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Da: http://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia

 

“L'abbazia (detta anche abazia o baddia a seconda se diretta da un abate o da una badessa), è un particolare tipo di monastero, che per il diritto canonico è un ente autonomo. Il nome deriva dal tardo latino abbatīa, appunto abate, termine che inizialmente si riferiva solo alla persona che reggeva l'edificio, per poi assumere il significato più esteso del complesso dei beni che erano a disposizione di tale carica religiosa. Infatti molto spesso per abbazia in toponomastica si intende non soltanto l'edificio in sé, quanto anche l'insediamento che si sviluppava intorno ad esso”.

“La prima abbazia di cui si ha notizia fu fondata intorno al 320, che prese il nome di abadia, dal santo egizio Pacomio, che ne fece il luogo dove riunire la prima comunità monastica cenobita, elaborandone tra l'altro le regole interne. Pacomio portò avanti tale progetto poiché era dell'idea che l'ideale ascetico cristiano si sarebbe realizzato in modo migliore attraverso una comunità piuttosto che nella singola esperienza eremitica.

Alla costruzione di questa prima abbazia ne seguirono altre, sia in Oriente sia in Occidente, dove però furono elaborate nuove regole interne, ispirandosi sia alla Regola benedettina, a partire dal 534 che alla Regola colombaniana di ispirazione monastica celtico-irlandese”.

______________

 

“Dovendo spesso gestire patrimoni fondiari anche abbastanza vasti, gli abati dovettero adottare regole precise per garantire una stabilità economica alla comunità. L'economia curtense si prestava assai bene a questo scopo, essendo principalmente adatta a feudi che necessitavano di mantenersi in un'ottica autarchica, ed essendo già stata utilizzata con successo da molti monasteri.

Le abbazie cercarono così di produrre la maggior parte di quello che gli serviva all'interno dell'edificio stesso, sopperendo alle mancanze con il commercio, a volte anche con altri monasteri.

I frutti di questo sistema economico, di cui abbiamo diverse informazioni grazie ai precisi inventari che venivano tenuti dai monaci, furono nella maggior parte dei casi al di sopra delle necessità delle abbazie stesse, tanto da permettere la vendita dei beni in eccesso.

Il notevole benessere economico delle abbazie, come per i monasteri, era dovuto, oltre che all'efficacia dell'economia curtense, anche alla rigida e produttiva organizzazione interna della comunità religiosa (ora et labora) e agli aiuti economici sia da parte della Chiesa stessa (principalmente attraverso le diocesi) sia da parte di sovrani, nobili o piccoli signorotti di campagna”.

 

Questa era la situazione delle abbazie nel medioevo e data la quale non è difficile capire perché molte battevano moneta. Qui di seguito faccio cenno ad alcune di queste, ma ve ne sarebbero altre ancora in giro per l’Europa.

 

 

Da: http://www.poinsignon-numismatique.fr/monnaies_r5/autres-monnaies-provinciales_c18/bourgogne-abbayes_p11929/bourgogne-abbaye-de-cluny-12e-13e-siecle-denier_article_83655.html

Bourgogne. Abbaye de Cluny (12e - 13e siècle). Denier

 

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Da: http://www.poinsignon-numismatique.fr/monnaies_r5/autres-monnaies-provinciales_c18/limousin_p2379/limousin-abbaye-de-saint-martial-de-limoges-fin-xiie-jusque-vers-1245-denier-ou-barbarin_article_85244.html

Limousin. Abbaye de Saint-Martial de Limoges (fin XIIe jusque vers 1245). Denier ou barbarin

 

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Da: http://www.poinsignon-numismatique.fr/monnaies_r5/autres-monnaies-provinciales_c18/touraine_p5934/touraine-abbaye-de-st-martin-de-tours-12e-siecle-denier_article_46784.html

 

Touraine. Abbaye de St Martin de Tours (12e siècle). Denier

 

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Da: http://www.poinsignon-numismatique.fr/monnaies_r5/autres-monnaies-provinciales_c18/bourgogne-abbayes_p11929/bourgogne-abbaye-de-tournus-12e-siecle-denier_article_55639.html

Bourgogne. Abbaye de Tournus (12e siècle). Denier

 

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Da: http://www.poinsignon-numismatique.fr/monnaies_r5/autres-monnaies-provinciales_c18/bourgogne-abbayes_p11929/bourgogne-abbaye-de-saint-benigne-de-dijon-monnayage-anonyme-fin-xie-debut-xiie-siecle-denier_article_65939.html

 

Bourgogne. Abbaye de Saint-Bénigne de Dijon. Monnayage anonyme (fin XIe - début XIIe siècle). Denier

 

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Da: http://www.poinsignon-numismatique.fr/monnaies_r5/alsace_c16/murbach-et-lure-abbaye_p133/alsace-abbaye-de-murbach-et-lure-francois-egon-de-furstenberg-1665-1682-pfennig-r-r_article_58834.html

Alsace. Abbaye de Murbach et Lure. François-Egon de Furstenberg (1665-1682). Pfennig. R ! R !

