I Migliori Utenti


Gli interventi più apprezzati

Showing content with the highest reputation since 09/07/2020 in Risposte

  1. 6 points
    Oggi sono 5 anni dalla mia iscrizione sul forum , una saluto a TUTTI
  2. 4 points
    Buongiorno, iniziamo questa settimana a parlare dei tanti artisti spesso oggi completamente sconosciuti, che hanno fornito un contributo fondamentale alla storia della medaglistica mondiale. Si tratta di decine di incisori che hanno operato in tutti i paesi d'Europa celebrando le pagine più importanti della storia moderna. Iniziamo con Bertrand Andrieu, uno dei più grandi in assoluto. Buona lettura Vivant Denon Betrand Andrieu 1^parte.pdf
  3. 3 points
    Buongiorno, proseguiamo questa settimana il racconto di uno dei più grandi incisori dell'epoca napoleonica: Bertrand Andrieu. Chiuderemo la sua biografia la settimana prossima quando ci fermeremo per la pausa estiva. Buona lettura a tutti! Vivant Denon Bertrand Andrieu 2^ parte.pdf
  4. 2 points
    Sei un grande Realino! Complimenti. Il tempo è sempre più veloce...sarà il riscaldamento climatico.
  5. 2 points
    La vasta produzione della zecca di Torino è testimonianza di ricchezza e potere economico del territorio sabaudo di quel periodo e le monete coniate appartengono a due momenti differenti (1 e 2 periodo) dove lo spartiacque è una importante e profonda riforma avventa nel 1754. Fino ad allora circolavano una grande varietà di monete in metallo nobile, retaggio di altri sovrani: furono demonetizzate e riconiate in nuove monete basandosi sul "Carlino" (soprannome di Carlo Emanuele 3) e la doppietta Sarda. Lo scudo nuovo ed i suoi sottomultipli, divenne l'esemplare d'argento più importante della monetazione di questo re sabaudo. Dello scudo ne furono coniati 9 millesimi, alcuni consecutivi come date, dal 1755 al 1769, con una tiratura complessiva di 229. 710 pezzi. Tutti rari ed alcuni estremamente rari come il 1760 R6 (un solo esemplare conosciuto) ed il 1759 che è un R5. Le alte ed altissime conservazioni rendono ancora più rara questa moneta. Sebbene mi fossi riproposto di non fare più acquisti numismatici avendo deciso mesi or sono di alienare la collezione, non ho saputo resistere alla tentazione di inserire nella mia raccolta divenuta un po' monca e senz'anima questo magnifico esemplare. La carne è debole, l'ho sempre sostenuto Carlo
  6. 2 points
    Falsa, bordo arrotondato, perlinatura difforme, lettere, etc etc, digli di lasciar perdere
  7. 2 points
  8. 2 points
    Buongiorno a tutti, proseguiamo il nostro racconto, parlando dei Gettoni commemorativi, variante "popolare" delle "più nobili" Medaglie commemorative. Spero che anche questo tema, benché brevemente trattato, sia di vostro interesse. Ovviamente resto a completa disposizione per chiarimenti o approfondimenti. buona giornata Vivant Denon Storie Medagliere 2.pdf
  9. 1 point
    Nonostante gli impegni, sono riuscito a dare il mio piccolo contributo alla realizzazione del n° 5.
  10. 1 point
  11. 1 point
    Augurissimi Carlo.
  12. 1 point
    Tanti auguri a Carlo @carledo49
  13. 1 point
    Tantissimi auguri Carlo!!!
  14. 1 point
    Mi associo di tutto cuore: auguroni Carlo!
