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  1. 6 points
    Reale Presidio

    I QUATTRINI DEI REALI PRESIDI DI TOSCANA

    Segnalo, anche in questa sezione, la pubblicazione, da parte dell'Editrice Diana, dei miei studi sui quattrini emessi sotto Ferdinando IV per i territori toscani del Regno di Napoli, i Reali Presìdi di Toscana. Dalla quarta di copertina: "Lo Stato dei Presìdi (1557-1801) fu un’entità statale unica ed irripetibile nel panorama storico-politico italiano. Enclave istituita da Filippo II di Spagna per garantire un approdo sicuro alle sue navi e comprendente le piazzeforti maremmane di Orbetello, Porto Ercole, Talamone e, dal 1603 Longone all’Isola d’Elba, seguì, per quasi 250 anni, le sorti della corona spagnola prima e del Regno di Napoli poi, fino all’annessione al napoleonico Regno d’Etruria. Territori di confine tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio, porti militari e commerciali, nei presìdios transitavano merci e mercanti italiani e stranieri e vi circolavano monete e valute di ogni tipo. Solamente nel 1782, regnante a Napoli Ferdinando IV di Borbone, si decise di emettere una serie monetale in rame, nei tagli da quattro, due e un quattrino, destinata espressamente alla circolazione nei territori dei Reali Presìdi di Toscana. L’autore, dopo un’ampia premessa storica, dove ripercorre la genesi della nascita dello Stato dei Presìdi e ne delinea il quadro sociale ed economico, illustra gli aspetti connessi alla monetazione, soffermandosi, in particolare, sulla questione della coniazione dei “quattrini” e affrontando le problematiche prettamente numismatiche: i motivi alla base della loro coniazione, la tipologia, le varianti, gli esemplari reimpressi, la classificazione nelle fonti e nella letteratura numismatica, chiudendo con una catalogazione riepilogativa aggiornata e, in appendice, un’ipotesi sulla tiratura dei pezzi emessi, sulla base degli studi dei documenti consultati." Per info: www.classicadiana.it
  2. 5 points
    Piakos

    UN SESTERZIO DI CALIGOLA...VALUTATE VOI.

    Volendo dare una valutazione che può sintetizzare il topic, possiamo giungere alla solita conclusione ormai iper consolidata: bronzi romani intonsi e per di più in conservazione buona/ottima ne esistono relativamente pochi e, quelli che sono apparsi nel tempo e nei tempi sono ormai stati tesaurizzati. Le monete in bronzo antico presentavano sempre delle concrezioni spesso voluminose, delle ossidazioni, dei colpi. Per renderle leggibili e/o godibili occorre metterci del lavoro sopra. Tuttavia la moneta in argomento è autentica, onesta nelle superfici quanto basta per essere collezionabile e, inoltre, in conservazione a mio avviso splendida. Ci si potrebbe trovare il pelo nell'uovo...certo, c'era della cuprite e probabilmente c'è q.che bozzetto, ma allora tanto vale cambiare genere e orientarsi su monete moderne. In qualche modo questo topic vuole porre questo Caligola come un esempio di ciò che può essere collezionato...una sorta di limite sotto il quale non scendere.
  3. 5 points
    Spoudaios

    Una patrimoniale sulle monete in arrivo nella Manovra del Governo?

    Sono d'accordo con Renzo, anche se le motivazioni dietro ad un simile pasticcio non vanno ricercate nella natura del popolo italiano. Per due motivi: il primo è che diffido sempre delle argomentazioni "antropologiche" per spiegare i fatti politici. La qualità media della classe politica è inadeguata in diversi paesi e non distinguerei fra viziosi e virtuosi per questo. Se in più vi aggiungiamo la fallacità delle regole di gioco per la selezione della classe dirigente, il riflesso dei governati sui governanti appare ancor più opaco. Il secondo è che la spiegazione più probabile per un simile articolato è la ricerca di soldi da parte della finanza pubblica per finanziare misure appetibili in campagna elettorale. Tutto qui. Non è un periodo come un altro, rammentiamo che siamo a fine legislatura. A qualcuno sarà venuta l'idea di tassare le vendite antiquarie, perché magari ha sentito la notizia di una moneta o di un quadro venduti in Italia a Tot mila euro. Successivamente, uno (o più) dirigenti avranno incaricato i tecnici dei diversi Ministeri coinvolti a fare stime di gettito recuperato, numero di potenziali persone colpite e via discorrendo. E la frittata è fatta. Con poche, grandi, transazioni si immagina un gettito di tot Milioni (non conosco numeri, né dettagli, ma ipotizzo possa essere andata così). Ovviamente, né i tecnici, né i dirigenti responsabili dell'indirizzo politico su indicazione del /i Ministro/i possono sapere che una siffatta legge favorirà il sommerso e saranno poche transazioni di rilievo a finire nella ghigliottina. La gente non venderà o venderà in canali diversi da quelli ufficiali delle Case d'Asta, provocando nocumento anche a queste ultime. Consideriamo poi il potenziale "combinato disposto" - passatemi il termine - con l'inasprimento delle pene e la discrezionalità previste nel DDL in discussione in Commissione Senato. Da una parte, la fiscalità potrebbe favorire il sommerso, dall'altra aumenta il rischio e la sanzione per chi non dovesse rivolgersi a canali ufficiali. Chissà come andrà a finire a livello sistemico. Per quanto mi riguarda, quando a 17 anni mi avvicinai alla numismatica, persone più grandi di me mi risposero di non contrarre il morbo, perché vizio costoso, da spendaccioni annoiati, da tener distante come il gioco d'azzardo e il fumo. Diedi loro ascolto e mi allontanai. Feci un errore perchè la numismatica è molto di più e ho volutamente contratto il morbo qualche anno fa e con non poche soddisfazioni. Ciò detto, sono pronto ad allontanarmene, a rendermi partecipe del generale depauperamento culturale, più pericoloso di quello materiale e pecuniario, se questo impianto legislativo dovesse passare. Quello che ho me lo porto nella tomba o lo lascio agli eredi, sperando che questi non siano tanto disperati dal vendere pagando il 16%, 20%, 35%, 40% di tasse sul ricavo. Smetterò di collezionare e coltiverò altre passioni magari più mondane: potrei divertirmi con un certo masochismo ad infliggermi una cultura calcistica a base di pizza e birra sul divano, conoscendo a memoria non il Misopogon di Giuliano (che c'entra con la numismatica? C'entra, c'entra...), ma la formazione della squadra del cuore e il modulo preferito dell'allenatore di turno. Ad un certo punto, in un siffatto Paese, è meglio che Sansone muoia con tutti i filistei.
  4. 5 points
    Reale Presidio

