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  1. 4 points
    Anomalie nelle coniazioni delle monete da 1 Lira del Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele II Argento 900/1000 Diametro 23 mm peso 5 g contorno con incusi alternati FERT nodi e rosette Le monete da 1 Lira in argento, coniate dal 1850 al 1860 consecutivamente, e per alcuni millesimi in diverse zecche, ammontano complessivamente a 900.116 unità, esclusi i pezzi datati 1850 per Genova e 1859 per Milano (moneta in foto) di cui non si conoscono i quantitativi. Il Carboneri, in riferimento alla produzione di queste monete effettuate nel 1859, così dettaglia il quantitativo complessivo di 17.047: di queste 11897 nella zecca di Genova, 5.150 in quella di Torino, segnalando che nella zecca di Milano vi furono coniati solo dei campioni (?). Nonostante queste premesse non si capisce come mai quelle dalla zecca di Milano siano solo R, mentre quelle di Genova siano R3 e quelle di Torino R4 come riportato in tutti i cataloghi. A questo aggiungiamo, sempre secondo il Carboneri, che per le monete coniate negli anni 1851, 1852, 1853, 1854 e 1858 , nonostante la relativa elevata tiratura, si suppone la loro rarità per battitura con data diversa. La moneta postata proviene da collezione privata.
  2. 4 points
    http://www.circolocastellani.org/numismatica-romana/ultimi-studi-sulla-zecca-di-fano Per chi fosse interessato: ho pubblicato (solo in digitale) la edizione rivista e a colori de: "la zecca di Fano", con in coda la versione del Castellani. Il download è libero al link sopra. ciao a tutti
  3. 3 points
    Colgo l'input di @Quintus , magari può interessare a qualcuno. Sulla fotografia numismatica c'è un mondo dietro, e sarebbe riduttivo mettere tutto in un post solo. Ci vorrebbe un bel testo completo sull'argomento tecnico del collezionismo e @DeAritio sa cosa voglio dire (ci sto lavorando seriamente, ne sto quasi finendo la stesura). Volevo comunque mostrarvi ciò che ho costruito. Questi i principi fondanti: Tecnica: la fotografia deve essere fatta dall'alto e la macchina deve stare ferma ho preso un treppiede e ho modificato supporto per la macchina la moneta deve poggiare su un vetro per evitare ombre per far questo ho predisposto un vetro fissato da un lato e sullo sfondo ho messo un pannello bianco che mi aiuta nella procedura di "bilanciamento del bianco" da fare ogni volta che si appresta a fare una foto a una moneta (vediamo poi come fare) la moneta deve essere illuminata dall'alto per evitare di creare zone di maggior ombra sui dettagli per far questo ho messo 2 lampade a led a luce bianca/fredda nella parte superiore e un vetro che consente di far vedere la moneta, ma di orientare anche il riflesso luminoso delle lampade sulla moneta stessa. Ho scelto di mettere 2 lampade per creare un fascio luminoso maggiore, e non creare la "sparafleshata" di luce solo nella fascia centrale della moneta. Dimenticavo: il vetro sopra deve essere mobile perchè deve consentire di variare l'angolatura. Nel mio stativo è poggiato su 2 punti (base e sul vetro piano come punto di leva). In certe condizioni, magari nelle monete fondo a specchio, uno un foglio di carta-forno da interporre davanti le lampade in modo da "affuscare" un po' la luce diretta rendendola comunque presente ma non impattante la fotografia deve essere fatta con la giusta luce che ne esalti patina e colore naturale Quindi niente flash, luce naturale, solo le lampade accese. Effettuare la procedura di "bilanciamento del bianco" ogni volta. Modulare l'impostazione ISO della macchina in modo da avere un adeguato apporto di luce e dettagli, bilanciare a dovere la messa a fuoco su più punti (la mia nikon ha l'impostazione 3d che applica il fuoco ad un massimo di 9 punti, se ce ne sono attivi già 5 è buono) la fotografia deve risultare piacevole alla vista, pulita e dal colore uniforme tra fronte e retro. La post produzione sul pc. Ritaglio della sola moneta (via lo sfondo biancastro) e correzione della luce, magari controllo della saturazione. Io uso GIMP che è gratuito e fa tutto quello che deve fare Ecco a grandi linee... ecco ora delle foto del mio prodotto...
