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  1. 8 points
    DeAritio

    La disfatta in Africa

    La disfatta in Africa Nella Seconda Guerra Mondiale uno dei teatri di guerra più importanti fu l'Africa. In questo continente, infatti, i fatti di guerra ci parlano di imprese eroiche o di disfatte clamorose, di Battaglie passate alla storia e di Generali “immortali”. L'Italia il 10 giugno dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna. La strategia Italiana era quella di unire le colonie, dalla Libia al Corno d'Africa , meglio conosciuto come Africa Orientale Italiana (A.O.I) , conquistando le colonie Inglesi dell'Egitto , Sudan e Kenia. In questa breve cronologia, vengono riportati le fasi salienti fino alla perdita delle colonie. 1940 9 dicembre: lancio dell'operazione Compass; le forze meccanizzate britanniche della Western Desert Force, al comando del generale O'Connor travolgono lo schieramento italiano 12 dicembre: caduta di Sidi el Barrani con 38.000 prigionieri italiani; le colonne corazzate britanniche continuano l'avanzata verso il confine libico 1941 5 gennaio: Bardia viene occupata dalla Western Desert Force inglese; catturati 45.000 prigionieri italiani 22 gennaio: anche Tobruch viene occupata dalle forze inglesi; altri 27.000 soldati italiani cadono prigionieri 25 gennaio: dopo un duro scontro tra carri armati britannici e italiani a El Mechili, le forze meccanizzate del generale O'Connor avanzano verso il golfo della Sirte per tagliare la ritirata alle truppe italiane in Cirenaica Nel gennaio 1941 le forze italiane erano ancora in superiorità numerica (nonostante l'AOI fosse isolata dalla madrepatria), anzi erano cresciute numericamente a ben 340.000 uomini grazie al reclutamento di cittadini italiani ed etiopici a seguito dello scoppio della guerra; le forze britanniche invece potevano contare su oltre 250.000 uomini, senza contare le forze della guerriglia etiopica 7 febbraio: Battaglia di Beda Fomm: vittoria finale britannica e disfatta delle residue forze italiane in ritirata. 9 febbraio: I britannici arrivano fino ad El Agheila, conquistando il grosso della Cirenaica; catturati dal 9 dicembre 1940 oltre 130.000 soldati italiani 20 febbraio 1941 il generale De Simone ordinò la ritirata generale che si trasformò rapidamente in rotta; le perdite ammontarono a 30.000 soldati tra morti, dispersi e prigionieri 24 marzo: Primo intervento del'Afrikakorps; i britannici vengono sconfitti a El Agheila, inizio della riconquista della Cirenaica da parte delle forze italo-tedesche del generale Erwin Rommel 22 aprile ,dopo che un gruppo di arbegnuoc etiopici del famoso capo Abebe Aregai si era unito ad una Brigata Sudafricana, presero d'assalto le postazioni italiane . I sudafricani ebbero 9 morti e 30 feriti e fecero 8.000 prigionieri. 15 giugno: i Britannici lanciano l'Operazione Battleaxe 18 novembre: il comandante inglese Auchinleck lancia l'Operazione Crusader 27 novembre si scatena la battaglia di Gondar e poco poterono i soldati italiani contro i carri armati britannici: le forze di Nasi, dopo essersi comportate egregiamente, si arresero e pagarono con 4.000 morti (3.700 ascari e 300 italiani) e 8.400 feriti. Fu la sconfitta finale in Africa Orientale 1942 4 febbraio: la linea del fronte ripassa il confine egiziano e si stabilizza tra al Gazala e Bir Hakeim 26 maggio: le forze italo-tedesche sfondano la linea presso al Gazala (Battaglia di Gazala) 11 giugno: grande battaglia di carri nel deserto. Le divisioni corazzate tedesche sconfiggono i reparti britannici 30 giugno: le truppe italo-tedesche raggiungono El Alamein (prima battaglia di El Alamein) 4 novembre: le forze Alleate rompono la linea dell'Asse ad El Alamein (seconda battaglia di El Alamein) 8 novembre: lancio dell'Operazione Torch, gli alleati sbarcano in Algeria ed in Marocco 25 novembre: le forze anglo-americane sbarcate nel Nord Africa francese iniziano l'offensiva in Tunisia 5 dicembre: vittoria tedesca nella battaglia di Tebourba; le forze alleate sono bloccate sul fronte tunisino 24 dicembre: le truppe alleate interrompono la loro offensiva in Tunisia 1943 19 febbraio: Battaglia del Passo di Kasserine: nuova vittoria delle forze dell'Asse 21 marzo: Operazione Pugilist lanciata da Montgomery sul fronte del Mareth 7 maggio: gli inglesi entrano a Tunisi, gli americani a Biserta 13 maggio: il Gruppo d'armate Afrika si arrende in tutta la Tunisia Campi per prigionieri di guerra Italiani Prima dell’8 settembre 1943 le sconfitte militari italiane in Africa, in Unione Sovietica e in Sicilia avevano prodotto un elevato numero di prigionieri. Secondo Rochat i soldati catturati dagli Inglesi in Africa settentrionale e in Etiopia furono circa 400.000, quelli presi dagli Americani in Tunisia e in Sicilia 125.000. Infine, vi furono gli oltre 40.000 militari lasciati ai francesi in Tunisia. Centinaia i campi, che spaziarono dall’Inghilterra al Medio Oriente, dal Sudafrica all’India. L’interesse degli Alleati per i prigionieri fu dovuta, innanzitutto, al loro utilizzo di manodopera a basso costo. Tant’è vero che, anche dopo l’armistizio, gli italiani, salvo alcuni gruppi di ufficiali, non vennero affatto liberati. L’unica conseguenza fu la richiesta rivolta loro di firmare una generica adesione alla guerra contro il nazi-fascismo e a diventare “cooperatori”, cioè leali collaboratori nel lavoro prestato. In genere le condizioni di vita nei campi furono piuttosto accettabili, ad eccezione di quelli francesi in Tunisia dove gli Italiani soffrirono la fame e vennero sottoposti al lavoro forzato e a vessazioni di ogni genere. Alla fine si contarono ben 3.000 decessi. Un grosso contingente di militari italiani fu imprigionato in Kenya, dove gli Inglesi provvidero a trasferire la maggior parte delle truppe sconfitte dell’Africa Orientale Italiana (AOI), insieme al viceré Amedeo di Savoia, poi morto in prigionia, e al generale Guglielmo Nasi. Altri prigionieri vennero inviati nei campi del Sudan. Secondo i dati forniti da quest’ultimo risultavano prigionieri, nell’estate del 1942, circa 70.000 italiani, fra cui 5.000 ufficiali e qualche migliaia di civili classificati come reclusi politici. Ad eccezione di Amedeo di Savoia, Nasi e pochi altri ufficiali, cui fu destinata una villa a Donyo Sabouk, gli ufficiali vennero divisi fra i campi di Eldoret e di Londiani, mentre soldati e sottufficiali vennero ripartiti nei campi di Nairobi, Burguret, Gil Gil, Naivasha, Ndarugu, Nakuru, Naniuki, Ginja, Mitubiri, con i loro distaccamenti di Kisumu, Kitale, Kajado, Longido. La particolarità di questi campi fu che, almeno nella prima fase, le convinzioni fasciste perdurarono. Tanto che venivano addirittura organizzate squadre di punizione per i dissidenti. Dopo l’8 settembre nei campi del Kenya nacquero nuovi contrasti tra i prigionieri, cioè tra chi divenne “badogliano” e chi preferì restare “fascista”. Di qui scontri e tumulti interni. Un altro campo importante era quello di Zonderwater, ubicato in Sud Africa, dove erano rinchiusi più di 70.000 militari italiani catturati dagli inglesi durante le prime campagne africane. Considerata una vera e propria “Città del prigioniero”, aveva al suo interno i più temibili tra i nostalgici fascisti. Gli italiani detenuti nei campi inglesi, pur vivendo situazioni migliori di quelli internati in Germania, erano considerati solo come manodopera a basso costo. Denominati con l’appellativo dispregiativo di “Wops”, derivante dall’anagramma di “Pows” (“prigionieri di guerra”) e dalla trasposizione inglese del termine “guappo”, anche dopo l’8 settembre non migliorarono molto la propria condizione. Le autorità britanniche, infatti, si guardarono bene dal reclutare militari italiani per inviarli a combattere i nazifascisti, continuando a trattenerli per sfruttarli soprattutto nei lavori agricoli, dove erano considerati molto più affidabili degli altri prigionieri. I militari italiani, inoltre, erano considerati con disprezzo e diffidenza dalla popolazione civile specialmente a causa delle relazioni che essi intrattenevano con le donne inglesi e sulle quali il governo di Sua Maestà fu tutt’altro che accondiscendente. Gli Inglesi inoltre si avvalsero della colonia India per “ospitare” i militari Italiani. Le condizioni di vita su questi campi era veramente infernale, tanto che il numero dei decessi fu altissimo. Uno dei peggiori campi si dice sia stato quello di Clement Town , che per ironia della sorte, sorse su un villaggio costruito da un missionario Italiano , Padre Clemente . Tristemente noti furono anche i campi di Bangalore, Bhopal, Ramgarh e Dehra Dun. Sui prigionieri internati negli Stati Uniti, invece, vi è da precisare che molti di essi vennero ceduti agli americani dagli inglesi e francesi, in violazione della Convenzione di Ginevra che vietava il passaggio di prigionieri da una nazione alleata all’altra. Le condizioni di questi militari italiani furono naturalmente molto diverse da quelli detenuti negli altri campi, tant’è che molti di loro conservarono un buon ricordo di quella esperienza. La prima fondamentale differenza fu sicuramente l’abbondanza di cibo. Addirittura non mancarono casi in cui, invece di aspettare pacchi da casa, erano i prigionieri stessi a mandare aiuti ai propri cari in Italia. In alcuni campi, come quello di Hereford, le condizioni di detenzione furono durissime per i “non cooperatori”. Fascisti e oppositori vennero trattati malissimo. Non mancarono episodi di affamamento e di violenza, come quello verificatosi a Fort Lawton dove un militare italiano venne linciato dai soldati neri della base che ritenevano il proprio trattamento peggiore di quello riservato agli Italiani. Le autorità statunitensi, inoltre, applicarono le normative internazionali a proprio uso e consumo. Tant’è che quando dopo l’armistizio il nostro Paese assunse la qualifica di “cobelligerante”, gli Italiani, invece di essere rimandati in patria, continuarono a lavorare per gli Americani come manodopera a basso costo. "DICHIARO CHE LE BANCONOTE/BUONI PRESENTATI SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO"
  2. 8 points
    "DICHIARO CHE LE MONETE/MEDAGLIE PRESENTATE SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO"
  3. 8 points
    Sono riuscito a fare delle foto veloci di alcune modalità di disposizione: Oro: Argento: Monete di altri metalli in alta conservazione (racchiuse nelle bustine in acetato): Perizie (poche): Altre monete in collezione di "poco" pregio: Medaglie, banconote e altro materiale materiale cartaceo in altra sede...
  4. 8 points
    Ecco un'altra bella moneta con la raffigurazione del Golfo di Napoli e del Sebeto con la pala che rappresentea il fiume oggi scomparso e che divideva anticamente Partenope e Neapolis...tra la collina di Pizzofalcone (ex probabile fondazione rodia) e la pianeggiante città fondata successivamente sotto il sito alto di Partenope dai Cumani (appunto Nea polis = città nuova)...mentre Partenope diventava Pale apolis (la città vecchia). Ecco un'altra bella moneta. (nota 1) Nei post precedenti abbiamo voluto evidenziare che già nei tempi antecedenti alla prima olimpiade 776 a.C. i mari dell'occidente mediterraneo, lungo le coste italiche, erano frequentate - nel periodo da aprile a ottobre - da navi fenicie, rodio-micenee e - successivamente dagli inizi dell'VIII sec. a.C. - Rodio- doriche. In questo lungo e succedaneo contesto è assodato che la marineria rodia nei secoli prima e dopo il mille avanti Cristo fu tra le più attive, insieme a quella fenicia, nel solcare il Mediterraneo sia per la ricerca di metalli ed altre preziose mercanzie, che per esportare i prodotti del loro ricco artigianato. Peraltro il ritrovamento di numerosi frammenti di vasi di fabbricazione rodia nella stazione ‘appenninica’ dello Scoglio del Tonno, ascrivibili a tutte le tre fasi della ceramica rodio-micenea, sembra provare relazioni durate ininterrottamente per 3 secoli (14°-12° sec. a.C.), durante i quali i Rodii furono probabilmente i principali intermediari di scambi tra l'egeo e l’Italia attraverso lo scalo di Taranto. Della antica presenza rodia in Campania è anche prova il valore ponderale della prima monetazione napoletana (Neapolis) che ci riporta all’ambiente egeo-anatolico. Non dovettero comunque i Rodii fondare, nel golfo di Napoli, una città nel senso stretto della parola, ma realizzarono semplicemente un emporion di appoggio per le loro, lunghe imprese marinare e commerciali, che dall'isolotto di Megaride "dialogava" con insediamenti portati sino alla sommità di Pizzofalcone (cioè l'erta collina che trovasi di fronte all'isolotto). Ove questo emporion fenicio e poi Rodio, fosse stato fondato già prima del 1000 a.C. le origini di Partenope (e quindi di Napoli) sarebbero in assoluto tra le più antiche dell'occidente mediterraneo insieme a quella di Cadice. (nota 1) Piastra 120 grana. La ricca “scenografia” presente sul dritto aveva per il sovrano borbonico un significato di rilievo per giustificare un blasone territoriale che affondava nella notte dei tempi, per l'antica origine della città partenopea: il fiume Sebeto da secoli simbolo di Napoli (oggi interratosi), viene personificato come un uomo barbuto (antico e sapiente) poggiato con il braccio destro su un'anfora dalla quale fuoriesce l’acqua (del fiume), mentre con il braccio sinistro regge una pala, quest’ultima simbolo dell'attività stessa del fiume che da sempre scava il proprio letto con la forza della sua corrente. (Attività simboleggiata dalla pala). Per chi vuole approfondire questo tema: http://www.tuttonumismatica.com/topic/1184-la-misteriosa-pala-del-sebeto-nelle-monete-e-nella-storia-di-napoli/ Peraltro da millenni il fiume sebeto lottava (con la pala della sua corrente) per farsi largo tra le colate laviche di Vesevo (Il Vesuvio). Alle spalle del Sebeto troviamo un pino mediterraneo, albero molto diffuso nel regno (tra l’altro, presente anche su alcune note stampe d’epoca e cartoline postali raffiguranti il panorama della città partenopea) e sullo sfondo il golfo di Napoli con il Vesuvio fumante, in alto il rassicurante motto in latino “DE SOCIO PRINCEPS” (da alleato a sovrano), stante a significare che il regno di Napoli non era più una provincia soggetta ad altri regni ma uno stato libero e indipendente. (Continua...) Post che dedico ancora agli amici numismatici di Napoli: @@Neapolis @@francesco77 @@Layer @@patango @@Sannio @@Kaitanu @@Oplontis76 e a tutti i nuovi amici che stanno intervenendo in quella Sezione.
  5. 7 points
    lorenzo

