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Showing content with the highest reputation since 07/17/2019 in all areas

  1. 5 points
    E chi dice questo? Le serie del 1947 ogni Casa d'Aste che tratta monete italiane moderne e contemporanee ce le ha così come le caravelle contro vento. Smettere perchè? Smettere la malattia del FDC a tutti i costi quello si. Se i Collezionisti italiani tornassero ad essere Collezionisti e non investitori e ricominciassero a cercare le monete in SPL o BB con la stessa spesa di una moneta FDC avrebbero una panoramica più completa della monetazione trattata. Guarda che su questo argomento con me sfondi una porta aperta.
  2. 3 points
    Andrea keber

    Riconoscimento monete con croce

    LEVON IV (1320-1342), Pogh +ԼԵՒՈՆ ԹԱԳԱՒՈՐ Levon re/leone araldico +ԱՄԵՆԱՅՆ ՀԱՅՈՑ di tutti gli armeni/croce latina
  3. 3 points
    Spoudaios

    Riconoscimento monete con croce

    Ciao Mauro e benvenuto. Sarebbero utili peso e diametro, ma potrebbe essere un esemplare del Regno Armeno di Cilicia.
  4. 3 points
    Lugiannoni

    OMNI 13

    E' uscito il n. 13 di OMNI, come sempre ricco di studi interessanti. http://www.wikimoneda.com/OMNI/revues/OMNI_13.pdf
  5. 2 points
    Riccardo Paolucci

    FINALMENTE!!!

    Terminata la ristrutturazione dei locali della RARE BOOKS & FINE ARTS in quel di Londra, siamo riusciti ad aprire l'atelier, ERA ORA. In Studio ci sarà fissa Laura che è stata mia preziosissima assistente a Leeds quando c'era la Riccardo Paolucci & Son
  6. 2 points
    Vedi caro @Andrea keber io ho fatto il Liceo Scientifico fino al IV anno a Roma al San Gabriele in Viale Parioli dove la retta negli anni '70 costava 2 milioni l'anno, eri obbligato ad andare a scuola in giacca e cravatta ed i libri li dovevi comprare, TUTTI. Così è stato dopo all'Università, dove a parte i tre testi di Numismatica (Bernareggi, Breglia e Ercolani Cocchi), il resto è costato una tombola; Università che allora se un professore riusciva ad aver pagato il viaggio ed il soggiorno in Yemen si partiva per un campo archeologico a proprie spese (mica come adesso che Archeologia è diventata una barzelletta ed una leccata ai posteriori dei docenti). Anche nella vita lavorativa ho sempre acquistato tutti i testi che mi servivano, l'unico nella mia Biblioteca che era in fotocopie era il Baumgartner su Lubiana (fotocopia per gentile concessione di Giulio Bernardi), ma il resto l'ho sempre acquistato ed in ORIGINALE nemmeno in copie anastatiche (che per me non sono altro che fotocopie rilegate). Il libro va preso in mano, aperto e sfogliato. I pdf e le fotocopie le lascio ad illustri e sapienti numismatici
  7. 2 points
  8. 2 points
    Riccardo Paolucci

    ABA

    E' con sommo piacere che siamo stati accettati all'ABA (ANTIQUARIAN BOOKSELLERS' ASSOCIATION). Massima soddisfazione ed un ulteriore successo per la nostra carriera numismatica
  9. 2 points
    Comprali i libri, le opere in pdf lasciale agli sprovveduti
  10. 2 points
    Negli ultimi 3 anni sono apparse diverse copie in vendita alle Aste in giro per il mondo. Bisogna armarsi di pazienza e cercare. Noi sfortunatamente per te non l'abbiamo nel nostro stock ma ti posso consigliare qualche indirizzo a cui chiedere https://www.vcoins.com/it/stores/charles_davis-44/ancient-coins/Default.aspx? http://www.mevius.nl/ http://www.douglassaville.com/ http://www.dr-dieterle.de/ http://www.coinsjacquier.com/index.php/en/ https://www.numislit.com/ https://cngcoins.com/ http://www.workmansbooks.com/catalogs.html In bocca al lupo
  11. 2 points
    Riccardo Paolucci

    Riconoscimento monete con croce

    Nercessian Y. T., Armenian coins and their values, Los Angeles 1995, pp. 254, tav. 4 costo dai 60 ai 90 €
  12. 2 points
  13. 2 points
    Le nuove generazioni sono all'oscuro di tanti personaggi che hanno portato in alto la Numismatica italiana nel mondo. Uno di questi è Lopez Spagni che operava nei convegni commerciali più importanti e tramite i suoi periodici listini di vendita. Reggiano di nascita viveva in provincia di Verona a Santa Lucia dei Monti, una frazione di Valeggio sul Mincio. Grande conoscitore di numismatica antica e di zecche medioevali emiliane. Uomo di altri tempi, personaggio tutto di un pezzo. Se ti dava un appuntamento alle 10 dovevi arrivare alle 9.59 perchè alle 10.01 lui andava via. Memorabili alla Locanda Belvedere di Santa Lucia ai Monti i ritardi di Roland Becker alle cene che si organizzavano e lui se la cena era fissata per le 20 alle 20.01 ordinava. Un Maestro, fu lui a farmi capire un po' di numismatica greca italiana e siciliana dandomi i primi suggerimenti e consigli. Mi ricordo nella sua villa a Santa Lucia dei Monti quando si preparava per il Convegno del giorno dopo: preparava prima uno schema su carta di come disporre i plateau sul tavolo, eppoi nella cassetta disponeva i plateau nell'ordine in cui li avrebbe tirati fuori il giorno dopo esponendoli al pubblico. Bellissima la sua Biblioteca andata dispersa dopo la sua morte. Numismatici così non ne esistono più, belli quei Convegni, quelle cene, tutti i discorsi fatti con lui. Uomo di una Cultura profonda che mi ha onorato della sua Amicizia. Nella fig. 1 illustro il suo ex libris, nella fig. 2 un suo memorabile listino e nella fig. 3 un suo studio
  14. 2 points
  15. 2 points
    goerzer

    TRIESTE (e GORIZIA), ultimi arrivi

    Alla fine, purtroppo, sempre lì si torna Come anche per Gorizia, i collezionisti sono pochi ma quella che manca è la disponibilità di pecunia. Ci sono i denari ma non c'è il denaro.
  16. 2 points
    Il buon Giulio Bernardi non acquista più, anzi sta vendendo alcuni pezzi della sua Collezione. Io non acquisto più ed ho venduto la mia Collezione. Restano piccolissimi Collezionisti che più in là degli Arlongo o dei Volrico non riescono ad andare salvo qualche rarissima eccezione. Oggi quando chiedi 4 o 5 mila euro per un Givardo ben conservato ti guardano stralunati. Diciamo che con qualche rarissima eccezione, come si dice a Trieste è una collezione "vojo ma no posso"
  17. 2 points
    Purtroppo è così. Monete triestine di Arlongo de' Voitsberg ne trovi quante ne vuoi. E' già più difficile trovare dei Volrico e il denaro comunale. Non parliamo di Wolcango, Givardo, Leonardo e Corrado Tarsot e Rodolfo
  18. 2 points
    Riccardo Paolucci

