Piakos

N.012- Le monete più belle nel Mondo: immagini di storia e d'arte.

194 risposte in questa discussione

QUESTA NON È SOLAMENTE UNA RASSEGNA DI IMMAGINI...ma anche un'occasione didattica per cercare di fare Numismatica con la N: sia per valutare e comparare l'arte profusa dai maestri incisori nei conii delle monete che posteremo, ma anche per rilevare eventuali interventi tecnici moderni (restauri e altro...), che qualche moneta potrebbe aver subito.

Cercheremo, al riguardo di non pubbicare solo le immagini delle monete riconosciute da tempo come dei capolavori: i tetradrammi di Naxos, di Siracusa, di Katane ed altre monete della Sicilia antica o del mondo greco in genere, oltre a monete di altre epoche ormai universalmente conosciute.
Insieme a qualche classico cercheremo di mostrare monete che hanno tutti i numeri per essere interessanti e per rappresentare utili comparazioni, oltre che per andare o meno ai primi posti in classifica, non essendo universalmente note come tali.

Ogni utente potrà a sua volta postare foto di monete ritenute di grande significato e bellezza.

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LA MONETA PIÙ BELLA AL MONDO?
Potrebbe essere Il Medaglione aureo con busto e nome di Teodorico
(multiplo da tre solidi).

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Teodorico (il cui nome in norreno e islandese è Þiðrik af Bern, mentre in tedesco è Dietrich von Bern, dove Bern è il nome di Verona nel tedesco altomedioevale) nacque in Pannonia, fra le attuali Ungheria e Austria.

Figlio del re ostrogoto Teodemiro e di una sua concubina, Erelieva, all'età di otto anni fu inviato come ostaggio, a garanzia della pace tra Bizantini ed Ostrogoti, presso la corte dell'imperatore Leone I, dove visse per dieci anni. Nella capitale dell'Impero romano d'Oriente venne educato e apprese il latino e il greco. Riscattato dal padre, si fece subito valere come comandante degli Ostrogoti in diverse battaglie, conquistandone ben presto la fiducia.

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La data più probabile, secondo gli studiosi, per l’emissione di questo medaglione è da collocare nell’anno 500, quando Teoderico, all’apogeo della sua gloria, compì il suo viaggio trionfale a Roma per celebrare l’adventus. Esistono anche altre ipotesi: secondo Bernareggi andrebbe datato al 526, momento che vide deteriorarsi i rapporti fra Teodorico e l’imperatore bizantino, d’altra parte Grierson propone come probabile una datazione al tardo 509, momento della pace con Franchi e Burgundi.

Teodorico, detto il Grande, più correttamente Teoderico, dal goto Þiudareiks (Pannonia, 12 maggio 454 – Ravenna, 30 agosto 526), fu re degli Ostrogoti dal 474 e re d'Italia dal 493 al 526, secondo dei re barbari di Roma.

Il Medaglione aureo con il ritratto di Teoderico venne presentato al mondo numismatico da Francesco Gnecchi (1850-1919) in un suo articolo pubblicato, nel 1895, sulla Rivista Italiana di Numismatica. Il monile era infatti entrato a far parte della raccolta del noto collezionista milanese; infine, nel 1923, venne acquistato dal Museo Nazionale Romano e, ancora oggi, è uno tra i reperti più significativi che vi sono conservati. Manufatto eccezionale sotto diversi punti di vista; ha un diametro di 33 mm, pesa 15,32 g con la chiusura a spilla saldata sul rovescio, risulta quindi essere un multiplo da tre solidi. Questo capolavoro dell’arte iconografia numismatica antica è l’unico documento che ci tramanda un’affascinante immagine di Teoderico e costituisce un unicum relativamente alla sua effige. Il celebre sovrano goto è ritratto di prospetto con sottili baffetti, il capo scoperto ornato da una lunga capigliatura liscia, arricciata alle punte. Dalle poche informazioni che ci sono pervenute, il ritrovamento è avvenuto in terra marchigiana, nel territorio di Morro d’Alba, in contrada Sant’Amico, nel podere Tognietti in un non meglio specificato deposito sepolcrale che venne sconvolto da lavori di scasso.

Fonti:
REX THEODERICVS
Il Medaglione d’oro di Morro d’Alba
Archeoclub d'Italia

 

Nella storia della monetazione gota va nettamente distinta la produzione legata agli Ostrogoti da quella dei Visigoti.Come le altre popolazioni germaniche anche i Goti iniziarono a coniare moneta quando si insediarono in una delle province dell'Impero romano. Lo stabilirsi in un territorio da secoli abituato all'uso della moneta fece sì che i nuovi dominatori sentissero l'esigenza di emettere anch'essi moneta sia per il commercio internazionale sia per l'uso interno. I Goti coniarono in oro, argento e bronzo secondo il sistema ponderale del tardo Impero romano e dell'impero bizantino, basato sulla libra romana di gr. 327,45 e derivato dalla riforma costantiniana. La riforma si fondava sul solidus aureus, pari a 1/72 di libra cioè gr. 4,55, e sul tremisse, il terzo del solido. Oltre questi nominali si ha un esemplare unico, un multiplo d'oro di tre solidi, rinvenuto presso Senigallia (Roma, Mus. Naz. Romano, Medagliere, Coll. Gnecchi). Esso presenta al dritto il nome e il ritratto frontale di Teodorico e sul rovescio la Vittoria su globo con corona e palma. Fu coniato probabilmente nella zecca di Roma nel 500, in occasione della visita di Teodorico nella città. Le altre date proposte, per es. il 526, sembrano meno probabili. Il pezzo, che fu trasformato in fibula dal suo antico possessore, costituisce l'unica moneta con il ritratto e il nome di Teodorico.

