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  1. La disfatta in Africa Nella Seconda Guerra Mondiale uno dei teatri di guerra più importanti fu l'Africa. In questo continente, infatti, i fatti di guerra ci parlano di imprese eroiche o di disfatte clamorose, di Battaglie passate alla storia e di Generali “immortali”. L'Italia il 10 giugno dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna. La strategia Italiana era quella di unire le colonie, dalla Libia al Corno d'Africa , meglio conosciuto come Africa Orientale Italiana (A.O.I) , conquistando le colonie Inglesi dell'Egitto , Sudan e Kenia. In questa breve cronologia, vengono riportati le fasi salienti fino alla perdita delle colonie. 1940 9 dicembre: lancio dell'operazione Compass; le forze meccanizzate britanniche della Western Desert Force, al comando del generale O'Connor travolgono lo schieramento italiano 12 dicembre: caduta di Sidi el Barrani con 38.000 prigionieri italiani; le colonne corazzate britanniche continuano l'avanzata verso il confine libico 1941 5 gennaio: Bardia viene occupata dalla Western Desert Force inglese; catturati 45.000 prigionieri italiani 22 gennaio: anche Tobruch viene occupata dalle forze inglesi; altri 27.000 soldati italiani cadono prigionieri 25 gennaio: dopo un duro scontro tra carri armati britannici e italiani a El Mechili, le forze meccanizzate del generale O'Connor avanzano verso il golfo della Sirte per tagliare la ritirata alle truppe italiane in Cirenaica Nel gennaio 1941 le forze italiane erano ancora in superiorità numerica (nonostante l'AOI fosse isolata dalla madrepatria), anzi erano cresciute numericamente a ben 340.000 uomini grazie al reclutamento di cittadini italiani ed etiopici a seguito dello scoppio della guerra; le forze britanniche invece potevano contare su oltre 250.000 uomini, senza contare le forze della guerriglia etiopica 7 febbraio: Battaglia di Beda Fomm: vittoria finale britannica e disfatta delle residue forze italiane in ritirata. 9 febbraio: I britannici arrivano fino ad El Agheila, conquistando il grosso della Cirenaica; catturati dal 9 dicembre 1940 oltre 130.000 soldati italiani 20 febbraio 1941 il generale De Simone ordinò la ritirata generale che si trasformò rapidamente in rotta; le perdite ammontarono a 30.000 soldati tra morti, dispersi e prigionieri 24 marzo: Primo intervento del'Afrikakorps; i britannici vengono sconfitti a El Agheila, inizio della riconquista della Cirenaica da parte delle forze italo-tedesche del generale Erwin Rommel 22 aprile ,dopo che un gruppo di arbegnuoc etiopici del famoso capo Abebe Aregai si era unito ad una Brigata Sudafricana, presero d'assalto le postazioni italiane . I sudafricani ebbero 9 morti e 30 feriti e fecero 8.000 prigionieri. 15 giugno: i Britannici lanciano l'Operazione Battleaxe 18 novembre: il comandante inglese Auchinleck lancia l'Operazione Crusader 27 novembre si scatena la battaglia di Gondar e poco poterono i soldati italiani contro i carri armati britannici: le forze di Nasi, dopo essersi comportate egregiamente, si arresero e pagarono con 4.000 morti (3.700 ascari e 300 italiani) e 8.400 feriti. Fu la sconfitta finale in Africa Orientale 1942 4 febbraio: la linea del fronte ripassa il confine egiziano e si stabilizza tra al Gazala e Bir Hakeim 26 maggio: le forze italo-tedesche sfondano la linea presso al Gazala (Battaglia di Gazala) 11 giugno: grande battaglia di carri nel deserto. Le divisioni corazzate tedesche sconfiggono i reparti britannici 30 giugno: le truppe italo-tedesche raggiungono El Alamein (prima battaglia di El Alamein) 4 novembre: le forze Alleate rompono la linea dell'Asse ad El Alamein (seconda