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“Pseudomonete” unifaci con legenda incisa

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La Sardegna Vandalica

“Pseudomonete” unifaci con legenda incisa

L’origine della produzione degli enigmatici e per certi versi affascinanti graffiti di cui trattasi potrebbe essere legata a una triste circostanza come, ad esempio, lo scoppio di una rivolta popolare in Sardegna. Una delle tanti azioni rivoluzionarie condotte dai sardi, da annoverare nel lungo elenco di quelle già note, che potrebbe trovare la sua giusta collocazione nel breve ma turbolento periodo che intercorre tra la deposizione di Ilderico e l’inizio del governatorato di Goda (primi mesi del 530 d.C.). Nell’ambito di un simile tragico evento potrebbe anche essere accaduto che nelle lotte furibonde tra fazioni contendenti possano essere caduti in battaglia migliaia di belligeranti, da cui, l’eventuale necessità di dover recuperare con urgenza rilevanti quantitativi di nummi da offrire come tributo a Caronte.

A motivazioni simili andrebbe quindi attribuita l’origine dell’entrata in azione degli incisori “fai da te” che hanno prodotto i suddetti frammenti metallici, malamente contrassegnati, recuperati verosimilmente dal taglio di vecchi anelli e altri piccoli oggetti obsoleti inutilizzati. Ma nonostante rudi e malamente elaborati quei piccoli frammenti di rame poterono in qualche modo surrogare la vera moneta, quella che in quel particolare momento mancava, ma che era estremamente necessaria per potere in qualche modo garantire il viaggio nell’aldilà ai propri cari defunti. Pare evidente che in un simile contesto il valore attribuito ai tondelli fosse completamente slegato da quello dei nominali ufficiali in circolazione, ma fosse invece di tipo puramente simbolico, marcato quindi in assoluta libertà e, verosimilmente, assecondando le richieste dei committenti in base a un ipotetico onorario che questi di volta in volta riconoscevano al barcarolo Caronte. Presumibile, inoltre, che i graffiti in questione siano stati creati con la piena consapevolezza che mai sarebbero potuti entrare nell’ordinaria circolazione monetaria, e prodotti pertanto al solo ed esclusivo scopo dell’utilizzo pratico che ne è stato fatto (Caronte, evidentemente, non era di gusti difficili…).

L’area circoscritta dei ritrovamenti non dovrebbe lasciare il minimo dubbio al riguardo, mi risulta, infatti, che tutti gli esemplari noti e catalogati, frammisti a nummi vandali imitativi e delle serie ufficiali, alcuni a nome del re Goda, provengano dalle immediate vicinanze di un’area sacra frequentata nel V-VI secolo d.C., pertanto, in piena età vandalica.

Il territorio in cui sono stati elaborati, utilizzati e poi recuperati i graffiti è il Sulcis Iglesiente; nella stessa zona sono localizzati i più importanti giacimenti metalliferi della Sardegna, da dove provenivano le immense quantità di argento, piombo, zinco e rame che nei millenni hanno alimentato le officine fusorie sarde, e non solo sarde. All’interno della stessa area, denominata ancora oggi Maurreddia (Mauretania), e Maurreddus (Mauri), i suoi abitanti, subito dopo la conquista dell’Isola Genserico vi trasferì una colonia di Mori Mauretani (da cui il toponimo attuale) costituita da 3000 individui con al seguito le loro famiglie. L’opinione prevalente degli studiosi, con cui concordo pienamente, è quella che vede nello stanziamento dei Mauri nell’area sulcitana la fondazione di un presidio militare atto al controllo e alla difesa dei siti minerari.

Per quanto concerne le lettere, sia singole che legate in monogramma, sembrerebbe che queste richiamino in qualche modo nomi, titoli e luogo di origine dei vari praeses che in epoca vandala si sono succeduti nel governo dell’Isola. Dei tanti personaggi che hanno ricoperto l’importante carica, oltre al goto Goda, di cui, grazie alle testimonianze di Procopio conosciamo abbastanza bene le gesta, non ci è giunto neppure un nome; ma adesso, uno spiraglio di luce al riguardo potrebbe venire proprio dalle scritte dei graffiti in questione, poiché, sia pure con una certa cautela, in forma ipotetica, in alcuni casi sono state interpretate come titoli, nomi, riferimenti al popolo mauro e alla stessa Sardegna.

