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Sinceramente questa non la metterei tra le monete più belle del mondo...

 

Arka

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Ciao Arka, è sempre e comunque un piacere leggerti.

Colgo l'occasione del tuo  commento per rammentare a tutti lo spirito con cui è stato impostato e viene curato questo topic.

 

QUESTA NON È SOLAMENTE UNA RASSEGNA DI IMMAGINI...ma anche un'occasione didattica per cercare di fare Numismatica con la N: sia per valutare e comparare l'arte profusa dai maestri incisori nei conii delle monete che posteremo, ma anche per rilevare eventuali interventi tecnici moderni (restauri e altro...), che qualche moneta potrebbe aver subito.

Cercheremo, al riguardo di non pubbicare solo le immagini delle monete riconosciute da tempo come dei capolavori: i tetradrammi di Naxos, di Siracusa, di Katane ed altre monete della Sicilia antica o del mondo greco in genere, oltre a monete di altre epoche ormai universalmente conosciute.
Insieme a qualche classico cercheremo di mostrare monete che hanno tutti i numeri per essere interessanti e per rappresentare utili comparazioni, oltre che per andare o meno ai primi posti in classifica, non essendo universalmente note come tali.


Ogni utente potrà a sua volta postare foto di monete ritenute di grande significato e bellezza.

 

Il testo in corsivo è quanto abbiamo scritto nel primo post in questa discussione, anche se - ovviamente - non si pretende che ogni utente possa ricordare la premessa.

 

:)

 

P.S.

Intanto mi affido anche alla collaborazione di Arka, sapiente Numismatico, per postare qualche interessante moneta.

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Non ho detto che non fosse interessante, ma che non fosse tra le più belle del mondo... :)  Bisognerebbe cambiare il titolo alla discussione  o inserire effettivamente le più belle del mondo (anche se la bellezza è un canone del tutto soggettivo...).

Penserò a cosa postare ancora...

 

Arka

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Ok Arka...a disposizione per eventuali idee.

:)

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Ci distacchiamo in questa rassegna dalle monete classiche ed antiche per postare la foto di una bella moneta attuale e di egregia fattura, peraltro "esotica" per la zecca di appartenenza:

 

 

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Trattasi di un valore di 100 TENGE emesso/coniato dalla BANK OF KAZAKHSTAN in argento 925/1000 2012 31,1 gr. 38,61 mm. Condizioni della moneta postata: proof.

A-: Immagine dorata emblema di stato del Kazakhstan , numero 100 e scritta "TENGE" indicante valore facciale della moneta, marchio della zecca Kazaka, immagine di un soldato che cavalca, ed anno 2012 di coniazione. Le iscrizioni sono divise da punti.

B-: segue di sotto: Immagine del grande condottiero e sultano Baybars a cavallo, sulo scorcio sono visibili edifici dalla caratteristica architettura orientale. Sono anche visibili, in finto intaglio effetto d'ombra,  dei soldati in armi alle prese con un combattimento. La  scritta sul contorno "Ag925" e "31,1g" che indica le caratteristiche della moneta, poi numeri "1223-1277" che indicano le date in vita del sultano. Le epigrafi sono divise da punti.

Il taglio è un rigato fine

E' la quarta moneta della serie "Great military leaders"

Tiratura : 15.000 monete.

 

A presto per i commenti di storia e d'arte.

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Qualche notizia su Baybars:

Quarto Sultano mamelucco in egitto, governò in Egitto e in Siria fra iil 1260 e il 1277. In occasione della Settima crociata, condotta tra il 1249 e il 1250 dal re santo Luigi IX di Francia, fu lui a guidare lo stuolo mamelucco-corasmio che sbaragliò i crociati nella battaglia di al-Harbiyya. La fama di Baybars si accrebbe ancor più in occasione dell'epocale scontro che i Mamelucchi impegnarono contro le orde momgole di Hulegu, che avevano messo fine al califfato abbaside con la conquista nel 1258 di Baghdad e l'uccisione del califfo al-Mustaʿsim, per non versare il sangue del quale (giusto il precetto) i Mongoli lo chiusero in un sacco e lo fecero calpestare dai loro cavalli.

In realtà il condottiero mongolo non era presente allo scontro con i Mamelucchi, in quanto tornato in patria per partecipare alla successione della lidership nella nazione mongola, dalla quale sarebbe uscito, tra i fratelli Arig Bek o Kubilai Khan (poi eletto), il successore del comune fratello Mongke, Gran Khān dei Mongoli, tutti nipoti di Gengis Khan.

 

Lo scontro di al-Harbiyya avvenne tra i 12.000 mongoli, guidati dal turco nestoriano Kitbughā Nogan, e i 120.000 Mamelucchi condotti dal sultano Qutuz e da Baybars.Il luogo della battaglia fu ʿAyn Jālūt (lett. "La fonte di Golia") e il 3 settembre 1260 la vittoria non poté che arridere alle cavallerie mamelucche.

L'eco di un combattimento che sulla carta almeno non avrebbe potuto concludersi in maniera diversa (data la sproporzine tra i numeri dei combattenti in campo), fu enorme e ritenuto memorabile, alla pari dello scontro di Maratona (per intenderci...). I Mongoli erano stati, fino ad allora, rietenuti invincibili e la notizia loro sconfitta raggiunse tutti gli angoli del mondo allora conosciuto, suonando come una sorta di liberazione dai "mostri".

Tuttavia, ma i se...nella storia non hanno aalcun luogo ed alcuna importanza, è da ritenere che la presenza in campo del condottiero mongolo Hulegu avrebbe potuto rendere comunque incerto l'esito dell'evento militare.

Per converso, la popolarità di Baybars quale "campione dell'Islam" si diffuse nella letteratura popolare e nella leggenda e a lui è dedicato un romanzo (Sirat al-Zahir Baibars) che ne glorifica anche fantasiosamente le gesta, comunque di grande interesse storico.

 

Postiamo di seguito una moneta, per mero interesse numismatico che esula dal topic in corso, un Dīnār aureo coniato durante il sultanato di Baybars.

 

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(Continua...)

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Analizziamo ora la grafica e l'arte della moneta in argomento.

L'impostazione è classica (nell'accezione più ampia), ove per classico si intende un prodotto canonico. Niente di "strano" o di rivoluzionario. Le immagini sono immediatamente leggibili e facilmente interpretabili. L'impression è piacevole lo stile è evidentemente orientale specificamente nel rovescio.

 

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Al diritto osserviamo un cavaliere che avanza al galoppo con la spada già pronta...sotto di lui fili d'erba stilizzata a imitare il vento.

Quindi dobbiamo sommare:

- un cavaliere fiero ed armato pronto a colpire,

- l'erba delle praterie e steppe che travalicano gli orizzonti come un mare;

- il vento,

identifichiamo così i  signori delle steppe sconfinate, nel loro ambiente...ricordiamo che questa moneta è emessa dal Kazakistan (non a caso...).

 

La steppa euroasiatica:

...un territorio disteso tra Europa e Asia, tra il Danubio e il Fiume Giallo. Il grande corridoio delle steppe, lungo oltre 7 mila chilometri, ai cui estremi si trovavano da un lato il mondo greco romano dei Balcani e dall' altro la Cina degli imperatori Han. Questo immenso «vuoto» fu, tra l' VIII e il I secolo avanti Cristo, il regno degli Sciti, gli inafferrabili cavalieri nomadi a cui gli storici assegnarono nomi diversi secondo le aree geografiche dov' erano stanziati: gli Sciti reali (descritti da Erodoto e presenti sulle sponde del Mar Nero), i Sauromati e i Saka delle steppe dell' Asia centrale, gli Yuezhi dell' Ordos sull' altipiano della Cina e della Mongolia. Tanti popoli, probabilmente di lingue e di etnie differenti (indoeuropei ma anche mongoli), ma tutti portatori di quattro elementi la cui compresenza annuncia una cultura comune:

...- una sconfinata passione per il cavallo e il suo allevamento, quindi l'uso in combattimento del cavallo come fulcro della tattica "( c.d. tartara")...per lungo tempo ritenuta invincibile; ...

- il nomadismo,

- l' arco

- l' arte «animalistica».

