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Lugiannoni

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  1. Lugiannoni

    Moneta o medaglia ?

    Senza vederla direttamente e impossibile, almeno per me, valutare l'autenticità di una moneta. Puoi provare a farla vedere , se dove abiti c'è un negozio di numismatica o comunque un esperto.
  2. Il segno è relativo allo zecchiere Agnolo Fraschini, ultimo zecchiere della repubblica senese e zecchiere della breve Repubblica di Siena ritirata in Montalcino (1556-59). Per alcuni anni operò anche a Parma. Di lui si hanno poche altre notizie: quando passò da Siena a Montalcino fu condannato a morte in contumacia dai nuovi governati filo-medicei.
  3. Lugiannoni

    Moneta o medaglia ?

    Sembrerebbe una moneta commemorativa per il centenario della nascita del pittore brasiliano Candido Portinari.
  4. Lugiannoni

    Compleanno Admin

    Caudio, tantissimi auguri!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
  5. https://www.cronacanumismatica.com/le-tante-monete-per-l-esilio-di-dante/
  6. Lugiannoni

    Tanti auguri a... Lugiannoni

    GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!!!!!
  7. In effetti la moneta è anche pubblicata nel volume di I. Vecchi, ma la foto l'ho trovata ricercando sulla rete. Per quanto riguarda la rarità, Vecchi ne censisce solo 10.
  8. Se ti interessava la tipologia di una semuncia vetuloniese Bronzo, forse III sec. a.C.; peso oscillante tra gr 1,02 e 5,95.
  9. Credo si debba distinguere tra le situazioni "di fatto" e quelle "strutturali". Cesare aveva i poteri che appartenevano ad un dictator dotato di imperium, poteri che erano limitati nel tempo ed attribuiti in casi di estremo pericolo per Roma. Ovviamente Cesare estese questi poteri in un tempo illimitato ma tutto nel rispetto, non solo formale, dell'organizzazione statuale repubblicana, giustificandoli "giuridicamente" sulla situazione politica fortemente critica di Roma. Del resto poco prima di lui Silla aveva avuto gli stessi poteri di Cesare, oltretutto gestiti in maniera dispotica e violenta, basti pensare alle liste di proscrizione sillane. Silla in età avanzata si ritirò, ritenendo di aver sconfitto la parte "democratica": per quanto riguarda Cesare non possiamo dire se avrebbe o non avrebbe fatto altrettanto visto che fu ucciso. Indubbiamente l'ampliarsi delle conquiste di Roma aumentava esponenzialmente le difficoltà a gestire problemi sempre più complessi con crescita di tensioni sociali nei confronti delle quali il sistema repubblicano stava da tempo mostrandosi incapace; basti ricordare le vicende dei fratelli Gracchi e la lotta tra Mario e Silla. In sintesi: ci troviamo di fronte ad una fase di lenta trasformazione dal governo di una oligarchia aristocratica ad un imperium giustificato da quello che Marx avrebbe definito "lo stato delle cose presenti" pur conservando la struttura repubblicana e poi ad una seconda fase nella quale si rafforza e si consolida il potere personale diminuendo il potere del Senato (Ottaviano) per arrivare a Tiberio che struttura organicamente la fase imperiale. In conclusione possiamo, credo, sostenere che Cesare dirigeva la res publica - pur forzandole al limite - utilizzando le strutture di comando previste ed esistenti da sempre mentre la vera torsione autoritaria inizia con Ottaviano.
  10. Nel ricordare e celebrare gli ottocento anni dalla morte dio Dante, viene spontaneo chiedersi, da appassionati di numismatica, se il Poeta abbia mai parlato, nella sua opera maggiore - la Commedia - in maniera precisa delle monete del suo tempo ma la risposta è sostanzialmente negativa. Malgrado che nel suo peregrinare fosse venuto a contatto diretto con la monetazione di quasi tutta l'Italia del centro-nord e con quella francese e, forse venasina, oltre un accenno fatto nel Convivio alle "santalene" - probabilmente monete bizantine utilizzate come medaglie devozionali, vista la frequentissima presenza del Cristo Pantocrator - l'unica citazione puntuale di una moneta del suo tempo e della sua Firenze viene fatta da Dante nel canto XXX dell'Inferno quando incontra Mastro Adamo, un falsario messo al rogo a Firenze nel 1281 per aver stampato fiorini a soli 21 carati invece dei 24. E' peraltro interessante osservare che il "povero" falsario fu l'unico a rimetterci la vita, visto che i suoi mandanti, i Conti Guidi, erano troppo potenti e importanti per essere toccati dalle leggi (come sempre). Così recita Dante: vv. 46-90 Ivi è Romena, là dov’io falsai / la lega suggellata dal Batista / per ch’io il corpo su arso lasciai. ......................... io son per lor tra sì fatta famiglia / e' m'indussero a batter li fiorini / ch'avevan tre carati di mondiglia. Sotto un fiorino falso che però in questo caso è di danno maggiore, avendo l'anima di rame coperta da una sottilissima sfoglia d'oro!
