DeAritio

Scientific director
  • Content Count

    820
  • Joined

  • Last visited

  • Days Won

    80

DeAritio last won the day on October 19

DeAritio had the most liked content!

Community Reputation

361 Utente molto apprezzato

7 Followers

About DeAritio

  • Rank
    Historic user
  • Birthday 01/10/1967

Contact

  • Website URL
    www.certificatodigitale.net

User information

  • Gender
    Maschio
  • Place
    Antica Bricianum, vicino Arezzo

Numismatists interests

  • Numismatic studies
    Banconote
  • Numismatic studies
    Banconote
  • Study level
    Studioso autonomo
  • Scientific director of
    Area Banconote

Donations

  • Donations
    1

Recent Profile Visitors

4,139 profile views
  1. Cambogia Al cambio odierno poco più di 3€.
  2. Dispositivo dell'art. 453 Codice penale Fonti → Codice penale → LIBRO SECONDO - Dei delitti in particolare → Titolo VII - Dei delitti contro la fede pubblica → Capo I - Della falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo E' punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da euro 516 a euro 3.098: 1) chiunque contraffà monete nazionali o straniere, aventi corso legale nello Stato o fuori (1); 2) chiunque altera in qualsiasi modo monete genuine, col dare ad esse l'apparenza di un valore superiore (2); 3) chiunque, non essendo concorso nella contraffazione o nell'alterazione, ma di concerto con chi l'ha eseguita (3) ovvero con un intermediario, introduce nel territorio dello Stato o detiene o spende o mette altrimenti in circolazione monete contraffatte o alterate; 4) chiunque, al fine di metterle in circolazione, acquista o comunque riceve, da chi le ha falsificate, ovvero da un intermediario, monete contraffatte o alterate. La stessa pena si applica a chi, legalmente autorizzato alla produzione, fabbrica indebitamente, abusando degli strumenti o dei materiali nella sua disponibilità, quantitativi di monete in eccesso rispetto alle prescrizioni. La pena è ridotta di un terzo quando le condotte di cui al primo e secondo comma hanno ad oggetto monete non aventi ancora corso legale e il termine iniziale dello stesso è determinato(4). Note (1) Non si ritene configurabile ta le reato qualora si tratti di monete da collezione, quindi sfornite di corso legale. le quali potranno invece rilevare ai sensi del reato di truffa ex art. 640. (2) Si tratta di condotte realizzabili con ogni mezzo, essendo questo un reato di forma libera. (3) L'elemento del concerto appare essenziale, in quanto in sua assenza non si applica al norma in esame bensì gli articoli 455 e 457. Si tratta di un incontro di volontà dirette ad un fine comune, che può realizarsi anche tramite un intermediario, che però deve essere estraneo alle condotte di contraffazione e falsificazione. (4) Gli ultimi due commi sono stati aggiunti dall’art. 1, comma 1, lett. a), D.Lgs. 21 giugno 2016, n. 125.
  3. “ INCIDENTE DIPLOMATICO “ Tutti i biglietti riportano sul retro, in inglese, le quattro libertà sancite nella costituzione degli Stati Uniti: freedom of speech (libertà di parola), freedom of religion (libertà di religione), freedom from want (libertà dal bisogno), freedom from fear (libertà dalla paura). La scritta freedom of religion (libertà di religione), in un paese cattolico come il nostro, fu presa come un'offesa verso la Chiesa. Quindi dovettero correre ai ripari per non peggiorare i già cattivi rapporti col Vaticano. Questa, che sembrava come una imposizione, venne poi legalizzata con l'articolo 23 dell' armistizio “LUNGO” del 29 settembre 1943 che aveva addossato alle Nazioni Unite la loro emissione.
  4. Ci siamo sentiti telefonicamente, ma non me lo immaginavo di sapere dal nostro Forum che oggi è il tuo compleanno. Auguri @Vivant Denon
