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Non c'è due senza tre?
Ecco l'esemplare della William James Conte Collection.

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William James Conte decise la dispersione della sua collezione di sesterzi tramite la NAC sale 11, 1998.

Questa moneta molto ben conservata appare tuttavia glaciale rispetto alle altre, cosa che non sfuggirà all'occhio smaliziato di chi ha confidenza con il bronzo imperiale e ne conosce almeno qualche segreto.
Nelle altre due sopra postate Agrippina sembra respirare ancora...le monete sono "calde"...hanno una loro vita.
In questa moneta l'immagine appare fissata...affissa, inespressiva.
La moneta è molto probabilmente di origine fluviale come quella ex JDL di cui sopra.
E' probabile che questo sesterzio, pur eccezionale e di grande valore, abbia subito un procedimento di pulizia accurato e globale...e che il metallo sia poi stato lievemente riossidato.
Nulla di inautentico...è un procedimento apprezzato dal mercato negli USA e che è possibile notare in alcuni bronzi licitati dalle case americane.
De gustibus...
 

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Le romane imperiali, segnatamente quelle coniate nel I-III sec. sono sempre splendide e quelle di Agrippina lo sono fuor di dubbio.

Magari se Nerone avesse fatto delle monete a lei dedicate meno belle, ma avesse evitato di farla ammazzare, Agrippina avrebbe preferito......

Restando in ambito imperiale credo che un buon posto lo meritino le coniazioni di Adriano, di cui posto un cistoforo, che in asta ha raggiunto la non piccola cifra di 340.000 franchi svizzeri!

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Adriano?
Grande imperatore e complesso personaggio.
In ogni caso il bene fu con lui più grande del male e proseguì la politica degli Ottimi Principi.
Facciamo quindi un'eccezione alla conduzione di questo topic che cerca monete bellissime ma non famosissime e postiamo un sesterzio molto noto tra li appassionati:

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si tratta di una moneta transitata qualche anno fa' in un'asta della Genevensis e che fece scalpore per il realizzo milionario.
Anche questo sesterzio, come la prima moneta di Agrippina sopra postata, appartiene alla ex collezione Bunker Hunt.

La conservazione è eccezionale. La moneta è stata pulita con sufficiente perizia...senza che siano stati provocati danni. Non sono visibili restauri invasivi.
Lo stile del ritratto è superbo.
Unica cosa che lascia perplessi è lo sguardo fisso, vagamente allucinato o ipnotico che non è coerente con il notevole stile e il realismo dell'incisione...improntati ad un grande equilibrio.
Non è quindi da escludere un eccesso di pulizia dell'incavo della pupilla che, anche per un'inezia, potrebbe aver provocato una impronta accentuata e disarmonica dell'espressione.
Come diceva l'oracolo di Delfi: niente di troppo.

 

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L'incisione dello sguardo in effetti non da regalità all'imperatore, nel modo che siamo abituati a vedere nella monetazione romana, ma questa moneta rimane uno degli esemplari da sogno...meravigliosa  :o :o :o :o

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Si...ma quell'occhio?

Non racconta proprio tutto.

:)

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Comunque la Genevensis è una grandissima casa d'asta, ricordo che alcune sue aste sono passate alla storia per alcuni esemplari che poi sono diventati famosi  ;)

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Caro Claudio...quanto dici è vangelo. La Genevensis è un'asta principe che presenta sempre dei must numismaatici...scelti con grande gusto e perizia.

Non credo sia possibile mettere questa cosa in discussione.

Poi si sa...qualche aiutino alle monete può sempre essere dato, non dalle Illustri Case, ma da chi le ha avute prima in mano... e non è per tutti potersene accorgere.

Anzi è per pochini.

;)

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Il sesterzio di Adriano prima della Geneviensis fu licitato dalla Munzen und Medaillen...

Arka

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Un medaglione imperiale in bronzo lo vogliamo inserire in questa rassegna?

