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Come abbiamo precisato all'inizio di questo topic e di questa discussione per certi versi impegnativa ma di probabile soddisfazione per chi ci sta seguendo con pazienza, qui non si ha l'ambizione o la presunzione di sciorinare la carrellata delle monete più belle del mondo di tutti i tempi e in assoluto.

Non sarebbe comunque possibile per non essersi mai tenuto un simile concorso.

:)

Stiamo però cercando di inviare degli imput a carattere numismatico e culturale, con risvolti nella storia dell'arte, all'utenza.

Quindi più che postare una serie di foto cerchiamo di riconsiderare alcune monte - indubbiamente belle o interessanti - per coglierne il sapore e la storia.

Tale esercizio, un po' informale ma ricco di spunti, non vuole nemmeno seguire un ordine cronologico per date ed epoche. Si va e si andrà avanti ed indietro nel tempo delle coniazioni...anche al fine di dare un ritmo particolare o musicale a questo topic.

 

:)

 

In tale ottica non può mancare la seguente moneta.

 

 

post-208-0-96551200-1395619537_thumb.jpg ESEMPLARE DEL BRITISH MUSEUM, mentre il rovescio in coda a questo post, appartiene ad altra moneta dello stesso tipo.

 

Sicily, Naxos AR Tetradrachm. Circa 460 BC. Bearded head of Dionysos right, wearing ivy wreath, his hair tied in a krobylos behind / Nude, bearded and ithyphallic Silenos squatting facing, head left, holding kantharos in right hand, leaning on left; NAXION around. Cahn 54; SNG ANS 515; SNG Lloyd 1150; SNG Lockett 840; Gulbenkian 230-231; Rizzo pl. XXVIII, 2; Jenkins 673; SNG Fitzwilliam 1108; Kraay-Hirmer 6 (all from same dies). 16.47g, 27mm, 3h. Obverse harshly cleaned, some smoothing. Otherwise About Very Fine/Extremely Fine. Very Rare. From the Comery Collection. One of the great masterpieces of fifth century Greek numismatic art, and one of the most famous of all Greek coins. Produced from a single set of dies, this tetradrachm was struck in commemoration of the refoundation of the city of Naxos following the return of its citizens from their forced relocation to Leontinoi by the tyrant Hieron of Syracuse. Undoubtedly the most accomplished engraver of his time, this artist is also believed to have been responsible for the unique Brussels Aetna tetradrachm - in both cases his work is a tour de force that showcases his singular ability. On the present piece, the obverse presents us with a refined portrait of Dionysos, which though bearing distincly archaized features such as the arrangement of the god’s hair, wreath and beard, shows his eye in profile. This, combined with the god’s merry expression and the deliberate extension of the design through the dotted border indicate clear progression of style away from the more formal and rigid types of previous decades. The result is, of course, the most iconic and artistically meritorious portrait of Dionysos in all of ancient coinage. Yet it is upon the reverse that the artist has worked a wonder that has earned this type such a lofty reputation as one of the most desired of all ancient Greek coins, and the most costly of all the tetradrachms. Here, the artist’s composition combines handsome naturalistic musculature with a unique and inspired design of Silenos drunkenly gazing into his wine cup as he supports himself with his other hand. In choosing to depict Silenos facing the viewer, the artist not only proves his ability to render the design in adept relief and detail, he also effortlessly demonstrates an advanced understanding and application of the principle of foreshortening in Silenos’ right leg and foot. It is this combination of a striking, masterful image of Dionysos with such a remarkable reverse scene that was so far ahead of its time that has led so many to acclaim it a triumph of late archaic art.

 

Sarà interessante il confronto con altro tetradramma sella Sicilia che posteremo in seguito.

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Inserisco nel Vademecum questa moneta, a mio avviso meritevole di far parte di questa discussione.

 

la moneta in questione è il 2 Euro Commemorativo del 2009 emesso dal Vaticano per l'Anno Internazionale dell'Astonomia.

Il soggetto di questa moneta è stato e statto disegnato da "Orietta Rossi", ed inciso da "Maria Carmela Colaneri", al centro della moneta si trovano si trova un cerchio suddiviso in quattro parti , dove sono presenti la "Creazione degli Astri", un telescopio moderno, una meridiana ed il telescopio di Galileo, in basso si trovana il Sole e la Luna contornati da Stelle e Pianeti, oltre al segno di Zecca, l'anno e le leggende.

 

Questa moneta è davvero superba, infatti in cosi poco spazio l'autrice è riuscita ad esprimere appieno il significato della ricorrenza, quello che poi mi colpisce maggiormente è propio la rappresentazione estrappolata dalla Cappella Sistina affrescata da Michelangelo, di quel particolare in qui Dio crea il Sole e la Luna.

 

Trovo questa una delle più belle monete che siano mai state emesse fino ad ora tra le monete Euro CC.

 

Questo è il particolare:

 

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Questa invece è la moneta:

 

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Come non postare:

 

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Sesterzio: D. rtiratto dell'Imperatore a ds. ; R. il porto antico di Ostia visto a volo d'uccello. Ne esitono di diverse tipologie. con la raffigurazione di navi in numero variabile.le zecche utilizzate da Nerone per la coniazione furono quelle di Roma e Ostia e quelle di Lugdunum.

 

Il Porto do Ostia,

era il punto di arrivo di tutto il traffico internazionale di merci della Roma Antica E di quel porto, i cui i resti archeologici sono ancora sospesi tra proprietà pubblica e privata sulla via Portuense, possediamo viste dall’alto come se fossero cartoline spediteci da progenitori romani. La cartolina più famosa è il sesterzio coniato nel 64 d.C. dall’imperatore Nerone. Il sesterzio raffigura, sul retro, la vista dall’alto del porto di Fiumicino. Osservando la moneta ci accorgiamo che c’era un Faro d’entrata, sormontato da una statua di Nettuno; Riconosciamo le banchine e i moli, fatti a mezzaluna, a formare una sorta di darsena rotonda, con dei colonnati sui bordi dove venivano scaricate le merci; all’interno della darsena sono raffigurate delle navi da carico e piccole imbarcazioni di servizio.

 

Sul basso una figura, forse il Dio Tevere, disteso ai piedi del porto, con in mano un delfino e una specie di timone, come se fosse il custode del porto stesso; sicuramente a indicare che dal porto si accedeva alla città di Roma attraverso il Tevere. Come capitale interna di un impero immenso, e di più di un milione di abitanti all’epoca di Nerone, Roma ha sempre contato molto sul suo accesso diretto al mar Tirreno rappresentato dalla Colonia di Ostia, e ha sempre utilizzato le infrastrutture portuali della città sull’estuario del Tevere. Tuttavia un sistema portuale vero e proprio, con un porto articolato e con darsene sufficientemente grandi da poter permettere l’attracco di molte navi onerarie di ogni nazionalità, non fu realizzato mai in epoca repubblicana; era troppo costoso, non c’erano le conoscenze ingegneristiche, e la Repubblica era avvilita da lunghi anni di guerre civili.
Fatto è che le derrate di grano, provenienti dal conquistato Egitto, necessarie alla città, in epoca augustea, arrivavano al Porto di Miseno, nei pressi di Pozzuoli; nello stesso porto alloggiava la flotta Romana del grande Agrippa. Ostia era sicuramente un porto vicino a Roma ma era un porto poco attrezzato per gli attracchi di grandi navi e soprattutto poco riparato dalle violente bufere di venti di Libeccio e Maestrale. Non c’erano dighe foranee che abbattevano le onde e gli effetti delle mareggiate erano spesso la distruzione delle imbarcazioni di legno. Giulio Cesare e, in seguito Caligola, intuirono per primi l’esigenza di dotare Roma di un porto sicuro anche perché il trasporto delle merci da Miseno a Roma, oltre che costoso e troppo lungo, era anche rischioso a causa dell’attraversamento, da parte delle carovane, delle paludi Pontine, territori  cioè infestati da briganti, da animali selvatici, oltre che dalla presenza della malaria.

