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Alberto Campana

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  1. Ma che è successo alla rivista OMNI? Il suo sito è sparito dalla rete web e non si riesce a visualizzarla....
  2. Non ho una adeguata conoscenza di questo medaglione per poter dire la mia. Sicuramente va esaminato dal vivo e ci sono alcune "stranezze", come quelle illustrate da Piakos, anche se forse con qualche severità. Innanzi tutto bisogna mettere fianco a fianco l'esemplare Bertolami con quello noto al Gnecchi (anche se le sue illustrazioni restano mediocri). Qualcuno può scansionare il Gnecchi? prima di procedere a una valutazione comparativa. Al momento ho più la sensazione di un medaglione restaurato (e molto, anche se apparentemente con buona maestria) piuttosto che un falso totalmente moderno...
  3. Questi graffiti mi ricordano certe annotazioni numeriche che si scrivevano sulle banconote....
  4. Riguardando con più calma il tetradramma di Rhegion da Nomos confesso che ora ho qualche dubbio. Una importante caratteristica di questi tetradrammi reggini con leone/Apollo è che l'orecchio di Apollo presenta una cavità usualmente molto profonda. Dalle foto disponibili non è agevole capire l'effettiva profondità di questa cavità. Poi Il conio di Apollo (rovescio) appare essere diverso, anche se simile, ai conii censiti nel Corpus di Herzfelder. Il conio con scalpo di leone (diritto) appare essere un conio noto (D54 di Herzfelder), anche se l'analisi appare complicata dal fatto che, come ha evidenziato Herzfelder, tale conio risulta avere subito almeno 3 o 4 successivi piccoli ritocchi da parte dell'incisore che l'ha creato. Un esemplare simile era stato venduto in precedente asta di Nomos: In ogni caso sono note varie falsificazioni di questi tipi, anche se in genere più facilmente riconoscibili. Resta il fatto che alcuni esemplari di questa prossima asta di Nomos sono stati ritirati in quanto riconosciuti falsi o almeno molto sospetti. Oltre al noto tetradramma di Siracusa risulta stato ritirato anche il lotto 40 di Leontinoi: L'asta Nomos è considerata di un certo livello, con esemplari anche importanti e costosi e evidentemente questa volta c'è stata una certa attenzione di esperti che hanno potuto esaminare i lotti e condannare alcuni....
  5. Non vedo elementi di forte sospetto di falsità. Apparentemente una gran bella moneta originale, anche se andrebbe esaminata bene dal vivo.
  6. Il confronto più appropriato con un esemplare sicuramente autentico è il Luynes 878, che sta nel medagliere di Parigi da 150 anni... Si nota in effetti alcune piccole discordanze su alcune lettere, alcune delle quali appaiono come maggiormente ricalcate nel pezzo NAC, ma può dipendere da piccoli ritocchi dell'originario incisore, che spesso interviene per rinfrescare il conio quando inizia ad essere "stanco", specialmente se orgoglioso del suo capolavoro artistico. Purtroppo non è reperibile una immagine digitale di Lloyd 874, ora nel British Museum (manca la foto nel relativo sito) per ulteriori confronti. Tendo però a considerare autentica la moneta, anche per il suo pedigree....
