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leone X i magi .jpg

 

Nella tradizione cristiana i magi  sono degli astronomi e sacerdoti zoroastriani che, secondo il Vangelo di Matteo (2,1-12), seguendo il suo astro, giunsero da Oriente a gerusalemme per adorare il bambino Gesù, il "re dei Giudei" che era nato: « Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi (μάγοι magoi) giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: "Dov'è il re dei Giudei (βασιλεὺς τῶν Ιουδαίων basileus tōn ioudaiōn) che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella (ἀστέρα astera), e siamo venuti per adorarlo". All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
“E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.”
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: "Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo". Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono (προσεκύνησαν  prosekynēsan). Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono ORO (χρυσὸν chryson), INCENSO (λίβανονlibanon) e MIRRA (σμύρναν smyrnan). 

 

400px-Duomo_Fidenza_tre_re_magi.jpgI Re Magi in viaggio scolpiti nella facciata del duomo di Fidenza.

Nell'anno 614, la Palestina fu occupata dai Persiani guidati dal re Cosroe II. Essi distrussero quasi tutte le chiese cristiane, ma risparmiarono la Basilica della Natività di Bettelemme. Si racconta che fecero questo poiché sulla facciata della basilica vi era un mosaico che raffigurava i Magi vestiti con l'abito tradizionale persiano.

330px-Fra_Angelico_Adoration.jpg

L'Adorazione dei Magi delBeato Angelico e di Filippo Lippi

Tornando al rovescio della nostra moneta DEL "TAGLIACARNE" non mancherà di colpirci la stella che i tre magi a cavallo seguono, guardandola intensamente in quanto luce e guida del loro percorso verso il divino bambino.

La stella che attraversa il cielo, che la leggenda e l'iconografia indicano come Stella di Betlemme ed i contemporanei come "Stella della Profezia" (quella che Giuseppe Flavio riferisce al suo mecenate Vespasiano), viene spesso rappresentata come una cometa dotata di coda. Nel racconto evangelico, la stella non è l'unico segno a identificare la cittadina di Betlemme. Anche una interpretazione del Libro di Isaia, di cui Erode era a conoscenza, identificava Betlemme come il luogo dove sarebbe nato un re, il Messia dei Giudei, discendente o "figlio" di Davide.

Osserveremo inoltre che nell'incisione della nostra moneta le fattezze dei magi sono diverse...l'ultimo a destra per esempio non ha la barba...ma il particolare che deve colpire è che tutte le teste sono cinte da una corona.  

Infatti, solo nel Terzo secolo si cominciò a dire che fossero dei re: quest’ipotesi fu suggerita dall’interpretazione di alcuni versetti del Vecchio Testamento secondo cui il salvatore del popolo ebraico sarebbe stato onorato anche dai re. Si pensa che i nomi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, quelli più usati dai cristiani europei, arrivino da un manoscritto greco risalente al quinto o al sesto secolo e scritto ad Alessandria d’Egitto: ci è arrivato in una traduzione latina dell’ottavo secolo, intitolata Excerpta Latina Barbari. Solitamente Baldassarre è rappresentato come re della Arabia, Melchiorre come re della Persia e Gaspare come re dell’India. In altre parti del mondo i cristiani usano nomi diversi: i cristiani siriani hanno sempre usato Larvandad, Gushnasaph e Hormisdas, gli etiopi Hor, Karsudan e Basanater, mentre gli armeni Kagpha, Badadakharida e Badadilma. Ai cristiani cinesi piace pensare che uno dei magi venisse dalla Cina.

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Bellissima e interessante narrazione.

A proposito del tema, rivisitato dai maggiori (e minori) pittori, inserisco due esempi che, penso, sono agli antipodi uno dell'altro, pur nella loro bellezza che trae però origine da elementi diversissimi.

Il primo - Giotto -  è scarno, ieratico nella sua estrema essenzialità che evidenzia l'intensità religiosa del momento quanto l'altro - Gentile da Fabriano - è tutto fastosamente concentrato più sui personaggi ed il loro seguito, riccamente abbigliati.

La situazione è apparentemente identica (due Magi in piedi, il terzo genuflesso che bacia il Bambino)  ma tra loro c'è la profonda distanza che corre tra la religiosità profonda seppur talvolta ingenua del Medioevo  e l'umanesimo rinascimentale.

GIOTTO-Adorazione dei magi.jpg                                                            GENTILE DA FABRIANO_adorazione_dei_magi.jpg

Due modi "contemporanei" e coerenti con il loro momento storico.

 

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proseguiamo il nostro excursus riferito alle monete rinascimentali con conii incisi da grandi maestri:

PAOLO III E L'INCISORE DI CONII LEONE LEONI

paolo III farnse leoni.jpg

 

 

Da NAC Milano del 14/05/2016

Estimate: 25'000 EUR   |   Starting price: 20'000 EUR Price realized: 30'000 EUR

UNA PRESTIGIOSA COLLEZIONE DI MONETE DEI ROMANI PONTEFICI 
Paolo III (Alessandro Farnese), 1534 – 1549 
Doppio fiorino di camera, AV 6,73 g. PAVLVS III PONT MAX Busto a s., con piviale ornato da figura di Santo. Rv. **SANCTVS PETRVS ALMA ROMA S. Pietro nella navicella a s.; sotto, nel giro della legenda, segno dello zecchiere Giacomo Balducci. Muntoni 2. Berman 900. Friedberg 62.
Rarissimo. Spl Ex asta Santamaria 29 Maggio 1922, Ruchat, 667 e proveniente dalla Collezione Chigi, questo doppio fiorino, di splendida conservazione, possiamo ammirare uno dei più bei ritratti rappresentati su di una moneta papale. E’ a Leone Leoni, tra i più grandi incisori dell’epoca, che dobbiamo la bellezza di questa moneta eseguita a seguito del mandato del 23 agosto 1539 quando la zecca era appaltata a Giacomo Balducci. In precedenza, la presenza delle branche incrociate, aveva fatto erroneamente attribuire questo piccolo capolavoro a Benvenuto Cellini, in quanto in quel periodo, lo stesso Cellini era in carcere con l’accusa di aver rubato durante l’assedio di Castel Sant’Angelo alcune gioie di papa Clemente VII. Cellini era un acerrimo nemico e rivale del Leoni, tanto da offenderlo dicendo che era poverissimo e da accusarlo di aver partecipato ad un tentativo di avvelenamento nei suoi confronti con polvere di diamante, che il Leoni stesso avrebbe provveduto a preparare.