    Di nuovo sui denari di Volterra

    Nella sezione: Monete e Medaglie delle Monarchie Medievali Europee ho preso in esame insieme a colleghi del forum l’argomento riguardante “Alcuni esempi di imitazioni di monete”. Abbiamo trattato solo pochi casi, poi la ricerca si è arenata perché (forse) interessati ad altri argomenti. Tuttavia, ve ne è uno che a mio avviso potrebbe essere una imitazione del denaro di Lucca ad opera di Volterra, che merita di essere sottoposto ad un più attento esame alla luce di un recente ritrovamento. Avevo avuto tempo fa qualche chiarimento sull’argomento da una ricercatrice di un altro forum e ho saputo che una grande esperta delle volterrane è la dott. Cristina Cicali. Pochi esemplari sono stati ritrovati ed io finora non ne ho visto nessuno che sia con certezza di Volterra. Non ho avuto modo di entrare in contatto con questa esperta e quindi neppure di avere con lei uno scambio di punti di vista, per cui la ricerca sull’imitazione volterrana è rimasta nel cassetto. …….. A questo proposito desidero proporre qui alcune considerazioni della dott. Cristina Cicali tratte da: MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI BOLLETTINO DI NUMISMATICA 44-45 ANNO 2005 GENNAIO - DICEMBRE SERIE I Campiglia Marittima (Livorno) Museo del Parco Archeominerario di Rocca S. Silvestro Cristina Cicali: LE MONETE DEL CASTELLO MINERARIO DI ROCCA S. SILVESTRO “All’epoca del rinvenimento Matzke propose di identificare questi tipi monetali con i denari Volterrani più volte citati dalle fonti e mai ritrovati, avvalendosi soprattutto del fatto che Rocca S. Silvestro, molto vicino a Volterra, rappresentasse l’unico rinvenimento in situ. In realtà, allo stato attuale delle ricerche, tipi identici sono stati ritrovati anche a Poggibonsi (SI), ma non in insediamenti come Montemassi, Campiglia Marittima, Donoratico, molto vicini geograficamente a Rocca S. Silvestro;40) inoltre, se fossero davvero i denari volterrani, ne rimarrebbe comunque ancora sconosciuto il tipo più antico, le fonti infatti parlano già dal 1194 di denariorum Vulterre,41) quindi senza dubbio, la moneta Volterrana doveva essere stata coniata già prima di questa data.” “L’identificazione del denaro volterrano rimane comunque un problema irrisolto: è vero, come dice il Winseman-Falghera, che forse i denari volterrani vanno ricercati tra quelli lucchesi e pisani, visto che le fonti più volte denunciano chiare imitazioni delle due principali monetazioni del XII e del XIII secolo da parte della zecca di Volterra,43) ma è altrettanto vero che i documenti riportano il chiaro appellativo di ‘denari volterrani’ per cui in qualche modo dovevano distinguersi. Probabilmente mantenendo invariati il monogramma e le iscrizioni, gli incisori cambiavano il nome della città LVCA o PISA in VVLT,44) rendendo così difficilmente riconoscibili le varie emissioni, di per sé con le stesse dimensioni e con lo stesso valore. Matzke propone di leggere “VVLT(?)” negli esemplari rinvenuti a S. Silvestro,45) il che è a nostro avviso da escludere, visto che in quasi tutti gli esemplari sono chiaramente visibili le lettere LVCA in croce, e ciò che dovrebbe essere una T è palesemente una semplice mezza-luna. Una simile lettura è invece possibile su due monete provenienti da collezione privata46) e su alcuni esemplari rinvenuti durante l’ultima campagna di scavo nel castello di Montemassi.47) Si tratta di denari lucchesi che per il loro stile richiamano le emissioni del XII sec., poiché mostrano il tondello abbastanza circolare e le lettere ben eseguite. Ciò che colpisce in maniera particolare la nostra attenzione è, però, un piccolo tratto orizzontale, posizionato perpendicolarmente alla C del nome della città, come a voler realizzare appunto una T e trasformare la scritta LVCA in VVLT. Questa piccola linea, che può sembrare quasi insignificante, era probabilmente sufficiente per chi in quel periodo doveva distinguere, per motivi di peso e bontà, due monete esteriormente così simili, ma diverse nell’intrinseco. Le molte differenze grafiche fra i due esemplari esaminati provenienti da collezione e i successivi e numerosi rinvenimenti nel castello di Montemassi, fanno pensare che siano il prodotto di emissioni diverse, allontanando così l’eventuale dubbio che possa trattarsi di un errore o di una aggiunta arbitraria dell’incisore. Difficilmente infatti troviamo la stessa inesattezza su conî diversi. Potrebbero essere questi i denari volterrani più volte citati dalle fonti e fino ad oggi mai trovati?” Nel settembre 2015 l'italiano “miranda93” ha messo in vendita su eBay questo esemplare, il quale potrebbe rispettare i tipi di Volterra e che secondo la descrizione fatta dalla dott. Cicali possono essere rappresentati con questo schizzo: La moneta è questa Ed è evidente nel segno C al suo centro un piccolo tratto perpendicolare. Questa lettera non pare essere una T, non ostante, la parte orizzontale sia di una fattezza molto vicina ad una C? ...... Come già detto, oggi ho un nuovo elemento di analisi, il quale seppure non avalla l’ipotesi della contraffazione volterrana, per lo meno permette di avere una conferma circa l’autenticità del primo esemplare. Possiamo ora passare ad un esame del secondo esemplare, che proviene da una vendita fatta in Francia (anche questo esemplare!) da Mr Claude Bernard Fudes 07140 Les Assions France, il quale non ha pochi elementi in comune con il primo. Per riallacciare il discorso con quello dell’ottobre 2014, ripeterò le immagini di allora. E queste sono le immagini del nuovo esemplare, il quale a prima vista non pare affatto simile e meno ancora uguale al primo: Come dicevo, ad un esame meno attento non pare vi siano evidenti elementi di somiglianza tra le due monete, ma non è così. Ho fatto un confronto tra le immagini ed ecco che cosa si vede: questo al diritto La lettera H o doppia T è evidente sulle due facce ed è inserita in un cerchio . Nel nuovo esemplare si leggono chiaramente le lettere maiuscole N, A, T, O, un’altra N o la M. Il vecchio esemplare nella stessa posizione fa leggere solo A, T, O. Lettere che sono in parte nella legenda IMPERATOR. Non ci sono i segni caratteristici dell’espansione del tondello con martello. E questo al rovescio: Qui le legende CHVINRADVS ed EHRICVS non si vedono, ma neppure altre, mentre si distingue lo stesso modo di rappresentare la parte centrale del campo che dovrebbe corrispondere alla legenda LVCA dei denari lucchesi. Il primo esemplare esaminato tempo fa lascia vedere nel basso dell’immagine una N, una C, il globetto, una V ed una S coricata. L’altro esemplare solo il globetto, la lettera V e dopo di questa si potrebbe leggere la S coricata, mentre prima del globetto quello che il tondello lascia intuire potrebbero essere i resti della N e della C. Da notare come siano stati posizionati i due triangoli soprastanti il grosso globetto che sta in basso a sinistra ma non sono la doppia V di VVLT. La mezza luna contiene chiaramente una barretta verticale al suo interno, cosa che è intuibile con una certa facilità anche nel secondo esemplare in esame. E’ questo VVLT così diverso da LVCA? Non ci sono i segni caratteristici dell’espansione del tondello con martello. Per poter fare un esame più approfondito delle diverse coniazioni aggiungo qui di seguito tre esempi di come sono distribuiti gli spazi occupati dalla legenda LVCA. Si vede abbastanza bene come la lettera C non permette l’inserimento al suo interno di una barra verticale, in quanto, lo spazio disponibile è poco. In qualche altro caso lo spazio interno alla lunetta è maggiore, ma non si nota la presenza di una barra verticale. I due esemplari sotto esame invece hanno una lettera C con una curva al suo interno molto larga, proprio laddove dovrebbe essere stata inserita la barretta perpendicolarmente alla lettera stessa. Due imitazioni le quali hanno il pregio, per così dire, di essere somiglianti ai denari di Lucca. La cosa è ancora più evidente nell’esemplare di “miranda93”, sebbene sia di un conio differente. Qui non è il caso di prendere in esame quale sia stato il corso delle emissioni lucchesi, lo hanno già fatto altri molto bene. Desideravo, invece, sottoporre al vostro esame le analogie riscontrate tra i due tondelli, le quali mi hanno fatto pensare che derivino dalla stessa emissione, se non addirittura dagli stessi conii. Una emissione non ancora legale, ma che doveva essere “smerciata” per tale all’epoca. Riporto di seguito una ricerca fatta da un giovane studioso: Magdi Nassar pubblicata qui http://numismatica italiana.lamoneta.it/docs/crapetti/Pubblicazioni_Forum/Magdi_Nassar_Volterra_patinata.pdf dove l’autore aggiunge delle sue considerazioni sulla monetazione di Volterra. “La storia della moneta volterrana affonda le sue radici burocratiche nel diploma Enrico VI del 18 Agosto 1189, nominato per la prima volta dallo studioso Ungarelli ben più di un secolo e mezzo fa, il diploma in questione (…) autorizzerebbe il vescovo Ildebrando Pannocchieschi e i suoi successori all’installazione di una o più zecche all’interno dei territori gestiti dal vescovo,…” “secondo una tesi che persiste da quasi 150 anni e che ha trovato molti consensi ultimamente, il vescovo di Volterra avrebbe, in realtà iniziato a batter moneta ben prima della sottoscrizione del predetto documento il quale sarebbe solamente una “conferma” (così è definito da Riccobaldi) volta a regolarizzare quelle emissioni che già esistevano obbligando di conseguenza il vescovo al pagamento di una tassa (…)” “in altre e più concise parole, la città aveva l’obbligo di fornire annualmente, in occasione della ricorrenza di S. Martino, la somma di 6 marche d’Argento di Colonia se voleva tenere aperta la zecca, la discussione ebbe principio con Riccobaldi del Bava agli inizi dell’ ‘800 e non ha trovato conclusione, molti studiosi, come il noto U. Rossi, pluricitato nell’opera di Lisini del 1909, insisté nell’affermare che si trattasse di moneta di conto, questa tesi è assolutamente insensata e priva di fondamento, visto che nei documenti dell’epoca la moneta è citata solo per precisare la forma di pagamento e non da valori numerici. A Volterra si è effettivamente battuta una moneta intorno all’anno 1000, il problema è capire di che moneta si tratti, ad oggi, si tende ad attribuire il titolo di “denaro volterrano vecchio” ad alcune copie dei noti denari lucchesi che sarebbero state prodotte nell’officina di Montieri, personalmente credo che non si debba pensare ad una semplice falsificazione di monete già esistenti, ma ad una personalizzazione della moneta, Falghera dichiara addirittura di averne trovato uno riportante le lettere “VVLT” chiara ed inequivocabile abbreviazione di “VVLTERRA” , purtroppo solo un ritrovamento potrebbe togliere il dubbio; come scrisse Rossi “non si può che lasciare la questione sub judice aspettando che il tempo dia ragione ad uno”. “Per gli anni successivi non ci giungono monete rapportabili a quell’epoca, abbiamo modo di credere, tuttavia, che nel periodo “vuoto” che va dalla fine del 1100 al primo anno del trecento, ci sia stata attività nel territorio volterrano, come attestato dalle numerose fonti scritte d’epoca, prima tra tutte quella del 24 Dicembre 1165 che attesta il pagamento di £ 3 in buoni Volterrani e pisani, seguito da molte altre. Le monete prodotte al tempo, non ci sono arrivate per un semplice motivo che poi è il solito per il quale, la stragrande maggioranza delle conosciute è di elevata rarità: come noto, le monete del primo periodo, quelle che non hanno conosciuto la grande inflazione della prima metà del XIV secolo, sono coniate in argento pressoché puro, le potenze confinanti con Volterra, ma in generale tutte le piccole e grandi potenze toscane, producevano monete ai vescovi le monete fuori corso con l’ obiettivo di rifonderle con materiali più vili traendone guadagno; il patrimonio numismatico del tempo, quindi, è andato fuso per la quasi totalità”. …….. Ecco, dunque, una rapida rappresentazione della storia di possibili imitazioni ad opera di Volterra ante 1189. Sarebbe utile poter osservare le immagini di qualche esemplare di quel periodo e attribuito con certezza a questa città, che potrebbero gettare una luce nuova e chiarificatrice sull’argomento.
  6. 7 points
    Tetradrammi di Rodi: dal 404 al 370 a.C. SINTESI E CONCLUSIONI SPECIFICHE SULLA FONDAZIONE DI PARTENOPE. E' molto più probabile (se non certo...) che Partenope sia stata una fondazione greco Rodia piuttosto che greco Calidese, per i seguenti validi motivi: - in primis nell'isolotto di Megaride (Castel dell' Ovo) si stanziò un emporion già nel IX secolo (quindi un secolo prima circa, rispetto all'emporion calcidese sull'isola d'Ischia). Il primo stanziamento dovette essere ad etnìa mista con una importante componente fenicia come comprovato dall'etnico Macharis. I Rodii ed i i fenici si seguivano vicendevolmente nei commerci mediterranei...lungo le autostrade del mare che per primi segnarono (insieme alla prima marineria Euboica cfr. Lefkandi). Al riguardo Strabone ci dice che Parthenope fu fondata dai Rodii; in un altro frammento Strabone fa risalire l'attività della marineria Rodia avanti alla prima olimpiade e quindi al primo quarto dell'VIII secolo: 776 a.C. Stefano Bizantino è conforme. - le predette tetimonianze storiche debbono essere tenute in conto: quindi se la fondazione di Partenope se è antecedente al primo quarto del VIII sec. a.C. è pressochè certo che risalga almeno alla fine del IX secolo. - Ed, infatti, i ritrovamenti archeologici provenienti dagli scavi per la metro di Napoli comprovano che l'area di Partenope era urbanizzata/abitata sicuramente dall'VIII secolo...e questo è un dato di scavo inconfutabile che si associa a quanto Strabone ci ha tramandato. - Ma la storia e le fonti ci hanno parlto sino a ieri di Partenope come di un insediamento risalente alla fine dell' VIII secolo...poi assorbito dalla nuova città di Neapolis...ed allora è spontanea ed obbligata la domanda: chi c'era a Partenope dalla fine del IX alla fine dell' VIII secolo a.C.? Semplice tuttavia la risposta: il fatto che il sito di Partenope era già frequentato/controllato da stirpi lavantine e rodie, almeno dalla fine del IX secolo, spiega perchè i Calcidesi scelsero di stanziarsi alla periferia del golfo di Napoli (Ischia) per il loro emporion...e, addirittura, fuori dal golfo per il loro sito coloniale di Cuma. E cioè semplicemente perchè il sito di Partenope era, appunto, già occupato dai Rodii. Quello di Partenope e del prospiciente isolotto di Megaride era un Sito favorevolissimo, adiacente al fiume Sebeto e dominante il golfo di Napoli e la rotta per le isole. Solo dei ciechi non avrebbero sfruttato questa posizione. I Calcidesi, per la verità, non erano affatto ciechi ma dovettero navigare oltre...passando davanti a Partenope per evitare, nel corso dell'VIII secolo, frizioni e guerre locali con altra forte stirpe greca, che non convenivano a nessuno in quanto, comunque, destabilizzanti in un secolo di fondazione ancora precaria. Rammentiamo infine che: - il mare del golfo di Napoli, da Capri a Punta Campanella è il mare delle sirene da sempre...e le sirene appartengono ad un mito mediato dalla marineria rodia. Mentre il mare calcidese che prende la parte nord occidentale del golfo...intorno ad Ischia, era il mare di Apollo, dio egemone del pantheon calcidese; - Il mito della sirena Parthenope fu unilateralmente abolito dai Cumani poco dopo la fondazione di Neapolis, sorta a rimpiazzare ed assorbire Parthenope quasi adiacente...sita sulla collina di Pizzofalcone e sapete perchè? Perché i Cumani dovettero sentire il bisogno di sostituire Perthenope con una nuova città...piuttosto che ingrandire e abbellire ulteriormente la Parthenope già esistente, infatti gli oligarchi Cumani non potevano fidarsi di un insediamento dove ancora un'etnia concomitante e concorrente come quella rodia era troppo influente. Ergo le fondarono a valle e dirimpetto una nuova città ed abolirono la venerazione della ninfa Parthenope per cercare di cancellare ogni significativa traccia culturale dell'insediamento precedente. Ma la cosa non riuscì...quella tradizione era troppo forte ormai e il popolo minuto si ribellò, così che il mito della sirena - arrivata tre secoli prima nel golfo con le navi rodie - fu riammesso ma profondamente modificato...la sirena fu trasformata in una fanciulla arrivata con un ecista calcidese. -Infine rammentiamo che il peso ponderale della monetazione di Nepolis è anatolico...e non si spiega in altro modo tale caratteristiche se non con lo stesso metro rodio. Per tutte queste motivazioni la storia della fondazione di Napoli dovrebbe essere assolutamente rivisitata e datata ad epoche piuttosto alte che, come già detto, ne farebbero uno degli insediamenti urbani più antichi ed attrezzati dell'occidente...subito dopo quello FENICIO di Cadiz (Cadice) in Andalusia. Statere di Neapolis: intorno al 420 /390 a.C. Anche per queste ultime note vorrei richiamare l'attenzione di @@Neapolis , @@francesco77 , @@Layer, @@Sannio, @@Kaitanu , @@Jacopo e tutti i formidabili studiosi della monetazione e della storia di Napoli.
  7. 6 points
    Riccardo Paolucci

    ULTIMO ARRIVO (Strepitoso)

