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attachicon.gifpio IX a gaeta.jpg

 

Per quali motivi tra le tantissime coniazioni del mondo ho deciso di postare questa per farne parte di questo topic?

In primis occorre considerare che Pio IX ha fatto incidere moltissime medalglie che sono ritenute comunemente tra le più belle della medaglistica pontificia e quindi occorreva inserirne un esemplare in questa discussione. Questa ha quattro pregi:

- è rarissima ed è in oro, quindi si distingue per essere tutt'altro che comune...mentre la maggior parte delle medaglie di Pio IX sono belle ma piuttosto comuni;

- ha un particolare fascino storico di cui abbiamo parlato al post precedente: testimonia il perdio di Gaeta del pontificato di quegli anni per i motivi di cui alla prima repubblica romana;

- questa medaglia presenta delle incisioni magistrali sia al diritto che al rovescio che si esaltano, posso assicurarlo, alla visione diretta tenendo la medaglia tra le dita: i due Arnaud, incisori e poi Maestri di zecca a Napoli, si sono superati rendendo delle raffigurazioni precise, nobili, plastiche e affascinanti. Il ritratto del Pontefice è magistrale, plastico e morbido nel contempo... assume dei caratteri nobili senza che le fattezze vengano cambiate o caratterizzate in modo diverso dal reale. Il rovescio mostra la lavanda ed ogni particolare: i volti, le vesti, i piedi, le pieghe dei mantelli...tutto è al posto giusto e tutto è reso con estrema piacevolezza ma anche con estrema plasticità.

Insomma i due Maestri hanno inciso un capolavoro dove leggerezza, masse e caratteri si fondono senza prevalere...esaltandosi nell'oro della medaglia.

 

Ecco, di seguito,  cosa ha scritto Francesco Di Rauso a proposito di questa medaglia.

 

Le medaglie del Giovedì Santo, dette della “lavanda”, vennero coniate annualmente fino al 1870 e distribuite il Giovedì Santo in occasione della lavanda dei piedi fatta dal papa a dodici poveri partecipanti all'evento, esse rientrano oggi a pieno titolo negli interessi della quasi totalità di collezionisti e cultori di medaglistica papale, alcune di queste emissioni ottocentesche riguardano inevitabilmente il Regno delle Due Sicilie per il legame che vi fu in particolare tra Pio IX e Ferdinando II di Borbone, un sodalizio sotto gli occhi di tutti nel momento in cui osserviamo le medaglie raffiguranti busti e stemmi affiancati di questi ultimi. In altre sedi ci siamo occupati del periodo storico inerente all'esilio del pontefice Pio IX tra Gaeta, Napoli e Portici. Non intendo ripetervi quanto citato in altre ricerche dai miei illustri predecessori per non annoiare chi gentilmente mi legge, preferirei andare al sodo ed illustrarvi alcune particolarità riscontrate nella medaglia della “lavanda”del 1849 per la celebrazione della santa Pasqua a Gaeta (a.III). Per ulteriori approfondimenti su questo tipo di medaglie vi consiglio la lettura dello splendido articolo a firma Giancarlo Alteri pubblicato in CN 213 del dicembre 2008.  http://www.ilportale...org/lavanda.htm

Partiamo innanzitutto descrivendo correttamente il dritto e i dettagli dell'abito pontificale, i pubblicisti di numismatica papale adottano a parer mio un valido criterio nel descrivere l'effigie dei pontefici su monete e medaglie. Nei secoli i papi venivano raffigurati con diverse tipologie di copricapo o di abiti ed accessori vari. Nel nostro caso il santo padre Pio IX è raffigurato dall'incisore napoletano Luigi Arnaud con berrettino, mozzetta e stola, reputo fondamentale specificare per i pontefici simili dettagli in quanto in altre occasioni lo stesso pontefice è raffigurato con il triregno (o tiara  http://it.wikipedia.org/wiki/Tiara ). Sulla stola è riportato lo stemma nobiliare della famiglia d'origine del papa http://it.wikipedia....Stola_(liturgia) , in questo caso troviamo quello dei Mastai Ferretti illuminato dalla colomba dello Spirito Santo tra i vari racemi decorativi. 

 

@ [Membro = "francesco77"], @ [membro = "Neapolis"], @ [membro = "Layer"], 

 

Grazie mille Renzo per aver ricordato qualche mio umile scritto. Non dimentichiamo che Pio IX concesse all'artista Luigi Arnaud di ritrarlo dal vivo (a Gaeta) per l'incisione delle medaglie con la sue effigie, un privilegio che in passato era concesso soltanto ai più grandi artisti. 

post-213-0-21421500-1455380290_thumb.jpg

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Dopo i numerosi post di questa lunga discussione (che sembra avere successo di visitatori) posso ripondere a chi dovesse chiedermi:

per quale monete saresti disposto a fare follie?

Ebbene credo che tutti i veri appssionati di numismatica (nel senso PRESI DA AUTENTICA PASSIONE) hanno almeno un sogno nel cassetto...anche se spesso inconfessato. Rammentiamo che ogni passione comporta anche una gelosia. :10_wink:

La moneta in assoluto per la quale il povero e modesto scrivente potrebbe fare/tentare l'impossibile è questa:

ANFIPOLI.jpg

Trattasi di un tetradramma di Amfipoli che in questo stile è ascrivibile alla fine del quarto secolo a.C.

Al diritto c'è l'immagine frontale e laureata di Apollo

Al rovescio vediamo una torcia accesa entro la scritta amphipoliteon.

Qualcuno potrebbe dire. Ok Piakos...una bella moneta frontale dell'antica grecia...ma niente di eccezionale, sicuramente in Sicilia coniarono core migliori...o anche a Rodi.

E io risponderei: ok ok ok ... ma aspettate un attimo, e guardate quelle che seguono, di cui non ho i rovesci...ma basta il dritto:

AMPHIPOLI TERTA.jpg            amfip.jpg

Queste coniazioni, con questi stili...sono considerate tra le più belle del mondo, mai coniate in assoluto. Alle aste, le pochissime volte che passano...macinano cifre a cinque zeri. 

