lorenzo

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  1. Da: http://www.ebay.fr/itm/N-2-SIXTE-V-1585-1590-Six-Blancs-sd-Avignon-R3-/182749311053?hash=item2a8cb5304d:g:u2MAAOSwlnZZrsZ8 N°2 - SIXTE V. 1585-1590 - Six Blancs. sd - Avignon (R3) Poids: 3,87 gr. - Diamètre: 27 mm. - Qualité: TB+ Da: http://www.coinarchives.com/w/lotviewer.php?LotID=2706685&AucID=2645&Lot=932&Val=427260f90e483c481c9e4234d5236c7f SIENA Repubblica, 1180-1390. Grosso da 2. Ar gr. 1,82 Legenda intorno a S. Rv. Legenda intorno a croce. MIR 489/11 (segno mancante al CNI). Molto Raro. BB Questa seconda moneta è più antica della prima ed ambedue mostrano una S maiuscola. La prima è l’iniziale del nome del Papa Sisto quinto, mentre la seconda è l’iniziale del nome della città di Siena. Le due emissioni non sono coeve e probabilmente il fatto che mostrino tutte e due la stessa lettera dell’alfabeto è solo una coincidenza. SISTO V “Felice Piergentile nacque a Le Grotte, oggi Grottammare, cittadina picena del litorale del mare Adriatico. Il padre Francesco Piergentile detto Peretto, originario di Montalto della Marca, si rifugiò a Le Grotte per scampare alle angherie del Duca d'Urbino, trovandovi lavoro come giardiniere. Qui conobbe Mariana, originaria di Frontillo di Sopra di Pieve Bovigliana (circoscrizione di Camerino), che lavorava come serva nella casa del possidente Ludovico De Vecchis (nobile famiglia originaria di Fermo). Felice visse un'infanzia molto povera. Ultimo nato della famiglia, svolse lavori umili insieme ai genitori. A 25 km di distanza da Le Grotte, sull'Appennino umbro-marchigiano, suo zio, Salvatore Ricci, viveva nel convento di San Francesco delle Fratte a Montalto. All'età di nove anni Felice entrò nel convento francescano. A 12 anni iniziò il noviziato. Nel 1535 vestì l'abito francescano: assunse così il nome di frate Felice da Montalto, mantenendo il nome di battesimo. Da allora iniziò gli studi filosofici e teologici che lo portarono a cambiare diversi conventi dell'Ordine, per ascoltare i maestri migliori. Concluse gli studi nella magna domus francescana di Bologna (settembre 1544). Tre anni prima, nel 1541, era stato ordinato diacono. Successivamente Fra Felice da Montalto fu “baccelliere di convento”, cioè insegnante di metafisica e diritto canonico nei monasteri dell'Ordine a Rimini e poi a Siena. Nel 1547 fu ordinato sacerdote; l'anno successivo ottenne il dottorato in teologia all'ateneo di Fermo; qui ricevette anche il titolo di maestro (1548) dal generale dell'Ordine dei Francescani conventuali, Bonaventura Fauni-Pio. Diede presto prova di una rara abilità sia come predicatore che nella dialettica. Il 14 giugno del 1551, a Montalto per affari, si dichiara per la prima volta col cognome Peretti. Nel 1552 si recò una prima volta Roma su invito del cardinale Rodolfo Pio, protettore del suo ordine, per tenere alcune omelie durante la Quaresima. Come predicatore francescano tenne le omelie quaresimali nella Basilica dei Santi XII Apostoli. Ebbe modo quindi di mostrare le sue rimarchevoli abilità oratorie riscuotendo molta impressione e guadagnandosi la stima di due futuri grandi e famosi personaggi: san Filippo Neri e sant'Ignazio di Loyola. Un incontro decisivo fu quello con il cardinale Michele Ghislieri, che negli anni successivi divenne il suo grande protettore. Rimase a Roma per il resto dell'anno. Tornò nella Città eterna nel 1556, quando fu nominato membro della commissione creata da papa Paolo IV per elaborare una riforma della Curia romana. Successivamente fu nominato reggente dell'Università di Venezia. L'anno successivo fu nominato inquisitore della città lagunare. Noto per il suo rigore, divenne inviso alle autorità locali, che ottennero che fosse richiamato a Roma; ciò avvenne effettivamente nel 1560. Tornato a Roma, fra Felice continuò l'incarico di consulente del Sant'Uffizio, ottenne la docenza all'Università La Sapienza e fu procuratore generale e vicario apostolico dei francescani conventuali. Nel 1565 il pontefice Pio IV lo nominò membro della commissione dell'Inquisizione inviata in Spagna per il processo all'arcivescovo di Toledo, Bartolomé Carranza. Nacquero in quell'occasione delle incomprensioni con il presidente della commissione, il cardinale Ugo Boncompagni; la forte antipatia personale che ne derivò ebbe una marcata influenza sugli eventi degli anni successivi. Nel 1566 Michele Ghislieri, diventato papa con il nome di Pio V, lo nominò vescovo e vicario generale dei Frati conventuali e nello stesso anno, il 15 novembre, gli fu assegnata la diocesi di Sant'Agata dei Goti (in Irpinia). Nel 1570 lo creò cardinale con il titolo di San Girolamo degli Schiavoni. Nel 1572 fu eletto papa il Boncompagni. In poco tempo, il cardinal Montalto, come veniva generalmente chiamato, perse tutte le cariche fino ad allora accumulate. Per tutto il resto del pontificato di Gregorio XIII fece una vita ritirata. Nella sua villa sull'Esquilino iniziò a scrivere un'opera su Sant'Ambrogio. Durante questi anni, uno dei segretari del cardinale fu il serissimo e affidabile perugino Scipione Tolomei, raccomandatogli da Fulvio Giulio della Corgna, che svolse impeccabilmente il servizio, prima di dedicarsi alla cancelleria del Marchesato di Castiglione del Lago. Il cardinal Montalto partecipò al conclave del 1572 e a quello del 1585, che lo vide eletto nonostante non fosse indicato da nessuno dei partiti dominanti nel collegio cardinalizio.” (Wikipedia) SIENA “In cima alla collina che sovrasta il borgo di Torri a Sovicille, si