Lugiannoni

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  1. @Piakos, @Alberto Campana, Indubbiamente per le fasi iniziali della monetazione etrusca (V-IV se. a. C.) è plausibile pensare ad una microeconomia basata sullo scambio pre-monetale. Nella seconda fase (fine IV-III s.a.C.) compare una monetazione più differenziata che vede, per l'argento, accanto alle classiche didramme (Metus, Hercle, Menrva) e dramme (Aplu, Artumes) anche frazionali con equivalenze ponderali, rispetto alla monetazione greca, che arrivano fino ad un qualcosa di molto simile all'obolo. Contemporaneamente si affaccia la monetazione in bronzo, legata, parrebbe, al sistema ponderale romano. Rispetto a quest'ultimo - che non conosco bene come l'amico Alberto - mi sembra di vedere un certo parallelismo, in quanto anche a Roma la moneta in argento e in bronzo compare con un certo ritardo. Continuo ad avere perplessità su come potesse funzionare razionalmente il commercio minuto utilizzando "spezzettature" di semi-lingotti quali, appunto, l'aes rude ed il signatum. Voglio dire: mi rendo conto che non poteva che essere così ma ho difficoltà a cogliere bene il meccanismo.
  2. Panorama Numismatico nr.334, dicembre 2017 Data: 7 dicembre 2017In: News NumismaticaNessun commento Stampa Email In copertina, Osservazioni su un denaro raro di Giovanna I d’Angiò e Ludovico di Taranto, di Luca Lista e Isidoro Minniti: una nuova interpretazione e una inedita proposta di catalogazione per una tipologia estremamente rara. Troverete, all’interno: Ufo, monete e misteri, di Gianni Graziosi: l’emissione dell’isola di Niue che commemora il settantesimo anniversario dell’incidente di Roswell è l’occasione per parlare di corpi alieni, o presunti tali, sulle monete dall’antichità ai giorni nostri. Per la monetazione antica: Roberto Diegi si occupa di un animale mitico ed emblematico che compare di frequente sulle monete di Augusto, in Il Capricorno nella monetazione di Augusto. Per la monetazione medievale e moderna: Franco Comoglio avanza un’ipotesi riguardo la legenda che compare su una rara emissione longobarda, in Un tremisse di Cuniperto dalla insolita legenda. Adolfo Sissia attua un attento riesame critico delle fonti che hanno analizzato la cronologia delle coniazioni romane il che permette di definire due periodi ben distinti di attività della zecca, in La datazione dell’apertura della zecca di Roma dopo la Renovatio Senatus. Una questione controversa ancora oggi in discussione. In Metamorfosi numismatiche e un sibillino refuso, Alberto Castellotti parla di alcune monete papali alterate scoperte più di un secolo fa da Ercole Gnecchi e di un curioso fiorino di Paolo III. Luca Miccolis affronta un ambito di ricerca particolarmente fertile e ricco di novità per l’elevato numero di varianti di conio esistenti, in Scudi e mezzi scudi di Governo popolare di Bologna. Alcune varianti inedite. Il duca Francesco I d’Este volle che fosse raffigurata sulle sue monete l’immagine della Madonna della Ghiara di Reggio Emilia. Claudio Cassanelli ne spiega la ragione e illustra alcune tipologie in La serie dei dobloni con la Vergine e il Bambino. Per la medaglistica: Papa Pio XII, dopo essersi astenuto dal nominare nuovi vescovi durante tutto il Secondo conflitto mondiale, fece divenire il Concistoro del 1946 uno dei più importanti della Storia della Chiesa. Fabio Robotti parla delle medaglie legate a quell’avvenimento, in Le medaglie di Pio XII per il Concistoro dell’anno 1946. Per la rubrica di Recensioni sono illustrati i recenti volumi di Corrado Ciabatti, Studio e catalogo delle monete di Ferdinando Medici, e di Riccardo Martina, I quattrini dei Reali Presìdi di Toscana. Per la rubrica Notizie dal mondo numismatico si parla della appena costituita Associazione Italiana Cartamoneta; del volume Angelo Grilli, un’eccellenza della medaglistica, di Amelio Carlo Strigazzi e Barbara Costanza Pica; della Tavola rotonda tenutasi a Torino durante il Convegno numismatico dell’ottobre scorso.