Alla morte di Caligola successe Claudio il quale volle accelerare l’avvio della grande opera e, per esempio, utilizzò, una delle grandi navi di rappresentanza di Caligola per porre le fondamenta del Faro del nuovo porto a nord di Ostia. L’opera era colossale ma Claudio non riuscì a vederla perché morì assassinato da Agrippina, la madre di Nerone. E Nerone terminò e inaugurò l’opera con grandi celebrazioni pubbliche facendone grande propaganda a sostegno del suo presunto buon governo. La coniazione di monete di Bronzo rientrava nella prassi della propaganda ed ecco, spiegato il motivo del nostro sesterzio, che rappresenta la prima testimonianza di presenza nella storia della nostra città: Fiumicino.

 

Fonte:

IL FARO, Quotidiano Web del Mediterraneo.

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Variando il tema, sempre per dare un ritmo a questa lunga ma piacevole discussione (anche se a danno della sistematicità in quanto non stiamo seguendo un ordine strettamente cronologico)...postiamo:

 

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Alessandro VIII (1689/1691) , piasta papale dell'anno 1690 cioè anno I di pontificato. Munt. 13 AG (g. 31,85) dall'asta Genevensis di quattro anni fa' (almeno credo)...qualcuno corregga se rammento male, dove fu aggiundicata per una somma che con i diritti e le spese supperò di non poco i 20.000 euro.

Qusta piastra è data come RRR...cioè rarissima, dalla letteratura. In questo caso saremmo davanti al più bell'esemplare sino ad oggi censito per conservazione dei rilievi. Al diritto il profilo del pontefice al rovescio i santi Pietro e Paolo.

La moneta si contraddistingue per essere un ritratto verrosimile e delicato ad opera di Travanus al secolo Giovanni Francesco Travani, incisore e medaglista che operò anche nella cerchia di Gian Lorenzo Bernini subendono l'influenza aritistica. C'è anche un'altra piastra dello steso pontefice con conio inciso Hamerani...che piacque di più al papa, in quanto più vigoroso, ma senza dubbio privo dell'equilibrio e della resa estetica di Travanus.

La foto professionale è stata scattata da Fabrizio Galiè.

 

Comunque una gran bella moneta che evidenzia l'importanza e la godibilità della monetazione pontificia, segnatamente nel periodo 1600/1700. per chi volesse approfittare possaimo annotare che qusta monetazione è praticamente ferma nelle quotazioni e nei realizzi da una ventina di anni, per una serie di ragioni. La principale è il venir meno dello studio da parte di molti collezionisti che non formano più il loro occhio sui testi di Storia dell'arte, sia antecedentemente all'inizio di una collezione, sia successivamente per passione indotta e curiosità artistica.

Sotto tali aspetti la Monetazione papale è una delle più belle al mondo, specificamente per i grandi moduli in argento: cioè le piastre e per quelli in oro...cioè le quadruple.

Al riguardo qualcuno dice che è la monetazione che darà grande soddisfazione in futuro a chi con molta pazienza e buon occhio le dovesse accumulare.

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Guardate questa meraviglia trovata sul web.

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E' un Morabetino-Maravedi di Alfons IX coniato a Salamanca nel 1200

 

D/+ANFONSVS:DEI: GRACIA:REX. Busto Busto a s. tra scettro e spada. R/+INNE ¤ PATRIS ¤ T FLI ¤ TSPS ¤ SCI. Leone sul ponte del Rio Tormes

Cayon 1076. . Raríssima. Non più di quattro esemplari conosciuti.

Ne fu proposta in asta una BB+ nel maggio 2005. Base 24.000, realizzo non indicato ( o invenduta?)

Non ho altri dati

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Stupenda moneta Roberto!

Io ho trovato quest'altra...con i successivi dati, da un Forum spagnolo.

E' interessante pubblicarli...se riesci a seguire tecnicamenbte il discorso specifico, potremmo pubblicare una sintesi in italiano sotto al testo in lingua.

 

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Tema: Re: Morabetino de Alfonso IX, Salamanca (León sobre puente del río Tormes) 1188-1230.   empty.gifDom Jun 12, 2011 8:11 pm  

Es un morabetino de Alfonso IX de Salamanca, el león está sobre el puente del río Tormes. En concreto el ejemplar que muestras se subastó en Jean Elsen & ses Fils S.A. a finales de 2010 alcanzando un precio de 28000 €, se conocen muy pocos ejemplares.

Siguiendo aportando algún dato más con los compañeros, se me ocurre como dato más relevante decir que fue el primer maravedí de oro que se acuña en la Península con caracteres totalmente cristianos (una moneda totalmente propagandística) y que se da a labrar el rey como la segunda forma en que se daban estas labras, en territorio Leonés y que en practica se llamaba acuñaciones. Episcopales o abaciales, hechas al obispo Vidal en la ceca de Salamanca, en la H. de 1200. ( la otra forma de acuñación como sabréis era, regalía exclusiva de la corona)
Decir también que las acuñaciones de oro estaban más restringidas, en los reinados de Fernando II y Alfonso IX tan solo se batió oro en la ceca de Charra.
Y como anécdota, sabréis que en las Cortes de Benavente en una Curia plena a principios de de Marzo de 1202, entre otros temas se trataron que el rey vendería la moneda, por siete años desde el Duero y por toda la Extremadura (a sí nació el llamado impuesto del maravedí) y que no era más que el rey se comprometía a no alterar la acuñación de monea por periodo de siete años) a cambio cada habitante tendría que pagar un maravedí de oro, como es lógico quien podría pagar un maravedí de oro en esas época la nobleza, las gentes del pueblo no sabrían más que de la calderilla de los dineros de vellón y poco más, el caso es que al cambio tendrían que acoquinar unos 90 dineros.
Sin olvidar las acuñaciones de maravedis de oro que también hace Fernando II, a la catedral charra el 27 de Octubre de 1186

Y para los agnósticos (que a ver lo hay) la documentación esta en el Archivo Catedralicio (cajón 16- legajo 2 Nº 5 Cartulario F. 49-50)
Y por si acaso queda alguna duda, próximamente me publicaran un pequeño trabajo, en el Eco Filatélico y Numismático titulado: Ubicación de la ceca de acuñación de moneda en Salamanca, en la Calle de la Moneda Durante los siglos, XII y XIII

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Eccoti la sintesi :

 

E’ un morabetino di Alfonso IX , Salamanca. (Leone sul ponte del fiume Tormes ) 1188-1230

Questo esemplare è andato all’asta Elsen  alla fine del 2010 rggiungendo un prezzo di 28.000 €. Se ne conoscono pochissimi esemplari.

Vi do alcuni dati sulla moneta. Quello di maggior rilievo è che questo fu il primo* Maravedi d’oro coniato nella Penisola con caratteri totalmente cristiani ( Si trattò di una moneta propagandistica) ( * La data di coniazione è certa, 1200, mentre non sappiamo quando fu coniato il morabitino di Sancho I° del Portogallo che regnò dal 1185 al 1211. )

E’ moneta coniata per concessione reale data al Vescovo Vidal e alla sua zecca di Salamanca nel 1200. Infatti la coniazione era, nel territorio di Léon una prerogativa esclusiva della corona.

La coniazione di oro durante i regni di Fernando II di Leòn (1157-1188) e Alfonso IX fu assai ridotta, e fu battuto oro solo nella zecca di Charra, situata nella cattedrale. ( di monete d’oro dei due regnanti non ho trovato traccia, benchè si ricordi la coniazione di maravedis di Fernando II il 27 ottobre 1186, di cui si trova notizia nell’archivio della cattedrale ).

