Lugiannoni

LE MONETE NEI VANGELI

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PREMESSA

Nell'approssimarsi della Pasqua credo possa interessare una discussione che cerchi di individuare - con la massima precisione consentita - le monete di cui si parla in alcuni episodi dei Vangeli. A questo proposito va ricordata l'ottima mostra, con relativo catalogo, realizzata a Torino nel 1998 e intitolata <Le monete del tempo di Gesù>.

 

Come ben sa chi ha avuto modo di dare una lettura ai testi dei quattro evangelisti - specie se appassionato di numismatica - quando vi si parla di denaro, inteso come oggetto fisico, la terminologia è sempre generica, probabilmente quella che veniva utilizzata dal popolo ma che pur aveva, per chi ne parlava, dei riferimenti precisi; troviamo quindi spesso il termine <moneta> o <denaro> o <monetina>.

 

Intanto ritengo utile fare una precisazione cronologica relativa agli anni della vita di Gesù; noi siamo abituati a collocare la sua vita tra l'anno 0 della  nascita e l'anno 33 corrispondente alla  morte. In realtà oggi sappiamo che quando il monaco Dionigi il Piccolo nel VI secolo fece il calcolo per individuare l'anno del Natale, commise un errore.

 

Attualmente,  attraverso l'incrocio dei dati con il calcolo ab urbe condita e con gli anni di governo degli imperatori, sappiamo che Erode muore attorno al 4/5 a.C. e che vi fu un primo censimento indetto da Augusto nell'8 a.C. (anche se riservato probabilmente ai soli Romani cives) ed un secondo per le Province, presumibilmente nel 6 a.C.. Tutto questo porta a retrodatare la nascita di Cristo di almeno 5/6 anni (ho usato spesso il condizionale perchè è ovvio che tali calcoli non possono avere la precisione di un orologio svizzero).

 

Per la descrizione dei vari episodi nei quali si fa cenno alle "monete" mi avvarrò del testo evangelico e dell'iconografia figurativa tratta dalle opere dei grandi artisti che questi episodi hanno illustrato, oltre, ovviamente alla documentazione numismatica.                                                                                                                                                          

 

(continua)

 

Dimenticavo: naturalmente il tutto è aperto al contributo di  tutti!   :)

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1. CAFARNAO, IL TRIBUTO PER IL TEMPIO

 

<…quelli che riscuotevano la tassa per il Tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro Maestro non paga la tassa? » Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare Simone, i re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi, dai propri figli o dagli estranei?», rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te.»> (Matteo 17,24-27)

 

Sappiamo che il tributo dovuto al tempio corrispondeva a mezzo shekel (o siclo = gr 7.10), moneta equivalente alla dracma greca; poichè la moneta "pescata" da Pietro nella bocca del pesce serve a pagare la tassa di entrambi, non può che trattarsi di uno shekel di Tiro, moneta ampiamente diffusa in Palestina, dove non esisteva moneta propria in argento.

E' curioso osservare che secondo i precetti della religione ebraica sulle monete non doveva apparire alcuna figura o tantomeno divinità, tuttavia nel tesoro del tempio l'offerta prevalente era in sicli, monete che riportavano al dritto l'immagine di Ercole Melquart.

 

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L'episodio è splendidamente narrato da Masaccio.

In una raffigurazione che unisce le tre fasi della narrazione in un' unica scena, vediamo al centro Gesù e Pietro che parlano con i sacerdoti di Cafarnao, alla sinistra Pietro che pesca e a destra il pagamento del tributo.

Da notare che le linee prospettiche della rappresentazione convergono nel volto del Cristo, vero centro fisico e ideale dell'affresco.

 

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2 - L'OBOLO DI CESARE

 

 

< … mandarono informatori, che si fingessero persone oneste, per coglierlo in fallo nelle sue parole e poi consegnarlo all'autorità e al potere del governatore. Costoro lo interrogarono: «Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitudine e non guardi in faccia a nessuno, ma insegni secondo verità la via di Dio. È lecito che noi paghiamo il tributo a Cesare?». Conoscendo la loro malizia, disse: «Mostratemi un denaro: di chi è l'immagine e l'iscrizione?». Risposero: «Di Cesare». Ed egli disse: «Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». Così non poterono coglierlo in fallo davanti al popolo e, meravigliati della sua risposta, tacquero. >  (Luca 20,20-26)

 

Si tratta di uno dei più noti episodi della vita di Gesù. L'intento di coloro che lo interrogano è chiaramente ambiguo e provocatorio: infatti gli ebrei odiavano il fatto di dover pagare un tributo a Roma ma al tempo stesso una risposta positiva avrebbe fatto passare agli occhi dei presenti Gesù come un filo-romano.

