lorenzo

Alcuni esempi di imitazioni di monete

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Buon giorno a tutti. Effettivamente i denari di Volterra sono carichi di mistero: che siano esistiti vi è la prova, ma che siano stati individuati con certezza non si può ancora dire. A @margheludo chiedo se gli è possibile di avere il permesso di riprodurre qui le immagini dei due esemplari (o di tutti gli esemplari di cui potrebbe disporre) da lui menzionati: io non lo potrei fare dato che non sono più un membro dell'altro forum. Sarebbe utile per fare un confronto tra le diverse epigrafie, nonchè sulle caratteristiche generali dei tondelli. A Giovanni, inoltre, chiedo sulla base di quali elementi ha letto ENRIC.VS, dato che la legenda che stiamo esaminando non la vedo con certezza.

(Chiedo scusa, ma devo ammettere la mia poco esperienza a riguardo delle medievali italiane) federico

 

 

 

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Mi sono riletto tutta questa interessantissima discussione. Ce n'è da mettere via...e da sedimentare.

Che dire? Un altro ottimo a Lorenzo.

L'evidenza è tale.

 

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Da: http://www.ebay.fr/itm/N-2-SIXTE-V-1585-1590-Six-Blancs-sd-Avignon-R3-/182749311053?hash=item2a8cb5304d:g:u2MAAOSwlnZZrsZ8

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N°2 - SIXTE V. 1585-1590 - Six Blancs. sd - Avignon (R3)

Poids: 3,87 gr. - 

Diamètre: 27 mm.

-

Qualité: TB+

 

Da: http://www.coinarchives.com/w/lotviewer.php?LotID=2706685&AucID=2645&Lot=932&Val=427260f90e483c481c9e4234d5236c7f

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SIENA
Repubblica, 1180-1390. Grosso da 2. Ar gr. 1,82 Legenda intorno a S. Rv. Legenda intorno a croce. MIR 489/11 (segno mancante al CNI).
Molto Raro. BB

Questa seconda moneta è più antica della prima ed ambedue mostrano una S maiuscola.

La prima è l’iniziale del nome del Papa Sisto quinto, mentre la seconda è l’iniziale del nome della città di Siena.

Le due emissioni non sono coeve e probabilmente il fatto che mostrino tutte e due la stessa lettera dell’alfabeto è solo una coincidenza.

SISTO V

“Felice Piergentile nacque a Le Grotte, oggi Grottammare, cittadina picena del litorale del mare Adriatico. Il padre Francesco Piergentile detto Peretto, originario di Montalto della Marca, si rifugiò a Le Grotte per scampare alle angherie del Duca d'Urbino, trovandovi lavoro come giardiniere. Qui conobbe Mariana, originaria di Frontillo di Sopra di Pieve Bovigliana (circoscrizione di Camerino), che lavorava come serva nella casa del possidente Ludovico De Vecchis (nobile famiglia originaria di Fermo).

Felice visse un'infanzia molto povera. Ultimo nato della famiglia, svolse lavori umili insieme ai genitori. A 25 km di distanza da Le Grotte, sull'Appennino umbro-marchigiano, suo zio, Salvatore Ricci, viveva nel convento di San Francesco delle Fratte a Montalto. All'età di nove anni Felice entrò nel convento francescano.

A 12 anni iniziò il noviziato. Nel 1535 vestì l'abito francescano: assunse così il nome di frate Felice da Montalto, mantenendo il nome di battesimo. Da allora iniziò gli studi filosofici e teologici che lo portarono a cambiare diversi conventi dell'Ordine, per ascoltare i maestri migliori. Concluse gli studi nella magna domus francescana di Bologna (settembre 1544). Tre anni prima, nel 1541, era stato ordinato diacono.

Successivamente Fra Felice da Montalto fu “baccelliere di convento”, cioè insegnante di metafisica e diritto canonico nei monasteri dell'Ordine a Rimini e poi a Siena. Nel 1547 fu ordinato sacerdote; l'anno successivo ottenne il dottorato in teologia all'ateneo di Fermo; qui ricevette anche il titolo di maestro (1548) dal generale dell'Ordine dei Francescani conventuali, Bonaventura Fauni-Pio. Diede presto prova di una rara abilità sia come predicatore che nella dialettica. Il 14 giugno del 1551, a Montalto per affari, si dichiara per la prima volta col cognome Peretti.

