Neapolis

Cronologia delle Piastre e la loro metà coniate sotto il dominio dei Borbone

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L'anno 2014 sarà per questa Sezione scientifica un anno "fluente" .... da oggi ho preso la decisione di dare un'impulso costante ai topic e se anche "momentaneamente" gli appassionati di questa monetazione non sono ancora in numero ragguardevole, spero di fare cosa gradita a tutti i frequentatori di questo forum scientifico.
Ma ogni cosa a suo tempo, nessuno ha fretta, lascio intanto notizie e documentazione che in un futuro prossimo sono certo che potranno essere utili al progredire di questa sezione. ;)


                                      Le Piastre (120 Grana) e le mezze Piastre (60 Grana) della dinastia dei Borbone

A Napoli la monarchia Borbone si costituì grazie agli abilissimi maneggi della regina Elisabetta Farnese, seconda moglie di Filippo V re di Spagna. In realtà, gli eventi che portarono all’insediamento dei Borbone di Spagna sul trono di Napoli e Sicilia avevano preso avvio molto tempo prima.
Il 10 maggio dell’anno 1734 Napoli era pronta ad accogliere il suo giovane re, Don Carlos:
post-311-1392077412,63_thumb.jpgL’evento era straordinario, si festeggiava la nascita, o meglio, la rinascita di un regno sotto una dinastia, quella dei Borbone, destinata a regnare sull’Italia meridionale fino al 1860.
Nel 1734, a Napoli l’unità monetaria di base era il Ducato, una massa di argento del peso di grammi 22 circa e contenente 9/10 di fino e 1/10 di lega (rame). Il ducato si divideva in 10 Carlini, ognuno dei quali composto da 10 Grani, ognuno dei  quali da 12 Cavalli. In argento, Carlo di Borbone, continuò le coniazioni delle Piastre, del valore di 12 Carlini, o 120 Grani e della  loro Metà, 60 Grana. In esse si legge il motto “De Socio Princeps” da Alleato a Sovrano, un’evidente allusione al fatto che il Regno di Napoli, prima “viceregno asburgico” e “provincia spagnola”, è divenuto con lui nazione indipendente e sovrana a tutti gli effetti dopo due secoli di duro dominio straniero. Il Sebeto, con sembianze di divinità fluviale, assurge la rappresentazione dell’intero Reame che attende gli avvenimenti. La ricca scenografia presente sul dritto di queste monete ha un significato molto importante: Il Sebeto, noto fiume sotterraneo di Napoli da secoli simbolo della città partenopea, oggi però prosciugato, viene personificato in un uomo barbuto poggiato con il braccio destro su un anfora dalla quale fuoriesce dell’acqua mentre con il braccio sinistro regge una pala, quest’ultima simbolo della produttività del regno, alle spalle del Sebeto troviamo un pino mediterraneo, albero molto diffuso nel regno e sullo sfondo il golfo di Napoli con il Vesuvio fumante, in alto il rassicurante motto “ DE SOCIO PRINCEPS”, stante a significare che il regno di Napoli non era più una provincia soggetta ad altri regni, ma uno stato libero e indipendente.
Questi pezzi, dal titolo di circa 900 millesimi, furono emessi dal 1734 al 1736 e dal 1747 al 1749.

Le foto delle monete sono tutte tratte dal sito http://www.ilportaledelsud.org/.. si ringrazia Francesco Di Rauso per la loro disponibilità:

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continua >

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Nel 1747 vennero coniate due artistiche monete Commemorative per la nascita del primogenito maschio, giunta il 13 giugno 1747, il Principe Filippo,  “Reale Infante”.
Le due monete, Piastra e Mezza Piastra, recano al dritto i busti accollati di Carlo e di Maria Amalia e al rovescio una donna seduta, reggente con il braccio destro un bambino, nel giro il motto “Firmata Securitas”, Sicurezza Confermata - a sottolineare la certezza, con la nascita di Filippo “POPUL SPES”  Speranza del Popolo - della continuazione della famiglia, e quindi dell’indipendenza del Regno.