Descrizione degli esemplari postati:

a) fig. 1, AG. D/ Monogramma, formato dalle lettere P R A E B S N, incise (lettura presunta: PRAESES (PRAESIDIBVS) SARDINIAE ); nel campo, 32 globetti, incusi. R/ Anepigrafe. ø mm. 13, 5, gr. 1,75.

Bibl.: Lulliri-Urban, 102; Lulliri, edizione 2013, tav. XVII, 840.

B) fig. 2, AG. D/ Galletto stante, a d.; in alto, a sinistra, fascio di spighe (?), intorno, pseudo leggenda di trattini. R/ Anepigrafe. ø mm. 12, gr. 1, 30. Bibl.: Lulliri. Edizione 2013, tav. XVII, 841. 

C) fig. 3, AE. D/ Staurogramma nella parte centrale del tondello, intorno, le lettere NS X – S E O RR, incise (lettura presunta: NUMMUS X PRAESES SARDINIAE).R/ Anepigrafe. ø mm. 12, 6, gr. 1, 50.

Bibl.: Lulliri-Urban, 103; Lulliri, edizione 2013, tav. XVII, 842.

D) fig. 4, AE. D/ Monogramma, formato dalle lettere P R A N S O, incise (PRANSO = nome del governatore?). R/ Anepigrafe. ø mm. 12, 8, gr. 1, 25. Bibl.: Lulliri-Urban, 104; Lulliri, edizione 2013, tav. XVII, 843.

E) fig. 5, AE. D/ Monogramma, formato dalle lettere P M A V R O R U M, incise; nel campo, 2 trattini, a destra e a sinistra trattini (lettura presunta: PRAESES MAURORUM), R/ Anepigrafe. ø mm. 9, 1, gr. 0, 40. Bibl.: Lulliri-Urban,105; Lulliri, edizione 2013, tav. XVII, 844.

F) fig. 6, AE. D/ Contrassegni, incisi. R/ Anepigrafe. ø mm. 7 x 8 gr. 0, 40. Bibl.: Lulliri, edizione 2013, tav. XVII, 845.

G) fig. 7, AE. D/ Contrassegni, incisi. R/ Anepigrafe. ø mm. 8 x 9, 2, gr. 1, 00. Bibl.: Lulliri-Urban, 107; Lulliri, edizione 2013, tav. XVII, 846. 

H) fig. 8, AE. D/ Pseudolegenda di trattini e semicerchi. R/ Anepigrafe. ø mm. 6,2, x 7,9, gr. 0, 60.

Bibl.: Lulliri-Urban, 106; Lulliri, edizione 2013, 847.

I) fig. 9, AE. D/ Numerale X (10 nummi ?), inciso. R/ Anepigrafe (rimasugli di precedente coniatura appartenuta in origine a un mezzo centennionale del tardo impero romano. ø mm. 10, gr, 0, 80.

Bibl.:Lulliri, edizione 2013, tav. XVII, 848.

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Ottimo excursus, come sempre, Giuseppe.

:)

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Pare evidente che in un simile contesto il valore attribuito ai tondelli fosse completamente slegato da quello dei nominali ufficiali in circolazione, ma fosse invece di tipo puramente simbolico, marcato quindi in assoluta libertà e, verosimilmente, assecondando le richieste dei committenti in base a un ipotetico onorario che questi di volta in volta riconoscevano al barcarolo Caronte. Presumibile, inoltre, che i graffiti in questione siano stati creati con la piena consapevolezza che mai sarebbero potuti entrare nell’ordinaria circolazione monetaria, e prodotti pertanto al solo ed esclusivo scopo dell’utilizzo pratico che ne è stato fatto (Caronte, evidentemente, non era di gusti difficili…).

Gielle

Ciao Giuseppe, esistono teorie alternative? Oppure gli studioso sono concordi sulla classificazione di monetazione puramente simbolica?

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Caro Giuseppe,

mi viene in mente un'argomentazione logica e pragmatica.