Racconta un aneddoto riferito a una discussione, di epoca successiva (1202),delle Cortes de Benavente ( parlamento non eletto ma di nomina reale) in cui si esaminava il fatto che il Re volesse dare in concessione la zecca dal Duero a tutta l’Estremadura  per sette anni impegnandosi affinchè il conio non venisse alterato. In cambio pretendeva una tassa (detta “imposta del maravedi” ) di un maravedi d’oro a carico di ogni abitante. Logicamente se la nobiltà poteva pagare un maravedi d’oro, così non poteva farlo la gente del popolo che conosceva solo denari di biglione (dineros de vellòn) o poco di più e un maravedi valeva 90 dineros.

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12218.jpg

Numismatik Lanz München
Auction  Auction 141 (26.05.2008)
Lot  888

 

Vorrei prendere spunto da questa bellissima moneta per descrivere la via di due importanti imperatrici bizantine.

La moneta postata è un histamenon d'oro, ovvero l'evoluzione del solido d'oro bizantino.L'histamenon fu coniato dopo il 960 D.C. era più leggero, sottile e largo.

Per quanto attiene all'effige.

Al dritto è ritratto il volto della Vergine. Sul suo petto troviamo il volto di un giovane Cristo entro una croce.

Simboli estremamente cristiani, e molti di voi potrebbero pensare che le due imperatrici furono dedite alla vita e agli insegnamenti cristiani.

Admin

 

Claudio non ce ne vorrà se gli "rubiamo" un post:  http://www.tuttonumismatica.com/topic/1695-zoe-e-teodora-due-imperatrici-bizantine/#entry15061

e inseriamo questa affascinante moneta - e parte del testo a commento -  in questo topic, in quanto rappresentativa di una coniazione - quella bizantina - sinora non  rappresentata in questo topic e, comunque, ben meritoria.

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No @@Piakos non mi dipiace affatto :).

E' una bellissima moneta bizantina, chi vorrà seguire il topic che sto iniziando, scoprirà chi erano le imperatrici bizantine ritratte..

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Al fine di agevolare i visitatori a meglio individuare e comprendere l'importanza della  moneta da ultimo  postata, esplicitiamo la seguente scheda di altro esemplare dello stesso conio, con stile differente:

 

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  blank.gif
Source blank.gif
Jean Elsen & ses Fils S.A.link.gif blank.gifAuction Auction 112 (17.03.2012)link.gif Lot 441  ( «  |  » ) Estimate 50000 EUR Price 50000 EUR (~65541 USD)

 

Description

Zoé et Théodora (21 avril - 12 juin 1042), AV histamenon, Constantinople. Droit : + ΘK[..] RΘ TAC RACIΛICCIC B. nimbé de la Vierge orante de face, présentant sur sa poitrine la tête nimbée du Christ enfant. Revers : + Z[..]HN- S Θ[..]OΔ[..]P B. couronnés des deux impératrices de face, vêtues du sakkos et du maniakon, tenant entre elles un labarum orné de cinq points. Ref.: Sear, 1827; R., -; B.N. p. 631; D.O. 1 (du même coin de droit). 4,42g. De la plus haute rareté. Frappé sur flan large, avec un petit éclat sur la tranche.

 

Claudio @@Admin non ce ne vorrà...se in qualche modo forniamo una piccola anticipazione sul suo excursus.

:)

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Più volte abbiamo sostenuto che la monetazione papale è una delle più interessanti.

Le monete pontificie raggiungono, specificamente nel periodo barocco con le piastre, dei vertici iconografici che rendono la bellezza con ampio flan, atteso il diametro coniato di queste monete che ha pochi rivali nelle coniazioni di tutti i tempi.

 

Questa piastra del è 1677, per il secondo anno di pontificato di Innocenzo XI e raffigura al diritto lo stemma pontificio, ricco di volute floreali, con le tipiche chiavi (S. Pietro) decussate: in poche parole il simobolo del potere papale, terreno e celeste nel contempo. La foto professionale è stata scattata da Fabrizio Galiè.

 

Al rovescio c'è la facciata della basilica di S. Pietro, riprodotta con grande precisione per rendere l'imponenza architettonica.

 

L'icisione è Hamerani.

La moneta ha una stupenda patina iridiscente in evoluzione.

 

Concludiamo osservando che la medaglistica e la monetazione papali costituiscono la prosecuzione della grandezza di Roma...così come l'architettura, i riti e le liturgie ecclesiali e dei palazzi vaticani perpetuano in vario modo l'utima fase del mondo antico. Quanti Senatori romani (si fecero) furono  vescovi e alti prelati tra il terzo e il VI secolo d.C.?

Molti...forse troppi.

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Impossibile non postare una regina come quella che segue.

Il decadramma per Siracusa ad opera di Eveneto...che ha firmato il proprio lavoro al diritto sotto il collo della stupenda raffigurazione della ninfa Arethusa.

La moneta è stata licitata dalla NAC nell'asta dello scorso novembre ed è stata aggiudicata a circa 400.000 euro...cioè alla somma che mediamente è necessaria ad un collezionista di buon livello e di buone risorse per costruire una buona collezione nell'arco di una vita.

Molto interessante il commento che la NAC ha redatto sulla moneta e che posto nella forma originale (in inglese). Con un minimo di impegno chiunque può tradurre, per cui ritengo non opportuno aggiungere altro sulla moneta e la sua storia, mi limito ad osservare che le incisioni sono inappuntabili nella loro bellezza e nello stile.

 

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Numismatica Ars Classica NAC AG blank.gifAuction Auction 74 (18.11.2013) Lot 281  Estimate 150000 CHF Price 400000 CHF (~437028 USD)       blank.gifblank.gif

Description
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ITALY
SICILY
SYRACUSE, Dionysius I, 406–367. Decadrachm c. 400 BC, Attic standard, AR 43.40 g. Work signed by the engraver Euainetos. Obv. Quadriga galloping left, driven by charioteer holding kentron in right hand and reins in left, crowned by Nike flying right; in exergue, suit of defensive armour consisting of shield, cuirass between two greaves, and helmet. Rev. SU-PA-K-O-SIWN / EU-AINE Head of the nymph Arethusa left, crowned with reed-wreath, wearing triple-drop earring and necklace; around, four dolphins; border of dots. Literature BMC Sicily - cf. 171, 176–181 (legend differently subdivided) SNG ANS 364–366 SNG München 1075 Baumann 142 A. Gallatin, Syracusan Dekadrachms of the Euainetos Type , Cambridge Mass, 1930, RIII/CI Antikenmuseum Basel 480 Jameson 828 M.-M. Bendenoun, Coins of the Ancient World, A Portrait of the JDL Collection , Tradart, Genève, 2009, 7 (this coin). Condition Very rare and among the finest specimens known of this desirable and important issue. Perfectly struck and exceptionally complete, light iridescent tone.Good extremely fine. Provenance Tkalec AG, Zürich 1996, lot 13. Note Coins of the artist Euainetos are among the most exquisite works of art from the ancient Greek world. Of special value are his decadrachms, which must have been distributed widely, for they were influential to artists in regions far removed from the shores of Sicily. It is unlikely that many were exported through the normal channels of commerce, and we might suggest that, much like the staters of Olympia, some were acquired as keepsakes and were carried to a variety of destinations. The decadrachms of Kimon and Euainetos were introduced early in the reign of the tyrant Dionysius I (405-367 B.C.), and those of Euainetos continued to be struck for decades, perhaps even beyond the 360s. We might presume that Dionysus took a personal interest in producing such large coins of fine style to evince his patronage of the arts and to promote the success of his rule. There is also good reason to believe that after the Euainetos’ initial contributions, die cutting for the series eventually was carried out by understudies and successors. In some cases Euainetos’ signature appears to have been retained as a fixed element of the design until about midway through, when it was lost altogether. In general, these understudies meticulously copied the work of the master engraver. Gallatin notes that the entire series “...shows a most amazing repetition of the details of the arrangement of the hair, locks and curls being slavishly repeated.” Though a precise context has not been convincingly established for the Syracusan decadrachms of Kimon and Euainetos, it is tempting to associate their introduction with a military victory. The display of armour and weaponry that appears in the exergue is militant, and the inscription AΘΛA, which indicates ‘prizes,’ or at least ‘agonistic contests,’ only adds to that prospect. Since it was a common practice of Greek soldiers to engrave dedicatory inscriptions on captured armour, a connection might be drawn between that phenomenon and what is presented on the decadrachms. The obverse also appears to allude to victory with its vivid scene of a charioteer guiding his team through a bend. The dies used to strike this particular decadrachm almost certainly were the work of Euainetos himself, for they are each the third in the series. This coin was struck from the first die in the series on which the engraver’s name is presented in the usual truncated form EYAINE, as the two dies that seem to have preceeded this one bear an expanded signature, either EYAINETOY or EYAINETO.

