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Showing content with the highest reputation since 08/12/2019 in Posts

  1. 5 points
    Lugiannoni

    Libri, PDF e...

    Quindi, se ho capito bene, quando voglio ascoltare, che so, la 7^ di Bruckner o la 5^ di Beethoven dovrei andare a Berlino o a Dresda e qualora non fossero in programma, far venire a casa mia i Berliner o la Sächsische Staatskapelle, con relativi direttori, tipo Thielemann o Muti o Baremboin? Perchè è evidente che tra ascolto diretto di un orchestra e CD vi è lo stesso rapporto che esiste tra frusciante libro e PDF o, peggio ancora, fotocopia. Io abito in una cittadina di provincia e per poter studiare la monetazione che mi interessa dovrei essere perennemente in viaggio e acquistare decine e decine di volumi, con costi che noi miseri mortali difficilmente potremmo sostenere. Infine anch'io qualche scuola l'ho fatta, pur senza andare ai Parioli (fare tutti i giorni 200 km sarebbe stato un po' stancante), a partire da un piccolo liceo scientifico di provincia dove tenevamo anche noi la giacca (magari non firmata e a volte riciclata dal proprio padre) e la cravatta, e che, con libri in parte nuovi in parte usati, in parte fotocopiati o ciclostilati ha sfornato - parlo solo della mia classe - due sindaci, un ammiraglio, tre dirigenti d'azienda, due medici, quattro professori universitari, ecc. (eravamo una classe numerosa, tipica della scuola statale). Poi l'Università: lì non c'erano ancora i PDF ma le fotocopie, addirittura usate, erano pane quotidiano e, tutto sommato la mia porca figura credo di averla fatta, tra soddisfazioni professionali, pubblicazioni, riconoscimenti. Quindi evitiamo di fare gli "sboroni", please!
  2. 5 points
    E chi dice questo? Le serie del 1947 ogni Casa d'Aste che tratta monete italiane moderne e contemporanee ce le ha così come le caravelle contro vento. Smettere perchè? Smettere la malattia del FDC a tutti i costi quello si. Se i Collezionisti italiani tornassero ad essere Collezionisti e non investitori e ricominciassero a cercare le monete in SPL o BB con la stessa spesa di una moneta FDC avrebbero una panoramica più completa della monetazione trattata. Guarda che su questo argomento con me sfondi una porta aperta.
  3. 3 points
    Riccardo Paolucci

    FINALMENTE!!!

    Terminata la ristrutturazione dei locali della RARE BOOKS & FINE ARTS in quel di Londra, siamo riusciti ad aprire l'atelier, ERA ORA. In Studio ci sarà fissa Laura che è stata mia preziosissima assistente a Leeds quando c'era la Riccardo Paolucci & Son
  4. 3 points
    haida1949

    Libri, PDF e...

    Ciao DBG ...come ho scritto sopra, io studiato su quello che potevo ed oggi ho una cultura grande nella media mentre se sei giovane tu avrai una cultura più grande della mia perchè non hai perso tempo come ho fatto io, vagando di biblioteca in biblioteca... o comprando testi assurdi e rari! consiglio mio? avanti a tutta forza e non ti curar di lor ...ma guarda e passa! Buon fortuna.
  5. 3 points
    Andrea keber

    Riconoscimento monete con croce

    LEVON IV (1320-1342), Pogh +ԼԵՒՈՆ ԹԱԳԱՒՈՐ Levon re/leone araldico +ԱՄԵՆԱՅՆ ՀԱՅՈՑ di tutti gli armeni/croce latina
  6. 3 points
    Spoudaios

    Riconoscimento monete con croce

    Ciao Mauro e benvenuto. Sarebbero utili peso e diametro, ma potrebbe essere un esemplare del Regno Armeno di Cilicia.
  7. 2 points
    Riccardo Paolucci

    Libri, PDF e...

    Comprali i libri, le opere in pdf lasciale agli sprovveduti
  8. 2 points
    Non per fare il cerchiobottista, ma mi pare che la ragione stia sia dalla parte di @Riccardo Paolucci che da quella di @Andrea keber e @carledo49. Per molte collezioni, di nicchia e non, la ricerca spasmodica del FDC, ma non solo questa, crea non poche difficoltà ai Collezionisti (con la C maiuscola). D'altra parte i prezzi raggiunti dal mercato (non mi riferisco ovviamente alle monete "da ciotola" costringono a guardare con un occhio l'interesse per l'accrescimento della propria raccolta e con l'altro la speranza, in futuro, di recuperare almeno quel poco o tanto che si è investito. Lo vedo per la mia collezione , dove il problema del FDC, ma nemmeno quello del SPL non si pone nemmeno, e i prezzi ballano sul qBB!
  9. 2 points
    Riccardo Paolucci

    Libri, PDF e...

    Vedi caro @Andrea keber io ho fatto il Liceo Scientifico fino al IV anno a Roma al San Gabriele in Viale Parioli dove la retta negli anni '70 costava 2 milioni l'anno, eri obbligato ad andare a scuola in giacca e cravatta ed i libri li dovevi comprare, TUTTI. Così è stato dopo all'Università, dove a parte i tre testi di Numismatica (Bernareggi, Breglia e Ercolani Cocchi), il resto è costato una tombola; Università che allora se un professore riusciva ad aver pagato il viaggio ed il soggiorno in Yemen si partiva per un campo archeologico a proprie spese (mica come adesso che Archeologia è diventata una barzelletta ed una leccata ai posteriori dei docenti). Anche nella vita lavorativa ho sempre acquistato tutti i testi che mi servivano, l'unico nella mia Biblioteca che era in fotocopie era il Baumgartner su Lubiana (fotocopia per gentile concessione di Giulio Bernardi), ma il resto l'ho sempre acquistato ed in ORIGINALE nemmeno in copie anastatiche (che per me non sono altro che fotocopie rilegate). Il libro va preso in mano, aperto e sfogliato. I pdf e le fotocopie le lascio ad illustri e sapienti numismatici
  10. 2 points
    Riccardo Paolucci

    Libri, PDF e...

    Sempre.
  11. 2 points
    Riccardo Paolucci

    ABA

    E' con sommo piacere che siamo stati accettati all'ABA (ANTIQUARIAN BOOKSELLERS' ASSOCIATION). Massima soddisfazione ed un ulteriore successo per la nostra carriera numismatica
  12. 2 points
    Negli ultimi 3 anni sono apparse diverse copie in vendita alle Aste in giro per il mondo. Bisogna armarsi di pazienza e cercare. Noi sfortunatamente per te non l'abbiamo nel nostro stock ma ti posso consigliare qualche indirizzo a cui chiedere https://www.vcoins.com/it/stores/charles_davis-44/ancient-coins/Default.aspx? http://www.mevius.nl/ http://www.douglassaville.com/ http://www.dr-dieterle.de/ http://www.coinsjacquier.com/index.php/en/ https://www.numislit.com/ https://cngcoins.com/ http://www.workmansbooks.com/catalogs.html In bocca al lupo
  13. 2 points
    Riccardo Paolucci