battaglia di El Alamein) 8 novembre: lancio dell'Operazione Torch, gli alleati sbarcano in Algeria ed in Marocco 25 novembre: le forze anglo-americane sbarcate nel Nord Africa francese iniziano l'offensiva in Tunisia 5 dicembre: vittoria tedesca nella battaglia di Tebourba; le forze alleate sono bloccate sul fronte tunisino 24 dicembre: le truppe alleate interrompono la loro offensiva in Tunisia 1943 19 febbraio: Battaglia del Passo di Kasserine: nuova vittoria delle forze dell'Asse 21 marzo: Operazione Pugilist lanciata da Montgomery sul fronte del Mareth 7 maggio: gli inglesi entrano a Tunisi, gli americani a Biserta 13 maggio: il Gruppo d'armate Afrika si arrende in tutta la Tunisia Campi per prigionieri di guerra Italiani Prima dell’8 settembre 1943 le sconfitte militari italiane in Africa, in Unione Sovietica e in Sicilia avevano prodotto un elevato numero di prigionieri. Secondo Rochat i soldati catturati dagli Inglesi in Africa settentrionale e in Etiopia furono circa 400.000, quelli presi dagli Americani in Tunisia e in Sicilia 125.000. Infine, vi furono gli oltre 40.000 militari lasciati ai francesi in Tunisia. Centinaia i campi, che spaziarono dall’Inghilterra al Medio Oriente, dal Sudafrica all’India. L’interesse degli Alleati per i prigionieri fu dovuta, innanzitutto, al loro utilizzo di manodopera a basso costo. Tant’è vero che, anche dopo l’armistizio, gli italiani, salvo alcuni gruppi di ufficiali, non vennero affatto liberati. L’unica conseguenza fu la richiesta rivolta loro di firmare una generica adesione alla guerra contro il nazi-fascismo e a diventare “cooperatori”, cioè leali collaboratori nel lavoro prestato. In genere le condizioni di vita nei campi furono piuttosto accettabili, ad eccezione di quelli francesi in Tunisia dove gli Italiani soffrirono la fame e vennero sottoposti al lavoro forzato e a vessazioni di ogni genere. Alla fine si contarono ben 3.000 decessi. Un grosso contingente di militari italiani fu imprigionato in Kenya, dove gli Inglesi provvidero a trasferire la maggior parte delle truppe sconfitte dell’Africa Orientale Italiana (AOI), insieme al viceré Amedeo di Savoia, poi morto in prigionia, e al generale Guglielmo Nasi. Altri prigionieri vennero inviati nei campi del Sudan. Secondo i dati forniti da quest’ultimo risultavano prigionieri, nell’estate del 1942, circa 70.000 italiani, fra cui 5.000 ufficiali e qualche migliaia di civili classificati come reclusi politici. Ad eccezione di Amedeo di Savoia, Nasi e pochi altri ufficiali, cui fu destinata una villa a Donyo Sabouk, gli ufficiali vennero divisi fra i campi di Eldoret e di Londiani, mentre soldati e sottufficiali vennero ripartiti nei campi di Nairobi, Burguret, Gil Gil, Naivasha, Ndarugu, Nakuru, Naniuki, Ginja, Mitubiri, con i loro distaccamenti di Kisumu, Kitale, Kajado, Longido. La particolarità di questi campi fu che, almeno nella prima fase, le convinzioni fasciste perdurarono. Tanto che venivano addirittura organizzate squadre di punizione per i dissidenti. Dopo l’8 settembre nei campi del Kenya nacquero nuovi contrasti tra i prigionieri, cioè tra chi divenne “badogliano” e chi preferì restare “fascista”. Di qui scontri e tumulti interni. Un altro campo importante era quello di Zonderwater, ubicato in Sud Africa, dove erano rinchiusi più di 70.000 militari italiani catturati dagli inglesi durante le prime campagne africane. Considerata una vera e propria “Città del prigioniero”, aveva al suo interno i più temibili tra i nostalgici fascisti. Gli italiani detenuti nei campi inglesi, pur vivendo situazioni migliori di quelli internati in Germania, erano considerati solo come manodopera a basso