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  1. Vittorio Amedeo III: i nominali sardi in argento del ’92 furono di necessità? La crisi politica Sarda dell’ultimo decennio del ‘700 culmina con il tentativo della Francia di occupare militarmente l’isola e di crearne una base per il rafforzamento del suo sistema strategico e per la difesa dei suoi interessi commerciali nel Mediterraneo. Infatti l’occupazione della Sardegna, vista nel quadro generale della situazione politica e strategica del Mediterraneo, nel momento in cui la Rivoluzione Francese varcava i confini della Francia ed affrontava l’Europa coalizzata, era necessaria per il governo francese, principalmente per trarre il maggior vantaggio possibile dalle risorse economiche dell’isola, e secondariamente per avere maggior sicurezza e libertà per il commercio marittimo col possesso di nuove e importantissime basi navali; la diffusione dei nuovi principi di libertà, uguaglianza e fraternità erano solamente dei concetti propagandistici troppo astratti che mascheravano le vere intenzioni dei Francesi: invasione del regno sabaudo insulare per stornare dalla frontiera alpina importanti contingenti di truppe Piemontesi. L’impresa di Sardegna era stata vivamente ed insistentemente sollecitata dai rivoluzionari corsi, che tra il 1791 ed il 1792 avevano redatto diversi piani di invasione, occupazione e sfruttamento del territorio. L’interesse della Corsica era piuttosto evidente: da una parte intendeva dimostrare ai Francesi quanto attivamente desiderasse concorrere al trionfo della causa rivoluzionaria, dall’altra voleva conseguire il vecchio intento di avere libero accesso agli strategici approdi sardi per rifornirsi di grano e bestiame ma anche sfruttare i ricchi fondali delle acque sarde senza dover ricorrere al tradizionale contrabbando. La spedizione fu caldeggiata con successo a Parigi da due autorevoli patrioti corsi e fu persino coinvolto un giovanissimo Napoleone Bonaparte, allora capitano d’artiglieria, che si dimostrò entusiasta del progetto. Vittorio Amedeo III sapeva di non poter difendere con le sue sole forze le frontiere alpine; perciò aveva sollecitato l’aiuto dell’Austria e predisposto i mezzi per sostenere una guerra che si immaginava lunga e difficile. Economicamente e militarmente il governo di Torino si era organizzato in maniera quasi esclusiva per la difesa del regno continentale e, sebbene in parte fosse a conoscenza dei piani di invasione dei corsi, non aveva minimamente pensato di rafforzare la difesa la Sardegna. Benché le ostilità fossero iniziate il 21 settembre 1792, Torino in pratica lasciò solo agli stessi Sardi la difesa dei propri territori, dovendo pure contare esclusivamente sui propri scarsi mezzi; e così fecero. In una tale situazione di emergenza si fecero avanti gli Stamenti ( organi rappresentativi delle classi privilegiate del clero, borghesia e nobiltà) che si riunirono solennemente, come mai era avvenuto prima, e misero a disposizione ingenti somme di denaro ed argento delle chiese (se mai fosse servito). Fu anche riattivata la zecca di Cagliari che a tempo pieno sfornava alcuni nominali di esclusiva circolazione isolana. La difesa dell’isola fu attivata ed ebbe le sue coperture economiche anche se ben più rilevanti erano i mezzi destinati dalla Francia alla sua spedizione. Il resto…..è storia. L’invasione fallì! Le guerre costano, e questo è piuttosto noto. La difesa della Sardegna fu sovvenzionata dagli stessi Sardi con immani sacrifici, ma il governo centrale di Torino se ne lavò completamente le mani? Osservando le varie coniazioni dei diversi nominali Sardi di Vittorio Amedeo III ho notato alcune discrepanze che mi hanno dato da pensare. Analizziamo i nominali in argento per la Sardegna: Scudo sardo: millesimo 1773 della zecca di Torino Mezzo scudo sardo: millesimi 1773-1774-1792-1793 della zecca di Torino Quarto di scudo sardo: millesimi 1773-1774-1792 della zecca di Torino Nominali in mistura: Reale in mistura II tipo: millesimi (pseudo prova del 1792)-1793-1794-1795-1796 della zecca di Cagliari Reale in mistura I tipo: millesimi 1773-1774-1785-1786-1788-1790-1792-1793-1795-1796 (?) della zecca di Torino ma coniati anche a Cagliari, presumibilmente a partire dal ‘93. Ciò che mi ha creato forti perplessità è la coniazione dei nominali sardi in argento (mezzo e quarto di scudo) del ’92, dopo ben 18 anni di interruzione dall’ultima emissione. Un bel salto, non c’è che dire. Un intervallo del genere non risulta in nessuna altra monetazione. Mere esigenze di circolazione o un contributo del governo sabaudo a noi isolani? Nei documenti ufficiali (pregoni, editti….) non risulta nulla se non per la coniazione di emergenza del reale di mistura del II tipo (inimicus eius induam confusione) allegato. Carlo