    ACQUISTATO IERI C. Cassius e Lentulus Spint. (43-42 a.C.) AR Denario 3.90 gr., zecca itinerante con Bruto e Cassio D/ C · CASSI - IMP Treppiede con cortina, decorato con due rami di alloro e filetti. R/ Jug e lituus; sotto, LENTVLVS / SPINT. Crawford 500/1 - BMC 80 - Babelon Cassia 14 e Cornelia 76 - Cohen 7. FDC Gli strumenti religiosi sono raffigurati su monete romane come simboli di uffici religiosi. La brocca e il lituo sono le immagini di funzioni collegate a due principali collegi di uffici religiosi, i Pontifizi e gli Auguri. Insieme queste funzioni hanno garantito la legittimità di tutte le azioni politiche e la sicurezza dello stato romano. Questi emblemi hanno riferimenti all'interno della cultura romana per augurio e sacrificio. Agli Auguri che presero gli auspici, che determinarono il favore divino e da soli portarono il lituo; a Pontefice Massimo che esercitava un controllo primario sui sacrifici pubblici, preparando il vino sacro alle libagioni, partecipando ai voti pubblici e ai sacrifici per assicurarsi che fossero eseguiti secondo il tradizionale mos maiorum. Collegano il potere politico con i rituali tradizionali richiesti alla magistratura repubblicana. Cesare ha tenuto molti dei più importanti e influenti uffici sacerdotali (Flamen Dialis nell'87 o nell'86 aC, Pontifex nel 73 aC, Pontifex Maximus nel 63 aC e un Augur nel 47 aC). Ha coniato monete raffiguranti immagini religiose e l'accumulazione di strumenti religiosi ha creato un nuovo tipo di moneta che si concentrava unicamente sulla definizione di strumenti di questi uffici senza altre immagini che li avrebbero tradizionalmente accompagnati. Questa nuova iconografia era intesa a significare la suprema autorità di Cesare. La funzione dell'iconografia è quella di rappresentare il potere e dopo la morte di Cesare molti comandanti militari continuarono a usare il tipo di moneta di strumenti religiosi di Cesare per significare anche la loro legittima autorità di rivendicare rapporti con lui. Anche M. Brutus e Lentulus Spinther hanno approfittato di questo nuovo tipo di moneta per rappresentare la loro autorità quando erano coinvolti nella guerra civile. Hanno coniato congiuntamente questo tipo che sul dritto ha la leggenda BRVTVS e ascia, culullus e coltello, e sul retro LENTVLVS SPINT e una brocca e lituus. L'inverso omaggio a Bruto mostra elementi legati all'ufficio che tradizionalmente rivendica la legittimità politica e il diritto di un comandante di comandare il suo esercito. Cassius Longinus e Brutus erano pretarici nel 44 aC, Bruto fu assegnato da Cesare a Macedonia e Cassio in Siria (App., BCiv, 4.57) e dopo l'omicidio di Cesare e la reazione popolare ostile le province furono riassegnate ad Antonio e Dolabella, mentre Senatus inviò Bruto a Creta e Cassio a Cirene (Plut., Brut., 19.3; App., BCiv., III, 78,12). Entrambi gli uomini, tuttavia, presero il potere nelle province loro assegnate originariamente, si incontrarono a Smirne nel 43 aC per decidere la migliore politica di opposizione perché mancavano di autorità (Plut., Brut., 28,6-7; Cass.Dio, 47.21.1 ). Il Senato confermò la loro autorità e riconobbe loro il possesso di Macedonia e Siria, quindi i simboli su questo tema tentano di rivendicare Bruto e Cassio come comandanti repubblicani tradizionali.
  8. 6 points
    Molto spesso sento parlare solo e soltanto delle problematiche che affliggono e devastano la numismatica. Mi riferisco ai falsi, alle manipolazioni dei restauratori, a commercianti senza scrupoli e all'assenza dei giovani. Mi sono rotto di parlare solo e soltanto di cose negative. Sono giunto alla conclusione che fare numismatica non è da tutti...ci vuole un pizzico di follia ed incoscienza, un pò di testardaggine e tanta voglia di imparare e di mettersi in gioco. Rifuggo da chi si erge a Maestro e poi non condivide nulla, quasi a custodire un segreto di pulcinella, e mi aggrego sempre più a giovani inesperti ma che hanno tanta voglia di imparare, chiedere e condividere informazioni. La numismatica è cambiata, non c'è più un'unica fonte della conoscenza, ristretta solo a pochi eletti, oggi internet ha aperto le porte a tutti e che ci piaccia o no con questa nuova realtà occorre fare i conti! Il cambiamento non ci deve fermare. Ieri ho visto un video di giovani numismatici che erano andati a Verona in occasione della fiera, erano entusiasti nel chiedere informazioni su monete, nel conoscere i commercianti e nel condividere le informazioni raccolte. mi piace vedere anche questo lato della numismatica Ora vi chiedo...il ricordo più bello che custodite grazie alla numismatica? Nel mio caso sono le lunghe chiacchierate con mio nonno sulle lire del periodo fascista. Quando portavo qualche moneta di Vittorio Emanuele III, parlavamo di aneddoti, storie e cronache della seconda guerra mondiale. Le monete che avevamo in mani non valevano nulla economicamente, ma oggi come oggi, custodiscono ricordi inestimabili.
  9. 6 points
    Lo scorso giugno ho portato alla 5a elementare di mio nipote alcune monete e una chiavetta con foto di altre monete antiche. Interessatissimi i ragazzini e anche le ragazze (divertite sopratutto dalle pettinature delle auguste romane) Con l'auto di mio nipote ho fatto girare le monete "vere" ( una tetra diAlessandro, denari romani, un hectè di Creso, una civetta di Atene e l'euro greco che la riproponeva......) l'unico che si è annoiato è Giacomino perchè, nonno, sono tutte cose che sapevo già...
  10. 6 points
    Segnalo, anche in questa sezione, la pubblicazione, da parte dell'Editrice Diana, dei miei studi sui quattrini emessi sotto Ferdinando IV per i territori toscani del Regno di Napoli, i Reali Presìdi di Toscana. Dalla quarta di copertina: "Lo Stato dei Presìdi (1557-1801) fu un’entità statale unica ed irripetibile nel panorama storico-politico italiano. Enclave istituita da Filippo II di Spagna per garantire un approdo sicuro alle sue navi e comprendente le piazzeforti maremmane di Orbetello, Porto Ercole, Talamone e, dal 1603 Longone all’Isola d’Elba, seguì, per quasi 250 anni, le sorti della corona spagnola prima e del Regno di Napoli poi, fino all’annessione al napoleonico Regno d’Etruria. Territori di confine tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio, porti militari e commerciali, nei presìdios transitavano merci e mercanti italiani e stranieri e vi circolavano monete e valute di ogni tipo. Solamente nel 1782, regnante a Napoli Ferdinando IV di Borbone, si decise di emettere una serie monetale in rame, nei tagli da quattro, due e un quattrino, destinata espressamente alla circolazione nei territori dei Reali Presìdi di Toscana. L’autore, dopo un’ampia premessa storica, dove ripercorre la genesi della nascita dello Stato dei Presìdi e ne delinea il quadro sociale ed economico, illustra gli aspetti connessi alla monetazione, soffermandosi, in particolare, sulla questione della coniazione dei “quattrini” e affrontando le problematiche prettamente numismatiche: i motivi alla base della loro coniazione, la tipologia, le varianti, gli esemplari reimpressi, la classificazione nelle fonti e nella letteratura numismatica, chiudendo con una catalogazione riepilogativa aggiornata e, in appendice, un’ipotesi sulla tiratura dei pezzi emessi, sulla base degli studi dei documenti consultati." Per info: www.classicadiana.it
  11. 6 points
    Admin

    Nuovo staff 2017

    Buongiorno a tutti, oggi volevo annunciarvi che lo staff del nostro forum cambierà. ci saranno ben 2 nuovi ingressi. @D.B.G assumerà il ruolo di moderatore di sezione della sezione Sud Italia sostituendo l'amico @Layer che è stato costretto a lasciare lo staff per i gravosi impegni di studio e di lavoro che oramai hanno assorbito gran parte del suo tempo. Con la nuova coppia @Neapolis e @D.B.G la sezione sud si proietterà a confermarsi come una delle sezione più importante del forum e del web. Vi comunico inotre che @dearitio invece assumerà il ruolo di Responsabile scientifico del settore banconote avendo gia il titolo di perito nel settore numismatica e filatelia oltre ad aver esposto la sua collezione di banconote in importanti eventi di settore. complimenti a tutti e auguri per la migliore riuscita dei compiti affidati
  12. 6 points
    In un'altra discussione ho accennato agli elementi che compongono la valutazione economica di una moneta e alla difficoltà di padroneggiarli. @@Piakos mi ha chiesto di approfondire l'argomento e così provo a svilupparlo, tenendo sempre presente che questi pensieri derivano dalla mia esperienza e niente più. Altri magari hanno sviluppato altre esperienze... La prima cosa da valutare in una moneta è lo stato di conservazione e l'autenticità. Attenzione che, mentre per le monete battute a macchina la cosa potrebbe essere semplice, per quelle battute a martello diventa più complicato e di conseguenza più soggettivo. Questa soggettività è una delle variabili importanti per il prezzo. Bisogna valutare l'usura, la centratura, i rilievi, il metallo (poroso vale meno), la conservazione media delle moneta valutata. La seconda cosa da valutare è lo stile. Questo è fondamentale nella monetazione greca, ma è importante anche in quella romana e rinascimentale. Man mano che ci avviciniamo ai giorni nostri lo stile si uniforma e la distinzione perde di importanza. La terza cosa da valutare è l'importanza della moneta. Qui parliamo di rarità, ma anche di ''popolarità''. Ci sono monete che tutti vorrebbero e quindi anche se comuni queste raggiungono prezzi notevoli. Un sesterzio di Nerone è più ambito di quello di Antonino Pio... La rarità poi certe volte fa far follie ai collezionisti... La quarta cosa è da valutare è l'origine. Quindi che la moneta sia di provenienza lecita e non provenga nè da scavo nè da furto. L'origine è legata al venditore. Pur essendo possibile comprare da privati, chi compra in un negozio o in asta ha sicuramente una tutela maggiore. Qui bisogna anche accennare al fatto che anche il blasone del venditore ha la sua influenza sul prezzo. Sentirete spesso frasi del tipo: ''Sa, questo esemplare proviene dall'asta X ed era nella collezione di Y...'' E questo fatto impreziosisce la moneta. Il quinto e ultimo elemento da valutare è il livello di desiderio che ha il collezionista di avere una certa moneta. Questo è l'elemento che scatena vere e proprie guerre nelle aste. Quando una moneta raggiunge prezzi folli vuol dire che qualcuno ha deciso di possederla ad ogni costo. In questo caso beato il vecchio proprietario.... Tutto quello che ho scritto ha bisogno di tempo, in alcuni casi di molto tempo, per essere gestito con padronanza. Ma spero che questi miei pensieri possano essere utili per i Vostri acquisti. Arka
  13. 6 points
    la solita carne trita, titolo ad effetto, un paio di "personalità" intervistate e via.... Come al solito vengono riportate mezze verità. Quante delle migliaia di monete sequestrate sono state rese ? E quante delle centinaia di persone messe sotto accusa da gente come Ferri sono state condannate ? Che costi ha avuto per la società questa caccia alle streghe e quali vantaggi concreti ne abbiamo tratto ? Queste domande nessuno le fa, agli intervistati....non fa comodo, a nessuno. E nessuno dice anche che i veri predatori di oggetti archeologici, in meridione, non girano con i metal detector, che normalmente garantiscono una capacità di penetrazione del sottosuolo di poche decine di cm, ma con sistemi ben più sofisticati, se già non sanno dove scavare . Con un panorama del genere è ovvio che il mercato, quello ufficiale, fatto di regolari operatori e di collezionisti "puliti", ne abbia risentito pesantemente, tant'è che buona parte degli acquirenti di monete antiche, alle aste italiane, sono stranieri. E qui un COMPLIMENTI ai personaggi che ne hanno causato il declino ci sta. Però lo zoccolo duro ancora esiste, non siamo spacciati. È cambiata, fortunatamente, la mentalità dei collezionisti, sempre più attenti alla provenienza del bene. I falsi ? Ovviamente ci sono e, negli ultimi anni, sono cresciuti come numero e come qualità. Seguono la famosa legge che regola il,mercato, quella della domanda e della offerta, come ha già detto Lugiannoni. Ma questo vale per qualsiasi settore del collezionismo: dove girano soldi nascono i falsi ! Li hanno fatti persino per le schede telefoniche, figuriamoci se non si ingegnano a realizzare monete antiche. Ma anche qui il giornalista ha fatto solo del terrorismo: i falsi ci sono ma costituiscono ancora una piccola parte del "circolante" e, in buona parte dei casi, si tratta di falsi non troppo sofisticati, "sgamabili" in maniera autonoma o, a volte, anche solo postandone la foto sui forum.
  14. 6 points
    Nella tua segnalazione non hai menzionato al tipo di rivestimento che darai al legno: è fondamentale se vuoi che la moneta via ben esposta e valorizzata dal tuo lavoro. Cerco di esprimere un concetto del tutto personale. In una collezione numismatica si deve tener conto di 3 fattori: - preservazione della conservazione dell'esemplare - catalogazione dell'esemplare - armonizzazione della collezione e il piacere stesso alla vista La preservazione della conservazione dell'esemplare consiste nella ricerca della miglior modalità di conservazione e riposo della moneta. Partendo dal presupposto che generalmente cerco di raccogliere monete in alto stato di conservazione (dove è possibile e comunque cercando il giusto rapporto tra qualità, prezzo, futuribilità). La prima importante distinzione da fare è quella per il metallo. Le monete di argento cerco sempre di lasciarle in riposo direttamente poggiate sul velluto (velluto, non altri materiali), ricordando di girarla ogni 4-6 mesi in modo da consentire l'avvio del processo di patinatura in modo omogeneo (per una bella patina ci vogliono anni e anni, quindi non aver fretta). Le monete di rame (possibilmente con "rosso" uniformemente preservato), in nichel e altre leghe non nobili le ripongo entro le bustine in acetato ben chiuse impedendo all'aria di entrare. Le monete d'oro, meno accortezze sul controllo del processo di ossidazione, ma occorre lasciarla nelle taschine in pvc per evitare contatti. Monete periziate: nota dolente. Sinceramente al 99% le apro tutte. La perizia la tengo solo se ho fatto un'affare (del tipo ho pagato 10 una moneta che vale 200), quindi con la possibilità quasi certa di rivenderla per puro guadagno. In ogni modo, le monete alle quali rimuovo la perizia cerco sempre di fotografarle o effettuarne la scansione prima di rimuovere i sigilli. La catalogazione. Ogni moneta che si rispetti ha bisogno di un cartellino che ne raccolga le informazioni tecniche e bibliografiche, e anche le informazioni di acquisto ed eventuali altri pedigree (ex passaggi d'aste o ex collezioni eccellenti). Quindi ogni moneta deve essere accompagnata dal proprio cartellino preparato ad arte o al computer o a mano. Non lesinare con la qualità della carta e del pergamino: carta spessa da 200/250grammi, possibilmente color avorio, ruvida o antichizzata (con 10 fogli ci fai 140 cartellini). Valuta la stampa (o la scritta) su 2 facce per aumentare il numero di informazioni stampate. Le monete d'argento le ripongo nei monetieri con vassoi in velluto. Cartellino a sx e moneta a dx. Le monete in rame e altri metalli (quindi anche oro), il cartellino segue nell'altra tasca della bustina. Oltre al cartellino, a mio avviso, è importantissimo avere una traccia virtuale della collezione (basta un foglio excel - anche se avevo sviluppato un software avanzato e completo per la catalogazione). A tal scopo ogni moneta dovrebbe essere numerata con ordine progressivo in modo da catalogarla al meglio. Armonizzazione della collezione Personalmente, io metto nei monetieri solo le monete d'argento direttamente poggiate sul velluto e accanto il suo cartellino. Le monete in oro le tengo nelle bustine e il cartellino nell'altra tasca, come detto, ma le tengo in una techetta un po' più riservata. Altri metalli, tenuti come le monete d'oro ma in un vassoietto meno pregiato, oppure nei raccoglitori generici. L'importante, a mio avviso, è non fare un malloppo di tutte le monete. E' importante mantenere un'ordine logico delle monete in collezione. Ad esempio le mie del Regno d'Italia, seguono un andamento per modulo, mentre per l'impero austriaco segue la successione degli imperatori. Ultimamente mi sto concentrando sulla preparazione di un catalogo cartaceo quindi sto preparando per ogni esemplare delle fotografie (fronte e retro ovviamente) e armonizzare il tutto su un documento. Detto la parola "fotografia", anche qui si apre un modo che analizzerò in altro post se vuoi. Non so quanti anni hai ma l'importante è non fare le cose di fretta: prova e riprova 100-1000 volte e una volta che hai trovato qualcosa che ti piace rifai da capo. Ma l'importante è non aver fretta di finire.
  15. 6 points
    Admin

    L' argento di Umberto I

    Invitiamo gli utenti a concentrasi su tematiche numismatiche. Lasciate ai lettori stabilire se un intervento sia meritevole o no di considerazioni. Non dilungatevi in temi non numismatici che non interessano ai lettori e che fanno perde il filo scientifico di questo topic. Potranno essere risolti in privato, inviandomi un Mp. Un grazie a @@carledo49 per la volontà di continuare a sviluppare il topic dal punto di vista numismatico.
  16. 5 points
    E chi dice questo? Le serie del 1947 ogni Casa d'Aste che tratta monete italiane moderne e contemporanee ce le ha così come le caravelle contro vento. Smettere perchè? Smettere la malattia del FDC a tutti i costi quello si. Se i Collezionisti italiani tornassero ad essere Collezionisti e non investitori e ricominciassero a cercare le monete in SPL o BB con la stessa spesa di una moneta FDC avrebbero una panoramica più completa della monetazione trattata. Guarda che su questo argomento con me sfondi una porta aperta.
  17. 5 points
    Spesso e volentieri nei forum ci sono diverse anime e correnti di pensiero totalmente differenti che si confrontano anche duramente e qualche volta vanno anche oltre i limiti della decenza, del rispetto e dell'educazione. Questo però mi sembra un motivo un po' debole perchè non dia il suo contributo nel momento in cui lo ritiene opportuno, magari su un argomento di suo interesse. Non assistiamo quotidianamente a risse da soloon, gli scontri, quando si verificano, sono ben rari e controllati. Su questo concordiamo perfettamente, anzi, esprimo un giudizio ben più severo del suo in quanto certe diatribe personali da scolaretti potrebbero essere evitate o quantomeno risolte in altri ambiti o attraverso messaggistica personale. Su questo, mi dispiace, siamo su posizioni differenti. Non mi pare opportuno fornire molte spiegazioni, ma ci tengo far sapere, viste le accuse che muove, che spesso non si interviene per dare modo agli interlocutori di chiarirsi ed esprimere più compiutamente il proprio pensiero non applicando tout court la censura. Qui nessuno è posto di sentinella per agire repentinamente, certamente ci si attiva il prima possibile anche a livello di consultazioni interne, compatibilmente con la vita quotidiana e gli impegni famigliari di ciascuno di noi. Su come muoversi si spera sempre nella ragionevolezza di chi scrive, anche se, quanto successo anche in altre circostanze analoghe, mi fa seriamente dubitare esista. Carlo
  18. 5 points
    realino santone

