carledo49

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Everything posted by carledo49

  1. Quanto vale una patina? Vale tanto! Quanto rende bella una moneta il segno del trascorrere del tempo? Lascio giudicare a chi guarda. Stessa moneta del medesimo anno e segno di zecca, ma con un grading leggermente inferiore ma...col segno del tempo che ogni moneta dovrebbe avere. Il suo naturale plus valore. Carlo
  2. Una bella monetona senza dubbio alcuno. Peccato, moneta lavata. Più che di variante, parlerei di imprecisione nella coniazione. Se si osserva la E che sembra una F (nel FERT) si nota, alla base della stanghetta verticale della lettera, una marcatura differente che è ben visibile a sinistra e quasi assente a destra. Errori di questo genere sono molto diffusi in tutti gli scudi a partire dai primi incusi nelle monete di Vittorio Emanuele I.
  3. Non posso comunque darti torto, Riccardo. Rimane sempre comunque il dispiacere ed il senso di impotenza nel non riuscire a correggere questo stato di cose perchè a volerlo veramente si è sempre in troppo pochi. Le avvisaglie dei fatti di Verona comunque c'erano tutte. Già da anni si lamentavano furti, si notavano personaggi loschi tra i banchi e rapine nel comprensorio fieristico. Il canone di una misera postazione nel capannone costa un botto, se poi aggiungiamo anche le spese di controlli e sorveglianza particolare a carico totale degli espositori... Carlo
  4. Ti ringrazio, non ci avevo fatto caso. Sapevo che Vittorio Emanuele III non era un grande estimatore di questa corona. Chi invece l'avrebbe voluta utilizzare era Umberto I anche per una eventuale incoronazione. Ma non se ne fece nulla. Carlo
  5. Ti ringrazio della risposta. Mi sono fidato dei cataloghi Montenegro e Gigante che entrambi indicavano appunto "corona ferrea radiata a sette punte" quella riportata nelle monete. Buono a sapersi se così non è. Questi errori dovrebbero allora essere divulgati. Sapevo anch'io della diversa forma della corona e della sua composizione aurea, non in ferro (chiodo, o presunto tale, della croce di Gesù a parte). Mi domandavo appunto se oltre alle monete del Lombardo Veneto la corona viene raffigurata anche in altre. Carlo
  6. No, caro Riccardo, mai affermato che tu sia disonesto. Dico solo che forse ci vuol più coraggio a cambiare questo stato di cose stando in Italia, piuttosto che dal di fuori. Mai mi perrmetterei di fare simili affermazioni gratuite ed offensive nei confronti di chicchessia. Mi spiace abbia frainteso. Questi episodi incresciosi da te descritti in occasione della mostra di Verona sono lo specchio della realtà italiana e del suo lassismo nel non riuscire ad individuare e punire i responsabile. La critica, da che mondo è mondo, non ha portato mai a nulla. Ecco perchè TUTTI dovremmo fare qualcosa, e non certamente...andandocene perchè nauseati. Carlo
  7. Che tristezza apprendere queste cose. All'amico fraterno Riccardo tutta la mia solidarietà per l'increscioso episodio. E' deprimente che certi eventi non possano essere prevenuti, si spera che gli autori vengano arrestati, perseguiti e la merce restituita al legittimo proprietario. Me lo diceva sempre che nonostante le sue mille precauzioni prima o poi... Una nota per Riccardo Paolucci: il cosiddetto tiro al bersaglio viene contrastato proprio dai cittadini onesti, da quelli che rimangono in Italia, che lavorano, non sono omertosi, sudano e rischiano tutti i giorni e che soprattutto hanno il coraggio di continuare a lottare a casa propria. Bisogna crederci e dare esempi di buon comportamento, isolando questi elementi, non standosene al di fuori e criticare. Carlo