  5. IL MIO 8 SETTEMBRE di Emilio Camozzi Ho sempre usato cancellare dalla mia mente i momenti brutti. Penso sia il segreto della mia longevità . Quando una volta ho sentito che si stava commemorando in televisione l’otto settembre 1943,sono trasecolato. Non credevo si potesse commemorare una giornata di lutto. E’ luttuoso perdere la guerra, ma perderla come abbiamo fatto noi, tradendo l’alleato, lasciando allo sbando un milione e mezzo di soldati e cinquanta milioni di italiani che non sapevano nemmeno più chi applaudire o chi fischiare, è mostruoso. Il pensiero ritorna alla prigionia in Egitto, dopo El Alamein. Premetto che noi prigionieri, alla sconfitta ci eravamo un pò allenati. Risaliva al giorno che ci avevano catturati e rinchiusi nei campi di concentramento. Avevamo avuto anche l’opportunità di commentare gli avvenimenti, che ci avevano toccati in prima persona, e quindi ne parlavamo con cognizione di causa. Già la caduta del fascismo ci aveva fatto subodorare che qualcosa di losco era in atto. Quando, un mese dopo,la medaglia d’oro Ettore Muti fu assassinato dai carabinieri, ne avemmo la conferma. Già alla fine di luglio gli inglesi avevano posto la condizione della collaborazione. Consisteva nel firmare un documento che imponeva di non arrecare danni al materiale bellico inglese, di essere inquadrati in reparti comandati da ufficiali inglesi e di vestire un’uniforme fornita dagli inglesi. Tutto ciò non era permesso dal regolamento militare italiano, e le pene andavano dalla perdita dei diritti civili alla pena di morte. Lavoravo e scontavo la prigionia, in un campo d’aviazione gestito dai neozelandesi. Facevo il cuoco alla mensa sottufficiali. Giocavo nella squadra di calcio rappresentativa dell’Italia nel Medio Oriente. Insomma, me la passava benino, anzi, molto bene. Eravamo un quarantina di prigionieri. Fui l’unico a non firmare la cooperazione. Ormai gli altri mi guardavano con sospetto. Gli unici a congratularsi con me furono i neozelandesi. Dicevano che ero stato l’unico a comportarsi con onore. Fui subito trasferito al campo 321 e rinchiuso in un gabbia isolata assieme ad altri otto. Gabbia sta per camerata comune, ovvero un rettangolo di terreno di cento metri per cinquanta. Avevamo un tenda , delle brandine decenti, ed eravamo trattati bene anche sotto il profilo alimentare da un comandante di campo sudafricano che cercava di non farci mancare nulla, e che si divertiva a passare di sera qualche ora con noi, ed a mangiare gli spaghetti che lui ci portava in omaggio e che noi cucinavamo. Ai quattro angoli di tutte le gabbie erano stati piazzati altoparlanti che ci trasmettevano gli ordini del giorno ed un sommario delle notizie, un pochino manipolate dagli inglesi. Dopo le otto di sera erano silenziosi, perchè verso quell’ora molti andavano a dormire. La sera dell’otto settembre era per noi come una di tante altre sere. Stavamo preparando il sugo per gli immancabili spaghetti che sarebbero arrivati assieme al comandante di campo. Arrivò alle nove. Come al solito, un pò per celia ed un pò per rispetto, ci schierammo ai lati dell’ingresso della tenda per salutarlo stando sull’attenti. Generalmente accettava l’omaggio sorridendo come ad uno scherzo e rispondeva militarmente. Quella sera era buio in volto , si fermò prima di passare fra noi , con il volto scuro, quasi iroso. Pensammo di aver combinato qualcosa di grave, soprattutto perchè non aveva con se i soliti spaghetti. Ci raccogliemmo attorno a lui. Ci disse, con quel poco di italiano che aveva appreso stando con noi: “Per voi la guerra è finita. l’ Italia ha chiesto l’armistizio. Per noi continua”. Si sentiva che aveva un groppo alla gola. Il gruppo si sciolse in silenzio. Ognuno si allontanò per piangere per conto suo. Un soldato si vergogna delle proprie lacrime. Dopo un pò il capitano De Pangher, triestino e nostro capo gabbia, ci chiamò uno per uno. Ci disse:” Cantiamo per piangere il nostro dolore”. Il comandante del campo si avviò verso