lorenzo

Alcuni esempi di imitazioni di monete

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Ho proposto ed abbiamo fatto un breve excursus sulla rappresentazione del tempio su monete di diversa provenienza geografica e si è visto come le nazioni del tempo non fossero poi così distanti tra loro e le idee circolassero, causa i commerci, con più facilità di come si potrebbe ritenere.

 

Prima di questo, è bene ricordare che nell’Europa medievale la croce come segno distintivo della fede popolare fosse massimamente diffusa; poche sono le eccezioni qua e là presenti che non siano la croce.

 

Possiamo verificare con sufficiente facilità come certi elementi iconografici siano passati da una zecca ad un’altra senza causare problemi diplomatici. La scrittura delle monete di Maguelonne: triangoli, rettangoli, lunette rappresentano con molta chiarezza ed efficacia la grafia. Anche la zecca di Lucca ha usato la geometria per rappresentare i suoi etnici.

 

Assistiamo ad un largo uso di simboli, i quali qualche volta hanno un significato noto, altre volte è rimasto sconosciuto.

 

Oggi, vorrei porre l’accento maggiormente sul come siano ricorrenti e ripetitivi certi simboli.

 

Uno lo abbiamo detto ed è il tempio, un altro è l’imitazione o la contraffazione delle monete. Ne danno testimonianza i liard di Desana, per citarne uno, oppure i denari del Senato romano: una copiatura non sempre ben riuscita del provisino francese.

 

Vi sono altri numerosi casi di riproduzioni. Mi limito a citarne qualcuno, tanto per dare uno stimolo alla ricerca di ognuno di noi.

 

Il fiorino coniato per la prima volta nel 1252 a Firenze, il quale nello stesso periodo è coniato  pure come fiorino in Ungheria.

 

Il denaro di Saint Martin de Tours in mistura, detto da noi tornese, il quale è presente in diversi Stati, sia francesi che esteri.

 

 

Viene emesso per la prima volta agli inizi dell'XI secolo dall'Abbazia di San Martino a Tours in Francia.

 

Dopo Carlo V di Francia i tipi cambiano e sparisce il castello tornese. La lira di Tours rimane la moneta ufficiale del regno fino alla rivoluzione francese, quando è sostituita dal franco. “Stranamente i rivoluzionari scelsero per la nuova moneta che sostituiva la lira, la parola franco, che era stata usata per indicare una moneta d'oro dal valore di una lira tornese, al tempo di Giovanni il Buono”.

 

Questa moneta viene coniata anche nel mediterraneo con il nome di “tornese del levante o dell’oriente latino”.

 

Il conte Aimone di Savoia fa copiare il doppio tornese di Filippo il Bello.

 

In Italia è presente a Campobasso (tornese di Campobasso), a Venezia (il tornesello), a Napoli in epoche diverse fino al XIX secolo.

 

Il long cross penny inglese era diffusissimo in Inghilterra e ne troviamo una descrizione dettagliata qui: http://www.ukdfd.co.uk/pages/Long-Cross-Pennies/Long%20Cross%20Pennies%20P1.htm.

 

 

“I primi Penny furono prodotti sotto Heaberht del Kent ed Offa di Mercia, ad imitazione del denier che i Franchi avevano coniato per la prima volta nel 755. Più tardi, quando Edgardo divenne re d'Inghilterra nel 959, l'uso di questa moneta d'argento si diffuse in tutto il territorio da lui controllato e, fino all'epoca di Enrico III, fu praticamente la sola moneta coniata in Inghilterra.

 

Nel Medioevo erano attive molte zecche (addirittura 60 sotto Stefano) che coniavano penny con tipi a volte anche molto diversi le une dalle altre. L'iconografia del diritto prevedeva l'effigie reale, circondata dalla titolatura, mentre al rovescio era una piccola croce, più tardi estesa fino a toccare i bordi della moneta sotto Enrico III. Questo disegno era tipico di molte monete europee derivate dal denier”.

