lorenzo

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  1. Carlo D’Angiò Oggi vorrei parlare di una moneta che mi ha sempre intrigato. “Carlo I d'Angiò (Parigi, 21 marzo 1226 – Foggia, 7 gennaio 1285), figlio del re di Francia, Luigi VIII il Leone e di Bianca di Castiglia, fu re di Sicilia dal 1266 fino alla sua cacciata dall'isola nel 1282 in seguito ai Vespri Siciliani. Continuò a regnare sui territori peninsulari del Regno, con capitale Napoli, con il titolo di re di Napoli, fino alla sua morte, avvenuta nel 1285. Per il matrimonio con Beatrice di Provenza, figlia del conte di Provenza e di Forcalquier Raimondo Berengario IV, Carlo ereditò i titoli del padre di lei e fu conte di Provenza e di Forcalquier dal 1246. Nel 1247, suo fratello Luigi IX il Santo, re di Francia, lo fece conte d'Angiò e del Maine, andando così a fondare un nuovo ramo cadetto dei Capetingi, gli Angioini. Conquistò e si autoproclamò re d'Albania nel 1272, comprò da Maria di Antiochia il titolo di Re di Gerusalemme nel 1277, e per il testamento con Guglielmo II di Villehardouin, alla sua morte nel 1278, ereditò il Principato d'Acaia e fu da allora anche principe d'Acaia.” Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Ecco di seguito alcuni esempi del gigliato (in Italia) o carlino (in Francia) e come questo tipo di moneta abbia subito solo delle piccole varianti. https://www.ebay.it/itm/Tres-belle-monnaie-Royaume-de-Naples-Robert-dAnjou-Carlin-1309-1343/261880421409 - Royaume de Naples - Robert d'Anjou - 1309-1343 Carlin d'argent - 1339 Robert est roi titulaire de Jérusalem et de Sicile. Il est roi de Naples et comte de Provence. https://www.ebay.it/itm/COMTE-DE-PROVENCE-carlin-dargent-ROBERT-DANJOU/153073453157 COMTE DE PROVENCE ROBERT D'ANJOU carlin d'argent http://www.icollector.com/Napoli-Roberto-d-Angi-1309-1343-Gigliato-1317-1319_i8693436 Napoli Roberto D’Angiò 1398 -1343 gigliato con la ghianda al D/ http://www.gongoff.com/frutti-simbologia/ghianda “La ghianda, il frutto della quercia, un simbolo di potenza. La ghianda per i miti celtici era associata alla vita, alla fertilità e all'immortalità. I Druidi inghiottendo la ghianda, riconoscevano le loro doti profetiche; le ghiande erano anche il frutto sacro del Torah, come Albero di Vita – l’albero di quercia, le foglie e le ghiande di quercia formano uno dei "magici" circoli di segni, che, secondo gli astrologi, raffigurano la protezione o l'abbondanza naturale. La ghianda per molti popoli fin dai tempi antichi era considerata simbolo di vita, di fertilità, di salute, di virilità. Il valore simbolico della quercia è dovuta al fatto maschile che la ghianda ricorda i testicoli di un uomo. La ghianda nei popoli germanici era considerata sacra, era l'emblema del dio Thor. Gli antichi romani credevano che la ghianda avesse proprietà curative, che fosse in grado di ringiovanirti. In passato una ghianda indossata come un amuleto, ti proteggeva contro l'invecchiamento e l'alcolismo.” Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. https://www.ebay.it/itm/NAPOLI-Roberto-DANGIO-Gigliato-GIGLIO/261174471117?hash=item3ccf3629cd:g:EMMAAOSwP79Zvu8a Il giglio al D/ “Presso gli imperi egiziano e assiro i Gigli diventarono l’emblema della sovranità reale e dell’innocenza verginale delle ragazze avviate al matrimonio. Presso i Greci e i Romani simboleggiava l’amore sublime e la procreazione. Nell’iconografia cristiana questo fiore è uno dei simboli associati alla Madonna, all’Arcangelo Gabriele e a Sant’Antonio di Padova, più in generale, alla castità e alla purezza. Tra le tante leggende in cui il Giglio è protagonista si narra che Maria abbia scelto Giuseppe perché lo vide con un Giglio tra le mani. Il significato più antico e che dura ancora oggi di questo bellissimo fiore è la purezza e la castità; non solo esprime anche nobiltà e fierezza d’animo. È il fiore ideale da regalare ad una donna fiera, onesta e di classe così da considerarla come una regina. I Gigli simboleggiano inoltre l’innocenza, la verginità e il candore.”
  2. Ora, vorrei proporre alcune imitazioni del gigliato napoletano. Ve ne sono state altre, ma le difficoltà di reperirle in internet non sono poche. https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=1580&lot=1617 France, Avignon, Eugenius IV (1431-47), Carlin, 1.97g, evgenivs pp. cartvs., Pope enthroned, holding cross, rev. + :santvs: petrvs: et: paulvs:, keys crossed, shield above (Berman 319; P.d'A 4246; Munt 27), good very fine. “Papa Eugenio IV Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Eugenio IV, nato Gabriele Condulmer (in latino: Eugenius IV; Venezia, 11 gennaio 1383 – Roma, 23 febbraio 1447), è stato il 207º papa della Chiesa cattolica dal 1431 alla morte. Apparteneva ai Canonici regolari di San Giorgio in Alga.” https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=1580&lot=1633 France, Orange, Raymond IV (1340-93), Carlin, 1.81g, .r princ eps. avra, Prince enthroned facing, rev. mon-et. ci-vitas-avra, cross with cornet in each quarter (B. 986; P.d'A 4514), very fine. Il principato di Orange Nell'undicesimo e dodicesimo secolo la città di Orange ed i suoi dintorni erano governati dai discendenti di un certo William IV Bertrand. Si autonominarono conti di Orange, ma anche principi perchè si riferivano ad una diretta subordinazione al re di Borgogna. I conti di Orange hanno aderito anche al titolo di principe dopo aver pagato un omaggio al conte di Provenza per una parte del loro territorio. In ogni caso, dopo la riorganizzazione della classe dei principi imperiali nel 1180, non sono stati principi imperiali. Nel 1146 il principato fu diviso tra i fratelli William Adhemar e Rambaud. Il nipote di William