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  1. 4 points
    Su alcune monete greche sono raffigurate immagini realizzate allo scopo preciso di mandare in confusione il normale procedimento percettivo dell’osservatore a cui vengono inviati segnali contraddittori che ingenerano un vero e proprio corto circuito nell’assegnazione di bordi definitivi alle forme esaminate. Una veloce disamina di alcune di queste immagini che costituiscono dei veri e propri paradossi visivi. https://www.academia.edu/40940601/F._De_Luca_Paradossi_visivi_su_monete_greche_Comunicazione_Bollettino_della_Società_Numismatica_Italiana_n.74_Autunno_2019_pagg.5-10?fbclid=IwAR0TGLhJBJuKQWsUCfNiC7zVqoBT6WNMMTkLeBB6Y6AuUU1f2lns-1eKlOc
  2. 2 points
    Economia / di Lorenzo Franzoni 14 novembre 2019 Venti banche europee, con il supporto logistico e politico della Banca centrale europea, stanno provvedendo a studiare il progetto per elaborare e dare vita ad un nuovo sistema di pagamenti elettronici. Un sistema il quale coprirebbe l’intero Vecchio Continente, nel tentativo esplicito di esautorare i giganti americani che qui operano, e di sostituirsi a loro. Si tratta di Pepsi, un evocativo – e quasi divertente, se ricondotto al contesto estremamente serio in cui invece è inserito – acronimo che sta per Pan-European Payments System Initiative. La prima agenzia di stampa che ha lanciato la notizia è stata la Afp che la mattina del 5 novembre 2019 ha rilasciato il seguente cinguettio su Twitter: “Venti banche europee stanno lavorando alla creazione di un sistema di pagamento paneuropeo che avrebbe la possibilità di mettere fine all’impero di Visa, Mastercard ed altri giganti della tecnologia europea”. Tali fonti si riferiscono, in particolar modo, al mondo finanziario francese e tedesco. Il quale, non incidentalmente, è quello più coinvolto in questo progetto. Visa e Mastercard: due potenti attori internazionali Perché dunque numerose banche di investimento di molti Paesi europei stanno correndo ai ripari rispetto ai pagamenti elettronici? Dopo decenni quieti e tranquilli in cui hanno usufruito dei circuiti a stelle e strisce? Per comprendere i motivi di questo prospetto, di questa pianificazione a lungo termine, è necessario anatomizzare tutta l’ampiezza dello spettro di interpretazione e cognizione del reale. I “circuiti di pagamento” si costituiscono nelle società – grandi aziende – che si occupano di gestire i trasferimenti elettronici di denaro: transazioni come spese, pagamenti, bonifici e così. Il loro funzionamento non è così semplice da comprendere, ma fondamentalmente lo si può riassumere così: queste società hanno l’incarico, attraverso contratti stipulati e firmati dalle parti coinvolte, di fungere da intermediari fra esercenti convenzionati ed istituti di credito, tramite delle spese di commissione che ne arricchiscono le tasche. Tali circuiti di pagamento, al giorno d’oggi, sono per lo più americani, in quanto sono stati proprio gli Stati Uniti ad aver elaborato per primi questo sistema elettronico. Non è casuale che la maggior parte delle transazioni nel Paese americano siano coperte a livello elettronico, per l’appunto, e non con i contanti. Una peculiarità meno diffusa nella vecchia Europa, ma del tutto presente: sia bastevole pensare alla sua incessante diffusione presso ampie fasce della popolazione. Comuni cittadini consumatori, od imprenditori, che siano. I veri e riconosciuti giganti di questo settore sono Visa e Mastercard, seguiti a ruota da American Express. I primi due sono, senza ombra di dubbio, i più rinomati dominatori del circuito di pagamenti elettronici. Basti pensare che, per quel che riguarda le carte di credito: Visa copre ben il 50,1% delle transazioni a livello mondiale, ed i dati dell’azienda lo confermano appieno: l’utile di esercizio nel 2018 si aggira attorno agli oltre 10 miliardi di dollari statunitensi, con un aumento del fatturato – su base triennale – del 36%, un’alta redditività ed un patrimonio netto di più di 34 miliardi di dollari. Mastercard, da parte sua, copre il 33,5% delle transazioni a livello mondiale, con un utile di esercizio nel 2018 pari a quasi 6 miliardi di dollari (dello stesso calibro, American Express), con