 

Da: http://it.wikipedia.org/wiki/Penny_(moneta_pre-decimale_britannica)

 

 

 

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In una economia che basava lo scambio oggetto-moneta sul peso ed il valore del metallo in cui la moneta era stata coniata, era naturale che si imitassero le monete che - vuoi per il valore certo della lega, vuoi perchè l'autorità emittente godeva di fiducia - davano migliori garanzie di affidabilità.

Naturalmente questo ragionamento attirava anche i falsari al punto che gli stati più soggetti alle contraffazioni prevedevano per i falsari la pena di morte, spesso in forme particolarmente raccapriccianti (rogo, bollitura, ecc.).

D'altronde l'immissione sui mercati di monete false rischiava di minare la credibilità dell'emittente legale, con danni economici di notevole portata.

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Caro Lugiannoni, quello che dici è sacrosanto. E’ assolutamente quello il risultato delle contraffazioni: anzichè essere un arricchimento dell’autorità che copia, si risolve in una frode perpetrata ai danni di una valuta nota ai più e di pregio in quel momento. Se vogliamo, è anche il caso delle imitazioni del denaro di Lucca. Apparentemente immobilizzato, mentre i sui caratteri cambiano in continuazione. Venne copiato da parecchie autorità vicine a Lucca ed anche con successo, talvolta, ma poi ben presto è stato scoperto l’inganno.

 

Da Cristina Cicali: La circolazione monetaria nella Toscana meridionale dall’XI al XIV

 

sec. Comparazione tra i dati archeologici e le fonti documentarie:

 

“Dal X secolo fino alla metà del XIII è indubbio che la moneta dominante per le transazioni

 

commerciali toscane ed internazionali fu il denaro lucchese, soprattutto per il fatto che la città di

 

Lucca fu l’unica che per molto tempo ebbe il riconoscimento del diritto di zecca, concesso

 

dall’imperatore Ottone I di Sassonia”.

 

Tempo fa mi sono occupato di Volterra. Di questa città sappiamo che ha battuto lucenses contraffatti ancor prima che la sua zecca ottenesse il permesso di battere moneta. I pochi esemplari noti mostrano un denaro lucchese apparentemente conforme a quello autentico, che se ben esaminato è possibile metterne in evidenza le differenze.

 

Dell’aspetto della contraffazione o falsificazione di valute importanti sarebbe bene farne oggetto di studio in un diverso topic, data la vastità dell’argomento.

 

Il mio primo intento era un altro: cercare di mettere in evidenza come certi caratteri dell’epigrafia di un determinato tondello venissero riprodotti e per questo copiati da un’altra autorità emittente, senza che questo evento togliesse valore alla valuta di provenienza.

 

E’ l’ultimo caso il più eclatante, quello delle monete anche dette esterlin.

 

Ne troviamo un bel numero qui:

 

https://www.google.it/search?q=esterlin&biw=1344&bih=624&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ei=s8VPVNaqKNHTaNmRgYAO&ved=0CAcQ_AUoAg#facrc=_&imgdii=_&imgrc=mHTa7wWlFvJQzM%253A%3B0HBljap0CecXbM%3Bhttp%253A%252F%252Fventesuroffres.free.fr%252Fimages%252Fmonnaies%252Fvso%252Fv05%252Fv05_0869.jpg%3Bhttp%253A%252F%252Fvso.cgb.fr%252Fv05%252Fv050109.html%3B750%3B382

 

 

ma, se non ricordo male, sono molte di più.

 

 

 

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Continuando questa breve trattazione sulle influenze reciproche delle diverse monetazioni in Europa, propongo ora all’osservazione degli interessati alla materia un denaro in mistura di Riom (Auvergne), il quale è attualmente in asta su ebay ed è questo:

 

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Poey d’Avant lo cataloga così nel suo primo volume “Description des mannaie signeuriales francaises” pagina 350, numeri 2269 e 2270: ALFVNSVS COMES. Croce cantonata al secondo da un anelletto e al terzo da una stella. R/ +RIOMNENSIS. Castello con due torri merlate, il frontone sormontato da una croce; due lunette accostate alla torre. (Emesso dal 1263-1271 circa)

 

Ora confrontiamo questa moneta con un denaro di Genova.