Ove i tendelli monetiformi ("fai da te") sopra da te brillantemente argomentati fossero il lasciapassare per l'unica porta che conduce fuori dal mondo dei vivi, Caronte sarebbe stato comunque - nell'immaginario di quei tempi - un esattore implacabile ed esoso.

Viene da dubitare che avrebbe potuto farsi gabbare... :)

E poi dobbiamo valutare che anche l'uomo della Sacra Sindone aveva due monetine sugli occhi...le immagini approfondite mostrano le tracce di monete peraltro note.

Una soluzione, se mi consenti un assist pur modesto, potrebbe essere che i tondelli, più che per Caronte, potessero essere utili per costringere gli occhi a rimanere chiusi dopo il decesso...e, nel contempo, potessero servire come passepartout magico, per il misterioso viaggio.

;)

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Pare evidente che in un simile contesto il valore attribuito ai tondelli fosse completamente slegato da quello dei nominali ufficiali in circolazione, ma fosse invece di tipo puramente simbolico, marcato quindi in assoluta libertà e, verosimilmente, assecondando le richieste dei committenti in base a un ipotetico onorario che questi di volta in volta riconoscevano al barcarolo Caronte. Presumibile, inoltre, che i graffiti in questione siano stati creati con la piena consapevolezza che mai sarebbero potuti entrare nell’ordinaria circolazione monetaria, e prodotti pertanto al solo ed esclusivo scopo dell’utilizzo pratico che ne è stato fatto (Caronte, evidentemente, non era di gusti difficili…).

Gielle

Ciao Giuseppe, esistono teorie alternative? Oppure gli studioso sono concordi sulla classificazione di monetazione puramente simbolica?

Ciao Claudio, non mi risulta ci siano altre ipotesi al riguardo. In altro forum, senza che l'autore proponesse un'opinione sua, alternativa, c'è stato chi ha messo in discussione persino la possibilità che tali manufatti possano essere stati utilizzati come monete.

Ognuno è libero di pensarla come meglio crede, personalmente, ho proposto una mia teoria, ma se c'è chi con argomenti validi e documentazione idonea riesce a dimostrare qualche altra possibilità, la mia ipotesi verrà meno, e sarò il primo a complimentarmi prendendone atto.

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"Una soluzione, se mi consenti un assist pur modesto, potrebbe essere che i tondelli, più che per Caronte, potessero essere utili per costringere gli occhi a rimanere chiusi dopo il decesso...e, nel contempo, potessero servire come passepartout magico, per il misterioso viaggio".

Caro Renzo  :)

Per dimensioni e forma tali manufatti poco si presterebbero per l'utilizzo da te immaginato, quello che tu ipoteticamente proponi avrebbe pure una sua naturale coerenza ma l'avrebbe però solo se nell'area dei rinvenimenti fosse localizzata un'antica necropoli, di cui, almeno da quanto mi risulta, non vi è la minima traccia.

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Pare evidente che in un simile contesto il valore attribuito ai tondelli fosse completamente slegato da quello dei nominali ufficiali in circolazione, ma fosse invece di tipo puramente simbolico, marcato quindi in assoluta libertà e, verosimilmente, assecondando le richieste dei committenti in base a un ipotetico onorario che questi di volta in volta riconoscevano al barcarolo Caronte. Presumibile, inoltre, che i graffiti in questione siano stati creati con la piena consapevolezza che mai sarebbero potuti entrare nell’ordinaria circolazione monetaria, e prodotti pertanto al solo ed esclusivo scopo dell’utilizzo pratico che ne è stato fatto (Caronte, evidentemente, non era di gusti difficili…).

Gielle

Ciao Giuseppe, esistono teorie alternative? Oppure gli studioso sono concordi sulla classificazione di monetazione puramente simbolica?

Ciao Claudio, non mi risulta ci siano altre ipotesi al riguardo. In altro forum, senza che l'autore proponesse un'opinione sua, alternativa, c'è stato chi ha messo in discussione persino la possibilità che tali manufatti possano essere stati utilizzati come monete.

Ognuno è libero di pensarla come meglio crede, personalmente, ho proposto una mia teoria, ma se c'è chi con argomenti validi e documentazione idonea riesce a dimostrare qualche altra possibilità, la mia ipotesi verrà meno, e sarò il primo a complimentarmi prendendone atto.