un aumento del fatturato – su base triennale – del 38%, una redditività più ondivaga di quella di Visa ma comunque stabile, ed un patrimonio netto di 5 miliardi di dollari. Ordunque, ritornando alla questione fulcrale: stanti queste condizioni, qual è l’obiettivo di medio e lungo termine che le banche europee si sarebbero prefissate con il sistema Pepsi? Le motivazioni che stanno alla base del progetto, e le scaturigini che lo contraddistinguono, non sono soltanto economiche e tecniche, bensì anche e soprattutto politiche. Irrinunciabili in questo programma, come affermato dal vice-capo di un Dipartimento del Ministero del Tesoro francese, Jerome Reboul: “Nel giro di due anni, la visione del futuro dei pagamenti elettronici e dei pagamenti con carta cambierà in modo significativo”. I perché del progetto paneuropeo Pepsi La notizia è stata di recente lanciata da France Press e ripresa per prima, in Italia, da RadioCor de Il Sole24Ore. Tuttavia essa contempla un fatto che risale a ben due anni fa, quando il board della Bce, sotto le direttive di Mario Draghi – oggi sostituito dalla francese Christine Lagarde -, ha iniziato a discutere in maniera seria della possibilità di distaccarsi dai circuiti di pagamento americani, alla ricerca dell’autonomia continentale da questo punto di vista. Mbs News riporta che all’origine di questa iniziativa ci sarebbe la problematica della “sovranità dei pagamenti […], che in Europa non esiste”: queste le parole del francese Carlo Bovero, a capo della sezione World Cards and Retail Payments della BNP Paribas, intervenendo ad una conferenza organizzata da Revue Banque nei primi giorni di novembre. Infatti, sviluppare una base di pagamenti istantanei in grado di gestire tutte le formule di “pagamento de-materializzato” (carte di credito, bonifici bancari, addebitamenti sui conti correnti, uso dei dispositivi mobili) è una questione di indipendenza, perseguibile con un progetto di pochi miliardi di euro per oltre 400 milioni di carte in tutta Europa. Del resto, “è sufficiente che un presidente americano scocciato prenda la decisione di tagliare i pagamenti qui, e noi avremo dinanzi agli occhi tutta la nostra dipendenza”. Un problema non di poco conto, come sottolinea effettivamente l’auspicata partecipazione dei più grandi istituti bancari dell’Eurozona. Provenienti, questi ultimi – sempre stando alle fonti di France Press -, da Germania, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Belgio e Portogallo: nessuno ha voluto parlare ufficialmente della questione, segno della fattuale sensibilità che essa genera e di cui necessita. Da qui si comprende come l’Unione Europea ed i Paesi che ne fanno parte siano inermi per quel che riguarda il controllo dei viaggi del credito, piuttosto che dei loro depositi. In un periodo di tensioni politiche non indifferenti, di guerre commerciali ai diversi angoli del globo e di sempre più efficiente “elettronicizzazione” dei pagamenti, avere un circuito non dipendente da altri è assolutamente strategico. Il potere dei circuiti elettronici e la questione dell’autonomia A corroborare quanto appena evidenziato, ci ha pensato la stessa France Press, nel suo comunicato del 6 novembre 2019: infatti, in esso ha riportato degli esempi a dimostrazione di quanto potere assumano coloro che hanno la facoltà di trasferire il credito, forse anche di più di coloro che lo detengono (le banche) o che o richiedono in cambio di prestazioni (le aziende). “Nel 2010, le società di pagamento Visa, Mastercard, Paypal e Western Union avevano boicottato il sito web Wikileaks di Julian Assange, dopo la pubblicazione di documenti diplomatici americani classificati, portando alla sua asfissia finanziaria. Dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, Visa e Mastercard avevano temporaneamente interrotto i loro servizi alle banche russe a causa delle sanzioni statunitensi. Da allora, Mosca ha sviluppato un proprio sistema di pagamento”. Le parole chiave in questi contesti sono “sovranità” ed “indipendenza”. Oltre ai succitati fatti addotti ad esempio da Afp, si potrebbero citare anche Alipay, Hipay e WeChat Pay, ovverosia i circuiti di pagamento elettronici elaborati dalla Cina ed in vigore all’interno