Leone Leoni, tra i massimi incisori (e scultori) del periodo immediatamente posteriore al rinascimento italiano del XV secolo, anche se i primi 30 anni del 1500 vengono da molti ancora ascritti al Rinascimento, 

Una prima crisi del Rinascimento fiorentino si sarebbe avuta dopo la morte di Lorenzo Il Magnifico (1492) e la presa di potere da parte di Girolamo Savonarola, il quale tuttavia, se da un lato istituì una repubblica teocratica mirante a colpire gli aspetti più paganeggianti e lussuriosi sul Rinascimento, dall'altra innescò un processo di ripensamento e rinnovamento della tradizione religiosa, destinata a durare ben oltre la sua esecuzione al rogo nel 1498.

Bertrand Russell e alcuni studiosi pongono la data della fine del Rinascimento al 6 maggio 1527, quando le truppe spagnole e tedesche saccheggiarono Roma. Per la maggior parte degli storici dell'arte e della letteratura il passaggio dal Rinascimento al manierismo avviene in Italia negli anni venti del Cinquecento e non oltre la metà del XVI secolo.

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Moneta eccezionale. I dettagli del volto, la barba, la tensione di S.Pietro che salpa la rete, sono tutti elementi che solo un grande incisore come il Leoni poteva realizzare.

Visto che @Piakos ha citato il difficilissimo rapporto tra Leoni e Cellini (il classico caso di due galli nel pollaio; basti pensare a Bernini-Borromini, Michelangelo-Leonardo, ecc.) mettiamoli a confronto:

paoloIII-leoni.jpg  Carlino_ClementeVII.jpg

Mi resterebbe difficile  stabilire una graduatoria, mentre si possono cogliere alcune differenze di stile; a me pare che le forme del Leoni siano più corpose, nervose (si veda come delinea impressionisticamente la figura di Santo sulla stola), scultoree, mentre quelle del Cellini sono più "pittoriche" senza nulla perdere in resa plastica.

Insomma, due capolavori.

P.S.

@Piakos  Savonarola era un ottuso fanatico ed anche rompiballe. Da un punto di vista religioso la vera azione in senso rinnovatore, di riflesso anche sul cattolicesimo, la si deve piuttosto al quasi contemporaneo Lutero.

Attualizzando - si licet -  potremmo dire che Savonarola era più simile ad Al Bagdadi che non a papa Francesco!

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Colgo l'occasione creata dalla dotta e sempre stimolante risposta di Luciano per evidenziare la differenza tra il Cellini e il Leoni e, mentre preparo il materiale per dare nuovo corpo a questi temi...in attesa  posto alcune immagini dell'opera scultorea del Leoni:

Leone_leoni,_medaglia_di_Ippolita_Gonzaga_02.JPG

medaglia di Ippolita Gonzaga

leone leoni filippo di spagna.jpg

Intaglio raffigurante Filippo di Spagna;

Leone_leoni,_carlo_V,_1555.JPG

Busto diCarlo V;

Leone_Leoni_-_Bust_of_Giacomo_Maria_Stampa_-_Walters_27229_-_Detail_A.jpg arnaldo maria da pescia

Busto di Giacomo Maria Stampa;

In tutte le opere sopra postate osserverete come il Leoni nulla lascia all'immaginario della linea nella sua arte, cioè il Leoni (come anche abbiamo visto sopra faceva Pier maria Serbaldi detto il "Tagliacarne") scolpisce e non tratteggia, crea masse piene contro vuoti in un ritmo plastico e scultoreo che richiama il mondo classico, segnatamente la statuaria e la glittica romane che affondano le loro radici nell'arte della Grecia Classica. Valore aggiunto? Una modernità che travalica l'ambito antico e fa' del leoni un interprete del mondo tardo rinascimentale.

Di seguito postiamo un'altro esemplare della moneta in oro di Paolo III:

paolo III doppio fiorino.jpg

un altro esemplare del doppio fiorino di camera del Leoni, già postato sopra, questo è recentissimamente apparso all'  Asta Heritage New York tenutasi l' 8-9 gennaio scorsi, 2017...di cui abbiamo parlato in questa discussione: 

@Bubbolo ci diceva (a giusta ragione) che le monete inscatolate nemmeno le guarda...ok! Ma un esemplare come questo meritava qualche attenzione e forse anche un pur notevole sacrificio per chi apprezza la monetazione papale. Non so a quanto sia stata aggiudicata...

 

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Come in un precedente post  @Lugiannoni ci ha parlato del Cellini come  contemporaneo di leoni leoni...approfondiamo il tema correlando una stupenda moneta frutto del conio certo del sublime incisore Benvenuto C.

