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lorenzo

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  1. IL MISTERO DI SELINUNTE E DEI SUOI TETRADRAMMI

    Non c'è che dire, un esame a vastissimo raggio e fatto senza risparmiare le proprie forze. Questa analisi meriterebbe di essere inviata ad OMNI per la pubblicazione così come è e neppure tradotta in altra lingua. Pensaci Piakos. Se me lo consenti, quando sarà ultimata questa esposizione, se mi dai il consenso la copierò, ma sia chiaro il lavoro porterà solo il tuo nome. Dimmi tu.
  2. Buon giorno. Posto che io sono digiuno della materia e parlo solo per il fatto che ho avuto modo di osservare queste monete, posso dire poco che non sia una mia impressione. Solitamente ho visto il rovescio delle monete di Populonia liscio, oppure con segno dei 20 assi. Queste impronte che a me non sembrano incusi, potrebbero essere segni formatisi occasionalmente e non è detto nel momento della coniazione, ma anche successivamente. A vederli si può dire che non seguono una logica, ma che si trovino lì per caso, dato che la monetazione di Populonia spesso ha un rovescio liscio e quando non è così ha segni con un significato presiso. Questo che dico è solo frutto dell'osservazione e non posso assolutamente dire che lo sia per un rilievo scientifico.
  3. Piakos ha fatto un topic che mi ha letteralmente inebriato: l'uva e il vino. Argomento che io avevo solo sfiorato, ma piakos lo ha illustrato in modo magistrale e non posso non mettere in evidenza la sua bravura e la profonda conoscenza che ha della monetazione greca in Italia. Rileggendo il mio più modesto contributo mi è capitato di rileggere qualcosa che mi ha riportato ad un passato durante il quale ho rifiutato una collaborazione con piakos. Rifiuto mai giustificato da parte mia. Qui bisogna che lo faccia ora. Non sono capace di scrivere alcunchè a comando; ogni argomento o argomentazione deve venirmi spontaneamente e non saprei collaborare ad una ricerca partendo da un punto di vista senza che questo non mi abbia prima stimolato. E' un limite alle mie capacità, che non sono mai riuscito a superare. Quando poi un argomento lo sento vivo in me allora collaboro speditamente. Ora spero che ogni mio diniego abbia trovato una giustificazione.
  4. Il Denaro Provisino

    Molte grazie e buona giornata.
  5. Il Denaro Provisino

    Piakos ti vengo in aiuto io. Mi sono ricordato di una vecchia discussione che si è tenuta qui: http://www.tuttonumismatica.com/topic/113-la-pulsatilla-vulgaris-miller-sulle-monete-di-erice/ Per quanto io possa ricordare dovrebbe trattarsi dell’unico caso a me noto di una moneta con peso vicino agli 0,2 grammi, ma a quanto pare potrebbe essere un caso limite, dato che anche questa hemilitra di Erix tende al peso di 0,3 grammi. Tuttavia, il fatto c’è ed è stato esaminato molto scrupolosamente nella suddetta discussione, che consiglio a tutti di leggere con molta attenzione.
  6. Il Denaro Provisino

    Ciao, Piakos. Confesso che quando “frequentavo” le greche italiane non mi soffermavo sul dato ponderale se non per stabilirne il valore. Pesi intorno o meno di 0,20 gr non me li ricordo, ma che vuoi, sono passati tanti anni e sicuramente qualcosa l’ho dimenticata. Questi valori non dovrebbero essere passati tanto facilmente e invece…. Per mia conoscenza e per ricordare qualcosa che adesso non ho presente, ti chiedo cortesemente: mi fai qualche esempio preciso di almeno un esemplare? Ti ringrazio fin da ora.
  7. Il Denaro Provisino