Popoli senza scrittura che per secoli sono rimasti a far da barbari nelle storie di Erodoto e nelle cronache degli annalisti cinesi, descritti sempre come cavalieri feroci, tagliatori di teste, uomini senza terra incapaci di affrontare il nemico faccia a faccia. Ma l' episodio di Dario l' Achemenide che li inseguì inutilmente nella steppa e si infuriò quando si accorse di inseguire l' orizzonte, ci racconta una realtà diversa. Rispose infatti il re scita Idantirso: «... noi abbiamo le tombe dei nostri padri; trovatele e provate a violarle, e allora saprete se per quelle tombe noi siamo disposti a combattere o se ce ne staremo inermi». Dario capì e rinunciò a raggiungere i kurgan, le collinette di terra e pietre sotto le quali erano sepolti i guerrieri sciti, i loro servi, i cibi, i cavalli bardati e stupefacenti gioielli. I tesori nascosti in quei sepolcri che a centinaia punteggiano le steppe dell' Asia, attirarono nei secoli eserciti di predatori che nessuna minaccia riuscì a fermare. L' oro uscì da quei tumuli in quantità e in forme stupefacenti. E un' arte mai vista prima apparve improvvisa. Borchie di cintura, parti di finimenti per cavalli, pettorali, fibbie, placchette, faretre, archi, pugnali; tutti affollati di animali, reali o fantastici, solitari o in lotta tra loro, di esseri ibridi costretti in spazi impossibili o avvolti in arabeschi indecifrabili. Un' arte di bronzisti e orafi capaci di imprigionare il movimento. Spesso sono chiari i contagi delle forme greche, delle eleganze cinesi o dei modelli iranici (ma quanto viaggiò nel senso opposto?), ma l' arte animalistica racconta un mondo dove ancora si muovono minacciose le fiere antiche come l' uomo, le visioni degli sciamani e le oscure potenze della preistoria più lontana. Oggi questi capolavori sono gli unici «libri» in grado di raccontarci chi furono gli Sciti, popolo illetterato e nomade che non ha lasciato altro di sè: non i resti di una città, non un' officina, non un palazzo. Solo tombe. Gli stessi archeologi appaiono disarmati: per decifrare la storia del popolo del vento, che per secoli spazzò come una tempesta le steppe dell' Asia e contro il quale a nulla valsero il limes romano o la grande muraglia cinese. Gli studiosi hanno a disposizione solo questi oggetti.

Estratto da:

Gli Sciti, inafferrabili cavalieri delle steppe,

Coriere della Sera/ Archivio storico

Domenici Viviano

 

(Continua...)

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Andiamo ora a vedere meglio il rovescio.

In primo piano la figura di baybars a cavallo, di fronte. IL condottiero è circondato da un piano che finemente arabescato (qui riprodotto in stilizzazione).

L'arabesco è uno stile ornamentale composto da elementi calligrafici e/o motivi geometrici. Il termine deriva dal fatto che lo stile era adoperato, e lo è ancor oggi, per decorare le superfici perimetrali, sia esterne che interne, soprattutto di moschee, come è possibile vedere nell'immagine seguente.

220px-Arabescos_en_la_Alhambra.JPG
 

Arabesco nella dimora nasride di Granada dell'Alhambra. Questo arabesco riporta, replicandolo con regolare simmetria, il motto della famiglia regnante che dice: wa lā ghālib illā Allāh (E non c'è Vincitore se non Iddio).

 

Questa decorazione è la lingua dell'arte islaminca, che consiste nel decorare moschee, palazzi, cupole con forme geometriche o fitoformi che trasmettono all'osservatore una gradevole sensazione di serenità e bellezza. Questo tipo di espressività artistica, in spagnolo è chiamata ataurique (dall'arabo:   التوري‭ ‬, al-tawrīq‭  ) ‬che significa l'applicazione, come unità-base, della foglia o del fiore,‭ ‬privata della sua forma naturale, per non dare un senso di debolezza e di morte,‭ ‬trasformandola in forme che suggeriscano la sensazione di esistenza e di immortalità. In ogni caso tale stile ha un debito con i popoli delle steppe (Sciti) e con l'intarsio iranico nel modo di procedere dell'arabesco come linee trapunte e intrecciate su un fondo.

 

Questa meticolosa attenzione e cura dell'ornamento, è stata anche indotta dalle norme maomettane, che, in linea di massima, proibiscono le figurazioni umane.

In alcuni paesi, come l'Egitto e la Siria, l'ornamento arabesco si effettuò tramite l'intarsio di marmi producendo notevoli effetti cromatici, mentre in altri, come la Persia, si sviluppò maggiormente sulla ceramica.

 

Continuando l'analisi del rovescio della moneta in argomento notiamo sul fondo un effetto ad intaglio creato con l'illusione d'ombra, in realtà ottentuo con lo scurirsi della .superficie del piano monetato. Vediamo edifici tipicamente mediorientali fare da quinta a guerrieri che combattono sullo scorcio: quindi per la difesa e/o la conquista di città. In tal senso le raffigurazioni ci dicono che i cavalieri della steppa infine hanno conquistato la storia, emergendo dal nulla.

 

In conclusione:

una moneta di buon progetto e buona resa che racconta la storia e le radici del popolo Kazako, nel celebrare un grande condottiero di stirpe turca: schiavo turco d'origine qipčaq, Baybars ebbe pelle scura, occhi azzurri e grande forza fisica, oltre a doti di intelligenza non comune e di rapidità di giudizio.

I Kazaki  sono un gruppo etnico di origine turca dell'Asia Centrale (Kazakistan, Uzbekistan, Russia, Cina e Mongolia). I Kazaki, tra l'altro, fanno parte dei 56 gruppi etnici riconosciuti ufficialmente dalla Repubblica popolare cinese.

Sono stati famosi in passato per la loro fierezza ed orgoglio, per le loro doti nell'addestrare e cavalcare i cavalli, nell'addomesticare le aquile, e, oggi, per la rapida crescita economica dello stato del Kazakistan.

La parola Kazakh era compresa nel dizionario Turco-Arabo del XIII secolo ed il significato di questa parola era "indipendente" o "libero", ma anche "nomade". Il vero significato del termine è stato causa di dibattito tra gli storici:  a noi piace l'interpretazione incentrata sul nome "Kazakh" che si riferisce all'addestramento dei cavalli ed è correlato a "Cosacco" (che è originato dalla medesima parola turca).

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Propongo ora una bellissima moneta (nel suo genere), abbastanza antica, europea...un bel tallero di suolo tedesco:

 

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Tallero 
Capitolo Cattedrale di Bamberg - Sede Vacante - 1693, Argento del 1693 - 29,43 gr -  diametro: 41/42 mm.
Epigrafe del D.:     
CAPITVL BAMBERG TEMPORE INTERREGNI Busto di fronte di Enrico II che regge globo crucigero e scettro, assiso in trono gotico.
Al rovescio:     
INSIGNIA PRINCIPATVS BAMBERGENSIS Leone rampante a sinistra attraversato da fascia diagonale. In basso 1693 e sotto G F N.
Il taglio è liscio.     
Catalogazione: Zepernick 63
Nota storica: coniato dopo la morte di Marquard Sebastian Schenk von Stauffenberg (1683-1693).

Costui, nato nel 1644, fu arciprete a Bamberg, Augsburg e Würzburg. Fu eletto vescovo di Bamberg nel 1683 per volere di Papa Innocenzo XI e dell’Imperatore Leopoldo I. La consacrazione ebbe luogo solo 4 anni dopo e la nomina ad Arcivescovo di Lothar Franz von Schonborn (1693-1729) nato a Steinheim am Main nel 1655, nipote di Johann Philip von Schonborn, arcivescovo di Magonza dal 1647 al 1673 e pronipote di Georg Friedrich von Greiffenclau, arcivescovo di Magonza nel 1629.
Nel 1693 fu eletto Vescovo di Bamberg e nel 1694 venne eletto arcivescovo di Magonza su proposta dell'imperatore.

 

Trattasi di una bellissima moneta, dall'impostazione ricercata dove una qualche sovrabbondanza dell'impostazione iconografica del diritto è bilanciata (ad arte) con la realtiva semplicità araldica dei rilievi iconografici nel rovescio.