    Riconoscimento monete con croce

    Nercessian Y. T., Armenian coins and their values, Los Angeles 1995, pp. 254, tav. 4 costo dai 60 ai 90 €
  14. 2 points
  15. 2 points
  16. 1 point
    Giulia Mamaea Giulia Avita Mamaea o Mamea ( In latino: Iulia Avita Mamaea; nata nel 180 a.D. e morta il 18 o 19 marzo 235 a.D.) è stata Augusta dell'Impero Romano e membro della dinastia dei Severi Figlia della siriana Giulia Mesa e di Giulio Avito, Mamea era nipote dell'imperatore Settimio Severo e sorella di Giulia Soemia. Sposò Gessio Marciano, da cui ebbe un figlio, il futuro imperatore Alessandro Severo. Come membro della famiglia imperiale, assistette da una posizione privilegiata agli eventi che portarono alla morte dell'imperatore Caracalla, figlio di Severo, e all'ascesa al trono di Eliogabalo, nipote di Giulia Mesa. Il nuovo imperatore e la madre Soemia si dimostrarono incapaci, e il favore della potente Giulia Mesa ricadde su Alessandro, il quale divenne imperatore nel 222 a.D., alla morte del cugino per mano della Guardia Pretoriana. Poiché Alessandro aveva all'epoca quattordici anni, la madre Mamea regnò nel nome del figlio. La monetazione in suo onore la raffigura con la tipica pettinatura "a melone", tipicizzata da una treccia ripiegata in basso. A volte porta un copricapo lunato. È raffigurata assieme alle figure di Giunone conservatrice, Venere felice, Vesta, Pudicizia, "Felicitas publica", volte ad esaltare il suo ruolo ufficiale di nume tutelare del "ritorno all'ordine" dopo gli eccessi di Eliogabalo. Valore nominale: Sesterzio Diametro: 30 mm Peso: 16,46 gr Dritto: IVLIA MAMA-EA AVGVSTA; busto a destra con diadema e drappeggiato Rovescio: FELICITAS PVBLICA, La Felicitas seduta a sinistra, con caduceo e cornucopia, S - C in campo. Zecca: Roma Anno di coniazione: 230 a.D. Riferimento: RIC 679, Cohen 26, BMC 661 Rarità: C Ogni commento, approvazione o critica è il benvenuto! Ave! Quintus
  17. 1 point
    D.B.G

    Libri, PDF e...

    Buongiorno, grazie per la risposta, questo era ciò che mi interessava, il resto le considero opinioni personali anche se non mi reputo assolutamente un numismatico, anzi, sono semplicemente un'appassionato. Buon proseguimento di discussione.
  18. 1 point
    Riccardo Paolucci

    Libri, PDF e...

    e no, qui il discorso è diverso. Dice che fotografa alcune pagine e immagini, non parla di libri in pdf o fotocopie. Io non credo che l'apprendimento da testi digitalizzati sia penalizzato rispetto all'apprendimento da cartaceo, ma certo non ci si può definire Numismatici
  19. 1 point
    D.B.G

    Riconoscimento monete con croce

    Buonasera, non credo di infrangere nessuna legge visto che sono testi scaricabili dal portale dello stato , inoltre fotografo alcune pagine e immagini su alcuni testi in mio possesso che per comodità non posso portarmi dietro quando mi servono. La mia domanda era nata in considerazione del fatto che qualcuno può credere seriamente che l'apprendimento da testi digitalizzati sia penalizzato rispetto all'apprendimento da cartaceo.
  20. 1 point
    realino santone

    FINALMENTE!!!

    Complimenti, locale molto bello
  21. 1 point
    D.B.G

    Libri, PDF e...

    Buonasera, personalmente reputo i PDF molto utili quando non si possono avere con sé tutti i testi necessari, immaginate a portarvi dietro un volume del corpus giusto per fare un esempio. Io ho una buona parte della bibliografia di mio interesse direttamente sul cellulare e quando ne ho bisogno è tutto a portata di mano, quindi non ci vedo niente di male ad avere dei testi in PDF soprattutto se sono testi irreperibili o molto costosi, poi è ovvio che avere in biblioteca i propri testi d'interesse è tutt'altra cosa ma, ripeto, per comodità preferisco i primi.
  22. 1 point
    Andrea keber

    Libri, PDF e...

    Perché sprovveduti? Sono opere, vuoi per scadenza naturale dei diritti o per volontà dell'autore, messe a disposizione della comunità! O vuoi dirmi, per esempio, che tu durante gli studi, non hai mai fatto uso di fotocopie ed hai sempre utilizzato ed acquistato i testi, o parti di essi, richiesti dal docente?
  23. 1 point
    realino santone

    ABA

    complimenti
  24. 1 point
    Riccardo Paolucci

    Società Numismatica Italiana

    E' mio parere che ogni Numismatico, nel vero senso del termine, non possa non essere socio della Società Numismatica Italiana. La Società Numismatica Italiana è un'associazione culturale senza fini di lucro (ONLUS) fondata nel 1892. Ha accolto da allora tra i suoi soci i maggiori studiosi e collezionisti italiani. Pubblica la Rivista Italiana di Numismatica, rivista scientifica del settore oltre a varie Comunicazioni. Per maggiori informazioni http://www.socnumit.org/
  25. 1 point
    Krt

    Libri, PDF e...

