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Un salutissimo a tutti gli amici che seguono il nostro Sito e questo topic.

E' passato del tempo dagli ultimi post ed è ora di mettere mano a q.cosa di nuovo.

 

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Numismatica Ars Classica - Auction 76 - 10 December 2013

Lot: 160;  Estimate: 5'000 EUR; Starting price: 4'000 EUR
Price realized: 6'500 EUR.

 

Monete di zecche italiane
Napoli
Ferdinando IV poi I di Borbone, 1759-1825. Primo periodo: 1759-1799. Piastra 1791, AR 27,16 g. FERDINANDVS IV. ET MARIA CAROLINA Busti accollati a d. dei sovrani, sotto, D P (Domenico Perger, incisore). Rv. PRO FAVSTO PP REDITV V S il Sebeto e Partenope sacrificano su di un’ara; sullo sfondo il Vesuvio e, a destra nel campo, A P / M (Antonio Planelli, maestro di zecca e Raffaele Mannara, maestro di prova). All’esergo 1791. CNI 209. Pannuti-Riccio60. MIR 371.
Rara. Conservazione eccezionale per questo tipo di moneta. q.Fdc

 

Ecco, 

qualcuno potrebbe ritenere questa mia proposta eccessiva per questo topic che stiamo impostando ormai da tempo e che appare ambizioso: le monete più belle/interessanti nel mondo.

Si potrebbe dire: si...una bella moneta questa coniazione napoletana...ma forse non eccezionale, ce ne sono tante altre di tipologie belle ed interessanti.

 

Pertanto, anche per questa piastra napoletana del 1791, occorre porre ancora l'accento non solo sui dati della coniazione ma anche sull'iconografia, sui significati, sui miti che una moneta - ben incisa e artisticamente ben resa - porta nella cultura generale e nell'umanesimo (cioè nello studio impostato non solo sulla tecnica ma sui contenuti e sulla storia dell'uomo).

 

Questa moneta fu voluta dai reali di Napoli mostrati al diritto con i busti accollati: FERDINANDVS IV. ET MARIA CAROLINA...per salutare/festeggiare/commemorare il loro ritorno al regno dopo il viaggio in Ungheria. 

Nel mese di agosto del 1790 Ferdinando IV e la consorte Maria Carolina accompagnano le figlie Maria Teresa e Maria Luisa a Vienna andate in sposa a Napoli per procura con i figli del Gran Duca Leopoldo, gli Arciduchi d’Austria Francesco e Ferdinando. Maria Teresa diventerà Imperatrice d’Austria e Maria Luisa Amalia Gran Duchessa di Toscana La traduzione della leggenda al rovescio "Voti Assolti per il Felice Ritorno dei Sovrani." ne celebra il ritorno a Napoli dei regnanti. Don Basile appaltatore per la moneta di argento e di rame fece preparare a sue spese i conii. Antonio Planelli presentò i primi saggi a Novembre chiedendo l’autorizzazione a proseguire la coniazione. A Ferdinando IV non piacquero e ne fece sospendere la coniazione ma non fece ritirare quanto già coniato. In tutto furono coniate solo 9.476 pezzi. Per tipologia unica e dai rilievi marcati è una delle monete di Ferdinando IV maggiormente ricercate.

 

Lo stile della moneta è ancora baroccheggiante, il rovescio annuncia l'ambiente neoclassico...ma "con calma e senza fretta". :)

Lo stile neoclassico pieno e maturo non è scevro da qualche rigidità delle figure e da una certa freddezza, alcuni lo trovano gelido...in pratica una "cover" del classicismo greco, poi romano. Nel rovescio del pro fausto, invece, Partenope che sacrifica sull'altare è ancora resa con linee morbide, mentre il Sebeto che guarda all'indietro, dallo scorcio della moneta, rammenta schemi propriamente barocchi, se non naturalistici. Tutta la raffigurazione del rovescio di questa moneta è composta e gradevole...trasmette quiete e calore, storico ed umano.

 

Dopo queste note introduttive e sul periodo storico entreremo, nel prosieguo, sui temi iconografici della moneta sopra postata.

 

(Continua...)

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Il rovescio della moneta sopra postata -  in gergo chiamata brevemente "pro fausto..." tra i collezionisti e gli appassionati delle coniazioni napoletane - è l'immagine forte e bellissima della moneta e rappresenta il golfo di Napoli sullo sfondo, in poche parole il posto più bello del mondo facendo una media di diversi profili: geologico, storico, paesagistico, archeologico, artistico, climatico, marittimo.

Un posto assolutamente "magico e sacro", fuori dal tempo e da qualunque moda e tendenza.

Al centro il Vesuvio domina la scena con il famoso pennacchio di fumo, ricordiamoci che il vulcano è attivo ed è considerato uno dei più pericolosi al mondo, attesa la densità umana che si è stanziata alle sua falde e sino al mare e che verrebbe purtroppo coinvolta da una inauspicata ripresa in grande stile dell'attività vulcanica...sulle tracce della famosa eruzione del periodo romano antico (79 d.C.) Di seguito alcune immagini al riguardo:

 

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In primo piano vediamo a sinistra il fiume Sebeto (il fiume scomparso di Napoli e che sino al periodo della coniazione della moneta in esame era ancora riconoscibile per ampi tratti del percorso). Il Sebeto alla sinistra tiene una pala...simbolo della capacità dei fiumi di scavare il proprio letto e di farsi largo fino al mare. Sulla destra la sirena Partenope che sacrifica su un'ara, questo gesto ha molteplici significati:

- esplicitamente in festeggiamento e in ringraziamento del ritorno dei reali a Napoli da cui ci si attende abbondanza e progresso;

- simbolicamente per calmare le ire del vulcano sempre incombente;

- storicamente in auspicio della grandezza e della felicità della città di Napoli.

Sullo scorcio a destra vediamo il mare della baia o, meglio, del golfo di Napoli frequentato da imbarcazioni.

 

Racchiudere un'intera città, in modo esplicito e sufficiente, incidendo un campo monetale non è cosa facile: la resa sarebbe insoddisfacente anche in un modulo ampio come quello di questa piastra.

Quindi in questo caso gli incisori hanno ovviato alle difficoltà rappresentando il mito della storia di Napoli e gli elementi più peciuliari della città...a far data sin dal lontano IX secolo a.C.

Di seguito, nel prossimo intervento spiegheremo il perchè.

 

(Continua....)

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È sempre un grandissimo piacere viaggiare attraverso le descrizioni di una moneta

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Riprendo la discussione e posto nuovamente la foto della bella moneta napoletana che stiamo analizzando.

 

[attachment=6668:Napoli...pro fausto.jpg]

 

Abbiamo scritto sopra che il Re non apprezzò questa moneta presentatagli dalla zecca e ne revocò la coniazione.

Come mai? Eppure la moneta è molto bella e dotata al rovescio di rilievi scenici di grande significato.

Proprio questo fu il problema.

I Borbone erano legati a raffigurazioni in linea con il loro potere, tese ad evidenziare la regalità, il lignaggio: stemmi del casato e...celebrazione del potere.

La moneta, in linea con una tradizione millenaria, nelle monarchie e nel potere assoluto è un mezzo anche celebrativo e di propaganda teso ad enfatizzare il potere. I Borbone, peraltro, non erano degli illuminati.

In questa moneta il rovescio non ha nulla di celebrativo nella dimensione regale, in quanto celebra Partenope e gli elementi fondanti la città millenaria.

Vesevo, Sebeto, Partenope, il mare...tutti elementi che richiamano la storia della città e della cultura partenopea: ben prima e ben oltre i Borbone.

Quindi, in quanto tali, testimoniano che Napoli è più grande ed è eterna...in qualche modo basta a se stessa con i suoi miti e può anche fare a meno della monarchia spagnola che, per molti versi, poteva essere d'impaccio al compiersi di una parabola storica e culturale di prim'ordine e di levatura mondiale.

Non sappiamo se l'acume storico di re ferdinando e la cultura del sovrano fossero tali da suggerire tali aspetti alla visione della moneta...forse la cosa fu suggerita da componenti della corte o da collaboratori.

Forse la cosa fu semplicemente intuita dal sovrano.

Fatto è che la coniazione fu interrotta.

 

(continua...)

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Se il Re Ferdinando ( detto il re nasone dai lazzari di napoli) non apprezzò il rilievo monetale con il Sebeto, Vesevo e Partenope...ci fu qualche anno dopo chi seppe valorizzare i miti e la storia di Napoli. Costui era uomo diverso dal Borbone, non nobile e nemmeno re per lignaggio o per diritto di nascita, anzi...fu cooptato per condurre le schiere napoleoniche. Infatti costui era uno di quelli che, dopo la rivoluzione frencese, si giocava la propria fortuna ogni volta in battaglia, "come ad una mano di dadi".

Il suo nome era Gioacchino Murat.

Divenuto re di Napoli e posto in fuga il Re Ferdinando, il Murat cercò di dare nuova impronta ai destini di Napoli e, guarda il caso, apprezzò molto le creazioni libere  dei maestri della zecca napoletana.

Fece così coniare una medaglia che mostra questo capolavoro:

 

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Medaglia 1811.  Bronzo.  Ø 45,2  mm.  Coniata a Napoli.  Premio dell’Acca-
demia delle Scienze di Napoli ? - (Opus: ?).

Al diritto IOACHIM NAPOL. SICIL. REX VNIVERSITATIS STVDIORVM
RESTAVATOR * (stelletta a sei punte).  Testa del Re a destra.
Al rovescio FULGET ET FOVET (Risplende e riscalda)  Minerva stante a
sinistra, poggiata sulla lancia, indica il sole che sorge dietro al Vesuvio in eru-
zione; a sinistra, Il Sebeto sdraiato e nel mare sirene che suonano e cantano.
All’ esergo, SCIENTIARUM DECORI / MDCCCXI.
(Ricciardi 87.  Siciliano 30.  Julius 2478/9.  Bramsen 1137.  Essling 2562.
D’Auria 94.)

 

Trattasi appunto di una medaglia che è nelle corde del tema qui trattato rispetto alla moneta di Ferdinando IV di cui stiamo discutendo. 

Troviamo lo stesso panorama (il golfo di Napoli) e gli stessi personaggi:

il Vesuvio e il Sebeto, invece di Partenope vediamo due sirene e, in più, rispetto alla moneta del "Pro fausto..." sopra postata, vediamo Atena che indica il sole sorgente da est...dietro il Vesuvio, che vuole rappresentare l'alba del sapere: la cultura e la scienza che si irradiano sulla città di Napoli, nella nuova era post rivoluzionaria napoleonica.

Cacciato il Borbone...una nuova alba e nuovi e più lieti destini sovrastano Napoli.

La raffigurazione che Re Ferdinando (reazionario e fautore di uno status quo monarchico ed assolutista) aveva rifiutato interrompendo la conianzione del "pro fausto..." viene gradita e benedetta dal Murat in quanto portatore di uno spirito nuovo: la rivoluzione borghese, dove il merito e l'abilità potevano creare carriere e fortune, in uno stato che non appartiene più alle parrucche incipriate ed ai lignaggi.

