Sign in to follow this  
Piakos

N.008 - Spoliazioni, falsificazioni e traffico numismatico nella storia recente.

Recommended Posts

Il commercio antiquario e numismatico riferito ad  un grande protagonista della seconda metà dell'800 ...il “Guru” della sua epoca, un personaggio che può insegnare ancor molto ove si proceda alla disamina degli avvenimenti che lo hanno visto protagonista.

A questo punto del nostro vademecum riteniamo utile fornire un esempio ed un approfondimento storico su alcune cose sinora accennate quali componenti dell'ambiente che ruota intorno alla numismatica da collezione:
- il commercio, quando si mostra disinvolto;
- le falsificazioni e i falsi nel mondo dell'arte;
- il traffico di oggetti antichi ed i luoghi tipici di tali attività in una grande città come Roma;
- esperti e colti personaggi non oberati da eccessivi scrupoli;
- un ambiente commerciale, collezionistico e normativo assolutamente diverso da quello odierno, ma "in nuce" c'era molto di quello che oggi viviamo in Numismatica.

Abbiamo quindi il piacere di presentarVi:

Il Cavaliere Francesco Martinetti.

Questi esordì come trafficante di monete antiche fino a diventare un abile antiquario romano protagonista del mercato internazionale di arte greca e romana antica, nella seconda metà dell'800.
Grande antiquario, intagliatore di gemme, guru della numismatica, autorevole perito di arte ed oggetti antichi,  metallurgo incisore di conii, restauratore di oggetti antichi, insomma uno specialista ed  esperto per tutte le stagioni dell'arte antica.
Mercante d'arte implicato in clamorosi casi internazionali di contraffazione di reperti archeologici fra cui il più controverso è quello della cosiddetta “Fibula Prenestina” e il più famoso
è il Trono di Boston (analogo al più famoso Trono Ludovisi), bocciato da molti critici ed, in modo inesorabile, dal grande Federico Zeri.

post-224-1392074828,7_thumb.jpegTrono di Boston...in finale di post abbiamo inserito anche l'immagine del trono Ludovisi, probabilmente anch'esso falso.

Riguardo a quest'opera, di dubbia autenticità, molteplici aspetti (stilistici e tecnici) destano perplessità per la loro  incongruenza. Incomprensibile per un rilievo del maturo stile severo far sporgere nella fronte le due figure plasticamente a tutto tondo oltre i limiti del fondo; del tutto opposto alle regole del rilievo classico il piano di fondo non unitario ma variamente raccordato fra le figure scolpite come unità plastiche indipendenti; senza confronto nel periodo classico l'inserzione delle figure nell'ornamento a volute e palmette inteso come elemento di appoggio. Parte del piede destro della vecchia del lato sinistro è modellato sulla testata della fiancata, a cui si dovrebbe invece presupporre che fosse stato con gli incassi aggiunto un pezzo per uguagliare la larghezza del lato opposto. Incongruente la posizione del braccio e dell'avambraccio della vecchia, che appare sforzatamente compressa entro la stretta fiancata. Il sesso del liricine s'imposta sulla coscia. I piedi dell'Eros si piegano con le dita sull'orlo stesso assottigliato del piano di posa in stridente contrasto con le regole del rilievo classico. Banale soluzione è il cono marmoreo sopra ai piatti della bilancia per rappresentare le figurine, il cui stile appare manierato e non classico. Artificioso appare il solco traversante le gambe della vecchia. Discontinuo il modellato che assume toni duri e freddi nel lato con la vecchia, mentre assume morbidezze e impressionistico sfumato nelle teste femminili della facciata. Contrastante con la concezione classica, e in particolar modo della prima metà del V secolo, il sorriso dell'Eros e della figura femminile a sinistra. Non classico è il tipo di palmetta, singolare appare la punta a cuspide sotto la voluta.

Antico può considerarsi invece il marmo stesso;)
forse si potrebbe pensare per la forma del trono alla riutilizzazione della fiancata di un sarcofago in cui siano state riscolpite le tre facce esterne. L'antichità del marmo potrebbe così spiegare quella di alcuni resti di patina ramificata e di concrezioni in qualche parte, come all'interno, sul piano di posa inferiore, che può non essere stato rilavorato, in qualche sottile fessura rimasta anche nelle parti esterne rilavorate, come ad esempio quella sulla coscia del liricine, in qualche punto più sporgente e più vicino al piano originario di partenza.

post-224-1392074834,49_thumb.jpg
Il T. non presenta la purezza e la coerenza tecnica e stilistica che ci aspetteremmo in un'opera impegnativa e raffinata dello stile severo, né certi aspetti potrebbero giustificarsi riportandoli ad un ambiente ionico, italiòta, o addirittura neoattico o romano. Sembra quindi più persuasivo riportare la creazione del pezzo ad un abile falsario della fine del XIX sec., a un colto scultore, che ha operato forse sotto la guida di un conoscitore di arte greca per fare un pendant al Trono Ludovisi, ispirandosi al tipo della Penelope, alla vecchia dello sköphos di Pistoxenos, a coronamenti di stele funerarie, al tipo di peplo delle metope di Olimpia, ad altre sculture del V sec. e ai vasi attici, riuscendo a comporre un'opera di generica di intonazione classica e di un certo suggestivo effetto, e ad imporsi alla critica più agguerrita di più generazioni di archeologi.

Rif. Enciclopedia dell'arte antica di G. Becatti.