    I QUATTRINI DEI REALI PRESIDI DI TOSCANA

    L’EDITRICE DIANA, Associazione Culturale Italia Numismatica Presenta: RICCARDO MARTINA I quattrini dei Reali Presìdi di Toscana Lo Stato dei Presìdi (1557-1801) fu un’entità statale unica ed irripetibile nel panorama storico-politico italiano. Enclave istituita da Filippo II di Spagna per garantire un approdo sicuro alle sue navi e comprendente le piazzeforti maremmane di Orbetello, Porto Ercole, Talamone e, dal 1603 Longone all’Isola d’Elba, seguì, per quasi 250 anni, le sorti della corona spagnola prima e del Regno di Napoli poi, fino all’annessione al napoleonico Regno d’Etruria. Territori di confine tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio, porti militari e commerciali, nei presìdios transitavano merci e mercanti italiani e stranieri e vi circolavano monete e valute di ogni tipo. Solamente nel 1782, regnante a Napoli Ferdinando IV di Borbone, si decise di emettere una serie monetale in rame, nei tagli da quattro, due e un quattrino, destinata espressamente alla circolazione nei territori dei Reali Presìdi di Toscana. L’autore, dopo un’ampia premessa storica, dove ripercorre la genesi della nascita dello Stato dei Presìdi e ne delinea il quadro sociale ed economico, illustra gli aspetti connessi alla monetazione, soffermandosi, in particolare, sulla questione della coniazione dei “quattrini” e affrontando le problematiche prettamente numismatiche: i motivi alla base della loro coniazione, la tipologia, le varianti, gli esemplari reimpressi, la classificazione nelle fonti e nella letteratura numismatica, chiudendo con una catalogazione riepilogativa aggiornata e, in appendice, un’ipotesi sulla tiratura dei pezzi emessi, sulla base degli studi dei documenti consultati. INDICE: PRESENTAZIONE del Sindaco di Orbetello, Andrea Casamenti PREFAZIONE di Pietro Magliocca INTRODUZIONE Cap. I - LO STATO DEI PRESIDI 1. Genesi dell’enclave spagnola in Maremma 2. Il periodo spagnolo (1557-1707) 3. I Presìdi nella storia: l’assedio di Orbetello (1646) e le battaglie per Porto Longone (1646; 1650) 4. Il periodo borbonico (1734-1801) Cap. II- LA MONETAZIONE DELLO STATO DEI PRESIDI 1. La circolazione monetaria 2. I quattrini di Ferdinando IV 3. Per un aggiornamento del Corpus Nummorum Italicorum 4. Le ribattiture Cap. III-IL CATALOGO APPENDICE La tiratura del 1782 e del 1798 calcolata sulla base dei documenti del Circolo Numismatico Napoletano BIBLIOGRAFIA A breve disponibile su http://www.classicadiana.it/ che ringrazio di cuore per la fiducia accordatami e per aver creduto in questo progetto!
  5. 4 points
    Admin

    Cambio al vertice della sezione del Sud

    Ciao a tutti amici, ho il piacere di annunciarvi che @realino santone è stato nominato nuovo responsabile della sezione sud e sostituirà il caro e prezioso Pietro Magliocca @Neapolis che in questo particolare periodo è oberato di lavoro e di impegni per i suoi studi numismatici e non può dedicare ulteriore tempo al forum. A lui vanno i miei migliori auguri per le nuove opere numismatiche oltre che un immenso ringraziamento per tutto quello che ha 'donato' al forum. Con Realino ci si pone come obbiettivo quello di mettere al centro di ogni discussione le monete e gli inediti del meridione con particolare attenzione alle richieste degli utenti che desiderano avere informazioni su rarità e valutazione della propria collezione. la sezione sarà moderata anche da @D.B.G a cui va il mio apprezzamento per aver già assunto il suo ruolo con grande competenza. Buon lavoro a tutti e un super in bocca al lupo . Claudio
  6. 4 points
    realino santone

    Cambio al vertice della sezione del Sud

    Ringrazio @Admin per la fiducia, ringrazio il responsabile uscente @Neapolis , ringrazio @Piakos per i complimenti, complimenti anche a @D.B.G , per la sezione del sud , mi auguro di fare un buon lavoro, con il contributo di TUTTI gli utenti , dello staff , spero sempre nelle nuove "leve " di giovani , " per una crescita numismatica " comune
  7. 4 points
    Lugiannoni

    L'ARCANGELO MICHELE NELLA MONETAZIONE

    Sul numero del 1 settembre de Il giornale della Numismatica c'è un mio articoletto sul culto dell'Arcangelo Michele e la sua presenza nella monetazione italiana e non solo. S.Michele.pdf
  8. 4 points
    Menelao

    NUMERI E MONOGRAMMI SULLE MONETE GRECHE: NUOVO ARTICOLO SULLA RIVISTA OMNI

    Buongiorno a tutti. Sono lieto di annunciare la pubblicazione di un mio articolo sulla rivista OMNI n.7/2017 sul tema delle lettere riportate sulle monete greche da me interpretate come numeri indicanti la tiratura dell'emissione, vale a dire il numero di monete coniate nell'ambito di quella specifica emissione. Sono particolarmente felice di vedere pubblicato questo articolo perchè inizialmente un comitato scientifico di tre cattedratici francesi lo aveva respinto per poi cambiare idea di fronte ad integrazioni del testo con nuovi argomenti e riscontri. https://www.academia.edu/34086494/Federico_De_Luca_Alphabetical_numbering_and_numerical_progressions_on_drachms_and_Massalia_s_small_bronze_coins_Revue_Numismatique_OMNI_n_11_07-2017_p.74_-111
  9. 3 points
    Piakos

    n.017 Aspetti del collezionismo numismatico italiano nel ‘900.