 

LO STILE

L'incisione di questa medaglia è di chiara matrice neoclassica ed è assolutamente stupenda...un capolavoro della medaglistica di tutti i tempi. la cosa è riuscita grazie all'abilità dell'incisore della zecca di Napoli che è riuscito a rendere con il giusto calore e con proporzioni naturali un tema abbastanza difficile: personalizzare la città di Napoli sulla sua baia, sino ad andare a ritroso, sin nelle radici storiche della fondazione.

La scena è una scena classica, l'abitato che si vede sul fondo è un centro antico, la nave che naviga sullo sfondo destro è anche antica. Idem per le figure in primo piano. Ma, pur nella dimensione neoclassica, solamente la figura di Atena ne tradisce l'impostazione in ragione di una certa rigidità della figura e del gesto...il resto dei rilievi appartengono ad una dimensione storica ed artistica senza tempo e, quindi, universale.

 

Ci consentiamo questa eccezione del postare una medagla, in un topic dedicato alle monete, attesa la evidente correlazione di questa medaglia con la moneta del "Pro fausto..."

 

Ma non finisce qui...l'argomento sarà ancora ricco

 

(Continua...)

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(Quest'ultima immagine della medaglia di G. Murat viene postata per gentile e graziosa concessione di Francesco Cavaliere / Ditta Numismatica Cavaliere).

 

Andiamo adesso ad esaminare nel dettaglio i miti della storia  di Napoli, per come raffigurati nella moneta del "PRO FAUSTO..." e nella medaglia voluta dal Murat.

 

IL MITO DI PARTENOPE O DELLE SIRENE.

IL SEBETO: il fiume (oggi scomparso..) di Napoli.

Nello scorcio del IX secolo a.C. la baia di Napoli è frequentata - da aprile ad ottobre - da abili navigatori provenienti dall'antico vicino oriente: Greci e Fenici. L'esplorazione di nuove rotte, mercati, fonti di approviggionamento e sopratutto il commercio del ferro con gli etruschi dell'Elba e di Populonia avevano un potente richiamo su uomini eroici ed abili marinai, capaci di governare navi di una certa stazza, limitate da remi di poppa al posto del timone e da una sola vela. Spesso la propulsione avveniva a forza di remi. Grazie all'orsa minore e alla stella polare erano in grado di navigare anche in mare aperto e anche di notte. Il mare aperto evitava in parte il rischio di sfasciare le navi sugli scogli, al contrario della navigazione di cabotaggio (vicino alla costa) che, peraltro, non poteva avvenire in ambiente notturno per i limiti alla visibilità.

Tra queste genti di stirpe greca si distinsero:

- genti di stirpe euboica, i Calcidesi che fondarono un emporion nella parte occidentale del golfo nell'isola d'Ischia (dai Greci Ischia fu detta Pitekoussa o Pitekoussai) e che, successivamente, fondarono la Polis di Cuma nella costa di fronte all'isola. E quel mare era il mare calcidese di Apollo e del gigante Epomeo (il vulcano di Ischia allora attivo). 

- Genti rodie e cretesi, che crearono, con tutta probabilità. un emporion nell'isolotto di Megaride (dove ancora oggi sorge Castel Dell'Ovo), davanti il colle di Pizzofalcone (il Monte Echia), attuale Monte di Dio alle spalle del Plebiscito.

 

post-208-0-23818200-1437609207_thumb.jpg Ecco una foto dell'isolotto di Megaride

 

E il mare della baia di Megaride... sino a Sorrento e oltre, era il mare dei Rodii, cioè delle sirene che nell'isola di Rodi anticamente vivevano nel loro mito, probabilmente questo mito fu mutato dai Rodii e dai cretesi dall'ambiente portuale  della Siria antica (Latakia)...e fu portato da questi navigatori sino alla baia di Napoli. Con tutta probabilità l'impulso rodio dette luogo alla fondazione del primo nucleo della città di Partenope che cadde, rapidamente, in mani Calcidesi in quanto etnìa più numerosa e potente (Messina e Reggio sullo stretto erano colonie Calcidesi). 

 

IL PRIMO NUCLEO DELLA CITTÀ DI NAPOLI

In un ideale triangolo tra la collina di Pizzofalcone, l'isolotto di Megaride e il porto antico di Partenope arrivava al mare il fiume Sebeto con una probabile ansa.

 

post-208-0-56921300-1437868082_thumb.jpg Veduta della collina di Pizzofalcone, sullo sfondo la Punta Campanella a sinistra e l'isola di Capri a destra.

 

Ripetiamo: la fondazione della città antica risale probabilmente alla fine del IX secolo a.C. .

I navigatori e i mercanti, verosimilmente originari di Rodi con alcune genti cretesi al seguito, si insediarono all'inizio in un luogo geograficamente e logisticamente ideale, l'isolotto di Megaride, che - in quanto separato dalla terra ferma - era più facilmente difendibile. Di fronte c'è il colle di Pizzofalcone che all'epoca era direttamente sopra il mare e  consentiva, in posizione altolocata,  la creazione di una testa di ponte sulla terra ferma. Il Sebeto, allora ricco di acque,  che sfociava poco lontano dall'isolotto di Megaride, permetteva un ulteriore riparo per le navi di quel tempo, oltre ad un approviggionamento di acqua dolce. Si trattava della posizione ideale per una fondazione sulle coste del mediterraneo antico...simile alle posizione preferite dai mercanti fenici (Cadice, Mozia, Tharros ed altre...). Occorre precisare che la fondazione di un emporion come quello rodio di megaride e quello calcidese di ischia non costituiva una colonia in senso tecnico. L'emporion era una sorta di testa di ponte creata per fini prevalentemente commerciali e ne veniva consentita la fruizione anche a naviganti di stirpi diverse da quella dominante e fondatrice. Così che potevano attraccare all'emporion anche navi orientali, fenicie e di altre polis greche... se tollerate e/o in accordo con la stirpe fondante. Così che in quei porti era consueto l'incontro di stirpi diverse: genti d'oriente, fenici, greci di altre polis...convivevano e facevano affari in una dimensione globalizzante, venivano in contatto per "contratto commerciale" in un clima avventuroso ed operoso. Non sempre il lucro e l'ambizione appartengono al diavolo. 

E' estremamente probabile che i Rodii da Megaride crearono un insediamento anche in cima al colle di Pizzofalcone, fondando così il primo nucleo di Partenope...anche se - ad onore del vero, ancora non sono emerse al riguardo delle certe testimonianze archeologiche. Ricordiamo che anche la città di Gela, in Sicilia, è una fondazione Rodiocretese che ebbe migliore fortuna, famosa per la propria invincibile cavalleria, tanto da imporre la propria stirpe dominante alla città di Siracusa che poi piegò le città Calcidesi: Katane, Leontini, Zankle/Messina ed anche Reghion (Reggio).

Ma nella baia di Napoli i Calcidesi erano più forti e numerosi e, con facilità, prevalsero assorbendo l'elemento rodio prima che potesse potenziarsi a sufficienza...e la nascente polis di Partenope divenne Paleapolis, prima di Neapolis che si sviluppò sulla marina, oltre il Sebeto,  vicino al porto.

 

 

Di seguito postiamo una planimetria stilata da eminenti archeloghi che hanno rintracciato la linea di costa del IX - VIII sec. a.C. e hanno posizionato i vari insediamenti...da notare la posizione del porto antico tra il quale e l'isola di Megaride sfociava il Sebeto.

 

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La situazione antica è ancora meglio individuabile in questa ulteriore grafica dove alla lettera C vedete posizionato il rilievo (con l'ansa) del fiume Sebeto.

 

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Dedicato a: Pietro Magliocca @@Neapolis e a Francesco Di Rauso @@francesco77

 

Per un ulteriore approfondimento sulle monete con il Sebeto in particolare e sulla storia del fiume indichiamo il link di altra discussione specifica su questo Sito:

http://www.tuttonumismatica.com/topic/1184-la-misteriosa-pala-del-sebeto-nelle-monete-e-nella-storia-di-napoli/

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Una delle medaglie più belle in assoluto. Ecco l'argento Renzo! Si tratta dell'unico esemplare apparso finora sul mercato, non ricordo se nell'asta Christie's di Roma dell'aprile 1992 c'era in questo metallo.

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@@francesco77

Ciao Francesco, eccezionale il tuo contributo...un pezzo stupendo quello da te postato in argento,

Fosse possibile oggi...?  ;)

 

Per quanto riguarda i post sul "Pro fausto..." e sulla medaglia di Murat di cui sopra, per evitare di postarne altri, ho provveduto a rivederli ed arricchirli rispetto a ieri. Non pretendo che rileggiate tutto,  :)  ma colgo l'occasione per segnalarlo.

 

@@Sannio

@@Neapolis

@@Layer

@@Lugiannoni

@@Admin

@@Alberto Campana

@@Alberto Varesi

@@aulus

e per chiunque altro apprezza questo topic...

:)

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Un caro saluto a tutti i lettori.

Segnalo che abbiamo ricevuto apprezzamenti per questo sito, avuto riguardo - da ultimo - anche ai  post sul "Pro fausto..." e sulla medaglia del Murat , da ultimo pubblicati in questo topic 

Infatti il topic ha fatto un balzo in avanti nel numero delle letture...qualcuno, al riguardo, ha però segnalato l'importanza di un approfondimento e di una giustificazione adeguata sulla componente rodia del primo nucleo storico della città di Napoli: cioè l'emporion di Megaride e la fondazione sulla collina di Pizzofalcone da parte di navigatori, mercanti e coloni di stirpe rodio cretese. Si ritiene generalmente, anche a livelli accademici, che Partenope sia stata una fondazione dei Calcidesi di Cuma. Chi ama la monetazione greca e i relativi temi del periodo arcaico, avrà sicuramente maggiore facilità ad apprezzare e decodificare il tema...che riveste comunque una grande importanza storica ed archeologica.

Per la verità non volevo farla troppo lunga...in quanto i post iniziati con la moneta del "Pro fausto..." iniziavano ad essere molti per la media di questo topic.

Riflettendo sulle segnalazioni ricevute debbo però convenire sul fatto che qualcos'altro deve essere detto su un tema, sicuramente specialistico, ma che - ove non integrato - potrebbe apparire una mera divulgazione "suggestiva", come si dice tecnicamente quando si ritiene che un argomento non sia fondato o supportato a sufficienza.

Sto raccogliendo i miei modesti studi al riguardo e, quindi, ci perdonerete se a breve ci sarà un ulteriore post in coda, a chiusura del tema.

A presto...

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Riprendiamo l'argomento sul mito delle Sirene e la fondazione di Partenope, individuando i temi che possano chiarire la realtà dei primi insediamenti nel sito storico più antico di Napoli. Il tutto prendendo spunto dalle iconografie visibili nella bellissima moneta del "Pro fausto..." e dalla bellissima medaglia di Gioacchino Murat, sopra postate.