    LIBRERIE NUMISMATICHE

    Grazie troppo buono
  19. 2 points
    Krt

    LIBRERIE NUMISMATICHE

    Per me il top sono Kolbe e Paolucci
  20. 2 points
    Admin

    Le monete della Salapia romana

    Condivido sul forum alcune interessanti notizie numismatiche inerenti uno scavo vicino alla cittadina di Trinitapoli in Puglia. Gli scavi riguardano l'antica Salapia romana. Eì interessante vedere come gli antichi abitanti abbiano tesaurizzato bronzetti di piccolo modulo addirittura di secoli prima. Mancano oro e argento tra i tipi monetali. La numismatica, cioè lo studio delle monete, è una disciplina importantissima quando si studia la storia di un territorio. A Salapia tra il 2014 e il 2016 sono state recuperate quasi cinquecento monete che ci aiutano a raccontare la storia della città imperiale, quella tardoantica, la bizantina ed infine quella medievale. Attraverso lo studio dei reperti monetali possiamo descrivere il ruolo economico avuto da Salapia durante la sua lunga esistenza, il suo rapporto con altre città o con i traffici commerciali che provenivano da terra e da mare. Sulle monete, ad esempio, ci sono delle sigle che ci consentono di risalire alla zecca di appartenenza e di conseguenza di comprendere con quale parte del bacino del Mediterraneo avesse maggiormente rapporti. Ma una moneta ci fornisce anche utili informazioni sulla quotidianità, sulla vita economica dei Salapini. Ad esempio, nel V e nel VI secolo circolavano ancora tante monete, (molte battute anche secoli prima!) alcune piccolissime con un peso anche inferiore ad un grammo. Per noi sono la prova che in un momento di grande trasformazione socio-politica a Salapia si continuava ad utilizzare la moneta come strumento di scambio. Le monete recuperate sono principalmente in bronzo che in età tardo antica dovevano rappresentare il mezzo principale per le transazioni economiche. A Salapia ne sono state recuperate quasi 250 nascoste all’interno di un piccolo contenitore in ceramica. Il gruzzolo ci riporta direttamente al proprietario, ai suoi progetti, ai suoi timori per un futuro incerto o alla speranza che se nascosti adeguatamente gli sarebbero tornati utili in un altro momento. Breve nota curiosa: perché le monete possano fornirci informazioni utili esse devono essere pesate, misurato il diametro e, soprattutto, pulite perché possano essere identificate e catalogate. Ma alcune volte una moneta fornisce informazioni così come è, anche senza toccarla. Nel lungo processo di immobilizzazione che subisce può succedere che si “incontri” e si fondi con altri oggetti. Alcuni non sarebbero arrivati fino a noi senza questo incontro. Dall’area delle botteghe, all’interno di uno scarico di materiale ceramico, edilizio e di resti di attività domestiche proviene una moneta su cui si conserva una piccola foglia. Fonte immagini e testo: Progetto Salapia Pagina Facebook
  21. 1 point
    D.B.G

    Riconoscimento monete con croce

    Buonasera, personalmente reputo i PDF molto utili quando non si possono avere con sé tutti i testi necessari, immaginate a portarvi dietro un volume del corpus giusto per fare un esempio. Io ho una buona parte della bibliografia di mio interesse direttamente sul cellulare e quando ne ho bisogno è tutto a portata di mano, quindi non ci vedo niente di male ad avere dei testi in PDF soprattutto se sono testi irreperibili o molto costosi, poi è ovvio che avere in biblioteca i propri testi d'interesse è tutt'altra cosa ma, ripeto, per comodità preferisco i primi.
  22. 1 point
    La cosa che mi colpì nei suoi listini era la dicitura "Non facciamo uso del termine fdc"
  23. 1 point
    Interessante , questa discussione serve a ricordarlo e farlo conoscere
  24. 1 point
    Admin

    Tanti auguriiiiii!

    Tantissimo auguri al grande Carlo.. 1000 di questi giorni!!!
  25. 1 point
    Lugiannoni

    OMNI 13

    Ringrazio e ricambio; il tuo lavoro, come i precedenti, è estremamente interessante ed apre un innovativo campo di ricerche.
  26. 1 point
    I monogrammi riportati sugli stateri di Aspendo sono sempre stati giudicati di difficile comprensione perché ritenuti segni dalle forme greche derivanti dal dialetto panfiliano. Ma queste sigle, interpretate non come monogrammi composti di lettere ma come cifre composte di numeri (espressi in greco con le stesse lettere dell’alfabeto), si rivelano inaspettatamente dei numeri progressivi che scandivano il progredire della coniazione dei pezzi dell’emissione. L’apposizione di questi numeri facilitava la programmazione delle serie monetali da parte dell’autorità emittente ed il materiale conteggio delle monete battute da parte degli addetti della zecca perché consentiva di distinguere e contare meglio degli specifici gruppi di monete. Ecco allora che degli oscuri ed incomprensibili segni diventano una fonte formidabile di informazioni preziose. Ritorno sule tema dei monogrammi riportati sulle monete greche ed interpretabili come numeri in questo mio articolo di recentissima pubblicazione sulla rivista numismatica internazionale OMNI: https://www.academia.edu/39997497/F._De_Luca_Monograms_on_staters_minted_in_Aspendos_during_the_IV-III_Century_BC_numerical_notes_linked_to_the_size_of_the_issue_Revue_Numismatique_OMNI_no.13_07-2019_pp.40-71 Disponibile anche la versione italiana dell'articolo: https://www.academia.edu/39997443/F._De_Luca_I_monogrammi_sugli_stateri_coniati_ad_Aspendo_nel_IV-III_secolo_a._C._appunti_numerici_relativi_alle_dimensioni_dell_emissione_Versione_italiana_dell_articolo_pubblicato_sulla_rivista_numismatica_OMNI_n.13_7-2019_pagg.40-71_
  27. 1 point
    goerzer

    Trieste denaro

    Sono d'accordo con Andrea, una moneta rovinata può attirare e incuriosire, qualche volta anche più di una perfetta, soprattutto se è l'occasione per studi e approfondimenti. A parte questo, c'è anche l'aspetto economico da tener presente: penso che a tutti (a me più di una volta ) sia capitato di vedere il pane e non avere i denti e quindi di ripiegare su conservazioni magari appena decenti pur di avere fra le mani un certo pezzo
  28. 1 point
    Quintus

