lorenzo

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  1. Ancora ciao, @realino santone . Ho approfondito la conoscenza de "Il giornale della numismatica" per la parte (prevalentemente) medievale e vi ho trovato parecchi articoli interessanti i quali meritano un serio approfondimento, cosa che spero di continuare a fare. Quello che mi è piaciuto soprattutto è stato il modo come gli articoli possono essere presentati: non vi sono griglie prestabilite e neppure schemi da seguire: come chi scrive intende presentare il suo argomento, lo può fare. Insomma, massima libertà di espressione e questo è fondamentale nella esposizione dei propri studi. Questo dico per me come possibilità di intervento, che per altri stidiosi che vorranno esaminare il GDM. Grazie
  2. Ciao @realino santone ho dato un primo sguardo al http://www.ilgiornaledellanumismatica.it/?p=13133 da te segnalato. Ho pure constatato che tu ci scrivi e questo mi è parso molto interessante. E' chiaro che adesso proverò ad approfondire la mia conoscenza di questa pubblicazione per saperne di più. Soprattutto, vorrei indagare cosa viene scritto sulla monetazione medievale in generale e già qualcosa ci ho trovato e poi.... da cosa nasce cosa. Non si dice così. a volte? Grazie per il suggerimento
  3. Un sentito benvenuto anche da me.
  4. Buona sera a tutti. Ancora non possiamo affermare in alcun modo che gli esemplari che stiamo esaminando siano da attribuire a Volterra. Volterra è solo una ipotesi di lavoro e null'altro. Finora abbiamo ragionato su alcune caratteristiche di alcuni tondelli, caratteristiche abbastanza comuni a tutti gli esemplari mostrati, ma fino a quando non avremo una moneta di cui se ne riconosca con certezza la provenienza volterrana, non possiamo ancora parlare di contraffazioni dei lucenses. L'ultimo esemplare che ho proposto all'osservazione dei colleghi ha si qualche elemento su cui poter ragionare, ma quello che finora non avevamo ancora visto è il contenuto di fino presente nella mistura. Non avevamo ancora visto un esemplare con così basso contenuto di argento e questo, qualora fosse vero, amplierebbe di molto lo spettro dell'analisi. Quello che non si capisce ancora è la ragione per la quale in un forum scientifico non si possano dare informazioni di cui si è in possesso. Chi ha avuto nel passato o ha attualmente occasione di leggere il racconto di ritrovamenti saprà come uno Studioso vero abbia a cuore la divulgazione delle risultanze delle sue scoperte. Io credo che la Numismatica si debba fare così. Allora, il mio invito è sempre lo stesso: chi ha la fortuna di avere le informazioni giuste faccia un servizio alla comunità dei numismatici e dica come sono veramente le monete illegali di Volterra.
  5. Buon giorno a tutti. A @Piakos dico che in linea generale i dati che reclama possono andare bene nel caso di una perizia seppure fatta sulle sole immagini, ma qui, e questo ti sfugge, stiamo parlando della sola epigrafia di monete che di volta in volta il venditore attribuisce a Lucca: i cosiddetti lucenses, i quali lo possono essere ma che presentano delle caratteristiche che escono dai canoni soliti della monetazione lucchese. Quindi, va bene riportare diametro, peso, legende, e quanto ancora sia utile alla descrizione del tondello, ma per lo studio dell'epigrafia, di come è stato rappresentato un tondello, forse servono a poco. Insonna, chi si è occupato o si occupa di questo argomento sta solo cercando una verità.
  6. In effetti è come dici tu, ma ti ripeto c'erano e poi sono spariti. Ora li vedo di nuovo e per dirla tutta le cose stanno come ho detto, ma non facciamone un caso che inoltre non c'è. Sono solo i piccoli misteri della tecnologia moderna. I miei interessi principali sono altri, ma un piace può fare sempre piacere e approfitto dell'occasione per ringraziare tutti colori ai quali piacciono i miei scritti. Volevo capire solo come certi meccanismi funzionano.