    Ancora più di trent’anni fa si lamentava la mancanza di una storia del collezionismo numismatico italiano che è ancora da scrivere , ma che difficilmente si potrà fare da parte di una sola persona, data la vastità e la specificialità dei numerosi centri culturali del nostro paese e del diffuso localismo, che ha imposto studi e ricerche limitate ad una città (Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo), regione (la Sicilia, la Magna Grecia, il Veneto) o singole famiglie (i Medici, i Barberini, i Borgia, gli Este, i Gonzaga, i Farnese , etc.) etc., ben difficilmente riconducibili ad una unità storicamente ricostruibile. Ora per i periodi antecedenti al 1800 disponiamo di singoli interventi in articoli, in miscellanee ed in opere di più vasto impegno , che hanno permesso di studiare nelle sue grandi linee alcuni aspetti del collezionismo numismatico in Italia ma, venendo al periodo a cavallo dei due secoli XIX e XX, i contributi si fanno più esigui e mancano del tutto per quest’ultimo secolo . Compito d’altra parte veramente arduo, in quanto riesce difficile sintetizzare le caratteristiche del collezionismo nel secolo da poco trascorso. In effetti è stato un periodo, complesso sotto il punto di vista politico, economico e culturale e non ancora completamente sedimentato nella coscienza comune. Infatti l’Italia è passata da una economia agricola e proto industriale ad un’industrializzazione con sviluppo del terziario che ha coinvolto ampi strati della popolazione con forti mutamenti sociali a seguito dei due conflitti mondiali. Si unisca a ciò, dal secondo dopoguerra, la maggiore scolarizzazione e la facilità all’accesso ai mass media, per cui - in questo mutato clima - anche il collezionismo in generale, e quello numismatico in particolare, si è venuto modificando nella sua tipologia, assumendo nuovi aspetti e nuove tendenze. Infatti per tutto il secolo XX è persistita una vivacità di collezioni numismatiche di carattere generale e tematiche, sempre tuttavia attente alla temperie politica e sociale del momento ed alle caratteristiche culturali ed economiche dei diversi esponenti di detto collezionismo. Il tutto va poi rapportato ai diversi periodi storici in cui si possono suddividere questi cent’anni. Infine il quadro che ne risulta appare quanto mai variegato e composito e ciò è dovuto sia alla particolare composizione della società italiana del Novecento sia alla distribuzione geografica dei collezionisti, in generale tra un Meridione particolarmente attenti alle emissioni della Magna Grecia e della Sicilia ed un Centro Nord più attento alle epoche medievali e moderne ed infine con un onnipresente favore per la monetazione romana. Inoltre questo diffuso interesse per la raccolta di monete si poggia anche sulla loro disponibilità, varia, affascinante e facilmente disponibile sul mercato, soprattutto per esemplari di conservazione media o mediocre, per un collezionismo povero, mentre non mancano raccolte ricche di esemplari di ottima conservazione per collezionisti più esigenti o di rarità per collezionisti culturalmente più preparati e/o con maggiori disponibilità economiche. Infatti già nella seconda metà del XIX secolo si era venuta affermando, anche in Italia, una tendenza che poi si svilupperà sempre più nel secolo successivo, per la quale il collezionismo di oggetti artistici ed in particolare di monete e medaglie non è più un fatto legato o connesso unicamente con le esigenze del potere sia religioso che laico o politico, ma diviene sempre più elemento che connota lo stato sociale della nuova borghesia imprenditoriale che si viene affiancando alla nobiltà, prevalentemente agraria, che dominava nella società dell’Italia preunitaria . Così si spiega l’interesse e il gusto, da parte di un ceto più ampio e meno colto, per la raccolta di monete legate ad avvenimenti recenti o ancora attuali, come l’avventura di Napoleone, la serie della Repubblica di Venezia o del Regno dei Borboni, da poco terminati, l’incipiente Regno d’Italia, la serie delle monete medievali delle diverse zecche italiane o le monete papali, sempre d’attualità, data la continuità della serie dei pontefici. A questo collezionismo in parte nuovo si affiancano, soprattutto al Sud, raccolte di monete greche di origine locale, mentre sempre stabile rimane l’interesse per la serie romana repubblicana ed imperiale, esaltata quest’ultima, nella prima metà del ‘900, dal Fascismo che della romanità si era fatto un vanto ed un modello da emulare. Entro tale filone si inserisce in pieno la collezione di Vittorio Emanuele III, che si dedica alle emissioni delle zecche d’Italia e che nasce già nel 1879, quando il sovrano aveva 10 anni, per divenire uno degli interessi principali della sua vita . Il tipo di collezionismo italiano dedicato alle piccole e grandi zecche locali, facile da realizzare, per l’abbondanza del materiale disponibile ed il generale disinteresse dei più, e poco costoso, per gli stessi motivi, diviene una nota distintiva dell’emergente classe borghese, in rapporto anche all’accrescersi del loro potenziale economico e sociale. Si vengono così formando alla fine dell’800 e nei decenni successivi numerose collezioni private di cittadini abbienti, ma non necessariamente nobili o appartenenti a famose casate nobiliari, che raccolgono materiale interessante, talvolta acriticamente, ma che poi, generalmente alla morte del collezionista, confluiscono nelle raccolte pubbliche. Tale consapevolezza, unita ad un intenso lavoro dei preposti alla tutela, finiranno con il mutare l’atteggiamento del grosso pubblico verso i collezionisti numismatici e renderli consapevoli che questi personaggi sono centrali non solo nel mondo della numismatica, ma anche della cultura in genere. Si pensi alla collezione Papadopoli a Venezia, alla Bottacin a Padova, alla Palagi a Bologna, etc. Tale atto di donazione assume con il tempo anche una forte testimonianza di una identità civica che caratterizza la società italiana della seconda metà dell’Ottocento e del primo Novecento, dove, soprattutto al Nord, persiste e si consolida lo schema museografico napoleonico, cioè un museo "imperiale" a Parigi, il Louvre, uno "reale" a Milano, Brera, e tanti musei civici nelle diverse città del Regno d’Italia. Entro tale schema si inseriscono anche la genesi e la formazione delle collezioni pubbliche di monete e medaglie tra fine del XIX e inizi del XX secolo in diversi musei italiani e con ciò giungiamo fino ad oggi. Tale aspetto conferma in un certo qual modo il fatto che spesso dal collezionismo privato si passi a quello pubblico con donazioni o acquisizioni, che poi favoriscono la crescita di studi e di interessi scientifici. Durante il periodo tra le due guerre mondiali e soprattutto nel secondo dopoguerra, il fenomeno del collezionismo interessa anche la classe dei professionisti: medici, ingegneri, notai, avvocati, dirigenti d’azienda che rappresentano il ceto dirigente della società, ma accanto a questi si hanno anche collezioni realizzate da commercianti, sacerdoti, impiegati di banca, insegnanti; ciò comporta una sorta di democratizzazione del fenomeno, come riflesso di una società più egualitaria e simile nei suoi comportamenti. Questo stato di cose sfocia dagli anni settanta in poi anche nella diffusione del collezionismo numismatico come hobby, con collezioni di modesto o nullo valore scientifico, quali ad esempio, quello dei mini-assegni degli anni ’70, quello delle monete della Repubblica Italiana o quello dell’Euro del XXI secolo. Negli ultimi anni si è anche diffuso il collezionismo bancario, che già aveva avuto interessi per le monete antiche, se nel 1928 la Banca Italiana di Sconto vende i propri pezzi. Potremmo ricordare alcune collezioni attuali di questi istituti, come la Banca Popolare di Vicenza a Palazzo Leoni Montanari (collezione di oselle); la Fondazione della Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone ; la Banca Collezione Mormino a Palermo (monete greche della Sicilia); la Banca Agricola Mantovana (collezione Gonzaga); la Cassa di Risparmio di Genova (monete genovesi). Questo nuovo tipo di mecenatismo ha portato questi nuovi protagonisti del collezionismo storico-artistico ad affiancarsi agli enti tradizionalmente deputati alla conservazione ed allo studio del nostro patrimonio nazionale. Anche in questo caso vale l’appartenenza al luogo che, come per le persone, determina la scelta della tipologia collezionistica, che quindi ha, ancora una volta, una forte valenza localistica. (da idee e testi di Giovanni Gorini...Continua...)
  10. 3 points
    Piakos

