I Migliori Utenti


Gli interventi più apprezzati

Showing content with the highest reputation since 16/11/2019 in Risposte

  1. 4 points
    Su alcune monete greche sono raffigurate immagini realizzate allo scopo preciso di mandare in confusione il normale procedimento percettivo dell’osservatore a cui vengono inviati segnali contraddittori che ingenerano un vero e proprio corto circuito nell’assegnazione di bordi definitivi alle forme esaminate. Una veloce disamina di alcune di queste immagini che costituiscono dei veri e propri paradossi visivi. https://www.academia.edu/40940601/F._De_Luca_Paradossi_visivi_su_monete_greche_Comunicazione_Bollettino_della_Società_Numismatica_Italiana_n.74_Autunno_2019_pagg.5-10?fbclid=IwAR0TGLhJBJuKQWsUCfNiC7zVqoBT6WNMMTkLeBB6Y6AuUU1f2lns-1eKlOc
  2. 3 points
    Lettera di Aurelius Polion, legionario romano del III secolo, alla famiglia Dopo quasi centoventi anni dal ritrovamento, avvenuto a Tebtunis (Egitto), del papiro scritto in greco contenente la lettera di Aurelius Polion (Aurelio Polione) è stata finalmente tradotta! Nel 2012 un dottorando della Rice University, Grant Adams, ha avuto il coraggio di infilarsi negli archivi e tirare fuori la lettera raccolta oltre 1 secolo fa e mai tradotta. Pur non essendo completa, questa missiva del III secolo ha un grandissimo valore storico. Leggendola si capisce che il giovane soldato serviva come volontario a migliaia di chilometri da casa, nella Legio II Auditrix (di stanza in Pannonia) e che cercava di ottenere un permesso per tornare dalla sua famiglia (con la quale aveva qualche problema in sospeso). Nella lettera si parla anche di altre missive spedite dallo stesso soldato, avendo così anche l’ennesima testimonianza che, nel mondo romano, gli scambi epistolari erano molto vivaci. Immagine originale della lettera di Aurelius Polion, fonte University of California/Berkley’s Bancroft Library. (fronte della lettera) Aurelius Polion, soldato della Legio II Auditrix, a suo fratello Heron, alla sorella Ploutou, alla madre Seinouphis la panettiera e signora (?), tanti cari saluti. Prego giorno e notte che voi godiate di buona salute, e omaggio sempre tutti gli dei da parte vostra. Io non smetto di scrivervi, ma voi non pensate mai a me. Ma io faccio la mia parte scrivendovi sempre e non smettendo mai di stare vicino a voi con la mente e con il cuore. Eppure non mi scrivete mai per dirmi della vostra salute e di come ve la cavate. Sono preoccupato per voi, perché sebbene riceviate spesso lettere da me, non avete mai risposto, così non posso sapere come voi … mentre ero in Pannonia vi ho spedito (delle lettere), ma mi avete trattato come un estraneo … sono partito … e voi siete felici che (?) … l’esercito. Io non ho … voi … per l’esercito, ma io … sono andato via da voi. Vi ho mandato sei lettere … proverò a ottenere un permesso dal comandante e verrò da te in modo che tu possa capire che sono tuo fratello… Ho chiesto (?) niente a voi per l’esercito, ma vi ho delusi perché sebbene vi abbia scritto, nessuno di voi (?) … ha considerazione. Sentite, vostro (?) vicino … sono tuo fratello. Anche voi, rispondetemi … scrivetemi. Chiunque di voi …, inviate il suo … a me. Salutate mio padre Aphrodisios e mio (?) zio (?) Atesios … sua figlia … suo marito e Orsinouphis e i figli della sorella di sua madre, Xenphon e Ouenophis conosciuto anche come Protas … gli Aurelii … la lettera … (retro della lettera) ai figli e a Seinouphis la panettiera … da (?) Aurelius (?) Polion, della legione II Adiutrix … dalla (?) Pannonia Inferior (?) … Consegnata a Acutius (?) Leon (?), veterano della legione … da parte di Aurelius Polion, soldato della legione II Adiutrix, affinché la possa inviare a casa. La missiva era stata affidata ad Acutius Leon, un veterano della legione, affinché la facesse recapitare ai destinatari. Il greco di Aurelius era piuttosto scarso e le evidenti influenze latine sono presenti sia nella punteggiatura che nella sintassi. E’ probabile che Aurelius fosse abituato a scrivere e ricevere ordini in latino, e che quindi il suo greco scritto ne fosse influenzato. Ave! Quintus
  3. 3 points
    Secondo me la domanda da farsi è un altra. " L' acquirente l'ha comprata per una garanzia economica ?" Però questa domanda la risposta è una sola .....machissenefrega! L' hanno comprata (realmente o virtualmente) e basta, inutile analizzare il perchè o il per come. Sono un pò di topic che leggo di prezzi alti, tipologie fuori mercato, consigli per l'uso , purtoppo.... anche questo nostro mondo è rapportato alla realtà italica attuale. Perchè i quadri stanno meglio? E l' antiquariato? Sono l'unico consapevole che la propria collezione è carta straccia? (nel vero senso della parola e del materiale) Lo ripeto: machissenefrega! Non mi reputo nè uno sprovveduto e nè tantomeno uno che ha soldi da buttar via. Non me lo ha ordinato il dottore di collezionare quella che ad occhi di molti è robaccia inutile ( vedi nel vocabolario sotto ciarpame ). Alla fine del salmo farò come nei Malavoglia.... uscirò nell' aia e griderò: - Robba mia vientene con me. di tutto il resto? Machissenefrega! ps. Per investimento colleziono rotolini zecca da 2 €. Visto che siamo in democrazia , ho voluto dir la mia senza vena polemica nei confronti di alcun.