    Pienamente d'accordo con Riccardo
  26. 1 point
    lorenzo

    Monasteri e monete

    Da: http://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia “L'abbazia (detta anche abazia o baddia a seconda se diretta da un abate o da una badessa), è un particolare tipo di monastero, che per il diritto canonico è un ente autonomo. Il nome deriva dal tardo latino abbatīa, appunto abate, termine che inizialmente si riferiva solo alla persona che reggeva l'edificio, per poi assumere il significato più esteso del complesso dei beni che erano a disposizione di tale carica religiosa. Infatti molto spesso per abbazia in toponomastica si intende non soltanto l'edificio in sé, quanto anche l'insediamento che si sviluppava intorno ad esso”. “La prima abbazia di cui si ha notizia fu fondata intorno al 320, che prese il nome di abadia, dal santo egizio Pacomio, che ne fece il luogo dove riunire la prima comunità monastica cenobita, elaborandone tra l'altro le regole interne. Pacomio portò avanti tale progetto poiché era dell'idea che l'ideale ascetico cristiano si sarebbe realizzato in modo migliore attraverso una comunità piuttosto che nella singola esperienza eremitica. Alla costruzione di questa prima abbazia ne seguirono altre, sia in Oriente sia in Occidente, dove però furono elaborate nuove regole interne, ispirandosi sia alla Regola benedettina, a partire dal 534 che alla Regola colombaniana di ispirazione monastica celtico-irlandese”. ______________ “Dovendo spesso gestire patrimoni fondiari anche abbastanza vasti, gli abati dovettero adottare regole precise per garantire una stabilità economica alla comunità. L'economia curtense si prestava assai bene a questo scopo, essendo principalmente adatta a feudi che necessitavano di mantenersi in un'ottica autarchica, ed essendo già stata utilizzata con successo da molti monasteri. Le abbazie cercarono così di produrre la maggior parte di quello che gli serviva all'interno dell'edificio stesso, sopperendo alle mancanze con il commercio, a volte anche con altri monasteri. I frutti di questo sistema economico, di cui abbiamo diverse informazioni grazie ai precisi inventari che venivano tenuti dai monaci, furono nella maggior parte dei casi al di sopra delle necessità delle abbazie stesse, tanto da permettere la vendita dei beni in eccesso. Il notevole benessere economico delle abbazie, come per i monasteri, era dovuto, oltre che all'efficacia dell'economia curtense, anche alla rigida e produttiva organizzazione interna della comunità religiosa (ora et labora) e agli aiuti economici sia da parte della Chiesa stessa (principalmente attraverso le diocesi) sia da parte di sovrani, nobili o piccoli signorotti di campagna”. Questa era la situazione delle abbazie nel medioevo e data la quale non è difficile capire perché molte battevano moneta. Qui di seguito faccio cenno ad alcune di queste, ma ve ne sarebbero altre ancora in giro per l’Europa. Da: http://www.poinsignon-numismatique.fr/monnaies_r5/autres-monnaies-provinciales_c18/bourgogne-abbayes_p11929/bourgogne-abbaye-de-cluny-12e-13e-siecle-denier_article_83655.html Bourgogne. Abbaye de Cluny (12e - 13e siècle). Denier Ha il copy-right Da: http://www.poinsignon-numismatique.fr/monnaies_r5/autres-monnaies-provinciales_c18/limousin_p2379/limousin-abbaye-de-saint-martial-de-limoges-fin-xiie-jusque-vers-1245-denier-ou-barbarin_article_85244.html Limousin. Abbaye de Saint-Martial de Limoges (fin XIIe jusque vers 1245). Denier ou barbarin Ha il copy-right Da: http://www.poinsignon-numismatique.fr/monnaies_r5/autres-monnaies-provinciales_c18/touraine_p5934/touraine-abbaye-de-st-martin-de-tours-12e-siecle-denier_article_46784.html Touraine. Abbaye de St Martin de Tours (12e siècle). Denier Ha il copy-right Da: http://www.poinsignon-numismatique.fr/monnaies_r5/autres-monnaies-provinciales_c18/bourgogne-abbayes_p11929/bourgogne-abbaye-de-tournus-12e-siecle-denier_article_55639.html Bourgogne. Abbaye de Tournus (12e siècle). Denier Ha il copy-right Da: http://www.poinsignon-numismatique.fr/monnaies_r5/autres-monnaies-provinciales_c18/bourgogne-abbayes_p11929/bourgogne-abbaye-de-saint-benigne-de-dijon-monnayage-anonyme-fin-xie-debut-xiie-siecle-denier_article_65939.html Bourgogne. Abbaye de Saint-Bénigne de Dijon. Monnayage anonyme (fin XIe - début XIIe siècle). Denier Ha il copy-right Da: http://www.poinsignon-numismatique.fr/monnaies_r5/alsace_c16/murbach-et-lure-abbaye_p133/alsace-abbaye-de-murbach-et-lure-francois-egon-de-furstenberg-1665-1682-pfennig-r-r_article_58834.html Alsace. Abbaye de Murbach et Lure. François-Egon de Furstenberg (1665-1682). Pfennig. R ! R ! Ha il copy-right Da: http://www.delcampe.net/item.php?id=201061214&var=Flandres-Vlaanderen-Abbaye-dEname-petit-denier-RARE-&language=F&sessionToken=sslLogin_d4ea7179f839c1c5b9fa066509eae81e Flandres Vlaanderen Abbaye d'Ename , petit denier RARE ! Numéro d'objet: 201061214 Ha il copy-right Da: http://www.dumez-numismatique.com/article.asp?langue=fr&article=10546 EPINAL, Abbaye de Saint-Goëry, denier XII°/XIII° siècle, 0,60 grm, Fl.10 p.310, TB à TTB Ha il copy-right Da: http://www.dumez-numismatique.com/article.asp?langue=en&article=10249 STRASBOURG, Mérovingiens, denier d'Adalbert 683-723, abbaye d'Honau OU Obernai?, 1,01 grms, belfort.804, TTB à SUPERBE Très rare!! Ha il copy-right Da: https://www.ma-shops.fr/poinsignon/item.php5?id=53339〈=fr Picardie. Abbaye de Corbie. Monnayage anonyme. Monnayage anonyme. Denier. + ABIAS C (rétrograde) PIC. Crosse tournée à droite et accostée d'un alpha et d'un oméga. R/: + ANSI - CIVS. Croix cantonnée de deux croisettes en 2 et 3. PA 6560 var. RN 1998 p 310, D 10 et R 17-18. 0,95 g. Ha il copy-right Da: http://www.celtic-coin-agora.com/Rem.htm Remiremont (Abbaye de) Denier s. m. (ca 1000 – 1030) Ag Mi fermo qui, tanto per dare un’idea di come fosse vivo il medioevo dove le idee non mancavano di certo. Lo dobbiamo ai religiosi se certi testi sono giunti fino a noi, sebbene quasi certamente abbiano fatto una cernita di quelli da copiare e di quelli che no.
  27. 1 point
    Riccardo Paolucci

    Tanti auguriiiiii!

    Anche se in ritardo tanti auguri
  28. 1 point
    Piakos

    Tanti auguriiiiii!

    Io al tuo posto: mi regalerei un quattro giorni a Capri...a fine settembre, da solo, ben accompagnato, anche con amici...come ti pare...alla peggio farei passeggiate e con bei libri. E poi...chi vuole trovare compagnia: la trova!
  29. 1 point
    @Riccardo Paolucci non si batte, in Europa la migliore Casa d'Aste per i libri
  30. 1 point
    Quasi settanta volte il suo reale prezzo. Comunque la raccomandata è gratuita ed è un grossissimo risparmio. Quasi quasi ci faccio un pensierino.
  31. 1 point
    Neapolis

    Il due Grani - POPVLORVM QVIES - 1622

    Questa sera vorrei scrivere qualche riga su questa moneta coniata (battuta) a Napoli nel periodo in cui erano attive tre officine monetarie a distanza di pochi chilometri tra loro. Si è parlato sempre poco di questo nominale.....la moneta è rarissima ..... sì, non ricordo passaggi in aste...e vabbè, ma forse è proprio per questo motivo che non ha mai spinto nessuno, di recente, ad approfondirne ciò che gli altri e noti studiosi "antichi" hanno riportato..... !! Io gli ho dato un'occhiata accurata...vediamo cosa ne esce fuori...logicamente riporto quello che è stato scritto sia dal Prota, che dal Bovi e Pannuti e Riccio: Partiamo dal Prota che nel suo lavoro sulla moneta di Filippo IV negli anni 1621 - 1623 scrive nella fonderia dell’Arsenale si debbano coniare monete di rame da due Grani e un Grano con il metodo della fusione; esse sono il due grani PVBLICA COMMODITAS e il due grani e un grano QVIES POPVLORVM. Il Prota scrive anche che un certo numero di monete da due e un Grano con il motto QVIES POPVLORVM venne eseguito nella zecca principale (a martello), ritirate e poi distrutte insieme a quelle dell’Arsenale, perché non conformi agli ordini impartiti dalla zecca principale; ma in questo caso la notizia è priva di documentazione. Il Bovi, riprende quanto scritto dal Prota che non documenta i tipi, e di conseguenza elabora una sua ipotesi: dice che le due monete (dell'Arsenale) potrebbero essere le PVBBLICHE e il Grano NEAPOLIS perché il due Grani ed il Grano QVIES POPVLORVM non sembrano essere eseguiti con tale metodo (fusione). Pannuti e Riccio, scrivono che nel 1622 furono emesse monete da Due Grani ed Un Grano fatte per fusione nella fonderia dell'Arsenale di Napoli, esse hanno peso variabile e per questa ragione anche questo esperimento fu abbandonato. Per chi è addentrato nel segmento di questo periodo del vicereale (e anche chi meno) può ben capire leggendo qui sopra che regna un gran bella confusione...e sono convinto che ancora oggi non si conoscono quali tipi effettivamente uscirono dalla fonderia dell'Arsenale. Chiedo scusa per le foto ma sono le uniche e pochissime disponibili.
  32. 1 point
    Neapolis