  4. 3 points
    - TAGLIO : 2 Commemorativo - STATO : Estonia - ANNO : 2020 - DATA DI EMISSIONE : 27 gennaio - ARTISTI: Tiiu Pirsko e Mati Veermets - TEMA : 200° Anniversario della Scoperta dell’Antartide - TIRATURA : 750.000 ( Circolanti: 740.000 / Coincard FDC: 10.000 ) - DIAMETRO: 25,75 mm - PESO: 8,50 gr - SPESSORE: 2,20 mm - ZECCA: Lituania Era il 4 giugno 1819 quando da Kronstadt (Russia) salparono la nave ammiraglia Vostok e la nave da trasporto Mirnyi. Gli ordini dello Zar, di spingersi più a sud possibile nonché di impegnarsi nel lavoro scientifico della missione, furono affidati a Fabian von Bellingshausen (1778-1852) , ufficiale ed esploratore della marina russa. Libri e mappe per la spedizione, furono date a Von Bellingshausen da Sir Joseph Banks, presidente della Royal Society quando, salpati, le due navi esplorative fecero una breve sosta in Inghilterra. Dai tempi di Cook (1773) , il 26 gennaio 1820 le due navi passarono il Circolo Polare Antartico. Dal diario di Von Bellingshausen si sa che il giorno dopo la navigazione delle due navi era di circa 20 miglia (32 km) , in una posizione di “ 69° 21’S lat , lungo 2° 14’ O , risultando così essere i primi uomini a vedere il continente antartico. Il dì 22 febbraio 1820, la Vostok e la Mirnyi furono colpite dalla peggior tempesta di quel viaggio, così si videro costrette a navigare verso nord, tanto che nell’aprile dell’anno medesimo arrivarono a Sidney, in Australia. Von Bellingshausen prendendosi qua del tempo per riposare, scoprì che Wlliam Smith, ammiraglio inglese aveva scoperte un gruppo di isole battezzandole Shetland meridionali e parte del continente antartico . L’ammiraglio russo a questa notizia decise immediatamente di riprendere il viaggio verso sud. Le due navi lasciarono Sidney il dì 11 novembre 1820 arrivando a Macquarie Island due settimane dopo, dove Von Bellingshausen incontrò cacciatori di foche americani ed inglesi. Attraversato alla Vigilia di Natale il Circolo Polare Antartico, sino al 16 gennaio 1821 , causa tempeste, le due navi ripassarono lo stesso ben sei volte. Il 21 gennaio, placatosi il tempo, le navi scorsero una striscia scura all’orizzonte, rivelatasi essere poi un’isola che Von Bellingshausen battezzò Peter I Island (Peter è anche un nomignolo con il quale gli abitanti di San Pietroburgo chiamano la loro città). Due giorni dopo vennero avvistate delle montagne scevre da neve, all’interno del 68° parallelo a circa 40 miglia a sud-sud est. L’ammiraglio russo battezzò questo lembo di terra con il nome di Alexander Coast (Alexander Island). Una settimana dopo Von Bellingshausen incontrò Nathaniel Palmer , capitano dell’Eroe , nelle isole Shetland meridionali. Soddisfatto del suo viaggio, Von Bellingshausen salpò verso nord. Dopo due anni e ventuno giorni , dopo aver percorso 50.000 miglia (80,467 km) , il 4 agosto 1821 la Vostok e la Mirnyi. Purtroppo questo viaggio non riscontrò in patria un grande successo e l’interesse per l’Antartico andò affievolendosi, sino al 1946 quando vennero inviate verso sud delle flotte per la caccia alle balene. L’ammiraglio russo, colui che vide per primo il continente antartico, divenne in seguito nella sua vita governatore di Kronstadt. CURIOSITA’: durante l’Anno Geofisico Internazionale ( 1957 – 1958 ) le prime basi scientifiche russe stabilite in Antartide furono chiamate Vostok e Mirnyi, in onore delle due navi della spedizione del 1819 – 1821.
  5. 3 points
    Buongiorno Pensando di fare cosa gradita vi posto un articolo sulla "moneta vetuloniese e la circolazione monetaria tra fine III e II a.C. a Vetulonia" che potrà rimanere nel forum per le future consultazioni. Buona lettura. FOLDER-it-2013-291.pdf
  6. 2 points
    Credo si debba distinguere tra le situazioni "di fatto" e quelle "strutturali". Cesare aveva i poteri che appartenevano ad un dictator dotato di imperium, poteri che erano limitati nel tempo ed attribuiti in casi di estremo pericolo per Roma. Ovviamente Cesare estese questi poteri in un tempo illimitato ma tutto nel rispetto, non solo formale, dell'organizzazione statuale repubblicana, giustificandoli "giuridicamente" sulla situazione politica fortemente critica di Roma. Del resto poco prima di lui Silla aveva avuto gli stessi poteri di Cesare, oltretutto gestiti in maniera dispotica e violenta, basti pensare alle liste di proscrizione sillane. Silla in età avanzata si ritirò, ritenendo di aver sconfitto la parte "democratica": per quanto riguarda Cesare non possiamo dire se avrebbe o non avrebbe fatto altrettanto visto che fu ucciso. Indubbiamente l'ampliarsi delle conquiste di Roma aumentava esponenzialmente le difficoltà a gestire problemi sempre più complessi con crescita di tensioni sociali nei confronti delle quali il sistema repubblicano stava da tempo mostrandosi incapace; basti ricordare le vicende dei fratelli Gracchi e la lotta tra Mario e Silla. In sintesi: ci troviamo di fronte ad una fase di lenta trasformazione dal governo di una oligarchia aristocratica ad un imperium giustificato da quello che Marx avrebbe definito "lo stato delle cose presenti" pur conservando la struttura repubblicana e poi ad una seconda fase nella quale si rafforza e si consolida il potere personale diminuendo il potere del Senato (Ottaviano) per arrivare a Tiberio che struttura organicamente la fase imperiale. In conclusione possiamo, credo, sostenere che Cesare dirigeva la res publica - pur forzandole al limite - utilizzando le strutture di comando previste ed esistenti da sempre mentre la vera torsione autoritaria inizia con Ottaviano.
  7. 2 points
    Nel ricordare e celebrare gli ottocento anni dalla morte dio Dante, viene spontaneo chiedersi, da appassionati di numismatica, se il Poeta abbia mai parlato, nella sua opera maggiore - la Commedia - in maniera precisa delle monete del suo tempo ma la risposta è sostanzialmente negativa. Malgrado che nel suo peregrinare fosse venuto a contatto diretto con la monetazione di quasi tutta l'Italia del centro-nord e con quella francese e, forse venasina, oltre un accenno fatto nel Convivio alle "santalene" - probabilmente monete bizantine utilizzate come medaglie devozionali, vista la frequentissima presenza del Cristo Pantocrator - l'unica citazione puntuale di una moneta del suo tempo e della sua Firenze viene fatta da Dante nel canto XXX dell'Inferno quando incontra Mastro Adamo, un falsario messo al rogo a Firenze nel 1281 per aver stampato fiorini a soli 21 carati invece dei 24. E' peraltro interessante osservare che il "povero" falsario fu l'unico a rimetterci la vita, visto che i suoi mandanti, i Conti Guidi, erano troppo potenti e importanti per essere toccati dalle leggi (come sempre). Così recita Dante: vv. 46-90 Ivi è Romena, là dov’io falsai / la lega suggellata dal Batista / per ch’io il corpo su arso lasciai. ......................... io son per lor tra sì fatta famiglia / e' m'indussero a batter li fiorini / ch'avevan tre carati di mondiglia. Sotto un fiorino falso che però in questo caso è di danno maggiore, avendo l'anima di rame coperta da una sottilissima sfoglia d'oro!