Anche qui, come in altre parti dei Vangeli, si parla genericamente di <denaro>, tuttavia il testo ci aiuta perchè avendo la moneta al dritto l'immagine dell'imperatore (Augusto o Tiberio) e escludendo si trattasse di un aureo, l'ipotesi più probabile ci porta verso un denario.

Nel mondo anglo-sassone c'è un denario, in particolare, che viene associato  a questo episodio tanto da essere comunemente denominato "tribute penny" ed è il denario con al dritto il volto di Tiberio e sul retro Livia seduta divinizzata; con gli stessi conii abbiamo anche un aureo.

 

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.

Non si tratta però di un'attribuzione sicura. Ritrovamenti archeologici di tesoretti monetali testimoniano la presenza prevalente in Palestina di un altro tipo di denario, questa volta appartenente ad Augusto. 

Si tratta del denario con il volto di Augusto e, al rovescio, i due giovani nipoti Caio e Lucio Cesare.

 

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Di seguito tre pregevoli rappresentazioni seicentesche di questo episodio dovute a Bernardo Strozzi, Bartolomeo Manfredi e, last but not the least, Rubens.

 

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 Ciao Luciano...a supporto pur modesto della tua ottima iniziativa in topic posto qualche contributo:

:)

 

«Sono io quello, Signore?»

 “E mentre mangiavano, disse: In verità io vi dico: Uno di voi mi tradirà. Ed essi, grandemente attristati, cominciarono a dirgli ad uno ad uno: Sono io quello, Signore?” (Matteo 26:21-22).

Notate che i discepoli di Cristo gli chiesero ad uno ad uno ‘Sono io quello, Signore?’ E fu solo quando Giuda Iscariota gli chiese: “Sono io quello, Maestro?”, che gli undici seppero che a tradire il Maestro sarebbe stato Giuda, perché Gesù rispose a Giuda: “L’hai detto” (Matteo 26:25).

 

Il discepolo che divenne poi traditore

Lo Spirito di Cristo aveva detto tramite Davide: “Perfino l’uomo col quale vivevo in pace, nel quale confidavo, che mangiava il mio pane, ha alzato il calcagno contro a me” (Salmo 41:9), e queste parole si adempirono quando Giuda Iscariota levò il suo calcagno contro Gesù Cristo (Giovanni 13:18). Ricordiamoci dunque come viene descritto Giuda prima di diventare traditore (Luca 6:16).

 

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Un denaro era l'equivalente d'una giornata di lavoro d'un operaio nei campi (Matteo 20 .). Visto che oggi una giornata di lavoro nei campi - messi in regola - viene pagata circa 52 € (se lavoratore a tempo indeterminato e specializzato super di Area 1) o 96,88 € (se lavoratore a tempo determinato e specializzato super di Area 1), possiamo ipotizzare un valore corrispondente tra le 1.560 € (per la prima tipologia d'operaio) e le 2.906 € (per la seconda tipologia d'operaio).

 

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 Ciao Luciano...a supporto pur modesto della tua ottima iniziativa in topic posto qualche contributo:

:)

 

«Sono io quello, Signore?»

 “E mentre mangiavano, disse: In verità io vi dico: Uno di voi mi tradirà. Ed essi, grandemente attristati, cominciarono a dirgli ad uno ad uno: Sono io quello, Signore?” (Matteo 26:21-22).

Notate che i discepoli di Cristo gli chiesero ad uno ad uno ‘Sono io quello, Signore?’ E fu solo quando Giuda Iscariota gli chiese: “Sono io quello, Maestro?”, che gli undici seppero che a tradire il Maestro sarebbe stato Giuda, perché Gesù rispose a Giuda: “L’hai detto” (Matteo 26:25).

 

Il discepolo che divenne poi traditore

Lo Spirito di Cristo aveva detto tramite Davide: “Perfino l’uomo col quale vivevo in pace, nel quale confidavo, che mangiava il mio pane, ha alzato il calcagno contro a me” (Salmo 41:9), e queste parole si adempirono quando Giuda Iscariota levò il suo calcagno contro Gesù Cristo (Giovanni 13:18). Ricordiamoci dunque come viene descritto Giuda prima di diventare traditore (Luca 6:16).

 

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Un denaro era l'equivalente d'una giornata di lavoro d'un operaio nei campi (Matteo 20 .). Visto che oggi una giornata di lavoro nei campi - messi in regola - viene pagata circa 52 € (se lavoratore a tempo indeterminato e specializzato super di Area 1) o 96,88 € (se lavoratore a tempo determinato e specializzato super di Area 1), possiamo ipotizzare un valore corrispondente tra le 1.560 € (per la prima tipologia d'operaio) e le 2.906 € (per la seconda tipologia d'operaio).