In effetti il diritto può apparire "pesante" non solo per la complessità della resa e l'elaborazione dell'incisione, quanto per una certa severità, staticità e pesantezza dell'insieme, di gusto prettamente germanico, specificamente del barocco bavarese.

 

La moneta ha però il pregio di rendere artisticamente il gusto e l'impronta della cultura da cui deriva, un'espressione severa e ricca nell'insieme... sino all'ossimoro.

 

Preciso che la stessa moneta era stata già portata all'attenzione dei numismatici, in altra sede, dall'amico Roberto qui e in arte: Bubbolo.

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Nota storica sul tallero postato.

 

Per sconfiggere definitivamente i culti pagani e stabilire ilcristianesimo tra gli Slavi, l'imperatore Enrico II, con il permesso del papa (giugno 1007), eresse la diocesi di Bamberga durante il sinodo svoltosi a francoforte sul Meno il 1º novembre 1007, ricavandone il territorio da altre vicine diocesi.

Per assicurarne lo sviluppo economico e la sua difesa militare, Enrico II dotò la nuova diocesi di molti beni demaniali e statali, creando i presupposti per la fondazione del principato vescovile di Bamberga: il 6 maggio 1007 donò ai vescovi la proprietà sulla città vescovile e sui suoi dintorni; il 1º novembre i diritti su altre 25 proprietà ed in seguito, fino alla sua morte, accordò alla diocesi altre 63 proprietà disseminate nella Baviera, nella Franconia, nel Wurtemberg, in Turingia, in Sassonia e fino in Carinzia. Tutte queste proprietà godevano del privilegio della immedietazza imperiale e furono confermate dagli imperatori successivi nel 1034, nel 1068 e ancora nel 1103.

La diocesi  già nel XIII secolo, divenne soggetta alla Santa Sede. Questa peculiarità permise ai vescovi di Bamberga di ricevere il pallio dei Papi, di essere investiti direttamente dagli imperatori e di occupare il primo posto dopo gli arcivescovi nelle diete impriali; fino al 1075 erano gli arcivescovi di Magonza a consacrare i nuovi vescovi di Bamberga, ma in seguito furono per lo più i papi a conferire l'ordine sacro ai nuovi eletti.

La riforma luteranaridusse di molto l'importanza della diocesi per il passaggio alla nuova confessione religiosa di molte parrocchie; delle oltre 500, le restarono solo circa 150.

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Tallero che mi pareva di aver già visto da qualche parte.

Hai fatto confusione sulla nota storica della moneta :

Nota storica: coniato dopo la morte di Marquard Sebastian Schenk von Stauffenberg (1683-1693).

Costui, nato nel 1644, fu arciprete a Bamberg, Augsburg e Würzburg. Fu eletto vescovo di Bamberg nel 1683 per volere di Papa Innocenzo XI e dell’Imperatore Leopoldo I. La consacrazione ebbe luogo solo 4 anni dopo e la nomina ad Arcivescovo di Lothar Franz von Schonborn (1693-1729) nato a Steinheim am Main nel 1655, nipote di Johann Philip von Schonborn, arcivescovo di Magonza dal 1647 al 1673 e pronipote di Georg Friedrich von Greiffenclau, arcivescovo di Magonza nel 1629.
Nel 1693 fu eletto Vescovo di Bamberg e nel 1694 venne eletto arcivescovo di Magonza su proposta dell'imperatore.

 

correggo:

coniato dopo la morte di Marquard Sebastian Schenk von Stauffenberg (1683-1693). Nato nel 1644, fu arciprete a Bamberg, Augsburg e Würzburg. Fu eletto vescovo di Bamberg nel 1683 per volere di Papa Innocenzo XI e dell’Imperatore Leopoldo I. La consacrazione ebbe luogo solo 4 anni dopo.

Gli successe Lothar Franz von Schonborn (1693-1729) nato a Steinheim am Main nel 1655, nipote di Johann Philip von Schonborn, arcivescovo di Magonza dal 1647 al 1673 e pronipote di Georg Friedrich von Greiffenclau, arcivescovo di Magonza nel 1629.
Nel 1693 fu eletto Vescovo di Bamberg e nel 1694 venne eletto arcivescovo di Magonza su proposta dell'imperatore.

 

 

 

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Ciao Roberto...il mio era un tentativo di sintetizzare e legare qualche passaggio.

Grazie per la precisazione.

@@bubbolo

Ma la moneta ti piace molto? E perchè?

P.S.

Bubbolo ha risposto direttamente a me, In un colloquio recentemente intercorso, ha detto che il tallero sopra postato lo intriga e lo coinvolge nel suo insieme.

Come diceva Saffo: è bello ciò che piace...anche senza dover spiegare.

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Continuiamo il nostro excursus e torniamo alla numismatica della Grecia antica che, in vario modo, detiene la palma di un indubbio fascino.

Entriamo quindi nel mondo della Magna Grecia, che interessa le colonie fondate nel sud dell'Italia da alcune Poleis (città) della Grecia continentale tra il VIII e il V secolo a.C.

 

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Questo affascinante e bellissimo nommos o didramma è stato coniato dalla antica città di Kroton (oggi Crotone).

La città era ed è situata sul versante est della Calabria, si affaccia sul mar Ionio presso la foce del fiume Esaro, la città  fu fondata da coloni greci, provenienti dalla regione dell'Acaia nel terzo quarto dell'VIII secolo a.C., nel luogo di un preesistente insediamento indigeno e rappresentò uno dei centri più importanti della Magna Grecia.

 

Riportiamo la descrizione di un'asta internazionale.

Kroton, Bruttium, c. 350 - 340 B.C.
15423. Silver nomos, SNG ANS 379 (same dies), Head HN 2160, VF, Kroton mint, 7.053g, 20.5mm, 90°, c. 350 - 340 B.C.; obverse head of Hera Lakinia facing, wearing stephane; reverse Herakles seated left on lion-skin, holding cup in extended right; above, bow, quiver and club; attractive high relief obverse and nicely toned.

 

(Continua...)

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Postiamo ora un altro esemplare, in un altro conio sia di diritto che di rovescio,  della precedente moneta postata.

 

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La prima cosa che viene in mente sono le monete con immagine frontale (maggiormente di grande modulo: tetradrammi) del mondo greco in generale e di quello Siceliota in particolare, alcuni dei quli firmati da grandi maestri.

Trovo che anche questa serie crotoniate e, specificamente, i due esmplari da me postati non hanno nulla di meno e nulla da invidiare rispetto ai moduli maggiori della Sicilia antica.

Anzi...la naturalezza dei lineamenti e l'espressione dei volti destano particolare ammirazione.

In poche parole ci troviamo davanti dellle immagini monetate che, senza nulla poter togliere ai capolavori firmati, potrebbero avere una marcia in più per verosimiglianza umana ed espressiva.

 

L'immagine frontale è quella di Hera Lacinia.

 

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Dal confronto tra il volto in marmo e il volto monetato potremmo dire che raramente una simile accuratezza è stata notata nella riproduzione di immagini note dell'arte classica. Anzi...a volere essere sinceri, in questo raffronto il volto monetato ha maggiore espressione, morbidezza e maggiore similianza umana del marmo, mancherebbe solo la parola.

Rammentiamo che i metalli nobili come l'argento non sono il terreno di gioco ideale per rendere con naturalezza l'umanità di un volto. Ciò in quanto l'argento tende più a fissare che a far parlare un volto umano.