    Il due Grani - POPVLORVM QVIES - 1622

    ..e ancora...!!...sono bravo o no ? .... eh...eheh.....eh..... @Piakos.... in anteprima "nazionale".
  33. 1 point
    Neapolis

    Il due Grani - POPVLORVM QVIES - 1622

    Riprendendo questa discussione.....che ritengo abbastanga culturale, per il periodo, propongo: Ci sono Grani "Neapolis Rex" che hanno dei cerchi......come gli Ufo...."cerchi nel grano", ah..ahah....ah...... mentre c'è ne sono altri che hanno una forma lunga.....nel CNI ve ne sono indicati alcuni, gli autori la definiscono "bislunga"....chissà come mai....un problema tecnico o cosa ?
  34. 1 point
    Neapolis

    Il due Grani - POPVLORVM QVIES - 1622

    @D.B.G ...bravo, quindi il Prota scrisse corretto che il Neapolis Rex venne coniato a Sant'Agostino e non nell'Arsenale.......ma perchè mai il Bovi ed il PR hanno voluto cambiare le carte il tavola ? ..... ed ho controllato, senza alcun documentazione...infatti è successo quel che è successo. Ma perchè...eppure non erano degli sprevveduti.....
  35. 1 point
    Neapolis

    Il due Grani - POPVLORVM QVIES - 1622

    Se sfogliamo il PR oppure il MIR possiamo semplicemete osservare che l'unico Grano catalogato (del periodo) è il Nepolis Rex.......e a questo punto se dovessimo dar retta a quanto scritto (e anche dal Bovi - vedi sopra) il Grano Neapolis Rex venne battuto nella fonderia dell'Arsenale. Basta mettere insieme questi pochi scritti per capire che qualche errore è stato fatto. Se alla fonderia vennero coniate solo monete per fusione.....il Grano Neapolis credo proprio, anzi sicuro, che non abbia queste caratteristiche.......o sbaglio.
  36. 1 point
    Se è un falso non saprei....da una foto, ma credo di no......è il formato e l'elemento "volto" di Dante verso destra che mi lasciano perplesso.....quelle ufficiali hanno il volto a sx.
  37. 1 point
    Ecco l' altra.....questa oltre ad avere l'appiccagnolo è di dimensioni inferiori: 28,60 mm, quelle sopra ne misura 34,70 Bella...che ve ne pare ?
  38. 1 point
    All'asta veloce Filetti di qualche giorno fa, ieri precisamente, è passato questo esemplare di gigliato; dopo un recente scritto si attribuisce il simbolo a sx come equivalente ad uno "sperone" non evidenziando peraltro quello che fino ad ieri era stato riportato nei volumi/cataloghi riferiti a questa stessa moneta...e cioè il simbolo "stella" e soprattutto cosa ha determinato la classificazione del simbolo in questa maniera. Non voglio dilungarmi sull'argomento, perchè già alcuni mesi addietro venne trattato in altro forum proprio quest'argomento.......ma se non si danno le spiegazioni corrette ecco che poi non bisogna lamentarsi se le case d'aste (correttamente.....quando la questione è poco chiara) lasciano le classificazioni seguendo i testi base sulla monetazione. http://www.deamoneta.com/auctions/view/386/206
  39. 1 point
    Neapolis

    5 Lire di Gioacchino Napoleone

    Ok...ti affascina di più quella del periodo francese....bene. Ecco il rovescio...ma come ti ho riferito prima, qui ci sono due interpretazioni diverse nell'attribuzione della medaglia. Sentiamo come la pensi.
  40. 1 point
    Neapolis

    Carlino Filippo II di Spagna

    Ad asta chiusa..... sul noto sito, è passato questo Carlino di Filippo II di Spagna..... per me inedito, .... perchè ? @@Layer ... forse con questo esemplare dobbiamo rivedere il pensiero fatto e scritto sul secondo MACROTIPO .... o sbaglio ? eh....eheh...eh.... Qui siamo ad alto livello caro amico mio. @@Sannio
  41. 1 point
    Neapolis

    5 Lire di Gioacchino Napoleone

    @@Piakos .... ho capito > Prego
  42. 1 point
    Neapolis

    5 Lire di Gioacchino Napoleone

    Questa è la scheda che curò il Siciliano:
  43. 1 point
    Neapolis

    5 Lire di Gioacchino Napoleone

    Infatti.........
  44. 1 point
    Neapolis

    5 Lire di Gioacchino Napoleone

    I napoletani non amarono da subito questa monetazione e continuarono a preferire la vecchie piastre borboniche, ducati, tarì e tornesi, sia per una questione di abitudine lungamente consolidata, sia per la scarsa fiducia nel sovrano. Pertanto questo nuovo sistema decimale fu abolito dopo soli 3 anni, ritornando alle origini. Gioacchino fece in tempo a tornare ai vecchi Ducati prima di perdere il trono nel 1815; questo nuovo passaggio al sistema dei Ducati, in assenza di monetazione, è documentato dalla legge N° 2223 del 18 agosto 1814, con la quale volendo richiamare l’antico sistema monetario cui la nazione da tempo è abituata, il sovrano stabilì che il sistema monetario stabilito nel Regno con la legge del dì di 19 maggio 1811 rimane abolito ma con una modifica: il Grano, centesima parte del Ducato, fu diviso in 10 parti anziché in 12 parti, modifica mantenuta successivamente anche dai Borbone. Nell’Art. 6 viene abolito la riduzione del decimo del valore della moneta di rame stabilita nell’Art. 1 del Decreto del 16 dicembre 1811: il Ducato si cambierà quindi con 100 Grani di rame, le monete da 4 Grana e 2 Grana e mezzo saranno conteggiate rispettivamente per 3 Grana e 2 Grana; Nell’Art. 10 viene approvata una modifica sostanziale nel sistema monetario: il Grano viene diviso in 10 Cavalli invece che dell’antica sua divisione in 12; In un successivo Decreto, si parla del cambio delle lire in Ducati, basato su 1 Lira = 23 Grana; dunque la moneta da 5 lire si cambiava con 1 Ducato e 15 Grana.
  45. 1 point
    Grazie Sanni........ho aperto questo Topic allo scopo di creare un contenitore che racchiude tutte le monete che riusciremo a scovare che non sono state (fino ad oggi) ancora catalogate in modo da costruire una sorta di "Aggiornamento" alle esistenti pubblicazioni (CNI - PR - MIR e DAP) ... che ne dici ti piace l'idea ? ......... Layer ? che ne pensi ?
  46. 1 point
    Neapolis