 

Fonte: GOTI, Enciclopedia dell' Arte Medievale (1996)

di F. Panvini Rosati

 

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Il multiplo da tre solidi di Teodorico è una prova che le monete possono avere pieno significato e dignità nel mondo dell'arte.
Questa è un'opera d'arte ed un capolavoro della numismatica mondiale di ogni tempo.
Le monete, infatti, oltre a essere dei documenti economici e dei mezzi di pagamento in quanto terreno di gioco e di studio dei Numismatici (segni di valore, varianti, peso, zecche, raffigurazioni di propaganda ecc.) costituiscono un segnale importante per l'arte coeva, da cui l'incisore prende le mosse nel creare i conii.

Nel medaglione o multiplo di Teodorico osserviamo la modernità dell'arte coeva alla coniazione.
Tale modernità si esprime con grande bellezza: senza cedimenti o svilimenti dello stile e dell'arte.
Precisiamo che siamo già intorno al 500 d.C., probabilmente anche dopo e l'arte stava ormai declinando in stili e fattezze compendiarie, a volte approssimative, dove potremmo salvare solo alcune forme di espressionismo. Peraltro è sufficiente osservare le coniazioni coeve al medaglione per rendercene conto: la stessa Costantinopoli emette ormai solidi ripetitivi con immagini sempre meno affascinanti.
A Costantinopoli però l'arte, pur  subendo una traslitterazione di forme e di stile (frontalità dell'immagine, perdita della plastica nelle raffigurazioni, sublimazione delle forme) mantiene maestranze o artisti ancora in grado di comporre opere d'arte, come il medaglione di Teodorico comprova.
Quindi tutto potrebbe andare ancora bene per l'arte del periodo, meno che la ripetitività con cui il canone costantinopolitano assume una produttività artistica, seriale spesso fredda e sterile.
In poche parole non c'è originalità, ispirazione, ricerca, evoluzione.
L'arte si blocca insiema al pensiero...come accade nel 529 d.C. quando Giustiniano decreta  la chiusura dell'Accademia fondata nove secoli prima da Platone.
Non molto tempo dopo la filosofa Ipazia verrà trucidata per le strade di Alessandria.
Inizia un periodo oscuro per il logos e per la sua espressione e affermazione nel mondo.

In vario modo il medaglione in oro di Teodorico costituisce una eccezione alla canonizzazione dello stile tipico del periodo: eccezione in cui l'incisore, capace di esprimere arte, cultura e significato in un campo di soli 33 millimetri, riesce a caratterizzare un prodotto non seriale e non di sola maniera.

-Il ritratto del Rex ha connotazione, è caratterizzato ed è ancora plastico anche se inquadrato in una prospettiva aulica centrale. Le forme del viso sono morbide e piene, contrastano con la fissità di uno sguardo immobile ma che riesce a rendere comunque una espressione intensa, concentrata.
Non è un pupazzo il ritratto di Teodorico, come appaiono le immagini monetate coeve del Basileus bizantino e nemmeno è uno stilema, come apparivano i profili di alcuni medaglioni aurei del tardo impero.
La capigliatura è troppo rilevata rispetto al volto, arriva troppo in alto e quindi assume un dato irrealistico...ma c'è una ragione: la volontà di ornare, di rendere ricca l'immagine monetata...così creando un movimento con le linee di capelli e i tondi riccioli, in una raffigurazione che altrimenti sarebbe immobile.
I baffi tra il labbro superiore ed il naso, per la verità, danno un tono quasi caricaturale in una immagine sublime. E' una connotazione realistica che sta lì a rammentare che Teodorico non proviene dalla corte di Bisanzio, tra splendori ed eunuchi, ma dalle sconfinate distese di un mondo  indefinibile e estremo, in perenne movimento geopolitico.
Quella zazzera da "capellone" rompe la staticità frontale e dona  ritmo ... spezza la pausa dello sguardo. E' una acconciatura già curtense...anticipa il tempo eppure è classica, non è un'idea originale dell'incisore. La corona dei riccioli pieni rammenta altre simili acconciature tipiche dell'arte di transizione dall'arcaismo maturo allo stile severo nel V secolo a.C., sicuramente note allora agli incisori più colti e sensibili.

post-224-1392077896,5_thumb.jpeg Il contorno di riccioli pieni nell'auriga di Mozia.