 

NOTA CULTURALE

Nell'antica colonia achea di Kroton insieme al culto di Eracle, fondatore mitologico della città, e di Apollo, ispiratore della fondazione stessa, era molto sentito il culto di Hera Lacinia. Hera, moglie di Zeus, regina degli dei, era venerata come dea protettrice dei pascoli anzitutto, delle donne, della fertilità femminile e del matrimonio. Nel VI° secolo a.C. venne eretto un maestoso tempio dorico a 48 colonne, facente parte del monumentale Santuario di Hera Lacinia, che già prima era esistente e venerato in tutto il mondo greco. Nello stesso periodo il leggendario Milone, eroe pluriolimpionico ritenuto figlio di Eracle, fu nomitano sacerdote del tempio di Hera Lacinia in segno dell'assoluta devozione che la città di Kroton aveva nei confronti del santuario e della dea venerata.
Il santuario, uno dei più grandi e certamente più famosi di tutta la Magna Grecia, divenne subito il principale luogo di culto del vesante ionico, meta di viandanti e navigatori provenienti da ogni dove pronti a pagare pegni votivi pur di ingraziarsi la potente dea. Nel IV° secolo a.C. il Santuario di Hera Lacinia divenne la sede sacra della Lega Italiota, voluta da Taranto e Kroton per difendersi dai continui attacchi delle popolazioni brettie. Durante gli scavi archeologici sul promontorio di Capo Colonna , è stato rinvenuta una grossa quantità di ori, gioielli, vasi in terracotta e altri oggetti che i pellegrini portavano al santuario, tra cui il famoso Diadema Aureo e la misteriosa Barchetta Nuragica, che oggi custoditi presso il Museo Archeologico di Crotone, sono esposti col nome di Tesoro di Hera.

 

Il sito del santuario:

 

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Sul Rovescio delle monete qui postate possiamo ammirare Eracle in una posa classica: seduto su rocce mentre riposa dopo aver vinto il leone nemeo, la cui la pelle spunta dietro l'eroe. Da notare il corpo dell'eroe con la muscolatura ben descritti graficamente ed in evidenza, che contrastano con lo stato di riposo.

 

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Il leone Nemeo è un mostro invulnerabile, inviato a Nemea da Era per distruggere Eracle. Nacque vicino a Nemea, nell'Argolide e si insediò in una grotta con due uscite. La sua pelle non poteva essere ferita in alcun modo, rendendolo di fatto invulnerabile, mentre zanne ed artigli erano dure quanto il metallo. La fiera era un vero flagello per il popolo di Nemea, poiché attaccava e sbranava uomini e greggi, e tale fu la sua ferocia che la gente smise di lavorare per timore di incrociare il mostro.
Eracle combatte contro il leone di Nemea, lekythos attico su sfondo bianco, del pittore del Diosfo, circa 500-475 a.C. Parigi, Musée du Louvre.

Giunto a Nemea, e seguendo la scia di carcasse che il leone si era lasciato dietro, Eracle riesce a trovare la fiera: ma vedendo che spada e frecce erano inefficaci contro di essa decise di percuotere il leone stordendolo con la mazza e, da lì, strangolandolo a mani nude. Dopo avere ucciso il Leone di Nemea, Eracle fa della sua pelle una armatura.

Il leone Nemeo fu posto da Zeus tra i segni dello zodiaco, dove formò la costellazione del leone.

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Per completare i post sull'antica Kroton rilevo che oltre al culto di  Hera Lacinia ed Eracle era diffuso il culto di Apollo, come in molte altre polis del mondo greco antico.

Posto pertanto un esemplare in tal senso, un altro nommos come quelli di cui sopra,

 

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dove troviamo al diritto il profilo di Apollo coronato di alloro, la raffigurazione mostra un ottimo stile e una buona lavorazione ornamentale dei rilievi, i capelli corrono fluenti sul collo con un effetto quasi bagnato. Questa tipologia di ritratti traeva ispirazione dai volti degli atleti vittoriosi nei giochi, non solo olimpici . Vediamo qui un volto fiero, bello, appagato dalla gloria che consegue alla vittoria...ma già pronto a iniziare una nuova competizione.

Da notare la luce che emana da quel volto, una luce interiore, trasmessa tramite l'espressione direttamente a chi guarda. E infatti Apollo, tra l'altro, era anche un dio della luce, intensa e chiara che tutto contribuisce a rendere comprensibile e fruibile tramite l'intelletto.

 

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Al rovescio vediamo il tripode delfico, dedicato al dio e al lato, un piccolo ramo di alloro, sulla destra l'etnico della moneta KRO.

 

Si precisa che questa moneta è transitata in un'asta ARS ANTIQUA LONDON, corredata da un lungo e nobile pedigree che, se non rammento male quando ottenni la foto, risale fino alla collezione De Hirsch.

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Mi rendo conto che inserire nella discussione un gran numero di monete classiche...specialmente le greche antiche, potrebbe sembrare restrittivo se non addirittura monotono.

Ma tanto è...e dobbiamo tenere conto della sublime maestria di questi antichi incisori.

Postiamo quindi un ennesimo capolavoro:

 

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Bellina no?

Di seguito un altro esempio della stessa moneta.

 

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Numismatica Ars Classica NAC AG

Auction 66  7   17. October 2012

 

Camarina
Tetradrachm signed by Exakestidas circa 410, AR 16.99 g. Fast quadriga driven r. by Athena, holding reins and kentron ; above, Nike flying l. to crown her. In exergue, barley grain. Rev. KAMAPINAION Head of young Herakles l., wearing lion’s skin headdress; in l. field on tablet, the artist’s signature, EXA / KES. Jameson 524 (these dies). Rizzo pl. V, 12 (these dies). Pozzi 402 (these dies). Westermark-Jenkins 145.
Of the highest rarity, apparently only the fourth and by far the finest specimen known.
A very interesting issue of masterly style with the distinctive signature of the artist on
the reverse. Light iridescent tone, otherwise about extremely fine / extremely fine Ex Sotheby’s sCamarina
Tetradrachm signed by Exakestidas circa 410, AR 16.99 g. Fast quadriga driven r. by Athena, holding reins and kentron ; above, Nike flying l. to crown her. In exergue, barley grain. Rev. KAMAPINAION Head of young Herakles l., wearing lion’s skin headdress; in l. field on tablet, the artist’s signature, EXA / KES. Jameson 524 (these dies). Rizzo pl. V, 12 (these dies). Pozzi 402 (these dies). Westermark-Jenkins 145.
Of the highest rarity, apparently only the fourth and by far the finest specimen known.
A very interesting issue of masterly style with the distinctive signature of the artist on
the reverse. Light iridescent tone, otherwise about extremely fine / extremely fine Ex Sotheby’s sale 21-22 June 1990, Hunt part II, 224.
The placement of artist’s signatures on Greek coins varied from subtle to obvious and includes some that are cleverly hidden and others that are ingeniously presented. One of the most charming presentations is a signature on the faces of an open diptych. This format was used by Eukleidas for a tetradrachm die he engraved at Syracuse (Tudeer reverse die 16) and by his contemporary Exakestidas, who did the same at Camarina on the reverse die used to strike the tetradrachm offered here. A variant of this approach was employed by Euainetos on obverse dies which he engraved for tetradrachms at Syracuse (Tudeer die 14) and Catana (Gulbenkian 188-189); in those cases his name appears on a tablet held aloft by Nike.
Up until the last quarter of the 5th Century B.C., the mint at Camarina produced only one issue of didrachms and an abundance of small-value coins – mainly silver litrai. However, in about 425 B.C. the city began to establish a fine numismatic legacy in two enormously productive decades, during which this beautiful coin was struck. Silver tetradrachms, didrachms, drachms, hemidrachms, and litrai were struck, along with a most attractive series of bronzes. After Camarina’s destruction by Carthage in 405 B.C., its subsequent coinage was limited to a minuscule issue of silver, and bronzes of no particular distinction.
For the first 15 years or so of tetradrachm production at Camarina, the head of Heracles was bearded. The only exception was the die (R12 in the Westermark-Jenkins corpus) used directly before this one, which shows the hero with a half-beard. This masterful reverse die of Exakestidas (R13) set a trend at Camarina that – except for one die, R18 – would survive the remaining years before the Carthaginian invasion: Heracles is shown clean-shaven and youthful.
It is fitting that so dramatic a change was launched by this skilfully executed die, which was ingeniously signed by its creator. It is one of the five best portrait dies for tetradrachms at Camarina, the others being R10, R14, R15 and R18. Unlike the chariot obverse, the Heracles reverse was not derived from Syracuse or any other Sicilian mint. There is no strong evidence for the veneration of Heracles at Camarina beyond his prominence on coinage, but this alone assures us that local devotion to the hero must have been profound.ale 21-22 June 1990, Hunt part II, 224.
The placement of artist’s signatures on Greek coins varied from subtle to obvious and includes some that are cleverly hidden and others that are ingeniously presented. One of the most charming presentations is a signature on the faces of an open diptych. This format was used by Eukleidas for a tetradrachm die he engraved at Syracuse (Tudeer reverse die 16) and by his contemporary Exakestidas, who did the same at Camarina on the reverse die used to strike the tetradrachm offered here. A variant of this approach was employed by Euainetos on obverse dies which he engraved for tetradrachms at Syracuse (Tudeer die 14) and Catana (Gulbenkian 188-189); in those cases his name appears on a tablet held aloft by Nike.
Up until the last quarter of the 5th Century B.C., the mint at Camarina produced only one issue of didrachms and an abundance of small-value coins – mainly silver litrai. However, in about 425 B.C. the city began to establish a fine numismatic legacy in two enormously productive decades, during which this beautiful coin was struck. Silver tetradrachms, didrachms, drachms, hemidrachms, and litrai were struck, along with a most attractive series of bronzes. After Camarina’s destruction by Carthage in 405 B.C., its subsequent coinage was limited to a minuscule issue of silver, and bronzes of no particular distinction.
For the first 15 years or so of tetradrachm production at Camarina, the head of Heracles was bearded. The only exception was the die (R12 in the Westermark-Jenkins corpus) used directly before this one, which shows the hero with a half-beard. This masterful reverse die of Exakestidas (R13) set a trend at Camarina that – except for one die, R18 – would survive the remaining years before the Carthaginian invasion: Heracles is shown clean-shaven and youthful.Exakestidas è stato un incisore di conii siciliano attivo alla fine del V secolo che ha firmato due tetradracmi e un didracma di Camarina[1]. Non abbiamo altre notizie su questo incisore oltre alle firme poste sui conii da lui incisi.