  15. 1 point
    Questa moneta ha conservato le medesime caratteristiche di quella del predecessore, Carlo Emanuele 3. Il materiale era una mistura abbastanza povera al 271/1000 e non a caso era considerata "scadente moneta piemontese". Dopo il 1793 hanno dilagato nei territori confinanti il Regno di Sardegna essendo state battute in quantitativi estremamente elevati., ma, essendo state coniate per il Regno continentale, almeno in Sardegna non hanno mai circolato. Caratteristica peculiare di questa tipologia è l'approssimazione e le imprecisioni del conio che spesso si presenta decentrato, basso seppur in alta conservazione e non scevro di numerose imperfezioni dell'impronta, soprattutto del dritto. Ufficialmente ne sono state coniate 12 milioni per una decina di date differenti, ma a partire dal 1793 dovrebbero esserci altre coniazioni non ufficiali. Moneta comune e di non elevato valore numismatico, tranne che per alcuni millesimi. Il 1782 in foto infatti è un R2. Al Rovescio troviamo uno scudo ovale a cartoccio con aquila spiegata coronata, caricata nel cuore con lo scudo sabaudo. Al Dritto la testa del Re rivolto a destra con lunghi capelli legati a fiocco. Nell'esergo la data. Diametro 26/27 mm con un peso di circa 4,73 gr. Zecca di Torino Contorno in rilievo ornato con foglie. Carlo
  16. 1 point
    Ho trovato un originale del tetradramma di grandissima conservazione: il granchio era il simbolo della città antica di Agrigento e al diritto la doppia aquila era immagine di forza e vigore massimi. Scilla raffigurata al rovescio rappresentava il mare, l'ignoto e le insidie che potevano essere invocate, vinte, placate. Akragas è una fondazione Rodia e la marineria Rodia era una delle potenze del mare: insieme a quelle fenicia ed euboica (Lefkandi e poi Calcide ed Eretria...nell'isola greca di Eubea). Poi - scoppiò una guerra molto particolare tra le due città euboiche che depotenzierà entrambe - così, in seguito, prevarranno Atene, Corinto, Siracusa. Anche se Rodi, fattasi da isola città, mantenne una sua potenza fino al periodo romano. Siamo con queste monete nel 410 a.C. di fronte ad una delle massime espressioni artistiche dell'arte monetata greca...e di tutti i tempi. Qualcosa che forse un occhio non adeguatamente formato...non riesce a cogliere completamente nella grande bellezza e nella significativa storicità...che affonda le origini nell'immaginario umano, negli archetipi più o meno coscienti nell'uomo. Affondiamo con queste immagini nel mito: vediamo Scilla, mostro terribile guardiano dello stretto di Messina e dei suoi scogli, con Caridi: che era un gorgo. Lo stretto con le sue correnti e la profondità...non era facilissimo da navigare con le navi di allora: barconi di legno che avevano due grosse remi posteriori al posto del timone. E gli scogli erano sempre vicini nello stretto...correnti, mare mosso e vento potevano far accostare troppo le navi. Quei marinai erano eroi...Ulisse li rappresentava ed all'improvviso il mare poteva cambiare, agitarsi. Allora il vino resinoso e mielato, che allora si usava bere, poteva dare conforto e forza proprio per affrontare e sfuggire mostri come Scilla: Dai, muoviti tra i banchi della nave veloce con la boccia, togli i tappi alle botti, piglia il vino rosso fino alla feccia. Che non possiamo essere sobri in questa veglia. Archiloco è il poeta di questa immagine, autore anche dei versi che seguono, siamo nel VII secolo a.C. in presenza di una sensibilità ed una capacità descrittiva in armonia con la natura e l'anima...capacità e freschezza oggi perdute. Glauco, guarda, si muove a fondo il mare, sopra le cime tonde di monti sta una nube alta, che è segno di tempesta. La paura viene così, da ciò che non aspetti.