Grazie Giuseppe  :)

Certo che questi manufatti hanno un fascino estremo, pensare che sono serviti per pagare il tributo per il viaggio del defunto per l'aldilà mette i brividi...

rimane l'enigma di cosa potrebbero mai indicare i simboli incisi...

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Esatto...quale potrebbe essere il significato di quelle misteriose incisioni?

:)

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Leggo solo adesso l'interessante ipotesi di gielle su una possibile produzione delle forme monetarie con incisioni ad opera dei Mauretani trasferiti in Sardegna in epoca vandala.

Se è così, immagino che nella originaria Mauretania dovrebbero trovarsi oggetti simili. In genere una comunità straniera che si trasferisce in altro paese tende a portare con sè proprie consuetudini.

Quindi sorge una logica domanda: si hanno notizie del ritrovamento di simili oggetti anche nella Mauretania?

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...scusate l'intromissione, ma leggendo quanto sopra è stato esposto, mi viene un ragionevole dubbio: e se invece che di viatico si dovesse ascrivere questa tipologia di reperto ad una forma di denaro alternativo - quasi di necessità - in uso laddove la moneta ufficiale non era presente? Fermo restando che in questo preciso momento storico l'isola non solo era funestata da disordini (aspetto che già di per sè compromette la circolazione monetaria), ma anche da una tale penuria di liquidità circolante da fare regredire l'economia fino alla ricomparsa del baratto (fenomeno questo che non solo interessò le realtà urbane, ma che si fece sentire soprattutto in quelle rurali).

Peraltro mi sia propizia l'occasione per complimentarmi con l'autore (col quale scambiai alcune battute durante la mostra convegno «Bronzi e centesimi, le monete di Sardegna da Cartagine all'unità d'Italia», tenutasi a San Teodoro nel 2011) per la sua ultima fatica, la quale avrà il compito non certo facile di gettare nuova luce su una parte ancora sconosciuta della 'storia coniata sarda''.

Cordialmente

Giuseppe Carzedda

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Leggo solo adesso l'interessante ipotesi di gielle su una possibile produzione delle forme monetarie con incisioni ad opera dei Mauretani trasferiti in Sardegna in epoca vandala.

Se è così, immagino che nella originaria Mauretania dovrebbero trovarsi oggetti simili. In genere una comunità straniera che si trasferisce in altro paese tende a portare con sè proprie consuetudini.

Quindi sorge una logica domanda: si hanno notizie del ritrovamento di simili oggetti anche nella Mauretania?

Non mi risulta che in Africa siano stati rinvenuti esemplari simili, ma questo ovviamente non può escludere a priori la possibilità che ve ne siano stati creati. L'ipotesi maura della produzione, oltre all'area circoscritta del rinvenimento di tutti i grafiti da me catalogati, Sulcis Iglesiente, sede in cui furono stanziati i coloni mauri inviati nell'isola da Genserico, è legata principalmente ad alcune lettere incise nei graffiti, poichè queste sembrerebbero avere come riferimento i praeses maurorum Sardiniae.

gielle    

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...scusate l'intromissione, ma leggendo quanto sopra è stato esposto, mi viene un ragionevole dubbio: e se invece che di viatico si dovesse ascrivere questa tipologia di reperto ad una forma di denaro alternativo - quasi di necessità - in uso laddove la moneta ufficiale non era presente? Fermo restando che in questo preciso momento storico l'isola non solo era funestata da disordini (aspetto che già di per sè compromette la circolazione monetaria), ma anche da una tale penuria di liquidità circolante da fare regredire l'economia fino alla ricomparsa del baratto (fenomeno questo che non solo interessò le realtà urbane, ma che si fece sentire soprattutto in quelle rurali).

Peraltro mi sia propizia l'occasione per complimentarmi con l'autore (col quale scambiai alcune battute durante la mostra convegno «Bronzi e centesimi, le monete di Sardegna da Cartagine all'unità d'Italia», tenutasi a San Teodoro nel 2011) per la sua ultima fatica, la quale avrà il compito non certo facile di gettare nuova luce su una parte ancora sconosciuta della 'storia coniata sarda''.

