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COLLEZIONE VERRI

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COLLEZIONE VERRI : La collezione di monete della zecca di Milano che Banca Intesa ha ereditato dalla Banca Commerciale Italiana, venne messa insieme oltre due secoli fa da Pietro Verri, una delle più significative figure della cultura milanese del XVIII secolo, ed è considerata oggi una delle ultime grandi collezioni storiche non ancora smembrate. La collezione già Verri, può quindi a ragione ritenersi uno strumento fondamentale per la documentazione e la conoscenza di Milano e della Lombardia in una fase della loro storia di fondamentale importanza, tra la dominazione austriaca e l’età napoleonica. Verri aveva impostato la sua preziosa raccolta partendo dalla considerazione della moneta come documento insostituibile, e spesso unico, della storia economica di un territorio. Per Verri la moneta rappresentava principalmente uno “strumento di lavoro”, prezioso quanto le carte d’archivio.La conoscenza della storia attraverso la concretezza dei documenti, e tra questi deve essere annoverata anche la moneta, è infatti premessa indispensabile per l’opera riformatrice intrapresa dal Verri, in ambito soprattutto economico. Opera riformatrice che verrà perseguita anche dal Verri funzionario e  che lo porterà a dare un’angolazione più storica alla propria ricerca, fino alla redazione dell’opera  Storia di Milano, il cui primo volume uscì nel 1783. La composizione attuale della collezione già Verri indica come l’impegno dello studioso abbia trovato una continuità nella famiglia almeno per gran parte del secolo XIX. La produzione della zecca di Milano venne seguita fino alla chiusura, nel 1892, con una raccolta quasi completa di tutte le emissioni, compresi materiali oggi considerati rarissimi, come la presunta serie dei progetti per la nuova monetazione della Repubblica Cisalpina. Il nucleo fondamentale rimase però quello raccolto dal Verri, così come l’impostazione della raccolta, legata alla realtà milanese, strumento oggi indispensabile per conoscerne le vicende economiche per oltre un millennio. La vicenda della zecca di Milano viene documentata attraverso la presentazione di 1043 monete, a partire dalla zecca medievale, demolita nel 1780, per arrivare alla zecca teresiana, che rimase in funzione fino 1892. Per la prima fase, dall’VIII secolo all’inizio del XIV, la collezione propone esemplari di età longobarda, carolingia ed  ottoniana, di grande rarità. Tra Desiderio e Carlo Magno si ha il passaggio da una circolazione, quella longobarda, costituita solo da monete in oro, a una circolazione, quella franca, costituita solo da monete d’argento. L’Italia settentrionale longobarda, da secoli stato cuscinetto tra mondo bizantino ed Europa germanica, ma sostanzialmente collegata al mercato del solido oro bizantino, viene annessa da Carlo all’Europa, della quale diverrà parte integrante, per sempre. A Milano così viene emessa la nuova moneta carolingia riformata, il Denaro d’argento, che aveva circolazione in tutta Europa. Inizia un’età nella quale l’unificazione monetaria dell’Europa, sotto lo scettro di Carlo, è un fatto reale e operante: un certo modello per l’ormai attuale sistema dell’Euro. Unificazione che non resistette all’indebolimento dell’impero centrale, alla crescita economica delle periferie, alla loro competitività economica, alla loro tensione verso l’autonomia politica, come si evince dalla lettura delle vicende monetarie del Comune di Milano, la cui moneta d’argento ebbe larga circolazione. Più tardi rispetto ad altre città italiane, Milano emise propria moneta in oro. La collezione vanta un esemplare della prima emissione, l’ambrosino d’oro, uno dei tre esemplari ad oggi conosciuti. La complessa fase viscontea della storia di Milano, testimoniata dalla presenza nella raccolta  da 116 monete, è caratterizzata da una politica considerata aggressiva, con interessi territoriali estesi a gran parte della penisola, quasi a sfiorare l’unificazione. Particolare interesse viene posto agli aspetti iconografici delle monete, che in questa fase assumono significati molto importanti. Di grande suggestione appare il pezzo unico in oro di Gian Galeazzo “da dieci fiorini”, certamente da intendersi più come medaglia che come moneta. Tra le numerose monete di grande rarità, di particolare importanza è il rarissimo fiorino di Giovanni Maria Visconti. Il successivo periodo, che nasce dalle ceneri della Repubblica Ambrosiana con la presa di potere del condottiero Francesco Sforza il 25 febbraio 1450, testimonia, con 151 pezzi, l’affermarsi del ritratto nella moneta aurea. Grazie alla presenza di eccezionali personalità di artisti nel ducato, viene raggiunto un altissimo livello qualitativo nell’ideazione e nell’incisione dei conii: appare significativo che per il raffinato ritratto del giovane Gian Galeazzo Maria Sforza si sia fatto riferimento alla cultura figurativa portata da Leonardo nella città.Anche per questa fase non mancano i pezzi di grande importanza, in un contesto già di per sé fortemente selezionato: il Ducato di Francesco I Sforza, primo ritratto su moneta nel Rinascimento, il doppio Ducato di Gian Galeazzo Maria Sforza e Bona di Savoia, il doppio Ducato di Gian Galeazzo e Ludovico Maria Sforza, i progetti di Testone in rame per Ludovico il Moro e Beatrice d’Este, il doppio ducato di Ludovico XII, tra molti esemplari che sarebbero da citare. Numerosi sono gli esemplari non monetari o emissioni speciali di estrema rarità (medaglie, testoni a forte spessore).Nella fase successiva, che attraverso la testimonianza di 205 monete ripercorre la dominazione spagnola fino al 1706, vengono raggiunti, con Leone Leoni, i vertici dell’arte della moneta. E non solo per Milano che anzi, con lo spostamento degli interessi economici mondiali sempre più lontano dall’Italia e dalla Lombardia, vive un notevole ridimensionamento delle funzioni e dell’importanza della propria zecca.Non mancano sia esemplari di splendida conservazione, con conii curati dai migliori artisti del tempo, sia i numerosi esemplari di grande rarità. Tra questi il doppio Scudo d’oro di Carlo V, i due splendidi pezzi in oro da tre Doppie, il doppio Ducatone del 1603, la Medaglia in oro per Margherita d’Austria, coniata in occasione del passaggio della principessa austriaca a Milano, diretta in Spagna dove l’attendeva il matrimonio regale. Per lei viene edificata, dal Governatore Velasco, la Porta Romana. Le monete nella collezione Verri relative alla fase della dominazione austriaca sono 180 .Con Carlo VI inizia la produzione della moneta utilizzando il torchio o bilanciere e con Maria Teresa si ha la riforma dell’interno sistema di emissione. Anche per questa fase non mancano i pezzi ritenuti unici, progetti o i pezzi rarissimi.Particolarmente completo, con 128 monete, è il quadro proposto per la fase successiva, napoleonica, mentre ben 160 monete - selezionate con grande cura in base alla rarità e alla conservazione, come per tutta la collezione - testimoniano l’attività della zecca fino alla sua chiusura (1892).La collezione già Verri, ora Banca Intesa, si propone a un tempo come uno strumento di agile utilizzo per gli studiosi della storia economico-monetaria di Milano e, su un altro versante, come una piacevole scoperta per la persona colta, anche soltanto attenta ai temi storici, e anche per chi si accosta, magari per la prima volta, al suggestivo mondo della moneta.dal sito di BANCAINTESA, by elledi, 09.02.2013

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