    La Cornucopia sulle monete di Napoli

    La seconda moneta del regno di Napoli in cui venne incisa la cornucopia è il Tornese di Filippo II Nel 1573 Filippo II (1554-1598), dopo una sospensione nella coniazione di questo nominale, riprese la coniazione del Tornese facendone coniare un tipo di grande modulo; il Tornese in questione, ha un diametro di millimetri 29; non si conosce però il peso ufficiale di questa moneta; si presuppone che potesse pesare 8 Trappesi = grammi 7,128.
  47. 1 point
    Neapolis

    La Cornucopia sulle monete di Napoli

    La cornucòpia, letteralmente "corno dell'abbondanza", (dal latino cornu, "corno" e copia, "abbondanza"), è un simbolo mitologico di cibo e abbondanza. Secondo la mitologia greca è il corno perduto dal fiume Acheloo nella lotta con Ercole per Deianira e riempito dalle Naiadi di fiori e di frutta, come simbolo dell'abbondanza, alludendo con ciò alla fertilità della valle dove scorreva l'Acheloo e all'imbrigliamento del fiume stesso per opera di qualche principe velato sotto il nome del semidio. In forma di corno traboccante frutta e fiori, è spesso presente nei dipinti in braccio alla figura simbolica dell'abbondanza. Tratto da Wikipedia. Simbolo della fertilità: è raffigurato da un corno, che in origine era quello della capra Amaltea, nutrice di Giove, colmo di frutti e circondato d’erbe e fiori; era attributo di molti dei e dee ritenuti dispensatori dei beni della terra necessarî alla vita umana. La leggenda voleva che essendosi spezzato uno dei corni della capra Amaltea che nutriva il piccolo Giove, il corno fosse riempito di frutti, circondato di fronde, e donato da Giove alle ninfe. Un'altra leggenda voleva che Ercole, vinto Acheloo, gli strappasse uno dei corni e lo consacrasse ugualmente alle ninfe. È probabile che nel corno di abbondanza si debba vedere solo una trasformazione del corno di animale, di cui in antico ci si serviva come di vaso da bere. Spontanea doveva nascere l'idea di accoppiare il corno da bere coi frutti, a significare quello che in un'umanità primitiva doveva bastare per il benessere della vita. Ed è naturale che l'emblema divenisse specialmente l'attributo degli dei che dispensano i beni terreni. Il corno di abbondanza appare raramente quale attributo di Giove e di Ercole; più spesso appare nelle figurazioni di Ade (Plutone) e di Dioniso; anche Satiri e Menadi, Sileno e il dio Pane ne sono talora forniti. In età posteriore la figurazione del corno d'abbondanza diviene via via più frequente. Da Alessandria, dove la dinastia dei Lagidi lo ebbe in particolare onore, l'emblema trovò larga diffusione in Grecia, in Italia e a Roma, specie sulle monete. Per i Romani, di cui è noto lo spirito realistico, esso acquistò un'importanza di primo piano, e rimase non solo l'attributo dei fiumi, ma si accompagnò con la figurazione di ogni divinità allegorica cui si attribuisse un senso o un augurio di prosperità, di fertilità e anche di felicità pubblica. Quindi la Fortuna, la Vittoria, la Pietà, la Concordia, l'Annona, la Felicità, l'Abbondanza, l'Onore, il Genio del Popolo romano lo ebbero come emblema, particolarmente sulle monete imperiali. E assai note e frequenti sono le figurazioni plastiche analoghe, specie del Genio di Augusto, del Genio del Popolo romano, delle Provincie, e infine della Fortuna, divinità di ben maggiore importanza a Roma che in Grecia. Per tali concetti è naturale che anche divinità maggiori, come Cerere, Giunone, Cibele, Hestia (e i suoi seguaci, gli dei Lari), siano figurate col cornucopia, che appare variamente ornato e striato, e decorato di nastri. Alla bocca del corno sono per lo più mele, melograni e una focaccia piramidale di farina e miele. Dalla Treccani La prima moneta del regno di Napoli ad averla incisa (peraltro Doppie) è il Doppio Sestino di Federico III d'Aragona (1496 - 1501) classificato al n. 9 del PR e al n. 108 del MIR Lascio a qualche altro appassionato di questa monetazione postarne delle altre.....il tema è molto presente sulle monete di Napoli.
  48. 1 point
    Nel 1747 vennero coniate due artistiche monete Commemorative per la nascita del primogenito maschio, giunta il 13 giugno 1747, il Principe Filippo, “Reale Infante”. Le due monete, Piastra e Mezza Piastra, recano al dritto i busti accollati di Carlo e di Maria Amalia e al rovescio una donna seduta, reggente con il braccio destro un bambino, nel giro il motto “Firmata Securitas”, Sicurezza Confermata - a sottolineare la certezza, con la nascita di Filippo “POPUL SPES” Speranza del Popolo - della continuazione della famiglia, e quindi dell’indipendenza del Regno. continua >
  49. 1 point
    Salve a tutti. Questo che sto per presentarvi è il mio primo post in questa sezione: di solito mi occupo di numismatica classica, ma ogni tanto getto un occhio anche sulla monetazione del Meridione. In questo luogo vorrei porre l'attenzione su due particolari nominali argentei emessi durante i primi anni di regno del giovane Ferdinando IV come Re di Napoli e Sicilia. 1. D/ FERDINAND IV D G SICILIAR ET HIER REX, busto giovanile del Re volto a destra; sotto, I.A. R/ HISPANIAR - INFANS 1760, stemma coronato dei Borbone-Due Sicilie con accanto le sigle C - C/R. Sotto, il valore: G. 60. T/ Treccia in rilievo. Riferimenti biliografici: CNI XX, 6; Pannuti-Riccio, 66. Nominale: Mezza piastra (grana 60). Sigle: I.A. = Ignazio Aveta, Maestro di Conio; C -C = Cesare Coppola, Maestro di Zecca; R = Giovanni Russo, Maestro di Prova. Rarità: RRR. Provenienza: Ex Numismatica Ars Classica NAC AG, Auction 30 (04.06.2005), lot 696. Note (tratte dal catalogo della suddetta Asta): "Questa prestigiosa moneta è altrimenti detta "mezza piastra pupillare" in quanto battuta quando Ferdinando IV non aveva ancora compiuto dieci anni. E’ l’unico ritratto infantile che abbiamo di Ferdinando IV nella monetazione d’argento, e fu battuta solo nel 1760. Si devono aspettare 15 anni prima che venga coniata una nuova mezza piastra, incisione di Bernardo Perger." 2. D/ FERDINAND IV D G SICILIAR ET HIER REX, busto giovanile del Re volto a destra; sotto, F.A. R/ HISPANIAR - INFANS (segue il millesimo: 1766 o 1767), stemma dei Borbone - Due Sicilie coronato, con onorificenze. Ai lati, C-C/R. Sotto, il valore, G. 120, in cartiglio. T/ Treccia in rilievo. Riferimenti biliografici: Pannuti-Riccio, 46; MIR 366. Nominale: Piastra (grana 120). Sigle: F.A. = Ferdinando Adovasio, Maestro di Conio; C -C = Cesare Coppola, Maestro di Zecca; R = Giovanni Russo, Maestro di Prova. Rarità: RR. Provenienza: Ex Numismatica Ranieri, Asta 4 (26.10.2012), lot 377. Note: Questa moneta fu ritirata dalla circolazione e rifusa, in quanto il titolo d'argento contenuto nei nuovi nominali diminuì sensibilmente. -Cliccare sulle immagini per ingrandirle- Come appare chiaro, queste due monete furono tra le prime, in argento, ad essere coniate a nome del nuovo sovrano, Ferdinando IV. Dal punto di vista storico, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo. Tutto ebbe inizio quando, il 27 agosto 1758, moriva in Spagna la Regina Maria Barbara di Braganza, moglie del Re Ferdinando VI, fratellastro di Carlo di Borbone. Il sovrano spagnolo, come accadde anni prima a suo padre Filippo V, ebbe un grande tracollo emotivo, colpito dalla perdita della consorte, a cui era realmente affezionato. Presto, il dispiacere lo portò alla morte, avvenuta il 10 agosto del 1759, dopo un lungo ritiro, durante il quale trascurò in modo non