    RICCARDO PAOLUCCI: UN NUMISMATICO EGREGIO E' CON NOI

    In competenti occasioni abbiamo evidenziato che in questo Sito amiamo cercare ed evidenziare delle verità afferenti la numismatica ed il relativo ambiente. Trattasi di peculiarità che possono non "andare a braccetto" con il mercato..e questo è un motivo per cui il Sito è letto, ma poco interagito, atteso che le verità non piacciono a nessuno: possono non non piacere ad alcuni operatori e nemmeno alla zona grigia (trafficanti, pasticceri e falsificatori). Purtroppo la verità non piace nemmeno ai collezionisti, i quali non amano sentire argomentazioni che possono correlarsi in vario modo alle monete possedute...magari sminuendone il valore o complicando il possesso dei vari esemplari. Si potrebbe rispondere: ma allora...scaltritevi! Non dite nulla che possa risultare indigesto! Purtroppo questo non è nella nostra natura... ci piace affrontare la Numismatica sotto tutti gli aspetti e cercare di contrastare i punti deboli che, a nostro sommesso ma convinto avviso, costituiscono delle negatività per i veri appassionati, anche se i punti deboli, della numismatica in Italia, possono tornare comodi ad altri. Al riguardo è sufficiente scorrere il nostro Vademecum Numismatico http://www.tuttonumismatica.com/forum/137-vademecum-numismatico/ per sondare concretamente ciò che stiamo valutando. Un altro lettore potrebbe eccepire: ma se continuate a dire le cose come stanno finirete per creare danni all'ambiente e per disincentivare i collezionisti! Poi è chiaro che molti qui, anche se vi leggono, non interagiscono. Noi al riguardo la pensiamo diversamente. La Numismatica non può essere una trincea frequentata da: smaliziati, scafati, caduti e feriti. La Numismatica dovrebbe acquisire un'etica...una deontologia a 360 gradi...con dei paletti non valicabili, così da attrarre ancora più persone e moltiplicare il numero degli appassionati attivi e nuovi compratori e investitori. Sapete quante persone lasciano la numismatica dopo aver sperimentato anche economicamente che trattasi di una disciplina non solo difficile di per sè...ma anche complicata negli acquisti, nelle valutazioni, nei valori, nella integrità del materiale che gira sul mercato? Ebbene, per l'esperienza riferitami da alcuni (non pochi) operatori a cui aggiungo anche la mia (pur modesta): almeno un neofita su due non prosegue dopo il primo anno di frequentazione. Qualcuno (molto esperto) arriva ad indicare una percentuale del 70% nella stima dei neofiti che lasciano l'ambiente. Posta la premessa occorre adesso soffermarsi su un ulteriore aspetto: non è facile trovare, per la numismatica, operatori competenti ed esperti che non abbiano remore - o impedimenti - nel rendere e dire pane e vino, peraltro con simpatia ed in sereno dialogo. Riccardo Paolucci - Amministratore delegato di ANTIQVA LTD - Perito e Consulente Numismatico - si è recentemente iscritto a questo Sito e con cortese disponibilità sta dialogando con noi, sia per i temi scientifici, sia per la Numismatica corrente e sia per le iniziative dal medesimo proposte nell'ambiente tramite la propria professionalità e la propria Casa d'aste. Evidenziamo inoltre che Riccardo è appassionato e studioso insigne, specificamente per la numismatica medievale del nord est italiano. Bibliofilo oltre che numismatico Riccardo dedica particolare attenzione alle pubblicazioni numismatiche di ogni tempo, che ama cercare in prima persona e rendere disponibili con la sua casa d'aste. Ancora dobbiamo evidenziare che Riccardo ha pubblicato molte monografie e studi di numismatica riconosciute come testi di riferimento dall'ambiente professionale. Pur con questo profilo "pesante"che potrebbero portare Riccardo ad assumere un aplomb professionale e distaccato, permettendosi ance supponenze e autoreferenzialità...Riccardo ama essere persona prima che professionista, sempre alla mano e disponibile...non si nasconde e non generalizza se deve partecipare delle verità ambientali e numismatiche al servizio degli appassionati, siano essi degli studiosi o dei collezionisti. Merce rara...una certezza numismatica e un valore aggiunto per il Sito.
  11. 3 points
    zeccadibronzo

    Due Tornesi 1849 Ferdinando ll

    Talvolta si trovano anche monete "standard", ovvero senza "varianti o errori" che dir si voglia.. Come in questo caso,dove si può apprezzare anche una buona conservazione.
  12. 3 points
    Riccardo Paolucci

    LA ZECCA DI CASTRO

    Piccolo e modesto studio sulla zecca di Castro in allegato Zecca Castro.docx
  13. 3 points
    andreakeber

    La zecca di Vicenza

    LA ZECCA DI VICENZA L'importanza attribuita a Vicenza,nel periodo longobardo, viene confermata dall'istituzione di una zecca (è ancora incerto se in loco oppure se si tratti di emissioni centralizzate) funzionante sotto Desiderio (756-774) che conia tremissi stellati con legenda Flavia Vincencia (in nesso), che vengono alla luce dai ripostigli di Darfo (Brescia) e di Ilanz, dove si rinvengono tre varietà del tremisse di Desiderio. L'appellativo “Flavia” rappresenta la promessa di una più libera amministrazione locale avanzata da Desiderio alle popolazioni italiche per assicurarsene la fedeltà. Dopo la conquista di Carlo Magno nel 774, Vicenza fu inglobata nel regno dei Franchi. Grierson, nel suo lavoro sulla monetazione carolingia del 1965, assegna a Vicenza alcune monete d’oro con il nome di Carlo Magno al dritto e la scritta vce/cia al rovescio, rivede però in seguito tale attribuzione: trattandosi infatti di emissioni della città di Uzès, in Francia, alla quale farebbe riferimento la leggenda (Ucecia). Questa teoria che vuole i ‘denari aurei’ coniati a Vicenza è ancora dibattuta,vedasi Pardi, 2003 Dell'epoca comunale si conosce soltanto il Grosso aquilino, primi anni del sec. XIV, che viene battuto durante il governo dei vicariati imperiali ed è da attribuire al Vicario imperiale e Podestà di Vicenza Bailardino Nogarola, essendo lo scudo a bande merlate riconoscibile per stemma araldico dei Nogarola. Gli studiosi sono concordi nell’attribuire a Vicenza la coniazione dei grossi aquilini con la scritta civitas vicencie, come Murari (1956): ...il grosso aquilino è moneta scaligera da attribuirsi al podestà Bailardino Nogarola che l'ebbe a battere in virtù di una sub-concessione del diritto imperiale di zecca... L'autore ha ritenuto ragionevole assegnarne la battitura alla zecca di Verona piuttosto che pensare all’apertura di una zecca in Vicenza. Cangrande della Scala decide di emettere questo nominale al valore di 20 denari, ma con un intrinseco d'argento pari a soli 19, a nome della città di Vicenza, posta sotto il suo controllo. Terminato il Vicariato del Cangrande nel 1387, nel 1404 Vicenza passa sotto il controllo della Repubblica di Venezia. Durante il dominio veneziano non furono battute monete nella zecca di Vicenza: sotto il dogato di Michele Steno (1400-1413), di Tommaso Mocenigo (1414-1423) e di Francesco Foscari (1423-1457) si coniarono a Venezia dei Mezzanini d'argento e dei Bagattini o Piccoli in mistura per la città di Vicenza. Queste monete non avendo però nessuna indicazione che le riferisca alla città sono da inserirsi nella monetazione veneziana. DESIDERIO RE DEI LONGOBARDI 757-773 1. Tremisse Oro ⚖ g. 0,853 ø mm. 14 R5 D/ + D : ND ES IDER IVS R Croce potenziata R/ + F LAV ICENCIA :’°. Stella a sei raggi CNI 1/4 - Incline 27/29 IL COMUNE XIII-XIV Secolo 2. Grosso Aquilino Argento ⚖ g. 1,428 ø mm. 20 R D/ + . CIVITAS * * Aquila spiegata a sinistra volta a destra R/ VI CE NC IE Croce intersecante la leggenda CNI 1/2
  14. 3 points
    dearitio