trova l'insediamento preistorico neolitico di Sienavecchia. Il nome di Siena vecchia pare risalga effettivamente all'antica compagine multicentrica delle Saenae etrusca[7]. Secondo la leggenda, Romolo mandò i suoi capitani Camellio e Montorio a vincere Ascanio (o Aschio) e Senio, supposti figli di Remo e fondatori di un abitato delle Saenae; Camellio, da parte sua, fondò il nucleo di Cammollia e Montorio fondò Castelmontorio. Invece, il vicino villaggio di Brenna (Sovicille), secondo la tradizione, deve il nome al noto Brenno capo dei Galli Senoni, che raggiunsero la regione dopo essere stati cacciati da Roma all'inizio del IV secolo a.C.. I documenti storici ci descrivono invece della Siena fondata come colonia romana, al tempo dell'Imperatore Augusto, nota come Saena Iulia. All'interno del centro storico senese sono stati ritrovati dei siti di epoca etrusca, che possono far pensare alla fondazione della città da parte degli etruschi. Secondo autorevoli studi infatti il nome Siena può derivare dal gentilizio etrusco Saina/Seina, attestato epigraficamente a Montalcino, Chiusi e Perugia. Il primo documento noto della comunità senese risale al 70: il senatore Manlio Patruito riferì a Roma di essere stato malmenato e ridicolizzato con un finto funerale durante la sua visita ufficiale a Saena Iulia, piccola colonia militare della Tuscia. Il Senato romano decise di punire i principali colpevoli e di richiamare severamente i senesi a un maggiore rispetto verso l'autorità romane. Dell'alto Medioevo non si hanno documenti che possano illuminare intorno ai casi della vita civile a Siena. C'è qualche notizia relativa alla istituzione del vescovado e della diocesi, specialmente per le questioni sorte fra il Vescovo di Siena e quello di Arezzo, a causa dei confini della zona giurisdizionale di ciascuno: questioni nelle quali intervenne il re longobardo Liutprando, pronunciando sentenza a favore della diocesi aretina. Ma i senesi non furono soddisfatti e pertanto nell'anno 853, quando l'Italia passò dalla dominazione longobarda a quella franca, riuscirono ad ottenere l'annullamento della sentenza emanata dal re Liutprando. Pare che al tempo dei Longobardi, Siena fosse governata da un rappresentante del re: Gastaldo che fu poi sostituito da un Conte imperiale dopo l'incoronazione di Carlo Magno. Il primo conte di cui si hanno notizie concrete fu Winigi, figlio di Ranieri, nell'867. Dopo il 900 regnava a Siena l'imperatore Ludovico III, il cui regno non durò così a lungo, dal momento che nel 903 le cronache raccontano di un ritorno dei conti al potere sotto il nuovo governo del re Berengario. Siena si ritrova nel X secolo al centro di importanti vie commerciali che portavano a Roma e, grazie a ciò divenne un'importante città medievale. Nel XII secolo la città si dota di ordinamenti comunali di tipo consolare, comincia a espandere il proprio territorio e stringe le prime alleanze. Questa situazione di rilevanza sia politica che economica, portano Siena a combattere per i domini settentrionali della Toscana, contro Firenze. Dalla prima metà del XII secolo in poi Siena prospera e diventa un importante centro commerciale, tenendo buoni rapporti con lo Stato della Chiesa; i banchieri senesi erano un punto di riferimento per le autorità di Roma, le quali si rivolgevano a loro per prestiti o finanziamenti. Alla fine del XII secolo Siena, sostenendo la causa ghibellina (anche se non mancavano, le famiglie senesi di parte guelfa, in sintonia con Firenze), si ritrovò nuovamente contro Firenze di parte guelfa: celebre è la vittoria sui toscani guelfi nella battaglia di Montaperti, del 1260, ricordata anche da Dante Alighieri. Ma dopo qualche anno i senesi ebbero la peggio nella battaglia di Colle Val d'Elsa, del 1269, che portò in seguito, nel 1287, all'ascesa del Governo dei Nove, di parte guelfa. Sotto questo nuovo governo, Siena raggiunse il suo massimo splendore, sia economico che culturale. Dopo la peste del 1348, cominciò la lenta decadenza della Repubblica di Siena, che comunque non precluse la strada all'espansione territoriale senese, che fino al giorno della caduta della Repubblica comprendeva un terzo della Toscana. La fine della Repubblica Senese, forse l'unico Stato occidentale ad attuare una democrazia pura a favore del popolo, avvenne il 21 aprile 1555, quando la città, dopo un assedio di oltre un anno, dovette arrendersi stremata dalla fame, all'impero di Carlo V, spalleggiato dai medicei, che successivamente cedette in feudo il territorio della Repubblica ai Medici, Signori di Firenze, per ripagarli delle spese sostenute durante la guerra. Per l'ennesima volta i cittadini senesi riuscirono a tenere testa ad un imperatore, che solo grazie alle proprie smisurate risorse poté piegare la fiera resistenza di questa piccola Repubblica e dei suoi cittadini. Dopo la caduta della Repubblica pochi senesi guidati peraltro dall'esule fiorentino Piero Strozzi, non volendo accettare la caduta della Repubblica, si rifugiarono in Montalcino, creando la Repubblica di Siena riparata in Montalcino, mantenendo l'alleanza con la Francia, che continuò ad esercitare il proprio potere sulla parte meridionale del territorio della Repubblica, creando notevoli problemi alle truppe imperiali. Essa visse fino al 31 maggio del 1559 quando fu tradita dagli alleati francesi, che Siena aveva sempre sostenuto, che, concludendo la pace di Cateau-Cambrésis con l'imperatore Carlo V, cedettero di fatto la Repubblica ai Medici.” (Wikipedia)
  2. Il Denaro Provisino