  17. 1 point
    Con il Covid di monete in asta se ne sono viste meno e molte Casa d'aste hanno riprogrammato/procastinato l'uscita. Da ottobre la giostra ricomincia? Cosa aspettarsi? Mi riferisce qualche amico che anche le conservazioni medie sarebbero in maggiore attenzione ed interesse: specialmente quelle antiche/classiche. Sarebbe una gran cosa per il mercato. Mi dicono inoltre che le monete super sono in rarefazione netta, se in questi ultimi sette otto anni sono state reimmesse sul mercato con un minimo di fisiologica frequenza: cose belle se ne sono viste...adesso stanno scomparendo. Regno e sabaude forse a parte. Ogni tanto si vede qualcosa di veramente raro, ma non in conservazione degna della rarità. Questa rarefazione dovrebbe contribuire a (ri)portare interesse sulle belle monete: non in Fdc o in q.Fdc ma rare, storicamente affascinanti o anche comuni e BB, resettando in qualche modo le tendenze e le attenzioni degli ultimi tempi. In effetti la numismatica non può vivere solo di monete meravigliosamente conservate. Un equilibrio e una varietà sono alla base di ogni mercato e anche il goloso e l'esteta dovranno riorganizzarsi.
  18. 1 point
    Salve, segnalo : https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&url=https://www.youtube.com/watch%3Fv%3DygL0V6-bV4Y&ved=2ahUKEwjr4JzHmfXqAhXHa8AKHb75A3wQwqsBMAN6BAgKEAg&usg=AOvVaw000wOiwOT9FE1m0i5zi0In
  19. 1 point
    Salve, segnalo che la Numismatica Ars Classica (NAC) ha pubblicato sul proprio sito tutti i cataloghi in pdf : https://www.arsclassicacoins.com/catalogues/
  20. 1 point
    Il convegno di Riccione era un gran convegno...una specie di raduno di grandi volpi e faine, dove imparare molto. Per chi voleva divertirsi cin le monete era una grande occasione: terrazze d'alberghi, giardinetti con i banchetti, mare, piadine, vongole...night...entreneuses...cubiste...famiglie sotto l'ombrellone: la vita in tutte le sfaccettature. E qualcuno aveva sempre anche monete eccezionali in tasca...per chi potev spendere. C'erano anche i ciùla i patacca e le patecche. E molta ipocrisia... Grande scuola!! Non vado da almeno 5 anni...forse 6. Era in calando...meno brillante...minori occasioni. Mi dicono che è ancora in calo. Comunque per un numismatico appassionato/assatanato... e che è ancora in formazione è semre un'occasione e, poi, questo passa il convento. Torneranno... torneranno tempi migliori e monete affascinanti per tutte le tasche, in un mercato curioso e voglioso.
  21. 1 point
  22. 1 point
    @carledo49 se puoi fatti un giro che magari trovi qualche bella moneta in oro , ovviamente da consegnare alla soprintendenza
  23. 1 point
    La cartamoneta a Napoli dalle origini al XX secolo da Stefano Poddi | Lug 20, 2020 La cartamoneta a Napoli dalle origini al XX secolo (di Giovanni Ardimento) Questo saggio storico-numismatico, è il frutto di oltre 5 anni di lavoro portato avanti da Giovanni Ardimento,con la preziosa collaborazione di Amedeo Colella ( scrittore, ricercatore, editore ed umorista napoletano). Tale studio si propone di colmare un vuoto nella pubblicistica di settore rappresentato dalla trattazione sistematica ed accurata di tutte le emissioni cartacee che hanno circolato a Napoli dal medioevo all’età contemporanea. Esso si compone di 334 pagine patinate, arricchite di ben 83 immagini ( raffiguranti documenti, monete, fedi, biglietti monetati, locandine pubblicitarie sia a colori che in b/n) tratte dall’eminente archivio/museo Bonelli oltre che dalle più prestigiose collezioni private e pubbliche. Arricchito dalla prefazione di Giancarlo de Vizia, nonché dalla presentazione di Gaetano Bonelli, è impresso per i tipi di Cultura Nova, con il contributo di IFB ( Insurance Financial Broker) che ha reso possibile questa iniziativa editoriale. Il testo affronta la nascita e l’affermazione della carta di commercio nel regno di Napoli e nel Meridione italiano, inquadrandola in un