Adhemar lasciò la sua parte nel 1218 all'Ordine di San Giovanni di Jeruzalem che vi governò fino al 1307. La parte di Rambaud venne dal matrimonio nel 1173 con la Casa di Baux. Dopo la morte di Guglielmo I nel 1218 fu divisa tra i suoi figli Guglielmo II e Raimondo II. Dopo la morte di Guglielmo III nel 1256 le parti furono nuovamente riunite. In attesa del trattato tra Raimondo II e Guglielmo III del 1256 vi sono i sigilli dello zio e di suo nipote. In campo c'è una tromba, la bandoliera che racchiude una stella a otto punte. Il corno di tromba era sui sigilli dei successivi sovrani di Orange, riuniti dopo un trattato tra Carlo d'Angiò, il successore dei Cavalieri di San Giovanni e Bertrando IV nel 1308. I colori esatti sono noti dal regno di Raimondo IV ( 1340-'93) quando è raffigurato nelle armature di Belklenville e Gelre. https://it.wikipedia.org/wiki/Gigliato#/media/File:Knights_of_Rhodes_AR_Gigliato_2000364.jpg Crusaders, Knights of Rhodes (Knights Hospitallers). John-Ferdinand of Heredia. 1377-1396. AR Gigliato (29mm, 3.90 g, 12h). John-Ferdinand kneeling left before cross potent; to right, castle above G Cross fleurée. Metcalf, Crusades 1214-5 var. (symbols); CCS 2525h. VF, flat strike on periphery. Juan Fernández de Heredia (in aragonese Johan Ferrández d'Heredia ( circa 1310 - 1396) fu il Gran Maestro dell'Ordine Ospedaliero dal 24 settembre 1377 alla sua morte. Il suo impegno fu occupato dalla "questione di Acaia" con il persistente ma infruttuoso sforzo da parte dei Cavalieri per acquisire il Principato di Acaia nel sud della Grecia. Fu anche un grande mecenate della traduzione e composizione di opere storiografiche in lingua aragonese e consigliere di due re d'Aragona.
  3. Il carlino o saluto Carlo I D’Angiò (1266-1285) fece coniare due carlini uno in oro e l’altro in argento che furono detti saluto d’oro e saluto d’argento a causa della rappresentazione del R/ dove un angelo saluta Maria, l’Annunciazione. Saluto (o Salut) è il nome dato a monete coniate in diversi paesi europei. A Napoli il carlino d’oro a 24 k pesava gr 4,44 e valeva 5 tari d’oro del reale e dell’augustale ed era detto saluto d’oro e fu emesso nel 1278. https://www.sixbid.com/browse.html?auction=1060&category=21551&lot=996009 Regno di Napoli - Carlo I d'Angiò (1266-1285) - Saluto d'oro Rara Carlo II D’Angiò modificò il carlino e al posto dell’Annunciazione fece mettere la croce gigliata e per questa ragione questo si chiamo gigliato. Il saluto d’argento era in tutto uguale al primo e pesava 3,39 grammi e valeva ¼ del saluto d’oro. Fu coniato anche il mezzo saluto d’argento. Il saluto (o Salut) è stato il nome di monete coniate in diversi paesi europei. In Francia il Salut d’or fu coniato da Carlo VI (1380-1422) e da Carlo VII (1422-1461). Aveva un peso di 3,87 grammi. In Inghilterra fu coniata una moneta simile a quella francese da Enrico V nel 1422 e da Enrico VI quando era diventato Re di Francia a causa della battaglia di Agincourt del 1415 per la quale i reali inglesi erano diventati eredi al trono di Francia. https://www.monnaiedeparis.fr/en/collections-patrimoniales/salut-d-henri-vi-d-angleterre Salut d’Henri VI d’Angleterre Paris, France Type : Monnaies Period : 1423 Provenance : Europe , France Materials : Or Technique : Frappe au marteau “La battaglia di Azincourt (o di Agincourt) si svolse presso Azincourt, località nel dipartimento del Passo di Calais nella regione del Nord-Passo di Calais il 25 ottobre 1415 nell'ambito della Guerra dei cent'anni, e vide scontrarsi le forze del Regno di Francia di Carlo VI contro quelle del Regno d'Inghilterra di Enrico V. In virtù della decisiva vittoria riportata dagli inglesi è considerata uno dei momenti più cupi della storia della Francia e al contrario uno dei più fulgidi della storia dell'Inghilterra.” (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.) Siti consigliati: https://www.monnaiedeparis.fr/en/collections-patrimoniales/salut-d-henri-vi-d-angleterre https://www.numiscorner.fr/products/henri-vi-de-lancastre-salut-dor-frappe-a-paris-duplessy-443a https://www.numiscorner.fr/products/monnaie-france-henri-vi-salut-dor-rouen-pcgs-au-details-duplessy-443 https://www.emonnaies.fr/le-blog-emonnaies/le-salut-dor-dhenry-viroi-de-france-et-dangleterre/
  4. Anche io non le conoscevo, poi è venuto a trovarmi un amico è mi ha portato un vegetale sconosciuto a forma di palla. Ho cercato ed ho trovato il nome ed anche come vanno coltivate le tillandsie. Poi, ho imparato ed oggi ne ho alcuni esemplari molto belli. Ti faccio solo un esempio, ma ne posso fare altri La tengo con altre sul balcone appoggiate a un graticcio di legno. Noterai dei piccoli frutti rossi: è un peperoncino nato spontaneamente e chissà da dove viene. Ora so che si chiama peperoncino arlecchino ed è uno spettacolo. A me poi piace pure il piccante! A presto: federico
  5. Ciao, Giuseppe, ho letto invece con interesse, molto interesse quello che hai scritto. Qui si comincia a intravvedere un pericolo per me: non posso sbagliare più e se da una parte è un bene, dall'altra mi costringe ad essere esatto in quello che dico, sempre supponendo che le fonti siano state a loro volta anch'esse esatte. Che tu fossi curioso lo si capisce, ma bambino poi non lo avrei detto. Completati gli studi, compresa la laurea potresti essere sulla trentina, ma se ho sbagliato non mi correggere, per favore, lasciami questa illusione. Io ho qualche primavera in più e questo pure al forum l'ho detto. Non ho detto il numero di telefono perchè non uso più il telefonino da tanto tempo, ma il computer è il mio pane quotidiano. Praticamente, ci faccio tutto o quasi. soprattutto le ricerche, quelle che ti colpiscono tanto. Occhio, che se colpiscono come una volta mi ha colpito un libro, potrebbero fare male. Bene, è stato un piacere leggerti. Ti auguro una belleissima serata in quella stupenda isola dove vivi, piena di sole, di luci e qualcuno ha pure un balcone pieno di tillandsie. Conosci? Ne ho di bellissime e siccome le curo come fossero un figlio, crescono a meraviglia specie le xerografiche o le streptofille, ma anche le altre non scherzano quanto a bellezza. Quest'anno molte sono fiorite. alcune con dei fiorellini molto piccoli, altre sono più vistose. Tutte belle lo stesso. Ciao e a presto, se vuoi: federico