 

Iniziamo dicendo che il mito delle sirene affonda nella notte del tempo ed ha implicazioni molteplici.

Sotto un profilo psicoanalitico Junghiano le sirene e il loro canto simboleggiano il timore maschile, sin dall'alba della storia, per l'elemento femminile e le relative capacità seduttive. In un mondo maschilista come quello antico...le donne erano temute in quanto capaci di annullare la volontà maschile tramite l'innamoramento e le passioni.

Sotto un profilo meno intellettuale le Sirene potrebbero essere sin dal mondo più antico, per una cruda realtà, null'altro che le prostitute o le donne che, in ogni porto, attendevano/attendono gli approdi per gabbare i marinai...e più di un esegeta umanista e di uno storico ha posto tale soluzione come ovvia e incontrovertibile.

Osserviamo inoltre che il termine sirene ha raccolto molteplici Figure con le quali si è fatta spesso un po' di confusione: nereidi, ninfe marine, uccellacci dal volto di donna che cercano di ghermire i marinai...e quant'altro; in qualche modo è come se fossero esistite sirene "buone" (divinità marine: nereidi e nife) e sirene malevoli.

Sotto un profilo più propriamente legato all'ambiente marino reale sicuramente gli avvistamenti - da lontano - di foche monache e di dugonghi (capaci di modulare i suoni con l'apparato fonetico) può aver favorito una sorta di "fischi per fiaschi".

 

Data la esplicativa ma sintetica premessa entriamo nel vivo della questione, anche con l'ausilio della numismatica.

 

Il mito delle divinità pesce sirenidiformi è rintracciabile nell'antico levante già dal III - II millennio a.C., dove ad Ugarit, tavolette  cuneiformi attestano la feconda “Donna Divinità del Mare” (rabbatu atiratu yammi).
La dea Atargatis, in Aramaico Atar‘atah, era una divinità siriaca, chiamata anche Deasura; appartiene alla storia delle religioni del Vicino Oriente antico, nella Mezzaluna Fertile. Veniva indicata come dea-sirena, per l'aspetto del suo corpo, che ha forma di pesce, e così è descritta, ad Ascalona, da  Diodoro Siculo.

 

post-208-0-49654700-1440200814_thumb.jpg [sYR] Statuetta di marmo rosa della dea siriana a forma di pesce Atargatis. Divinità associata con la creazione e la fertilità. Forma con supporto piatto, con dettaglio eccellente e segni di accumulo sulla pietra. Atargatis si crede sia stata una divinità composita che univa gli attributi di Anat e Astarte.  Siria settentrionale, intorno al II millennio a.C. Altezza: 6,3 cm

 

Dalla Siria, la sua adorazione si estese in Grecia e all'ovest più lontano.

Luciano ed Apuleio danno descrizioni dei preti mendicanti che viaggiarono per le grandi città con una immagine di Atargatis  posta su un asse e raccoglievano le elemosine. L'ampia estensione del culto è largamente attribuibile ai mercanti siriani, raccolta e mediata (nel mediterraneo occidentale) dai loro colleghi Rodii già a far data dal XII secolo.

In molti casi Atargatis, ‘Ashtart, e altre divinità che una volta erano stati culti e mitologie indipendenti, divennero dei sincretismi tali da apparire indistinguibili.

Postiamo, di seguito, una moneta di Demetrius III Eucaerus (siamo nel I sec. a.C.), con al rovescio  la raffigurazione di Atargatis, velata, dal corpo e dalla estremità caudale di pesce, fiancheggiata da steli d'orzo, che porta in mano un fiore. Il riferimento all'abbondanza, alla fertilità e all'amore è immediatamente deducibile.

Cosa possiamo intelligentemente e coltamente dedurre senza dover ricorrere ad un lungo elenco di note per copiare le idee altrui?  ;)

In poche ma esplicative parole: dai Sumeri ai Siriaci si sapeva o si era intuito che la vita terrestre proviene dal mare. E, poichè la vita evoluta è data dall'elemento femminile...ecco l'immagine della divinità marina dispensatrice che, per sopravvivere nell'elemento marino, non può che avere le facoltà e la struttura degli abitanti del mare.

 

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La moneta non è un capolavoro di estetica ma è di incommensurabile fascino ed importanza storica e numismatica, in linea con questo lungo e complesso topic, specificamente per il tema trattato in questi ultimi post.

 

L'origine letteraria, nell'antichità classica occidentale, della figura delle sirene è nell'Odissea di Omero dove vengono presentate come cantatrici marine abitanti un'isola presso Scilla e Cariddi, le quali incantavano, facendo poi morire, i marinai che incautamente vi sbarcavano. La loro isola mortifera era disseminata di cadaveri in putrefazione. Ma Odisseo, consigliato da Circe, supererà indenne il loro canto e la loro seduzione.

Al riguardo è estremamente importante evidenziare che Omero non descrisse l'aspetto fisico delle sirene.

 

Nel contempo il genio greco dimostrerà di aver ben chiaro lo stesso concetto levantino del mare origine della vita, ricorrendo al mito di Afrodite, dea suprema e assoluta dell'amore, che nasce dalla schiuma del mare. Ma per la chiarezza del genio greco la dea dell'amore non può avere sembianze ittiche. Che massima seduttrice sarebbe?

La siriaca Atargatis viene quindi svalutata (dai Greci) da dea suprema a dea minore del mare...cioè a Nereide. 

Una delle nereidi si chiamava Anfitrite, sposa di Poseidone...nell'epica omerica la nereide non è completamente personificata: là sul mare aperto, fra i flutti di Anfitrite (Omero, Odissea III.101).

Anfitrite è madre di Tritone e Rodo (o Roda)...una delle ninfe del mare...ed ecco le nereidi su tritoni, le ninfe marine... le sirene, che furono portate da Roda (dai Rodii) nel golfo di Napoli...si chiamarono in seguito partenope, ligeia, leucosia.

 

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Roda sposerà Helios (il dio sole) e vivrà a Rodi da cui l'isola stessa prende il nome, che deriva dal Greco antico ῥοδον (rhodon), che significava rosa. Nelle Olimpiche di Pindaro si narrava, appunto, che l'isola fosse nata dall'unione di Helios, dio del sole, con la ninfa oceanina Rodi (Rodo, Roda o Rode) e le città presero i nomi dei loro tre figli: Ialisos, Kamiros, Lindos.

 

E di nuovo ci soccorre la numismatica con i tetradrammi coniati dalla città di Rodi, quando questa nuova città (che prende il nome stesso dell'isola), sarà fondata dall'unione politica delle tre città originarie. In questa monetazione viene certificata l'unione tra Helios (al diritto) e Roda (al rovescio) qui raffigurata etimologicamente come rosa.

 

post-208-0-70610700-1440117286_thumb.jpg Moneta fotografata in asta Kunker

 

Si potrebbe obiettare: ehi Piakos?! Ma che scrivi...? Perchè vuoi forzare il tema asseconda intorno al II millennio a.Cintorno al II millennio a.Cintorno al II millennio a.Cdi come ti fa comodo?

Dove è la prova che quella rosa è una divinità marina...potrebbe semplicemente essere una rosa...perchè Rodi oltre ad essere forse l'sola delle ninfe marine o sirene...è anche l'isola delle rose. Non lo sai? Quindi se helios è uno dei simoboli di Rodi...al rovescio c'è l'altro che è solo un fiore.

 

Tale obiezione potrebbe non essere peregrina e quindi dobbiamo rispondere egregiamente all'ipotetico contestatore.

per rimanere nella numismatica prendiamo due monete a confronto e a testimonianza: il tetradramma di Rodi per prima che è del 404/380 a.C. mostra sui due lati della rosa una spiga d'orzo e un fiore (cioè l'abbondanza che permette la vita terrestre e che proviene dal mare)...allo stesso modo della moneta di Demetrio III Eucares (peraltro successiva al tetra rodiese) che postiamo nuovamente:

 

post-208-0-31844400-1440114425_thumb.png

 

che mostra Atargatis (divinità marina dispensatrice di vita e di abbondanza) che ai lati ha pure la spiga d'orzo e il fiore.

Quindi quella rosa è Roda e non una rosa! Il tema mitico dai Sumeri...ai siriaci...ai rodiesi è quello! E Rodi è stata l'isola del sole e della ninfa marina per eccellenza...poi portata dai Rodiesi nel mediterraneo occidentale, probabilmente sino alla baia di Napoli, come illustreremo in seguito.

 

 

E bisogna dare atto che, anche esteticamente, questo tetratradramma di Rodi è una delle monete più affascinanti al mondo.

 

 

(Continua...)

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La marineria rodia e la fondazione di Partenope,

la navi rodie, dopo la conquista dorica dell'isola nel IX secolo, si mise in diretta concorrenza con quella fenicia, condividendo molte rotte e non pochi siti od emporia sulle coste del mediterraneo...entrambe queste marinerie commerciali "ereditarono" precedenti movimenti di scambio e rotte minoiche e micenee.

Postare monete di epoche così alte non è possibile per non essere - prima del Vi secolo a.C. - le coniazioni ancora diffuse...quindi per quanto concerne i Fenici postiamo questo monile proveniente da Cadice:

 

post-208-0-51193000-1440632148_thumb.jpg

 

e questa moneta fenicia piuttosto tarda - Biblo: shekel o tetradramma - della fine del IV secolo a.C, confrontata con un naviglio dell'epoca:

 

post-208-0-22970500-1440632240_thumb.gif

 

 

 

Osserviamo che le rotte dei metalli (oro, rame, stagno e ferro) erano tra le più importanti  nel mondo dell'antico mediterraneo.

 

Quindi citiamo:

 

Cadice: Si tratta probabilmente della più antica città fondata nell'occidente dell'area mediterranea dai Fenici nell'XI secolo a.C., anche se oggi si fa risalire ufficialmente la sua nascita alla fine dell'VIII secolo a.C.

Fondata con il nome originale di Gdr (Gadir, fortezza, con la stessa etimologia di Agadir in Marocco) su quello che in passato era un piccolo arcipelago ed ora una sola isola, per sfruttare le ricche vie di traffico con l'Oceano Atlantico nel commercio del rame e dello stagno. Nell'antica Grecia era conosciuta come Gadeira e ai tempi dell'impero romano come Gades.

Il luogo scelto dai Fenici per la fondazione di Cadice si trova oltre la baia di Algesiras, qui insistono tre isolotti: Kotinoussa, Erytheia e Antipolis che sicuramente nell’immaginario fenicio furono assimilati alle rocce erranti sulle quali, per volere di Melqart, era stata fondata Tiro. Le isole, i promontori, le foci dei fiumi erano luoghi preferiti dai Fenici sia perché offrivano facili approdi sia perché consentivano scambi e commerci senza addentrarsi nel retroterra indigeno. La scelta del sito per la fondazione di Gades, fu certamente una scelta mirata se si pensa che a ridosso delle isole gaditane era stanziata la comunità dei Tartessi, diventa chiaro che i Tirii intendevano realizzare un insediamento mercantile pienamente inserito anchricordata da Stazio nei suoi versi,e geograficamente nella rete complessa di scambi e intermediazioni avviata dalle comunità tartessiche fin dalla fine dell’età del bronzo. Inoltre Gadir era un punto di sosta e rifornimento obbligato sulla rotta dei metalli del nord: Britannia e Mar Baltico che i Fenici conoscevano e percorrevano.

