timbro. Poi ce ne sono altri. Per darti un idea le sterline dell' Operazione Bernhard hanno in media 28 errori, che non sono bastate ai Bancari/Banchieri/Direttori a distinguerle da quelle vere.
  48. 3 points
    lorenzo

    Una moneta di nome giulio

    Pensa che New Orleans come nome ha origini molto remote e il padre di tutto il percorso e l'imperatore romano Lucio Domizio Aureliano che in Gallia ha lasciato una traccia profonda dando il nome ad una parte di territorio detta Orleans. da: http://www.inumis.com/vso//charles-le-chauve-denier-a-la-porte-orleans-a17842.html Denier à la porte. Orléans. A/ + CARLVS REX FR. Croix cantonnée de quatre besants. R/ (à 6 h.) + AVRE - .LI. - ANIS. Porte de ville. Argent. 1,26 g. 19,5 mm. 9 h. D.725 (75 ex.). MG.944. SUP. Da qui New Orleans. Quella dell'uso del proprio nome per una divisa è antico quasi quanto l'uomo AVRELIANIS del rovescio di questo bellissimo denaro non è altro che la trasformazione del nome latino AURELIANUS. Un peso calante delle monete era poco importante all'atto pratico e come ripeto il denaro provisino, quando era autentico, aveva pesi via via sempre più bassi, ma a qquesto aggiungerei anche il denaro di Lucca che anch'esso ha subito una sorte pressochè simile
  49. 3 points
    Castello di Hochorwitz - Cattedrale di Gurk - Friesach (dove tutto è cominciato ) - Cattedrale di Gurk esterno
  50. 3 points
    Buongiorno @Quintus, queste monete votive furono coniate per celebrare gli Augusti e i "nuovi" Cesari all'indomani della pace di Serdica (317 d.c.). Ricordiamo, difatti, che dopo la prima guerra contro Licinio, furono elevati al rango di Cesari Crispo e Costantino II da un lato e Liciniano dall'altro. Le monete votive furono coniate in abbondanza proprio per rendere noto ai sudditi il nuovo assetto ed augurare un lungo regno a loro e agli Augusti padri. Andiamo sulla moneta in topic: Tessalonica all'epoca è la zecca più orientale di Costantino. Secondo un articolo del Bruun addirittura degli anni Cinquanta (devo recuperare il riferimento), se la memoria non mi inganna, quella che abbiamo davanti è la prima emissione della votiva dentro la corona di alloro (Serie TS (officina) VII). Devo verificare, ma ciò che rende piuttosto rara la tua moneta è l'emissione: nella primissima votiva entro la corona di alloro, difatti, Costantino II ha una legenda al dritto più lunga, mentre qui la troviamo già accorciata (NOB C al posto di NOB CAES). Potrebbe quindi essere una "emissione di passaggio" dall'una all'altra con relativamente pochi esemplari coniati. Prendi però tutto ciò che ti dico cum grano salis. Sto andando a memoria e non ho i riferimenti bibliografici sotto mano. In generale, poi, è sempre difficile stabilire la rarità di queste monete: esse furono coniate massicciamente e spesso vengono vendute in lotti multipli nelle aste, quindi potrebbero esserci parecchi esemplari in giro che non hanno ricevuto spazio o registrato transazioni singole. Passando alla tua moneta: penso sia autentica, ma qualche delinquente l'ha fortemente compromessa in fase di pulizia (acidi? elettrolisi? Non ne ho la più pallida idea). E' collezionabilissima e merita dignità, però in quanto rimane una moneta che porta con sé una grande testimonianza storica, quindi sempre godibile.
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