  6. " Lorenzo nel Nick e Federico di nome" Lorenzo perchè mi piace e l'ho scelto io, Federico lo hanno scelto i miei genitori, ma alla fine mi piace lo stesso . Comunque non era un mistero per nessuno o quasi nel forum di questa mia doppia personalità. A Volte è bello anche essere un pò faceti, un pò pazzerelli ed io lo so fare bene. Ma veniamo alle cose serie, quelle che fanno bene alla mente. Sapere perchè di volta in volta i termini di paragone tra un metallo ed un altro è un fatto che per saperle tutte bisogna essere laureato. No dai, non è così: credo che le equivalenze venissero stabilite di volta in volta. Noi abbiamo la fortuna di trovarle già bell'e fatte. Noto una cosa: il tuo profondo senso critico e la tua volontà di imparare, di capire. Pure con le romane fai così? Per me quello è un mondo a sè stante e ancora non ha una presa sulla mia volontà di imparare. Una domanda: più che una curiosità per te cosa rappresentano le equivalenze? Ai fini pratici non sono più di una notazione e servono a far salire o calare il valore di una moneta.
  7. Grazie, la mia voleva essere una battuta simpatica comunque grazie per il voto lusinghiero: Buona giornata da federico, che sarei io
  8. Battere moneta era una spesa impegnativa o sbaglio Battere moneta non è certamente un evento poco costoso era importante battere moneta battere moneta certo che era importante. Quando un regnante era a corto di finanze batteva moneta sia per pagare il dovuto, sia per aumentare il circolante Il carlino/gigliato è leggermente più pesante del carlino/saluto d'argento A Napoli il carlino d’oro a 24 k pesava gr 4,44 (saluto d’oro) Il saluto d’argento era in tutto uguale al primo e pesava 3,39 grammi e valeva 1/14 del saluto d'oro (mi scuso dell’errore: avevi ragione tu; d’altra parte se fosse tutto perfetto non ci servirebbero gli studiosi come te che fanno l’esame a chi scrive. Ti ringrazio e te ne do atto) Il gigliato intorno ai 3,8/3,9 grammi, quindi più pesante del saluto d’argento Cosa tiene in mano l'arcangelo Gabriele? Non lo so, ma trattandosi della moneta di un re di origine francese, potrebbe benissimo avere in mano il giglio della corona di Francia. cosa c'è in mezzo tra l'arcangelo e la Madonna in quello di Enrico? È evidente che è un vaso con un fiore multiplo dentro Ho notato che tra l'esemplare postato da te e quello di wikipedia la scritta ivi presente è al contrario È un particolare di cui non ho tenuto conto, anzi, non me ne sono proprio reso conto, trattandosi di una descrizione e non di una analisi epigrafica. Se le legende sono scritte in maniera differente è possibile che siamo in presenza di emissioni diverse. Ora però mi devi dare il voto.
  9. Per risponderti esaurientemente devo fare una scaletta delle tue domande/perplessità. Non è detto che sappia dartene ragione in toto. Comunque, ci proverò. A presto
  10. Regno di Napoli Roberto I d’Angiò fu Re di Napoli fino al 1343 Giovanna I D’Angiò regina di Napoli dal 1343 al 1381 anno in cui fu deposta dal cugino Carlo D’Angiò-Durazzo, era nipote di Roberto e figlia di Carlo, Carlo di Durazzo la fede imprigionare a Muro Lucano, dove venne assassinata nel 1382. Carlo D’Angiò-Durazzo (1345-1386) fu Re di Napoli dal 1382 col nome di Carlo III fu nominato erede di Giovanna I. Nel 1386 fu a sua volta assassinato in Buda, dove l'anno prima era stato proclamato re d'Ungheria. Dopo la sua morte gli succedettero entrambi i figli sul trono di Napoli, prima Ladislao e poi Giovanna, entrambi però moriranno senza figli legittimi, determinando in questo modo la fine del dominio angioino sul Regno di Napoli. Margherita di Durazzo (1348-1412) moglie di Carlo di Durazzo. Dopo l'assassinio del marito (1386), governò il regno per il figlio Ladislao, coadiuvata dal cardinale Acciaiuoli. Contro di loro mosse Luigi II d'Angiò, proclamato re dall'antipapa Clemente VII. Alfonso I D’Aragona (1396 - 1458) detto il Magnanimo, figlio di Ferdinando I. Re di Sicilia dal 1416 al 1458 e dal 1442 anche Re di Napoli. Dunque, dal 1343 al 1396 è trascorso poco più di mezzo secolo ed ancora non si è spento l’interesse per il gigliato, il quale ora si chiamerà carlino come in Francia terra di origine dei D’Angiò, ma la moneta non è più copiata pedissequamente, ma solo al D/, mentre al R/ a tutt’altra epigrafia. Questo è l’esempio del caso: https://www.ebay.it/itm/NAPOLI-ALFONSO-I-1442-1458-AG-CARLINO/123145981571 NAPOLI - ALFONSO I 1442-1458 - AG/ CARLINO Ed anche qui non sembra che vi siano dubbi sulla volontà del Re di rinnovare i fasti di una coniazione fortunata.
  11. Ciao Giuseppe. Non so se hai notato, ma dove andava il Re .lo accompagnava un gigliato e siccome aveva le mani in pasta anche dalle parti sue, li lo hanno chiamato carlin. Era una moneta prestigiosa, benche ritengo non facile da imitare. Lo hanno fatto in tanti e ritengo che tutte le valute abbiano avuto un cero successo. In ogni modo, personalmente, preferisco quella del Re anche se dal punto di vista del collezionista altre possono aver assunto una maggiore rarità e per questo un valore maggiore.
  12. lorenzo