 

post-208-0-37136000-1440633496.jpg Piantina della situazione del piccolo arcipelago sel quale fu fondata Gdr dai Tirii.

 

Geograficamente meglio illustrato di seguito:

  

post-208-0-13511100-1440633697_thumb.jpg

 

Postiamo ora monete fenicie di Gdr...Gadir...Cadice fenicia:Credo che pietro tenga molto alla "riunione"Credo che pietro tenga molto alla "riunione"Credo che pietro tenga molto alla "riunione"

 

post-208-0-06589200-1440633827.jpg

Postiamo un breve appunto sulla monetazione nota battura da Gades:
Dracma
ca. ultimo terzo del III secolo a.C. 17 mm. 3'33 g. 
Testa di Melqart a sin. con pelle di leone ed una clava sulla spalla destra / Tonno dx. Scritte puniche in alto (MHLM) e in basso ('GDR).
Emidracma
Testa di Melqart a sin. con pelle di leone ed una clava sulla spalla destra / Tonno dx. Scritte puniche in alto (MHLM) e in basso ('GDR). 
Esistono varianti con testo diverso.  
Le monete di bronzo con tipi e legende analoghe che sono attribuite al periodo precedente la conquista romana.
I tipi prevalenti sono
Melqart di fronte / due tonni e 'GDR (come la prima a sinistra sopra postata);
Melqart di profilo / due tonni e 'GDR
Melqart di profilo / delfino e 'GDR (come la seconda a destra sopra postata);
Il tipo di Melqart viene ripreso nella monetazione provinciale romana, sostituito da Ercole. Vengono attribuite alla zecca di Gades alcune monete coniate nella zona sotto Augusto, nel periodo 27 a.C. - 14 d.C.

 

 

Ora qualcuno potrebbe chiedere:

OK, interessante e suggestivo questo riferimento all'antica Cadice, ma cosa c'entra tutto questo con partenope, Napoli, le sirene, la moneta borbonica del "pro fausto" e la medaglia di Gioacchino Murat sopra postate?

 

Per il momento ci limitiamo a postare di nuovo queste immagini:

 

post-208-0-69260700-1440634955_thumb.jpg 

 

Vediamo di nuovo in basso l'isolotto di Megaride davanti alla collina di Pizzofalcone ove fu fondata l'antica Partenope. La posizione si presenta tra quelle gradite alla marineria fenicia: un sito a ridosso della terraferma ma isolato (all'epoca) completamente dal mare.

Ancor prima che i primi Greci mettessero piede sul suolo della Campania, i Fenici probabilmente ebbero una base commerciale nel luogo dove sarebbe poi sorta Napoli. Per lo meno, decisamente fenicio è l'antico nome dell'isolotto che oggi ospita il Castel dell'Ovo: Megaris, Magalia o Macharis (probabile derivazione  dal babilonese makallu, ovvero “approdo"). E il tempio di Afrodite Euploia (della buona navigazione: ricordata da Stazio nei suoi versi), che dalla vetta di Pizzofalcone (anticamente monte/promontorio Echia) guardava giù verso l'isolotto, era forse anch'esso una fondazione fenicia...così come i templi di Gdr (Gades), lì fondati direttamente sulla spiaggia come visibile nella piantina sopra postata. Il promontorio anticamente era chiamato Euple o Emple da Euplea di Stazio. In seguito il nome si trasformò lentamente in Epla, Hecle, Ecla, Echa, per poi divenire l'attuale Echia.

Nota: Nel I secolo a. C. il promontorio Euple divenne proprietà di Lucio Licino Lucullo che vi fece costruire una superba domus circondata da giardini e da edifici che assunsero il nome di “castro luculliano”. Vi vennero piantati, per la prima volta in Europa, peschi e ciliegi, oltre a installarvi uno straordinario acquario con migliaia di specie di pesci e quella che per la romanità fu la prima grande biblioteca. In seguito, tra il 45 e il 29 a. C., fu la residenza di Virgilio che qui scrisse le Bucoliche e quattro libri delle Georgiche, chiedendo poi di esservi sepolto

 

(Continua...)

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Ecco un'altra bella moneta con la raffigurazione del Golfo di Napoli e del Sebeto con la pala che rappresentea il fiume oggi scomparso e che divideva anticamente Partenope e Neapolis...tra la collina di Pizzofalcone (ex probabile fondazione rodia) e la pianeggiante città fondata successivamente sotto il sito alto di Partenope dai Cumani (appunto Nea  polis = città nuova)...mentre Partenope diventava Pale apolis (la città vecchia).

 

post-208-0-06669800-1442354329_thumb.jpg Ecco un'altra bella moneta. (nota 1)

 

Nei post precedenti abbiamo voluto evidenziare che già nei tempi antecedenti alla prima olimpiade 776 a.C. i mari dell'occidente mediterraneo, lungo le coste italiche, erano frequentate - nel periodo da aprile a ottobre - da navi fenicie, rodio-micenee e - successivamente dagli inizi dell'VIII sec. a.C. - Rodio- doriche.

In questo lungo e succedaneo contesto è assodato che  la marineria rodia nei secoli prima e dopo il mille avanti Cristo fu tra le più attive, insieme a quella fenicia, nel solcare il Mediterraneo sia per la ricerca di metalli ed altre preziose mercanzie, che per esportare i prodotti del loro ricco artigianato. 

Peraltro il ritrovamento di numerosi frammenti di vasi di fabbricazione rodia nella stazione ‘appenninica’ dello Scoglio del Tonno, ascrivibili a tutte le tre fasi della ceramica rodio-micenea, sembra provare relazioni durate ininterrottamente per 3 secoli (14°-12° sec. a.C.), durante i quali i Rodii furono probabilmente i principali intermediari di scambi tra  l'egeo e l’Italia attraverso lo scalo di Taranto.

Della antica presenza rodia in Campania è anche prova il valore ponderale della prima monetazione napoletana (Neapolis) che ci riporta all’ambiente egeo-anatolico. Non dovettero comunque i Rodii fondare, nel golfo di Napoli, una città nel senso stretto della parola, ma realizzarono semplicemente un emporion di appoggio per le loro, lunghe imprese marinare e commerciali, che dall'isolotto di Megaride "dialogava" con insediamenti portati sino alla sommità di Pizzofalcone (cioè l'erta collina che trovasi di fronte all'isolotto). Ove questo emporion fenicio e poi Rodio, fosse stato fondato già prima del 1000 a.C. le origini di Partenope (e quindi di Napoli) sarebbero in assoluto tra le più antiche dell'occidente mediterraneo insieme a quella di Cadice.

 

(nota 1) Piastra 120 grana. La ricca “scenografia” presente sul dritto aveva per il sovrano borbonico un significato di rilievo per giustificare un blasone territoriale che affondava nella notte dei tempi, per l'antica origine della città partenopea: il fiume Sebeto  da secoli simbolo di Napoli (oggi interratosi), viene personificato come  un uomo barbuto (antico e sapiente) poggiato con il braccio destro su un'anfora dalla quale fuoriesce l’acqua (del fiume), mentre con il braccio sinistro regge una pala, quest’ultima simbolo dell'attività stessa del fiume che da sempre scava il proprio letto con la forza della sua corrente. (Attività simboleggiata dalla pala). Per chi vuole approfondire questo tema:

http://www.tuttonumismatica.com/topic/1184-la-misteriosa-pala-del-sebeto-nelle-monete-e-nella-storia-di-napoli/

Peraltro da millenni il fiume sebeto lottava (con la pala della sua corrente) per farsi largo tra le colate laviche di Vesevo (Il Vesuvio).

Alle spalle del Sebeto troviamo un pino mediterraneo, albero molto diffuso nel regno (tra l’altro, presente anche su alcune note stampe d’epoca e cartoline postali raffiguranti il panorama della città partenopea) e sullo sfondo il golfo di Napoli con il Vesuvio fumante, in alto il rassicurante motto in latino “DE SOCIO PRINCEPS” (da alleato a sovrano), stante a significare che il regno di Napoli non era più una provincia soggetta ad altri regni ma uno stato libero e indipendente.

 

(Continua...)

 

Post che dedico ancora agli amici numismatici di Napoli:

@@Neapolis

@@francesco77

@@Layer

@@patango

@@Sannio

@@Kaitanu

@@Oplontis76

e a tutti i nuovi amici che stanno intervenendo in quella Sezione.

:)

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post-208-0-00331800-1446158883_thumb.jpg

 

(Foto di Fabrizio Galiè...in questo sito: Ilnumismatico)

 

Come abbiamo visto sino ad ora il mare del golfo di napoli potrebbe essere diviso in due per quanto alla frequentazione delle antiche stirpi greche:

- la parte centro meridionale appartiene al mare delle sirene e, quindi, ad una primigenia frequentazione  fenicia e rodia...prevalendo poi quest'ultima nella fondazione del sito di Partenope, che dovette essere un ibrido tra un vero centro urbano ed un emporion;

- la parte centrosettentrionale appartiene al mondo Calcidese, arrivato poco dopo i Rodii nel Golfo: i loro centri furono Ischia (Pithecusa) e Cuma, siti di prevalente etnia euboica...cioè calcidese (dalla madre patria Calcide, città di navigatori mercanti sita nell'Eubea).

 

CONCLUSIONI SULLA COLONIZZAZIONE RODIA DEL GOLFO DI NAPOLI (Parte 1)

 

Come abbiamo cercato di illustrare nei nostri ultimi interventi i primi navigatori greci insediatisi nel Golfo di Napoli , dopo la probabile frequentazione micenea: per civiltà micenea, o epoca micenea, si intende l'età del bronzo della Grecia continentale, con particolare riferimento al periodo tardo elladico che si è definitivamente concluso intorno al 1000 a.C. Da questa conclusione si liberano altre marinerie come quella rodia e fenicia, ed anche quella euboica ed anatolica, che sostituiscono completamente le rotte micenee...andando anche oltre, in tutto il bacino del Mediterraneo.

Vi esplicito che il principale tema dei post precedenti è stato incentrato sull'accentuazione di un'epoca alta per dare un tempo all'espansione della marineria rodia, cioè il corso del IX secolo a.C. E quindi anche per rintracciare l'occupazione dell'isola di Megaride da parte di marinai commercianti, greci e fenici in maggioranza, dove infine avrebbe prevalso l'elemento rodio, di guisa che il Sito di Megaride e la dirimpettaia collina di Pizzofalcone (chiamata dai greci monte Echia e dove ha in tempi odierni sede la Scuola Militare "Nunziatella") furono un insediamento composito mare e monte che costituiva la prima urbanizzazione di Partenope, a protezione e rifugio delle navi greche provenienti dal levante: principalmente da Rodi. All'epoca le città rodie erano tre: Lindos, Ialisos e Kamiros, conquistate dai Dori sullo scorcio del X secolo a.C. Che il commercio rodio sia stato attivissimo fino dall'inizio dell' età arcaica non è dubbio. Era commercio soprattutto di transito, e i Rodî si valevano della posizione della loro isola per potenziare le loro attitudini alla mediazione. Del resto esportavano soprattutto il vino locale, che per quanto notoriamente mediocre si impose sui mercati del Mediterraneo e in misura minore del Mar Nero.

