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  1. 4 points
    Su alcune monete greche sono raffigurate immagini realizzate allo scopo preciso di mandare in confusione il normale procedimento percettivo dell’osservatore a cui vengono inviati segnali contraddittori che ingenerano un vero e proprio corto circuito nell’assegnazione di bordi definitivi alle forme esaminate. Una veloce disamina di alcune di queste immagini che costituiscono dei veri e propri paradossi visivi. https://www.academia.edu/40940601/F._De_Luca_Paradossi_visivi_su_monete_greche_Comunicazione_Bollettino_della_Società_Numismatica_Italiana_n.74_Autunno_2019_pagg.5-10?fbclid=IwAR0TGLhJBJuKQWsUCfNiC7zVqoBT6WNMMTkLeBB6Y6AuUU1f2lns-1eKlOc
  2. 3 points
    Buongiorno Pensando di fare cosa gradita vi posto un articolo sulla "moneta vetuloniese e la circolazione monetaria tra fine III e II a.C. a Vetulonia" che potrà rimanere nel forum per le future consultazioni. Buona lettura. FOLDER-it-2013-291.pdf
  3. 2 points
    Quinto Sertorio (in latino: Quintus Sertorius) fu politico e militare della tarda Repubblica, nacque a Narni, in Umbria, nel 126 a.C.. Parente del celebre Gaio Mario acquisì una notevole reputazione come giurista ed oratore e, intrapresa la carriera militare, si distinse al fianco dello stesso Mario nella battaglia di Aquae Sextiae (odierna Aix en Provence in Francia), nello scontro che vide sconfitta in modo definitivo la tribù germanica dei Teutoni. Nel 97 a.C. servì Roma in Spagna, mentre sei anni più tardi venne eletto questore della Gallia Cisalpina. Al suo ritorno a Roma avrebbe certamente ottenuto il tribunato se non fosse stato per la ferrea opposizione di Silla. Quinto non ebbe esitazioni nello schierarsi dalla parte di Gaio Mario e di Cinna in quel clima di scontro civile che già si respirava, né tanto meno ebbe esitazione nell’appoggiare i due quando, nell’anno 87 a.C., effettuarono numerose esecuzioni sommarie a Roma e nel Lazio tra i sostenitori di Silla o, quanto meno, non fece nulla per dissuaderli. Al ritorno di Silla dall’oriente, nell’83 a.C., Quinto lasciò la penisola italica per far ritorno in Spagna dove, senza aver ricevuto alcun incarico ufficiale, si fece portavoce e rappresentante del partito mariano. Successivamente costretto a ritirarsi nell’Africa del Nord, a causa dell’avanzata sui Pirenei degli uomini di Silla, Quinto condusse in Mauritania una campagna militare che lo vide vincitore nei confronti di un fidato generale di Silla, il che gli permise di conquistare l’importante città di Tingis (odierna Tangeri). Questa piccola ma importante vittoria fece guadagnare a Quinto la stima delle popolazioni ispaniche, in particolare delle tribù della Lusitania (odierno Portogallo), avversate e depredate dagli uomini di Silla negli anni precedenti. Quando Quinto giunse in Lusitania aveva agli ordini circa 2.500 soldati romani e circa 700 mercenari giunti dall’Africa, ma ben presto altri rinforzi si unirono alla sua causa, arrivando a costituire un vero e proprio esercito formato da quasi 7.000 legionari e da circa 700 cavalieri. Con il suo coraggio e la sua rinomata eloquenza Quinto impressionò molto positivamente le genti di quei luoghi e i soldati che aveva radunato, arrivando a paragonarsi addirittura ad un “nuovo Annibale”. Molte persone giunsero a sostenerlo tra i quali molti romani che disertarono per passare dalla sua parte. E proprio con questi altri volontari Quinto sconfisse completamente il governatore Quinto Cecilio Metello Pio, uno dei comandanti di Silla che era stato inviato da Roma contro di lui, cacciandolo via dalla Lusitania. Questo periodo fortunato Quinto lo doveva esclusivamente a sé stesso, in particolare alle sue abili doti; il suo principale obiettivo era quello di far nascere nel paese un governo stabile che si uniformasse ai costumi romani con l’aiuto e il consenso delle popolazioni che vi erano stanziate. Stabilì quindi un Senato composto da 300 persone, in particolare sia da emigrati romani che, probabilmente, dalle personalità ispaniche più in vista. Arruolò un corpo d’armata esclusivamente a difesa della sua persona costituito da gente del posto e aprì una scuola per i bambini nella città di Osca (odierna Huesca) nella quale si riceveva una formazione romana e si adottava perfino il vestito delle gioventù romane. Rigoroso e severo con i propri miliziani Quinto era generalmente ben visto anche dalle classi più povere perché aveva cercato di rendere le loro difficoltà meno pesanti possibile. Si può quindi affermare che Quinto governò la Spagna a tutti gli effetti per sei lunghi anni, fino a quando nel 77 a.C. fu raggiunto dal nobile romano Marco Perperna Vento che ,almeno inizialmente, si unì alla sua causa. Nello stesso anno l’emergente Gneo Pompeo Magno venne inviato in Spagna con l’incarico di sconfiggere