indifferente la cura della sua persona. Non avendo avuto eredi, Ferdinando VI nominò suo successore il fratellastro Carlo che, intanto, dal 1735, era stato Re di Napoli e Sicilia. Durante il suo prospero e felice periodo di governo, il Regno vide, per la prima volta dopo parecchi anni, la residenza reale fissata stabilmente a Napoli ed abitata effettivamente dal sovrano, anziché da un suo luogotenente o simili. L’11 settembre dello stesso anno venne proclamata a Madrid la successione di Carlo di Borbone, il quale assunse il numerale III una volta salito sul trono spagnolo, dopo aver abdicato a quello partenopeo. Prima di partire per il suo nuovo Regno, Carlo si occupò della questione della successione napoletana: per prima cosa, nominò un comitato dei più alti funzionari e magistrati, insieme a sei medici, per esaminare lo stato mentale del suo primogenito, e pronunciarsi sulla sua capacità di governare. Il Principe Filippo, Duca di Calabria e Infante di Spagna (nato nella Reggia di Portici il 13 giugno 1747) venne tenuto sotto continua osservazione per due settimane ed il verdetto degli specialisti del tempo si pronunciò per la sua completa imbecillità (così veniva chiamata all’epoca una commistione letale di epilessia e ritardo mentale, manifestatasi già nei primi anni di vita). Escluso per questi motivi il primogenito Filippo, la “palla” passò ai due fratelli minori, Carlo, il secondogenito, che venne nominato successore al trono spagnolo dopo la morte del padre, e il più giovane Ferdinando, nominato giocoforza Re di Napoli e Sicilia. Entrambi i Principi erano felici dei ruoli che la sorte paterna aveva assegnato loro: già all’epoca, Ferdinando, che aveva appena otto anni, dimostrò un’affezione non comune per Napoli e i suoi dominii, ormai indipendenti dalla Spagna, sentimento immutato che lo legò a vita alla sua terra e al Regno che, ancora bambino, già sentiva suo. In tal modo, ad appena nove anni, Ferdinando IV fu riconosciuto Re del più grande Stato italiano allora esistente. Ma, data la minore età del giovane sovrano, Carlo, prima di partire, nominò un Consiglio di otto Reggenti, con a capo il famoso Tanucci, che avrebbe dovuto governare fino a quando Ferdinando avesse compiuto sedici anni. Nonostante ciò, Carlo III conservò sempre un ruolo di “protettorato” nei confronti del Regno di Napoli: infatti, le questioni più importanti dovevano venirgli riferite direttamente in Spagna, in modo che la decisione definitiva spettasse comunque a lui. Durante i suoi primi anni di regno, Ferdinando IV, o meglio, il Consiglio capitanato dal Tanucci, dovette far fronte ad una prima crisi, a cui seguirono le sue logiche conseguenze. Nel 1764, infatti, la penuria di grano portò allo scoppio di una grande carestia. I provvedimenti tanucciani ebbero poco successo e la fame si diffuse a macchia d’olio, aggravandosi giorno dopo giorno anche grazie al clima, particolarmente caldo per il periodo. Scriveva l’ambasciatore del Regno di Sardegna: <<La carestia è terribile: è accompagnata da sommosse e saccheggi. Uno strappa il pane dalla bocca di un altro e ogni volta che il pane viene distribuito vi sono uccisioni e ferimenti. (…) Non vi è che orrore, desolazione, e, nelle strade, cadaveri. La Corte, terrorizzata, è fuggita a Caserta (…). Si può avere del pane solo minacciando con una pistola; non lo si può comprare in modo pacifico (…).>> La situazione si aggravò ancora di più quando si vide che i tre milioni di ducati ricevuti dal Consiglio per placare la fame importando grano dall’estero non furono sufficienti a sanare il problema. I fornai e gli speculatori si arricchivano vendendo a caro prezzo del <<pane cattivo>>, impastato spesso con agenti estranei e dannosi al corpo umano, come la polvere di marmo. Così, soprattutto nelle Province del Regno, si manifestarono vari tipi di intossicazioni alimentari e cancrena intestinale che portarono alla morte parecchie persone già stremate dalla mancanza di pane. I cimiteri già esistenti non potevano contenere anche le nuove vittime della carestia e in alcune zone si scatenarono leggere ondate di peste. Il tutto si risolse naturalmente, quando il clima divenne più fresco e si poterono costruire anche nuovi cimiteri per seppellire adeguatamente tutti i cadaveri (tra cui quello che sorse sulla collina vicino a Poggio Reale). Il Consiglio, tornata la calma in città, si occupò dell’educazione del giovane sovrano, che, intanto, aveva fatto presto ritorno da Caserta. Il Tanucci si prese l’onere di educare Ferdinando alla letteratura, alla filosofia e all’arte, ma, con sua somma sorpresa, si rese conto che il Re non era molto incline allo studio e si stupiva che i napoletani si interessavano più di politica che di letteratura. Egli credeva infatti che i sovrani appartenessero ad una razza a parte, ma non dovessero per forza eccellere in qualche cosa. Eppure, dai resoconti dell’epoca, Ferdinando ci appare come un ragazzo in perfetta salute sia fisica che mentale, ben proporzionato e con una vivace intelligenza accompagnata da un senso di osservazione per il mondo circostante molto acuto, dono ereditato da sua madre, Maria Amalia di Sassonia. I suoi grandi hobby erano la caccia, che prediligeva al di sopra di tutto, la pesca e la meccanica, di cui non si stancava mai di parlare. Alla sua educazione, però, un altro precettore, il Principe di San Nicandro, ebbe su di lui un’influenza negativa: gretto e ignorante, credeva che il solo esercizio fisico bastasse per allevare il pupillo reale, ma, logicamente, si sbagliava di grosso. I suoi modi pedagogici furono aspramente criticati sia all’epoca dai suoi contemporanei, sia in tempi più moderni dal Croce. Alle otto di ogni mattino, dopo la vestizione e le preghiere, il gesuita boemo, Padre Cardel, insegnava a Ferdinando, per un paio d’ore, il latino, il francese e il tedesco, ma <<Sua Maestà profittò ben poco di queste lezioni perché parlava soltanto napoletano.>> Questo attaccamento alla sua lingua natia gli guadagnò le simpatie popolari e trascorreva la maggior parte del suo tempo con persone che la pensavano allo stesso modo. Dopo pranzo, di solito verso le quattro del pomeriggio, aveva lezioni di scrittura e di matematica. Dovendo scrivere minimo una volta a settimana a suo padre in Spagna e, periodicamente, agli altri parenti, Ferdinando pose molta attenzione verso queste lezioni ed ebbe anche una discreta calligrafia. Non era proprio portato, però, per la matematica, di cui apprese fino alle basi dell’aritmetica, ma mai oltre. Erano la caccia e la pesca le sue vere passioni e vi si dedicava profondamente, sia in inverno che in estate o in qualsiasi altra stagione dell’anno. Il 12 gennaio 1767 Ferdinando diventò maggiorenne, ma questo portò pochi cambiamenti nel suo governo: il Consiglio di Reggenza si trasformò allora in un Consiglio di Stato a tutti gli effetti. L’anno successivo, nel 1768, suo padre Carlo III, dopo le trattative intraprese con l’Austria, riuscì a convincere l’Imperatrice Maria Teresa ad acconsentire alle nozze tra il Re di Napoli e la sua tredicesima figlia, Maria Carolina d’Asburgo-Lorena. Credo di essermi dilungato già molto e ritengo opportuno concludere qui l’inquadramento storico che ho cercato di rendere il più scorrevole e piacevole possibile, il tutto ispirato da queste due superbe coniazioni che ho segnalato in apertura.
  50. 1 point
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    Le legende sulle Monete di Napoli