Delle tre città la più ricca diventò presto Lindo, come testimonia l'importanza presto assunta dal suo maggiore santuario, di Atena. Postiamo di seguito un distatere di questa Polis:

 

post-208-0-28601000-1446677308_thumb.jpg dall'ultima asta Nac dello scorso mese di ottobre 2015 per la specifica di questa moneta cfr. nota 1.

 

Da Lindo, anche, partirono i più notevoli movimenti colonizzatori dell'isola, che rivelano perciò più eccesso di popolazione e intraprendenza che non una vera scarsezza di mezzi di vita. Da Lindo fu fondata circa il 690 a. C. in Sicilia Gela, di cui il principale quartiere portava ancora più tardi il nome della metropoli: da Gela circa un secolo più tardi fu fondata Agrigento con l'intervento di coloni arrivati direttamente dalla madre patria. Altre colonie di Lindo furono Faselide sulla costa licio-pamfilica e forse Soloi in Cilicia.

Infine le tre città ebbero un'idea geniale sotto il piano geopolitico...per meglio affermare e mantenere il primato dei commerci e della marineria fondarono insieme una nuova città: Rodi...intorno al 403 a.C.

Postiamo al riguardo un altro tetra di questa nuova città rodia:

 

post-208-0-19783300-1446678637_thumb.jpg dalla prossima asta Genevensis...per chi fosse interessato la stima è di soli 125.000 fr.sv. - La compriamo? Per la specifica vedi la nota 2.

 

Molto prima della fondazione di Gela, l'intraprendenza dei marinai e commercianti Rodii puntarono sull'isolotto di Megaride,  quindi Partenope,  quale avamposto e terminale nel mar Tirreno...sulla rotta dei metalli dell'Elba. Peraltro osserviamo che documenti Ittiti attestano la conquista dei popoli Achei (cioè del mondo coloniale ellenicoa Rodi e nella zona della successiva pentapoli dorica già a far data dal XIV / XIII sec. a.C.

Al riguardo Partenope sarebbe da accostare all'insediamento fenicio di Cadiz (odierna Cadice), per essere entrambe le più antiche urbanizzazioni, culturalmente organizzate e progredite, d'occidente.

Per i Rodii nel Golfo di Napoli ci soccorre Strabone con la sua notizia (XIV, 2, 10) che i Rodii, nel tempo della loro prima espansione verso occidente avrebbero fondato nell'Opicia una città di nome Partenope (l'Opicia era, secondo la nomenclatura geografica dell'età antica, la terra abitata dagli Osci, nell'attuale Italia meridionale). Questo sarebbe avvenuto antecedentemente alla prima olimpiade ( 22 GIUGNO DEL 776 A.c.) quindi almeno nel corso dell' VIII secolo a.C.

La notizia di Strabone è confermata da Stefano Bizantino.

Il mito delle sirene, come abbiamo visto sopra in altro post,  proviene dal levante sumero/siriaco ed  è stato mediato e diffuso dai navigatori Rodii, anche in quanto la loro isola prendeva il nome da Rodo, una nereide e, quindi, con tutta probabilità ad essa accomunato.

Dobbiamo poi rammentare, quale ulteriore concreto indizio, che il valore ponderale della prima monetazione napoletana ci riporta all’ambiente egeo-anatolico...sicuramente questo valore deve essere stato importato da qualcuno che non fosse di stirpe calcidese, la quale misurava il metallo monetato con altro metro.

 

Nota 1: statere di Lindos

Greek Coins 
Rhodes, Lindus 
Stater circa 460, AR 13.28 g. Lion’s head r., with open jaws and tongue protruding. Rev. LI – “IDI – ON Dolphin swimming r.; beneath, pellet. Traitè I, 781 (these dies). Jameson 2312 (this coin). H.A. Cahn, Festschrift Langloz, 22, H2 (this coin). Kraay-Hirmer pl. 188, 641.
Of the highest rarity, apparently only three specimens known. A very
intriguing issue, lovely old cabinet tone and good very fine Ex M&M-Leu 28 May 1974, Kunstfreund, 12 and Leu 42, 1987, 307 sales. From the Jameson and Gillet collections.

Of the three early and important Dorian settlements on Rhodes – Lindus, Camirus and Ialysus – it may be said that Lindus was the most successful. This no doubt was due to its fortunate location: it was the only major city on the east coast of the island. It thus became a maritime hub along the trade route from Greece to Asia and developed close relations with Cyprus, the Levant and Egypt. The fact that it possessed two fine harbors allowed it to become master of the southern half of Rhodes.

In addition to its regional importance, Lindus also was responsible for the foundation of the colonies Phaeselis in Lycia and Gela in Sicily. Arguably its most famous son was Chares, the renowned sculptor of the Colossus of Rhodes. During its long history, Lindus had well-established cults devoted to Dionysus, Zeus, Athena and Heracles, which continued to flourish even after the fortunes of the island tended to flow to the northern tip, where the city of Rhodes was established in 408/7 B.C. as a joint effort of Lindus, Camirus and Ialysus.

The early staters of Lindus bear the head of a roaring lion that seemingly was derived from the issues of Cnidus, a coastal settlement on the Carian mainland. The usual reverse type on early staters of Lindus was a matrix of two incuse rectangles, typically scored with irregular lines and divided by a raised, broad band. On rare occasions the separating band is inscribed with the city’s ethnic. On this exceptionally rare piece the reverse has a fully-realized design element2520liberano altre marinolphin – surrounded by the ethnic. This type is reminiscent of the Archaic Carian staters that depict two dolphins, one over the other, which traditionally, and perhaps in error, have been attributed to Carpathus.

 

Nota 2 - tetra di Rodos.

Estimate: -   |   Starting price: 125'000 CHF 
Asia Minor. Islands off Caria, Rhodos.

Rhodes, Tetradrachm, c. 404 - 385 BC. (Silver, 15.26g., 25.7mm). Head of Helios facing, turned slightly to the right / ΡΟΔΙΟΝ Rose with bud to left; to left, Φ; to right, bunch of grapes on vine branch. Ashton 40 (this coin illustrated). Bérend 62 (this coin).

Provenance:
Numismatica Genevensis SA V, 2 December 2008, 126.Leu 71, 24 October 1997, 217 (cover coin).
Bank Leu 20, 25 April 1978, 136.
Marmaris Hoard of 1970 (IGCH 1209).

A spectacular coin with magnificent and impressive head of Helios. Good extremely fine.

The city of Rhodes (IACP 1000) – its ancient name was Rhodos, the same as the island on which it was built – was founded through a synoecism of the cities of Ialysos, Kamiros and Lindos in 408/7 BC. This city, the coinage of which always bore a head of Helios on the obverses and a rose as a punning type on the reverse, rapidly became one of the most important Greek cities in the eastern Mediterranean. It served as major transshipment point for cargoes coming from the east and south, and its navy also defended merchant shipping from piracy. Facing heads can be very difficult to produce on coins, and only the very best Greek engravers were successful with them (perhaps the very greatest of them all was Kimon’s head of Arethusa on a Syracusan tetradrachm of c. 405 BC - see Kraay-Hirmer 122). Male heads were an especial problem since they could easily turn out looking insipid, foolish, effeminate (or worse), as some did at Ainos, Amphipolis and Rhodes (among other places). However, when they were well done they could, like the present piece, have remarkable power and intensity. This portrait of Helios shows him as being so far above any normal human emotion that he appears ‘otherworldly’, thus making him very different, indeed, from the way Apollo appears on the preceding tetradrachm of Pixodaros.

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CONCLUSIONI SULLA COLONIZZAZIONE RODIA DEL GOLFO DI NAPOLI (Parte 2)

 

Chi dovesse leggere questa serie di post sull'attribuzione della fondazione di Partenope alla stirpe Rodia potrebbe snobbare o ritenere siuggestiva l'ipotesi...in carenza di dati copncreti e di scavo.

 

Quindi repetita iuvant:

Per i Rodii nel Golfo di Napoli ci soccorre Strabone con la sua notizia (XIV, 2, 10) che i Rodii, nel tempo della loro prima espansione verso occidente avrebbero fondato nell'Opicia una città di nome Partenope (l'Opicia era, secondo la nomenclatura geografica dell'età antica, la terra abitata dagli Osci, nell'attuale Italia meridionale). Questo sarebbe avvenuto antecedentemente alla prima olimpiade ( 22 GIUGNO DEL 776 A.c.) quindi almeno nel corso dell' VIII secolo a.C.

La notizia di Strabone è confermata da Stefano Bizantino.

 

Oggi l'importanza della marineria Rodia nel mediterraneo, ritenuta rilevante sino a qualche decina di anni fa', sembra flettere sotto la critica storica:

- per la carenza di dati archeologici da una parte;

- per un ridimensionamento della attribuzione alla fattura dei Rodii della ceramica relativa al IX e sino al VI secolo a.C.

Quindi anche le notizie storiche di cui sopra vengono ritenute come una enfatizzazione e celebrazione della storia di Rodi...ma a quali fini? Che Strabone sia stato pagato dai Rodii per accentuare i dati storici è sinceramente dubbio.  :D

 

Ma le cose cambiano in fretta anche nell'ambito dell'Archeologia e le cose della storia spesso si sistemano da sole...come testimoniano i ritrovamenti di ceramica attribuibile all'VIII secolo a.C. proprio nei pressi degli insediamenti dell'antichissima Partenope.

Il tema è infatti piuttosto facile:

- Pitecusa (Ischia) è un emporion calcidese che daterebbe dal 770 a.C. ed è ritenuto dalla critica storica il primo e più antico insediamento greco (calcidese) nel mar Tirreno;

- A Cuma (colonia Calcidese) la più antica documentazione archeologica risale al 725-720 a.C.

Questi due siti erano stati sempre considerati come i più importanti ed antichi (sotto il profilo organizzativo ed urbanistico) del Golfo di Napoli, per capirci sarebbero quelli originari e sono entrambi di fondazione calcidese:

- prima Pitecusa (Ischia) che fu un emporion non una vera e propria città. Una sorta di porto e base commerciale protetto dal mare rispetto alla terra ferma.

- Quando I calcidesi si sentirono sicuri e potenti fondarono Cuma (circa 50 anni dopo la costituizione dell'emporion ischitano. Ergo...il golfo di Napoli sarebbe stato dominato da questa etnia greca, così hanno inteso affermare la storia e l'archeologia fino ad oggi in assenza di altre evidenze sul campo degli scavi nella zona ed in barba alle notizie lasciate da Strabone e di Stefano Bizantino che tramandavano la fondazione rodia di Partenope in epoche alte...sicuramente avanti alla prima Olimpiade del 776 a.C.