    La disfatta in Africa

    Clement Town - fondata nel 1934 da un missionario italiano, Padre R.C. Clemente, per le truppe anglo-indiane - è una cittadina alla periferia di Dehradun. Edificata sulle pendici nord dello Shiwaliks (le colline più a sud della catena dell'Himalaya) si spinge nella foresta del Doiwalla. Un gruppo montuoso, denominato Suswa, forma il limite meridionale del centro abitato. Dehradun dista circa 1.700 chilometri da Bombay ed i treni che trasportavano i prigionieri italiani impiegavano più o meno quattro giorni per arrivare a quella che è la stazione più a nord delle ferrovie indiane, alle propaggini dell’Himalaya. Scesi dal treno, i nostri soldati venivano avviati verso i campi, una “passeggiata” di 45 minuti. Qualcuno portava in spalla uno zaino con le quattro cose miracolosamente salvate alla battaglia, la maggior parte, sottobraccio, un fagotto con i primi oggetti distribuiti dagli inglesi: un asciugamano, un sapone, uno spazzolino da denti.
  15. 3 points
    bubbolo

    monete antiche

    Dovrebbero essere , almeno le prime, dei Kreuzer austriaci. ( la prima è datata 1707 e un'altra 1519) Sull'ultima leggo : patrona Hungarie. Sono necessari : peso e diametro. Le foto delle due facce possibilmente non sfocate. E sopratutto non un "Che tipo di monete sono?" Per favore e grazie no ? Senza i dati chiesti non si può stabilire se sono Kreuzer, Groschen o altro e dare una valutazione.
  16. 3 points
    dearitio

    Collezione Adri - gli errori e le varianti sulle banconote

    Con molto piacere @bubbolo. Per prima cosa una curiosità non sulla banconota , ma sulla dicitura : Banca Nazionale del Regno d'Italia. Questa nuova intestazione venne usata per la prima volta in coincidenza del corso forzoso del 1866. Il primo biglietto con questa dicitura fu il 10 Lire "cavourino", in pratica l'antenato di quello postato. <Il primo 10 Lire fu emesso il 15-5-1866 con firme Stallo Bozzi Nazari, seguìrono le emissioni del 12-6-1866 , 25-7-1866 e 28-9-1870 con medesime firme , intervallate dall'emissione del 24-1-1868 a firme Galliano Nazari. Dimensioni del biglietto 103x60 mm e filigrana assente. Nel 1872, il 17-7 fu emesso il biglietto postato . Firme Galliano Nazari e differisce dalle emissioni precedenti per 2 particolari. Il più evidente è sul retro , dove compare la figura di donna (Italia diademata), mentre in fronte spariscono le lettere per indicare l'emissione e compaiono le cifre numeriche per indicare la serie. Emessa in 8.000.000 di esemplari, nelle condizioni in cui si trova, è un bel pezzo. Curiosità di tutte emissioni è che furono stampate dall' American Bank Note Company (ABNC) di New York. Anni dopo , ritroveremo l'ABNC di nuovo collaborare con la Banca d'Italia. Questo allegato, è una specie di "tagliando di controllo" usato sui pacchi di banconote di occupazione Americana, dalla ABNC.
  17. 3 points
    Lugiannoni

    CONVEGNO SULLA MONETAZIONE ETRUSCA

    In attesa degli Atti del convegno, che spero usciranno entro la prima metà del 2018, unisco di seguito, per chi è interessato, una sintesi del convegno, scritta dall'amico Fiorenzo Catalli. <Le monete degli Etruschi a 42 anni dal convegno di Napoli Il 6 e 7 ottobre 2017 si è svolto il Convegno “Le monete degli Etruschi a 42 anni dal convegno di Napoli” nella sede del Parco Archeologico di Baratti e Populonia (Piombino,LI) con la collaborazione del Comune di Piombino, de I Parchi della Val di Cornia, dell’Associazione Archeologica Piombinese e con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici. Il Convegno si è tenuto a 42 anni dal Convegno “Contributi introduttivi allo studio della monetazione etrusca” che si era svolto a Napoli nel 1975. Quel Convegno napoletano fu una eccellente occasione per fare il punto della situazione degli studi di numismatica nello specifico settore etrusco che in precedenza era stato visibilmente trascurato. Proprio in occasione di quel convegno sono stati ricordati gli studi del Garrucci (1885), del Sambon (1903), dell’Haeberlin (1910), della Cesano (dal 1926 al 1938) e di Panvini Rosati (dal 1961 al 1970), che hanno inevitabilmente, considerato il loro carattere frammentario, lasciato insoluti diversi quesiti. A Napoli molte risposte furono date dai grandi nomi della numismatica e dell’etruscologia, guidati da Laura Breglia e da Massimo Pallottino, nelle giornate di studio, grazie anche alla prima grande raccolta di calchi delle monete etrusche conservate in musei italiani e stranieri, per l’occasione messi a disposizione degli studiosi. Ma altri quesiti rimasero insoluti e non pochi studiosi, nei decenni successivi, si lamentarono del fatto che, nonostante i molti auspici espressi nel convegno, il settore della numismatica etrusca rimase di fatto nel dimenticatoio. Per portare avanti gli studi di numismatica etrusca non fu sfruttato l’Anno degli Etruschi (1985) con le sue molteplici manifestazioni e mostre, né furono sfruttate le mostre che nei decenni successivi furono inaugurate in Italia e all’estero. Il Convegno di Populonia non voleva avere la presunzione di colmare queste lacune ma ha voluto anzitutto fare il punto degli studi del settore, di quelli in corso e di quelli ancora da iniziare ed ancora di proporre nuovi spunti investigativi sia sugli aspetti della produzione monetaria che sulle valutazioni che tali produzioni dovevano avere nell’ambito della società etrusca. Va anzitutto citata la relazione di Andrea Camilli che dopo aver effettuato uno scavo negli archivi storici ha recuperato la cartografia che gli ha consentito di ricostruire lo sfruttamento delle scorie ferrose da parte della Società Italica Populonia negli anni a partire dai primi del ‘900. Tali scorie erano state abbandonate e gettate dagli Etruschi nell’area della necropoli arcaica in tali quantità da seppellire completamente le tombe. L’interesse per questo aspetto sta nel fatto che proprio a livello del primo strato di scorie fu rinvenuto nel 1939 un ripostiglio di oltre 600 monete in argento della zecca di Populonia, ripostiglio che, per quanto sicuramente giunto fino a noi non integro, riveste un particolare interesse per la ricostruzione della produzione monetaria della città di Populonia. Di pari interesse l’intervento di Stefano Bani che documenti alla mano, anche in questo caso tratti dagli archivi storici, ha sollevato seri dubbi sull’autenticità delle monete in oro con il tipo della testa di leone, già presenti nelle collezioni pubbliche alla fine dell’Ottocento e sulle quali si sono avanzate numerose ipotesi per un inquadramento cronologico nella produzione monetaria etrusca. Il Bani ha fatto notare che tutte le monete in questione provengono dal mercato antiquario, ed in particolare dall’area di Campiglia, e che nessuna moneta è mai stata, a differenza delle altre serie, rinvenuta in scavi archeologici. L’ipotesi del Bani sulla non autenticità di queste serie merita la massima attenzione anche perché è stata supportata al Convegno da un intervento di Stefano Legnaioli del CNR di Pisa che ha effettuato una serie di analisi non distruttive con infrarossi XRF per analizzare il metallo utilizzato per la produzione di queste monete. La forte discordanza dei risultati che riflettono oscillazioni di presenza di oro fino dal 50% asl 98% fanno accrescere i dubbi sulla autenticità della serie aurea che non dobbiamo considerare più etrusca ma ottocentesca. Un collaudato studio di Adriano Maggiani ha fatto il punto sui sistemi ponderali utilizzati dagli Etruschi documentati dal rinvenimento di pesi in diverse località. I sistemi ponderali, la cui adozione da parte della società antica ha certamente preceduto l’inizio di qualsiasi produzione monetaria nel Mediterraneo, sono alla base della produzione di moneta proprio perché la moneta antica era a “valore reale” ovvero valeva tanto quanto era il suo contenuto di metallo, oro, argento e bronzo. L’adozione di diversi sistemi ponderali ha certamente caratterizzato le diverse aree geografiche spiegando di fatto le differenze ponderali tra i pesi delle monete delle città etrusche ma anche greche di Magna Grecia e Sicilia e romane. Di grande interesse lo studio dei coni eseguito da Luciano Giannoni con particolare riguardo per le serie in argento della zecca di Populonia con il tipo della Gorgone, della testa di Apollo e di Minerva. Il Giannoni ha ricostruito e spiegato la tecnica di esecuzione di cui ha offerto una sequenza di coni (ovvero la successione dei coni che di volta in volta venivano utilizzati e/o sostituiti, in caso di rottura e di consunzione) in rapporto tra i diritti e i rovesci delle monete considerate nello studio. Studio che ha bisogno di tempo per essere “digerito” ma che si presenta ricco di novità e spunti. Italo Vecchi ha anticipato le novità e le revisioni di alcuni tipi monetali da lui studiati e pubblicati nel suo fondamentale repertorio della monetazione etrusca Etruscan Coinage. Fiorenzo Catalli ha fatto il punto della situazione sulla produzione di moneta fusa in bronzo che ha interessato le città di Tarquinia, Volterra e, nella Val d’Elsa e Val di Chiana, Arezzo o Cortona. La monetazione assai modesta nei quantitativi prodotti e nella circolazione limitata al solo territorio tarquiniese, è una evidente produzione di prestigio per una città che nel 308 a.C. fu costretta a chiedre una tregua quarantennale a Roma e che nel 281 a.C. si vide confiscare una parte del suo territorio dai Romani. La sua monetazione evidentemente legata al magistrato Vel Pinie, capostipite della famiglia di cui alla tomba degli Scudi, è databile ai decenni che hanno preceduto il 308 a.C. e la sua produzione può essere stata utilizzata per pagare servizi resi alla città proprio in occasione dello scontro con Roma. Volterra mostra invece tre serie, ben definite dalla legenda Velathri, con i tipi della testa bifronte giovanile da identificare con Culsans il dio etrusco di cui si è rinvenuta una statuetta con il nome inciso a Cortona e con i segni di valore a distinguere i differenti nominali, nell’ordine del sistema divisionale duodecimale (=un asse corrisponde a 12 once : asse, semisse, triente, quadrante, sestante e oncia. Lo stesso sistema di peso è utilizzato da altre otto serie di monete fuse in bronzo che, a giudicare dai dati di rinvenimento, potrebbero essere attribuite ad Arezzo o Cortona. Simona Rafanelli, direttrice del Museo Archeologico di Vetulonia, ha fatto una completa rassegna delle nostre conoscenze sulla moneta di quella città che reca l’iniziale del nome della stessa, Vatl per Vatluna. Le monete vetuloniesi tutte in bronzo si sono ritrovate numerose negli scavi del Falchi, che per primo identificò il sito della città etrusca, facendo riassegnare il nome all’abitato che aveva preso il nome di Colonna. Ma la Rafanelli ci ha mostrato come analoghi rinvenimenti di queste monete ancora caratterizzano gli scavi attuali. A conclusione di due giornate intense Elena Sorge, funzionario responsabile dell’area di Volterra nella Soprintendenza di Stato, ha riassunto i dati vecchi ma soprattutto quelli nuovi sulla conoscenza della città etrusca . In particolare il rinvenimento e le prime ricostruzioni sull’anfiteatro di cui si ignorava completamente l’esistenza. Dati sullo sviluppo della città che aiutato ad inquadrare culturalmente ed economicamente la produzione della moneta.>
  18. 3 points
    dearitio

