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Guest elledi

Giovanni di Ventimiglia: Monetazione.

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Guest elledi

Beh, non è detto...anche il Regno d'Italia si è rivolto spesso all'estero per battere moneta...supponiamo il caso di un signorotto locale che non aveva zecca ma voleva molto circolante per i suoi sudditi...si rivolgeva ad altre zecche....e Maria Luisa allora??

Sì, però si parla di Stati di una certa importanza. Non so, invece, quante persone potessero abitare a Ventimiglia di Sicilia all'epoca. Essendo poi nominali internazionali (il cui valore dipendeva dal fino contenuto in essi) non sarebbero state usate per i commerci minuti.

P.S: non vorrei tu prendessi le mie osservazioni come critiche, ma come un invito a discutere e ad approfondire il tema.

Assolutamente no. Ma anche se sono critiche, quando sono costruttive come in questo caso sono sempre ben accette. ;)

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Guest

Da: Bollettino italiano di numismatica e di arte della medaglia Circolo numsmatico milanese., 1903 pag 4

è proprio la concessione a parlarne:

IMPERIAL DIPLOMA CON IL QUALE LA MAESTÀ CESAREA ... A  GIOVANNI VENTIMIGLIA, NORMANNO, SVEVO ED ARAGONESE PER LA GRAZIA DI DIO CONTE DI VENTIMIGLIA, E DI ISCLA ... .

....la podestà di fabbricare e costruire in qualche luogo della loro giurisdizione una zecca, e se ciò non gli fosse comodo, di gran lunga battere ed imprimere in un'altra zecca del Sacro Romano Impero moneta d'oro e d'argento..... quindi venne scelta la zecca di Vienna primo luogo per comodità poi, secondo il mio parere, il peso di gr 6,98 del doppio corrisponde perfettamente al peso del doppio ducato austriaco coniato appunto a Vienna.

da: Le monete del reame delle Due Sicilie da Carlo I. d'Angio a Vittorio Emanuele II. ...: Le zecche minori del reame di Napoli. Le zecche Siciliane Memmo Cagiati 1913 pag 225

-....Non valeva la spesa di aprire un'apposita zecca locale per l'attuazione di questo privilegio cesareo, ed il marchese Gian Domenico, per le sue monete di ostentazione, si servì della zecca di Vienna....-

(ostentazione si ma con un pò di economia  ;) )

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Da ignorante in materia mi chiedo se anche i Talleri del principe di Fondi rientrano tra le monete di ostentazione....

http://www.mcsearch.info/record.html?id=34116

Questi mi pare di non averli ancora censiti..interessante ;)

Ricordavo di aver letto qualcosa sul principe di Fondi, tutte le informazioni che ho al momento sono contenute nel volume II sulle zecche minori del sud Italia di D'Andrea - Contreras. Esistono: Ducato, tallero, mezzo tallero e quarto di tallero coniati a Stolberg (Sassonia) per Enrico Francesco II, opera di J. J. Grundler. Riferimenti anche al Cagiati e al CNI XVIII. Comunque nel testo che ho citato prima (zecche minori ecc...) c'è una decina di pagine sulle monete di Fondi coniate a Stolberg. Ah dimenticavo, non ho ancora ben chiaro se siano di ostentazione-prova o altro

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Altre monete coniate a Vienna furono quelle di Retegno (Tolomeo Trivulzio-Gallo: ducati, talleri e mezzi talleri), Soragna (Nicolò Meli- Lupi: conio di ducato, mai battuto ufficialmente), San Giorgio Morgeto (Giovanni Domenico Milano: doppi ducati, ducati, talleri e mezzi talleri), Belmonte (Antonio Pignatelli Belmonete: ducato) e Belgiojoso (Antonio BArbiano: ducato e tallero).

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Allego la descrizione araldica  dello scudo impresso sul retro e discendenza della famiglia Ventimiglia. :

Tratto da: Dott. A. Mango di Casalgerardo, NOBILIARIO DI SICILIA da Vecchio a Ventimiglia di Vizzini http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/bibliotecacentrale/mango/vecchio.htm

Ventimiglia.