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Impossibile non postare una regina come quella che segue.

Il decadramma per Siracusa ad opera di Eveneto...che ha firmato il proprio lavoro al diritto sotto il collo della stupenda raffigurazione della ninfa Arethusa.

La moneta è stata licitata dalla NAC nell'asta dello scorso novembre ed è stata aggiudicata a circa 400.000 euro...cioè alla somma che mediamente è necessaria ad un collezionista di buon livello e di buone risorse per costruire una buona collezione nell'arco di una vita.

Molto interessante il commento che la NAC ha redatto sulla moneta e che posto nella forma originale (in inglese). Con un minimo di impegno chiunque può tradurre, per cui ritengo non opportuno aggiungere altro sulla moneta e la sua storia, mi limito ad osservare che le incisioni sono inappuntabili nella loro bellezza e nello stile.

 

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Numismatica Ars Classica NAC AG blank.gifAuction Auction 74 (18.11.2013) Lot 281  Estimate 150000 CHF Price 400000 CHF (~437028 USD)       blank.gifblank.gif

Description

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ITALY

SICILY

SYRACUSE, Dionysius I, 406–367. Decadrachm c. 400 BC, Attic standard, AR 43.40 g. Work signed by the engraver Euainetos. Obv. Quadriga galloping left, driven by charioteer holding kentron in right hand and reins in left, crowned by Nike flying right; in exergue, suit of defensive armour consisting of shield, cuirass between two greaves, and helmet. Rev. SU-PA-K-O-SIWN / EU-AINE Head of the nymph Arethusa left, crowned with reed-wreath, wearing triple-drop earring and necklace; around, four dolphins; border of dots. Literature BMC Sicily - cf. 171, 176–181 (legend differently subdivided) SNG ANS 364–366 SNG München 1075 Baumann 142 A. Gallatin, Syracusan Dekadrachms of the Euainetos Type , Cambridge Mass, 1930, RIII/CI Antikenmuseum Basel 480 Jameson 828 M.-M. Bendenoun, Coins of the Ancient World, A Portrait of the JDL Collection , Tradart, Genève, 2009, 7 (this coin). Condition Very rare and among the finest specimens known of this desirable and important issue. Perfectly struck and exceptionally complete, light iridescent tone.Good extremely fine. Provenance Tkalec AG, Zürich 1996, lot 13. Note Coins of the artist Euainetos are among the most exquisite works of art from the ancient Greek world. Of special value are his decadrachms, which must have been distributed widely, for they were influential to artists in regions far removed from the shores of Sicily. It is unlikely that many were exported through the normal channels of commerce, and we might suggest that, much like the staters of Olympia, some were acquired as keepsakes and were carried to a variety of destinations. The decadrachms of Kimon and Euainetos were introduced early in the reign of the tyrant Dionysius I (405-367 B.C.), and those of Euainetos continued to be struck for decades, perhaps even beyond the 360s. We might presume that Dionysus took a personal interest in producing such large coins of fine style to evince his patronage of the arts and to promote the success of his rule. There is also good reason to believe that after the Euainetos’ initial contributions, die cutting for the series eventually was carried out by understudies and successors. In some cases Euainetos’ signature appears to have been retained as a fixed element of the design until about midway through, when it was lost altogether. In general, these understudies meticulously copied the work of the master engraver. Gallatin notes that the entire series “...shows a most amazing repetition of the details of the arrangement of the hair, locks and curls being slavishly repeated.” Though a precise context has not been convincingly established for the Syracusan decadrachms of Kimon and Euainetos, it is tempting to associate their introduction with a military victory. The display of armour and weaponry that appears in the exergue is militant, and the inscription AΘΛA, which indicates ‘prizes,’ or at least ‘agonistic contests,’ only adds to that prospect. Since it was a common practice of Greek soldiers to engrave dedicatory inscriptions on captured armour, a connection might be drawn between that phenomenon and what is presented on the decadrachms. The obverse also appears to allude to victory with its vivid scene of a charioteer guiding his team through a bend. The dies used to strike this particular decadrachm almost certainly were the work of Euainetos himself, for they are each the third in the series. This coin was struck from the first die in the series on which the engraver’s name is presented in the usual truncated form EYAINE, as the two dies that seem to have preceeded this one bear an expanded signature, either EYAINETOY or EYAINETO.

 

Come recitava uno spot recente:< Ti piace vincere facile, eh?>

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Postiamo un medaglione di Costanzo II, battuto a Roma intorno al 350, probabilmente per la visita dell'Imperatore nella città...in un'epoca in cui i Principi dell'impero già non risiedevano più stabilmente nell'Urbe.

 

Osserviamo la bellezza di questo conio che assume caratteri  magici perchè, come ha scritto un grande numismatico appassionato del bronzo imperiale: mentre l'oro e l'argento fissano i ritratti...nel bronzo l'Imperatore è come se respirasse ancora. Questo Signore Collezionista si chiama Luc Girard, un avvocato di Parigi che, inaspettatamente, decise di restituire al mercato la sua collezione di bronzi imperiali...dispersi in un'asta abbastanza recente della NAC a Zurigo.

 

Tornando al nostro topic...cosa possiamo osservare in questo bellissimo esemplare?

Vediamo in primis un gesto che Costanzo II fa con la mano destra: cioè benedice (il proprio popolo) e, nel contempo, la benedizione simboleggia la protezione imperiale contro l'avverso destino. Al riguardo possiamo richiamare il post precedente dove abbiamo descritto una piastra di Innocenzo XI e dove abbiamo sostenuto che il Papato ha perpetuato, nei secoli e sino ad oggi, la magnificenza di Roma Imperiale: le liturgie, i concistori, le gestualità, lo splendore, i riti, lgli ostensori...oltre - occorre essere obiettivi – ad una grande cultura, all'arte ed alla monumetalità. Non spetta a noi sindacare su queste cose ed aprire temi contrastanti tra l'insegnamento e il messaggio dei primi cristiani e la successiva Chiesa di Paolo e di Roma che si è contradditinta con canoni e scelte liturgiche e dogmatiche forse non indubitabili. Dobbiamo comprendere che, in seno alla chiesa di Roma, un certo modo di intendere la sacralità di Cristo ad un certo punto vinse, prima contro l'intera  cultura occodentale (c.d. pagana) e quindi, tramite i concilii, con il canone dei vangeli e nelle liturgie.
Resta il fatto che il gesto della mano di Costanzo II in questa moneta...ci dice tante e, forse, troppe cose...inerenti al tramite che la Chiesa ha saputo interpretare e mediare nella storia, in un lungo percorso tra il mondo antico e quello moderno.