    Come aveva auspicato Piakos e come pure speravo io ma senza molta convinzione, trovo ora e mostro un altro piccolo denaro il quale ha un peso molto vicino ai due esemplari sopra descritti . Lo possiamo trovare qui: https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=1486&lot=442 Monete anonime secc. XII-XV. Mezzo denaro provisino, Mist. 0,27 g. + SENATV(SPQR) Pettine sormontato da lettera S tra due bisanti. Rv. + ROMA (CAPVT) MVN Croce patente. Muntoni –. Berman –. Apparentemente inedito. BB Nominale inedito, mancante in tutti i testi consultati. Appunto, apparentemente inedito ed anche da conii diversi dagli esemplari già esaminati, ma quello che ancora una volta lascia pensare è il peso: tutti hanno un peso intorno a 0,2 grammi. E’ una coincidenza occasionale, oppure il Senato romano ha coniato monete di diametro e peso estremamente ridotti? Mostro adesso un accostamento del diritto di questo esemplare con quello di partenza. Qui sarebbe facile evidenziare che sono due conii diversi e neppure somiglianti. E’ così, infatti, ma un elemento comincia ad emergere: il Senato romano ha coniato monete tanto piccole da far dire a qualche contemporaneo che a Roma il mezzo denaro provisino è esistito. Personalmente, posso ammettere che siano state coniate monete di dimensioni molto ridotte (la vedo dura con i romani dell’epoca di una certa età che avevano problemi di vista), ma ancora non è possibile affermare che in quel periodo potesse circolare un mezzo denaro provisino del Senato.
  8. Buon giorno a tutti. Piakos mi chiama in causa per questo pierrale di Messina. E' moneta siciliana e medievale. L'argomento è stato ampiamente trattato qui https://www.lamoneta.it/topic/93720-gli-aragonesi-e-le-loro-interessanti-monete/ Per quanto riguarda le mie conoscenze, devo dire che queste sono specifiche del medioevo europeo e con solo occasionali puntate in quello italiano, Ovviamente, non posso non affermare di conoscere cosa sia il pierrale, ma solo in modo del tutto superficiale.
  9. Monasteri e monete

    La zecca degli abati di San Benigno di Fruttuaria “Prima di Bonifacio non si trova alcun indizio per poter sospettare che gli abati di S. Benigno di Fruttuaria abbiano avuto (una) propria zecca, e questo appare essere stato il primo ad usare d’una tal regalia. Se ne avesse il diritto non consta né dai numeri, né dalle bolle papali con cui tanti privilegi furono concessi a questo monastero, e quantunque il conte Filiberto subito dopo la morte dello zio Bonifacio, mandando a Roma un suo agente per ritirarne l’eredità, tra gli altri incarichi gli avesse raccomandato di portargli la bolla o vero breve della zeccha de Montanaro, che fu concessa dalla felice memoria de Papa Clemente, tuttavia che l’abbia ricevuta negli archivi della casa non esiste notizia, ed il Vernazza, che per questa ricerca