(Continua...)
 

post-224-1392074828,68_thumb.jpeg

Share this post


Link to post
Share on other sites

IL TESORO DI VIA ALESSANDRINA
Come nelle favole...

post-224-1392074834,68_thumb.jpeg
Il 22 febbraio del 1933, nel corso dello smantellamento degli antichi caseggiati posti sul percorso della nuova Via Dei Fori Imperiali, fortemente voluta dal fascismo, durante la demolizione di un caseggiato al civico 101 di via Alessandrina, un manovale, certo Simonetti, fece cadere a terra una lastra di ferro coperta da una doppia fila di mattoni: dall’apertura fuoriuscì una cascata di monete d’oro e di gioielli. Secondo il racconto del manovale, "dal muro pareva colassero monete d’oro come nei racconti delle fate. Ne cadevano senza interruzione, tanto che prima stentavamo a credere che fosse proprio oro". Fu subito avvisato il capo squadra, che raccolse il contenuto del ripostiglio in alcuni cappelli e lo portò al proprietario dell’impresa di demolizione. Quest’ultimo si premurò di rendere noti i fatti al Regio Commissariato di Pubblica Sicurezza.
Era la minima parte di un più cospicuo tesoro privato del Cav. Francesco Martinetti, che aveva vissuto in quell’appartamento dal 1865 fino al giorno della sua morte nel 1895.
post-224-1392074834,86_thumb.jpegFoto originale di un isolato, poi demolito, della via.

post-224-1392074835,34_thumb.jpgGli sventramenti e la demolizione degli edifici di Via Alessandrina.

post-224-1392074835,17_thumb.jpgIl tracciato di Via Alessandrina visibile oggi...nelle adiacenze dei fori.

Si ebbe notizia anche del rinvenimento sotto il pavimento della abitazione di via Alessandrina 101 da parte del fratello Angelo, subito dopo la morte di Francesco, di una collezione di monete antiche, medievali e moderne in oro, argento e bronzo che molto probabilmente furono oggetto della vendita all’incanto a Roma nel 1907 della Casa d’Aste Sangiorgi.
Al riguardo citiamo:
Due importanti collezioni di monete appartenute a Francesco Martinetti e Giuseppe Nervegna furono messe all’asta nel 1907, a cura della Galleria Sangiorgi di Roma (SAMBON A., Collection Martinetti & Nervegna. Médailles grecques et romaines. Aes grave. Vente aux enchères publiques. Galerie Sangiorgi, aprile 1907, Palais Borghèse à Rome. Paris). Il Museo di Firenze riuscì ad acquisire 41 lotti per un totale di 99 monete monete antiche, medievali e moderne.
Commento a firma di Fiorenzo Catalli.

Durante la demolizione del 1933 furono rinvenuti nei muri della abitazione altri tre nascondigli, ma vuoti.
Come si può immaginare il rinvenimento del tesoro suscitò un immediato interesse per l'ingente valore economico e, soprattutto, per le circostanze del ritrovamento che sembrava voler premiare ed essere di buon auspicio per il programma urbanistico in corso di attuazione nell’area dei fori.
La intrigante notizia favorì una diffusa vincita al lotto, avvenuta nei quartieri più popolari della città, di oltre un milione di lire. Sulla ruota di Roma era, infatti, uscito un terno secco coi numeri 74, 62, 24 che la “Smorfia” indicava rispettivamente come “monete”, “anelli d’oro” e “muratore”. Tesoro chiama tesoro, avevano titolato, nell’occasione, i giornali.
Solo otto anni dopo la raccolta entrava a far parte delle collezioni del Medagliere Capitolino, al termine della risoluzione di lunghe controversie legali sorte tra gli eredi del Martinetti, il Governatorato di Roma proprietario dello stabile espropriato e gli operai scopritori.
Il Regio Tribunale di Roma dopo aver nominato un Collegio di periti per accertare la consistenza e la composizione del tesoro e stimarne il valore commerciale per l’attribuzione del compenso agli operai autori della scoperta, aveva prodotto una perizia a stampa con la stima  del valore  venale della raccolta, che finalmente poteva allora entrare a far parte definitivamente delle collezioni capitoline.
Il tesoro di via Alessandrina comprende 2529 monete d’oro antiche, medioevali, moderne e ottocentesche, 81 tra oggetti di oreficeria e gemme, (di seguito ve ne mostriamo una tra le originali del tesoro, collocbile intorno alla seconda metà del I sec. a.C. già collezione Ludovisi)
post-224-1392074834,91_thumb.jpg
molte delle quali, in seguito riconosciute provenire da una delle collezioni di glittica più preziose del XVII secolo, la Collezione Boncompagni Ludovisi, di cui si era persa ogni traccia.
Il tesoro consisteva per un verso dal denaro accumulato dal Martinetti con la vendita di reperti antichi e dall’altro da materiale d’antiquariato, una sorta di “riserva” a cui il commerciante poteva di volta in volta attingere, a seconda delle necessità o della richiesta dei Collezionisti, dei mercanti internazionali...degli stessi musei delle capitali mondiali e delle grandi raccolte private.
I materiali del Tesoro di Via Alessandrina (Collezione Martinetti) sono da allora esposti al Medagliere Capitolino.

Nota: il libro postato in copertina all'inizio del post è molto interessante sia per gli amanti dell'arte antica, per i romanisti (studiosi di Roma), per i numismatici e per gli appassionati di intagli e gemme incise. Contiene molte foto dei pazzi del tesoro.
E' edito da SILVANA EDITORIALE (AMILCARE PIZZI EDITORE)...i testi sono a cura di:
Maria Cristina Molinari, Emanuela Spagnoli, Micaela perrone Mercanti, Lucia Pirzio Biroli Stefanelli, Emanuela Spagnoli, prefazione di Anna Maria Sommella.

(Continua...)

Share this post


Link to post
Share on other sites

Il Cavaliere Francesco Martinetti.

Colto, intelligente e profondo conoscitore dell’arte antica, così era stimato nell’ambiente numismatico e antiquario romano, il Martinetti coltivava relazioni amichevoli e d’affari con personaggi dell’ambiente culturale internazionale come gli archeologi
- Paul Hartwig,
- Wolfgang Helbig,
- Ludwig Pollack,
- il barone Giovanni Barracco,
- Carl Jacobsen, ricco mecenate danese e fondatore della Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen,
- il conte polacco Michele Tyskiewicz,
- il conte Pauvert de la Chapelle... e altri ancora, in pratica: il Gotha dell'arte antica in quell'epoca.