Cordialmente

Giuseppe Carzedda

 

Salve e benvenuto nel forum Giuseppe.

Il contesto in cui sono stati recuperati, utilizzati e con ogni probabilità prodotti i graffiti in questione, ossia, un’area sacra, presumibilmente una necropoli (anche se allo stato non vi sono indizi chiari che consentano di classificare come necropoli la zona dei rinvenimenti), non dovrebbe lasciare dubbi sulle motivazioni che hanno indotto potenziali fruitori a creare tali manufatti. Pertanto, si, Giuseppe, credo anche io, come del resto ho scritto nel primo post di questo topic, che possa trattarsi di una produzione di estrema necessità, e circoscritta solo a quella determinata area dei rinvenimenti; legata, quindi, alla carenza o totale mancanza di circolante ufficiale, non mi risulta infatti che esemplari simili siano stati trovati in altre zone dell’isola.

Grazie molte per i complimenti Giuseppe!

Spero di leggerti ancora e presto…

Cordialità

Giuseppe Lulliri

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...scusate l'intromissione, ma leggendo quanto sopra è stato esposto, mi viene un ragionevole dubbio: e se invece che di viatico si dovesse ascrivere questa tipologia di reperto ad una forma di denaro alternativo - quasi di necessità - in uso laddove la moneta ufficiale non era presente? Fermo restando che in questo preciso momento storico l'isola non solo era funestata da disordini (aspetto che già di per sè compromette la circolazione monetaria), ma anche da una tale penuria di liquidità circolante da fare regredire l'economia fino alla ricomparsa del baratto (fenomeno questo che non solo interessò le realtà urbane, ma che si fece sentire soprattutto in quelle rurali).

Peraltro mi sia propizia l'occasione per complimentarmi con l'autore (col quale scambiai alcune battute durante la mostra convegno «Bronzi e centesimi, le monete di Sardegna da Cartagine all'unità d'Italia», tenutasi a San Teodoro nel 2011) per la sua ultima fatica, la quale avrà il compito non certo facile di gettare nuova luce su una parte ancora sconosciuta della 'storia coniata sarda''.

Cordialmente

Giuseppe Carzedda

Ciao Giuseppe ben tornato sul forum,

A seguito di quanto esposto da Giuseppe, volevo chiedere, nel caso si trattasse di monetazione d'emergenza queste psudomonete non dovrebbero avere dei simboli numerici o comunque dei simboli che identificano il valore del tondello? Nel caso in esame invece i simboli sembrano, all'occhio inesperto come il mio, troppo eterogenei per far parte di un sistema monetale....

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Ciao Giuseppe ben tornato sul forum,

A seguito di quanto esposto da Giuseppe, volevo chiedere, nel caso si trattasse di monetazione d'emergenza queste psudomonete non dovrebbero avere dei simboli numerici o comunque dei simboli che identificano il valore del tondello? Nel caso in esame invece i simboli sembrano, all'occhio inesperto come il mio, troppo eterogenei per far parte di un sistema monetale....

Ciao Claudio, ben ritrovato... :)

 

In alcuni casi infatti vi sono dei contrassegni che farebbero pensare a una marca di valore, vedi ad esempio fig. 3, in cui è incisa una X (10 nummi?); fig. 9, sempre con la cifra X; e fig. 1, 5, 8, dove pseudo legende di trattini o globetti potrebbero avere come riferimento un probabile valore nominale; valore attribuito a caso, e, come ipotizzato nel primo post del topic, attribuito assecondando le richieste dei committenti, slegato quindi da qualsiasi sistema monetale. Questo dato lo potrebbe dimostrare chiaramente il fatto che tondellini di piombo di 2 grammi scarsi - se vuoi ne posto alcuni esemplari - sono tariffati con la cifra X, ossia, 10 (nummi?), valore assai sproporzionato se paragonato a quello dei nominali vandali di rame delle serie ufficiali.

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Questo dato lo potrebbe dimostrare chiaramente il fatto che tondellini di piombo di 2 grammi scarsi - se vuoi ne posto alcuni esemplari - sono tariffati con la cifra X, ossia, 10 (nummi?), valore assai sproporzionato se paragonato a quello dei nominali vandali di rame delle serie ufficiali.

