DeAritio

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  1. Cari @Quintuse @carledo49 vi propongo Samoa, Singapore, Nigeria e Giordania. Ritornando alla discussione extra topic, mi limito a dire che le mie banconote in collezione, prediligo averle in condizione FDS (ovviamente quelle emesse in quantità elevata). Le maggiori "soddisfazioni" le ho da quelle vissute. La mia preferita? Un buono di un Kapò di Buckenwald. Pagato poco con tanta storia dietro.
  2. Effettivamente c'è molto di peggio. Sono rimasto meravigliato perchè a gusto mio ce ne erano anche altre carine che mi hai bocciato.
  3. Le intenzioni erano quelle di buttar fuori gli inglesi dal mediterraneo e unificare le colonie fino al corno d'Africa. Tanto buone che fu battuta moneta.
  4. Sul valore dei nostri uomini niente da dire. Sugli armamenti, si può sicuramente dire che non erano all'avanguardia. La fortuna è un elemento fondamentale che và di pari passo con l'astuzia. Alcuni dei nostri Generali non avevano l'astuzia come virtù. Purtroppo.
  5. Un ringraziamento a @Quintus, promotore di questo topic. Non avendo materiale "monetario" ufficiale, inserisco una foto scattata a Bardia nel 1941 e una a El Alamein Titolo delle foto: Senza parole. Paolo Caccia Dominioni: lettera aperta a Montgomery Mio Lord, quando Ella pubblicò le Sue memorie Le scrissi che avrebbe fatto meglio a tacere, perché le rodomontate possono anche piacere nel caporale che poi le deve giustificare a esclusivo rischio della propria pelle, non in un capo arrivato ai massimi onori e tuttavia compiaciuto di mescolare il forsennato orgoglio a un livore da portinaia parigina. Tutto ciò manca di stile, non è da Lord. […] Le scrivo proprio da Alamein, mio Lord, dove Ella fece indubbiamente una importante esperienza nei nostri riguardi, vorrei ragionare un po’ di queste cose. Chiedo venia se parlo di me, modesto capo di un buon battaglione; ma poi ebbi il privilegio di tornare qui e vi ho trascorso complessivamente, tra il 1948 e oggi, circa dieci anni, assieme a Renato Chiodini, mio soldato di allora. Gli inglesi addetti al ricupero delle Salme d’ogni nazione, anziché compiere l’opera iniziata nel 1943, l’avevano considerata esaurita soltanto quattro anni dopo. La riprese il governo italiano, e così molte altre migliaia di caduti italiani, tedeschi e alleati furono ritrovate a cura di noi due. Questo lungo lavoro ci ha fatto capire bene la battaglia, molto meglio delle documentazioni segrete, perché abbiamo estratto dalla sabbia i plotoni, le compagnie e i reggimenti. Non ci è mancato il tempo di imparare la esatta verità. […] Qualche cosa abbiamo letto, anche sopra la guerra. Il generale Freddy De Guingand, Suo capo di stato maggiore, mentì quando scrisse che l’attacco britannico ad Alamein fu risolutivo verso il mare e dimostrativo a sud. È l’affermazione ufficiale, ribadita anche nei documenti a firma di Lord Alexander e Sua. Essa mi ha fatto, ogni volta, fremere di sdegno perché ambedue gli attacchi furono risolutivi. A nord furono travolti, la notte stessa sul 24 ottobre 1942, due battaglioni tedeschi e tre italiani, ma una resistenza furiosa, a tergo, per otto giorni impedì a Lei di avanzare nonostante la documentata proporzione di uno a sei in Suo favore. Al centro, mio Lord, fu piccola giostra, ma quando quel settore ripiegò, la Bologna e l’Ariete Le dettero molto lavoro, come gliel’avevano dato, a nord, la Trento, la Trieste e la Littorio. A sud il Suo generale Horrocks, comandante il XIII corpo d’armata, avrebbe dunque avuto da Lei l’ordine di fare un’azione dimostrativa. Un ordine che vorrei proprio vedere con questi occhi miei. Laggiù non c’era bisogno che Ella cercasse la sutura tra tedeschi e italiani, in modo di attaccare solo i secondi, cioè quelli che non avevano voglia di combattere. Pensi che fortuna, mio Lord: niente tedeschi, tutti italiani, proprio come voleva Lei. La Folgore, con altri reparti minori, tra cui il mio. Nel Suo volume Da Alamein al fiume Sangro, Ella ebbe la impudenza di affermare che Horrocks trovò un ostacolo impensato, i campi minati: e toglie implicitamente qualsiasi merito alla difesa fatta dall’uomo; vuol