La firma si presenta o per esteso, ΕΞΑΚΕΣΤΙΔΑΣ, o abbreviata, ΕΞΑΚΕΣ.

It is fitting that so dramatic a change was launched by this skilfully executed die, which was ingeniously signed by its creator. It is one of the five best portrait dies for tetradrachms at Camarina, the others being R10, R14, R15 and R18. Unlike the chariot obverse, the Heracles reverse was not derived from Syracuse or any other Sicilian mint. There is no strong evidence for the veneration of Heracles at Camarina beyond his prominence on coinage, but this alone assures us that local devotion to the hero must have been profound.

 

Commento a firma NAC

 

NOTA in Italiano

Exakestidas è stato un incisore di conii sicilioti attivo alla fine del V secolo che ha firmato due tetradracmi e un didracma di Camarina. Non abbiamo altre notizie su questo incisore oltre alle firme poste sui conii da lui incisi.

La firma si presenta o per esteso, ΕΞΑΚΕΣΤΙΔΑΣ, o abbreviata, ΕΞΑΚΕΣ.

 

 

Posto un link per un eventuale approfondimento sulla città antica.

http://it.wikipedia.org/wiki/Kamarina

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Ecco un altro capolavoro, battuto ancora dalla zecca di Kamarina e che sovente appare con la firma di Exakestidas.

 

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La moneta ha sucitati entusiastici commenti in letteratura e tutti restano ammirati dalla maestria o, meglio, dalla magia di tali raffigurazioni?

 

Questo didramma presenta al dritto la testa del dio fluviale Hipparis e al rovescio la ninfa Camarina.

Hipparis è raffigurato come un giovane, dotato di corna (cfr.toro androprosopo), i capelli sono fissati con un diadema. Sotto il taglio del collo è per solito leggibile la firma, ΕΞΑΚΕ mentre l'etnico è ΚΑΜΑΡΙΝΑΙΟΝ (kamarinaion, cioè degli abitanti di Camarina). Si precisa che la moneta postata non è tra quelle ove è leggibile la firma del maestro.

La ninfa Camarina è raffigurata seduta su un cigno, che nuota, ad ali aperte. La ninfa è identificata dal nome ΚΑΜΑΡΙΝΑ (kamarina), tiene sollevato in alto il peplo gonfiato per effetto dell'acqua e del vento.

 

Per la verità occorre segnalare che lo stile di questa moneta non appare congruo relativamente ai tempi in cui fu incisa:

notate ad esempio l'esiguità del collo e della testa del volatile (cioè del cigno) rispetto alla massa del corpo. Un grave errore che non è solamente stilistico ma sostanziale. Anche la resa finale della raffigurazione appare assolutamente sgradevole e sproporzionata. La testa al diritto è piuttosto rigida e anche impastata. Peraltro il rovescio appare molto meglio conservato rispetto al diritto...e questa appare come una ulteriore incoerenza.

Poi tutte quelle fratture del bordo...

La monetazione greca antica è sicuramente la più affascinante, gusti o non gusti, ma collezionare monete greche resta un'avventura...peraltro impegnativa, molto costosa.

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Per esaurire la tematica indotta da questa bellissima moneta riportiamo, per coloro che volessero approfondire l'argomento, un articolo del Calciati, rintracciabile tramite questo link:
http://www.panorama-numismatico.com/testa-di-eracle-monete-bronzee-siciliane-v-iv-secolo-ac/
 
dove l'autore si interroga anche sui significati storici, culturali e politici che indussero nella seconda metà del IV secolo a. C. molte zecche siceliote e/o sotto controllo punico a coniare la testa di Ercole al diritto delle emissioni, più spesso nei mikrà (frazioni argentee) e nel bronzo. In realtà il Calciati non riesce a fornire risposte esaustive, è tuttavia probabile che sotto l'egida di Eracle, l'eroe dello stretto, si volle raffigurare l'etica della riscossa del mondo greco e la promessa di un'affrancazione dalla minaccia punica nella Sicilia antica.
 
SOTTO IL PROFILO STILISTICO ED ARTISTICO:
osserviamo il diritto del tetra di Camarina ed evidenziamo due aspetti fondamentali:
- la ricca criniera del leone nemeo vinto ed ucciso dall'Eroe orna la testa con toni calligrafici quasi estremi, ben oltre la misura non solo del periodo severo (tardo arcaismo) ma anche classico. Il calligrafismo appare barocco.
Siamo nell'ellenismo, è cambiata la visione dell'uomo e del mondo...in qualche modo la sensibilità si approccia con modalità moderne.
- Infatti, in ossequio alle predette osservazioni, vediamo un profilo moderno, sensuale...da Divo sicuro della propria affermazione (successo?), della propria potenza maschia e sensuale all'unisono, l'Eroe è consapevole e sicuro di se e delle proprie azioni. Per queste cose ci parla un'espressione quasi ammiccante leggibile nel profilo che appare (tuttavia) vagamente inquieta, come è spesso inquieto lo sguardo di una star.
 
Dai tempi degli eroi venuti in occidente (VIII - VII sec. a.C.), su navi difficili da governare, sulle tracce e le rotte di Ulisse...sono trascorsi 400/300 anni. C'è maggiore consapevolezza ma anche maggiore competizione...le città sono state ben edificate e sono bellissime, appaiono potenti, ma la storia è più fragile: i Sicelioti sono in competizione tra di loro per l'egemonia, sono in rotta con le popolazioni autoctone per il controllo del territorio e sono sotto la minaccia di Cartagine.
In realtà un mondo terribile e precario. Il richiamo ad Ercole. eroe invincibile nella cosmografia culturale greca, diventa quindi importante e necessario, un'egida per il mantenimento della forza e per la riscossa contro i punici.

 

(Continua...)

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Sul tema che l'ottimo Calciati ha lasciato in sospeso, con riferimento al post precedente, possiamo esporre quanto segue.

 

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questa moneta la conosciamo per essere stata descritta sopra

 

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Questa è una litra in argento di Kephaloidion, polis di origine greca che costituiva la frontiera nella Sicilia costa nord, ad ovest di Imera, quindi ed in seguito centro di frequentazione mista greco/punica, sino a quando i Cartaginesi non ne ebbero il controllo diretto e definitivo, pur senza deportare completamente l'ethnos greco. sul diritto sopra postato si legge erakleiotan dall'alto in senso orario. La città è nota a far data dalla dominazione araba della Sicilia con il nome di Cefalù.

