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TESORO DI SAN MAMILIANO

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Nel 2004, durante la campagna di scavi archeologici effettuata nel sottosuolo della chiesa di San Mamiliano, a Sovana, venne effettuata una scoperta eccezionale. Sotto il pavimento della chiesa vennero individuate alcune sepolture di età rinascimentale, scavando ancora più in basso vennero alla luce i resti di un edificio termale di epoca romana, ma con grande sorpresa, ancora più in profondità, venne trovato un recipiente in ceramica contenente 498 monete d'oro. Per la precisione si trattava di solidi aurei del V secolo, coniati sotto Leone I e Antemio, per la maggior parte provenienti dalla zecca di Costantinopoli.

Il solido aureo circolò nell'impero bizantino tra il IV ed il X secolo, la scoperta è decisamente importante sia per numero di pezzi che per numero di imperatori rappresentati sulle monete.

Per l'Impero d'Occidente abbiamo solidi di Onorio, Valentiniano III, Petronio, Maggioriano, Libio Severo, Antemio , Glicerio, Giulio Nepote e Romolo Augusto mentre per l'Oriente sono pressenti gli imperatori Teodosio II, Pulcheria, Marciano, Eudoxia, Leone I, Leone I e II, Leone II e Zenone, Basilisco, Basilisco e Marco, Zenone e Ariadne; insomma una ghiottoneria da non perdere per gli appassionati di questa monetazione.

 

 

Il tesoro, per il quale è stato appositamente creato un museo, inaugurato il 30 luglio 2012, è forse il celebre "tesoro di Montecristo", che il Dumas descrisse basandosi su leggende popolari. Almeno tre documenti antichi parlano infatti di un tesoro nella chiesa di S. Mamiliano a Montecristo: nella seconda metà del Cinquecento il principe di Piombino e il Granduca di Toscana vi sconsigliavano di fare ricerche per la presenza di pirati, mentre una spedizione dalla Corsica scovò "ossa bruciate e piccoli vasi neri". Non appare quindi come un caso che un tesoro si trovasse effettivamente nella chiesa di San Mamiliano ma non a Montecrsto bensì a Sovana, dove si trovano le reliquie del santo e vescovo di Palermo, morto nel 460.

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Nel 2004, durante la campagna di scavi archeologici effettuata nel sottosuolo della chiesa di San Mamiliano, a Sovana, venne effettuata una scoperta eccezionale. Sotto il pavimento della chiesa vennero individuate alcune sepolture di età rinascimentale, scavando ancora più in basso vennero alla luce i resti di un edificio termale di epoca romana, ma con grande sorpresa, ancora più in profondità, venne trovato un recipiente in ceramica contenente 498 monete d'oro. Per la precisione si trattava di solidi aurei del V secolo, coniati sotto Leone I e Antemio, per la maggior parte provenienti dalla zecca di Costantinopoli.

Il solido aureo circolò nell'impero bizantino tra il IV ed il X secolo, la scoperta è decisamente importante sia per numero di pezzi che per numero di imperatori rappresentati sulle monete.

Per l'Impero d'Occidente abbiamo solidi di Onorio, Valentiniano III, Petronio, Maggioriano, Libio Severo, Antemio , Glicerio, Giulio Nepote e Romolo Augusto mentre per l'Oriente sono pressenti gli imperatori Teodosio II, Pulcheria, Marciano, Eudoxia, Leone I, Leone I e II, Leone II e Zenone, Basilisco, Basilisco e Marco, Zenone e Ariadne; insomma una ghiottoneria da non perdere per gli appassionati di questa monetazione.

 

 

Il tesoro, per il quale è stato appositamente creato un museo, inaugurato il 30 luglio 2012, è forse il celebre "tesoro di Montecristo", che il Dumas descrisse basandosi su leggende popolari. Almeno tre documenti antichi parlano infatti di un tesoro nella chiesa di S. Mamiliano a Montecristo: nella seconda metà del Cinquecento il principe di Piombino e il Granduca di Toscana vi sconsigliavano di fare ricerche per la presenza di pirati, mentre una spedizione dalla Corsica scovò "ossa bruciate e piccoli vasi neri". Non appare quindi come un caso che un tesoro si trovasse effettivamente nella chiesa di San Mamiliano ma non a Montecrsto bensì a Sovana, dove si trovano le reliquie del santo e vescovo di Palermo, morto nel 460.

Francamente propendo per una "casualità".

In primo luogo nessuno conosceva l'esistenza del tesoro di Sovana prima che fosse effettivamente ritrovato durante i relativamente recenti scavi archeologici.

In caso contrario Sovana sarebbe da tempo diventata una "gruviera".  Tantomeno Dumas, chè altrimenti avrebbe mandato il buon Edmond a Sovana, con meno rischi e pericoli!

Dumas sapeva però che a Montecristo c'erano i resti della grotta romitorio di S. Mamiliano, oggetto di frequenti visite nell'800 da parte di studiosi, letterati e navigatori e quindi ha felicemente unito storia e finzione romanzesca.

Una strana ma non impossibile coincidenza ha fatto sì che nella chiesa di S. Mamiliano a Sovana ci fosse un tesoretto, come del resto ne abbiamo un altro nella chiesa della fortezza di Scarlino (100 tra fiorini, sanesi, genovini, zecchini e ducati).

Credo sia bene restare con i piedi in terra e lasciare a Giacobbo la fantastoria!

P.S.

Vedrò di mettere qualcosa anche sul tesoro di Scarlino!

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Ciao Luciano, le tue considerazioni sono di buon senso.

Occorre tuttavia tenere in conto che nessuno, nel modo di ragionare favolistico e "credulonico" degli ultimi due secoli avrebbe immaginato un tesoro a Sovana sotto il pavimento della chiesa...i pirati, i nobili in fuga, i monaci in transito marittimo, seppelliscono tesori nelle isole ed in posti inaccessibili. Persino gli inglesi (dotati di un DNA particolare ma sempre pragmatico) leggevano: l'Isola del Tesoro.

:)

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