  8. 2 points
    Potrebbe essere : quinario di Marcio Porcio Catone 47 -46 A.C. sul rovescio la vittoria seduta verso destra , in esergo VICTRIX, rif. Cr. 462/2
  9. 2 points
    Magnetica/non magnetica. Facciamo il punto per @Simone93, così da dargli un po' di nozioni storiche e tecniche. Le monete della serie Impero dal 1936 vennero coniate in nichelio, che è di persè un metallo magnetico. Dal 1939 al nichelio venne aggiunta una quantità di acmonital (una nuova lega metallica, magnetica da sola ma unita al nichel crea una lega "antimagnetica" - vediamo dopo perchè ho l'ho scritto tra virgolette). Dal 1941 in poi il nichel venne completamente eliminato e venne usato il solo acmonital, quindi le monete "tornano" ad essere magnetiche. Quindi nel 1939 e 1940 si trovano monete magnetiche e antimagnetiche (in maniera estremamente variabile). Quindi di per sè esiste una differenza tecnica tra le due varianti legata solo alla produzione della lega, non ai tondelli o al conio. Anche se il termine "antimagnetica" è spesso abusata visto che non esiste una moneta completamente antimagnetica (infatti io distinguerei semmai "magnetica/debolmente magnetica"). Mentre le monete fortemente magnetiche sono di fatto in acmonital puro. Per questo credo che questa caratteristica non è altro che il frutto di un passaggio di lega. Volendo estremizzare io la vedrei meglio la distinzione tra 1936 (moneta completamente in nichel), 1939-1940 (lega mista), 1941-1943 (acmonital). Ma diciamo che nel nel periodo 1939-1940 non mi fascerei la testa a cercare questo tipo di variazione poichè di fatto non esiste.
  10. 2 points
    Ho ritrovato, nel marasma delle mie monete, un antoniniano che mi ricorda qualcosa... in brutto. Vi ricorda nulla? Pagato una follia... quasi 30€. Ave! Quintus
  11. 2 points
    Weeeeeeeeee!!! 1000 di questi giorni. Questa torta è tutta tua... scusami se sono euro, magari invece di collezionarla... spendila! Ave! Quintus
  12. 2 points
    Costantinopoli, Impero Bizantino, 13 febbraio 1332 Muore Andronico II Paleologo (nato a Nicea il 25 marzo 1259 e morto a Costantinopoli il 13 febbraio 1332) è stato un imperatore bizantino. Fu basileus dei romei dal 1282 fino al 1328. Gli ultimi anni dell'imperatore furono amarissimi e segnati dai contrasti personali con la seconda moglie e con il nipote Andronico III, figlio primogenito del co-imperatore Michele IX: in particolare, i rapporti con il nipote, anch'egli investito della co-reggenza, dapprima ottimi, si guastarono a causa dei rimproveri per la vita frivola di quest'ultimo. Il conflitto latente scoppiò quando il giovane nipote, geloso di un'amante, ordinò ai suoi uomini di tendere un agguato al rivale ma costoro assassinarono, per un tragico equivoco, il fratello del loro padrone, Manuele. Poco dopo aver ricevuto la notizia, Michele IX morì di emorragia cerebrale ed Andronico II, furioso per la perdita di un nipote e del figlio, decise di diseredare Andronico III. Dopo un periodo di tregua, il 2 febbraio 1325, Andronico ottenne il titolo di co-imperatore da parte del nonno ma questo non bastò per rasserenare gli animi e riunificare l'impero: il nipote, infatti, non aveva ottenuto la riammissione nella linea di successione mentre nelle province, prive di un governo unificato e coeso, scoppiarono tumulti separatisti, particolarmente evidenti a Tessalonica. L'anno seguente, quando la notizia dell'assedio di Brussa da parte degli ottomani giunse nella Capitale, scoppiò un ennesimo scontro tra nonno e nipote: il secondo desiderava inviare rinforzi ma l'imperatore, consapevole della pericolosità della spedizione rifiutò; l'anno seguente scoppiò nuovamente il conflitto. Dalla parte di Andronico II si trovava il re serbo Stefan Decanski e dall'altra l'imperatore bulgaro Michele Sisman; il Basileus tentò un'offensiva in Tracia ma fu immediatamente respinto, mentre il nipote, dopo aver ottenuto il sostegno della Macedonia e di Tessalonica, vi si recò, nel gennaio 1328, per farsi ufficialmente incoronare come Andronico III. A questo punto, Michele Sisman cambiò fronte e inviò un piccolo distaccamento in aiuto di Andronico II ma questa iniziativa servì solo a indurre Andronico III a contattare i propri seguaci nella capitale affinché aprissero le porte al suo esercito. Nel maggio 1328, Andronico III entrò in città ma consentì al nonno di restare a palazzo; due anni più tardi, però, il vecchio imperatore si ritirò in un monastero dove morì il 13 febbraio 1332. Andronico II (1282-1328) Iperpero - La Vergine orante di fronte entro le mura - R/ I due imperatori stanti di fronte incoronati da Cristo - Sear 2396 AU (g 4,18)
  13. 2 points
    Ritorno su questa discussione dopo aver guardato il bellissimo documentario di ieri sera su Rai2 "Pompei ultima scoperta". Quella che potrebbe essere la prova dell'eruzione a Ottobre è una scritta a carboncino che riporta "XVI KAL NOV...". Secondo gli studiosi deve essere per forza riferibile ad un periodo vicino all'eruzione dato che la natura labile del carboncino non ne avrebbe permesso la sopravvivenza per un periodo superiore a poche settimane. Si veda la spiegazione a questo link: http://pompeiisites.org/comunicati/nuova-iscrizione-supporta-la-teoria-della-data-dell-eruzione/
  14. 2 points
    Secondo me l ottimo compromesso sarebbe questo: per imperatori comuni e prezzi umani cercare di acquistare in ottima conservazione, o comunque almeno BB, per imperatori o nominali rari accettare anche conservazioni MB, altrimenti per un collezionista con disponibilità economiche limitate i limiti di raccolta diventano esageratamente bassi, anche perché parliamo sempre di acquisto lecito, da negozio autorizzato o in asta.. almeno, questo è il mio modus operandi, e mi sta benissimo, anche perché non devo rivendere nulla, nemmeno nei periodi bui che potrebbero arrivare ( spero mai), in tal caso vendo l auto o vendo le mutande, ma le monete mai! Anche perché siamo in Italia, e vendere monete romane non è molto salutare..
