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Vivant Denon

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  1. ce l'ho anche io, comprato alla casa museo di Boulton a Birmingham ed è davvero uno splendido volume per contenuti e forma. Ottima scelta!!!!
  2. grazie a tutti per l'interessamento. Si arrangerà. Le medaglie commemorative sono effettivamente più un oggetto da storici che numismatici in senso stretto e questo forse le rende una nicchia per pochi. Ma per non è affatto un problema anzi... a presto
  3. Grazie mille, ho già sentito i miei "pusher" ma non ce l'hanno ed ovviamente non sono in grado di prevedere quando spunterà. Dirò al mio uomo di armarsi di tanta pazienza come facciamo noi da decenni... Pensava di andare in negozio come se fosse un paio di jeans.... ancora a buon rendere!
  4. Salve, un conoscente, sapendo della mia passione per la medaglistica napoleonica, mi ha chiesto di reperigli questa medaglia di Baldovino da Monte San Savino. ovviamente siamo lontani secoli dalla mia epoca e con i miei canali non saprei come aiutarlo? c'è qualcuno in questa sezione che mi può dare una mano? https://www.icollector.com/WORLD-MEDALS-ITALY-Baldovino-Ciocchi-del-Monte-d-1556-brother-of-Pope-Julius-III-del_i8680843 https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=3948&lot=1097 https://www.nga.gov/collection/art-object-page.45026.html grazie mille
  5. ciao, in inglese ve ne sono a bizzeffe e tutti interessantissimi, in italiano purtroppo no e sinceramente sarebbe un mio sogno nel cassetto, poterlo realizzare. Chissà un giorno....
  6. Eccomi in convalescenza ma in rapido recupero di forze e voglia di tornare alla normalità!!! Per questo, do seguito alla storia dedicata al mio mito: Matthew Boulton con una seconda ma non finale, parte. Boulton infatti divenne un produttore globale coniando monete e medaglie per un grandissimo numero di nazioni ed addirittura riuscendo ad esportare i macchinari e gli impianti necessari all’istallazione di zecche all’estero. Tutto questo sembra ancora più grandioso se si pensa alle difficoltà di comunicazione e di trasporto che potevano esistere nell’ultimo decennio del XVIII secolo. Un altro aspetto da non sottovalutare fu la sua grande capacità di creare relazioni personali basate sulla stima e sulla fiducia sul suo nome. Tali relazioni si dimostrarono determinanti allorché la sua zecca, per ben due volte, venne incaricata dal governo inglese di coniare moneta al posto della Zecca di Stato in quanto in grado di produrre il materiale richiesto prima e molto meglio. La sua fama internazionale, gli permise anche di contravvenire alla legge che impediva a soggetti diversi dal re, di realizzare riconoscimenti e onorificenze destinati a ricompensare gli autori di importanti azioni di valore. La medaglia che celebra la battaglia di Trafalgar, da lui ideata e prodotta per essere donata a tutti coloro che avevano preso parte alla sconfitta della flotta francese quel fatidico 21 ottobre 1805, ne è l’esempio più eclatante. La straordinarietà della sua impresa, si manifesta ancora più chiaramente se si pensa al fatto che quando Boulton avviò la zecca di Soho, aveva quasi 60 anni. Pur trattandosi di un progetto di enorme complessità, l’età ormai avanzata, specialmente per quell’epoca, non lo spaventò affatto. Anzi, la mente e lo spirito erano “costretti” in un fisico che cominciava a dare segni di cedimento. Boulton infatti fu spesso malato, anche per gli eccessivi strapazzi e viaggi che compiva per far decollare il suo progetto. Ciononostante, riuscì a mantenere legami e rapporti con mezzo mondo producendo, nei venti anni fra l’apertura della zecca e la sua morte, nel 1809, oltre seicento milioni fra monete, gettoni e medaglie. La sua prima grande impresa fu costituita dalla produzione di milioni di token. La sfida era duplice: da una parte riuscire a produrre un numero ingente di pezzi tale da soddisfare la richiesta di monete di piccolo taglio sempre più necessarie all’emergente economia inurbata delle città industriali inglesi, dall’altra scoraggiare l’opera dei falsari con la creazione di monete di difficile contraffazione. Parzialmente assimilabile a quello che successe nell'Italia degli anni Settanta del secolo scorso quando esplose il fenomeno dei miniassegni come moneta sostitutiva dei agli cartacei minori, così nell'Inghilterra della seconda metà del XVIII secolo, risultava estremamente difficile trovare moneta per remunerare giornalmente