  11. Parto dal fondo. Che ci siano dei personaggi troppo sprovveduti o troppo furbi da comperare monete "dubbie" non mi meraviglia; semmai è più inquietante che alcune case d'asta, dotate di esperti, continuino a proporle. So che Italo, con cui ho avuto modo di parlare e scambiare opinioni durante il convegno di Populonia e con il quale mi sento periodicamente via mail, stia lavorando più che ad una revisione - revisione relativa alle attribuzioni già in parte anticipata durante il convegno e pubblicata nei relativi atti - ad un aggiornamento, visto che dal tempo di pubblicazione di ETRUSCAN COINAGE ad oggi sono apparse nuove tipologie monetali.
  12. Francamente quando sono entrato nel forum la foto era già lì e probabilmente era stata a suo tempo scelta perchè, come tipologia, era fortemente emblematica e rappresentativa della monetazione etrusca. Ovviamente non avendola mai vista direttamente non mi sentirei di affermare niente a favore o contro la sua autenticità, specie per una moneta d'oro etrusca. Per testare l'autenticità sono fondamentali le analisi chimiche non distruttive, come l'analisi XRF; in questo senso è interessante la relazione sulle monete auree etrusche presentata nel convegno sulla monetazione etrusca tenuto nel 2017 a Populonia da un team di tecnici del CNR. Un po', ma solo un po', più facile è l'individuazione di falsi per quanto riguarda le monete etrusche in argento. Personalmente comunque mi fido molto del parere dell'amico Italo Vecchi e del suo capitolo "forgeries" contenuto nel suo volume ETRUSCAN COINAGE.
  13. Penso che l'indice di rarità non sia legato esclusivamente al volume della tiratura di zecca, ma tenga conto di quante monete di quel millesimo e di quella zecca sono in circolazione oggi; dato questo forse in parte soggettivo ma riscontrabile valutando lo storico dei passaggi in vendita.
  14. Non tanto per il dubbio che sia falsa, ma principalmente perchè, a occhio e croce, avrei qualche dubbio sulla provenienza (salvo che non abbia regolare attestazione di lecita origine).
  15. La Firenze del XIV secolo è già uno dei più importanti centri economici dell'Italia, malgrado le intrinseche debolezze del sistema bancario-finanziario basato in gran parte sui prestiti e finanziamenti ai vari sovrani, principi e condottieri; ovviamente le fortune o sfortune in guerra di costoro determinavano la loro capacità o incapacità di restituzione dei prestiti, con conseguente successo o fallimento dei Banchi prestatori. I prestiti e pagamenti di grosse somme venivano effettuati con monete d'oro e tra queste il fiorentino "fiorino" a 24 carati era un elemento di garanzia; garanzia che era però minacciata non solo dai falsari - per i quali era previsto il rogo - ma anche dall'uso prolungato e dai molti che limavano o ritagliavano i bordi delle monete, diminuendone il peso e quindi il valore. Per evitare questioni e contestazioni da parte di chi riceveva il pagamento in oro, il Governo della città fiorentina istituì l'ufficio del Maestro del Saggio; a questi, quando necessario, venivano portate le monete d'oro che si voleva utilizzare per il pagamento quindi, una volta verificatone l'autenticità, il buon stato di conservazione e, fondamentale, il giusto peso, le monete - di regola 100 - venivano chiuse in un sacchetto in pelle sigillato dal Maestro. In tal modo era la stessa Repubblica di Firenze che si faceva garante, tramite il timbro del Maestro del sigillo, dell'autenticità e del peso delle cento monete. Questo sistema perdurò fino alla fine del XV secolo, quando venne via via sostituito dalle note di credito, certamente più agevoli, specie per la soluzione di grosse somme e meno soggette a rischio di furto o perdita. Veniamo ora a Scarlino, piccolo centro della Maremma tra Piombino e Grosseto e che allora era il luogo più a sud della Signoria piombinese. Nel 1982, durante la campagna di scavi nell'area della Rocca - scavi effettuati sotto la