Osservate il disegno della veste, può essere tutto e nulla: un'armatura, un abito imperiale, una veste di gran moda, una veste orientale. Ma il disQuanto espresso in questo post deriva da idee deQuanto espresso in questo post deriva da idee dell'autore di questo post e appartengono ad uno studio di Renzo Apolloni. I diritti sono riservati.ll'autore di questo post e appartengono ad uno studio di Renzo Apolloni. I diritti sono riservati.egno, il ghirigoro dell'ornato nella veste è quello delle steppe, assunto dal popolo goto in centinaia di anni, assorbito dalla cultura gota nell'errare tra le pianure dell'est.
La piccola mano che rompe lo schema e sembra uscire con il braccio dalla moneta creando profondità, è un trucco prospettico e dimensionale, un movimento che rende viva la moneta. Non c'è abbastanza spazio per un braccio a dimensione reale con il resto della figura e quindi si ricorre ad un escamotage, ma il braccio e la mano sono a tutto tondo, nel pieno realismo plastico classico, esprimendo un gesto nobile che sembra voler bloccare il mondo: ci sono io, sono il Rex, sono l'unico che può decidere qualunque cosa.

La parte meno riuscita è il braccio sinistro che regge il globo con  la Nike. Questo è un gesto veramente bloccato e quasi inerte che scompensa l'intera immagine. La cosa è spiegabile  con il fatto che  l'incisore aveva esaurito lo spazio e non aveva altra soluzione che una verticalità statica, relegata nella parte destra ad ore 4 nel campo del diritto, come in una nicchia.

Si ringrazia per l'attenzione.

Quanto espresso in questo post deriva da idee dell'autore e appartengono ad uno studio di Renzo Apolloni. I diritti sono riservati.
 

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                                                        Decadramma di Akragas

                                                                post-252-1392077896,83_thumb.jpg

      Questo decadramma è stato battuto a circa un milione e 900 mila euro (2.3 milioni di franchi svizzeri ) all’asta di Numismatica Ars Classica a Zurigo lo scorso 17 ottobre 2012. Il decadramma agrigentino di Akragas è una moneta di 42,42 grammi in argento, datata 409-406 a.C.  La moneta, che faceva parte della collezione del petroliere americano Nelson Bunker Hunt, raffigura al dritto una quadriga guidata da un auriga che con entrambe le mani tiene le redini, con sopra un’aquila che trattiene un serpente tra gli artigli e sotto un granchio; al rovescio due aquile che banchettano con una lepre, una raffigurata mentre allunga il collo verso il basso per lacerare la preda, l'altra sollevata verso il cielo quasi in segno di soddisfazione.
Il decadramma di Akragas è stato coniato poco prima che i cartaginesi invadessero, nel 406 a. C., la città.  Sarebbero solo 12 gli esemplari noti in tutto il mondo di questa splendida moneta, tra questi sei si trovano in musei.
www.arsclassicacoins.com
Carlo

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Il decadramma di Akragas...
postato da Carlo è in effetti un must numismatico inarrivabile per i normali collezionisti, anche tra quelli talmente appassionati da spendere qualche somma.

La pensava così anche il Dott. Weiss, numismatico statunitense medico e appassionato di monete, specialmente greche.
Peraltro il Dott. Weiss ha anche interessi nella CNG e nella Nomos...Case di grande prestigio internazionale.
Ovvimente le possibilità di investimento di tali interlocutori sono potenti.

Così l'ottimo numismatico avrebbe acquisito, peraltro in assenza di regolare documentazione e quindi imprudentemente, questo meraviglioso Decadramma:

post-224-1392077897,33_thumb.jpg
post-224-1392077897,55_thumb.jpg

che, a dirla tutta, è più bello dell'originale ex NAC postato sopra da Carlo.

Peccato che non sia anche autentico.

Lo scrivente ebbe a sollevare un paio di anni fa, dei dubbi tecnici, sulla scorta di un esame stilistico e comparato, unitamente ad uno Studioso di chiara fama, in altro spazio web dedicato alla numismatica.
Per la verità la discussione che ne scaturì fu molto contrastata e "vivace", come sempre quando gli interessi in gioco sono "delicati". Ci fu anche sarcasmo al limite dell'aggressione verbale.
Quelle nostre perplessità furono apprezzate dal giornalista Fabio Isman, specializzato nella predazione e nella contraffazione delle opere d'arte italiane , con il quale si tenne una riunione sul punto.

A prescindere e successivamente...
la moneta venne indagata e "attenzionata" dal MIBAC tramite un nucleo TPC. Intervenne, credo, una rogatoria da parte dello Stato.
Un Giudice di New York nominò un perito.
Il decadramma fu  dichiarato falsa.

Piace a ilios49 e carnesala

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Il decadramma di Akragas...

postato da Carlo è in effetti un must numismatico inarrivabile per i normali collezionisti, anche tra quelli talmente appassionati da spendere qualche somma.

La pensava così anche il Dott. Weiss, numismatico statunitense medico e appassionato di monete, specialmente greche.