  4. 3 points
    Salve, Sono un ragazzo della provincia di Teramo appassionato da qualche anno di monetazione medievale, principalmente delle zecche abruzzesi marchigiane. Spero di condividere belli e costruttivi con voi altri del forum. Ringrazio l'amico @realino santone per avermi seguito fin dall'inizio per farmi immergere in questo mondo. Saluti e a presto
  5. 3 points
    Economia / di Lorenzo Franzoni 14 novembre 2019 Venti banche europee, con il supporto logistico e politico della Banca centrale europea, stanno provvedendo a studiare il progetto per elaborare e dare vita ad un nuovo sistema di pagamenti elettronici. Un sistema il quale coprirebbe l’intero Vecchio Continente, nel tentativo esplicito di esautorare i giganti americani che qui operano, e di sostituirsi a loro. Si tratta di Pepsi, un evocativo – e quasi divertente, se ricondotto al contesto estremamente serio in cui invece è inserito – acronimo che sta per Pan-European Payments System Initiative. La prima agenzia di stampa che ha lanciato la notizia è stata la Afp che la mattina del 5 novembre 2019 ha rilasciato il seguente cinguettio su Twitter: “Venti banche europee stanno lavorando alla creazione di un sistema di pagamento paneuropeo che avrebbe la possibilità di mettere fine all’impero di Visa, Mastercard ed altri giganti della tecnologia europea”. Tali fonti si riferiscono, in particolar modo, al mondo finanziario francese e tedesco. Il quale, non incidentalmente, è quello più coinvolto in questo progetto. Visa e Mastercard: due potenti attori internazionali Perché dunque numerose banche di investimento di molti Paesi europei stanno correndo ai ripari rispetto ai pagamenti elettronici? Dopo decenni quieti e tranquilli in cui hanno usufruito dei circuiti a stelle e strisce? Per comprendere i motivi di questo prospetto, di questa pianificazione a lungo termine, è necessario anatomizzare tutta l’ampiezza dello spettro di interpretazione e cognizione del reale. I “circuiti di pagamento” si costituiscono nelle società – grandi aziende – che si occupano di gestire i trasferimenti elettronici di denaro: transazioni come spese, pagamenti, bonifici e così. Il loro funzionamento non è così semplice da comprendere, ma fondamentalmente lo si può riassumere così: queste società hanno l’incarico, attraverso contratti stipulati e firmati dalle parti coinvolte, di fungere da intermediari fra esercenti convenzionati ed istituti di credito, tramite delle spese di commissione che ne arricchiscono le tasche. Tali circuiti di pagamento, al giorno d’oggi, sono per lo più americani, in quanto sono stati proprio gli Stati Uniti ad aver elaborato per primi questo sistema elettronico. Non è casuale che la maggior parte delle transazioni nel Paese americano siano coperte a livello elettronico, per l’appunto, e non con i contanti. Una peculiarità meno diffusa nella vecchia Europa, ma del tutto presente: sia bastevole pensare alla sua incessante diffusione presso ampie fasce della popolazione. Comuni cittadini consumatori, od imprenditori, che siano. I veri e riconosciuti giganti di questo settore sono Visa e Mastercard, seguiti a ruota da American Express. I primi due sono, senza ombra di dubbio, i più rinomati dominatori del circuito di pagamenti elettronici. Basti pensare che, per quel che riguarda le carte di credito: Visa copre ben il 50,1% delle transazioni a livello mondiale, ed i dati dell’azienda lo confermano appieno: l’utile di esercizio nel 2018 si aggira attorno agli oltre 10 miliardi di dollari statunitensi, con un aumento del fatturato – su base triennale – del 36%, un’alta redditività ed un patrimonio netto di più di 34 miliardi di dollari. Mastercard, da parte sua, copre il 33,5% delle transazioni a livello mondiale, con un utile di esercizio nel 2018 pari a quasi 6 miliardi di dollari (dello stesso calibro, American Express), con un aumento del fatturato – su base triennale – del 38%, una redditività più ondivaga di quella di Visa ma comunque stabile, ed un patrimonio netto di 5 miliardi di dollari. Ordunque, ritornando alla questione fulcrale: stanti queste condizioni, qual è l’obiettivo di medio e lungo termine che le banche europee si sarebbero prefissate con il sistema Pepsi? Le motivazioni che stanno alla base del progetto, e le scaturigini che lo contraddistinguono, non sono soltanto economiche e tecniche, bensì anche e soprattutto politiche. Irrinunciabili in questo programma, come affermato dal vice-capo di un Dipartimento del Ministero del Tesoro francese, Jerome Reboul: “Nel giro di due anni, la visione del futuro dei pagamenti elettronici e dei pagamenti con carta cambierà in modo significativo”. I perché del progetto paneuropeo Pepsi La notizia è stata di recente lanciata da France Press e ripresa per prima, in Italia, da RadioCor de Il Sole24Ore. Tuttavia essa contempla un fatto che risale a ben due anni fa, quando il board della Bce, sotto le direttive di Mario Draghi – oggi sostituito dalla francese Christine Lagarde -, ha iniziato a discutere in maniera seria della possibilità di distaccarsi dai circuiti di pagamento americani, alla ricerca dell’autonomia continentale da questo punto di vista. Mbs News riporta che all’origine di questa iniziativa ci sarebbe la problematica della “sovranità dei pagamenti […], che in Europa non esiste”: queste le parole