Fu periziatore ufficiale dello Stato Italiano, membro dal 1871 dell'Istituto Archeologico Germanico ed ebbe riconoscimenti scientifici al pari di un accademico. Nel 1869-1870 ottenne le concessioni di scavo a Palestrina dalla Direzione Generale di Antichità e Belle Arti. Nel 1876 ebbe la nomina a cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia. I più importanti Musei del mondo erano in contatto con lui. Solo la Glittoteca Ny Carlsberg di Copenaghen acquistò più di 1000 oggetti sul mercato antiquario romano tramite il sodalizio di Martinetti con Helbig e Tyskiewicz.

Francesco Martinetti era, tuttavia,  un antiquario romano dedito anche a commerci non sempre condotti nei limiti della legalità. Oggi diremmo “border line”.
Fu implicato più o meno direttamente in casi di contraffazione di reperti archeologici per i quali si avvaleva:
- di fidate maestranze locali - da lui coordinate -  o che contraffaceva personalmente;
- e delle sue relazioni internazionali per commerciarle, ricavandone lucrosi guadagni.
Alcuni fra i più noti sono:
- la fibula prenestina, di cui sembra che sia stato l'autore della iscrizione etrusca;

post-224-1392074835,53_thumb.jpeg
post-224-1392074835,49_thumb.jpeg

- Il cosiddetto trono di Boston (di cui abbiamo già parlato sopra) dal nome del Museodi quella città che, tramite l'archeologo Paul Hartwig, acquistò nel 1894 (che sembra un analogo del trono Ludovisi, probabilmente proveniente anch'esso dallo stesso atelier) fatto per committenza del Martinetti stesso, ove il cavaliere si cimentò personalmente, con l'ausilio delle valide maestranze che impiegava nei restauri;
- una decina o più di ciste di bronzo furono vendute a diversi Musei europei con decorazioni e scritte contraffatte dal Martinetti stesso che metteva così a frutto la sua abilità di incisore e restauratore di bronzi. Le ciste in questione provenivano molto probabilmente dagli scavi di Palestrina avuti in concessione fin dal 1869 e il loro valore commerciale veniva in tal modo accresciuto;
- una statua di atleta in marmo venduta alla Glittoteca di Copenaghen;
- un Eracle, bronzo (molto restaurato) venduto dallo Helbig allo Jacobsen.
Questi sopra sono, peraltro, i pezzi noti per essere stati molto discussi in merito alla loro originalità...sicuramente ce ne saranno stati molti altri, intagli e monete antiche comprese.

Figlio di un rigattiere, aveva fatto il suo primo affare a vent’anni, comprando con 40 baiocchi una moneta antica da un campagnolo e rivendendola per trecento lire. Il centro dei suoi commerci fu per anni piazza Montanara, dove la domenica i piccoli antiquari acquistavano le "anticaje e petrelle" dai contadini che le rinvenivano nei loro campi. Il punto di incontro tra domanda e offerta era una rivendita di tabacchi dove i villici del contado portavano piccoli reperti archeologici, in genere monete, pietre incise, trovati casualmente durante i lavori dei campi, e dove i mercanti o i collezionisti si rifornivano (Nota 1 ).

Nota 1: Il traffico e il commercio spicciolo di monete e di oggettistica, dopo la seconda guerra mondiale a Roma si trasferì da Piazza Montanara e si incentrò prevalentemente in altre due località: Porta Portese e, sino a qualche anno fa',  Piazza di Fontanella Borghese. naturalmente ogno grande città ha avuto i suoi ritrovi, da Torino a Milano, da Bologna a Catania ed a Palermo. Da Genova a Napoli i trafficanti ed i collezionisti e gli appassionati avevano punti di ritrovo ove bazzicare al numismatica da trincea.

(Continua...)

Share this post


Link to post
Share on other sites

1871...! (classica inversione dei numeri).

Scrivi...scrivi, la vista sballa...chi lavora può errare.

:D

Sono tranquillo perchè le bozze vengono riviste con competenza...e questa è un'altra garanzia in questo Sito.

:)

Share this post


Link to post
Share on other sites

PIAZZA MONTANARA A ROMA : FASCINO DI UN LUOGO DOVE LE MONETE ANTICHE SI VENDEVANO COME I FUNGHI DOPO LE PIOGGE...(LUOGO per venditori, trafficanti, smerciatori di falsi  e Collezionisti)

post-224-1392074852,04_thumb.jpg
Questa piazza per molti secoli e ancora ai tempi del Belli, fino alla demolizione avvenuta nel 1926 per volontà degli urbanisti di Mussolini nell'ottica di fare spazio alla molto più imperiale Via Del Mare, sorgeva non lontano dal Teatro Di Marcello, in quella che già in epoca Romana era stata l'area del Foro Olitorio.
Proprio a questa eredità topografica Piazza Montanara, fin dal Medio Evo, dovette la sua vocazione commerciale e di luogo di scambi per le classi popolari.

post-224-1392074851,43_thumb.jpg
post-224-1392074851,81_thumb.jpg
Infatti, se Piazza Navona poteva essere considerata il salotto buono di Roma, Piazza Montanara al contrario era la piazza per eccellenza della Roma plebea. Era sede di botteghe, ricavate fin dentro gli archi del Teatro Di Marcello, che offrivano merci povere come stracci, scarpe usate, funi e cordami, reti e sacchi di tela, piccoli utensili agricoli e quant'altro potesse servire ai commerci e alle attività dei popolani.
Era, inoltre, la piazza in cui si davano appuntamento i braccianti che accorrevano della cintura extraurbana di Roma e dalle regioni limitrofe (chiamati burrini dai romani) con la speranza di essere ingaggiati alla giornata dai padroncini locali.