Nel 1552 si recò una prima volta Roma su invito del cardinale Rodolfo Pio, protettore del suo ordine, per tenere alcune omelie durante la Quaresima. Come predicatore francescano tenne le omelie quaresimali nella Basilica dei Santi XII Apostoli. Ebbe modo quindi di mostrare le sue rimarchevoli abilità oratorie riscuotendo molta impressione e guadagnandosi la stima di due futuri grandi e famosi personaggi: san Filippo Neri e sant'Ignazio di Loyola. Un incontro decisivo fu quello con il cardinale Michele Ghislieri, che negli anni successivi divenne il suo grande protettore. Rimase a Roma per il resto dell'anno.

Tornò nella Città eterna nel 1556, quando fu nominato membro della commissione creata da papa Paolo IV per elaborare una riforma della Curia romana. Successivamente fu nominato reggente dell'Università di Venezia. L'anno successivo fu nominato inquisitore della città lagunare. Noto per il suo rigore, divenne inviso alle autorità locali, che ottennero che fosse richiamato a Roma; ciò avvenne effettivamente nel 1560. Tornato a Roma, fra Felice continuò l'incarico di consulente del Sant'Uffizio, ottenne la docenza all'Università La Sapienza e fu procuratore generale e vicario apostolico dei francescani conventuali.

Nel 1565 il pontefice Pio IV lo nominò membro della commissione dell'Inquisizione inviata in Spagna per il processo all'arcivescovo di Toledo, Bartolomé Carranza. Nacquero in quell'occasione delle incomprensioni con il presidente della commissione, il cardinale Ugo Boncompagni; la forte antipatia personale che ne derivò ebbe una marcata influenza sugli eventi degli anni successivi.

Nel 1566 Michele Ghislieri, diventato papa con il nome di Pio V, lo nominò vescovo e vicario generale dei Frati conventuali e nello stesso anno, il 15 novembre, gli fu assegnata la diocesi di Sant'Agata dei Goti (in Irpinia). Nel 1570 lo creò cardinale con il titolo di San Girolamo degli Schiavoni. Nel 1572 fu eletto papa il Boncompagni. In poco tempo, il cardinal Montalto, come veniva generalmente chiamato, perse tutte le cariche fino ad allora accumulate.

Per tutto il resto del pontificato di Gregorio XIII fece una vita ritirata. Nella sua villa sull'Esquilino iniziò a scrivere un'opera su Sant'Ambrogio. Durante questi anni, uno dei segretari del cardinale fu il serissimo e affidabile perugino Scipione Tolomei, raccomandatogli da Fulvio Giulio della Corgna, che svolse impeccabilmente il servizio, prima di dedicarsi alla cancelleria del Marchesato di Castiglione del Lago.

Il cardinal Montalto partecipò al conclave del 1572 e a quello del 1585, che lo vide eletto nonostante non fosse indicato da nessuno dei partiti dominanti nel collegio cardinalizio.”

(Wikipedia)

SIENA

“In cima alla collina che sovrasta il borgo di Torri a Sovicille, si trova l'insediamento preistorico neolitico di Sienavecchia. Il nome di Siena vecchia pare risalga effettivamente all'antica compagine multicentrica delle Saenae etrusca[7].

Secondo la leggenda, Romolo mandò i suoi capitani Camellio e Montorio a vincere Ascanio (o Aschio) e Senio, supposti figli di Remo e fondatori di un abitato delle Saenae; Camellio, da parte sua, fondò il nucleo di Cammollia e Montorio fondò Castelmontorio. Invece, il vicino villaggio di Brenna (Sovicille), secondo la tradizione, deve il nome al noto Brenno capo dei Galli Senoni, che raggiunsero la regione dopo essere stati cacciati da Roma all'inizio del IV secolo a.C.. I documenti storici ci descrivono invece della Siena fondata come colonia romana, al tempo dell'Imperatore Augusto, nota come Saena Iulia.

All'interno del centro storico senese sono stati ritrovati dei siti di epoca etrusca, che possono far pensare alla fondazione della città da parte degli etruschi. Secondo autorevoli studi infatti il nome Siena può derivare dal gentilizio etrusco Saina/Seina, attestato epigraficamente a Montalcino, Chiusi e Perugia.

