Reale Presidio

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About Reale Presidio

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    Normal user

User information

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    Maschio
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    Orbetello

Numismatists interests

  • Numismatic studies
    Monetazione rinascimento/risorgimento
  • Numismatic studies
    Monetazione romana antica
  • Study level
    Studioso autonomo

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  1. e ovviamente un grande ringraziamento a tutti voi per le risposte!
  2. Ottimo! Ne avevo già una del tipo serie Minerva, adesso, anche se in modesta conservazione, aggiungo la serie testa di Marte! Magari con un po' di fortuna aggiungerò anche le varianti con i tipi rivolti sia a destra che a sinistra
  3. Grazie! Avevo intuito giusto allora... e ho fatto un mezzo affare, perché fosse stata catalogata Cosa, l'avrei pagata due-tre volte tanto!
  4. Essendomi da poco avvicinato alla monetazione della colonia latina di Cosa Volcentium, ha attirato la mia attenzione l'esemplare esitato recentemente in un'asta e catalogato come: Anonymous, Rome, c. 260 BC Ae (18 mm, 5,21 g, 6h). Helmeted head of Minerva r. R/ Head of bridled horse l. Crawford 17/1f; HN Italy 278. A parte il fatto che l'effige sul diritto appare barbuta, quindi ci vedrei più Marte che Minerva, è la lettera "A" ben leggibile davanti alle briglie del cavallo a farmi suonare un campanello d'allarme e a ipotizzare l'appartenenza a Cosa della suddetta moneta. Poi, a ben guardare, nonostante la bassa conservazione della moneta, la fattura della protome, delle briglie, della base del collo, mi hanno sempre più convinto che potrebbe essere un esemplare (uso la catalogazione di Vecchi, 2012) del I gruppo (testa di Marte), 2 serie (testa a dx, protome a sx). Per comodità vi posto di seguito il noto pezzo dello stesso gruppo e della stessa serie: Gradirei l'autorevole parere in merito di @Lugiannoni e di altri che volessero intervenire, grazie!
  5. Inoltre, colgo l'occasione per pubblicizzare l'evento organizzato dall'A.C. Quelli del Cordusio che si terrà a MILANO sabato 10 novembre. Nel pomeriggio, terrò una breve conferenza proprio sui quattrini dei Reali Presidi. Ma come vedete dal programma che vi allego, per chi potrà presenziare, sarà una giornata densa di conferenze, attività, eventi e vedrà la partecipazione di nomi importanti della numismatica.
  6. Ravviviamo questa discussione con le immagini dell'ultimo arrivato in collezione (l'immagine è tratta dal sito della Casa d'Asta):
  7. Grazie, è la più nota e una delle poche che ogni tanto appare in asta, l'ultima volta l'anno scorso: Asta Naville 29/2017. Di base a 600 sterline, ha chiuso a 1.400. Prima era apparsa in asta NAC 7/1994, Triton 5/2002, e infine Gemini XII/2015. HNItaly 210, Buttrey I, Vecchi I, 2.7.
  8. Dopo aver temporaneamente esaurito di approfondire e di divulgare i miei studi sugli adorati quattrini dei Reali Presìdi, da bravo orbetellano, mi sono deciso ad avvicinarmi all'altra monetazione tipica delle mie zone: le monete della colonia latina di Cosa, l'odierna Ansedonia. Perdonatemi un breve amarcord: Ansedonia è la spiaggia che frequento fin da bambino e Cosa era la mèta obbligatoria della prima gita alle scuole elementari. Solo noi appassionati possiamo capire quanto la numismatica rafforzi il legame che ognuno ha con le proprie radici e la propria terra. Mentre mi sto documentando sulla storia monetaria del periodo, divorando libri e forum, girovagando tra biblioteche e siti internet, rinvigorisco questo post, in cui si parla anche di monete di Cosa, mostrandovi il mio primo (e forse ultimo) esemplare di bronzo cosano. Secondo la classificazione del Vecchi, è del gruppo II (testa della divinità Cosa / protome di cavallo), serie 3 (entrambi i tipi volti a destra) e pesa 5,62 gr. Come potete vedere, la conservazione, soprattutto del diritto, non è granché (anche perché se fosse stata migliore, non me la sarei potuta permettere), ma il rovescio concede l'opportunità di leggere almeno la N e la O di [COZA]NO. (la moneta è di mia proprietà e di lecita provenienza, acquistata con regolare fattura) Approfitterò delle autorevoli personalità di questo forum per chiedere, con cortesia, l'aiuto in caso di dubbi, perplessità, incertezze che dovessi maturare nel corso delle mie ricerche e del mio studio, ringraziando fin d'ora chi vorrà rispondere. A presto
  9. Ehm... credo che tu volessi taggare Realino Santone; comunque poco male, ho visto solo adesso. Approfitto del tag per andarmi a vedere il video su youtube, grazie! ;-)