  7. Ho letto l'interessante discussione, dove praticamente è stato detto tutto. Innanzi tutto nella Numismatica italiana c'è una crisi che non è soltanto economica (per cui monete BB/SPL trovano difficile collocazione, mentre solo pezzi di altissima conservazione continuano a tirare), ma, ritengo, soprattutto socioculturale. E' in atto un fisiologico ricambio generazionale, dove però i giovani non hanno generalmente il livello culturale della generazione precedente. Forse credono di capire e conoscere le monete, grazie anche all'enorme quantità di materiale e di superficiali informazioni che girano online, ma noto che non comprano e neppure cercano di procurarsi testi di approfondimento spendendo il necessario. Non per nulla è in crisi l'editoria numismatica e ormai tutti gli editori si stanno convertendo alla tipografia digitale (più scadente dell'offset), che permette almeno di stampare poche copie per volta. C'è in corso un forte scadimento anche delle ricerche numismatiche e mi sembra che non ci siano molti i giovani anche accademici che si impegnano. I giovani ormai vogliono tutto e subito e conta molto anche l'apparenza, come un FDC in un testone. Solo chi ha dedicato un serio studio a un settore numismatico e sa pazientare in mezzo a tante offerte grazie a una buona base culturale, può benissimo mettere su una bella collezione numismatica, senza dover ricorrere a pezzi perfetti, ma semplicemente a pezzi bene coniati e con sufficienti dettagli che possono essere valorizzati appunto solo con approfondita conoscenza anche scientifica. Solo con pazienza e sincera passione, supportata appunto da studi, si riesce anche parare meglio un altro importante negativo aspetto, che è quello dei pezzi falsi o bulinati. Infine il giovane collezionista, magari inconsciamente, soffre anche delle tipiche difficoltà nelle relazioni interpersonali. Il ricorso all'internet ha provocato un forte scadimento nei contatti personali con altri collezionisti, magari più esperti e che possono aiutare. Quando ero giovane frequentavo convegni che erano numerosi e molto affollati e imparavo tantissimo. Avevo tanti maestri, che rimpiango....
  8. Ringrazio vivamente Renzo per l'approfondita disamina sulla complessa figura sacrificante, che assume in modo vario le varie funzioni, rivelando un profondo sincretismo con la divinità fluviale, con una sorta di catarsi salvifica grazie anche all'acqua che porta la vita e la salute. Mi ha molto colpito il sigillo di Tell dor, dove si nota una sorta di bulinatura proprio sulla fronte, quasi a indicare una presenza - non presenza del corno fluviale.... Non so quanto sia intenzionale tale bulinatura e se esistono commenti accademici su questo sigillo....
  9. Ringrazio vivamente il buon Piakos per l'accurata e interessante ricostruzione suo ruolo di Apollo. Forse sarebbe opportuno che al suo completamento ricavi una monografia da sottoporre a OMNI. E' assodato che nella quadriga al diritto abbiamo Apollo in atto di lanciare il suo dardo mortifero, accompagnato dalla sorella Artemide, mi chiedo se è il caso di ripetere la stessa divinità anche al rovescio, anche se con diverso e complementare ruolo. In genarale i Greci non amano duplicare sui due lati della moneta una stessa divinità. Personalmente continuo a ritenere che al rovescio la divinità raffigurata nell'atto di sacrificare dinnanzi all'altare sia piuttosto la personificazione della divinità fluviale, anzi delle personificazioni dei due fiumi che bagnavano la città: Selinus (oggi Modione, rappresentato sui tetradrammi) e Hypsas (oggi Cottone, rappresentato sui didrammi), indicati dai nomi riportati sul rovescio rispettivamente su tetradramma e su didramma. Più chiaro di così. Questi fiumi, opportunamente sanificati da Empedocle, erano portatori della salubre acqua e ovviamente vengono associati, nella complementare visione mitologica dei Greci, anche ad Apollo stesso, ma nemmeno confusi con esso.