 

Di seguito il rovescio:

 

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qui sul rovescio si legge (ek) kephaloidion dall'alto in senso orario, intorno al toro cornupeta.

E' una bellissima moneta di egregia rarità, foto da archivio NOMOS.

 

Il periodo è successivo alla caduta di Himera...siamo poco dopo l'inizio del IV a.C., cioè una ventina o pochi più anni dopo la coniazione del tetradramma di Camarina, la moneta appare emessa o a celebrazione dagli7degli  Eracleioti di Kephaloidion. Ritorna il tema di Ercole come eponimo della riscossa greca in Sicilia, già ipotizzata per il tetra di Camarina

 

Le azioni svolte da Eracle in Occidente sono da riferire al prevalente valore culturale che la tradizione greca aveva voluto identificare con l'eroe. Eracle si pone come il simbolo della grecità, quindi con la civiltà e la stessa cultura. L'eroe divino riveste il valore di un'egida: reca il progresso tra la barbarie e, quindi, legittima l'inevitabilità del dominio da parte di una cultura superiore su tutte le culture inferiori, cioè non greche. Gli stessi scontri con gli eroi locali non sono altro che il riflesso mitico dei contatti tra Greci e non Greci nelle nuove terre conquistate .

Fonte: Angela Tortora - Università di Napoli

 

In tale ottica:
"ERAKLEIOTAN EK KEPHALOIDION"
ben si può ritenere che gli Eracleioti, di cui alle epigrafi delle monete su postate, costituivano congragazioni di persone di stirpe greca che, sotto l'egida del Dio/Eroe, si ponevano come custodi e difensori della stripe e operavano culturalmente e fattivamente per la tutela e la conservazione del potere e delle tradizioni greche nell'isola siceliota.
Probabilmete in ogni sito ove i Greci operavano , vivevano e commerciavano, erano operativi gli Eracleioti. Peraltro le effigi monetali che raffigurano Eracle erano numerose, anche in altri Siti a prevalenza o forte influenza Siceliota, specificamente nel IV e III sec. a.C., quando il timore di decadenza, sconfitte e saccheggi si fecero sempre più consistenti.
Sommessamente ritengo che, oltre ad altri collegamenti e simoboli, in tali valori è incentrata la valenza eracleiota nella Sicilia del IV e del III secolo.
Per emulazione e propaganda i Cartaginesi tentarono di plagiare tale impostazione per il tramite della loro divinità Melquart ( eponima), già assimilata ad Eracle. Di qui le coniazioni delle note monete (prevalenti i tetradrammi) la leggenda punica con la raffigurazione dell'eroe, coronato con la pelle leonina e la leggenda Melquart, di cui posto due immagini:

 

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Foto da coins archive.

 

POST APERTO, PER IL MINISTERO DEI BENI CULTURALI.

In questo topic  cerchiamo di proseguire nella nostra ricerca tra la storia e l'arte, così come testimoniate nelle monete antiche e moderne, per dimostrare che la "bellezza assoluta" si identifica con  la conoscenza e che qualunque immagine monetata, che manifesta profondi significati,  testimonia un riconoscimento storico oltre che artistico. Le monete artisticamente e storicamente significative possono, quindi ed  a pieno diritto, sfilare nella "passerella/palcoscenico" dell'umanità.

In un recente film del regista Paolo Sorrentino: La grande bellezza, è possibile vedere nelle scene finali il protagonista, tale giornalista scrittore (magistralmente interpretato), mentre descrive e sostiene che la propria vita è stata un fallimento... malgrado le feste, le belle donne, l'agiatezza, le conoscenze dei potenti, i Monsignori e la politica.

Anzi...proprio per questo l'eroe del film (Gep Gambardella) sostiene di aver cercato nella vita la grande bellezza, senza mai trovarla. In realtà questa era (anche) intorno a lui, simboleggiata e raffigurata nella città dove Gep ha vissuto: Roma. Ma Roma è ormai offuscata, sbeffeggiata, incasinata, sporcata, degradata, maltrattata, usata da politici incompetenti e voraci quale sfondo e palcoscenico della mala gestio; così come per secoli fu schiacciata, impoverita, rimpicciolita,oscurata da alcuni tra i romani Pontefici.

Alla fine il protagonista del film, camminando da solo per la città e sui moli del Tevere in orari incosueti, illuminati da una luce magica...ritrova - in età ormai anziana - la grande bellezza di una città unica nel mondo, nell'arte e nella storia.

Infatti non a caso L'ISIS che uccide, distrugge ed oblitera la storia...ha anche recentissimamente dichiarato che l'obiettivo finale è ROMA, prima città dei Crociati, prima città d'occidente, la città di Pietro, dove Pietro ancora siede.

 

Noi amiamo immaginare un lunghissimo corridoio, con ampie vetrate che seguono la luce da est ad ovest...dove in adatte bacheche e vetrine fosse possibile vedere comodamente e con agio centinaia di monete, appositamente scelte e messe vicine, le une alle altre, ben valorizzate e con poche ma rivelatrici righe capaci di svelare significati, valori e la storia.

Cioè...una "grande bellezza"...ammirata da tutti senza distinzioni di censo, di razza e di religione.

Roma potrebbe avere, sia un tale lungo corridoio a loggia...e ne facciamo vedere uno, effigiato di seguito su una medaglia oro di Clemente IV, mentre vi danzano le arti:

 

post-208-0-53268100-1416008298_thumb.jpg (un capolavoro)

da Kunker

 

sia tante bellissime monete (stipate in monetieri ed in caveau pubblici), da esporre al mondo intero, in un corridoio laddove le arti danzano, quale migliore auspicio?

Potrebbe occuparsene qualcuno dello stesso Ministero ...con sufficiente visione di una grande bellezza, o dobbiamo incaricare Paolo Sorrentino? Illustratogli il progetto sarebbe ben capace di realizzarlo.

E fioccherebbero le prenotazioni...con la fila fuori dal botteghino.

E, nel contempo, quante altre possibili simili realizzazioni con fantasia e capacità cuturale...in tutta Italia?

Tante possibili...

E quante altre cose da pensare...immaginare, realizzare grazie a risorse artistiche, storiche, culturali e paesagistiche uniche al mondo. Basterebbe non saccheggiare od obliterare questa "grande bellezza" per metterla a frutto, tutto il mondo sa che è questo il nostro principale futuro.

 

Intanto il nostro Paese è in default tecnico...è in fondo a troppe classifiche e tutti abbiamo sempre meno entusiasmo negli occhi. Abbiamo maledettamente bisogno di un'egida (non politica ma culturale) sotto cui proporre una riscossa...così come sperarono gli Eracleioti di Kephaloidion in Sicilia contro il dominio, l'egemonia e il mercantilismo imperialista di Cartagine.

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Non vorrei ormai sembrare monotono, questa pur bellissima moneta è stata qui pubblicata più volte e anche commentata.

Ma ci serve quale trait d'union per le foto successive che aprono su una moneta di altro periodo, comunque molto bella e...a suo modo significativa.

Possiamo solo dirvi: occhio alla criniera e, quindi al calligrafismo lineare della chioma leonina, vi diciamo ancora che il tetradramma di camarina è una moneta siceliota, quindi mediterranea oltre che classica. Una moneta del sud...insomma, già allora - rispetto a Roma ed alle città etrusche - una moneta meridionale se ci perdonate il paragone improprio ma calzante geograficamente.

Ed ecco allora uscire dal cilindro:

 

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Gioacchino Murat...immortalato in una moneta dal tratto romantico.

 

Si potrebbe dire: e mò che c'entra il Murat Gioacchino, Comandante di cavalleria del bonaparte, quindi un napoleonico, ottocentesco, francese, con il mondo degli Eracleioti e con Kamarina, città greca della Sicilia che conia belle monete nello scorcio del V secolo a.C.

Si potrebbe rispondere facilmente: niente!

Non c'entra nulla se non per il fatto che sia il tetra di Camarina con Ercole al diritto e il 5 lire (pure in argento) del Murat...sono due monete. Il resto potrebbe essere noia o fuffa?

Ebbene non è proprio così.