  3. @Alberto Campana siamo perfettamente d'accordo sull'uso "elitario" della monetazione etrusca. Resta, a mio parere, tutto da indagare il modo con cui veniva effettuata la spesa quotidiana da parte del popolo prima della comparsa della monetazione in bronzo. Problema che era stato da tempo risolto nel mondo greco, ma non in quello etrusco e in quello romano.
  4. Non prima dell'agosto 2018. Facendo riferimento alla mia esperienza in fatto di pubblicazione di Atti, non è nemmeno una data troppo lontana; la conditio sine qua non è che i vari relatori rispettino i tempi di consegna (fine febbraio 2018) e correggano poi le loro bozza nel giro di un paio di settimane!
  5. Nell'asta della CNG c'è anche questa moneta. Chi sa sciogliere il mistero? Session I, Lot 329 Estimate: 2'000 USD | Starting price: 1'200 USD BRUTTIUM(?), Uncertain. 3rd century BC. AR Nomos (20.5mm, 6.67 g, 3h). Youthful head of Herakles right, wearing lion skin; club over far shoulder / Nike, wearing long chiton, standing left, holding wreath in right hand. Unpublished. Good VF, toned, light scratch on obverse, minor double strike and a small area of smoothing on reverse. Unique. From the J. L. Gomer Collection. Ex Elvira E. Clain-Stefanelli Collection (Naville Numismatics 24, 17 July 2016), lot 75. This coin is a true enigma. As an anepigraphic issue, one must look to other aspects of the coin for attribution, but the types here are rather ubiquitous, and the physical aspects of the piece do not suggest even a particular region. Clain-Stefanelli apparently attributed the coin to Bruttium during the Pyrrhic Wars, but without her reasoning, it can only be regarded as speculative. Teanum Sidicinum in Campania struck an issue of nomoi with a head of Herakles and club on the obverse, and Nike in a chariot on the reverse, but the style of this issue seems foreign to that city, and its weight is too low without any significant wear. With the lack of information regarding its discovery, the attribution of this issue remains a mystery.
  6. Aste TRITON XXI di CNG del 9 e 10/1/2018

    Nell'asta della CNG c'è anche questa moneta. Chi sa sciogliere il mistero? Session I, Lot 329 Estimate: 2'000 USD | Starting price: 1'200 USD BRUTTIUM(?), Uncertain. 3rd century BC. AR Nomos (20.5mm, 6.67 g, 3h). Youthful head of Herakles right, wearing lion skin; club over far shoulder / Nike, wearing long chiton, standing left, holding wreath in right hand. Unpublished. Good VF, toned, light scratch on obverse, minor double strike and a small area of smoothing on reverse. Unique. From the J. L. Gomer Collection. Ex Elvira E. Clain-Stefanelli Collection (Naville Numismatics 24, 17 July 2016), lot 75. This coin is a true enigma. As an anepigraphic issue, one must look to other aspects of the coin for attribution, but the types here are rather ubiquitous, and the physical aspects of the piece do not suggest even a particular region. Clain-Stefanelli apparently attributed the coin to Bruttium during the Pyrrhic Wars, but without her reasoning, it can only be regarded as speculative. Teanum Sidicinum in Campania struck an issue of nomoi with a head of Herakles and club on the obverse, and Nike in a chariot on the reverse, but the style of this issue seems foreign to that city, and its weight is too low without any significant wear. With the lack of information regarding its discovery, the attribution of this issue remains a mystery.