  10. Molto interessante ed esaustiva la tua discussione sul personaggio sacrificante su varie emissioni siceliote, fra cui Selinunte, che può essere ricondotto ad Apollo, specialmente quando mancano attributi come il cornetto fluviale e la vicina leggenda che può indicare il nome della divinità. A Selinunte sospetto che il personaggio in questione era la personificazione di uno dei due fiumi che bagnavano ai lati la città. Ovviamente può sempre esserci il sincretismo, frequente nella religione greca, per cui il dio fluviale veniva a sovrapporsi anche ad Apollo. Quest'ultimo era il dio protettore dei Greci per antonomasia e quindi molto venerato nelle colonie greche. Ma spesso la moneta era rivolta anche alle vicini popolazioni indigene, che invece veneravano soprattutto le divinità "naturali", spesso ctonie, fra cui i fiumi apportatori dell'elemento acqua indispensabile alla loro sopravvivenza. In assenza di tali attributi, specialmente nelle poleis poste all'interno di territori a contatto con comunità indigene, come Stiela, il toro androprosopo simboleggia senza dubbi il vicino fiume, mentre la figura maschile dapprima sacrificante e poi, a distanza di tempo, con la sola testa, senza cornetto fluviale e nome esplicativo può essere più verosimilmente identificato come Apollo. Così per la prima emissione avevo infatto indicato la figura sacrificante probabilmente come Apollo (da una mia monografia pubblicata su Monete Antiche nel 2011 e scaricabile sul sito di Academia.edu): Per la seconda emissione la lettura è più complessa, ma ancora concordo con Apollo: Resta interessante l'abbinamento tra la testa maschile, molto verosimilmente Apollo, con la raffigurazione di una tipica pianta acquatica. Siamo quindi di fronte a un possibile sincretismo tra Apollo e la divinità che personifica il fiume, resa esplicita al rovescio con il toro androprosopo.
  11. Una bella soddisfazione trovare appoggi all'attribuzione a Populonia (piuttosto che a Pisa)...
  12. Resta difficile da capire la reale origine dei segni sul rovescio. Per il diritto dell'esemplare mostrato sembra soltanto che il conio (di incudine) doveva essere ormai piuttosto usurato, come sembra indicare l'usura dei rilievi specialmente all'altezza della guancia a sinistra. Ovviamente bisogna controllare l'evoluzione di quel conio. Quando il conio di incudine comincia a usurarsi, istintivamente il "malleator" può aumentare la forza di battitura o ripetere più volte la martellata, per poter ottenere una buona impronta dell'incudine (l'unico con la figura e quindi il più importante) sul tondello. Non so se esiste una correlazione tra "archi" sul rovescio e il grado di usura del conio di incudine... Ossia, in altre parole, verificare se questi archi si osservano in combinazione con un conio di incudine anche molto fresco oppure compaiono solo quando è stanco....
  13. E' importante stabilire se l'arco impresso abbia sempre lo stesso raggio, ossia sia parte di un cerchio con perlinatura dello stesso diametro. In questo caso diventa verosimile essere di fronte a uno stesso manicotto. Se gli archi, quando multipli, hanno raggi diversi sottintendono la presenza di manicotti diversi e in questo caso siamo di fronte a una situazione difficilmente decifrabile. In caso di battitura ripetuta, con spostamento del manicotto di martello, non è necessario che si sposti anche il diritto, essendo in genere bene fissato all'incudine. Comunque sarebbe utile osservare attentamente i diritti di esemplari che presentano archi multipli, per vedere se sono presenti segni rivelanti una battitura ripetuta (ad esempio margini sui contorni della testa un poco sfasati). Non credo sia possibile predire la preesistenza di questi archi sui tondelli prima del loro utilizzo nella coniatura.
  14. Ovviamente la mia idea di massima è che il "manicotto" usato per il rovescio avesse una sorta di perlinatura in rilievo, per meglio combaciarlo all'incudine: normalmente tale perlinatura avrebbe un diametro leggermente superiore al tondello per cui in condizioni normali non doveva "pizzicare" il metallo. Nella fretta di battere il "malleator", ossia la persona che teneva il conio di martello, poteva non combaciarlo bene e quindi lasciare l'impronta arcuata...
