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danieles1981

Lira Pesante, collezionismo alternativo o una realtà numismatica?

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La "lira pesante" o "lira nuova", voluta fortemente da Craxi e Amato a metà degli anni '80 dello scorso secolo. L'idea era quella di portare la Lira italiana a livello delle valute europee e degli stati dei Sette Grandi. Indicativamente di trattava di un cambio semplice, senza decimali: 1 Lira nuova = 1000 Lire.

Sono state stampate alcuni esemplari di prova da 1, 2, 5 e 10 lire. Essa non entrò mai in vigore ne tanto meno in circolazione.

 

Queste banconote hanno un valore collezionistico? Ci sono numismatici che le catalogano e le studiano? Hanno valore economico, dovuto alla sua ricerca sul mercato? Sui siti di aste online (ebay tanto per) ce ne sono di fantasiose, anche palesemente fac-simile.

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Begli interrogativi...

valore economico come oggetti da collezione?

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Foto?

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Purtroppo non ne ho di proprietarie. In internet ne circolano parecchie, ma come detto non sono in grado di valutare la bontà delle banconote proposte.

Mi piacerebbe avere un confronto da chi le ha studiate...

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LA CAMERA AFFONDA LA ' LIRA PESANTE'

ROMA - Colpo di scena: la lira pesante va in soffitta.

Si allontana, almeno per ora, la possibilità di eliminare tre zeri dalla moneta italiana.

Dopo un lungo "sonno" in Parlamento, il progetto ha ricevuto ieri la bocciatura, unanime e inattesa, dei deputati della commissione Finanze.

Dicono che è una misura inutile, costosa e perfino fuori moda, ora che arriva l' Europa unita.

Ma non formalizzano il "no".

Il verdetto perciò non è definitivo.

La parola ripassa al governo, che peraltro da anni, da decenni caldeggia questo progetto: nella prossima seduta interverrà il sottosegretario al Tesoro, Maurizio Sacconi.

Lira pesante.

O "lira nuova", come si dovrebbe chiamare.

Quasi un richiamo irresistibile per numerosi governi.

Ma, in un certo senso, anche l' ultima tappa di un lungo cammino iniziato nell' immediato dopoguerra da Luigi Einaudi, ripreso dopo anni dai ministri Gaetano Stammati e Filippo Maria Pandolfi, caldeggiato nell' 85 dall' allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, fiducioso di poterlo realizzare in tempi rapidissimi.

Invece, niente da fare.

Arriva lo scioglimento delle Camere, che blocca tutto.

E la lira resta ancora quella "vecchia" di sempre.

Non sul piano tecnico, dove tutto è ormai pronto per la grande (e graduale) riforma: logo, disegni, grafica.

Effetti cromatici, elementi decorativi.

E il look dei sottomultipli delle monete, inevitabili col drastico taglio dei tre zeri.

A quel tempo la Banca d' Italia decise perfino di consultare una task force di psicologi, incaricati di prevedere le reazioni della gente comune alla novità.

Forse per evitare un replay di quel che successe in Francia, quando nel ' 59 De Gaulle introdusse il franco pesante e una coppia di pensionati si tolse la vita, convinta che il valore della moneta si fosse ridotto di 100 volte.

Lira nuova: il tempo scorre e la riforma continua a intopparsi.

Sostenitori e oppositori a scontrarsi tra loro, su mai sopite questioni: la moneta del futuro semplifica davvero i conteggi?

E non eserciterà un impatto negativo sull' inflazione?

E sul piano tecnico-pratico, che ne sarà dei registratori di cassa o delle varie macchine mangiasoldi in circolazione, a cominciare dai self service di benzina?

Finché Giovanni Goria non decide di rilanciare il sasso nello stagno.

Seguito da Giuliano Amato, che è poi il firmatario, insieme all' allora ministro del Bilancio Emilio Colombo, del provvedimento ripescato dal Parlamento e adesso bocciato.

E' il 1988.

Nella relazione che accompagna il provvedimento si legge che la lira può perdere i suoi tre zeri perché la situazione economica del paese è stabile, la fase di "accentuata recessione è passata", l' inflazione "mostra segni di rallentamento".

Insomma, è il momento buono, "non solo opportuno ma necessario" per "restituire all' unità monetaria un valore concreto ai fini degli scambi".

Ma adesso è diverso, almeno secondo i deputati della commissione Finanze, che silurano, inaspettatamente, il provvedimento.

"Ora l' inflazione è in ripresa ed è in atto una recessione della nostra economia", spiega il capogruppo dc in commissione, Mario Usellini.

Secondo cui il taglio degli zeri potrebbe essere dannoso per il livello già alto dei prezzi "a causa degli arrotondamenti che inevitabilmente ci sarebbero".

Oltre che costoso per la disastrata finanza pubblica italiana: un salasso "oscillante tra i 5 e i 10 mila miliardi".

E inutile, "visto che si sta andando verso una moneta unica europea in cui la lira perderà gradualmente di significato".

Usellini racconta il colpo di scena così: "Non abbiamo trovato un solo elemento a favore di questa misura".

L' esperienza dirà chi ha ragione.

Nell' attesa, vale forse la pena di ricordare quel che disse un giorno Guido Carli, allora governatore della Banca d' Italia, citando Luigi Einaudi, il primo sostenitore della riforma: "L' esigenza necessaria di una moneta non è di essere grossa o piccola, è di essere stabile e cioè di essere quella con la quale da un anno all' altro chi la possiede può acquistare una quantità costante di roba".

di ELENA POLIDORI 10 ottobre 1991
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