Peraltro il Dott. Weiss ha anche interessi nella CNG e nella Nomos...Case di grande prestigio internazionale.

Ovvimente le possibilità di investimento di tali interlocutori sono potenti.

Così l'ottimo numismatico avrebbe acquisito, peraltro in assenza di regolare documentazione e quindi imprudentemente, questo meraviglioso Decadramma:

che, a dirla tutta, è più bello dell'originale ex NAC postato sopra da Carlo.

Peccato che non sia anche autentico.

Lo scrivente ebbe a sollevare un paio di anni fa, dei dubbi tecnici, sulla scorta di un esame stilistico e comparato, unitamente ad uno Studioso di chiara fama, in altro spazio web dedicato alla numismatica.

Per la verità la discussione che ne scaturì fu molto contrastata e "vivace", come sempre quando gli interessi in gioco sono "delicati". Ci fu anche sarcasmo al limite dell'aggressione verbale.

Quelle nostre perplessità furono apprezzate dal giornalista Fabio Isman, specializzato nella predazione e nella contraffazione delle opere d'arte italiane , con il quale si tenne una riunione sul punto.

A prescindere e successivamente...

la moneta venne indagata e "attenzionata" dal MIBAC tramite un nucleo TPC. Intervenne, credo, una rogatoria da parte dello Stato.

Un Giudice di New York nominò un perito.

Il decadramma fu  dichiarato falsa.

Mi intrometto per capire meglio la questione, visto che il decadramma in oggetto l'ho sempre considerato tra le più belle monete che conosca è l'ho mentalmente inserito nella mia collezione (solo ideale, ovviamente) e non vorrei certo avere un falso in collezione ;D.

Dunque, il decadramma inserito da Carlo non è quello passato in asta NAC, bensì quest'altro, che risulta a colpo d'occhio proveniente da un conio diverso.

post-360-1392077897,69_thumb.jpg

Diverse differenze si colgono anche tra la moneta postata da Renzo e le altre due.

La domanda che pongo, allora, è: quale delle tre è falsa, solo quella "Weiss"?.

 

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Yes, Luciano. Sicuramente è stata riconosciuta come non autentica quella Weiss. Infatti ho definito sopra quello Nac un originale.

Il medaglione di Teodorico non ti piace?

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Yes, Luciano. Infatti ho definito sopra quello Nac un originale.

Cosa vedi di non coerente nel secondo.

Il medaglione di Teodorico non ti piace?

Quella postata da me e quella di Carlo non mi paiono, come ho detto, provenienti dallo stesso conio e mi chiedevo se anche una delle due presentasse dubbi di autenticità, anche perchè lui ha parlato di asta NAC e mi ha indotto in errore.

Riguardando direi che in realtà quella postata da te è la stessa postata da Carlo.

Restando poi nel tema delle monete più belle, pur apprezzando, e non sarebbe possibile altrimenti, il medaglione di Teodorico, da sempre ritengo la seguente una delle più belle mai coniate (anche se sono al corrente che non tutti la considerano moneta sensu stricto ma alcuni propendono per medaglia altri per prova).

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Quello che, a mio parere, la rende eccezionale non è solo la resa stupendamente plastica del busto di Margherita di Foix, ma la forte capacità di rendere immediato il messaggio di dolore e disperazione che stà alla base della coniazione.

L'albero scarno, quasi braccia scheletriche pronte a ghermire sul retro sono l'immagine della desolazione, mentre al dritto il rigido e lineare drappeggio del velo, privo di un benchè minimo movimento, ci pone immediatamente  di fronte ad una persona pietrificata dal dolore.

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Roma, Alessandro VII pontefice -Fabio Chigi di Siena (1655 - 1677) , piastra - variante con S. Pietro nimbato, Munt. 7, oltre i 32 gr.

La foto è di Fabrizio Galiè.

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Nell'individuare le monete che possano vantare un fascino ed un'importanza iconografica particolare, riteniamo opportuno spaziare nelle tipologie.
Riteniamo non opportuno e nemmeno scientifico postare, ad esempio, solo monete greche...o comunque classiche, pur nella convinzione che le coniazioni greche e romane abbiano una rilevanza ed una bellezza particolari e suggestive.

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Postiamo quindi questa piastra che, oltre alla indubbia gradevolezza e alla complessità iconografica ha il pregio di esemplificare al meglio - nel lato del diritto - il barocco nella monetazione internazionale coeva.
La raffigurazione ha un grande "movimento" estetico...una dinamica moderna.
Questa piastra con grande probabilità deriva da un cartone del Bernini e dei suoi allievi.
Abbiamo detto della modernità del diritto: che ha un'impostazione architettonica riconoscibile in molte impostazioni scultoreo decorative del maestro visibili in alcune chiese di Roma. Mentre il rovescio, con la donazione del ricco al povero, avendo un' impostazione narrativa ha un'impronta stilistica manieristica (cioè post rinascimentale).