l’uscita. De Pangher lo chiamò e lo pregò di rimanere con noi. Accettò. Cantammo quasi sottovoce l’inno a Roma. L’emozione riempiva la melodia di stonature. Terminata, la ricominciammo, a voce più alta. Alla fine, il capo campo sudafricano ci pregò di ripeterla, per far capire agli altri chi noi eravamo. Questa volta, più che cantarla la gridammo. Il capo campo aveva gli occhi bagnati di lacrime come tutti noi e tentava di cantare con noi la nostra rabbia. Dalle gabbie che ci circondavano i prigionieri cooperatori ci guardavano, ancora ignari di quanto era successo. Alla fine si allontanarono in silenzio, forse un tantino vergognosi. Questo è quanto mi resta di quella triste giornata. Emilio Camozzi fonte:CongedatiFolgore.com
  6. Auguri anche da parte mia, @Ross14
  7. LA CAMERA AFFONDA LA ' LIRA PESANTE' ROMA - Colpo di scena: la lira pesante va in soffitta. Si allontana, almeno per ora, la possibilità di eliminare tre zeri dalla moneta italiana. Dopo un lungo "sonno" in Parlamento, il progetto ha ricevuto ieri la bocciatura, unanime e inattesa, dei deputati della commissione Finanze. Dicono che è una misura inutile, costosa e perfino fuori moda, ora che arriva l' Europa unita. Ma non formalizzano il "no". Il verdetto perciò non è definitivo. La parola ripassa al governo, che peraltro da anni, da decenni caldeggia questo progetto: nella prossima seduta interverrà il sottosegretario al Tesoro, Maurizio Sacconi. Lira pesante. O "lira nuova", come si dovrebbe chiamare. Quasi un richiamo irresistibile per numerosi governi. Ma, in un certo senso, anche l' ultima tappa di un lungo cammino iniziato nell' immediato dopoguerra da Luigi Einaudi, ripreso dopo anni dai ministri Gaetano Stammati e Filippo Maria Pandolfi, caldeggiato nell' 85 dall' allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, fiducioso di poterlo realizzare in tempi rapidissimi. Invece, niente da fare. Arriva lo scioglimento delle Camere, che blocca tutto. E la lira resta ancora quella "vecchia" di sempre. Non sul piano tecnico, dove tutto è ormai pronto per la grande (e graduale) riforma: logo, disegni, grafica. Effetti cromatici, elementi decorativi. E il look dei sottomultipli delle monete, inevitabili col drastico taglio dei tre zeri. A quel tempo la Banca d' Italia decise perfino di consultare una task force di psicologi, incaricati di prevedere le reazioni della gente comune alla novità. Forse per evitare un replay di quel che successe in Francia, quando nel ' 59 De Gaulle introdusse il franco pesante e una coppia di pensionati si tolse la vita, convinta che il valore della moneta si fosse ridotto di 100 volte. Lira nuova: il tempo scorre e la riforma continua a intopparsi. Sostenitori e oppositori a scontrarsi tra loro, su mai sopite questioni: la moneta del futuro semplifica davvero i conteggi? E non eserciterà un impatto negativo sull' inflazione? E sul piano tecnico-pratico, che ne sarà dei registratori di cassa o delle varie macchine mangiasoldi in circolazione, a cominciare dai self service di benzina? Finché Giovanni Goria non decide di rilanciare il sasso nello stagno. Seguito da Giuliano Amato, che è poi il firmatario, insieme all' allora ministro del Bilancio Emilio Colombo, del provvedimento ripescato dal Parlamento e adesso bocciato. E' il 1988. Nella relazione che accompagna il provvedimento si legge che la lira può perdere i suoi tre zeri perché la situazione economica del paese è stabile, la fase di "accentuata recessione è passata", l' inflazione "mostra segni di rallentamento". Insomma, è il momento buono, "non solo opportuno ma necessario" per "restituire all' unità monetaria un valore concreto ai fini degli scambi". Ma adesso è diverso, almeno secondo i deputati della commissione Finanze, che silurano, inaspettatamente, il provvedimento. "Ora l' inflazione è in ripresa ed è in atto una recessione della nostra