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Gordiano III: medaglione licitato sempre dalla Genevensis, credo fosse l'asta n. 5-

Al diritto l'imperatore con busto corazzato, tiene una lancia con la destra e uno scudo istoriato con la sinistra.
Al rovescio l'imperatore vittorioso riceve l'alloro e viene congratulato.
Il medaglione ha subito diversi processi di pulizia, spatinatura, ripatinatura e infine - saggiamente - è stato liberato da patine posticce e riportato ad un livello di integrità.

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Come non postare questo ulteriore medaglione imperiale in bronzo:

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Marco Aurelio al diritto, al rovescio l'Imperatore stringe la mano di Lucio Vero, intorno assistono dei militari.
Ultima provenienza della moneta credo sia asta Nac n. 33.
Da notare come i fondi del medaglione sembrerebbero ripassati "a liscio".
Ovviamente le illustri case d'asta che licitano questi capolavori non hanno  alcun diretto o indiretto coinvolgimento negli interventi che i lotti possono aver subito nel tempo.
Per i medaglioni, ad esempio, è fatto assodato che in decine o centinaia di anni hanno subito - molto spesso  - ripetuti interventi. Trovarne di perfettamente integri è cosa molto difficile.
Comunemente si accetta quindi, per quanto detto,  lo stato delle cose, in ragione della loro grande rarità e bellezza numismatica monumentale.

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Una moneta di grande bellezza e di profondo significato è il mezzanino di Andrea Dandolo. Questa moneta fu coniata durante la grande peste e il suo messaggio era rivolto alla popolazione con un messaggio di speranza.

Sul dritto c'è l'mmagine solita di S. Marco con il doge. Quello che c'è di insolito è l'oggetto che i due reggono. Infatti non è il solito vessillo, ma un cero. E il cero è quello che si accende per la grazia ricevuta, magari per una guarigione.

Altrettanto interessante è il rovescio. Infatti vi è rappresentato Cristo che risorge e esce dal sepolcro. L'immagine ha una certa profondità in quanto il sepolcro è rappresentato di scorcio creando così un accenno di prospettiva. Ovviamente anche il messaggio che offre la Resurrezione è un messaggio di speranza.

Arka

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Arka se puoi postaci un'immagine del mezzanino.

:)

Io intanto posto con la solita fonte Web qualche notizia su:

Andrea Dandolo (30 aprile 1306 – Venezia, 7 settembre 1354).

Proveniente dalla omonima famiglia tra le più illustri del patriziato veneziano, aveva iniziato molto presto a ricoprire cariche pubbliche. Divenne infatti Procuratore di San Marco già nel 1331.

Dopo aver conseguito il dottorato a Padova, primo Doge veneziano a laurearsi, era stato professore di diritto all'Università di quella città, ed era diventato così popolare a Venezia (per la sua grazia aveva meritato di soprannome di "Cortese") che nel 1339, quando aveva solo 32 anni, si pensò di eleggerlo Doge. Divenne Doge nel 1343, ad un'età molto giovane per l'epoca. Ma le qualità giustificavano una tale eccezione senza precedenti. Era amico personale di Francesco Petrarca e lui stesso scrisse numerose opere letterarie.

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Posto un altro esemplare del mezzanino proposto da Arka, di qualità inferiore, la cui immagine ho reperito sul Web:

 

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Dobbiamo convenire sul significato artistico per quanto concerne l'immagine coniata per il rovescio  questa moneta.

Siamo alla metà del 1.300, ancora immersi in ambiente medievale...dove i conii, per quanto interessanti e storicamente significativi, non mostrano varietà realistica e, tanto meno, artistica. Spesso prevale ancora la frontalità e lo stile aulico tipicamente bizantini.

Questa moneta rompe lo schema medievalmente accettato e canonico,vediamo: il movimento, la costruzione di una profondità anche tramite la postura degli arti ed un inizio di prospettiva...il Cristo non solo si muove, ma avanza in una direzione frontale...come venendo incontro a chi osserva il tondello.