    CARAVSIVS, antoniniano PAX AVG

    Carausio Marco Aurelio Mauseo Carausio (In latino: Marcus Aurelius Maus(aeus) Carausius; nato in data sconosciuta e morto nel 293 a.D.) è stato un militare romano, nato nella Gallia Belgica, che nel 286 a.D. usurpò il potere, proclamandosi imperatore della Britannia e della Gallia settentrionale. Tenne il potere per sette anni, prima di essere assassinato dal suo tesoriere, Alletto, che gli succedette. Carausio era di umili origini e proveniva dalla tribù belgica dei Menapi. Si era distinto durante la campagna militare condotta dall'imperatore Massimiano contro i Bagaudi nel 286 a.D.. Divenne poi comandante della classis britannica, che pattugliava la Manica, col compito di ripulirla dai pirati franchi e sassoni, che devastavano la costa dell'Armorica e quella della Gallia Belgica. Ma Massimiano, sospettando che Carausio fosse sceso a patti con loro, ordinò la sua eliminazione. Avendo saputo ciò, nel tardo 286 a.D. o agli inizi del 287 a.D., Carausio si autoproclamò imperatore della Britannia e della Gallia settentrionale. Nel 288 a.d. o nel 289 a.D., Massimiano preparò un'invasione della Britannia, che però fallì, forse anche in seguito all'invasione dei Franchi Sali del loro re Gennobaude, che impegnò l'Augusto lungo il fronte renano, meritandogli alla fine il titolo di Germanicus maximus insieme a Diocleziano. Carausio iniziò allora a sperare di essere riconosciuto dal potere centrale e cominciò a battere moneta a Londra, a Rouen e, forse, a Colchester. Nelle sue monete egli si attribuisce i titoli di "Restitutor Britanniae" ("Restauratore della Britannia") e di "Genius Britanniae" ("Spirito della Britannia"), a dimostrazione di come egli abbia fatto leva sul risentimento della popolazione nei confronti del governo di Roma. Questo stato di cose continuò fino al 293 a.D., quando Costanzo Cloro, divenuto Cesare d'Occidente, marciò in Gallia. Isolò Carausio assediando il porto di Bononia e invadendo la Batavia (delta del Reno), così da assicurarsi le spalle da possibili attacchi degli alleati franchi di Carausio. Ma decise di non tentare una nuova invasione della Britannia, finché non avesse costruito una flotta adeguata. Ma in quello stesso anno, il tesoriere di Carausio, Allecto, assassinò l'usurpatore, prendendone il posto Dopo tre anni di regno, Allecto fu sconfitto e ucciso per incaprettamento (cioè per strangolamento) da un uomo di Costanzo Cloro, Giulio Asclepiodoto. Valore nominale: Antoniniano Diametro: 24 mm Peso: 4,25 gr Dritto: IMP C CARAVSIVS P F AVG ; busto rqadiato, corazzato e drappeggiato a destra Rovescio: PAX AVG; la Pax stante a sinistra con ramo d'olivo e scettro verticale, S in campo sinistro e P in campo destro Segno di zecca: MLXXI Zecca: Londinium Anno di coniazione: 292 a.D. Riferimento: RIC 98 var. Note: Originariamente attribuito alla zecca di Londra Ogni commento, approvazione e/o critica è il benvenuto! Ave!  Quintus
  29. 1 point
    Quintus

    Statere/didramma di Neapolis

    Fatto! Quintus
  30. 1 point
    Gianca

    LIBRERIE NUMISMATICHE

    Volevo sottoporvi alcuni nomi che trattano esclusivamente o quasi testi di Numismatica e che, secondo il mio modestissimo parere, sono i migliori al mondo. Kolbe & Fanning - Stati Uniti Paul Francis Jacquier - Germania Douglas Saville - Gran Bretagna Riccardo Paolucci - Italia e Gran Bretagna Spink - Gran Bretagna Auktionshaus Tietjen - Germania Biblionumis - Italia rigorosamente in ordine di importanza, il resto è pura fuffa
  31. 1 point
    Riccardo Paolucci

    LIBRERIE NUMISMATICHE

    Bèh troppo buono, grazie ma io non mi fermerei solamente ai nominativi che hai elencato tu, ad esempio ci sono anche Bertolami e Classical Numismatic Group, nonchè Giambattista Nigrotti
  32. 1 point
    Gianca

    AUGURI

    Mi associo anch'io, tanti auguri
  33. 1 point
    Quintus

    A PROPOSITO DI MEDAGLIONI

    Ex CNG Triton VIII... https://www.cngcoins.com/Coin.aspx?CoinID=58070 Ave! Quintus
  34. 1 point
    Quintus

    A PROPOSITO DI MEDAGLIONI

    Non sapevo che il 20 luglio fosse la giornata della "Commemorazione del Medaglione Assassinato". Ave! Quintus
  35. 1 point
    paragnosta costantinopolitano è notevole Renzo...mi hai fatto davvero sbellicare stavolta!
  36. 1 point
    carledo49

    5 centesimi 1896 Roma Umberto I

    Hanno dato R a quella del '95. Questa è ancor più rara ma arrivare ad R2 mi sembra eccessivo. Avrei lasciato R anche per questo millesimo. Carlo
  37. 1 point
    Segnalo, anche in questa sezione, la pubblicazione, da parte dell'Editrice Diana, dei miei studi sui quattrini emessi sotto Ferdinando IV per i territori toscani del Regno di Napoli, i Reali Presìdi di Toscana. Dalla quarta di copertina: "Lo Stato dei Presìdi (1557-1801) fu un’entità statale unica ed irripetibile nel panorama storico-politico italiano. Enclave istituita da Filippo II di Spagna per garantire un approdo sicuro alle sue navi e comprendente le piazzeforti maremmane di Orbetello, Porto Ercole, Talamone e, dal 1603 Longone all’Isola d’Elba, seguì, per quasi 250 anni, le sorti della corona spagnola prima e del Regno di Napoli poi, fino all’annessione al napoleonico Regno d’Etruria. Territori di confine tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio, porti militari e commerciali, nei presìdios transitavano merci e mercanti italiani e stranieri e vi circolavano monete e valute di ogni tipo. Solamente nel 1782, regnante a Napoli Ferdinando IV di Borbone, si decise di emettere una serie monetale in rame, nei tagli da quattro, due e un quattrino, destinata espressamente alla circolazione nei territori dei Reali Presìdi di Toscana. L’autore, dopo un’ampia premessa storica, dove ripercorre la genesi della nascita dello Stato dei Presìdi e ne delinea il quadro sociale ed economico, illustra gli aspetti connessi alla monetazione, soffermandosi, in particolare, sulla questione della coniazione dei “quattrini” e affrontando le problematiche prettamente numismatiche: i motivi alla base della loro coniazione, la tipologia, le varianti, gli esemplari reimpressi, la classificazione nelle fonti e nella letteratura numismatica, chiudendo con una catalogazione riepilogativa aggiornata e, in appendice, un’ipotesi sulla tiratura dei pezzi emessi, sulla base degli studi dei documenti consultati." Per info: www.classicadiana.it
  38. 1 point
    Neapolis