Al riguardo chredo che le immagini parlino da sole...come periodo siamo intorno agli inzi del IV secolo a.C.se non all'estremo scorcio del V . A mio modestissimo avviso siamo alla pari...se non oltre, i frontali sicelioti: Siracusa e Katane, sicuramente siamo sopra alle incisioni dei tetradrammi Rodii (che già da soli meriterebbero estrema attenzione.

 

Qualche parola la merita il Sito che ha coniato simili capolavori.

 

AMFIPOLI RICOSTR.jpg

 

Eth. Amphipolites, Amphipolites: Adj. Amphipolitanus (Just. xiv. Sub def.). Una città in Macedonia, situata su un'altura sulla riva sinistra del fiume Strymon lungo la via Egnatia. La sua posizione è una delle più importanti in questa parte della Grecia. Si trova in un passaggio, che attraversa le montagne che si affacciano sul golfo Strimonikos, ed è l'unica via di facile comunicazione dalla costa alle grandi pianure macedoni. Nelle vicinanze c’ erano le miniere d'oro e d'argento del Monte Pangaeus grandi foreste. Aristagora di Mileto fu il primo a tentare di colonizzare l’ area, ma fu sconfitto dagli abitanti del luogo, gli Edoni nel 497AC. Il successivo tentativo si colonizzare l’ area fu degli Ateniesi, che con un corpo di 10.000 uomini e loro alleati, ma ebbero la stessa sorte di Aristagoras, e furono annientati dai Traci nella battaglia di Drabescus 465 AC. Data l’importanza del sito, gli Ateniesi inviarono una seconda spedizione nel 437 AC sotto Agnon, figlio di Nicia, che aiutato ora dai Traci fondò una città, a cui diede il nome di Amphipolis dalle nove strade. Su tre lati la città era difesa dal fiume Strymon, e dall'altro Agnon fece costruire un muro che si estendeva da una parte all'altra del fiume. A sud della città c’ era un ponte che metteva in comunicazione la Macedonia e la Tracia. Amphipolis divenne ben presto una città importante e fu considerata dagli Ateniesi come il gioiello del loro impero. Nel 424 AC si arrese al generale spartano Brasida senza offrire alcuna resistenza. Lo storico Tucidide, che comandava la flotta ateniese arrivò in tempo dall'isola di Taso per salvare Eion, che era il porto di Amphipolis, ma troppo tardi per impedire che Amphipolis cadesse nelle mani di Brasida. La perdita di Amphipolis causò sia indignazione che allarme ad Atene e ha portò alla cacciata di Tucidide. Nel 422AC gli Ateniesi mandarono un grande esercito sotto il comando del generale Cleone con il tentativo di riprendersi la città. Questa spedizione fallì completamente e gli Ateniesi furono sconfitti con notevoli perdite, ma Brasida così come Cleone caddero in battaglia. Le operazioni dei due comandanti furono descritte a lungo da Tucidide nella sua opera de “La guerra del Peloponneso”. 
Da questo momento Amphipolis continuò ad essere indipendente da Atene. Secondo il trattato stipulato tra gli Ateniesi e Spartani nel 421 AC, che avrebbe dovuto ripristinare lo status quo ante battaglia, i suoi abitanti si rifiutatarono di arrendersi al loro ex padroni, e gli Spartani non erano in grado di costringerli a farlo. Amphipolis divenne divenne poi stretta alleata di Olinto, e con l'aiuto di quest'ultima fu in grado di annullare con una serie di scontri, i tentativi di Atene di riprendere il controllo della città. Nel 359 AC, Filippo il macedone, dichiarò Amphipolis città libera, ma l'anno successivo (358) fu presa d'assalto e annessa definitivamente ai suoi domini. Continuò ad appartenere ai Macedoni fino alla conquista Romana nel 168 AC. I Romani la resero una città libera, e divenne la capitale del primo dei quattro distretti di cui divisero la Macedonia. 
La divinità principalmente venerata ad Anfipoli sembra essere stata Artemide Tauropolos o Brauronia (Diod. xviii. 4;.. Liv xliv 44), la cui testa appare frequentemente sulle monete della città e le rovine del tempio di cui nel primo secolo dell'era cristiana sono menzionati in un epigramma di Antipatro di Tessalonica. 
Durante le guerre balcaniche del 1912-13, frammenti di una grande statua furono scoperti sulla sponda Ovest del fiume Strymon nei pressi dell’attuale ponte. Lo scavo del sito ha rivelato fondamenta di una struttura che ha effettuato una base a forma di piramide per un leone. La statua fu ricostruita nel 1936 su una base moderna costruita con materiale architettonico antico. Il leone di Anfipoli appartiene ad un grande monumento funebre molto probabilmente quella dell’ Ammiraglio di Alessandro il grande, Laomedonte. È datato dall'ultimo quarto del 4 secolo AC. 
Un grande necropoli di epoca ellenistica fu scavata sistematicamente a Nord della città, così come altre tombe si trovavo singolarmente o in gruppo al di fuori della città. Un totale di circa 440 tombe di vario tipo (a forma di pozzo, tetto di tegole, a forma di scatola, sotterranei scolpiti) sono state scoperte e studiate. Tre tombe "macedoni" costruitie con pietra calcare e con tetti a volta, furono scoperte a Nord e a Est della città, sono costituite da un ingresso, una camera mortuaria, e da un'anticamera. Nelle tombe sono state trovate statuine di terracotta, vasi, lapidi, e gioielli in oro modellati in ghirlande di rovere o di olivo foglie, diademi, orecchini, anelli, collane e ciondoli. Le lapidi coprono il periodo che va dalla fine del 5 ° c. AC all'età romana imperiale. 
Altri scavi hanno portato alla luce parti di abitazioni del 4 ° c. del periodo ellenistico e romano. In una casa di epoca romana, un mosaico raffigura il Ratto di Europa. Sul bordo della collina, resti di un edificio un iscrizione ricorda che probabilmente si trattava del Tempio di Clio. Delle fortificazioni menzionate dallo storico Tucidide, fu scoperta nella parte più a ovest della città, una grande sezione del muro di cinta. Sul crinale della collina, a Sud Est delle città, blocchi di pietra di un lungo muro diretto verso il fiume si sono conservati.

http://wikimapia.org/29579358/it/Antica-Amphipolis

(Continua...)