post-224-1392074852,46_thumb.jpeg
Era il luogo dove il contadino che trovava monete, pietrine incise, piccoli bronzi e oggettistica antica, veniva a vendere in fine settimana gli ultimi oggetti pervenuti dalla terra. O era il luogo dove chi girava per contadini per incettare gli stessi oggetti...veniva a vendere nella speranza di ricavare buoni guadagni.
Ma era anche il luogo dove potevano essere vendute delle bellissime pietre incise da mano “moderna” per antiche...o dove le monete false o falsificate venivano vendute per integre od autentiche ai collezionisti che si avventuravano motu proprio in ambiente difficile.
Così si creava - per i collezionisti - un'atmosfera ambigua..grigia, quella del forse non è (autentico) ma potrebbe esserlo...sulla quale tanti soggetti privi di scrupoli hanno posto le basi della loro fortuna...e dove tanti Collezionisti sono caduti in trabocchetti ed equivoci intriganti tesi ad arte. Molto difficile incappare in una colelzione di monete antiche che non sia infestata o comunque inquinata da qualche falso “metallurgico” e da non poche falsificazioni di “pasticceria”...(e sarebbe la non peggiore delle ipotesi ove si dovesse rimanere nell'ambito di qualche falso e di un po' di opere di carrozzeria).

Tornando al Martinetti...mano a mano che la fortuna e i guadagni del “Maestro” crescevano questi potenziava i suoi atelier ove restaurava o falsificava in prima persona, con l'ausilio di abili collaboratori, un'ampia gamma di reperti antichi...dalle monete di pregio sino ad opere di grande scultura del mondo antico. Ovviamente non riceveva la clientela in tali atelier...ma, a seconda della loro importanza e ricchezza: al Caffè Greco in Via Condotti, nei grandi alberghi romani, nella bouvette dei Musei, nelle residenze romane di diplomatici, collezionisti e mercanti di alto rango. La “merce” era poi di volta in volta spostata e presentata in “depositi” dedicati. Ovviamente le monete, le gemme incise ed i gioielli (in virtù delle piccole dimensioni) il cavaliere li aveva sempre a portata di mano nei ripostigli poi venuti alla luce in Via Alessandrina. A Piazza Montanara il nostro si recava ormai solo per comprare a 10, per poi rivendere a 100...o a 1000....in altre e paludate sedi.
Questo moltiplicatore dice qualcosa al lettore?

(Continua...)

Share this post


Link to post
Share on other sites

Nuovi luoghi...stesso ambiente, aneddoti per le monete della domenica e per lo scambio al minuto.

Come già detto....il traffico e il commercio spicciolo di monete e di oggettistica, dopo la seconda guerra mondiale a Roma si trasferì da Piazza Montanara e si incentrò prevalentemente in altre due località: Porta Portese e, fino aqualche anno fa', in Piazza di Fontanella Borghese.

post-224-1392074852,78_thumb.jpg

 

In questi luoghi il collezionista e gli appassionati di numismatica sentivano parlare di personaggi dal soprannome pittoresco, come ad esempio: il Tassinaro, il Pasticcere, Buccheretto, il Prete, il Marchisciano, l'Occhialetto, il Pancione, il Roscio. Ma spesso sfuggiva , nell'andirivieni dei frequentatori, chi si celasse dietro questi “nick name” dell'epoca...così che, come nelle leggende, alla fine non si sapeva nemmeno se questi esperti, di cui risuonavano i nomi d'arte, esistessero come persone o non fossero piuttosto nomignoli inventati di sana pianta per spargere chiacchiere e depistare la realtà.

ESEGESI DELL'ARTE DI VENDERE MONETE SULLA STRADA...ANALISI COMPARATA CON LA COMMEDIA DELL'ARTE... e le ricadute sulla realtà della numismatica.

Qualcuno trovava intriganti i suddetti piccoli misteri...che contribuivano ad aumentare l'interesse dell'annoiato o dello sprovveduto di turno, dediti al collezionismo. Una volta "il tassinaro" recitò il seguente monologo indirizzato ad un collezionista affamato ed in crisi di astinenza:
...per stà bella e rara monneta voglio favorire questo ragazzo...che viene spesso a sta' bancarella ma non ha mai preso niente de 'bbono. Regà...te la stò a regalà...me dai 900.000 lire e non devi nemmeno dire: a! Vale da tre a cinque meloni (Fine anni '80 sec. scorso)...asseconda di quanto è potente chi ce l'ha in mano quanno la venne. Però...se sei furbo regà...la devi nasconne e nu'n la devi fa' vede a nisciuno...perchè sennò vengono quà e me cazziano perchè l'ho data a te...invece che a loro....
Trovo tale monologo degno della commedia dell'arte, in quanto improvvisato con mestiere sopraffino, a braccio e canovaccio, sul tema dell'affabulazione.
A mio avviso potremmo essere nello spirito del Belli...nell'osservazione dei retaggi oscuri, miserrimi e sarcastici del popolo papalino...anche se l'arte oratoria e letteraria del predetto personaggio non regge il confronto con Gioacchino.
In qualche modo, con il suddetto monologo, potremmo essere anche vicini a Carlo Lechner (in arte Bombolo)...attore di immense risorse mimiche, maschera del popolo romano...male usato dal sistema Cinecittà in ruoli troppo trash o  deteriori, negli anni '70/80' del secolo scorso.
Il monologo del suddetto proponente rammenta Bombolo quando vende i piatti a Campo de' Fiori: ...venite 'ggente, oggi ve vojo fa' contenti solo a'vvoi...c'è stato un fallimento: venno li piatti e le padelle a mille lire...li regalo! Stà padella (bonc..bonc...risuona quando ci batte il pugno) a Standa la fanno 3.500 (lire)...io la regalo...ecco, datemi li sordi e pijateve sti piatti chessò n'affare.
La differenza sta nel fatto che i piatti e le padelle di Bombolo erano autentiche ed utili alla bisogna...mentre le monete?