costo. Denominati con l’appellativo dispregiativo di “Wops”, derivante dall’anagramma di “Pows” (“prigionieri di guerra”) e dalla trasposizione inglese del termine “guappo”, anche dopo l’8 settembre non migliorarono molto la propria condizione. Le autorità britanniche, infatti, si guardarono bene dal reclutare militari italiani per inviarli a combattere i nazifascisti, continuando a trattenerli per sfruttarli soprattutto nei lavori agricoli, dove erano considerati molto più affidabili degli altri prigionieri. I militari italiani, inoltre, erano considerati con disprezzo e diffidenza dalla popolazione civile specialmente a causa delle relazioni che essi intrattenevano con le donne inglesi e sulle quali il governo di Sua Maestà fu tutt’altro che accondiscendente. Gli Inglesi inoltre si avvalsero della colonia India per “ospitare” i militari Italiani. Le condizioni di vita su questi campi era veramente infernale, tanto che il numero dei decessi fu altissimo. Uno dei peggiori campi si dice sia stato quello di Clement Town , che per ironia della sorte, sorse su un villaggio costruito da un missionario Italiano , Padre Clemente . Tristemente noti furono anche i campi di Bangalore, Bhopal, Ramgarh e Dehra Dun. Sui prigionieri internati negli Stati Uniti, invece, vi è da precisare che molti di essi vennero ceduti agli americani dagli inglesi e francesi, in violazione della Convenzione di Ginevra che vietava il passaggio di prigionieri da una nazione alleata all’altra. Le condizioni di questi militari italiani furono naturalmente molto diverse da quelli detenuti negli altri campi, tant’è che molti di loro conservarono un buon ricordo di quella esperienza. La prima fondamentale differenza fu sicuramente l’abbondanza di cibo. Addirittura non mancarono casi in cui, invece di aspettare pacchi da casa, erano i prigionieri stessi a mandare aiuti ai propri cari in Italia. In alcuni campi, come quello di Hereford, le condizioni di detenzione furono durissime per i “non cooperatori”. Fascisti e oppositori vennero trattati malissimo. Non mancarono episodi di affamamento e di violenza, come quello verificatosi a Fort Lawton dove un militare italiano venne linciato dai soldati neri della base che ritenevano il proprio trattamento peggiore di quello riservato agli Italiani. Le autorità statunitensi, inoltre, applicarono le normative internazionali a proprio uso e consumo. Tant’è che quando dopo l’armistizio il nostro Paese assunse la qualifica di “cobelligerante”, gli Italiani, invece di essere rimandati in patria, continuarono a lavorare per gli Americani come manodopera a basso costo. "DICHIARO CHE LE BANCONOTE/BUONI PRESENTATI SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO"
  2. Ciao a tutti, si è dibattuto molto su come conservare e catalogare la propria collezione di monete. Si conviene quindi che una moneta si inserisce bene in collezione se corredata da un cartellino e conservata secondo proprio gusto nei vari sistemi di conservazione (album, busta, vassoio,...). Ora però mi sto imbattendo in un altro problema. Negli ultimi mesi ho raccolto alcune banconote che servono da collante per alcune mie collezioncine, quindi vorrei dare importanza all'intera collezione di banconote. Per ora le ho catalogate sul catalogo virtuale del pc, ma all'interno dell'album sono sparse e "disunite". Vorrei avere una collezione organizzata per settore; la collezione ordinata e corredare ogni banconota di una piccola nota (l'equivalente del cartellino). Da qui la mia domanda: voi, come avete catalogato le vostre banconote? PS: per non parlare delle cartoline e dei documenti storici; quelli sono un mondo parallelo che non so come prendere...