Ecco una moneta che è qualificabile come egregia: cioè da ex grege...fuori dal gregge significa particolare o d'eccezione.

cellini.jpgDa: Numismatica Ars Classica, Milano   |   Auction 90   |   14 May 2016 

Estimate: 15'000 EUR   |   Starting price: 12'000 EUR Price realized: 34'000 EUR

UNA PRESTIGIOSA COLLEZIONE DI MONETE DEI ROMANI PONTEFICI 
Clemente VII (Giulio de’Medici) 1523 – 1534 
Giulio, AR 3,79 g. CLEMENS VII PONT MAX Busto barbuto a s. con piviale ornato. Rv. MISIT DOMIN – ANG SVVM S. Pietro liberato da un angelo; all'esergo ROMA segno di Giacomo Balducci zecchiere. Muntoni 48. Berman 843.
Rarissimo. Ritratto di eccezionale esecuzione e leggera patina, migliore di Spl. Questo doppio carlino, di grande rarità e conservazione, fu coniato poco dopo il rientro a Roma di Papa Clemente VII, avvenuto l’8 ottobre 1529, quando, per il poco tempo passato, il ricordo del sacco e della sua prigionia in Castel Sant’Angelo, dovevano essere ben nitidi nella memoria sia del Pontefice che della popolazione e la rappresentazione dell’angelo che libera San Pietro dal carcere Mamertino e la relativa legenda sono chiare allusioni a quello sciagurato periodo. I conii sono certamente opera di Benvenuto Cellini, anche se nella sua ”Vita” non ne parla. L’abile mano del grande artista è inequivocabile e, ad ulteriore conferma, dai documenti della zecca sappiamo che all’epoca Cellini, ovvero il 16 aprile 1529, era stato nominato dal Papa unico incisore camerale:
 Dilecto filio Benvenuto Cellini Aurifici fiorentino: De acuitate ingenii virtute probitate et solerti scientia tua confidentes ac cupientes te favore prosegui grazioso officium conficendarum stamparum cudendi monetam pro tempore Zeccha alme urbis nostre cum honoribus oneribusque et emolumentis consuetis…… indignationis nostre pena aliquas stampas in Zeccha nostra nisi per manus dicti Benvenuti recipiant et admictant aut desuper monetam cudere audeant vel presumant. A conferma del fatto che il Cellini era stato assunto alla zecca sappiamo, inoltre, che in data 12 giugno 1529 fu eseguito un mandato di pagamento, il cui originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze, per venti ducati a suo favore in quanto ”nuovo maestro delle stampe”. Da tale incarico fu sollevato il 2 Gennaio 1534.

Ulteriore caratteristica e pregio per questa moneta è la grande rarità. Un altro buon esemplare (di qualità comunque inferiore a quello sopra postato) fu licitato in un'asta degli anni 1950 ed aggiudicato a Lire 4.500.000 oltre ai diritti d'asta. Una somma eccezionale  all'epoca per una moneta comunque inferiore ai 4 gr. in quanto estremamente sottile e quindi fragile. In quell'occasione la moneta era classificata come R4. Pertanto potremmo procedere ad CALCOLO CON RIVALUTAZIONE DELLE AGGIUDICAZIONI:

- la moneta in topic ha realizzato 34.000 euro che, oggi, prendendo  a base uno discreto stipendio italiano  di 2.000 euro è pari a circa 17 stipendi;

- il doppio carlino aggiudicato negli anni '50, calcolando un'ottimo stipendio di 75.000 lire mensili, costò allora oltre 64  stipendi, cioè costò più 60 anni fa' rispetto ad oggi.

Anche calcolando le maggiori commissioni d'asta attuali (mediamente del 15-18 % rispetto a quelle degli anni '50 che erano mediamente dell'8-12 %): comunque sembrerebbe che le monete di grande interesse non assicurano nel lungo periodo (oltre i 50-60 anni) una rivalutazione ottimale...oppure le BELLE monete papali costavano di più mezzo secolo fa'? @giollo2 @Giov60 @bubbolo 

Riprenderemo di seguito una interessante disamina della bella moneta in argomento.

 

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Stupenda. Anche in questa eccezionale opera si conferma l'arte sublime del Cellini. Ribadisco o,meglio, lo ribadisce la moneta stessa, la capacità "pittorica"del Cellini che opera sul conio con tratti decisi ma lievi, un bassissimo rilievo che dà però, miracolosamente, forme e corpo alle immagini.

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Iniziamo a valutare il diritto:

cellini diritto.jpg Clemente VII.jpg

Il ritratto di Clemente VII, a destra, è opera di Sebastiano Luciani, successivamente detto "Del Piombo". famoso pittore, contemporaneo e rivale a Roma di Raffaello, siamo nella prima parte del 1500. Quindi coevi anche a Benvenuto Cellini che è l'incisore del conio relativo alla moneta a sinistra. Tutti operano principalmente a Roma alla corte del Pontefice.

Che dire?

Ovviamente non è semplice un confronto tra due arti diverse: lo scultore e l'incisore tolgono materia per creare l'immagine, il pittore aggiunge materia su un piano (tela, tavola o intonaco) per rendere la sua opera. Sicuramente il pittore ha maggiore materia, sfumature di colori, possibilità di "prospettare" e rendere l'immagine con profondità rispetto al piano su cui lavora. L'incisore ha sicuramente minori possibilità di resa tecnica e si muove su superfici ridotte che lo porta ad essere quasi un miniatore.

Eppure se paragoniamo la resa finale di queste due opere... potremmo restare perplessi di fronte alla capacità con cui, in questo caso, l'incisore Cellini ha saputo tratteggiare caratteristiche (estetiche e psicologiche) che non sembrano seconde al dipinto nella resa finale...ovviamente tenendo conto delle diversità di lavoro tecnico.

