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Islam - Gli Ikhshididi

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              Gli IKHSHIDIDI                          935.969

 

Dopo la caduta della dinastia dei Tulunidi, il cui capostipite Ahmad bin Tulun inviato a governare il paese dal califfo Abbaside vi aveva  stabilto un potere autonomo (868 / 905), l’Egitto tornò sotto il dominio dei califfi di Baghdad.

Trent’anni dopo il califfo Abbaside al Radi inviò a governare l’Egitto un soldato mercenario di origini Turche : Abu Bakr Muhammad Ibn Taghaj al-Ikhshīd che represse le ribellioni interne e i tentativi di conquista dei Fatimidi.

Consolidò il dominio egiziano sulla Siria meridionale e centrale (facendola controllare dalla dinastia hamdanide, ma sempre sotto la sua vigile custodia) e ottenne anche il governatorato delle città di Mecca e Medina, importanti centri del mondo arabo e della religione mussulmana. Diede inizio alla dinastia Ikhshidide e alla sua morte nel 946 gli succedettero i figli, Abul-Qasim Ungur bin Muhammad bin Taghaj, Abul Hassan Ali, e il nipote Abul Fawares Ahmed Ben Ali che praticamente non ebbero alcun potere essendo l’impero controllato da Abu l-Misk Kafur, eunuco ed ex schiavo nero, nonché fedele collaboratore dell’ Ikhshid.

Nei 22 anni che seguirono si abbatterono sull’Egitto terribili calamità : terremoti di notevole intensità che causarono il crollo di edifici pubblici e abitazioni con migliaia di vittime, incendi di coltivazioni e centri urbani e carestie terribili. L’Egitto era in ginocchio quando Kafur morì nel 968 e un anno dopo i Fatimidi lo invasero,  ponendo fine al breve ma proficuo periodo di governo della dinastia ikhshidide.

 

Abul-Qasim Ungur bin Muhammad bin Taghaj (AH 334-349 / 946-961 AD)

 

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          DINAR  D’ORO                 Misr ( il Cairo )   AH  348 ? (959 AD)

             mm. 22  gr.  3,63          qSPL                Alb. 676   

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A supporto dell'interessante topic impostato da Bubbolo proseguiamo l'excursus con la conquista fatimide.:

 

i Fatimidi (arabo: فاطِميّون, Fāṭimiyyūn) costituirono la dinastia sciita ismailita più importante di tutta la storia dell'Islam.

Devono il loro nome alla discendenza da Fātima bt. Muhammad, figlia del profeta Maometto. che dal suo matrimonio con ʿAlī b. Abī Tālib garantì una discendenza al Profeta.

 

Il fatimide ʿUbayd Allāh al-Mahdī bi-llāh si propose agli inizi del X secolo come l'Imām al-Qāʾim, "l'Imam permanente") che l'Ismailismo credeva si sarebbe manifestato alla fine dei tempi per ricondurre l'Islam alla sua originaria purezza e questo provocò una frattura mai più ricompostasi col resto del movimento carmata.

 

Sfuggito alle truppe abbasidi e agli stessi avversari carmati che lo consideravano un impostore e un traditore, ʿUbayd Allāh riparò in Egitto e da lì, grazie ad accordi sottoscritti con esponenti della tribù berbera dei Kutāma, nell'Ifrīqiya aghlabide.

La conquista dell'Ifrīqiya non contentò i Fatimidi. Essi infatti pretendevano di presentarsi a tutto il mondo islamico come i legittimi eredi politici del Profeta e dell'Ahl al-Bayt e Imam-califfi dunque dell'intera Dār al-Islām.

La loro strategia era dunque quella di deporre il califfo abbaside ma, per giungere in Iraq con il loro forte esercito di Berberi e di abitanti dell'Ifrīqiya, era indispensabile conquistare tutti i paesi intermedi: l'Egitto dapprima e la Siria poi.

In Egitto dominava - dopo la riconquista abbaside ai danni dei Tulunidi - la dinastia ikhshidide e fu contro di essa quindi che l'Imam al-Mahdī concentrò tutti i suoi sforzi.

I suoi piani però non ebbero successo, anche perché in Egitto il governo ikhshidide era abbastanza efficiente da saper rispondere colpo su colpo e perché gli stessi Egiziani non mostravano per conto loro alcun desiderio di cambiare padrone. Fallirono quindi due tentativi: il primo condotto nel 914-15 dal generale berbero Ḥabaṣa b. Yūsuf, dei B. Kutāma e il secondo dal figlio stesso dell'Imam, al-Qāʾim, nel 919.

L'azione condotta contro l'Egitto fu successivamente rallentata dall'esplodere di una grave rivolta interna, condotta dall'"Uomo dall'asino", un berbero kharigita ibadita, di nome Abū Yazīd Makhlad b. Kaydād al-Nukkārī, dei Banū Zanāta, che agì tra il 942 e il 947.

Salito però al potere il nuovo Imām al-Muʿizz li-dīn Allāh (reg. 953-975), un terzo tentativo fu portato a buon fine nel 969 dal generale Jawhar al-Siqilli (Jawhar b. ʿAbd Allāh), che aveva puntigliosamente organizzato stavolta il corpo di spedizione fatimide. Una carestia che aveva afflitto l'Egitto e l'opera di generosa corruzione operata nei confronti di numerosi funzionari ikhshididi (tra cui l'abile vizir Abū l-Faraj Yaʿqūb ibn Yūsuf ibn Killis) facilitarono la conquista del Paese.

Entrati a Fusṭāṭ dopo aver colto una vittoria nella battaglia di Giza (30-6-969), i Fatimidi costruivano immediatamente la nuova cittadella fortificata del Cairo, che deve il suo nome al fatto d'essere stata chiamata al-madīnat al-qāhira al-muʿizziyya, cioè "la città soggiogatrice di al-Muʿizz".

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Dinar fatimidi nella fortezza di Arsuf

 

Un tesoro di più di 100 monete d’oro di epoca medievale è stato scoperto ad Arsuf, in Israele. Le monete erano state messe dentro un vaso di ceramica e nascoste sotto il pavimento della fortezza della città, teatro della battaglia di Arsuf nella quale il re inglese Riccardo Cuor di Leone sconfisse Saladino.

“È un ritrovamento raro. Non è rimasto molto dell’oro che circolava tra i crociati”, ha detto Oren Tal, presidente del dipartimento di archeologia dell’Università di Tel Aviv.

 

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Le monete risalgono all’impero fatimide, che all’epoca dominava in Africa settentrionale e in parti del Medio Oriente. Tal pensa risalgano tra il X e l’XI secolo, anche se continuarono a circolare fino al XIII secolo. “Alcune sono state coniate tra i 250 e i 300 anni prima che venissero usate dai Cavalieri Ospitalieri”, ha spiegato Tal.

“In totale, abbiamo trovato circa 108 dinari e quarti di dinari, il che lo rende uno dei più grandi ritrovamenti di monete d’oro scoperti in un sito medievale nella terra di Israele”.

 

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A partire dal 1261, la fortezza di Arsuf (l’antica Apollonia) venne presidiata dai Cavalieri Ospitalieri, ma la sua guarnigione durò poco: nel 1265, la città venne distrutta dopo un lungo assedio da parte dei musulmani, e mai più riabitata.

Come la fine della resistenza si stava avvicinando, forse qualcuno tra i crociati cercò di nascondere le monete pensando di recuperarle più avanti.

 

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