o settimanalmente gli operai delle tante piccole e grandi aziende proliferate rapidamente nelle città. Il problema aveva una molteplicità di cause non affrontabili in questo lavoro, basti però ricordare che la zecca reale aveva coniato monete in rame per l'ultima volta nel lontano 1775 e quindi nell'ultimo decennio del secolo, quando l'inurbanizzazione delle masse provenienti dalle campagne raggiunse il suo apice, divenne dirompente la carenza di monete di piccolo taglio, indispensabili per il pagamento dei salari. Boulton che, come già detto, da molti anni portava avanti le sue produzioni industriali prima ancora di avviare la sua zecca (sorta ufficialmente solo nel 1788), dovette più volte trovarsi di fronte a questo dilemma tanto più preoccupante per un imprenditore come lui comunque interessato a garantire delle buone condizioni di vita al suo personale . La carenza di moneta spicciola era così preoccupante che gli imprenditori si dovettero spesso inventare metodi di pagamento a dir poco originali quali l’uso di remunerare gli operai a gruppi con monete d'argento di taglio maggiore costringendo i riceventi a dividerne il valore in monete di taglio inferiore reperibili solo dai cambiavalute e con aggi molto alti. La situazione veniva aggravata dal mancato ricambio con nuove emissioni del numerario legale con la conseguenza che le monete in circolazione erano spesso consunte e scarsamente intellegibili permettendo anche a falsari poco abili, di immettere sul mercato grandi quantità di monete false . Una soluzione ingegnosa, adottata da molti imprenditori fu quindi quella di far coniare degli appositi gettoni (chiamati normalmente token) che riportando ufficialmente il marchio ed il nome dell'azienda emittente, potessero essere distribuiti ai propri operai per essere da loro impiegati per i piccoli acquisti quotidiani effettuati presso esercizi commerciali locali. A loro volta, i negozianti avrebbero potuto riportare i token presso le aziende che li avevano emessi per ottenere in cambio il controvalore in moneta di metallo pregiato. Nel giro di pochi anni, furono coniati milioni di questi gettoni da un grande numero di officine più o meno grandi in grado di realizzare prodotti di vario valore artistico. Del resto il token svolgeva una funzione in un qualche modo anche pubblicitaria passando in migliaia di mani di potenziali clienti dell'azienda emittente. Ovviamente il mercato dei gettoni era totalmente illegale e non aveva una copertura depositata. Ciononostante il governo non poteva che avallare l'unico stratagemma in grado di tenere in piedi l'intero sistema economico. Problematico era però il fatto che non vi fosse il benché minimo controllo sulle effettive tirature e sulla capacità concreta delle aziende di rimborsare i portatori, pericolo aggravato dall'altissimo tasso di contraffazione a cui anche i token erano soggetti. Matthew Boulton comprese subito quanto i potenti motori a vapore sviluppati insieme a James Watt avrebbero potuto essere utili alla causa, permettendogli di realizzare dei mezzi di pagamento sostitutivi difficilmente falsificabili da essere apprezzati anche presso la corte di re Giorgio III. Non ultimo, questa missione rispondeva appieno al suo desiderio di offrire interventi utili al bene pubblico . Era infatti convinto che la contraffazione delle monete e dei token di rame, avrebbe permesso, alla lunga, di fornire ai falsari gli strumenti e le esperienze necessarie per poi così passare alla falsificazione delle monete in metallo pregiato (mettendo a serio rischio la credibilità ed efficienza dell'intera economia inglese) così come che le difficoltà che quotidianamente stavano riscontrando gli operai nell'incassare i loro salari, avrebbero comportato delle forti tensioni nelle aziende. Il timore di Boulton era infatti che l’armonia all’interno delle fabbriche venisse minata da queste difficoltà spingendo gli operai a richiedere l’aumento del loro salario. La prassi della contraffazione era talmente consueta e condotta alla luce del sole che le aziende metalmeccaniche, come poteva essere lo stabilimento industriale di Soho, in grado potenzialmente di realizzare dei falsi, ricevevano degli ordinativi in tal senso. La stessa zecca di Boulton ricevette richieste per produrre monete portoghesi false e di gettoni non autorizzati, da utilizzare nell'area di Anglesey. Ovviamente Boulton si rifiutò di utilizzare i propri macchinari per questo tipo di lavoro. fine seconda parte.