 

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Da: http://www.delcampe.net/item.php?id=201061214&var=Flandres-Vlaanderen-Abbaye-dEname-petit-denier-RARE-&language=F&sessionToken=sslLogin_d4ea7179f839c1c5b9fa066509eae81e

Flandres Vlaanderen Abbaye d'Ename , petit denier RARE ! Numéro d'objet: 201061214

 

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Da: http://www.dumez-numismatique.com/article.asp?langue=fr&article=10546

EPINAL, Abbaye de Saint-Goëry, denier XII°/XIII° siècle, 0,60 grm, Fl.10 p.310, TB à TTB

 

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Da: http://www.dumez-numismatique.com/article.asp?langue=en&article=10249

 

STRASBOURG, Mérovingiens, denier d'Adalbert 683-723, abbaye d'Honau OU Obernai?, 1,01 grms, belfort.804, TTB à SUPERBE Très rare!!

 

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Da: https://www.ma-shops.fr/poinsignon/item.php5?id=53339〈=fr

Picardie. Abbaye de Corbie. Monnayage anonyme.

Monnayage anonyme. Denier. + ABIAS C (rétrograde) PIC. Crosse tournée à droite et accostée d'un alpha et d'un oméga. R/: + ANSI - CIVS. Croix cantonnée de deux croisettes en 2 et 3. PA 6560 var. RN 1998 p 310, D 10 et R 17-18. 0,95 g.

 

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Da: http://www.celtic-coin-agora.com/Rem.htm

Remiremont (Abbaye de) Denier s. m. (ca 1000 – 1030) Ag

 

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Mi fermo qui, tanto per dare un’idea di come fosse vivo il medioevo dove le idee non mancavano di certo. Lo dobbiamo ai religiosi se certi testi sono giunti fino a noi, sebbene quasi certamente abbiano fatto una cernita di quelli da copiare e di quelli che no.

 

 

 

 

 

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Ne aggiungo una tedesca:

Quedlinburg

1696670m.jpgGeburg Gräfin von Kappenberg 1126-1137 und Pfalzgraf Friedrich II. von Sachsen als Vogt

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Molte grazie, Bubbolo, per l'eccellente contributo. Lo integro con alcune note storiche per una migliore fruizione dei nostri amici.

 

Da: http://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_Quedlinburg

 

Abbazia di Quedlinburg

L'abbazia venne fondata nel 936 su un territorio di proprietà della Regina Matilde, passato poi a suo figlio Ottone I, divenuto imperatore ed essa comprendeva il castello di e la montagna di Quedlinburg. Fu probabilmente questa origine come monastero istituito dalla famiglia imperiale che fece sì che l'abbazia crescesse velocemente ed in breve tempo, godendo di molte ricchezze.

All'abbazia venne concesso il titolo di abbazia imperiale e di lei si sa che era sede di una comunità di figlie non maritate dell'aristocrazia tedesca anche se non viene indicato l'ordine di appartenenza. Esistevano già a quel tempo altre grandi abbazie femminili in Germania come quella di Herford, ma la stessa regina Matilde volle privilegiare questa struttura divenendone badessa alla morte del marito.

L'abbazia divenne nota nel medioevo per i numerosi prodotti d'artigianato che si sviluppavano qui grazie appunto alle monache che vi risiedevano. Dopo delle discussioni tra la città di Quedlinburg e la locale Diocesi di Halberstadt, il vescovo di quest'ultima decise di concedere alla casata reale di Sassonia il patrocinio su questa abbazia, grazie anche all'influenza della badessa di quel tempo, Edvige, sorella di Ernesto ed Alberto di Sassonia, reggenti di quelle terre (1477).

Nel 1697 queste terre, comprensive dell'abbazia, passarono sotto il dominio del Brandeburgo e dal 30 gennaio del 1698 passarono alla Prussia.

Dopo la secolarizzazione, tra il 1802 ed il 1803, l'abbazia entrò nei possedimenti del Principato di Quedlinburg, creato dalla Prussia, per poi passare dal 1807 al 1814 al Regno di Vestfalia, di stampo napoleonico. Successivamente fece ritorno entro i confini del Regno di Prussia.