    PERIODO ARAGONESE DOMINUS MIHI ADIUTOR ET EGO DESPIACIAM INEMICOS MEOS Sia il signore il mio protettore ed io disprezzerò i miei nemici. Versetto del Salmo 117 che , variamente abbreviato, si riscontra su numerose monete Aragonesi; è una delle invocazioni religiose frequenti sulle monete di quei tempi. Con essa Ferdinando I volle alludere alle lotte che dovette sostenere, con le armi e con la scaltrezza, per riacquistare il paterno retaggio contro i pretendenti stranieri, il Papa e i Baroni avversi alla sua causa. Alfonso I d’Aragona; sull’Alfonsino d’oro, sul Carlino e sul Denaro. Ferdinando I d’Aragona; sul Carlino, sul Quarto di Carlino e sul Denaro. Federico d’Aragona; sul Mezzo Carlino (Grossone). SERENITATI AC PACI PERPETUE Alla serenità ed la pace perpetua. I rarissimi Doppi Ducati d’oro di Ferdinando I d’Aragona che portano questo motto vogliono alludere, con esso, all’aver il re fiaccato l’orgoglio dei Baroni, vinto senza resistenze le armi nemiche, ed alle nuove condizioni che si auspicava aver definitivamente stabilito nel Reame. Ferdinando I d’Aragona; sul Doppio Ducato. RECORDATUS MISERICORDIAE SUAE Ricordando la sua misericordia. Motto preso dal Vangelo (Luca 1 f.54), fu adottato per il primo da Ferdinando I d’Aragona sui Ducati d’oro e sui Tarì d’argento in memoria dell’agguato tesogli presso Teano dal cognato Marino Marzano, duca di Sessa, dal quale scampò mercè il divino aiuto; il motto fu poi riprodotto dal figlio Alfonso II anche sopra un Ducato d’oro che egli fece battere col ritratto del padre e con la legenda medesima. Ferdinando I d’Aragona; sul Ducato, sul Tarì e sul Due cavalli. Alfonso II d’Aragona; sul Ducato. CORONATUS QUIA LEGITIME CERTAVIT Incoronato perché legittimamente combattè. Questa legenda si riscontra, variamente abbreviata, sui Carlini (Coronati) di Ferdinando I d’Aragona, ed allude agli impedimenti per la sua coronazione ed alla legittimità della sua successione al trono, non ostante che fosse un bastardo, legittimità proclamata nel Parlamento dei Baroni del 1442 e sanzionata dai Papi Eugenio V e Niccolò V. Ferdinando I d’Aragona; sui Coronati. CORONAVIT ET UNXIT ME MANUS TUA DOMINE La tua mano, o Signore, mi coronò ed unse. Si riscontra sui Carlini (Coronati) di Alfonso II d’Aragona battuti in seguito all’incoronazione del sovrano. Alfonso II d’Aragona; sul Coronato. IUSTA TUENDA Le cose giuste sono da difendersi. Questa leggenda, che si riscontra sui Carlini (Coronati) di Ferdinando I e Ferdinando II d’Aragona che recano l’impronta dell’Arcangelo S. Michele che trafigge il drago, ha avuto diverse interpretazioni. Secondo il Pontano essa vorrebbe rappresentare quasi una scusa da parte di Ferdinando I di essere stato costretto a far fondere una statua di argento di San Michele, che si trovava nel santuario del Monte Gargano, stretta dalla imperiosa necessità di convertirla in monete appunto per difendere cose giuste. Secondo il Sambon, invece, la figura di quel Santo sta lì a dimostrare l’animo grato del re per l’aiuto divino avuto nella seconda lotta contro i Baroni ribelli ed il motto denota che il trionfo riportatone è dovuto alla giustezza della sua causa, poiché l’Arcangelo a difesa del sacro diritto sovrano atterrò il demone della rivoluzione, raffigurato nel drago, che in alcuni rarissimi esemplari è a faccia umana, nella quale alcuni hanno creduto ravvisare il Duca di Sessa, che era il capo dei congiurati. Il Lazzari, infine, ravvisò nel tipo e nella legenda di queste monete un’impresa cavalleresca del Sovrano, in attinenza agli obblighi che assumevano i cavalieri dell’ordine dell’Armellino, che era posto sotto la protezione di San Michele. Ferdinando I d’Aragona; sul Coronato e sull’Armellino. Ferdinando II d’Aragona; sul Carlino (Coronato) IUSTICIA E FORTITUDO MEA La giustizia è la mia forza. L’E di questa legenda, che trovasi sempre così abbreviata sui rari Mezzi carlini di Ferdinando i d’Aragona che la portano, deve ritenersi verbo (E=EST), per cui il motto sta a denotare che in tal modo il re aveva vinto gli ostacoli che si frapponevano alla sua incoronazione. Ferdinando I d’Aragona; sul Mezzo Carlino. SERENA OMNIA Tutto è tranquillo. Questa legenda si trova sui Mezzi Carlini, detti Armellini, battuti da Ferdinando I d’Aragona, ed è allusiva alla pace ritornata in tutto il regno dopo la completa disfatta dei Baroni. Pare sia stata riprodotta sopra una moneta di identico tagli da Alfonso II; si ritrova infine, sugli Armellini di Ferdinando II e vuol ricordare la pace ristabilitasi dopo la cacciata dei Francesi. Ferdinando I d’Aragona; sull’Armellino. IN VRT T XPE DABT C M Alla tua potenza. Chiaro riferimento alla devozione Cristiana del sovrano. Ferdinando I d’Aragona; sul ¼ di Carlino. VICTOR ET TRIUMPHATOR Risultò vincitore e trionfatore. Ferdinando I d’Aragona; sul ¼ di Carlino. EQUITAS REGNI Giustizia del regno. Questa legenda messa sui cavalli di Ferdinando I d’Aragona che portano appunto l’impresa del cavallo, che è l’insegna di Napoli, fu suggerita da Diomede Carafa, conte di Maddaloni e voleva alludere alla saggezza del Sovrano, che, battendo in puro rame, rinunziava al forte lucro che traeva la Regia Corte col battere moneta di biglione, oggetto di continue frodi e di gravi danni per il popolo e per il minuto commercio. Ferdinando I d’Aragona; sul Cavallo. Ferdinando II d’Aragona; sul Cavallo. Federico d’Aragona; sul