 

Postiamo un bel didrammo di Cuma: post-208-0-30099800-1448108517.jpg post-208-0-63017300-1448108545.jpg

 

Partenope, archeologicamente era stata - fino ad oggi -  considerata una fondazione cumana...una sorta di fortezza facente parte di un epineion cumano che difendeva e presidiava le coste soggette all'egemonia cumana. Il materiale archeologico era databile alla fase di passaggio tra l'VIII e il VII secolo a.C. e alla fase di passaggio tra il VII e il VI secolo a.C. Altri oggetti si dividono nello scorrere del VI secolo, arrivando fino al suo termine.

Ma recentemente... tutto è tornato in discussione.

Materiale archeologico risalente a tutto l'VIII secolo a.C. è tornato all'improvviso alla luce grazie agli scavi compiuti per la realizzazione a Napoli della linea Metro. Gli scavi della linea 6, i particolare in piazza Santa Maria degli Angeli, hanno rivelato una complessa stratigrafia che ha rivelato la storia del sito: dalla preistoria al precipizio che collegava con Chiaia la collina di Pizzofalcone prima della costruzione del ponte.

Di particolare rilievo appare la consistente presenza di elementi (frammenti ceramici – ceramica proto corinzia e corinzia, tardo geometrica, greco orientale, italo geometrica, bucchero- impasto, terrecotte architettoniche) databili tra l’età del ferro e il V sec. a.C.riconducibili all’insediamento di Parthenope. Ecco una foto dei reperti di scavo:

 

post-208-0-40815900-1448146314_thumb.png

 

Elementi residuali dai livelli di scarico all’interno del vallone; A: ceramica tardo geometrica; B: ceramica proto corinzia; C: ceramica corinzia; D: ceramica greco orientale; E: coppe ioniche; F: anfore corinzie, chiote, SOS; G: elementi architettonici; H: Decorazione plastica con volto femminile

 

Le indagini archeologiche effettuate nell’ambito delle stazioni S. Pasquale ed Arco Mirelli hanno invece permesso di indagare significative successioni di depositi di ambiente costiero, databili tra il Neolitico e l’età romana tardo-antica, che configurano i siti come zone di transizione tra spiaggia sommersa ed emersa, apportando significativi dati allo studio delle fasi sia di progradazione dell’antica linea di costa sia di occupazione delle aree prossime ad essa.

 

La sorpresa è che l´epoca avvicina tra loro gli insediamenti di Pithecusae (Ischia) e Cuma con quellodi Partenope «Queste scoperte cambiano la cronologia della città. Non passa neppure una generazione che i coloni greci dall´Eubea si spostano a Partenope, perché? Non c'è motivo!!!

I cumani avrebbero fondato un approdo e qualche altra cosa? A Megaride e a Pizzofalcone dove la sirena Parthenope, che ha dato il nome al sito, qui doveva essere di casa.

Illogico e altamente improbabile.

Torna quindi con vigore la testimonianza di Strabone:

con la sua notizia (XIV, 2, 10) che i Rodii, nel tempo della loro prima espansione verso occidente avrebbero fondato nell'Opicia una città di nome Partenope (l'Opicia era, secondo la nomenclatura geografica dell'età antica, la terra abitata dagli Osci, nell'attuale Italia meridionale). Questo sarebbe avvenuto antecedentemente alla prima olimpiade ( 22 GIUGNO DEL 776 A.c.) quindi almeno nel corso dell' VIII secolo a.C.
La notizia di Strabone è con.fermata da Stefano Bizantino.

 

 

 

 

 

 

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Al rovescio la legenda NEOPOLITON identifica la zecca di Napoli. Questa testa di Partenope a suo tempo mi aveva portato via il cuore... E', secondo me, il più bel conio della serie partenopea.

 

Arka

Modificato da Arka

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Tetradrammi di Rodi: dal 404 al 370 a.C. 

 

SINTESI E CONCLUSIONI SPECIFICHE SULLA FONDAZIONE DI PARTENOPE.
E' molto più probabile (se non certo...)  che Partenope sia  stata una fondazione greco Rodia piuttosto che greco Calidese, per i seguenti validi motivi:
- in primis nell'isolotto di Megaride (Castel dell' Ovo) si stanziò un emporion già nel IX secolo (quindi un secolo prima circa, rispetto all'emporion calcidese sull'isola d'Ischia). Il primo stanziamento dovette essere ad etnìa mista con una importante componente  fenicia come comprovato dall'etnico Macharis. I Rodii ed i i fenici si seguivano vicendevolmente nei commerci mediterranei...lungo le autostrade del mare che per primi segnarono (insieme alla prima marineria Euboica cfr. Lefkandi).
Al riguardo Strabone ci dice che Parthenope fu fondata dai Rodii; in un altro frammento Strabone fa risalire l'attività della marineria Rodia avanti alla prima olimpiade e quindi al primo quarto dell'VIII secolo: 776 a.C. Stefano Bizantino è conforme.
- le predette tetimonianze storiche debbono essere tenute in conto: quindi se la fondazione di Partenope  se è antecedente al primo quarto del VIII sec. a.C. è pressochè certo che risalga almeno alla fine del IX secolo.
- Ed, infatti, i ritrovamenti archeologici provenienti dagli scavi per la metro di Napoli comprovano che l'area di Partenope era urbanizzata/abitata sicuramente dall'VIII secolo...e questo è un dato di scavo inconfutabile che si associa a quanto Strabone ci ha tramandato.
- Ma la storia e le fonti ci hanno parlto sino a ieri di Partenope come di un insediamento risalente alla fine dell' VIII secolo...poi assorbito dalla nuova città di Neapolis...ed allora è spontanea ed obbligata la domanda:
chi c'era a Partenope dalla fine del IX alla fine dell' VIII secolo a.C.?
Semplice tuttavia la risposta: il fatto che il sito di Partenope era già frequentato/controllato da stirpi lavantine e rodie, almeno dalla fine del IX secolo, spiega perchè i Calcidesi scelsero di stanziarsi alla periferia del golfo di Napoli (Ischia) per il loro emporion...e, addirittura, fuori dal golfo per il loro sito coloniale di Cuma. E cioè semplicemente perchè il sito di Partenope era, appunto, già occupato dai Rodii.
Quello di Partenope e del prospiciente isolotto di Megaride era un Sito favorevolissimo, adiacente al fiume Sebeto e dominante il golfo di Napoli e la rotta per le isole. Solo dei ciechi non avrebbero sfruttato questa posizione.
I Calcidesi, per la verità, non erano affatto ciechi ma dovettero navigare oltre...passando davanti a Partenope per evitare, nel corso dell'VIII secolo, frizioni e guerre locali con altra forte stirpe greca, che non convenivano a nessuno in quanto, comunque, destabilizzanti in un secolo di fondazione ancora precaria.
Rammentiamo infine che:
- il mare del golfo di Napoli, da Capri a Punta Campanella è il mare delle sirene da sempre...e le sirene appartengono ad un mito mediato dalla marineria rodia. Mentre il mare calcidese che prende la parte nord occidentale del golfo...intorno ad Ischia, era il mare di Apollo, dio egemone del pantheon calcidese;
- Il mito della sirena Parthenope fu unilateralmente abolito dai Cumani poco dopo la fondazione di Neapolis, sorta a rimpiazzare ed assorbire Parthenope quasi adiacente...sita sulla collina di Pizzofalcone e sapete perchè?
Perché i Cumani dovettero sentire il bisogno di sostituire Perthenope con una nuova città...piuttosto che ingrandire e abbellire ulteriormente la Parthenope già esistente, infatti gli oligarchi Cumani non potevano fidarsi di un insediamento dove ancora un'etnia concomitante e concorrente come quella rodia era troppo influente. Ergo le fondarono a valle e dirimpetto una nuova città ed abolirono la venerazione della ninfa Parthenope per cercare di cancellare ogni significativa traccia culturale dell'insediamento precedente. Ma la cosa non riuscì...quella tradizione era troppo forte ormai e il popolo minuto si ribellò, così che il mito della sirena - arrivata tre secoli prima nel golfo con le navi rodie - fu riammesso ma profondamente modificato...la sirena fu trasformata in una fanciulla arrivata con un ecista calcidese.
-Infine rammentiamo che il peso ponderale della monetazione di Nepolis è anatolico...e non si spiega in altro modo tale caratteristiche se non con lo stesso metro rodio.

Per tutte queste motivazioni la storia della fondazione di Napoli dovrebbe essere assolutamente rivisitata e datata ad epoche piuttosto alte che, come già detto, ne farebbero uno degli insediamenti urbani più antichi ed attrezzati dell'occidente...subito dopo quello FENICIO di Cadiz (Cadice) in Andalusia.

 

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Statere di Neapolis: intorno al 420 /390 a.C.

 

Anche per queste ultime note vorrei richiamare l'attenzione di

@@Neapolis , @@francesco77 , @@Layer, @@Sannio, @@Kaitanu , @@Jacopo e tutti i formidabili studiosi della monetazione e della storia di Napoli.

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Salve, dopo l'excursus su Partenope ed il Golfo di Napoli nell'antichità passiamo ad altre tipologie e coniazioni, in diverso periodo storico anche per tener fede allo spirito di questo topic, si dall'inizio incentrato sulla varietà numismatica nel mondo: dagli albori ai giorni nostri.

Postiamo quindi un'altra bella moneta:

 

post-208-0-16835100-1449709076_thumb.jpg post-208-0-44027300-1449709094_thumb.jpg

 

VENEZIA: Francesco Giuseppe (1849-1866) 4 Ducati 1865 – Pag. 190; Mont. 241 AU (g 13,96) RRR. Le monete da 4 ducati coniate per l’Impero austriaco a Venezia prima che il Veneto passasse al Regno d’Italia sono tutte assai rare. Grading/Stato: qFDC.

La moneta è stata licitata all'ultima asta Nomisma: Lotto 1429 - Asta Numismatica 53 del  29 ottobre 2015. Ha realizzato 25.000 euro dopo una vivace competizione, in sala e al telefono, condotta da collezionisti esteri ed italiani. La cosa è da ascrivere alla indubbia rarità della moneta che, in questo caso, presentava ottimi rilievi in conservazione molto vicina al FdC. Esistono altre coniazioni di questa stessa moneta "tirate" dalle altre zecche dell'Impero Asburgico, per la massima parte dalle zecche austriache (identificate con Vienna). Queste sono comuni o relativamente comuni e gli esemplari migliori - dello stesso periodo - non superano in asta i 12.000 euro. 

Questa per Venezia la ribadiamo particolarmente rara, sia per il basso numero di pezzi coniati sia per la loro successiva dispersione e fusione.

Si può aggiungere che molte furono fuse - dagli stessi veneziani - in spregio al dominatore...addirittura sino a dopo la 1 guerra mondiale, quando si vide la caduta dell'Impero asburgico. Alcune (poche) si sono salvate solo per essere state montate come gioielli dalla nobiltà venexiana e dintorni.