Il primo documento noto della comunità senese risale al 70: il senatore Manlio Patruito riferì a Roma di essere stato malmenato e ridicolizzato con un finto funerale durante la sua visita ufficiale a Saena Iulia, piccola colonia militare della Tuscia. Il Senato romano decise di punire i principali colpevoli e di richiamare severamente i senesi a un maggiore rispetto verso l'autorità romane.

Dell'alto Medioevo non si hanno documenti che possano illuminare intorno ai casi della vita civile a Siena. C'è qualche notizia relativa alla istituzione del vescovado e della diocesi, specialmente per le questioni sorte fra il Vescovo di Siena e quello di Arezzo, a causa dei confini della zona giurisdizionale di ciascuno: questioni nelle quali intervenne il re longobardo Liutprando, pronunciando sentenza a favore della diocesi aretina. Ma i senesi non furono soddisfatti e pertanto nell'anno 853, quando l'Italia passò dalla dominazione longobarda a quella franca, riuscirono ad ottenere l'annullamento della sentenza emanata dal re Liutprando. Pare che al tempo dei Longobardi, Siena fosse governata da un rappresentante del re: Gastaldo che fu poi sostituito da un Conte imperiale dopo l'incoronazione di Carlo Magno. Il primo conte di cui si hanno notizie concrete fu Winigi, figlio di Ranieri, nell'867. Dopo il 900 regnava a Siena l'imperatore Ludovico III, il cui regno non durò così a lungo, dal momento che nel 903 le cronache raccontano di un ritorno dei conti al potere sotto il nuovo governo del re Berengario.

Siena si ritrova nel X secolo al centro di importanti vie commerciali che portavano a Roma e, grazie a ciò divenne un'importante città medievale. Nel XII secolo la città si dota di ordinamenti comunali di tipo consolare, comincia a espandere il proprio territorio e stringe le prime alleanze. Questa situazione di rilevanza sia politica che economica, portano Siena a combattere per i domini settentrionali della Toscana, contro Firenze. Dalla prima metà del XII secolo in poi Siena prospera e diventa un importante centro commerciale, tenendo buoni rapporti con lo Stato della Chiesa; i banchieri senesi erano un punto di riferimento per le autorità di Roma, le quali si rivolgevano a loro per prestiti o finanziamenti.

Alla fine del XII secolo Siena, sostenendo la causa ghibellina (anche se non mancavano, le famiglie senesi di parte guelfa, in sintonia con Firenze), si ritrovò nuovamente contro Firenze di parte guelfa: celebre è la vittoria sui toscani guelfi nella battaglia di Montaperti, del 1260, ricordata anche da Dante Alighieri. Ma dopo qualche anno i senesi ebbero la peggio nella battaglia di Colle Val d'Elsa, del 1269, che portò in seguito, nel 1287, all'ascesa del Governo dei Nove, di parte guelfa. Sotto questo nuovo governo, Siena raggiunse il suo massimo splendore, sia economico che culturale.

Dopo la peste del 1348, cominciò la lenta decadenza della Repubblica di Siena, che comunque non precluse la strada all'espansione territoriale senese, che fino al giorno della caduta della Repubblica comprendeva un terzo della Toscana. La fine della Repubblica Senese, forse l'unico Stato occidentale ad attuare una democrazia pura a favore del popolo, avvenne il 21 aprile 1555, quando la città, dopo un assedio di oltre un anno, dovette arrendersi stremata dalla fame, all'impero di Carlo V, spalleggiato dai medicei, che successivamente cedette in feudo il territorio della Repubblica ai Medici, Signori di Firenze, per ripagarli delle spese sostenute durante la guerra. Per l'ennesima volta i cittadini senesi riuscirono a tenere testa ad un imperatore, che solo grazie alle proprie smisurate risorse poté piegare la fiera resistenza di questa piccola Repubblica e dei suoi cittadini.

Dopo la caduta della Repubblica pochi senesi guidati peraltro dall'esule fiorentino Piero Strozzi, non volendo accettare la caduta della Repubblica, si rifugiarono in Montalcino, creando la Repubblica di Siena riparata in Montalcino, mantenendo l'alleanza con la Francia, che continuò ad esercitare il proprio potere sulla parte meridionale del territorio della Repubblica, creando notevoli problemi alle truppe imperiali. Essa visse fino al 31 maggio del 1559 quando fu tradita dagli alleati francesi, che Siena aveva sempre sostenuto, che, concludendo la pace di Cateau-Cambrésis con l'imperatore Carlo V, cedettero di fatto la Repubblica ai Medici.”