del territorio del Dragone, oltre in diverse altre parti dell’Asia. Oppure un’altra vicenda “elettronica” – questa volta non legata ai pagamenti con carta e bonifici, bensì al mondo digitale -, quella di Ru-Net, la nuova “Cortina di Ferro” dell’internet cui ha dato vita la Russia di Vladimir Putin nel tentativo non di distaccarsi subitaneamente dal world wide web, ma di avere una potente arma a propria disposizione nel caso di “staccamento della spina” da parte dei suoi controllori (gli americani). Questi provvedimenti sono volti non a danneggiare gli avversari, ma ad acquisire una posizione di forza nel momento in cui si venga attaccati in un contesto di “Cyber War“. Non si tratta di una forma di volontario isolazionismo, ma di precauzioni necessarie a mantenere la stabilità e la sicurezza interne di un Paese. Il quale, se dipendente da altri in qualsivoglia forma, può essere sempre minacciato o ricattato nel momento in cui non sia incline ad ottemperare a certe richieste od esigenze altrui. Nell’epoca della rivoluzione digitale permanente e dell’avanzamento inarrestabile dell’elettronico rispetto al cartaceo – fenomeni in continua metamorfosi, peraltro -, avere il controllo della propria rete internet e del proprio circuito di pagamenti sono forme di sovranità imprescindibili. E persino la Bce ha compreso questo fatto per quel che riguarda l’Unione europea, ed ha iniziato a muoversi, attraverso il progetto Pepsi, che coinvolge una ventina di gruppi bancari di ampie dimensioni. Particolarità e criticità di Pepsi L’idea promossa dall’istituto di Francoforte è quindi, stando al panorama in cui si sviluppa, saggia ed accorta. Infatti, esiste una sostanziale differenza fra la proprietà-possesso del credito ed il controllo di quest’ultimo. Nel 1999 è ufficialmente entrato in vigore l’euro nel circuito finanziario internazionale, e nel 2002 è arrivato nelle tasche dei cittadini: è questa valuta ad essere presente nei conti correnti dei cittadini europei. La sua proprietà è della Banca Centrale Europea, il suo deposito spetta alle banche commerciali (le quali, oggi, sono anche di investimento, stante l’annullamento del Glass-Steagal Act da parte di Bill Clinton nel 1999), ma la possibilità di viaggiare a livello elettronico è, in effetti, controllata da Visa, Mastercard ed altre compagnie minori (ma comunque profittevoli). Nel momento in cui, per un qualunque motivo (come capitato ad Wikileaks), queste ultime decidessero di non intermediare più le transazioni, allora i pagamenti si interromperebbero, e con essi l’economia che vi fa seguito. Pur immaginando che un’operazione del genere sarebbe difficile da contemplare e non conveniente neppure per quelle medesime società, la possibilità di esercitare questo potere esiste. E si tratta di un potere politico. Ora, è esattamente su tale punto che emergono le criticità del progetto Pepsi per l’Euro-zona. Esso, infatti, non nasce da esigenze di sicurezza nazionale dei Paesi che ne fanno parte, ma dalla consapevolezza di venti grandi banche continentali che anche la loro attività è dipendente da attori terzi che si pongono al di fuori dei loro stretti interessi (avendo interesse essi stessi, comunque, a perseguirli). Una consapevolezza “privata”, dunque, non “pubblica”: non sono gli Stati nazionali a promuovere, tramite la sovrastruttura europea, un controllo dei viaggi creditizi, bensì banche private di proprietà spesso transnazionali. Peraltro, con il controllo della Bce, la cui vigilanza delle attività bancarie, tuttavia, non è mai stata brillante: basti pensare che essa ha affidato gli stress-test a BlackRock, uno dei più grandi fondi di investimento al mondo, niente affatto neutrale ed in palese conflitto di interessi nella loro gestione dei casi (come denunciato dall’economista italiano Valerio Malvezzi, ex membro della Commissione Finanze negli anni Novanta). Perciò, la “mossa Pepsi” di Francoforte è indubitabilmente di tipo politico, e non potrebbe essere altrimenti, il che è un aspetto positivo della questione. Ma è un politico che ha a che fare tanto con la volontà di indipendenza dell’Euro-zona – i cui investimenti, concreti e culturali, in questa cosa sono stati assai labili, impediti e frenati dalla