    Rigutino ai suoi figli migliori

    Salve, ecco la mia ultima fatica. Di Numismatica e di materiale della Collezione Adri , ci sono solo 2 pezzi, ma dietro c'è una ricerca che durava da anni.
  19. 3 points
    lucerio

    Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale - DDL n. 2864

    http://www.casadastemontenegro.it/lotti/lotto-1-asta-10/ http://www.casadastemontenegro.it/lotti/lotto-5-asta-10/ immagino siano queste
  20. 3 points
    Xampac

    Monetazione stati pre unitari savoia e regno d' Italia

  21. 3 points
    carledo49

    Storia, Storia Postale, Francobolli e Banconote

    Una sezione specifica del forum sulla numismatica e su altre forme di collezionismo. E' chiaro che se la cosa dovesse prender piede....ci sarebbero effetti collaterali benefici per la numismatica. Ne sono convinto. Andando male, cosa di cui dubito, ci sarà qualche visita e qualche curioso in più nel sito. Carlo
  22. 3 points
    Admin

    Storia, Storia Postale, Francobolli e Banconote

    Più che un topic forse dovremmo aprire una sezione apposita del forum da dedicare alla filatelia e cartofilia, come forme alternative/complementari alla numismatica
  23. 3 points
    danieles1981

    Medaglia alla memoria della difesa nazionale del Tirolo del 1866

    Torno all'acquisto dopo quasi 1 anno di assenza dalle aste e dal settore numismatico, acquistando questa medaglietta facile facile. Purtroppo l'appiccagnolo è stato rimosso, ma avendolo pagato pochissimo, credo che la userò in una bacheca di effigi imperiali austriaco. Intanto, due informazioni veloci: La medaglia in questione venne istituita nel 1866 dall'imperatore Francesco Giuseppe per ricompensare i soldati e gli ufficiali dell'esercito imperiale austriaco che si fossero distinti nella difesa del Tirolo durante la guerra contro la Prussia del 1866. I tirolesi si distinsero in questo frangente in particolare nella difesa del confine meridionale con il Regno d'Italia che, alleatosi con la Prussia, minacciava l'Austria dal fronte peninsulare. Argento, 31mm, 13,1 gr
  24. 3 points
    dearitio

    La disfatta in Africa

    Altra new entry. Si tratta di un buono/banconota da 6 pence usata nei campi in Gran Bretagna. Un particolare curioso è dato dal fatto che al momento dell'emissione, il campo risultava sprovvisto di bollo, infatti il numero del medesimo è riportato a penna. Si tratta del Campo 623 e la scritta IPC significa Italian Pioneer Company.
  25. 3 points
    lorenzo