In passato, un sondaggio tra numismatici specialisti della monetazione pontificia, tenutosi su un altro sito web specializzato, elesse questa piastra come la più bella tra le papali e, una delle monete che non sfigurerebbe in qualunque "concorso" numismatico.
Non ho scelto la moneta per questa passata elezione, ma in quanto sono convinto che siamo davanti ad un capolavoro della numismatica.

In effetti una gran bella moneta che nell'esempio qui postato ha una grande conservazione e, quindi, può essere apprezzata nella pienezza del proprio fulgore.
La piastra in foto è stata aggiudicata in un'asta Nomisma di qualche  anno fa'. Al riguardo occorre evidenziare che Nomisma è una grande Casa d'aste che si caratterizza molto spesso per licitare monete di grande qualità ed importanza per il mercato italiano.

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Abbiamo detto che la piastra in esame molto probabilmente è stata incisa sulla scorta di un disegno (cartone) di Gianlorenzo Bernini e/o dei suoi allievi.
Proviamo ad impostare tale probabilità su basi scientifiche e comparative.

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post-224-1392077948,12_thumb.jpg "Testa d' Apostolo", olio su tela dipinto dal Bernini
nel 1627-29 circa (collezione privata).

post-224-1392077948,13_thumb.jpg "I Santi Andrea e Tomaso Apostoli", olio su tela
dipinto da Gian Lorenzo Bernini nel 1626-27,
conservato nella National Gallery di Londra.

E' ovvio che non è possibile raffrontare dipinti e immagini monetate nell'attesa di vedere riprodotte le stesse identiche raffigurazioni, peraltro la resa pittorica non può essere la stessa e le dimensioni di una tela offrono ben altre possibilità di realizzazione. Tuttavia il raffronto tra il S. Pietro nimbato della moneta e le due teste di apostoli barbati mostra delle affinità.

Evidenziamo inoltre che con l'elezione di Fabio Chigi, che sceglie il nome di Alessandro VII nel 1655, torna un papa umanista, che come Maffeo Barberini -  trent'anni prima - si circonda di artisti e architetti per l'esecuzione di ambiziosi progetti urbanistici.
La collaborazione del Bernini con Alessandro VII (il Pontefice che ha emesso la piastra in esame) fu notevole ed assidua, sia in S. Pietro (interni ed esterni) che in molte altre chiese romane.

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Renzo, complimenti per la bellissima moneta postata.

Per quanto riguarda la questione monete antiche-monete moderne sono in parte d'accordo con te. L'altra parte di "disaccordo" è che, guardando le monete italiane quattro-seicentesche, risulta più difficile trovare la più brutta che non la più bella. E' un po' un <vincere facile> e del resto ci sono "cascato" anch'io con la moneta di Saluzzo.

Verrebbe quasi da proporre LE MONETE PIU' BELLE DEL MONDO, A PARTE LE ITALIANE!

Nel merito della piastra di Alessandro VII, concordo con l'impianto "architettonico" del dritto, che rimanda sicuramente al Bernini o ad un altro incisore che comunque si inseriva in quell'ambito culturale.

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SEMPRE IN TEMA DI MONETE PAPALI:

post-224-1392078088,07_thumb.jpg

http://www.romaincamper.it/approfondimenti/chiese/madonnamonti.html

Benedetto Odescalchi, INNOCENZO XI, 1676 - 1689. Quadrupla anno I, ROMA. Busto del Pontefice a destra / Madonna in trono con il bambino, attorniata da S. Agostino, S. Lorenzo, S. Stefano, S. Francesco d'Assisi. Atelier in esrgo. !3.40 gr. Munt III, 5 p. 5 -
Da Asta genevensis...
ex Coll. Magnaguti - vendita S. Maria parte XI (Giugno 1956) n. 255;
ex vendita Kunst und Munzen XXI (maggio 1980), n. 515;
ex NAC 14 (ottobre 1998) n. 1123.

Questa delicata incisione di Giovanni Hamerani è considerata mediamente la più bella quadrupla tra le relative coniazioni papali per stile, gusto ed equilibrio compositivo. Fece la celebrità dell'officina Hamerani sia in Italia che all'estero. Il motivo del rovescio fu scelto dal pontefice stesso in onore della Vergine. Questa immagine era particolarmente venerata nella chiesa di S. Maria dei Monti, dove da tempo era un'immagine miracolosa della vergine,  tra i Santi Stefano, Lorenzo, Francesco e Agostino