Sicuramente questa moneta ha una finezza superiore nella resa del ritratto, che supera le pur buone coniazioni successive note in molti esemplari che di seguito postiamo in uno dei migliori conii:

0175D.jpg

e che a nostro sommesso ma convinto avviso non è paragonabile qualitativamente all'esemplare di cui sopra, sicuramente opera del Cellini come narra la descrizione dell'asta NAC; mentre per questa altra tipologia, come narravano i grandi numismatici della metà  secolo scorso: Fallani (Roma), De Falco (Napoli) , Santamaria (Roma), è probabile trattarsi di buone "opere di bottega"...incise su indicazioni e supervisioni del Cellini stesso ma non interamente provenienti dalla sua mano. Per prassi e per enfatizzare la commercializzazione di questa seconda tipologia si parla (in commercio) sempre di conii del Cellini, ma la realtà è nota ai grandi appassionati.

 

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Un esemplare particolarmente bello di questo Giulio apparve in asta Montenapoleone 4 (collezione Muntoni), lotto 336. Fu stimato (nel 1984) 4 milioni e mezzo di lire e fu aggiudicato per 10 milioni. Il proprietario lo ritiene più bello di quello NAC che pure risulta una moneta eccezionale ed ... invidiabile.

Posto la copertina di quell'asta in cui appunto fu rappresentato come emblematico della vendita.

Montenapoleone 4.jpg

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Scriveva a commento della moneta l'estensore del catalogo: "Questa rarissima moneta, che quasi mai è apparsa in così splendida conservazione, ricorda la fuga di Clemente VII da Castel Sant'Angelo dove era tenuto prigioniero dalle truppe di Carlo V. La fuga avvenne l'8 dicembre 1527. Nottetempo, il Papa, travestito da mercante, fuggì ad Orvieto sotto la scorta di Luigi Gonzaga. da lì passò a Viterbo e non rientrò a Roma che il 6 ottobre 1528."

A proposito: la moneta era definita RRRR e considerata SPL (alla faccia degli attuali FDC!).

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Ringraziamo Giov60 per l'intervento pertinente e interessante, come sempre è nello stile di uno dei maggiori numismatici italiani per cultura e conoscenze.

Nello specifico può essere interessante porre a confronto le due monete: quella dell'asta Montenapoleone e quella dell'asta NAC della scorsa primavera.

clemente VII cellini.jpg

cellini.jpg

 

Entrambe le monete presentano una ribattitura in alto sui campi, la prima al diritto e la seconda al rovescio. Osserviamo che la ribattitura nella prima ha una maggiore penalizzazione estetica andando ad incidere sull'occhio del pontefice (ne vediamo due...) e sul ciuffo sopra la fronte. Sicuramente l'epigrafe della seconda al rovescio è completa e ben rilevata. In linea di massimo la seconda rende un 'impressione di maggiore freschezza dei rilievi e certamente delle epigrafi, per cui ci potrebbe stare il grading q.FdC, sicuramente congrua la valutazione migliore di SPL. Evidentemente le monete non sono state battute con stesso conio, almeno al diritto.

Non me ne voglia q.cuno...ma io preferirei la seconda.

 

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@Piakos Nemmeno al rovescio; osserva, nell'abito di S. Pietro,  la balza attorno al collo, l'ala destra dell'angelo, seminascosta e anche la legenda (in particolare la differente distanza tra la R di ROMA e la M di MISIT).

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23 ore fa, Lugiannoni dice:

@Piakos Nemmeno al rovescio; osserva, nell'abito di S. Pietro,  la balza attorno al collo, l'ala destra dell'angelo, seminascosta e anche la legenda (in particolare la differente distanza tra la R di ROMA e la M di MISIT).

Che occhio Luciano...

:14_relaxed:

Comunque la discussione su questo doppio carlino o giulio del cellini ancora ci deve riservarela parte di maggiore interesse e magia. Ne leggeremo di cose che voi umani....

 

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@Piakos Me lo immagino e sono in attesa di gustose e ghiotte nuove!

 

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Passiamo all'esame del rovescio del doppio carlino (o giulio) in argomento.

cellini rovescio.jpg

Vediamo l'angelo che libera San Pietro del carcere (mamertino) e lo accompagna fuori dalla prigione, ricnoscibile dalla finestra con le sbarre sulla sinistra.

Ebbene signori...il tema non è originale e il Cellini stesso imita una rappresentazione pittorica - all'incirca coeva - tuttora presente in vaticano nelles tanze di Raffaello, cioè quella che segue.

Liberazione_di_san_pietro_05.jpg

E questa è la finestrona con le sbarre, dipinta dal Sanzio,  che vediamo anche sulla moneta (in modo maggiormente stilizzato).

la-liberazione-di-San-Pietr.jpg

La liberazione di San Pietro è il primo esempio di affresco notturno nella storia dell'arte.

Ispirandosi agli atti degli apostoli Raffaello racconta come San Pietro fu liberato dalle catene da un Angelo e condotto fuori mentre le guardie dormivano.

L'emanazione luminosa arriva a toccare tutti gli elementi della scena, comprese le mura carcerarie, dove permangono bagliori rossicci. Pietro appare vecchio e stanco, secondo alcuni la raffigurazione alluderebbe alla morte di Giulio II (1513), liberato dal "carcere terreno'', oppure alla liberazione di Leone X, ancora cardinale, dalla prigionia che seguì la battaglia di Ravenna. O meglio, la scena rappresenta la fuga di Clemente VII da Castel S.Angelo...lontano dai Lanzichenecchi.

Infatti il doppio carlino  fu coniato poco dopo il rientro a Roma di Papa Clemente VII, avvenuto l’8 ottobre 1529, quando, per il poco tempo passato, il ricordo del sacco e della sua prigionia in Castel Sant’Angelo, dovevano essere ben nitidi nella memoria sia del Pontefice che della popolazione e la rappresentazione dell’angelo che libera San Pietro dal carcere Mamertino e la relativa legenda sono chiare allusioni a quello sciagurato periodo.