Per la moneta summenzionata...l'affabulato collezionista ebbe un giorno ad incontrare un esperto detto "il pasticcere", il quale (paragnosticamente) gli disse: ma è autentica?
Mamma mia!
L'affabulato arrivò a prendere il treno per una città posta ai confini dello Stato per incontrare - fuori dell'ambiente romano - un grande Commerciante e studioso, il quale fornì cortesia ed esimia disponibilità. Guarda e riguarda...sarà buona...sarà falsa...un'intera mattina passò fra tali interrogativi non banali per la serietà della Numismatica italiana. Alla fine, mi riferiscono che sul far del mezzogiorno...saltò fuori la moneta da un bollettino internazionale di falsi numismatici...cui il Commerciante era abbonato.

Era un falso bulgaro.
Ovviamente è probabile che anche il grande Commerciante volle far cadere dall'alto la cosa perdendo due ore nelle analisi e nelle ricerche.
Perchè?
Perchè stiamo parlando di un gran Signore...una persona colta, raffinata e di livello, che - con somma arte e psicologia mercantile - volle porre riparo al danno fatto dal "tassinaro" immettendo nel mercato un falso.
In che modo?
Facendo credere al povero affabulato che la moneta in esame era un falso difficile, al limite della zona grigia: è buona...non lo è ma lo sembra...forse potrebbe addirittura esserlo. Con tale tecnica retorica, la delusione dell'appassionato turlupinato fu stemperata...e il collezionista stesso alla fine della mattinata comprò anche due stupende monete...quelle si erano super autentiche. (Nota 1)

Ritornando agli epigoni di Piazza Montanara a Roma (ma ogni grande città ha avuto i suoi ritrovi...) chiudiamo con una esemplificazione dei commenti domenicali che si potevano udire in loco nel corso di una sessione commerciale:
...Questa moneta è tutta ripatinata e stuccata: bòh!? Sarà stato il Pasticcere! -

Per questa moneta il Marchisciano m'ha offerto un sacco di soldi...e non gliela ho voluta dare...voglio molto di più. -

Quell'altra la voleva l'Occhialetto...ma è arrivato prima il Prete e l'ha presa lui. - Quella non la prendere...è passata sotto il microscopio del Roscio...sarà tutta restaurata. -

L'altra volta il Pancione e l'Occhialetto hanno litigato...perchè la Vetta d'Italia (FdC) del Sòr Giacomo che si disputavano, con satinatura intatta...alla fine l'ha comprata un collezionista, c'iavemo messo una buona parola...e adesso hanno rifatto pace.

In ogni caso gli esiti di queste nuove “piazze commerciali e di scambio” furono meno brillanti, rispetto ai tempi del Sor Checco Martinetti,  per la crescente penuria di buon materiale e per l'accentuarsi della presenza delle falsificazioni nel mercato, che iniziarono ad avere una diffusione costante, contestualmente al materiale autentico e integro, sempre più scarso.

NOTA 1: per porre rimedio alla figura da ingenuo che il collezionista affabulato dal "tassinaro" rischia di fare in questo aneddoto, occorre rendere giustizia.
Si dice che al momento dell'acquisto fosse presente un altro collezionista abbastanza esperto, il quale cercò di entrare in competizione per acquisire l'oggetto, ma sembrava proprio che quella volta il venditore avesse puntato il nostro eroe...quindi non ci fu verso.
Ovviamente qualche navigato lettore potrebbe immaginare che questo secondo collezionista teneva, nell'occasione, bordone al venditore.
In teoria...l'ipotesi  non sarebbe impossibile.
Fatto è che l'affabulato si recò immediatamente a far valutare l'oggetto ad un noto Commerciante professionista, ubicato non lontano dal luogo dell'acquisizione...e, sembra che costui avrebbe sdoganato come autentica e costosa la stessa moneta.
Che dire?
Meglio non dire...
:)

(Continua...)

Share this post


Link to post
Share on other sites

      Al Trono di Boston si presume abbia lavorato anche Pacifico Piroli, uno scultore che aveva il suo laboratorio in via Sistina e che, come altri artigiani, ruotava nella cerchia di Martinetti.

Questo gruppo scultoreo venduto con la mediazione dell'archeologo tedesco Paul Hartwig, al museo di Boston nel 1894, per la somma di 165.000 lire-oro, fu desunto con ogni probabilità da un arredo marmoreo di una antica tomba gentilizia.  Il rilievo autentico, impropriamente definito "Trono", fu rinvenuto a Roma nel 1887 e raffigurava probabilmente la nascita di Afrodite o Persefone.  Oggi si trova al Museo nazionale Romano, acquistato nel 1894, dallo Stato Italiano, dalla collezione Ludovisi.  La replica di Boston fu probabilmente il capolavoro della ditta "Helbig-Martinetti, se è vero che ancora oggi, alcuni archeologi, nutrono dubbi sul fatto che si tratti di un falso.  In ogni caso, il cavalier Francesco Martinetti, non ebbe modo di godersi i frutti di questa vendita, dal momento che morì l'anno successivo.

      Egli lasciò in eredità forti somme di denaro ad alcuni enti benefici, ma agli eredi, probabilmente anche con intenzione, lasciò solo dispute feroci per la divisione di un ingente patrimonio, stimato all'epoca in circa 4 milioni di Lire, in titoli mobiliari ed azioni.

      Il tesoro di via Alessandrina ed i numeri al lotto collegati al suo ritrovamento, furono forse un risarcimento postumo del sor Checco alla comunità scientifica ed ai Romani?

Carlo

Share this post


Link to post
Share on other sites

ULTIMI TRATTI SUL SOR “CHECCO”

Il "sor Checco", così era chiamato il Martinetti, fu descritto da Augusto Jandolo (grande commerciante antiquario in Roma) come "un omone dalla pancia prominente ed il volto pallido, di un grasso flaccido", che "viveva una vita più che modesta, misteriosa, come un ragno in agguato nel suo buco".