Chiesa della Madonna dei Monti (di Santa Maria dei Monti)
è a via della Madonna dei Monti, Rione Monti, Roma, un tempo dove oggi si ammira la chiesa c'era una casa che era stata parte del monastero delle clarisse, abbandonato, diviso e messi in affitto i locali, mentre un altro locale era adibito a fienile, il 18 aprile 1579 una tale Camilla, pigionante della casa, si recò dai proprietari i nobili Attavanti, dichiarando che non voleva più abitare lì perché erano 3 notti che la casa tremava dalle fondamenta, la casa fu esaminata, ma le scosse proseguirono anche nelle notti seguenti, e tutti gli inquilini credettero che la casa fosse infestata dagli spiriti. Chiunque accorse sul posto constatò che la casa era come in preda ad un terremoto. Poi un certo Giampietro, fienarolo, entrò nel fienile, ed iniziò a controllare le pareti a colpi di falce, quando sentì una voce che diceva . "non mi ferire!", ed ancora "perdonate a mio Figlio se non a me". A parlare era l'immagine della Madonna con il Bambino Gesù tra i Santi Stefano, Lorenzo, Francesco e Agostino, dipinta su una parete di una ex sala del monastero.
La notizia si diffuse per il rione, ed una donna di nome Anastasia, moglie di un carrettiere di nome Vincenzo, ormai cieca, accompagnata dove era l'immagine della Madonna, da due amiche, riacquistò la vista. Dopo questo evento miracoloso ogni giorno una folla di infermi e bisognosi si accalcava davanti alla casa, finchè alla fine Papa Gregorio XIII, al soglio dal 1572 al 1585, Boncompagni decretò che l'immagine fosse trasferita nella vicina chiesa di San Salvatore ai Monti. Nella notte dell'8 Maggio 1580, alcuni prelati accompagnati dai muratori si avvicinarono alla casa per obbedire all'ordine pontificio, ma qualcuno vegliava e dato l'allarme a suon di campane affrontò con i monticiani gli intrusi che dopo una rissa violenta furono messi in fuga. Durante la rissa ci fu una pioggia violenta che cessò solo quando gli inviati del Papa si ritirarono, ma Papa Gregorio XIII non si arrese, inviò guardie e architetti che però trovarono le strade chiuse dalle barricate. Allora il maggiordomo del pontefice monsignor Bianchetti convinse il Papa a lasciare l'immagine sul posto e si offrì di pagare per un altare, mentre il cardinale Sirleto protettore dell'Istituto dei Catecumeni si dichiarava pronto a sostenere le spese per la costruzione di una chiesa.


post-224-1392078091,82_thumb.jpg  L'affresco che ha ispirato la moneta è quello a destra dentro l'edicola protetto da vetro.

I miracoli continuavano a ripetersi, ed allora il papa diede l'assenso alla costruzione della chiesa che il cardinale Sirleto affidò a Giacomo della Porta. Nel 1583 il senato e il popolo di Roma, decretarono che ogni 26 di aprile, anniversario del primo miracolo non si tenessero sedute in Campidoglio e si andasse alla Madonna dei Monti per assistere alla Messa cantata e per offrire un calice d'argento. San Benedetto Labre fu colpito da malore mentre usciva dalla chiesa della Madonna de Monti, soccorso, spirò in una casa a via dei Serpenti, il suo corpo rimase integro per diversi giorni, fu sepolto qui ed a lui è dedicato un altare nel transetto di sinistra all'interno della chiesa. I lavori per la edificazione della chiesa durarono fino ai primi del Seicento, importanti restauri sono stati eseguiti nel 1899.

post-224-1392078089,51_thumb.jpg

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Ricordo che quando vidi questa foto rimasi estasiato dal meraviglioso ritratto...

post-1-1392078088,75_thumb.jpg

Source
Numismatica Ars Classica NAC AG
Auction Auction 33 (06.04.2006)
Lot 493

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Ritengo molto difficile attribuire la palma di "più bella" a monete che spaziano per epoca e area geografica. ... E poi per ciascuno la più bella è la moneta che lo interessa di più se non addirittura un proprio esemplare (come la mamma!). Per quanto riguarda il classico trovo indubbiamente che il decadramma di Siracusa (quello a firma di Eveneto, per intenderci)sia, se non la più bella, quantomeno la moneta per eccellenza.

Per quanto riguarda l'ambito medioevale mi ha da sempre affascinato l'Augustale di Federico II.

Tra le monete moderne la scelta è difficile: concordo con Piakos sulla bellezza delle monete Pontificie (in particolare i grandi moduli: Quadruple, Piastre e mezze Piastre) ma la mia affezione particolare va ad un esemplare bello e suggestivo: la Pezza della Rosa, coniata a Firenze per conto di Livorno.

!!!

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Stupenda la moneta postata da Giov60.
Complimenti.

Concordo sul fatto che per ognuno di noi c'è una moneta più bella che, non necessariamente, deve coincidere con conii unanimemente apprezzati e lodati.
Tuttavia...questo topic si propone, con modalità semi didattiche, di illustrare in primis l'arte delle raffigurazioni per le monete postate. Qualcosa alla Sgarbi...per intenderci, ovviamente con umiltà e senza presunzioni.
Sarebbe molto interessante avere raffronti al riguardo con eventuali interlocutori.
Inoltre, come sopra già detto, ci proponiamo di postare foto di monete oggettivamente molto belle - a prescindere dal personale gusto - e non famosissime se non addirittura poco note.
:)
Insomma cose un po' particolari, che possiamo fare solo noi in questo Sito...dove abbiamo messo parte del nostro tempo al volontario servizio della Numisamtica ;)
...perdonateci per voler osare qualcosa di più e/o di nuovo e portate pazienza.
:D

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Be', la storia è interessante.