(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

 

“La zecca di Genova produsse monete in vari tagli dal 1139 fino al 1814. Dopo questa data la Repubblica fu incorporata nello Stato sabaudo; la zecca rimase in funzione emettendo monete dei Savoia fino al 1860 quando fu chiusa definitivamente.

 

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Il "castello".

I tipi del denaro genovese hanno alcune caratteristiche che rimasero costanti per 5 secoli:

al dritto il castello ed intorno la scritta + IANVA.

al rovescio la croce, caratteristica comune alla gran parte dei denari, in questo caso una croce patente, ed intorno la scritta CVNRADI • REX •, cioè re Corrado, il nome ed il titolo di chi aveva concesso alla città il privilegio di battere moneta.

Ianua in latino era il nome della città e contemporaneamente significa porta. Per questo motivo alcuni interpretano il disegno come una porta delle mura cittadine”.

 

Non c’è che dire: la somiglianza dei due castelli non è poca, ma complessivamente tutte due le monete si somigliano un bel po’. Ci sono castelli su monete di Genova anche più somiglianti a quello di Riom.

 

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Da:

 

http://www.poinsignon-numismatique.fr/monnaies_r5/autres-monnaies-provinciales_c18/dauphine_p151/dauphine-archeveche-de-vienne-henri-le-noir-roi-de-bourgogne-1038-1056-denier_article_27556.html

 

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Henri le Noir, roi de Bourgogne (1038-1056). Denier. D 2373. Bd 1041. PA 4820. 1,20 g.

 

Questa moneta è stata coniata da Vienne.

 

 

La somiglianza con il denaro di Lucca, al diritto, è notevole.

 

Da:

 

http://www.anythinganywhere.com/commerce/coins/coinpics/ital-states.htm

 

post-393-0-09467900-1416211634_thumb.jpg

 

ITALY, LUCCA, Enrico III-V, 1039-1125, silver denaro, Thompson-2319+, H / LVCA, VF

 

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Poche cose nella storia dell'uomo, più delle monete, hanno basato il loro successo sull'impatto visivo immediato e sull'accettazione, cioè su una sorta di identificazione e di riconoscimento.

Peraltro, poche cose più delle monete - nella storia - hanno un intrinseco ed una valenza pratica essenziale.

Oro...merci,

merci...oro.

Mi rendo conto che posso apparire ripetitivo (per aver già postato nel Sito tale frase...) ...ma persino il grande Eraclito ebbe a scomodarsi per stigmatizzare il concetto.

Inutile quindi scomodare la fantasia...specificamente in un mondo in ripresa ed in affermazione come quello medievale, che cercava lo scambio e il commercio per uscire dal buio o, meglio, dalla degradazione... rispetto al mondo classico.

La fantasia e l'estro nei conij troveranno humus laddove le monetine medievali mediano e partoriscono, con il grande scambio e con i traffici di cui sono il carburante, il '400 italiano.

Ma non subito nelle monete, che ancora restano monotone sino alla prima metà del secolo anche in Italia, patria di un genio che potrebbe ancora oggi perpetuarsi in barba al "Guicciardinismo" che ha prevalso (rovinosamente) nella nostra nazione.

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Caro Piakos posso condividere con te il concetto  "sull'impatto visivo immediato", anzi, questo dovrebbe essere lo scopo principale del tondello coniato. Concetto il quale si esplicita nella tesaurizzazione avvenuta più volte e non solo come fatto momentaneo di un commerciante che conserva il tesoretto in attesa di un prossimo uso.

Non condivido il concetto che il medioevo sia stato un periodo buio alla maniera de "Il nome della rosa". Il medioevo era più o meno buio di qualsiasi altro periodo ed anche oggi il nostro vivere non è tutte luci.

Il medioevo è il terreno di coltura del rinascimento e già basterebbe questo a doverlo classificare in altro modo.

Il fatto poi che i conii venissero copiati più o meno fedelmente è la riprova della vivacità di quel periodo: la gente migrava con facilità come pure le idee, anche se i mezzi erano ben diversi dai nostri, ma ad ogni epoca il suo. La tesaurizzazione ci ha dato tanto, ha aperto orizzonti di conoscenza che non avremmo avuto modo di avere altrimenti.

