DeAritio

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  1. LA CAMERA AFFONDA LA ' LIRA PESANTE' ROMA - Colpo di scena: la lira pesante va in soffitta. Si allontana, almeno per ora, la possibilità di eliminare tre zeri dalla moneta italiana. Dopo un lungo "sonno" in Parlamento, il progetto ha ricevuto ieri la bocciatura, unanime e inattesa, dei deputati della commissione Finanze. Dicono che è una misura inutile, costosa e perfino fuori moda, ora che arriva l' Europa unita. Ma non formalizzano il "no". Il verdetto perciò non è definitivo. La parola ripassa al governo, che peraltro da anni, da decenni caldeggia questo progetto: nella prossima seduta interverrà il sottosegretario al Tesoro, Maurizio Sacconi. Lira pesante. O "lira nuova", come si dovrebbe chiamare. Quasi un richiamo irresistibile per numerosi governi. Ma, in un certo senso, anche l' ultima tappa di un lungo cammino iniziato nell' immediato dopoguerra da Luigi Einaudi, ripreso dopo anni dai ministri Gaetano Stammati e Filippo Maria Pandolfi, caldeggiato nell' 85 dall' allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, fiducioso di poterlo realizzare in tempi rapidissimi. Invece, niente da fare. Arriva lo scioglimento delle Camere, che blocca tutto. E la lira resta ancora quella "vecchia" di sempre. Non sul piano tecnico, dove tutto è ormai pronto per la grande (e graduale) riforma: logo, disegni, grafica. Effetti cromatici, elementi decorativi. E il look dei sottomultipli delle monete, inevitabili col drastico taglio dei tre zeri. A quel tempo la Banca d' Italia decise perfino di consultare una task force di psicologi, incaricati di prevedere le reazioni della gente comune alla novità. Forse per evitare un replay di quel che successe in Francia, quando nel ' 59 De Gaulle introdusse il franco pesante e una coppia di pensionati si tolse la vita, convinta che il valore della moneta si fosse ridotto di 100 volte. Lira nuova: il tempo scorre e la riforma continua a intopparsi. Sostenitori e oppositori a scontrarsi tra loro, su mai sopite questioni: la moneta del futuro semplifica davvero i conteggi? E non eserciterà un impatto negativo sull' inflazione? E sul piano tecnico-pratico, che ne sarà dei registratori di cassa o delle varie macchine mangiasoldi in circolazione, a cominciare dai self service di benzina? Finché Giovanni Goria non decide di rilanciare il sasso nello stagno. Seguito da Giuliano Amato, che è poi il firmatario, insieme all' allora ministro del Bilancio Emilio Colombo, del provvedimento ripescato dal Parlamento e adesso bocciato. E' il 1988. Nella relazione che accompagna il provvedimento si legge che la lira può perdere i suoi tre zeri perché la situazione economica del paese è stabile, la fase di "accentuata recessione è passata", l' inflazione "mostra segni di rallentamento". Insomma, è il momento buono, "non solo opportuno ma necessario" per "restituire all' unità monetaria un valore concreto ai fini degli scambi". Ma adesso è diverso, almeno secondo i deputati della commissione Finanze, che silurano, inaspettatamente, il provvedimento. "Ora l' inflazione è in ripresa ed è in atto una recessione della nostra economia", spiega il capogruppo dc in commissione, Mario Usellini. Secondo cui il taglio degli zeri potrebbe essere dannoso per il livello già alto dei prezzi "a causa degli arrotondamenti che inevitabilmente ci sarebbero". Oltre che costoso per la disastrata finanza pubblica italiana: un salasso "oscillante tra i 5 e i 10 mila miliardi". E inutile, "visto che si sta andando verso una moneta unica europea in cui la lira perderà gradualmente di significato". Usellini racconta il colpo di scena così: "Non abbiamo trovato un solo elemento a favore di questa misura". L' esperienza dirà chi ha ragione. Nell' attesa, vale forse la pena di ricordare quel che disse un giorno Guido Carli, allora governatore della Banca d' Italia, citando Luigi Einaudi, il primo sostenitore della riforma: "L' esigenza necessaria di una moneta non è di essere grossa o piccola, è di essere stabile e cioè di essere quella con la quale da un anno all' altro chi la possiede può acquistare una quantità costante di roba". di ELENA POLIDORI 10 ottobre 1991
  2. Operazione Bernhard era il nome di un piano segreto tedesco, sviluppato durante la seconda guerra mondiale, per mettere in crisi l'economia britannica attraverso l'immissione massiccia di banconote false da £5, £10, £20 e £50. I falsi avrebbero dovuto far aumentare l'inflazione e quindi distruggere il sistema economico e finanziario del nemico. Un'analisi storica fu pubblicata nel 2006 nel volume Krueger's Men di Lawrence Malkin; l'Operazione Bernhard è considerata la più grande operazione di contraffazione di banconote, nello specifico di sterline, di tutta la storia. Grande sia dal punto di vista della quantità, pari a circa 133 milioni di sterline, sia dal punto di vista della strepitosa qualità delle banconote stampate. L'operazione prende il nome dal capitano delle SS Bernhard Krueger, già esperto nella falsificazione di passaporti, che ne era il responsabile. La stampa dei biglietti avvenne presso le baracche 18 e 19 del campo di concentramento di Sachsenhausen posto 35 chilometri a nord di Berlino, tramite il lavoro di 137 deportati ebrei di 13 differenti nazionalità, tutti esperti in modo professionale di stampa su carta. I biglietti vennero utilizzati dai servizi segreti nazisti, sia per pagare Cicero che per liberare Benito Mussolini a Campo Imperatore. Gran parte del denaro contraffatto, racchiuso in casse metalliche, venne gettato dai nazisti, negli ultimi giorni di guerra, nel Lago di Töplitz, in Austria Nei primi anni '90 uno studio di Lance K. Campbell ha rivelato i numeri di serie usati per le banconote contraffatte. 5 pounds: A128-A275, A281-A314, A317-A398, B105-B131, B134-B182, B186-B237, B256-B279, J373-J377. 10 pounds: K102-K184, K187-K199, L100-L107, V105-V153, V163-V170. 20 pounds: M43-M55 50 pounds: N42-N61