continua >

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Esistono anche esemplari di "frodo" usciti tosati direttamente dalla zecca... ecco un esempio:

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width=369 height=500http://i41.tinypic.com/2roq8hz.jpg[/img]

taglio perfettamente integro e d'epoca  ;)

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Dal 1750 e fino al 1754 furono coniate Piastre e Mezze Piastre che esponevano il busto del sovrano volto a destra, denominate per questo motivo “Busto Corazzato”:
 

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                                                                        Ferdinando IV di Borbone

post-311-1392077438,1_thumb.jpgLa coniazione di monete di Ferdinando IV è suddivisa in quattro periodi di cui tre prima dell’unificazione dei regni di Napoli e Sicilia. Dopo l’ascesa al trono di Ferdinando IV nel 1759, il padre Carlo divenuto re di Spagna, fece affluire a Napoli decine e decine di casse d’oro e d’argento per favorire un’ampia coniazione di monete. In questo modo Carlo di Borbone volle ripagare i napoletani dallo sfruttamento effettuato in tanti anni dagli Spagnoli.
La prima moneta coniata in argento fu una Mezza Piastra, millesimo 1760, detta anche “pupillare”;
Ferdinando IV aveva solo 9 anni e si tratta dell’unico ritratto infantile nella monetazione d’argento.
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Successivamente, con le date 1766 e 1767 vennero coniate due Piastre giovanili:
                

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Nel 1772 venne coniata una piastra commemorativa per la nascita della primogenita Maria Teresa avvenuta il 9 giugno 1772;
al dritto vi sono raffigurati i busti accollati di Ferdinando e Maria Carolina, e, al rovescio, una donna seduta, recante sulle ginocchia un infante; sullo sfondo, il Sebeto, il Vesuvio e il mare con una nave; nel giro, il motto “Fecunditas”.
La fecondità auspicata produsse ben diciassette figli tra il 1772 ed il 1793 ma solo quattro sopravvissero ai genitori.
 

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Altre due piastre commemorative furono coniate nel 1791, a memoria del viaggio in Austria effettuato dai Sovrani che avevano accompagnato le due principesse Maria Teresa e Maria Luisa, future spose degli Arciduchi d’Austria Francesco e Ferdinando, figli del Granduca Leopoldo.
post-311-1392077536,35_thumb.jpgpost-311-1392077537,05_thumb.jpg                                               

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La prima, più rara, presenta al dritto i busti accollati dei sovrani, e al rovescio, il Sebeto e Partenope in atto di sacrificare su di un’ara; sullo sfondo, il Vesuvio, nel giro, il motto “Pro Fausto P.P. Reditu Vota Soluta”  volti assolti per il felice ritorno dei sovrani; celebra il felice ritorno dei Sovrani a Napoli. A Ferdinando IV la moneta non piacque e ne fece sospendere la coniazione ma non fece, però, ritirare quanto già coniato, 9.476 pezzi.
La seconda presenta lo stesso dritto, ma, al rovescio, vi sono 4 segni zodiacali Bilancia, Scorpione, Sagittario e Capricorno cioè quelli dei mesi successivi alla partenza dei sovrani, come se la popolazione, orfana dei sovrani, volesse contare i giorni mancanti al rientro dei reali a Napoli.
Si tratta del secondo progetto del maggio del 1791 che piacque al sovrano tanto da essere coniato, sempre con il millesimo 1791, per molti anni.
La piastra SOLI REDUCI “ Al sole che ritorna” non può considerarsi rara in assoluto ma lo diventa con gli esemplari di bella conservazione perché generalmente si trova con tracce di montatura.
Queste due Piastre, come tutte quelle successive, Piastre, Mezze Piastre, Ducati, Tarì e Carlini, a partire dal 1784 furono coniate al titolo di 833/1000, cioè contenevano 5/6 di fino e 1/6 di lega: erano pertanto meno “buone” delle precedenti. In realtà l’intrinseco di metallo nobile in esse contenuto era uguale a quello delle emissioni precedenti in quanto il peso della Piastra, per maggiore solidità, fu portato da grammi 25,61 a grammi 27,53, mentre quello degli spezzati della Piastra fu modificato in proporzione. L’idea di abbassare il titolo dell’argento e, di conseguenza, di aumentare il peso delle monete per mantenere il medesimo intrinseco di metallo nobile, fu del maestro dei coni Don Bernardo Perger che propose a Ferdinando IV di effettuare questo cambiamento per far sì che si avessero delle monete con maggiore solidità e consistenza. Le Piastre che subirono la modifica del titolo dell’argento, dopo le disposizioni emanate, quelle cioè coniate fino al millesimo 1972 furono  fatte oggetto di sistematiche rifusioni e quindi sono da ritenersi tutte rare.