    A fine giugno scorso lo spagnolo di Villanueva della Serena pira*mide aveva in vendita questo denaro provisino del Senato romano, le cui peculiarità mi sono apparse da subito nuove. Una moneta in ottimo stato di conservazione e con le legende in gotico. Il peso dichiarato è di 0,4 gr ed il diametro maggiore è di 15 mm. Ad inizio del XIII secolo incomincia ad apparire nell’iconografia italiana la scrittura gotica. A volte l’alfabeto gotico viaggia insieme a quello latino. Questo fenomeno ha inizio ad est Italia per poi scendere anche al sud. (Semplifico per rendere il racconto più leggero) Il Senato romano, che io sappia, ha usato abitualmente l’alfabeto latino mentre l’esemplare in esame mostra altro. Qui la lettera E è particolarmente chiara e nella moneta non c’è il solito cerchio di punti o globetti, ma una lunga serie di barrette. Anche questo elemento non mi pare sia abituale per la monetazione senatoriale. Il pettine rimane inscritto nel campo e i valori possono essere considerati normali. Il retro della moneta non dà adito ad alcuna riflessione. Vi chiedo un parere ed anche un giudizio su queste immagini: grazie.
  3. Ciao Claudio, come va? Io sto bene e sono sempre alla ricerca di spunti nuovi per proporre ai colleghi uno studio nuovo, ma per ora non ho avuto questa occasione. Avevo di recente preso in esame l'ipotesi di fare una ricerca sui denari di Campobasso, ma visto che non ho trovato l'albero genealogici della Famiglia dei Monforte da cui partire, così per ora il progetto è accantonato. Nel forum ci sono parti di questo argomento.

    Ma vengo al dunque: ho visto che hai  istituito una sezione legale a beneficio dei colleghi che ne avranno bisogno. Ottima idea. Ho visto di cosa si tratta e non mi sono iscritto. Con mia grande sorpresa sto nello staf. Io di norme ne conosco poco e superficialmente, dato che sono un tecnico e se ho capito bene l'iscrizione è riervata  solo a legali. Sinceramente, non sono all'altezza della situazione.

    Ti ringrazio e alla prossima: lorenzo

    1. Admin

      Admin

      Ciao @lorenzo,

      Ti confermo che sei iscritto come membro del gruppo per ora l'unico dello staff sono io poi entreranno altri colleghi avvocati che aiuteranno gratuitamente gli utenti del gruppo.

      Per verifica gli avvocati clicca su members e vedi nel riquadro "staff del gruppo".

      Grazie per i complimenti sono molto apprezzati perché provengono da una persona che stimo molto.

      A presto.