  15. Ottima esposizione. Personalmente ho sempre visto l'Efebo di Castelvetrano come una possibile rappresentazione di Apollo, veneratissimo nelle colonie greche. Tuttavia recentemente è stata proposta l'identificazione con Dioniso Iakchnos, ossia Dioniso visto come un giovinetto iniziatore ai Misteri.... Allego un paio di link https://castelvetranonews.it/notizie/cultura/castelvetrano/giuseppe-camporeale-ecco-perche-lefebo-cambiera-nome/ https://it.wikipedia.org/wiki/Efebo_di_Selinunte Non sembra una identificazione assurda, anche se resta da spiegare come mai questa statuina riprende in toto la particolare posizione attestata da altre statue sicuramente attribuite al ben più noto Apollo, a parte i lineamenti che sono ancora più "efebici"... In realtà mancano ancora studi scientifici su questo Efebo di Castelvetrano e non so cosa e dove ha pubblicato questo Giuseppe Camporeale...
  16. In effetti la "genesi" di questi archi in incuso sul rovescio costituisce un bel mistero. Mi chiedo se non possono essere tracce lasciate durante la battitura col martello che veniva usato per dare pressione sul tondello in argento poggiato sul conio di incudine. Dal momento che in questa serie il rovescio è liscio, si dovrebbe presupporre che per questo lato con veniva usato un vero conio, ma più probabilmente un manicotto circolare liscio per meglio concentrare la forza impressa dal martello. Se questo manicotto non ricopriva bene il tondello, ma era un poco scentrato, allora la battitura col martello creava l'impronta di parte del bordo del manicotto. Il segno non era troppo evidente, appunto per la ridotta plasticità dell'argento e per l'assenza di rilievi sul fondo del manicotto. Se si dava più di una martellata per coniare la moneta era possibile imprimere più archi residuati dal manicotto centrato.
  17. Probabilmente il piccolo commercio etrusco era ancora basato sull'aed rude e su frammenti dell'aes signatum. A Marzabotto ad esempio furono trovati molti pesi (per la maggior parte in pietra), evidentemente per misurare meglio l'aspetto ponderale dei frammenti di bronzo. Poi era molto usato anche il baratto. L'economia etrusca, all'interno, era una economia molto chiusa. Le élite aristocrariche hanno potuto importare beni greci, come preziosi vasi attici a figure, grazie all'esportazione di ferro e altri metalli, sotto forma di lingotti, e quindi usavano poco le monete...
  18. E' normale un minimo di un anno di tempo dopo un Convegno. Bisogna solo sperare che i vari relatori rispettino la "deadline" di consegna dei propri interventi. In bocca al lupo!
  19. Posso rivelare che alcuni mesi prima il responsabile per la sezione greca di CNG mi aveva contattato per conoscere la mia opinione su questa misteriosa emissione. Sinceramente non ho potito dare alcuna risposta e ho solo ipotizzato che potesse essere una emissione di una tribù brettia, forse facente parte della Confederazione bruzia nel III secolo a.C.. I Brettii si erano alleati con Pirro e furono sconfitti dai Romani nel 270 a.C. Il loro territorio fu sottoposto al controllo romano, ma non del tutto e alcune tribù rimasero indipendenti fino ad allearsi con Annibale durante la sua discesa nell'Italia meridionale. Il peso della moneta sembra indicare un nomo o statere ridotto a 6,6 g, in vigore dopo la caduta di Pirro e prima dell'arrivo di Annibale, dopo la vittoria di Canne. Le emissioni brettie (e lucane) di epoca annibalica sono di ottimo stile e non affine a questa moneta. L'assenza di etnico e lo stile mediocre fanno pensare a una breve e locale emissione di Bruttii ancora sottratti al dominio romano. Ma è solo una ipotesi.
  20. La cosa grave del restauro non limitato alla rimozione delle ossidazioni o sedimenti, ma anche di ricostruzione con eliminazione di una naturale rottura di conio, altera la stessa natura della moneta, non potendo più seguire la progressiva produzione dell'emissione, segnata anche dal progressivo aggravamento della rottura di conio, considerando poi che gli Etruschi utilizzavano i conii fino alla quasi completa loro usura e rottura. Un grave danno anche alla conoscenza scientifica e solo per compiacere i collezionisti alla ricerca della moneta "perfetta".