A presto per il prosieguo.

 

(Continua...)

 

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I punti di contatto tra l'Ercole del tetradramma di Kamarina e lo scudo in argento di Gioacchino Murat sono individuabili nel calligrafismo della criniera leonina per il primo e nella (s)capigliatura del secondo. Non sfuggirà ad un occhio anche non tecnico od attento che il gioco delle linee è lo stesso.

Tali linee che acquisiscono anche un gioco di massa, per la loro molteplicità, conferiscono movimento e coreografia alle teste, instillando una piacevolezza che affascina e coinvolge l'occhio dell'osservatore.

E' quasi impossibile che gli incisori della zecca di Napoli, non conoscessero la monetazione della Magna Grecia e della Sicilia antica, specialmente agli inizi del 1.800 (cioè in una età abbastanza moderna dove molteplici già erano stati i ritrovamenti e le giaciture monetali nelle collezioni, compresa quella reale di Napoli). E' altrettanto probabile che l'influenza sugli incisori d'ambiente meridionale da parte delle monete del meridione classico, sia stata - all'epoca - significativa.

Ma la similitudine riguarda anche il profilo del volto che presenta una psicologia analoga nell'atteggiamento dell'espressione. Queste similitudini ci indicano quanto fosse vicina alla sensibilità moderna l'espressione dell'Ercole di Kamarina.

 

Forniamo di seguito la descrizione della moneta del Murat:

Napoli
Gioacchino Murat (1808-1815). Secondo periodo: monetazione decimale.
Da 5 lire 1813. AR 24,91 g. – ø 37,2. GIOACCHINO – NAPOLEONE ¸ Testa a d.; sotto, 1813 ¸ . Rv. REGNO DELLE DUE SICILIE Stemma coronato tra due sirene, circondato dal Collare della Legio d’Onore e caricato su manto reale e due scettri decussati; sotto, nel giro, 5 LIRE ¸ . Sul taglio, in incuso, é DIO PROTEGGE IL REGNO. CNI 58. Pagani 58d. Pannuti Riccio 13. V.G. 2255. Davenport 167.
Spl

 

(Continua...)

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GIOACCHINO MURAT: UN SINGOLARE PERSONAGGIO IMMORTALATO DA UN CONIO STUPENDO.

 

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Foto da Numismatica Genevensis, asta n. 8 novembre 2014, lotto 519.

 

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Foto da Numismatica Genevensis, asta n. 8 novembre 2014, lotto 520.

 

La moneta è il 5 lire del 1813, pesa 25,00 grammi in media, CNI XX, 59 P. 623; MIR (NAPOLI) 441/1; Mont. 48...già descritta al post precedente.

 

Come anche un non numismatico può ben vedere la moneta è molto bella, specialmente se è (come nelle foto) di grande conservazione, quando può rendere al massimo la coreografia della folta capigliatura riccioluta, dove è stato creato un gioco di luci, riflessi e linee curve e ritorte di grandissimo effetto iconografico ed estetico.

 

L'idea è quella che annuncia l'eroe romantico: il grande pianista o il grande condottiero o il rivoluzionario, cioè un uomo creativo e talentuoso, innovatore, fuori dal sentire comune e dalle regole...un uomo o un eroe? Comunque un uomo nuovo capace di giocarsi - con una frase, un comportamento, una risposta o una decisione - il proprio successo o la propria vita come ad una mano di dadi, fidando sul proprio talento o sul proprio coraggio non comune.

 

L’atto di nascita del Romanticismo viene fatto convenzionalmente partire dal 1798 anno in cui i due fratelli Sheghel a Jena fondano la rivista “Ateneum”. L’uomo romantico vede il mondo come elemento di contrasto con lui medesimo. L’elemento di contrasto è dato dalla estrema sensibilità umana e dal susseguirsi di nuove vicende storiche, che dimostrano l’impossibile ottimismo illuminista.

L’uomo romantico è attraversato da una consapevolezza: sa di essere finito e pur tendendo all’infinito sa di non poterlo raggiungere. Si affida quindi all'estro, al talento, all'arte...cioè all'espansione della propria sensibilità che dovrebbe essere in grado di intuire e percepire il trascendente...o, se volete, l'infinito, anche vivendo in un mondo finito, ordinario, spesso miserevole.

L'eroe romantico è volubile, incontentabile, individualista ma capace di sposare ideali e condivisione, in continuo dissidio, sempre teso all'affermazione, non ossequioso delle regole.

 

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Del nostro Gioacchino - personaggio che in qualche misura si attaglia a quanto sopra descritto se sostituiamo alla sensibilità l'intuito - avevano tentato (in famiglia) di fare un prete o, meglio, un ecclesiastico. Il Murat era (infatti e per l'appunto) coraggioso, sprezzante, insofferente, litigioso, fuori dagli schemi, presuntuoso, irriverente. Fu espulso dal collegio ove studiava (da prete in carriera).

Con alterne vicende e alterna fortuna entrò nell'esercito ove - giacobino - intuì che  potesse essere celata  la propria fortuna ed il proprio futuro di personaggio non comune; fino a quando si pose al seguito ed al fianco di Napoleone Bonaparte.

Il suo terreno di gioco e di affermazione erano le grandi battaglie e le cariche di cavalleria, i rapidi movimenti dei reggimenti, gli assalti nello scintillìo del metallo e nel rumore delle sciabole che si incrociavano cercando carne da mordere...nell'odore del sangue e del sudore di cavalli nervosi, veloci e schiumanti. In un attimo il successo arride all'audace ed a chi disprezza il pericolo, nell'attimo successivo tutto può essere perduto.

In un attimo l'ultimo degli undici figli di una coppia di albergatori diventa capitano...colonnello, generale...sino a generale di divisione. Senza raccomandazioni di censo, di casta o di baratto e convenienza. Finchè dura è amico e cognato di Napoleone che se ne serve confidando nell'animale da carica, che fiuta il sangue ed il successo nell'assalto...come un predatore.

Ma il nostro coraggioso ed anche spregiudicato eroe non aveva il talento vero dello stratega di razza...e nemmeno del tattico brillante.

Fuori dalla mischia il suo talento si annulla e non regge la bisogna. Tanto meno brilla l'acume politico.

Ma il Murat se ne infischiava e, intanto, cambiava una donna al giorno.

 

Arriva a diventare Re di Napoli...al culmine dei successi napoleonici (anche se il Bonaparte fu molto severo nei giudizi sul Murat...fuori dai primi momenti di successo).  

Tradisce in seguito Napoleone, per cercare di mantenere un trono (cioè un successo...) vacillante.

Alla fine osa ingrandire e difendere i suoi domini e perde tutto dopo essere stato più volte sconfitto.

 

Rifugiatosi in Corsica tenta allora di raggiungere la moglie Carolina Bonaparte e i  4 figli a Trieste,  ma viene ingannato e raggirato dai servizi segreti inglesi e borbonici che lo deviano per nave sulla costa Calabra...dove sbarca a Pizzo Calabro a capo di una banda di disperati.

Viene imprigionato nella segreta del coccodrillo, nel locale castello e viene sommariamente processato dalla burocrazia borbonica che ha l'ordine di eliminare velocemente con lui qualunque possibile rivendica del trono napoletano ed eventuali azioni tese su tale (ormai improbabile) traguardo.

Gli concedono 15 minuti o poco più per il conforto religioso.

Innanzi al plotone d'esecuzione ha un guizzo d'orgoglio e rivede le cariche di cavalleria, crede di sentire l'odore, questa volta, del suo sangue e grida:

 

« Sauvez ma face — visez mon cœur — feu!» »

 

« Risparmiate il mio volto, mirate al cuore, fuoco! »

 

Non venne esteticamente esaudito... per la necessità di due colpi di grazia alla tempia. (Ne sarebbe semmai bastato uno, probabilmente la mira fu errata con il primo colpo). Un dramma nella tragedia.

 

Fu sepolto, secondo la tesi oggi prevalente, in una fossa comune, sotto il pavimento di una chiesa di Pizzo Calabro. Non troppo lontano da eroi sempiterni che 2.300 anni prima avevano criniere e riccioli simili ai suoi, già immortalati nel conio di stupende monete greche.