Tornando all'opera di Raffaello:

a destra l'angelo conduce l'apostolo fuori dal carcere, in un'atmosfera tra sogno e realtà, evocata anche dalle guardie miracolosamente cadute nel sonno;

Sono presenti ben quattro tipi diversi di luce: la luna, che si riflette nelle armature dei soldati; la fiaccola, con il suo riverbero fluttuante; la luce divina, che ricorda quella presente ne "Il sogno di Costantino"; infine c'è la luce della finestra sottostante (nell'immagine è fotografata chiusa) che si somma alla luce dell'angelo.

Tecnicamente Raffaello (che a circa trent'anni dimostra una maturità artistica incredibile) si trova a dover descrivere questa scena in uno spazio fortemente vincolato, con la finestra centrale della parete che toglie superficie e regolarità alla rappresentazione pittorica. Ma Raffaello sfrutta pienamente questa limitazione utilizzandola per imprimere maggior ritmo alla narrazione, che risolve in tre momenti precisi.

La luce è assoluta protagonista della scena notturna, e ha come unico precedente conosciuto il Sogno di Costantino di Piero della Francesca ad Arezzo. Il tema del sogno si ritrova anche nella scena biblica corrispondente sulla volta, la Scala di Giacobbe.

 

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Pochissimo da aggiungere.

E' assai probabile che il Cellini avesse visto e studiato il lavoro di Raffaello, anteriore di pochi anni, ma non lo imita nè lo copia, potremmo dire semmai che ne coglie alcuni caratteri psicologici, accentuandoli.

Nella moneta l'Angelo pare quasi trascinare un S. Pietro stanco, rassegnato così come in Raffaello l'Angelo pare voltarsi verso di lui, cogliendone la titubanza e, forse,  anche la consapevolezza dell'inutilità della fuga.

Due grandi maestri che leggono l'episodio con gli stessi occhi e lo stesso spirito.

 

Raffaello-Liberazione_di_san_pietro_01.jpg

 

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UNA AFFASCINANTE E MISTERIOSA MONETA DEI TIRRENI, meglio noti come Etruschi.

Un salutissimo a tutti, con questo post cambiamo genere e dal tardo rinascimento torniamo al mondo antico, presentando una moneta in argento piuttosto complessa nella raffigurazione grafica del diritto, il rovescio non è stato inciso (caratteristica delle monete etrusche in argento).

post-334-0-20264300-1441660356_thumb.jpg    58dcefc4de5c1_anforaepolipo.jpg.a23c845504914073e5d5d51f24622bb1.jpg

La moneta(Quanto sopra da è una tridracma (22 gr. di peso medio per gli esemplari noti) ed ha ricevuto datazioni diverse, c'è chi ha ipotizzato la fine del V o il successivo IV sec. a.C. mentre in ambito di studio archeologico la moneta è stata da ultimo riferita al tramonto della potenza etrusca, intorno al II secolo a.C.

La moneta è di grandissima rarità...se ne conoscono pochissimi esemplari, giusto un contributo di Luciano Giannoni in questo Forum che di seguito trascrivo:

DSC04054.thumb.JPG.5418c1981cc74a99616d4c8839dc1418.JPG

Provenienze: 

1.1 - asta NAC 13,4 gr 21,95

1.2 - Gulbenkian coll. gr 22,39

1.3 - British Mus. 1899.7.2.1  gr 22,68

1.4 - ANS Pierpont Morgan coll. gr 21,41

Ne esiste poi una quinta in una collezione privata.

Per il momento ci fermiamo ma...ce ne saranno di cose...

(Continua)

 

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dall'altra parte58dcefc4de5c1_anforaepolipo.jpg.a23c845504914073e5d5d51f24622bb1.jpg

Sui questa misteriosa moneta è in corso in questo Forum una discussione qui: 

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In questo vademecum sintetizziamo gli aspetti salienti:

la moneta in oggetto è una tridracma in argento sotto l'aspetto ponderale che richiama l'ambiente numismatico anatolico, e greco/egeo. Una tridracma abbastanza conosciuta in Numismatica fu coniata a Delfi. 

D: due rhyton a forma di teste di ariete; sopra due delfini. R:  auadrato incuso quadripartito in forma di cassettoni

AR; 25mm, 18,31 g

Delphi Tridrachm 89001005.jpg 

Poco dopo il 479 a.C., direttamente in connessione con le guerre persiane, fu coniato a Delphi un tridracma. L'etnico è DAΛΦΙΚΟИ (DALPHIKON, "dei Delfici") e il peso è di ca. 18 g (279 grani). Al dritto sono raffigurati duerhyton, in forma di crani di ariete, situati uno accanto all'altro; questi vasi potori rappresentano preziose offerte votive, che probabilmente erano state consacrati nel tempio di Delfi dopo la vittoria sui Persiani. Sopra i rhyton sono raffigurati due delfini, che appartengono anch'essi al culto di Apollo. Il rovescio mostra quattro riquadri, a forma di lacunaria 8assettone), che contengono ognuno o un delfino o una palmetta. Secondo alcuni il rovescio potrebbe richiamare il soffitto del tempio di Apollo.

Sotto l'aspetto storico e geopolitco coevo le due tridracme non hanno nulla da dire ove poste a raffronto.

Sotto l'aspetto meramente stilistico ed iconografico presentano al diritto una differenza che potrebbe essere databile in circa una cinquantina di anni...in un contesto che dovesse vedere la moneta etrusca incisa in un ambiente  grecizzante o in un atelier ove operavano maestranze greche, cosa che a Populonia sarebbe stata possibile. Potremmo quindi datare la moneta etrusca intorno allo scorcio del V secolo a.C. e non sarebbe una bestemmia con riferimento all'immagine monetata...tutt'altro.

Delphi_Tridrachm_89001005.jpg.9b70cb584b520dfff4e5c4ef31741e30.jpg  58dcefc4de5c1_anforaepolipo.jpg.a23c845504914073e5d5d51f24622bb1.jpg

Ancora sotto l'aspetto grafico: c'è una comunanza nell'impostazione delle immagini rappresentate...