erasi indirizzato a monsignor Marini archivista pontificio, ebbe in risposta esservene alcun indizio in questo sì ricco deposito. Il detto scrittore, nulla trovando che potesse provare l’esistenza d’un tal privilegio, sospettò che il nostro cardinale l’avesse ottenuto dal papa vivae vocis oraculo,ma nessun esempio si ha per ciò credere, non conoscendosi che mai alcuna concessione di tanta importanza siasi fatta soltanto oralmente. E’ invece molto più probabile che avendo veduto come in altre zecche del Piemonte senza alcun diritto si lavorava e specialmente in quelle di Desana e di Messerano aperte a’ suoi tempi, e feudi la prima dell’impero e la seconda della chiesa di Vercelli, trovandosi la sua abbazia dipendente unicamente dalla Santa Sede, e certo che da questa parte nessun ostacolo avrebbe incontrato stante la grande influenza e potere che aveva alla corte di Roma, essendochè ciò avrebbe recato sempre maggior lustro a questo quasi direi suo feudo, Bonifacio di propria autorità abbia stabilito una zecca nella principale delle quattro terre di sua dipendenza cioè in Montanaro”. Così ci dice di questa piccola zecca piemontese Domenico Promis (Monete degli abati di S. Benigno di Fruttuaria), di una abbazia che con ogni probabilità ha battuto moneta illegalmente. Il Promis lo certifica, in quanto, non è stato trovato nessun documento che attesti una qualche autorizzazione a battere moneta. La storia di questa abbazia si incrocia con i Savoia, con i Ferrero di Biella, con i principi di Messerano. Le immagini sono tratte dalla monografia del Promis. Bonifacio Ferrero E’ uno scuto d’oro del sole con lo stemma dei Ferrero costituito da un leone rampante di colore azzurro in campo d’argento, usato dai soli discendenti della casata. Lo scudo è sormontato da una piccola croce ed il cappello cardinalizio. Intorno la legenda *:BON:FER:CAR:IPPO:S:BEN:AB: Al rovescio c’è una croce filettata con ad ogni estremità due foglie di quercia ed una ghianda ed intorno +:HOC:SOLO:SIGNO:VINCITVR:. Sebastiano Ferrero E’ un pezzo da tre scuti d’oro con al diritto il busto di Sebastiano con barba e mantello, ha intorno la legenda SEBAST-FERR-EPS-IPPO e in esergo la data. Al rovescio un grande scudo con all’interno un leone sormontato da una tiara e chiavi decussate ed intorno +ABB.S.BENIGNI.NVLLIVS.DIOC.ET.COM. Ferdinando Ferrero E’ un quarto di soldo con il leone dei Ferrero ed intorno +FER.FER.EPS.IPP. ed al rovescio F.F. (Ferdinando Ferrero) con intorno +ABBAS.S.BENI.M. Giambattista di Savoia E’ una doppia con scudo al diritto e la sbarra passante dietro la croce che sta ad indicare l’origine illegittima dei suoi antenati, al disopra mitra e pastorale e intorno +IO.BAPT.A.SAB.ABB.ET.COM.S.BENI. Al rovescio sta un guerriero con asta nella mano destra e intorno SI.COMPATIMVR.CONGLORIFICAR.
  10. monete antiche