    L'uva sulle monete

    L’uva sulle monete “Il periodo di vendemmia varia tra luglio e ottobre (nell'emisfero boreale) e tra febbraio e aprile (nell'emisfero australe), e dipende da molti fattori, anche se in maniera generica si identifica con il periodo in cui le uve hanno raggiunto il grado di maturazione desiderato, cioè quando nell'acino il rapporto tra la percentuale di zuccheri e quella di acidi ha raggiunto il valore ottimale per il tipo di vino che si vuole produrre. Se questo parametro è genericamente valido per le uve da tavola, nel caso di uve destinate alla produzione del vino è necessario considerare ulteriori parametri per decidere quando e come vendemmiare.” (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera) Quando si parla di vendemmia va da sé che si parla anche di uva, dato che questo dono del cielo è tra i frutti uno dei più generosi, sia per il consumo diretto del frutto, che del suo derivato: il vino. Il vino esiste da un tempo immemore e la mitologia greca ne attribuisce la scoperta a Bacco. Bacco è raffigurato in simbiosi con l’uva ed il vino. Ma passiamo ora a qualche esempio di rappresentazione del grappolo d’uva. Viene subito alla mente Naxos nelle Cicladi e questo didracma è molto esplicito sul culto greco per Bacco o Dioniso per la vite e il suo prodotto. https://www.cgbfr.it/cyclades-ile-de-naxos-naxos-didrachme-sup,v51_0149,a.html Tipo : Didrachme Data: c. 200-180 AC. Nome della officina / città: Cyclades, Naxos Metallo : argento Diametro : 23 mm Asse di coniazione : 12 h. Peso : 7,86 g. Grado di rarità : UNIQUE “Exemplaire de qualité exceptionnelle pour ce type de monnayage sur un flan ovale, bien centré des deux côtés. Très beau portrait de Dionysos. Très joli revers de style fin, de haut relief, bien venu à la frappe. Très jolie patine de collection ancienne avec des reflets dorés. Conserve une partie de son brillant de frappe et de son coupant d’origine” Questo primo esempio per dire che anche in Sicilia vi è una polis di nome Naxos e sta geograficamente sotto Tauromenion. La Naxos siciliana ha mantenuto esattamente le prerogative della Naxos delle Cicladi, in quanto, i greci che si sono insediati in Sicilia provenivano dalla terra greca. Questi hanno mantenuto, dunque, lo stesso culto per la vita, l’uva ed il vino molto ben rappresentati anche nella monetazione siciliana. https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=1668&lot=1019 “Greek Coins Sicily, Naxos. Tetradrachm circa 460 BC, AR 17.25 g. Description Bearded and ivy-wreathed head of Dionysos r., his hair tied in krobylos at back of neck. Rev. Ν – ΑXΙ – ΟΝ Silenos, nude and ithyphallic, squatting on the ground, raising a cantharus to his lips and supporting himself with his l. hand.” “Nasso fu abitata per la prima volta, secondo la tradizione, dai Traci che vi portarono anche il culto del dio Dioniso. Furono seguiti dai Carii e dagli Ioni. Fu anche il centro della civiltà Cicladica (3200-2100 a.C.). Secondo il mito, raccontato spesso con alcune varianti, Arianna, che aveva aiutato Teseo a uccidere il Minotauro, fu abbandonata a Nasso. Ma dopo poco sopravvenne Dioniso su un carro tirato da pantere che, conosciutala, volle sposarla.” “Naxos è considerata nell'immaginario collettivo come la prima colonia greca ad essere stata fondata in Sicilia (nel 735 a.C.), oggi è stato accertato che in realtà la prima ad essere stata fondata è Zankle (Messina) nel 757 a.c. Nel 495 a.C., il tiranno di Gela Ippocrate voleva la città ma non riuscì a conquistarla. Naxos è alleata di Atene nella guerra contro Siracusa. Nel 403 a.C. il tiranno di Siracusa Dionisio I distrugge la città per punirla dell'alleanza con Atene. Gli abitanti vengono venduti come schiavi e le rovine della città vengono cedute ai Siculi. Dopo questo evento Naxos rimane un porto commerciale, ma perde il rango di polis (città-stato). La popolazione si trasferisce sul Monte Tauro e fonda la città di Tauromenium l'attuale Taormina.” “Primi fra i Greci i Calcidesi venuti per mare dall'Eubea fondarono Nasso ed innalzarono un altare ad Apollo Archegetes..." Tucidide, La guerra del Peloponneso, libro VI, 3,1 I racconti sulla composizione etnica dei coloni che fondarono la più antica città greca di Sicilia sono molteplici e non tutti concordanti. Secondo Tucidide, i coloni erano Calcidesi; secondo Ellanico Calcidesi e Nassi; secondo Eforo e lo pseudo-Scimno Calcidesi, Ioni e Dori, che in seguito a controversie si sarebbero separati, andando i Calcidesi a fondare Naxos, i Megaresi Megara Iblea e i Dori Capo Zefirio, in Calabria. Vi è comunque consenso sulla priorità e importanza dell'elemento calcidese, ma la presenza di Ioni di Naxos sembra assicurata dal nome stesso dato alla colonia. L'ecista sarebbe stato Teocle, verosimilmente calcidese e fondatore della calcidese Leontinoi, anche se Eforo lo considera ateniese (origine forse da attribuire alla propaganda imperialistica periclea). I coloni avrebbero preso terra su di una spiaggia, dove eressero un altare ad Apollo ‘Archegetes', il dio di Delo venerato anche in Eubea, protettore dell'impresa coloniale e oggetto di culto ancora nel V secolo a.C. da parte dei ‘théoroi', gli ambasciatori sacri che dalla colonia si recavano in madrepatria per rinnovare i rapporti religiosi tradizionali.” (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera) Tuttavia, non mancano altri esempi con i quali è stata rappresentata l’uva. L’anfora e il grappolo di Israele, oppure le celeberrime 5 lire italiane, ma non mancano altri esempi.
  13. lorenzo