  15. 2 points
    Gentili Signori e Signore, ho l'immenso piacere di comunicarvi un nuovo ingresso nello staff del forum tuttonumismatica.com. L'amico @Ross14 assume il ruolo di Responsabile Scientifico dell'area Monetazione Romana - Impero. Voglio augurargli un buon lavoro ed una felice e proficua collaborazione con tutti noi e sopratutto voi! Ave! Quintus Aemilius Laetus Admin Tecnico
  16. 2 points
    Io da ragazzino mi innamorai di questa raffigurazione di Livia (proveniente da UBS Gold & Numismatics Auction 78, 09 Settembre 2008, battuto a circa 7700 eurozzi) Non è esattamente lo stesso dupondio, però... ci accontentiamo
  17. 2 points
    Come sai m'interesso alla monetazione siciliana, è complicato vedere perizie su questa tipologia di monete. Nel mio piccolo, però, ho comprato qualche moneta periziata (anche da nomi grossi e molto noti che evito di citare per motivi di privacy) che hanno materialmente sbagliato regnante, area geografica o l'anno della moneta stessa. Quest'ultimo errore, seppur aiutato dalla bassa conservazione del tondello, smette di essere giustificabile se nell'anno a cui si attribuisce la moneta quella tipologia non era ancora stata introdotta ed il sovrano raffigurato non era ancora re del regno in questione... Insomma, perizie valevoli sulle monete siciliane ad oggi non ne ho viste e credo che al di fuori del proprio settore di specializzazione non bisognerebbe periziare, chiudere e sigillare monete. In base a questa esperienza, io non pagherei mai di più una moneta periziata solo perché tale a meno ché non venga fuori un nome che sia davvero capace di valorizzare le monete che tratto e che dia, quindi, un valore aggiunto come poteva fare Tevere per le monete del Regno d'Italia, per intenderci.
  18. 2 points
    Concordo con @Realino Santone. Partecipai al convegno di Correggio che fu estremamente interessante e approvo l'idea di raccogliere nel volumr non solo gli interventi di quella giornata, ma anche un nutrito numero di altri interventi "sul tema£. Complimenti all'Accademia Italiana di Studi Numismatici e, ovviamente, ai vari autori.
  19. 2 points
    Quinto Sertorio (in latino: Quintus Sertorius) fu politico e militare della tarda Repubblica, nacque a Narni, in Umbria, nel 126 a.C.. Parente del celebre Gaio Mario acquisì una notevole reputazione come giurista ed oratore e, intrapresa la carriera militare, si distinse al fianco dello stesso Mario nella battaglia di Aquae Sextiae (odierna Aix en Provence in Francia), nello scontro che vide sconfitta in modo definitivo la tribù germanica dei Teutoni. Nel 97 a.C. servì Roma in Spagna, mentre sei anni più tardi venne eletto questore della Gallia Cisalpina. Al suo ritorno a Roma avrebbe certamente ottenuto il tribunato se non fosse stato per la ferrea opposizione di Silla. Quinto non ebbe esitazioni nello schierarsi dalla parte di Gaio Mario e di Cinna in quel clima di scontro civile che già si respirava, né tanto meno ebbe esitazione nell’appoggiare i due quando, nell’anno 87 a.C., effettuarono numerose esecuzioni sommarie a Roma e nel Lazio tra i sostenitori di Silla o, quanto meno, non fece nulla per dissuaderli. Al ritorno di Silla dall’oriente, nell’83 a.C., Quinto lasciò la penisola italica per far ritorno in Spagna dove, senza aver ricevuto alcun incarico ufficiale, si fece portavoce e rappresentante del partito mariano. Successivamente costretto a ritirarsi nell’Africa del Nord, a causa dell’avanzata sui Pirenei degli uomini di Silla, Quinto condusse in Mauritania una campagna militare che lo vide vincitore nei confronti di un fidato generale di Silla, il che gli permise di conquistare l’importante città di Tingis (odierna Tangeri). Questa piccola ma importante vittoria fece guadagnare a Quinto la stima delle popolazioni ispaniche, in particolare delle tribù della Lusitania (odierno Portogallo), avversate e depredate dagli uomini di Silla negli anni precedenti. Quando Quinto giunse in Lusitania aveva agli ordini circa 2.500 soldati romani e circa 700 mercenari giunti dall’Africa, ma ben presto altri rinforzi si unirono alla sua causa, arrivando a costituire un vero e proprio esercito formato da quasi 7.000 legionari e da circa 700 cavalieri. Con il suo coraggio e la sua rinomata eloquenza Quinto impressionò molto positivamente le genti di quei luoghi e i soldati che aveva radunato, arrivando a paragonarsi addirittura ad un “nuovo Annibale”. Molte persone giunsero a sostenerlo tra i quali molti romani che disertarono per passare dalla sua parte. E proprio con questi altri volontari Quinto sconfisse completamente il governatore Quinto Cecilio Metello Pio, uno dei comandanti di Silla che era stato inviato da Roma contro di lui, cacciandolo via dalla Lusitania. Questo periodo fortunato Quinto lo doveva esclusivamente a sé stesso, in particolare alle sue abili doti; il suo principale obiettivo era quello di far nascere nel paese un governo stabile che si uniformasse ai costumi romani con l’aiuto e il consenso delle popolazioni che vi erano stanziate. Stabilì quindi un Senato composto da 300 persone, in particolare sia da emigrati romani che, probabilmente, dalle personalità ispaniche più in vista. Arruolò un corpo d’armata esclusivamente a difesa della sua persona costituito da gente del posto e aprì una scuola per i bambini nella città di Osca (odierna Huesca) nella