governance di austerità che ha contraddistinto quanto meno l’ultimo decennio -, quanto con la necessità di appigli ed ancoramenti per la sua stessa sopravvivenza. La politicizzazione del progetto Pepsi Infatti, l’attualità odierna si configura come un periodo di particolari difficoltà sistemiche per l’Eurozona e per l’Unione europea in generale. La Commissione Von der Leyen fatica a partire, e le politiche economiche promosse da Bruxelles continuano a rivelarsi lesive ed inefficaci – tanto che, dalle colonne del Financial Times, Gyorgy Matolcsy, Governatore della Banca Centrale ungherese, ha scritto che “Dobbiamo ammettere che l’euro è stato un errore” -, al punto tale da aver spinto Draghi e Lagarde a prendere in considerazione la Modern Money Theory. Nocumento ed inefficacia tali da aver condotto la Germania, in recessione tecnica, a ventilare l’ipotesi di prendere in considerazione l’Unione bancaria e la garanzia unica dei depositi bancari. Anche, probabilmente, per tentare di salvare la Deutsche Bank, sempre più nel baratro. In conclusione, lavorare all’idea di sostituirsi a circuiti di pagamento elettronico come Visa e Mastercard per non essere costretti a dipendere, letteralmente, da questi colossi privati per il trasferimento di ingenti somme di denaro, è una mossa politica di indubbio valore. Tuttavia, proprio per il fatto che si configura come politica, essa necessiterebbe di una struttura politica solida alla base: una struttura che, nell’Euro-zona, manca. Infatti, Commissione e Consiglio europeo sono controllori sempre meno apprezzati dalle popolazioni europee, molte delle quali hanno vissuto e stanno vivendo veri e propri salassi economici a causa delle loro ricette pedissequamente seguite dai rispettivi governi. La Bce e le banche private continentali sono attori molto influenti, politici in sostituzione della politica propriamente detta, tali da aver parzialmente svuotato i contenitori tradizionali di questo potere. Esistono dunque delle deficienze strutturali in questa architettura: rivendicare sovranità nei trasferimenti creditizi – attraverso il progetto Pepsi – è sacrosanto, una questione di indipendenza e capacità d’azione che, ad esempio, Russia e Cina hanno già compreso con largo anticipo. Ma l’assenza di una struttura politica realmente tale al lavoro in questa grandiosa opera è un deficit non di poco conto. Inoltre, l’instabilità – oggi più pressante che mai – dell’Eurozona, per spinte sia esogene che endogene, contribuisce all’emersione di criticità sistemiche. Insomma, queste venti banche europee e la Bce stanno giocando una partita a scacchi, nella quale tuttavia non sono gli attaccanti, e nella quale la mossa del cavallo è ben distante dal poter essere realizzata.
  3. 2 points
    Vi comunico che Domenica 1 Dicembre si terrà il convegno di Palermo. Di seguito la locandina coi particolari.
  4. 2 points
    Salve, segnalo : 108 - Novembre/Dicembre Anno XVIII n. 108 Novembre/Dicembre· Il linguaggio delle immagini: il serpente. (Giovanni Santelli e Alberto Campana) [3-13]. · Lucius Vitellius, padre dell'imperatore Aulus Vitellius: il ritratto monetale. (Antonio Di Francesco) [14-24] · Publius Septimius Geta, fratello minore di Caracalla, vittima o attentatore? (Roberto Diegi) [27-30]. · Byzantine pattern coins: solidi e tremissi bizantini in argento e bronzo. (Alain Gennari) [31-40]. · Dalla zecca dell'Aquila una variante inedita del bolognino di Ladislao di Durazzo. (Realino Santone) [40]. · ANASTATICA, inserto di letteratura numismatica.La letteratura numismatica napoletana dal 1850 al 1870. (Luca Lombardi) [1-8]
  5. 2 points
    immagini da asta Pandolfini del 28 novembre 2017
  6. 2 points
    Non mi inoltro nella discussione filosofica sul senso e l'essenza della numismatica, mentre apprezzo l'immagine di Giovacchino Murat, così come l'ai vivacemente tratteggiata. Dissento invece fortemente sul fatto che la moneta da 1 franco potrebbe interessare solo l'area tra Follonica e Bolgheri (dove peraltro il Principato non arrivava) ma potrebbe interessare opulenti collezionisti lucchesi o appassionati napoleonici aretini. Sta di fatto che proviene dalla Collezione di Murray Heiserman, di Baltimora e non di Lamporecchio.