    Buon giorno. Confermo quanto sopra i nostri colleghi hanno richiesto. I dati suddetti sono indispensabili per una buona catalogazione delle monete. Aggiungo che le immagini relative ad ogni tondello dovrebbero essere delle due facce e non una sola, ma sopratutto dovrebbero essere meglio definite. Ad occhio e croce mi pare che si stia parlando di monete coniate più di recente e non del periodo medievale. Bubbolo, ad esempio, ha già dato qualche indicazione. Aspettiamo a vedere quale è la riproposizione delle immagini con relativi dati del peso e diametro.
  11. Monasteri e monete

    Proseguo ora l’esame delle zecche tenute da ecclesiastici sul territorio italiano. La prima è sicuramente lo Stato Pontificio, il quale aveva numerose officine sparse per tutto il suo territorio e delle quali sarebbe troppo lungo fare una descrizione. Ne posso ricordare una per tutte che riguarda la monetazione del Senato Romano, della quale qui si è parlato a lungo. Questo era l’estensione dello Stato pontificio prima dell’unificazione dell’Italia: (http://www.artistiticinesi-ineuropa.ch/ita/morelli-c-ita.html) : Un vastissimo territorio da governare, quindi, per cui era necessaria una monetazione locale. Nicolò Maltraversi Reggio Emilia, l’antica Regium Lepidi, fu municipio romano. Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente la città venne quasi spopolata. Dopo la conquista longobarda (VI secolo) la città fu capitale del Ducato di Reggio, poi nell'Alto Medioevo, da sede vescovile, divenne libero comune, ma restò soggetta a feroci lotte intestine, che la portarono alla trasformazione in Signoria sotto gli Este e in seguito a Ducato. Nel 1211 venne eletto vescovo della diocesi di Reggio Emilia Nicolò Maltraversi, il quale fu un grande diplomatico ed intervenne in diverse controversie politiche. “Grazie al favore dell'imperatore (Federico II), ottenne da questi privilegi circa l'utilizzo delle acque del Secchia e dell'Enza e la possibilità di giudicare ogni lite nelle zone vicine entro quattro miglia. Ebbe inoltre la riconferma degli antichi privilegi del vescovo di Reggio Emilia, nonché il possesso del palazzo imperiale che il predecessore Pietro aveva ricevuto da Enrico VI nel 1195. Tra l'altro, ottenne il diritto di battere moneta, che mise in pratica nel 1233: in quell'anno vennero coniate un picciolo e un grosso, recanti sul recto la scritta "episcopus" e sul verso la scritta "de Regio" con un giglio; la zecca di Reggio Emilia era ancora attiva ad oltre un secolo di distanza dalla morte del Maltraversi.” Ed ecco il grosso, per altro, molto bello: (https://www.ebay.it/itm/Reggio-Emilia-Nicolo-Maltraversi-Grosso-AG-Ottima-conservazione/222693906892?_trkparms=aid%3D222007%26algo%3DSIM.MBE%26ao%3D2%26asc%3D20170831090034%26meid%3Dad786659ad404339948472d4e476f78b%26pid%3D100005%26rk%3D3%26rkt%3D6%26sd%3D263423173877&_trksid=p2047675.c100005.m1851) (DE REGIO ed EPISCOPVS) del valore di 12 piccioli: l’altra moneta coniata dal Vescovo. Gregorio da Montelongo (Ferentino, 1200 circa – Cividale del Friuli, 8 settembre 1269) è stato un patriarca cattolico italiano, Patriarca di Aquileia dal 1251 al 1269. Argento, 0,25 gr. Molto raro. SPL. D: + GREGORI PATI Croce patente in cerchio perlinato. R: + AQVILEGIA . Giglio con filamenti e globetti. Bibliografia di riferimento: Bernardi 23. “Nacque da Lando di Montelongo, appartenente ad una famiglia imparentata con i Conti di Segni, cui apparteneva anche papa Innocenzo III[1], cugino del padre. La casata era originaria di Montelongo (territorio tra Ferentino ed Alatri [1]). Fu dapprima legato papale in Lombardia dal 1238, dove guidò la coalizione delle città guelfe contro l'Imperatore Federico II. Nel 1247 fu inviato da papa Innocenzo IV a Parma per guidare la difesa della città nell'assedio che si concluse nel febbraio dell'anno successivo con la vittoria dei parmensi. Nel 1251 venne nominato patriarca di Aquileia (anche se per la consacrazione si dovrà attendere il 1256); qui egli guidò la fazione guelfa contro Federico II, in risposta Corrado IV (erede e figlio di Federico II) sobillò i comuni istriani alla rivolta. Gregorio si impegnò inoltre per preservare e rafforzare l'integrità territoriale e spirituale del Patriarcato: partecipò alla crociata contro Ezzelino III da Romano,essendo presente di persona alla difesa di Padova (settembre 1255) ed inviando truppe ai crociati fino al 1257; riuscì inoltre ad occupare l'enclave austriaca di Pordenone (1262). Cessata la minaccia rappressentata dai ghibellini e particolarmente da Ezzelino, affrontò Ulrico III duca di Carinzia e Alberto I di Gorizia, che fece assassinare Giacomo d'Orzone, vicedomino vescovo di Concordia ed il suo seguito presso il colle di Medea (1268) e catturò il patriarca a Villanova dello Judrio (20 luglio 1267), liberandolo solo il 27 agosto dopo che gli fu garantita l'impunità e ottenendo un accordo di pace (1259). Gregorio non dimenticò l'affronto ma morì mentre era impegnato nelle operazioni militari contro lo stesso Alberto. Siglò inoltre nel 1268 un accordo con la Serenissima in cui si fissavano i confini delle rispettive pertinenze in Istria, territorio che sarà a lungo conteso fra i due stati. Sul fronte della politica interna il patriarca concesse il castello di Cassacco in feudo alla nobile famiglia di Montegnacco (1254) ed un mercato a Tolmezzo (1258).” Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Due personaggi storici di grande spessore, i quali meritano di essere ricordati.
  12. Il Denaro Provisino

