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  1. Per chi fosse interessato, nell'ultimo numero di OMNI c'è un mio lavoro sui conii di un gruppo di monete populoniesi oltre ad un lavoro dell'amico De Luca. [Non unisco il link per il banale motivo che non so farlo!]
  2. E' appena uscito il volume con gli atti del convegno di Populonia sulla monetazione etrusca. Chi fosse interessato può richiederlo all'editore <TAGET Edizioni> mtagete@email.it. Intanto, come promesso, allego il mio intervento sui conii populoniesi. RdA 26 Giannoni HD_compressed (2).pdf
  3. Nelle mie ricerche sulla monetazione populoniese, in particolare nelle monete con al D/ il volto di Metus (o Gorgoneion) ho avuto modo di notare che in molti rovesci sono presenti degli archi di circonferenza, spesso incrociantisi tra loro. A chi ha una conoscenza superficiale con le monete etrusche la cosa può non sembrare particolarmente strana, vista l'eterogeneità dei rovesci di queste monete che vanno dal completamente liscio alla rappresentazione di caducei o polpi o stelle e crescenti lunari per arrivare a segni in croce, pseudo-bottoni, ecc. Tuttavia, affinando lo sguardo, si può coglierne un primo aspetto particolare: sono incusi. Una ulteriore indagine ci rivela che il raggio di tali archi è pressochè uguale a quello della perlinatura presente al D/ e che paiono effettivamente il negativo di questa. Tutto chiaro dunque? Niente affatto in realtà, dato che non è assolutamente chiaro come si siano formati. Non sembrano una scelta volontaria dell'incisore dei conii, perché avrebbe dovuto incidere sul conio di rovescio, in positivo, questi segni disordinati con un dispendio di lavoro assurdo. Né si possono essere formati impilando le monete appena coniate ed in uno stato ancora plastico, perché questo implicherebbe non solo una plasticità dell'argento pari all'argilla, ma semmai spiegherebbe un arco di circonferenza, non certo più di uno ed incrociati. Per ora resta, almeno per me, un problema insolubile. @Piakos @Alberto Campana, @Lorenzo, @Menelao e chiunque altro..... Suggerimenti, ipotesi, idee in merito?
  4. Questa moneta è offerta attualmente da una casa d'aste. Si tratta della classica didramma con Metus al D/ e sul retro due caducei contrapposti. Apparentemente tutto normale; si tratta di una tipologia non frequentissima ma comunque attestata con vari esemplari presenti anche nei ripostigli di Populonia e Montalcino. Da notare che tutti gli esemplari che conosciamo di questa tipologia provengono da un unico conio. Italo Vecchi nei suoi volumi ETRUSCAN COINAGE, al capitolo sui falsi (forgeries) riporta la seguente foto, ripresa da "IBSCC Bulletin on Counterfeits BOCS Vol 15 No.1 1990 Page 6 Item 7a". A questo punto chiedo agli amici più esperti un parere: @Piakos , @Admin, @Spoudaios, @Alberto Campana, @bubbolo, ecc. cosa ne pensate?
  5. Girellando su SIXBID ho trovato questa "cosa". Delle due l'una: o io non sono più capace di tradurre e capire l'inglese o domattina devo correre da un bravo oculista. Opinioni in proposito? Asta ROMA NUMISMATICS limited e-22, lotto 31. Etruria, Populonia PB Didrachm of 10 Units (or Litrai ?). Late 5th century BC. Head of Metus facing, hair bound with diadem, X below, dotted border / Blank. Cf. EC I, 8.46-7 and HN Italy 117. 8.04g, 22mm. Estimate: 200 GBP (282 €) | Starting price: 160 GBP (226 €)
  6. Nei giorni scorsi, nell'ambito dei seminari che d'inverno organizziamo a Piombino come Associazione Archeologica, ho tenuto una piccola conversazione sulle caratteristiche della monetazione populoniese - la più consistente da un punto di vista quantitativo del mondo etrusco - rilevando come tale monetazione si discosti per diversi particolari sia dalle monetazioni coeve sia della Sicilia e Magna Grecia, che, più tardi, da quella romana. In attesa che Claudio, con i suoi "superpoteri tecnologici", inserisca il pdf relativo al power point della discussione (troppo pesante per essere allegato) , poichè al momento le slides erano accompagnate da un commento verbale che non era possibile inserire nelle stesse, do alcune precisazioni in merito. Le prime sei slides sono introduttive alla tecnica di coniazione; seguono cinque slides sulle caratteristiche tipologiche ed estetiche della monetazione greca. A queste seguono tre slides sulla monetazione romana repubblicana, con particolare riferimento al sistema adottato da diversi triumviri monetari per identificare i conii. Infine la monetazione populoniese con due slides relative alle datazioni dell'inizio. Si passa quindi ad una slide dalla quale risulta come vi sia un notevolissimo divario tra il numero delle monete che conosciamo (prima colonna) ed il numero di tipi; si vede che di ben trentadue tipologie monetarie si conosce per ciascuna un solo esemplare mentre per ben 26 se ne conoscono meno di 5. Ovviamente questo non è spiegabile semplicemente con l'uso di utilizzare il metallo (in questo caso l'argento) per rifonderlo e coniare altri tipi monetali. Nella slide successiva sono esemplificati alcuni tipi con indicati il numero di esemplari noti. Seguono le slides che si concentrano sulla questione dei conii ed alcune considerazioni ed ipotesi, appunto, sulle particolarita delle monete populoniesi. Infine l'ultima slide sintetizza le differenze di carattere estetico tra monete coeve - se non addirittura imitate - del mondo greco con equivalenti coniate a Populonia.
