Recommended Posts

In una precedente discussione  avevo evidenziato come gli etruschi, o almeno i populoniesi, fossero piuttosto "laici" negli affari economici e ricordavo come, pur avendo gran cura dei defunti tanto da costriure case, edifici e templi in legno mentre le tombe erano realizzate in pietra, al momento di dover gestire notevolissime quantità di scorie ferrose, non si fossero fatti scrupolo di "scaricarle" sopra le necropoli.

Lo stesso spirito estremamente funzionale appare anche nella monetazione.

E' noto come il grosso della produzione monetale di Populonia fosse costituito dalle didracme (segno XX) d'argento con il volto di Metus (o Gorgone) e che tali monete fossero il "segno" di Populonia anche al di fuori del suo territorio.

Tuttavia, se è vero, come è vero, che la monetazione ha avuto sin dall'inizio non solo una funzione di intermediazione economica ma anche una funzione propagandistica come testimonial della  potenza e del prestigio di un sovrano, di uno stato o di una città (basti pensare alla bellezza delle  contemporanee monete di Siracusa o di Taranto o di Selinunte, solo per fare alcuni esempi tra i tanti) ebbene tutto questo non toccava minimamente gli zecchieri populoniesi.

Abbiamo numerosi esempi di monete coniate fino alla totale rottura del conio, tanto da rendere quasi irriconoscibile la moneta stessa.

Un esempio paradigmatico di questo lo vediamo appunto in un gruppo piuttosto numeroso di didracme caratterizzate da una frattura che attraversa il volto di Metus fino a deturparlo quasi completamente.

 

post-334-0-59007600-1405014651_thumb.jpg    post-334-0-65718100-1405014708_thumb.jpg           

fase iniziale                                                                         fase medio-finale

 

Nel "tesoro di Populonia" composto, tra le altre, da circa trecento didracme con Metus, ben 48 presentano tale "incidente" nelle sue varie fasi evolutive; a queste se ne devono almeno un'altra ventina (e forse più) presenti  in recenti aste internazionali.

Lascio immaginare cosa sarebbe accaduto in una zecca agrigentina o ateniese o di Thurium di fronte al solo inizio di una rottura simile.....

Share this post


Link to post
Share on other sites

Avrebbero restaurato i conii ove possibile o li avrebbero sostituiti. Invece i "Truschi" di vicino Follonica, cioè di Populonia erano pragmatici...molto, come alcuni amici numismatici follonichesi che saluto e che ammiro per l'estremo senso delle cose anche numismatiche.

Il tempo passa...il dna resta.

  • Like 1

Share this post


Link to post
Share on other sites

Per chi volesse approfondire la questione:

F. CATALLI Sylloge nummorum graecorum Italia - Firenze, Museo archeologico Nazionale, vol. II, Etruria.

P. PETRILLO SERAFIN Nota in margine al "Tesoro di monete antiche rinvenuto a Populonia",  AIIN, 23-24, 1976-77, pp.69-106.

Si vedano in particolare le Gorgoni di "conio XII".

 

La "trascuratezza" nei confronti della qualità delle monete coniate presenta comunque un notevole vantaggio per chi studia la monetazione etrusca. Come avevo già indicato nella mia nota sulla didracme di Aleria, l'uso prolungato di un conio - oltre le "normali " capacità di tenuta - consente effettivamente di stabilire una successione cronologica nella produzione; cosa questa impossibile nelle zecche - la stragrande maggioranza di quelle antiche e moderne - dove un conio veniva eliminato non appena iniziava a danneggiarsi.

Share this post


Link to post
Share on other sites

potrebbe essere che avevano poco personale specializzato/capace di incidere i conii? Essendo in pochi gli addetti per le sostituzioni ci voleva più tempo...

Edited by saramor

Share this post


Link to post
Share on other sites

potrebbe essere che avevano poco personale specializzato/capace di incidere i conii? Essendo in pochi gli addetti per le sostituzioni ci voleva più tempo...

Non avendo una precisa documentazione in merito, qualsiasi ipotesi non cervellotica va tenuta presente.

Inoltre l'incisione della Gorgone non era particolarmente complessa e non richiedeva certo l'abilità di un Evainetos!

In conclusione la tua ipotesi è plausibile anche se personalmente propendo - ma la mia ha la stessa validità della tua -  per un certo pragmatismo dei populoniesi che, come ho detto all'inizio del post, avevano un enorme rispetto per le "città dei morti" salvo poi ricoprirle di scorie se questo si dimostrava economicamente più funzionale.

Si può formulare anche un'altra ipotesi, un po' più complessa e che non esclude la precedente.

Le Gorgoni, delle quali conosciamo almeno una ventina di conii,  presentano sul D/, sotto il volto, il segno del valore che può avere varie forme: XX, .XX., X:X, °X:X°, ecc. Ora potrebbe darsi che tali differenze fossero indicative di una sessione di coniazione o di una particolare officina o di un gruppo di coniatori ai quali poteva essere stato dato incarico di trasformare in moneta un certo quantitativo di argento entro un certo tempo; ecco quindi la coniazione che va avanti fino alla completa rottura  del conio pur di soddisfare nei tempi dati la richesta.

A questo punto sarebbe interessante avere altre ipotesi su cui ragionare........

  • Like 1

Share this post


Link to post
Share on other sites

in effetti la ricerca si elementi scientifici a supporto delle tesi esposte è davvero ardua.

La tua tesi è davvero affascinante:

Le Gorgoni, delle quali conosciamo almeno una ventina di conii,  presentano sul D/, sotto il volto, il segno del valore che può avere varie forme: XX.XX.X:X°X:X°, ecc. Ora potrebbe darsi che tali differenze fossero indicative di una sessione di coniazione o di una particolare officina o di un gruppo di coniatori ai quali poteva essere stato dato incarico di trasformare in moneta un certo quantitativo di argento entro un certo tempo

Share this post


Link to post
Share on other sites

Molto affascinante questo argomento.

In effetti è davvero difficile suffragare le tesi in campo.

In effetti potrebbe essere che gli etruschi erano pragmatici, per cui le monete dovevano servire per i pagamenti e quindi non era necessario 'abbellirle' più di tanto

  • Like 1

Share this post


Link to post
Share on other sites

Ottima considerazione, Claudio.

Gli Etruschi erano sicuramente piuttosto paragmatici...anzi, molto concreti.

 

Lo stesso pragmatismo essenziale che si può rinvenire ancora oggi in tutta la maremma e nelle zone collinari interne adiacenti.

Nel triangolo che potremmo tracciare tra S.Severa, Tolfa/Allumiere, Sino a Bolsena, tornando a Follonica e tenendo la linea costa come lato lungo...il pragmatismo di è poi rafforzato ed incupito, nelle difficoltà di una terra dura dove l'isolamento e la malaria (fatta salva Civitavecchia) hanno avuto buon gioco.

 

La stessa considerazione numismatica vale per i conii di Populonia usurati che venivano comunque usati sino alla rottura definitiva.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!

Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.

Sign In Now