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  1. Salve! Sul noto sito è appena stata venduta (???) questa moneta da 10 Tornesi di Francesco II "periziata" come zecca di Roma... A me sembra Napoli. Voi cosa ne pensate?
  2. Ciao vi presento questa contromarca per chiedervi cosa indica Olim Bomba? ArtCoins Roma s.r.l., E-Auction 31, lotto 729, 5. October 2015
  3. ...... cortesemente qualcuno potrebbe darmi una mano nel cercare di capire chi è raffigurato qui, su questa stampa.....stasera proprio non ci riesco... !!
  4. Salve a tutti! E' la prima volta per me che apro una discussione su questa piattaforma ed è anche la prima volta che affronto un argomento così delicato inerente alla numismatica medievale. Mi sto occupando di alcuni esemplari provenienti da un sito monastico dell'alto casertano e sono all'inizio delle mie ricerche. Apro una discussione in merito ad alcuni simboli ritrovati su alcune monete che ho interpretato in questo modo: Su un esemplare al di sopra di due lettere K e R c'è un simbolo ipotizzato come omega; Su altri accanto ai fiordalisi al centro ho ritrovato la falce di luna e un'altra immagine ipotizzabile come ascia/falce. Mi sapreste dire qualcosa in più su questi simboli? Ve ne sarei molto grata!
  5. Carissimi, dalla numismatica non si smette mai di imparare. Stamattina per la prima volta ho notato un dettaglio sullo stemma su Porta'Alba a Napoli (con lapide in marmo di Filippo IV) è identico a quello sui 15 grana di Filippo III. Qualcuno mi sa dire qualcosa sul significato delle tre torri, quella centrale col leone, quelle laterali con i due draghi? Saluti, Luca P.S.: la moneta proviene da Numismatica Varesi, auct. 62, lotto 429 (assegnato per €480).
  6. Salve a tutti, il grano di Ferdinando IV ha un punto visibile esattamente al centro della moneta, tanto da sembrare un orecchino di perla. Qualcuno sa spiegarmi perché si trova lì? Ho visto qualcosa del genere anche nei due tornesi, al rovescio, al centro della "N", ma non è una caratteristica che si vede spesso. È forse dovuto al perno di un compasso, o qualcosa del genere, usato per preparare il conio? Sapete darmi qualche altra informazione? Grazie, Luca
  7. Conoscete Giambattista Vico? Il grande filosofo napoletano, razionale e metafisico padre dei "corsi e ricorsi storici". Suppongo che vi starete domandando che c'entra Vico con la numismatica del Sud Italia. Oltre ad apparire in alcune medaglie di cui qui non tratteremo, non c'entra niente, ma il pretesto è buono per illustrarvi come i corsi e ricorsi sono presenti anche in piccoli momenti storici. Piccoli come possono essere i momenti in cui un maestro di zecca progetta una nuova emissione ad esempio. Il maestro in questione è Fabrizio Biblia e - qui introduciamo l'aspetto numismatico della discussione - tra le altre ideò il tarì e il carlino antitosatura. http://i40.tinypic.com/21noe13.jpg[/img] È mai capitato di chiedervi perché il carlino e il tarì antitosatura hanno quel preciso disegno? Mi rendo conto che la risposta sia semplice, ma anche questa porta ad altre domande del tipo: Perchè solo in quel momento nascevano questo tipo di monete? Nel 1621 Biblia, invitato dal vicerè, scrisse una relazione sulle cause e sui rimedi della grave crisi monetaria in cui il Regno versava ormai da gran tempo. Ne nacque il Discorso sopra l'aggiustamento delle monete e cambii del Regno di Napoli in cui il Biblia accusò la tosatura e il taglio della moneta di alta qualità coniata dalla Regia Zecca di essere la causa principale del disordine monetario: la moneta buona subito veniva esportata e il prezzo delle merci si regolava su quella usurata e tosata rimasta in circolazione, con un conseguente aumento dei cambi per l'estero, che incoraggiava le esportazioni e rendeva troppo costose le importazioni. Inoltre trovava come soluzione la creazione di una moneta recante in due cerchi concentrici il valore nominale del conio su quello esterno e un valore inferiore a quello dell'intrinseco della parte di moneta rimanente su quello interno, così che in caso di tosatura l'indicazione sul cerchio esterno veniva eliminata abbassando il nominale della moneta al valore interno. Come sappiamo fu un fallimento. Altri ci provarono in tempi e luoghi lontani dal Biblia e il risultato fu il medesimo. Non mi riferisco ad un fallimento nella lotta ai tosatori, ma alla “struttura” delle monete. Mi spiegherò meglio... Siamo in Sicilia, sotto Al-Mu'izz, i tosatori (sayrafi = cambiavalute) erano diffusi come nella Napoli del 1600 e le leggi per combatterli erano praticamente simili (pene fisiche e torture). La soluzione, di una logicità e di una intelligenza spiazzante, era rappresentata