del francese Carlo Bovero, a capo della sezione World Cards and Retail Payments della BNP Paribas, intervenendo ad una conferenza organizzata da Revue Banque nei primi giorni di novembre. Infatti, sviluppare una base di pagamenti istantanei in grado di gestire tutte le formule di “pagamento de-materializzato” (carte di credito, bonifici bancari, addebitamenti sui conti correnti, uso dei dispositivi mobili) è una questione di indipendenza, perseguibile con un progetto di pochi miliardi di euro per oltre 400 milioni di carte in tutta Europa. Del resto, “è sufficiente che un presidente americano scocciato prenda la decisione di tagliare i pagamenti qui, e noi avremo dinanzi agli occhi tutta la nostra dipendenza”. Un problema non di poco conto, come sottolinea effettivamente l’auspicata partecipazione dei più grandi istituti bancari dell’Eurozona. Provenienti, questi ultimi – sempre stando alle fonti di France Press -, da Germania, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Belgio e Portogallo: nessuno ha voluto parlare ufficialmente della questione, segno della fattuale sensibilità che essa genera e di cui necessita. Da qui si comprende come l’Unione Europea ed i Paesi che ne fanno parte siano inermi per quel che riguarda il controllo dei viaggi del credito, piuttosto che dei loro depositi. In un periodo di tensioni politiche non indifferenti, di guerre commerciali ai diversi angoli del globo e di sempre più efficiente “elettronicizzazione” dei pagamenti, avere un circuito non dipendente da altri è assolutamente strategico. Il potere dei circuiti elettronici e la questione dell’autonomia A corroborare quanto appena evidenziato, ci ha pensato la stessa France Press, nel suo comunicato del 6 novembre 2019: infatti, in esso ha riportato degli esempi a dimostrazione di quanto potere assumano coloro che hanno la facoltà di trasferire il credito, forse anche di più di coloro che lo detengono (le banche) o che o richiedono in cambio di prestazioni (le aziende). “Nel 2010, le società di pagamento Visa, Mastercard, Paypal e Western Union avevano boicottato il sito web Wikileaks di Julian Assange, dopo la pubblicazione di documenti diplomatici americani classificati, portando alla sua asfissia finanziaria. Dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, Visa e Mastercard avevano temporaneamente interrotto i loro servizi alle banche russe a causa delle sanzioni statunitensi. Da allora, Mosca ha sviluppato un proprio sistema di pagamento”. Le parole chiave in questi contesti sono “sovranità” ed “indipendenza”. Oltre ai succitati fatti addotti ad esempio da Afp, si potrebbero citare anche Alipay, Hipay e WeChat Pay, ovverosia i circuiti di pagamento elettronici elaborati dalla Cina ed in vigore all’interno del territorio del Dragone, oltre in diverse altre parti dell’Asia. Oppure un’altra vicenda “elettronica” – questa volta non legata ai pagamenti con carta e bonifici, bensì al mondo digitale -, quella di Ru-Net, la nuova “Cortina di Ferro” dell’internet cui ha dato vita la Russia di Vladimir Putin nel tentativo non di distaccarsi subitaneamente dal world wide web, ma di avere una potente arma a propria disposizione nel caso di “staccamento della spina” da parte dei suoi controllori (gli americani). Questi provvedimenti sono volti non a danneggiare gli avversari, ma ad acquisire una posizione di forza nel momento in cui si venga attaccati in un contesto di “Cyber War“. Non si tratta di una forma di volontario isolazionismo, ma di precauzioni necessarie a mantenere la stabilità e la sicurezza interne di un Paese. Il quale, se dipendente da altri in qualsivoglia forma, può essere sempre minacciato o ricattato nel momento in cui non sia incline ad ottemperare a certe richieste od esigenze altrui. Nell’epoca della rivoluzione digitale permanente e dell’avanzamento inarrestabile dell’elettronico rispetto al cartaceo – fenomeni in continua metamorfosi, peraltro -, avere il controllo della propria rete internet e del proprio circuito di pagamenti sono forme di sovranità imprescindibili. E persino la Bce ha compreso questo fatto per quel che riguarda l’Unione europea, ed ha iniziato a muoversi, attraverso il progetto Pepsi, che coinvolge una ventina di gruppi bancari di ampie dimensioni. Particolarità e criticità di Pepsi L’idea promossa dall’istituto di Francoforte è quindi, stando al panorama in cui si sviluppa, saggia ed accorta. Infatti, esiste una sostanziale differenza fra la proprietà-possesso del credito ed il controllo di quest’ultimo. Nel 1999 è ufficialmente entrato in vigore l’euro nel circuito finanziario internazionale, e nel 2002 è arrivato nelle tasche dei cittadini: è questa valuta ad essere presente nei conti correnti dei cittadini europei. La sua proprietà è della Banca Centrale Europea, il suo deposito spetta alle banche commerciali (le quali, oggi, sono anche di investimento, stante l’annullamento del Glass-Steagal Act da parte di Bill Clinton nel 1999), ma la possibilità di viaggiare a livello elettronico è, in effetti, controllata da Visa, Mastercard ed altre compagnie minori (ma comunque profittevoli). Nel momento in cui, per un qualunque motivo (come capitato ad Wikileaks), queste ultime decidessero di non intermediare più le transazioni, allora i pagamenti si interromperebbero, e con essi l’economia che vi fa