  7. scusatemi ma sono stato 10 giorni in quarantena per la positività di mia figlia ed ora che lei è negativa, sono diventato positivo io e mia moglie per cui ho altri 10 giorni di clausura. L'umore non è di quelli migliori purtroppo. Abbiate pazienza.... grazie mille
  8. certamente! nel week end la carico molto volentieri. Grazie per l'interesse!!!!
  9. grazie mille e tanti auguri anche da te seppur in ritardo.... buona serata
  10. oggi iniziamo a parlare di uno dei più grandi personaggi della storia imprenditoriale del mondo; un personaggio che ha partecipato attivamente alla rivoluzione industriale della seconda metà del '700 e che con la sua lungimiranza, ha stimolato la diffusione di invenzioni di portata epocale come il motore a vapore. Fra le sue mille imprese, vi fu anche la zecca di Soho a Birmingham. Uno stabilimento enorme di cui oggi purtroppo non ci sono più tracce, in cui vennero prodotti milioni fra monete, gettoni e medaglie diffuse poi in tutto il mondo. E' un personaggio che personalmente ammiro fino alla venerazione. Spero che la sua vita possa incuriosire ed interessare anche voi. Il Regno Unito è da sempre la patria dell’imprenditoria privata, non desta quindi sorpresa che anche nel campo della medaglistica commemorativa, una buona parte degli esemplari oggetto di ricerca spasmodica da parte dei collezionisti, siano stati prodotti da una zecca privata, nascendo spesso non come forma di autocelebrazione dell’autorità governativa, ma come veri e propri prodotti destinati ad uno specifico mercato. L’artefice di queste medaglie, importanti storicamente quanto artisticamente, fu Matthew Boulton che, fra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo impiantò a Soho, un quartiere allora periferico di Birmingham, una vera a propria zecca in grado di produrre milioni di pezzi fra medaglie, token (pezzi monetiformi ai quali veniva assegnato un valore e per questo sostituitivi o integrativi dei divisionali minori) e monete. Nato nel 1728, Boulton può essere considerato il paradigma dell’illuminista inglese, oltre che una delle massime espressioni della rivoluzione industriale del XVIII secolo. Quest’uomo, oggi sconosciuto ai più, con la sua intraprendenza e visione prospettica delle possibilità illimitate dell’uomo e della scienza, era invece considerato all’epoca come una mente illuminata degna di sconfinata ammirazione al pari di grandi scienziati di cui peraltro fu spesso amico, socio e mecenate. Benestante di nascita seppur non di nobili origini, avrebbe potuto trascorrere la classica esistenza del signorotto di campagna sfruttando le proprie rendite a favore di un godimento immediato piuttosto che investendole in continue imprese economiche al limite dal fattibile. La sua filosofia di vita invece, diametralmente opposta, ci è ben chiara da un brano di una lettera scritta al figlio Matthew Robinson Boulton in cui confessa di intendere la sua attività imprenditoriale come una forma di continua ricerca di miglioramento e di desiderare di essere ricordato come il più grande imprenditore manifatturiero d’Europa piuttosto che come Conte del Sacro Romano Impero. Non bisogna però ingannarsi immaginando questo personaggio come un uomo privo di scrupoli dedito ed interessato solo al profitto economico. Boulton era si un imprenditore, ma lo era sui generis nel senso che il fine ultimo della sua azione non era il mero arricchimento personale ma l’ambizione di fare qualcosa di grande e mai fatto prima. Da qui nasceva la sua sconfinata fiducia nella scienza e nella tecnologia ed il desiderio di tentare nuove imprese che lo portassero a raggiungere nuovi traguardi. Boulton poi non si dedicò mai direttamente alla politica, cosa abbastanza inconsueta per una persona influente come lui nell’Inghilterra di quegli anni; ciononostante si prese carico di molti problemi economici della società dell’epoca cercando di porvi rimedio grazie al proprio lavoro. Si pensi alla coniazione dei token in risposta alla mancanza di denaro metallico di coniazione pubblica oppure ai suoi continui sforzi per rendere difficile se non impossibile la produzione di falsi (token e monete di corso legale) fino al desiderio di investire una ingente parte del suo patrimonio per realizzare un riconoscimento pubblico agli eroi di Trafalgar. Boulton era inoltre un uomo di una curiosità sconfinata tanto da partecipare attivamente ed in prima persona a tutte le fasi produttive dei prodotti commercializzati dalle sue officine. Non era cioè un uomo spaventato di sporcarsi le mani; anzi questa sua familiarità con gli ambienti di lavoro, gli permise anche di sviluppare una grande attenzione nei confronti del suo personale e delle condizioni di lavoro e vita