    Il due Grani - POPVLORVM QVIES - 1622

    ...infatti......in un primo momento...nella zecca di Napoli, ma non era questo il sistema per azionare i macchinari....e poi a poca distanza. @D.B.G..vediamo se sei bravo: 1) a Napoli come venivano azionati; 2) dove vennero successivamente azionati con la forza d'acqua. Al nostro prossimo incontro avremo molte cose da raccontarci.....a Bologna il tempo volò subito via.
  39. 1 point
    Ecco l' altra.....questa oltre ad avere l'appiccagnolo è di dimensioni inferiori: 28,60 mm, quelle sopra ne misura 34,70 Bella...che ve ne pare ?
  40. 1 point
    Lo so, adesso vi starete chiedendo: ma Pietro che fa.....ha abbandonato le monete e si è messo a collezionare/studiare le medagliette ? Premesso che non colleziono e che le monete, almeno se non spuntano fuori grossissime novità e/o studi a riguardo, sono grossomodo già delineate e riportate......il meridione non era solo moneta sovrana circolante. Accompagnato al denaro/la moneta, o meglio alla risorsa finanziaria, con il quale si effettuavano scambi, si compravano merci e il "pane quotidiano" per sopravvivere ecc ecc. vi erano numerosissime altre attività, per lo più sempre autorizzate dai sovrani di turno, sia esse legate alla devozione sia a circoli, aggregazioni, istituti, accademie, collegi e via discorrendo che sono state rappresentate, o meglio tramandate, su di un altro oggetto metallico.....che è la medaglia; un prodotto artistico ideologico frutto di una civiltà e di una cultura che esalta l'individuo singolo o come detto prima, più persone......e con il desiderio di perpetuare nel tempo le proprie gesta. Il Ricciardi, il Siciliano e il D’Auria per ultimo hanno riportato e catalogato numerosissime medaglie….ma tutte esclusivamente legate ai sovrani della città di Napoli, al periodo dell’occupazione francese e dei sovrani borbonici……….e tutte le altre ? Già in collaborazione con Francesco nel Bollettino nr. 2 del Circolo Numismatico Partenopeo abbiamo dato una bella “lucidata” a tutte le attività che i sovrani borbonici e francesi (Gioacchino Murat) hanno messo in atto nella Napoli fino alla prima metà dell’ottocento e di cui non si è mai scritto nulla…….ma, secondo Voi, tutte queste attività terminarono con il sopraggiungere dell’Unità d’Italia ? ….. no, mi spiace….e allora, come mai non se ne parla o meglio non se ne mai scritto ? ….. è vero, i libri di Storia ci hanno anche raccontato una realtà diversa di come si è giunti all’Unità d’Italia nella parte meridionale di essa…..ma non far emergere ciò che la città di Napoli continuò a svolgere anche durante il periodo Savoiardo….bhè, sembra essere un qualcosa di non concepibile……eppure, gli artisti, scrittori e chi più ne ha ne metta….erano lì….e continuavano a svolgere il loro lavoro. Io in questo periodo mi stò dedicando proprio a questi studi….anche se, a discapito, sembra che una documentazione idonea sia difficile da ricercare….ma c’è la farò. Detto questo, non Vi meravigliate, se ogni tanto insisto su questi temi….ma lo faccio, soprattutto, per renderVi partecipi (per chi è appassionato alla storia del sud) di questi avvenimenti. PM @Layer@Lugiannoni @Admin@Piakos
  41. 1 point
    Neapolis

    5 Lire di Gioacchino Napoleone

    Per il ritorno dei Reali dal viaggio in Francia Dritto > FRANCISCVS I.ET ELISABETH PP.FF.AA.VTR.SICIL.ET HIER.RR. Teste affiancate a destra del Re e della Regina; in basso, F.REGA DIR. / F.D'ANDREA F. / R.M.P. Rovescio > ADVENTV AVGG. EXOPTATISSIMO (Per il desideratissimo ritorno dei Reali). Il Sebeto, giacente sulla riva saluta l'arrivo dei Reali con la mano sinistra sollevata mentre tiene nella destra una pala; alle sue spalle, delle messi; sullo sfondo il Vesuvio fumante con il sole che sorge e il vascello che riconduce i sovrani in patria accolto da numerose navi e da due sirene. In basso, V.CATENACCI SCULP. / F.REGA D. All’esergo, NEAPOLIS FELICIOR / AN.MDCCCXXX / P.DE ROSA M.P. (opus: Francesco D’Andrea e Vincenzo Catenacci). Ricciardi 151. D’Auria 157.
  42. 1 point
    Neapolis

    5 Lire di Gioacchino Napoleone

    @@Piakos .... ho capito > Prego
  43. 1 point
    Neapolis

    5 Lire di Gioacchino Napoleone

    Questa è la scheda che curò il Siciliano:
  44. 1 point
    Neapolis

    5 Lire di Gioacchino Napoleone

    Infatti.........
  45. 1 point
    Neapolis

    5 Lire di Gioacchino Napoleone

    I napoletani non amarono da subito questa monetazione e continuarono a preferire la vecchie piastre borboniche, ducati, tarì e tornesi, sia per una questione di abitudine lungamente consolidata, sia per la scarsa fiducia nel sovrano. Pertanto questo nuovo sistema decimale fu abolito dopo soli 3 anni, ritornando alle origini. Gioacchino fece in tempo a tornare ai vecchi Ducati prima di perdere il trono nel 1815; questo nuovo passaggio al sistema dei Ducati, in assenza di monetazione, è documentato dalla legge N° 2223 del 18 agosto 1814, con la quale volendo richiamare l’antico sistema monetario cui la nazione da tempo è abituata, il sovrano stabilì che il sistema monetario stabilito nel Regno con la legge del dì di 19 maggio 1811 rimane abolito ma con una modifica: il Grano, centesima parte del Ducato, fu diviso in 10 parti anziché in 12 parti, modifica mantenuta successivamente anche dai Borbone. Nell’Art. 6 viene abolito la riduzione del decimo del valore della moneta di rame stabilita nell’Art. 1 del Decreto del 16 dicembre 1811: il Ducato si cambierà quindi con 100 Grani di rame, le monete da 4 Grana e 2 Grana e mezzo saranno conteggiate rispettivamente per 3 Grana e 2 Grana; Nell’Art. 10 viene approvata una modifica sostanziale nel sistema monetario: il Grano viene diviso in 10 Cavalli invece che dell’antica sua divisione in 12; In un successivo Decreto, si parla del cambio delle lire in Ducati, basato su 1 Lira = 23 Grana; dunque la moneta da 5 lire si cambiava con 1 Ducato e 15 Grana.
  46. 1 point
    Neapolis