  7. Salve: ultimamente mi ero messo in testa di preparare una ricerca sulle misure di peso greche. La cosa era nata a causa del confronto tra obolo e litra. I diversi sistemi ponderali e quanto in un suo molto interessante studio del mai troppo compianto Prof. Giacomo Manganaro su questi due frazionari. Insomma, nel fare delle ricerche mi imbatto in "Misure di peso greche e ateniesi" del Dizionario Greco antico. Insomma, la cosa era già qui: http://www.grecoantico.com/dizionario-greco-antico-misure-massa.php allora propongo quanto vi è scritto egregiamente.
  8. .... ecco, adesso sono diventati sei. E' sicuro che il sito funziona bene?
  9. Ciao admin i mi piace di cui ho parlato ora non ci sono più. Era solo per capire la cosa, ma non importa più. Ci sono stati e poi non c'erano più; questo solo posso dire che ho constatato, ma ripeto è cosa di cui in passato non mi sono occupato ed ora mi interessa poco.
  10. Salve. Per un caso non molti minuti fa ho constatato che erano apparsi ben 5 MI PIACE. Non ci faccio troppo caso, ma poi incuriosito sono andato a vedere di chi erano e... sorpresa! erano spariti. Qualcuno, per cortesia, mi fa capire quale è il meccanismo del MI PIACE? Grazie fin da ora.
  11. Ci dice @margheludo il 30 settembre 2016: “riguardo all'esemplare "miranda93" vorrei aggiungere che la fattura del cerchio che racchiude il monogramma così liscio senza tracce di perlinato, anche a detta della Baldassarri, non è assolutamente frequente nei denari di Lucca ma che sembra essere uno degli elementi in comune tra questi che stiamo osservando.” In effetti il monogramma dell’esemplare di Miranda93 ha dei tratti curvi che lo circoscrivono. L’esemplare che propongo oggi non ha affatto qualcosa che delimiti quello spazio e chissà se poi i segni che sono presenti al centro del campo sono veramente la doppia T. (@margheludo) “Possiamo vedere stasera il secondo che è quello del venditore francese, e che chiameremo quindi con il suo nome Bernard Fudes. Si nota che il trattino è netto e fuso con la C ,questo elemento della fusione è importante perché allontana l'eventualità che si tratti di un segno casuale, al contrario si percepisce quanto sia assolutamente voluto,…” In questo secondo confronto si coglie l’analogia esistente tra i due campi centrali delle monete. Legende da descrivere non se ne scorgono e quindi non può essere aggiunto altro se non che il metallo della moneta attualmente in esame non pare essere argento e se la mistura ne dovesse contenere è in percentuale estremamente bassa. Anche l’esemplare in esame mostra questi due segni posti alla stessa distanza.
  12. Salve, dove eravamo rimasti? Oggi posto un nuovo esemplare in vendita questi giorni da Tomaselli di Benevento. A me pare lo si possa prendere in considerazione ed esaminare alla luce di quanto fin qui abbiamo detto. Invito tutti coloro che vorranno intervenire per proporre le proprie cosiderazioni su questo esemplare. Più tardi farò conoscere il mio pensiero, perchè ora mi devo assentare.