all’interno dei suoi stabilimenti. Era ben consapevole infatti che una grande parte del successo dei suoi prodotti dipendesse esclusivamente dal lavoro dei suoi uomini e voleva quindi che loro stessi si sentissero parte di un grande progetto. basti pensare per esempio che Il salario medio di un operaio qualificato in una delle tante officine presenti a Birmingham nel 1787 era di circa 9-10 scellini alla settimana mentre per lo stesso tipo di qualifica, alla Zecca di Soho venivano pagati non meno di 18 scellini. Come era prassi per gli impianti produttivi di quegli anni, al momento di costruire il suo grande stabilimento di Soho a Birmingham, Boulton si preoccupò che il villaggio destinato agli operai fosse un modello di organizzazione e permettesse ai suoi collaboratori di vivere nelle migliori condizioni possibile. Altra cosa straordinaria, organizzò un servizio medico regolare a disposizione del suo personale ed addirittura, proprio per dimostrare la sua completa condivisione, fece costruire a fianco dello stabilimento anche la sua residenza. Non era però solo un uomo di azione. Il fascino che subiva nei confronti di tutto ciò rappresentasse espressione dell’evoluzione scientifica e tecnologica, lo portava a ricercare la compagnia ed il confronto con le menti più illuminate dell’epoca in una continua evoluzione teorica e pratica. Emblematica di questa prassi era la Lunar Society della quale facevano parte studiosi e scienziati tra cui James Watt che fu anche un suo importantissimo socio in affari. Le riunioni, tenute in una sala appositamente realizzata nella villa di Soho, erano organizzate una volta al mese ed immancabilmente si trasformavano in lunghi incontri notturni di confronto e studio. La stessa denominazione del club traeva origine dagli incontri che avvenivano sempre la notte di plenilunio in modo che il ritorno a casa dei suoi ospiti, avvenisse sotto le migliori condizioni di illuminazione notturna possibile. Sebbene di ovvia importanza, sembra che Boulton non fosse principalmente mosso dal profitto nel lancio di nuove operazioni imprenditoriali. Spesso fu sul baratro del disastro finanziario, ma sempre riuscì a salvarsi all'ultimo secondo. L’ attività imprenditoriale di Boulton iniziò in giovane età, negli anni quaranta del Settecento. Suo padre era infatti un Toy Maker. Un’eventuale traduzione letteraria trarrebbe in errore sull’effettiva attiva commerciale della sua famiglia. Con il termine Toy Maker infatti si intendevano quelle piccole o medie imprese meccaniche dedite alla produzione di accessori in metallo quali bottoni, fibbie da scarpe, spille, stoviglie in metallo, soprammobili e simili. Immerso quindi sin da piccolo nel mondo della metalmeccanica, non poteva non trovarvi terreno fertile per le sue ambizioni imprenditoriali. Da qui deriva la sua grande dimestichezza con i processi di fusione e trattamento del metallo, di produzione dei tondelli e infine della coniazione, così come il suo grande interesse non solo scientifico ma anche commerciale nei confronti del metallo inteso come materia prima, a cominciare dalla sua estrazione in miniera. L’amicizia e la partnership con Watt fu strategica anche perché gli permise di sperimentare sul campo, peraltro con grande successo, le potenzialità del motore a vapore inventato da quest’ultimo. Anche questa amicizia, durata per tutta la vita, è illuminante sul carattere di Boulton e sul suo modus operandi. Se da un lato infatti le invenzioni di Watt erano determinanti perché permettevano a questo imprenditore inglese di ottenere una capacità produttiva irraggiungibile da nessun altro stabilimento in quel periodo, dall’altro le sue officine erano dai banchi di prova altrettanto utili allo scienziato che così aveva modo di sperimentare la resistenza di un uso intensivo e prolungato di tutte le sue invenzioni. Questo continuo scambio di informazioni, di prove e di verifiche, fece si che in meno di un decennio la zecca di Soho a Birmingham fosse in grado, unica al mondo, di produrre milioni di esemplari di perfetta qualità e di difficile se non impossibile contraffazione. fine prima parte.
  11. non posso che essere d'accordo al 100%. Il mero accumulo compulsivo è poco utile se non è espressione patologico-psichiatrica. Il forum con la sua continua attività della storia collegata a questi pezzetti di metallo, va proprio in questa direzione senza limitarsi, come molti fanno, al mero aspetto della rarità o presunta tale dei singoli esemplari. Invio Piakos che può lavorare in motion mentre io sono chiuso in azienda almeno 14 ore al giorno.... meno male che c'è la storia e le sue medaglie!! saluti a tutti
  12. sante parole. Fanno come con le figurine: "celo-manca".... terribili!!