      Claudio

  4. Il douzain

    Dozzeno, dunque, è il nome del soldo di 12 denari coniato da Carlo VII di cui ho già parlato ad inizio, mentre, nel territorio italiano, coniato a Torino da Francesco I re di Francia e ad Avignone dai pontefici Giulio II, Gregorio XIII e Clemente VIII, dei quali faccio di seguito un breve cenno storico. Francesco I di Francia Francesco I (nato François d'Orléans; Cognac, 12 settembre 1494 – Rambouillet, 31 marzo 1547) è stato re di Francia dal 1515 alla sua morte. Era il figlio di Carlo di Valois-Angoulême (1459 - 1º gennaio 1496) e di Luisa di Savoia (11 settembre 1476 - 22 settembre 1531) e fu il primo della dinastia regale dei Valois-Angoulême, che si estinguerà con la morte del nipote Enrico III, avvenuta nel 1589. Giulio II Papa Giulio II, nato Giuliano della Rovere (Albisola, 5 dicembre 1443[1] – Roma, 21 febbraio 1513), è stato il 216º papa della Chiesa cattolica dal 1503 alla sua morte. Noto come "il Papa guerriero" o "il Papa terribile", è uno dei più celebri pontefici del Rinascimento. Era figlio di Raffaello della Rovere, nipote di Sisto IV, e di Teodora di Giovanni Manirola. Apparteneva all'Ordine dei frati minori conventuali Clemente VIII Papa . Clemente VIII, nato Ippolito Aldobrandini (Fano, 24 febbraio 1536 – Roma, 3 marzo 1605), è stato il 231º papa della Chiesa cattolica (230º successore di Pietro) nonché sovrano dello Stato Pontificio dal 1592 alla sua morte. Gregorio XIII Papa Gregorio XIII, nato Ugo Boncompagni (in latino: Gregorius XIII; Bologna, 7 gennaio 1502 – Roma, 10 aprile 1585), è stato il 226º papa della Chiesa cattolica (225º successore di Pietro) dal 13 maggio 1572 alla morte. Per la storiografia successiva è considerato come uno dei pontefici più importanti dell'età moderna, soprattutto per quanto riguarda l'attuazione della Riforma cattolica e la riforma apportata al calendario che prende il suo nome. (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)
  5. Il douzain

    …… e non era da meno neppure il papato. Da: https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=1256&lot=637 Numismatica Ranieri S.r.l. Auction 8 9 November 2015 MONETE PAPALI AVIGNONE Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini), 1592-1605 Dozzina 1593. Mi gr. 2,30 Stemma semiovale sormontato da tiara. Rv. Croce ansata. M. 231; B. 1516. BB/SPL … con i dovuti differenze ed accomodamenti anche nel nome della moneta. Infatti, dozzeno o dozeno sono un sinonimo di dozzina.
  6. Il douzain