    La Cornucopia sulle monete di Napoli

    La seconda moneta del regno di Napoli in cui venne incisa la cornucopia è il Tornese di Filippo II Nel 1573 Filippo II (1554-1598), dopo una sospensione nella coniazione di questo nominale, riprese la coniazione del Tornese facendone coniare un tipo di grande modulo; il Tornese in questione, ha un diametro di millimetri 29; non si conosce però il peso ufficiale di questa moneta; si presuppone che potesse pesare 8 Trappesi = grammi 7,128.
  47. 1 point
    Nel 1747 vennero coniate due artistiche monete Commemorative per la nascita del primogenito maschio, giunta il 13 giugno 1747, il Principe Filippo, “Reale Infante”. Le due monete, Piastra e Mezza Piastra, recano al dritto i busti accollati di Carlo e di Maria Amalia e al rovescio una donna seduta, reggente con il braccio destro un bambino, nel giro il motto “Firmata Securitas”, Sicurezza Confermata - a sottolineare la certezza, con la nascita di Filippo “POPUL SPES” Speranza del Popolo - della continuazione della famiglia, e quindi dell’indipendenza del Regno. continua >
  48. 1 point
    Salve a tutti. Questo che sto per presentarvi è il mio primo post in questa sezione: di solito mi occupo di numismatica classica, ma ogni tanto getto un occhio anche sulla monetazione del Meridione. In questo luogo vorrei porre l'attenzione su due particolari nominali argentei emessi durante i primi anni di regno del giovane Ferdinando IV come Re di Napoli e Sicilia. 1. D/ FERDINAND IV D G SICILIAR ET HIER REX, busto giovanile del Re volto a destra; sotto, I.A. R/ HISPANIAR - INFANS 1760, stemma coronato dei Borbone-Due Sicilie con accanto le sigle C - C/R. Sotto, il valore: G. 60. T/ Treccia in rilievo. Riferimenti biliografici: CNI XX, 6; Pannuti-Riccio, 66. Nominale: Mezza piastra (grana 60). Sigle: I.A. = Ignazio Aveta, Maestro di Conio; C -C = Cesare Coppola, Maestro di Zecca; R = Giovanni Russo, Maestro di Prova. Rarità: RRR. Provenienza: Ex Numismatica Ars Classica NAC AG, Auction 30 (04.06.2005), lot 696. Note (tratte dal catalogo della suddetta Asta): "Questa prestigiosa moneta è altrimenti detta "mezza piastra pupillare" in quanto battuta quando Ferdinando IV non aveva ancora compiuto dieci anni. E’ l’unico ritratto infantile che abbiamo di Ferdinando IV nella monetazione d’argento, e fu battuta solo nel 1760. Si devono aspettare 15 anni prima che venga coniata una nuova mezza piastra, incisione di Bernardo Perger." 2. D/ FERDINAND IV D G SICILIAR ET HIER REX, busto giovanile del Re volto a destra; sotto, F.A. R/ HISPANIAR - INFANS (segue il millesimo: 1766 o 1767), stemma dei Borbone - Due Sicilie coronato, con onorificenze. Ai lati, C-C/R. Sotto, il valore, G. 120, in cartiglio. T/ Treccia in rilievo. Riferimenti biliografici: Pannuti-Riccio, 46; MIR 366. Nominale: Piastra (grana 120). Sigle: F.A. = Ferdinando Adovasio, Maestro di Conio; C -C = Cesare Coppola, Maestro di Zecca; R = Giovanni Russo, Maestro di Prova. Rarità: RR. Provenienza: Ex Numismatica Ranieri, Asta 4 (26.10.2012), lot 377. Note: Questa moneta fu ritirata dalla circolazione e rifusa, in quanto il titolo d'argento contenuto nei nuovi nominali diminuì sensibilmente. -Cliccare sulle immagini per ingrandirle- Come appare chiaro, queste due monete furono tra le prime, in argento, ad essere coniate a nome del nuovo sovrano, Ferdinando IV. Dal punto di vista storico, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo. Tutto ebbe inizio quando, il 27 agosto 1758, moriva in Spagna la Regina Maria Barbara di Braganza, moglie del Re Ferdinando VI, fratellastro di Carlo di Borbone. Il sovrano spagnolo, come accadde anni prima a suo padre Filippo V, ebbe un grande tracollo emotivo, colpito dalla perdita della consorte, a cui era realmente affezionato. Presto, il dispiacere lo portò alla morte, avvenuta il 10 agosto del 1759, dopo un lungo ritiro, durante il quale trascurò in modo non indifferente la cura della sua persona. Non avendo avuto eredi, Ferdinando VI nominò suo successore il fratellastro Carlo che, intanto, dal 1735, era stato Re di Napoli e Sicilia. Durante il suo prospero e felice periodo di governo, il Regno vide, per la prima volta dopo parecchi anni, la residenza reale fissata stabilmente a Napoli ed abitata effettivamente dal sovrano, anziché da un suo luogotenente o simili. L’11 settembre dello stesso anno venne proclamata a Madrid la successione di Carlo di Borbone, il quale assunse il numerale III una volta salito sul trono spagnolo, dopo aver abdicato a quello partenopeo. Prima di partire per il suo nuovo Regno, Carlo si occupò della questione della successione napoletana: per prima cosa, nominò un comitato dei più alti funzionari e magistrati, insieme a sei medici, per esaminare lo stato mentale del suo primogenito, e pronunciarsi sulla sua capacità di governare. Il Principe Filippo, Duca di Calabria e Infante di Spagna (nato nella Reggia di Portici il 13 giugno 1747) venne tenuto sotto continua osservazione per due settimane ed il verdetto degli specialisti del tempo si pronunciò per la sua completa imbecillità (così veniva chiamata all’epoca una commistione letale di epilessia e ritardo mentale, manifestatasi già nei primi anni di vita). Escluso per questi motivi il primogenito Filippo, la “palla” passò ai due fratelli minori, Carlo, il secondogenito, che venne nominato successore al trono spagnolo dopo la morte del padre, e il più giovane Ferdinando, nominato giocoforza Re di Napoli e Sicilia. Entrambi i Principi erano felici dei ruoli che la sorte paterna aveva assegnato loro: già all’epoca, Ferdinando, che aveva appena otto anni, dimostrò un’affezione non comune per Napoli e i suoi dominii, ormai indipendenti dalla Spagna, sentimento immutato che lo legò a vita alla sua terra e al Regno che, ancora bambino, già sentiva suo. In tal modo, ad appena nove anni, Ferdinando IV fu riconosciuto Re del più grande Stato italiano allora esistente. Ma, data la minore età del giovane sovrano, Carlo, prima di partire, nominò un Consiglio di otto Reggenti, con a capo il famoso Tanucci, che avrebbe dovuto governare fino a quando Ferdinando avesse compiuto sedici anni. Nonostante ciò, Carlo III conservò sempre un ruolo di “protettorato” nei confronti del Regno di Napoli: infatti, le questioni più importanti dovevano venirgli riferite direttamente in Spagna, in modo che la decisione definitiva spettasse comunque a lui. Durante i suoi primi anni di regno, Ferdinando IV, o meglio, il Consiglio capitanato dal Tanucci, dovette far fronte ad una prima crisi, a cui seguirono le sue logiche conseguenze. Nel 1764, infatti, la penuria di grano portò allo scoppio di una grande carestia. I provvedimenti tanucciani ebbero poco successo e la fame si diffuse a macchia d’olio, aggravandosi giorno dopo giorno anche grazie al clima, particolarmente caldo per il periodo. Scriveva l’ambasciatore del Regno di Sardegna: <<La carestia è terribile: è accompagnata da sommosse e saccheggi. Uno strappa il pane dalla bocca di un altro e ogni volta che il pane viene distribuito vi sono uccisioni e ferimenti. (…) Non vi è che orrore, desolazione, e, nelle strade, cadaveri. La Corte, terrorizzata, è fuggita a Caserta (…). Si può avere del pane solo minacciando con una pistola; non lo si può comprare in modo pacifico (…).