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Dal 1784 furono coniate Piastre, Mezze Piastre, che esponevano tutte il busto del sovrano volto a destra.
 

                                 

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 Altre foto

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Nella seconda fase del suo Regno, dal luglio 1799 al 1805, Ferdinando IV iniziò la coniazione battendo in argento le Piastre con i millesimi 1799, 1800 e 1802, e quindi quelle del 1804; (Moneta Campione). Il Perger è considerato il principale responsabile del disastro tecnico ed artistico dei  progetti di monetazione delle Piastre datate 1804. Tutte le rarissime Piastre del 1804 furono coniate in pochissimi esemplari, nonostante la grande disponibilità di mezzi ed il rilevante impiego di denaro. Il progetto non incontrò l’approvazione della Regia Corte, su parere conforme del Supremo Consiglio delle Finanze.
                            

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Nel 1805, coniò un’artistica Piastra e una Mezza Piastra dette di tipo inglese proprio perché coniate a somiglianza delle monete da 2 Penny di Giorgio III, dette in patria, per il loro aspetto “cart wheel” Ruote di Carro; L’autore del dritto di queste monete, è Filippo Rega che sostituisce alla direzione dei conì Domenico Perger.
Le monete del 1805 furono le ultime a recare la sigla del maestro di zecca.
                            

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Nella terza ed ultima parte del regno 1815-1816, in seguito all’allontanamento di Gioacchino Murat dal Regno di Napoli, Ferdinando fece subito coniare una bella Piastra ed un’elegante e rara Mezza Piastra da 60 Grana tutte di stile molto elaborato.

                             

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Ciao Pietro,

Scusa la mia domanda...ma perché si preferì rappresentare lo stemma in forma ovale?

Cosa rappresentano le spighe di grano che circondano lo stemma?

Complimenti per il topic che mette in mostro l'evoluzione stilistica delle Piastre.

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Ciao Pietro,

Scusa la mia domanda...ma perché si preferì rappresentare lo stemma in forma ovale?

Cosa rappresentano le spighe di grano che circondano lo stemma?

Complimenti per il topic che mette in mostro l'evoluzione stilistica delle Piastre.

Caro Claudio …bella domanda….fino ad oggi, almeno che io sappia, non vi sono documenti e studi su questo tuo preciso quesito…..c’è né stato uno dell’amico Francesco ma nel suo interno non si legge, purtroppo della tua curiosità http://www.ilportaledelsud.org/monete_napoletane.htm

……magari la tua richiesta potrà essere da spunto per iniziare a mettere in cantiere almeno le basi per approfondire meglio l’argomento. 

Dalla mia esperienza posso solo rilevare che le ultime Piastre che ho postato, recano lo stemma dico “finalmente” di forma ovale come da decreto, precedentemente in forma incompleta, a partizioni, lo si è visto solo sulle Piastre del “66 e 67” 

             

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Ma cosa sono le bratte ?

Con la parola “Bratte” intendiamo un termine botanico che sta ad indicare le foglioline che si manifestano in prossimità di un fiore quando sta per sbocciare oppure di una spiga.