E neppure è condivisibile il concetto della povertà dell'estetica nella monetazione: ogni epoca ha avuto il suo acme sia nel bene che nel male. Non finiamo mai di ammirare la bellezza di certe monete greche della Sicilia o della Magna Grecia, ma erano tutte dei capolavori?

Quale era il senso di tanta bellezza 2500 anno fa circa? Eppure lo hanno fatto anche quando le donne romane hanno imparato dai siciliani ad usare l'arte del parrucchiere, ma questo circa un secolo dopo che in Sicilia si faceva sfoggio di pettinature che oggi sono ancora irraggiungibili tanto sono belle.

Allora, io per tutte queste ragioni non posso dire che il medioevo sia un evo con solo una interminabile notte, ma ha avuto anche le sue luci, dando continuità all'intelletto umano.

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....

Allora, io per tutte queste ragioni non posso dire che il medioevo sia un evo con solo una interminabile notte, ma ha avuto anche le sue luci, dando continuità all'intelletto umano.

 

Non posso che aderire a tale valutazione, perbacco!

Quoto anche la massima parte di quanto hai sopra scritto.

Poichè la dialettica serena ed amicale, come troppe volte abbiamo detto in questo sito, è l'humus della conoscenza mi consento sommessamente di ritenere che nei grandi spazi che vanno da Gotland island al Prut, per non ampliare addirittura da Thule alle immense steppe asiatiche sino al  Danubio...sono arrivate spinte  che hanno determinato un definitivo  salto nel vuoto - in occidente - intorno al V secolo, mosaici e basiliche ravennati a parte.

Se vogliamo considerare Costantinopoli una metropoli occidentale, almeno geograficamente e stricto sensu, ebbene rimase un'isola felice per l'arte ( bizantina) e solo in parte, atteso che la chiusura delle Scuole filosofiche  dell'Accademia, come nota con delitti e provvedimenti annessi e connessi è da considerare, a sua volta, altra e perniciosa discesa nel buio.

The descent.

 

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Mi scuso per questo post che è, ovviamente, una battuta per immagine.

:)

 

Che poi le epoche alte siano estremamente affascinanti e cariche di seme come un brodo primordiale...è fuor di dubbio. Le epoche alte, tutte, erano la passione del mai troppo compianto  Federico Zeri, in quanto tecnico e maestro.

 

Che nella risalita dall'abisso possano essere enucleati colpi di genio ed alte manifestazioni, basti pensare all' Aquisgrana di Carlo Magno, ai fratelli Pisano nella scultura...e poi a Giotto e Co., o alla magia di certe chiese colme di magica atmosfera; ebbene, anche su questi fari nulla è possibile obiettare.

:)

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Materiale e spirito sufficienti a mutare il tono di una mattinata avviata in modo pessimo.

Grazie "ragazzi"!!  :)

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In qualche altra parte del forum ho fatto cenno alle diverse imitazioni che ha subito il denaro di Le Puy (è nella regione di Auvergne) in territorio francese e in dettaglio ora vorrei dare conto di quanto solo accennato.

 

Prendo lo spunto da un articolo qui contenuto http://la-monnaie-du-05.blog4ever.com/epoque-feodale-les-eveques-de-gap-xii-xiveme-siecle dal titolo “la moneta delle Alpi Alte.

 

Questo articolo mostra come i Vescovi di Gap abbiano imitato la monetazione di Le Puy e di Vienne fin dal XII secolo e anche ad una attenta osservazione le sole differenze che si rilevano sono le legende.

 

Riporto qui solo come esempio:

 

Gap, vescovi di Gap – denaro anonimo che riproduce i caratteri di Le Puy

 

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Denier, AR/billon, 17 mm, 1,26 g

D/ + : EPISCOPVS : Croix à bouts arrondis

R/ + : VAPIENSIS : Rosace à 6 feuilles

Poey d'Avant n° 4754 - Dhénin n° E

Exemplaire reproduit : Collection personnelle

 

E questo esemplare copia un denaro di Vienne:

 

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Denier, argent, 17 mm, 0,75 g à 0,80 g

 

D/ + S.h. EPISCOPVS (la lettre h est gothique) Tête barbue à gauche

R/ + VAPINCENSIS Croix cantonnée de 4 besants

Poey d'Avant n° 4751 - Dhénin n° G

Cabinet des médailles de Paris (0,80 g), Cabinet de Grenoble (0,76 g), Cabinet de Marseille (0,75 g), Collection J. J. Wernert (1 exemplaire, non pesé), Collection particulière (non pesé)

Exemplaire reproduit : Cabinet des médailles de Paris

 

 

Da http://www.cgb.fr/orange-principaute-dorange-anonyme-famille-de-baux-ou-de-chalon-denier,v28_1305,a.html traggo questa immagine.