(Wikipedia)

 

 

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Oggi vorrei sottoporre alla vostra attenzione due monete francesi che sono abbastanza simili, non ostante, ne separano la loro esistenza quasi due secoli.

Il primo è un denaro di Orange e non è medievale, mentre il secondo è un doppio denaro della Provenza, questo è medievale.

Da: http://www.ebay.it/itm/ORANGE-PRINCIPAUTE-DORANGE-PHILIBERT-DE-CHALON-Denier-FR-S042-15P502/152715621119?_trkparms=aid%3D111001%26algo%3DREC.SEED%26ao%3D1%26asc%3D20140513073955%26meid%3D498f9ac4e5114e2095133e98ed798418%26pid%3D100037%26rk%3D5%26rkt%3D12%26sd%3D232497185727&_trksid=p2047675.c100037.m2107

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-        PHILIBERT DE CHALON 
- Date: 1502-1530
- Atelier: ORANGE - PRINCIPAUTÉ D'ORANGE
- Métal: BILLON
- Poids: 0.75g
- État: TB+
- Réf.:  Denier POEY D'AVANT N°4563

L’esemplare 4563 del II volume dell’opera di Poey D’Avant è questo:

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Il 4563 effettivamente corrisponde a Philibert de Chalon, ma non rappresenta la moneta in esame, Ci sarebbe la numero 6 di Pl. XCIX la cui immagine è la più vicina a questo esemplare, solo che è attribuita al Principe Philippe De Hokhberg. Non vi sono, dunque, i riferimenti corrispondenti a questa moneta, neppure nel IV volume dello stesso autore. Il prezzo così alto dipende dalle varianti della moneta

 Da: http://www.ebay.it/itm/COMTE-DE-PROVENCE-LOUIS-II-Danjou-Double-denier-ou-patac-FR-S067-15P502/152715621539?_trkparms=aid%3D111001%26algo%3DREC.SEED%26ao%3D1%26asc%3D20140513073955%26meid%3D81bceb4165ba4c5d9ab491ac6774b86a%26pid%3D100037%26rk%3D6%26rkt%3D12%26sd%3D152715621119&_trksid=p2047675.c100037.m2107

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COMTÉ DE PROVENCE - LOUIS II D'anjou Double denier ou patac

Louis II D'anjou

- Date: 1330
- Atelier: COMTÉ DE PROVENCE
- Métal: ARGENT
- Poids: 0.97g
- État: TB+
- Réf.:  Double denier ou patac

Il secondo esemplare è riferito a Louis II D’Anjou. Le lettere sono disposte anche qui su due righe e Poey D’Avant rappresenta così la moneta:

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Non sono riuscito a conoscere il significato delle sigle PRSE e PUIE.

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17 ore fa, Piakos dice:

Commentaci la cosa Lorenzo...

Un commento c'è già. Lo ho ritenuto sufficiente e non ho parlato delle autorità emittenti perchè sono ignote del tutto qui da noi.

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Da:  http://www.ebay.it/itm/M6788-DOMBES-PRINCIPAUT%C3%89-DE-DOMBES-GASTON-DORL%C3%89ANS-Liard-G-Faire-offre/332391160453?ssPageName=STRK%3AMEBIDX%3AIT&_trksid=p2055119.m1438.l2649

PRINCIPATO DI DOMBES GASTONE D'ORLEANS

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Liard - Grande G coronata contornata da tre fiordalisi

Gastone d'Orléans

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Gastone di Francia (in francese Gaston Jean Baptiste de France; Fontainebleau, 25 aprile 1608Blois, 2 febbraio 1660) in francese Gaston d'Orléans, fu il terzo figlio maschio del re di Francia e di Navarra, Enrico IV, e di Maria de' Medici. Fu Duca d'Orléans. In quanto figlio maschio di un re, era chiamato Fils de France. In quanto maggiore tra i fratelli superstiti di Luigi XIII, era conosciuto a corte con il titolo onorifico di Monsieur.

