essepi

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About essepi

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    Expert user
  • Birthday 04/14/1987

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    Maschio / Male
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    Pisa

Numismatists interests

  • Numismatic studies
    Monetazione moderna italiana / Modern Italian Coinage
  • Numismatic studies
    Monetazione medievale / Medieval Coinage
  • Study level
    Studioso autonomo / self-taught

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  1. Un benvenuto al dott. Ganganelli, da parte mia.
  2. Non c'è problema. Effettivamente è meglio mettere subito le cose in chiaro! Le prove del 20 lire che ho esaminato (purtroppo solo due) hanno il contorno del primo tipo e così anche le monete coniate dopo il '36. Quindi cade l'ipotesi che il secondo contorno possa essere stato utilizzato inizialmente e sostituito in seguito. Quello che è certo è che, in entrambi i casi, le impronte provengono da coni originali, ma molto probabilmente coniati successivamente: in questo caso perdono, a mio parere, gran parte del valore storico ad esse associato. Non ho le monete in questione, per cui, se qualche utente è in possesso delle foto delle monete e dei contorni farebbe cosa gradita se le inserisse nella discussione.
  3. Di questa tipologia monetaria esistono due varianti, riguardanti il contorno. La prima, più comune, è costituita da dentelli a base piena, mentre la seconda da dentelli triangolari. CONTINUA
  4. Anche i cataloghi da me consultati riportano questa informazione. Se si considera il fatto che i primi pezzi da 1 e 2 centesimi con l'effige di Umberto I furono coniati nel 1895, ben si comprenderebbe la necessità dell'uso dei coni precedenti per sopperire alle esigenze. L'articolo di andreakeber, che ringrazio per gli interventi, pare confermare questo fatto. Resta da capire perché non si decise di cambiare subito i conii, come è avvenuto per gli altri nominali (questioni di risparmio?)!
  5. Potresti fornire il riferimento all'articolo e magari la bibliografia annessa? In questo modo potremmo cercare di risalire alla fonte.
  6. Ma la legge del 1909 prevedeva che i beni rinvenuti precedentemente alla sia entrata in vigore fossero accompagnati da documenti? Fu fatto un censimento nel 1909 dei beni in mano ai privati? In caso contrario saremmo in un' impasse. Faccio un esempio: un contadino arando il suo campo nel 1908, regnando felicemente Vittorio Emanuele III, trova una moneta greca. Cosa doveva fare? Andare a denunciarla e farsi fare i documenti? Nel 1910 come avrebbe potuto dimostrare, cioè, che l'aveva trovata prima del 1909? Credo che gli unici documenti che possano provare l'esistenza della moneta prima del 1909 siano i listini delle vendite pubbliche, con tanto di foto, ed eventualmente i documenti comprovati l'acquisto, o sbaglio? Ma c'era l'obbligo di conservare questa documentazione, all'epoca? Come vedete, le richieste della legge mi paiono eccessive: basterebbe che sia lo Stato a dover dimostrare il contrario per renderla più giusta. O mi sbaglio? Cosa ne pensate?
  7. Non sono in grado di valutare la validità delle motivazioni dell'una e dell'altra parte; tuttavia, credo che in mancanza di prove certe sia lecito proporre ipotesi ragionevoli. Se non altro la vicenda ha reso noto al grande pubblico l'esistenza della monetazione vandala o vandalica della Sardegna: non sapevo, infatti, che la nostra isola fosse stata conquistata dal questo popolo (mi ero perso un pezzo nella migrazione dalla Spagna all'Africa del Nord ).
  8. Pur non conoscendo questa monetazione, faccio i complimenti e ringrazio entrambi per gli interessanti interventi.
  9. Altre monete coniate a Vienna furono quelle di Retegno (Tolomeo Trivulzio-Gallo: ducati, talleri e mezzi talleri), Soragna (Nicolò Meli- Lupi: conio di ducato, mai battuto ufficialmente), San Giorgio Morgeto (Giovanni Domenico Milano: doppi ducati, ducati, talleri e mezzi talleri), Belmonte (Antonio Pignatelli Belmonete: ducato) e Belgiojoso (Antonio BArbiano: ducato e tallero).
  10. Sì, però si parla di Stati di una certa importanza. Non so, invece, quante persone potessero abitare a Ventimiglia di Sicilia all'epoca. Essendo poi nominali internazionali (il cui valore dipendeva dal fino contenuto in essi) non sarebbero state usate per i commerci minuti. P.S: non vorrei tu prendessi le mie osservazioni come critiche, ma come un invito a discutere e ad approfondire il tema.
  11. Si tratta di nominali "internazionali" e non moneta locale. La coniazione, quindi, avrebbe richiesto metalli preziosi, l'apertura di una zecca e denaro per le spese per il personale e per la gestione della stessa. Trattandosi di feudi piuttosto piccoli non credo che fosse conveniente. A mio parere, si stratta solo della dimostrazione concreta del privilegio di zecca; una mera questione di prestigio, dunque.
  12. Se non ci sono impedimenti legali, mi pare un'ottima idea. Purtroppo io ho iniziato ad acquistarla nel 2002 quindi non posso contribuire. Sarebbero interessanti anche quelli scritti per Cronaca Filatelica e quelli firmati con lo pseudonimo di Tino Marra.
  13. Vienna coniò le monete di Retegno, Ventimiglia di Sicilia, Soragna, San Giorgio Morgeto, Belmonte e Belgojoso. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che era la zecca imperiale (come giustamente sottolineato da elledi Giovanni di Ventimiglia venne nominato principe imperiale appunto dall'Imperatore Carlo VI) e perché era una zecca all'avanguardia, dotata di eccellenti incisori, come sottolineato nel paragrafo dedicato a Vienne, del volume "Le zecche italiane fino all'unità". Del doppio ducato vennero coniati 58 pezzi, mentre del mezzo tallero 335. L'incisore è sconosciuto.