- mentre nella tridracma di Delfi vediamo appunto due rython contrapposti a forma di arieti;

- non sfuggirà all'occhio attento che la moneta etrusca presenta due elmi corinzi contrapposti incentrati su una unica calotta che, presa da sola, vuole rappresentare anche un'anfora...dalla quale fuoriescono i tentacoli di un polipo, quest'ultimo aspetto complica evidentemente il quadro iconografico, ma le due figure (rython ed elmi) contrapposte restano un elemento comune...come se l'incisore della seconda tridracma avesse tratto ispirazione dalla prima.

La rappresentazione dell'elmo corinzio è evidente ove si vada ad obliterare parte della moneta etrusca 58dd712390da0_elmodelpolipo.jpg.14a9a4d91fff8c14c7d6e607bd4da8cd.jpg 

In estrema sintesi è come se un colto e smaliziato incisore antico o un mattacchione di incisore più moderno avesse tratto ispirazione da questa moneta etrusca originale:

5849c0321a6f0_Populonia-NYSIV.jpg.7ce8b005cb46479c789fc659c4326619.jpg 

e dal contrapposto tridracma di delfi Delphi_Tridrachm_89001005.jpg.9b70cb584b520dfff4e5c4ef31741e30.jpg

per partorire la moneta in esame sostituendo i rython con degli elmi corinzi.

58dcefc4de5c1_anforaepolipo.jpg.a23c845504914073e5d5d51f24622bb1.jpg

IN CONCLUSIONE UN BEL ROMPICAPO che porta a considerare il tridracma etrusco una moneta spiazzante (termine usato da Alberto Campana, riferito alla sola moneta etrusca studiata a sè stante).

- Il peso medio della moneta potrebbe certo essere sul piede anatolico, ma questo ci riporterebbe al "tipo Volterra" ed a relazioni tutte da dimostrare in epoca relativamente alta: V secolo a.C. al minimo.

- Ove si andasse a considerare che la moneta in esame potrebbe addirittura risalire allo scorcio del II secolo a.C. in ambiente Pisano (Pisae) Populoniese tutto si andrebbe a complicare. Recenti studi hanno voluto ricondurre (tra altri anche Catalli)  il peso della tridracma etrusca al metro ponderale romano ( semilibrale ) in uso nel secondo secolo e dintorni. Ma...possibile che Populonia o Pisae possano aver coniato una moneta in argento (pesante) dalla complessa iconografia, mentre il contesto geopolitico etrusco era al tramonto...annullato o soggiogato da Roma?

E poi...l'iconografia così complessa del tridracma estrusco? Cosa ci vogliamo vedere?

1- un calamaro?

2- tre elmi con la stessa calotta? I laterali corinzi e il centrale etrusco?

3- Un polipo con i tentacoli che escono da tutte le parti?

3- una polla d'acqua (sorgente)...per rifornimenti delle navi in rotta?

5- una simbologia raffigurante un'alleanza? Tra Siracusa e Populonia se diamo per buono lo scorcio del V secolo, dopo la battaglia di Cuma. O tra Roma e Populonia...essendo quest'ultima una delle poche città etrusche diventate alleate di Roma nel II secolo?

Un bel rompicapo...sicuramente:

- troppe cose ed ipotesi;

- comunque tutte incoerenti;

se uniamo a queste due riflessioni il fatto che la moneta sembra nota in pochissimi esemplari...temo l'ipotesi che possa trattarsi di un fantasioso falso (per la serie dei "tuttopieno": che vede il massimo della copertura iconografica dei campi, come se il falsario abbia voluto ingenerare confusione da una parte e possa aver avuto timore di non fare abbastanza per altro verso. Se aggiungiamo un altro fatto: l'unico esemplare che ho avuto occasione di visionare direttamente (non lontano da Populonia) era sicuramente un falso....non da bancarella, 

sembrerebbe paradossalmente quest'ultima l'ipotesi più convincente?

   

 

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@Piakos Dato che ho già detto come vedevo la cosa nell'altra discussione, alla quale rimando gli eventuali interessati,  preferisco non appesantire chi ci segue e mi limito quindi a seguire senza partecipare direttamente.;)

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Riprendiamo l'excursus di questo topic con una nuova moneta.

59ee4e7e20063_adrianoIcollreale.png.fb9581c6ed1e1706d665c6a6b14568c2.png

E' il denaro coniato dal pontefice Adriano I nato a Roma nel 700 d.C. e morto nel 795,  è stato il 95º pontefice della Chiesa cattolica romana,, dal 1º febbraio 772 alla sua morte.

Discendente da una famiglia dell'aristocrazia militare di Roma, era il figlio di Teodoro, morto quando Adriano era ancora in tenera età; fu accolto dallo zio paterno Teodoto (o Teodato) consul, dux et primicerius Sanctae Romanae Ecclesiae, forse fratello di Alberico marchio et consul tusculanus princeps potentissimus, che alcuni genealogisti, pur privi di documentazione certa, ritengono l'antenato più remoto dei potenti conti di Tuscolo. Fu diacono durante il pontificato di papa Stefano III, alla cui morte Adriano fu acclamato all'unanimità e venne consacrato il 9 febbraio 772. Fu un papa di grande rilevanza storica, in pratica fu il pontefice che, per primo,  si rese del tutto indipendente  da Bisanzio-Costantinopoli. A lui si deve il tramonto della potenza Longobarda in Italia, subissata dai Franchi di Carlo Magno che intrattenne affettuosi e rispettosi rapporti con questo pontefice. Contribuì all'implementazione del Patrimonium Sancti Petri, ricusò le conclusioni del Concilio di Nicea, fece eseguire importanti opere per restaurare la funzionalità del tessuto edile imperiale ancora funzionale.