Da : http://www.loisirs-detections.com/forum/viewtopic.php?f=43&t=12956

Gabriele marchese di Saluzzo

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Liard o forte - Grande G coronata

Gabriele di Saluzzo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Gabriele di Saluzzo, o Gabriele Ludovico del Vasto (Saluzzo, 26 settembre 1501Pinerolo, 29 luglio 1548), fu priore dell'abbazia di Santa Maria di Staffarda, vescovo di Aire e ultimo marchese di Saluzzo.

Quintogenito di Ludovico II e di sua moglie Margherita di Foix-Candale, venne avviato sin dalla tenera età alla carriera ecclesiastica, divenendo abate di Santa Maria di Staffarda e, quindi, per intercessione della madre, vescovo di Aire (Guascogna) dal 1530 al 1538, quando rinunziò allo stato clericale ed ottenne le redini del marchesato di Saluzzo nel momento più critico della sua storia. Lo Stato, sempre ambito dalla Francia e dai Savoia, era devastato dalle controversie interne dei fratelli Michele Antonio, Giovanni Ludovico e Francesco che avevano prosciugato le sue finanze. L'energica Margherita di Foix deteneva da anni il potere di fatto, coadiuvata dall'autorevole vicario Francesco Cavassa e, per non perderlo, entrò in conflitto soprattutto con Francesco e Giovanni Ludovico indirizzando decisamente la politica saluzzese verso la corona di Francia.

La marchesa madre prediligeva apertamente Michele Antonio, ma, vedendo fallire i suoi tentativi di conservazione dell'autorità perché fortemente contrastata dagli altri due figli, si ritirò nella contea di Castres (che le era stata concessa), in Linguadoca, non lontana dal suo luogo di origine, dove morirà nel 1536.

Fatto imprigionare Giovanni Ludovico (sostenitore di Carlo V, aveva regnato per poco più di un anno, ma sarà l'ultimo della linea dinastica, dato che la fine della sua vita avverrà nel 1563 in Francia), Francesco gli succedette per otto anni. Scomparso questi il 28 marzo 1537 senza prole, i francesi fecero lasciare la carica vescovile all'ultimogenito trentaseienne di Ludovico II e di Margherita, Gabriele, che così poté diventare marchese. Non possedeva brillanti capacità di governo, ma accettò e si trasferì nel palazzo di Revello, residenza preferita dalla madre: affidò subito la conduzione dello Stato al francese signore di Sanfront. La zecca di Carmagnola coniò pochissimi esemplari – due tipi in argento e tre di moneta sussidiaria – considerando la debole situazione economica del Paese e chiuse nel 1546.

I ministri di Francesco I di Francia fecero pressione sul debole Gabriele affinché si sposasse per evitare l'estinzione della dinastia: fu scelta Maddalena, figlia di Claudio d'Annebault, e il matrimonio fu celebrato il 10 dicembre 1544 nella cappella marchionale di Revello. Nonostante la giovinezza della sposa, la coppia non ebbe figli e il destino del marchesato, ovvero l'annessione alla Francia, era ormai segnato.

Le sontuose nozze rappresentarono per i sudditi l'estremo momento di illusione di riavere uno Stato forte e prestigioso come un tempo. Ma il marchese non riuscì ad impedire alle truppe francesi di insediarsi stabilmente intorno alla capitale e nei punti strategici al fine di un più capillare controllo. Gabriele era ormai isolato e il suo ruolo marchesale puramente formale. I francesi, sicuri che i saluzzesi non si sarebbero opposti, il 23 febbraio 1548 accusarono il sovrano di cospirare con gli imperiali e lo rinchiusero nella fortezza di Pinerolo. Poco dopo lo liberarono, ma non poteva lasciare la cittadina. Il successivo 29 luglio l'ultimo marchese di Saluzzo morì, all'età di quasi 47 anni, dopo aver mangiato un melone avvelenato.

La salma di Gabriele fu prima tumulata nella chiesa pinerolese di San Francesco, poi, reclamata dagli ex sudditi, in San Bernardino a Saluzzo e, infine, nella cappella della chiesa di San Giovanni, non lontana dal sarcofago del genitore Ludovico II.

Dopo la deposizione di Gabriele (che aveva avuto un solo figlio naturale, Ettore) i rappresentanti dei comuni saluzzesi, riunitisi per decidere le sorti dell'antico feudo, decisero di chiedere l'annessione alla Francia e la conseguente perdita dell'indipendenza: nel 1549 Enrico II unì al Delfinato le terre che avevano costituito il marchesato di Saluzzo.

 

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