seguito. Pur immaginando che un’operazione del genere sarebbe difficile da contemplare e non conveniente neppure per quelle medesime società, la possibilità di esercitare questo potere esiste. E si tratta di un potere politico. Ora, è esattamente su tale punto che emergono le criticità del progetto Pepsi per l’Euro-zona. Esso, infatti, non nasce da esigenze di sicurezza nazionale dei Paesi che ne fanno parte, ma dalla consapevolezza di venti grandi banche continentali che anche la loro attività è dipendente da attori terzi che si pongono al di fuori dei loro stretti interessi (avendo interesse essi stessi, comunque, a perseguirli). Una consapevolezza “privata”, dunque, non “pubblica”: non sono gli Stati nazionali a promuovere, tramite la sovrastruttura europea, un controllo dei viaggi creditizi, bensì banche private di proprietà spesso transnazionali. Peraltro, con il controllo della Bce, la cui vigilanza delle attività bancarie, tuttavia, non è mai stata brillante: basti pensare che essa ha affidato gli stress-test a BlackRock, uno dei più grandi fondi di investimento al mondo, niente affatto neutrale ed in palese conflitto di interessi nella loro gestione dei casi (come denunciato dall’economista italiano Valerio Malvezzi, ex membro della Commissione Finanze negli anni Novanta). Perciò, la “mossa Pepsi” di Francoforte è indubitabilmente di tipo politico, e non potrebbe essere altrimenti, il che è un aspetto positivo della questione. Ma è un politico che ha a che fare tanto con la volontà di indipendenza dell’Euro-zona – i cui investimenti, concreti e culturali, in questa cosa sono stati assai labili, impediti e frenati dalla governance di austerità che ha contraddistinto quanto meno l’ultimo decennio -, quanto con la necessità di appigli ed ancoramenti per la sua stessa sopravvivenza. La politicizzazione del progetto Pepsi Infatti, l’attualità odierna si configura come un periodo di particolari difficoltà sistemiche per l’Eurozona e per l’Unione europea in generale. La Commissione Von der Leyen fatica a partire, e le politiche economiche promosse da Bruxelles continuano a rivelarsi lesive ed inefficaci – tanto che, dalle colonne del Financial Times, Gyorgy Matolcsy, Governatore della Banca Centrale ungherese, ha scritto che “Dobbiamo ammettere che l’euro è stato un errore” -, al punto tale da aver spinto Draghi e Lagarde a prendere in considerazione la Modern Money Theory. Nocumento ed inefficacia tali da aver condotto la Germania, in recessione tecnica, a ventilare l’ipotesi di prendere in considerazione l’Unione bancaria e la garanzia unica dei depositi bancari. Anche, probabilmente, per tentare di salvare la Deutsche Bank, sempre più nel baratro. In conclusione, lavorare all’idea di sostituirsi a circuiti di pagamento elettronico come Visa e Mastercard per non essere costretti a dipendere, letteralmente, da questi colossi privati per il trasferimento di ingenti somme di denaro, è una mossa politica di indubbio valore. Tuttavia, proprio per il fatto che si configura come politica, essa necessiterebbe di una struttura politica solida alla base: una struttura che, nell’Euro-zona, manca. Infatti, Commissione e Consiglio europeo sono controllori sempre meno apprezzati dalle popolazioni europee, molte delle quali hanno vissuto e stanno vivendo veri e propri salassi economici a causa delle loro ricette pedissequamente seguite dai rispettivi governi. La Bce e le banche private continentali sono attori molto influenti, politici in sostituzione della politica propriamente detta, tali da aver parzialmente svuotato i contenitori tradizionali di questo potere. Esistono dunque delle deficienze strutturali in questa architettura: rivendicare sovranità nei trasferimenti creditizi – attraverso il progetto Pepsi – è sacrosanto, una questione di indipendenza e capacità d’azione che, ad esempio, Russia e Cina hanno già compreso con largo anticipo. Ma l’assenza di una struttura politica realmente tale al lavoro in questa grandiosa opera è un deficit non di poco conto. Inoltre, l’instabilità – oggi più pressante che mai – dell’Eurozona, per spinte sia esogene che endogene, contribuisce all’emersione di criticità sistemiche. Insomma, queste venti banche europee e la Bce stanno giocando una partita a scacchi, nella quale tuttavia non sono gli attaccanti, e nella quale la mossa del cavallo è ben distante dal poter essere realizzata.
  6. 2 points
    Salve, segnalo il secondo volume : https://www.edizionidandrea.com/
  7. 2 points
    @Giuseppe Gugliandolo, @Piakos capisco il vostro ragionamento ma forse lo capirei più e meglio se fossimo sul forum <Cento modi per guadagnare con le monete> o su <Soldi facili con la Numismatica>. Quello che non condivido, in questo nostro forum - ma forse sono io che sono "fuori" - è quando dici <...se la numismatica è vista come studio e passione va più che bene, ma se si vuole investire o se si crede di aver messo da parte X euro in monete...>. Rischierò forse di passare da ingenuo talebano, ma per me la Numismatica è soltanto da vedere come <studio e passione>; questo non impedisce che uno possa comprare o vendere monete, solo che questo si chiama "commercio" non numismatica. Per fare un esempio, un contadino quando coltiva la terra ed i suoi prodotti fa "agricoltura", quando la vende non fa agricoltura, fa "commercio".