Non tutti la pensavano allo stesso modo: una giovane e facoltosa donna della migliore borghesia lo dipinse come un uomo coltissimo, dalla conversazione affascinante ed i modi affabili, in grado di far dimenticare il suo fisico poco attraente.

Riuscì ad entrare in affari con i direttori dei più grandi musei del suo tempo, di cui seppe oculatamente guadagnarsi la stima. Per ingraziarsi il Direttore Generale delle Belle Arti, Felice Bernabei, donò al Museo di Villa Giulia la Fibula Prenestina, che - come abbiamo già evidenziato - sembra fosse uscita dalle sue abilissime mani di falsario: cioè la fibula sembrerebbe autentica...le incisioni sono abile opera del bulino manovrato con sapienza dal Martinetti.

Nonostante la sua immensa ricchezza, il Martinetti era di un’incredibile avarizia. Morì per una polmonite che si era preso andando a trovare la moglie (deceduta) al Verano sotto un violento acquazzone, per risparmiare i due soldi del tram. Per la verità tale forma di parsimonia era tipica della maggior parte delle persone arricchite provenienti dal popolo e nate sino a prima dell'ultima guerra mondiale. Quindi la parsimonia e l'avarizia erano delle peculiarità ben diffuse a Roma (e, in genere, nei confini dello Stato della Chiesa) tra coloro che avevano fatto fortuna con il proprio lavoro ed anche tramite l'oculatissima gestione dei relativi proventi.

Al riguardo si potrebbe pensare anche al grande Alberto Sordi, personaggio che eticamente non aveva nulla a che spartire con il Martinetti...ma anche Albertone era innamorato dell'antiquariato e, sempre, è stato in odore di “braccino corto” tra le male lingue.

Pare che il grande Sordi apprezzasse le monete antiche, con particolare riguardo ai sesterzi imperiali...ma all'epoca il mondo antiquario era più attento e selettivo ed, in qualche modo, nel proteggere i propri affari proteggeva anche i propri clienti.

Nelle strade intorno a Piazza di Spagna ed anche nello storico ambiente numismatico dei Santamaria si diceva che un noto e rispettato antiquario romano avesse messo in guardia l'Attore sulle difficoltà del mercato numismatico delle monete classiche, attesa la diffusione di falsi e falsificazioni risalenti a tutte le epoche...alcune delle quali mostrate ad Albertone.

E Sordi avrebbe commentato: ah! Si? Le fanno false le fanno...e le verniciano dal carrozziere? Ahò...e mica devo comprà n'artra macchina!  Se le tengono loro le monete farse.

Grande Alberto!

E quando lo imbrogliavi...

Bibliografia.

La cosiddetta fibula prenestina : antiquari, eruditi e falsari nella Roma dell'Ottocento / Margherita Guarducci ; con un'appendice di esami e di analisi a cura di Pico Cellini, Guido Devoto, ed altri - Roma : Accademia nazionale dei Lincei, 1980

Il tesoro di via Alessandrina - Silvana Editoriale 1990 - testi di Maria Cristina Molinari, Micaela Perrone Mercanti, Lucia Pirzio Biroli Stefanelli, Emanuela Spagnoli, prefazione di Anna Mura Sommella.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Abbiamo sopra esaminato, in vari interventi, un caso storico che racchiude situazioni tipiche nella numismatica:

- la casualità di un ritrovamento di cui viene a conoscenza lo Stato italiano;

- un ripostiglio di monete antiche e moderne che diventa un'esperienza archeologica;

- la commistione di monete o reperti di varie epoche in un unico ritrovamento;

- il tesoro abilmente occultato da un grande esperto e commerciante antiquario;

- la disputa tra stato e privati per il definitivo possesso dei reperti.

Ma abbiamo anche esaminato un caso storico che evidenzia molte  problematiche (anche odierne) afferenti il mondo dell'arte antica e la Numismatica:

- La presenza di un colto, disinvolto ed abile commerciante nella qualità di autorevolissimo esperto e specialista dello Stato, al servizio di funzionari e dirigenti del competente Ministero;

- il traffico di monete di scavo, unitamente a quelle provenienti da antiche collezioni;

- la collaborazione tra esperti d'arte di caratura internazionale per piazzare opere sia originali che di dubbia autenticità, presso grandi Collezionisti e pubbliche raccolte;

- la produzione ed il commercio di reperti falsificati (restaurati senza ammissione) o assolutamente falsi.

- l'esistenza di una zona grigia frequentata da appassionati ma anche da trafficanti che possono non rispondere di quello che riescono a vendere.

(Continua...)

Share this post


Link to post
Share on other sites

LA ZONA GRIGIA NEL COLLEZIONISMO

Al riguardo ci riferiamo a quegli oggetti che restano in perenne dubbio di autenticità...oggetti che probabilmente non sono autentici, ma che lo sembrano e sui quali ben pochi sono in grado di dire una parola definitiva.

Come il Trono di Boston e il Trono Ludovisi, esempi sicuramente eclatanti, altre presunte opere dell'antichità e moltissime monete sono in odore di falsità.

Nel tesoro di Via Alessandrina, ad esempio, sono presenti alcune gemme incise, di ottima fattura e di grande fascino che hanno buon impatto e discreta tecnica di incisione...tali da poter essere prese per “buone”...cioè per essere coeve a periodi antichi, tra il I e il II secolo d.C. Sappiamo, al riguardo,  anche che la glittica è parente stretta della numismatica...atteso che – già nell'antichità - molti incisori di conii di ottimo stile provenivano dall'ambiente degli intagliatori di gemme.

Nel tesoro di Via Alessandrina, tra le monete nascoste dal Martinetti dietro i muri della propria casa, non sono state catalogate monete false o falsificate.

Ovviamente poiché il tesoro in esame era una sorta di scorta per il Martinetti per le richieste del mercato antiquario... sicuramente il maestro si sarà guardato dal tesaurizzare monete fasulle, magari le teneva in un cassetto.

