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Giov60

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  1. Se non vado errato la moneta (un ottimo esemplare molto raro a trovarsi in questa conservazione, qFDC) proviene da InAsta 36 del 2010. Concordo trattarsi di una tipologia per molti versi affascinante, ultima tra le monete papali ad avere questo aspetto "medaglistico" del rovescio, che poi si ridurrà negli anni successivi ai soli rami d'ulivo contenenti il valore. Tra qualche mese su Panorama Numismatico uscirà un articolo sulla monetazione di Gregorio XVI per Bologna. Riguardo a questa tipologia (Bologna) sono presenti almeno 5 diversi conii di rovescio, riconoscibili per alcuni particolari (tra cui il ceppo sulla sinistra diversamente frastagliato ed il bastone a destra diversamente nodoso e la punteggiatura attorno al valore 50) o per fratture di conio non incrementali ma esclusive; 2 i conii di diritto (uno molto raro e distinguibile per alcune fratture e particolari della stola del pontefice). Il Serafini (vol. IV, p. 338, n. 322/225A) riconosce una variante del rovescio ma non quella del diritto. La tiratura per Bologna non fu poi così contenuta, 25.482 esemplari (dato inedito), e la moneta fu coniata nella zecca di Bologna a più riprese (ma sempre con la stessa data) tra il novembre 1832 e il dicembre 1834. Non ne conosco la ragione ma le monete di Gregorio XVI del I periodo, pur belle, non sono adeguatamente apprezzate dai collezionisti. Complimenti per il bell'esemplare.
  2. La foto lascia intendere sia stata ripresa con luce incidente e non con luce anche riflessa. Alcune attrezzature, attraverso la presenza di una lastra di plexiglass (o vetro) permettono di avere illuminazione della moneta sia dal lato dello stativo che da quello opposto, con l'obiettivo fotografico che riprende anch'esso attraverso tale lastra. Ciò permette una illuminazione ottimale anche se tende a nascondere alcuni riflessi propri del metallo.
  3. P.S. se vuoi vedere la risoluzione della foto (che dedico a @GAUDEN) clicca sopra ripetutamente fino alla lente che permette di vederne i minimi particolari comprese le sottilissime strie di espansione del metallo!
  4. @Piakos Caro Renzo, la moneta sopra riportata per il solo D/ è la prova, ma questo non conta molto. La lucentezza dell'immagine indica però chiaramente che per la foto è stato utilizzato uno stativo con luce in parte incidente in parte riflessa, utilizzando una lastra passante di policarbonato (stativo Janus, purtroppo l'Azienda che lo produceva non è più attiva). A mia conoscenza il vetro non è utilizzato. Ovviamente non vi è traccia di patina perché la moneta non è patinata, così come non era patinato l'esemplare caravelle. I risultati con monete non così brillanti (è sempre difficile fotografare il metallo brillante per i riflessi che ne derivano) sono ottimi anch'essi, ma fondamentalmente diversi. Altro punto critico è il bilanciamento del bianco, stante una idonea attrezzatura (io ho una Olympus OM D Em-5 con macro 60 mm).
  5. Sono un dilettante, nel senso che non faccio foto di professione, però mi piace ed ho acquistato stativo e macchina fotografica dedicata con obiettivo macro.
  6. In questo momento non sono sicuro di nulla. Le belle monete spesso hanno difetti occulti o non dichiarati, la speculazione da parte dei commercianti fa sì che vi sia un 'incetta da parte loro a tutte le aste, a mio avviso il mercato americano non assorbe più così bene le italiane ... Quindi chi raccoglie lo faccia per passione ... e con intelligenza!
  7. Allego, per chi fosse interessato, un interessante articolo di Umberto Moruzzi pubblicato sul n. 300 di Panorama Numismatico (anno 2014) che spiega la storia di questa magnifica moneta (a mio avviso si tratta della più bella moneta di area italiana di sempre). Inutili ulteriori commenti salvo ricordare che la versione prova presenta rispetto a quella finale conii di rovescio ovviamente modificati (le vele "controvento" della navigazione "a bolina" rispetto a quelle "a vento" della navigazione "di gran lasco") ma anche differenti conii di dritto (si veda ad esempio l'inversione degli stemmi delle città di Napoli, Bari, Potenza e Catanzaro, nn. 14-17 partendo da in basso a sinistra). PN300_Il-segreto-delle-500-lire-caravelle.pdf
  8. Questo è il Convegno "alternativo" di Bologna: ottima location ma negli scorsi anni pochi commercianti (e pubblico). Oltretutto è in contemporanea col Convegno di Torino ...
  9. € 57.500 + diritti.
  10. Moneta magnifica con realizzo sbalorditivo. D'altra parte chi sa dire quanto valga? Ho sentito di alcuni importanti commercianti giunti appositamente per questo esemplare e tornati con le pive nel sacco.
  11. Giov60

    Buonasera a tutti.