  7. 2 points
    Ringrazio comunque @Piakos del pensiero, un simile omaggio è veramente gradito. Almeno mi sono lustrato gli occhi Carlo
  8. 1 point
    Salve a tutti, scrivo qui perchè la paccottiglia di persone su facebook forse non potrà capire il mio punto di vista. Ieri guardavo il programma di Giletti (si lo so, è quel che è, ma si eleva a critico acculturato e quindi saprà apprezzare le critiche). Parlavano delle regioni virtuose. In testa su tutte Trentino e Sudtirol. Io vivo in questa regione, la mia famiglia, 80 anni fa, ha fondato qui la loro storia recente e posso solo dire del bene. Il Trentino Welshtirol e Sudtirol sono province virtuose, le prime in Italia sulla raccolta differenziata, sulla cultura e istruzione, sulla qualità della vita, sull'occupazione, sul pagamento di tasse da lavoro dipendente, sulle partite iva, sull'ambiente (bacini imbriferi, boschi, montagne, ...), e su molto altro ancora. E con un po' di invidia attribuivano questo primato al fatto che buona parte delle tasse (che ricordo sono più alte con molte addizionali) rimangono nelle nostre tasche. In realtà non è proprio così. Per un rapido paragone, un piccolo appartamento di 50mq in periferia costa oltre 180mila euro, e una pizza in pizzeria non meno di 8 euro. Capita a fagiolo. Da qualche anno seguo un appassionato signore di Trento che mi ha illuminato su molti aspetti. E ieri hanno intervistato la Eva Klotz, come se lei fosse la porta voce di un movimento scissionista diramato sul territorio. Io posso assicurare che non è così: qui non ci si sente austriaci ma tirolesi. Il tirolo non è vienna per capirci. Il tirolo inteso come territorio da Borghetto d'Avio a Kufstein, nelle provincie di Trento, Bozen e Innsbruck. A scuola insegnano gli eroi italiani, e non gli eroi del nostro territorio. Per i tirolesi Garibaldi e Mazzini, ha fatto ben poco. Ma Hofer ha lottato per il Tirolo e le sue etnie. E con lo smembramento del territorio austriaco nel 1920? Nel 1923 con "la riforma dei cognomi" di Tolomei è stata resa fuori legge la lingua tedesca e le minoranze ladine. La toponomastica dei luoghi, i cognomi, le parole e i dialetti violentati e italianizzati nel Ventennio. Si andava in galera se si usava la parola Tirolo, tyrol, bolzen, tient, rofreit, brixen,... In provincia di Bolzano, si è sempre parlato tedesco, in Trentino da secoli si parla italiano, nelle valli orientali il ladino dalla notte dei tempi. Sono tirolese anche se parlo italiano. Quindi la signora Klotz non parla per il tirolo, ma per una sparuta marmaglia di secessionisti. La parola Triveneto nient'altro è che una locuzione per identificare un territorio non definibile (trento e trieste distano una marea di km), Il vero movimento freie volker (popoli liberi) si basa su un movimento di armonia del territorio, armonia tra le 3 lingue ufficiali, cultura e territorio. I tirolesi è un popolo che si rimbocca le maniche, pacifista e accogliente. Per mille anni ha vissuto secondo le regole delle comunità. I dialetti divenuti vere e proprie lingue, con dialetti diversi da valle a valle, da paese a paese. Spesso anche tra quartiere e quartiere. E spesso l'ignoranza spesso del popolo tirolese è la rovina. Chi conosce bene lo scopo di Battisti e Chiesa per poterci ragionare su? Di Andreas Hofer? L'arma degli alpini che stimo e ammiro? Non si insegna più ad essere legati al nostro territorio. Nel nostro presente: il trentino, per orografia non è adatta alle grandi aziende e alle grandi vie di comunicazione, e siamo tagliati fuori dai grandi progetti nazionali. Questa potrebbe essere la nostra fortuna lavorando sul turismo e sulle piccole imprese locali. Come in ogni parte d'italia di dovrebbe essere legati al proprio territorio e conoscerlo profondamente per saper apprezzare il futuro. Per questo dico che qui, ci si sente tirolesi, non austriaci, e purtroppo non italiani... Dico questo perchè l'Italia non si comporta da buon padre di famiglia; si capisce che Papà Roma ha tanti difetti e non lavora per il bene dei propri figli, così può capitare che magari i figli più virtuosi, che risparmiano e che magari si sentono più bravi (a torto o a ragione), venga voglia di andare a vivere da solo. Soprattutto perchè ci si sente un po' dei figli non biologici... Non sono molto bravo con le parole, spero di aver espresso il mio pensiero senza offendere nessuno...