  3. "DICHIARO CHE LE MONETE/MEDAGLIE PRESENTATE SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO" PERSIA Il nome Persia (in persiano antico Pārsa) è stato a lungo usato per riferirsi alla nazione dell'attuale Iran, al suo popolo, o ai suoi antichi imperi. Tale nome deriva dall'antico nome greco dell'Iran, Persis, che a sua volta deriva dal nome del clan principale di Ciro il Grande, Pars o Parsa, che ha dato il suo nome anche a una provincia dell'Iran meridionale, Fārs (in lingua persiana moderna). Quella che segue è una lista delle principali dinastie della Persia, che include tutti i regni e gli Imperi che hanno governato sul territorio geografico dell'attuale Iran e i loro sovrani, da Ciro il Grande a Mohamma Rez Pahlavi. Sono omesse le dinastie che hanno esercitato solo un dominio parziale sul territorio persiano. Impero Achemenide 550 - 330 a.C. La dinastia achemenide è stata una casa reale di origine persiana, dominante nell'area iranica e in seguito creatrice di un vasto impero multietnico estendentesi su territori di Asia, Europa e Africa, dalla metà del VI secolo a.C. all'invasione macedone di Alessandro Magno nel 331 a.C., con l'assassinio di Dario III nel 330 a.C. - Siglos - Xerxes I / Darius II - 486-405 BC THE ROYAL COINAGE - 3rd type B - early (SNG Cop# 1030, BMC Greek# 15, BMC Greek# 69, SNG Cop# 281) - Siglos - Darius III - 336-330 a.C. 4th type C (SNG Cop# 1031, BMC Greek# 176) Dario III Codomano (380 a.C. – Battriana, 330 a.C.) fu l'ultimo esponente degli Achemenidi sul trono di Persia, testimone delle strepitose conquiste di Alessandro Magno, il quale in pochi anni conquistò il più grande impero che il mondo avesse fino a quel momento conosciuto. Impero Partico 247 a.C. - 224 d.C. L'Impero partico era una delle maggiori potenze politiche e culturali iraniche nell'antica Persia. Era retto dalla dinastia arsacide, fondata dal primo re dei Parti, Arsace I, il quale, alla testa della tribù nomade scitico-iranica dei Parni, fondò l'Impero a metà del III secolo a.C. grazie alla conquista della regione della Partia nel nordest dell'Iran, all'epoca una satrapia in rivolta contro l'Impero seleucide. - Drachm - Vardanes I - 40-47 d.C. Sellwood Type 64.31 - Ecbatana mint (GCV# 5788var) Vardane I è stato un sovrano dei Parti che regnò a partire dal 40 al 47. Succedette al padre Artabano II, dovette continuamente combattere contro il suo rivale Gotarze II. Riportò Seleucia sul Tigri sotto il dominio partico dopo una ribellione di sette anni. Ctesifonte, la residenza dei sovrani partici sulla sponda opposta del Tigri rispetto a Seleucia beneficiò di questa guerra, e per questo motivo Ammiano Marcellino chiama Vardane "fondatore di Ctesifonte". Condusse una campagna vittoriosa contro l'esercito di Dahae al servizio di Gotarze, fino al fiume Sindes (il Tejen). Nel 47 circa fu assassinato durante la caccia; Gotarze gli succedette al trono. - Drachm - Phraates - 100-150 d.C. - Kingdom of Elymais (Vassal of Parthia) Fra il 147 a.C. ed il 224 d.C. in quello che era stato il territorio dell'Elam, fiorì il regno di Elimaide, non più di lingua elamitica, che rimase quasi sempre vassallo dell'Impero partico. Re Fraate era figlio di Urdu Malka (Orode), che regnò intorno metà del secondo secolo dC. Impero Sasanide 224 - 651 d.C. L'Impero Sasanide ( Ērān Shahr in Persiano Medio "Impero Ariano") fu l'ultimo impero persiano preislamico, governato dalla dinastia sassanide dal 224 al 651. L'Impero sassanide, che era succeduto a quello dei Parti, è stato riconosciuto come una delle potenze maggiori in Asia Occidentale, Meridionale e Centrale, insieme all'Impero romano/bizantino, nella Tarda Antichità. - Drachm - Yazdgard I - 399-420 AD type I/1 - Ram-Ohrmazd mint (with loop - type I/1) - Degree of rarity: Non Common Yazdgard era il figlio di Sapore III, e succedette a Bahram IV. Saggio, benevolente e astuto, si dimostrò tollerante in questioni religiose, sebbene rimanesse devoto allo Zoroastrismo. Ma quando il vescovo cristiano, Abdaas, cercò di bruciare il tempio del Grande Fuoco della capitale sasanide, Yazdgard