  8. 2 points
    La mia espereienza verte solo su alcune tipologie, quelle che appunto collezionavo. Delle altre, come precisato tante volte, solo un sentito dire o degli umori, ma non ho certezze. Ma a sensazione...penso che qualcosa anche delle antiche sia stato toccato. Non entro nel merito di logiche collezionistiche, passioni, pulsioni, investimenti ed affini. Scopro con disappunto, sulla mia pelle, come si è trasformato il mercato numismatico per la parte almeno di mio diretto interesse. Nessuna cifra comunque potrà ripagare in ogni caso il piacere di aver goduto abbastanza a lungo di tanti pezzetti di storia. Carlo
  9. 2 points
    Moneta quindi del 206, coniata con l'immagine iconografica dell'Africa in ricordo della visita dell'anno precedente nella città libica che tanto colpì Settimio Severo.
  10. 2 points
    Per molti il catalogo fa testo solo quando devono vendere loro, se devono acquistare allora conta niente [e non parlo di venditori professionisti che, comunque, si devono "buscare il pane"*] Il gioco della numismatica attuale è un mondo dove tutti vogliono tutto ma nessuno vuole pagare. *guadagnarsi da vivere
  11. 2 points
    Davvero affascinanti le medaglie papali, io trovo particolarmente suggestive quelle a tema architettonico, con le immagini di chiese, monumenti e piazze... nella mia biblioteca numismatica ho voluto riservare una sezione anche alla medaglistica papale, non solo le medaglie sono affascinanti, ma anche i libri sulle medaglie, in specie papali, lo sono, il mio animo bibliofilo si accende davanti alle preziose opere di Bartolotti, Miselli, Modesti e prima ancora del Patrignani. Un'opera recente che ho trovato assai saporita è "Impronta di sua santità: Urbano VIII e le medaglie" di Lucia Simonato, un corpus delle medaglie di questo papa accompagnato da una succosa introduzione storica che illustra la straordinaria e complessa fase di concezione artistica e poi produzione materiale delle medaglie in quel periodo...
  12. 2 points
    Vi comunico che Domenica 1 Dicembre si terrà il convegno di Palermo. Di seguito la locandina coi particolari.
  13. 1 point
    Al momento non sono a conoscenza della motivazione ufficiale , probabilmente si è voluto differenziare una liberata dalle altre, i motivi potrebbero essere una diversa partita di metallo, un emissione straordinaria o un esperimento di produzione, ma, ripeto, non esistono documenti ufficiali che ne attestano le motivazioni, di conseguenza le mie sono solo supposizioni e per questo potrebbero essere anche molto lontane dalla effettiva natura di queste croci, inoltre sono stato il primo ad evidenziare questa particolarità pubblicamente qualche mese fa, quindi molti collezionisti non erano a conoscenza di questa moneta.
  14. 1 point
    Salve, allego immagini di un rarissimo e interessante cavallo aquilano di Ferdinando I D'Aragona , presenta l'aquiletta molto stilizzata e con testa a destra , particolare mai notato su altri cavalli, potrebbe essere uno dei primi prodotti ?? errori di legenda EQTTAS RE ° NI
  15. 1 point
    Credo che il clou dell'asta, almeno dal mio punto di vista, siano i lotti 585 e 586. Il primo è un rarissimo piéfort del 5 franchi di Lucca e Piombino; è il secondo esemplare che conosco di queste coniazioni, realizzate, in ambito francese, come "presentazione" della moneta prima del via alla coniazione regolare. L'altro lotto successivo, il 586, è sicuramente un unicuum nella monetazione di Felice ed Elisa Baciocchi. Sotto il collo della Principessa (il tipo monetale è quello detto "a busti piccoli") vi è una X che tuttavia non è una incisione successiva nè una forma di contromarca visto che è in rilievo e quindi apposta direttamente sul conio. Non è chiaro il senso di questo segno - un segno equivalente al nostro <prova>? - ma il pezzo sembrerebbe decisamente autentico e uscito dai conii originali.
  16. 1 point
    La giornata odierna è dedicata all'Immacolata Concezione. Ecco quindi alcune monete a Lei dedicate ed unite tra loro da un legame particolare. Infatti papa Urbano VIII fu il successore di Gregorio XV che a sua volta era lo zio del principe di Piombino Niccolò Ludovisi. Tenendo conto che nel XVII secolo era ancora aperta la disputa sul dogma dell'Immacolata Concezione che vedeva opposti teologi Domenicani (contrari) e Francescani (favorevoli) le tre monete indicano una chiara scelta di campo!
  17. 1 point
    Buongiorno a tutti, Vi mostro un'altra interessante variante nella monetazione dei bolognini abruzzesi. Dopo Ladislao ecco infatti sua sorella Giovanna. La caratteristica di questa tipologia é l'ordine errato delle lettere che contraddistinguono la zecca emittente(L'Aquila in questo caso). L'ordine infatti risulta essere LAAQ, diversamente dal consueto AQLA. Anche questa variante, come quella di Ladislao, risulta già censita nei manuali ma rimane un aspetto molto caratteristico e difficile da mettere in collezione. Saluti Matteo P.S. Provvederò a caricare foto migliori appena mi sarà possibile.
  18. 1 point
    Appunto AQLA è l'abbreviazione di Aquila, invece LAAQ ??? troviamo errori simili anche sui bolognini di Guardiagrele GRAV al posto di GUAR devono leggersi in senso orario come la legenda del D
  19. 1 point
    Perdonami e se non fosse un errore? È noto, in diverse monetazioni l'uso di incidere le lettere nel campo in modo da "obbligare" l'occhio di chi legge a formare una teorica croce, diciamo una specie di preghiera. A Q L A
  20. 1 point
    Interessante variante, RRR
  21. 1 point
  22. 1 point
    Conta su di noi...qui ti troverai bene.
  23. 1 point
    Ben arrivato @Teus I!