 

Per concludere un pensiero ed una dedica a:

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in quanto amici ed insigni specialisti della monetazione napoletana.

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Salute a tutti.

E' ora di postare di nuovo qualcosa, questa volta andiamo su cose meno appariscenti ed eclatanti, ma storicamente sempre importanti...specificamente per la monetazione di riferimento.

In questo topic manca sino ad ora una tipica moneta medievale: il denaro o il grosso, monetazione che viene fatta risalire al 774 con l'avvento di Carlo Magno come re dei Franchi e in seguito re dei Longobardi, e dall'800 Imperatore del Sacro romano Impero. L'Europa che usciva dalla fine dell'Impero romano era caratterizzata dallo spopolamento delle città e dalla mancanza di commerci, con la conseguente riduzione dell'utilizzo del denaro da una parte e la scarsità di metalli preziosi da impiegare nelle monete dall'altra.

Tuttavia attesa anche la caratteristica estetica e di pregio iconografico  che caratterizza le monete pubblicate in questo  topic, sussiste la  difficoltà di individuare qualcosa di eclatante nella monetazione medievale più tipica,  ove una certa apparente monotonia o ripetitività di immagini caratterizza le coniazioni.

 

Alla fine, nell'indecisione su cosa evidenziare, abbiamo scelto questo importante documento numismatico che mostra al rovescio delle chiavi (?).

 

post-208-0-04254400-1426434112_thumb.jpg

 

la moneta proviene da una recente asta della Casa d'aste Varesi.

 

Si potrebbe dire: ma adesso questa specie di lenticchia cosa c'entra con le monete più belle ed interessanti nel mondo?

Alla fine scopriremo che questa moneta non è estranea al tema di questo topic, in quanto se non eccezionale esteticamente sicuramente rappresenta alcuni pregnanti significati e un passaggio saliente per la  storia del Papato.

Di seguito andremo a dimostrarlo.

Od almeno tenteremo.... :)

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Il periodo è quello medioevale negli Stati italiani, specificamente l'ambito d riferimento è quello della monetazione papale, esattamente delle sedi vacanti.

Partiamo da più lontano per arrivare correttamente a comprendere la moneta postata.

 

 

Coniazioni medievali in Italia.
Monetazione autonoma 1257 1268
, al riguardo furono coniati il grosso e il denaro.

 

Il diritto di zecca per Viterbo fu una concessione di Federico II nel 1240 in quanto l'imperatore voleva conquistare i favori delle città Ghibeline dell'Alto Lazio (dette privilegi a Foligno nello stesso anno). Federico voleva coartare il potere papale di Roma (aveva capito che la Roma del Papato bloccava l'intera Italia oltre che i territori direttamente sottomessi al Pontefice) stringendo quindi il maggior numero di alleanze. Federico II fu la prima potenza adeguatamente attrezzata per tentare di unificare l'Italia, questo didegno era lungimirante...oltre gli stretti interessi dell'Imperatore. Ma - purtroppo - non ebbe successo.

 

Tornando al tema numismatico: Viterbo non colse subito il privilegio di zecca ed iniziò le coniazioni solo nel 1262.

- bibliog.:
Guglielmi M. : “il Viterbino”, cassa rurale artigiana di Viterbo1993
Martinori E. “Della moneta papalina del patrimonio di S. Pietro, Milano 1910”

 

VITERBO - Sede vacante 1268 1271,
sono questi gli anni in cui Viterbo, da centro regionale della Tuscia assurge a larga fama. Nella città ormai guelfa si svolse, infatti il primo conclave della storia dei Papi. Sembra che i cittadini viterbesi, esasperati per la lentezza dell'elezione e per l'immobilismo dei papi nel decidere, abbiano chiuso a chiave (cum clave) le porte del palazzo e abbiano affamato le autorità clericali per smuovere le acque dell'elezione. Fu eletto, nella fame e nelle privazioni, Gregorio X.
Dal 1268  circa Viterbo coniò la prima moneta in sede vacante:
grosso paparino (con due tipi)
oltre a un denaro paparino.
Occorre evidenziare al riguardo che recenti studi menzionano le monete paparine sarebbero note sin dal 1268, da alcuni mesi prima della morte di Clemente IV e che quindi sarebbero state coniate precedentemente al conclave.

 

Giusta la premessa, arriviamo adesso alla moneta sopra postata,

 

post-208-0-93141700-1426448728_thumb.jpg

 

E' un Grosso Paparino del II tipo:
senza data
+ al D. patrimoniu....croce unghiata ccon 4 globetti ad ogni estremità in contorno perlinato;
+ al R. beati petri...due chiavi in palo con anelli che si intersecano, volte all'esterno, in contorno perlinato.  R3

CNI XIV 4
BIAGGI 3004
MUNTONI 1
BERMAN 162

 

PECULIARITÀ STORICHE E NUMISMATICHE.

Per la prima volta, in questa moneta,  appare il simbolismo delle chiavi in palo su una moneta che starebbe a rammentare il “clausit cum clave” esse diverranno nei secoli a seguire l'emblema allegorico (con altri significati) della chiesa sino ad oggi. Nella leggenda del diritto compare per la prima volta PATRIMONIU riferito al patrimonio di S. Pietro nella Tuscia (Alto Lazio) di cui Viterbo, con il suo distretto rappresentava l'epicentro amministrativo.
Esiste una variante nota: al rov. La legenda è retrograda, da sinistra in alto. Classificata come rarissima: R4

Il denaro paparino del primo tipo sarebbe più raro (anche questo classificato R4) e ha al diritto il volto molto stilizzato e medievalizzato (romanico) di S. Pietro.

 

(Continua...)

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Relativamente alla apparente monotonia e ripetitività delle iconografie medievali, specificamente sino alla fine del 1200, osserviamo che nel Medioevo i ritratti devono essere considerati “convenzionali”. Non sono ritratti autentici o fisionomici, secondo la nostra percezione, ma essenzialmente immagini simboliche. L’uomo medievale ha una consapevolezza diversa della figura umana, che ritiene appartenente a determinati gruppi di persone e trascura i tratti particolari. Fondamentale era un segno della continuità, intesa come l’obbligo di essere simili ai predecessori. Così come il volto del Cristo e dei santi, anche il volto dei sovrani rimane immutato e le diversificazioni riguardano solamente alcuni particolari esteriori, come le vesti o i simboli. Solo agli inizi del 1400 avremo immagini di ritratti “realistici” fisionomici (caratteri esteriori) e fisiognomici (caratteri interiori )...in ossequio e in linea con l'inizio del Rinascimento, quando ripartì l'arte, dopo essere stata espulsa dalla storia. Cioè da quando nel VI scolo d.C. fu "spenta la luce" della cultura classica dobbiamo arrivare al Cavallini, a Cimabue e poi a Giotto ed ai fratelli Nicola e Giovanni Pisano...e a tanti altri. Nel 1400 anche le coniazioni, nell'Italia del rinascimento, acquisiscono la renovatio con tanti ottimi esempi iconografici, specificamente nelle città padane.

Ancora più spesso la moneta medievale non ha raffigurazioni complesse ed umane, storiche o monumentali, ma si limita  a presentare e raffigurare delle epigrafi tipiche nello stile dell'epoca di coniazione oltre a  simboli o raffigurazioni compendiarie (cioè schematiche e non molto curate).

Niente che abbia una valenza estetica primaria.

Ovviamente ciò non toglie che la monetazione medievale abbia un sapore ed un fascino specifici, cioè peculiari...particolarmente cari agli specialisti del settore e di quelle epoche.

 

post-208-0-70360600-1426892057_thumb.jpg

 

In questa moneta che stiamo postando troviamo tutte le peculiarità sopra evidenziate.

Qui non c'è nemmeno una figura umana:

una croce e una coppia di chiavi in palo, circondate da epigrafi coerenti con lo stile dell'epoca. Eppure questa moneta ha un significato storico particolare per la storia del papato e un fascino specifico...quello del Conclave (clusit cum clave...) e dell'elezione papale.

 

Postiamo di seguito un'immagine della sala del conclave a Viterbo.

 

220px-Viterbo-Inside_Papal_Palace.jpg

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