    PETIZIONE PER IL COLLEZIONISMO

    Salve, segnalo : https://www.change.org/p/senato-della-repubblica-salviamo-il-collezionismo
  19. 5 points
    https://www.academia.edu/38342474/F._De_Luca_Lo_statere_della_rifondazione_in_Il_Gazzettino_di_Quelli_del_Cordusio_Gennaio_2019_pagg.47-54 Un breve excursus nell’incredibile storia della città di Sibari, fondata tra il 720 e il 708 a.C. da coloni Greci in una zona fra due fiumi affacciata sul golfo di Taranto. La città prosperò subito e divenne presto una grande metropoli alla guida di un vero e proprio impero molto ricco e potente. Ma con la ricchezza arrivarono i problemi e i conflitti e la città venne distrutta dai nemici e caparbiamente ricostruita per ben tre volte. L'articolo analizza una moneta emessa dalla città ricostruita per la seconda volta, mettendo in evidenza la delicatezza e la maestria con cui le raffigurazioni riportate su di essa richiamano le tre diverse componenti che ricostruirono Sibari (coloni provenienti da tre distinte località). Questa moneta, quindi, era innanzitutto un omaggio a coloro che avevano collaborato concretamente a riedificare la città ma, al tempo stesso, anche una sorta di talismano contro la malasorte, un augurio di pace per la martoriata città. Insomma, questo “statere della rifondazione” costituisce un’ulteriore conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, dell’alto valore simbolico e comunicativo dello strumento Moneta.
  20. 5 points
    Qualche settimana fa ho pubblicato su CRONACA NUMISMATICA on line una cosa sulle monete delle quali si parla nei Vangeli, associando ai vari episodi, oltre alle monete, quadri emblematici che tali episodi illustrano. A chi interessa consiglio di andare direttamente sul sito di CRONACA NUMISMATICA dove lo potete trovare con un'ottima impaginazione. Comunque allego anche un pdf dell'articolo. Le monete dei Vangeli.pdf.
  21. 5 points
    danieles1981

    Zecca di Hall

    Obbiettivo dei prossimi mesi/anni è quello di mettere assieme una discreta collezione di monete della zecca di Hall (Tirolo), almeno dal 1600 in avanti (1600 - 1806 come limite temporale). Come primo step intendo raccogliere almeno 1 moneta per ogni imperatore e per ogni arciduca. Intanto, questa è la mia raccolta allo stato attuale. Sul pdf che allego, ve ne parlerò: è il risultato automatico di un mio progetto che coltivo da anni (magari qualcuno lo conosce)... Zecca_di_Hall_-_Giugno_2018.pdf
  22. 5 points
    simoneo80

    Persia antica

    "DICHIARO CHE LE MONETE/MEDAGLIE PRESENTATE SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO" PERSIA Il nome Persia (in persiano antico Pārsa) è stato a lungo usato per riferirsi alla nazione dell'attuale Iran, al suo popolo, o ai suoi antichi imperi. Tale nome deriva dall'antico nome greco dell'Iran, Persis, che a sua volta deriva dal nome del clan principale di Ciro il Grande, Pars o Parsa, che ha dato il suo nome anche a una provincia dell'Iran meridionale, Fārs (in lingua persiana moderna). Quella che segue è una lista delle principali dinastie della Persia, che include tutti i regni e gli Imperi che hanno governato sul territorio geografico dell'attuale Iran e i loro sovrani, da Ciro il Grande a Mohamma Rez Pahlavi. Sono omesse le dinastie che hanno esercitato solo un dominio parziale sul territorio persiano. Impero Achemenide 550 - 330 a.C. La dinastia achemenide è stata una casa reale di origine persiana, dominante nell'area iranica e in seguito creatrice di un vasto impero multietnico estendentesi su territori di Asia, Europa e Africa, dalla metà del VI secolo a.C. all'invasione macedone di Alessandro Magno nel 331 a.C., con l'assassinio di Dario III nel 330 a.C. - Siglos - Xerxes I / Darius II - 486-405 BC THE ROYAL COINAGE - 3rd type B - early (SNG Cop# 1030, BMC Greek# 15, BMC Greek# 69, SNG Cop# 281) - Siglos - Darius III - 336-330 a.C. 4th type C (SNG Cop# 1031, BMC Greek# 176) Dario III Codomano (380 a.C. – Battriana, 330 a.C.) fu l'ultimo esponente degli Achemenidi sul trono di Persia, testimone delle strepitose conquiste di Alessandro Magno, il quale in pochi anni conquistò il più grande impero che il mondo avesse fino a quel momento conosciuto. Impero Partico 247 a.C. - 224 d.C. L'Impero partico era una delle maggiori potenze politiche e culturali iraniche nell'antica Persia. Era retto dalla dinastia arsacide, fondata dal primo re dei Parti, Arsace I, il quale, alla testa della tribù nomade scitico-iranica dei Parni, fondò l'Impero a metà del III secolo a.C. grazie alla conquista della regione della Partia nel nordest dell'Iran, all'epoca una satrapia in rivolta contro l'Impero seleucide. - Drachm - Vardanes I - 40-47 d.C. Sellwood Type 64.31 - Ecbatana mint (GCV# 5788var) Vardane I è stato un sovrano dei Parti che regnò a partire dal 40 al 47. Succedette al padre Artabano II, dovette continuamente combattere contro il suo rivale Gotarze II. Riportò Seleucia sul Tigri sotto il dominio partico dopo una ribellione di sette anni. Ctesifonte, la residenza dei sovrani partici sulla sponda opposta del Tigri rispetto a Seleucia beneficiò di questa guerra, e per questo motivo Ammiano Marcellino chiama Vardane "fondatore di Ctesifonte". Condusse una campagna vittoriosa contro l'esercito di Dahae al servizio di Gotarze, fino al fiume Sindes (il Tejen). Nel 47 circa fu assassinato durante la caccia; Gotarze gli succedette al trono. - Drachm - Phraates - 100-150 d.C. - Kingdom of Elymais (Vassal of Parthia) Fra il 147 a.C. ed il 224 d.C. in quello che era stato il territorio dell'Elam, fiorì il regno di Elimaide, non più di lingua elamitica, che rimase quasi sempre vassallo dell'Impero partico. Re Fraate era figlio di Urdu Malka (Orode), che regnò intorno metà del secondo secolo dC. Impero Sasanide 224 - 651 d.C. L'Impero Sasanide ( Ērān Shahr in Persiano Medio "Impero Ariano") fu l'ultimo impero persiano preislamico, governato dalla dinastia sassanide dal 224 al 651. L'Impero sassanide, che era succeduto a quello dei Parti, è stato riconosciuto come una delle potenze maggiori in Asia Occidentale, Meridionale e Centrale, insieme all'Impero romano/bizantino, nella Tarda Antichità. - Drachm - Yazdgard I - 399-420 AD type I/1 - Ram-Ohrmazd mint (with loop - type I/1) - Degree of rarity: Non Common Yazdgard era il figlio di Sapore III, e succedette a Bahram IV. Saggio, benevolente e astuto, si dimostrò tollerante in questioni religiose, sebbene rimanesse devoto allo Zoroastrismo. Ma quando il vescovo cristiano, Abdaas, cercò di bruciare il tempio del Grande Fuoco della capitale sasanide, Yazdgard cambiò allora politica verso i cristiani, ordinando che venissero espulsi dal regno e che tutte le chiese fossero distrutte. Nel 419 Yazdgard si ammalò gravemente. Alla morte di Yazdgard, Barham salì al trono, con nome di Bahram V. - Drachm - Peroz I - 459-484 AD type III/3 - winged crown - Goyman / Gorgan mint (Göbl# III/3) Alla morte di suo padre (Yazdgard II) era Governatore della distante Sistan. In sua assenza, salì al trono il fratello minore Hormizd e Peroz fu costretto a cercare protezione presso gli Eftaliti. Il re eftalita Khush-Nevaz era contento di accoglierlo e di aiutarlo nella guerra contro suo fratello. Con l'aiuto degli Eftaliti, Peroz condusse un esercito contro Hormizd, sconfiggendolo e tenendolo in cattività. Le fonti sono discordi sul destino di Hormizd dopo la sua cattura. Secondo alcune, fu condannato a morte. Tuttavia secondo lo storico persiano Mirkhond, Peroz lo perdonò e gli risparmiò la vita. Scoppiò una guerra con gli eftaliti (gli unni bianchi). Insultato dal re eftalita Khush-Newaz, Peroz invase il paese degli Eftaliti costringendoli alla ritirata. Ma subì poi una cocente sconfitta e fu costretto ad arrendersi e a pagare loro dei tributi. Verso la fine del suo regno, Peroz aveva formato un esercito di 50.000-100.000 uomini e invase il regno degli Eftaliti in modo da vendicarsi dalla sconfitta nella prima campagna. Tuttavia gli Eftaliti tesero un'imboscata all'esercito di Peroz. Il piano ebbe successo e i Persiani vennero sconfitti perdendo molti uomini, tra cui lo stesso imperatore. Khush-Newaz, tuttavia, trattò il cadavere del suo ex amico con rispetto e lo rimandò in Persia dove venne sepolto con grandi onori. - Drachm - Hormazd IV - 579-590 d.C. type I/1 - Abarshahr / Abarsahr mint (Semnan / Khorasan) (Göbl# I/1) Ormisda IV, figlio di Cosroe I, fu il 21° Re di Persia, regnante dal 579 al 590 d.C. Sembra essere stato imperioso e violento, ma non senza cuore; protesse la gente comune e introdusse una severa disciplina nel suo esercito e nella sua corte. Quando i sacerdoti chiedevano la persecuzione dei Cristiani, egli rifiutava di farlo in quanto era convinto che il trono e il governo sarebbero stati più stabili se ci fosse stata tolleranza religiosa. Di conseguenza Ormisda IV si fece molti nemici nelle classi dominanti, il che portò a molte esecuzioni e confische. Ormisda non resse il trono per molto. I magnati deposero e accecarono Ormisda IV e proclamarono suo figlio Cosroe II re. Le fonti sono discordi sul modo in cui venne ucciso Ormisda: Teofilatto sostiene che Cosroe lo uccise alcuni giorni dopo l'accecamento; lo storico e vescovo armeno Sebeos sostiene invece che furono i cortigiani di Ormisda a ucciderlo. - Drachm - Khusru II - 590-628 d.C. 595-596 - Eran-khvarrah-Shapur Khuzistan mint - type II/2 (Göbl# II/2) 622-623 - Jayy mint - type II/3 (Göbl# IIb/3) Cosroe II di Persia (Ctesifonte, 570 circa – Ctesifonte, 28 febbraio 628) nipote di Cosroe I, venne soprannominato Parwiz (il vittorioso), per le numerose campagne militari guidate brillantemente; regnò dal 590 al 628. Il 23 febbraio 628 Cosroe II, perso tutto il suo prestigio e il sostegno dell'aristocrazia, venne rovesciato e rinchiuso in un sotterraneo per ordine del figlio Siroe (che salì al trono con il nome di Kavadh II) e, dopo cinque giorni di torture, spirò. La leggenda vuole che all'apice del suo regno si fece costruire un trono sfarzoso tripartito: i tre scranni stavano ad indicare che egli era (o meglio, sarebbe dovuto diventare) imperatore romano d'Oriente, del Vicino Oriente e dell'Asia fino all'India. Conquista islamica della Persia La conquista islamica della Persia segnò una svolta decisiva nella storia di questo Paese. Nel volgere di alcuni secoli la maggioranza dei Persiani abbandonò lo Zoroastrismo e divenne musulmana, mentre le caratteristiche della civiltà persiana venivano assorbite dalla nuova classe dirigente islamica. La caduta rapida dell'Impero sassanide fu completata nel giro di cinque anni, e la maggior parte del suo territorio fu annessa al califfato islamico; tuttavia, diverse città persiane continuarono a resistere rivoltandosi all'autorità islamica. La popolazione locale, non costretta per forza a convertirsi all'Islam, divenne suddita del Califfato islamico, e, in quanto dhimmi (cioè non ancora convertiti all'Islam), furono costretti a pagare una Jizya ( la Jizya sostituì le tasse imposte dai Sasanidi) fin quando non si fossero convertiti all'Islam. - ½ Drachm - 'Umar b. al-'Ala - 771-782 AD (Abbasid Governors of Tabaristan) "DICHIARO CHE LE MONETE/MEDAGLIE PRESENTATE SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO"
  23. 5 points
    f.dc

    Manuale delle monete di Napoli

    Non sono sempre stato concorde con le posizioni di Pietro, ma ne ho sempre riconosciuto e ammirato la passione sincera e l'accanimento nella ricerca dei significati. Già l'aggiornamento che propose al lavoro del Prota, in primis, sulle sigle monetali, ne fecero intuire determinazione e capacità di lavoro. Il nuovo lavoro così vasto come arco temporale e che considera le varianti note, costituirà dopo decine di lustri un superamento sostanziale anche dei lavori del D'incerti e del De Sopo. Non ho ancora l'opera ma provvedero' con golosità ad aggiungerla alla biblioteca spero in settimana. Un ringraziamento sincero all'Autore ed all'Editore.
  24. 5 points
    DeAritio