Sertorio. A quel tempo però il giovane Pompeo doveva ancora dimostrare di essere quel grande condottiero che poi si rivelò, riversando sui suoi uomini quella spregiudicatezza che gli fu fatale nello scontro con Sertorio nei pressi di Sagunto. A quel punto Pompeo chiese a Roma cospicui rinforzi senza i quali, a suo dire, sarebbe stato spazzato via insieme a Metello. Tuttavia la sconfitta di Quinto fu dovuta più alla tattica attendista di Metello che dai rinforzi e dall’avventatezza di Pompeo che di quegli errori seppe comunque far tesoro. Si disse che Quinto fosse in combutta con i pirati del Mediterraneo, che negoziasse segretamente con Mitridate del Ponto, che fosse in contatto con gli schiavi rivoltosi agli ordini del gladiatore Spartaco… certo è che a causa delle gelosie fra gli ufficiali romani che servivano sotto di lui con gli ispanici di rango più elevato, non poté mantenere la sua posizione e la sua influenza sopra le tribù di quelle terre lentamente venne meno. Quinto Sertorio trovò la morte nel 72 a.C. quando durante un banchetto venne assassinato su probabile istigazione di Marco Perperna Vento, allettato dalla taglia posta sulla testa di Quinto da Metello e Pompeo che già da tempo tentavano di seminare discordia tra i suoi uomini. Così finiscono la vita e la storia di Quinto Sertorio, il generale che fece tremare la Repubblica Quintus Sertorius Ave! Quintus
  4. 2 points
    - TAGLIO : 2 Commemorativo - STATO : Estonia - ANNO : 2020 - DATA DI EMISSIONE : 27 gennaio - ARTISTI: Tiiu Pirsko e Mati Veermets - TEMA : 200° Anniversario della Scoperta dell’Antartide - TIRATURA : 750.000 ( Circolanti: 740.000 / Coincard FDC: 10.000 ) - DIAMETRO: 25,75 mm - PESO: 8,50 gr - SPESSORE: 2,20 mm - ZECCA: Lituania Era il 4 giugno 1819 quando da Kronstadt (Russia) salparono la nave ammiraglia Vostok e la nave da trasporto Mirnyi. Gli ordini dello Zar, di spingersi più a sud possibile nonché di impegnarsi nel lavoro scientifico della missione, furono affidati a Fabian von Bellingshausen (1778-1852) , ufficiale ed esploratore della marina russa. Libri e mappe per la spedizione, furono date a Von Bellingshausen da Sir Joseph Banks, presidente della Royal Society quando, salpati, le due navi esplorative fecero una breve sosta in Inghilterra. Dai tempi di Cook (1773) , il 26 gennaio 1820 le due navi passarono il Circolo Polare Antartico. Dal diario di Von Bellingshausen si sa che il giorno dopo la navigazione delle due navi era di circa 20 miglia (32 km) , in una posizione di “ 69° 21’S lat , lungo 2° 14’ O , risultando così essere i primi uomini a vedere il continente antartico. Il dì 22 febbraio 1820, la Vostok e la Mirnyi furono colpite dalla peggior tempesta di quel viaggio, così si videro costrette a navigare verso nord, tanto che nell’aprile dell’anno medesimo arrivarono a Sidney, in Australia. Von Bellingshausen prendendosi qua del tempo per riposare, scoprì che Wlliam Smith, ammiraglio inglese aveva scoperte un gruppo di isole battezzandole Shetland meridionali e parte del continente antartico . L’ammiraglio russo a questa notizia decise immediatamente di riprendere il viaggio verso sud. Le due navi lasciarono Sidney il dì 11 novembre 1820 arrivando a Macquarie Island due settimane dopo, dove Von Bellingshausen incontrò cacciatori di foche americani ed inglesi. Attraversato alla Vigilia di Natale il Circolo Polare Antartico, sino al 16 gennaio 1821 , causa tempeste, le due navi ripassarono lo stesso ben sei volte. Il 21 gennaio, placatosi il tempo, le navi scorsero una striscia scura all’orizzonte, rivelatasi essere poi un’isola che Von Bellingshausen battezzò Peter I Island (Peter è anche un nomignolo con il quale gli abitanti di San Pietroburgo chiamano la loro città). Due giorni dopo vennero avvistate delle montagne scevre da neve, all’interno del 68° parallelo a circa 40 miglia a sud-sud est. L’ammiraglio russo battezzò questo lembo di terra con il nome di Alexander Coast (Alexander Island). Una settimana dopo Von Bellingshausen incontrò Nathaniel Palmer , capitano dell’Eroe , nelle isole Shetland meridionali. Soddisfatto del suo viaggio, Von Bellingshausen salpò verso nord. Dopo due anni e ventuno giorni , dopo aver percorso 50.000 miglia (80,467 km) , il 4 agosto 1821 la Vostok e la Mirnyi. Purtroppo questo viaggio non riscontrò in patria un grande successo e l’interesse per l’Antartico andò affievolendosi, sino al 1946 quando vennero inviate verso sud delle flotte per la caccia alle balene. L’ammiraglio russo, colui che vide per primo il continente antartico, divenne in seguito nella sua vita governatore di Kronstadt. CURIOSITA’: durante l’Anno Geofisico Internazionale ( 1957 – 1958 ) le prime basi scientifiche russe stabilite in Antartide furono chiamate Vostok e Mirnyi, in onore delle due navi della spedizione del 1819 – 1821.