 

Osserviamo inoltre, in questo medaglione, la fine definitiva della Roma dei primi Cesari...gli Imperatori susseguitisi da Cesare...sino ad almeno Settimio Severo, sono ormai scomparsi per sempre: è scomparso il loro stile, il loro essere innanzitutto romani in Roma, le loro concezione dell'impero e del mondo.
Qui, con Castanzo II, vediamo che qualcosa di nuovo si sta cristallizzando dopo il travaglio del III secolo: vediamo appunto quel gesto della mano trasmesso e fissato nel bronzo e con il bronzo, vediamo la clamide al diritto del medaglione, vediamo il diadema tempestato di gemme, una veste elaborata e preziosa...vediamo un imperatore già risplendente d'oro che si allontana dalle cose del mondo per vivere fuori dal mondo comune, come un dio che disfa a suo esclusivo piacimento e secondo il proprio volere crea e costruisce.
Un essere onnipotente.
Al riguardo Ammiano Marcellino ci ha trasmesso testimonianza circa l'incedere imperiale e sulla magnificenza del personaggio (Storia di Roma , XVI: 10, 6-9) con un passo probabilmente riferibile alla visita dell'Imperatore, nel 357 d.C.

 

post-208-0-84719300-1398896584_thumb.jpg L'Obelisco Lateranense di Roma, eretto da Costanzo II nel Circo Massimo durante la sua visita nel 357, in occasione dei propri vicennalia, reca una iscrizione celebrante la vittoria su Magnenzio.  post-208-0-86789600-1398896676.jpg Qui vediamo un solido di Costanzo II che celebra i Vicennalia.

 

In Costanzo II ( e in tutti i Signori imperiali del IV secolo), non c'è più Roma...ma c'è l'oriente, sopra tutto la perpetuazione dell'oro per le merci, e le merci per l'oro (da un frammento di Eraclito) ..in un mondo dove la cesura tra occidente e oriente è già netta in una ricchezza e nella potenza che già sono diseguali a favore della città sul Bosforo e delle regioni da essa direttamente controllate e ad essa attigue.

 

Osseviamo tuttavia che lo stile di Bisanzio ancora non distrugge, in questa moneta e in questo periodo, l'arte classica. Come sappiamo Bisanzio nell'arte significa assenza della plastica e della massa, il trionfo di linee eteree e prive di gravità, tutto è incentrato sulla frontalità e su schemi iconici. Finiscono, con Bisanzio, il realismo e il naturalismo propri dell'arte antica.
In questo medaglione tuttavia, le acque dello stile bizantineggiante non si sono ancora richiuse o concluse: il profilo imperiale è ancora suffcientemente realistico e i tratti di Costanzo II ben riconoscibili e non stereotipati, come avverrà poco dopo, in una ritrattistica numismaatica priva di originalità e assolutamente monotona.

 

Ma, sopra tutto, è il rovescio che ci incoraggia. Osservate la plastica dei corpi ben stigmatizzati, il ritratto dell'imperatore molto curato e ancora più fisionomizzato e, ancora,  osservate il dialogo degli sguardi tra l'Imperatore e la Vittoria. Sembrano due innamorati.
Questo amore intenso e voluto testimonia l'invincibilità dell'imperatore che può contare appunto sulla protezione della Vittoria che lo abbaccia e lo guida. Siamo ovviamente nel pieno della propaganda.
Stigmatizziamo quindi queste note salienti, che possono sembrare forse eccessive ma pure sono molto importanti. Nell'arte figurativa la forma del dialogo, con sguardi e gesti diretti e non mediati, rappresentano una forma di naturalismo e di richiamo alla realtà delle cose terrene.
Come sappiamo, con Bisanzio...a far data dalla fine del IV secolo queste caratteristiche salienti scompaiono progressivamente...a favore di una dimensione eterea dove la linea prevale sulla massa e sul plasticismo. Per ritrovare forme proprie del naturalismo nel mondo dell'arte, con gli occhi che dialogano, con le masse plastiche dei corpi e delle forme, si dovrà attendere quasi mille anni...almeno sino a Giotto.

Infine per testimoniare la ripondenza dei profili di questo medaglione alle sembianze di Costanzo II, sia nel diritto che, sopra tutto nel rovescio, postiamo una testa in marmo di Costanzo II, proveniente dalla Siria.

 

post-208-0-35522500-1398895188_thumb.jpg

 

(Le idee ed il commento rappresentato in questo topic sono di renzo Apolloni).

 

(Continua...)

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post-208-0-83021200-1398896094_thumb.jpg Solido di Costanzo II.

 

Ed infine...per completezza qualche nota storica.

 

L'impero di Costanzo II inizia nel 337 d.C. nell'impero romano di oriente. La sovranità imperiale di Costanzo II si estende anche sull'impero romano di occidente a partire dal 350-353 d.C. con la morte dell'augusto Costante I, fratello di Costanzo II, e l'ascesa al trono dell'usurpatore Flavio Magno Magnenzio. Nel 350 il generale Magnenzio depone e uccide l'augusto Costante I, autoproclamandosi augusto dell'impero romano di occidente. Il suo titolo non viene però riconosciuto dall'augusto di oriente Costanzo II che inizia una campagna militare contro le legioni di Magnenzio. Nella battaglia di Mons Seleucus ( 353 ) l'usurpatore Magnenzio viene sconfitto e ucciso. Tolto di mezzo l'usurpatore, l'augusto di oriente Costante II non nomina un nuovo e legittimo augusto di occidente, preferendo tenere sotto la sua sovranità sia l'impero romano di oriente che quello di occidente. Sotto la sovranità di Costanzo II l'impero romano torna ad avere un unico imperatore augusto. Tuttavia, Costanzo II si distingue dal padre Costantino ( impero di Costantino ) e dal fratello  (impero di Costante e Costanzo ) sotto molti aspetti e, in particolar modo, per il suo sostegno all'arianesimo ( cristianesimo del prete Ario ).

 

post-208-0-11332100-1398896221_thumb.jpg Costanzo II, raffigurato sul missorium di Kerch, affiancato da un soldato il cui scudo è decorato col chi-ro e dalla Vittoria con corona d'alloro e ramo di palma.

 

Nemici interni ed esterni.

 

post-208-0-73033900-1398896173_thumb.jpg Costanzo II follis: cavaliere romano trafigge il nemico.

 

La sovranità dell'imperatore Costanzo II è costantemente minata da pericoli esterni ed interni. Le incursioni barbariche e i saccheggi nei territori romani di confine costingono l'imperatore a impegnarsi in una guerra contro gli alemanni ( 354-355 ) e contro le popolazioni a nord del Danubio dei sarmati e dei quadi ( 357-358 ). Sul versante orientale Costanzo II deve fronteggiare anche da una nuova fase di espansionismo dei sasanidi ( 359 ). All'interno Costanzo II deve, invece, affrontare diverse rivolte e usurpazioni, in particolar modo quella del cesare di oriente Costanzo Gallo ( 354 ) e quella del generale Claudio Silvano ( 355 ). Costanzo II sembra saper affrontare meglio i nemici interni che quelli esterni.

Rivolta di Giuliano.

Nel 360 l'imperatore Costanzo II organizza la campagna militare contro i sasanidi e chiede al cesare Giuliano di inviargli in oriente una parte delle legioni romane stanziate in Gallia. I motivi della richiesta sono dettati sia dalla necessità di rinforzare le legioni orientali contro i sasanidi e sia dalla volontà di indebolire Giuliano dalla tentazione di usurpare il trono imperiale durante l'assenza di Costanzo II. Tuttavia, le legioni galliche si oppongono alla richiesta dell'imperatore, proclamando augusto il cesare Giuliano ( 360 ). L'imperatore Costanzo II evita di iniziare subito una nuova guerra civile conto Giuliano, ritenendo più importante affrontare la minaccia sasanide. Nel corso della campagna orientale Costanzo II riconquista diversi centri, tra cui Edessa, ma è, infine, costretto a rientrare ad Antiochia per difendersi dall'avanzata verso oriente delle legioni romane di Giuliano. Lo scontro tra i due eserciti romani viene impedito soltanto dall'improvvisa morte di Costanzo II ( 361 ) a causa di una febbre contratta durante il suo viaggio di ritorno. Con la morte di Costanzo II la sovranità dell'impero romano passa interamente nelle mani del cesare Giuliano ( impero di Giuliano ).