quale si riceveva una formazione romana e si adottava perfino il vestito delle gioventù romane. Rigoroso e severo con i propri miliziani Quinto era generalmente ben visto anche dalle classi più povere perché aveva cercato di rendere le loro difficoltà meno pesanti possibile. Si può quindi affermare che Quinto governò la Spagna a tutti gli effetti per sei lunghi anni, fino a quando nel 77 a.C. fu raggiunto dal nobile romano Marco Perperna Vento che ,almeno inizialmente, si unì alla sua causa. Nello stesso anno l’emergente Gneo Pompeo Magno venne inviato in Spagna con l’incarico di sconfiggere Sertorio. A quel tempo però il giovane Pompeo doveva ancora dimostrare di essere quel grande condottiero che poi si rivelò, riversando sui suoi uomini quella spregiudicatezza che gli fu fatale nello scontro con Sertorio nei pressi di Sagunto. A quel punto Pompeo chiese a Roma cospicui rinforzi senza i quali, a suo dire, sarebbe stato spazzato via insieme a Metello. Tuttavia la sconfitta di Quinto fu dovuta più alla tattica attendista di Metello che dai rinforzi e dall’avventatezza di Pompeo che di quegli errori seppe comunque far tesoro. Si disse che Quinto fosse in combutta con i pirati del Mediterraneo, che negoziasse segretamente con Mitridate del Ponto, che fosse in contatto con gli schiavi rivoltosi agli ordini del gladiatore Spartaco… certo è che a causa delle gelosie fra gli ufficiali romani che servivano sotto di lui con gli ispanici di rango più elevato, non poté mantenere la sua posizione e la sua influenza sopra le tribù di quelle terre lentamente venne meno. Quinto Sertorio trovò la morte nel 72 a.C. quando durante un banchetto venne assassinato su probabile istigazione di Marco Perperna Vento, allettato dalla taglia posta sulla testa di Quinto da Metello e Pompeo che già da tempo tentavano di seminare discordia tra i suoi uomini. Così finiscono la vita e la storia di Quinto Sertorio, il generale che fece tremare la Repubblica Quintus Sertorius Ave! Quintus
  20. 2 points
    Si, concordo. Al dritto sui campi e sul collo del Re qualche piccolo segno di contatto, qualche leggera imperfezione al bordo. Da foto appunto la conservazione è più o meno quella. La patina non pesante ma abbastanza uniforme rende la moneta molto gradevole. Non mi stupirei se in mano guadagnasse qualcosina di più. Carlo
  21. 2 points
    Per gli amanti del settore : https://rauch-auctions.bidinside.com/en/cat/706/16/maria-theresia-franz-stephan-/1/
  22. 2 points
  23. 2 points
    @carledo49 ci porta l'esempio per le monete del Regno d'Italia, ma fino ad ora napoli è scesa solo per alcune monete comuni [le piastre di Ferdinando II negli ultimi 20 anni sono diventantate un debito, calo nettissimo per la bassa e media conservazione, solo il FDC si è difeso un minimo]. Secondo me usciranno tante belle monete ma sono abbastanza sfiduciato nel settore quindi credo che si dovranno pagare se si vorranno acquisire. Nessuno vuol fare sconti e chi ha pagato rivuole "il suo" indietro, se non con gli interessi [o almeno quanto basta per non andare sotto coi diritti d'asta]. Insomma, forse sarebbe l'occasione di comprare ma il vero problema è sul lungo periodo: chi ci dice che il mercato si riprenderà dopo? Il numero di disoccupati cresce, la gente perde il lavoro e per molti recuperare una condizione economica ottimale non sarà semplice, la numismatica secondo me nel lungo periodo perderà altri estimatori. In breve credo che se si volesse vendere il periodo migliore era quello appena precedente all'imprevedibile crisi da covid: vendere adesso significa mirare ad un mercato che perde potere d'acquisto: in un momento di crisi e di pochi soldi/cassa integrazione, i ceti medio-bassi non penseranno agli acquisti e gli investitori credo cercheranno beni più sicuri. Vendere tra 6-12 mesi? Questo dipende da come sarà gestita la crisi economica a livello sociale e politico: se ci sarà un po' di ripresa si potrebbe tornare al mercato stabile pre-coronavirus, altrimenti si rischia di perdere ancor di più che vendere direttamente adesso. E se si volesse comprare? Reputo che i più pazienti potranno portarsi a casa materiale interessante risparmiando un po'. Riguardo la fuoriuscita di materiale più tosto non ho praticamente dubbi.
  24. 2 points
    Ricordo quando questa moneta entrò nella mia collezione. Ce la stavamo gustando online io e @ilnumismatico, che poi all'ultimo fece l'ultima offerta al posto mio. Sapeva che questa moneta mi piaceva molto e in questa conservazione e con questa patina non è roba comune. Il modulo è il classico fiorino da 29 mm per 14 gr di argento 900/. Österreich Francesco Giuseppe I d'Asburgo-Lorena (1848-1916) Fiorino Celebrazione Matrimonio, 1854, Wien Ag 900 12,4gr - 29mm - qFDC cat MO 1908, rif 145
  25. 2 points
    Come il mitico zio Paperone ogni collezionista che si rispetti ha una N° 1, la prima portata a casa (o arrivata in casa) e che ha acceso il "sacro fuoco" della numismatica. Per quanto mi riguarda iniziai alla tenera età di 14 anni (più o meno). Un amico aveva un doppio tornese di Luigi XIII ed io che ero un lettore accanito di Dumas, collegai quella monetina a D'Artagnan, Athos, porthos, Aramis, al Cardinale Richelieu e alla contessa de la Fére...Per farla breve, riuscii ad averla in cambio di alcuni albi dell'Intrepido! ovviamente la conservo tuttora!