contesto europeo; si analizza la storia delle prime banche private e delle loro emissioni succedanee della moneta; si indaga sulla nascita e sul ruolo sociale ed economico della Casa Santa dell’Annunziata, fino a giungere alla istituzione dei banchi pubblici, alla loro ragion d’essere e alla loro espansione. Si passa poi all’analisi del fondamentale passaggio che dalla fede di deposito porterà alla fede di credito in tutte le sue forme ( polizza, polizzino, fede, madrefede, mandato di pagamento) e al loro influsso sulla vita economica, finanziaria e politica del Meridione italiano per oltre mezzo millennio. Si prosegue con indagine sulle crisi monetarie avvenute nel corso del seicento e dei tentativi di riforma monetaria che si sono succeduti. Fondamentale nel settecento il ruolo del catasto onciario di Carlo di Borbone ( indagato da Amedeo Colella). Dopo un periodo di oltre un secolo di rivolgimenti nascerà un istituto che primeggerà per la sua valenza e per il proprio ruolo finanziario e politico: il Banco delle Due Sicilie. Attorno ad esso sono legati numerosi eventi, alcuni dei quali del tutto inediti e sconosciuti, che trovano ampio spazio nel volume. Segue uno studio sulle più prestigiose dinastie bancarie che hanno operato a Napoli ( celebri tra tutte i Rothschild ed i Meuricoffre, di cui sono offerti ampi squarci pubblici e privati che ne scolpiscono il ruolo e le funzioni nel corso dei secoli). Segue un interessante studio sul dazio borbonico ( a cura del già citato Colella). Il passaggio dal Regno duosiciliano a quello d’Italia è affrontato in modo puntuale con l’analisi dei buoni delle reali finanze di Gaeta e con un approfondita ricerca su una fede “fantasma” che ci riporta al celebre caso Landi, ancora insoluto e di cui si espongono gli ultimi stadi di avanzamento a seguito degli studi compiuti da Ardimento presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli. Il riconoscimento al Banco di Napoli della facoltà di emissione, si pone come fase conclusiva di un processo plurisecolare che ha visto la trasformazione di un titolo di credito nominativo e circolabile con girata, in un titolo al portatore e circolabile mediante cessione. La banconota moderna ha acquisito uno statuto definitivo solo a seguito di lungo ed articolato travaglio finanziario che ha visto scendere in campo diverse scuole economiche e non poche teorie in conflitto tra loro. Alla fine si è affermato il primato della liquidità, gestita ed amministrata dalla banca di emissione, che preluderà alle successive Banche Centrali. Intanto prosegue il disordine monetario che attanaglierà anche alcuni decenni dell’ottocento e di cui i buoni fiduciari rappresentano un fulgido esempio, benché nella capitale partenopea gli esempi di tale forma monetaria sono da considerarsi di enorme rarità. Ed è proprio intorno agli anni settanta del XIX secolo che vede la luce una delle più belle emissioni del banco di Napoli, che passerà alla storia come il “Flavio Gioia”: di questo biglietto saranno fornite le ragioni storiche e linguistiche che metteranno in dubbio la sua attribuzione. Proseguirà la trattazione, un intero capitolo dedicato all’iconografia del banco di Napoli, con inedite analisi ed approfondimenti su alcuni biglietti, finora del tutto trascurate, che non mancheranno di stupire sia il collezionista più attento che lo studioso più esigente. Una articolata riflessione è poi dedicata alle banconote promozionali e di propaganda che, seppure impropriamente, in alcuni casi hanno finito per circolare insieme ai biglietti autentici. Di essi sono forniti in immagine alcuni reperti eccezionali. Chi pensava che le crisi bancarie e finanziarie moderne avessero avuto origine in America dovrà ricredersi, sulla base di un articolato studio sui cosiddetti “banchi dello sciulio” che già nella seconda metà del XIX secolo dimostrarono come fosse diffuso a Napoli il fenomeno delle banche usura