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@Piakos,  non so se con "Carlo" ti riferivi a me :QUESTION:

Comunque sia, non posso non rispettare  Il tuo "innamoramento" per quella monetina di Adriano. Del resto ogni considerazione critica è, alla fin fine, assolutamente soggettiva.  Mi ricorda un po' il topic che avevo aperto sulla monetazione celtica, e le diametralmente opposte valutazioni di Arslan e di Bianchi Bandinelli.

Potremmo forse trovare un punto di incontro dicendo che, si, la moneta è rozza, l'accenno del volto è "infantile", che il tutto dimostra una perdita delle capacità tecniche degli artigiani di quel tempo, ma tuttavia la sua bellezza ed il suo fascino stanno proprio nel suo essere testimone esatto di un particolare momento storico-culturale.

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A questo proposito sono stato fulminato dalla teoria, che ritengo valida, di Ernst Kitzinger. Parlando della ritrattistica imperiale della fine del III secolo pone una semplice domanda: è possibile che nel giro di pochi anni la capacità degli scultori (e io aggiungo degli incisori di monete) adibiti alla ritrattistica imperiale sia così scaduta per cui dai ritratti ancora realistici di Aureliano, Probo, Tacito, Caro, si passi ai volti un po' grossolani e massicci di Diocleziano e soci? 

La risposta è ovviamente no, non è possibile. Allora come mai questa rivoluzione nella ritrattistica? Fu una scelta politica e il messaggio rivolto alla popolazione doveva essere adeguato. 

La stessa cosa potrebbe essere capitata qualche secolo dopo a Roma. E quindi quello strano ritratto rispondeva a una scelta politica.

Arka

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5 ore fa, Arka dice:

.... Allora come mai questa rivoluzione nella ritrattistica? Fu una scelta politica e il messaggio rivolto alla popolazione doveva essere adeguato. 

La stessa cosa potrebbe essere capitata qualche secolo dopo a Roma. E quindi quello strano ritratto rispondeva a una scelta politica.

Arka

Facciamo una premessa, cercando di individuare - naturalmente a grandissime linee e semplificando - le tendenze della ritrattistica imperiale.

1^ fase - da Augusto a Caracalla  27 a.C.- 217; i ritratti sono realistici, la resa plastica è notevole, ma nella parte finale si nota un impoverimento.

2^ fase - da Macrino a Carino  217-285; la qualità è generalmente scadente, pur conservandosi una ricerca del realismo nei ritratti, è la fase di "un imperatore all'anno"..

3^ fase - da Diocleziano a  Vetranio  284-350 ; è la fase dei "colli a tubo", il realismo scompare quasi del tutto scomparso, i volumi del volto si appiattiscono,  il volto dell'imperatore, dopo la fase "un imperatore all'anno" , deve dimostrare solidità, potenza granitica.

4^ fase - da Nepotiano II a Giovanni 350-425;  nuovo decadimento qualitativo, timido tentativo - e mal riuscito - di ritorno al realismo.

5^ fase - da Teodosio II (VI sec.) a Bisanzio; l'immagine dell'imperatore diventa una icona: frontale, con scodo, elmo e lancia. L'imperatore deve essere  talmente lontano da non essere più un individuo ma diviene la raffigurazione lontana e astratta dell'Autorità Imperiale (le maiuscole  sono volute!).

Se ora accettiamo, per ipotesi di lavoro, questa schematizzazione, vediamo che i momenti critici, dal punto di vista estetico, sono anche i momenti di crisi dell'Impero o, ma è lo stesso, momenti in cui si vuole ristabilire "i bei tempi andati".

Allora è chiaro che i momenti di crisi politica dell'impero sono anche momenti di crisi dell'economia, dell'arte, insomma della società nel suo complesso.

Ma, mentre quella che ho chiamato 5^ fase prosegue, con poche modifiche e fratture, per tutto l'impero bizantino, in Italia arrivano i barbari, quelli veri, quelli che provenivano dalle steppe dell'Asia o dalle cupe foreste del centro Europa. E il melting pot  tra quelle culture e quella romana diede l'unico risultato possibile: una media al ribasso di tutta la società, quando addirittura non prevalse l'elemento barbarico.  Ricordiamoci il celebre coro manzoniano dell'Adelchi:

Dagli atrii muscosi, dai Fori cadenti,
Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta;
Intende l’orecchio, solleva la testa
Percosso da novo crescente romor.

Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,
Qual raggio di sole da nuvoli folti,
Traluce de’ padri la fiera virtù:
Ne’ guardi, ne’ volti confuso ed incerto
Si mesce e discorda lo spregio sofferto
Col misero orgoglio d’un tempo che fu.

È il volgo gravato dal nome latino
Che un’empia vittoria conquise e tien chino
Sul suol che i trionfi degli avi portò;
Che, in torbida voce, qual gregge predato,
Dall’Erulo avaro nel Goto spietato,
Nel Vinnulo errante, dal Greco passò.