  26. 2 points
    ho dimenticato di rispondere ahahhah.. l'elmo corinzio con il tempo divenne simbolo di aristocrazia, importanza e distinzione per il semplice fatto che farselo fare costava molto...non veniva più usato in battaglia e con il tempo era divenuto un simbolo di distinzione elitaria
  27. 1 point
    Bello e raro! I sesterzi di consacrazione possiedono un forza seduttiva notevole. L'immagine al rovescio dell'imperatore che ascende al cielo venne utilizzata anche per le auguste, dove l'uccello è però un pavone (si vedano le due Faustine). La simbologia è ovvia: l'aquila per Giove e il pavone per Giunone a significare che l'imperatore o l'imperatrice divinizzati trovano posto a fianco del loro corrispettivo celeste. @Quintusil RIC la classifica R. Senza il fulmine tra le zampe (diventerebbe RIC 660) è rara. Da una ricerca sul sito del British pare che ci siano due RIC 660 ma nessun RIC 659. E se non c'è nel database del British vuol dire che è rara. Anche su acsearch se ne trovano pochine Sempre più complimenti!
  28. 1 point
    Salve, Napoli Filippo IV 1621 - 1665 cavallo, questa è l'ultima moneta da un cavallo coniata dalla zecca partenopea, AE 0,88 gr. PR 132a RRR immagini da asta ARTEMIDE 46e
  29. 1 point
    Fu costruito nel 1789 su progetto dell'architetto Petitot ispirato dal tempio di Vesta sull'Aniene. In seguito all'unità d'Italia cadde in declino. Grazie all'ultimo intervento di ristrutturazione del Parco Ducale nel 2000, emerse la vasca interna e l'area circostante fu riordinata secondo i progetti dell'architetto. Ave! Quintus
  30. 1 point
  31. 1 point
    Al solito grazie @Ross14! Ci stai abituando male... ormai mi aspetto una nuova pubblicazione ad un ritmo perlomeno mensile! Esagero? Forse si... ma l'importante è mantenere questo alto livello! Ave! Quintus
  32. 1 point
    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Lupercalia
  33. 1 point
    Salve, allego video del gigliato coniato a Napoli a nome di re Roberto d'Angiò 1309-1343 VID_20201012_134430.mp4
  34. 1 point
    Impressionante la qualità del ritratto e l'attenzione ai dettagli per una moneta così piccola coniata ad inizio '700
  35. 1 point
    Si potrebbe redigere un articolo.
  36. 1 point
    Salve, segnalo : Troverete, all’interno Per le curiosità numismatiche: Gianni Graziosi parla della storia del Vicereame della Nuova Granada, una pertinenza coloniale dell’impero spagnolo, vasto territorio che corrispondeva più o meno agli odierni stati di Colombia, Ecuador, Venezuela e Panama, compresa una piccola parte del Brasile e del Perù, e delle bandiere raffigurate sulle monete di questi stati, in Bandiere di libertà. Per la monetazione antica: Proseguendo il suo approfondimento sugli aurei di epoca romana, Roberto Diegi affronta Gli aurei da Antonino Pio alla Riforma di Caracalla: l’oro, in questo periodo, continuò ad essere coniato in grande quantità, grazie alle numerose transazioni commerciali che trovavano nella moneta aurea il mezzo di scambio e di pagamento più valido. Per la monetazione italiana medievale e moderna: Le monete con la scritta “marchia anconitana” furono battute a Macerata? Se la risposta è affermativa, rimangono monete a nome dei papi per Ancona nel XV secolo? Sono le domande che si pone Lorenzo Bellesia in Quel che rimane della monetazione di Ancona a nome dei papi nel Quattrocento. Per la medaglistica: Il rientro a Roma del pontefice dopo l’esilio di Gaeta venne ricordato in varie medaglie coniate nel 1850, illustrate da Fabio Robotti in 1850: il ritorno a Roma di Pio IX. Per la cartamoneta: La moneta, mezzo di pagamento e segno di indipendenza e sovranità nazionale, venne emessa anche da stati che erano lungi dall’averle raggiunte, come Venezia e l’Ungheria nel 1848. All’opposto ci sono stati sovrani senza una propria moneta, come il Montenegro e il Kosovo e casi particolari di microstati quali San Marino e il Principato di Monaco. Ne parla Corrado Marino in Stati senza moneta cartacea. Per la monetazione estera: La moneta da due rubli in argento non venne mai emessa ma è conosciuta in diversi esemplari. Quando e perché furono coniati? Giuseppe Carucci indaga la questione in Una fantomatica moneta del 1722. Per la monetazione contemporanea: Il saluto romano che compare sulla moneta da due lire ha una particolarità. Ne parla Alberto Castellotti in Un littore mancino. Per le notizie varie di numismatica: Riprendono a settembre le videoconferenze numismatiche della Società Mediterranea di Metrologia Numismatica: i prossimi appuntamenti. La conferenza del Circolo Numismatico Ticinese sui Rapporti monetari tra Svizzera e Italia, è rimandata al 2021. Il nuovo numero di «Panorama Numismatico» è disponibile al prezzo di 5,50 euro presso la Redazione o sullo shop online www.panorama-numismatico.com
  37. 1 point
    Interessante, allego immagini di un rarissimo gettone per l'incoronazione di Napoleone in metallo dorato immagini da asta NOMISMA 51
  38. 1 point
  39. 1 point
    una simile concentrazione di bronzi ritoccati in questa ed anche nelle precedenti aste non può essere casuale e rappresenta una precisa filosofia di vendita che personalmente non condivido. Nessuno mette in dubbio l'onestà del venditore che, in ogni caso, dichiara alcune di queste monete "smoothed" e/o "tooled". Tuttavia, a mio parere, se anche questi sesterzi realizzassero 100 milioni di euro, continuerebbero a rimanere delle monete pesantemente compromesse a prescindere da chi le pone in vendita, fosse anche il Padreterno. Il fatto che siano ritoccate in modo dilettantistico ed evidente anche ad occhi inesperti non può certo costituire un'attenuante ma, al contrario, le rende ancora piú indigeste.