  8. Mi piacerebbe conoscere, appunto da specialisti quali @Lugiannoni e da @danieles1981 la storia della corona ferrea rappresentata sulle monete, non solo in quelle di Napoleone per l'Italia. Infatti, continuando negli anni successivi, nel Regno Lombardo Veneto di Francesco I d'Asburgo, ritroviamo la corona ferrea sormontata da quella imperiale. Ma nel passato? Quali altre monete la rappresentarono e quale significato aveva? Carlo
  9. No, non credo. A quanto mi risulta non scrive più da nessuna parte. Si occupa dei suoi libri, di minerali e di pittura. Non lo vedo e non lo sento da diversi anni. Carlo
  10. Lulliri, ex nostro Responsabile scientifico della monetazione barbarica, iscrittosi agli esordi del forum col nome di Gielle. Un vero peccato non scriva più. Carlo
  11. Piccola moneta in argento coniata da Napoleone I, Re d'Itala (1805-1814) con l'effigie della corona ferrea radiata, simbolo del potere e del Sacro Romano Impero, comune a tutti gli spezzati al di sotto del valore di 1 Lira. Napoleone si fece incoronare Re nel Duomo di Milano il 26 maggio del 1805, ponendosi sul capo la corona e pronunziando la storica frase: "Dio me l'ha data, guai a chi la tocca". Diciamo che la corona di Teodolinda non gli portò granchè bene come anche ad altri Sovrani che se la posero sul capo, quasi tutti non italiani. Nella moneta in questione possiamo notare: Al dritto: testa nuda di Napoleone rivolta a destra e circondata dalla legenda NAPOLEONE IMPERATORE E RE. Nell'esergo il millesimo, circondato a sinistra dal simbolo di una melagrana (segno delle zecca di Milano) ed a destra dal simbolo di una lampada ad olio che rappresenta il marchio dell'incisore e direttore della zecca di Milano, Luigi Manfredi. Qui, appunto vennero preparati tutti i conii per la monetazione del Regno d'Italia. Al rovescio: nelle legenda REGNO D'ITALIA che circonda la corona ferrea. In esergo valore e segno di zecca. Contorno: stellette in incuso Metallo: argento 900/1000 Diametro: 15mm Peso: 1,25g Assi alla francese. Moneta di 3° classe La moneta in questione, sebbene di buona conservazione, mostra tutte le debolezze di conio della sua categoria, strappi di coniazione, superficie e bordi deturpati, imprecisioni nei caratteri della legenda non certamente dovuti a varianti (come ad esempio le due A di ITALIA senza stanghetta centrale) e surplus di metallo. In foto anche una prova dei 5 soldi (progetto di uno dei vari nominali con corona mai andato in porto). Tratto da Artemide XLVIII dic. 2017. Carlo
  12. Quasi sicuramente è così. Per poi...tirar fuori dal cilindro, in tempi migliori, l'ovetto Fabergè e fare realizzi strepitosi. Carlo
  13. Il 6 agosto 1816, con Regia Patente, Vittorio Emanuele I, Re di Sardegna, introduce la monetazione decimale e per la prima volta compaiono gli incusi nel taglio delle monete (FERT, rosette e nodi con la caratteristica alternanza e numero) e si manterranno inalterati sino a Vittorio Emanuele III in quasi tutte le monete, tranne naturalmente quelle a contorno liscio e rigato. In foto la prima serie di monete, in questo caso da 5 Lire, di Vittorio Emanuele I ed il relativo contorno con i primissimi FERT per la verità non molto ben allineati ma con rosette e nodi di buona fattura Carlo
  14. A tutti gli effetti, questa bella ma tardiva moneta della Repubblica può considerarsi la vera antesignana dell'euro. Moneta bimetallica, ci mostra una bella immagine della prossima Europa che verrà e che cambierà il corso monetario della nostra nazione. Ma c'è un però! Non nasce sotto buoni auspici in quanto viene coniata sbagliata. Il numero di pezzi emessi è talmente elevato e si è speso una fortuna per coniarla che toglierla dalla circolazione dopo pochissimo tempo sarebbe stato antieconomico con danno erariale enorme. Ma andiamo per ordine. Di questa moneta ne sono stati coniati due tipi. Entrambi in cupronichel/Bronzital 27mm di diametro 8,8g di peso contorno con godronatura