Non ci è possibile scrivere di questa famiglia quanto sarebbe necessario per riferire soltanto sulle principali illustrazioni di essa, perché andremmo lontano dai limiti che l’economia del lavoro ci impone; dobbiamo quindi contentarci di cenni superficiali. Secondo alcuni trae origine dai conti di Ventimiglia in Liguria, discendenti dai Lascari imperatori di Costantinopoli; secondo altri pare che discenda in linea retta mascolina dai principi Normanni dominatori di Sicilia. Si crede che il primo a passare in Sicilia sia stato un Guglielmo, conte di Ventimiglia, nel 1242, padre di un Enrico che, per ragion di dote, fu in Sicilia, il primo conte di Geraci in sua famiglia, possedette le due Petralie, ecc., fu vicerè in Napoli e morì nel 1265 col grado di capitan generale d’esercito di re Manfredi. Prima di notare gli individui di questa famiglia che maggiormente eccelsero per le virtù di cui furono adorni, per le cariche coperte, per i titoli, per i feudi posseduti, accenniamo ai principali possedimenti feudali di questa famiglia: i principati di Belmonte, di Buonriposo, di  Castelbuono, di Grammonte, di Ventimiglia; il ducato di Belviso, i marchesati di Geraci e di Regiovanni; le contee di Catanzaro, di Collesano, di Geraci, di Ischia, di Naso e  di  Prades;  le  baronie  di  Barchino,  Bordonaro sottano, Raulica e Artesina, Bonanotte, Rovitello, Miano e Tavernola, Burgio Millusio, Calcusa o Fontana Murata, Caltavuturo, Canetici, Casale di Pietra, Casalvecchio, Castelluzzo, Ciaramita, Cavallaro e Casalbianco, Ciminna, Culcasi e Mangiadaini, Diesi, Mulocca e Bruchali, Friddi e Faverchi, Gibellina, Gratteri, Gurgo, Celso Manchi e metà di Scala, Isnello, Leonforte, Lo Monaco, Montemaggiore, Mussomeli, Pettineo, Pietranera, Vultano e Viviano, Pionica e San Martino, Pollina, Racalciditi o San Benedetto, Regiovanni, Resuttano, Rachilebri e Raxafico, Riesi e Cipolla, Rupi e Calabrò, Sambuca, Sanagia, San Benedetto, San Mauro, Santo Stefano di Bivona, Santa Venera, Sinagra, Sperlinga, Tripi, Verbumcaudo, Vescara, Vicari, ecc. ecc. Un Francesco fu conte di Collesano, nel 1305 ed è notato nel ruolo dei feudatari sotto re Federico come possessore di Sperlinga, Pettineo, ecc.; un altro Francesco, conte di Ischia, conte di Geraci, ecc., fu strategoto di Messina nel 1355 e, per privilegi del 20 giugno 1354 e del 5 gennaio 1358, fu autorizzato ad usare il titolo Dei Gratia, ostacolò re Federico III in occasione del matrimonio di detto re con Costanza d’Aragona, nel 1371 salvò lo stesso re da un attentato, ottenne concessione della città di Termine e Cefalù e della terra di Isnello, fu conte di Mistretta nel 1388 e uno dei quattro vicari del regno di Sicilia durante la minore età della regina Maria; un Giovanni fu pretore in Palermo nell’anno 1370-71; un Antonio, conte di Collesano, signore delle due Petralie, ecc., fu camerlengo maggiore del regno nel 1392, seguì il partito dei Martini contro quello dei Chiaramonti, poscia per la sua fellonia fu chiuso prigione nel castello di Malta perdendo i beni; un Guarneri fu pretore di Palermo negli anni 1405-6, 1416-17; un Federico tenne la stessa carica in detta città negli anni 1410-11, 1411-12, 1422-23; un Giovanni fu arcivescovo di Monreale nel 1418; un Francesco fu capitano di giustizia in Catania nel 1434-35 e patrizio nel 1437-38; un Giovanni Ventimiglia e Aragona fu conte di Montesarcio in Calabria, primo marchese di Geraci, per privilegio dato da re Alfonso, fu capitano  generale  