La “Pezza della rosa” è una moneta destinata al commercio con il Levante ed emessa per la prima volta da Ferdinando II de’ Medici con decreto 8 maggio del 1665; l’incisore dei coni fu Marcantonio Merlini. Furono coniati anche i sottomultipli (mezza pezza e ¼ di pezza) ma con minor successo.

Il suo valore era notevole (corrispondeva ad uno stipendio medio settimanale dell’epoca) e fu battuta a Firenze pur riferendosi a Livorno (città del Granducato di Toscana ma priva di Zecca propria). Gli esemplari a nome di Ferdinando II portano tutti l’anno 1665 pur essendo stati coniati anche in anni successivi (per un totale di 64.000) al peso di g. 25.938 di argento con titolo di once 11 e valore Lire 5 - soldi 13 e denari 4.

Il successore Cosimo III (n. 14 agosto 1642 e +  il 31 ottobre 1723), uomo pio, finanche bigotto, continuò a coniare tale tipologia con data 1670, 1684 (per numerosi anni), 1697-1701, 1703, 1706 (in quest’anno Cosimo III ottenne il titolo di “Altezza Reale” e la corona sopra lo stemma Mediceo sarà chiusa e non più aperta - entrambe le tipologie sono rappresentate per l’anno in questione), 1707, 1713, 1716, 1718. La pezza del 1703 (sotto rappresentata) venne coniata in circa 219.000 esemplari; sono note varianti minori della punteggiatura (a questo proposito: Pucci, 2008). Al D\ appare la leggenda COSMUS III D G M DVX ETRURIAE (Cosimo III per grazia di Dio Duca d'Etruria) e lo stemma mediceo a 6 palle (con un giglio sopra lo stemma e sulla palla piu alta); secondo alcuni le palle rappresentano bisanti, alludendo all'attività bancaria della famiglia, o pillole, alludendo alla parola latina "medicus" che pare alla base del nome del casato. Al R\ appare la leggenda: GRATIA OBVIA ULTIO QUAESITA LIBURNI; tale motto doveva esaltare la Casa Medicea, ricordando le generose concessioni ed i benefici che esse portarono a Livorno, ma, nel tentativo di racchiudere un così vasto concetto in poche parole, finì per non farsi intendere affatto. Si può all'incirca tradurre con "(La casa Medicea) è facile a concedere il perdono (anche se la colpa commessa) meriti/richieda una punizione". Nel campo appaiono 2 piante di rose fra loro avvolte. Arrigo Galeotti nell'opera Le monete del Granducato di Toscana propone due ipotesi. Nella prima, la rosa sarebbe il simbolo della prosperità fiorente di Livorno; la seconda suggerisce la volontà del Granduca di far intendere ai nemici che è generoso ma nello stesso tempo pronto a osteggiare le offese come la rosa che, bella e delicata (GRATIA OBVIA), poi possiede spine per diffendersi e punire quelli che osano toccarla (ULTIO QUAESITA).

Si tratta in definitiva di una rappresentazione bella e misteriosa che non può che rendere affascinante tale tipologia.

(Sposto per omogeneità l'allegato di un post precedente)

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Giuro che non è per campanilismo regionale, ma effettivamente la pezza della rosa è una moneta affascinante. Indubbiamente le monete per il Levante dovevano attrarre anche figurativamente, ma non c'è dubbio che in questo caso ci troviamo di fronte ad una moneta la cui bellezza trascende anche le intenzioni iniziali per toccare molto da vicino la perfezione.

Per quanto riguarda l'indicazione <Livorno> occorre ricordare che questo era il principale - se non l'unico - porto del Granducato e da lì passavano tutti i traffici  via mare, era insomma  la porta marittima della Toscana medicea.

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Non posso postare la moneta che vorrei mettere in questa ''collezione'' perchè appartiene al British Museum. Ma Vi racconto il mio contatto con lei.

Correva l'anno 2001 e quell'anno a Padova fecero una mostra dal titolo ''Alle radici dell'euro'' (esiste anche un catalogo a cura del Prof. Giovanni Gorini dove la moneta è illustrata al numero A.21). Ovviamente mi sono precipitato a vederla. Tante monete esposte, belle, interessanti, curiose. Ad un certo punto però vedo lei... e resto affascinato. La forza che esprimeva, la bellezza dell'incisione, la grazia del sorriso ancora arcaico mi pietrificò. E sì che aveva un grande saggio che ne copriva parte del viso, soprattutto gli occhi. Ma a me non importava... era meravigliosa. Non so quanto sono rimasto fermo davanti alla vetrina. Credo che alla fine i custodi mi hanno preso e portato fuori a peso...

Ah... non Vi ho ancora detto che moneta era... Un decadramma di Atene.

Arka

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Arka, cioè Artur sogna e desidera...?

Ecche cà!