  7. Un dato. Noi conosciamo circa 84 tipi di monete populoniesi in argento di vario valore; però, tra queste, di 67 ne conosciamo meno di 10 esemplari, di 16 tipi ne conosciamo non più di 20, di 5 se ne conosce meno di 50 esemplari, altri 2 tipi non superano il centinaio. Solo per la moneta con testa di Aplu (valore X) il numero dei pezzi noti supera in centinaio (154), mentre per quelle con Hercle (valore XX) arrivano a 300 ed infine delle "classiche" Metus ne conosciamo poco più di 1600. E' ragionevole pensare che le piccole pezzature siano state con il tempo rifuse, tuttavia resta il dubbio che si trattasse di monete coniate da privati per far fronte a necessità di mercato con altre città e paesi, mentre quelle di maggior valore - che a maggior ragione avrebbero dovuto essere rifuse - erano battute dall'autorità statale per proprie necessità commerciali e/o militari. Ma a questo punto sorge la "domanda delle 10 ghinee": mentre la sua "collega" romana aveva a disposizione trienti, sestanti, assi, ecc., la massaia etrusca - vi dovevano pur essere! - con cosa pagava la spesa quotidiana? Al di là dell'ironia, questo è il nodo non da poco per capire l'utilizzo della moneta in Etruria, visto che nelle altre città, che solo intorno al III secolo iniziarono a battere monete in bronzo, fino a quel momento non esisteva la moneta tout court. Come venivano regolati i piccoli rapporti commerciali quotidiani? Col baratto? Temo che questo interrogativo resterà aperto e di difficile soluzione. E' aperta la discussione. Chi ha idee, ipotesi, proposte si può fare avanti....@Alberto Campana, @Admin, @Piakos.......et ceteros! n° monete conosciute
  8. Studiando le coniazioni populoniesi, sia in oro che in argento, emerge chiaramente una profonda differenza con le coeve coniazioni, ad esempio, della Sicilia. Da un punto di vista qualitativo: le coniazioni "greche" sono accurate, vi si nota una ricerca della precisione sia in termini di forma del tondello che per quanto concerne la centratura. Inoltre i conii venivano sostituiti non appena si presentava un accenno di rottura. Al contrario i "tondelli" etruschi sono tali, vorrei dire, solo casualmente, la centratura sembra essere un problema che non li sfiorava minimamente ed infine i conii venivano sfruttati sino alla distruzione. Di seguito alcuni esempi utilizzando la didracma con Metus, che è decisamente la tipologia più diffusa, collocabile tra la fine del IV ed il III secolo a. C. : a b c d e f Credo gli esempi parlino da soli; da osservare come il conio utilizzato per d), e ed f) sia progressivamente portato all'estremo. Un'altra differenza, sulle cui implicazioni ci soffermeremo in seguito, è l'assenza di contemporanea moneta "spicciola" in rame o bronzo, cosa che invece è presente nelle città greche della Magna Grecia e della Sicilia. (segue)...e nel frattempo, qualche parere?
  9. A onor del vero, almeno una delle monete sequestrate - nelle foto quella nella mano sinistra della graziosa carabiniera(?) - sembra parlare più cartaginese che bizantino!
  10. Durante le mie ricerche sulla monetazione di Populonia mi sono imbattuto in un paio di casi le cui vicende "economiche" abbastanza, almeno per me, particolari. Mi riferisco a due aurei con testa di leone e lingua pendente da XXV passati dalla stessa casa d'aste qualche anno fa. Premetto che questi aurei, per dirla con un eufemismo, non sono propriamente in "odore di santità"; comunque sia entro nel merito. La prima delle due monete viene passata in asta il 4 gennaio 2016 con una stima di 5.000 $ e viene ceduta a 8.750 $ (più i diritti); successivamente viene riproposta con la stessa stima iniziale e cambia proprietario per 7.500 $ con una perdita secca di 1.250 $. Ancora più "incomprensibile" il percorso della seconda. Questa viene messa in vendita nel maggio 2003; stima $ 3.000 e cambia proprietà allo stesso prezzo. Il nuovo proprietario nel gennaio 2008 la porta di nuovo alla casa d'aste che confermala stima della prima vendita, 3.000$ mala moneta trova un acquirente a 5.000, sempre salvo i diritti d'asta. Dopo un anno esatto il nuovo acquirente decide di disfarsi della moneta. Stessa casa d'aste, stessa stima, ma la moneta supera appena l'asticella dei 3.600 $. Ovviamente la prima conclusione che si potrebbe trarre è che le monete, seppur molto rare ed in ottime condizioni, non sono un investimento remunerativo; dico questo perchè le cessioni di una moneta nel breve giro di un anno non sono certo tipiche del collezionista "puro". Altra ipotesi, ma tenderei a scartarla per ovvi motivi, potrebbe essere quella di aver sospettato il falso e quindi la fretta di liberarsene, seppur rimettendoci qualcosa. @lorenzo, @Piaos, @Admin, @rick2 e tutti gli altri amici, che ne pensate?