    Fac simile di banconota

    Anche senza fare tanti sondaggi di mercato o ricerche specialistiche, cosa attira la nostra attenzione e ci fà fare acrobazie anche se siamo pieni di dolori ?Lo dico io, la vista di qualcosa che luccica o che assomoglia ad una banconota.L'uso di un fac simile di banconota per pubblicità è storia vecchia, e, famosa per questo è la ditta Banfi con il suo 10 Lire,ma, qui voglio circoscrivere l' uso al solo periodo bellico più o meno recente.Eccoci con un pezzo interessante e particolare, si tratta di una falsa banconota americana da 1 Dollaro utilizzata come propaganda anti-americana dai fedeli al regime e dai tedeschi in Italia. Tutti i dollari stampati, portano impresso lo stesso numero di serie D85826026A. Sul retro la scritta propagandistica: " Le promesse americane sono sempre state vane, sono balle belle e buone, sono bolle di sapone (come questa banconota)". Gli americani le chiamarono "Bubble Soap Dollars". Per la cronaca, vi sono altre forme di pensiero che indicano non solo i tedeschi , ma i vespri di combattimento siciliani nell' immediato dell'Operazione Husky, come i fautori dell'iniziativa, mentre altri le attribuiscono al primo dopoguerra come propaganda dell' allora DC. Personalmente , propendo per un ' azione pubblicitaria anti-americana su vasta scala studiata dopo l'8 settembre, infatti la Sicilia è caduta in poco più di un mese , e , men che meno che la DC prendesse le distanze dagli americani.
  25. 5 points
    Faccio anche io una capatina qui per dire la mia modestissima opinione. Non intendendomi di monete nostrane strictu sensu, faccio un paio di considerazioni generali per poi cercare di scendere nel particolare. Sono un "novizio" della numismatica, ma è ormai un po' di anni che ho a che fare (da studente prima, dottorando poi, lavoro oggi) con l'economia. Senza dilungarmi, la scienza economica è basata sull'idea di mercato fondato sullo scambio. Da questo punto di vista e da quello che leggo da voi, il mercato numismatico sembra seguire in maniera abbastanza approssimativa la solita dinamica di domanda e offerta. Questo è stato già detto, ma vorrei aggiungere il concetto di elasticità della domanda ed elasticità dell'offerta. Queste due si possono esprimere in relazione rispetto a diverse grandezza, ad esempio il prezzo. Facendola breve, con l'elasticità della domanda rispetto al prezzo si indica la variazione (spesso espressa in percentuale) della domanda di un bene rispetto alla variazione di prezzo. Se il prezzo delle patate si alza dell'1%, in che percentuale diminuisce (o aumenta) la domanda di patate? L'offerta presenta dinamiche simili. Ora, nella numismatica, eccezion fatta per alcuni settori (monete euro), l'offerta è detta inelastica. Ovverosia? Il bene commerciato (antiche? Non solo, gli histamena si producono più? e i tornesi?) non si produce più dunque alle variazioni di prezzo, la quantità offerta rimarrà la medesima (per definizione). La dinamica del prezzo, dunque, si concentra tutta (o quasi) sulla domanda. E la domanda come si forma? Preferenze, d'accordo, ma soprattutto reddito. Ed è quindi all'elasticità della domanda rispetto al reddito che dobbiamo guardare. Traduciamo: in che percentuale varia la domanda del bene "monete" rispetto ad un incremento (o decremento) percentuale del reddito? La risposta ce l'abbiamo già: le monete sono un bene di lusso e i beni di lusso hanno una domanda estremamente elastica rispetto al reddito. Cosa significa? Che se il reddito aumenta (diminuisce) dell' 1%, la domanda di quel bene aumenta (diminuisce) in maniera più che proporzionale (maggiore dell'1%). Il collezionismo numismatico in Italia, dunque, è a rischio estinzione? No, dubito che la numismatica finisca come, ad esempio, la filatelia perché, rispetto a quest'ultima, chi vi partecipa è, in media, spinto da motivazioni (passione, investimento) più alte e "resistenti" agli shocks. La filatelia, difatti, era estremamente popolare, ma spesso racchiusa in una dimensione "domestica". E' la numismatica nostrana in crisi? Probabile, il portafogli si restringe e la domanda, in media, diminuisce in maniera più che proporzionale. E in Italia stanno scomparendo intere categorie professionali, figuriamoci di collezionisti. Poi le conservazioni hanno certamente elasticità diverse, ma per il semplice motivo che chi vi accede ha portafogli diversi. Il piccolo-medio collezionista, che si è sempre magari rivolto al BB, qSPL, avrà una sua domanda rispetto al reddito per il bene "monete" più elastico di quello dell'1% più benestante della popolazione. E questo gli addetti lo sanno. Ed ecco che si stucca, ritocca, ripatina il bel sesterzio. Piccola parentesi: Poi perché tanto accanimento sulle romane ce lo può spiegare @Piakos, ma essendo beni internazionali vi può essere anche un involgarimento dei gusti collezionistici (sempre in media) di mezzo, anche se inizia a circolare una domanda che chiede "untouched" o quasi. Rimane poi l'appetibilità delle monete (le classiche si vendono ovunque, verissimo, ma l'offerta è più che abbondante) nei diversi periodi e l'attenzione di diverse figure presenti in questo strano mondo numismatico (trafficanti, traffichini, trafficoni...). Su questo e altri argomenti, però, io ho solo da imparare e voi tutti tanto da insegnarmi. Vi leggo e perdonate il tedio della lunga esposizione.
  26. 5 points
    @Alberto Varesi e altri... Sui tulipani avevo letto e salvato un articolo (non ricordo dove pubblicato) che si riferiva alla ben nota vicenda di una banca ( la B minuscola è voluta). Ve lo passo quì : Le speculazioni finanziarie sui derivati non sono affatto una invenzione tecnologica, ingegnosamente scoperta dagli analisti finanziari americani, bensì sono un’idea finanziaria del Monte dei Paschi di Siena, che si è espressa 375 anni fa e che allora portò l’Europa alla catastrofe, seminando miseria, povertà e fame. Nei primi decenni del ‘600, grazie all’eccitazione mercantile dovuta alla scoperta dell’America e all’introduzione sui mercati europei di ingenti quantitativi di oro, argento e derrate alimentari, provenienti dal nuovo continente in via di spoliazione, gli europei creano “la borsa valori delle merci e dei preziosi” di cui Amsterdam diventa il centro propulsore. Il Monte dei Paschi di Siena, la più solida e antica banca europea (fondata nel 1472) diventa il più forte istituto di credito finanziario dell’epoca, luogo di incontro della finanza vaticana e delle rendite finanziarie delle oligarchie aristocratiche europee che lì si incontrano per scambiarsi i loro titoli e creare le grandi rendite patrimoniali europee. Nel 1593, il Monte dei Paschi di Siena finanzia Johannes Van Bommel, un grande mercante dell’epoca, il quale importa dalla Turchia i bulbi di tulipano, investendo nella loro coltivazione. Qualcosa di inspiegabile però accade. Anche se da allora sono trascorsi 400 anni, seguita a rimanere un mistero della mente umana. I tulipani diventano ben presto una specie di feticcio della neo-nata classe borghese mercantile, dando vita a una gigantesca febbre collettiva che invade tutta l’Europa. Gli storici e gli antropologi inglesi hanno addirittura coniato il termine “tulipomania” parola che, da qualche anno, indica una specie di malattia dello spirito che porta gli individui a speculare in borsa su “qualcosa di evanescente che non esiste”. Poco a poco, in tutto il continente si diffonde la mania dei tulipani che diventano ben presto un vero e proprio social status. Dovunque, da Lisbona fino a Roma, da Glasgow fino alla lontana Varsavia, gli europei si gettano nell’investimento di azioni dei bulbi di tulipano e in tutto il continente si aprono agenzie di cambio locale, gestite in appalto dal Monte dei Paschi di Siena. Al mattino si apre la contrattazione ad Amsterdam e alle 15 partono a cavallo i corrieri con i risultati del giorno, attraversando tutta l’Europa per andare a negoziare i titoli nelle diverse capitali. Ben presto, l’Europa comincia a diventare piccola e le capitali entrano in veloce contatto tra di loro, dando vita alle prime società di trasporto continentali. Nel 1605 la domanda di bulbo di tulipano raggiunge livelli vertiginosi. Vengono attribuiti nomi curiosi e strani ai bulbi e le famiglie di possidenti investono ingenti quantità di denaro su questo fiore. Nel 1623, un certo bulbo di tulipano, di un colore magari raro, arriva a costare il corrispondente di oggi di circa 50/70 mila euro. Il record viene toccato dal “semper Augustus” che viene scambiato nel 1630 per la cifra vertiginosa di 100.000 fiorini, pari a 250.000 euro odierni. In quell’anno, un certo Messer Cucinotti, ragioniere plenipotenziario di Monte dei Paschi di Siena nella sede di Amsterdam ha un’idea che seduce l’intera Europa: “la speculazione sui derivati finanziari” che lui inventa e codifica, in uno splendido testo di follia delirante finanziaria (si trovano i testi dell’epoca nella “Biblioteca pelagia di parte guelfa” a Firenze) con il termine “commercio del vento” o altrimenti detto “commercio finanziario delle nuvole”. Il Monte dei Paschi di Siena stampa dei contratti di assicurazione sul titolo dei bulbi e poi li assicura presso una loro filiale a Londra, la quale ne rivende –a prezzo maggiorato- il potenziale profitto di lì a sei mesi. Chi acquista quel titolo, lo rivende a un altro prezzo maggiorato e così via dicendo, per cui uno stesso titolo di possesso di un bulbo tocca il record nel 1632 di 186 proprietari della stessa azione a prezzi completamente diversi: la stessa azione vale 1 oppure 8 oppure 75 a seconda di quando è stata acquistata e da chi. La banca senese dà prestiti per acquistare bulbi di tulipano e raccoglie in garanzia proprietà immobiliari e terre coltivate, creando una massa finanziaria speculativa che nel dicembre del 1635 raggiunge una cifra pari a 15 volte l’intera ricchezza reale europea. Finchè alla fine del 1636 alcuni aristocratici, bisognosi di danaro in contanti per finanziare spedizioni navali o costruirsi un castello cominciano a vendere e si arriva al 9 febbraio del 1637 quando l’ondata di vendite si abbatte sul mercato provocando la più gigantesca catastrofe finanziaria che sia mai stata registrata nella storia. Il tutto avviene a una velocità inusitata per quei tempi, in pochissime settimane. E il mercato dei tulipani crolla. Migliaia e migliaia di famiglie si trovano sul lastrico perché il Monte dei Paschi di Siena attraverso le guardie reali olandesi requisisce le loro proprietà immobiliari date in garanzia per titoli di bulbi di tulipano che sulla carta valgono milioni ma che in realtà sono carta straccia. Nel solo mese di giugno del 1637, nella città di Amsterdam 15.000 persone sono travolte dal dissesto. La città di Arnheim diventa un enorme cimitero e così la città di Hannover, di Besancon, la lontanissima L’vov al confine tra la Polonia e l’Ucraina. L’Europa è travolta dal crollo della finanza sui derivati. Le famiglie rovinate abbandonano le loro terre che rimangono incolte provocando penuria e carestia nella popolazione. Nasce così la immensa ricchezza patrimoniale del Monte dei Paschi di Siena, che riesce a non fallire grazie all’intervento del Vaticano che accordandosi con il re d’Inghilterra dichiara “diabolici” i contratti stipulati dagli aristocratici di mezza Europa. Confisca i beni dati in garanzia, identificati come “oggetti del diavolo”, di cui diventa legittima proprietaria.
  27. 5 points
    Vero quanto dice l'amico Renzo, @Piakos, la numismatica di medio o basso livello, quella dello spl e del bb o meno, vive da alcuni anni un periodo nero, con prezzi evidentemente ridimensionati che ora sono allineati a quelli di 20 anni fa. questo è dovuto, a mio avviso, principalmente a 2 fattori: 1- la crisi economica, che di fatto ha spazzato via i collezionisti con un portafogli meno capiente, i quali oggi hanno come pensiero fisso il cercare di arrivare a fine mese e non certo le monete 2- il cambiamento di rotta del mercato, orientato sempre più verso le alte conservazioni. I collezionisti di oggi puntano ad avere in collezione pochi pezzi, per giunta per tipologia, ma di altissima conservazione, mentre un tempo le collezioni erano più vaste e si ricercavano anche i millesimi. Credo che la zecca di Genova possa essere un esempio valido.... siamo nella civiltà dell'immagine, amava dire mio padre, dove conta più l'apparire dell'essere, dove ha più importanza la forma, del contenuto. La numismatica sembra si sia adeguata a questi nuovi standard dove è "in" il fdc, l'eccezionale, dove ci si strappa i capelli e si sborsano fior di soldoni per un ms65 al doppio di un ms62 (tradotto, fdc vs q.fdc) studiosi ? Certo, se prendiamo il panorama odierno e lo raffrontiamo con quello della fine '800 o prima metà del '900 il risultato appare deludente; la quasi totalità dei collezionisti (ma anche molti commercianti) dell'epoca erano anche studiosi di rilievo (Promis, Vitalini, Gnecchi, Cagiati ecc) mentre oggi solo una minoranza dei collezionisti (e dei commercianti) approfondisce la materia. Però nuovi libri ed articoli vedono ancora la luce, nonostante vi sia sempre meno di nuovo da dire. Le normative....tasto dolens.... Le leggi italiane, o meglio la loro nefasta interpretazione ed applicazione, hanno di fatto decimato il numero di collezionisti del settore (parlo di greche e romane) Risultato ? Le monete provenienti da scavi illeciti continuano a prendere la via dell'esterro, come è sempre stato. un panorama non certo esaltante, concordo, ma da qui ad intonare il requiem direi che - fortunatamente - ne passa. un saluto alberto
  28. 5 points
    f.dc

    TESI DI LAUREA

    Vedo, nella sua essenziale semplicità, una bellezza straordinaria in questo topic. Una passione senza condivisione è vuoto pneumatico. La condivisione della conoscenza diventa Cultura e patrimonio per tutti. Il mio augurio alla nostra Amica per l'esito dei Suoi studi e la mia sincera ammirazione per Cliff. Chiedo scusa ad entrambi per l'improvvida intrusione.
  29. 5 points
    f.dc

    Isole Ionie

    In questa breve discussione c'e' l'essenza della peculiare bellezza della nostra passione. Non è questione di mettere insieme "pezzi", ma capirne ragioni, contesto, simboli, senso "grafico" (iconografia, epigrafia, paleografia) e artistico. E, sopra tutto, la modestia del collezionista ( o studioso) che, nell'approccio al materiale, e' consapevole dei propri limiti, che esistono sempre e per tutti, nessuno escluso, e accetta di superare le proprie ipotesi quando un'alternativa piu' plausibile - o semplicemente vera - emerge, rendendosi ricchezza per tutti. La mia ammirazione piu' profonda a @dearitio , l'uomo prima del collezionista, che sa offrire simili insegnamenti senza che, mai, si avverta la cattedra. Spero che sia esempio e spunto di riflessione per molti, tanti, parrucconi e "calvi", a favore di uno studio laico nei principi ed ecumenico nel metodo.
  30. 5 points
    Nell'ottocento europeo le idee del liberalismo, arrivate al seguito delle armate napoleoniche, si uniscono ai mai sopiti sogni indipendentisti. ancora una volta la scintilla parte da Parigi: il 22 febbraio 1848 la popolazione scende in armi, il re Filippo abdica e viene proclamata la seconda Repubblica. L'incendio percorre tutta l'Europa, ma è a Milano e a Venezia che i governi provvisori battono moneta. Da notare che in entrambe le città lo stile delle coniazioni, in particolare il rovescio delle monete, si ispira fortemente al modello francese il quale, a sua volta, riprende i conii delle monete della prima Repubblica Parigi Milano Venezia Ancora Parigi al centro dei movimenti rivoluzionari europei. Dopo la disastrosa, per i francesi, guerra franco-prussiana, a seguito dell'assedio di Parigi da parte delle truppe tedesche, la lotta dei parigini contro i prussiani, a causa anche del comportamento ambiguo della borghesia francese e dei suoi rappresentanti politici, si trasforma in lotta di classe: nasce la Commune, che sarà sconfitta in un bagno di sangue dal governo "ufficiale" francese con la collaborazione dei prussiani. I conii sono identici a quelli delle monete coniate dal governo di Thiers; si riconoscono per il tridente posto alla sinistra della A (atelier di Parigi) e simbolo del direttore della zecca comunarda, Zephirin Camélinat. SEGUE
  31. 5 points
    Salve a tutti! Come primo post volevo mostrarvi l'ultima arrivata: 8 Grana del 1689. La moneta è la stessa che è riprodotta in foto sul MIR Napoli, me lo ho confermato lo stesso autore del libro, Davide Fabrizi, che ringrazio, aggiungendo che la stessa moneta è presente anche sul "Civitas Neapolis", la famosa asta Varesi 42. Volevo conoscere un vostro parere, anche magari da chi l'ha posseduta in passato. Grazie
  32. 5 points
    Lugiannoni

    LE MONETE NEI VANGELI

    PREMESSA Nell'approssimarsi della Pasqua credo possa interessare una discussione che cerchi di individuare - con la massima precisione consentita - le monete di cui si parla in alcuni episodi dei Vangeli. A questo proposito va ricordata l'ottima mostra, con relativo catalogo, realizzata a Torino nel 1998 e intitolata <Le monete del tempo di Gesù>. Come ben sa chi ha avuto modo di dare una lettura ai testi dei quattro evangelisti - specie se appassionato di numismatica - quando vi si parla di denaro, inteso come oggetto fisico, la terminologia è sempre generica, probabilmente quella che veniva utilizzata dal popolo ma che pur aveva, per chi ne parlava, dei riferimenti precisi; troviamo quindi spesso il termine <moneta> o <denaro> o <monetina>. Intanto ritengo utile fare una precisazione cronologica relativa agli anni della vita di Gesù; noi siamo abituati a collocare la sua vita tra l'anno 0 della nascita e l'anno 33 corrispondente alla morte. In realtà oggi sappiamo che quando il monaco Dionigi il Piccolo nel VI secolo fece il calcolo per individuare l'anno del Natale, commise un errore. Attualmente, attraverso l'incrocio dei dati con il calcolo ab urbe condita e con gli anni di governo degli imperatori, sappiamo che Erode muore attorno al 4/5 a.C. e che vi fu un primo censimento indetto da Augusto nell'8 a.C. (anche se riservato probabilmente ai soli Romani cives) ed un secondo per le Province, presumibilmente nel 6 a.C.. Tutto questo porta a retrodatare la nascita di Cristo di almeno 5/6 anni (ho usato spesso il condizionale perchè è ovvio che tali calcoli non possono avere la precisione di un orologio svizzero). Per la descrizione dei vari episodi nei quali si fa cenno alle "monete" mi avvarrò del testo evangelico e dell'iconografia figurativa tratta dalle opere dei grandi artisti che questi episodi hanno illustrato, oltre, ovviamente alla documentazione numismatica. (continua) Dimenticavo: naturalmente il tutto è aperto al contributo di tutti!
  33. 5 points
    Biblionummofilo

    Vetrina bibliografica

    Vorrei usare questo post come vetrina bibliografica in cui inserire e descrivere sinteticamente alcune delle opere più interessanti inerenti alla monetazione magnogreca, ciascuno degli amici del forum può aggiungere le opere in suo possesso o che ritiene importanti da possedere e studiare e farne una breve descrizione corredata con foto. Comincio proponendovi uno di quei libri che è bello possedere materialmente: Greek Coins / Colin M. Kraay; Max Hirmer. - Londra: Thames and Hudson, 1966 Si tratta innanzitutto di un libro delizioso da vedere, con ben 20 tavole a colori e 1329 fotografie in bianco e nero che illustrano nei minimi dettagli alcune delle monete più belle che la civiltà greca abbia prodotto, una gioia per gli occhi corredata comunque anche da un ottimo testo redatto dal rinomato studioso Colin Kraay, alla breve introduzione sulla monetazione greca segue, dopo le tavole e le illustrazioni, una panoramica descrittiva e sintetica di tutte le città e regni del mondo greco che hanno coniato moneta con i riferimenti alle illustrazioni e bibliografia annessa per ogni voce. L'edizione in mio possesso è quella inglese che è anche la più difficile e costosa a reperirsi, esistono altre due edizioni, in tedesco e francese, che hanno lo stesso apparato illustrativo ma testo diverso redatto da Peter Franke, queste edizioni sono relativamente più semplici da trovare e meno costose.
  34. 5 points
    tipologia con pietra focaia, data che ancora non sono riuscito a definire tipologia con ara, 1617, niente sotto l'altare ara, 1619, O (non recensito) sotto l'altare ara 1620, FF
  35. 5 points
    Lugiannoni

    LE MONETE NEI VANGELI

    1. CAFARNAO, IL TRIBUTO PER IL TEMPIO <…quelli che riscuotevano la tassa per il Tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro Maestro non paga la tassa? » Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare Simone, i re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi, dai propri figli o dagli estranei?», rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te.»> (Matteo 17,24-27) Sappiamo che il tributo dovuto al tempio corrispondeva a mezzo shekel (o siclo = gr 7.10), moneta equivalente alla dracma greca; poichè la moneta "pescata" da Pietro nella bocca del pesce serve a pagare la tassa di entrambi, non può che trattarsi di uno shekel di Tiro, moneta ampiamente diffusa in Palestina, dove non esisteva moneta propria in argento. E' curioso osservare che secondo i precetti della religione ebraica sulle monete non doveva apparire alcuna figura o tantomeno divinità, tuttavia nel tesoro del tempio l'offerta prevalente era in sicli, monete che riportavano al dritto l'immagine di Ercole Melquart. L'episodio è splendidamente narrato da Masaccio. In una raffigurazione che unisce le tre fasi della narrazione in un' unica scena, vediamo al centro Gesù e Pietro che parlano con i sacerdoti di Cafarnao, alla sinistra Pietro che pesca e a destra il pagamento del tributo. Da notare che le linee prospettiche della rappresentazione convergono nel volto del Cristo, vero centro fisico e ideale dell'affresco.
  36. 5 points
    La ricerca della perfezione, dell'esemplare dai rilievi intatti dalla circolazione e dal contesto di giacitura, con fondi lisci e privi della minima corrosione, pur senza disporre di disponibilità finanziarie adeguate, ha comportato quanto riscontriamo quotidianamente. Per i collezionisti di questi anni la moneta è meritevole di collezione solo in condizioni di perfezione: "se compri BB non sei nessuno!", pensano molti, anche normali stipendiati da 1.500 euro mensili. Se questa perfezione sia reale o presunta è un dettaglio per molti trascurabile (troppo spesso consapevolmente). Il discorso di tatto o intatto è certamente fondamentale per un collezionismo consapevole, purché non si perdano di vista le condizioni ordinarie in cui le monete antiche ci sono pervenute, generalmente afflitte da usura e corrosioni nei rilievi e nei fondi, senza che alcuna operazione di pulizia possa ripristinarne lo status originale. Due sesterzi di esempio: un Antonino Pio con la Salvezza e un Traiano con la Fortuna: - il primo è stato verosimilmente sottoposto ad una "rivisitazione" integrale dei rilievi, dei fondi e della patina - il secondo mostra una patina minerale spessa e fragile, già scrostata lungo il bordo. Il dritto è molto gradevole con interventi principalmente volti a liberarne le superfici dalle concrezioni e a integrarne alcune mancanze; a scredito del nume di cui è vettore il rovescio è stato poco fortunato, e la pulizia ne è stata resa difficoltosa fin dalle condizioni di partenza. In mancanza delle disponibilità finanziarie necessarie non si può acquistare un sesterzio bello e impeccabile; restano tre alternative: - comprare un pezzo completamente "rivisitato", - comprare un esemplare gradevole ma con dei difetti e/o con un rovescio poco bello, - smettere di collezionare e limitarsi allo studio bibliografico e/o dei reperti delle raccolte pubbliche.
  37. 5 points
    carledo49