  5. 2 points
    Si, concordo. Al dritto sui campi e sul collo del Re qualche piccolo segno di contatto, qualche leggera imperfezione al bordo. Da foto appunto la conservazione è più o meno quella. La patina non pesante ma abbastanza uniforme rende la moneta molto gradevole. Non mi stupirei se in mano guadagnasse qualcosina di più. Carlo
  6. 2 points
  7. 2 points
    @carledo49 ci porta l'esempio per le monete del Regno d'Italia, ma fino ad ora napoli è scesa solo per alcune monete comuni [le piastre di Ferdinando II negli ultimi 20 anni sono diventantate un debito, calo nettissimo per la bassa e media conservazione, solo il FDC si è difeso un minimo]. Secondo me usciranno tante belle monete ma sono abbastanza sfiduciato nel settore quindi credo che si dovranno pagare se si vorranno acquisire. Nessuno vuol fare sconti e chi ha pagato rivuole "il suo" indietro, se non con gli interessi [o almeno quanto basta per non andare sotto coi diritti d'asta]. Insomma, forse sarebbe l'occasione di comprare ma il vero problema è sul lungo periodo: chi ci dice che il mercato si riprenderà dopo? Il numero di disoccupati cresce, la gente perde il lavoro e per molti recuperare una condizione economica ottimale non sarà semplice, la numismatica secondo me nel lungo periodo perderà altri estimatori. In breve credo che se si volesse vendere il periodo migliore era quello appena precedente all'imprevedibile crisi da covid: vendere adesso significa mirare ad un mercato che perde potere d'acquisto: in un momento di crisi e di pochi soldi/cassa integrazione, i ceti medio-bassi non penseranno agli acquisti e gli investitori credo cercheranno beni più sicuri. Vendere tra 6-12 mesi? Questo dipende da come sarà gestita la crisi economica a livello sociale e politico: se ci sarà un po' di ripresa si potrebbe tornare al mercato stabile pre-coronavirus, altrimenti si rischia di perdere ancor di più che vendere direttamente adesso. E se si volesse comprare? Reputo che i più pazienti potranno portarsi a casa materiale interessante risparmiando un po'. Riguardo la fuoriuscita di materiale più tosto non ho praticamente dubbi.
  8. 2 points
    Ricordo quando questa moneta entrò nella mia collezione. Ce la stavamo gustando online io e @ilnumismatico, che poi all'ultimo fece l'ultima offerta al posto mio. Sapeva che questa moneta mi piaceva molto e in questa conservazione e con questa patina non è roba comune. Il modulo è il classico fiorino da 29 mm per 14 gr di argento 900/. Österreich Francesco Giuseppe I d'Asburgo-Lorena (1848-1916) Fiorino Celebrazione Matrimonio, 1854, Wien Ag 900 12,4gr - 29mm - qFDC cat MO 1908, rif 145
  9. 2 points
    ho dimenticato di rispondere ahahhah.. l'elmo corinzio con il tempo divenne simbolo di aristocrazia, importanza e distinzione per il semplice fatto che farselo fare costava molto...non veniva più usato in battaglia e con il tempo era divenuto un simbolo di distinzione elitaria
  10. 2 points
    Salve, segnalo il secondo volume : https://www.edizionidandrea.com/
  11. 2 points
    Salve, Sono un ragazzo della provincia di Teramo appassionato da qualche anno di monetazione medievale, principalmente delle zecche abruzzesi marchigiane. Spero di condividere belli e costruttivi con voi altri del forum. Ringrazio l'amico @realino santone per avermi seguito fin dall'inizio per farmi immergere in questo mondo. Saluti e a presto
  12. 2 points
    @Giuseppe Gugliandolo, @Piakos capisco il vostro ragionamento ma forse lo capirei più e meglio se fossimo sul forum <Cento modi per guadagnare con le monete> o su <Soldi facili con la Numismatica>. Quello che non condivido, in questo nostro forum - ma forse sono io che sono "fuori" - è quando dici <...se la numismatica è vista come studio e passione va più che bene, ma se si vuole investire o se si crede di aver messo da parte X euro in monete...>. Rischierò forse di passare da ingenuo talebano, ma per me la Numismatica è soltanto da vedere come <studio e passione>; questo non impedisce che uno possa comprare o vendere monete, solo che questo si chiama "commercio" non numismatica. Per fare un esempio, un contadino quando coltiva la terra ed i suoi prodotti fa "agricoltura", quando la vende non fa agricoltura, fa "commercio".
  13. 2 points
    Non mi inoltro nella discussione filosofica sul senso e l'essenza della numismatica, mentre apprezzo l'immagine di Giovacchino Murat, così come l'ai vivacemente tratteggiata. Dissento invece fortemente sul fatto che la moneta da 1 franco potrebbe interessare solo l'area tra Follonica e Bolgheri (dove peraltro il Principato non arrivava) ma potrebbe interessare opulenti collezionisti lucchesi o appassionati napoleonici aretini. Sta di fatto che proviene dalla Collezione di Murray Heiserman, di Baltimora e non di Lamporecchio.
  14. 2 points
    Home Curiosità Seconda Guerra Mondiale Tra le sabbie del Sahara Tra le sabbie del Sahara Un hangar nell'oceano di sabbia. Sorprenderebbe chiunque ritrovare, imbalsamato nella sabbia del deserto del Sahara, un aereo da combattimento, conservato perfettamente (un'impresa considerando il tempo storico di esposizione), 70 anni dopo lo schianto. L'aereo in esame è un Kittyhawk P-40 della RAF, precipitato nelle mani del sergente di volo inglese Dennis Copping, che fece parte di unità combattente con base in Egitto durante la campagna del Nord Africa. Il tragico atterraggio risale al giugno del 1942 ed è precedente alle battaglie di El Alamein. Al ritrovamento ha contribuito l'isolamento di uno degli scenari più caratteristici e affascinanti della seconda guerra mondiale come l'infinita distesa del Sahara. Ambiente che ha ospitato uno scontro a dir poco provante per la resistenza umana alle condizioni climatiche particolari e uniche del bioma locale. La campagna ha segnato le sorti per il predominio dell'area del Nord Africa, concludendosi nel maggio del "43 con la resa degli eserciti dell'Asse in Tunisia e la perdita di tutte le aree di pertinenza tedesca e italiana. A scatenare una delle più ricordate offensive nel deserto, combattuta anche ad alta quota, saranno, di lì a poco, proprio le linee britanniche. Secondo la ricostruzione relativa al rinvenimento dell'apparecchio monoposto, uscito per cause ignote dalla rotta, il pilota sarebbe sopravvissuto all'incidente, trovando poi rifugio in un riparo di "fortuna". Riparo solo momentaneo, vista la lontananza dalla città più vicina (200 miglia), in un territorio morfologicamente senza risorse e molto distante dalla civiltà per poter sopravvivere a lungo. La morte sarebbe sopraggiunta, molto probabilmente, dopo un'attesa vana dei soccorsi. La scoperta, del tutto fortuita, è stata fatta da un operatore petrolifero in esplorazione in una regione remota del deserto occidentale. Dott. Riccardo Ravizza - All Rights Reserved Ruolo periti ed esperti n. VA - 748 - p.iva 03509240127
  15. 1 point
    Impressionante la qualità del ritratto e l'attenzione ai dettagli per una moneta così piccola coniata ad inizio '700
  16. 1 point
    Molto bella, complimenti. Carlo
  17. 1 point
    Invece molti sesterzi (pure un doppio di Decio) sono una pena... Mi piange il cuore... Ave! Quintus
  18. 1 point
    Per le aste la Bertolami può fare al caso (aste web e battute in sala)...come in tutte le aste bisogna guardare benne il materiale almeno in foto, ma possiamo aiutarti noi...oppure l'asta B della NAC. Comunque qui da noi Realino Santone pubblica spesso i link nella sessione aste...basta che apri e guardi il materiale classico quando è presente in asta. Piano piano capirai quali sono le tue fonti.