 

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Vedo con piacere che la questione ti ha stimolato, addirittura prefigurando l'ultima parte (ancora da postare ma pronta) delle mie <schede>.

 

Interessante l'equivalenza denario / €.

 

Intanto ti anticipo che "non sono tutti denari quelli che luccicano"....e prima che mi "bruci" anche la prossima scheda, la posto di seguito.

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Continuando alcuni episodi della vita di Gesù che "coinvolgono" gli aspetti numismatici, e mantenendo la sequenza temporale degli avvenimenti, ecco 

 

 

3 - L’OBOLO DELLA VEDOVA

<Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva…» >(Marco 12, 41-44)

 

In questo caso non vi sono ambiguità interpretative: il testo greco parla di <lepton> che corrisponde al <prutot> ebraico (pl. prutah).

Si tratta delle più piccola moneta, in termini di valore, esistente al tempo. 

Piccola moneta che ritroveremo alla fine di questa piccola narrazione e che assumerà un valore tutto particolare. Ma ne parleremo in seguito...

 

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Non vi sono molte raffigurazioni di questo episodio; ho scelto un mosaico bizantino ravennate che nella sua staticità ieratica coglie bene la centralità della figura della vedova povera (cosa diversa dalla <povera vedova>) come elemento simbolico della predicazione  del Cristo.

 

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Continuando alcuni episodi della vita di Gesù che "coinvolgono" gli aspetti numismatici, e mantenendo la sequenza temporale degli avvenimenti, ecco 

 

 

3 - L’OBOLO DELLA VEDOVA

<Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva…» >(Marco 12, 41-44)

 

In questo caso non vi sono ambiguità interpretative: il testo greco parla di <lepton> che corrisponde al <prutot> ebraico (pl. prutah).

Si tratta delle più piccola moneta, in termini di valore, esistente al tempo. 

Piccola moneta che ritroveremo alla fine di questa piccola narrazione e che assumerà un valore tutto particolare. Ma ne parleremo in seguito...

 

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Non vi sono molte raffigurazioni di questo episodio; ho scelto un mosaico bizantino ravennate che nella sua staticità ieratica coglie bene la centralità della figura della vedova povera (cosa diversa dalla <povera vedova>) come elemento simbolico della predicazione  del Cristo.

 

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STATE FACENDO UN OTTIMO LAVORO, COMPLIMENTI

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4 - L’UNZIONE DI GESÙ

 

<Sei giorni prima della Pasqua Gesù andò a Betània,dove si trovava Lazzaro,che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese un vaso di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». (Giovanni 12, 3 - 8 ).

 

Vi sono, in questo episodio, alcuni elementi piuttosto interessanti.

Intanto i <300 denari> di cui parla Giuda Iscariota (già,proprio lui!): se, come ha giustamente evidenziato @@Piakos in precedenza, un denario era la paga giornaliera di un operaio, si tratterebbe indubbiamente di una cifra enorme, più o meno pari a 18-20.000 € attuali!

 

Pur essendo il nardo un profumo prezioso mi verrebbe da pensare che difficilmente poteva trovarsi nella casa di Lazzaro, che non era certo un ricco ebreo.

Sarei piuttosto portato a supporre ad una voluta forzatura di Giuda, tesa a sottolineare quello che per lui era uno spreco inutile e costoso.

Il fatto stesso che per il suo tradimento riscuoterà una cifra molto (ma non troppo, come vedremo) inferiore potrebbe confermare la mia ipotesi.

 

Mi ha sempre colpito il fatto che qui compaia in Gesù una nota di toccante e malinconica umanità; sapendo che tra pochi giorni dovrà subire il tradimento di un suo discepolo, la pena atroce della flagellazione ed infine quella ancora più atroce della crocifissione, coglie  questa delicata dimostrazione di riconoscenza e di affetto familiare (non dimentichiamoci che era l'ospite) in attesa della tragica fine che lo attende.

 

Aspetto questo che viene mirabilmente colto da Vermeer, che ci rappresenta Gesù  in un momento di pacata e serena intimità.

 

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Più "sopra le righe", anche se pittoricamente affascinante, è la narrazione di Rubens.

 

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Una curiosità: nello stemma di papa Francesco, in basso a destra, è rappresentato un fiore di nardo.

 

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(continua)

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Uno dei più bei topic mai apparsi sul forum. Complimenti a Luciano!