Certo Giuseppe, mi piacerebbe vedere altre foto di queste interessanti pseudo monete.

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Certo Giuseppe, mi piacerebbe vedere altre foto di queste interessanti pseudo monete.

Ok Claudio ! Vedo di recuperare le foto poi le carico.

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Posto due piombetti, della medesima provenienza dei graffiti postati precedentemente, con la "cifra" X incisa.

 

Fig. 1) Piombo. D/ Cifra X incisa (10 nummi?), intersecante il campo del tondello. R/ Anepigrafe. ø mm. 14, 5, g 1, 40.

 

Fig. 2) Piombo. D/ Cifra X incisa (10 nummi?), intersecante il campo del frammento. R/ Anepigrafe. mm. 11 x 17, g 1, 50.   

 

Bibl.: Lulliri, Edizioni Numismatiche 2013, figg. nn. 849/850. 

gielle

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Belle foto Giuseppe,

Sembra che ci siano psudomonete più elaborate, con effigi più complesse, e pseudomonete invece che riportano solo la X...

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Buongiorno a tutti,

Ho osservato con attenzione le immagini dei due piombetti, e facendo dei confronti con altri esemplari simili da me visti in precedenza sarei propenso ad ascriverli, unitamente agli esemplari in bronzo squadrati e contrassegnati da globetti, alla categoria dei pesi monetali e/o commerciali di epoca tardo romana e bizantina. All'uopo rimando alla consultazione di una pagina del Forum Ancient Coins, FORVM's Classical Numismatics Gallery, dove è possibile vedere tutta una serie di reperti incredibilmente simili. Ora, e questo è il mio personale pensiero, credo che non sarebbe inverosimile immaginare come in un dato istante, e a fronte di una sentita penuria di liquidità, nel circuito monetario siano apparsi frammisti a vecchie e redivive monete imperiali ritariffate, anche dei pesi monetali che per ignoranza o semplice necessità venivano scambiati. E' esattamente questo che intendo quando parlo di moneta di necessità relativamente ai reperti indicati da Giuseppe, ossia del pseudo-denaro (da intendersi in questo caso disgiunto dal concetto di moneta) la cui destinazione d'uso iniziale (in questo caso quella di peso monetale o commerciale)  successivamente si ritrova 'allargata' nel momento in cui esso finisce per circolare in una realtà territoriale diversa e in un momento di particolare bisogno. Chiaramente sfugge ogni possibile collegamento o rapporto di valore/controvalore - sempre che ce ne fosse mai stato uno - con la valuta in circolazione. Mi piacerebbe conoscere il vostro pensiero in merito. Ecco intanto il link:

http://www.forumancientcoins.com/gallery/thumbnails.php?album=3262
 

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Buongiorno a tutti,

Ho osservato con attenzione le immagini dei due piombetti, e facendo dei confronti con altri esemplari simili da me visti in precedenza sarei propenso ad ascriverli, unitamente agli esemplari in bronzo squadrati e contrassegnati da globetti, alla categoria dei pesi monetali e/o commerciali di epoca tardo romana e bizantina. All'uopo rimando alla consultazione di una pagina del Forum Ancient Coins, FORVM's Classical Numismatics Gallery, dove è possibile vedere tutta una serie di reperti incredibilmente simili. Ora, e questo è il mio personale pensiero, credo che non sarebbe inverosimile immaginare come in un dato istante, e a fronte di una sentita penuria di liquidità, nel circuito monetario siano apparsi frammisti a vecchie e redivive monete imperiali ritariffate, anche dei pesi monetali che per ignoranza o semplice necessità venivano scambiati. E' esattamente questo che intendo quando parlo di moneta di necessità relativamente ai reperti indicati da Giuseppe, ossia del pseudo-denaro (da intendersi in questo caso disgiunto dal concetto di moneta) la cui destinazione d'uso iniziale (in questo caso quella di peso monetale o commerciale)  successivamente si ritrova 'allargata' nel momento in cui esso finisce per circolare in una realtà territoriale diversa e in un momento di particolare bisogno. Chiaramente sfugge ogni possibile collegamento o rapporto di valore/controvalore - sempre che ce ne fosse mai stato uno - con la valuta in circolazione. Mi piacerebbe conoscere il vostro pensiero in merito. Ecco intanto il link:

http://www.forumancientcoins.com/gallery/thumbnails.php?album=3262

 