  40. 1 point
    Benvenuto te, alle tue monete e ai tuoi bellissimi orologi. A presto
  41. 1 point
    Cappella POW italiana al campo Hereford Durante la seconda guerra mondiale, il Texas ospitò 79 campi di prigionia, uno dei quali , situato a Hereford , deteneva oltre 5.000 prigionieri di guerra italiani catturati nel Nord Africa. Il secondo più grande campo di questo tipo costruito negli Stati Uniti, la US Army Corp of Engineers supervisionò la costruzione del campo per un costo totale di due milioni di dollari. Durante la prigionia, i prigionieri di guerra hanno contribuito all'industria agricola locale in cambio di alloggi e pasti forniti al campo. Cinque prigionieri di guerra italiani morirono e furono sepolti sul posto prima della conclusione della guerra. Usando i loro significativi talenti artistici, una squadra di prigionieri di guerra ha costruito una piccola cappella per contrassegnare le tombe dei defunti. La cappella si trova ancora oggi nel sito - uno degli ultimi resti del campo - grazie al restauro della cappella della Commissione storica della contea di Castro a metà degli anni '80. Il 30 aprile 1988, un gruppo di italiani precedentemente detenuti nel campo tornò per la cerimonia di restauro del sito. Inoltre, molti degli italiani imprigionati hanno contribuito con il loro talento artistico alla chiesa di Santa Maria nella vicina Umbarger, decorando l'interno della chiesa con sculture in legno e affreschi. La chiesa di Santa Maria continua ancor'oggi a conservare le opere d'arte. Per la cronaca il Campo di Hereford era tra i più duri essendo principalmente popolato da fascisti non collaboranti
  42. 1 point
    Salve, segnalo il nuovo intervento della prof. Travaini su Radio3 , oggi 30 aprile alle 22:30 circa sul tema excalibur nella Sicilia normanna https://www.raiplayradio.it/
  43. 1 point
    Salve, segnalo : https://www.cronacanumismatica.com/lucia-travaini-ci-racconta-le-monete-di-giuda-su-rai-radio3/
  44. 1 point
    Caro @danieles1981, anche io ho una serietta uguale , entrambi abbiamo gli stessi valori e ci mancano i valori da 25 centesimi, 5 + 10 + 100 Lire. La serie viene indicata come una "Non emessa". Ancora mi mangio i gomiti per non aver preso un 2 Lire con il timbro del Battaglione di Arezzo e firma del Comandante. In pratica dovevano servire per i campi di concentramento sparsi per gli appennini, dove i prigionieri Austriaci erano addetti al disboscamento e alla lavorazione dei legnami. Come ti dicevo, ufficialmente non sono mai stati emessi, forse perchè la guerra era già finita. Al contrario la Municipalità di Bolzano ha emesso l'ultima banconota austriaca il 01-11-1918.
  45. 1 point
    Buongiorno a tutti. Questa è la prima volta che, oltre alla “presentazione” che scrivo su questo forum dove, spero di sentire le Vostre considerazioni in merito alla moneta in questione, acquistata da poco. Non conoscendo la tipologia specifica e, pertanto, i caratteri salienti che contraddistinguono i pezzi autentici sono a chiedere un vostro parere. Un grazie in anticipo. Peso 28,065 gr, diametro 39,6 circa, spessore 2,5 mm
  46. 1 point
    Buonasera a tutti Tramite SMS ho avuto il responso formale che la moneta viene considerata autentica, con valutazione dello stato di conservazione spl+. Mi ritengo soddisfatto di tutto, in ogni caso alla prima occasione di incontro personale con il numismatico in questione vedo di trarre le sue considerazioni In merito. Un saluto e grazie di tutto.
  47. 1 point
    Bella moneta Carlo, non lavata e come la vita l'ha circolata (poco) e come sempre interessante il tuo intervento.
  48. 1 point
    Se mi è concesso, vi carico due foto della moneta_
  49. 1 point
    con ritardo rispetto alla data della discussione mi permetto segnalare alcuni argomenti relativi all'annosa questione della VAR(vs): (a) la TIBAVG sotto la VAR del Museo di Rennes ho avuto modo di visionarla autopticamente ed è con sicurezza sotto la VAR; per il riconoscimento della TIBAVG basta osservare la lettera G finale a forma di C lunata molto spessa che associa l'esemplare ad uno specifico conio; (b) la gran parte degli archeologici di area germanica sono in questione con i colleghi numismatici circa la questione che sul improbabile luogo della battaglia di Teutoburgo sono state trovate ceramiche da mensa di produzione gallica (o locale) databile ad epoca alto-tiberiana; (c) quanto visto a Duisburg (parte del deposito e mostra) ed a Muenster (museo e deposito) lasciano perplessi circa l'entità del ritrovamento relativo a circa 15.000 uomini non in pieno assetto da guerra ma comunque in attività militare; (d) unica è la percentuale di bronzo contromarcato con la VAR e la AVG (circa il 96% delle monete bronzee trovate) che rende il sito del tutto particolare; (e) riguardo alla bella moneta con doppia contromarca: la VAR è stata apposta dopo (viene interrotto il margine d. e la G della AVG) e la AVG deve essere datata ai primi momenti del regno di Tiberius, verosimilmente in relazione alla TIB di forma quadrata apposte in area della Gallia Belgica / Germania Inferior, Mi fermo qui - le argomentazioni potrebbero continuare a lungo ed in dettaglio - sperando di aver contribuito alla discussione..