 

 

 

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Splendido e affascinante racconto e splendida e affascinante moneta.

Vista la tua conoscenza estremamente approfondita della monetazione greca vorrei chiederti se non pensi che lo scultore di Amphipolis non sia stato in qualche misura influenzato dalla moneta siracusana incisa da Kimon databile agli inizi del V sec. a. C. 

Grande maestria comunque da parte di entrambi poichè è noto il  notevole maggior grado di difficoltà nel realizzare un volto  frontale rispetto ad un profilo.

Kimon.jpg

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Il tetra citato da @Lugiannoni è, a mio parere, la più bella rappresentazione di un volto frontale. Sono d'accordo che possa aver fatto da ispirazione per il tetra di Amfipoli, anche se quest'ultimo ritrae un volto maschile. Vorrei anche ricordare che il tetra di Amfipoli è stato molto falsificato. Un'altra moneta con il ritratto frontale che merita di essere ricordata, oltre ai tetra di Rodi ricordati da @Piakos , è il tetradramma di Clazomene (vedi l'esemplare di Parigi).

Arka

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SUL FATTO CHE I RITRATTI FRONTALI siano stati (tutti più o meno...) falsificati, non ci piove, purtroppo. Così come non piove su un altro fatto generale afferente la numismatica antica e quella greca in particolare: non soli i ritratti frontali delle coniazioni greche antiche sono stati falsificati...l'intera messe delle monete classiche e greche in particolare è oggi a rischio clonanzione e falsificazione diffusa, oltre a i falsi che già girano da decenni (le ultime generazioni di contraffazioni) e da oltre un secolo (le generazioni dall'800 sino agli anni 1950).

Le ultime generazioni afferenti le falsificazioni di monete greche (siceliote in particolare...) sono ben dissimulate nel mercato e non tutti sono disponibili (o tecnicamente in grado)  per metterle in dubbio. Ne abbiamo parlato in questo Sito anche recentemente nelle Sezioni di competenza. Resta il fatto che le monete greche vengono evitate dagli investitori di forte mano (che non saranno dei puristi ma spesso non sono sprovveduti nel muoversi), costoro anche a malincuore (le monete belle piacciono a tutti) preferiscono investire in altri settori numismatici.

Una delle poche coniazioni di interesse internazionale che non è "pesantemente" falsificata è quella papale (a parte una quota fisiologica che insiste, principalmente  sui i testoni e nelle quadruple). Ciò perchè per falsificare, oggi ed in modo convincente,  le monete occorre un laboratorio aggiornato tecnologicamente, tempo, oltre che soldi. Poichè il collezionismo di monete papali ad alto livello non è molto diffuso e il collezionismo medio è in forte crisi, al momento i metallurghi non hanno (ancora) nelle mire le monete papali, dove le coniazioni più rappresentative sono, mediamente, le piastre e le mezze piastre. Insomma... le coniazioni papali hanno un ambito relativamente piccolo, le monete più importanti sono tutte note da almeno 40/50 anni e, quasi tutte sono passate per le case d'asta o in collezioni importanti. le quadruple sono di esimia rarità...pochissimi pezzi noti, così come sono noti ormai, nell'ambiente, i falsi. Sembrerebbe un settore ancora vergine non attaccato dalle clonazioni di penultima ed ultima generazione.

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Riprendiamo il nostro excursus su Amphipoli.

Una zecca che è stata capace di coniare questi capolavori:

AMFIPOLI TETRA 2.jpg   AMPHIPOLI TERTA.jpg

doveva essere una "grande polis" che in vario modo eccelleva nelle arti poste al servizio della città stessa.

Non a caso ad Amphipoli è stato scavato questo monumento che è oggi uno dei più significativi e misteriosi studiati in età moderna.

ANFIPOLI TOMBA EFESTIONE.jpg.C:

questo sopra è l'esterno...è una tomba monumentale della fine del IV - III secolo a C.

LEONE ANFIPOLI.jpg

Questa scultura rappresenta il famoso leone di Amphipoli ed era stato posto sopra il tumulo della grande tomba;

 

Amphipolis-tomb.jpg

Questo sopra è l'atrio interno,

TOMBA SEZIONI.jpg

Queste sopra sono le sezioni interne con i relativi particolari,

il-ritrovamento-del-mosaico-con-persefone-rapita-da-ade-c3a8-rivelatore-dellappartenenza-della-tomba-alla-famiglia-reale-macedone.png

uno stupendo mosaico interno, nell'atrio della tomba.

Per questa tomba monumentale si sono fatti i nomi di: 

- Efestione, il sodale favorito di Alessandro Magno;

- ALESSANDRO MAGNO STESSO;

- la madre di Alessandro...Olimpiade.

Qui per chi vuole approfondire: https://ilfattostorico.com/2015/10/02/la-tomba-di-anfipoli-era-per-efestione/

e  http://amphipolis.gr/it/amphipolis-press-conference-archaeologists-reveal-new-secrets-of-ancient-tomb-at-kasta-hill/

 

Quanto sopra a dimostrazione che le monete più belle non vengono coniate a caso...ma sono frutto di un contesto geopolitico e culturale adeguato all'importanza delle incisioni di conio. Uno dei motivi per cui si contesta l'autenticità del tratradrammo siceliota di Brussell, ritenuto una produzione di di aitna/inessa; cfr. una discussione in questo stesso sito di cui postiamo il link: 

 

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@Piakos, il tuo ragionamento sul contesto culturale in cui nascono tali capolavori è incontrovertibile; io stesso ho esposto lo stesso concetto nella discussione sulla moneta rodia.

Ma tu poi affermi che questo è <Uno dei motivi per cui si contesta l'autenticità del tratradrammo siceliota di Brussell, ritenuto una produzione di di aitna/inessa>.

Al di  là del fatto che la moneta di Aitna sia o no autentica, non si può tuttavia negare che anche la Magna Grecia e la Sicilia erano parte integrante di quel felicissimo (per l'arte) momento storico: i Kimon o gli Eukleidas sono figli e partecipi di quella cultura e verosimilmente, come i nostri artisti del Medioevo o del Rinascimento, si spostavano dove era richiesta la loro arte.