    L'uva sulle monete

    Ti ringrazio di avermi informato, ma già avevo abbandonato la cosa. Ho sempre un certo riguardo per il copyright, dato che non si sa mai quando è possibile usare un brano o una immagine e quando no.
  14. Aggiungo per maggiore completezza di informazione che il gigliato è stato ritenuto un buonissima moneta ed è stato imitato abbondantemente. Qui di seguito riporto un sito nel quale si possono leggere le molte imitazioni che ci sono state: http://www.attilacoins.com/Roberto-d-angio-gigliato-di-prato.asp
  15. lorenzo

    L'uva sulle monete

    Ho capito. Potrei chiede l'autorizzazione all'uso anche parziale del testo, ma non è questo il punto: non ho intenzione di farne alcun uso, anche parziale, perchè non intendo farci su uno studio per poi renderlo pubblico. Semmai, è solo per uso strettamente personale e da quanto ho capito la ricerca è riferita alla Grecia continentale (Maroneia). mentre io, anzi noi, abbiamo portato avanti una ricerca, benchè molto semplice, non solo riferita alla Grecia.
  16. lorenzo

    L'uva sulle monete

    quindi, l'autore è Aaron Nix-Gomez e la sua ricerca ha il copyright. Per uso personale posso comunque tradurlo, ma se così non fosse, mi faccio bastare quello che al momento ho capito. Mi confermi che non si può fare una traduzione per uso personale?
  17. lorenzo

    L'uva sulle monete

    Ti ringrazio, zeccadibronzo per averci suggerito il link. A prima vista mi è parso un buon racconto/ricerca sul vino, ma per capire correttamente il contenuto devo provare a tradurlo. Una domanda: chi è l'autore dello scritto?
  18. lorenzo