  11. Falsi moderni di monete antiche

    In effetti in quella autentica mancano i due segni di valore X : X perchè in generale - e nella serie METUS/CADUCEI in particolare - nell'officina monetaria populoniese non si badava affatto alla precisione del tondello nè alla centratura del conio; evidentemente il falsario ne è stato tratto in inganno ed ha omesso la doppia punteggiatura. Oltre a questo
  12. Falsi moderni di monete antiche

    In una recente asta è passata questa moneta, oltretutto "dorata"! quella che segue, invece, è originale Da notare che per questo tipo è stato utilizzato un unico conio. Inutile aggiungere che è stata comprata.
  13. In attesa degli Atti del convegno, che spero usciranno entro la prima metà del 2018, unisco di seguito, per chi è interessato, una sintesi del convegno, scritta dall'amico Fiorenzo Catalli. <Le monete degli Etruschi a 42 anni dal convegno di Napoli Il 6 e 7 ottobre 2017 si è svolto il Convegno “Le monete degli Etruschi a 42 anni dal convegno di Napoli” nella sede del Parco Archeologico di Baratti e Populonia (Piombino,LI) con la collaborazione del Comune di Piombino, de I Parchi della Val di Cornia, dell’Associazione Archeologica Piombinese e con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici. Il Convegno si è tenuto a 42 anni dal Convegno “Contributi introduttivi allo studio della monetazione etrusca” che si era svolto a Napoli nel 1975. Quel Convegno napoletano fu una eccellente occasione per fare il punto della situazione degli studi di numismatica nello specifico settore etrusco che in precedenza era stato visibilmente trascurato. Proprio in occasione di quel convegno sono stati ricordati gli studi del Garrucci (1885), del Sambon (1903), dell’Haeberlin (1910), della Cesano (dal 1926 al 1938) e di Panvini Rosati (dal 1961 al 1970), che hanno inevitabilmente, considerato il loro carattere frammentario, lasciato insoluti diversi quesiti. A Napoli molte risposte furono date dai grandi nomi della numismatica e dell’etruscologia, guidati da Laura Breglia e da Massimo Pallottino, nelle giornate di studio, grazie anche alla prima grande raccolta di calchi delle monete etrusche conservate in musei italiani e stranieri, per l’occasione messi a disposizione degli studiosi. Ma altri quesiti rimasero insoluti e non pochi studiosi, nei decenni successivi, si lamentarono del fatto che, nonostante i molti auspici espressi nel convegno, il settore della numismatica etrusca rimase di fatto nel dimenticatoio. Per portare avanti gli studi di numismatica etrusca non fu sfruttato l’Anno degli Etruschi (1985) con le sue molteplici manifestazioni e mostre, né furono sfruttate le mostre che nei decenni successivi furono inaugurate in Italia e all’estero. Il Convegno di Populonia non voleva avere la presunzione di colmare queste lacune ma ha voluto anzitutto fare il punto degli studi del settore, di quelli in corso e di quelli ancora da iniziare ed ancora di proporre nuovi spunti investigativi sia sugli aspetti della produzione monetaria che sulle valutazioni che tali produzioni dovevano avere nell’ambito della società etrusca. Va anzitutto citata la relazione di Andrea Camilli che dopo aver effettuato uno scavo negli archivi storici ha recuperato la cartografia che gli ha consentito di ricostruire lo sfruttamento delle scorie ferrose da parte della Società Italica Populonia negli anni a partire dai primi del ‘900. Tali scorie erano state abbandonate e gettate dagli Etruschi nell’area della necropoli arcaica in tali quantità da seppellire completamente le tombe. L’interesse per questo aspetto sta nel fatto che proprio a livello del primo strato di scorie fu rinvenuto nel 1939 un ripostiglio di oltre 600 monete in argento della zecca di Populonia, ripostiglio che, per quanto sicuramente giunto fino a noi non integro, riveste un particolare interesse per