e delle banche truffa: un concorso di eventi che portò in tribunale alcuni dei nomi più conosciuti della finanza partenopea e che fece epoca. Un approfondito capitolo è poi dedicato alla apertura della filiale di New York del banco di Napoli, con la analisi tecnica dei titoli di credito che hanno permesso la fondamentale operazione delle “rimesse” da parte degli emigrati meridionali e di cui il Banco di Napoli divenne leader, fin dai primi anni del XX secoloNon poteva mancare l’analisi componenziale dedicata alla serie degli uomini illustri, un’emissione composta di quattro valori di assoluta avanguardia tecnica ed artistica per quei tempi e di cui si forniscono nuove ed interessanti notizie. Segue un interessante studio sulle “pannine” del Monte di Pietà ( sempre a cura di Amedeo Colella). Pochissimi sanno che la storia della più grande banca del mondo parte da Napoli e precisamente dalla storia della Banca Dell’Italia Meridionale, che dopo fusioni e trasformazioni, diverrà la Bank of America, raggiungendo una serie di primati ineguagliati nella storia bancaria mondiale. Prosegue la trattazione lo studio accurato del RDL n.812 del 1926 che privò i Banchi Meridionali della facoltà di emissione: di esso si analizzano origini, ragioni e conseguenze. Si giunge così al Bando del 21 settembre 1943 n. 38 che disciplina l’emissione degli assegni a taglio fisso, la cui importanza assume una valenza affatto peculiare nel territorio napoletano perché va a confrontarsi con tipologie di emissioni sedimentate che assumono un nuovo statuto monetario specificamente ed accuratamente indagato. Dopo un capitolo dedicato ai miniassegni del 1966 e al contesto storico-monetario in cui maturò la loro emissione, chiude la monografia, uno studio dedicato al fenomeno dei miniassegni del 1976, di cui si forniscono interessanti ed inediti spunti di narrazione e di riflessione, oltre l’intero humus di nascita e di diffusione. Chiude il testo un’ampia referenza bibliografica per chiunque volesse ulteriormente approfondire specifici argomenti o momenti storici affrontati nel testo che ricordiamo,copre un arco cronologico di oltre otto secoli.
  24. 1 point
    Allego immagini di una medaglia di Napoleone, opus Andrieu / Denon immagini da asta RANIERI
  25. 1 point
    Ciao, L' Aquila cavallo di Papa Innocenzo VIII , 1485 , rame, vista la conservazione sulle 20 euro
  26. 1 point
    Un plauso all'amico Realino
  27. 1 point
    Buongiorno, andiamo avanti nello studio sull'origine delle medaglie commemorative in epoca napoleonica interessandoci della specifica normativa che regolamentava in modo molto stringente tutto il processo di progettazione e realizzazione delle medaglie e dei gettoni. Potremo scoprire il grande interesse che Napoleone stesso riservava a questo tema oltre che il grande valore propagandistico ad esse attribuito. Vi auguro una buona lettura sempre restando a disposizione per chiarimenti e/o approfondimenti. Vivant Denon Storie Medagliere 3.pdf
  28. 1 point
    BOZZA 1.3 (revi 6.3.18) - aggiornate immagini LA MONETAZIONE PER I REALI PRESIDI DI TOSCANA Il trattato di Firenze del 1557 e la successiva pace di Cateau-Cambrésis del 1559, che ponevano termine alla lunga guerra fra gli Asburgo e i Valois, videro, nella stesura dei nuovi confini degli Stati, la costituzione, su ex possedimenti della Repubblica di Siena, dello Stato dei Presìdi, una piccola entità territoriale comprendente Orbetello, Porto Ercole, Porto S. Stefano, Talamone e, dal 1603, Porto Longone (l’odierno Porto Azzurro dell’Isola d’Elba), che il re Filippo II di Spagna volle riservarsi per il controllo navale della costa tirrenica e per garantire approdi sicuri alle sue navi. Dominio diretto della corona spagnola, il piccolo Stato fu affidato per l’amministrazione al viceré di Napoli. Al periodo della dominazione spagnola si deve un forte sviluppo delle strutture e delle fortificazioni militari nel