    Se mi chiedessero a quale negozio rivolgermi per competenza e assortimento di monete veneziane, non avrei alcun dubbio: Andrea Paolucci a Padova (in via S. Francesco), come anche indicato da andreakeber di sopra.
  12. Ero intenzionato a fare un piccolo intervento nell'ambito della discussione sulla psicologia del collezionista, poi mi sono soffermato su questa. Vi sono punti di contatto. Intanto sicuramente un collezionismo volto a crescere a dismisura la raccolta, laddove non vi siano possibilità finanziarie cospicue, ambiti particolari di interesse o desiderio di investimento, può trovare stretti rapporti con lo "SHOPPING COMPULSIVO", come in quella discussione molto opportunamente intravisto. Poi il ricercare alte conservazioni, laddove non sia divenuta una moda da seguire o una "tendenza di mercato" da assecondare, potrebbe risultare un modo di estrinsecare le proprie psicosi di tipo "perfezionistico" (quasi una "personalità anale ritentiva" di freudiana memoria). Ovviamente (e per fortuna) non sempre si ricade nella psicopatologia! Per quanto riguarda il testone citato da Renzo, va contestualizzato all'asta, alla conoscenza numismatica e agli interessi individuali (che non riguardano solo piastre e mezze piastre). Per quanto riguarda l'asta, quella di Negrini non presentava il Live e questo ne ha determinato alti e bassi di aggiudicazioni. Poi "quel" testone (di sotto il rovescio) è il più raro di Innocenzo XII e da sempre è stato considerato "preda ambita", probabilmente anche in rapporto alla complessità dell'incisione delle 4 aquile. Nell'asta della collezione GDF (NAC 81) un esemplare in SPL aveva realizzato poco meno. Per quanto riguarda il Ducatone di Carlo Emanuele I, si tratta di una moneta di grande modulo da sempre valorizzata; aveva una stima "politica" (come anche il caso del testone sopramenzionato) che è stata ben presto surclassata. Figurarsi cosa accadrebbe se uscisse fuori di questo Savoia un Ducatone con il compasso in altissima conservazione. E poi tutti i prezzi in Numismatica sono convenzionali, così come quelli di tutti i mercati dove i beni non sono di prima necessità e non possono essere prodotti a domanda. Quindi si prenda atto di quanto avviene senza volerne individuare a tutti i costi cause "rivelatorie e illuminanti". Mai come in questo periodo si sono riversate tante monete in un mercato da sempre "elitario" che, rimastone saturato, ha individuato altre vie per caratterizzarsi.
  13. Caro Renzo, la moneta sembra eccezionale. Però le foto sono a bassissima definizione e non è possibile dir nulla di serio. Si tratta di una piastra almeno R2, particolarmente coreografica. La stima è condivisibile per un vero qFDC (il realizzo dipende da molte variabili). Un esemplare molto bello e simile a questo per patina, definito SPL+, fu esitato in asta Nomisma 34 e nuovamente in Nomisma 49 (del 2014) andando invenduto (Stima € 6.000). Ricordo di averlo ammirato ma considerato la stima sopra le righe, come in effetti fu.
  14. Giov60

    IL TESTONE CON SAN BRUNONE

    Sì, è vero il naso è parzialmente schiacciato, ma negli altri esemplari che ho esaminato (4-5) lo è di più ...
  15. Disponibile e ... invidioso.
  16. Giov60