Viene così spezzato uno schema ieratico ed immobile, dove la resurrezione del Cristo si identifica solo con un movimento deciso e schietto, non mediato attraverso la luce o il distacco dal mondo reale.

Al contrario...la raffigurazione appare mediata nella realtà attraverso la normalità, il Cristo esce dal sepolcro come uno di noi esce da una porta.

Oggi potrebbe sembrare una raffigurazione banale...allora potè sembrare una rivoluzione.

 

Renzo Apolloni

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L'ULTIMO SESTERZIO ?

 

I Goti coniarono in bronzo dei follis da 40 nummi, oltre ad altre monete di peso inferiore.

Nelle monete di bronzo le raffigurazioni si differenziano dalle tipolgie bizantine, che all'epoca erano egemoniche nelle coniazioni del mondo tardoantico e altomedievale, specificamente per l'oro e anche per l'argento, metalli coniati che attinevano al commercio internazionale.

Per converso alcune incisioni dei conii dei Goti, in bronzo,  appartengono alla tradizone romana.

Al riguardo, il pezzo più interessante e più innovativo è il follis di Teodato (sul dritto ritratto coronato del re con il suo nome; sul rovescio la leggenda VICTORIA PRINCIPIS SC e l'immagine della Vittoria posta su una prua di nave con corona e palma). Le lettere SC vogliono essere probabilmente un omaggio al senato mentre i G. erano in guerra con i Bizantini. Con Teodato si ripete il tipo con invicta Roma al dritto e il nome del re al rovescio.

 

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La moneta che abbiamo postato è transitata in un'asta Genevensis credo di tre anni fa'...e successivamente in un'asta della nota Casa Nomisma a S. Marino.

 

CONSIDERAZIONI SULLE RAFFIGURAZIONI

 

La moneta in argomento viene considerata da molti appassionati come l'ultimo sesterzio:

- per le lettere S C (Senato Consulto) al rovescio che compare così per l'ultima volta su una moneta con peso significativo per l'epoca della coniazione  (intorno ai 9/10 grammi);

- per l'iconografia che riproduce il ritratto del Rex, di profilo, al diritto ed una figura allegorica al rovescio (la vittoria);

- per l'epigrafe che anche richiama (analogicamante)  le coniazioni imperiali;

- per il metallo...che spesso presenta la patina tipica dei grandi e medi bronzi imperiali.

 

La definizione sopra richiamata  dell'ultimo sesterzio  è scientificamente impropria ma simbolicamente e storicamente coerente.

 

Resta il fatto che ci troviamo innanzi alla moneta più affascinante delle coniazioni barbariche e, a dirla tutta, questo follis non dovrebbe mancare in nessuna raccolta di monete antiche dedicata a Roma e, in genere, al mondo antico.

 

Il ritratto di Teodato è realistico e, per i tempi e per il bronzo, bene esegito e curato nello stile della cultura barbarica che lo produce...con i paramenti e l'elmo (anche se Teodato non fu un Re guerriero o uomo d'arme).

La figura del rovescio, su prora di nave stilizzata, ha un fascino particolare, dove è possibile leggere e intuire: l'evocazione, il rimpianto per ciò che fu, la dura constatazione del presente, l'attualità dell'incisione. In questa moneta lo stile e la sensibilità dei tempi coevi...sono ben rappresentate e trasmettono la percezione della storia e del tempo cui la sgtessa moneta fu coniata.

La moneta nell'insieme era moderna "nella grafica" e classica nell'impostazione e in questa dualità percepiamo il suo fascino: una porta estetica sul futuro e una storica sul passato.

Una moneta "magica"...se i lettori vorranno essere indulgenti ma anche numismaticamente e artisticamente sensibili verso tale espressione.

 

Renzo Apolloni

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LE 100 LIRE ORO "ARATRICE".

 

Vittorio Emanuele III è stato un grande numismatico.

