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  1. Nell'asta AUCTIONES e-50, la mia attenzione è stata attratta da questa moneta (lotto 165). Francamente brutta, in conservazione inclassificabile, ma che presenta una contromarca, fortunatamente ben leggibile, AVGVAR ovvero Augusto e Varo. Qui sta tutto il fascino storico, ma non solo, della moneta che infatti parte da 1.000 CHF. Si tratta di un asse molto verosimilmente appartenuto ad uno dei tanti sfortunati legionari di Varo. Facciamo un passo indietro. Quintilio Varo, che era imparentato con Augusto avendo sposato sua nipote, figlia di Marco Vipsanio Agrippa, dopo un brillante cursus honorum fu inviato da Augusto in Germania come governatore. Incapace di comprendere il risentimento e lo spirito di rivincita di molte tribù germaniche, intraprese nel 9 a.C. una spedizione contro una presunta ribellione affidandosi ai consigli di Arminio (Hermann), un principe cherusco allevato a Roma, dove era stato portato come ostaggio e che faceva parte del corpo di spedizione come prefetto di una cohorte ausiliaria. Nonostante fosse stato avvertito, Varo si affidò ad Arminio per percorrere quella che doveva essere le via più breve, attraverso la impenetrabile foresta di Teutoburgo. Nel frattempo Arminio, a capo di numerose tribù aveva organizzato una poderosa imboscata all'esercito romano formato da tre legioni (la XVII, la XVIII e la XIX) più sei cohorti e tre alae di cavalleria ausiliaria. All'interno della fitta foresta i romani, che non potevano dispiegare le tattiche militari che in campo aperto li avevano resi invincibili, subirono per due giorni e due notti i continui attacchi dei germani e finirono sterminati il terzo giorno in una radura che Arminio aveva in precedenza fatto fortificare con un terrapieno. Più che una battaglia fu una mattanza: i romani persero circa 15.000 uomini a fronte di perdite irrisorie degli avversari. I germani non fecero prigionieri, chi non si era suicidato, come Varo ed altri ufficiali, fu ucciso dopo incredibili torture. Come sempre succede la storia presenta due facce: per i romani Arminio era un traditore, per i germani ed in seguito per i tedeschi, un eroe. Augusto quasi impazzì dal dolore per la sconfitta e per i morti di quella battaglia; nessuna legione ebbe più i numero XVII, XVIII e XIX ed il primo di questi da allora ad oggi è considerato numero infausto. Le insegne delle tre legioni furono recuperate anni dopo da Germanico, al tempo di Tiberio, che trovò sul posto un mare di ossa. Lapide del centurione Marcus Caelius morto a Teutoburgo