Insomma, il tetra di Aitna può essere falso, ma nella Grecia di allora - intendendo per "Grecia" la Sicilia, la madrepatria e la Magna Grecia - vi erano le capacità e i saperi per realizzarlo.

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23 ore fa, Lugiannoni dice:

@Piakos, il tuo ragionamento sul contesto culturale in cui nascono tali capolavori è incontrovertibile; io stesso ho esposto lo stesso concetto nella discussione sulla moneta rodia.

Ma tu poi affermi che questo è <Uno dei motivi per cui si contesta l'autenticità del tratradrammo siceliota di Brussell, ritenuto una produzione di di aitna/inessa>.

Al di  là del fatto che la moneta di Aitna sia o no autentica, non si può tuttavia negare che anche la Magna Grecia e la Sicilia erano parte integrante di quel felicissimo (per l'arte) momento storico: i Kimon o gli Eukleidas sono figli e partecipi di quella cultura e verosimilmente, come i nostri artisti del Medioevo o del Rinascimento, si spostavano dove era richiesta la loro arte.

Insomma, il tetra di Aitna può essere falso, ma nella Grecia di allora - intendendo per "Grecia" la Sicilia, la madrepatria e la Magna Grecia - vi erano le capacità e i saperi per realizzarlo.

Caro Luciano, colgo con favore il tuo ragionamento per aggiustare il mio tiro...perchè non mi sono spiegato al meglio.

Dietro i capolavori numismatici nel mondo antico vi sono sempre forze e quantità geopolitiche capaci e volenterose di imporre il loro etnico su monete.

INESSA:

Ad Aitna-Inessa appartiene  il tetradramma del Sileno, che nel rovescio riporta la figura di Zeus Aitnaios, divinità venerata dagli etnei.

Tucidide, durante la guerra del Peloponneso, nel 427 a.C., la descrive come una cittadella (polisma), con acropoli (acropolis) munita di cinta muraria (teichisma), di origine sicula ma occupata dai Siracusani, alleati degli spartani.

In estrema sintesi...si dubita (non ne dubito solamente io...povero dilettante) che una cittadella (intesa non in senso militare ma come piccolo centro urbano spesso in convivenza con etnie locali preesistenti) possa aver ingaggiato/attratto (per una unica moneta) un Maestro capace di progettare un conio c.d. capolavoro che, peraltro non  mostra nulla di siracusano nell'incisione. A parte le altre decine di incongruenze e motivazioni tecniche che possono bocciare l'autenticità della moneta ma che non entrano in questa motivazione puramente quantitativa afferente la città emittente.

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E' ora di tornare a parlare con buona ragione di monete tra le più...più...interessanti.

Ecco qua:

Statere - argento - Santorini, Cicladi (ca.525 a.C.) - due delfini nuotano in direzioni opposte.jpg

Che moneta sarà?

Qualche idea? Che ne vogliamo dire? Sembrano due pesciolini in un acquario?

E che avranno di tanto interessante?

Ma che sono...due sgorbi?

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La butto lì anch'io. I due delfini richiamano Taras o, meglio, Zankle. 

Zankle - dracma_NAC 59,522..jpg 

Può essere?

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Statere - argento - Santorini, Cicladi (ca.525 a.C.) - due delfini nuotano in direzioni opposte.jpg

Santorini (Thera)...una terra sospesa in un ambiente liquido.

Argento, statere...525 a.C.; in uno stato di conservazione eccezionale per il tipo e per l'antichità della moneta.

Due delfini nuotano in direzioni opposte.

Santorini è un'isola delle Cicladi (antica Thera)...posta nel cuore dell'Egeo, intorno al 1600 a.C. era una perla dell'impero marinaro dei Minoici. Il vulcano che la dominava esplose con un cataclisma che fu la probabile causa principale della fine dei Minoici: in pratica il vulcano esplose e poi implose su se stesso e il mare precipitò nella caldera. Terremoti, pomici e detriti in polvere nella strtosfera...un grande tsunami alto da 30 a 60 metri devastò le coste egee...sopra tutto quelle cretesi. Si calcola che nelle coste della Sicilia orientale, posta a centinaia di km di distanza dall'evento, l'onda dello tusunami si abbattè con la potenza di un'onda tra 5 / 10 metri.

La moneta che vi ho postata appartiene ad un'epoca posteriore quando Santorini oscillava tra l'alleanza con Sparta e Atene...ma alla fine era alleata dei Lacedemoni.

I due delfini che nuotano in direzioni opposte ancora ricordano le raffigurazioni minoiche...probabilmente non per cosciente memoria tecnico stilistica quanto per DNA culturale insito nell'animo di quella gente.

In particolare i due delfini:

- creano un movimento magistrale con una raffigurazione semplice ed immediata;

- raffigurano il mare - ed il relativo vivace  movimento - che circonda l'isola senza soluzione di continuità: un mare sempre insidioso, dominato d'estate dal vento meltemi perenne, con improvvise folate che nelle isole possono spalancare all'improvviso porte e finestre...mentre si dorme. Un mare che fin dai primi naviganti può gonfiarsi all'improvviso e infondere la paura nell'animo dei marinai;

- i due delfini sintetizzano e catalizzano in modo geniale l'epoca e i sentimenti coevi a quel mondo.

Una grande moneta per chi vuole avere la sensibilità per calarsi in questa raffigurazione e...ancora di più per chi vuole lasciarsi andare a coltivare un'immagine senza tempo e di immensa suggestione. Santorini (Thera)...una terra sospesa in ambiente liquido.

 

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Santorini e la città minoica di Akrotiri.Akrotiri.jpg  

La sua distruzione violenta e istantanea a causa dell'esplosione del vulcano su cui la città giaceva devono essere rimaste a lungo nelle narrazioni orali dei popoli che succedettero ai minoici ed ai micenei, tanto che è' a questa antica città minoica che, molto verosimilmente, Platone si ispirò per localizzare il mito di Atlantide, città ideale e idealizzata i cui ricordi circolavano ancora sei secoli dopo, al tempo del filosofo, con buona pace dei babbei che tutt'oggi la cercano  in mezzo all'Atlantico o in Antartide o in Messico o chissà dove.