Fu studioso  e grande collezionista di monete. Nel 1900 acquistò dagli eredi la collezione Marignoli composta da circa 35.000 pezzi nei tre metalli. Pubblicò il Corpus Nummorum Italicorum (1909 - 1943), opera in 20 volumi dove sono classificate e descritte le monete italiane. Lasciò l'opera, incompiuta, in dono allo Stato italiano. La sua attività di numismatico fu premiata nel 1904 con l'assegnazione della madaglia della Royal Numisamtic Society.

Volle una monetazione circolante ricca e varia, dando così vita a una vera e propria collezione tra le più belle e seguite. Fece coniare inoltre molte monete in numero limitato esclusivamente per i numismatici. Alla partenza per l'Egitto il 9 maggio 1946, il Re scrisse al presidente del consiglio De gasperi: «Signor presidente, lascio al popolo italiano la collezione di monete che è stata la più grande passione della mia vita.» Tale collezione è oggi parzialmente esposta nel piano seminterrato di palazzo massimo alle terme a Roma.

 

Detto quanto precede a scopo didattico/numismatico e divulgativo occorre ora precisare che alcune monete fatte coniare specificamente da V.E. III sono a buon titolo ritenute tra le più belle coniate nel mondo per il periodo coevo.

 

Riteniamo quindi di fare cosa gradita anche ai numerosi collezionisti della monetazione affarente il regno di V.E. III, nell'inserire in questo topic alcuni esemplari significativi.

 

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La serie delle 100 lire oro fatte coniare dal sovrano sono molto note tra gli appassionati.

Questa che abbiamo postato è famosa come "aratrice" con riferimento alla figura del rovescio, mentre al diritto abbiamo il profilo del re in divisa militare.

Siamo nel 1912...erano tempi severi, l'Ottocento era finito come numerale ma non sotto il profilo sociale, culturale e del costume.

Il diritto ci consegna quindi una raffigurazione severa.

Il rovescio inizia ad avere una connotazione moderna nel disegno: una raffigurazione che rammenta le prime figure pubblicitarie...quindi una figurazione da propaganda con riferimento alla ricchezza delle messi come prodotto del lavoro nei campi. All'epoca l'Italia (la figura in piedi turrita) era un paese ancora prettamente "agricolo".

Da notare che le spighe rimandano, nella classicità numismatica antica, alle spighe presenti in molte coniazioni greche.

La modernità è ravvisabile in uno schema compendiario piuttosto rigido nell'impostazione del rovescio.

Comunque una gran bella moneta.

La foto professionale è stata scattata da Fabrizio Galiè.

La scarsa luce che che può sembrare emani dalla moneta in foto, pur trattandosi di superfici oro, è dovuta alla patina (caratteristica anche di questo metallo per le monete che non vengono toccate, pulite, lavate) che ricopre i piani e le raffigurazioni aumentandone il fascino.

 

Da notare il segno di contatto circolare visibile sulla tempia del re...che mostra con assoluta evidenza il segno lasciato dall' altra moneta caduta sopra a questa, nel contenitore, subito dopo la coniazione dei "pezzi". 

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LE 100 LIRE ORO "VETTA D'ITALIA".

 

Sempre nella serie delle 100 lire oro fatte coniare da V.E.III troviamo:

 

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La foto della moneta è stata scattata da Fabrizio Galiè.

Questa moneta nota tra gli appassionati come Vetta d'Italia...ed alcuni l'hanno in antipatia per considerarla più una sorta di medaglia piuttosto che una moneta tratta dal "circolante". Tale considerazione, legittima e rispettabile (che non condividiamo) rappresenta le negatività che può comportare la numismatica quando si chiude nei propri confini scientifici ed esclusivi, eccessivamente ossequiosi  di definizioni troppo ristrette: la moneta circolante o circolata, il peso,  il metro ponderale, le varianti, il metallo, l'emissione, la zecca, i simboli, le contromarche...ecc. In realtà ogni moneta ha un potenziale iconografico, artistico, culturale, storico e dialettico che trascende la numismatica in senso stretto e che non può essere compreso od espresso se non mediante studi comparati.