  21. E' possibile avere una previsione sui tempi di uscita degli Atti ? Ovviamente prenoto una copia.
  22. Colpisce il fatto che questi vari passaggi sono stati compiuti all'interno della stessa Casa di aste. In genere, se si spera in un guadagno, il possessore va a collocare la moneta in altra Casa di aste, magari più prestigiosa e ci sono molti esempi in questo senso. Se si resta nella stessa Casa di aste, la spiegazione più ovvia è che la moneta è stata rifiutata dall'acquirente, forse per sospetti di falsità o altro, e quindi rimessa in vendita.
  23. Resta difficile la risposta. In fondo la monetazione etrusca era "elitaria", ossia destinata esclusivamente alle grandi élites, ossia famiglie aristocratiche all'interno delle varie città etrusche. Non erano monete destinate a pagare i soldati e nemmeno alle piccole spese quotidiane. Esse servivano per pagare le forniture riconducibili a queste famiglie. In questa maniera si spiega il vasto ricorso alle emissioni in oro. Anche le stesse prime monete d'oro romane, come l'oro del giuramento e soprattutto la più vasta emissione dell'oro marziale (da 60, 40 e 20 assi) non erano destinate ai soldati romani, come i denari per i cittadini romani e i vittoriati per i socii, ma servivano solo per pagare forniture, soprattutto per l'esercito, come materiali per la costruzione di navi e per le grandi forniture alimentari. L'unico vero ripostiglio di aurei marziali, trovato ad Agrigento nel 1987 ad alcuni metri di profondità grazie a un pozzo di saggio archeologico davanti al muro esterno di sostegno del terrazzo del Bouleuterion (che era un edificio destinato alle adunate del consiglio (Boulé) della polis greca, composto da 52 aurei (34 esemplari di 60 assi anonimi + 2 es. di 40 assi anonimi + 16 es. di 20 assi con spiga) destro un vasetto. Non furono mai pubblicati dettagli su questo ritrovamento archeologico ma solo alcuni articoli di natura esclusivamente numismatico della prof. Caltabiano. In pratica gli scopritori scrissero solo un trafiletto sulla rivista Archeo, pochi mesi dopo la scoperta, evidenziando che ""Tuttavia sin da adesso sembra chiaro che il tesoretto è stato conservato, più che nascosto, in un’area di edifici pubblici. I problemi relativi alla zecca e alla cronologia dell’emissione nel quadro del sistema del denario, gli avvenimenti storici a conclusione della seconda guerra punica, la natura apparentemente più erariale che privata dell’accumulo sono temi che si aprono alla ricerca dell’immediato futuro.....". Pur nell'assenza di una più definita descrizione del contesto archeologico, colpisce l'acuta osservazione dello scopritore del tesoretto, l'esimio archeologo prof. Ernesto De Miro, che considera in pratica un tesoretto di natura erariale e depositato, possibilmente per ringraziamento della riconquista di Agrigento ad opera delle truppe romane nel 210 a.C., dopo che tre anni prima era caduta in mano dei Cartaginesi, che avevano annientato il presidio romano allora ivi esistente, con ogni probabilità con l'appoggio della fazione filopunica dell'aristocrazia e popolo agrigentino.
  24. Dal punto di vista metrologico, mi chiedevo se i 20 assi di Pisa (?) non fossero calcolati sulla base dello scrupolo romano. Infatti uno scrupolo romano pesa 1,125 g e moltiplicato per 20 dà 22,5 g, proprio all'incirca il peso degli esemplari noti.... In questo caso si avrebbe la conferma di una cronologia molto bassa, al tempo della seconda guerra punica. Anche i Romani coniarono 20 assi (assieme a 40 e 60 assi), ma in oro, nella nota serie detta "marziale", intorno al 214-213 a.C.
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