  24. 1 point
    Benvenuto @Teus I
  25. 1 point
    Un caloroso benvenuto al giovanissimo Matteo
  26. 1 point
    Salve, benvenuto nel forum. Carlo
  27. 1 point
    E' lo stesso discorso che vale anche per la Borsa. Ho conosciuto un ex collega che aveva investito nelle azioni Parmalat: ovviamente si è totalmente rovinato; avevo invece un compagno di corso all'Università che giocava regolarmente in Borsa e ci guadagnava tanto da offrire periodicamente ai suoi amici più squattrinati lauti pranzi nei migliori ristoranti di Firenze. Al di là del risultato, nessuno di loro era "numismatico" e se lo era, lo era perchè collezionava, o sperava di collezionare, moneta corrente anche MB!
  28. 1 point
    Le Brigate Fiamme Verdi furono delle formazioni partigiane a prevalente orientamento cattolico, attive durante la seconda guerra mondiale, nella Resistenza. Nate dagli intellettuali cattolici, si trasformarono in formazioni prevalentemente militari, operarono soprattutto in Lombardia. In Emilia furono direttamente guidate dalla Democrazia Cristiana. Il loro nome derivava dal 3° Reparto d'Assalto "Fiamme Verdi", parte del 3° Corpo d'Armata, durante la prima guerra mondiale, operante sul fronte del gruppo dell' Adamello. Fiamme Verdi Brigata Tarzan Motto: Patria e Libertà Nata a Pontoglio,tra le province di Brescia e Bergamo, nella metà ovest del lago di Iseo e la bassa valle dell'Oglio; Rovato, Castelcovati e Pumenengo a sud, fino ad Adrara e Lovere a nord. Capitanate da Bertoli Tomaso, classe 1922, detto "Tarzan". È forse stato uno dei gruppi completamente autonomi, per quanto riguarda la sussistenza, anche se in continuo collegamento con la brigata 10 Giornate del ten. V. Tenchini di Chiari e le altre FF VV e distaccamenti garibaldini. Numerose sono le imprese dei 35 Patrioti pontogliesi nel vasto territorio sopra citato, e dozzine sono i collegamenti che avevano con gli insurrezionali dei paesi limitrofi. Sette di questi giovani Pontogliesi e altri 4 partigiani (2 di Coccaglio e 2 di Erbusco) trovarono la morte durante uno scontro con la famigerata colonna "Farinacci" in ritirata, a Coccaglio, il 26 aprile 1945. In totale, nelle diverse azioni contro i nazifascisti, questo gruppo perse 15 partigiani, compreso un capitano russo che si era unito a loro.
  29. 1 point
    Salve a tutti, scrivo qui perchè la paccottiglia di persone su facebook forse non potrà capire il mio punto di vista. Ieri guardavo il programma di Giletti (si lo so, è quel che è, ma si eleva a critico acculturato e quindi saprà apprezzare le critiche). Parlavano delle regioni virtuose. In testa su tutte Trentino e Sudtirol. Io vivo in questa regione, la mia famiglia, 80 anni fa, ha fondato qui la loro storia recente e posso solo dire del bene. Il Trentino Welshtirol e Sudtirol sono province virtuose, le prime in Italia sulla raccolta differenziata, sulla cultura e istruzione, sulla qualità della vita, sull'occupazione, sul pagamento di tasse da lavoro dipendente, sulle partite iva, sull'ambiente (bacini imbriferi, boschi, montagne, ...), e su molto altro ancora. E con un po' di invidia attribuivano questo primato al fatto che buona parte delle tasse (che ricordo sono più alte con molte addizionali) rimangono nelle nostre tasche. In realtà non è proprio così. Per un rapido paragone, un piccolo appartamento di 50mq in periferia costa oltre 180mila euro, e una pizza in pizzeria non meno di 8 euro. Capita a fagiolo. Da qualche anno seguo un appassionato signore di Trento che mi ha illuminato su molti aspetti. E ieri hanno intervistato la Eva Klotz, come se lei fosse la porta voce di un movimento scissionista diramato sul territorio. Io posso assicurare che non è così: qui non ci si sente austriaci ma tirolesi. Il tirolo non è vienna per capirci. Il tirolo inteso come territorio da Borghetto d'Avio a Kufstein, nelle provincie di Trento, Bozen e Innsbruck. A scuola insegnano gli eroi italiani, e non gli eroi del nostro territorio. Per i tirolesi Garibaldi e Mazzini, ha fatto ben poco. Ma Hofer ha lottato per il Tirolo e le sue etnie. E con lo smembramento del territorio austriaco nel 1920? Nel 1923 con "la riforma dei cognomi" di Tolomei è stata resa fuori legge la lingua tedesca e le minoranze ladine. La toponomastica dei luoghi, i cognomi, le parole e i dialetti violentati e italianizzati nel Ventennio. Si andava in galera se si usava la parola Tirolo, tyrol, bolzen, tient, rofreit, brixen,... In provincia di Bolzano, si è sempre parlato tedesco, in Trentino da secoli si parla italiano, nelle valli orientali il ladino dalla notte dei tempi. Sono tirolese anche se parlo italiano. Quindi la signora Klotz non parla per il tirolo, ma per una sparuta marmaglia di secessionisti. La parola Triveneto nient'altro è che una locuzione per identificare un territorio non definibile (trento e trieste distano una marea di km), Il vero movimento freie volker (popoli liberi) si basa su un movimento di armonia del territorio, armonia tra le 3 lingue ufficiali, cultura e territorio. I tirolesi è un popolo che si rimbocca le maniche, pacifista e accogliente. Per mille anni ha vissuto secondo le regole delle comunità. I dialetti divenuti vere e proprie lingue, con dialetti diversi da valle a valle, da paese a paese. Spesso anche tra quartiere e quartiere. E spesso l'ignoranza spesso del popolo tirolese è la rovina. Chi conosce bene lo scopo di Battisti e Chiesa per poterci ragionare su? Di Andreas Hofer? L'arma degli alpini che stimo e ammiro? Non si insegna più ad essere legati al nostro territorio. Nel nostro presente: il trentino, per orografia non è adatta alle grandi aziende e alle grandi vie di comunicazione, e siamo tagliati fuori dai grandi progetti nazionali. Questa potrebbe essere la nostra fortuna lavorando sul turismo e sulle piccole imprese locali. Come in ogni parte d'italia di dovrebbe essere legati al proprio territorio e conoscerlo profondamente per saper apprezzare il futuro. Per questo dico che qui, ci si sente tirolesi, non austriaci, e purtroppo non italiani... Dico questo perchè l'Italia non si comporta da buon padre di famiglia; si capisce che Papà Roma ha tanti difetti e non lavora per il bene dei propri figli, così può capitare che magari i figli più virtuosi, che risparmiano e che magari si sentono più bravi (a torto o a ragione), venga voglia di andare a vivere da solo. Soprattutto perchè ci si sente un po' dei figli non biologici... Non sono molto bravo con le parole, spero di aver espresso il mio pensiero senza offendere nessuno...