la ricostruzione della produzione monetaria della città di Populonia. Di pari interesse l’intervento di Stefano Bani che documenti alla mano, anche in questo caso tratti dagli archivi storici, ha sollevato seri dubbi sull’autenticità delle monete in oro con il tipo della testa di leone, già presenti nelle collezioni pubbliche alla fine dell’Ottocento e sulle quali si sono avanzate numerose ipotesi per un inquadramento cronologico nella produzione monetaria etrusca. Il Bani ha fatto notare che tutte le monete in questione provengono dal mercato antiquario, ed in particolare dall’area di Campiglia, e che nessuna moneta è mai stata, a differenza delle altre serie, rinvenuta in scavi archeologici. L’ipotesi del Bani sulla non autenticità di queste serie merita la massima attenzione anche perché è stata supportata al Convegno da un intervento di Stefano Legnaioli del CNR di Pisa che ha effettuato una serie di analisi non distruttive con infrarossi XRF per analizzare il metallo utilizzato per la produzione di queste monete. La forte discordanza dei risultati che riflettono oscillazioni di presenza di oro fino dal 50% asl 98% fanno accrescere i dubbi sulla autenticità della serie aurea che non dobbiamo considerare più etrusca ma ottocentesca. Un collaudato studio di Adriano Maggiani ha fatto il punto sui sistemi ponderali utilizzati dagli Etruschi documentati dal rinvenimento di pesi in diverse località. I sistemi ponderali, la cui adozione da parte della società antica ha certamente preceduto l’inizio di qualsiasi produzione monetaria nel Mediterraneo, sono alla base della produzione di moneta proprio perché la moneta antica era a “valore reale” ovvero valeva tanto quanto era il suo contenuto di metallo, oro, argento e bronzo. L’adozione di diversi sistemi ponderali ha certamente caratterizzato le diverse aree geografiche spiegando di fatto le differenze ponderali tra i pesi delle monete delle città etrusche ma anche greche di Magna Grecia e Sicilia e romane. Di grande interesse lo studio dei coni eseguito da Luciano Giannoni con particolare riguardo per le serie in argento della zecca di Populonia con il tipo della Gorgone, della testa di Apollo e di Minerva. Il Giannoni ha ricostruito e spiegato la tecnica di esecuzione di cui ha offerto una sequenza di coni (ovvero la successione dei coni che di volta in volta venivano utilizzati e/o sostituiti, in caso di rottura e di consunzione) in rapporto tra i diritti e i rovesci delle monete considerate nello studio. Studio che ha bisogno di tempo per essere “digerito” ma che si presenta ricco di novità e spunti. Italo Vecchi ha anticipato le novità e le revisioni di alcuni tipi monetali da lui studiati e pubblicati nel suo fondamentale repertorio della monetazione etrusca Etruscan Coinage. Fiorenzo Catalli ha fatto il punto della situazione sulla produzione di moneta fusa in bronzo che ha interessato le città di Tarquinia, Volterra e, nella Val d’Elsa e Val di Chiana, Arezzo o Cortona. La monetazione assai modesta nei quantitativi prodotti e nella circolazione limitata al solo territorio tarquiniese, è una evidente produzione di prestigio per una città che nel 308 a.C. fu costretta a chiedre una tregua quarantennale a Roma e che nel 281 a.C. si vide confiscare una parte del suo territorio dai Romani. La sua monetazione evidentemente legata al magistrato Vel Pinie, capostipite della famiglia di cui alla tomba degli Scudi, è databile ai decenni che hanno preceduto il 308 a.C. e la sua produzione può essere stata utilizzata per pagare servizi resi alla città proprio in occasione dello scontro con Roma. Volterra mostra invece tre serie, ben definite dalla legenda Velathri, con i tipi della testa bifronte giovanile da identificare con Culsans il dio etrusco di cui si è rinvenuta una statuetta con il nome inciso a Cortona e con i segni di valore a distinguere