Indubbiamente, da come ce la descrivono gli affreschi lì ritrovati, una città - e una civiltà -  idilliache.

Una conferma di questa continuità tramandata oralmente, forse da cantori-poeti come Omero, sembrerebbe trovare conferma anche nella continuità stilistica di certe raffigurazioni come, appunto, i delfini della bellissima moneta postata da @Piakos

Akrotiri-delfini.jpg

 

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Statere - argento - Santorini, Cicladi (ca.525 a.C.) - due delfini nuotano in direzioni opposte.jpg

Akrotiri-delfini.jpg

 

Con un'amico competente e disponibile come Luciano, tutto diventa semplice...anche in un terreno  terribile ed esoterico come la numismatica.

Ad majora.

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Bravi..! Bellissima moneta. Anche quella di Zancle è meravigliosa. Le monete arcaiche hanno una forza e un carattere immenso. Sono come un giovane atleta di talento, non ancora perfetto, ma pieno di passione e di voglia di stupire.

Arka

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Statere - argento - Santorini, Cicladi (ca.525 a.C.) - due delfini nuotano in direzioni opposte.jpg

 

La moneta qui postata, come giustamente rileva l'amico Arthur, ha il fascino degli oggetti creati nell' epoca alta della storia, definita tecnicamente come periodo arcaico: siamo infatti nell'ultimo quarto del VI secolo a.C.

L'età arcaica, specificamente nella parte finale, presenta crismi di eccezionalità...l'uomo occidentale mediterraneo, l'uomo greco, conserva ancora tratti eroici per quello che attiene alla cultura, alla geopolitica, alle abitudini e, sopra tutto, alla forza fisica ed alle abilità da profondere nella vita quotidiana. Prendiamo ad esempio il mare...cioè l'ambiente raffigurato nella moneta in argomento. Quegli antichi eroi solcavano il mar mediterraneo con navi lente, difficili da governare con due remi al posto del timone, complicate a prendere il vento e spesso aiutate a forza di remi. L'eroe greco doveva anche saperla lunga...doveva conoscere i fondali sotto costa e, quando ignoti, dove saperli intuire per evitare il naufragio e la rovina. Doveva saper valutare il vento...proprio come gli odierni skipper in regata, ma sopra tutto doveva essere in grado di intuire con un anticipo congruo l'approssimarsi del mare grosso e poi di una tempesta che, anche in estate, potevano manifestarsi all'improvviso. Doveva potersi e sapersi difendere con le armi in pugno dai pirati sia di mare che di terra durante gli approdi per rifornimento d'acqua e di cibo. All'occorrenza le navi potevano aver bisogno di impellenti riparazioni anche durante una navigazione e quindi dovevano essere tirate a secco in una rada o baia, riparata dal vento...e, tirare a secco un naviglio che pesava quintali - anche se svuotato di ogni contenuto - era impresa che, probabilmente, i moderni "palestrati" non saprebbero compiere. 

ANALISI ARTISTICA E CULTURALE

Una moneta è oggetto minimo, limitato nel peso e nelle dimensioni, quindi non consente respiro all'incisore dei conii anche ove questi fosse un artista. Occorrono quindi idee e grande senso estetico. Nella moneta in argomento è valutabile la genialità dell'incisore che non ha raffigurato due delfini appaiati e saltanti, come nell'affresco postato dall'amico @Lugiannoni . Trattasi di un affresco risalente all'epoca minoica cioè intoro XVI secolo a.C. che mostra una vita gioiosa e, in qualche modo, scevra da pericoli incombenti.

Akrotiri-delfini.jpg

Nella moneta di Thera invece...quei tempi sono ormai un lontano ricordo. Dopo il cataclisma che distrusse l'impero minoico, dopo le scorrerie dei micenei che soppiantarono i Cretesi, dopo un periodo buio sia civilmente che culturalmente...nel VI scolo a.C. l'isola di Thera oscillava tra le contese di Sparta ed Atene e, quindi, non c'era di che essere molto tranquilli.

Ecco quindi un'impronta severa nell'incisione del conio...severa ed essenziale, dove la mano dell'incisore tratteggia due delfini che non nuotano appaiati ma in direzioni diverse a infondere qualche inquietudine e nel contempo a idealizzare il mare che non è mai uguale a se stesso, è preda di venti e correnti opposte in un marasma liquido. Tuttavia in quelle diverse direzioni l'artista ci comunica che:

- nulla è immutabile e tutto cambia;

- le direzioni in ogni ambiente e in ogni occasione difficilmente sono coerenti ed uguali;

- nulla in realtà è come sembra.

Dietro tali concetti esiste qualcosa che oggi stiamo perdendo...e si chiama pensiero, qualcosa che i Greci antichi definivano come logos...e lo ritenevano talmente vasto  da essere incommensurabile. TUTTI GLI UOMINI LIBERI E NON LIBERI di quei tempi, se capaci cerebralmente, avevano nozioni della filosofia...sia naturale che meditata

Oggi la MENTE DELL'UOMO è MANOMESSA dalla tecnica...gli smartphone dilatano la mente in latitudine ma la comprimono e riducono nella profondità. L'uomo moderno viene diseducato e abilitato solo a: fare, produrre, competere, consumare...quindi anche chi avesse fatto buoni studi con talento, viene comunque programmato per non guardare le stelle e porsi troppi interrogativi esistenziali, introspettivi, culturali...tantomeno politici. : TEARS :

Ve li immaginate gli eroi greci che solcavano il mar mediterraneo alla scoperta interiore ed esteriore del mondo...con lo smart phone in mano? Una volta compresi diritti ed oneri dell'oggetto...l'avrebbero buttato a mare, se non altro per una insorgente sensazione di oppressione. Un'impressione che loro sarebbero stati capaci di cogliere immediatamente e quindi di reagire...noi probabilmente non più. (Con questo voglio dire che quegli uomini avrebbero sfruttato realmente lo strumento in senso solo tecnico...e sarebbero stati capaci di spegnerlo quando non necessario). L'avrebbero, cioè, buttato a mare ove fosse diventato invasivo ed inquinante: cioè sostanzialmentediseducativo e fastidioso...in larga parte disutile.