Date queste brevi note torniamo alla moneta in foto: che è il primo degli ANTIQUIORES, sm. pl. latino (i più antichi). Nome dato in età moderna ai denari papali coniati da  ADRIANO I  fino al 1000, più o meno. Gli antiquiores , oltre al nome del papa in forma monogrammatica, portano, in seguito alla riforma di Carlo Magno, anche quello dell'imperatore. Il loro peso subì notevoli oscillazioni. In qualche documento sono definiti come  romanischi.

Si tratta, in estrema sintesi,  della prima  moneta della serie papale, da allora ad oggi. Per la verità  tramite Muntoni (e qualche altro studioso)  si conoscono delle simli monete  in bronzo di Gregorio III e del  precedessore Zaccaria, per lo più in dimensione quadrilatera, considerati in realtà come tessere. Questi oggetti pseudo monetali  sono stati anche definiti come dei pesi,  essi sono infatti di due misure che corrispondono, per il peso, al solido e al tremisse bizantini, sono similitudini che si stenta a valutare come casuali.

(continua...)

 

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Volendo approfondire la moneta oggetto:

 

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Diciamo subito che la moneta ed appartiene alla Collezione Reale...sembra che V.E. III, il re numismatico, ne avesse 4  esemplari,  appunto, in collezione.

L'epigrafe così recita:

Dritto: • HADRI • • ANVS PP busto di fronte / una I e una B a lato

Verso: VICTORIA DNN tre punti a triangolo. Croce potenziata su gradini / R M ai lati / CONOB in exergo.

I denari di Adriano I sono battuti sul piede dei denari francesi inaugurati da Pipino in Francia (in effetti sono antecedenti alla famosa riforma Carolingia che tagliò le monete sul piede della libbra), peraltro a Roma il dominio nominale  era ancora posto sotto l'egida dell'impero di Bisanzio.

La moneta è data per essere R3 dalla letteratura specifica.  Un esemplare venduto in asta, in una CNG di diversi anni fa, in conservazione splendida, fece 18.000 dollari, a seguito di una  forte competizione in sala. Mentre l'esemplare che di seguito postiamo

AdrianoI.png.48856d7cc91e6ca12165cd4e4c5869b8.png.c3514e9b2e00b03140de1974e62e7792.png

ha realizzato 13.000 franchi svizzeri alla asta NAC n. 50 del 2008...peraltro, peraltro anch'esso fratturato e pur non essendo di grande conservazione.

Il pezzo, anch'esso frammentato,  che segue:

 

image.png.1c9d58491754fd403e70327085fa4a57.png

ha un ottimo pedigree: ex collezione Martinori ed ex collezione Ruchat. tanto per evidenziare che questo primo denaro papale è sempre stato un pezzo ambito dal fior fiore del collezionismo numismatico.

Aggiungiamo ora l'ultimo transitato in asta:

1291D.jpg.ed330dc558f8bba763a516a97610ddbb.jpg1291R.jpg.73c83b71834b3f890ad3966090430b9d.jpg

Licitato da Nomisma nell' ultima asta del corrente mese di ottobre ha realizzato "solamente" 5.250,00 euro. Occorre mettere sul piatto che la frammentazione è forse più invasiva di alcuni altri esemplari sopra postati...ma, per freschezza, è forse uno dei migliori. Certamente un' ottimo splendido. Che dire?

FORSE queste monete un po' particolari ed affascinanti non trovano più adeguato apprezzamento, nell'ottica di un impoverimento culturale generale, peraltro nell'attuale mondo collezionistico una moneta fratturata al bordo non ha più sufficiente appeal per la maggior parte dei raccoglitori. Certo!  Ma vai a trovare questa rarissima moneta in un'esemplare privo di fratture e in ottima conservazione...non la trovi. Ergo siamo alle solite...la qualità e la perfezione delle conservazioni finisce per prevalere sulla cultura numismatica che imporrebbe agli specialisti delle papali, disposti a spendere,  di mettere in collezione un simile documento numismatico.

preciso che tutte le aggiudicazioni come sopra indicate sono da rivalutare con i diritti pagati alle case d'asta.

(continua...)

 

 

 

 

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Indaghiamo adesso le peculiarità oggettive e stilistiche presenti in questo denaro in argento di Adriano I:

- il rovescio mostra una croce potenziata su base, ed è simile ad alcune monete coeve come quella del ducato longobardo di Benevento che di seguito postiamo:

image.png.fe5ed63258ea47e3f4059657a54ad7e4.png solido di Gisulfo II, a nome Giustiniano II

l'influsso stilistico di Bisanzio è evidente in entrambi i rovesci, sia quello longobardo che quello di Adriano I

C'è però una differenza notevole nella rappresentazione della figura al diritto che , nel solido di Benevento , è ancora raffrontabile con la figura umana pur nell'impostazione rigida e frontale (ieratica) tipica delle iconografie bizantine: assolutamente sacrali. Nel denaro di Adriano I lo schema del diritto è anch'esso rigido e frontale ma il tratto naturalistico è quasi assente. La figura che vediamo è affascinante e nel contempo potrebbe essere svilita con aggettivi "pupazzeschi" per quanto concerne il risultato iconografico.

Quale è la verità?

Una probabile verità è rintracciabile in 2 argomentazioni:

1) Adriano I fu il pontefice che, in vasta misura, ruppe con l'impero d'oriente e con gli elementi bizantini che improntavano sia le liturgie che la politica. Per cui è possibile che l'incisore del conio del denaro in esame non fosse bizantino. In ogni caso siamo davanti aal primo documento numismatico occidentale che dal VII secolo a.C. reimpronta la figura umana a Roma, in un modo alto medievale che,  iconograficamente,  deve riconquistare, artisitcamente e graficamente,  "la posizione  eretta" nella rappresentazione umana.