    Il dozzeno Il Douzain è il nome dato a una moneta francese creata da Carlo VII (1) e chiamato il grande bianco (2) (da non confondere con il grosso bianco). Del valore di 12 denari (da cui il nome douzain), quindi equivalente a un sol e la sua composizione di mistura non era d’argento pieno. La sua titolazione si è evoluta nel corso degli anni passando da 4 a 3 parti d'argento. Anche se composto principalmente da rame, non poteva essere confuso con un pezzo da un centesimo. Tuttavia, con l’uso lo strato d'argento finì per strofinio o erosione, essendo talvolta la titolazione di argento meno del 25% contro il 70% di rame e 5% di piombo. Di piccole dimensioni, aveva come motivo su un lato una croce, sull'altro l’arma di Francia. Il douzain è stato prodotto fino alla Riforma istituita da Luigi XIII e vietato l'uso a pena di una ammenda da un’ordinanza di Luigi XIV del 16 settembre 1692. Nel frattempo, il suo potere liberatorio era limitato a piccole quantità inferiori a dieci tornesi. (Wikipedia) (1) Carlo VII, detto il Vittorioso o anche il Ben-Servito, in francese Charles VII le Victorieux e le Bien-Servi (Parigi, 22 febbraio 1403 – Mehun-sur-Yèvre, 22 luglio 1461), è stato re di Francia dal 1422 al 1461, membro della dinastia dei Valois. Era il più anziano dei figli sopravvissuti di Carlo VI di Francia e di Isabella di Baviera. Morti i primi tre delfini, nel 1417 ereditò il titolo. L'inizio del suo regno venne contrastato da Enrico VI d'Inghilterra, il cui reggente Giovanni di Lancaster governava effettivamente buona parte della Francia settentrionale, compresa Reims la città in cui venivano tradizionalmente incoronati i re di Francia. Riuscì ad essere incoronato a Reims solo nel 1429 grazie all'intervento di Giovanna d'Arco, che contribuì a liberare la Francia dagli inglesi. Con lui ebbe termine la lunghissima Guerra dei cent'anni. La fine del suo regno viene ricordata per i dissidi con il suo erede, il futuro Luigi XI di Francia. (Wikipedia) (2)bianco, grande bianco, piccolo bianco, doppio bianco, maglia bianco grande bianco Bianco, grande bianco, piccolo bianco, doppio bianco, maglia bianca, grande bianco, bianco con corone, etc. - Nel Medioevo e anche oltre il Medioevo, diverse valute portano il nome bianco. Questo nome è legato naturalmente a valute dal colore più o meno bianco composte d'argento relativamente puro (al contrario di "nero" o valute BILLON il cui argento puro contenuto è piuttosto basso). Queste monete furono coniate da vari governanti. Sotto Filippo di Valois, il grande bianco valeva 10 denari e il piccolo bianco 6 denari. Carlo V, Carlo VII, Luigi XI ot Luigi XII hanno restituito al grande bianco il valore di 12 denari. Definizione di "bianco" di Cheruel (1899): Bianco. - Argento moneta diffusa in Francia, in particolare fin dal XIV secolo. Non siamo d'accordo sul tempo in cui i bianchi cominciarono ad apparire. Alcuni scrittori li fanno risalire a Philip Augustus o St. Louis; altri sostengono che i bianchi risalgono solo a Filippo di Valois. Quello che è certo è che la distinzione tra bianchi e grandi tornei è stata istituita sotto l'ultimo regno. C'erano continue variazioni del valore dei bianchi. Sotto Filippo di Valois sono state chiamate grande bianco monete che valevano dieci denari, e pezzi di piccoli bianchi da sei denari. I re che hanno messo le finanze in ordine, come Carlo V, Carlo VII, Luigi XI e Luigi XII, hanno dato al grande bianco vecchio il valore di dodici denari. Queste monete recano l'impronta di un castello a volte, a volte gigli. (http://www.sacra-moneta.com/Nom-des-monnaies-medievales-royales-et-feodales/blanc-grand-blanc-petit-blanc-double-blanc-maille-blanche-gros-blanc.html) da: http://www.monnaiesdantan.com/vso12/charles-vii-blanc-couronne-p353.htm Charles VII - Blanc à la couronne – Chinon AVERS : + KAROLVS FRANCORVM REX. Ecu de France entre trois couronnelles dans un trilobe. REVERS : + SIT NOMEN DNI BENEDICTV. Croix cantonnée de deux couronnelles et de deux lis dans un quadrilobe. …….. Molti furono i tipi di dozzeni francesi e ne possiamo vedere alcuni esempi http://a.n.r.d.free.fr/page100.htm …….. Le guerre di religione francesi sono una serie di otto conflitti che, opponendo cattolici e protestanti, devastarono il regno di Francia nella seconda metà del XVI secolo. Lo sviluppo, nel secolo del Rinascimento, di un pensiero umanistico critico e individualistico, volto alla verifica delle acquisizioni culturali ereditate dal passato, provocò, fra l'altro, la messa in discussione dei principi dogmatici della religione cristiana e della legittimità delle istituzioni ecclesiastiche, fino ad allora insegnati e tutelati dalla Chiesa di Roma, alla quale si contestava da tempo anche la corruzione dei costumi. Nacque così in Europa, su impulso di Martin Lutero, il movimento della Riforma protestante, alla quale il cattolicesimo tradizionale oppose sia un intransigente conservatorismo, sia una proposta di autoriforma (erasmiana) oppure di adeguamento del cattolicesimo alle nuove condizioni storiche (controriforma). Queste dispute religiose provocarono, particolarmente in Francia e in Germania, una lunga serie di guerre civili. Le prime persecuzioni contro gli aderenti alle nuove idee iniziarono in Francia negli anni Venti. Occorre attendere gli anni Quaranta e Cinquanta per assistere allo sviluppo di una lotta sempre più violenta. Si fecero frequenti le distruzioni iconoclaste, da parte dei protestanti, di oggetti del rituale romano considerati sacri dai cattolici: reliquie, ostie, immagini devozionali. Alla fine del regno di Enrico II, il conflitto si politicizzò e alla morte del re nel 1559 le diverse famiglie della nobiltà predisposero alleanze in funzione delle loro ambizioni e della loro fede religiosa. Le guerre cominciarono nel 1562 proseguendo, inframmezzate da periodi di tregua, fino al 1598, anno dell'emanazione dell'Editto di Nantes. Alla revoca dell'Editto, ripresero le persecuzioni contro i protestanti nel XVII secolo (assedio de La Rochelle), e nel XVIII (rivolta dei Camisardi), fino all'Editto di Versailles di Luigi XVI del 1788. L'analisi di queste guerre - che segnarono un periodo di declino politico della Francia - è resa particolarmente complessa per l'intrecciarsi in esse di cause politiche, sociali e culturali in un contesto europeo di forte tensioni. (Wikipedia) Monetazione illegale fabbricata su ordine del Duca di Rohan (3) Da: http://www.cgb.fr/louis-xiii-le-juste-douzain-huguenot-1628-la-rochelle,v12_0822,a.html LOUIS XIII LE JUSTE Douzain huguenot 1628 La Rochelle Titulature avers : + LVDOVICVS. XIII. D G FRAN. ET. NAVAR REX - H . Description avers : Écu de France couronné, accosté de deux L . Traduction avers : (Louis XIII, par la grâce de Dieu, roi de France et de Navarre) . Titulature revers : SIT NOMEN DOMINI. BENEDICTVM 1628 . Description revers : Croix échancrée cantonnée de quatre couronnelles . Traduction revers : (Béni soit le nom du Seigneur) .3 Come ha fatto osservare F. Droulers (nota