  19. 1 point
    Treboniano Gallo Gaio Vibio Treboniano Gallo (In latino: Gaius Vibius Trebonianus Gallus, nato a Monte Vibiano Vecchio nel 206 a.D. e morto a Terni nell'agosto 253 a.D.) è stato imperatore romano dal 251 a.D. al 253 a.D. insieme al figlio Volusiano, che Treboniano associò al suo trono insieme al figlio di Decio, Ostiliano. Il suo regno fu caratterizzato da una lunga serie di disastri, come la peste che colpì l'Impero romano per anni, le incursioni delle popolazioni barbare oltre i confini dell'impero e la perdita (secondo alcune fonti avvenuta durante il suo regno) della Siria in favore dei Sasanidi ed il saccheggio di Antiochia. Uomo di indubbie qualità amministrative, il suo programma fu impresso nella dicitura di molte monete che fece battere: Pax aeterna. Valore nominale: Sesterzio Diametro: 27,5 mm circa Peso: 17,78 gr Dritto: IMP CAES C VIBIVS TREBONIANVS GALLUS AVG, busto laureato e drappeggiato a destra Rovescio: VICTORIA AVGG,la Vittoria in piedi rivolta a sinistra, tiene nella mano destra una corona e una fronda di palma nella mano sinistra, S - C in campo Zecca: Roma Anno di coniazione: 251-253 a.D. Riferimento: RIC 125; Cohen 130; Sear 9681 Rarità: Note: (sesterzio di barra) Felice e Sereno 2020! Ave! Quintus
  20. 1 point
    Salve, segnalo : Troverete, all’interno Per le curiosità numismatiche: Gianni Graziosi parla della storia del Vicereame della Nuova Granada, una pertinenza coloniale dell’impero spagnolo, vasto territorio che corrispondeva più o meno agli odierni stati di Colombia, Ecuador, Venezuela e Panama, compresa una piccola parte del Brasile e del Perù, e delle bandiere raffigurate sulle monete di questi stati, in Bandiere di libertà. Per la monetazione antica: Proseguendo il suo approfondimento sugli aurei di epoca romana, Roberto Diegi affronta Gli aurei da Antonino Pio alla Riforma di Caracalla: l’oro, in questo periodo, continuò ad essere coniato in grande quantità, grazie alle numerose transazioni commerciali che trovavano nella moneta aurea il mezzo di scambio e di pagamento più valido. Per la monetazione italiana medievale e moderna: Le monete con la scritta “marchia anconitana” furono battute a Macerata? Se la risposta è affermativa, rimangono monete a nome dei papi per Ancona nel XV secolo? Sono le domande che si pone Lorenzo Bellesia in Quel che rimane della monetazione di Ancona a nome dei papi nel Quattrocento. Per la medaglistica: Il rientro a Roma del pontefice dopo l’esilio di Gaeta venne ricordato in varie medaglie coniate nel 1850, illustrate da Fabio Robotti in 1850: il ritorno a Roma di Pio IX. Per la cartamoneta: La moneta, mezzo di pagamento e segno di indipendenza e sovranità nazionale, venne emessa anche da stati che erano lungi dall’averle raggiunte, come Venezia e l’Ungheria nel 1848. All’opposto ci sono stati sovrani senza una propria moneta, come il Montenegro e il Kosovo e casi particolari di microstati quali San Marino e il Principato di Monaco. Ne parla Corrado Marino in Stati senza moneta cartacea. Per la monetazione estera: La moneta da due rubli in argento non venne mai emessa ma è conosciuta in diversi esemplari. Quando e perché furono coniati? Giuseppe Carucci indaga la questione in Una fantomatica moneta del 1722. Per la monetazione contemporanea: Il saluto romano che compare sulla moneta da due lire ha una particolarità. Ne parla Alberto Castellotti in Un littore mancino. Per le notizie varie di numismatica: Riprendono a settembre le videoconferenze numismatiche della Società Mediterranea di Metrologia Numismatica: i prossimi appuntamenti. La conferenza del Circolo Numismatico Ticinese sui Rapporti monetari tra Svizzera e Italia, è rimandata al 2021. Il nuovo numero di «Panorama Numismatico» è disponibile al prezzo di 5,50 euro presso la Redazione o sullo shop online www.panorama-numismatico.com
  21. 1 point
    Augurissimi Carlo.