cambiò allora politica verso i cristiani, ordinando che venissero espulsi dal regno e che tutte le chiese fossero distrutte. Nel 419 Yazdgard si ammalò gravemente. Alla morte di Yazdgard, Barham salì al trono, con nome di Bahram V. - Drachm - Peroz I - 459-484 AD type III/3 - winged crown - Goyman / Gorgan mint (Göbl# III/3) Alla morte di suo padre (Yazdgard II) era Governatore della distante Sistan. In sua assenza, salì al trono il fratello minore Hormizd e Peroz fu costretto a cercare protezione presso gli Eftaliti. Il re eftalita Khush-Nevaz era contento di accoglierlo e di aiutarlo nella guerra contro suo fratello. Con l'aiuto degli Eftaliti, Peroz condusse un esercito contro Hormizd, sconfiggendolo e tenendolo in cattività. Le fonti sono discordi sul destino di Hormizd dopo la sua cattura. Secondo alcune, fu condannato a morte. Tuttavia secondo lo storico persiano Mirkhond, Peroz lo perdonò e gli risparmiò la vita. Scoppiò una guerra con gli eftaliti (gli unni bianchi). Insultato dal re eftalita Khush-Newaz, Peroz invase il paese degli Eftaliti costringendoli alla ritirata. Ma subì poi una cocente sconfitta e fu costretto ad arrendersi e a pagare loro dei tributi. Verso la fine del suo regno, Peroz aveva formato un esercito di 50.000-100.000 uomini e invase il regno degli Eftaliti in modo da vendicarsi dalla sconfitta nella prima campagna. Tuttavia gli Eftaliti tesero un'imboscata all'esercito di Peroz. Il piano ebbe successo e i Persiani vennero sconfitti perdendo molti uomini, tra cui lo stesso imperatore. Khush-Newaz, tuttavia, trattò il cadavere del suo ex amico con rispetto e lo rimandò in Persia dove venne sepolto con grandi onori. - Drachm - Hormazd IV - 579-590 d.C. type I/1 - Abarshahr / Abarsahr mint (Semnan / Khorasan) (Göbl# I/1) Ormisda IV, figlio di Cosroe I, fu il 21° Re di Persia, regnante dal 579 al 590 d.C. Sembra essere stato imperioso e violento, ma non senza cuore; protesse la gente comune e introdusse una severa disciplina nel suo esercito e nella sua corte. Quando i sacerdoti chiedevano la persecuzione dei Cristiani, egli rifiutava di farlo in quanto era convinto che il trono e il governo sarebbero stati più stabili se ci fosse stata tolleranza religiosa. Di conseguenza Ormisda IV si fece molti nemici nelle classi dominanti, il che portò a molte esecuzioni e confische. Ormisda non resse il trono per molto. I magnati deposero e accecarono Ormisda IV e proclamarono suo figlio Cosroe II re. Le fonti sono discordi sul modo in cui venne ucciso Ormisda: Teofilatto sostiene che Cosroe lo uccise alcuni giorni dopo l'accecamento; lo storico e vescovo armeno Sebeos sostiene invece che furono i cortigiani di Ormisda a ucciderlo. - Drachm - Khusru II - 590-628 d.C. 595-596 - Eran-khvarrah-Shapur Khuzistan mint - type II/2 (Göbl# II/2) 622-623 - Jayy mint - type II/3 (Göbl# IIb/3) Cosroe II di Persia (Ctesifonte, 570 circa – Ctesifonte, 28 febbraio 628) nipote di Cosroe I, venne soprannominato Parwiz (il vittorioso), per le numerose campagne militari guidate brillantemente; regnò dal 590 al 628. Il 23 febbraio 628 Cosroe II, perso tutto il suo prestigio e il sostegno dell'aristocrazia, venne rovesciato e rinchiuso in un sotterraneo per ordine del figlio Siroe (che salì al trono con il nome di Kavadh II) e, dopo cinque giorni di torture, spirò. La leggenda vuole che all'apice del suo regno si fece costruire un trono sfarzoso tripartito: i tre scranni stavano ad indicare che egli era (o meglio, sarebbe dovuto diventare) imperatore romano d'Oriente, del Vicino Oriente e dell'Asia fino all'India. Conquista islamica della Persia La conquista islamica della Persia segnò una svolta decisiva nella storia di questo Paese. Nel volgere di alcuni secoli la maggioranza dei Persiani abbandonò lo Zoroastrismo e divenne musulmana, mentre le caratteristiche della civiltà persiana venivano assorbite dalla nuova classe dirigente islamica. La caduta rapida dell'Impero sassanide fu completata nel giro di cinque anni, e la maggior parte del suo territorio fu annessa al califfato islamico; tuttavia, diverse città persiane continuarono a resistere rivoltandosi all'autorità islamica. La popolazione locale, non costretta per forza a convertirsi all'Islam, divenne suddita del Califfato islamico, e, in quanto dhimmi (cioè non ancora convertiti all'Islam), furono costretti a pagare una Jizya ( la Jizya sostituì le tasse imposte dai Sasanidi) fin quando non si fossero convertiti all'Islam. - ½ Drachm - 'Umar b. al-'Ala - 771-782 AD (Abbasid Governors of Tabaristan) "DICHIARO CHE LE MONETE/MEDAGLIE PRESENTATE SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO"