 

(Cenni tratti dal Web).

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Scrive Piakos a proposito del ritratto di Costanzo II : ''il profilo imperiale è ancora suffcientemente realistico e i tratti di Costanzo II ben riconoscibili e non stereotipati, come avverrà poco dopo, in una ritrattistica numismaatica priva di originalità e assolutamente monotona''.

E' la solita lotta tra i naturalisti e gli spiritualisti. Vedo che Piakos è della prima scuola... io appartengo alla seconda. Infatti per me i ritratti di fine impero d'occidente sono meravigliosi. La figura dell'imperatore si spersonalizza, diventa sublime, supera i tratti somatici... Quello che conta non è più il ritratto, ma la funzione: non è più imperatore Nerone o Adriano o Caracalla... è imperatore chi porta il diadema, la veste con le gemme, le scarpe di porpora.

Questo del tardo impero è un periodo fecondo per la numismatica. Inizia proprio qui l'arte numismatica cristiana. Parte in sordina con qualche timida apparizione del cristogramma, per arrivare nel primo quarto del V secolo ad essere elemento predominante sui solidi con la grande croce tenuta da una Vittoria che forse si è già tramutata in un Angelo.

Affascinante... anche perchè i tempi non erano proprio di quelli facili...

 

Arka

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Ben vengano i contributi e le idee...importante è esporle. Auspichiamo che il tutto sia utile per i lettori che vorranno darci una parte del loro tempo...leggendoci. Le successive note e considerazioni sono comunque in tema con il post sul medaglione di Costanzo II e sull'arte valutabile in quella moneta ripstto ai tempi coevi e successivi.

:)

 

Ad Arka, in tema di spiritualità e di spiritualismo,  posso solo proporre qualche enigma, per rispettosa ed utile dialettica scientifica.

 

1) Sosteneva già Eraclito in un'epoca in cui le statue pagane  imperversavano senza rivali ed erano assolutamente vincenti nella ricerca del naturale: Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, tu potresti mai trovare i confini dell'anima: così profondo è il suo lógos. (45 - Diels-Kranz).

 

 

2) post-208-0-75289600-1398899690.png

 

3) Lo gnosticismo è stato un movimento filosofico religioso molto articolato, la cui massima diffusione si ebbe tra il II e il IV secolo dell'era cristiana. Il termine gnosticismo deriva dalla parola greca gnósis (γνῶσις), «conoscenza». Una definizione piuttosto parziale del movimento, basata sull'etimologia della parola, può essere: "dottrina della salvezza tramite la conoscenza". Mentre il cristianesimo tradizionale  (così come definito dai concili ecumenici) sostiene che l'anima raggiunge la salvezza dalla dannazione eterna per grazia di Dio principalmente mediante la fede, per lo gnosticismo invece la salvezza dell'anima dipende da una forma di conoscenza superiore e illuminata (gnosi) dell'uomo, del mondo e dell'universo, frutto del vissuto personale e di un percorso di ricerca della Verità. Gli gnostici dunque erano "persone che sapevano", e la loro conoscenza li costituiva in una classe di esseri superiori, il cui status presente e futuro era sostanzialmente diverso da quello di coloro che, per qualsiasi ragione, non sapevano.

 

 

4) Lo spiritualismo promosso da Bisanzio fu diffuso, finchè fece comodo, tramite bande di monaci Parabolani "servi dello Spirito" (una sorta di Talebani di Cristo) che avevano la pietra, il coltello e le torce piuttosto facili...

 

5) « ὅταν βλέπω σε, προσκυνῶ, καὶ τους λόγους.
τῆς παρθένου τὸν οἶκον ἀστρῷον βλέπων
εἰς οὐρανὸν γάρ ἐστι σοῦ τὰ πράγματα,
Yπατία σεμνή, τῶν λόγων εὐμορφία,
ἄχραντον ἄστρον τῆς σοφῆς παιδεύσεως. »

 

« Quando ti vedo mi prostro davanti a te e alle tue parole,
vedendo la casa astrale della Vergine,
infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto
Ipazia sacra, bellezza delle parole,
astro incontaminato della sapiente cultura.
»

 

(Pallada, Antologia Palatina, IX, 400)

Nota. Ipazia fu massacrata da bande di monaci parabolani nel 415 d.C. ad Alessandria.

 

 

6) Giustiniano si mostrò particolarmente sensibile alle questioni religiose: favorì l’ortodossia cattolica; condannò duramente tutti i movimenti ereticali; ordinò il battesimo ai pagani; nel 529 dispose la chiusura delle pagane scuole filosofiche di Atene (Accademia, Liceo, Stoà) decretando la fine del pensiero filosofico e speculativo (cioè della conoscenza), inoltre si ingerì nelle questioni della Chiesa, intervenendo nella creazione dei vescovi e arrivando a deporre il papa Silverio (537).

 

 

7) Occorrerebbe discutere a lungo, aprendo un topic ad hoc tra spiritualismo di potere, propaganda e conversione da una parte... e spiritualismo dell'anima dall'altra. Al riguardo, l'allontanarsi dal naturalismo da parte di Bisanzio potrebbe identificarsi nella costituzione di un ordine nuovo e di un sistema che pepetua se stesso e la cerchia del potere: precipitando nel buio gli intelletti, gli oppositori e la conoscenza. Quante colpe possono avere gli eterei angeli bizantini, dilaganti nell'oro?

 

 

Ma la cosa che più stupisce è come, tramite la numismatica e la disamina di coniazioni di grande bellezza e maestria si possa spaziare in ambiti culturali vari ed anche esoterici, dimostrando ancora una volta come le monete siano specchio di cultura, conoscenza ed arte.

(Mi scuso per l'accentuazione tramite l'uso del neretto)

:)

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Io parlavo semplicemente di naturalisti e spiritualisti in numismatica. Ovvero i cultori del ritratto vs. cultori della simbologia.

Abbiamo già parlato del fatto che la scelta di rappresentare l'imperatore con tratti somatici non individuali ma stereotipati fu fatta da Diocleziano. Infatti i quattro tetrarchi si assomigliano talmente tanto da diventare un solo ritratto, quello imperiale. Questo era lo scopo della propaganda di Diocleziano.

Con Costantino Magno la ritrattistica imperiale si evolve, l'imperatore si avvia a diventare Dominus Noster, un essere sovranaturale. Il ciclo si conclude all'epoca di Onorio e Arcadio dove il ritratto è assolutamente simbolico.

Ma non per questo meno bello dei ritratti del primo secolo...

 

Arka

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Io parlavo semplicemente di naturalisti e spiritualisti in numismatica. Ovvero i cultori del ritratto vs. cultori della simbologia.

Abbiamo già parlato del fatto che la scelta di rappresentare l'imperatore con tratti somatici non individuali ma stereotipati fu fatta da Diocleziano. Infatti i quattro tetrarchi si assomigliano talmente tanto da diventare un solo ritratto, quello imperiale. Questo era lo scopo della propaganda di Diocleziano.

Con Costantino Magno la ritrattistica imperiale si evolve, l'imperatore si avvia a diventare Dominus Noster, un essere sovranaturale. Il ciclo si conclude all'epoca di Onorio e Arcadio dove il ritratto è assolutamente simbolico.

Ma non per questo meno bello dei ritratti del primo secolo...

 

Arka

Nulla da eccepire.

Ho voluto cogliere l'occasione per fare un po' di divulgazione.