n° 111H/D), delle imitazioni grossolane o falsi douzains su doppi tornesi laminati furono coniati dal 1628 al 1633 nel sud della Francia da partigiani del R.P.R. (Religion Prétendue Réformée). Questi douzains ugonotti furono denunciati dalle sentenze della Corte delle Monete del 13 luglio e 12 dicembre 1633. Ciò che non segnala l'autore è la molteplicità dei tipi. Ne abbiamo rilevati tre con vari accantonamenti della croce del rovescio, che presentiamo per la prima volta. Fin dall’assemblea della Rochelle del 24 dicembre 1620, gli ugonotti protestarono contro il ristabilimento del culto cattolico in Béarn. I protestanti del Mezzogiorno si sollevarono e chiesero l'aiuto dell’Inghilterra. L'iniziativa protestante era sostenuta da nobili come il duca di Rohan, il duca di Soubise o il duca de La Force. Il duca di Mayenne trovò la morte il 22 settembre 1621 tentando di impadronirsi di Montauban difesa dal duca di Rohan. La pace di Montpellier del 18 ottobre 1622 confermò l'Editto di Nantes, La Rochelle e Montauban restarono piazzeforti ugonotte. La guerra riprese tuttavia nel 1625 con la presa dell’isola d'Oléron da parte del duca di Soubise. I Rochelais si sollevano. Una pace provvisoria nel 1626 non impedì a Richelieu di venire ad assediare La Rochelle nell'ottobre 1627 mentre la città veniva rifornita dagli inglesi. La Rochelle capitolò finalmente il 28 ottobre 1628 dopo il suo abbandono dalla flotta inglese. I protestanti del mezzogiorno ripresero la lotta con la sede di Privas e la capitolazione di Arles. L'Editto di Arles del 28 giugno 1629 confermò la libertà religiosa, ma privò i protestanti dei posti di sicurezza. (3) Era figlio primogenito maschio di Renato II di Rohan, principe di Léon, visconte di Porthöet e di Caterina di Parthenay, ereditiera di una potente famiglia protestante del Poitou. La nonna paterna, Isabella di Navarra d'Albret era figlia del re di Navarra. All'età di 16 anni giunse alla corte di Enrico IV. Viaggiò poi a lungo (dal maggio del 1600 per oltre 20 mesi) in Germania, Inghilterra ed Italia. Affascinò la regina Elisabetta I d'Inghilterra ed il re di Scozia Giacomo VI, che gli chiese di far da padrino al figlio, il futuro re d'Inghilterra Carlo I. Ritornato in Francia, Enrico IV elevò nel 1603 la contea di Rohan a ducato ed Enrico di Rohan divenne duca e pari di Francia. Fu quindi nominato colonnello della Guardia svizzera e sposò, nel 1604, Margherita di Béthune (1595 – 1660), figlia del futuro duca di Sully, Massimiliano. Grazie all'amicizia del re gli si prospettava una eccellente carriera: partecipò alla campagna contro il duca di Bouillon, quindi alle campagne di Fiandra contro gli spagnoli agli ordini di Maurizio di Nassau, figlio di Guglielmo il Taciturno. Ma l'assassinio del re nel 1610 distrusse le sue speranze ed egli divenne capo degli ugonotti. Dopo che i suoi sforzi per un'amichevole composizione dei conflitti fra questi e la corte di Francia fallirono, egli prese le armi, rafforzò le piazzeforti della Guyenna e della Linguadoca, difese Montauban, contro il re, impedendogli di assediare Montpellier, finché questi nel 1622 non confermò l'Editto di Nantes con il trattato di Montpellier. Dal 1621 al 1625 ci fu una serie di rivolte protestanti contro il potere centrale, nelle province dei Saintonge, Guyenna e Linguadoca, da La Rochelle, a Saint-Jean-d'Angély, a Montauban e Montpellier: in tutte queste il promotore e sostenitore era Enrico, ma dopo alcune vittorie precarie fu sconfitto dal re a Privas nel 1627. Egli cercò pure di sostenere l'assedio di La Rochelle, con l'aiuto del fratello Beniamino di Rohan-Soubise, ricorrendo all'Inghilterra. Ma la spedizione inglese, agli ordini di George Villiers, duca di Buckingam, fu uno smacco e La Rochelle fu conquistata dalle truppe del cardinale Richelieu nell'ottobre del 1628. Tuttavia egli continuò la lotta in Linguadoca, ove il 27 giugno 1629 ad Arlès Luigi XIII, su consiglio del Richelieu, dopo aver conquistato le piazzeforti protestanti, emise l'atto di grazia con il quale veniva riconosciuta la libertà di culto ai protestanti e graziati tutti coloro che avevano combattuto contro il re ma ai protestanti venne tolto il diritto di tenere le piazzeforti e governare in alternativa al potere centrale. Il duca di Rohan fu costretto all'esilio, si recò quindi a Venezia ove si mise al servizio della Repubblica e dove scrisse le sue Memorie che verranno pubblicate postume. Intraprese quindi una serie di viaggi svolgendo attività di cartografo per la Svizzera, l'Alsazia, la Borgogna ed il ducato di Milano. Riconciliatosi con il re di Francia, questi gli chiese di agire come suo ambasciatore speciale presso il Grigioni e quindi di cacciare le truppe imperiali che occupavano la Valtellina (1634). Assunto il comando di un esercito di 15.000 uomini, sconfisse le truppe imperiali a Cassano, sconfisse gli spagnoli nel 1636 sul Lago di Como dopo aver cacciato anche il duca di Lorena dalla zona, ma fu lasciato privo di rinforzi e di ordini precisi dalla Francia e quindi di propria iniziativa nel 1637 concluse con il nemico un accordo, in cui accettava di riconsegnare la Valtellina ai Grigioni, insorti sotto il comando di Jürg Jenatsch. Per questo motivo, sospettato di tradimento dalla corte francese, il duca di Rohan fu nuovamente costretto all'esilio. Fermatosi a Ginevra, ricevette dall'alleato della Francia Bernardo di Sassonia-Weimar, l'invito a riprendere le armi contro gli imperiali. Egli accettò nel gennaio 1638, ma allorché fu attaccato dall'esercito nemico presso Rheinfelden, rimase gravemente ferito e morì. Dalla moglie Margherita di Béthune-Sully ebbe solo una figlia, Margherita, che sposò nel 1645 il gentiluomo cattolico Henri de Chabot, signore di Jarnac e d'Apremont, che diede origine al ramo dei Rohan-Chabot. Questo è un altro esempio di dozzeno illegale o degli ugonotti coniato a nome di Luigi XIII che ctmpnumis ha in vendita in questi giorni il quale mostra nei quarti interni alla croce del rovescio altri elementi. Anche questo esemplare non mostra alcun segno di argento, ma sostanzialmente rispetta i canoni dei dozzeni francesi. Ora vorrei far vedere come anche da noi, in Piemonte, i dozzeni hanno avuto un considerevole successo. Da: p://www.numismaticaranieri.it/it/monete_regionali_in_argento_ed_altri_metalli/passerano__ercole_radicati__grosso_dozzeno_8692_.aspx?id=5381 Passerano - Ercole Radicati - Grosso Dozzeno Oppure un altro esemplare ancora dei Radicati con altri simboli nei riquadri della croce e nello scudo reale. PASSERANO Ercole Radicati (1585-1587) Grosso dozzeno – MIR 942 AE (g 1,98) RR Ribattuta al D/ a ragione qSPL. (https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=358&lot=954) Qui mi fermo. Non mi resta che sottolineare quale sia stato per me l’interesse nel trattare questo argomento, che mi ha permesso di mettere in luce come le imitazioni o falsificazioni in determinati periodi della storia si siano verificate con grande successo.
  7. Il Denaro Provisino