i differenti nominali, nell’ordine del sistema divisionale duodecimale (=un asse corrisponde a 12 once : asse, semisse, triente, quadrante, sestante e oncia. Lo stesso sistema di peso è utilizzato da altre otto serie di monete fuse in bronzo che, a giudicare dai dati di rinvenimento, potrebbero essere attribuite ad Arezzo o Cortona. Simona Rafanelli, direttrice del Museo Archeologico di Vetulonia, ha fatto una completa rassegna delle nostre conoscenze sulla moneta di quella città che reca l’iniziale del nome della stessa, Vatl per Vatluna. Le monete vetuloniesi tutte in bronzo si sono ritrovate numerose negli scavi del Falchi, che per primo identificò il sito della città etrusca, facendo riassegnare il nome all’abitato che aveva preso il nome di Colonna. Ma la Rafanelli ci ha mostrato come analoghi rinvenimenti di queste monete ancora caratterizzano gli scavi attuali. A conclusione di due giornate intense Elena Sorge, funzionario responsabile dell’area di Volterra nella Soprintendenza di Stato, ha riassunto i dati vecchi ma soprattutto quelli nuovi sulla conoscenza della città etrusca . In particolare il rinvenimento e le prime ricostruzioni sull’anfiteatro di cui si ignorava completamente l’esistenza. Dati sullo sviluppo della città che aiutato ad inquadrare culturalmente ed economicamente la produzione della moneta.>
  14. ciao a tutti !

    Ben arrivato! Sono certo che troverai un luogo (virtuale) sereno dove discutere, approfondire e crescere numismaticamente!
  15. Panorama Numismatico nr.333 di Novembre 2017 Data: 6 novembre 2017In: News NumismaticaNessun commento Stampa Email In copertina, La monetazione di Pio VII per Bologna. Un ripristino tormentato, di Guglielmo Cassanelli, Michele Chimienti e Giovanni B. Vigna, seconda parte dello studio sulla produzione della zecca emiliana in tempo di Restaurazione, quando essa si trovò in una situazione di preminenza tecnica rispetto alla zecca romana grazie all’esperienza maturata nel periodo precedente e alle moderne attrezzature. In questa seconda parte si analizzano le monete in rapporto alle varianti di conio. Troverete, all’interno: L’inflazione che colpì il marco tedesco nel primo dopoguerra causò una situazione economica drammatica e folle. Ne parla Gianni Graziosi in Notgeld in metallo della Vestfalia (1921-1923). Per la monetazione antica: Raffaele Iula racconta la travagliata vicenda di una moneta particolare, un Antoniniano unico di Bonoso apparso e poi scomparso. Per la medaglistica: Il Professor Alessio Varisco parla della Pontificia Crux Signum Sacri Itineris Hierosolymitani, una decorazione molto particolare voluta da papa Leone XIII per incoraggiare i pellegrini a visitare i Luoghi Santi di Gerusalemme, in La croce leonina della Custodia Terrae Sanctae. Per la monetazione estera: Agli inizi del Novecento, sulle nuove monete statunitensi si vollero raffigurare le immagini di nativi americani. Maurizio Carsetti racconta le vicende che portarono alla elaborazione dei bozzetti e alle successive emissioni, in Cinque piccoli indiani. Per la rubrica di Recensioni sono illustrati il più recente libro di Ezio e Daniel Zadra, Le monete degli ultimi tre imperatori del Sacro Romano Impero di Germania, e il catalogo di Unificato dedicato all’Euro. Catalogazione e quotazione delle monete e cartamoneta, 2017/2018. Per la rubrica Notizie dal mondo numismatico si parla dell’asta Gadoury che si terrà a Monaco il 2 dicembre prossimo, con una vasta collezione di monete in oro, e dell’asta MDC-Monnaies de Collection, che si terrà sempre a Monaco il 1 dicembre prossimo, con una catalogo di più di 1500 monete. Inoltre è recensita la XXIII Mostra di Rovereto che si è chiusa l’8 ottobre scorso, e sono illustrate le più recenti pubblicazioni della collana “Materiali” del Bollettino di Numismatica dedicata alla Collezione di Vittorio Emanuele III.