  13. Buon giorno a tutti. Segnalo che a pagina 275 del “Bollettino di Numismatica n. 44-45” del Ministero per i beni e le attività culturali c’è un interessante articolo riguardante la “CONSERVAZIONE E RESTAURO DEI BENI NUMISMATICI”. Tratta ampiamente l’argomento della pulitura di monete antiche e come curare alcuni attacchi chimici alle stesse, compreso l’uso del benzotriazolo per il cancro del bronzo. Il bollettino è qui: http://www.numismaticadellostato.it/pns-pdf/BdN/pdf/BOLLNUM44-45.pdf
  14. .... e si è un vero capolavoro! Taras o Falanto A proposito di Tarentum non possiamo dimenticare il mito di Falanto: il ragazzo sul delfino. Da: http://quotidianodibari.it/articoli/cultura-e-spettacoli/il-delfino-e-luomo-feeling-remoto/#.WM5nVGe1tfE “Mentre navigava nello Jonio, Taras (o Falanto a seconda delle ‘vulgate’) fu sorpreso da una tempesta. Sbalzato in acqua, venne soccorso da un delfino. Depositato dal cetaceo in riva allo specchio d’acqua oggi detto Mar Grande, l’eroe greco s’innamorò del posto e decise di fondarvi una città, che poi avrebbe preso il suo nome (Taranto). Così il mito. Del mito rimase traccia così profonda nella cultura locale che verso il 560 a.C. la zecca della città jonica, allora floridissima colonia magno-greca, stampò uno statère d’argento del peso di un sette otto grammi e del diametro di 25 mm. dove una faccia reca incisa l’immagine di un delfino cavalcato da un uomo. Il caso di Taras non è isolato nella storia antica, a conferma di quanto remoto sia il rapporto tra uomo e delfino.” A mo’ di esempio, traggo da: http://www.upmed.it/storia-e-archeologia/monete-incuse-prof-pasquale-attianese-2 questa immagine per mostrare come gli antichi greci del meridione italiano rappresentavano Falanto sul delfino: Oppure in questo tondello: uno tra i più ambiti dai collezionisti: Le immagini appartengono all’Università Popolare Mediterranea di Crotone e sono coperte da copyright. Da: https://it.wikipedia.org/wiki/Falanto “Falanto (Φάλανθος) è una figura della mitologia greca, ecista dei coloni Parteni provenienti da Sparta, marito di Etra. Figlio di Arato, secondo la leggenda la sua figura è fortemente legata alla città di Taranto in quanto Falanto sarebbe il fondatore effettivo dell'antica colonia greca. Racconta Strabone, nella sua Geografia, che negli ultimi decenni dell'VIII secolo a.C., durante le lunghissime guerre messeniche, in cui Sparta era impegnata contro la vicina Messenia, le donne spartane misero in guardia i propri uomini dal pericolo conseguente al fatto che essi, per mantenere il giuramento legato a quella guerra, erano lontani dalle mogli e dalla loro città: Sparta rischiava di non avere più una giovane generazione di guerrieri e loro avrebbero agito di conseguenza. Preoccupati, gli Spartiati acconsentirono che i Perieci (cittadini che non godevano di tutti i diritti politici propri degli Spartiati), fossero autorizzati a unirsi alle donne e a procreare (figli illegittimi, detti poi 'Parthenii', e destinati, di conseguenza, a vivere emarginati e in condizione subalterna).Venne il momento in cui questi Parteni, guidati da Falanto, organizzarono una sommossa insieme agli schiavi, per ottenere dall'aristocrazia i diritti loro negati: la sommossa fallì e i rivoltosi, non potendo essere condannati a morte al pari degli schiavi, furono obbligati a lasciare la città alla ricerca di nuove terre. Prima di partire, Falanto consultò l'Oracolo di Delfi alla ricerca di un responso circa il proprio futuro; l'oracolo di Apollo, tramite la Pizia, così sentenziò: "Popolate la grassa terra degli Iapigi e siate la loro rovina." Falanto chiese anche un segno dal cielo dal quale capire quando sarebbe venuto il momento opportuno e l'oracolo sentenziò: "Quando vedrai piovere dal ciel sereno, conquisterai territorio e città." Raggiunte le terre degli Iapigi, i Parteni non riuscirono ad avere la meglio sugli indigeni, ma si limitarono a prendere possesso del promontorio di Saturo. Le ambizioni, però, erano maggiori e Falanto, disperato, si buttò tra le braccia della moglie, che, stanca e scoraggiata, cominciò a piangere e a bagnarlo con le sue lacrime. Falanto, ricordandosi dell'oracolo ritenne giunto il momento di fondare la città e guidando i suoi verso l'entroterra fondò Taranto, richiamandosi a Taras l'eroe greco-iapigio del luogo: il nome della moglie Etra ha, appunto, il significato di "cielo sereno". Mentre gli indigeni riparavano a Brindisi, Falanto poté così finalmente costituire in Italia una colonia lacedemone, retta dalle leggi di Licurgo. In seguito a contrasti con i concittadini (per seditionem), Falanto venne scacciato con ingratitudine da Taranto e si rifugiò a Brindisi, proprio presso gli Iapigi che aveva sconfitto. Lì morì e ricevette dai suoi ex nemici un'onorata sepoltura. Sul letto di morte, tuttavia, Falanto volle far del bene ai suoi ingrati concittadini: convinse i brindisini a spargere le sue ceneri nell'agorà di Taranto, perché così facendo si sarebbero assicurati la conquista della città. In realtà, l'oracolo aveva predetto a Falanto che Taranto sarebbe rimasta inviolata se le sue ceneri fossero rimaste entro le mura. Così Falanto, ingannando i brindisini fece un favore ai tarantini, che da allora gli resero l'omaggio dovuto ad un ecista.” L'ecista (dal greco οἰκιστής) nella Grecia antica era un condottiero scelto da un certo numero di cittadini per essere guidati alla colonizzazione di una terra. Prima della partenza, gli ecisti potevano consultare un oracolo per conoscere in anticipo quale sorte poteva avere il viaggio da intraprendere, cosa che anche Falanto fece.