    Ciao @giancarlo dici: "forse ne ho individuati due in una collezione privata. Ti ricordi come sono o hai l'impressione che trovi qualcosa di familiare in quello che sono andato fin qui esponendo a questo riguardo? In ogni modo è sempre bene rendere di dominio pubblico certe scoperte mantenedo l'anonimato del proprietario, dato che aiuterebbero a valorizzare un determinato patrimonio numismatico, anzichà a farlo disperdere a causa della non conoscenza delle cose. Non dimentichiamo che documenti dell'epoca che attestino la fabbricazione di moneta spicciola del Senato non ne sono stati ancora trovati, a parte Poey D'Avant che va preso con le molle. Questo è lo stesso caso delle monete volterrane non legali. Un saluto
  8. inserto non desiderato

    Si tutto risolto con Adolfo, @Admin : Qualcuno direbbe" a volte ritornano" oppure "a volte ci si rivede" e questo è il caso di Adolfo: ci siamo conosciuti in un altro forum ed ora anche lui è qui. Ma veniamo agli inserti, caro admin. Ultimamente succede che quando devo inserire in un testo un link riguardante un'altra sezione del forum. invece di riprodurre il link viene inserito nel testo un inserto che riguarda l'oggetto del link. Se vai su vedrai tre inserti o forse quattro che non sono riuscito a cancellare, mentre ho potuto cancellare tutto il relativo testo. Questo ti dico per mantenere il forum pulito ed anche per cercare di capire se è un problema mio oppure no. Ciao
  9. Il Denaro Provisino

    Come anticipato, ecco un altro caso che vedo per la prima volta. Da: https://www.deamoneta.com/auctions/view/17/1701 Da: tp://www.ebay.it/itm/182340182230?_trksid=p2057872.m2749.l2649&ssPageName=STRK%3AMEBIDX%3AIT In questi giorni Numismatica fiorentina ha messo in vendita un bel denaro provisino di Cola di Rienzo: uno dei due di questo tipi emessi dal tribuno romano. Il tondello messo a confronto con un altro esemplare simile non sembra che abbia le stesse lettere nei quarti della croce. Ciò che si legge è VNBS, cioè la lettera R sembra essere diventata una N. Si nota pure una corrosione che potrebbe aver corretto la lettera R, ma quello che non convince, non ostante la presenza della corrosione, è la forma in cui si presenta la presunta N: pare proprio che sia quest’ultima lettera. Può darsi che effettivamente esista questa variante di cui non sono a conoscenza e che non ho incontrato mai prima d’ora; ho sempre e solo visto la sigla VRBS. Ecco una breve disquisizione di Adolfo Sissia (Cola di Rienzo e monete durante il buono stato) dove non vi è traccia della parola VNBS: “Elementi distintivi con le precedenti emissioni del Senato sono un “cerchietto” in luogo della S al centro sopra il pettine e l’iscrizione in legenda ALMVS TRIBVNAT[VS] nella faccia con croce; il motto celebrativo ROMA CAPVT MV[NDI] che sostituisce SENATVS.P.Q.R ritorna a essere impresso nella parte del pettine come nelle prime emissioni senatoriali. I simboli ai lati del cerchietto sopra il pettine rimangono invariati dal gruppo antecedente. In prima analisi, colpisce immediatamente la mancanza di ogni riferimento al Senato a conferma che Cola lo abolisce definitivamente durante il suo breve tribunato. Il nominale si distingue in due serie ben definite fra loro: la prima, con le lettere VRBS ripartite negli angoli della croce e pettine a cinque o sei denti, la seconda senza lettere nei quarti e cinque denti. Le croci patenti hanno caratteristiche di stile diverse - indice di probabile avvicendamento d’incisori dei conii - rispettivamente con estremità tricuspidate l’una e con estremità arcuate l’altra. Il taglio di ambedue le serie tribunizie, sia nella media sia negli estremi, è omogeneo.” Questa descrizione parrebbe togliere ogni dubbio, ma quello che invece non convince è la forma della lettera R che pare una N. Vi domando: è possibile che esista questa variante?
  10. Il Denaro Provisino