    IL TESTONE CON SAN BRUNONE

    @Piakos Caro Renzo, bellissimo esemplare e ottimo il naso di S. Brunone. Erano apparsi 2 begli esemplari presso alcune Nomisme or sono (47 qFDC, 49 FDC), il secondo dei quali aveva forse una migliore luminosità rispetto a quello qui presentato, che mostra una patina scura "di zolfo" (?) forse un po' pesante. Tuttavia ciò nulla toglie all'eccezionalità di questa moneta!
  17. Magnifico esemplare veramente bello! Non altrettanto si può dire della foto, a risoluzione troppo bassa.
  18. Personalmente credo che vari siano i motivi che portano a vendere. Il dr. Mantegazza e il dr. Rocca hanno venduto perché avanti negli anni, consapevoli di un mercato di furboni e desiderosi di lasciare ai familiari (e non ai mercanti) il frutto delle loro fatiche. Entrambi hanno presenziato alla vendita della loro collezione per controllarne la correttezza. Altri vendono per consentire ai figli di condurre al meglio la propria vita (un amico con una importante collezione passata in NAC). Altri ancora hanno priorità di valori che si modificano improvvisamente e che determinano tale scelta (chi, pur innamorato del collezionismo numismatico, non ha mai avvertito la "vanitas vanitatum" che esso comporta?). Altri hanno tracolli finanziari improvvisi e la vendita della collezione è una scelta forzata (e non faccio nomi volutamente). Vi è anche chi vende parte della collezione per sistemare dei rapporti con i coeredi ... In conclusione molte sono le possibili ragioni e, se non sempre i conferenti guadagnano adeguatamente, le case d'asta lo fanno in ogni caso, sia che vendano a molto che a poco prezzo (l'importante è vendere!).
  19. @Piakos La definizione di FDC è sempre complessa. Risulta poi particolarmente difficile in queste monete attribuire qualche particolare mancante alla circolazione (seppur minima) o a debolezze dovute ai sistemi di produzione (es conii rotanti/oscillanti; rotture di conio; ...). Spesso il commerciante opera in maniera assolutamente arbitraria. Credo di dover sottolineare alcuni punti: 1) Esistono canali commerciali differenti (specializzati in "monete pontificie") che hanno tradizionalmente attribuito alle monete di un certo periodo in ottima conservazione un certo grading che definirei quasi convenzionale (es. SPL+). Le monete in questione non presentano colpi o segni sui fondi, ma la brillantezza di questi ultimi è minima (magari causa una patina pesante) e sono presenti debolezze di dubbia origine (vedi sopra). Spesso originano da aste prestigiose del passato il cui grading è stato necessariamente mantenuto (non si dovrebbe certo scrivere ad es. "ex Leu 36, FDC" se in quell'asta la moneta era definita SPL+) o solo lievemente "scalato". 2) Le nuove case d'asta "generiche" ed i commercianti che successivamente acquisiscono la moneta tendono a fare un rapido upgrade delle conservazioni (secondo il principio che un FDC rende commercialmente molto di più di un qFDC e questo di uno SPL+ ecc.). Invito a seguire il link qui proposto per una esemplificazione. https://www.cavalierenumismatica.com/it/sitem/329/roma-innocenzo-xii-1-2-piastra-ag-anno-v-/ La mezza piastra qui proposta in conservazione "qFDC/FDC eccezionale" origina da un'asta dove era stata considerata SPL+/qFDC. L'avevo osservata con estrema attenzione e, personalmente, l'avrei definita SPL+ (baffi del pontefice al D/ e panneggio al R/ con segni di lieve usura) con fondi leggermente lucidati (presenza di hairlines). Dunque in un paio di settimane la conservazione si è accresciuta ...! Avevo discusso la conservazione con chi l'ha acquistata e mi era stato detto che avevo un metro di giudizio "vecchio stile" (cosa voglia dire, poi, non lo so ...). 3) Molte monete in aste importanti e recenti (preferisco non far nomi) avevano subito una lucidatura nascosta da una ripatinatura pesante, e venivano ciononostante graduate al massimo, segno che il comportamento commerciale può essere molto variabile. Credo però che i prezzi di aggiudicazione per i pezzi migliori siano consoni alla loro qualità effettiva e non a quella dichiarata.
  20. Chiamato in causa da Renzo, mi limito a qualche osservazione perché molte sono state già fatte, più o meno opportunamente. 1) Concordo con @Alberto Varesi sul fatto che il commerciante fornisca quanto il mercato richiede: e siccome le monete antiche non si producono ex novo, così si coniano falsi, si aggiustano i pezzi danneggiati e si sopravvalutano le conservazioni. 2) Vi sono troppe aste, tanto più per il numero esiguo di collezionisti (e con poco ricambio generazionale): è perciò evidente perché il materiale meno appetibile (in termini di rarità conservazione e prezzo) rimanga invenduto. 3) L'Italia è indubbiamente la terra delle "Belle arti" e molti collezionisti anche stranieri (se non pure oriundi espatriati) guardano con interesse alle monete nostrane (o almeno a quelle di alcuni periodi, regimi o Stati che qui sussistevano): purtroppo quando una moneta schizza verso l'alto perché trainata da una chiamata telefonica o dall'intervento di un intermediatore, si può stare (quasi) certi che stia prendendo il volo per altri lidi (in particolare USA, Cina, Russia, Germania) 4) La legislazione sui Beni Culturali è poi il cappio al collo della Numismatica; inutile rimestare il dito nella piaga: leggi populiste e deleterie mal interpretate ...
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