direzione di Riccardo Francovich, un amico tragicamente e prematuramente scomparso - fu rinvenuta, in una nicchia muraria della chiesa della Rocca stessa, una brocca con all'interno 100 monete d'oro (24 sanesi, 29 fiorini, 3 fiorini d'Ungheria, 1 ducato di papa Martino V, zecca di Bologna, 3 ducati di Genova, 4 di Milano, 21 veneziani e 15 della zecca di Roma). Tutte le monete non vanno oltre la prima metà del '400. Questo peraltro spiega verosimilmente la mancanza di monete del regno di Napoli, che proprio in quel periodo tentava, inutilmente, di assediare e conquistare Piombino. Il numero, l'ottima conservazione ed il peso assai vicino a quello standard fanno ragionevolmente pensare che si fosse trattato del contenuto di un vero e proprio "fiorino di sigillo" il cui contenuto, una volta ricevuto il pagamento, era stato nascosto in una brocca. Vuoi la presenza delle truppe napoletane nella zona (1448) vuoi per la peste che si scatenò poco dopo, lo sfortunato proprietario non tornò mai e recuperarlo. Unisco le immagini delle monete, tratte da un opuscolo redatto a cura del Comune nel 1991 in occasione dell'esposizione permanente del tesoro nel piccolo ma interessante centro di documentazione. D/ R/
  16. Indubbiamente attraente sia per la conservazione che per l'aria naif del volto regale e dell'aquila. Certo è che il raffronto tra il volto di Federico II e l'aquila in questo denaro e nell'augustale fa riflettere sull'"imbarbarimento" o più correttamente sulle negative conseguenze dei numerosi e massicci "innesti" di popolazioni barbare; al tempo stesso, proprio grazie alla grande rinascita culturale promossa da Federico II nell'augustale vediamo rinascere l'arte dimenticata di Roma.
  17. tantissimi auguri!
  18. Seppur in ritardo imperdonabile, mi unisco anch'io al coro degli auguri a Realino!
  19. Salve DiegoValerio, mi intrometto pur non essendo un "romanista" per confermarti che l'accostamento in un gruzzolo o tesoretto di monete di epoche relativamente lontane - nel tuo caso mi pare di capire nell'ordine di un paio di secoli almeno - è, come ha sottolineato bene @Ross14, non infrequente e particolarmente per le monete coniate in oro o argento, dato che il valore della monetazione antica (ma non solo) si basava sul valore intrinseco del metallo con cui era composta quindi un "tondello" di argento equivaleva a un mini lingotto. Tieni anche conto che in età antica e fino alla fine del XIX secolo, ma questo lo sai bene, la stragrande maggioranza della popolazione era analfabeta quindi incapace di leggere e capire le legende delle monete e conseguentemente di "datare" la moneta stessa.
  20. Le opere di Canfora sono indispensabili anche per comprendere le profonde differenze "strutturali" tra Cesare e Ottaviano.
  21. Sono portato a concordare con @Ross14. Cesare, che era stato, sia di persona che indirettamente vittima di Silla, intervenne per riportare la barra del potere verso i ceti popolari - non a caso era nipote di Mario - in un momento in cui il potere era in mano ad una oligarchia senatoria chiusa e reazionaria di cui Cicerone fu il rappresentante più noto. E' stato detto giustamente che Cesare è morto troppo presto per capire davvero gli sbocchi che avrebbe potuto avere la sua politica. Parlando di Cesare mi viene naturale l'accostamento a Napoleone, non tanto e non solo per la genialità sui campi di battaglia, ma principalmente per aver compreso che in una fase storica di involuzione e degenerazione - in Francia il Direttorio con il ritorno delle pulsioni monarchiche e la corruzione dilagante, mentre a Roma proseguiva il rafforzamento della classe latifondista senatoriale a scapito del progressivo impoverimento dei ceti popolari iniziato con l'uccisione dei Gracchi - non vi era altro modo che assumere il ruolo di dictator per imporre una svolta radicale riequilibrando i rapporti di forza nella società romana. Va anche aggiunto che la situazione sociale era giunta ad un livello insostenibile. Che la politica di Cesare fosse nella direzione giusta lo dimostrano le reazioni del popolo al momento della sua morte; i sedicenti tirannicidi si salvarono per un soffio al linciaggio e furono comunque destinati alla sconfitta finale. Si badi bene: che le masse corrano ed osannino il capo di turno finchè è vivo è cosa frequente; assai più rara che si mobilitino per difenderne la memoria e vendicarne la morte.
  22. Lugiannoni