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Errata corrige: nel post  sull'obolo al tempio, ho scritto che il mezzo siclo corrispondeva ad una dracma, in realtà avevo saltato un "di": quindi mezzo siclo = didracma.

 

 

5- I TRENTA DENARI

<Allora Giuda – colui che lo tradì – vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa, pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel Tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il “campo del vasaio”, per la sepoltura degli stranieri.> (Matteo 27,3-8 ).

 

Come anticipato dall'amico @@Piakos, le <30 monete> non possono corrispondere ai denarii (in totale gr 105 circa di argento); la somma sarebbe indubbiamente troppo piccola per poterci acquistare un campo da adibire a cimitero. Più verosimile che si tratti di trenta sicli, pari a trenta tetradracme e quindi circa 420 grammi d'argento.

 

Di seguito un siclo di Tiro, già visto nell'episodio dell'obolo al Tempio, ed una equivalente tetradracma della zecca di Antiochia a nome di Augusto, moneta anch'essa circolante in Palestina, anche se meno frequentemente.

 

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Per la descrizione dell'episodio ho scelto due quadri: il primo rappresenta l'antefatto, cioè l'arresto di Gesù nell'orto del Getsemani mentre l'altro descrive il brano del Vangelo sopra citato.

 

L'opera di Caravaggio è, come la maggioranza delle sue opere, fortemente drammatica: nel buio, dall'armatura del soldato parte una lama di luce che porta lo sguardo verso il vero centro della scena: i due volti, uniti e quasi incorniciati dallo svolazzo del manto rosso.

Uno, quello di Gesù, nobile e composto, su cui leggiamo una profonda tristezza, che sembra accennare un lieve moto di distacco, come a volersi allontanare ed evitare l'oltraggio del tradimento; l'altro invece con una smorfia che vuol dimostrare affetto ma riesce affettata, ipocrita, falsa.

 

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Nel quadro di Rembrandt le figure fanno corona attorno al vero soggetto dell'immagine, illuminato come il primo attore della tragedia: il denaro. I volti e le pose dei sacerdoti di fronte e di spalle, Giuda di 3/4 con un moto contorto del corpo che rivela ed evidenzia quello dell'animo, tutto concorre a rendere la scena emotivamente coinvolgente.

 

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6 - MORTE E RESURREZIONE

 

<Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro.

Allora corse verso Simon Pietro e l'altro discepolo che Gesù amava e disse loro: "Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'abbiano messo".
Pietro e l'altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro.

I due correvano assieme, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro;  e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra, e il sudario che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte.>
(GIOVANNI, 20,1-7)

 

In quest'ultimo post non ci sono - almeno apparentemente - monete; l'oggetto dell'interesse si sposta sulle fasce (Matteo e Marco parlano di "lenzuolo") che avevano avvolto il corpo di Gesù, fasce o lenzuolo oggi conosciuto come Sindone.

 

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Veniamo ora alle monete. Nel 1977 alcuni studiosi individuarono qualcosa di simile a bottoni sul volto; due anni dopo un altro ricercatore individuò sull'occhio destro, in corrispondenza con uno dei "bottoni" le tracce di una scritta U CAI e la forma di quello che sembrava essere un lituo. 

Si trattava du una prutah emessa da Ponzio Pilato al nome di Tiberio (TIBERIOU CAISAROS).

 

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Successivamente il prof. Baima Bollone individuava anche sul sopracciglio sinistro un'immagine corrispondente al simpulum presente su un'altra prutah di Pilato.

 

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E' da notare che entrambe le monetine, di cui sulla Sindone appare il dritto, portano al rovescio la data LIZ pari a 16 (16° anno di regno di Tiberio) corrispondente all'anno 29/30 d.C. Questa data non deve meravigliare perchè la vera data corretta della nascita di Cristo, e della morte, va decisamente  arretrata di alcuni anni.

 

Buona Pasqua a tutti gli amici di TUTTONUMISMATICA!

 

 

 

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Per evitare una  obiezione, la prevengo.

 

Nella prutah con il lituo da me postata è facile leggere la D/  l'intera legenda: TIBERIOU KAICAROC (Tiberio Cesare) mentre nella monetina che ha lasciato l'impronta sulla Sindone si leggerebbe CAICAROC.  

 

Non si tratta di una cattiva lettura ma semplicemente di un errore nella legenda, cosa che non desta meraviglia per una coniazione di ambito provinciale e per giunta in una lingua (il greco) che non era certo la madrelingua degli incisori ebrei.

 

Monete con tale errore non sono comunissime, ma ne sono state rinvenute.

 

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