  22. 1 point
    Ciao, L' Aquila cavallo di Papa Innocenzo VIII , 1485 , rame, vista la conservazione sulle 20 euro
  23. 1 point
    Salve, segnalo : È uscito il nuovo numero di «Panorama Numismatico» (n. 363, luglio-agosto 2020). In copertina, Una “Digressione sulla moneta” di Monaldo Leopardi, di Lorenzo Bellesia: la disastrosa situazione finanziaria dello Stato pontificio invaso dai “rivoluzionari” francesi dall’autobiografia di Monaldo Leopardi, padre del celebre Giacomo. Troverete, all’interno Per la monetazione antica: La coniazione romana di aurei ebbe un notevole incremento con Traiano grazie alla grande quantità d’oro immessa sul mercato dopo la Guerra dacica. Ne parla Roberto Diegi in Gli Aurei da Nerva ad Adriano. Per la monetazione italiana medievale e moderna: Lorenzo Bellesia propone una cronologia delle prime emissioni del Comune di Ascoli tra Duecento e Trecento, in Alcune note sulla monetazione di Ascoli. Realino Santone, in Cavalli aragonesi del Regno di Napoli. Due particolari cavalli aquilani, concentra l’attenzione sull’aquiletta, simbolo di zecca, in questi due esemplari inediti resa in forma stilizzata. Michele Chimienti, Guglielmo Cassanelli e Giovanni B. Vigna indagano la figura di Pio VIII, il Papa numismatico, uomo di cultura e autore di vari saggi di memorie storiche sulla sua città natale. Dal padre ereditò la passione numismatica al punto da frequentare illustri studiosi come Guido Antonio Zanetti, e accrescere la raccolta numismatica di famiglia costituita complessivamente da più di 15.000 pezzi. Alberto Castellotti, in Un amarcord numismatico, narra una vicenda appassionante di cui fu protagonista insieme a Clelio Varesi: sotto le sembianze di un misterioso “testone” si celava un raro gioiello numismatico. Per la monetazione estera: Dal cervonetz di epoca bolscevica, prima moneta da investimento in Russia, emessa per risanare le finanze pubbliche, alle più recenti coniazioni auree, Giuseppe Carucci traccia la storia dell’Oro russo da investimento. Per le notizie varie di numismatica: Nella povera provincia cinese di Guizhou venne emessa la prima moneta che rappresenta un’automobile. Ne parla Giuseppe Carucci in Il dollaro dell’automobile. Ursula Kampmann ricorda Michael Matzke, curatore numismatico del Museo storico di Basilea, deceduto il 20 maggio scorso dopo una lunga e grave malattia. Per la rubrica Recensioni, si parla della prima ristampa del volume di Damiano Cappellari, Alla Scoperta del Conte Alessandro Magnaguti. L’ultimo Cavaliere dei Gonzaga.
  24. 1 point
    Benvenuto te, alle tue monete e ai tuoi bellissimi orologi. A presto
  25. 1 point
    Cappella POW italiana al campo Hereford Durante la seconda guerra mondiale, il Texas ospitò 79 campi di prigionia, uno dei quali , situato a Hereford , deteneva oltre 5.000 prigionieri di guerra italiani catturati nel Nord Africa. Il secondo più grande campo di questo tipo costruito negli Stati Uniti, la US Army Corp of Engineers supervisionò la costruzione del campo per un costo totale di due milioni di dollari. Durante la prigionia, i prigionieri di guerra hanno contribuito all'industria agricola locale in cambio di alloggi e pasti forniti al campo. Cinque prigionieri di guerra italiani morirono e furono sepolti sul posto prima della conclusione della guerra. Usando i loro significativi talenti artistici, una squadra di prigionieri di guerra ha costruito una piccola cappella per contrassegnare le tombe dei defunti. La cappella si trova ancora oggi nel sito - uno degli ultimi resti del campo - grazie al restauro della cappella della Commissione storica della contea di Castro a metà degli anni '80. Il 30 aprile 1988, un gruppo di italiani precedentemente detenuti nel campo tornò per la cerimonia di restauro del sito. Inoltre, molti degli italiani imprigionati hanno contribuito con il loro talento artistico alla chiesa di Santa Maria nella vicina Umbarger, decorando l'interno della chiesa con sculture in legno e affreschi. La chiesa di Santa Maria continua ancor'oggi a conservare le opere d'arte. Per la cronaca il Campo di Hereford era tra i più duri essendo principalmente popolato da fascisti non collaboranti
  26. 1 point
    Grazie @Lugiannoni. Ho postato quella moneta perché non mi convinceva e non mi convince neppure adesso. Poi viene venduta a circa 300€: se qualcosa è troppo bello per essere vero la maggior parte delle volte è una fregatura Tra l'altro le foto sfocate sembrano messe: 1 per ostacolare una corretta valutazione; 2 per fare credere al compratore che le foto sono state realizzate da uno non esperto, quindi per avvalorare l'ipotesi che chi vende non sa bene che cosa ha tra le mani, e se dovesse sbagliare pazienza, dal momento che non è un esperto. Furberie studiate a tavolino.