  15. THURIUM Da: https://www.deamoneta.com/auctions/view/389/69 Monete 69 Lucania, Statere, Thuri, c. 400-350 a.C.; AR (g 7,84; mm 20; h 6); Testa di Atena a d., indossa elmo Attico, decorato con Scilla che regge un timone (o asta) e nell’atto di puntare, Rv. ΘOYPIΩN, toro cozzante a d.; in ex., pesce. HNItaly 1800; SNG Copenhagen 1436; SNG ANS 1002-1014. Rara, patina di collezione, lieve colpo al rovescio, q.spl. “Thurii (anche Turii o Turi; in greco antico: Θούριοι, Thoúrioi, in latino: Thurium) fu una città della Magna Grecia, situata nelle vicinanze dell'antica Sybaris, odierna Sibari in Calabria, ovvero, più probabilmente, pressoché sullo stesso sito, sulla costa occidentale del Golfo di Taranto. Thurii sorse come colonia panellenica (ovvero formata da greci di tutte le provenienze) ma fu di fatto l'unica fondazione realizzata da Atene nel Mediterraneo occidentale. L'originale nucleo della polis si fa risalire al 720 a.C. circa, anno in cui la mitica figura achea di Filottete la fondò; sempre secondo Pompeo Trogo nella città, durante la vita dello storico, si sarebbe potuta visitare la tomba di Filottete e le frecce di Ercole «che segnarono il destino di Troia». La fondazione storica comunque fu voluta da Pericle nel 444/443 a.C. All'apogeo della sua potenza, Pericle volle la creazione di questa colonia per farne il simbolo della civiltà ateniese centro del panellenismo. La scrittura della costituzione della nuova città fu affidata al sofista Protagora, il suo piano urbanistico ortogonale fu tracciato probabilmente dall'architetto Ippodamo di Mileto; Empedocle accorse da Agrigento per assistere alla fondazione. Lo statista ateniese offrì a Erodoto, vicino al circolo culturale gravitante attorno alla sua figura, un ruolo nella fondazione della colonia. Il tragediografo Sofocle, in stretta amicizia con Erotodo, gli dedicò un epigramma all'atto del suo trasferimento a Thurii. Erodoto si stabilì per diverso tempo nella colonia, ne assunse la cittadinanza della quale andò sempre fierissimo ed i suoi legami con essa furono tanto stretti che in alcuni codici fu detto "di Turi". Il rapido deteriorarsi dei rapporti (che comunque si riaccese successivamente, durante la spedizione ateniese in Sicilia) tra Thurii ed Atene rende poco credibile un'antica notizia secondo cui Erodoto, che abbiamo detto legatissimo all'ambiente di Pericle, sarebbe morto in quella colonia della Magna Grecia, nella cui agorà avrebbe avuto sepoltura.” ( https://it.wikipedia.org/wiki/Thurii) Uno statere di una bellezza straordinara. Quello che mi affascina, oltre la bellezza, sono le crepe presenti sul tondello le quali si sono verificate al momento della battitura a causa del non sufficiente riscaldamento del tondello. Questo elemento non inficia minimanente l'espressività dei due soggetti rappresentati.