 

Per alcuni esemplari credo anch’io possa trattarsi di pesi monetali, pertanto, condivido la tua opinione relativamente ai piombi in figg. 1/2, e al bronzetto tardo romano in fig. 9, tariffato con la cifra X. Per quanto concerne i graffiti in figg. 6,7,8, sia il peso - meno di un grammo -, che le impronte, probabilmente relative rispettivamente agli anelli da cui sembrerebbero ritagliati, farebbero escludere un tale utilizzo; ostico, infatti, visto il peso, trovare tra i nominali vandali, goti o bizantini che siano, tipologie monetali con un peso teorico più o meno simile. Alla categoria dei pesi monetali potrebbe essere ricondotto invece il tondello in argento in fig. 2, in cui, vi è rappresentato un galletto e tre contrassegni ovali incusi (chicchi di grano?). Per quanto concerne gli esemplari in figg. 1,3,4,5, sia i monogrammi che lettere incise porterebbero a escludere categoricamente un tale utilizzo, è molto più probabile invece che lettere e monogrammi siano connessi a un’ipotetica autorità di riferimento, quale...???

Per quanto concerne tutto il resto del tuo interessante contributo non posso che condividerlo in toto... ;)  

gielle

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Buonasera Giuse',

In tutto questo, la cosa che non mi convince - ed è qui che sta il vero rompicapo - è l'immane difficoltà nel poter ricondurre questi pezzi ad una precisa unità ponderale di riferimento...a meno che non rappresentino dei sottopesi da un decimo di nomismata bizantini del VI secolo, utilizzati per pesare e dunque verificare le monete, considerando che ad un nomismata corrispondono circa 4,43 grammi...

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Per Giuseppe al volo...mi daresti un parere su questi due nominali?

pondometria nominale imitativo (?) di Onorio: diametro 9mm, peso 0,96 gr.

pondometria nominale tipo 'rosetta in ghirlanda': diametro 12 mm, peso 1,02 gr.

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Per Giuseppe al volo...mi daresti un parere su questi due nominali?

pondometria nominale imitativo (?) di Onorio: diametro 9mm, peso 0,96 gr.

pondometria nominale tipo 'rosetta in ghirlanda': diametro 12 mm, peso 1,02 gr.

 

Le impronte barbariche del primo esemplare (tipo Lulliri, edizione 2013, nn. 47/48), riconducibili stilisticamente alle medesime rappresentazioni dei nominali vandali d’argento a nome di Onorio e battuti sotto la sovranità di Genserico, Unerico e con ogni probabilità Guntamondo, sono alla base della mia ipotesi di attribuzione dell’emissione alla stessa epoca. Il Wroth, collocandone la coniazione in una zecca vandala nord africana, attribuisce l’emissione a un certo Masuna, capo di una tribù di mori mauretani.

 

I nummi con astro a otto raggi, più raramente a sei, entro larga ghirlanda (tipo Lulliri, edizione 2013, nn. 80/138), vengono attribuiti unanimemente dagli studiosi, con i quali concordo, a conio vandalo. Sia i ritratti che le ghirlande presenti nei suddetti nummi hanno notevoli analogie stilistiche nonché di forma con le medesime rappresentazioni della monetazione di Guntamondo; questi dati costituiscono quindi i principali riscontri su cui si fonda la mia ipotesi di attribuzione dell’emissione all’epoca della sua sovranità. I nummi con astro radiato, con D e alcune tipologie con la croce, con ogni probabilità sono stati battuti nei pochi anni che precedono il riordino del sistema monetale vandalo, voluto e attuato da Guntamondo.

 

PS a breve aprirò un topic in cui postare materiali e richieste simili.

gielle

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Grazie Giuse' sei stato molto esaustivo, per un attimo avevo pensato che il tipo con la ghirlanda fosse da attribuirsi alle emissioni di Ae4 di Teodorico come appunto riporta il Wroth.

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