La chiesa abbaziale, dedicata ai Santi Dionigi e Servazio, è ancora oggi presente e si slancia come un'architettura di stampo romanico e venne costruita a partire dal 997, per poi essere terminata nel 1021

A partire dal 1540 l'abbazia assunse i connotati di un luogo di culto luterano. L'ultima badessa fu Sofia Albertina, principessa di Svezia.

 

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In effetti, oltralpe, monasteri ed abbazie contribuirono a fare la storia e parteciparono, anche indirettamente, ad un movimento nel progresso. Il fatto stesso di battere moneta è indicativo.

 

In Italia, in qualche modo e tranne i primissimi secoli, potenze come Farfa, Subiaco e Cassino ( e tutti i loro vasti territori) ...finirono sempre e comunque nel Patrimonium, specificamente a far data dal XII secolo.

Oscurantismo, cura del particulare, scandalosi fatti, assegnazioni familiari, povertà diffusa delle popolazioni.

Il contrario del progresso e l'opposto di quanto avveniva oltralpe.

La chiesa di Roma, nel sostenere che la giustizia non è di questo mondo...spaccava l'Italia in due, impediva la formazione di uno Stato nazionale e gettava le basi di una cultura ed un'economia in contro tendenza rispetto agli altri stati europei, diffusamente povera, dedita appunto al particulare e al timor di Dio.

Oggi l'Europa ci ha chiesto di cambiare e di adeguarci.

La Santa Sede almeno dal tempo di  Porta Pia...non è fisicamente e geograficamente di traverso.

Ma l'Italia è rimasta lì:

culturalmente;

burocraticamente;

politicamente.

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Proseguo ora l’esame delle zecche tenute da ecclesiastici sul territorio italiano. La prima è sicuramente lo Stato Pontificio, il quale aveva numerose officine sparse per tutto il suo territorio e delle quali sarebbe troppo lungo fare una descrizione. Ne posso ricordare una per tutte che riguarda la monetazione del Senato Romano, della quale qui si è parlato a lungo.

Questo era l’estensione dello Stato pontificio prima dell’unificazione dell’Italia:

(http://www.artistiticinesi-ineuropa.ch/ita/morelli-c-ita.html) :

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Un vastissimo territorio da governare, quindi, per cui era necessaria una monetazione locale.

Nicolò Maltraversi

Reggio Emilia, l’antica Regium Lepidi, fu municipio romano. Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente la città venne quasi spopolata. Dopo la conquista longobarda (VI secolo) la città fu capitale del Ducato di Reggio, poi nell'Alto Medioevo, da sede vescovile, divenne libero comune, ma restò soggetta a feroci lotte intestine, che la portarono alla trasformazione in Signoria sotto gli Este e in seguito a Ducato.

Nel 1211 venne eletto vescovo della diocesi di Reggio Emilia Nicolò Maltraversi, il quale fu un grande diplomatico ed intervenne in diverse controversie politiche.

“Grazie al favore dell'imperatore (Federico II), ottenne da questi privilegi circa l'utilizzo delle acque del Secchia e dell'Enza e la possibilità di giudicare ogni lite nelle zone vicine entro quattro miglia. Ebbe inoltre la riconferma degli antichi privilegi del vescovo di Reggio Emilia, nonché il possesso del palazzo imperiale che il predecessore Pietro aveva ricevuto da Enrico VI nel 1195. Tra l'altro, ottenne il diritto di battere moneta, che mise in pratica nel 1233: in quell'anno vennero coniate un picciolo e un grosso, recanti sul recto la scritta "episcopus" e sul verso la scritta "de Regio" con un giglio; la zecca di Reggio Emilia era ancora attiva ad oltre un secolo di distanza dalla morte del Maltraversi.”

Ed ecco il grosso, per altro, molto bello:

(https://www.ebay.it/itm/Reggio-Emilia-Nicolo-Maltraversi-Grosso-AG-Ottima-conservazione/222693906892?_trkparms=aid%3D222007%26algo%3DSIM.MBE%26ao%3D2%26asc%3D20170831090034%26meid%3Dad786659ad404339948472d4e476f78b%26pid%3D100005%26rk%3D3%26rkt%3D6%26sd%3D263423173877&_trksid=p2047675.c100005.m1851)

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(DE REGIO ed EPISCOPVS) del valore di 12 piccioli: l’altra moneta coniata dal Vescovo.

Gregorio da Montelongo

(Ferentino, 1200 circa – Cividale del Friuli, 8 settembre 1269) è stato un patriarca cattolico italiano, Patriarca di Aquileia dal 1251 al 1269.