Se l'uomo sarà capace di sopravvivere a se stesso...verrà un giorno in cui la storia e il pensiero apriranno un nuovo corso virtuoso, sicuramente ciò è nella dinamica del pensiero umano, curioso, dominante e bisognoso di ambiente positivo. Complimenti a chi vivrà serenamente uno stimolante futuro, nell'auspicio che non debba essere troppo lontano. Non è detto...

 

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Statere - argento - Santorini, Cicladi (ca.525 a.C.) - due delfini nuotano in direzioni opposte.jpg

 

Abbiamo detto e dimostrato sopra che questa immagine di una moneta di Santorini (isola di Thera) del 525 a.C. evoca e simboleggia il mare...il mediteraneo e, più specificamente il mare Egeo, il mare dei Greci antichi che lo navigavano da maggio a ottobre, non senza pericolo anche nella stagione estiva.

Per dare un complemento ai sentimenti del tempo da parte dei navigatori, postiamo alcune liriche di un poeta del VII secolo a.C. sul mare, versi che hanno fatta grande la poesia già 2700 anni fa'...anzi, a dire la verità e senza nulla togliere ai poeti contemporanei, molto possono insegnare questi lirici antichi sulla suprema arte lirica:

...e spesso sul mare canuto tra ricci di schiuma,

implorando il dolcissimo ritorno...

da Archiloco, frammento n. 5- qui il poeta si sofferma nel magnificare l'ebrezza della navigazione perigliosa (il mare canuto è un mare bianco per la schiuma delle onde ...un mare mosso...periglioso)  tanto che il ritorno a terra  e alle proprie case rimane un "dolcissimo dono" in quanto sempre incerto.

Dai, muoviti tra i banchi della nave veloce

con la boccia, togli i tappi alle botti,

piglia il vino roso fino alla feccia. Che noi non potremo essere

sobri qui in questa veglia (sul mare...).

Da Archiloco frammento n. 7. Qui il poeta sempre sul tema del timore...incombendo la notte e restando alcuni naviganti di guardia alla navigazione...fanno scorrere il vino per vincere la paura del buio e del pericolo sempre incombente.

 

Glauco, guarda, si muove sin dal fondo il mare,

sopra i monti sta una nube nera dritta,

che è segno di tempesta. Nasce dall'inatteso...la paura,

Da Archiloco frammento n.16. (Questi ultimi versi credo non abbiano bisogno di commento...)

 

Per concludere postiamo sublimi versi di Alceo, contemporaneo di Saffo...sono dei versi che non hanno come tema specifico il mare...ma ci parlano IN MODO SUBLIME della stagione allora unica favorevole alla navigazione: l'ESTATE.

Gonfiati di vino: già l'astro

che segna l'estate dal giro

celeste ritorna, 

tutto è arso di sete,

e l'aria fumica per la calura.

Acuta tra le foglie degli alberi

la dolce cicala di sotto le ali

fitto vibra il suo canto, quando 

il sole a picco sgretola la terra.

Solo il cardo è in fiore:

le femmine hanno avido il sesso,

i maschi poco vigore, ora che Sirio

il capo dissecca e le ginocchia.

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

da Alceo.

E con questo nel richiamare quante immagini, sensazioni ed arti possono essere incntrate su una bella moneta greco del VI secolo a.C., spriamo di aver fatto cosa gradita e concludiamo il tema...ce ne sarà presto un altro.

Un saluto caro e devoto a tutti gli amici e afli innamorati delle belle monete e delle arti sublimi del mondo greco antico.

:14_relaxed:

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@Piakos Complimenti per questa bellissima, seppur breve, antologia di poesia greca.

Mi hai quasi (e sottolineo il quasi) fatto rimpiangere di aver frequentato il liceo scientifico! : TEARS :

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LE OSELLE VENEZIANE eredità di  BISANZIO (COSTANTINOPOLI).

Salutissimi.

Posto la foto di questa osella recentemente dispersa all'asta ANPB organizzata da Alberto Varesi.

508 osella.jpg

 

Doge CXVI Francesco Loredan (1752-1762). Osella da 4 zecchini 1753 anno II S B (Stefano Barbaro, massaro), oro gr. 13,89, ¿ 36,61 mm. D/ S¥M¥V¥ *FRANC¥* LAVRED¥D, San Marco, a sinistra, davanti ad un colonnato con al centro quadro della Madonna; a destra, il Doge genuflesso in preghiera e tra i due un calamaio, il leone accovacciato ed il corno ducale. Esergo, *¥S¥B¥* Rv: FRANCIS/ LAVREDANI/ PRINCIPIS/ MVNVS/ AN. II/ 1753, in corona di fiori, in alto, corno ducale. Jesurum pag. 275. Paolucci II, 432, Werding 234. Rarissima
q.FDC

Osella è una moneta-medaglia che veniva coniata ogni anno dalla zecca di Venezia e che il doge donava alle personalità della Repubblica. Il doge, per antica tradizione, nel dicembre di ogni anno, donava ai nobili del Maggior Consiglio cinque anatre selvatiche. Nel 1521 il consiglio, a causa delle guerre che impedivano la caccia, decretò che al posto degli uccelli venisse consegnata una moneta che fu perciò chiamata "osella" (dal veneziano oseło, "uccello"). La coniazione ebbe termine nel 1797, con la caduta della Repubblica.

Nell'arte e nell'architettura veneziane l'oriente mediterraneo e l'oriente più lontanto, mediato dalle vie della seta, è percepibile ad ogni piè sospinto, basta al riguardo navigare sul Canal Grande o spingersi a P.zza San Marco, fatto è che il vero medium di questa pervasione è stata per secoli Bisanzio, regina e spesso monopolizzatrice dei commerci verso l'est, in strettissimo contatto con la Repubblica di S. Marco che, a differenza di Genova ammirò e assorbì molto dalla capitale fondata dall'imperatore Costantino nel 330 d.C. (Consacrazione).