 

La "Vetta d'Italia" fu coniata per il 25esimo del regno di V.E. III (1925).

E' considerata rara  ( anche se è sempre reperibile in non pochi esemplari in quasi tutte le migliori aste italiane o nei convegni numisamtici). "Tirata" in sole 5000 copie indirizzate ai collezionisti, molti dei quali amici o conoscenti del re. Fu difficile acquisirla direttamente alla zecca.

Si dice che, per recuperare dell'oro, la maggior parte delle monete furono sabbiate, in conseguenza gli esemplari a fondo specchio sono ancora più rari e di maggior valore.

E' composta da 32,25 g di oro 900/1000 e l'oro avrebbe una provenienza che lo rende speciale.
Pare, infatti, che il metallo sia quello recuperato per fusione  dalle fedi nuziali ... le quali venivano rimpiazzate con anelli di ferro con incisa la frase "oro alla patria".

 

Al diritto vediamo V.E.III di profilo sopra rami di quercia con la corona ferrea. Iconograficamente il diritto di questa coniazione non è molto amato dagli appassionati ed in effetti occorre precisare che questo lato non è tra i più riusciti.

Per converso il rovescio rappresenta un capolavoro monetato che richiama il movimento futurista.

I futuristi si prefiggevano di rappresentare il dinamismo della realtà, conseguente agli sconvolgimenti portati nel modo di vita dalle novità scientifiche e meccaniche.

La figura umana che pone la bandiera (con ideale irridentista sulla vetta d'Italia: il punto più a nord del territorio italiano dopo la guerra del 1915/18...) si muove conquistando lo spazio...come un automa.

Osserviamo al riguardo che qualunque simobolo ha qualcosa di automatico, in quanto vuole recuperare la spiritualità di tutto ciò che esiste nella realtà ma non è direttamente visibile dall'occhio umano.

Osservando la figura vediamo che la stessa appare immobile in un gesto di conquista...in realtà la figura è concepita mentre scatta in avanti - verso l'alto - con un movimento di padronanza... dello e nello spazio, potentemente conquistato come prova la tensione muscolare. La mano destra porta la nike: cioè la raffigurazione allegorica della vittoria che è, tuttavia posta in basso contrariamente alle raffigurazioni canoniche e classiche che la vedono sempre in alto. Ciò sta a trestimoniare che la vittoria non è stata ottenuta per intervento "ex machina" o celeste o del fato (fortuna)...ma conquistata dall'uomo con il coraggio della propria forza e dei propri ideali di libertà patria.

 

A riprova, di quanto descritto sul movimento,  postiamo delle  figure di  plastica futurista:

 

post-208-0-78548600-1393463295_thumb.jpg qui si prega di cliccare per aprire l'immagine.

 

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Postiamo inoltre una moneta della serie euro da 20 centesimi:

 

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nella raffigurazione di questa monetina rinveniamo un avanzamento-movimento nello spazio che richiama l'uomo della "Vetta d'Italia" e  riproduce una nota scultura futurista di Boccioni del 1913

Forme uniche nella continuità dello spazio - Umberto Boccioni (1882-1916)
La scultura si trova nella collezione Mattioli - Milano.
Boccioni fu esponente del movimento futurista di cui firmò il “Manifesto dei pittori futuristi” nel 1910 a Milano, dove il movimento nacque.
Ripetiamo: i futuristi si prefiggevano di rappresentare il dinamismo della realtà, conseguente agli sconvolgimenti portati nel modo di vita dalle novità scientifiche e meccaniche.
Boccioni nella sua statua, commemorata dalla moneta euro da 20 cent. sopra postata,  vuole rappresentare il dinamismo di un corpo umano.

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LE 100 LIRE ORO "ARATRICE".

 

[...]

 

Da notare il segno di contatto circolare visibile sulla tempia del re...che mostra con assoluta evidenza il segno lasciato dall' altra moneta caduta sopra a questa, nel contenitore, subito dopo la coniazione dei "pezzi". 