  4. BOZZA 1.3 (revi 6.3.18) - aggiornate immagini LA MONETAZIONE PER I REALI PRESIDI DI TOSCANA Il trattato di Firenze del 1557 e la successiva pace di Cateau-Cambrésis del 1559, che ponevano termine alla lunga guerra fra gli Asburgo e i Valois, videro, nella stesura dei nuovi confini degli Stati, la costituzione, su ex possedimenti della Repubblica di Siena, dello Stato dei Presìdi, una piccola entità territoriale comprendente Orbetello, Porto Ercole, Porto S. Stefano, Talamone e, dal 1603, Porto Longone (l’odierno Porto Azzurro dell’Isola d’Elba), che il re Filippo II di Spagna volle riservarsi per il controllo navale della costa tirrenica e per garantire approdi sicuri alle sue navi. Dominio diretto della corona spagnola, il piccolo Stato fu affidato per l’amministrazione al viceré di Napoli. Al periodo della dominazione spagnola si deve un forte sviluppo delle strutture e delle fortificazioni militari nel territorio sopravvissute fino ai nostri giorni. La dominazione spagnola fu interrotta nel trentennio 1707-1737, anni delle guerre di successione austriaca e polacca, che videro la momentanea sovranità austriaca. Quando Carlo di Borbone si impadronì del Regno di Napoli, anche i Presìdi passarono sotto la corona borbonica, seguendone le sorti fino al 1801, anno dell’invasione napoleonica dell’Etruria. Il trattato di Versailles del 1815 sancì l’annessione dell’ex Stato dei Presìdi al Granducato di Toscana dei Lorena. Sotto Ferdinando IV di Borbone fu battuta l’unica monetazione destinata al piccolo dominio toscano. Essendo un territorio di limitate dimensioni, crocevia di commerci e di genti, al confine fra il Granducato e lo Stato Pontificio, vi circolavano monete di varie zecche e di diverse unità di misura, creando gran confusione e difficoltà nei ragguagli. Le monete napoletana e romana la facevano da padrone, la prima per ragioni politiche e finanziarie, in quanto moneta “ufficiale”, la seconda per gli scambi e i rapporti commerciali con gli abitanti delle viciniori province laziali di Roma e di Viterbo. La documentata circolazione di valuta genovese, spagnola, napoletana, toscana, pontificia è indice di un’intensa attività commerciale e produttiva in Orbetello e dintorni. Ma se il ducato romano e napoletano costituivano le monete di riferimento per il commercio all’ingrosso e gli affari finanziari, tra il popolino si faceva di conto con la lira toscana e i suoi derivati. I pezzi più piccoli (aliquote di soldi e denari) erano molto usati nella vendita al minuto di merci dell’uso quotidiano. Se ne deduce che questo settore fosse predominio dei mercanti toscani, con un fitto interscambio con i Presìdi fatto di esportazione di prodotti agricoli, legna, carbone, pesce fresco e salato. Per questi motivi a Napoli si ritenne opportuno battere i pezzi in rame per i Reali Presìdi secondo il sistema monetario toscano e non quello napoletano. Ferdinando IV di Borbone, in tre diverse emissioni (1782, 1791 e 1798) fece coniare questo quattrino del medesimo valore dell’ordinario in corso nel Regno, pari alla 400esima parte di un ducato. Nei tagli di quattro, due e un quattrino, i pesi erano dunque rispettivamente identici alle monete da un grano, da un tornese e da tre cavalli circolanti nel Regno di Napoli. La serie dei quattrini coniata per i Reali Presidi vede come costante al diritto dei tre nominali il profilo di Ferdinando IV di Borbone volto a destra, lungo il bordo l’iscrizione Ferdinando IV per grazia di Dio Re delle Due Sicilie e in basso