    L'uva sulle monete

    … e questa non è fantastica? Spain, 1 peseta, 1937. Grapes. Questa la conoscevate? Non capisco perché una moneta così bella non è circolata e ne conosco solo la prova. Almeno, questo posso dire per me, magari, altri l’hanno vista una o più volte. Poteva mancare il Libano? Lebanon, 1 livre, 1968. Grapes and other fruit. Qui mi fermo per fare posto a qualche amico e collega che vorrà dare il suo contributo ad una così lieve e simpatica esposizione dei diversi modi di proporre un frutto così diffuso in tutto il mondo. Immagini tratte da: http://www.worldofcoins.eu/forum/index.php?topic=11056.0
  19. Oggi vorrei proporre una piccola serie di immagini di monete di Papi di straordinaria bellezza e grande valore storico. Tutte monete che hanno fatto passare attraverso alcuni secoli una moneta denominata giulio dal nome del Pontefice che per primo le ha dato questo nome e che altri Papi anch’essi hanno chiamato così. Altri Papi hanno dato il proprio nome alle loro monete. I testi sono stati tratti da Wikipedia, l'enciclopedia libera, mentre, le immagini dai siti citati. GIULIO Giulio II, nato Giuliano della Rovere (Albisola, 5 dicembre 1443 – Roma, 21 febbraio 1513), è stato il 216º papa della Chiesa cattolica dal 1503 alla sua morte. Noto come "il Papa guerriero" o "il Papa terribile", è uno dei più celebri pontefici del Rinascimento. Era figlio di Raffaello della Rovere, nipote di Sisto IV, e di Teodora di Giovanni Manirola. Apparteneva all'Ordine dei frati minori conventuali. Da: https://www.google.it/search?q=giulio+moneta&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwiDg7Spo4XdAhUK4YUKHU5UAjsQ_AUICygC&biw=1536&bih=686#imgrc=xsP3XMGAy-Q6-M: Stemma della Rovere. Sopra chiavi decussate e tiara. Intorno IVLIVS II PONT. MAX. Santi Pietro e Paolo stanti di fronte, una rosetta tra loro. Intorno S. PETRVS. S. PAVLUS. In esergo ROMA AR Giulio (3,29 g). Zecca di Roma Il Giulio era una moneta pontificia da 2 grossi. Il nome veniva da papa Giulio II che l'aveva aumentata di peso e di intrinseco nel 1504. Con ordinanza del 20 luglio 1504 il Papa stabilì: "Reformetur stampae monetariae pro ducatis, carlenis, bononiensis etc. Cogitetur de cunio monetae si posset reduci Urbs ad monetam papalem exclusa forensi etc." I carleni (o carlini) furono quindi riformati e cambiarono il loro nome in giuli, in modo da distinguerli da quelli precedenti. Contenevano 4 grammi abbondanti di argento. Il loro valore divenne quindi superiore di un terzo al carlino pontificio. Pochi anni dopo, nel 1508, già il contenuto d'argento era calato sotto i 4 grammi. Nel 1535 ci fu un'ulteriore riduzione a 3,65 grammi. La prima coniazione di Giulio II recava al dritto le armi papali ed al rovescio i santi Pietro e Paolo. Nel 1540 Paolo III coniò le monete con 3,85 grammi di fino che presero il nome di paoli. Il nome di giulio fu usato anche dalle altre zecche papali e da alcune italiane. Il giulio papale di Bologna fu contraffatto a Masserano da un Fieschi prima del 1597. Questa moneta pesava solo 3,4 grammi. L'ultima moneta coniata con questo nome fu il giulio d'argento battuto da Pio VII nel 1817; pesava 2,642 g ed aveva un titolo di 917/1000. Valeva ancora 2 grossi ossia 10 baiocchi. I nomi di paolo e giulio erano in uso a Roma, anche quando queste monete non erano più in circolazione, per indicare la moneta da 20 baiocchi. LEONE Papa Leone X, in latino: Leo X, nato Giovanni di Lorenzo de' Medici (Firenze, 11 dicembre 1475 – Roma, 1º dicembre 1521), è stato il 217º papa della Chiesa cattolica dal 1513 alla sua morte. Giovanni era il quartogenito (il secondo figlio maschio) di Lorenzo de' Medici e Clarice Orsini e portò alla corte pontificia lo splendore e i fasti tipici della cultura delle corti rinascimentali. Fu l'ultimo Papa a essere semplice diacono al momento dell'elezione Da: https://www.sixbid.com/browse.html?auction=2672&category=56199&lot=2246561 Ancona Leone X (Giovanni de'Medici), 1513-1521. Giulio, AR 3,75 g. Muntoni 74. Berman 672. Dubbini-Mancinelli pag. 107 (7° tipo). Raro. BB CLEMENTE VII Clemente VII, nato Giulio Zanobi di Giuliano de' Medici (Firenze, 26 maggio 1478 – Roma, 25 settembre 1534), esponente della famiglia fiorentina dei Medici, fu il 219º papa della Chiesa cattolica dal 1523 alla morte. Da: https://www.biddr.ch/auctions/nacit/browse?a=43&l=32921 Giulio, AR 3,79 g. CLEMENS VII PONT MAX Busto barbuto a s. con piviale ornato. Rv. MISIT DOMIN – ANG SVVM S. Pietro liberato da un angelo; all'esergo ROMA segno di Giacomo Balducci zecchiere. Muntoni 48. Berman 843. Rarissimo. Ritratto di eccezionale esecuzione e leggera patina, migliore di Spl. Questo doppio carlino, di grande rarità e conservazione, fu coniato poco dopo il rientro a Roma di Papa Clemente VII, avvenuto l’8 ottobre 1529, quando, per il poco tempo passato, il ricordo del sacco e della sua prigionia in Castel Sant’Angelo, dovevano essere ben nitidi nella memoria sia del Pontefice che della popolazione e la rappresentazione dell’angelo che libera San Pietro dal carcere Mamertino e la relativa legenda sono chiare allusioni a quello sciagurato periodo. I conii sono certamente opera di Benvenuto Cellini, anche se nella sua ”Vita” non ne parla. L’abile mano del grande artista è inequivocabile e, ad ulteriore conferma, dai documenti della zecca sappiamo che all’epoca Cellini, ovvero il 16 aprile 1529, era stato nominato dal Papa unico incisore camerale: Dilecto filio Benvenuto Cellini Aurifici fiorentino: De acuitate ingenii virtute probitate et solerti scientia tua confidentes ac cupientes te favore prosegui grazioso officium conficendarum stamparum cudendi monetam pro tempore Zeccha alme urbis nostre cum honoribus oneribusque et emolumentis consuetis…… indignationis nostre pena aliquas stampas in Zeccha nostra nisi per manus dicti Benvenuti recipiant et admictant aut desuper monetam cudere audeant vel presumant . A conferma del fatto che il Cellini era stato assunto alla zecca sappiamo, inoltre, che in data 12 giugno 1529 fu eseguito un mandato di pagamento, il cui originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze, per venti ducati a suo favore in quanto ” nuovo maestro delle stampe ”. Da tale incarico fu sollevato il 2 Gennaio 1534. PAOLO III Paolo III, nato Alessandro Farnese (Canino, 29 febbraio 1468 – Roma, 10 novembre 1549), è stato il 220º papa della Chiesa cattolica dal 1534 alla sua morte. Nel 1540 autorizzò la fondazione della Compagnia di Gesù su proposta di Ignazio di Loyola e convocò il Concilio di Trento nel 1545. Da: https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_(moneta)#/media/File:Paolo_1540.jpg Il paolo o paulo era una moneta pontificia; questo nome fu dato al giulio da 2 grossi quando nel 1540 papa Paolo III (da cui il nome) ne fece aumentare il contenuto d'argento a 3,85 g. La prima coniazione di Paolo III recava al dritto le armi papali e al rovescio San Paolo. Ai tempi dell'arrivo dei rivoluzionari francesi, il Paolo era valutato sulla piazza milanese col valore di 14 soldi. A Roma ancora nell'Ottocento era il nome popolare della moneta da 10 baiocchi. I nomi di paolo e giulio erano in uso a Roma fino al pontificato di Pio IX, anche quando queste monete non erano più in circolazione, per indicare la moneta da 10 baiocchi. Lo stesso nome presero monete di altri stati italiani. Nel Granducato di Toscana circolò il paolo da 8 crazie. GREGORIO XIII Gregorio XIII, in latino: Gregorius XIII, nato Ugo Boncompagni (Bologna, 7 gennaio 1502 – Roma, 10 aprile 1585), è stato il 226º papa della Chiesa cattolica (225º successore di Pietro) dal 13 maggio 1572 alla morte. Per la storiografia successiva è considerato come uno dei pontefici più importanti dell'età moderna, soprattutto per quanto riguarda l'attuazione della Riforma cattolica e la riforma apportata al calendario che prende il suo nome. Da: https://www.deamoneta.com/auctions/view/556/472 Ancona. Gregorio XIII (1572-1585). Giulio. M. 311/314 Berm. 1225. AG. g. 3.05 Interessantissimo e raro errore nella legenda del D/ che riporta GREGOGI qBB. SISTO V Sisto V, nato Felice Piergentile e a trent'anni Felice Peretti (Grottammare, 13 dicembre 1521 – Roma, 27 agosto 1590), è stato il 227º papa della Chiesa cattolica (226º successore di Pietro) dal 1585 alla morte; apparteneva all'ordine dei frati minori conventuali. Da: https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=1256&lot=614 BOLOGNA Sisto V (Felice Peretti), 1585-1590 Sisto o Giulio. Ar gr. 3,02 Stemma ovale. Rv. S. Petronio stante. M. 99; B. 1363. Foro otturato. MB
  20. lorenzo