 

E’ un denaro di Orange che copia quelli di Le Puy

 

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Argento denaro circa 1300, atelier di Orange

Diametro mm 19,5

Peso gr 1,56

Grado di rarità : RRR

Commenti sullo stato di conservazione : questo denaro e coniato su di un flan molto largo e regolare ed è leggermente incrinato. A parte una leggera debolezza di conio, i rilievi sono netti. Esemplare ricoperto da una leggera patina grigia

(N° dans les ouvrages de référence : Bd.-  - PA.4480 (pl. 96/22)  - C.414 )

 

 

E da: Catal. de la vente Charvet, 1883, n° 442, pl. I; E. Caron, Monnaies féodales françetiscs, 1882 et s., p. 242, n° 414, pl. XVIII

Caron, op. cit., p. 243, pl. XVIII, 1 e 2.

questa immagine :

 

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PRINSGPS AR • Rose à six pétales.

BEATE MARIE Croix formée par quatre pétales.

 

Da : http://www.cgbfr.com/orange-principaute-dorange-anonyme-famille-de-baux-ou-de-chalon-denier,bfe_277046,a.html questa:

 

post-393-0-78348800-1416655643_thumb.png

 

Argento denaro circa 1300, atelier Orange

Diametro mm 16

Peso gr 0,72

Grado di rarità: RRR

Comenti sulla condizione: questo denaro è coniato su di un flan assat grande e irregolare. Esemplare ricoperto da una patina scura. Rilievi reti. Qualche motivo appare sulla faccia opposta.

(Catalogue references : Bd.978 (10 f.)  - PA.4478 (pl. 96/20)

Predigree : Cet exemplaire provient de MONNAIES 52, lot n° 907)

 

 

Ed infine, le monete dei vescovi di Sait Paul trois Chateaux

 

Da Poey d’Avant: Description des mannaies seigneuriales francaises – Pl XVIII numero 10

 

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“Questo denaro inizialmente curioso ci ha fatto conoscere una nuova variante delle monete dei vescovi di Sait Paul Trois Chateaux, di cui se ne possiedono così pochi; allora, perché lo dimostra, come mi vien da dire che il tipo di rosacea è stato più spesso utilizzato di quanto si pensasse".

 

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Studiando la monetazione dell'Impero Ottomano mi sono imbattuto in questa moneta ( ex Kunker 231, marzo 13, n.9735).

Nella descrizione si parla di :

Muhammad III. ibn Murâd III., 1003-1112 H./1595-1603 AD.
Ägypten, Goldmünzen
Zeitgenössische Imitation eines Sultani 1003 H., Misr (Kairo). Vermutlich aus der Münzstätte Modena.

(imitazione contemporanea di un Sultani 1003 AH, (Misr) Probabilmente di Modena.

e si cita questo scritto di :

I. Ghiron, Di alcuni conii Osmani del Museo di Modena, Periodico di numismatica e sfragistica per la storia d'Italia II, Firenze 1869, tav. XI 3 e 5.

Già durante il regno del padre di Muhammad, Murad III°, si segnalano imitazioni probabilmente della stessa zecca gonzaghesca ( Asta citata nr.9648)

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Questa seconda moneta manca nel peso ( 3,23 gr.) mentre la prima è di peso giusto (3,53 gr.) ma tutte e due sono di contenuto aureo inferiore a quelle originali.

C'era in asta anche una terza moneta (nr.9649) di gr. 3,36

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Secondo Kunker nell'800 si trovarono a Modena le matrici di imitative ottomane.

 

.