    Il douzain

    Il dozzeno Il Douzain è il nome dato a una moneta francese creata da Carlo VII (1) e chiamato il grande bianco (2) (da non confondere con il grosso bianco). Del valore di 12 denari (da cui il nome douzain), quindi equivalente a un sol e la sua composizione di mistura non era d’argento pieno. La sua titolazione si è evoluta nel corso degli anni passando da 4 a 3 parti d'argento. Anche se composto principalmente da rame, non poteva essere confuso con un pezzo da un centesimo. Tuttavia, con l’uso lo strato d'argento finì per strofinio o erosione, essendo talvolta la titolazione di argento meno del 25% contro il 70% di rame e 5% di piombo. Di piccole dimensioni, aveva come motivo su un lato una croce, sull'altro l’arma di Francia. Il douzain è stato prodotto fino alla Riforma istituita da Luigi XIII e vietato l'uso a pena di una ammenda da un’ordinanza di Luigi XIV del 16 settembre 1692. Nel frattempo, il suo potere liberatorio era limitato a piccole quantità inferiori a dieci tornesi. (Wikipedia) (1) Carlo VII, detto il Vittorioso o anche il Ben-Servito, in francese Charles VII le Victorieux e le Bien-Servi (Parigi, 22 febbraio 1403 – Mehun-sur-Yèvre, 22 luglio 1461), è stato re di Francia dal 1422 al 1461, membro della dinastia dei Valois. Era il più anziano dei figli sopravvissuti di Carlo VI di Francia e di Isabella di Baviera. Morti i primi tre delfini, nel 1417 ereditò il titolo. L'inizio del suo regno venne contrastato da Enrico VI d'Inghilterra, il cui reggente Giovanni di Lancaster governava effettivamente buona parte della Francia settentrionale, compresa Reims la città in cui venivano tradizionalmente incoronati i re di Francia. Riuscì ad essere incoronato a Reims solo nel 1429 grazie all'intervento di Giovanna d'Arco, che contribuì a liberare la Francia dagli inglesi. Con lui ebbe termine la lunghissima Guerra dei cent'anni. La fine del suo regno viene ricordata per i dissidi con il suo erede, il futuro Luigi XI di Francia. (Wikipedia) (2)bianco, grande bianco, piccolo bianco, doppio bianco, maglia bianco grande bianco Bianco, grande bianco, piccolo bianco, doppio bianco, maglia bianca, grande bianco, bianco con corone, etc. - Nel Medioevo e anche oltre il Medioevo, diverse valute portano il nome bianco. Questo nome è legato naturalmente a valute dal colore più o meno bianco composte d'argento relativamente puro (al contrario di "nero" o valute BILLON il cui argento puro contenuto è piuttosto basso). Queste monete furono coniate da vari governanti. Sotto Filippo di Valois, il grande bianco valeva 10 denari e il piccolo bianco 6 denari. Carlo V, Carlo VII, Luigi XI ot Luigi XII hanno restituito al grande bianco il valore di 12 denari. Definizione di "bianco" di Cheruel (1899): Bianco. - Argento moneta diffusa in Francia, in particolare fin dal XIV secolo. Non siamo d'accordo sul tempo in cui i bianchi cominciarono ad apparire. Alcuni scrittori li fanno risalire a Philip Augustus o St. Louis; altri sostengono che i bianchi risalgono solo a Filippo di Valois. Quello che è certo è che la distinzione tra bianchi e grandi tornei è stata istituita sotto l'ultimo regno. C'erano continue variazioni del valore dei bianchi. Sotto Filippo di Valois sono state chiamate grande bianco monete che valevano dieci denari, e pezzi di piccoli bianchi da sei denari. I re che hanno messo le finanze in ordine, come Carlo V, Carlo VII, Luigi XI e Luigi XII, hanno dato al grande bianco vecchio il valore di dodici denari. Queste monete recano l'impronta di un castello a volte, a volte gigli. (http://www.sacra-moneta.com/Nom-des-monnaies-medievales-royales-et-feodales/blanc-grand-blanc-petit-blanc-double-blanc-maille-blanche-gros-blanc.html) da: http://www.monnaiesdantan.com/vso12/charles-vii-blanc-couronne-p353.htm Charles VII - Blanc à la couronne – Chinon AVERS : + KAROLVS FRANCORVM REX. Ecu de France entre trois couronnelles dans un trilobe. REVERS : + SIT NOMEN DNI BENEDICTV. Croix cantonnée de deux couronnelles et de deux lis dans un quadrilobe. …….. Molti furono i tipi di dozzeni francesi e ne possiamo vedere alcuni esempi http://a.n.r.d.free.fr/page100.htm …….. Le guerre di religione francesi sono una serie di otto conflitti che, opponendo cattolici e protestanti, devastarono il regno di Francia nella seconda metà del XVI secolo. Lo sviluppo, nel secolo del Rinascimento, di un pensiero umanistico critico e individualistico, volto alla verifica delle acquisizioni culturali ereditate dal passato, provocò, fra l'altro, la messa in discussione dei principi dogmatici della religione cristiana e della legittimità delle istituzioni ecclesiastiche, fino ad allora insegnati e tutelati dalla Chiesa di Roma, alla quale si contestava da tempo anche la corruzione dei costumi. Nacque così in Europa, su impulso di Martin Lutero, il movimento della Riforma protestante, alla quale il cattolicesimo tradizionale oppose sia un intransigente conservatorismo, sia una proposta di autoriforma (erasmiana) oppure di adeguamento del cattolicesimo alle nuove condizioni storiche (controriforma). Queste dispute religiose provocarono, particolarmente in Francia e in Germania, una lunga serie di guerre civili. Le prime persecuzioni contro gli aderenti alle nuove idee iniziarono in Francia negli anni Venti. Occorre attendere gli anni Quaranta e Cinquanta per assistere allo sviluppo di una lotta sempre più violenta. Si fecero frequenti le distruzioni iconoclaste, da parte dei protestanti, di oggetti del rituale romano considerati sacri dai cattolici: reliquie, ostie, immagini devozionali. Alla fine del regno di Enrico II, il conflitto si politicizzò e alla morte del re nel 1559 le diverse famiglie della nobiltà predisposero alleanze in funzione delle loro ambizioni e della loro fede religiosa. Le guerre cominciarono nel 1562 proseguendo, inframmezzate da periodi di tregua, fino al 1598, anno dell'emanazione dell'Editto di Nantes. Alla revoca dell'Editto, ripresero le persecuzioni contro i protestanti nel XVII secolo (assedio de La Rochelle), e nel XVIII (rivolta dei Camisardi), fino all'Editto di Versailles di Luigi XVI del 1788. L'analisi di queste guerre - che segnarono un periodo di declino politico della Francia - è resa particolarmente complessa per l'intrecciarsi in esse di cause politiche, sociali e culturali in un contesto europeo di forte tensioni. (Wikipedia) Monetazione illegale fabbricata su ordine del Duca di Rohan (3) Da: http://www.cgb.fr/louis-xiii-le-juste-douzain-huguenot-1628-la-rochelle,v12_0822,a.html LOUIS XIII LE JUSTE Douzain huguenot 1628 La Rochelle Titulature avers : + LVDOVICVS. XIII. D G FRAN. ET. NAVAR REX - H . Description avers : Écu de France couronné, accosté de deux L . Traduction avers : (Louis XIII, par la grâce de Dieu, roi de France et de Navarre) . Titulature revers : SIT NOMEN DOMINI. BENEDICTVM 1628 . Description revers : Croix échancrée cantonnée de quatre couronnelles . Traduction revers : (Béni soit le nom du Seigneur) .3 Come ha fatto osservare F. Droulers (nota n° 