Quella sopra in foto non ha segni di appiccagnolo, presenta tuttavia un colpo sul bordo anche se non devastante.

 

NOTE STORICHE

Dopo la definitiva sconfitta di Napoleone, al congresso di Vienna del 1814 fu istituito il Regno Lombardo-Veneto, assoggettato all'Impero Austriaco, comprendente grossomodo i territori degli odierni Veneto, Lombardia e Friuli.

Durante i moti risorgimentali del 1848, di cui Venezia fu grande animatrice sotto la guida di Daniele Manin, vi fu un breve tentativo di restaurare l'antica repubblica contro la dominazione dell'Impero austriaco. Nella generale insurrezione del Veneto contro la dominazione asburgica, Venezia insorse contro gli austriaci il 17 marzo 1848, occupando l'Arsenale e costringendo le truppe imperiali ad abbandonare la città. Alla guida di Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, fu proclamata la Repubblica di San Marco che, al procedere della repressione austriaca sulla terraferma, si appellò ai piemontesi chiedendo un'unione col Regno di Sardegna.
Nel generale fallimento dei moti insurrezionali della penisola italiana e dovendo accantonare momentaneamente i sogni di unificazione nazionale, Venezia resistette all'assedio del maresciallo Radetzky fino al 22 agosto 1849, quando dovette capitolare.

 

STORIA DELLA CULTURA E DELL'ARTE

la moneta in esame presenta un particolare fascino storico ed artistico,

- sia al diritto ove vediamo il ritratto in profilo  di Francesco Giuseppe...somiliante alla figura dell'attore Karl Heinz Bohm, che ha interpretato l'imperatore nei film della trilogia di Sissi, imperatrice d'Austria. (Se ci è consentita e potrete perdonare questa nota vagamente frivola ma caratteristica). O, meglio, la produzione della trilogia dei film su Sissi l'imperatrice, dovette trovare degli interpreti che somigliassero al massimo alla coppia imperiale, quindi Romy Schneider e Karl Hein Boehm furono scelti alla bisogna...e il fatto fece la loro fortuna della loro vita.

post-208-0-81694700-1449713064.jpg  post-208-0-44606100-1449713319_thumb.jpg

- Sia al rovescio, dove  vediamo lo stemma asburgico nella versione degli Asburgo Lorena, allora in auge nell'Impero (Gli Asburgo Lorena in tedesco, Habsburg-Lothringen, in francese Habsbourg-Lorraine) sono una dinastia europea nata con il matrimonio tra Maria Teresa d'Asburgo e Francesco Stefano di Lorena. Lo stemma, molto elaborato...presenta un'aquila bicipite di grande e fascinosa fattura e racchiusi in una sorta di cartella araldica...tutti gli stemmi e le insegne che raccontano la storia degli Asburgo. Anche questa raffigurazione, elaborata nell'oro monetato, mostra un calligrafismo di matrice orientale...che affonda le radici nell'arte delle steppe e nella cultura anatolica ed orientale, mediata dai commerci di Bisanzio, all'epoca terminale di alcuni rami della via delle spezie...in vario modo poi recepita dall'Impero Russo e da quello Austro Ungarico...oltre che dalla stessa Venezia, come testimonia il merletto dei palazzi e delle costruzioni sul Canal Grande e il bizantino canone di S.Marco.

 

La moneta è un 4 ducati e, in ragione del diametro notevole, è poco spessa per rispetto del peso obbligato dal sistema monetario vigente...creando l'impressione di una leggerezza eterea e semi divina.

 

Ci ripetiamo: questa moneta sottile ma larga, coniata in oro con rilievi sapienti... dalla grafica complessa e vagamente favolistica, rammenta Bisanzio e la sua storica e magica maestà esemplificata nell'oro. D'altronde non potrebbe essere altrimenti atteso che Vienna era la capitale mittleuropea da sempre rivolta a est e a sud est...per interesse, per amore e per forza, non potendosi espandere in altre direzioni già occupate dai tedeschi e dai duri e combattivi Svizzeri, dall'intoccabile Papato e dagli ambiziosi Savoia.

 

Questo topic con una particolare dedica ad Arthur @@Arka, speciale e appassionato cultore della numismatica delle Venezie.

(continua...)

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post-208-0-21941200-1449764635_thumb.jpg post-208-0-33718400-1449764678_thumb.png Stemma del 1815

post-208-0-20855600-1449764727_thumb.gif Stemma del 1892

 

post-208-0-19490600-1449764763_thumb.png Stemma dei Lorena.

 

post-208-0-76539200-1449862164.png

Anno 1000: stemma dei Comneni  a Bisanzio. La Seconda Roma.

 

post-208-0-95389000-1449862262.png Stemma zarista dei Romanov. Mosca la Terza Roma

 

Ecco nelle prime tre immagini l'illustrazione e la grafica di una successione dell'araldica asburgica raffigurata nel 4 ducati oro in argomento.

L'ultimo stemma in basso è quello degli Asburgo Lorena dinastia che trae origine matrimonio dell'Imperatrice Maria Teresa d'Austria con Francesco Stefano di Lorena che venne inscritto nello stemma dopo il matrimoni del Lorena con M.Teresa d'Austria.

Lo stemma imperiale asburgico era il simulacro  rappresentativo dell'impero. Veniva usato nei sigilli imperiali, per segnalare edifici della corona, nella bandiera di guerra, nelle banconote, eccetera.
Consisteva in un'aquila bicipite nera, con le ali aperte, sulle quali potevano essere raffigurati gli stemmi delle varie province dei domini asburgici.
Impugnava nella zampa sinistra uno scettro e una spada, mentre nella destra teneva il globo, simbolo del potere imperiale e militare detenuti dagli Asburgo. Sul petto era impresso lo stemma dell'Austria, di solito accompagnato da altri stemmi ai lati, e sul capo portava la corona imperiale austriaca. Con il connubio Asburgo Lorena viene inserito anche lo stemma di quella famiglia, riportato nell'ultima immagine di sui sopra, in campo rosso.

 

post-208-0-18875300-1449765975_thumb.jpg L'aquila bicipite di Bisanzio. da notare che le zampe tengono la croce ed il globo, mentre sotto abbiamo le chiavi decussate...riprese dal Soglio di Pietro nella Roma vaticana.

 

L'uso dell'Aquila bicipite è molto antico.
L' Aquila imperiale ha, fin dai tempi dei romani, significato la forza, il potere, il coraggio.

 

L'aquila bicipite è, in araldica, l'aquila con due teste separate fin dal collo e rivolte una verso destra ed una verso sinistra. Generalmente la si pone nel capo d'oro, detto capo dell'Impero. Infatti l'aquila bicipite identifica l'unione di due imperi.

IL tipo bicipite compare, per la prima volta in età pre bizantina.

L'aquila bicipite fu adottata come stemma imperiale per la prima volta dall'imperatore romano Costantino I, detto il Grande, e rimase poi come stemma nell'Impero romano d'oriente fino all'ultima dinastia di imperatori bizantini: quella dei Paleologi.

Gli storici ritengono che l’aquila bicefala indicasse nel tardo Impero Romano,  le due città capitali: Roma per l’Occidente, Costantinopoli, la Nuova Roma, per l’Oriente.
Fin dal primo Medio Evo i Despoti (in greco significa Re) d’Epiro ebbero per emblema l’aquila bicipite, antico simbolo di derivazione, appunto, romano/bizantina. L’Aquila bicipite divenne emblema dell’Epiro e di Bisanzio. Oggi ancora l'aquila bicipite di Bisanzio è rappresentato in campo rosso sulla bandiera albanese. Infatti ai tempi della lotta contro l’invasore turco, l’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota, alzò la bandiera dell'aquila bicipite bizantina come simbolo della lotta della cristianità contro l'invasore islamico. 
L’aquila bicipite era il simbolo anche della Russia Zarista, che si riteneva l’erede morale dei bizantini (vedi il mito della Terza Roma).

 

Nel sacro romano impero l'uso dell'Aquila bicipite si deve già a Federico II di Svevia che, nel 1200, la adottò come stemma imperiale. Di seguito venne usata anche dagli Asburgo, eredi del titolo e delle prerogative imperiali, ma divenne regola fissa sotto Carlo V d'Asburgo, che la mantenne come simbolo dell'unione fra Austria e Spagna, tutte e due rappresentate l'una da un' aquila con la testa rivolta a sinistra e l'altra a destra...ove si immagini un'aquila in volo al centro dei possedimenti imperiali in Europa che guarda le due nazioni imperiali.

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Ringrazio @@Piakos per la dedica...  :blush:

La moneta è stata già mirabilmente illustrata. Aggiungerei che le monete di questo periodo sono le ultime coniate dalla zecca di Venezia che cominciò la sua avventura agli inizi del IX secolo. La zecca infatti chiuse con l'arrivo dei piemontesi nel 1866.

 

Arka

 

----------------------------------------------------

 

Ciao Arthur, è sempre un piacere averti qui. Mi consento di entrare nel tuo messaggio per una migliore congiunzione e per evidenziare un dato importante.

:)

Ottimo il tuo contributo, essenziale ed efficace come sempre.

-_-  :)

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Dunque dunque, il pezzone del 4 ducati entra di diritto tra le più belle monete nel mondo.

Ricordo che avevo già esaltato la sua rarità del 1865 coniato a Venezia, l'emisisone più rara.

@@Piakos, mi piace tantissimo il tuo contributo sull'aquila bicipite. Mi fa venire voglia di riprendere in mano gli appunti che avevo sull'aquila nella monetazione. I maligni, all’epoca dei domini austriaci in Italia del XV secolo, non mancavano di esprimersi sulla “aquila grifagna” a due teste per ironizzare sull’animale “che per più divovar due becchi porta”.

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Abbiamo più volte evidenziato che la monetazione pontificia (ed anche le relative medaglie) sono tra le più interessanti, godibili (e diciamolo: anche belle) nel panorama Numismatico anche internazionale.

Specificamente nel periodo barocco dove, questo stile, attesa la misura contenuta delle superfici monetali, non è ridondante come nelle arti maggiori e nelle architetture...al contrario si mostra assolutamente godibile.

Occorre porre al'attenzione su un dato: proprio perchè molte monete pontificie si mostrano soraffine artisticamente danno il meglio ove ben conservate.

Postiamo quindi questa mezza piastra di Clemente XI con al retro il porto di Ripetta (antico porto sul Tevere poi demoliti in occasione della costruzione degli argini sul fiume).

 

post-208-0-92899900-1450120219_thumb.jpg

 

Una moneta semplicemente fantastica:

- per il pregio artistico;

- per la conservazione eminente (FdC);

- per le superfici che non appaiono lavorate, lucidate o toccate...nemmeno recentemente lavate.