dall'emissione di una particolare serie di monete: i muezzini. http://i42.tinypic.com/es9n6c.png[/img] Da come si può vedere in foto c'è un particolare che colpisce, i cerchi concentrici: in ogni cerchio è riportato un valore diverso decrescente verso il centro (vi ricorda qualcosa?), il valore complessivo è di un dinar, ½ dinar (al secondo giro), un robai (al terzo giro), mentre per il muezzino da mezzo dinar si ha in sequenza: ½ dinar, ½ dirhem e ¼ dirhem. Settecento anni prima del Biblia qualcuno inventò una moneta sostanzialmente identica alla sua. Tornando alla filosofia e quindi a Vico siccome la Storia la fanno gli uomini e questi nel bene e nel male provano sempre la stessa gamma di emozioni e siccome facendo la storia devono fare delle scelte che il più delle volte sono motivate dalle loro emozioni, avremo una serie di scelte simili e conseguentemente di avvenimenti storici simili. Così alla fine di questa analisi sui generis possiamo concludere che il Biblia e gli incisori arabi sono giunti alla stessa conclusione facendo lo stesso tipo di scelte e di ragionamenti, solo che hanno avuto due epiloghi. Rispetto ai muezzini arabi, la coniazione del 1624 fu sospesa per la sua inefficacia e per le spese troppo alte che si avevano con la produzione al bilanciere, così si tornò a coniare al martello e ad essere ostaggio dei tosatori per altri 56 anni con l'arrivo a Napoli del Marchese del Carpio come vicerè, ma questa è un'altra storia.
  8. Facciamo un piccolo break, non riesco a decifrare il simbolo sotto l'ara di questo tornese del 1620 (lati dritti), voi che ci vedete??
  9. Vorrei portare alla vostra attenzione una tipologia "inedita" (se così si può dire) di 3 cavalli di Carlo II di Spagna. Iniziamo dal principio, nel 1680 avviene il cambio di tecnica di coniazione: si passa infatti dal martello al bilanciere. Tutte i nominali coniati a Napoli, quindi, cambiarono totalmente, ma in generale rimasero uguali a se stessi. Grani, tornesi e 3 cavalli sostanzialmente presentarono la stessa iconografia prima e dopo la data fatidica del passaggio alla nuova tecnica. In realtà, per quanto riguarda il nominale da 3 cavalli, è presente un cambiamento "araldico": dalla croce trifogliata, infatti, si passa alla croce avellana. Questo cambiamento è passato inosservato. croce avellana: croce trifogliata:
  10. E' sempre stata mia cura impostare temi numismatici non prettamente tecnici quanto incentrati sullo stile e l'arte delle varie monetazioni. Confesso di aver sempre avuto un debole per la monetazione Magnogreca e Siceliota in quanto tra le più affascinanti al mondo...fatto che non scopriamo in queso topic. Purtroppo non ho potuto coltivare questa passione attesi i costi (proibitivi) che richiede questa tipologie di monete antiche per acquisire esemplari in buono stato di conservazione e, inoltre e non da ultimo, per il noto e pernicioso problema delle falsificazioni che affligge la monetazione greca antica. In un momento che afferisce alla mia maturità di appassionato numismatico ho poi scoperto la bellezza ed il fascino della monetazione del sud dell'Italia, specificamente di quella napoletana. Al riguardo ebbi a notare la ricchezza e la frequenza delle acconciature complesse e ricciolute che arricchivano i profili di vari personaggi in molte coniazioni. Tale ricche chiome mi rammentarono la capacità degli incisori del mondo antico di ornare le raffigurazioni monetali giocando sul movimento e le volute dei capelli, così da rendere un movimento che sembrava rendere vivi i profili dei volti delle divinità raffigurate. A far data dal periodo ellenistico tale ornamento andò poi ad abbellire anche i profili dei principi ellenistici, compreso il grande Alessandro. In particolare, tornando al tema qui impostato sulla monetazione del sud dell'Italia, è da sottoporre all'attenzione dei lettori questa bellissima moneta di cui un analogo esemplare è stata licitata in asta Gorny & Mosch Giessener Münzhandlung del 10.03 scorso, mentre quella sotto postata proviene da un'asta ARS ANTIQUA London e rammento che aveva un pedigree piuttosto folto ed importante. KROTON. Bruttium. Ca. 330 B.C. Stater. Laureate Apollo head r. Rv. Ornate tripod, filleted branch at left. 7.23 grams. SNG ANS 397. GRIECHEN BRUTTIUM KROTON Didrachme (6,91g). Ende 4. Jh. v. Chr. Vs.: Apollonkopf mit Lorbeerkranz n. r. Rs.: KPO, Dreifuß, r. herabhängender Lorbeerzweig mit Binde. Head, HN Italy 2177; Attianese, Kroton 144 (Var.); SNG ANS 399ff. (Var.); SNG München 1463 (stgl.). R! Herrlicher Stil, dunkle Tönung, Vs. feine Kratzer, vz Ex Gorny & Mosch 190, 2010, 45; ex Gorny & Mosch 199, 2011, 52 (Zuschlag 4.800,-€, aber nicht bezahlt).