    Una moneta di nome giulio

    bellissimo.Grazie. Luciano
  21. Come ho fatto cenno del bolognino nella breve esposizione delle monete degli Sforza anconetani, ora qui ne parlo più diffusamente a riprova del fatto che il bolognino era per il suo tempo una moneta abbastanza diffusa in Italia. Non sto qui a sottolineare di quale raffinata bellezza sono state coniate alcune monete con particolare riguardo alla lettera A, la quale è spesso la lettera finale di una scritta che sta in circolo sulla parte esterna della moneta, nonchè, con quale cura queste monete sono state eseguite e pensare che siamo nel medioevo! https://www.sixbid.com/browse.html?auction=2241&category=45207&lot=1896355 ASCOLI Martino V (Oddone Colonna), 1417-1431 Bolognino. Ar gr. 0,77 Grande A. Rv. Nel campo lettere a croce. Munt. 27; B. 277. Raro. BB https://www.sixbid.com/browse.html?auction=2241&category=45207&lot=1896361 ASCOLI Eugenio IV (Gabriele Condulmer), 1431-1447 Bolognino. Ar gr. 1,05 Nel campo lettera A tra 4 anellini. Rv Nel campo le lettere CVLO in croce attorno a globetto. CNI 9; Mazza 86/90var.; M. 25; B. 310. Buon BB https://www.sixbid.com/browse.html?auction=483&category=10563&lot=496372 AREZZO Repubblica di Firenze, II Tentativo, 1385-1530. Bolognino fine sec XIV. Ar gr. 1,08 Grande A accostata da quattro gigli. Rv. Busto del Santo di prospetto mitrato. CNI 16/22; Vanni 151/152; MIR 19 Rarissimo. BB https://www.sixbid.com/browse.html?auction=483&category=10563&lot=496379 BOLOGNA Anonime Pontificie, sec. XV. Bolognino. Ar gr. 1,14 Nel campo A tra quattro globetti. Rv. MATER STVDI e nel campo ORVM attorno a circoletto. CNI 17; Ch. 99 Raro. BB https://www.sixbid.com/browse.html?auction=483&category=10563&lot=496380 BOLOGNA Anonime Pontificie, sec. XV. Bolognino. Ar gr. 1,18 Nel campo grande A. Rv. MATER STVDI e nel campo attorno a circoletto ORVM. CNI 14; Ch. 101 q. Spl https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=1701&lot=252 BOLOGNA Repubblica, Monetazione a nome di Enrico VI Imperatore, 1191-1336. Bolognino grosso con punti. Ar gr. 1,42 Simile a precedente. CNI 2; Ch. 13. Patina scura. Buon BB Nel 1236, come tesimonia la cronaca Bolognetti, inizia la coniazione del bolognino grosso, che viene ora ad affiancarsi al bolognino piccolo, predominando ben presto nella circolazione monetaria. https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=1701&lot=242 ANCON ANCONA Repubblica autonoma, sec. XIII-XIV. Bolognino anconetano. Ar gr. 0,91 DE ANCON Nel campo A con attorno globetti, ad inizio leggenda l'immagine del cavaliere volto a d. Rv. PP SQ VI R I Nel campo le lettere A C V S disposte a croce. CNI t. I, 12 (ma A piccola). Frattura di conio. Buon BB https://www.biddr.ch/auctions/bolaffi/browse?a=144&c=2392&l=127431 Stati Pontifici Eugenio IV (1431-1447) - Bolognino - Zecca: Ascoli (Roma) - Diritto: grande A accantonata da globetti - Rovescio: le lettere A V L O disposte a croce - gr. 0,87 - Non comune (C.N.I. XIII/195/8) (Muntoni I/49/25)
  22. Bellissimo, bellissimo, bellissimo- Grazie, Realino.
  23. Non molti giorni fa ho incontrato questa moneta attratto dal Nome Sforza e con mia sorpresa ho trovato un nutrito numero di personaggi non di Milano, ma di Pesaro. In effetti ci sono due rami della stessa famiglia, ma ero sempre stato dell’idea che gli Sforza fossero solo di Milano. Ecco, per iniziare questa breve esposizione, una moneta di grande fascino e di una notevole bellezza nel suo stile asciutto ed essenziale. E’ qui https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=2266&lot=651 PESARO - COSTANZO I 1473-1483 -AG/ 1/3 DI GROSSO PESARO. Costanzo Sforza, 1473-1783. Terzo di grosso o agontano. Ar gr. 1,20 Dr. CONSTAN ST PISAV D Croce patente con estremità unghiate. Rv. S TERETIVS San Terenzio stante, con ramo di palma e modellino della città. CNI t. 24, 17; Cavicchi PS 25 var. Buon BB Sfòrza, Costanzo I, signore di Pesaro. - Figlio (n. 1447 - m. 1483) di Alessandro Sforza e di Costanza da Varano. Successe al padre (1473) nella signoria di Pesaro, fu capitano valoroso e partecipò a numerose guerre. Mecenate, governò con mitezza la città, di cui edificò la rocca (1474). (enciclopedia Treccani) Terenzio di Pesaro Terenzio (Pannonia, 210 – Pesaro, 24 settembre 247) è stato un vescovo romano, martire e pertanto venerato come santo dalla Chiesa cattolica. È il patrono della città di Pesaro in cui, secondo la tradizione, avrebbe mantenuto il suo episcopato. Le notizie su Terenzio provengono per la maggior parte da un tarda Passio, pervenuta ai giorni nostri attraverso un antico codice, ora perduto, custodito in un monastero presso Fossombrone. Originario della Pannonia approda in Italia tramite il Mar Adriatico per il fatto che in Pannonia erano avvenute alcune persecuzioni. San Terenzio è il patrono di Pesaro di cui fu il primo vescovo. Il corpo del santo è custodito nella cattedrale di Pesaro. San Terenzio viene festeggiato ogni anno il 24 settembre. (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera) Al D/ la moneta mostra il Santo con nella mano destra le torri della città in segno di difesa della stessa e nella sinistra una palma. In circolo S. TERENTIVS, e al R/ una croce con intorno DO CONSTAN SF PISAV Da: https://www.the-saleroom.com/en-gb/auction-catalogues/art-coins-roma/catalogue-id-srac10002/lot-a7b4166e-f9ed-4c7b-b591-a44900caac7b Pesaro, Costanzo I Sforza (1473-1483), BOLOGNINO, 1473-1483; AR (g 0,68; mm 17; h 3); al D/ COSTANTIVS SKO al centro una grossa lettera A; al R/ intorno scudo della città DOMINVS PIS, al centro le lettere AVRI disposte in croce intorno ad un globetto. Del grosso ho già fatto qualche cenno in altra sezione del Forum, mentre il Bolognino s. m. [dal nome della città di Bologna]. – 1. Moneta d’argento coniata