delle armi della Chiesa Romana, ebbe la città di Bitonto, fu vicerè in Napoli e in Sicilia nel 1430, 1432, grande ammiraglio, ecc. ecc.; un Ughetto fu capitano di giustizia in Palermo negli anni 1447-48 e 1448-49; un Antonio, barone di Sinagra, ottenne, con privilegio dato a 13 novembre 1452 esecutoriato a 30 luglio 1453, conferma di un privilegio della regina Bianca dato a Taormina il 16 agosto 1411, con il quale gli consentiva che, nel nome della moglie Eufemia e della cognata Bonadonna, figlie di Guarneri Ventimiglia, barone di Alcamo, potesse esigere e chiedere tutti i diritti e beni paterni, materni e fraterni anche se in potere del regio fisco; un Antonio Ventimiglia e Prades, marchese di Geraci nell’anno 1473 fu conte di Catanzaro, vicario generale, grande ammiraglio di Sicilia, ecc.; un Simone Ventimiglia e Cardona, marchese di Geraci, fu vicerè in Sicilia negli anni 1516, 1534, 1541 e deputato del regno nel 1522; un Francesco fu pretore di Palermo negli anni 1501-502 e 1504-505, strategoto di Messina nell’anno 1506-507, luogotenente nell’ufficio di maestro giustiziere, deputato del regno nel 1511; un Giovanni, marchese di Geraci, fu strategoto di Messina negli anni 1508-9, 1532-33 e pretore negli anni 1542-43, 1549; un Antonino fu capitano di giustizia in Caltagirone nell’anno 1540-41; un Simone, marchese di Geraci, fu strategoto di Messina nel 1550-51; un Ferdinando fu capitano di giustizia in Caltagirone nell’anno 1551-52; un Sigismondo tenne la stessa carica in Palermo nell’anno 1553-54; un Carlo, barone di Regiovanni, fu pretore in detta città negli anni 1568-69, 1569-70, cavaliere dell’ordine di San Giacomo della Spada, deputato del Regno, e, con privilegio dato a 26 maggio 1575 esecutoriato a 2 giugno 1582, ottenne concessione del titolo di conte di Naso; un Pietro, barone di Gratteri, fu pretore in Palermo nell’anno 1586-87; un Pietro, cavaliere di Malta, è notato nella mastra nobile del Mollica; un Francesco Giorgio, barone di Passaneto, da Catania, con privilegio dato a 26 agosto 1589, ottenne concessione del titolo di regio cavaliere; un Giovanni Ventimiglia e Ventimiglia, marchese di Geraci, ecc. fu strategoto di Messina nel 1591, vicario generale nelle Valli di Noto e di Mazzara, presidente e capitan generale del regno negli anni 1595, 1598, 1608, e, con privilegio dato a 3 febbraio esecutoriato a 22 maggio 1595, ottenne concessione del titolo di principe di Castelbuono; una Beatrice, figlia di Giovanni, primo principe di Castelbuono, ottenne, con privilegio dato a 7 maggio esecutoriato a 31 agosto 1627, concessione del titolo di principe di Ventimiglia; un Luigi fu capitano di giustizia in Palermo nell’anno 1647-48; un Lorenzo, barone di Gratteri, tenne la stessa carica in detta città negli anni 1651-52, 1673-74, e, con privilegio dato a 19 maggio esecutoriato a 27 luglio 1661, ottenne concessione del titolo di conte di Prades; un Giovanni ed un Giuseppe furono giudici della Gran Corte del regno, il primo nell’anno 1662-63, il secondo nell’anno 1676-77; un Antonio (Girolamo), dei conti di Prades, teatino, missionario nelle Indie, fu vescovo di Lipari nel 1694; un Giovanni Ventimiglia e Di Giovanni, marchese di Geraci, ecc. ottenne per tale titolo il trattamento di grande di Spagna di prima classe con privilegio dato a 22 luglio 1710, fu gentiluomo di camera di Vittorio Amedeo II di Savoia, cavaliere dell’ordine supremo della Santissima Annunziata (22 marzo 1714), e, con privilegio dato a 27 