>> La situazione si aggravò ancora di più quando si vide che i tre milioni di ducati ricevuti dal Consiglio per placare la fame importando grano dall’estero non furono sufficienti a sanare il problema. I fornai e gli speculatori si arricchivano vendendo a caro prezzo del <<pane cattivo>>, impastato spesso con agenti estranei e dannosi al corpo umano, come la polvere di marmo. Così, soprattutto nelle Province del Regno, si manifestarono vari tipi di intossicazioni alimentari e cancrena intestinale che portarono alla morte parecchie persone già stremate dalla mancanza di pane. I cimiteri già esistenti non potevano contenere anche le nuove vittime della carestia e in alcune zone si scatenarono leggere ondate di peste. Il tutto si risolse naturalmente, quando il clima divenne più fresco e si poterono costruire anche nuovi cimiteri per seppellire adeguatamente tutti i cadaveri (tra cui quello che sorse sulla collina vicino a Poggio Reale). Il Consiglio, tornata la calma in città, si occupò dell’educazione del giovane sovrano, che, intanto, aveva fatto presto ritorno da Caserta. Il Tanucci si prese l’onere di educare Ferdinando alla letteratura, alla filosofia e all’arte, ma, con sua somma sorpresa, si rese conto che il Re non era molto incline allo studio e si stupiva che i napoletani si interessavano più di politica che di letteratura. Egli credeva infatti che i sovrani appartenessero ad una razza a parte, ma non dovessero per forza eccellere in qualche cosa. Eppure, dai resoconti dell’epoca, Ferdinando ci appare come un ragazzo in perfetta salute sia fisica che mentale, ben proporzionato e con una vivace intelligenza accompagnata da un senso di osservazione per il mondo circostante molto acuto, dono ereditato da sua madre, Maria Amalia di Sassonia. I suoi grandi hobby erano la caccia, che prediligeva al di sopra di tutto, la pesca e la meccanica, di cui non si stancava mai di parlare. Alla sua educazione, però, un altro precettore, il Principe di San Nicandro, ebbe su di lui un’influenza negativa: gretto e ignorante, credeva che il solo esercizio fisico bastasse per allevare il pupillo reale, ma, logicamente, si sbagliava di grosso. I suoi modi pedagogici furono aspramente criticati sia all’epoca dai suoi contemporanei, sia in tempi più moderni dal Croce. Alle otto di ogni mattino, dopo la vestizione e le preghiere, il gesuita boemo, Padre Cardel, insegnava a Ferdinando, per un paio d’ore, il latino, il francese e il tedesco, ma <<Sua Maestà profittò ben poco di queste lezioni perché parlava soltanto napoletano.>> Questo attaccamento alla sua lingua natia gli guadagnò le simpatie popolari e trascorreva la maggior parte del suo tempo con persone che la pensavano allo stesso modo. Dopo pranzo, di solito verso le quattro del pomeriggio, aveva lezioni di scrittura e di matematica. Dovendo scrivere minimo una volta a settimana a suo padre in Spagna e, periodicamente, agli altri parenti, Ferdinando pose molta attenzione verso queste lezioni ed ebbe anche una discreta calligrafia. Non era proprio portato, però, per la matematica, di cui apprese fino alle basi dell’aritmetica, ma mai oltre. Erano la caccia e la pesca le sue vere passioni e vi si dedicava profondamente, sia in inverno che in estate o in qualsiasi altra stagione dell’anno. Il 12 gennaio 1767 Ferdinando diventò maggiorenne, ma questo portò pochi cambiamenti nel suo governo: il Consiglio di Reggenza si trasformò allora in un Consiglio di Stato a tutti gli effetti. L’anno successivo, nel 1768, suo padre Carlo III, dopo le trattative intraprese con l’Austria, riuscì a convincere l’Imperatrice Maria Teresa ad acconsentire alle nozze tra il Re di Napoli e la sua tredicesima figlia, Maria Carolina d’Asburgo-Lorena. Credo di essermi dilungato già molto e ritengo opportuno concludere qui l’inquadramento storico che ho cercato di rendere il più scorrevole e piacevole possibile, il tutto ispirato da queste due superbe coniazioni che ho segnalato in apertura.
  49. 1 point
    Rileggevo questa bella discussione di Caio Cesare e non me ne voglia.......ma devo fare una piccola correzione sull'incisore della seconda Piastra da lui postata (chiedo scusa ma è quasi un obbligo per me): Incisore riportato: F.A. Ferdinando Aveta Incisore dei coni invece è Ferdinando Adovasio. due persone completamente diverse. In effeti si hanno pochissime notizie a riguardo di questo personaggio anche perché, com’è noto, esigua è stata la sua operatività all’interno della Zecca Partenopea; il catalogo Gigante, a pagina 502, ne riporta solo il nominativo mentre sia il Cagiati che il Prota ne ignorano il nome; Luigi dell’Erba si limita a dire che tali lettere sono le iniziali dell’Incisore; nel Vol XX del Corpus, sono descritte, senza certezza, come appartenenti a Ferdinando Aveta. E’ solo il Bovi, successivamente a fare chiarezza su queste sigle, documenti alla mano: In una lettera del 2 agosto del 1766 Cesare Coppola, Maestro di Zecca a Napoli, comunica al Marchese Tanucci che Ferdinando Adovasio, incisore presso la Regia Zecca, per stampiglie e timbri, aveva chiesto l’autorizzazione a fare i punzoni necessari per le nuove monete di Dodici Carlini; il Re, a tal proposito, aveva ordinato che l’Adovasio eseguisse detto lavoro in casa del Maestro di Zecca, per poter essere sicuro che l’incisione fosse fatta personalmente dal richiedente, e che l’architetto Don (D) Ferdinando Fuga avesse giudicato il valore artistico dei punzoni; l’Adovasio eseguì in casa Coppola i detti punzoni per la moneta: il dritto portava il busto del Re giovanile e sotto le sigle F.A., il rovescio il Real Stemma; il Fuga giudicò che il busto inciso sul punzone non fosse molto somigliante al giovane sovrano, per varie ragioni, fra le quali l’aver avuto l’incisore un modello di cera che non riproduceva in maniera ottimale il volto del Sovrano, ma nonostante questo, il ritratto era migliore, per fattura a quelli fatti da altri incisori, mentre il rovescio venne giudicato eseguito correttamente. Il Maestro di Zecca, Cesare Coppola, conclude la lettera dicendo che data l’urgente necessità di coniare monete da Dodici Carlini, i punzoni eseguiti dall’Adovasio potranno essere utilizzati per le Piastre descritte. Un saluto Pietro
  50. 1 point
    Neapolis