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Argento, 0,25 gr. Molto raro. SPL.
D: + GREGORI PATI Croce patente in cerchio perlinato.
R: + AQVILEGIA . Giglio con filamenti e globetti.

Bibliografia di riferimento: Bernardi 23.

“Nacque da Lando di Montelongo, appartenente ad una famiglia imparentata con i Conti di Segni, cui apparteneva anche papa Innocenzo III[1], cugino del padre. La casata era originaria di Montelongo (territorio tra Ferentino ed Alatri [1]). Fu dapprima legato papale in Lombardia dal 1238, dove guidò la coalizione delle città guelfe contro l'Imperatore Federico II. Nel 1247 fu inviato da papa Innocenzo IV a Parma per guidare la difesa della città nell'assedio che si concluse nel febbraio dell'anno successivo con la vittoria dei parmensi. Nel 1251 venne nominato patriarca di Aquileia (anche se per la consacrazione si dovrà attendere il 1256); qui egli guidò la fazione guelfa contro Federico II, in risposta Corrado IV (erede e figlio di Federico II) sobillò i comuni istriani alla rivolta.

Gregorio si impegnò inoltre per preservare e rafforzare l'integrità territoriale e spirituale del Patriarcato: partecipò alla crociata contro Ezzelino III da Romano,essendo presente di persona alla difesa di Padova (settembre 1255) ed inviando truppe ai crociati fino al 1257; riuscì inoltre ad occupare l'enclave austriaca di Pordenone (1262). Cessata la minaccia rappressentata dai ghibellini e particolarmente da Ezzelino, affrontò Ulrico III duca di Carinzia e Alberto I di Gorizia, che fece assassinare Giacomo d'Orzone, vicedomino vescovo di Concordia ed il suo seguito presso il colle di Medea (1268) e catturò il patriarca a Villanova dello Judrio (20 luglio 1267), liberandolo solo il 27 agosto dopo che gli fu garantita l'impunità e ottenendo un accordo di pace (1259).

Gregorio non dimenticò l'affronto ma morì mentre era impegnato nelle operazioni militari contro lo stesso Alberto. Siglò inoltre nel 1268 un accordo con la Serenissima in cui si fissavano i confini delle rispettive pertinenze in Istria, territorio che sarà a lungo conteso fra i due stati. Sul fronte della politica interna il patriarca concesse il castello di Cassacco in feudo alla nobile famiglia di Montegnacco (1254) ed un mercato a Tolmezzo (1258).”

 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Due personaggi storici di grande spessore, i quali meritano di essere ricordati.

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

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La zecca degli abati di San Benigno di Fruttuaria

 

“Prima di Bonifacio non si trova alcun indizio per poter sospettare che gli abati di S. Benigno di Fruttuaria abbiano avuto (una) propria zecca, e questo appare essere stato il primo ad usare d’una tal regalia. Se ne avesse il diritto non consta né dai numeri, né dalle bolle papali con cui tanti privilegi furono concessi a questo monastero, e quantunque il conte Filiberto subito dopo la morte dello zio Bonifacio, mandando a Roma un suo agente per ritirarne l’eredità, tra gli altri incarichi gli avesse raccomandato di portargli la bolla o vero breve della zeccha de Montanaro, che fu concessa dalla felice memoria de Papa Clemente, tuttavia che l’abbia ricevuta negli archivi della casa non esiste notizia, ed il Vernazza, che per questa ricerca erasi indirizzato a monsignor Marini archivista pontificio, ebbe in risposta esservene alcun indizio in questo sì ricco deposito. Il detto scrittore, nulla trovando che potesse provare l’esistenza d’un tal privilegio, sospettò che il nostro cardinale l’avesse ottenuto dal papa vivae vocis oraculo,ma nessun esempio si ha per ciò credere, non conoscendosi che mai alcuna concessione di tanta importanza siasi fatta soltanto oralmente. E’ invece molto più probabile che avendo veduto come in altre zecche del Piemonte senza alcun diritto si lavorava e specialmente in quelle di Desana e di Messerano aperte a’ suoi tempi, e feudi la prima dell’impero e la seconda della chiesa di Vercelli, trovandosi la sua abbazia dipendente unicamente dalla Santa Sede, e certo che da questa parte nessun ostacolo avrebbe incontrato stante la grande influenza e potere che aveva alla corte di Roma, essendochè ciò avrebbe recato sempre maggior lustro a questo quasi direi suo feudo, Bonifacio di propria autorità abbia stabilito una zecca nella principale delle quattro terre di sua dipendenza cioè in Montanaro”.