:) 

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Ogni occasione è buona... :D

 

Arka

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Ancora in tema di monete pontificie, nel ribadire che con queste coniazioni prosegue la storia e la grandezza artistica di Roma, postiamo questa piastra di Innocenzo XII coniata nel 1693, la data è sulla semicolonna alla sinistra dell'immagine posta al rovescio.

La foto professionale è stata scattata da Fabrizio Galiè.

L'allegoria è quella dell'abbondanza, che nelle monete imperiali aveva altra raffigurazione, quasi sempre trattavasi di una figura femminile stante con cornucopia. In altre monete romane imperiali troviamo lo stesso riferimento concettuale di cui alla piastra sopra postata, anche se con raffigurazione diversa: gli alimenti ai bimbi.

Postiamo al riguardo e di seguito due monete coniate sotto Traiano con immagini prese dal Web:

 

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post-208-0-03897800-1399673860_thumb.jpg

 

Per chiudere questo post evidenziamo lo stato di perfetta conservazione della piastra sopra in foto, che assume carattere monumentale nella figura del rovescio e che permette di apprezzare appieno la felice mano dell'incisore Peter Paul Borner che, in quell'epoca, fu un'alternativa alla dominanza degli Hamerani.

La raffigurazione del rovescio, tipicamente barocca, mostra la sua modernità:

- lo schema è piramidale...in linea con molti dei monumenti coevi;

- la ricchezza della veste della figura muliebre è anche tipica del periodo;

- da notare il movimento soggettivo e temporale rappresentato dai tre bimbi...il primo da sinistra è in attesa di nutrirsi, il secondo in braccio si sta nutrendo...l'ultimo, già sazio, sta per addormentarsi. L'allegoria può anche rappresentare le fasi della vita dell'uomo: la formazione, l'attività, la morte.

Possiamo inoltre vederci la pluralità della dimensione temporale in uno stesso momento...in una rappresentazione immaginifica che fu cara a molti Maestri del cinema, da Fellini a Kubrik.

Insomma...nessuno inventa mai veramente niente...ma l'uomo colto e sapiente nelle immagini d'arte può sintetizzare e sviluppare temi già rattati in modo innovativo e conforme ai tempi in cui vive.

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ODOARDO FARNESE

Monetazione di Piacenza - scudo da 6 lire.

Diritto: busto del Duca a destra, corazzato con spallaccio leonino, e con collare alla spagnola.

Rov.: S. Antonino in piedi a sinistra mentre tiene uno stendardo ove è raffigurato un dado.

In esergo indicazioni del millesimo e degli zecchieri.

La foto professionale è stata scattata da Fabrizio Galiè.

 

Postiamo questa moneta nel nostro topic per rendere omaggio alla monetazione italiana del 1600, con una moneta in conservazione eccezionale che rende particolarmente godibili i rilievi nella loro arte ed il conio.

Il ritratto esprime al meglio la tipicità del ritratto signorile, nell'Italia storicamente ormai decadente post rinascimento e post manierismo. L'epopea dei Farnese

 

La storia e l'epopea dei Farnese è un esempio di intraprendenza, fortuna, capacità e valore, un mito che ha pochi eguali.

Le prime notizie che si hanno di Farnese o Farneto, sono molto tarde (circa 1210), ma sappiamo che il territorio di Farnese era compreso in un feudo posto sotto la protezione di Orvieto. In questa città i membri della famiglia venivano appellati come i signori “de Farneto” e la loro presenza è ampiamente documentata. Il primo Farnese di cui si hanno notizie storiche è un certo Pietro, console di Orvieto nel 984. A partire dal XII secolo, quando si diffuse in Italia l'uso dei patronimici, essi adottarono il nome di uno dei loro più antichi possedimenti. Certamente i Farnese sarebbero stati annientati dai loro vicini (prefetti di Roma, conti d'Anguillara, signori di Bisenzio) se fossero rimasti confinati nelle loro terre. Ma, con lungimiranza,  si divisero tra le lor campagne e la città. Alla fine, giuste le ricompense territoriali ricevute dai Pontefici per i loro servigi quali abili uomini d'arme ed invincibili condottieri, dominarono su tutta la Tuscia: dal castello della Sala ad Orvieto, da Ronciglione per Bolsena a Castro, sino a Montalto e ai confino con l'Argentario.

Un territorio immenso.

Poi i Farnese fecero carriera a Roma e Alessandro divene Papa con il nome di Paolo III, anche grazie alle intraprendenze della sorella Giulia "la bella".

Presero possesso, giusto il favore del loro Papa, del ducato di Parma e Piacenza...ma non furono in gradio di tenere i loro territori nella Tuscia...giusta la distruzione di Castro decretata dalla bolla pontificia per i debiti accumulati dai Farnese con il Papato e mai restituiti.

 

post-208-0-37151000-1400017068.jpg Ecco un ritratto di Odardo, come principe ereditario, ben riconoscibile nei tratti somatici rispetto alla moneta postata.

 

Odoardo era figlio di Alessandro Farnese, terzo duca di Parma, e della principessa Maria d'Aviz. Era anche conosciuto come Edoardo. Odoardo era discendente diretto di papa Paolo III e pronipote del cardinale Alessandro Farnese il giovane. Destinato alla carriera ecclesiastica, durante la sua gioventù, lo zio si occupò direttamente della sua educazione. All'età di sedici anni, nel 1589 era già abate commendatario di Grottaferrata. Due anni dopo, il 6 marzo 1591, fu creato cardinale diacono da papa Gregorio XIV, ricevette la berretta rossa ed il titolo di Sant'Adriano il 20 novembre 1591.

L'11 gennaio 1621, in qualità di protodiacono, optò per l'ordine dei cardinali presbiteri, senza ricevere alcun titolo. Il 3 marzo successivo optò per l'ordine dei cardinali vescovi e per la sede suburbicaria di Sabina. Fu consacrato vescovo venerdì 2 luglio nella Chiesa del Gesù di Roma, dal cardinale Roberto Bellarmino, assistito da Diofebo Farnese, patriarca latino titolare di Gerusalemme e da Galeazzo Sanvitale, arcivescovo di Bari. Il 27 settembre 1623 optò per la sede suburbicaria di Frascati.

Nel periodo in cui fu titolare di questa sede si adoperò per dare lustro alla cattedrale, portò il numero dei chierici da 4 a 10, scegliendoli tra i più indigenti, intelligenti e onesti, e la dotò delle reliquie di San Filippo Neri. Principe del ducato di Castro e Ronciglione, dal 1622 fu reggente del ducato di Parma fino alla morte, avvenuta il 21 febbraio 1626. La sua salma fu trasferita a Roma ed inumata davanti all'altare maggiore della Chiesa del Gesù.

Per dotare questa chiesa di un alloggio per i gesuiti, il cardinale spese 100.000 scudi, facendo costruire accanto alla chiesa stessa, su disegno di Girolamo Rainaldi la cosiddetta "Casa Professa dei Gesuiti", all'interno della quale fu inclusa la piccola casa dove Sant'Ignazio di Loyola trascorse i suoi ultimi anni. Sulla sua tomba risalta questa epigrafe: ODOARDO. S.R.E. CARDINALI. FARNESIO. EPISCOPO. TUSCULANO. ALEXANDRI. PARMAE. ET PLACENTIAE. DUCIS. ET. PRINCIPIS. MARIAE. LUSITANAE FILIO.

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Sempre con l'ordine ad andirivieni che abbiamo adottato in questa discussione, non pianificata e del tutto spontanea, postiamo adesso un tetradramma della Sicilia antica a nome AITNAION.

 

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Questo famoso tetradramma (famoso almeno tra gli addetti i lavori :) ) è stato attribuito al c.d. Maestro del Sileno (o Maestro di Aitna), di cui si conosce questo unico esemplare, si trova a Brussels (Bibliòtheque Royale de Belgique).

Ex collezione De Hirsch.