  11. inserto non desiderato

    Scuse accettate e non credo che puntualizzare, correggere, sottolineare ciò che può essere frainteso sia un male per la Numismatica e neppure è vero che ti abbia preso di mira. Se guardi bene vedresti che ti ho citato alcune volte in senso positivo, quasi indispensabile. Io sono fatto così: quello che non mi va lo faccio presente. Un saluto e facci sentire la tua presenza anche qui e non più per i denari di Lucca, che sono ormai diventati un sogno irraggiungibile per questo forum.
  12. inserto non desiderato

    @Admin "Per le modifiche ai propri topic c'è il tasto modifica in basso, cliccare e poi fare le modifiche..." Il tasto modifica non lo vedo. Forse dovrei prima inviare la risposta e poi madificare? Questo l'ho fatto la volta precedente ma non è riuscito. Avevo preparato una risposta a Sissia ma non la mando più: semplicemente lo ignoro dato che prima di parlare dovrebbe essere certo di quello che dice. So distinguere bene le monete del Senato romano da quelle di Provins e Sens. Dopo tutto il pezzo che lui mi contesta è stato oggetto tempo fa di una mia segnalazione nel forum e si trova proprio nella monetazione medievale europea. Poi... insomma, perchè usare il latino quando non lo conosciamo: non ho mai sentito dire in totum invece che dire correttamente in toto. Ti saluto: federico
  13. inserto non desiderato

    Ciao Claudio@AdminLa frase che chiedi di togliere non andrebbe tolta, dato che Sissia ha fatto delle osservazioni su delle immagini e ha messo elementi di fantasia. Alla Numismatica tutto questo non fa bene. Ad esempio, se ricordo bene ha detto che il falso denaro di Provins ( deve averlo copiato da qui pesa gr 0,90 mentre pesa esattamente gr 1,3. Ha lavorato di fantasia e le cose dette per deduzione non possono essere date per buone. Se ritieni che invece a Sissia non possiamo toccare il culo allora dimmi di correggere ed io sistemerò la cosa in modo chiaro. Volevo dare una risposta a Sissia ma qui è nel topic di cui abbiamo parlato si sono verificati diversi inserimenti ed ora so perchè. Questo avviene ogni volta che attacco un indirizzo. Dimmi tu, il mio parere è di abbandonare a se stesso Sissia, non ne vale proprio la pena e adesso la decisione è la tua. Io ho solo riportato dati di fatto incontestabili. Buona giornata e fammi sapere.
  14. Il Denaro Provisino

    Buon giorno. Ora che l’epigrafia della moneta è sufficientemente chiara e che qualche dubbio è venuto meno, posso dire che la sensazione complessiva che dà non è quella di essere un falso d’epoca, ma non ci sono neppure elementi chiari che permettano di dire che si tratta di una moneta autentica. Mi spiego meglio. Finora non sono stati trovati dati storici certi (ma neppure monete assimilabili al mezzo denaro se non nel peso) che sia esistito il mezzo denaro provisino. Una fonte certa la fornisce il grande Numismatico e Studioso francese Faustin Pey D’Avant che ha preso in esame la monetazione del Senato romano e l’ha catalogata fino a descrivere un paio di oboli senza dire dove ha attinto le informazioni su questi sottomultipli del denaro. La mia ipotesi è che essendo a lui noti i dati concernenti gli oboli francesi, per analogia abbia considerato tali anche i denari provisini romani a causa del loro peso sempre più calante. Posto qui due esempi tratti dal terzo volume, pl CXXXIX: “Monnaies Féodales de France”. Primo esempio: Secondo esempio: La moneta sotto esame, cioè questa: che impropriamente chiamo obolo, ha solo qualche elemento in comune con l’esemplare numero 2, cioè la lettera S, la lunetta a destra e la stella (?) a sinistra. Tutto il resto non è più leggibile salvo i lineamenti del pettine i quali sono ancora ben conservati. Un elemento va sottolineato: la presenza di una stella chiaramente visibile nel primo quadrante del rovescio presente in altre monete. Certamente il falsario ci può aver lavorato di fantasia e se così fosse sarebbe stato molto bravo: ha dimostrato una notevole conoscenza della moneta senatoriale, anche se, ripeto, poteva usare con maggior profitto le sue capacità riproducendo un esemplare di dimensioni maggiori.
  15. inserto non desiderato

    molte grazie @Piakos !