 

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Ciao, ti ringrazio per il tuo interessantissimo contributo.

A quanto pare, vi sono anche altre realtà dove le imitazioni non mancano.

Sarebbe interessante sapere se i caratteri cufici siano autentici o si tratta di imitazioni dei caratteri arabi, così come avveniva nell'Italia del sud.

Da: http://it.wikipedia.org/wiki/Contributo_islamico_all'Europa_medievale

"La monetazione islamica ebbe una certa influenza sul conio medievale europeo. Il sovrano inglese dell'VIII secolo Offa di Mercia coniò una copia ispirata al dīnār abbaside, con inciso in caratteri latini e arabi "OFFA REX", la moneta è molto simile ai dīnār coniati durante il regno del califfo abbaside al-Mansur. Il coniatore aveva chiaramente poca conoscenza della lingua araba, visto che la parte araba conteneva una serie di errori".

"In Sicilia, Malta e in Italia Meridionale vennero coniati molti tarì, monete d'oro di origine islamica, dai Normanni, dagli Svevi e dai primi governanti angioini. Quando i Normanni invasero la Sicilia nel XII secolo, emisero tarì con scritte in arabo e latino. I tarì divennero così diffusi che furono adottati anche in Italia meridionale (Amalfi e Salerno), dove vennero utilizzati in monete dalle illeggibili imitazioni (pseudo-cufiche) della lingua araba".

Gli pseudo-cufici non erano in lingua araba scritta, ovviamente, ma solo una grossolana imitazione della stessa. L'uso di questo mezzo proveniva dal fatto che il tareno era una moneta molto apprezzata in quelle regioni.

 

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Non si tratta di imitazioni dei caratteri arabi ma da quel che vedo le monete sono scritte in arabo esattamente come quelle originali.

 

Ho trovato lo studio di Isaia Ghiron che riporto qui sotto.

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le tavole sono in formato ridotto e molto evanescenti, non si tratta della tav.XI indicata da Kunker ma della tav. VI

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Lo studio del Ghiron l'ho trascritto dall'inizio (un lavoraccio) e tratta di varie imitazioni nella parte I, se può interessare poi lo aggiungo.

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Ti ringrazio. Lo studio di Ghiron dà una luce, direi, definitiva sulla falsificazione in Italia. Che fosse autorizzata o meno dal nobile padrone del feudo vi erano pochi dubbi e Desana ne sapeva qualcosa, ma non solo Desana.

Se ti senti di aggiungere altro che sia utile alla comprensione del fenomeno della contraffazione fallo pure, tanto, questo aspetto dell'imitazione seppure truffaldina va di pari passo con l'imitazione pura e semplice, come è il caso delle rose del Puy. Sto, appunto traducendo un articolo di Adrien Blanchet, il quale si è occupato di studiare alcune imitazioni del Puy, ma per quanto ho capito finora si tratta di un esame del fenomeno dal punto di vista religioso e per questo non so se sia il caso di aggiungerlo al presente topic. Vedrò come evolve il prosieguo.

A presto

 

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Caro Bubbolo, più tardi leggero quanto hai ancora postato. Da parte mia dico che non aggiungerò qui la traduzione dell'articolo di cui ha fatto cenno sopra, in quanto starebbe meglio in un'altra sezione. Traduzione ultimata ed è più di carattere religioso che numismatico. Ora vado a cena e poi torno qui. Buona serata a tutti.

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E' molto interessante questo esame della situazione, si può dire europea?, della contraffazione di monete di successo. Come si è visto, il fenomeno in certi casi è a vasto raggio e di notevole interesse economico. La contraffazione e l'imitazione, quindi, si intrecciano durante il corso della loro vita.

A questo punto, visto che l'aspetto contraffazione è prevalso su quello dell'imitazione, perché non ampliare il suo esame con la presentazione di immagini e brevi racconti della loro storia?

Potrebbe risultare un interessante esame della contraffazione; ci vogliamo provare?

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mm.19  gr. 1,80

"...................e quel di Rascia
che male ha visto il conio di Vinegia"
(Stefan Uros II di Serbia,Croazia e Dalmazia 1276/ 1321 che contraffece il grosso d'argento veneziano.)

