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  1. 2 points
    Provo a dire la mia. Penso che rarità e conservazione siano un po' come le famose pere e mele che alle elementari ci insegnavano a non sommare. Mi spiego. Una moneta può aver una conservazione eccezionale, come se fosse appena uscita dai conii: allora avrà una valutazione "SPL+++++++++" o "FDC non plus ultra" e i maniaci del fior di conio si combatteranno all'ultimo euro, però se di quel tipo monetale se ne conoscono 14.697 non andrà oltre l'R. Al contrario un quattrinello un po' consumato e sdrucito di cui però si conoscono due soli esemplari, per quanto MB sarà sempre e comunque un R5. Poi nulla vieta che la prima moneta sia valutata (e pagata) $20.000 e l'altra 120; comunque sia la prima sarà sempre una semplice popolana mentre la seconda sarà, anche se decaduta, una principessa di sangue reale.
  2. 2 points
    E' vero che l'altissima conservazione accresce il grado di rarità, ma la rarità intrinseca di una moneta è ben altra cosa. Se si conoscono di un determinato tondello una decina di esemplari, una conservazione alta in questo caso inizia a perdere di significato. Alta o bassa che sia, rimane sempre un R4/R5. La formula la possiamo giustificare solo nel caso di monete non moderne di buona rarità. Solo in questo caso l'alta conservazione ha valore discriminante ed incrementale. In altre circostanze è mera speculazione. Carlo
  3. 1 point
    @Piakos, in effetti uno stato zecca di una moneta moderna accresce , almeno in parte, la sua rarità (se c'è perlomeno una base per dichiararla tale). Monete intonse, "come mamma le ha fatte", in circolazione ce ne sono veramente poche, ma la rarità intrinseca per il numero di pezzi che si trovano sul mercato è cosa differente. La prima la paghi per il suo elevato pregio, le seconde le strapaghi per il loro numero esiguo. Se poi, come capita di vedere in certe aste, troviamo l'associazione della qualità e della rarità...beh, usciamo letteralmente dagli schemi del prezzo congruo. In qualunque caso la moneta mantiene sempre la sua dignità numismatica e storica, a prescindere! Carlo
  4. 1 point
    @Piakos io penso che non si debba confondere i due piani: conservazione e rarità. La eventuale <scarsezza> di certe monete comuni allo stato FDC può essere incontestabile e già, infatti, influisce notevolmente sulla valutazione, ma questo non ha nulla a che fare con la rarità. Sta semmai al collezionista-acquirente scegliere tra la rarità o la perfetta conservazione, tra il brilluccichio del fondo specchio ed il privilegio di un pezzo unico. E' evidente che anche in questo caso emergerà - e lo dico senza voler stabilire una graduatoria tra i due - la differenza tra il collezionista <investitore> ed il collezionista <studioso>. Importante è non mescolare, per puri fini speculativi, i due piani. Zecca di Montalcino mezzo giulio AR. R5 (UNICO) Vittorio Emanuele III - lire 100 AU "Unicuique suum" !
  5. 1 point
    Ricordo che per le monete antiche e medievali non conosciamo la tiratura, molti esemplari venivano dispersi o rifusi
  6. 1 point
    C Comune oltre 20 esemplari NC Non comune da 16 a 20 esemplari R Rara da 13 a 15 esemplari R2 Molto rara da 10 a 12 esemplari R3 Rarissima da 7 a 9 esemplari R4 Estremamente rara da 4 a 6 esemplari R5 Della massima rarità da 1 a 3 esemplari U Unico esemplare noto
  7. 1 point
    Mio personale pensiero per la rarità sono il numero di monete note o censite
  8. 1 point
    P.S. Dopo aver scritto ho letto @carledo49 e sono felice di concordare con lui.
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