    La patina su un 5 lire 1914

    La patina sulla moneta in questione NON mi piace assolutamente. Per una altissima percentuale è fasulla (addirittura da volgarissima candeggina). La mia paura, quando sono le monete importanti ad avere queste "croste" è che si nasconda di proposito una qualche magagna. La casa d'aste la potrà anche definire iridescente......ma personalmente in queste condizioni, anche a prezzi estremamente ragionevoli, me ne terrei alla larga. La patina iridescente a bolle è tutta un'altra minestra! E anche qui bisogna stare attenti perché le sofisticazioni con il fegato di zolfo abbondano. Carlo
  38. 5 points
    La moneta è la stessa e ho la netta impressione che proprio il mio articolo abbia suscitato l'attenzione delle autorità. Quando la moneta apparve nell'asta Artemide, che pure citava il mio articolo, in un primo momento era passata inosservata. Ma dal momento che conteneva anche informazioni sulla sua provenienza fu attenzionata e evidentemente oggetto di indagini se era di recente ritrovamento. Può sembrare assurdo, ma a suo tempo, pochi mesi prima della pubblicazione dell'articolo (verso la fine del 2007), avevo avuto dall'estero e in forma anonima le foto (di qualità non eccezionale e in B/N) assieme alle informazioni poi riportate nell'articolo: mancavano ovviamente solo le esatte coordinate cronologiche del ritrovamento, salvo una generica affermazione che era stata trovata "some years ago".... Ero stato interpellato probabilmente in quanto autore del Corpus sui denari della Guerra Sociale pubblicato nel 1987. Intuendo l'importanza dell'informazione, mi sono affrettato a renderla pubblica. Potete immaginare quanto sono rimasto trasecolato quando, tre anni dopo la pubblicazione, comparve la moneta a San Marino e in migliori immagini a colori…. Sembrava che fosse venduta e anche oltre la ragguardevole stima di ben 20.000 euro. Invece, a quanto pare, la moneta non era stata venduta ma restituita al proprietario, che evidentemente mirava a costruirsi una sorta di "pedigree" e in attesa che si calmassero le acque e per una nuova e più prestigiosa vendita... Io credevo che fosse, al solito, finita all'estero e passata inosservata… Invece deve essere stata da quel momento attenzionata e attentamente monitorata in attesa di essere ricollocata sul mercato, apparentemente sempre a San Marino. Mi colpisce molto la coincidenza tra la ripubblicazione di quell'articolo, in lingua inglese e con alcune aggiunte (come la possibilità di utilizzare le migliori immagini a colori provenineti dall'asta Artemide), nel recentissimo numero di OMNI e la notizia del sequestro della moneta. Avevo deciso di ripubblicare quell'articolo ritenendo che la vecchia versione non avesse avuto la giusta risonanza presso la comunità scientifica internazionale (ecco perché avevo curato la traduzione in inglese). Evidentemente nel frattempo sono state condotte discrete indagini a cura degli investigatori italiani e acquisite maggiori informazioni sulle più esatte circostanze del ritrovamento, che non poteva risalire a prima del 1909 (quando ancora le monete trovate in Italia potevano circolare liberamente sul mercato all'estero). Almeno credo di avere in qualche modo contribuito ad assicurare una moneta veramente rara, un unicum, alla collezione pubblica e spero solo che possa trovare una adeguata sistemazione e magari con ulteriori informazioni sulla reale provenienza. Tuttavia questo episodio mi ha indotto ad alcune riflessioni. Credo che con l'attuale normativa italiana, molto protettiva, anzi restrittiva (e per certi versi con ragione) verso i beni numismatici di sicura provenienza dal suolo italiano, sarà sempre più difficile poter avere occasioni di acquisire informazioni su nuove monete inedite di sicura circolazione limitata all'Italia senza che venga attivata l'attenzione delle autorità italiane. Si arriva quindi al paradosso che sarà sempre più difficile per gli studiosi italiani (anche accademici !) poter acquisire tali informazioni, a tutto vantaggio, al limite, solo di studiosi stranieri e su monete ormai definitivamente esportate fuori dai confini italiani….
  39. 4 points
    Quintus

    R.N. Espero

    Oggi 2 gennaio 2019 è l’anniversario della morte di mio padre. Ci ha la lasciato nel lontano 1984 all’età di 50 anni, dopo diversi anni di sofferenza, prima a causa di un tumore a milza e ghiandole linfatiche e poi per una paresi che lo ha tormentato per gli ultimi 3 anni di vita (se così la vogliamo chiamare). Come forse saprete, mio padre, era appassionato di modellismo e costruiva bellissimi modelli sia di navi che aerei (e anche altro a dire il vero, ha fatto anche un modello del L.E.M.), modelli sia statici che radiocomandati e tutti fatti “da zero”, senza comodi kit, ma basandosi solo sui progetti originali e producendo tutti i pezzi in legno, metallo e alla fine, per le “grandi serie”, anche la vetroresina. Ma tornando a noi… verso la fine degli anni ’70, in onore del sacrificio degli uomini della R.N. Espero decise di costruire il suddetto modello. Modello… facile a dirsi, ma se il modello è in una scala di 1:20 e l’originale misura quasi 100 metri… il risultato finale è un “modellino” di quasi 5 metri, costruito in una cantina di 5,30 metri di lunghezza! La costruzione è durata quasi 1 anno ma, alla fine, l’oggetto era stupendo. Realizzato per poter essere radiocomandato. Era dotato di 2 motori elettrici, le torrette principali potevano essere ruotate a destra e sinistra e variare l'alzo dei cannoni mentre i fumaioli potevano emettere fumo grazie al liquido che veniva utilizzato per il fumo in discoteca. Alla fine il “modellone” fu venduto al figlio di un ammiraglio che lo tenne esposto per anni (insieme ad altre decine di modelli fatti da mio padre) presso il Museo Navale a La Spezia. Ad oggi non ho idea di che fine abbiano fatto tutte le sue produzioni. Quella che segue è la breve storia della fine della R.N. Espero, cacciatorpediniere della Regia Marina Italiana. Varato nel 1927 presso i cantieri Ansaldo di Sestri Ponente. Faceva parte della Classe Turbine insieme ad altre 7 unità. Il motto dell'Espero era: "Venti impetu delendo ruo" (mi lancio all'attacco con l'impeto del vento). Allo scoppio della seconda guerra mondiale era caposquadriglia della II Squadriglia Cacciatorpediniere che comprendeva i gemelli Borea, Ostro e Zeffiro. La base era Taranto ed il comandante dell’unità era il Capitano di vascello Enrico Baroni. Quello che segue è il racconto, tratto dalle pagine di wikipedia del sacrificio dei nostri marinai per permettere ai compagni di salvarsi. Il 27 giugno 1940, di sera, l’Espero salpò da Taranto per la sua prima missione di guerra: trasportare a Tobruk, insieme all’Ostro ed allo Zeffiro, due batterie contraeree (od anticarro) della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale per un totale di 10 bocche da fuoco, 120 tonnellate di munizioni ed i relativi serventi, 162 camicie nere. Nel pomeriggio del giorno seguente le tre unità della II Squadriglia furono avvistate ed attaccate, un centinaio di miglia a nord di Tobruk, dal 7° Cruiser Squadron della Royal Navy: lo componevano gli incrociatori leggeri Sydney (australiano), Orion, Liverpool, Neptune e Gloucester (britannici), che iniziarono il tiro alle ore 18, da una distanza compresa tra i 16.000 ed i 18.000 metri. La teorica velocità superiore che i tre cacciatorpediniere italiani avrebbero dovuto avere era vanificata dall'appesantimento rappresentato dal carico imbarcato. Il comandante Baroni prese dunque la decisione di sacrificare la propria nave nel tentativo di trattenere gli incrociatori inglesi, ordinando al contempo ad Ostro e Zeffiro di dirigere per Bengasi alla massima velocità (entrambi i cacciatorpediniere scamparono così alla distruzione e giunsero in porto indenni). L’Espero aprì il fuoco alle 18.10 ed andò incontro agli incrociatori inglesi, manovrando ad elevata velocità per evitare le bordate, stendendo cortine fumogene per coprire la ritirata delle unità gemelle, sparando – inutilmente – con i cannoni e lanciando siluri per costringere le unità britanniche a tenersi a distanza: infatti occorsero due ore di combattimento e ben 5000 proiettili (tra cui 1600 del calibro principale, 152 mm), perché la nave venisse colpita. A colpire il cacciatorpediniere fu principalmente il Sydney. I primi proiettili caduti a bordo del cacciatorpediniere provocarono numerose vittime tra le camicie nere, sistemate in coperta, poi fu colpita una caldaia ed in breve l’Espero venne immobilizzato; mentre tre degli incrociatori si avvicinavano sino a 5.000 metri per ultimarne la distruzione, lanciò altri due siluri. Furono messe a mare alcune imbarcazioni, mentre alcuni dei pezzi continuarono a sparare sino all'affondamento; furono allagati i depositi munizioni e l’Espero dapprima sbandò sulla sinistra, poi si raddrizzò, quindi, colpito ancora ed in fiamme, sbandò sulla dritta e s'inabissò alle 20.15 nel punto 35°18' N e 20°12' E, portando con sé gran parte dell'equipaggio. Il comandante Baroni, ferito, affondò volontariamente con la sua nave: alla sua memoria fu conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Però non dimentichiamo anche gli altri componenti dell’equipaggio che sacrificarono la lori vita da eroi. Il Sydney, portatosi nei pressi del luogo dell'affondamento, recuperò uno zatterino con 37 (o 41) superstiti, mentre le altre imbarcazioni, parte non viste, parte allontanatesi per evitare la prigionia, rimasero alla deriva per diversi giorni. Solo una, con a bordo 36 uomini (tra cui il comandante in seconda), fu infine soccorsa. Prima però rimase alla deriva per 13 giorni: entro tre giorni fame, sete e follia (alcuni uomini, impazziti per la fame ed il sole, si gettarono in acqua, tra questi il comandante in seconda) avevano ridotto il numero degli occupanti a 14, divenuti poi 7 quando, quattro giorni dopo l'affondamento, fu trovata una scialuppa abbandonata con a bordo quattro barilotti d'acqua, che consentì la sopravvivenza degli uomini rimasti, tranne uno. Il decimo e l'undicesimo giorno furono avvistati aerei, ma solo tredici giorni dopo l'affondamento i 6 superstiti, stremati, furono tratti in salvo dal sommergibile Topazio. L'Espero fu la prima unità perduta nella sanguinosa guerra dei convogli per la Libia. Questa è solo una delle tante eroiche gesta dei militari italiani, spesso scherniti e derisi, messi in secondo piano perché "italiani". Ma nulla abbiamo da invidiare alle altre nazioni in quanto orgoglio, dedizione, coraggio e generosità. Ave! Quintus
  40. 4 points
    Sono pezzi particolari, quasi unici, per cui non c'è l'abitudine dell'occhio a un conio conosciuto che puo' esserci per un sesterzio. Bisogna andarsi a guardare lo Gnecchi e fare dei confronti. Oppure andare sul tecnico basandoci solamente su quello che vediamo qui e facendo un confrondo con lo stile canonico dell'arte romana applicata a medaglioni, monete e bassorilievi. Iniziamo dalla patina e dalle superfici: quella non è una patina tevere originale, intesa come quella patina "non patina" generata da una giacitura acquifera naturale, non ne ha le caratteristiche distintive e peculiari (se vuoi in privato possiamo parlare di queste caratteristiche. Inizio a pensare che determinati dettagli tecnici è meglio non divulgarli troppo urbi et orbi. Veniamo difatti letti un po' da tutti e mi accorgo che con il tempo determinati difetti vengono corretti...). Non è neanche una moneta banalmente spatinata. Le superfici sono state probabilmente trattate con degli acidi e poi ossidate. Prima e durante possono esserci stati altri passaggi. Per sapere il motivo di questi trattamenti manca un'informazione fondamentale che è come si presentava inizialmente questo esemplare. La cosa che però possiamo dedurre è che non è una moneta intonsa e che è stata sicuramente oggetto di un trattamento estensivo che ne ha perlomeno trattato la maggioranza delle superfici. Stile e modellato: In attesa di un'immagine di confronto dallo Gnecchi possiamo fare un confronto con gli stili canonici del tempo. Ho anche posseduto per un buon periodo un medaglione di periodo coevo con un ritratto ancora abbastanza integro quindi qualche considerazione mi sento di farla. Le zone che "quadrano" meno sono sicuramente al dritto l'occhio, la guancia e la corona di alloro nella zona sommitale, i campi a sinistra, le decorazioni del mantello trionfale sulla spalla in basso. Sul retro le zone che guarderei con attenzione sono la figura in piedi centrale di Commodo e il soldato che lo precede in corteo, la legenda in esergo. Tutto considerato mi sembra molto probabile secondo la mia opinione personale che questo esemplare abbia subito un restauro articolato (forse anche estensivo) che ce lo presenta oggi in una forma anche esteticamente appetibile e plausibile a prima vista, ma che è comunque lontana da quello che la definizione Fior di Conio a catalogo lascerebbe pensare a chi si volesse fermare a una sola occhiata veloce.
  41. 4 points
    Ne posto qualcheduna, ma fate altrettanto anche voi mi raccomando
  42. 4 points
    lorenzo