    Tesoretto in Ungheria

    Ritrovamento estremamente interessante. Tuttavia se l'eterogeneità temporale si capisce abbastanza visto che le monete in argento o in oro erano l'equivalente di piccoli lingottini, meno chiari sono spesso le ragioni che si adducono per spiegare come il tesoro si è formato. Quasi sempre si parla di guerre imminenti ma in molti casi queste non sono poi scoppiate. Allora cosa è successo al seppellitore: se lo è dimenticato? è morto mentre andava a recuperarlo e nessuno quindi ha più saputo dov'era? Ma in tale caso è credibile che un tale, temendo una guerra o una invasione seppellisca un tesoro senza aver informato nessuno della famiglia (in caso di guerra il rischio di decesso non era certo improbabile)?
  23. E' uscito in questi giorni un bellissimo volume dell'amico Renato Villoresi sulla monetazione della Zecca di Ancona. Pur rimanendo il C.N.I. un testo base da cui non si può prescindere, è sempre più necessaria, anche alla luce delle acquisizioni avvenute da allora ad oggi, una rilettura critica ed un adeguamento sulla produzione delle numerose Zecche italiane ed il volume si muove appunto in questa direzione.
  24. Moneta che, a mio parere, ha un valore storico notevolissimo e che, purtroppo, manca ancora alla mia raccolta di monete dei governi <rivoluzionari>. Ricorda l'eroico e sfortunato momento della Repubblica dell'ammiraglio Caracciolo, della Pimentel, di Pagano e degli altri martiri così come ricorda ad eterna infamia il tradimento e la vigliaccheria di Ferdinando IV e dell'ammiraglio Nelson. Comunque un bel pezzo della nostra storia.
  25. Il XIII ed il XIV secolo, particolarmente in Toscana ma non solo, fu caratterizzato da continue lotte interne alle varie città - tra guelfi e ghibellini, tra bianchi o neri, tra bergolini e raspanti e così via - ma si videro anche continue lotte tra Firenze contro Pisa, Siena contro Firenze, Lucca contro Pisa Pisa contro Genova, Arezzo contro Perugia. Una costante di queste piccole guerre "intercomunali" era data dal fatto che l'esercito della città che al momento aveva vinto la battaglia si accampava sotto le mura della città sconfitta e lì venivano organizzate gare di corsa sia a cavallo che a piedi (particolarmente famosa quella organizzata dai perugini sotto le mura di Arezzo dove, per massimo oltraggio, fecero correre, seminude, le prostitute che erano al seguito del proprio esercito) nonchè macabre impiccagioni di animali a simboleggiare i nemici sconfitti; tutto per schernire ed umiliare i perdenti. A tutte queste attività spesso si aggiungeva, per ulteriore spregio, la battitura di proprie monete. In questo caso, al di là della beffe e dello scherno vi era un significato politico marcato: noi battiamo le nostre monete sotto le vostre mura come le battiamo nella nostra città perchè ora anche questo è nostro territorio. Normalmente le monete erano battute con i conii usati normalmente; vi sono però alcuni rari casi di conii realizzati ad hoc. Un caso è quello che risale al 1256, quando, avendo Pisa occupato parte del territorio di Lucca (guelfa a quel tempo, ed alleata di Firenze), i fiorentini (alleati di Lucca) ricacciarono gli invasori in località Ponte al Serchio. Rincorsi i nemici fin nel loro territorio, a San Jacopo in Val di Serchio, come ci informa Giovanni Villani nella sua Cronica, lì tagliarono un grosso pino e sul suo ceppo, posto il conio d'incudine, batterono un fiorino d'oro con ai piedi del Battista un rametto con tre pigne che alludevano evidentemente al pino su cui i fiorentini avevano battuto moneta in territorio pisano. Per par conditio occorre anche dire che nel 1363 i pisani alle porte di Firenze coniarono monete d'oro con l'aquila - simbolo orgoglioso della Pisa ghibellina - che tiene tra gli artigli il Marzocco, simbolo di Firenze. Circa cento anni dopo ancora Firenze e ancora Pisa. I fiorentini, anche stavolta vincitori, battono ad Ospedaletto, praticamente sotto le mura pisane, un fiorino d'oro ed un grosso in argento ed anche stavolta il conio è "fatto su misura". Sotto i piedi del S. Giovanni una volpe, a simboleggiare i pisani. In più, per rincarare la dose, accanto alla testa del Battista uno spezzone di catena per ricordare la cattura delle catene che chiudevano l'imboccatura del Porto Pisano. Insomma la moneta serviva non solo a rappresentare la potenza economica di una città o di uno stato, ma anche quella militare!
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