  9. 1 point
    Io invece mi chiedo se è stata certificata su quali fondamenti si sono basati
  10. 1 point
  11. 1 point
    @Lugiannoni basti pensare alla Cappella Palatina che riassume sia l'arte cristiana che araba [il soffitto addirittura ha l'unica rappresentazione del paradiso arabo esistente, dato che la loro religione gli impone di non farlo]. Certo, Federico II ha eliminato la presenza araba in sicilia a seguito di diverse rivolte [spostandoli a Lucera], ma l'idea era di integrazione anzi secondo le fonti si dannava che i pochi arabi rimasti in sicilia fossero oramai cristianizzati e non "veri" mussulmani, coi quali inoltre aveva ottimi rapporti: basti pensare che durante l'unica crociata cui ha partecipato sia sceso a patti con l'emiro ed abbia ottenuto gerusalemme senza spargimenti di sangue [cosa non gradita al papa]. Insomma, l'idea era più di integrazione, rispetto ed amore per l'arte, barbaramente uccisa insieme ai suoi successori.
  12. 1 point
    Personalmente concordo, però... Che intendo dire? La moneta in questione è probabilmente di una rarità estrema ma in base a cosa viene effettuata la stima? La rarità da sola non basta e la qualità del pezzo [a mio parere] non giustifica la richiesta così esosa. Provo a spiegarmi: se fosse stato un FDC di quelli che entusiasmano il caro Renzo, la cifra sarebbe stata pienamente giustificabile ma non essendo in questo caso la conservazione il punto di forza, la stima [e la base d'asta] avrebbero dovuto essere più basse per poi affidarsi al mercato. Questo magico mercato che dicono sia lui a dettare i prezzi ma ultimamente sembra quasi non contare... Con questo non intendo sminuire assolutamente la moneta che risulta essere veramente interessante nel suo contesto storico e numismatico.
  13. 1 point
    Però ci stanno anche i laccetti dietro la testa come nella monetazione classica Concordo se aggiungi anche il peso oltre i 7-8 grammi, altrimenti la follia va bene ma più piccola ancora La penisola unita, un sogno sin dal medioevo, non conveniva a nessuno in tempi antichi ed ancor meno conveniva al papato che sempre si oppose, fin anche i giorni nostri. Però da qui i miei interrogativi: se l'italia fosse stata soggiogata da un solo regnante, "re d'italia" [e non anche imperatore, altrimenti si sarebbe stati comunque dipendenti dall'impero] Pisa, Venezia, Genova, sarebbero state comunque le grandi e ricche potenze marittime quali erano? L'italia unificata in quel periodo avrebbe sfornato la miglior marina del mediterraneo? Molte sono le città, a quei tempi capitali di repubbliche o importanti centri economici, che oggi ci mostrano il lusso di quel periodo e le grandi ricchezze (vedi il duomo di Siena). Un italia unita ante litteram avrebbe avuto le stesse magnificenze o si sarebbe centralizzata tutta la ricchezza nella capitale ed in qualcuna delle più importanti città commerciali? La storia di Manfredi e Corradino, comunque, è forse una delle più tristi a livello storico e che più, almeno in quel periodo, ha turbato gli animi.