« Giungemmo a una città di bellezza inenarrabile. Le mura erano costruite di dodici filari e ciascuno era di una diversa pietra preziosa; le porte erano d'oro e d'argento. Entro le mura trovammo dorato il terreno, dorate le case, dorate le ville. La città era piena d'una luce ignota e d'un soave profumo, ma nell'attraversarla non incontrammo una sola persona o animale o volatile. »

(Dal manoscritto di Cosma I, vescovo di Costantinopoli nel X secolo)

 

 

 

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508 osella.jpg

Ovviamente non possiamo ridurre la moneta qui postata alla su riportata citazione di Cosma I, solamente sulla base del colore dell'oro che pervadeva il panorama della città...ma è fatto noto che il fondo oro era per le iconografie pittoriche bizantine l'ambiente dominante; in quanto capace di decontestualizzare le scene e le immagini dalla dimensione reale,  estraniandola dalla realtà secolare. Nell'oro che colora  e si pone come sfondo delle immagini bizantine...il tempo si ferma, non esiste più...le figure si smaterializzano...il tempo a questo punto non solo si ferma ma cessa di esistere come dimensione.

Tutto diventa etereo...e tende al divino.

L'osella qui postata, in gran parte, riprende lo schema caro a Bisanzio e il prezioso metallo con cui è stata coniata aiuta la correlazione contribuendo a rendere eterea la raffigurazione: 

- osservate le figure: San Marco a sinistra, il doge a destra...sono quasi privi di plasticità, i puttini che reggono l'architrave (che pure sono un tipico motivo barocco) qui sembrano rammentare più le cariatidi di antica e greca memoria, l'immagine della vergine col bambino è mostrata su un velo/drappo (che rammenta un contesto sindonico)  ed ha l'impostazione frontale (ieratica)  di chiara derivazione bizantina. Il leone di S. Marco è al centro in basso minimizzato ...accucciato / ammansito...non rampante, a caratterizzare un ambiente sacrale.

- I vasisull'architrave (o balaustra), con tanto di ornamento floreale, richiamano motivi e sapori ancora più orientali...anatolici ed iranici. Pensate ai motivi che ornavano i tappeti orientali.

- L'architrave retto dai puttini risente di una influenza ellenistica (ambiente artistico e architettonico  dell'antica Grecia che l'architettura barocca riprende e rielabora). Ma restiamo  sempre in ambiente greco...così come greca fu sempre Bisanzio anche se gli abitanti amavano farsi chiamare Romaioi.

Per converso...il pavimento apre la dimensione della moneta in un evidente disegno prospettico...razionale e plastico che interrompe l'incanto iconico...fermo e schematico tipico di Bisanzio, così come quel calamaio e la penna in esso immersa...a ricordare, probabilmente, il vangelo che S. Marco scrisse.

Molto bello anche il prezioso contesto floreale al diritto della moneta e che circonda l'epigrafe...che rammenta alcuni rovesci dei sesterzi romani (romaioi :10_wink:).

Una "fusion" di fascino.

Una bella moneta...

 

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508 osella.jpg

Conclusioni:

lo stile e l'iconografia (accattivante e gradevolissima di questa osella) ci evidenzia che, ancora introno al 1750, che Venezia era permeata (e forse bloccata) sulle meraviglie del proprio passato storico, commerciale e artistico, cioè non voleva o non era in grado di far evolvere le fortissime influenze subite dall'arte bizantina  (e Bisanzio a sua volta mediava/mutuava il mondo greco e romano antico). Nessun sintomo di modernità e di riforma...venezia era schiacciata sulla propria tradizione, vivendo nell'agiatezza formatasi su secoli di fruttuosi commerci.

L'impostazione iconografica baroccheggiante, rintracciabile in molte oselle, potrebbe costituire un'apertura a tale ferrea chiusura sul proprio passato da parte della cultura e della società veneziana?

Temiamo di no...il barocco fu anche se non sopra tutto una moda...uno stile in tendenza che, se pur inventato da autori ed artefici pre moderni, veniva nettamente percepito nella società e nelle menti come il gusto del momento.

 

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Ecco un'altra bella moneta:

Carlo V Imperatore

363 nap 7000 eu.jpg

Estimate: -   |   Starting price: 7'000 EUR Price realized: 10'500 EUR

Carlo V Imperatore (1535-1556) Doppio Ducato, oro gr. 6,76, ¿ 25,8 mm. D/ CAROLVS¥V¥ROM¥IMP¥, in cerchio, lineare busto con corona radiata, drappeggiato e corazzato a destra; a sinistra [IBR]. Rv: MAGNA¥OPERA¥DOMI¥, la Pace volta a sinistra con cornucopia infiamma con una torcia un mucchio di libri posti ai suoi piedi. . MIR 126/1, Pannuti R. 5a, CNI cfr. 39. Molto rara, magnifica conservazione.
q.FDC

Può essere interessante questo raffronto con le monete che seguono:

2581974l.jpg

Roma impero: un aureo di Pertinace;

ssttimio.jpg

Roma impero: un aureo di Settimio Severo

COMMENTO:

DOPO 1.200 ANNI E PASSA...L'ICONOGRAFIA IMPERIALE MONETATA E' ANCORA LA STESSA?

Direi di si.

L'impero romano è stato il massimo del potere...anche perchè stabile e duraturo...1200 anni ad occidente, a Costantinopoli fino al 1453 dell'era moderna.

Cesare...Caesar...Kzar (Zar)...Kaiser

Certe forme iconografiche diventano simboliche...si sedimentano negli strati culturali e nel'immaginario collettivo.

Il raffronto di queste monete ce ne fornisce prova.

 

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« La mia vita è stata soltanto un lungo viaggio. »
(Carlo V d'Asburgo[)

Carlo d'Asburgo (Gand, 24 febbraio 1500 Cuacos de Yuste, 21 settembre 1558) è stato Imperatore del Sacro Romano Impero come Carlo V, Re di Spagna, Re di Sicilia, Re di Sardegna come Carlo I, Re di Napoli come Carlo IV, e Duca di Borgogna come Carlo II.