settembre 1723, ottenne il titolo di principe del Sacro Romano Impero, col trattamento di Altezza e con la podestà di batter moneta e medaglie col proprio nome e usare il titolo Dei Grazia, fu gentiluomo di camera di Carlo III di Borbone, cavaliere dell’ordine del San Gennaro nel 1738, ecc.; un Antonino Ventimiglia e Valguarnera, conte di Prades e principe di Grammonte, fu gran prefetto del supremo magistrato del commercio, deputato del regno nel 1728, gentiluomo  di  camera,  capitano di giustizia in Palermo nel 1729, cavaliere dell’ordine del San Gennaro; un Giuseppe Emanuele, principe di Belmonte, fu capitano in Palermo negli anni 1736-37, 1756-57 e 1757-58, pretore nel 1744, 1748; un Fortunio Ventimiglia e Valguarnera, dei principi di Grammonte, fu inquisitore del tribunale del Sant’Uffizio, deputato del regno nell’anno 1741; un Giuseppe Emanuele Ventimiglia e Alliata, dei principi di Belmonte, fu commendatore dell’ordine di Malta; un Luigi Ruggero Ventimiglia Sanseverino e Aragona, principe di Castelbuono, marchese di Geraci, ecc. fu cavaliere dell’ordine del San Gennaro nell’anno 1759, ecc.; un Giuseppe Emanuele Ventimiglia e Statella, principe di Belmonte, ecc. fu cavaliere dell’ordine del San Gennaro, ambasciatore presso la repubblica di Venezia nell’anno 1760, maggiordomo maggiore della regina Maria Carolina e di re Ferdinando, grande di Spagna di prima classe per privilegio dato a 23 febbraio 1772 esecutoriato a 20 febbraio 1780; un Salvatore Ventimiglia e Alliata, dei principi di Belmonte, fu vice legato di Ravenna nel 1782; un Giovanni Luigi Ventimiglia e Spinola, principe di Grammonte, ecc. fu rettore dell’ospedale di San Bartolomeo nell’anno 1765, governatore del Monte di Pietà di Palermo nell’anno 1769, senatore della stessa città negli anni 1781-82-83, gentiluomo di camera, cavaliere dell’ordine del San Gennaro; un Luigi Ventimiglia e Sieripepoli, principe di Grammonte, ecc., fu senatore di Palermo nell’anno 1795-96, gentiluomo di camera nel 1800; un Salvatore Ventimiglia e Statella, dei principi di Belmonte, fu vescovo di Catania, arcivescovo di Laodicea, inquisitore del Santo Uffizio, morì nell’anno 1797; un Giuseppe Emanuele e Ventimiglia e Cottone, principe di Belmonte, fu gentiluomo di camera nel 1790, cavaliere dell’ordine del San Gennaro, deputato del regno nel 1806, ecc. ecc. Con decreto reale del 23 ottobre 1868 vennero riconosciuti i titoli di principe di Castelbuono, conte e marchese di Geraci, conte di Ventimiglia e barone di Pollina e San Mauro nella persona di Corrada Ventimiglia (di Francesco, di Giovanni Luigi), moglie a Pietro Mancuso; morta la quale venne iscritta, nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, con i detti titoli e con quello di principe di Buonriposo, la sorella Giovanna.

Arma: inquartato: nel primo e quarto di rosso, col capo d’oro (ch’è di Ventimiglia); nel secondo e terzo d’azzurro, alla banda scaccata di due file d’argento e di rosso (che è dei Normanni).

Cimiero: un leone coronato d’oro, impugnante con la destra una spada d’argento.

Sostegni: due leoni d’oro, coronati all’antica dello stesso, lampassati di rosso.

Divisa: DEXTERA DOMINI FECIT VIRTUTEM, DEXTERA DOMINI EXALTAVIT ME.

Tratto da: Dott. A. Mango di Casalgerardo, NOBILIARIO DI SICILIA da Vecchio a Ventimiglia di Vizzini http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/bibliotecacentrale/mango/vecchio.htm

ventimiglia.jpg

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