Il Maestro aveva la possibilità di commerciarle e/o  produrle in proprio alla bisogna, attesa la sua abilità con il metallo, con il bulino e con l'invecchiamento delle superfici...e per la sua accertata frequentazione di ottimi artigiani e restauratori.

Nel suo tesoro c'erano invece gemme incise non autentiche, da proporre nella “zona grigia” da noi descritta. Perchè, pur non essendo coeve al periodo romano repubblicano ed imperiale, quelle gemme erano e sono dei preziosi intagli dei due secoli precedenti a quello del Martinetti e quindi, quelle stesse gemme, avevano/hanno  comunque un valore antiquario e potevano/possono trovare un apprezzamento...o essere proposte per autentiche con alta probabilità di essere come tali digerite dal mercato, nella “zona grigia” da noi richiamata.

Cosa accade poi a chi, goloso e temerario, acquisisce questi oggetti c.d. “grigi” od opachi? Nel senso che l'autenticità non brilla alla luce del sole.

Accade quanto descritto in precedenti interventi di questa Sezione: il collezionista inizia a chiamare esperti o a girare con l'oggetto in tasca in cerca di conferme. Qualcuno fornirà tali conferme, più o meno in buona fede; qualcun altro boccerà l'oggetto “Forse non è autentica, potrebbe esserlo, lo sembra...ma non ci giurerei, se non l'ha pagata troppo se la tenga perchè comunque è un oggetto molto bello e forse...Comunque chi può dire che non sia autentica”

Altri esperti rimarranno in maggiore dubbio.

Alla fine, fatti i conti, il collezionista non saprà cosa veramente ha in mano e rischierà di perderci il sonno....qualcuno resterà deluso e perplesso, quest'ultimo finirà per dismettere la propria collezione con esiti aleatori.

Stigmatizziamo questa dichiarazione, per averla ascoltata più volte nel "parterre" della numismatica:

Non è autentica, potrebbe esserlo, lo sembra...ma non ci giurerei, se non l'ha pagata troppo se la tenga perchè comunque è un oggetto molto bello e forse...comunque chi può dire che non sia autentico?

Qualcuno dei lettori ha avuto esperienza della zona grigia?

  • Like 1

Share this post


Link to post
Share on other sites

Siamo intorno alle 1100 visite per  l'intera Sezione.

Valutando che i Topic sono stati pubblicati, gradualmente, in poco più  un mese...non è male.

Ma le cose più interessanti debbono ancora venire.

La nostra è una marcia di avvicinamento.

:)

Share this post


Link to post
Share on other sites

Da quando esistono oggetti di valore esiste il falso. Da quando esiste il collezionismo esistono una miriade di falsi. Niente di meglio di un appassionato per fare profitti illeciti.

Fatta questa premessa vorrei illustrare quel poco che ho appreso sui falsi durante il mio peregrinare sulle strade della numismatica. E riferendomi solo ed esclusivamente alle monete, non conoscendo assolutamente altri settori del collezionismo.

I falsi sono di vari tipi. Innanzittutto esistono i falsi di monete circolanti nel momento della produzione del falso. Lo scopo è quindi quello di frodare lo stato che emette la moneta falsificata. Quando la moneta era di metallo prezioso si trattava semplicemente di fare una moneta falsa con un contenuto inferiore alla norma di oro o argento. In questa attività, oltre ai privati, si sono cimentati anche stati, inondando i vicini con moneta falsa e drenando quella buona. In questi casi si parla anche di ''guerra monetaria''. Passato il tempo della circolazione della moneta falsificata, i falsi diventano ''falsi d'epoca'' e sono storicamente interessanti e quindi collezionati.

Continua...

Arka

Share this post


Link to post
Share on other sites

La seconda categoria di falsi è quella prodotta per ingannare i collezionisti.

Vorrei raccontarVi quello che ho imparato su questa tipologia di falsi nel corso degli anni. Per tranquillizzarVi inizierei dicendo che non esiste collezionista che, almeno una volta, non abbia comprato un falso. Quindi è una cosa come l'influenza, colpisce tutti.

La seconda cosa è che questi falsi esistitono da quando esiste il collezionismo. Anche in questo caso ci sono varie categorie di falsi. Per esempio, provate a pensare alle ''monete'' del Carrarmato o a quelle di Mister Day. Tutti coloro che le trovano in un cassetto pensano di aver trovato un tesoro. Ma un collezionista non ne viene ingannato, le riconosce subito (tecnicamente poi non sono dei falsi, ma delle riproduzioni, tuttavia volevo spiegare il concetto). Del resto ogni collezionista riconosce le patacche per turisti. Mi raccontava un amico che era in gita in un paese del Mediterraneo che avvicinatosi ad una bancarella vide delle patacche e ne prese una in mano. Il venditore gli disse il valore, ma l'amico gli fece capire che sapeva che erano false. Il volto del venditore si illuminò e tirò fuori dalla tasca altre monete. L'amico le guardò, poi guardò il venditore con aria scettica, come per dire son false anche queste. Il venditore si fece serio, gli fece un cenno, andò nel retrobottega e tornò con due monete. False anche queste, ma falsi di un buon livello.Per fortuna il mio amico era abbastanza esperto per capirlo. Con questi però il venditore aveva esaurito le sue possibilità. Alla fine l'amico comprò uno scialle per la moglie e salutò cordialmente il venditore.

Questo è il mondo dei falsari. A ciascun cliente il suo falso. Unicuique suum...

Continua...

Arka

Share this post


Link to post
Share on other sites

Occupiamoci ora della categoria di falsi più pericolosa, quella dei falsi fatti bene. Anche tra i falsari si trovano dei veri e propri artisti. Questi conoscono le monete, conoscono le tecniche di produzione dell'epoca, conoscono le leghe usate. Il loro prodotto è ovviamente molto simile all'originale.