È stato una delle più importanti figure della storia dell'Europa, padrone di un impero talmente vasto ed esteso, su due continenti, che gli viene tradizionalmente attribuita l'affermazione secondo cui sul suo regno non tramontava mai il sole.

Da Wiki

 

363 nap 7000 eu.jpg

 

l-imperatore-carlo-v.jpg

 

863px-Carlos_V_en_Mühlberg,_by_Titian,_from_Prado_in_Google_Earth.jpg

aurelio a cavallo images.jpg

le ultime due foto: Carlo V a cavallo, come Marco Aurelio.

 

 

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Cambiamo genere e torniamo al periodo rinascimentale o, negli immediati dintorni.

Numismatica Ars Classica, Milano   |   Auction 90   |   14 May 2016 

leone X.jpg

 

Estimate: 25'000 EUR   |   Starting price: 20'000 EUR Price realized: 40'000 EUR

UNA PRESTIGIOSA COLLEZIONE DI MONETE DEI ROMANI PONTEFICI 
Leone X (Giovanni de’Medici), 1513 – 1521 
Da 2 ducati papali e mezzo, AV 8,59 g. LEO X PONTIFEX MAXIMVS Busto a s., con piviale ornato. Rv. LVX VERA IN TENEBRIS LVCET I tre Re Magi a cavallo verso s. seguono la cometa che li irradia dall’alto; all’esergo, ROMA / segno del Banco Fugger. Muntoni 1. Berman 628. Friedberg 43.
Rarissimo. Un bellissimo esemplare di questa affascinante emissione. Ben coniato e Spl Ex aste Santamaria, 7 Ottobre 1959, 18; Ratto 26 Novembre 1966, 18 e NAC 16, 1999, 112. Questo doppio ducato con il ritratto del figlio di Lorenzo il Magnifico, splendidamente conservato, è opera di Pier Maria da Pescia, coniato nei primi due anni di pontificato di Leone X quando ancora la zecca era gestita dalla Compagnia Fugger. La scena della cavalcata dei Magi che compare al rovescio sta forse a ricordare la venuta a Roma della fastosa ambasceria del re del Portogallo o addirittura la comparsa nel cielo di Roma, avvenuta poco dopo l’elezione del Papa, di una cometa, evento ritenuto di buon auspicio tanto da meritare di essere immortalato a futura memoria su questa bella moneta. Con Leone X iniziò la pratica di servirsi di certe emissioni di monete alla stregua di medaglie facendo in modo che ciò che vi veniva rappresentato aveva lo scopo di far ricordare eventi e personaggi.

L'opera di preparazione dei conii è attribuita a: Pier Maria Serbaldi da Pescia

Pescia di Pistoia 1455 - Firenze 1522 ... detto Il Tagliacarne, in quanto questo incisore amava intagliare il porfido, che oltre ad essere stata nell'impero romano la pietra degli imperatori, specificametne nel basso impero...questa pietra ha appunto un particolare colore rosso...che ricorda la carne viva. Già era usata in Egitto per la gloria e il lustro dei Faraoni.

Postiamo di seguito un'opera in porfido del Serbaldi che ci fornisce immediatamente il significato del soprannome di tagliacarne, datogli:

 

porf tagl.jpg

Venere e Cupido, porfido, alt. cm 26, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti.

Ci rendiamo quindi conto di essere alla presenza di un grande dell'incisione in un peri0do immediatamente post rinascimentale. Un'incisore di gemme e di intagli preziosi che Leone X, il figlio del Magnifico Lorenzo, volle come incisore della moneta sopra postata. Siamo quindi in un abito particolarmente importante...stiamo parlando di un Maestro, già allora grande conoscitore dell'arte e della numismatica classica.

Per dare corpo a questa ultima informazione postiamo quest'altro intaglio del "Tagliacarne", in porfido sempre con ritratto di Leone X:

InTesoro dei Medici: Museo degli Argenti

gemma .jpg

Opera risalente al 1516 - 1521, opera con fascia di ferro al bordo per evitare facili scheggiature o rotture del porfido in caso di contatto o di urto. Come potete vedere sembrerebbe una moneta romana antica...un sesterzzio pesante o un medaglione. La finezza dell'incisione è eccezionale.

 

 

 

 

 

 

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leone X.jpg

 

Per meglio esaminare e valutare questo gioiello di moneta indichiamo il ritratto in profilo

Papa Leone X, in latino: Leo X, nato Giovanni di Lorenzo de' Medici (Firenze, 11 dicembre 1475  Roma, 1º dicembre 1521), è stato il 217º papa della Chiesa cattolica dal 1513 alla sua morte.

Giovanni era il quartogenito (il secondo figlio maschio) di Lorenzo de' Medici Clarice Orsini e portò alla corte pontificia lo splendore e i fasti tipici della cultura delle corti rinascimentali. Fu l'ultimo Papa a essere semplice diacono al momento dell'elezione.

Bello il profilo inciso dal Tagliacarne, al secolo  Pier Maria Serbaldi da Pescia. Un ritratto serio (tecnicamente inteso) pienamente nei canoni dell'epoca. Potremo meglio apprezzare questa effigie postando altre immagini di Giovanni de' medici:

giovanni de medici.jpg

Papa-Leone-X.jpg

 

Ed ecco un famoso ritratto del pontefice Leone X, eseguito da RAFFAELLO SANZIO:

Leo X - raffaello sanzio.jpg

 

Ora dedichiamoci al rovescio:

 

re-magi_R439_thumb400x275.jpg leone X i magi .jpg

L'immagine della cavalcata dei Magi raffigurata nell'incisione del Tagliacarne è affascinante anche se compendiaria...cioè essenziale. I Magi sono riportati in primo piano...quindi non c'è spazio nel campo monetale per altre invenzioni...il grande incisore ha qui voluto evidenziare i doni recati a cavallo. A mio personale avviso questa immagine vuole ricalcare il corteo papale in occasione della nomina a Pontefice del Medici, nell'occasione Giovanni diventato Papa Leone X imbastì una celebrazione in corteo e feste, come mai si erano viste a Roma e, per l'occasione, furono distribuite centinaia di monete in oro.

 

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