  30. 1 point
    Il regalo di un amico come "consolazione" per la dismessa collezione. Altro tema, altra storia senza dubbio molto più interessante. Un bel dritto con l'effigie di Settimio Severo, il rovescio, meno bello, non so cosa rappresenti. Una figura inerente la caccia? Un milite? Mi piacerebbe saperne di più. Carlo
  31. 1 point
    Il denario è molto gradevole e il conio stanco al rovescio è tipico del periodo. Esemplare interessante per l'iconografia al rovescio. Basti qui menzionare Leptis Magna per capire cosa porti dietro di sé a livello storico e artistico.
  32. 1 point
    Seppur il rovescio penalizza un po' la moneta, trovo veramente carino il dritto Per un dono più che valida, moneta interessante anche dal punto di vista dell'iconografia
  33. 1 point
    La maggior parte vende, anche se, ad onor del vero, questo sarebbe il momento favorevole per mettere in collezione superbe monete (non necessariamente eccezionali) una volta inaccessibili al comune mortale. Certo lo deve fare con puro spirito numismatico, non con l'intento meramente speculativo, in quanto questa bolla negativa è destinata a continuare per lungo tempo arrivando pure a toccare picchi per ora impensabili. Non faccio di tutta l'erba un fascio ma molte tipologie monetali seguiranno questa china. Non posso prevedere il futuro del collezionismo ma ho paura che siamo passati da un eccesso ad un altro. Le colpe? Di tanti. Pochi esclusi. Cataloghi gonfiati a dismisura, commercianti del settore, case d'asta, e via giù giù nella filiera della numismatica. Carlo
  34. 1 point
    Le medaglie papali sono affascinanti...e storicamente significative, qualche anno fa' c'era in Italia un grande collezionista di buon portafoglio...si chiamava Boccia (ingegnere) e, vivo ancora lui, le medaglie avevano rialzato la testa e trovavano nuovi estimatori perchè quando un settore è liquido e dinamico ci si fida di più a comprare. E questo dimostra anche una legge micidiale del collezionismo...non ne servono cinque e nemmeno due per creare competizione e prezzi... ne può bastare uno che compra spesso ed abbastanza! Se quello viene a mancare...o si stanca e vende...o anche smette di comprare...vacilla il settore. In questi momenti le medaglie papali stanno trovando un fondo...costano poco, i riconii poi (comunque interessanti e sono sempre prodotti ottocenteschi) si prendono da 10 a 40 euro. Qualche anno fa' costavano da 70 a 120 euro. Con somme non importanti si potrebbe fare una bella collezione con medaglie di bronzo...l'argento costa il doppio ma non ha cifre alte...siamo sempre nelle centinaia di euri. L'oro fa eccezione...ha risentito meno della crisi settoriale..e ci vogliono ancora cifre con tre zeri...perchè è molto raro e ha interesse internazionale vero.
  35. 1 point
    Come detto anche in passato mancano nuovi collezionisti di "spessore " , e i pochi che ci sono non spendono queste cifre
  36. 1 point
    Molte monete con stato di conservazione un po' sovrastimato ma con base d'asta molto basso. Una conferma del mercato invaso da una abbondanza di dismissioni, ma anche una profonda tristezza e tanta solidarietà per i tanti che tentano una alienazione delle loro collezioni. Carlo
  37. 1 point
    Salve, segnalo : https://laprovinciapavese.gelocal.it/tempo-libero/2019/11/19/news/oltre-mille-monete-romane-trovate-a-varzi-un-tesoro-risalente-al-terzo-secolo-dopo-cristo-1.37917716
  38. 1 point
    Ciao Carlo, il rovescio rappresenta l'Africa , ai suoi piedi un leone, legenda AFRICA Roma 206 D.C. rif. RIC 253
  39. 1 point
    L' aeroporto di Gadurrà fu costruito nella valle dell'omonimo fiume, a poche centinaia di metri dalla foce sul mar di Levante ed aveva la codifica militare 806. Fu il secondo aeroporto ad essere costruito sull'isola e consisteva in una pista d' atterraggio in macadam lunga 1 700 m e larga 60 m ed un accampamento temporaneo per il personale. Dipendeva dal Comando Aeronautica dell'Egeo di Rodi basato all'aereoporto di Marizza. Oggi la pista è facilmente individuabile sia dalle immagini satellitari che a terra. Con orientamento 15/33 la testata meridionale della pista termina sulla spiaggia della baia di Vliha-Reni mentre una piccola porzione della testata settentrionale è stata coperta dal terrapieno della strada statale EO95. L'area è parzialmente ricoperta da arbusti e vegetazione anche se buona parte della pista è ancora percorribile in auto. La pavimentazione in macadam ancora presente versa in pessimo stato di conservazione come la piccola torre di controllo e la vecchia chiesetta costruita dai soldati italiani. Negli anni a seguire l'area venne usata occasionalmente dall' aereonautica militare greca per manovre addestrative con gli elicotteri basati a Marizza.