    Le legende sulle Monete di Napoli

    PERIODO ARAGONESE DOMINUS MIHI ADIUTOR ET EGO DESPIACIAM INEMICOS MEOS Sia il signore il mio protettore ed io disprezzerò i miei nemici. Versetto del Salmo 117 che , variamente abbreviato, si riscontra su numerose monete Aragonesi; è una delle invocazioni religiose frequenti sulle monete di quei tempi. Con essa Ferdinando I volle alludere alle lotte che dovette sostenere, con le armi e con la scaltrezza, per riacquistare il paterno retaggio contro i pretendenti stranieri, il Papa e i Baroni avversi alla sua causa. Alfonso I d’Aragona; sull’Alfonsino d’oro, sul Carlino e sul Denaro. Ferdinando I d’Aragona; sul Carlino, sul Quarto di Carlino e sul Denaro. Federico d’Aragona; sul Mezzo Carlino (Grossone). SERENITATI AC PACI PERPETUE Alla serenità ed la pace perpetua. I rarissimi Doppi Ducati d’oro di Ferdinando I d’Aragona che portano questo motto vogliono alludere, con esso, all’aver il re fiaccato l’orgoglio dei Baroni, vinto senza resistenze le armi nemiche, ed alle nuove condizioni che si auspicava aver definitivamente stabilito nel Reame. Ferdinando I d’Aragona; sul Doppio Ducato. RECORDATUS MISERICORDIAE SUAE Ricordando la sua misericordia. Motto preso dal Vangelo (Luca 1 f.54), fu adottato per il primo da Ferdinando I d’Aragona sui Ducati d’oro e sui Tarì d’argento in memoria dell’agguato tesogli presso Teano dal cognato Marino Marzano, duca di Sessa, dal quale scampò mercè il divino aiuto; il motto fu poi riprodotto dal figlio Alfonso II anche sopra un Ducato d’oro che egli fece battere col ritratto del padre e con la legenda medesima. Ferdinando I d’Aragona; sul Ducato, sul Tarì e sul Due cavalli. Alfonso II d’Aragona; sul Ducato. CORONATUS QUIA LEGITIME CERTAVIT Incoronato perché legittimamente combattè. Questa legenda si riscontra, variamente abbreviata, sui Carlini (Coronati) di Ferdinando I d’Aragona, ed allude agli impedimenti per la sua coronazione ed alla legittimità della sua successione al trono, non ostante che fosse un bastardo, legittimità proclamata nel Parlamento dei Baroni del 1442 e sanzionata dai Papi Eugenio V e Niccolò V. Ferdinando I d’Aragona; sui Coronati. CORONAVIT ET UNXIT ME MANUS TUA DOMINE La tua mano, o Signore, mi coronò ed unse. Si riscontra sui Carlini (Coronati) di Alfonso II d’Aragona battuti in seguito all’incoronazione del sovrano. Alfonso II d’Aragona; sul Coronato. IUSTA TUENDA Le cose giuste sono da difendersi. Questa leggenda, che si riscontra sui Carlini (Coronati) di Ferdinando I e Ferdinando II d’Aragona che recano l’impronta dell’Arcangelo S. Michele che trafigge il drago, ha avuto diverse interpretazioni. Secondo il Pontano essa vorrebbe rappresentare quasi una scusa da parte di Ferdinando I di essere stato costretto a far fondere una statua di argento di San Michele, che si trovava nel santuario del Monte Gargano, stretta dalla imperiosa necessità di convertirla in monete appunto per difendere cose giuste. Secondo il Sambon, invece, la figura di quel Santo sta lì a dimostrare l’animo grato del re per l’aiuto divino avuto nella seconda lotta contro i Baroni ribelli ed il motto denota che il trionfo riportatone è dovuto alla giustezza della sua causa, poiché l’Arcangelo a difesa del sacro diritto sovrano atterrò il demone della rivoluzione, raffigurato nel drago, che in alcuni rarissimi esemplari è a faccia umana, nella quale alcuni hanno creduto ravvisare il Duca di Sessa, che era il capo dei congiurati. Il Lazzari, infine, ravvisò nel tipo e nella legenda di queste monete un’impresa cavalleresca del Sovrano, in attinenza agli obblighi che assumevano i cavalieri dell’ordine dell’Armellino, che era posto sotto la protezione di San Michele. Ferdinando I d’Aragona; sul Coronato e sull’Armellino. Ferdinando II d’Aragona; sul Carlino (Coronato) IUSTICIA E FORTITUDO MEA La giustizia è la mia forza. L’E di questa legenda, che trovasi sempre così abbreviata sui rari Mezzi carlini di Ferdinando i d’Aragona che la portano, deve ritenersi verbo (E=EST), per cui il motto sta a denotare che in tal modo il re aveva vinto gli ostacoli che si frapponevano alla sua incoronazione. Ferdinando I d’Aragona; sul Mezzo Carlino. SERENA OMNIA Tutto è tranquillo. Questa legenda si trova sui Mezzi Carlini, detti Armellini, battuti da Ferdinando I d’Aragona, ed è allusiva alla pace ritornata in tutto il regno dopo la completa disfatta dei Baroni. Pare sia stata riprodotta sopra una moneta di identico tagli da Alfonso II; si ritrova infine, sugli Armellini di Ferdinando II e vuol ricordare la pace ristabilitasi dopo la cacciata dei Francesi. Ferdinando I d’Aragona; sull’Armellino. IN VRT T XPE DABT C M Alla tua potenza. Chiaro riferimento alla devozione Cristiana del sovrano. Ferdinando I d’Aragona; sul ¼ di Carlino. VICTOR ET TRIUMPHATOR Risultò vincitore e trionfatore. Ferdinando I d’Aragona; sul ¼ di Carlino. EQUITAS REGNI Giustizia del regno. Questa legenda messa sui cavalli di Ferdinando I d’Aragona che portano appunto l’impresa del cavallo, che è l’insegna di Napoli, fu suggerita da Diomede Carafa, conte di Maddaloni e voleva alludere alla saggezza del Sovrano, che, battendo in puro rame, rinunziava al forte lucro che traeva la Regia Corte col battere moneta di biglione, oggetto di continue frodi e di gravi danni per il popolo e per il minuto commercio. Ferdinando I d’Aragona; sul Cavallo. Ferdinando II d’Aragona; sul Cavallo. Federico