 

Al rovescio vediamo il porto in attività...con 4 barconi fluviali ormeggiati sul fiume, sotto la scalinata che collega il piano cittadino (dove sta passando una carrozza) al letto fluviale. Due lavoranti sono in attività di carico e scarico ai lati delle barche; in primo piano nella prospettiva sopra l'esergo vediamo le due rappresentazioni fluviali del Tevere e del Nilo...come rappresentate ai lati di fontane sul campidoglio.

 

post-208-0-74264900-1450120948_thumb.jpg

 

post-208-0-98795800-1450120980_thumb.jpg

 

In particolare, quando l’architetto Alessandro Specchi, coadiuvato da Carlo Fontana, progettò e realizzò il porto, che prevedeva una larga doppia scalea che scendeva al livello dell’acqua, approfittò di una diramazione dell’Acqua Felice che passava nelle vicinanze per alimentare una fontana posta su un terrazzamento al centro della scalea. Il materiale per la costruzione del porto e della fontana era disponibile e gratuito: l’anno prima (il 3 febbraio 1703) un terremoto aveva fatto crollare 3 arcate del Colosseo, ed il travertino era dunque a disposizione di chi ne avesse bisogno (con il benestare delle autorità).

la fontana è visibile al centro sopra le scalinate cliccando per l'ingrandimento della moneta.

 

Questa moneta è stata recentemente esitata all'asta della NAC in MIlano del 29.11 scorso.

Ha realizzato 10.000 euro e, per chi vuole approfondire anche questa vendita può leggere qui in un topic correlato.

http://www.tuttonumismatica.com/topic/2609-due-stupende-mezze-piastre-allultima-asta-nac-89-il-porto-di-ripetta-e-la-veduta-di-urbino/

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Non possiamo esimerci dal postare questa bella ed importante piastra papale di Innocenzo XII, con al rovescio la scena biblica della manna nel deserto.

 

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La moneta (questo esemplare proviene da un'asta della Nomisma) rappresenta al rov. la scena biblica della caduta della manna nel deserto per sfamare il popolo ebraico in cammino verso le terra promessa.

Al diritto vediamo il ritratto del Pontefice.

 

Il dott. Roberto Ganganelli, grande giornalista e brillante numismatico,  specializzato nella pubblicistica numismatica, di cui mi pregio essere amico, ha svolto un'alisi ed una ricerca con ottimo intuito fino a trovare un dipinto dell'800 francese da cui è stata tratta l'iconografia del rovescio della piastra in argomento.

L'articolo è su: il Giornale della Numismatica.com

 

Questo è il link dove potete leggere l'interessante articolo di Roberto uhttp://www.ilgiornaledellanumismatica.it/?p=6380m

ne vale assolutamente la pena.

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manna 2.jpg

Per immediato riferimento mettiamo a confronto la piastra papale di Innocenzo XII con il dipinto da cui l'incisore del conio,  Ferdinando SAINT URBAIN  (Nancy 1654 - ivi 11/1/ 1738)  ha ne tratto una sintesi incisa nel metallo:

 

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Dipinto da Nicolas Poussin (1594-1655), considerato un maestro da classicisti come Jacques-Louis David e Ingres.

 

Ovviamente, Saint’Urbain non poté – viste le dimensioni del conio – riprodurre tutte le numerose figure del dipinto di Poussin ma, piuttosto, ne realizzò una “sintesi” selettiva ad uso emozionale ed espressivo.

 

Questo contesto pittorico e numismatico ci richiama ancora una volta alcune cose:

- le monete sono affascinanti medium...veicolano cultura e diffondono sensibilità per la bellezza e la conoscenza;

- alcune coniazioni eccellono in tali compiti;Roberto Diegi, Escono dall’oblio monete che molto difficilmente si vedono sul mercato – Pag. 7

- le monete pontificie sono, ancora e sempre, una delle serie monetali di lungo corso (dall'VIII secolo ad oggi) che possiede tra i maggiori capolavori dell'incisione.

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Dall'ultima asta Gadoury tenutasi nel principato di Monaco

http://www.gadoury.com/it/monete?gclid=CJ6E97iO6coCFQhuGwodRYEI-w

Postiamo questa rara e bellissima medaglia di Pio IX

 

Estimate: - Starting price: 4'000 EUR. Aggiudicata a €. 5.500.

Pie IX 1846-1878
Médaille en or de T. Arnaud et L. Arnaud,
Gaeta, 1849, AN III, AU 30.61g. 32.8mm
Diritto : PIVS.IX.PONT.MAX.AN.III. Busto del Papa a sinistra, con camauro, mozzetta e stola; in basso, L.ARNAUD F.
Al rov./ CAIETAE IN COENA DOMINI AN. MDCCCXLIX Il Redentore lava i piedi a San Pietro; all'esergo, EGO DOMINVS ET / MAGISTER. In basso, T.ARNAUD INV.L.ARNAUD F. (Ricciardi 191. D’Auria 221)
en bas EGO DOMINVS ET MAGISTER
Ref : vedi anche Modesti fig.77 (pag.782)
Conservation : Superbe. Qualité exceptionnelle. Rarissime.
La médaille a été frappée pendant le séjour du pape à Gaeta,
Louis Arnaud a été personnellement chargé par le pape pour le portrait, son oncle Thomas pour le revers.

 

Come ci dice la descrizione della Casa che ha licitato la splendida medaglia in argomento, la produzione appartiene alla zecca di Napoli durante il soggiorno del Pontefice a Gaeta (in realtà prevalentemente a Napoli sotto la protezione del re Ferdinando II), dopo la fuga da Roma per i moti del 1948  capitanati, nella città eterna,  da Pellegrino Rossi...detto Ciceruacchio.

Le prime avvisaglie di un tentativo di rovesciamento politico avvennero il 15 novembre 1848 quando fu ucciso il capo del governo, Pellegrino Rossi. Successivamente i rivoluzionari pretesero di dettare condizioni per la formazione del nuovo governo. Pio IX, non volendo scendere a patti con essi, ma avendo capito che un'azione repressiva avrebbe potuto innescare una guerra civile, decise di lasciare Roma.

Il 24 novembre 1848 il pontefice partì nottetempo, vestito da semplice sacerdote, con destinazione Gaeta, nel territorio del Regno delle Due Sicilie. Invitato da Luigi Napoleone, a quel tempo presidente della Francia, a trasferirsi nella sua nazione, preferì rimanere in territorio italiano...affidandosi così a Ferdinando II di Borbone sino al rientro:  fece il suo ingresso nell'Urbe il 12 aprile 1850. Acclamato dalla folla, si diresse in Vaticano, scelto come sua nuova residenza in luogo del Quirinale.

 

post-208-0-14837300-1454968701.jpg Pio IX con il re delle Due Sicilie Francesco II (a sinistra con il frac scuro) nel 1862.

 

La coniazione di questa medaglia avvenne anche a nome di Caserta e fu "tirata" in pochi esemplari nei tre metalli, di cui l'oro è l'emissione più rara come sempre per le coniazioni pontificie, sia per le monete che per le medaglie. 

Postiamo di seguito un esemplare del rov. in bronzo:

 

post-208-0-79365900-1454969059.jpg

 

 

(Continua...)

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Per quali motivi tra le tantissime coniazioni del mondo ho deciso di postare questa per farne parte di questo topic?

In primis occorre considerare che Pio IX ha fatto incidere moltissime medalglie che sono ritenute comunemente tra le più belle della medaglistica pontificia e quindi occorreva inserirne un esemplare in questa discussione. Questa ha quattro pregi:

- è rarissima ed è in oro, quindi si distingue per essere tutt'altro che comune...mentre la maggior parte delle medaglie di Pio IX sono belle ma piuttosto comuni;

- ha un particolare fascino storico di cui abbiamo parlato al post precedente: testimonia il perdio di Gaeta del pontificato di quegli anni per i motivi di cui alla prima repubblica romana;

- questa medaglia presenta delle incisioni magistrali sia al diritto che al rovescio che si esaltano, posso assicurarlo, alla visione diretta tenendo la medaglia tra le dita: i due Arnaud, incisori e poi Maestri di zecca a Napoli, si sono superati rendendo delle raffigurazioni precise, nobili, plastiche e affascinanti. Il ritratto del Pontefice è magistrale, plastico e morbido nel contempo... assume dei caratteri nobili senza che le fattezze vengano cambiate o caratterizzate in modo diverso dal reale. Il rovescio mostra la lavanda ed ogni particolare: i volti, le vesti, i piedi, le pieghe dei mantelli...tutto è al posto giusto e tutto è reso con estrema piacevolezza ma anche con estrema plasticità.

Insomma i due Maestri hanno inciso un capolavoro dove leggerezza, masse e caratteri si fondono senza prevalere...esaltandosi nell'oro della medaglia.

 

Ecco, di seguito,  cosa ha scritto Francesco Di Rauso a proposito di questa medaglia.

 

Le medaglie del Giovedì Santo, dette della “lavanda”, vennero coniate annualmente fino al 1870 e distribuite il Giovedì Santo in occasione della lavanda dei piedi fatta dal papa a dodici poveri partecipanti all'evento, esse rientrano oggi a pieno titolo negli interessi della quasi totalità di collezionisti e cultori di medaglistica papale, alcune di queste emissioni ottocentesche riguardano inevitabilmente il Regno delle Due Sicilie per il legame che vi fu in particolare tra Pio IX e Ferdinando II di Borbone, un sodalizio sotto gli occhi di tutti nel momento in cui osserviamo le medaglie raffiguranti busti e stemmi affiancati di questi ultimi. In altre sedi ci siamo occupati del periodo storico inerente all'esilio del pontefice Pio IX tra Gaeta, Napoli e Portici. Non intendo ripetervi quanto citato in altre ricerche dai miei illustri predecessori per non annoiare chi gentilmente mi legge, preferirei andare al sodo ed illustrarvi alcune particolarità riscontrate nella medaglia della “lavanda”del 1849 per la celebrazione della santa Pasqua a Gaeta (a.III). Per ulteriori approfondimenti su questo tipo di medaglie vi consiglio la lettura dello splendido articolo a firma Giancarlo Alteri pubblicato in CN 213 del dicembre 2008.  http://www.ilportale...org/lavanda.htm

Partiamo innanzitutto descrivendo correttamente il dritto e i dettagli dell'abito pontificale, i pubblicisti di numismatica papale adottano a parer mio un valido criterio nel descrivere l'effigie dei pontefici su monete e medaglie. Nei secoli i papi venivano raffigurati con diverse tipologie di copricapo o di abiti ed accessori vari. Nel nostro caso il santo padre Pio IX è raffigurato dall'incisore napoletano Luigi Arnaud con berrettino, mozzetta e stola, reputo fondamentale specificare per i pontefici simili dettagli in quanto in altre occasioni lo stesso pontefice è raffigurato con il triregno (o tiara  http://it.wikipedia.org/wiki/Tiara ). Sulla stola è riportato lo stemma nobiliare della famiglia d'origine del papa http://it.wikipedia....Stola_(liturgia) , in questo caso troviamo quello dei Mastai Ferretti illuminato dalla colomba dello Spirito Santo tra i vari racemi decorativi. 

 

@@francesco77 , @@Neapolis , @@Layer

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