Così ci dice di questa piccola zecca piemontese Domenico Promis (Monete degli abati di S. Benigno di Fruttuaria), di una abbazia che con ogni probabilità ha battuto moneta illegalmente. Il Promis lo certifica, in quanto, non è stato trovato nessun documento che attesti una qualche autorizzazione a battere moneta. La storia di questa abbazia si incrocia con i Savoia, con i Ferrero di Biella, con i principi di Messerano. Le immagini sono tratte dalla monografia del Promis.

Bonifacio Ferrero

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E’ uno scuto d’oro del sole con lo stemma dei Ferrero costituito da un leone rampante di colore azzurro in campo d’argento, usato dai soli discendenti della casata. Lo scudo è sormontato da una piccola croce ed il cappello cardinalizio. Intorno la legenda *:BON:FER:CAR:IPPO:S:BEN:AB:

Al rovescio c’è una croce filettata con ad ogni estremità due foglie di quercia ed una ghianda ed intorno +:HOC:SOLO:SIGNO:VINCITVR:.

Sebastiano Ferrero

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E’ un pezzo da tre scuti d’oro con al diritto il busto di Sebastiano con barba e mantello, ha intorno la legenda SEBAST-FERR-EPS-IPPO e in esergo la data. Al rovescio un grande scudo con all’interno un leone sormontato da una tiara e chiavi decussate ed intorno +ABB.S.BENIGNI.NVLLIVS.DIOC.ET.COM.

Ferdinando Ferrero

 

 

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E’ un quarto di soldo con il leone dei Ferrero ed intorno +FER.FER.EPS.IPP. ed al rovescio F.F. (Ferdinando Ferrero) con intorno +ABBAS.S.BENI.M.

Giambattista di Savoia

 

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E’ una doppia con scudo al diritto e la sbarra passante dietro la croce che sta ad indicare l’origine illegittima dei suoi antenati, al disopra mitra e pastorale e intorno +IO.BAPT.A.SAB.ABB.ET.COM.S.BENI. Al rovescio sta un guerriero con asta nella mano destra e intorno SI.COMPATIMVR.CONGLORIFICAR.

 

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Non posso non ricordare come alcuni prelati hanno battuto moneta durante la loro attività pastorale.

Da: http://www.numismaticaranieri.it/negozioscheda/861-ravenna-anonime-arcivescovili-xii-xiii-secolo-denaro.aspx

 

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RAVENNA
Anonime arcivescovili, XII-XIII secolo. Denaro.
Mi gr. 0,64 Dr. ARCIEPISCO, Le lettere PVS attorno a globetto. Rv. DE RAVENA, Croce patente; nel secondo e nel terzo quarto, trifoglio. Di Virgilio 5

Da: https://www.ebay.it/itm/Volterra-Ranieri-de-Ricci-vescovo-1291-1301-Grosso-agontano-da-20-denari/202332333634?ssPageName=STRK%3AMEBIDX%3AIT&_trksid=p2055119.m1438.l2649

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NUMISMATICA MARCOCCIA

Volterra Ranieri de’ Ricci vescovo (1291-1301) Grosso agontano da 20 denari mir 613

 

Da: https://www.ebay.it/itm/AQUILEIA-PATRIARCATO-BERTANDO-SAN-GENESIO-DENARIO-1334-1350-MONETA-MEDIEVALE/401538512444?_trkparms=aid%3D444000%26algo%3DSOI.DEFAULT%26ao%3D1%26asc%3D20170221122447%26meid%3Dab21e2ba379f4b4988748e244db51d41%26pid%3D100752%26rk%3D6%26rkt%3D6%26sd%3D352374648931%26itm%3D401538512444&_trksid=p2047675.c100752.m1982

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AQUILEIA PATRIARCATO BERTANDO SAN GENESIO DENARIO 1334 - 1350

Da: https://www.ebay.it/itm/pcc1142-3-Mantova-Anonime-vescovili-1150-1256-Denaro-scodellato/381361299620?_trkparms=aid%3D222007%26algo%3DSIM.MBE%26ao%3D2%26asc%3D20170831090034%26meid%3D4648607395d7473593566e69710104b3%26pid%3D100005%26rk%3D2%26rkt%3D12%26sd%3D352372495506%26itm%3D381361299620&_trksid=p2047675.c100005.m1851

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Mantova, Anonime vescovili, (1150-1256) Denaro scodellato

Ecco, dunque, che abbiamo un ventaglio di esempi benchè non vastissimo, il quale può suscitare l'interesse di chi legge e spingerlo ad approfindire e magari ampliare questo argomento.

Ringrazio tutti per la pazienza e la cortesia con le quali vengo accolto solitamente.

 

 

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