2) E' anche probabile che l'immagine frontale della moneta in esame non sia solo il portato di una scarsa confidenza con la figura umana, ma costituisce un esercizio iconografico nuovo, schematico e conpendiario, dove non interessa il naturalismo delle fattezze umane, quanto il bilanciamento delle linee e delle proporzioni in una raffigurazione astratta. In poche parole un sicuro messaggio di modernità, assolutamente dirompente per l'epoca e di potente impatto espressivo.

Molto si è dibattuto sulla rappresentatività del denaro di Adriano I: rappresenta il pontefice stesso...o l'apostolo Pietro su cui è fondata la chiesa di Roma? Umilmente si dovrebbe propendere per la seconda ipotesi...ora come allora. In realtà nella moneta in esame non vi sono attribuzioni nominali imperiali, attributi e fattezze che riescono a far propendere l'identificazione con  Pietro in buona probabilità. Possiamo postare al riguardo delle note della Travaini redatte su "Monete e Storia nell'Italia medievale" 2007 : vi sono differenze precise tra busto del Papa e busto del Santo , pur nella semplicità dei tratti : quello del Papa è frontale tonsurato e senza barba mentre quello di S.Pietro , anche esso tonsurato , è di tre quarti verso destra o verso sinistra ed ha l'attributo delle chiavi , oppure la croce astile . Tali convenzioni ci aiutano a risolvere casi apparentemente equivoci di sovrapposizione tra le due figure .

Per le suddette motivazioni storiche, stilistiche  e numismatiche, abbiamo ritenuto di postare questa moneta nella nostra carrellata riferita alle monete più belle nel mondo...rammentiamo al riguardo che in questo topic non vogliamo postare delle foto di bellissime monete del mondo. Qui vogliamo, diversamente,  postare immagini di monete che, tramite le  relative analisi storiche e culturali, abbiano una  significativa valenza atistica e/o culturale nel relativo periodo storico di riferimento. Con le nostre pur modeste note di commento ad ogni moneta, cerchiamo in questo topic di giustificare la valenza culturale/artistica,  di ogni coniazione qui postata.

 

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Caro Renzo @Piakos, la tua analisi della moneta di Adriano è accattivante, forse più della stessa moneta. 

Da sempre, di fronte ad espressioni artistiche dei "secoli bui", mi interrogo se "fu vera gloria", se cioè siamo di fronte alla ricerca di , come tu dici,  "un sicuro messaggio di modernità, assolutamente dirompente per l'epoca e di potente impatto espressivo." o se invece il "melting pot" (di questi tempi usa tanto!) con popolazioni barbare o imbarbarite non abbia prodotto una nuova cultura "al ribasso", dove l'apporto culturale delle popolazioni "altre" sia stato "a levare" e non "ad aggiungere".

Non è, credo, un caso che dopo quelli che ho chiamato i "secoli bui" lentamente la  produzione artistica recuperi  qualità, arrivando con il Rinascimento ad un ricongiungimento ideale con l'arte classica. Insomma, Donatello,  Michelangelo, Bernini si collegano più a Fidia e Prassitele che al buon Wiligelmo. 

L'arte risente sempre del mondo in cui vive; prendiamo, ad esempio, le monete romane. 

I ritratti degli imperatori passano dalla plasticità realistica e classica (un esempio per tutti, i ritratti di Adriano) a forme sempre più streotipate,  in esatto parallelo con la crisi dell'Impero, il periodo degli imperatori che si succedono a cadenza annuale, le invasioni barbariche, ecc. Nelle monete dell'alto medioevo ci vedo più l'influsso dell'arte delle popolazioni barbare del nord Europa. 

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P.S. Mi rendo conto di poter apparire, in qualche modo, "reazionario", ma talvolta la "reazione" vera è quella che si ammanta di pseudo "rivoluzionaresimo"!

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Il 29/10/2017 at 22:52, Lugiannoni dice:

P.S. Mi rendo conto di poter apparire, in qualche modo, "reazionario", ma talvolta la "reazione" vera è quella che si ammanta di pseudo "rivoluzionaresimo"!

Caro Luciano, è sempre il nostro uno scambio dialettico sereno e con accenti culturali. Cioè...un piacere.

Io in questa moneta di Adriano I non vedo, vorrai perdonarmi, i barbari e nemmeno la barbarie. I cavalieri che vengono da est...nord est, precedendo lunghe carovane,   recano i canoni della cultura delle steppe sconfinate, con cento ghirigori affascinanti oppure...cercano  imitazioni di Bisanzio.

Io nel denaro di Adriano I vedo un povero ma fascinoso tentativo di riprodurre la figura umana imperiale a Roma, ormai sostituita pienamente dai successori di Pietro, nel bene e nel male. In tale tentativo non è il volto che distingue tale riproduzione...piuttosto l' ornamentosa veste...simmetricamente riprodotta unitamente ad un (oggi per noi buffo...) copricapo, che all'epoca aveva rilevanza estetica e  distinzione. L'uso (smaliziato) della linea per rappresentare queste cose è compendiario, espressionista...moderno.

Il venerabile Beda dixit: finchè starà il colosseo, starà Roma...e finchè starà Roma starà il mondo...Ed è probabile che abbia avuto ragione.

Roma nei secc. VII e VIII d.C...era in parte distrutta da incendi, mancati restauri e da spoliazioni, ma ancora molta della sua bellezza era in piedi, abitata dai Romani un po' pecoroni ed un po' invigliacchiti...ma sempre arguti e impietosi. Che sbarcavano il lunario girando intorno ai Papi.

Un po' come un visionario...ecco cosa vedo in quel pezzetto di argento fratturato ed ossidato...e in queste cose risiede il fascino dell'oggetto che tali cose racconta con qualche fedeltà.

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