  27. 1 point
    Salve, Napoli medaglia per la nascita di Francesco II di Borbone,1836, busti affiancati del re Ferdinando II e della regina Maria Cristina, allegoria della città di Napoli seduta, incorona il reale bambino tenuto dal genio alato, Opus : Laudicina AE 65 mm D'Auria 188 immagini da asta Bertolami 69
  28. 1 point
    Salve, 10 grana (o carlino) 1832 re Ferdinando II di Borbone, Napoli, variante con testa , stemma e caratteri delle legende grandi , è stata coniata usando il conio del dritto del 3 ducati 1832, D/ FERDINANDUS II . REX ; testa nuda ed imberbe verso destra , sotto 1832 ; R/ REGNI UTR . SIC. ET HIER ; stemma coronato ; contorno : rigato argento 2,29 gr. d : 18,5 mm Gig. 144/2 ( questo esemplare) RRR immagini da asta Nomisma 54
  29. 1 point
    Ti ringrazio per la stima ma non me la sento di dare un valore commerciale, visto che l'oggetto è sicuramente proposto da una casa d'aste che ha sicuramente fatto la sua stima; stima che, come sempre in questi casi, non vale tanto per il "valore in sè" ma piuttosto per il valore che il venditore gli attribuisce. Se poi la moneta provenisse da acquisizione illecita non darei comunque un valore, per ovvi motivi. Del resto il valore commerciale spesso lo fa l'incontro tra l'offerta e l'interesse al possesso della moneta; mi è capitato di vedere - una quindicina di anni fa - la vendita a 250€ di una monetina il cui valore non superava i 50€. Alla fine mi è anche difficile scindere il valore storico da quello commerciale: una moneta forata, ad esempio, perde valore "commerciale" ma nelle più importanti raccolte pubbliche le troviamo comunque dato che è il loro valore di documento "storico" non solo resta inalterato ma anzi in alcuni casi si accresce, poichè testimonia un particolare culto o devozione. Un testone di Niccolò o Giovan Battista Ludovisi, ad esempio, lo prenderei anche con due fori, ma capisco che per chi colleziona VE III sarebbe solo un brutto bottone! (Anzi se qualcuno ce l'ha e se ne vuole disfare....). Insomma, caro Renzo, è la solita strada biforcata della numismatica: interesse storico o commerciale. Talvolta i due rami corrono paralleli, qualche altra si uniscono, spesso divergono.
  30. 1 point
    Caro @danieles1981, anche io ho una serietta uguale , entrambi abbiamo gli stessi valori e ci mancano i valori da 25 centesimi, 5 + 10 + 100 Lire. La serie viene indicata come una "Non emessa". Ancora mi mangio i gomiti per non aver preso un 2 Lire con il timbro del Battaglione di Arezzo e firma del Comandante. In pratica dovevano servire per i campi di concentramento sparsi per gli appennini, dove i prigionieri Austriaci erano addetti al disboscamento e alla lavorazione dei legnami. Come ti dicevo, ufficialmente non sono mai stati emessi, forse perchè la guerra era già finita. Al contrario la Municipalità di Bolzano ha emesso l'ultima banconota austriaca il 01-11-1918.
  31. 1 point
    Buongiorno a tutti. Questa è la prima volta che, oltre alla “presentazione” che scrivo su questo forum dove, spero di sentire le Vostre considerazioni in merito alla moneta in questione, acquistata da poco. Non conoscendo la tipologia specifica e, pertanto, i caratteri salienti che contraddistinguono i pezzi autentici sono a chiedere un vostro parere. Un grazie in anticipo. Peso 28,065 gr, diametro 39,6 circa, spessore 2,5 mm
  32. 1 point
    Buonasera a tutti Tramite SMS ho avuto il responso formale che la moneta viene considerata autentica, con valutazione dello stato di conservazione spl+. Mi ritengo soddisfatto di tutto, in ogni caso alla prima occasione di incontro personale con il numismatico in questione vedo di trarre le sue considerazioni In merito. Un saluto e grazie di tutto.
  33. 1 point
    Il paradosso Daniele è che questo è il momento favorevole per concludere ottimi affari ed acquistare delle belle monete senza svenarsi come un tempo. E' chiaro che il mercato ora fa numerose proposte. Bisogna saper scegliere o, in alternativa, aspettare ancora un po' per portarsi via a costi non proibitivi anche dei piccoli gioiellini. Carlo
  34. 1 point
    La foto lascia intendere sia stata ripresa con luce incidente e non con luce anche riflessa. Alcune attrezzature, attraverso la presenza di una lastra di plexiglass (o vetro) permettono di avere illuminazione della moneta sia dal lato dello stativo che da quello opposto, con l'obiettivo fotografico che riprende anch'esso attraverso tale lastra. Ciò permette una illuminazione ottimale anche se tende a nascondere alcuni riflessi propri del metallo.
  35. 1 point
    Bella moneta Carlo, non lavata e come la vita l'ha circolata (poco) e come sempre interessante il tuo intervento.
  36. 1 point
    Andiamo per ordine: la moneta ha una tiratura di 510 mila unità. Per una mole del genere è abbastanza verosimile che si siano usati più conii. Andando oltre la discussione puramente accademica, esistono dei parametri ben rigidi ed indiscutibili (pur nella moltitudine di conii utilizzati) che vengono presi in considerazione nel giudizio di originalità di una moneta. Il più importante, in questo caso, è la condizione ellittica della circonferenza. A questa aggiungi i particolari dei caratteri della legenda, della corona e dei capelli. Qualunque conio si usi, questi devono avere le medesime caratteristiche. Possiamo entrare anche nel merito di piccole variazioni dovute ad eccessiva usura del conio (conio stanco), particolari specifici sottoposti ad usura da circolazione, ma i parametri standard che si prendono in considerazione non possono essere messi in discussione. In alcuni casi possiamo trovare in una moneta alcune caratteristiche differenti rispetto ad altre (varianti). Questo però implica l'utilizzo di conii differenti. Nella moneta in questione, ad onor del vero un "bel esemplare da studio", gli indicatori che vengono considerati per stabilire l'originalità tendono a far pensare ad un falso. Carlo
  37. 1 point
    In questo momento non sono sicuro di nulla. Le belle monete spesso hanno difetti occulti o non dichiarati, la speculazione da parte dei commercianti fa sì che vi sia un 'incetta da parte loro a tutte le aste, a mio avviso il mercato americano non assorbe più così bene le italiane ... Quindi chi raccoglie lo faccia per passione ... e con intelligenza!