L'autenticità dell'esemplare di Bruxelles sarebbe per alcuni  fuori di dubbio, grazie anche ad accurati esami metallografici e microscopici (tuttavia non pubblicati) e poi lo stesso pedigree appare a vantaggio della sua autenticità. Parole mutuate da un commento di un noto studioso della moneta siceliota.

La moneta riporta al D. la testa di Sileno, che alluderebbe non Giove aitnaios ma a Dioniso, con le orecchie appuntite e uno scarabeo. Nel bordo è l'etnico ΑΙΤΝΑΙΟΝ, contornato da un cerchio puntato.

Al rovescio è rappresentatoZues Aitnaios, protettore dell'Etna, volto verso destra, seduto su un trono riccamente decorato e coperto da quella comunemente descritta come una pelle leonina, in realtà è probabile che trattasi di pelle di pantera in quanto sono rintracciabili delle macule e, peraltro, la pantera era sacra a Dioniso. Il Dio è vestito con un ιματιον (imation), che passa sopra la spalla sinistra...ma compare incongruamente a piombo e con una sorta di mini mantello sulla spalla destra (?). Nella mano destra che è in alto sopra la testa tiene un tralcio di vite e per tale gesto il bicipite - rigonfio - sembra compiere uno sforzo, mentre la mano sinistra, con il braccio esteso avanti, tiene un fulmine alato, simile a quello delle monete di Catana....che invece dovrebbe essere tenuto con il braccio destro: in quanto la folgore è sempre pronta ad essere scagliata (?). Avanti una sorta di aquiloide o cicognoide (?), con le ali chiuse sulla cima di un albero di pino...in posizione incongrua e non naturale, peraltro la cima non reggerebbe il peso di tale uccellone. La moneta pesa 17,23 g ed ha un diametro di 26 mm.

Il culto di Zeus Aitnaios è riportato nelle odi di Pindaro. La moneta risale al periodo di Aitna/Katane (576-461 a.C.) o a quello Aitna/Inessa (successivo al 461 a.C.).

G. E. Rizzo sostiene che allo stesso maestro sono da attribuire un tetradramma di Katane e uno di Naxos (molto noto tra gli estimatori della monetazione Siceliota).

 

In realtà non è da escludere che la moneta di cui sopra possa essere stata ispirata in tempi non coevi da queste monetine della greca Catania (Katane) , dette litre (in argento) dal peso contenuto tra 0,85 g. e 0,60 g. coniate tra il 470 a.C. e la metà del V secolo.

 

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Le foto provengono da una ex collezione privata già portata all'attenzione del MIBAC.

 

L'analisi storica, stilistica e comparativa sul tetra di Brussels ha evidenziato alcune incongruenze che meriterebbero adeguata confutazione tecnica a conferma dell'autenticità. nel contempo l'esame metallografico e chimico sulla moneta meriterebbe adeguata pubblicazione.

 

Per chi vuole indagare questo singolare ed intrigante caso numismatico riportiamo il link della discussione di approfondimento:

http://www.tuttonumismatica.com/topic/1608-il-tetradramma-di-aitna-con-testa-di-sileno-unicum/?p=14214

 

Si augura buona lettura agli interessati...eventuali commenti saranno graditi in coda a questo topic.

:)

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Kimon è stato uno dei massimi maestri incisori di conii del mondo antico, le sue creazioni fanno parte delle migliori opere della monetazione greca e i suoi conii si collocano al massimo livello dell'arte greca dell'ultimo quarto del V secolo a.C.

Kimon si è espresso nella metropoli di Siracusa in Sicilia ed è stato il primo incisore di conii a mostrare di fronte la testa della ninfa Aretusa, figura che caratterizza la monetazione della metropoli Siceliota, di cui postiamo di seguito le immagini, da notare la plasticità (la massa prevale sulla linea) della raffigurazione:

 

 

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Aretusa, di fronte, leggermente girata a sinistra, capelli sciolti, delfini che nuotano tra i capelli; AREΘOΣA in giro; [ΚΙΜΩΝ] sull'ampyx, piccolo ΣΩ nascosto tra i capelli sulla sinistra.

 

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Aretusa su quadriga veloce a sinistra, tiene le redini; sopra Nike che cammina e incorona Aretusa, la meta caduta sotto gli zoccoli dei cavalli, spiga di grano in esergo.

 

In questi conii Kimon usa i mezzi più delicati, per creare i suoi effetti, come i capelli svolazzanti, tra cui nuotano i delfini. È evidente l'associazione di questi effetti con il vento e il mare. La quadriga invece è in piena velocità e ottiene un effetto molto dinamico, il lavoro di Kimon si esprime al diritto con poche varianti mentre il rovescio ha due differenti raffigurazioni...di seguito postiamo l'altra soluzione iconografica scelta dal maestro per il secondo lato del tetradramma.

 

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Una novità è la rappresentazione di un carro a quattro, che impegna una curva, sormontata da una Nike in volo, e con l'auriga con i capelli e/o le vesti svolazzanti.

 

Kimon fu anche il creatore del decadramma coniato a Siracusa dopo la battaglia dell'Assinaro  Ha lasciato la sua firma su molti conii. Nella firma, come in altri dettagli, ha mostrato le sue capacità di lavorare su particolari minuti.

Nei conii con la vista frontale di Aretusa, sopra postata, ha lasciato la firma sulla fascia che trattiene i capelli. In questo caso la testa della divinità fu incisa sul conio del diritto, dato che c'erano state le precedenti esperienze dei coni di Euleidas, che si erano rotti a causa della maggiore usura che si ha nei conii del rovescio.

Kimon visse a Siracusa nel momento  di grande affermazione geopolitica e militare. Nel 413 a.C. infatti Siracusa riuscì a sconfiggere gli Ateniesi nel proprio porto, così segnando in favore del mondo dorico (Sparta e Corinto) la guerra del Peloponneso.

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Senza poter o voler competere con il capolavoro di Kimon sopra postato, pubblichiamo un'altra moneta greca con volto frontale al diritto, più o meno di analogo periodo al tetradramma di cui sopra:

 

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trattasi di una litra in argento, una monetina che poteva pesare da un minimo di 0,50/0,60 grammi ad un massimo di 0,75/0,90 grammi. Cioè uno spicciolo (di buon calibro economico) con cui si andava al mercato od al porto a fare la spesa...potremmo dire i 5/10 euro di oggi (più o meno).

 

Postiamo questo piccolo capolavoro per rendere e illustrare la capacità della monetazione siceliota (cioè della sicilia greca antica) di affascinare con le proprie immagini che, oltre il peso e le misure, non stancano mai di stupire per la bellezza e la resa delle immagini.

Il diritto è controverso sull'attribuzione dell'immagine (ninfa, apollo...)

Il rovescio mostra un suino e, forse, una ghianda: i dintorni di Abaceno, che era situata in mezza montagna, erano densi di boschi dove i suini venivano lasciati pascolare/grufare: tra alberi, macchia e radure.

 

Description
MONNAIES GRECQUES
SICILE
ABAKAINON.
No: 1039     Schätzpreis/Estimate CHF 750
d=11 mm
Litra, vers 420 av. J.-C. Tête féminine(?) de face, légèrement inclinée vers la g., les cheveux hirsutes. Rv. ABA Truie avec marcassin à g. sur une double ligne d'exergue. 0,45 g. A. Bertino, Le emissioni monetali di Abaceno, AIINS 20 (1975), 130, 21 et pl. XII, 21. SNG Lloyd 778. Très rare. Belle patine de trouvaille.
Superbe

 

La moneta poistata è transitata in una recente asta della NAC.

 

Di seguito postiamo un' altra litra in argento di Abaceno, analoga alla precedente ma di stile diverso, sempre di sorprendente bellezza...e dove l'attribuzione ad Apollo/Elios trova maggiore motivo iconografico.

 

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