    Il 15 giugno 2017 ho parlato di due monete che sono state considerate due imitazioni o falsi d’epoca. In particolare, su questa si è appuntata la mia attenzione, la quale alla fine dell’esame diretto non aveva più suscitato in me la certezza che fosse un falso, mentre per l’altra rimaneva confermata la non autenticità. Ora viene fuori da qui https://www.sixbid.com/browse.html?auction=2693&category=56718&lot=2268190 un secondo esemplare venduto da Numismaticaranieri (Auction 9-1 | 31 May 2016) Senato Romano, sec. XIII-XIV. Denaro provisino. Mi gr. 0,23 Croce, in un quarto stella. Rv. Pettine sormontato da un anello fra stella e crescente. CNI 382; M. 84; B. 155. MB I dati della prima sono: peso: gr 0,2 e diametro: mm 12, quindi una analogia c’è almeno per il peso, visto che il diametro non è stato dichiarato. Quest’ultimo denaro provisino, permette di affermare che sono esistiti tondelli molto piccoli e questo risulterebbe ai riferimenti bibliografici CNI 382; M. 84; B. 155. Chi avesse a disposizione questi volumi, può verificare se sono corretti. Ecco, per chiarezza il confronto tra le due facce dei tondelli, anche questo per una maggiore comprensione delle somiglianze tra le due facce. croce pettine Ovviamente, tutto questo ha rafforzato in me la convinzione che la prima moneta, inizialmente data per falsa, in realtà potrebbe essere autentica e bisognerebbe considerare l’idea che il Senato Romano ha coniato monete di dimensioni particolarmente ridotte da ritenerle ancora una volta denari provisini e non mezzi denari provisini (i cosiddetti oboli francesi).
  13. Falsi moderni di monete antiche

    Da: https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=2287&lot=115 Lot 115 - Italy. Southern Lucania, Thurium. AR Stater, 400-350 BC. Obv. Head of Athena right, wearing crested Attic helmet decorated with Scylla shading her eyes; palmette on neck guard. Rev. ΘΟΥΡΙΩΝ. Bull butting right; water bird beneath bull; in exergue, fish. HN Italy 1792. SNG Fitzwilliam 607 (same dies). SNG Ashmolean 959. SNG Cop. 1435. AR. g. 7.76 mm. 23.00 Good VF. Lucania: Thurium, statere d’argento: volto di Atena rivolto a destra e toro cozzante anch’esso rivolto a destra. Ecco ancora un tondello del cospicuo gruppo proveniente dal sud Italia: Tondello dichiarato falso dal venditore la fattura del quale è assolutamente indecente. Numerosi resti di metallo, Scylla si confonde quasi del tutto con l’elmo attico di Atena. In esergo il pesce sembra poco un pesce autentico. Nel complesso, il tondello è una lontana copia di uno statere lucano.
  14. I denari di Dorestad

    Ciao, la vedo dura. Credimi!
  15. Falsi moderni di monete antiche

    Da: http://www.oldcoin.com.au/greek.htm BRUTTIUM, Kroton. Circa 480-430 BC. Silver Nomos (22mm, 8.06 g). Tripod, legs terminating in lion's feet; to left, heron standing right / Incuse tripod. SNG ANS 259-60; HN Italy 2102. VF, lightly toned. “Come per molte città della Magna Grecia, Kroton fu fondata da coloni provenienti dalla Grecia continentale. Myskellos, obbedendo a una direttiva dell'oracolo di Delfi, guidò un gruppo di coloni achei nel sito e fondò la città intorno al 710 aC. Questa divina sanzione è rappresentata dal treppiede dell'oracolo, che è diventato il distintivo civico di Kroton ed è presente nelle sue monete. Kroton fu tra le prime città a produrre monete in Italia, il suo primo tipo di incuso copiò lo standard acheo. Come dimostra la sua generosa monetazione, Kroton era una delle città più importanti e ricche dell'Italia meridionale. Anche se le sue fortune aumentarono e diminuirono nel corso dei secoli, mantenne la sua produzione di una vasta gamma di denominazioni e metalli fino al periodo romano.” E questache segue è una “opera d’arte” moderna. Proviene dal sud Italia ed il venditore l’ha venduta come riproduzione, dichiarandone quindi la non autenticità Un tondello di fattura grossolana la quale non convincerebbe neppure il più inesperto collezionista che si è da poco avvicinato al collezionismo di monete della Magna Graecia.