  38. 1 point
    salve, segnalo : Anno XIX n. 109 Gennaio/Febbraio· Solus: bronzo "testa elmata/cavallo e caduceo". Esempio in legenda di toponimo abbreviato "'K". (Alberto Campana e Valeria Perin) [3-8]. · Gaius Antonius, il fratello sfortunato di Marcus. (Antonio Morello) [9-24]· Il linguaggio delle immagini: Zeus (Giove) - Europa - Amaltea - Dione - Poseidone (Nettuno) - Asclepio (Esculapio). (Giovanni Santelli e Alberto Campana) [25-33]. · La riforma monetaria di Basilio II (Alberto D'Andrea e Andrea Torno Ginnasi) [34-46]. · ANASTATICA, inserto di letteratura numismatica.Dal De Vipera al Cagiati: la letteratura numismatica relativa alla zecca di Benevento.(Luca Lombardi) [1-8]
  39. 1 point
    Salve, segnalo : https://nomisma.bidinside.com/it/auc/52/asta-14-e-live/1/
  40. 1 point
    Auguri a @DeAritio
  41. 1 point
    Le Brigate Fiamme Verdi furono delle formazioni partigiane a prevalente orientamento cattolico, attive durante la seconda guerra mondiale, nella Resistenza. Nate dagli intellettuali cattolici, si trasformarono in formazioni prevalentemente militari, operarono soprattutto in Lombardia. In Emilia furono direttamente guidate dalla Democrazia Cristiana. Il loro nome derivava dal 3° Reparto d'Assalto "Fiamme Verdi", parte del 3° Corpo d'Armata, durante la prima guerra mondiale, operante sul fronte del gruppo dell' Adamello. Fiamme Verdi Brigata Tarzan Motto: Patria e Libertà Nata a Pontoglio,tra le province di Brescia e Bergamo, nella metà ovest del lago di Iseo e la bassa valle dell'Oglio; Rovato, Castelcovati e Pumenengo a sud, fino ad Adrara e Lovere a nord. Capitanate da Bertoli Tomaso, classe 1922, detto "Tarzan". È forse stato uno dei gruppi completamente autonomi, per quanto riguarda la sussistenza, anche se in continuo collegamento con la brigata 10 Giornate del ten. V. Tenchini di Chiari e le altre FF VV e distaccamenti garibaldini. Numerose sono le imprese dei 35 Patrioti pontogliesi nel vasto territorio sopra citato, e dozzine sono i collegamenti che avevano con gli insurrezionali dei paesi limitrofi. Sette di questi giovani Pontogliesi e altri 4 partigiani (2 di Coccaglio e 2 di Erbusco) trovarono la morte durante uno scontro con la famigerata colonna "Farinacci" in ritirata, a Coccaglio, il 26 aprile 1945. In totale, nelle diverse azioni contro i nazifascisti, questo gruppo perse 15 partigiani, compreso un capitano russo che si era unito a loro.
  42. 1 point
  43. 1 point
    Renzo, stai diventando un cinico cantore del FDC? Non solo si tratta di una delle uniche due esistenti ma è un pezzo di storia italiana e napoleonica nonchè di storia numismatica di tutto rispetto. Altro che quei patacconi in oricalco coniati in un milione di esemplari, ampiamente manipolati e taroccati che sono appetibili solo dagli ammerecani!
  44. 1 point
    Se mi è concesso, vi carico due foto della moneta_
  45. 1 point
    Altre new entry, sempre aspettando il Kenya! Che ne dite? Ora sono alla ricerca di quelld da 20.000 e 50.000 scellini! Ave! Quintus
  46. 1 point
    Salve, segnalo : https://www.cronacanumismatica.com/un-cavallo-di-chieti-per-carlo-viii-dalle-legende-insolite/
  47. 1 point
    La prima grande emissione di Notgeld iniziò allo scoppio della Prima guerra mondiale. A causa dell'inflazione provocata ai costi della guerra, il valore dei materiali con cui le monete erano prodotte divenne maggiore di quello nominale. Molte istituzioni iniziarono a tesaurizzare la monete,inoltre, il metallo usato per la coniazione divenne necessario per la produzione delle forniture belliche. Ciò causò una estrema carenza di metallo monetario, a cui fu posto rimedio emettendo banconote di piccolo taglio. Queste banconote furono anche richieste dai collezionisti e quando gli istituti di emissione se ne resero conto, continuarono a stamparli anche dopo la fine dello stato di necessità. In alcuni casi, il periodo di validità del biglietto era già terminato quando fu stampato! I biglietti stampati nel 1920-21 erano estremamente colorati e contenevano rappresentazioni di soggetti disparati, come edifici, scene e folclore locali. La banconota in questione è stata emessa dalla Municipalità di Mauthausen, luogo tristemente famoso anche negli anni a venire, e riporta sul retro l'immagine del Cimitero dei Prigionieri di Guerra Italiani e Serbi.
  48. 1 point
    @@Sannio ... questa moneta oltre ad essere inedita al Rovescio ha anche un'altra particolarità......guarda bene e dimmi quale....!!
  49. 1 point
    Fiorino Il Fiorino, celebre moneta d’oro battuta a Firenze nel 1252, così chiamata dal giglio, stemma della città, che portava al rovescio. Da ogni libbra se ne ricavavano 96 in modo tale che ciascuna moneta pesasse 72 grana fiorentine, la sua bontà era di 24 carati. Sin dal 1269 Carlo I d’Angiò dichiarò che il Fiorino si sarebbe potuto cambiare per sei tarì d’oro, cioè 12 carlini d’argento. Da una scrittura del 1368 si evince che ogni Fiorino si ragguaglia a quattro Tarì e 18 grana, mentre in una successiva del 1381 viene ragguagliato a quattro Tarì e 16 grana. Nel corso degli anni, i Fiorini andarono soggetti a variazione di prezzo, cosa che peraltro, costantemente si ebbe nelle monete in circolazione in quei periodi.