discontinua moneta di I classe anche se vi sono numerose debolezze di conio ed i marchi degli incisori abbastanza spesso non definiti. Autori: Laura Cretara e Uliana Pernazza. Diritto: Italia turrita volta a sinistra e nel giro esterno Repubblica Italiana e stelle Rovescio: carta dell'Europa con meridiani e paralleli che formano una stella a cinque punte, esternamente millesimo ed autore I° TIPO: 1997 zecca di R 100 milioni di unità coniate Col I° tipo la cartina dell'Europa risulta sbagliata in alcuni particolari, sia nei confini dell'Olanda e Danimarca, sia per la Germania che ancora risulta divisa. L'intero quantitativo non è stato mai ritirato. II° TIPO: 1997 zecca di R 80 milioni di unità coniate 1998 zecca di R 180 milioni di unità coniate 1999-2000-2001 da serie annuale della zecca R 210 mila unità coniate Col II° tipo la cartina d'Europa viene corretta sia nei confini di Olanda e Danimarca e sia nei reali confini della Germania unita. La coniazione della moneta sbagliata creò all'Italia non pochi fastidi per le ripetute proteste della Germania che vedeva ancora diviso il suo territorio nazionale. Una sorta di incidente diplomatico che si concluse con le scuse ufficiali dell'Italia e la sospensione della moneta incriminata. Buona norma sarebbe stata ritirarla dalla circolazione, ma il quantitativo emesso era troppo grande (100 milioni di unità), per cui successivamente, con il II° tipo, si optò per una prosecuzione della coniazione ma con gli errori corretti, costringendo appunto il Ministero delle Finanze e la Zecca a realizzare un nuovo rovescio. Molte furono le responsabilità attribuite alla Zecca, molte anche agli organismi deputati al controllo qualità e della regolare conformità della moneta stessa, ma...siamo in Italia e le vere responsabilità se le scaricarono regolarmente, persino sulla medaglista Uliana Pernazza che aveva commesso l'errore originale dei confini Europei. Al di là di tutti questi aspetti, questa moneta, creata alla vigilia dell'euro in notevoli quantitativi, rimane sempre il simbolo di un'epoca che cambia, una moneta di transizione che lascerà del rammarico nei nostalgici della lira ed il ricordo di un valore che ci ha accompagnato per alcune centinaia di anni. "Molti sono concordi nel sostenere, anche se questa non sarebbe la sede più opportuna per parlarne, che questo sarebbe dovuto essere il VERO valore dell'Euro, come in effetti lo fu il Marco di una Germania che creò il primi dissidi. Ma questa è un'altra storia!" Naturalmente il virgolettato è e rimane sempre un mio pensiero di cui mi assumo le mie responsabilità. In foto: il diritto comune ai due tipi ed il rovescio sbagliato e corretto. Carlo
  15. Se poi vogliamo entrare nel campo delle curiosità, non certamente delle varianti, in alcuni millesimi, senza una precisa distinzione, possiamo notare lievi tracce di rigatura del contorno, associate agli incusi canonici. Ciò è dovuto a delle problematiche di coniazione del tondello nel momento in cui vengono impressi gli incusi. Il fenomeno l'avevo notato anche negli scudi 1879 di Umberto I Carlo
  16. A parte il contorno che può presentare curiosità, errori o alterazioni per qualunque millesimo, direi che le varianti vere o presunte sono state tutte citate. Se poi alludiamo a rarità particolari di alcuni millesimi iniziali, vere o create artificiosamente, entriamo in un altro campo, quello dell'originale o del tarocco. Altro capitolo qui non contemplato ma piuttosto interessante per i collezionisti. Carlo