  14. 1 point
    Ho visionato le immagini di un 5 centesimi 1813 presente in un importante museo estero, ottimo esemplare ma con delle schiacciature sulle legende e sfogliature del metallo
  15. 1 point
    In poche parole dice che è un buono emesso per uso esclusivo del campo non spendibile al di fuori di esso.
  16. 1 point
    Salve segnalo : https://www.deamoneta.com/auctions/search/676
  17. 1 point
    Ho visto solo quello che attualmente è presente nel catalogo di lamoneta ed i due esemplari presenti nelle tavole dello Spahr, che però so tutti e tre più meritevoli per conservazione. C'è da dire che il primo di Spahr pesa meno dell'esemplare che hai postato ed il peso in queste monete conta sia a livello di valore economico che di rarità. Volendo fare una generalizzazione si può dire che tutti i multipli di tarì con peso superiore a 5 grammi siano già abbastanza difficili da reperire. Addirittura in asta Hess Leu 27, 1964, Spahr riporta un esemplare del tarì postato dal peso di 10,86 grammi. Nessun testo si è invece sbilanciato riguardo il ritratto che mi piacerebbe dir "è Manfredi!" ma se personalità più autorevoli hanno preferito non esprimersi credo la cosa sia motivata. È anche vero che la leggenda del dritto, come già detto da @realino santone , + MAYNFRIDUS ° R°, potrebbe dare maggior adito alla teoria che possa essere il suo ritratto. Il busto negli esemplari che ho visto mi sembra sempre "nasone", cosa che quello da te postato non presenta Ti allego gli esemplari presenti sullo Spahr
  18. 1 point
    Luciano! Luciano! Luciano! Per acclamazione.
  19. 1 point
    La serie completa di questa serie comprende buoni dal valore di 1, 2, 5, 10, 20 e 50 heller + 1, 2, 5, 10 e 20 corone. Particolarità è la data di emissione : Maggio 1918. Nonostante i grandi problemi di approvvigionamento di materie prime da mandare al fronte, i 50 e più lager austriaci, sono pieni di prigionieri. Da qui la necessità di emettere nuovi tipi di buoni. Altra particolarità è la località: Mauthausen. Sarà tristemente nota anche 25 anni dopo. Veniamo alla domanda di @matteirc. Per prima cosa dobbiamo valutare le condizioni dei biglietti e la loro tiratura. Le condizioni sono tra il BB e lo SPL. Si possono notare pieghe pesanti, macchioline sulla vignetta e angoli arrotondati. Sono per la quasi totalità, biglietti di BASSO costo, nonostante siano di NON facile reperimento. Aldilà del valore economico, i tuoi buoni hanno un altro valore. Approfondisci la loro storia e se vuoi, risentiamoci per la Banca Romana.
  20. 1 point
    Collezionismo che, purtroppo, non ho potuto conoscere, un mercato più fiorente e con più occasioni per chi studiava veramente [magari trovare la rarità che altri non avrebbero notato], un mondo dove la preparazione personale contava davvero tanto mentre oggi la stragrande maggioranza delle persone senza il Gigante davanti non saprebbe cosa comprare e perché Nulla contro uno dei più completi e semplici cataloghi sulle monete italiane degli ultimi 3 secoli, non vorrei far passare quest'idea che non è quello che intendo. In tutto ciò concordo. La conservazione paga sempre però in questo caso c'è anche l'imponente rarità dalla sua che la valorizza molto anche se in condizioni simili... secondo me sarebbe stato più consono partire da un 5-7000 e vedere se la rarità veniva premiata dal mercato, la cifra non mi sembra troppo giustificata [vedi la doppia oncia di Antonio Oca, 2 semplari noti però a 10.000 e 12.000 invenduti entrambi in diverse aste...] Purtroppo, però, non è stato preso proprio in parola... Gioacchino avrebbe voluto diventare un grande sovrano per quel Regno di Napoli a cui tanto piaceva, purtroppo la politica estera era fin troppo movimentata in quel periodo e lui non era ben voluto ne da Napoleone [al quale aveva voltato le spalle] ne dalle grandi potenze europee... A livello di investimento concordo sul Murat, perché più pregiato come sovrano e più semplice da vendere inoltre le sue monete hanno un bacino di richiesta molto superiore a quella che può essere una massima rarità di una moneta dall'interesse più "locale" nonostante sia un pezzo di pregio