  50. 1 point
    Tarì Tarì o Tareno trae origine dalla moneta d’oro da un grammo introdotta in Sicilia dai Califfi Fatimidi con il nome di Rubài (¼ di dinar), per cui la moneta ebbe anche la denominazione di Quartiglio; Il termine deriva dal latino Tarenus, che a sua volta viene dall'arabo Tarī, ovvero fresco di conio. Altri nomi sono Taro, Tarino, Trapesso o Trappeso. Un documento dell’epoca chiama la moneta Tariis, ma resta controversa l’origine del nome, chi lo fa derivare da Thares padre di Abramo, chi da Traih, Saraceno, chi addirittura dal caldeo Tariga, Commercio; ma è l’Amari, tuttavia, che ci viene incontro rifacendosi al termine con cui gli Arabi chiamavano le loro monete d’oro Dirheù, che si pronuncia Trihn al plurale Trahi. La prima moneta da un quarto di Dinar, detto Ruba “i” o Tarì fu coniata dagli Arabi a Palermo nell’835; era d’oro, pesava 1,05 grammi ed era coniata con caratteri cufici e con metallo di buona qualità. Carlo d'Angiò (1268-1282) conquistato il Regno di Sicilia in un primo momento continuò la coniazione dei Tarì in oro identici, per lega e peso, ai Tarì degli Svevi ma con tipologia ormai latinizzata, l’iniziale del suo nome K e la croce + ; l’unica variazione utile fu quella di far coniare il Tarì senza multipli e di peso esattissimo affinché l’oro monetario si spendesse, d’allora in poi, a numero e non più a peso “ita quod triginta tareni ex ipsis in numero expendantur”. In tal modo Carlo volle far cessare l’uso “barocco”, durato per quasi tutto il periodo Svevo, di coniare Tarì a caso, su tondini di peso ineguale, con il solo controllo dell’esattezza del peso complessivo dell’oncia. Ma questa variazione fu di breve durata poiché Carlo d’Angiò non riuscì a far spendere i Tarì a numero e pertanto fece riprendere sin dal 1268 il conio dei Multipli di Tarì; su alcuni di essi, conosciuti come Tarì au cavalier o Cavallini vi è rappresentato il Sovrano a cavallo. Le conoscenze attuali non ci permettono di stabilire se avesse visto giusto il Sambon nel ritenerli coniati per ricordare la conquista del Regno di Sicilia e la vittoriosa guerra contro gli Svevi, vera e propria crociata indetta dal papa contro una dinastia di scomunicati o se fossero stati coniati in occasione della partecipazione di Carlo alla VII Crociata a conferma dell’entusiasmo fanatico delle Crociate per quell’epoca. Queste rarissime monete sono quasi sempre incomplete, di forma lenticolare, di modesta conservazione e con notevoli difetti di battitura. Con Carlo d'Angiò (1268-1282) la coniazione dei Tarì cessò, per essere poi reintrodotta nel Regno di Sicilia come moneta d'argento da Ferdinando I di Aragona (1458-1494). Il suo valore era di 1/12 di Piastra. In Sicilia il Tarì aveva un valore diverso da Napoli Carlo III a Napoli non coniò Tarì mentre in Sicilia ne coniò una serie in valori da: > ½ grammi 1,07 di argento e con un diametro di 17 millimetri; > 1 grammi 2,45 di argento e con un diametro di 20 millimetri; > 2 grammi 4,90 di argento e con un diametro di 25 millimetri; > 3 grammi 6,30 di argento e con un diametro di 28 millimetri; > 4 grammi 9,80 di argento e con un diametro di 30 millimetri; > 6 grammi 13,58 di argento e con un diametro di 34 millimetri; > 12 grammi 27,34 di argento e con un diametro di 40 millimetri; I suoi multipli erano in argento a 916/1000 mentre il titolo per il 1/2 Tarì ed il Tarì era del 908/1000 ; Il figlio Ferdinando, che in Sicilia era il III con questo nome, coniò gli stessi valori nel periodo 1759-1816 ma a differenza del padre con titolo a 854/1000; Dopo tale data le monetazioni dei due Regni (Napoli e Sicilia) furono unificate e non ci furono più monete separate per la Sicilia. L'ultima moneta siciliana denominata Tarì fu quella da 12 Tarì, battuta nel 1810. A Napoli la monetazione del Tarì, dopo una lunghissima sosta, riprende nel 1788 con Ferdinando IV di Borbone, ha il valore di 1/6 di Piastra, cioè due Carlini; Era la moneta spicciola per eccellenza nel Regno; coniati in grande quantità si trovano con relativa facilità, tranne quelli del 1° tipo datati 1788 e 1790 che sono molto rari, soprattutto in bello stato di conservazione. La coniazione dei Tarì fu sospesa nel 1798 e riprese, con la fine del periodo napoleonico, nel 1818, dopo l’unificazione dei Due Regni, con una moneta leggermente ridotta di diametro (23 millimetri) e peso (4,50 grammi) ma con lo stesso titolo di argento. Di questo tipo di Tarì esistono solo 5 esemplari e riportano 32 stellette a 5 punte; Inoltre sono stati segnalati esemplari, la cui esistenza merita conferma con contorno liscio e con contorno rigato. Il successore, Francesco I (1825-1830) coniò il Tarì nel solo anno 1826, con un diametro di millimetri 21 e con un peso aumentato a grammi 4,59 rendendolo così più spesso. Ferdinando II (1830-1859), coniò il Tarì in tutti gli anni del suo regno dal 1831 al 1859 con l’interruzione nel solo anno 1849 e con caratteristiche simili alla moneta paterna. Francesco II (1859-1861), nel suo breve regno coniò questo tipo di moneta con la sola data 1859.
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