Caio Cesare Germanico

LIBELLA (Moneta).

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LIBELLA: Piccola moneta romana d'argento, menzionata da Varrone (L. L. 5.174): “Nummi denarii decuma libella, quod libram pondo as valebat, et erat ex argento parva.” L'autore latino la menziona tra le prime emissioni monetali di Roma, ma afferma anche che al suo tempo, e anche molto prima, non era più coniata. Il nome, tuttavia, è stato mantenuto soprattutto come espressione proverbiale per indicare un valore molto piccolo (cfr., ad es.: Plaut. Pseud. II.2.34, Capt. V.1.27; Cic. Verr. II.2, pro Rosc. Com. 4). Ebbe sicuramente a che vedere col valore dell'asse (Philip Smith, B.A., University of London), da cui il nome libella, diminutivo di "libra" che è legato all'asse. Come l'asse era la moneta in bronzo più grande del sistema monetale romano di questo periodo, così la libella era la moneta in argento più piccola, equivalente alla decima parte del denario (Plin. H. N. XXXIII.3 s13). Le parole di Plinio e Varrone indicano che la libella era legata all'asse di serie pesante (serie librale: Crawford la data al 280-276 a.C.). Dunque, sembra che questa monetina d'argento non venne più coniata dopo la prima riduzione dell'asse (serie semilibrale: Crawford la data al 217-215 a.C.), dato che si doveva adeguare ai nuovi standard ponderali, i quali l'avrebbero resa inutilizzabile perchè già piccola. La libella aveva anche dei sottomultipli: la semibella , la sua metà , e il teruncius, la sua quarta parte. Cicerone (Ad Att . VII.2 ) usa queste parole per esprimere le frazioni di una tenuta, con riferimento al denario come unità di conto. 

By Caio Cesare Germanico, il 5/10/2013.   

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