  21. 1 point
     Ascoltatemi amici, romani, concittadini… Io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo. e..."Io non vengo qui a smentire Bruto ma soltanto a riferirvi quello che io so". Sostituite la parola Numismatica con il nome di Cesare, di cui sopra...mentre Bruto è il nuovo pseudo collezionismo. La moneta in topic è una chicca di rarità...ed ha importanza storica...e non dovrebbe mancare in una collezione sugli antichi Stati italiani...anche a costo di sacrifici. Sono d'accordo! Ma esiste ancora il Collezionismo? L'amico e ottimo/ massimo:...Montenegro, dice di no...il collezionismo italiano,. di stampo prevalentemente borghese - alto borghese, iniziato dalla metà degli anni 1960...e rafforzatosi nella metà del 1970, fatto anche di impiegati dall'ottimo stipendio che avevano la moglie che pure lavorava...cioè un collezionismo che aveva soppiantato quello dei nobili e dei notabili che proveniva dal 1800 e che, nel ceto medio, superava forse il collezionismo mittleuropeo... ebbene: quel Collezionismo non esiste più. E' stato bello, Amen...gloria e pace. Alla luce del cambiamento dunque, di cui occorre tenere conto (perchè non si può stare fuori dalla storia), per essere interessante la moneta in topic...dovrebbe essere almeno un q.FdC...cioè almeno un MS64. UNo dice: Piakos..e allora? Che fai? NOn prendi queste cosucce importanti e nobili...vuoi fare una collezione di belle figurine di metallo? PUrtroppo occorre adeguarsi..altrimenti sono dolori..come ci sta insegnando l'amico Carlo... oppure occorre smettere e vendere come oltre a Carlo, stanno facendo non pochi buoni collezionisti dell'altro sito come Duxsab. O come ha fatto Picchio due anni e mezzo fa'...appena in tempo e comunque c'è stato dell'invenduto...non pochissimo. Personalmente...a voler spendere oltre 20.000 euro...preferirisco chi volesse tentare con il 5 cent di G. Murat...pure alla Genevensis...così...perchè il valoroso Gioacchino mi sta simpatico: tra le sue cariche di cavalleria con la sciabola sguainata che si riflette al sole...prima di bagnarsi quella lama col sangue. Con la sua morte eroica a Pizzo calabro...venduto dagli inglesi, mentre grida al plotone rifiutata la benda: la mia vita è stata bella...soldati mirate al petto, non al volto.! Non è stato uomo di grande o sottile intelligenza, questo il suo limite, ...un uomo del popolo che fece fortuna con il suo coraggio e la sua buona stella...sino a quando poi - anche solamente per calcolo delle probabilità - la sola fortuna non basta..e ti volta le spalle: come al gioco d'azzardo. CHe quell'epoca fu sopra tutto un gioco contro la sorte. Ribadisco: grande moneta quella in topic ...che dovrebbe però trovare passione e sacrificio tra la gente tra Follonica, Massa marittima, PIombino...fino a Bolgheri. @Reale Presidio @Giuseppe Gugliandolo (ti piace il personaggio di Gioacchino da me tratteggiato?)
  22. 1 point
    Stavolta non condivido lo scetticismo di @Piakos E' noto che Kimon realizzò solo due conii per il D/ e due per il R/. 1 - Le monete: Paris, Luynes 1227, Berlin, 18205398 e 18205390, e Genevensis sono evidentemente dello stesso conio (direi Tudeer 28) anche se Paris e Berlin ......90 presentano i capelli più levigati dall'usura. 2 - Genevensis e Paris hanno si il nome ARETUSA ribattuto, ma in maniera diversa. 3 - La moneta del medagliere siracusano dovrebbe essere sicuramente Tudeer 29, anche se non riesco a vedere il SO tra i capelli. Le differenze sono ben visibili nella diversa disposizione dei delfini, nel ciuffo di capelli a lato del nastro e nella forma di molti riccioli. Detto questo, ed essendo sicuro dell'autenticità e del miglior stato di conservazione della moneta rispetto alle sorelle conosciute, mi sono deciso e ho fatto l'offerta. Erano 1.500 €, vero?
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