    LA MORIANA

    LA MORIANA Da: https://it.wikipedia.org/wiki/Moriana “La Moriana (in francese: Maurienne) è una valle francese formata dal fiume Arc. Si trova nel dipartimento francese della Savoia. Formava un'antica provincia prima dell'introduzione dei dipartimenti. Coincide con l'Arrondissement di Saint-Jean-de-Maurienne, divisione amministrativa della Savoia.” Da: http://www.quattrobaj.com/art_visualizza.asp?ID=19 Oddone Conte di Savoia e Magravio di Torino 1048 - 1058/1060 La Storia Nacque nel 1010 quartogenito di Umberto I Biancamano. Oddone di Savoia era già marchese di Torino quando successe nel 1060 al padre e al fratello nella contea di Savoia. Nel 1047 sposa Adelaide figlia di Olderico Manfredo II, con questo matrimonio conquistò il titolo di marchese d’Italia, che era annesso alla contea di Torino e conte in Borgogna ,dalla loro unione nacquero cinque figli: Pietro I primo erede, Amedeo II successore di Pietro I, Oddone vescovo di Asti, Berta che andò in sposa all’Imperatore Enrico IV di Franconia, Adelaide che sposò il conte d’Aubon e poi l’Imperatore Rodolfo di Rheinfeld. I rapporti con l’imperatore erano decisamente buoni, questo gli permise di mantenere e rafforzare i suoi diritti sul Piemonte. I possedimenti di Oddone erano talmente vasti che il suo dominio era più esteso dello stesso Regno di Francia. La data della sua morte è incerta si presume avvenuta nel 1060 e si crede sepolto nella Cattedrale San Giovanni di Torino. Le zecche e le monete: Denaro Moneta di incerta attribuzione sec. XI-XII vescovi di Moriana o primi conti sabaudi Oddone? DIRITTO: S IOHANNES (astro a 8 raggi) testa barbuta a destra ROVESCIO: + AQVABELLA croce patente, accantonata al centro da 4 crescenti agli angoli Rarità: R8 Zecca: Aiguebelle Metallo: Argento Diametro: 20 mm Peso: 1,10 gr. Denaro tipo Viennese DIRITTO: + SCIIVANNIS testa diademata a sinistra ROVESCIO: + VRIhSIENNA croce patente. Rarità: R8 Zecca: St-Jean-de Maurienne Metallo: Argento Diametro: 18 mm Peso: 1,22 gr. Da: http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/I31423.php Dimitri DOLIVO “ 23.5.1891 Berlino, 2.8.1961 Losanna, catt., di Losanna (1905). Figlio di Michail Ossipovitc Dolivo-Dobrovol'skij, di origine russa, elettrotecnico, collaboratore poi direttore tecnico della Allgemeine Elektrizitäts-Gesellschaft (AEG), e di Cornélie Toumba. ∞ Catherine Meyer, medico, di Amburgo. Studiò medicina a Heidelberg. Stabilitosi a Losanna nel 1920, esercitò la professione soprattutto nei campi della medicina infortunistica e della pediatria. Come numismatico compilò il catalogo delle monete della diocesi di Losanna (1961). Una parte della sua collezione è stata acquistata dal gabinetto delle medaglie di Losanna.” Da: http://retro.seals.ch/digbib/view?pid=smb-001:1957-1960:7-9::550 Articolo di Dimitri Dolivo: “Contributi alla numismatica di Casa Savoia” Un denaro di Aiguebelle coniato per il conte Umberto Biancamano (?) Testa imberbe, diademata di St-Jean a sinistra croce nel campo 17 mm. 1,17 g. Questo denaro di buona fattura è una imitazione dei denari di Vienna prima dell'apparizione dei denari alla testa barbara verso il 1090. Un sguardo superficiale gettato su questo pezzo dà l’impressione di leggere: URBS VIENNA e S MAURICIUS. Ma, guardando più da vicino si constata che la legenda è al nome di Saint Jean e non a quello di San Maurizio. Ricorda due denari trovati nel 1843 a San Paolo Fuori le Mura a Roma, facenti parte di un tesoro di oltre un migliaio di denari, nascosti in quel luogo tra il 1047 e il 1056 (1). (1) Monete del decimo e dell'undecimo secolo, scoperte nei dintorni di Roma nel 1843, descritte da Giulio di S. Quintino. Torino, dalla stamperia reale, 1846. Ecco la legenda di questi denari: 1) URBS VIENNA S MAURICIUS testa imberbe di Sam Maurizio 2) MAUR. IENNA SCI JOANNIS testa imberbe di di San Giovanni Il secondo pezzo è una imitazione del primo ed è stato coniato a Maurienne, quindi ad Aiguebelle. La somiglianza del nostro denaro con il denaro di Maurienne, trovato a Roma, ci fa ammettere che è stato ugualmente coniato ad Aiguebelle. Ma prima di analizzare il nostro denaro, facciamo brevemente un po’ di storia. I vescovi di Saint-Jean-de-Maurienne coniarono monete ad Aiguebelle. Conosciamo un denaro coniato per il vescovo Thiébaud tra il 1034 ed il 1039 che presenta la testa di Saint-Jean ed il monogramma TBA del vescovo. Questo denaro che appartiene a M: Roehrich è stato descritto da lui (2) e riprodotto nel “Manuale di numismatica francese da A. Dieudonné (3). (2) Dr. A. W. Roehrich. L'n denier inédit d'Aiguebelle en Maurienne. (Rivista italiana di numismatica e science affine, Milano, voi. II, serie terza, XXXVIII, 1925, pp. 41-47.) (3) Tome IV. Monnaies féodales françaises. P. 353. Il vescovo Thiébaud aveva preso parte conto l’imperatore Conrad (+ 1039) e dopo la vittoria di quest’ultimo fu privato della sua sovranità dall’imperatore nel 1038 a vantaggio del conte di Savoia. Il vescovo fu dunque sottomesso a Umberto Biancamano divenuto conte di Maurienne (+ nel 1056 stando al CNI). Questo principe, pur possedendo la contea rurale di Vienne dopo il 1029, con il riconoscimento della Chiesa di Vienne, non poteva coniare moneta a causa dei privilegi ecclesiastici delle diocesi della Savoia. Divenne signore supremo in Maurienne, ha probabilmente coniato moneta già dal 1039 al tipo di Vienne alla testa di San Maurizio. Questo tipo ha avuto inizio nel 1023 a Vienne per la coniazione di denari eccellenti tanto per la buona fattura quanto per il titolo di 10 denari per il fino. Alla fine dell’XI secolo, verso il 1090, hanno perduto le loro qualità per divenire i ben noti denari alla testa barbuta di San Maurizio. I figli di Umberto I Biancamano. Oddone, 1057/1060, primo marchese in Italia per il suo matrimonio con la marchesa Adelaide, ha continuato questa coniazione di denari e la sua vedova, tutrice dei figli Pietro e Amedeo, ha fatto lo stesso. L'arcivescovo di Vienne ha protestato ripetutamente contro queste coniazioni. Successivamente alla protesta del 27 novembre 1062, conservata presso il Cartulario di San Maurizio di Vienne, la marchesa ha fatto la promessa solenne, dopo aver preso la residenza a Torino, di non battere più moneta del tipo viennois ad Aiguebelle. Suo marito, il conte Oddone, ha distaccato la Valle di Susa dalla diocesi di Maurienne per attribuirla a quella di Torino, suo figlio Pietro ho fatto trasferire l'officina del conte a Susa dove ha continuato a stampare monete del tipo viennois. Uno di questi denari è riprodotto nel CNI. Volume II. Pl. XXXVII. N°19, che è di stile barbaro e probabilmente contemporaneo dei viennois, coniati a Vienne verso il 1090. Il CNI ha supposto che si tratti di coniazioni episcopali e non laiche. Al tempo dell'imperatore Rodolfo III (993-1032), l'arcivescovo di Vienne, Thiébaud di Casa Savoia, concesse il riconoscimento della Chiesa al nipote Umberto Biancamano. Thiébaud aveva coniato a suo nome (Poey d'Avant, PI. CVI, N° 6). Ma su un denaro che si trova al Museo di Grenoble, una legenda retrograda al nome di "S. Mauricius" è deformata in modo da terminare con VMCS, che è stato interpretato come "Umbertus comes," la denominazione del conte Umberto I. Per citare brevemente un altro esempio ricordo un denaro di Luigi il Cieco sul quale il conte Ugo ha completato discretamente la legenda in campo con le lettere V.C. (Ugo comes). Sul nostro denaro non figura affatto il titolo di conte; ma non figura affatto neppure sui denari coniati da Amedeo III a Susa. Per riassumere: se non diamo significato alle lettere e se non crediamo all’intenzione precisa di chi ha coniato la nostra moneta, con negligenza, questo denaro dovrebbe essere attribuito a Umberto I, Oddone o alla marchesa Adelaide. Se per contro ammettiamo una deformazione intenzionale delle lettere, questo denaro,sarà uno dei primi denari coniati da un conte di casa Savoia nella Savoia. Io propendo per quest’ultima ipotesi, ma gradirei conoscere il parere di chi è più erudito di me. -------------------------------- Questa è l’esposizione degli studi effettuati dal grande studioso Dimitri Dolivo su di una possibile emissione del conte Biancamano. Quello che appare chiaro è quale fosse all’epoca la tendenza a ripetere i tipi di altre zecche note e questo caso non poteva essere annoverato tra le imitazioni tra monete di zecche diverse descritte qui: http://www.tuttonumismatica.com/topic/2042-alcuni-esempi-di-imitazioni-di-monete/ per la rilevanza dell’argomento. Per una informazione più ampia, suggerisco la consultazione di questo sito, dove sono rappresentare e ben descritte altre emissioni dei Savoia: http://www.sibrium.org/Materiali/Savoia_CCNM.pdf Buona lettura a tutti.
  43. 4 points
    f.dc

    Auguriamoci l'errore

    - Non sempre crescere significa diventare grandi. Una nota di metodo ...mancato - Ebbi la bella occasione di rincontrare per puro caso un eccelso collezionista conosciuto ai tempi dell'università e dal quale imparai molto. Già maturo ai tempi della conoscenza, lo ritrovai incanutito ma sempre acuto e brillante. Mi raccontò che aveva da poco terminato la cessione della sua raccolta ultracinquantennale di grossi moduli d'argento, scudi e talleri prevalentemente europei e, nonostante il buon esito delle licitazioni dei suoi nummi, sentiva il rammarico profondo di non aver ottenuto un miglior riscontro a causa della sua antipatia per le "monete inscatolate". Mi ricordai, durante la sua narrazione, la reazione al limite della maleducazione che il mio interlocutore ebbe parecchi anni prima, quando raccontandogli dell'esperienza negativa di un collezionista americano amico alla cessione di materiale di prim'ordine senza procedere alla certificazione in slab, mi permisi di suggerirgli la sigillatura almeno per quella parte della collezione che oltre oceano avrebbe trovato alla vendita migliore gradimento. Ne sentii di tutti i colori; con voce a tratti alterata giunse a dirmi che nessun collezionista avrebbe mai raccolto scatole di plastica. Proponendolo, secondo la sua interpretazione, ledevo il decoro della passione per la ricerca e lo studio numismatico. Ero, insomma, un criminale ambientale. Aveva venticinque anni più di me; benchè sanguigno di fronte agli eccessi, mantenni il contegno mordendomi la lingua e lasciai senza salutarlo la sala del Hotel San Marco dove, al tempo, ancora si teneva il convegno di Bergamo. Anch'egli ricordò quell'episodio nella conversazione chiosando che: "non per tutto si cresce in saggezza con l'età". E' così. Al termine della collezione, la passione deve far spazio ad altro. Non è piu' un fatto emozionale. Le monete da documento tornano ad essere merce, al pari del momento in cui sono state acquisite. Merce da vendere, da presentare al meglio al mercato. L'oggetto di passione diviene un qualcosa che richiede una visione ed un approccio pragmatici, meramente utilitaristici. Al collezionista restano, comunque e intatti, tutta la bellezza, il godimento, l'arricchimento intimo che gli anni di collezionismo hanno comportato. Ogni moneta è una storia. Di ogni moneta ricordiamo le vicende che ci hanno portato alla sua acquisizione al monetiere, i fatti e le persone circostanti, le amicizie, le rivalità, la ricerca, lo studio. Questo è quanto rimane al collezionista ed è, in definitiva, quello che più vale.
  44. 4 points
    Questa discussione sul Fiume di Napoli...oggi semi scomparso e/o ridotto a rigagnolo dal percorso fangoso e malsano, potrebbe non finire mai...così come nulla che appartenga alla città di Napoli potrebbe trovare un esaustiva conclusione. Troppa la cultura, troppa la storia, troppe la cose da dire e da scrivere. Riguardo al Sebeto postiamo quest'ultima nota, che vide protagonista l'ultimo principe degli Hohenstaufen e la sua tragica fine in Italia...in questa nostra Italia che i principi e gli imperatori tedeschi...sognavano di unificare senza in verità riuscire nell'impresa...e, probabilmente se non certamente...sarebbe stato meglio o cosa migliore...se vi fossero riusciti. Perchè? Cosa semplice è la risposta oggi con le ultime analisi storiche ed obiettive sul punto: l'Italia come sappiamo non è una nazione condivisa e che condivide le cose dell'Italia...divisa come ancora è...dal 1860, dopo la breccia di Porta Pia, in almeno tre sotto nazioni ed, effettivamente in Regioni che spesso se non sempre hanno poco in comune tra di loro in quanto ad interessi specifici, approcci storici e sociali, dialetti, abitudini, usi, costumi e quant'altro. Una unificazione se non precoce (nell'alto medioevo) almeno non tardiva (entro il 1400) avrebbe reso - CON TUTTA PROBABILITÀ - l'Italia potente e indiscussa ...le divisioni avrebbero avuto tempo e modo di smussarsi e di essere metabolizzate sotto un regno ricco e potente, atteso il genio italico e le molte risorse italiche...allora ancora centro del mondo nel centro del Mediterraneo. Ma torniamo al fiume di Napoli...il Sebeto ed a Corradino di Svevia, che - sceso in Italia a nemmeno 16 anni di età per riprendere possesso del Regno di Sicilia (sud dell'Italia), dopo la sfortunata battaglia di Tagliacozzo ove fu sconfitto (vilmente con l'uso dell'imboscata a tradimento) da Carlo D'Angiò (uomo del papa e quindi di parte guelfa) - fu alla fine condotto a Napoli e decapitato (senza pietà e senza legale motivazione), nella Piazza del mercato...DOVE IL D'ANGIÒ SPOSTÒ TALE SPIAZZO (dal Foro della Neapolis greca e romana) e che nel medioevo nota come Campo Moricino, che era situato nei pressi del mare. VEDI NOTA 1 Non lontano doveva scorrere ancora il Sebeto...infatti una epigrafe in marmo di età imperiale, rinvenuta scavando nei pressi di Porta del Mercato ne è una prova. Tale epigrafe rappresenta un tempietto in onore al Sebeto che porta la scritta “P. Mevius Eufychus aedicolam restituit Sebetho” a testimonianza del fatto che P. Mevio Eutico consacrò un sacello al leggendario fiume che, con la massima probabilità aveva letto e foce nelle adiacenze. I luoghi dovevano essere questi: si vede il ponte dalle molte arcate...capace di tenere le piene del fiume, si vedono le mura della città e la porta. Dopo la decapitazione di Corradino, (che era il figlio di Corrado IV di Svevia) e dei suoi seguaci di parte nobile, i corpi unitamente alle teste ormai separate dal corpo, furono sepolte in riva al mare di Napoli ove era la FOCE DEL SEBETO...POCO OLTRE LA PORTA DEL MERCATO, non lontano dal luogo della decapitazione, ove furono sommariamente sepolti, inumati solo con delle pietre buttate sopra delle fosse sommarie...cosa che, fece scandalo e che, alla fine richiamò l'attenzione del Vescovo per procedere ad una inumazione degna. Tali macabre ed indegne vicende furono dovute ai timori di Carlo D'Angiò in effetti un fellone protetto dalla cavalleria pesante francese che, all'epoca, era la migliore d'Europa e che aveva portato con se nella misura di 1000 cavalieri scelti). Carlo temeva gli Hohenstaufen cui - di fatto - stava usurpando il regno, in quanto spettava legittimamente a Corradino e, fino a quando non vide la testa di Corradino ruzzolare sul patibolo...non devette dormire sonni tranquilli. Di seguito: Lo spazio pubblico del campo Moricino e la decapitazione di Corradino (da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile…, 2006). 500 NOTA 1: Per datare l’importante scelta urbanistica di decentramento, ante litteram, per la Napoli duecentesca, nella scarsità delle fonti angioine, ampiamente riconosciuta, bisogna rifarsi a dei documenti indiretti riguardanti concessioni e donazioni da parte dei sovrani francesi di terre demaniali -”terre vacue”- ai monasteri, nei quali si fa più volte riferimento all’esistenza del mercato nuovo al Campo Moricino. Da questi atti, aventi valore legale, si può dedurre che l’autorità regia aveva deciso di fondare il mercato in area diversa da quella fino a quel momento usata, già alla fine del Duecento. Le Concessioni sovrane a cui si fa riferimento riguardano i due istituendi monasteri nel 1270, proprio ai margini della futura area pubblica di mercato, fanno parte dei Registri angioini e sono conservate anche nelle carte dei due monasteri “soppressi” durante il decennio francese. Nelle Concessioni, da ritenersi dei documenti ufficiali, il sovrano precisa molto dettagliatamente la localizzazione delle terre donate nel “campus Moricinum” vicino al mare e i termini della funzione mercato in quel luogo oltre le mura orientali, già esistenti. Particolare rilevanza abbiamo dato all’operazione urbanistica di trasferimento del Mercato pubblico da una posizione di centralità nell’antica agorà-forum, ad una posizione decentrata, Dopo la decapitazione di Corradino, (che era il figlio di Corrado IV di Svevia) e dei suoi seguaci di parte nobile, i corpi unitamente alle teste ormai separate dal corpo, furono sepolte in riva al mare di Napoli ove era la FOCE DEL SEBETO...POCO OLTRE LA PORTA DEL MERCATO, non lontano dal luogo della decapitazione.verso oriente fuori la porta a mare ed alla identificazione di possibili modelli di riferimento offertasi al primo Angiò per tale rilevante decisione che determinò la trasformazione di una zona esterna alla cinta muraria marittima nel nuovo grande spazio aperto per la vendita dei generi commestibili nel Campo Moricino. Posizione decentrata, alla quale però non si aggiungono funzioni culturali e politico-amministrative che vengono svolte ancora nella città di antico impianto, dando così luogo ad una città maggiormente organizzata dal punto di vista funzionale (da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile, 2006). SPAZIO ATTUALE dal satellite Dedicato questo pur modesto contributo agli amici di Napoli: @Layer e al maestro @Neapolis che auspichiamo torni presto tra noi, concluse da Pietro le fatiche per il testo sulle monete di Napoli, di prossima uscita. Poichè, infine, non dobbiamo dimenticare che questo è un Sito dedicato prevalentemente alla Numismatica postiamo una rara moneta coniata sotto Corradino di Svevia: Messina -Corrado II di Svevia (Corradino), 1254-1258. Mezzo denaro, mistura 0,36 g. C· all’interno di cerchio caricato su lunga croce che taglia la leggenda. Rv. Leggenda intorno ad aquila, ad ali spiegate, volta verso s. Spahr 172. Travaini 58a. MEC 14, –.Molto raro. BB Ne esiste un altro conio, dato come inedito: Messina-Mezzo denaro, mistura 0,30 g. Leggenda intorno a C sormontata da segno di abbreviazione. Rv. Leggenda intorno a croce accantonata da trifoglio nel secondo e terzo quarto. Spahr –. Travaini cf. 63 (denaro). MEC 14, cf. 596 (denaro).Apparentemente inedito. BB Questa due ultime emissioni di Corradino di Svevia vengono alternativamente attribuite alle zecche di Messina o Brindisi. In quest'ultima al R/ parrebbe di leggere SICIL REX; in entrambe al D/ la C di Corrado. Un'osservazione: la C è sovrastata da un omega che, spesso, in unione all'alfa indica la fine. Quasi un tragico presagio della fine di Corradino. Foto delle monete e relative descrizioni sono di @Lugiannoni , al quale va il nostro ringraziamento. @Neapolis Pietro...proprio poco tempo fa' parlavamo della rarità delle monete... @Riccardo Paolucci amico mio...che dici? Siamo prolissi? Siamo eccessivi? Nei tempi che corrono...n'ce leggerà nisciuno?
  45. 4 points
    Volendo dare una valutazione che può sintetizzare il topic, possiamo giungere alla solita conclusione ormai iper consolidata: bronzi romani intonsi e per di più in conservazione buona/ottima ne esistono relativamente pochi e, quelli che sono apparsi nel tempo e nei tempi sono ormai stati tesaurizzati. Le monete in bronzo antico presentavano sempre delle concrezioni spesso voluminose, delle ossidazioni, dei colpi. Per renderle leggibili e/o godibili occorre metterci del lavoro sopra. Tuttavia la moneta in argomento è autentica, onesta nelle superfici quanto basta per essere collezionabile e, inoltre, in conservazione a mio avviso splendida. Ci si potrebbe trovare il pelo nell'uovo...certo, c'era della cuprite e probabilmente c'è q.che bozzetto, ma allora tanto vale cambiare genere e orientarsi su monete moderne. In qualche modo questo topic vuole porre questo Caligola come un esempio di ciò che può essere collezionato...una sorta di limite sotto il quale non scendere.
  46. 4 points
    Quando ero ancora un giovane alle prime armi uno dei miei mentori mi disse: ''i sesterzi creano un grande desiderio...'', ''quello di possederli'' dissi io interrompendolo, ''no, mi rispose lui, quello di metterci le mani sopra per migliorarli. Nessuno resiste a questa tentazione.'' Tant'è che gli esperti di questa monetazione, riconoscono i restauri per epoca. Infatti ogni epoca ha avuto la sua ''moda'' del restauro. Un Vespasiano simile a quello postato qui l'altro giorno ha realizzato chf 20.000. Però le due monete sono leggermente diverse... Non scoraggiamoci, cerchiamo di conoscere e di capire le monete. Arka
  47. 4 points
    Ehi, non facciamo scherzi! Me ne ero accorto subito che si trattava di una ribattuta su un grano del 1719! Ho già preparato l'articolo da inviare a Panorama Numismatico e la segnalazione per l'aggiornamento del Gigante! Ho il copyright!!! ;-) A parte la RO e gli stemmi ovali ghermiti dall'aquila, si leggono chiaramente le ultime tre lettere [...]719 a ore 13. Non avevo aperto la discussione per non suscitare ulteriori appetiti che, come prevedevo si sono puntualmente accesi. Parigi val bene una messa! Ebbene sì, caro @@margheludo e caro @@Neapolis, solo chi aveva già la collezione completa non poteva lasciarsi scappare questa variante! ;-) Pensate: oltre ai due grani della collezione reale e del museo di Napoli e quello passato in asta Nomisma invenduto a 30.000 euro, questo sarebbe il 4° grano conosciuto, e l'unico 4 quattrini 1782 ribattuto su tale moneta!
  48. 4 points
    Piakos