 

Il segno circolare sulla tempia non è un segno da contatto!

Nessun contatto (in questo caso neppure uno sfregamento) potrebbe produrre un segno circolare: i segnetti da contatto sono picolissimi colpettini che si notano nei fondi (senza alcuna direzione particolare). Oltretutto è concentrico al bordo esterno. E' verosimile, per quanto non certo, che un segno circolare come quello rappresentato possa essere ricondotto alla produzione dei tondelli sui quali veniva coniata la moneta (o alla modalità di riportare a peso i tondelli eccedenti). Si notano anche su esemplari di altra epoca e potrebbe esserci un rapporto con le patine a bersaglio che interessano le monete d'argento.

Mi sentirei anche di escludere un contatto per "impilamento" delle monete o il contatto con altri esemplari dovuto alla conservazione in album.

 

(Sotto Scudo 1853 Lombardo Veneto, in Ag, che presenta una analoga caratteristica)

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Il segno circolare sulla tempia non è un segno da contatto!

Nessun contatto (in questo caso neppure uno sfregamento) potrebbe produrre un segno circolare: i segnetti da contatto sono picolissimi colpettini che si notano nei fondi (senza alcuna direzione particolare). Oltretutto è concentrico al bordo esterno. E' verosimile, per quanto non certo, che un segno circolare come quello rappresentato possa essere ricondotto alla produzione dei tondelli sui quali veniva coniata la moneta (o alla modalità di riportare a peso i tondelli eccedenti). Si notano anche su esemplari di altra epoca e potrebbe esserci un rapporto con le patine a bersaglio che interessano le monete d'argento.

Mi sentirei anche di escludere un contatto per "impilamento" delle monete o il contatto con altri esemplari dovuto alla conservazione in album.

 

(Sotto Scudo 1853 Lombardo Veneto, in Ag, che presenta una analoga caratteristica)

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Caro Giov...qui più che altrove la dialettica è legittima e anche serena, in quanto considerata un valore aggiunto finalizzato alla crescita delle singole esperienze.

Quanto ho sopra riferito è un parere del commerciante, peraltro noto tra gli appassionati di V.E. III, che ha ceduto la moneta. Poco più in là c'era anche un altro supernoto conoscitore della stesa tipolgia monetale... che era d'accordo.

Nell'occasione sovrapposero un'altra aratrice e il taglio del  bordo coincideva esattamente con il segno...per tutta la lughezza, compresa la lieve traccia visibile, a seguire, tra i capelli.

Una moneta dopo l'altra che cadeva nel contenitore - queste erano monete per la circolazione e non per il colelzionismo (come la Vetta)...in certe condisione di peso e di sovrapposizione...dovrebbero avere un simile effetto.

Comunque è oro (anche se non fino) e non metallo tosto.

Giov!?

Che vuoi che ti dica?

Si saranno sbagliati, anche se lo scopo del ragionamento degli Illustri maestri di cui sopra, non era quello di sminuire il segno...che comunque sussiste a prescindere. ;)

A mio modesto e sommesso avviso il ragionamento dei "Guru" appare plausibile,...

In ogni caso l'esperienza insegna che  in Numismatica non esistono molte certezze.

:)

Qualcuno dice che il gioco sarebbe bello anche per questo, io - sinceramente- non sono d'accordo...se debbo rischiare di perdermi in un bosco, preferisco un film d'avventura alla TV.

;D

Ma questo è un altro discorso.

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Torniamo alle monete più belle, con o senza segnetti di contatto.

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Ciao Roberto...ma cosa è codesta meraviglia?

:)

P.S.

Per i dettagli dell'Aratrice...faccio tesoro dell'esperienza degli specialisti Giov salvo eventuale approfondimento in altra appropriata discussione

;)

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Ciao Roberto...ma cosa è codesta meraviglia?

:)

Una cosetta.....Statere di Pantikapeion.

Sarò buono e ve ne posto un'altra di meraviglie:

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