Paradiso XIX (Contro i malvagi reggitori d'Europa)

 

la cosa non piacque ai Dogi.

Così in un decreto il Maggior Consiglio (3 marzo 1282) prescrive a tutti gli esattori di " diligenter inquirere denarios regis Rassiae contrafactos nostris Venetis grossis... et... eos incidere... ; inoltre nel 1305 si tenne a Bologna un processo contro certi prestatori che introdussero nella città la moneta di Rascia acquistata con profitto del 40 per cento " expendendos dictos rascienses pro bonis venetis "

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Da ebay, oggi (Venditore taita38) 27 novembre 2014

 

Henri III Liard au Dauphin couronné Z.grenoble

 

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D/ HENRICVS. III. D: G. F. POL. REX. Z

(Henri III, par la grace de Dieu, roi de Francs et des Polonais)

R/ + SIT. NO.D. BENEDICT. (data 1679 circa) e (nome della zecca)

(Beni soit le nom du Seigneur)

 

Da ebay  (venditore cidaris_fr) marzo 2014

 

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Mistura – quarto (liard) con il delfino coronato a sinistra – duca Delfino Tizzone 1583/1598

D/ delfino coronato, piegato a sinistra a forma di G;  intorno legenda: +.D(ELFIN.TI.)CO.DECIA.

R/ croce trifogliata; intorno legenda: +VIC.IMPERP.(tracce di 1583 oppure 5)(.V)C.

 

Come è chiaro a tutti la copiatura è abbastanza fedele, quello che fa la differenza sono le legende.

Tenuto conto che la popolazione era per la stragrande maggioranza analfabeta il gioco del regnante che aveva autorizzato la copiatura era fin troppo facile. Per lui era una buon affare anche per un altro motivo: la scarsa quantità di intrinseco contenuto nella moneta.

Quando l’intrinseco era prossimo al valore di quello dell’originale, si parla di imitazione: Quando  la lega era scadente, cioè la percentuale di intrinseco era particolarmente bassa, si può parlare di contraffazione.

 

Come qui è stato già detto (lugiannoni), i falsi circolanti nel luogo di provenienza dell’originale causavano danni molto gravi alle economie delle zone dove questi venivano mandati a circolare,

 

 

 

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Per cogliere praticamente il vantaggio che si aveva utilizzando moneta di piccolo taglio con intrinseco ridotto rispetto al dovuto, riporto, sintetizzando, quanto riferisce il Galeotti nel suo volume sulle monete di Toscana.

Nel 1653 circa, a Firenze, 1.200 sesini di Lucca o Mantova - di valore inferiore rispetto allo standard richiesto - venivano cambiati con una doppia d'oro che, sulla piazza di Modena veniva ricambiata intorno ai 1.500 sesini. In questo modo vi era un guadagno netto di 300 sesini.  Ripetendo il giochetto più volte in pratica  si otteneva il  <prendi cinque e paghi quattro>!

Riflettendo  sul danno che ne riceveva l'economia fiorentina si capisce anche perchè i bandi che di volta in volta proibivano l'uso di monete "svalutate" prevedevano sanzioni e pene piutosto pesanti.

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I denari di Lucca

Dopo la caduta dell’impero d’occidente Lucca prese a battere moneta, ma non si è riusciti a stabilire con precisione in che data. Comunque si ritiene ad inizio del VI secolo. La zecca di Lucca monetò, quindi, sotto i Goti, i Longobardi e continuò pure sotto i franchi, poiché con un capitolare dell’805 Carlomagno permise che si coniasse moneta solo a quelle città che avevano un palazzo regio e a Lucca c’era. I regnanti succedutisi a Lucca ne conservarono questo diritto.

Grande rinomanza ebbero i denari detti lucenses, i quali nella regione furono la moneta maggiormente apprezzata e fu ben presto imitata dalle città viciniori. In alcuni casi le imitazioni furono talmente fedeli che non è stato mai possibile stabilirne l’esatta origine. In altri casi, l’intrinseco e la fattura del conio erano tanto scadenti per i quali non vi fu alcun dubbio sulla loro origine.