  40. 1 point
    @Piakos il tuo ragionamento rispecchia bene le difficoltà del pensare e dell'agire oggi. Probabilmente è proprio il non essere più veramente guelfi o ghibellini che crea disagio, incertezza, dubbi. Poichè per oltre 50 anni ho fatto politica attiva, può anche essere che sia condizionato, ma uno dei problemi, oggi, credo sia la mancanza di ideali, di obbiettivi cui sperare e per i quali progettare un futuro: tutto questo indipendentemente dalla parte in cui si stava. Oggi purtroppo ci saranno ancora - forse ma non ci credo - i "neri" ma sicuramente non ci sono più i "rossi", sbiaditi e scomparsi nella melassa dell'ambizione personale, della politica come carriera. E qui mi fermo. Solo un appunto: Paolini non aveva ragione. Non era affatto vero che allora (1968 e oltre) lo scontro era tra studenti figli di papà e poliziotti figli di operai. Tantissimi di noi eravamo figli di operai. Quello che Pasolini fece finta di non capire era che non si trattava di una lotta tra figli di ricchi e figli di poveri, ma piuttosto tra chi lottava per migliorare - o almeno così si sperava - questa società e chi, per lavoro e per dovere, volenti o no doveva difendere lo status quo.
  41. 1 point
    chissà se gli affari, con le varie offerte, resteranno affari Questo mi preoccupa un po'. Con @Piakos giusto ieri parlavamo della carenza di ricambio generazionale, se poi aggiungiamo che i ragazzi che s'interfacciano adesso alla materia hanno meno certezze economiche e quindi meno possibilità [e volontà] di investimento rispetto a quelli che potevano essere i giovani di anche solo 20 anni fa, mi sembra un mercato destinato a calare
  42. 1 point
    Il numero elevato di lotti è il sintomo di una più vasta sindrome. La pletora del materiale numismatico che indebolisce i prezzi. L'offerta oramai sommerge la richiesta. Carlo
  43. 1 point
    Io invece mi chiedo se è stata certificata su quali fondamenti si sono basati
  44. 1 point
  45. 1 point
    Stavolta non condivido lo scetticismo di @Piakos E' noto che Kimon realizzò solo due conii per il D/ e due per il R/. 1 - Le monete: Paris, Luynes 1227, Berlin, 18205398 e 18205390, e Genevensis sono evidentemente dello stesso conio (direi Tudeer 28) anche se Paris e Berlin ......90 presentano i capelli più levigati dall'usura. 2 - Genevensis e Paris hanno si il nome ARETUSA ribattuto, ma in maniera diversa. 3 - La moneta del medagliere siracusano dovrebbe essere sicuramente Tudeer 29, anche se non riesco a vedere il SO tra i capelli. Le differenze sono ben visibili nella diversa disposizione dei delfini, nel ciuffo di capelli a lato del nastro e nella forma di molti riccioli. Detto questo, ed essendo sicuro dell'autenticità e del miglior stato di conservazione della moneta rispetto alle sorelle conosciute, mi sono deciso e ho fatto l'offerta. Erano 1.500 €, vero?
  46. 1 point
    Napoli, cavallo di Federico III d'Aragona, 1496-1501, sigla L , capelli lunghi
  47. 1 point
    Salve, segnalo : https://www.cronacanumismatica.com/un-cavallo-di-chieti-per-carlo-viii-dalle-legende-insolite/
  48. 1 point
    Salve, allego immagini di un interessante e rarissimo cavallo aquilano di Carlo VIII, 1495, con la legenda del rovescio invertita , D.A. - ; MIR 110
  49. 1 point
    In poche parole, non vengono trattate come descritto nella "famosa discussione che si è preferito chiudere" e nel cappello introduttivo di questo thread. Aggiungo: epoche diverse di coniazione significano metodi diversi di produzione, con proprie caratteristiche e problematiche. Per cui va da se che la moneta oggetto della famosa discussione "che si è preferito chiudere" vada vista nell'ottica di questi difetti di produzione. Ultimo ma non meno importante, mi pare decisamente inappropriato contraddire un utente (peraltro curatore di sezione) che ha esaminato la moneta in mano e con apposita lente, disaminando solo attraverso una fotografia... piccola!
  50. 1 point
    infatti ritengo i falsi di monete rare ancora più interessanti,a tal proposito allego l' immagine di questo falso da 2 ducati di Carlo di Borbone del 1752,coniato in 4432 pezzi è riportato R3 dal Gigante,la particolarità di questo falso sta nel fatto che sotto al collo del sovrano riporta D.2 anziché le iniziali dell'incisore Giovanni Casimiro De Gennaro DeG. la moneta l'avete già vista in un'altra discussione
La ricerca dei Migliori Utenti è impostata sull'orario Roma/GMT+01:00