  13. ciao, non è rarissima ma nemmeno facile da trovare. Io ho impiegato un pò di anni prima di trovare l'occasione giusta. Comunque ne tengo nota e come me ne capita una sotto mano in buone condizioni e non sopravvalutata, te lo faccio sapere. Il gallo effettivamente rappresenta le origini belliche ed oserei dire anche bellicose, della nazione francese. A presto
  14. buongiorno, ancora devo ben capire come vedere i post nuovi e quindi non mi ero accorto della domanda di Quintus. Casualmente è una delle medaglie più belle realizzate proprio dall'incisore di cui ieri ho pubblicato una breve biografia ovvero Benjamin Duvivier. Celebra la pace di Luneville fra Francia ed impero asburgico nel 1801 (dopo la famosa battaglia di Marengo). Effettivamente il ritratto dell'allora primo console, è uno dei migliori e soprattutto più originali mai fatti allora. Nel rovescio invece l'allegoria è davvero ampia. Per praticità a seguire vi riporto quanto scritto in merito a questo pezzo, dalla nostra direttrice scientifica (Dott.ssa Franca Maria Vanni) nel catalogo del Medagliere: "al centro la Francia stante di prospetto con la testa di tre quarti a sinistra; la mano sinistra è sollevata e la destra tiene un ramo di alloro. Ai suoi piedi un gallo. Dietro di lei una palma da datteri. In basso a destra il Po, raffigurato di spalle che consegna un ramo di alloro alla Francia e appoggia il braccio destro sopra un vaso su cui è scritto PO; accanto il Tevere, anch'esso in atto di offrire un ramo di alloro, che con la sinistra tiene un timone su cui è scritto TIBERE. A sinistra il reno seduto che tiene sul braccio destro, appoggiato ad un vaso da cui esce acqua su quale è scritto RHIN, e una cornucopia carica di fiori e frutti; davanti a lui, con il ginocchio sinistro piegato il Danubio con il braccio sinistro alzato ed il destro appoggiato sopra un vaso da cui esce acqua con scritto DANUBE" salut et fraternité Vivant Denon
  15. PIERRE SIMON BENJAMIN DUVIVIER Parigi 1730-1819 Di origini belghe, nacque a Parigi nel 1730 da Jean Duvivier, noto incisore e medaglista dell’epoca in servizio presso la zecca delle Medaglie allora installata presso il palazzo del Louvre. La notorietà di suo padre a corte, gli permise di essere ammesso al collegio Mazzarino dove studio scienze umane e filosofia. Dimostrò sin da subito uno spiccato talento per il disegno tanto da ambire ad una carriera artistica a cui però il padre si oppose strenuamente. Secondo alcuni il padre era estremamente preoccupato del grande talento del figlio nel senso che temeva di essere superato nell’arte dell’incisione di cui era stato per anni, il maestro indiscusso. Un episodio rimasto nella storia sembra confermare questo timore; ovvero quando il giovane Pierre Simon venne cacciato di casa perché scoperto a copiare il bozzetto di una medaglia a cui stava lavorando il padre. Non è possibile sapere quanto vi sia di vero e quanto di inventato; fatto sta però che effettivamente il cognato, artista anche lui, prese con se il giovane artista sostenendolo ed aiutandolo nei sui primi passi nel mondo artistico. La strada gli si aprì di fronte, con la morte del padre, avvenuta nel 1761, allorché Duvivier fece domanda al re, di essere ammesso ad assumere l’incarico alla Zecca delle medaglie, fino ad allora ricoperto dal padre. E’ interessante notare come certi incarichi, come quello assegnato ai due Duvivier, garantisse loro anche il diritto ad avere in uso un appartamento all’interno del palazzo del Louvre. La richiesta venne accettata e nel 1762 Pierre Simon entrò alla Zecca delle Medaglie dove rimase a prestare la propria opera per tutta la vita, giungendo, nel 1764 ad ottenere il titolo di Medagliere del re e membro dell’accademia di pittura e scultura. Fino allo scoppio della rivoluzione, assunse, pressoché incontrastato, il titolo di medaglista preferito a corte tanto da ricevere un numero impressionante di incarichi non solo per medaglie ma anche per sigilli e gettoni di presenza. Celebre per esempio è la medaglia commemorativa del ritorno a Parigi del re nell’ottobre del 1789. Con l’arrivo al potere della nuova