ignorare che quei campi erano stati creati anni prima dagli stessi inglesi, che vi esistevano strisce di sicurezza non minate e segrete, a noi ignote, che permisero ai Suoi carri di piombarci addosso in un baleno, accompagnati da fanterie poderose. Eppure l’enorme valanga, per quattro giorni e quattro notti, fu ributtata alla baionetta, con le pietre, le bombe a mano e le bottiglie incendiarie fabbricate in famiglia. La Folgore si ridusse a un terzo, ma la linea non cedette neppure dove era ridotta a un velo. Nel breve tratto di tre battaglioni attaccati, Ella lasciò in quei pochi giorni seicento morti accertati, senza contare quelli che furono ricuperati subito e i feriti gravi che spirarono poi in retrovia. E questa è strage da attacco dimostrativo? Come può osare affermarlo? Fu poi Lei a dichiararlo tale, dopo che Le era finalmente apparsa una verità solare: mai sarebbe riuscito a sloggiarci dalle nostre posizioni (che abbandonammo poi senza combattere, d’ordine di Rommel, ma questa è faccenda che non riguarda Lei), e preferì spedire il Suo Horrocks a nord, per completare lo sfondamento già in atto. La sua malafede, mio Lord, è flagrante. Ella da noi le prese di santa ragione. Io che scrivo e i miei compagni fummo e restiamo Suoi vincitori. PAOLO CACCIA DOMINIONI
  6. Stati dei Caraibi . Due bei primi piani: la Regina e ......
  7. Grazie @Admin, @Lugiannoni, @Quintus, @carledo49 e tutti coloro che hanno letto e visitato le pagine di questo topic e che la impreziosiscono con domande e immagini. Le emozioni e i sentimenti fanno parte dell' uomo. L' importante non ci sia l'indifferenza.
  8. Storie di chi non è mai arrivato al campo. Erano 1800, rimasero chiusi per giorni in uno spazio ristrettissimo, circa quaranta centimetri quadrati a testa, con una temperatura di sessanta gradi. Di questi 1200 e più annegarono in un minuto: gli altri furono ammazzati a colpi di fucile, trafitti con le baionette, fatti a pezzi a colpi d'ascia. La loro unica colpa fu di essere italiani, prigionieri di guerra italiani. Il Laconia era una nave mercantile inglese che, nel settembre del '42, in piena guerra, trasportava passeggeri civili inglesi e un gran numero di prigionieri italiani. La tragedia, ormai dimenticata da tutti, avvenne in pieno oceano, al largo delle coste dell'attuale Sierra Leone. C'erano anche 811 inglesi a bordo del Laconia, prima dell'affondamento. Ne sopravvissero 800. Agli italiani andò molto, molto peggio. Il Laconia, nella sera del 12 Settembre 1942, incassò tre siluri da un sottomarino tedesco, l'U-Boot 156, nei pressi dell'isola di Ascensione, nell'oceano Atlantico. Il capitano tedesco era convinto di colpire una nave da guerra carica di truppe inglesi. Sulla nave che affonda gli italiani che riuscirono a sfondare le sbarre, con la forza della disperazione, furono pochi, pochissimi. Una sola gabbia cedette. Le altre due verranno invase dall'acqua e 1200 italiani perderanno la vita in un attimo. Gli altri, comandati dal giovanissimo tenente Vincenzo Di Giovanni, cercheranno di strappare la salvezza risalendo, nell'oscurità, tra fumo acre e fiumi d'acqua, le scale che conducono al ponte. Le fucilate dei carcerieri polacchi, che ne uccideranno molti, furono solo il primo ostacolo. Saliti sul ponte i soldati italiani troveranno tutte le scialuppe occupate. E gli inglesi poco disposti a fargli spazio. Emergendo, il comandante dell' Unterseeboot tedesco, il capitano Werner Hartenstein, capì di aver silurato una nave carica di suoi alleati. Tentò un disperato salvataggio. Sul suo giornale di bordo annotò: «Gli inglesi, dopo esser stati silurati, hanno chiuso le stive dove si trovavano i prigionieri e hanno respinto con armi coloro che tentavano di raggiungere le lance di salvataggio...». Mentre il Laconia affondava, inglesi e polacchi chiusero i prigionieri nelle stive, condannandoli ad una morte orribile. La testimonianza del marinaio inglese Frank Holding, che si trovava su una scialuppa di salvataggio: «Uno sulla barca dice: se qualcuno di loro cerca di aggrapparsi, gridate ed io vi darò l'accetta per tagliargli le dita». Questa fu la sorte che toccò agli italiani. Ne moriranno 1350.