  17. Questo scudo del '75 appartiene alla schiera piuttosto nutrita di monete che ha il contorno scarsamente impresso. Tra le innumerevoli curiosità, spesso risultano scarsamente impressi i FERT, o i nodi, questi ultimi i più superficiali (hanno incusi poco profondi), quasi mai le rosette che sono dei punzoni molto più profondi. Infatti, nella tua moneta postata sono visibili ancora le rosette e si intravvede qualche leggerissimo abbozzo di una lettera che compone la scritta FERT. E' solo un difetto di coniazione, ma bene hai fatto a postarlo perchè rappresenta un ulteriore contributo interessante. La vera rarità sta nella totale assenza di incusi. Carlo
  18. Alcuni esemplari millesimati 1875 M e 1878 evidenziano un errore nel contorno, il quale risulta perfettamente liscio senza gli incusi, facendo arrivare ad R4 il loro grado di rarità, almeno secondo i cataloghi, giusto per un evidente errore nel processo di coniazione. Carlo
  19. Varianti degli incusi nel taglio della moneta. Gli incusi, in condizioni canoniche sono una successione di: ✽ FERT ✽ nodo ✽ FERT ✽ nodo ✽ FERT ✽ nodo Questi possono essere oggetto, al momento della coniazione, di numerosissime alterazioni nella: -definizione più o meno marcata degli incusi -alternaza dei nodi, rosette e motto -alterazione, mancanza, trasformazione dei caratteri del motto per deformazione, rottura, consumazione od errore nelle lettere che compongono il motto. Troviamo, indipendentemente dal millesimo e dalla zecca, FERT trasformato in FKRT, FFRT, IIRT, FIKT, FIH, FER.... Tutte queste cosiddette varianti, sebbene ricercate da molti collezionisti soprattutto in passato, si possono tranquillamente classificare come mere curiosità che nulla o quasi danno valore aggiunto alla moneta. Alcune immagini esplicative del taglio di uno scudo di Vittorio Emanuele II Incuso ben inciso, regolare con le posizioni regolari della rosetta del motto e del nodo altre con alterazioni di posizione dei componenti degli incusi e alterazioni delle lettere del motto.
  20. Varianti 1870 della zecca di R I cataloghi reputano la R piccola più rara rispetto alla grande. Analizzando moltissimi scudi con questo millesimo invece parrebbe il contrario, la R piccola sembra essere la normalità e la grande un evento raro o addirittura il risultato di una contraffazione/alterazione del millesimo 1876 rendendolo 1870. Altra variante 1870 R è la legenda più stretta, sia al dritto che al rovescio. Non se ne conosce il numero (forse alcune unità) ed il catalogo classifica questa singolarità un R4. In sintesi le dimensioni del segno di zecca R varia anche a seconda dei millesimi: 1870-71-72-73 hanno la R piccola 1875 ha la R piccola e grande 1876-77-78 hanno la R grande. In foto 5 Lire 1870 con la canonica R piccola.
  21. Diciamo che è una moneta pesantemente ritoccata, e non solo nei fondi. Sono particolari ben visibili persino agli occhi di un profano. Carlo
  22. Nuova variante, ma questa decisamente rara (addirittura R4), è rappresentata dal millesimo 1872 zecca di Milano. La variante consiste nell'aver un bordo decisamente più largo sia al Dritto che al Rovescio, esternamente al perlinato. Se ne conoscerebbero due soli esemplari (coll. Vitalini e coll. Rocca). Nella foto un paragone tra un 1872 M comunissimo con bordo regolare e la moneta in oggetto (ex coll. Rocca). Le differenze si notano perfettamente.
  23. Altra variante nel millesimo 1875 con la zecca di Roma. La variante è la R più piccola. I cataloghi la considerano di una certa rarità. Nella foto un 1875 con R grande e le differenze tra una R grande ed una piccola in questo millesimo.
  24. Altra variante, decisamente sotto tono e poco considerata, è nel millesimo 1877 con il 7 esterno, cioè l'ultimo che compone la data, leggermente più spostato a destra e lievemente fuori asse. Una semplice curiosità riconducibile ad una composizione del conio non ottimale. In foto: lo scudo con la "variante" e successivamente il paragone del millesimo in condizioni analoghe alla moneta in esame e quelle conformi. La differenza di posizione è ben rilevabile.