dal comune di Bologna a cominciare dal 1191; fu poi detto piccolo quando nel 1236 fu emesso il b. grosso equivalente al soldo di dodici denari. B. d’oro, il ducato d’oro emesso a Bologna a cominciare dal 1380, della stessa bontà e peso del ducato papale del valore di 30 bolognini d’argento. (enciclopedia Treccani) Due bellissime monete tardo-medievali che dimostrano come sia stato al tempo sentito massimamente il gusto per lo stile raffinato e la necessità di esprimere con pochi tratti essenziali una città. Ed ecco un altro gioiello: una bellissima moneta di Pesaro-Urbino. Da: https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=1303&lot=388 La collezione DPF di monete del Ducato d'Urbino Pesaro Costanzo I Sforza, 1473-1483. Grosso, AR 2,26 g. CONSTANTIVS SFORTIA DE ARAGONIA PIS D Campo inquartato. Rv. HIC TE AD – ORAT La Beata Vergine, nimbata e velata, genuflessa a sin. nell'atto di adorare il Bambino stante davanti a lei coricato. Nel campo a d. CS. CNI 3. Cav. PS, 18. Estremamente raro. Spl L'esemplare della collezione ex-reale è in conservazione c4 e forato. Di nuovo Costanzo I con una moneta bella come poche. Da: https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=1303&lot=382 La collezione DPF di monete del Ducato d'Urbino Pesaro Alessandro Sforza, 1445-1473 Bolognino, AR 0,86 g. anello con diamante ALEX SFORT anello con diamante nel campo grande A tra quattro globetti. Rv. anello con diamante DOMINVS PIS anello con diamante nel campo lettere A V R I disposte a croce. CNI –. Cav. PS, – . Inedito. Spl L'impresa dell'anello con diamante fa parte del corpus araldico della famiglia Sforza. Nel 1409, infatti, Muzio Attendolo ottenne in dono uno stendardo con tale impresa dal marchese di Ferrara Niccolò III d'Este. Alessandro Sforza (Cotignola, 21 ottobre 1409 – Fossa, 3 aprile 1473) è stato un condottiero italiano, fratello di Francesco Sforza, Signore di Pesaro e capostipite del ramo pesarese della dinastia Sforza. Alessandro Sforza era figlio illegittimo di Muzio Attendolo Sforza e di Lucia Terzani da Torgiano. Alessandro fu sempre al fianco ed agli ordini del fratello Francesco per la conquista di nuove signorie, da Milano a Venezia, da Alessandria a Pesaro. Nel 1442 ad Assisi fu al comando degli assediati dalle truppe di Papa Eugenio IV comandate dal perugino Niccolò Piccinino, uno dei più grandi capitani di ventura del tempo, e dal cardinale Cusano. Alessandro Sforza fu costretto a ritirarsi nella Rocca Maggiore, lasciando la città ai saccheggiatori che non risparmiarono nemmeno la Basilica di San Francesco e quella di Santa Chiara. Nel 1445 gli fu consegnata la signoria di Pesaro da Galeazzo Malatesta. Alessandro Sforza per primo (Signore dal 1445 al '73) ampliò la dimora del Signore per adeguarla alle esigenze di una moderna corte rinascimentale. Gli impegni militari lo chiamarono nella guerra di Lombardia a sostenere il fratello Francesco; nel 1448 prese parte alla battaglia di Caravaggio. Presidiò Parma e nel febbraio dell'anno successivo si proclamò padrone della città. Combatté con il fratello nella conquista del ducato di Milano, possesso poi riconosciutogli con la pace di Lodi del 1454. Nel 1464 Pio II gli cedette la signoria di Gradara, nonostante i numerosi tentativi dei Malatesta, rimasti Signori di Rimini, di impadronirsi nuovamente del castello. Morì nel 1473 per apoplessia. (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera) Costanzo Sforza fu il figlio di Alessandro. Da: https://www.sixbid.com/browse.html?auction=2335&category=46424&lot=1970921 La collezione DPF di monete del Ducato d'Urbino Pesaro Giovanni Sforza reggenza della madre Camilla d'Aragona, 1483-1489. Soldino, AR 0,48 g. CAMILLA D RAGO Z IO S Nel campo lettere CA IS sormontate da corona. Rv. CIVITAS PISAV Veduta della fortezza di Pesaro. CNI 17. Cav. PS, 63. Rarissimo. Migliore di BB Giovanni Sforza (5 luglio 1466 – 27 luglio 1510) fu signore di Pesaro e Gradara, nipote di Ludovico Sforza, il "Moro" e primo marito di Lucrezia Borgia. Giovanni era il figlio naturale di Costanzo I e nipote di Alessandro Sforza; egli, dopo la morte di parto nel 1490 della prima moglie, Maddalena Gonzaga, sposò nel 1493 Lucrezia Borgia, che al momento delle nozze aveva solo 14 anni. Il loro matrimonio durò solo quattro anni, perché il padre della sposa e signore feudale di Giovanni, il papa Alessandro VI, mirava ad un matrimonio più cospicuo per la propria famiglia, e perciò fece annullare il vincolo, costringendo Giovanni a giurare che il matrimonio non era stato consumato. Giovanni venne quindi espulso da Pesaro da Cesare Borgia e vi poté rientrare solo dopo la morte del duca. Vittima della vendetta di Giovanni Sforza fu l'umanista Pandolfo Collenuccio: partigiano di Cesare Borgia, e rifugiatosi a Ferrara da Ercole I d'Este, venne attirato a Pesaro con la promessa che sarebbe stato risparmiato, invece fu imprigionato, torturato e infine giustiziato senza processo (1504). Intanto (1503) Giovanni Sforza aveva preso moglie per la terza volta con Ginevra Tiepolo, dalla quale ebbe un figlio, Giuseppe Maria (che prenderà il nome di Costanzo II), che fu signore di Pesaro in tenera età, per due anni, sotto la tutela dello zio Galeazzo. Questi, alla morte del ragazzo (1512), ereditò la signoria, ma ne fu spodestato dal Papa Giulio II, e non avendo avuto figli, i diritti passarono alla linea ducale degli Sforza di Milano. La sua figlia naturale, Isabella Sforza (1503-1561), moglie del fiorentino Cipriano del Nero, fu donna di lettere, autrice dei trattati Della vera tranquillità dell'animo e Dello stato femminile. (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)
  24. Il foro devozionale non è tanto revente come ptatica. La devozione era dedicata anche alle divinià greche.