111H/D), delle imitazioni grossolane o falsi douzains su doppi tornesi laminati furono coniati dal 1628 al 1633 nel sud della Francia da partigiani del R.P.R. (Religion Prétendue Réformée). Questi douzains ugonotti furono denunciati dalle sentenze della Corte delle Monete del 13 luglio e 12 dicembre 1633. Ciò che non segnala l'autore è la molteplicità dei tipi. Ne abbiamo rilevati tre con vari accantonamenti della croce del rovescio, che presentiamo per la prima volta. Fin dall’assemblea della Rochelle del 24 dicembre 1620, gli ugonotti protestarono contro il ristabilimento del culto cattolico in Béarn. I protestanti del Mezzogiorno si sollevarono e chiesero l'aiuto dell’Inghilterra. L'iniziativa protestante era sostenuta da nobili come il duca di Rohan, il duca di Soubise o il duca de La Force. Il duca di Mayenne trovò la morte il 22 settembre 1621 tentando di impadronirsi di Montauban difesa dal duca di Rohan. La pace di Montpellier del 18 ottobre 1622 confermò l'Editto di Nantes, La Rochelle e Montauban restarono piazzeforti ugonotte. La guerra riprese tuttavia nel 1625 con la presa dell’isola d'Oléron da parte del duca di Soubise. I Rochelais si sollevano. Una pace provvisoria nel 1626 non impedì a Richelieu di venire ad assediare La Rochelle nell'ottobre 1627 mentre la città veniva rifornita dagli inglesi. La Rochelle capitolò finalmente il 28 ottobre 1628 dopo il suo abbandono dalla flotta inglese. I protestanti del mezzogiorno ripresero la lotta con la sede di Privas e la capitolazione di Arles. L'Editto di Arles del 28 giugno 1629 confermò la libertà religiosa, ma privò i protestanti dei posti di sicurezza. (3) Era figlio primogenito maschio di Renato II di Rohan, principe di Léon, visconte di Porthöet e di Caterina di Parthenay, ereditiera di una potente famiglia protestante del Poitou. La nonna paterna, Isabella di Navarra d'Albret era figlia del re di Navarra. All'età di 16 anni giunse alla corte di Enrico IV. Viaggiò poi a lungo (dal maggio del 1600 per oltre 20 mesi) in Germania, Inghilterra ed Italia. Affascinò la regina Elisabetta I d'Inghilterra ed il re di Scozia Giacomo VI, che gli chiese di far da padrino al figlio, il futuro re d'Inghilterra Carlo I. Ritornato in Francia, Enrico IV elevò nel 1603 la contea di Rohan a ducato ed Enrico di Rohan divenne duca e pari di Francia. Fu quindi nominato colonnello della Guardia svizzera e sposò, nel 1604, Margherita di Béthune (1595 – 1660), figlia del futuro duca di Sully, Massimiliano. Grazie all'amicizia del re gli si prospettava una eccellente carriera: partecipò alla campagna contro il duca di Bouillon, quindi alle campagne di Fiandra contro gli spagnoli agli ordini di Maurizio di Nassau, figlio di Guglielmo il Taciturno. Ma l'assassinio del re nel 1610 distrusse le sue speranze ed egli divenne capo degli ugonotti. Dopo che i suoi sforzi per un'amichevole composizione dei conflitti fra questi e la corte di Francia fallirono, egli prese le armi, rafforzò le piazzeforti della Guyenna e della Linguadoca, difese Montauban, contro il re, impedendogli di assediare Montpellier, finché questi nel 1622 non confermò l'Editto di Nantes con il trattato di Montpellier. Dal 1621 al 1625 ci fu una serie di rivolte protestanti contro il potere centrale, nelle province dei Saintonge, Guyenna e Linguadoca, da La Rochelle, a Saint-Jean-d'Angély, a Montauban e Montpellier: in tutte queste il promotore e sostenitore era Enrico, ma dopo alcune vittorie precarie fu sconfitto dal re a Privas nel 1627. Egli cercò pure di sostenere l'assedio di La Rochelle, con l'aiuto del fratello Beniamino di Rohan-Soubise, ricorrendo all'Inghilterra. Ma la spedizione inglese, agli ordini di George Villiers, duca di Buckingam, fu uno smacco e La Rochelle fu conquistata dalle truppe del cardinale Richelieu nell'ottobre del 1628. Tuttavia egli continuò la lotta in Linguadoca, ove il 27 giugno 1629 ad Arlès Luigi XIII, su consiglio del Richelieu, dopo aver conquistato le piazzeforti protestanti, emise l'atto di grazia con il quale veniva riconosciuta la libertà di culto ai protestanti e graziati tutti coloro che avevano combattuto contro il re ma ai protestanti venne tolto il diritto di tenere le piazzeforti e governare in alternativa al potere centrale. Il duca di Rohan fu costretto all'esilio, si recò quindi a Venezia ove si mise al servizio della Repubblica e dove scrisse le sue Memorie che verranno pubblicate postume. Intraprese quindi una serie di viaggi svolgendo attività di cartografo per la Svizzera, l'Alsazia, la Borgogna ed il ducato di Milano. Riconciliatosi con il re di Francia, questi gli chiese di agire come suo ambasciatore speciale presso il Grigioni e quindi di cacciare le truppe imperiali che occupavano la Valtellina (1634). Assunto il comando di un esercito di 15.000 uomini, sconfisse le truppe imperiali a Cassano, sconfisse gli spagnoli nel 1636 sul Lago di Como dopo aver cacciato anche il duca di Lorena dalla zona, ma fu lasciato privo di rinforzi e di ordini precisi dalla Francia e quindi di propria iniziativa nel 1637 concluse con il nemico un accordo, in cui accettava di riconsegnare la Valtellina ai Grigioni, insorti sotto il comando di Jürg Jenatsch. Per questo motivo, sospettato di tradimento dalla corte francese, il duca di Rohan fu nuovamente costretto all'esilio. Fermatosi a Ginevra, ricevette dall'alleato della Francia Bernardo di Sassonia-Weimar, l'invito a riprendere le armi contro gli imperiali. Egli accettò nel gennaio 1638, ma allorché fu attaccato dall'esercito nemico presso Rheinfelden, rimase gravemente ferito e morì. Dalla moglie Margherita di Béthune-Sully ebbe solo una figlia, Margherita, che sposò nel 1645 il gentiluomo cattolico Henri de Chabot, signore di Jarnac e d'Apremont, che diede origine al ramo dei Rohan-Chabot. Questo è un altro esempio di dozzeno illegale o degli ugonotti coniato a nome di Luigi XIII che ctmpnumis ha in vendita in questi giorni il quale mostra nei quarti interni alla croce del rovescio altri elementi. Anche questo esemplare non mostra alcun segno di argento, ma sostanzialmente rispetta i canoni dei dozzeni francesi. Ora vorrei far vedere come anche da noi, in Piemonte, i dozzeni hanno avuto un considerevole successo. Da: p://www.numismaticaranieri.it/it/monete_regionali_in_argento_ed_altri_metalli/passerano__ercole_radicati__grosso_dozzeno_8692_.aspx?id=5381 Passerano - Ercole Radicati - Grosso Dozzeno Oppure un altro esemplare ancora dei Radicati con altri simboli nei riquadri della croce e nello scudo reale. PASSERANO Ercole Radicati (1585-1587) Grosso dozzeno – MIR 942 AE (g 1,98) RR Ribattuta al D/ a ragione qSPL. (https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=358&lot=954) Qui mi fermo. Non mi resta che sottolineare quale sia stato per me l’interesse nel trattare questo argomento, che mi ha permesso di mettere in luce come le imitazioni o falsificazioni in determinati periodi della storia si siano verificate con grande successo.
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