leadership rivoluzionaria, cambiarono anche i gusti ed il suo ruolo venne messo in discussione fino alla sua sostituzione a favore del giovane incisore Dupré, nel 1791. Ciò nonostante, la sua vena creativa proseguì senza posa ancora per diversi anni tanto da ritrovare il suo nome in molti esemplari coniati fino al 1801. Si pensi per esempio alla famosissima medaglia coniata per celebrare la pace di Tolentino in cui il ritratto del giovane generale Buonaparte, sembra essere veramente profetico dell’incredibile destino che gli sarà riservato dal destino. Forse a causa dell’età che ormai cominciava ad essere abbastanza avanzata o forse per un suo non completo allineamento al nuovo governo consolare, a partire dal 1801, il suo nome progressivamente viene a scomparire dal panorama degli artisti operanti in vario modo con la zecca delle Medaglie. Seppur apparentemente quasi scomparso dalle scene, Pierre Simon Benjamin Duvivier in realtà dette una nuova prova della sua arte partecipando alla formazione del giovane cognato, Pierre-Josephe Tiolier, astro nascente dell’arte dell’incisione tanto da raggiungere il titolo di incisore capo della Zecca nel 1803. Alla sua morte, avvenuta il 10 luglio 1819, questo straordinario artista aveva visto passare di fronte ai suoi occhi ben quattro diverse forme di governo di cui era stato comunque un fedele servitore. Vivant Denon
  16. Buongiorno, oggi iniziamo a mostrare alcuni dei nostri piccoli tesori di storia. Dopo aver parlato delle origini delle medaglie e dei gettoni, cominciamo a mostrarne alcuni. Nelle prossime settimane continueremo ad alternare la presentazione dei pezzi al racconto di storie legate a questo mondo, alla presentazione biografica dei loro autori. Buona lettura. Vivant Denon I Tesori del Medagliere n.1.pdf
  17. Amici buongiorno, come promesso agosto è finito e torniamo a parlare di medaglistica napoleonica. Oggi parliamo delle insegne di riconoscimento che sono una particolarissima branca delle medaglie e che, personalmente adoro in quanto testimoni ancora più diretti della storia. come sempre resto a disposizione per chiarimenti, correzioni e/o approfondimenti. buona lettura Vivant Denon Le Grandi storie 4.pdf
  18. Buongiorno a tutti, oggi concludiamo la narrazione relativa all'incisore Andrieu. Come anticipato, ci fermiamo per la pausa estiva. Spero sia stato un racconto interessante oltre che ricco di curiosità. Vivant Denon Bertrand Andrieu 3^parte.pdf
  19. La serie delle medaglie per la battaglia di Jena è una delle più belle e dove l'iconografia classica arriva a livelli altissimi. grazie per il contributo!
  20. Buongiorno, proseguiamo questa settimana il racconto di uno dei più grandi incisori dell'epoca napoleonica: Bertrand Andrieu. Chiuderemo la sua biografia la settimana prossima quando ci fermeremo per la pausa estiva. Buona lettura a tutti! Vivant Denon Bertrand Andrieu 2^ parte.pdf
  21. troppo buono! spero solo di stimolare un po' di curiosità....
  22. Si riferisce alla riorganizzazione dell'istruzione pubblica a cui Napoleone dava una grande importanza tanto da fondare i licei che tutt'ora in Francia operano sullo stesso modello di allora. E' ben chiaro che le sue non fossero solo finalità filantropiche quanto avesse ben chiaro che da una popolazione istruita (in particolar modo da una borghesia ben istruita), avrebbe potuto attingere quell'enorme massa di burocrati che gli sarebbero serviti per la migliore gestione possibile della Francia prima e dell'impero poi. Si noti poi il chiarissimo rimando all'iconografia classica di cui Denon era un grandissimo estimatore oltre che esperto.
  23. Buongiorno, iniziamo questa settimana a parlare dei tanti artisti spesso oggi completamente sconosciuti, che hanno fornito un contributo fondamentale alla storia della medaglistica mondiale. Si tratta di decine di incisori che hanno operato in tutti i paesi d'Europa celebrando le pagine più importanti della storia moderna. Iniziamo con Bertrand Andrieu, uno dei più grandi in assoluto. Buona lettura Vivant Denon Betrand Andrieu 1^parte.pdf
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