Direttamente dalla Prospero Collection il decadramma di Atene tra i più affascinanti che sia transitati, tra e per mani private:

 

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Ecco la più bella immagine di Agrippina che sia transitata nella Aste negli ultimi decenni.
E' stata licitata nell'ultima asta della NAC tenutasi alla fine dell'ottobre 2013 a Zurigo e proviene dalla JDL collection. L'asta è stata tenuta in collaborazione con la Tradart.
La moneta è pubblicata su un bellissimo libro:
Coins of the ancient world; Historry's priceless trasures: Portrait of the JDL collection, edito dalla Tradart Institut..

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La moneta mostra al diritto il profilo di Agrippina, al rovescio troviamo il carpentum (calesse): carro a due ruote, aperto davanti, che si guida stando seduti, con un sedile posteriore per la persona trasportata (la sella curulis del carro regale, poi simbolo dei magistrati supremi). Do origine etrusca se ne conosce l'uso almeno già dal VII secolo a.C., con molte raffigurazioni e ritrovamenti risalenti al VI secolo. Era considerato il carro femminile, su di esso sale la sposa ed è usato anche dai coniugi: Tito Livio ci narra l’arrivo a Roma dall’Etruria del re Tarquinio Prisco su un carpentum insieme alla moglie.

OSSERVAZIONI SULLA MONETA POSTATA:
Questo sesterzio di 30,58 gr. fu emesso da Caligola in onore e commemorazione
di Giulia Agrippina, sorella dell'imperatore,  fu augusta dell'Impero romano dal 49 al 54 e madre di Nerone. È conosciuta come Agrippina Minore, così detta per distinguerla dalla madre Agrippina Maggiore.
Nacque il 6 novembre 15 d.C., Colonia, Germania e la morte sopravvenne nel marzo 59 d.C., Miseno
Era stata figlia di Agrippina maggiore e Germanico Giulio Cesare.

Questo sesterzio appartenne al noto miliardario americano Bunker Hunt e precedentemente alla Weintraub collection.
Il pedigree è quindi eccezionale e documenta una lunga tradizione.

CONSIDERAZIONI SUL METALLO.
Il sesterzio in esame proviene dal fondo o dalle sponde di un fiume che, con tutta probabilità dovrebbe essere il Tevere. Al riguardo osserviamo tuttavia che la famosa "patina Tevere", di solito più chiara e giallastra qui non è perfettamente osservabile, la moneta infatti ha un tono che tende allo scuro.
E' ben visibile che  questo sesterzio è stato "lavorato" dalla corrente di un fiume anche se non impetuosa, le superfici sono corrose a buccia d'arancia, ben visibile al bioculare o all'ingrandimento. I segni lasciati dall'acqua in movimento sono evidenti sopra tutto al rovescio: piccole crepe, striature e consunzione dell'epigrafe in SPQR.
La moneta insomma non presenta una conservazione simil FdC, ma l'insieme dell'iconografia e dei rilievi è considerato eccezionale per lo stile del ritratto che mostra una espressione (vagamente malinconica) e per la gradevolezza complessiva dell'oggetto.

E' stata da ultimo aggiudicata a 90.000 fr.sv. ; prezzo  ritenuto - da alcuni esperti - probabilmente eccessivo considerando i diritti (18%)  le spese, considerata inoltre la conservazione non eccezionale.

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Tra le monete che io considero ai vertici della bellezza si può collocare questa  tetradracma di Antigono III di Macedonia.

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La cosa che più mi ha colpito di questa moneta è il rovescio (che ho anche utilizzato come logo per una mostra).
Una slanciata e aggressiva  prua du una trireme su cui si posa, con eleganza, la figura di Apollo che sembra quasi voler giocare con l'onda, toccandola con il piede  (o saltare agilmente a terra, una volta toccata la spiaggia).
Il periodo, siamo nel III sec. a.C., è quello dell'arte ellenistica  che vede nella Venere di Milo una delle sue massime espressioni.

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Plaudo alla moneta sopra postata da Luciano: plastica e potente al diritto, quanto dinamica e accattivante la rovescio...e mi consento di postare la foto dell'altra Agrippina transitata in asta negli ultimissimi anni ritenuta, dopo quella ex JDL sopra illustrata, una delle più belle nel suo genere.

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Questa meraviglia, a parte i fondi non perfetti, che hanno risentito della pulizia con piccoli ma diffusi distacchi delle superfici, proviene da un'asta della Thesaurus di qualche anno fa' dove un collezionista italiano di bronzi romani ritenne giunto il momento per motivarsi alla dispersione del proprio compendio.
Fu acquistata da un grande collezionista estero a un prezzo di aggiudicazione sostenuto, ma ancora umano.
Fu successivamente rivenduta ad un prezzo ben superiore in altra asta.
Forse gli operatori italiani presenti in sala all'asta Thesaurus avrebbero dovuto avere maggiore coraggio?
:)

A mio modesto ma convinto avviso, lo stile ed il fascino dell'Agrippina ex JDL sopra postata..è comunque superiore.
Questa appare meglio conservata nel suo insieme...screpolature delle superfici a parte.

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