  3. Forse sarà il caso di cominciare a collezionare i cataloghi.....
  4. No a questa non interverrò, ma nel prossimo numero del magazine dovrebbe esserci un mio articolo.
  5. I gioielli della corona d'Inghilterra Già nell'anno 1216, il Re Giovanni d'Inghilterra era così disprezzato da essere conosciuto come Re Giovanni Il Cattivo (dopo essere stato chiamato Il Senzaterra per essere rimasto, ultimo dei fratelli, senza appannaggi). Dopo aver firmato la disastrosa Magna Carta, decise di fuggire dai nemici portando con sé alcuni dei Gioielli della Corona d'Inghilterra. Ma durante il tragitto qualcosa andò storto e si persero la traccia del bagaglio contenente tutti i preziosi. Sono affondati nelle acque fangose del fiume Wash al confine tra Norfolk e Lincolnshire o i gioielli sono sempre rimasti a Palazzo?
  6. Aggiorniamo questa discussione con un 50 Lire della Cassa di Risparmio di Pisa. Biglietto di non facile reperimento, secondo i cataloghi, con la curiosità della prima serie e numeri relativamente bassi.
  7. Luciano...occhio all' umidità. Copriti!
  8. Nessun problema @ilnumismatico, faccio questo parallelismo, non tra monete e banconote, ma sul sistema di valutazione che si applica sull' oggetto stimato. In Italia, non è molto usata questa scala, di solito con 5 o 6 definizioni e qualche + o - si fa la stima o come ha fatto Lei mettendola tra un grado e l'altro. Aldilà del gradimento personale , un minimo punto fermo che è il riferimento di ogni stato di conservazione deve esserci, altrimenti @Piakos è veramente incontentabile.
  9. Roma 26 Ottobre 2019 "CHARTA NVMMARIA _ Quando la carta diventa moneta" prima giornata di studio della Cartamoneta in Italia Locandina definitiva.pdf Programma CHARTA NVMMARIA AGGIORNATO.pdf
  10. Questo è il range della moneta: MS60-63 (mint state moneta non circolata che non presenta la minima traccia di usura ma che può però presentare graffietti microscopici o segni di contatto. Anche tracce di pulizia e minimi segni di ossidazione sono ammessi. Quindi se il bordo stortignaccolo è la minima traccia di usura; la narice che ha preso un colpetto è un graffietto microscopico; il panneggio della coscia è un segno di contatto; la zona del bacino e del pancino ha subito pulizie. Torna tutto! W NGC!
  11. Nigeria Il governo nigeriano ha aumentato del 50% il salario minimo. L’ annuncio è del ministro del Lavoro, Chris Ngige. La retribuzione minima mensile nel paese africano più popoloso è attualmente pari a 18 mila Naira (poco meno di 44 euro). Nel novembre del 2018 era stata rifiutata una proposta di accordo basata su un incremento a 30 mila Naira, fino all'intesa raggiunta con i sindacati nelle scorse settimane. Il salario passa da 44 a 66 euro. La banconota sotto riportata corrisponde a circa € 1,50.
  12. Io posso solo dirti che il settore della Cartamoneta è messo in secondo piano dalle Case d'Asta. Mentre alcune lo ignorano a prescindere, altre mettono in vendita materiale comune. Il risultato non è più dei confortanti. Chi compra? Io quando frequentavo mostre e convegni , partivo da quello di Modena a gennaio e finivo a Bologna a Dicembre. Calcolando il risparmio tra autostrade, gasolio e pranzi, posso permettermi qualche acquisto mirato. Case d'aste rigorosamente estere.
  13. ???????Perchè non l'hai scritto tu questo?