Quel "volgo gravato dal nome latino" ha ormai scordato l'arte degli avi e il meglio che riesce a fare è un ingenuo scudo con dei segnetti al centro: l'incisore dei volti di Cesare, di Adriano, di Marc'Aurelio vivendo tremante "negli atrii muscosi" e nei "fori cadenti" ha perso  capacità e ricordo, è tornato "bambino". Dovrà ricominciare faticosamente a ricostruire, nel futuro, l'arte del passato.

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Cambiando genere e città emittente parliamo della c.d. FECUNDITAS per Napoli.

Per il diritto abbiamo scelto questo esemplare, recentemente postato in questo Forum che, anche se presenta strappi di conio ad h. 17 sembra essere quello che ha un grading più vicino (se non coincidente) con il FdC:

image.png.5f293e82f3a0ee2d38d0e10bd5e2f562.png

Poichè invece il rovescio della stessa moneta ha un fuori fuoco che non consente di apprezzarla appieno...postiamo quest'altro esemplare, giudicata qFdc. e proveniente dalla vendita Varesi " Utriusque Siciliae" ,  del 20/05/2000.

 

image.png.d4b90a3b183fdda932a9898c715c3f6d.png    image.png.e01a018e2d38e35d70c9fb4cca19471b.png

Napoli. Piastra da 120 Grana 1772 Fecunditas

Ferdinando IV di Borbone, 1759-1825. I periodo: 1759-1799. Piastra 1772, AR 24,97g. Busti accollati dei sovrani a d.; ai lati, C – C (Cesare Coppola, maestro di zecca). Rv. FECVNDITAS Figura muliebre seduta a s. con fanciullo in grembo; dietro, cornucopia. Sullo sfondo a s. il Sebeto sdraiato e il Vesuvio e, a d. un vascello alla fonda. è una piastra napoletana del 1772 che commemora la nascita di Maria Teresa primogenita di Ferdinando IV di Borbone e di Maria Carolina d'Austria. Questa piastre apre il filone delle piastre commemorative di Ferdinando IV , è certamente è una delle più belle piastre a livello stilistico.

Rovescio Legenda: FECVNDITAS
Iscrizione rovescio: M. THERESIA NATA / NON IVNI

Questa moneta commemora la nascita della primogenita dei sovrani,principessa Maria Teresa avvenuta il 9 giugno 1772,che sposò Francesco D'Asburgo Lorena arciduca D'Austria,divenuto,poi,imperatore come Francesco I.

Faccio notare che quasi sempre la leggenda FECVNDITAS al R/ non appare visibile in modo uniforme,poichè le lettere IT non sono ben visibili, per problemi di battitura.

Trattasi di una delle monete napoletane più ambite dai collezionisti, è un pezzo relativamente comune in conservazione BB e dintorni...diventa molto rara o rarissima man mano che si riesca a trovare in grande conservazione. La moneta ha un appeal notevole in entrambi i lati, l'incisore dei conii  Bernardo Perger, valentissimo,  descrive splendidamente  il ritratto dei giovani sovrani accollati, rendendone mirabilmente le caratteristiche fisiognomiche e dando vita ad un doppio ritratto barocco...sicuramente il più riuscito nelle coniazioni per Napoli. Mirabile è la resa dei volumi circondati da un fuoco d'artificio tra merletti, decorazioni, ciocche montate e riccioli disciolti, che creano dei contro tempi  grafici immediatamente percepibili all'impatto della resa estetica, giocata tutta sugli effetti: fra i riccioli delle parrucche, il manto reale trapuntato con la croce di Malta, i merletti e il riflesso della lorica col mascherone. Per la verità la qualità - artistica ed estetica-  di questa moneta supera perfino i coevi ritratti della medaglistica borbonica...pur notevole per esemplari ed ottime espressioni. Indubbiamente una gran moneta.

Al rovescio il Golfo di Napoli la fa' da padrone...come nell'altra moneta analoga denominata PRO FAUSTO...dall'inizio dell'epigrafe del rovescio e già descritta in questa discussione. Anche qui, nella fecunditas  vediamo il Vesuvio, il Sebeto a sinistra (che rappresenta il perduto fiume di Napoli) e a destra il mare...con una nave alla fonda, in quanto le vele non sono spiegate.

La figura al centro che tiene il bambino?

Forse è un  ritratto della regina Maria Carolina immedesimata  nella allegoria della Fertilità (fecunditas...).

C'è un precedente numismatico:  un sesterzio coniato a nome dell'imperatrice Lucilla, moglie di Lucio Vero dal 164 d. C., che celebra

la nascita di un figlio. Anche qui la legenda FECVNDITAS e una rappresentazione diversa da altri sesterzi con analoga legenda (Iulia

Mamea e Faustina Junior) e molto simile a quella della piastra in esame: una donna seduta su una sedia-trono, in una posizione

analoga, sta per allattare un bimbo che gli siede in grembo, mentre altri due bambini di maggiore età si trovano ai

lati.

image.png.3ef6941411f98e3fafb847f18f0de0f0.png

 

 

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