Quindi si dice che le brattee sono foglie trasformate che proteggono il fiore e il frutto dal gelo e dai parassiti; una delle funzioni principali delle brattee è quella di protezione, ad esempio, del bocciolo fiorale.

Cosa rappresentassero ? ……. e chi lo sa !!  :-\

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Ecco i due rovesci delle Piastre in questione, uno con meno bratte e l'altro con più bratte.
La rarissima variante, quella con più, presenta una massa di foglie più compatta e uniforme, con le foglie sistematicamente degradanti verso il margine inferiore, per cui quelle in basso sono via via più piccole.
post-311-1392077630,89_thumb.jpgpost-311-1392077631,14_thumb.jpgRiguardo invece i 60 Grana credo di notare una sostanziale differenza tra le bratte e quelle che si vedono incise su questo esemplare, peraltro anche molto ma molto raro, ....... penso che siano delle felci. ;)
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Una tematiche che potrebbe essere utile e affascinate approfondire.. :)

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Con l’unificazione dei due Regni di Napoli e Sicilia in un unico Regno “Delle Due Sicilie” 8 dicembre 1816, in seguito alle disposizioni sancite dal Congresso di Vienna, Ferdinando IV abbandonò la numerazione “ III “ per la Sicilia e “ IV “ per Napoli e assunse il numerale “ I ”; il 20 Aprile 1818 fu pubblicata una legge fondamentale “riforma monetaria” N°1176 con la quale veniva abolito il rapporto legale fra le monete nei tre metalli, e che stabiliva come unità di base del sistema monetario il Ducato d’argento, del peso di acini napoletani 515 corrispondente a gr. 22,94 al titolo di 833/1000, ossia con 5/6 di fino e 1/6 di lega. Le future monete d’oro avrebbero avuto solo corso fiduciario e dovevano essere coniate con oro quasi puro, e precisamente al titolo di 996/1000, corrispondente, secondo l’antico modo di valutare la bontà dell’oro, a carati 23 904/1000; furono coniate, come anche quelle dei due successivi sovrani, in un edificio sito in via Sant’Agostino della Zecca; la zecca di Napoli dipendeva dall’Amministrazione generale delle Monete a capo della quale era il reggente del Banco delle Due Sicilie; la monetazione venne affidata ad appaltatori, ottenendo così una notevole riduzione delle spese la coniazione delle monete:   
In argento furono coniate: una Piastra con millesimi 1817,1818, una Mezza Piastra, un rarissimo Tarì e un Carlino.

                     

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La mezza Piastra
 

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Nella monetazione borbonica successiva al decennio francese compaiono, dal 1816 in poi, numerosi esemplari  da 12 Carlini (120 Grana) che recano impresso al dritto, accanto alla data, una R.
Si tratta di esemplari ottenuti ribattendo con i nuovi coni le impronte delle Piastre della Repubblica Napoletana e quelle di Giuseppe e Gioacchino Napoleone che Ferdinando I fece ritirare e demonetizzare. Prima di procedere alla ribattitura delle monete, veniva riscaldata la pressa dove doveva essere posta la moneta e quindi, con forza, si stampava una nuova effigie sulle vecchie Piastre; succedeva però che la pressa non veniva riscaldata sufficientemente, ed è per questo motivo che le monete Reimpresse presentano una superficie rugosa dove, al di sotto di essa, è facile intravedere il vecchio conio.

 

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Di seguito uno studio sull'argomento "Reimpresse

http://www.ilportaledelsud.org/reimpresse.htm

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Vi posto una mezza piastra nuova entrata 1818 dove si possono notare i vari difetti di conio di questa monetazione

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Vi posto una mezza piastra nuova entrata 1818 dove si possono notare i vari difetti di conio di questa monetazione

Si......Fabio, certo la monetazione napoletana di questo periodo nè è piena .... 

La moneta sembra essere un "testa lievemente più grande" come questa che ti posto  ;)

 

Un saluto.

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