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11 Giugno 1289 il giorno di S. Barnaba a Campaldino, Arezzo, nella battaglia a cui partecipò anche Dante , muore il Vescovo condottiero  Guglielmo degli Ubertini. I guelfi fiorentini vinsero contro i ghibellini aretini +++

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Ospite

Interessante, dopo questa battaglia assistiamo ad un costante deprezzamento della moneta aretina, che ebbe conseguenze anche sullo sviluppo economico della città toscana.

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Più che altro fu una furbata partita qualche anno prima.

La  mancanza di metallo , fece sì che venissero coniati più  Grossi ,  ma  sempre con la stessa quantità. Bisogna arrivare fino al 1327, quando Pietro Tarlati pose rimedio a questa situazione  stabilendo un supplemento di  dieci  soldi per ciascuna lira di denari promessi in moneta  fiorentina, pisana, lucchese o senese nei contratti anteriori al 1277, sei soldi a lira per quelli promessi dal 1277 al 1290, soldi quattro dal 1290 al 1300 e soldi tre dal 1300 al 1310. In pratica si cercò di equiparare al valore intrinseco del grosso agontano più pesante, quelle monete che a partire dal 1277 erano di valore nominale uguale ma di peso minore.

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Il Grosso, l'antica moneta di Arezzo che Campaldino cancellò. Il post di Scanzi: "La porto con me. E' un orgoglio"
La moneta cessò di esistere nel 1289 perché quello fu l'anno della battaglia di Campaldino, che di fatto consegnò la Toscana al dominio ai Guelfi e quindi a Firenze.Arezzo, ghibellina, fu sconfitta l'11 giugno 1289 nella piana di Campaldino, presso Poppi e il piccolo convento di Certomondo.                               Casentino. Le battaglia fu decisa da due aspetti. Anzitutto i guelfi attaccarono non dal Valdarno ma da Casentino, sfruttando le dritte degli aretini esuli a Firenze e passati ai Guelfi. Ciò colse di sorpresa gli aretini, guidati proprio dal settantenne Guglielmo degli Ubertini, armato "solo" di mazza per non contravvenire al precetto medievale secondo cui gli uomini di chiesa non dovevano spargere sangue sui campi di battaglia. L'altro aspetto chiave fu l'insubordinazione di Corso Donati, che comandava le riserve dei Guelfi. Non doveva attaccare, ma contravvenne agli ordini e attaccò: i Ghibellini furono colti di sorpresa, Donati e i suoi (soprattutto pistoiesi) spezzarono le file ghibelline dividendo fanti da cavalieri e la battaglia fu decisa. Il corrispettivo ghibellino di Donati, Guido Novello di Modigliana dei Conti Guidi, decisivo nella battaglia di Montaperti del 1260, agì in maniera opposta: ebbe paura, ritenne persa la battaglia e si nascose nel castello di Poppi. Un violento temporale interruppe la mattanza. A morire furono 1700 ghibellini, tra cui lo stesso Guglielmo degli Ubertini e Bonconte da Montefeltro, e 300 guelfi. Alla battaglia, come Guelfi, parteciparono anche Dante Alighieri (che parla di Campaldino nella Divina Commedia) e Cecco Angiolieri. Gli aretini sopravvissuti furono portati a Firenze come prigionieri. Chi non fu riscattato morì in carcere e poi sepolto in fosse comuni nei pressi dell'attuale Via de' Ripoli 51, all’angolo con via Benedetto Accolti, nella parte sud di Firenze. Oggi quel fazzoletto di terra si chiama "Canto degli Aretini" e, anche se pare impossibile, è di proprietà di Arezzo: Firenze gliel'ha donato, secoli dopo Campaldino, in segno di "pace".

 

Potrebbe interessarti: http://www.arezzonotizie.it/social/storia-grosso-aretino-moneta-scanzi-campaldino.html
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La tradizione vuole infatti che, durante il rientro vittorioso dei Guelfi dalla famosa battaglia di Campaldino (1289), i capitani dello sconfitto esercito aretino, giunti alle porte di Firenze, chiesero di poter seppellire i propri morti che non avevano retto le sofferenze della lunga marcia.

Si racconta anche una diversa versione della storia, secondo cui molti dei nemici fatti prigionieri morirono nelle carceri cittadine. I più poveri di essi, dato che nessuno ne reclamava i corpi, furono seppelliti in una fossa comune, ed Arezzo si preoccupò di averne cura.

Quale che sia la giusta versione, nel 1921 il comune di Arezzo pose a memoria una colonna e sul piedistallo furono incise le seguenti parole commemorative dettate da Isidoro del Lungo: “SULLA VIA LUNGO LA QUALE L’OSTE / GUELFA FIORENTINA MOVEVA LE INSEGNE / PER ANDARE IN TERRA DI NEMICI QUESTO / COSIDDETTO <<CANTONE DI AREZZO>> CHE / E’ DEL COMUNE GHIBELLINO PROPRIETA’ / D’IGNOTA SECOLARE ORIGINE RICEVEVA / DAL VERSO IMMORTALE DEL POETA COMBATTENTE / IN CAMPALDINO MEMORIA DEGLI INFAUSTI / ODII DA CITTA’ A CITTA’ OGGI / NELL’ITALIANA CONCORDE POTENZA / ABOLITI PER SEMPRE.”

L’immortale poeta citato nella lapide è Dante che partecipò alla battaglia di Campaldino, ricordandola nell’Inferno.

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