  10. La tua premessa contiene già le risposte! Ovvero: - la moneta in foto, per me, è assolutamente desiderabile e affascinante! - i valori espressi dalle aste, essendo andato invenduto (se non è più disponibile probabilmente sarà stato restituito al conferente), a tuttoggi non hanno una sostanza commerciale. Io dico che questa moneta, un pezzo unico, dovrebbe stare nel medagliere del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sul discorso scritat PROVA, ricordo il caso di un'altra moneta dei Reali Presìdi (sono un po' monotematico, scusate): il 4 quattrini del 1782, citato nel CNI e appartenente alla Collezione Reale, fu ribattuto su una prova in rame del 6 ducati di Carlo III. Quindi, quel 6 ducati in rame era ovvio che fosse una prova. Mentre i grani di Carlo VI, se fossero entrati in circolazione sarebbero stati spendibili, altroché! Analogamente si potrebbe porre la questione per le monete in rame del 1770 e del 1786, tutte R5. Prove o monetazione frettolosamente annullata o ritirata? Valgono il prezzo di qualche decina di migliaia di euro? In poche parole, il grano del 1719 e il tornese del 1714 di Carlo VI, o il rame di Ferdinando IV del 1770 e del 1786 per me non sono curiosità numismatiche ma monete importantissime. E chi ha i soldi per permettersele, contento lui! Opinioni personalissime di un "ragazzo" che non colleziona napoletane...
  11. Hai detto bene. Se analizziamo i caratteri delle legende sia del D che del R, possiamo rilevare imperfezioni e curiosità in quasi ogni lettera, dalla D aperta in alto, alla base delle TT, alla V con una appendice alla base... Su molti esemplari dei 2 quattrini, la P è pulita e nitida. Sicuramente impurità e logorio del conio hanno dato forma a queta "crocetta". Le due braccia laterali nient'altro sono che la base della P.
  12. E poi non c'è una sezione apposita per chiedere, sempre educatamente e gentilmente, l'identificazione delle monete? Questa è la sezione per esporre on line la propria collezione, @Piakos @Admin
  13. Ho avuto modo di trattare di questa moneta in un articolo su PN, in occasione di un'apparizione sul mercato di un esemplare da 4 quattrini 1782 ribattuto su un tondello del grano di Carlo VI: https://www.panorama-numismatico.com/panorama-numismatico-nr-323-dicembre-2016/ Come giustamente riportato sopra, il Pannuti-Riccio ipotizza questo nominale non-emesso sotto Carlo VI, ma come prova. Quindi, in risposta alle domande di @Piakos, essendo prove, si spiegherebbe l'elevata conservazione dei pochi esemplari rimasti. Inoltre, il 4 quattrini qui esposto, dimostra che alcuni (quasi tutti?) tondelli giacenti da 60 anni in zecca, sono stati utilizzati, in un periodo in cui la mancanza di rame era cronica, per la coniazione dei 4 quattrini per i Reali Presìdi. Ciò andrebbe ad incidere sulla rarità dei pezzi da un grano. Anche se non fossero stati delle prove (ma allora possibile che non appaiano sul mercato pezzi usurati e circolati?), la rarità sarebbe appunto confermata dall'eventuale ritiro dei pezzi al termine della dominazione austriaca, e la loro giacenza in zecca in vista di un possibile riutilizzo (i 4 quattrini appunto).
  14. Grazie per i complimenti e spero che il tuo quesito non sia troppo difficile, @zeccadibronzo; domandare è lecito, rispondere è cortesia, dice il proverbio! :-)
  15. Segnalo, anche in questa sezione, la pubblicazione, da parte dell'Editrice Diana, dei miei studi sui quattrini emessi sotto Ferdinando IV per i territori toscani del Regno di Napoli, i Reali Presìdi di Toscana. Dalla quarta di copertina: "Lo Stato dei Presìdi (1557-1801) fu un’entità statale unica ed irripetibile nel panorama storico-politico italiano. Enclave istituita da Filippo II di Spagna per garantire un approdo sicuro alle sue navi e comprendente le piazzeforti maremmane di Orbetello, Porto Ercole, Talamone e, dal 1603 Longone all’Isola d’Elba, seguì, per quasi 250 anni, le sorti della corona spagnola prima e del Regno di Napoli poi, fino all’annessione al napoleonico Regno d’Etruria. Territori di confine tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio, porti militari e commerciali, nei presìdios transitavano merci e mercanti italiani e stranieri e vi circolavano monete e valute di ogni tipo. Solamente nel 1782, regnante a Napoli Ferdinando IV di Borbone, si decise di emettere una serie monetale in rame, nei tagli da quattro, due e un quattrino, destinata espressamente alla circolazione nei territori dei Reali Presìdi di Toscana. L’autore, dopo un’ampia premessa storica, dove ripercorre la genesi della nascita dello Stato dei Presìdi e ne delinea il quadro sociale ed economico, illustra gli aspetti connessi alla monetazione, soffermandosi, in particolare, sulla questione della coniazione dei “quattrini” e affrontando le problematiche prettamente numismatiche: i motivi alla base della loro coniazione, la tipologia, le varianti, gli esemplari reimpressi, la classificazione nelle fonti e nella letteratura numismatica, chiudendo con una catalogazione riepilogativa aggiornata e, in appendice, un’ipotesi sulla tiratura dei pezzi emessi, sulla base degli studi dei documenti consultati." Per info: www.classicadiana.it