  11. La cornucòpia, letteralmente "corno dell'abbondanza", (dal latino cornu, "corno" e copia, "abbondanza"), è un simbolo mitologico di cibo e abbondanza. Secondo la mitologia greca è il corno perduto dal fiume Acheloo nella lotta con Ercole per Deianira e riempito dalle Naiadi di fiori e di frutta, come simbolo dell'abbondanza, alludendo con ciò alla fertilità della valle dove scorreva l'Acheloo e all'imbrigliamento del fiume stesso per opera di qualche principe velato sotto il nome del semidio. In forma di corno traboccante frutta e fiori, è spesso presente nei dipinti in braccio alla figura simbolica dell'abbondanza. Tratto da Wikipedia. Simbolo della fertilità: è raffigurato da un corno, che in origine era quello della capra Amaltea, nutrice di Giove, colmo di frutti e circondato d’erbe e fiori; era attributo di molti dei e dee ritenuti dispensatori dei beni della terra necessarî alla vita umana. La leggenda voleva che essendosi spezzato uno dei corni della capra Amaltea che nutriva il piccolo Giove, il corno fosse riempito di frutti, circondato di fronde, e donato da Giove alle ninfe. Un'altra leggenda voleva che Ercole, vinto Acheloo, gli strappasse uno dei corni e lo consacrasse ugualmente alle ninfe. È probabile che nel corno di abbondanza si debba vedere solo una trasformazione del corno di animale, di cui in antico ci si serviva come di vaso da bere. Spontanea doveva nascere l'idea di accoppiare il corno da bere coi frutti, a significare quello che in un'umanità primitiva doveva bastare per il benessere della vita. Ed è naturale che l'emblema divenisse specialmente l'attributo degli dei che dispensano i beni terreni. Il corno di abbondanza appare raramente quale attributo di Giove e di Ercole; più spesso appare nelle figurazioni di Ade (Plutone) e di Dioniso; anche Satiri e Menadi, Sileno e il dio Pane ne sono talora forniti. In età posteriore la figurazione del corno d'abbondanza diviene via via più frequente. Da Alessandria, dove la dinastia dei Lagidi lo ebbe in particolare onore, l'emblema trovò larga diffusione in Grecia, in Italia e a Roma, specie sulle monete. Per i Romani, di cui è noto lo spirito realistico, esso acquistò un'importanza di primo piano, e rimase non solo l'attributo dei fiumi, ma si accompagnò con la figurazione di ogni divinità allegorica cui si attribuisse un senso o un augurio di prosperità, di fertilità e anche di felicità pubblica. Quindi la Fortuna, la Vittoria, la Pietà, la Concordia, l'Annona, la Felicità, l'Abbondanza, l'Onore, il Genio del Popolo romano lo ebbero come emblema, particolarmente sulle monete imperiali. E assai note e frequenti sono le figurazioni plastiche analoghe, specie del Genio di Augusto, del Genio del Popolo romano, delle Provincie, e infine della Fortuna, divinità di ben maggiore importanza a Roma che in Grecia. Per tali concetti è naturale che anche divinità maggiori, come Cerere, Giunone, Cibele, Hestia (e i suoi seguaci, gli dei Lari), siano figurate col cornucopia, che appare variamente ornato e striato, e decorato di nastri. Alla bocca del corno sono per lo più mele, melograni e una focaccia piramidale di farina e miele. Dalla Treccani La prima moneta del regno di Napoli ad averla incisa (peraltro Doppie) è il Doppio Sestino di Federico III d'Aragona (1496 - 1501) classificato al n. 9 del PR e al n. 108 del MIR Lascio a qualche altro appassionato di questa monetazione postarne delle altre.....il tema è molto presente sulle monete di Napoli.
  12. Nel testo "Monete del Regno di Napoli da Roggiero a Carlo VI" del Vergara, Roma 1716 (disponibile su google books) si parla di una moneta d'Argento coniata contestualmente agli attriti tra papa Paolo IV, il re di Spagna Filippo II e quello di Francia Enrico II. Questa, a dire del Vergara, doveva trattarsi di una prova... http://i43.tinypic.com/dlj0p3.png[/img] Ora mi chiedo avete conferma per entrambe le notizie?
  13. Perdonate la domanda banalissima, ma non ho mai visto in mano il taglio di una moneta fortemente tosata. Il bordo come appare nella parte "grattata"? Avete qualche foto con cui possa vedere se il trattamento lascia tracce chiaramente riscontrabili, oppure si mimetizza con la "normalità"? Grazie molte, Fab
  14. Cari amici del forum, oggi vi voglio proporre una tipologia di monete esteticamente, almeno penso, molto brutte ma con tanto facino , che racchiudono tutta la storia . di soffereze e sfruttamento di un popolo, quello della Sardegna