    Olim Bomba

    Mi pare che gli oppositori del re bomba contromarcavano le piastre con scritte tipo "BOMBA", "OLIM BOMBA" o "BOIA", ricordando l'appellativo che gli fu dato dopo che fece bombardare Messina in rivolta nel 1848. Già precedentemente osannato dai liberali con gli appellativi di “novello Tito” o “pacifico Giove”, divenne “Re Bomba” perché consentì il bombardamento di Messina del 5 settembre 1848. La città, come l’intera isola, era insorta con l'appoggio discreto dell'Inghilterra, interessata da una parte a "mettere le mani" sulla Sicilia, isola strategica per il controllo del Mediterraneo, dall'altra parte desiderosa di ostacolare la politica di Ferdinando II, a cui non aveva mai perdonato lo “sgarro” tentato con la questione degli zolfi siciliani. Ma torniamo al bombardamento: la squadra navale napoletana era costituita da tre fregate a vela, 6 fregate a vapore, 5 piroscafi armati, 20 cannoniere, 24 scorridoie ed altri legni sottili. Il 1° settembre 1848 ancorò al largo di Catona, presso Reggio e nella notte si avvicinò alla costa dell’isola per impadronirsi di una batteria degli insorti, detta delle “Moselle”, situata a fior d’acqua nei pressi del villaggio di Contessa, fuori Messina, forte di 12 cannoni. La flotta iniziò il bombardamento alla mattina del 2 settembre e poco dopo dal bastione Blasco della Cittadella di Messina, nelle mani dell’esercito regolare, effettuarono una sortita 4 compagnie di pionieri che, coperti dal fuoco navale, incendiarono gli affusti dei cannoni. Nel pomeriggio del 4 settembre si imbarcarono a Reggio, 250 ufficiali e 6400 uomini di truppa. Lo sbarco delle truppe regie in terra siciliana iniziò alla mattina del 5 settembre a 3 miglia da Messina, protetto dal fuoco delle pirofregate e delle cannoniere. I primi a scendere a terra furono gli uomini del reggimento Real Marina, al comando del colonnello Giustino Dusmet. Dopo 3 giorni di aspri combattimenti, l’8 settembre le truppe regie entrarono in Messina, nel cui porto furono catturate 16 cannoniere. Si trattò di un combattimento tra due eserciti, eppure Ferdinando II è ricordato come il re “bomba”. Vittorio Emanuele II, che fece bombardare le case di Genova nel 1849, Gaeta, Capua ed Ancona (dopo la resa) nel 1860, Palermo nel 1866, fu “galantuomo” e "padre della patria"! Da Alfonso Grasso http://www.ilportaledelsud.org/ferdinandoIIborbone.htm Poi cito @@francesco77 Richiamando il grande Maestro De Falco: se tali scritte fossero di spregio avrebbero dovuto occultare il viso e non preservarlo da scritte vituperevoli, però dobbiamo ammettere che è impossibile entrare nella testa di un rivoluzionario dell'epoca, è probabile che abbia voluto comunque preservare il volto per far capire ai posteri a chi fosse indirizzata tale offesa. Il discorso sulle scritte BOMBA, BOIA e OLIM è quanto mai complesso, per giudicarne l'autenticità andrebbe sempre valutata dal vivo, non dimentichiamo che se si vuol rivalutare una piastra comunissima in BB da 40 a 300 euro basta apporre scritte simili, ma i truffatori non dimentichino che oggigiorno grazie ad internet le immagini girano veloci, gli acquirenti si informano prima di mettere mano alla tasca, negli ultimi anni ne sono affiorate diverse e ciò mi puzza un tantino. Se queste fossero autentiche/coeve dovrebbero avere all'interno della scanalatura una patina omogenea e conforme con il resto del tondello. Anche lo stile del carattere fa la sua parte, ho visto delle scritte BOMBA in caratteri non bodoniani e quindi novecenteschi che hanno ingannato anche studiosi (in alcuni articoli) e case d'asta. Già .............. ma prima di andare avanti con il discorso bisogna capire com'è fatto il carattere bodoniano e perchè ne indica l'epoca, e poi c'è la tecnica di punzonatura, la spaziatura, eccetera....
  49. 4 points
    Riprendiamo l'argomento sul mito delle Sirene e la fondazione di Partenope, individuando i temi che possano chiarire la realtà dei primi insediamenti nel sito storico più antico di Napoli. Il tutto prendendo spunto dalle iconografie visibili nella bellissima moneta del "Pro fausto..." e dalla bellissima medaglia di Gioacchino Murat, sopra postate. Iniziamo dicendo che il mito delle sirene affonda nella notte del tempo ed ha implicazioni molteplici. Sotto un profilo psicoanalitico Junghiano le sirene e il loro canto simboleggiano il timore maschile, sin dall'alba della storia, per l'elemento femminile e le relative capacità seduttive. In un mondo maschilista come quello antico...le donne erano temute in quanto capaci di annullare la volontà maschile tramite l'innamoramento e le passioni. Sotto un profilo meno intellettuale le Sirene potrebbero essere sin dal mondo più antico, per una cruda realtà, null'altro che le prostitute o le donne che, in ogni porto, attendevano/attendono gli approdi per gabbare i marinai...e più di un esegeta umanista e di uno storico ha posto tale soluzione come ovvia e incontrovertibile. Osserviamo inoltre che il termine sirene ha raccolto molteplici Figure con le quali si è fatta spesso un po' di confusione: nereidi, ninfe marine, uccellacci dal volto di donna che cercano di ghermire i marinai...e quant'altro; in qualche modo è come se fossero esistite sirene "buone" (divinità marine: nereidi e nife) e sirene malevoli. Sotto un profilo più propriamente legato all'ambiente marino reale sicuramente gli avvistamenti - da lontano - di foche monache e di dugonghi (capaci di modulare i suoni con l'apparato fonetico) può aver favorito una sorta di "fischi per fiaschi". Data la esplicativa ma sintetica premessa entriamo nel vivo della questione, anche con l'ausilio della numismatica. Il mito delle divinità pesce sirenidiformi è rintracciabile nell'antico levante già dal III - II millennio a.C., dove ad Ugarit, tavolette cuneiformi attestano la feconda “Donna Divinità del Mare” (rabbatu atiratu yammi). La dea Atargatis, in Aramaico Atar‘atah, era una divinità siriaca, chiamata anche Deasura; appartiene alla storia delle religioni del Vicino Oriente antico, nella Mezzaluna Fertile. Veniva indicata come dea-sirena, per l'aspetto del suo corpo, che ha forma di pesce, e così è descritta, ad Ascalona, da Diodoro Siculo. [sYR] Statuetta di marmo rosa della dea siriana a forma di pesce Atargatis. Divinità associata con la creazione e la fertilità. Forma con supporto piatto, con dettaglio eccellente e segni di accumulo sulla pietra. Atargatis si crede sia stata una divinità composita che univa gli attributi di Anat e Astarte. Siria settentrionale, intorno al II millennio a.C. Altezza: 6,3 cm Dalla Siria, la sua adorazione si estese in Grecia e all'ovest più lontano. Luciano ed Apuleio danno descrizioni dei preti mendicanti che viaggiarono per le grandi città con una immagine di Atargatis posta su un asse e raccoglievano le elemosine. L'ampia estensione del culto è largamente attribuibile ai mercanti siriani, raccolta e mediata (nel mediterraneo occidentale) dai loro colleghi Rodii già a far data dal XII secolo. In molti casi Atargatis, ‘Ashtart, e altre divinità che una volta erano stati culti e mitologie indipendenti, divennero dei sincretismi tali da apparire indistinguibili. Postiamo, di seguito, una moneta di Demetrius III Eucaerus (siamo nel I sec. a.C.), con al rovescio la raffigurazione di Atargatis, velata, dal corpo e dalla estremità caudale di pesce, fiancheggiata da steli d'orzo, che porta in mano un fiore. Il riferimento all'abbondanza, alla fertilità e all'amore è immediatamente deducibile. Cosa possiamo intelligentemente e coltamente dedurre senza dover ricorrere ad un lungo elenco di note per copiare le idee altrui? In poche ma esplicative parole: dai Sumeri ai Siriaci si sapeva o si era intuito che la vita terrestre proviene dal mare. E, poichè la vita evoluta è data dall'elemento femminile...ecco l'immagine della divinità marina dispensatrice che, per sopravvivere nell'elemento marino, non può che avere le facoltà e la struttura degli abitanti del mare. La moneta non è un capolavoro di estetica ma è di incommensurabile fascino ed importanza storica e numismatica, in linea con questo lungo e complesso topic, specificamente per il tema trattato in questi ultimi post. L'origine letteraria, nell'antichità classica occidentale, della figura delle sirene è nell'Odissea di Omero dove vengono presentate come cantatrici marine abitanti un'isola presso Scilla e Cariddi, le quali incantavano, facendo poi morire, i marinai che incautamente vi sbarcavano. La loro isola mortifera era disseminata di cadaveri in putrefazione. Ma Odisseo, consigliato da Circe, supererà indenne il loro canto e la loro seduzione. Al riguardo è estremamente importante evidenziare che Omero non descrisse l'aspetto fisico delle sirene. Nel contempo il genio greco dimostrerà di aver ben chiaro lo stesso concetto levantino del mare origine della vita, ricorrendo al mito di Afrodite, dea suprema e assoluta dell'amore, che nasce dalla schiuma del mare. Ma per la chiarezza del genio greco la dea dell'amore non può avere sembianze ittiche. Che massima seduttrice sarebbe? La siriaca Atargatis viene quindi svalutata (dai Greci) da dea suprema a dea minore del mare...cioè a Nereide. Una delle nereidi si chiamava Anfitrite, sposa di Poseidone...nell'epica omerica la nereide non è completamente personificata: là sul mare aperto, fra i flutti di Anfitrite (Omero, Odissea III.101). Anfitrite è madre di Tritone e Rodo (o Roda)...una delle ninfe del mare...ed ecco le nereidi su tritoni, le ninfe marine... le sirene, che furono portate da Roda (dai Rodii) nel golfo di Napoli...si chiamarono in seguito partenope, ligeia, leucosia. Roda sposerà Helios (il dio sole) e vivrà a Rodi da cui l'isola stessa prende il nome, che deriva dal Greco antico ῥοδον (rhodon), che significava rosa. Nelle Olimpiche di Pindaro si narrava, appunto, che l'isola fosse nata dall'unione di Helios, dio del sole, con la ninfa oceanina Rodi (Rodo, Roda o Rode) e le città presero i nomi dei loro tre figli: Ialisos, Kamiros, Lindos. E di nuovo ci soccorre la numismatica con i tetradrammi coniati dalla città di Rodi, quando questa nuova città (che prende il nome stesso dell'isola), sarà fondata dall'unione politica delle tre città originarie. In questa monetazione viene certificata l'unione tra Helios (al diritto) e Roda (al rovescio) qui raffigurata etimologicamente come rosa. Moneta fotografata in asta Kunker Si potrebbe obiettare: ehi Piakos?! Ma che scrivi...? Perchè vuoi forzare il tema asseconda intorno al II millennio a.Cintorno al II millennio a.Cintorno al II millennio a.Cdi come ti fa comodo? Dove è la prova che quella rosa è una divinità marina...potrebbe semplicemente essere una rosa...perchè Rodi oltre ad essere forse l'sola delle ninfe marine o sirene...è anche l'isola delle rose. Non lo sai? Quindi se helios è uno dei simoboli di Rodi...al rovescio c'è l'altro che è solo un fiore. Tale obiezione potrebbe non essere peregrina e quindi dobbiamo rispondere egregiamente all'ipotetico contestatore. per rimanere nella numismatica prendiamo due monete a confronto e a testimonianza: il tetradramma di Rodi per prima che è del 404/380 a.C. mostra sui due lati della rosa una spiga d'orzo e un fiore (cioè l'abbondanza che permette la vita terrestre e che proviene dal mare)...allo stesso modo della moneta di Demetrio III Eucares (peraltro successiva al tetra rodiese) che postiamo nuovamente: che mostra Atargatis (divinità marina dispensatrice di vita e di abbondanza) che ai lati ha pure la spiga d'orzo e il fiore. Quindi quella rosa è Roda e non una rosa! Il tema mitico dai Sumeri...ai siriaci...ai rodiesi è quello! E Rodi è stata l'isola del sole e della ninfa marina per eccellenza...poi portata dai Rodiesi nel mediterraneo occidentale, probabilmente sino alla baia di Napoli, come illustreremo in seguito. E bisogna dare atto che, anche esteticamente, questo tetratradramma di Rodi è una delle monete più affascinanti al mondo. (Continua...)
  50. 4 points
    Ci rendiamo ben conto della necessità pedagogiche e di coinvolgimento dell'utenza. Tuttavia, poichè questo è un sito che vuole proporsi anche con basi scientifiche occorre sempre andare alla radice delle problematiche, degli argomenti e delle discussioni. La base o la chiave di volta della numismatica è piuttosto semplice: la Numismatica non è esattamente un hobby, o meglio, non può essere gestito e/o condotto in quanto tale, pena il rischio di incorrere in forti delusioni e/o in qualche problemuccio o in remissioni di danaro anche di qualche significato. La normativa, in questo Sito più volte sfiorata o snocciolata, è severa: tutte le monete antiche con più di 50 anni sarebbero dello stato salva la prova contraria che deve essere in grado di esibire il possessore o il collezionista. In pratica la presunzione dello stato italiano è che la grande maggioranza delle monete antiche in circolazione commerciale o nelle collezioni, provenga da scavo clandestino o da ritrovamenti che dovevano essere denunciati agli uffici pubblici. Altrimenti il possessore deve essere in grado di esibire una varia e nutrita documentazione a riprova della buona fede e del legittimo possesso (fatture, foto, certificati autenticità, proveniinza, cataloghi d'asta, fatture. ricevute ecc.). La traccia dell' acquisizione su e-bay...non è sufficiente, anzi...A meno non si compri da un commerciante professionista e di buone referenze, che invia la moneta con tanto di corposa documentazione. Se poi le monete sono anche sporche di terra...si finisce direttamente davanti al Pubblico Ministero. Questo è. Che poi vengano acquisiste sul web, cioè sulla famosa baia, o nelle ciotole dei mercatini o si dica che vengono dall'est...non è cosa sufficiente a mettere al riparo da indagini. Poi vagli a spiegare...con un buon avvocato al seguito. CONCLUSIONE. Ognuno impiega il proprio tempo e le proprie risorse come meglio crede e si mette in gioco come meglio ritiene. La vita può essere "friccicosa"/frizzante anche per questo. Ma la Numismatica non può essere improvvisata...è una specialità troppo difficile e complicata. Non a caso in passato i migliori e più capaci collezionisti erano: nobili che contavano... nobili con conto... grandi industriali... grandi professionisti... possidenti... dirigenti... e in parte minore è ancora così. Costoro avevano la possibilità e la potenza di muoversi con i giusti maestri e consulenti che giudicavano per loro il metallo, l'integrità e le coperture legali delle monete che interessavano. Questi paludati collezionisti avevano anche la potenza per andare a restituire al mittente tutte le fregature che immancabilmente tutti, più o meno, possono prendere comprando monete. Uno dice... ma allora la numismatica non è per tutti...anzi è per pochi. No! Oggi c'è la rete...e ci siamo noi. Se volete siamo a Vostra disposizione per le dovute consulenze, nei limiti della nostra (non piccola ) esperienza. E perdonateci qualche presunzione.
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