  50. 1 point
    Tarì Tarì o Tareno trae origine dalla moneta d’oro da un grammo introdotta in Sicilia dai Califfi Fatimidi con il nome di Rubài (¼ di dinar), per cui la moneta ebbe anche la denominazione di Quartiglio; Il termine deriva dal latino Tarenus, che a sua volta viene dall'arabo Tarī, ovvero fresco di conio. Altri nomi sono Taro, Tarino, Trapesso o Trappeso. Un documento dell’epoca chiama la moneta Tariis, ma resta controversa l’origine del nome, chi lo fa derivare da Thares padre di Abramo, chi da Traih, Saraceno, chi addirittura dal caldeo Tariga, Commercio; ma è l’Amari, tuttavia, che ci viene incontro rifacendosi al termine con cui gli Arabi chiamavano le loro monete d’oro Dirheù, che si pronuncia Trihn al plurale Trahi. La prima moneta da un quarto di Dinar, detto Ruba “i” o Tarì fu coniata dagli Arabi a Palermo nell’835; era d’oro, pesava 1,05 grammi ed era coniata con caratteri cufici e con metallo di buona qualità. Carlo d'Angiò (1268-1282) conquistato il Regno di Sicilia in un primo momento continuò la coniazione dei Tarì in oro identici, per lega e peso, ai Tarì degli Svevi ma con tipologia ormai latinizzata, l’iniziale del suo nome K e la croce + ; l’unica variazione utile fu quella di far coniare il Tarì senza multipli e di peso esattissimo affinché l’oro monetario si spendesse, d’allora in poi, a numero e non più a peso “ita quod triginta tareni ex ipsis in numero expendantur”. In tal modo Carlo volle far cessare l’uso “barocco”, durato per quasi tutto il periodo Svevo, di coniare Tarì a caso, su tondini di peso ineguale, con il solo controllo dell’esattezza del peso complessivo dell’oncia. Ma questa variazione fu di breve durata poiché Carlo d’Angiò non riuscì a far spendere i Tarì a numero e pertanto fece riprendere sin dal 1268 il conio dei Multipli di Tarì; su alcuni di essi, conosciuti come Tarì au cavalier o Cavallini vi è rappresentato il Sovrano a cavallo. Le conoscenze attuali non ci permettono di stabilire se avesse visto giusto il Sambon nel ritenerli coniati per ricordare la conquista del Regno di Sicilia e la vittoriosa guerra contro gli Svevi, vera e propria crociata indetta dal papa contro una dinastia di scomunicati o se fossero stati coniati in occasione della partecipazione di Carlo alla VII Crociata a conferma dell’entusiasmo fanatico delle Crociate per quell’epoca. Queste rarissime monete sono quasi sempre incomplete, di forma lenticolare, di modesta conservazione e con notevoli difetti di battitura. Con Carlo d'Angiò (1268-1282) la coniazione dei Tarì cessò, per essere poi reintrodotta nel Regno di Sicilia come moneta d'argento da Ferdinando I di Aragona (1458-1494). Il suo valore era di 1/12 di Piastra. In Sicilia il Tarì aveva un valore diverso da Napoli Carlo III a Napoli non coniò Tarì mentre in Sicilia ne coniò una serie in valori da: > ½ grammi 1,07 di argento e con un diametro di 17 millimetri; > 1 grammi 2,45 di argento e con un diametro di 20 millimetri; > 2 grammi 4,90 di argento e con un diametro di 25 millimetri; > 3 grammi 6,30 di argento e con un diametro di 28 millimetri; > 4 grammi 9,80 di argento e con un diametro di 30 millimetri; > 6 grammi 13,58 di argento e con un diametro di 34 millimetri; > 12 grammi 27,34 di argento e con un diametro di 40 millimetri; I suoi multipli erano in argento a 916/1000 mentre il titolo per il 1/2 Tarì ed il Tarì era del 908/1000 ; Il figlio Ferdinando, che in Sicilia era il III con questo nome, coniò gli stessi valori nel periodo 1759-1816 ma a differenza del padre con titolo a 854/1000; Dopo tale data le monetazioni dei due Regni (Napoli e Sicilia) furono unificate e non ci furono più monete separate per la Sicilia. L'ultima moneta siciliana denominata Tarì fu quella da 12 Tarì, battuta nel 1810. A Napoli la monetazione del Tarì, dopo una lunghissima sosta, riprende nel 1788 con Ferdinando IV di Borbone, ha il valore di 1/6 di Piastra, cioè due Carlini; Era la moneta spicciola per eccellenza nel Regno; coniati in grande quantità si trovano con relativa facilità, tranne quelli del 1° tipo datati 1788 e 1790 che sono molto rari, soprattutto in bello stato di conservazione. La coniazione dei Tarì fu sospesa nel 1798 e riprese, con la fine del periodo napoleonico, nel 1818, dopo l’unificazione dei Due Regni, con una moneta leggermente ridotta di diametro (23 millimetri) e peso (4,50 grammi) ma con lo stesso titolo di argento. Di questo tipo di Tarì esistono solo 5 esemplari e riportano 32 stellette a 5 punte; Inoltre sono stati segnalati esemplari, la cui esistenza merita conferma con contorno liscio e con contorno rigato. Il successore, Francesco I (1825-1830) coniò il Tarì nel solo anno 1826, con un diametro di millimetri 21 e con un peso aumentato a grammi 4,59 rendendolo così più spesso. Ferdinando II (1830-1859), coniò il Tarì in tutti gli anni del suo regno dal 1831 al 1859 con l’interruzione nel solo anno 1849 e con caratteristiche simili alla moneta paterna. Francesco II (1859-1861), nel suo breve regno coniò questo tipo di moneta con la sola data 1859.
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