d’Aragona; sul Cavallo. Filippo IV; sul Cavallo. SUB DEXTERA TUA SALUS MEA DOMINE Sotto la tua destra o Signore, sta la mia salvezza. Questa legenda, che figura nel Mezzo Carlino di Alfonso II d’Aragona al tipo del re seduto in trono ha significato simile a quella analoga dello stesso sovrano: In Dextera Tua Salus Mea Domine. Alfonso II d’Aragona; sul ½ Carlino. VICTOR ET LIBER(ATOR) - CONCORDIAE Vittoria e libertà - alla Concordia Legenda, senza dubbio singolare, diversa da quelle che appaiono sulle monete di Alfonso e dei suoi predecessori e dei suoi successori, rimasta avvolta nell’oblio per oltre 500 anni, la si torva su un Mezzo Carlino; il motivo al dritto ed al rovescio fanno pensare ad una coniazione commemorativa dell’incoronazione da distribuire a chi era stato presente alla cerimonia. Il titolo VICTOR ET LIBERATOR al dritto si riferirebbe ai precedenti successi militari di Alfonso II ed in particolare alla liberazione di Otranto dai Turchi, un’impresa che aveva reso famoso il nome del duca di Calabria anche al di fuori dei confini del regno; le tre corone che vengono attraversate e riunite dal nastro sono le tre corone di Sicilia, Gerusalemme e Ungheria, i tre titoli che Alfonso aveva ereditato dal padre. Pio II nell’investire del regno di Sicilia Ferrante I, incoronato a Barletta dal suo legato il Cardinale Orsini, lo aveva riconosciuto come re di quei tre regni, anche se i due ultimi titoli erano solo effimeri, di ostentazione; in subordine le tre corone potrebbero indicare i regni di Aragona, Sicilia e Sardegna che il nonno Alfonso il Magnanimo aveva riunito sotto il suo scettro e su cui regnava ancora la dinastia degli Aragonesi, il ramo spagnolo in Aragona, Sicilia e Sardegna, il ramo italiano a Napoli; le cinque lettere dall’alto in basso sono un classico motto augurale per l’inizio del nuovo regno, quasi uno scongiuro davanti alla minaccia della discesa in Italia di Carlo VIII di Francia ET VALEAT ET REGNET = E VIVA A LUNGO E REGNI, ma l’augurio/scongiuro purtroppo come sappiamo non funzionò; Alfonso II regnò solo un anno e morì nello stesso anno in cui lasciò il trono. Alla CONCORDIA alluderebbe alle sue speranze per il futuro; l’uccello, da sempre tradizionale araldo, reca un messaggio che è un altro scongiuro, un augurio di concordia, solo compattando sudditi e nobili intorno al sovrano si poteva sperare di vincere Carlo VIII e salvare il regno dalla cupidigia straniera; cosa che non si avverò e Napoli ne pagò amaramente le conseguenze, i Francesi si comportarono da spietati conquistatori, saccheggiando le ricchezze e le opere d’arte di Napoli ed inviandole in Francia, comprese le monumentali porte di bronzo di Castelnuovo, fortunatamente recuperate poi dalla flotta genovese; di colpo i sentimenti e gli umori del popolo partenopeo mutarono e da favorevoli a Carlo VII diventarono ostili al re che fu costretto a fuggire da Napoli solo otto giorni dopo il suo trionfale ingresso nella città. La riconquista del Regno venne definitivamente consacrata dalla vittoria riportata da Ferrandino sui Francesi ad Atella. Alfonso II d’Aragona; sul ½ Carlino. IN DEXTERA TUA SALUS MEA DOMINE Nella tua destra la mia salvezza, signore. La legenda che appare sul primo tipo dei Ducati, presa dal Vangelo di Luca, 1,54 venne impressa già da Ferrante I sui suoi Ducati e Tarì in ricordo dell’agguato cui era sfuggito presso Teano, tesogli dal cognato Martino Marzano duca di Sessa; ricordando la Misericordia del Signore che l’aveva salvato, Alfonso a sua volta in via eccezionale volle usare la stessa misericordia salvandogli la vita contro le aspettative di tutti . La legenda impressa sulla seconda tipologia di Ducati, ripresa dalla Genesi, 47,25 SALVS NOSTRA IN MANV TVA EST e dal Salmo 59,7 SALVVM FAC DEXTERA TVA ben riflette lo stato d’animo di Alfonso nelle drammatiche vicende che lo avevano coinvolto; è un appello a Dio, perché l’aiuti, l’unico in grado di farlo. Alfonso II d’Aragona; sul Ducato e sull’Armellino. Ferdinando II d’Aragona; sul Ducato e sull’Armellino. CONFIRMATA EST SUPER NOS MISERICORDIA EIUS La sua misericordia si è riconfermata sopra di noi. Questa legenda, che, variamente abbreviata, si riscontra sui Ducati d’oro di Federico II d’Aragona è allusiva alla protezione divina che quella dinastia ebbe ripetutamente a sperimentare ed a ricordare nelle sue monete. Federico d’Aragona; sul Ducato. RECEDANT VETERA Si dileguino le vecchie cose. Il motto è preso dalla Bibbia (1 Reg. 2 a 3). L’artistico Carlino di Federico III che lo porta, ha l’impronta di un registro in fiamme. La moneta è allusiva al perdono concesso dal Sovrano ai ribelli contro di lui ed ai traditori della patria col bruciare il libro dei vecchi conti e, quindi, col perdonare ed obliare ogni colpa dei sudditi ribelli. Federico d’Aragona; sul Carlino. VICTORIE FRUCTUS Frutto della vittoria. I graziosi Doppi Sestini di Federico III d’Aragona che portano questa legenda hanno nel campo due cornucopie ricolme decussate. Motto ed impronta vogliono significare che, vinte le armi nemiche, debellati gli ultimi Baroni ribelli, era, con la pace, venuta, nel reame, abbondanza di ogni cosa. Federico d’Aragona; sul Doppio Sestino. SIT NOMEN DOMINI BENEDICTUM Sia benedetto il nome di Dio. Pia legenda che figura sul Sestino di Federico III d’Aragona. Federico d’Aragona; sul Sestino.
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