Pisa fu più volte diffidata da imperatori e pontefici: Federico I nel 1155 e nel 1175, Adriano IV nel 1158, mentre il Barbarossa ne approvò la contraffazione.

Solo nel 1181 Pisa iniziò a battere moneta propria: un denaro col al D/ una grande F - intorno: IMPERATOR ed al R/ PISA intorno a un globetto e sulla fascia esterna AUGUSTUS (o FEDERICUS). La somiglianza col denaro lucchese è ancora evidente. Altre città toscane e marchigiane produssero imitazioni, tanto che il papa Adriano IV ne vietò la coniazione. Enrico VI concesse a Volterra il diritto a battere moneta nel 1186, ma alcuni esemplari di recente scoperta attestano come vi fossero state emissioni arbitrarie dei vescovi di Volterra antecedenti a questa data. Io stesso mi sono occupato di queste emissioni, per la verità in modo poco approfondito, in quanto è attualmente molto difficile lo studio per la scarsità di documenti e gli esemplari coniati erano in pratica perfettamente uguali ai lucenses e questo elemento ne ha impedito l’identificazione. Tuttavia, non tutti hanno costituito una imitazione perfetta, vi sono attualmente alcuni esemplari che sono riconoscibili. Le contraffazioni di Spoleto non ci sono note.

Lucca perse la sua autonomia nella prima metà del 1800 e con ciò cessò l’emissione di monete proprie.

 

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Ecco due esempi di probabile contraffazione di lucenses.

I segni epigrafici, tanto ripetuti nella monetazione di Lucca, qui non sono che dei segni confusi ed irriconoscibili,

Non è possibile, ovviamente stabilire la provenienza dei due tondelli; potremmo con una certa tranquillità dire che si potrebbe trattare di due tondelli qualsiasi, ma è possibile che abbiano circolato.

Non presentano alcun  segno di martellatura per espandere la superficie del tondello ed hanno un contorno del tutto casuale.

Sono attualmente su ebay

 

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Volterra sta in provincia di Pisa e per quanto si è riusciti a saperne i Vescovi di questa città hanno aperto arbitrariamente una zecca già nel XII secolo. L’Imperatore Enrico VI ha sanzionato uno stato di fatto con il riconoscimento del diritto a battere moneta al Vescovo Ildebrando Pannocchieschi per mezzo del diploma del 16 agosto 1189. La monetazione è cessata nel 1348.

Il territorio di Volterra era notoriamente conosciuto per essere ricco di minerali e questo fatto rendeva particolarmente fiorente l’economia e la potenza della città.

Sopra ho fatto cenno al fatto che i denari di Lucca erano imitati dalle città vicine, dato il grande valore economico riconosciuto a questa moneta. E’ stato pure detto come ci siano casi in cui non è possibile riconoscere la copia dall’originale. Tuttavia, abbiamo pure visto come vi siano stati casi in cui la contraffazione era assolutamente di fantasia.

Il caso che sto per presentare riguarda due miei esemplari. L’uno è un comune denaro di Lucca, l’altro a me pare essere una palese contraffazione del denaro in questione.

Ho posto a confronto le due monete, così da poter “leggere” meglio le differenze.

Il “denaro” che imita quello lucchese a prima vista passa tranquillamente per essere autentico, anche per il fatto che il titolo dell’argento è notevolmente alto, ma se osserviamo con maggiore attenzione vediamo quali siano le differenze.

Al diritto la doppia T è presente, ma la legenda non corrisponde. Al rovescio vi è un monogramma che pare proprio quello in uso nella città di Lucca all’epoca. In realtà, a me pare essere il monogramma di Volterra, cioè VVLT e questo lo dice la forma della lettera T.

Quindi, è possibile che si tratti di un esemplare che i Vescovi battevano illegalmente prima che l’Imperatore concedesse il titolo a monetare.

Denaro di Lucca

 

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Denaro di Volterra

 

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Raffronto tra le due monete

 

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Contributi di indubbio interesse...per quanto concerne le immagini sopra postate, il tratteggio effettuato da Lorenzo chiarisce gli intenti dell'imitazione che altrimenti, attesa la pessima qualità, resterebbero per noi di difficile individuazione.

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