territorio sopravvissute fino ai nostri giorni. La dominazione spagnola fu interrotta nel trentennio 1707-1737, anni delle guerre di successione austriaca e polacca, che videro la momentanea sovranità austriaca. Quando Carlo di Borbone si impadronì del Regno di Napoli, anche i Presìdi passarono sotto la corona borbonica, seguendone le sorti fino al 1801, anno dell’invasione napoleonica dell’Etruria. Il trattato di Versailles del 1815 sancì l’annessione dell’ex Stato dei Presìdi al Granducato di Toscana dei Lorena. Sotto Ferdinando IV di Borbone fu battuta l’unica monetazione destinata al piccolo dominio toscano. Essendo un territorio di limitate dimensioni, crocevia di commerci e di genti, al confine fra il Granducato e lo Stato Pontificio, vi circolavano monete di varie zecche e di diverse unità di misura, creando gran confusione e difficoltà nei ragguagli. Le monete napoletana e romana la facevano da padrone, la prima per ragioni politiche e finanziarie, in quanto moneta “ufficiale”, la seconda per gli scambi e i rapporti commerciali con gli abitanti delle viciniori province laziali di Roma e di Viterbo. La documentata circolazione di valuta genovese, spagnola, napoletana, toscana, pontificia è indice di un’intensa attività commerciale e produttiva in Orbetello e dintorni. Ma se il ducato romano e napoletano costituivano le monete di riferimento per il commercio all’ingrosso e gli affari finanziari, tra il popolino si faceva di conto con la lira toscana e i suoi derivati. I pezzi più piccoli (aliquote di soldi e denari) erano molto usati nella vendita al minuto di merci dell’uso quotidiano. Se ne deduce che questo settore fosse predominio dei mercanti toscani, con un fitto interscambio con i Presìdi fatto di esportazione di prodotti agricoli, legna, carbone, pesce fresco e salato. Per questi motivi a Napoli si ritenne opportuno battere i pezzi in rame per i Reali Presìdi secondo il sistema monetario toscano e non quello napoletano. Ferdinando IV di Borbone, in tre diverse emissioni (1782, 1791 e 1798) fece coniare questo quattrino del medesimo valore dell’ordinario in corso nel Regno, pari alla 400esima parte di un ducato. Nei tagli di quattro, due e un quattrino, i pesi erano dunque rispettivamente identici alle monete da un grano, da un tornese e da tre cavalli circolanti nel Regno di Napoli. La serie dei quattrini coniata per i Reali Presidi vede come costante al diritto dei tre nominali il profilo di Ferdinando IV di Borbone volto a destra, lungo il bordo l’iscrizione Ferdinando IV per grazia di Dio Re delle Due Sicilie e in basso la sigla P (1 e 2 quattrini) o B P (4 quattrini) quale firma dell’incisore Bernardo Perger per la serie del 1782, mentre la P o D P delle emissioni del 1791 e 1798 sono riferite ovviamente al figlio Domenico, essendo Bernardo morto nel 1786. Il rovescio presenta in alto la corona reale sovrastante la scritta REALI PRESIDII, il nominale QVATTRINI, il valore espresso in numeri romani inserito tra le cifre arabe dell’anno di emissione. Solo nei pezzi da 4 quattrini le iscrizioni del rovescio sono circondate da due rami di lauro legati in basso da un fiocco. Ai lati della corona compaiono le iniziali dei direttori della zecca: C. C. per il Cesare Coppola (emissioni del 1782) in carica fino al 1790; A. P. sono le iniziali di Antonio Planelli (emissioni del 1791) mentre la sigla R. C., impressa sui nominali del 1798, designa la Regia Corte, ovvero la monetazione battuta a benefizio della Corte ed in particolare della regina Maria Carolina. Particolari rarità di questa monetazione sono due esemplari di 4 quattrini 1782, l’uno ribattuto su una prova in rame del 6 ducati di Carlo III, attestato dal CNI, e l’altro ribattuto su un grano del 1719 di Carlo VI d’Asburgo, inedito (collezione dell'autore - foto 2) e, infine, un esemplare di 4 quattrini 1798 ribattuto su un grano da 12 cavalli di Ferdinando IV, citato dai cataloghi.