la sigla P (1 e 2 quattrini) o B P (4 quattrini) quale firma dell’incisore Bernardo Perger per la serie del 1782, mentre la P o D P delle emissioni del 1791 e 1798 sono riferite ovviamente al figlio Domenico, essendo Bernardo morto nel 1786. Il rovescio presenta in alto la corona reale sovrastante la scritta REALI PRESIDII, il nominale QVATTRINI, il valore espresso in numeri romani inserito tra le cifre arabe dell’anno di emissione. Solo nei pezzi da 4 quattrini le iscrizioni del rovescio sono circondate da due rami di lauro legati in basso da un fiocco. Ai lati della corona compaiono le iniziali dei direttori della zecca: C. C. per il Cesare Coppola (emissioni del 1782) in carica fino al 1790; A. P. sono le iniziali di Antonio Planelli (emissioni del 1791) mentre la sigla R. C., impressa sui nominali del 1798, designa la Regia Corte, ovvero la monetazione battuta a benefizio della Corte ed in particolare della regina Maria Carolina. Particolari rarità di questa monetazione sono due esemplari di 4 quattrini 1782, l’uno ribattuto su una prova in rame del 6 ducati di Carlo III, attestato dal CNI, e l’altro ribattuto su un grano del 1719 di Carlo VI d’Asburgo, inedito (collezione dell'autore - foto 2) e, infine, un esemplare di 4 quattrini 1798 ribattuto su un grano da 12 cavalli di Ferdinando IV, citato dai cataloghi.
  5. Ritorno dopo mesi di assenza esponendo la mia raccolta di notgeld austriaci stampati nel 1920. Sono tutti emessi dalle municipalità cittadine. Si tratta di 76 serie tutte diverse (un paio di serie doppie ma stampate su carta differente). Le didascalie sono in inglese (copiate/incollate da un sito internet). La collezione è contenuta in un album per francobolli, allego alcune foto esempio per mostrare come le conservo. Usare album per banconote sarebbe stato oneroso e ingombrante. Seguono i link ai documenti...
  6. PREMESSA Da tempo raccolgo monete emesse nel tempo da governi sorti da rivoluzioni o rivolte popolari. Si tratta, più che di una "collezione" di un veloce exscursus fatto attraverso le monete di quei particolari momenti, anticipatori a volte di grandi cambiamenti storici, altre volte precipitati in sanguinose sconfitte che però, spesso, gettarono i semi per altri successivi momenti. Qui inserisco, scelte tra le monete facenti parte della raccolta, quelle più emblematiche di snodi comunque importanti nella storia. Come si potrà facilmente vedere nel formare l'insieme ho tenuto conto più del significato storico che del valore numismatico in quanto tale, che comunque è presente in alcuni pezzi. PRIMA FASE: I governi delle rivolte popolari Nella storia non sono infrequenti rivolte popolari dovute per lo più alla fame, allo stato semiservile in cui vivevano i contadini ed alle sciagurate politiche fiscali dei nobili, oppure a motivi religiosi. Quasi sempre queste ribellioni finivano schiacciate nel sangue e non incidevano nell'organizzazione statuale. Due sole, in Italia, le pur brevi eccezioni: il Tribunato di Cola di Rienzo e l'effimera Real Repubblica Napoletana. COLA DI RIENZI metà XIV secolo - denaro provisino a nome del Senato Romano. TOMMASO ANIELLO - REAL REPUBBLICA NAPOLETANA 1647-48 - pubblica In realtà la Real Repubblica si costituì quando Masaniello era già stato ucciso, ma senza la sua rivolta non avrebbe avuto la seppur brevissima vita. (Chiedo venia agli amici napoletani per la pessima foto) SEGUE
  7. "DICHIARO CHE LE MONETE/MEDAGLIE PRESENTATE SONO DI LECITA PROVENIENZA E DI MIA PROPRIETÀ’. CONFERISCO AL MUNACS IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI UNICAMENTE PER SCOPI INERENTI AL PRESENTE CONCORSO" Merano
  8. Alexonline

    Negozi e/o commercianti

    Salve a tutti. Sono Alessandro e mi trovo a dover far valutare e vendere la collezione di monete e banconote di mio padre, collezionista per 60 anni e venuto a mancare ad agosto scorso. Senza infrangere le regole che governano questa sezione del forum, vorrei alcuni consigli su come muovermi ed eventualmente segnalazioni riguardanti l'Abruzzo (dove risiedo) o Bologna (dove ho appoggi). Grazie