Cavallo. Filippo IV; sul Cavallo. SUB DEXTERA TUA SALUS MEA DOMINE Sotto la tua destra o Signore, sta la mia salvezza. Questa legenda, che figura nel Mezzo Carlino di Alfonso II d’Aragona al tipo del re seduto in trono ha significato simile a quella analoga dello stesso sovrano: In Dextera Tua Salus Mea Domine. Alfonso II d’Aragona; sul ½ Carlino. VICTOR ET LIBER(ATOR) - CONCORDIAE Vittoria e libertà - alla Concordia Legenda, senza dubbio singolare, diversa da quelle che appaiono sulle monete di Alfonso e dei suoi predecessori e dei suoi successori, rimasta avvolta nell’oblio per oltre 500 anni, la si torva su un Mezzo Carlino; il motivo al dritto ed al rovescio fanno pensare ad una coniazione commemorativa dell’incoronazione da distribuire a chi era stato presente alla cerimonia. Il titolo VICTOR ET LIBERATOR al dritto si riferirebbe ai precedenti successi militari di Alfonso II ed in particolare alla liberazione di Otranto dai Turchi, un’impresa che aveva reso famoso il nome del duca di Calabria anche al di fuori dei confini del regno; le tre corone che vengono attraversate e riunite dal nastro sono le tre corone di Sicilia, Gerusalemme e Ungheria, i tre titoli che Alfonso aveva ereditato dal padre. Pio II nell’investire del regno di Sicilia Ferrante I, incoronato a Barletta dal suo legato il Cardinale Orsini, lo aveva riconosciuto come re di quei tre regni, anche se i due ultimi titoli erano solo effimeri, di ostentazione; in subordine le tre corone potrebbero indicare i regni di Aragona, Sicilia e Sardegna che il nonno Alfonso il Magnanimo aveva riunito sotto il suo scettro e su cui regnava ancora la dinastia degli Aragonesi, il ramo spagnolo in Aragona, Sicilia e Sardegna, il ramo italiano a Napoli; le cinque lettere dall’alto in basso sono un classico motto augurale per l’inizio del nuovo regno, quasi uno scongiuro davanti alla minaccia della discesa in Italia di Carlo VIII di Francia ET VALEAT ET REGNET = E VIVA A LUNGO E REGNI, ma l’augurio/scongiuro purtroppo come sappiamo non funzionò; Alfonso II regnò solo un anno e morì nello stesso anno in cui lasciò il trono. Alla CONCORDIA alluderebbe alle sue speranze per il futuro; l’uccello, da sempre tradizionale araldo, reca un messaggio che è un altro scongiuro, un augurio di concordia, solo compattando sudditi e nobili intorno al sovrano si poteva sperare di vincere Carlo VIII e salvare il regno dalla cupidigia straniera; cosa che non si avverò e Napoli ne pagò amaramente le conseguenze, i Francesi si comportarono da spietati conquistatori, saccheggiando le ricchezze e le opere d’arte di Napoli ed inviandole in Francia, comprese le monumentali porte di bronzo di Castelnuovo, fortunatamente recuperate poi dalla flotta genovese; di colpo i sentimenti e gli umori del popolo partenopeo mutarono e da favorevoli a Carlo VII diventarono ostili al re che fu costretto a fuggire da Napoli solo otto giorni dopo il suo trionfale ingresso nella città. La riconquista del Regno venne definitivamente consacrata dalla vittoria riportata da Ferrandino sui Francesi ad Atella. Alfonso II d’Aragona; sul ½ Carlino. IN DEXTERA TUA SALUS MEA DOMINE Nella tua destra la mia salvezza, signore. La legenda che appare sul primo tipo dei Ducati, presa dal Vangelo di Luca, 1,54 venne impressa già da Ferrante I sui suoi Ducati e Tarì in ricordo dell’agguato cui era sfuggito presso Teano, tesogli dal cognato Martino Marzano duca di Sessa; ricordando la Misericordia del Signore che l’aveva salvato, Alfonso a sua volta in via eccezionale volle usare la stessa misericordia salvandogli la vita contro le aspettative di tutti . La legenda impressa sulla seconda tipologia di Ducati, ripresa dalla Genesi, 47,25 SALVS NOSTRA IN MANV TVA EST e dal Salmo 59,7 SALVVM FAC DEXTERA TVA ben riflette lo stato d’animo di Alfonso nelle drammatiche vicende che lo avevano coinvolto; è un appello a Dio, perché l’aiuti, l’unico in grado di farlo. Alfonso II d’Aragona; sul Ducato e sull’Armellino. Ferdinando II d’Aragona; sul Ducato e sull’Armellino. CONFIRMATA EST SUPER NOS MISERICORDIA EIUS La sua misericordia si è riconfermata sopra di noi. Questa legenda, che, variamente abbreviata, si riscontra sui Ducati d’oro di Federico II d’Aragona è allusiva alla protezione divina che quella dinastia ebbe ripetutamente a sperimentare ed a ricordare nelle sue monete. Federico d’Aragona; sul Ducato. RECEDANT VETERA Si dileguino le vecchie cose. Il motto è preso dalla Bibbia (1 Reg. 2 a 3). L’artistico Carlino di Federico III che lo porta, ha l’impronta di un registro in fiamme. La moneta è allusiva al perdono concesso dal Sovrano ai ribelli contro di lui ed ai traditori della patria col bruciare il libro dei vecchi conti e, quindi, col perdonare ed obliare ogni colpa dei sudditi ribelli. Federico d’Aragona; sul Carlino. VICTORIE FRUCTUS Frutto della vittoria. I graziosi Doppi Sestini di Federico III d’Aragona che portano questa legenda hanno nel campo due cornucopie ricolme decussate. Motto ed impronta vogliono significare che, vinte le armi nemiche, debellati gli ultimi Baroni ribelli, era, con la pace, venuta, nel reame, abbondanza di ogni cosa. Federico d’Aragona; sul Doppio Sestino. SIT NOMEN DOMINI BENEDICTUM Sia benedetto il nome di Dio. Pia legenda che figura sul Sestino di Federico III d’Aragona. Federico d’Aragona; sul Sestino.
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