  7. Sto terminando un lavoretto sulle monete d'oro con testa di leone, emesse da Populonia, presumibilmente, tra la fine del V e la prima metà del IV sec. a. C. Una cosa particolare emersa è che anche in questo caso - mi riferisco al tipo da 50 unità ossia quello che fa da icona a questa sezione - come nel caso delle didracme con Hercle, saremmo di fronte ad un unico conio. Dico <saremmo> perchè in realtà di queste monete ne conosciamo <ufficialmente> 29 (tante sono quelle censite da Italo Vecchi nel suo recente lavoro Etruscan Coinage, voll. 1.1-1.2, 2012) ma ho il dubbio che altre ve ne siano in giro. Tra l'altro su questa moneta, come anche sulle altre della serie (da 25 e 12,5 unità), incombe un'aura sgradevole legata alla figura del marchese Carlo Strozzi che alla fine dell'800 rinvenne (e rivendette) numerose monete di questo tipo; in breve alcuni, parzialmente a torto, sospettavano che il bravo marchese "aiutasse la sorte".... In effetti il Vecchi individua 6 falsi per il tipo da 50 e ben 22 per il tipo da 25, e di cui peraltro si conoscono 80 esemplari. Una domanda che mi pongo per il <50 unità> - e per la quale so già essere quasi impossibile la risposta - è: esistono altri esemplari "clandestini" provenienti da coni diversi? Altro dubbio riguarda le monete da 25. Sulla base dei pochi conii individuati possiamo ipotizzare (la cosa cambia a seconda del metodo di calcolo usato) una tiratura oscillante tra un minimo di 23.000 esemplari ad un massimo di 284.000. Pur prendendo con le doverosissime cautele questi dati, salta agli occhi l"abisso" tra queste ipotesi e gli esemplari noti. Coniazioni irregolari rispondenti volta per volta alle necessità? Rifusione in epoca posteriore? O cosa altro? Come diceva il grande Riccardo Pazzaglia in <Quelli della notte>: Ah saperlo, saperlo......
  8. Piombino, come Terni e come Taranto, sta vivendo momenti difficili; l'economia che li accomuna, basata sulla siderurgia è in un momento di grave difficoltà. Piombino, in particolare, vede in crisi un'attività che non solo da vita a migliaia di persone, ma che ha un particolare valore storico e costituisce il leit motiv produttivo di quest'area,, visto che qui si lavora il ferro ininterrottamente da oltre 2600 anni. Così importante, sin dagli inizi, fu questa attività che gli etruschi di Populonia dedicarono al ferro, al dio che lo simboleggiava ed agli strumenti di lavoro una moneta. D/ testa di Efeso R/ pinze da ferro, martello e globetti indicanti il valore; sotto PVPLVNA Per quanto ne so, non è comune che su monete si trovino strumenti di lavoro (mi viene in mente un denario romano con gli strumenti dello zecchiere) e quindi vorrei iniziare questa discussione invitando gli amici del forum a indicare altre esempi, in particolare nella monetazione antica. Vorrei, si parva licet, dedicare questa discussione a chi non ha ancora un lavoro, a chi l'ha perduto, a chi rischia di perderlo e a chi ce l'ha precario, con l'augurio che questi difficili momenti possano essere superati.
  9. In una precedente discussione avevo evidenziato come gli etruschi, o almeno i populoniesi, fossero piuttosto "laici" negli affari economici e ricordavo come, pur avendo gran cura dei defunti tanto da costriure case, edifici e templi in legno mentre le tombe erano realizzate in pietra, al momento di dover gestire notevolissime quantità di scorie ferrose, non si fossero fatti scrupolo di "scaricarle" sopra le necropoli. Lo stesso spirito estremamente funzionale appare anche nella monetazione. E' noto come il grosso della produzione monetale di Populonia fosse costituito dalle didracme (segno XX) d'argento con il volto di Metus (o Gorgone) e che tali monete fossero il "segno" di Populonia anche al di fuori del suo territorio. Tuttavia, se è vero, come è vero, che la monetazione ha avuto sin dall'inizio non solo una funzione di intermediazione economica ma anche una funzione propagandistica come testimonial della potenza e del prestigio di un sovrano, di uno stato o di una città (basti pensare alla bellezza delle contemporanee monete di Siracusa o di Taranto o di Selinunte, solo per fare alcuni esempi tra i tanti) ebbene tutto questo non toccava minimamente gli zecchieri populoniesi. Abbiamo numerosi esempi di monete coniate fino alla totale rottura del conio, tanto da rendere quasi irriconoscibile la moneta stessa. Un esempio paradigmatico di questo lo vediamo appunto in un gruppo piuttosto numeroso di didracme caratterizzate da una frattura che attraversa il volto di Metus fino a deturparlo quasi completamente. fase iniziale fase medio-finale Nel "tesoro di Populonia" composto, tra le altre, da circa trecento didracme con Metus, ben 48 presentano tale "incidente" nelle sue varie fasi evolutive; a queste se ne devono almeno un'altra ventina (e forse più) presenti in recenti aste internazionali. Lascio immaginare cosa sarebbe accaduto in una zecca agrigentina o ateniese o di Thurium di fronte al solo inizio di una rottura simile.....