economia", spiega il capogruppo dc in commissione, Mario Usellini. Secondo cui il taglio degli zeri potrebbe essere dannoso per il livello già alto dei prezzi "a causa degli arrotondamenti che inevitabilmente ci sarebbero". Oltre che costoso per la disastrata finanza pubblica italiana: un salasso "oscillante tra i 5 e i 10 mila miliardi". E inutile, "visto che si sta andando verso una moneta unica europea in cui la lira perderà gradualmente di significato". Usellini racconta il colpo di scena così: "Non abbiamo trovato un solo elemento a favore di questa misura". L' esperienza dirà chi ha ragione. Nell' attesa, vale forse la pena di ricordare quel che disse un giorno Guido Carli, allora governatore della Banca d' Italia, citando Luigi Einaudi, il primo sostenitore della riforma: "L' esigenza necessaria di una moneta non è di essere grossa o piccola, è di essere stabile e cioè di essere quella con la quale da un anno all' altro chi la possiede può acquistare una quantità costante di roba". di ELENA POLIDORI 10 ottobre 1991
  8. Operazione Bernhard era il nome di un piano segreto tedesco, sviluppato durante la seconda guerra mondiale, per mettere in crisi l'economia britannica attraverso l'immissione massiccia di banconote false da £5, £10, £20 e £50. I falsi avrebbero dovuto far aumentare l'inflazione e quindi distruggere il sistema economico e finanziario del nemico. Un'analisi storica fu pubblicata nel 2006 nel volume Krueger's Men di Lawrence Malkin; l'Operazione Bernhard è considerata la più grande operazione di contraffazione di banconote, nello specifico di sterline, di tutta la storia. Grande sia dal punto di vista della quantità, pari a circa 133 milioni di sterline, sia dal punto di vista della strepitosa qualità delle banconote stampate. L'operazione prende il nome dal capitano delle SS Bernhard Krueger, già esperto nella falsificazione di passaporti, che ne era il responsabile. La stampa dei biglietti avvenne presso le baracche 18 e 19 del campo di concentramento di Sachsenhausen posto 35 chilometri a nord di Berlino, tramite il lavoro di 137 deportati ebrei di 13 differenti nazionalità, tutti esperti in modo professionale di stampa su carta. I biglietti vennero utilizzati dai servizi segreti nazisti, sia per pagare Cicero che per liberare Benito Mussolini a Campo Imperatore. Gran parte del denaro contraffatto, racchiuso in casse metalliche, venne gettato dai nazisti, negli ultimi giorni di guerra, nel Lago di Töplitz, in Austria Nei primi anni '90 uno studio di Lance K. Campbell ha rivelato i numeri di serie usati per le banconote contraffatte. 5 pounds: A128-A275, A281-A314, A317-A398, B105-B131, B134-B182, B186-B237, B256-B279, J373-J377. 10 pounds: K102-K184, K187-K199, L100-L107, V105-V153, V163-V170. 20 pounds: M43-M55 50 pounds: N42-N61
  9. Forse sarà il caso di cominciare a collezionare i cataloghi.....
  10. No a questa non interverrò, ma nel prossimo numero del magazine dovrebbe esserci un mio articolo.
  11. I gioielli della corona d'Inghilterra Già nell'anno 1216, il Re Giovanni d'Inghilterra era così disprezzato da essere conosciuto come Re Giovanni Il Cattivo (dopo essere stato chiamato Il Senzaterra per essere rimasto, ultimo dei fratelli, senza appannaggi). Dopo aver firmato la disastrosa Magna Carta, decise di fuggire dai nemici portando con sé alcuni dei Gioielli della Corona d'Inghilterra. Ma durante il tragitto qualcosa andò storto e si persero la traccia del bagaglio contenente tutti i preziosi. Sono affondati nelle acque fangose del fiume Wash al confine tra Norfolk e Lincolnshire o i gioielli sono sempre rimasti a Palazzo?
  12. Aggiorniamo questa discussione con un 50 Lire della Cassa di Risparmio di Pisa. Biglietto di non facile reperimento, secondo i cataloghi, con la curiosità della prima serie e numeri relativamente bassi.
  13. Luciano...occhio all' umidità. Copriti!