La storia del falso d'autore comincia ancora nel cinquecento. A Padova operava un signore di nome Cavino. La sua specialità erano i sesterzi. Ancora oggi le sue opere originali coniate sono dei capolavori.

In Germania ci fu un'altro signore di nome Becker che si dedicò soprattutto a monete greche. Non contento di imitarle, ne inventò vari tipi. A suo tempo fece strage tra i collezionisti.

Nell'ottocento in Italia molti falsari, tra cui il Cigoi, si dedicarono alle monete medievali.

Man mano che gli strumenti a disposizione diventavano più sofisticati migliorava la qualità dei falsi. Nascono addirittura delle ''scuole'' di falsari. Tra le famose quella libanese (specializzata in solidi bizantini), quella bulgara (monete greche, medaglioni romani, monete bizantine), quella siciliana (pericolosissima - monete greche e romane). Oggi probabilmente si stanno attrezzando nuove scuole, magari in oriente.

Ovviamente anche le monete moderne e contemporanee vengono falsificate, tant'è che si è diffusa la moda trai collezionisti del regno di sigillare le monete. Negli USA le monete vengono addirittura incapsulate e hanno un codice a barre.

Continua...

Arka

Share this post


Link to post
Share on other sites

Falsi. Come difendersi?

Eccoci al nocciolo della questione. Visto che i falsi sono sempre in agguato, cosa fare per minimizzare il pericolo? La cosa migliore è fare esperienza. Più monete si vedono (intendo in mano, non in foto) e migliore diventa il nostro occhio. Un occhio esperto è la migliore difesa contro i falsi.

Seconda regola è quella di fare piccoli passi. Finchè l'esperienza del collezionista non è consolidata è meglio astenersi da acquisti di notevole spessore economico, Meglio farsi le ossa rischiando poco.

Ma se proprio non si riesce ad aspettare è sempre bene comprare da numismatici seri e competenti che diano la garanzia del ritiro della moneta qualora risultasse falsa.

Seguendo queste tre regole i rischi diminuiscono notevolmente. Ma se volete la certezza assoluta il collezionismo (non solo di monete) non fa per Voi. Un piccolo rischio infatti è sempre presente.

Continua...

Arka

Share this post


Link to post
Share on other sites

Temo di avere un falso in collezione... che devo fare?

L'ultimo argomento che vorrei trattare riguarda l'eventuale possibilità di avere un falso di quelli ben fatti in collezione. Quando ci viene un dubbio come ci si deve comportare?

La prima cosa è far vedere la moneta a qualcuno di esperto. Qui bisogna tener presente che non sempre è facile dire che una moneta è falsa. Farlo vuol dire prendersi una responsabilità e in questi tempi la responsabilità scarseggia... Per cui risposte del tipo ''mi sembra buona, ma io non la comprerei...'' sono tra le più gettonate. Quindi la cosa migliore è sentire più pareri, magari anche quello degli espertin del forum.

Una volta capito che la moneta è falsa, essa va restituita a chi l'aveva venduta. Altro problema, soprattutto se è passato un po' di tempo. Di norma i commercianti e le case d'asta garantiscono le monete vendute, ma in alcuni casi tale garanzia ha una scadenza, a volte anche molto breve. Quindi massima attenzione. Se il venditore non accetta indietro il falso, purtroppo non resta che cancellarlo dalla lista dei fornitori. Per questo consiglio di comprare solo da persone degne di fiducia.

La cosa mogliore, comunque, è quella di studiare le monete che collezionate, perchè il miglioralleato che avete per evitare cattivi acquisti è il vostro occhio.

Arka

Share this post


Link to post
Share on other sites

Arka ci ha esplicitato cose interessanti con linguaggio comprensibile, garbato e sintetico che ben si addice ad un Vademecum, in quanto di pronto e facile uso.

Noi però, in questa Sezione abbiamo necessità di andare a fondo nelle problematiche, per evitare di  affondare con le nostre raccolte e collezioni, come numismatici pieni di falle, di problemi e di falsi.

Quindi siamo costretti ad accelerare certe dialettiche, anche se potrebbe sembrare imprudente e temerario...oltre che "politicamente" inopportuno.

;)

Credo che il buon Arka sia il primo che, tra le righe, può comprendere un discorso comunque abbastanza chiaro.

Quindi le precisazioni e le esperienze raccontate dallo stesso Arka suggeriscono di aprire, più avanti in questa stessa Sezione,  un topic specifico dedicato a questi problemi di falsi, di falsificazioni e di correlate liturgie, deontologie, metallurgie e pasticcerie numismatiche.

:)

Nel frattempo possiamo limitarci ad evidenziare ancora una volta  due pensieri già espressi, sopra tutto nei primi topic di questo vademecum:

- per formare un occhio semi professionale, almeno nell'ambito della monetazione che più interessa ogni singolo collezionista, ci vogliono anni d'esperienza e di studio, peraltro tale occhio dovrebbe avere un' alta cultura e sensibilità estetica non formata solamente sulle monete. In ogni caso è opportuno dire che non tutti, o meglio pochi,  riusciranno in tale intento.

- Pertanto...se la certificazione dei falsi e delle falsificazioni può essere oggetto di atteggiamento omertoso o "politico" ;) da parte dei competenti in materia...e se restituire le monete fasulle può costituire un problema, è lapalissiano - anche per chi è accecato dalla passione per le monete - che si renderebbe opportuno lasciare da parte il collezionismo, per dedicarsi a qualcosa di meglio.

Le monete sono costose, ove comprate alla luce del sole e con tanto di documentazione legale a corredo. I soldi, la maggior parte di noi non li trova per strada...e, comunque non posso essere bruciati, allora io li darei a chi ne ha bisogno. Inoltre farsi venire il fegato gonfio...che divertimento e accrescimento culturale è?

CONCLUSIONE.

R.I.P.

:)

Share this post


Link to post
Share on other sites

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!

Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.

Sign In Now
Sign in to follow this