  29. 1 point
    Purtroppo ti posso dire che mi è capitato di vedere un 5 lire 1873 Roma, rarissimo, palesemente falso, sigillato autentico da un perito, quindi fate sempre attenzione anche alle monete sigillate, manomettono anche le sigillate, magari tolgono la moneta buona e ne mettono una falsa, o riusano il cartellino, sempre OCCHIO !!!!!!
  30. 1 point
    Ciao Daniele. Da foto sembrano due monete differenti sebbene dello stesso millesimo, importante, ben raro e costoso. Una ha mancanza nel bordo ad ore 2 del dritto (quella opaca), e l'altra ad ore 4 del rovescio. Una lucida, l'altra opaca. Una con un grado di usura del baffo e pizzetto del sovrano poco accennato e l'altro vistoso. Comunque non mi piacciono per gli stessi motivi elencati da @Realino Santone La moneta (o le monete) non sembra neppure in argento. Dubbi ne lascia pochissimi. Certo, una bella immagine del taglio avrebbe "tagliato" la testa al toro!!! Carlo
  31. 1 point
  32. 1 point
    Salve, segnalo la pubblicazione sul medagliere reale di Torino : https://www.numismaticadellostato.it/web/pns/home
  33. 1 point
  34. 1 point
    Sempre professionale e preciso Cesare Costantini...uno dei migliori riferimenti numismatici italiani.
  35. 1 point
    Interessante, allego immagini di un rarissimo gettone per l'incoronazione di Napoleone in metallo dorato immagini da asta NOMISMA 51
  36. 1 point
    DATI DELLA MONETA: Moneta: Denario Metallo: Argento Emissione: 231-235 d.C. Grammi: 4,17 Diametro: 19,49 Conservazione: SPL DRITTO: Busto dell'Imperatore , laureato e con paludamento. Scritta: IMP ALEXANDER PIVS AUG. ROVESCIO: IOVI PROPVGNATORI. Il Dio Giove, stante a sinistra e con il capo rivolto verso destra. Tieni sulla mano destra un fulmine. DATI DELL' IMPERATORE: Imperatore: Alessandro Severo (Marcus Aurelius Severus Alexander Augustus) Regno: 222-235 d.C. Dinastia: Severiana Nascita: Arca Caesarea , 1° ottobre 208 d.C. Morte: Mogontiacum (Germania) , 18/19 marzo 235 d.C. Coniuge: Sallustia Orbiana Famiglia: Figlio di Marco Giulio Gessio Marciano e di Giulia Mamea
  37. 1 point
    @Reale Presidio Bravissimo Riccardo....mi compiaccio per questo "antipasto" ..... senti, ho dato una letta veloce, mi riservo per altri dettagli a lavoro ultimato, ma dovresti modificare le schede sul lato sx alle monete dove compaiono le sigle RC ed integrare con Regia Corte. Per il resto come bozza mi sembra ok......bravo, anche se inserirei qualche notizia storica, in premessa, più accurata e dettagliata....e del motivo e delle vicende di come si arrivò alla coniazione di queste monete; nel BCNN del 1972 (sai già dove pescarlo), nei documenti che trovi in allegato, potresti, se vuoi completare alla perfezione la tua collezione, inserendo qualche notizia in merito....sarebbe opportuno. Ciao
  38. 1 point
    "DICHIARO CHE LE MONETE/MEDAGLIE PRESENTATE SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO"
La ricerca dei Migliori Utenti è impostata sull'orario Roma/GMT+02:00